Lussino 59

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pagina 42 - Quadrimestre 59 - Aprile 2019

Fuga da Unie di Giovanni "Iani" Karcich Grant Graziano Karcich, Oshawa, Ontario Mio padre Iani-Giovanni-John Karcich nacque nel 1924 a Lussinpiccolo ma la sua famiglia era originaria dalla vicina isola di Unie dove egli crebbe. Probabilmente venne spinto dalla pulsione di vedere il mondo dopo aver visto suo padre cioè mio nonno scendere dal transatlantico Saturnia a Trieste nel 1932. Allo scoppio della II guerra mondiale, Iani (nome in dialetto lussignano) era troppo giovane per essere arruolato nell’esercito italiano ma pochi anni più tardi venne forzosamente coscritto dai partigiani jugoslavi a porre i cavi telefonici attraverso le isole di Pago, Lussino e Cherso. Colpito da peritonite venne ricoverato nell’ospedale di Pola. Nel giugno 1945, quando i partigiani jugoslavi evacuarono da Pola per permettere alle forze inglesi di prendere il controllo della città, Iani andò a Venezia dove vide la sfilata delle divisioni del generale Montgomery in Piazza San Marco. Tentò di trovar lavoro sulle navi italiane ma non venne accettato perché la sua matricola era incompleta. Così ritornò a Unie che era sotto il controllo jugoslavo. Nel 1946 Iani tentò senza successo una fuga in barca a vela da Lussino e Unie attraverso il Quarnero, verso nord lungo le coste dell’Istria, per raggiungere Trieste. Tuttavia egli e i suoi compagni di fuga vennero scoperti dalla polizia jugoslava nel golfo di Pirano. Iani fu abile a sfuggire agli agenti e a ritornare libero a Unie, mentre i suoi compagni vennero arrestati e rinchiusi in prigione per il loro tentativo di scappare. Rientrato a Unie si sposò con la sua fidanzata Giuseppina, “Pina” nel 1947. Fu costretto al lavoro forzato a Fiume e a due anni e mezzo di servizio militare nell’esercito jugoslavo a Niksic nel Montenegro e a Hadzici, nei pressi di Serajevo (1950-1952). Ritornato a Unie, cominciò a fare piani su come lasciare la Jugoslavia, andando anche a Belgrado per chiedere il visto per gli USA, in quanto suo padre era stato cittadino americano. Gli venne negato. Poiché possedeva solo una barca a remi, cercò di trovare qualcuno che avesse una barca a motore per attraver-

sare l’Adriatico con la famiglia. Dapprima si accordò con Anton e Rosaria Haglich che lasciarono Lussino con i loro sei figli e altre due persone nel dicembre 1956, ma non c’era posto per Iani e la sua famiglia. Dopo un secondo tentativo fallito Iani contattò un altro uomo di Unie, di nome Ivon Karcich, per progettare la fuga. Si misero d’accordo per usare una barca a motore e andare in Italia con le loro due famiglie, 7 persone in tutto. Mio padre si recò a Lussingrande a trovare Gregorio Babich per avere una bussola per la traversata. Gregorio era un amico di famiglia che, prima della guerra, era stato il custode della cappella sui transatlantici Vulcania e Saturnia. Altre famiglie vennero a conoscenza del piano, cosicché il gruppo crebbe per includere 4 famiglie, 16 persone in tutto su due motobarche. Le due imbarcazioni partirono verso la mezzanotte del 4 aprile 1959. Entro le 12 del giorno dopo erano in mezzo all’Adriatico ma le due barche si separarono, ciascun gruppo volendo prendere direzioni diverse. Fortunatamente incontrarono dei pescatori italiani che provvidero a impostare la rotta bussola a 220° in direzione di Ancona. Dopo 20 minuti, erano in vista della costa italiana. Nel tardo pomeriggio, 19 ore dopo aver lasciato Unie, arrivarono nel porto di Ancona. Iani sbarcò dalla barca per vedere le autorità. Quando ritornò, dei naviganti jugoslavi che stavano lasciando Ancona per rientrare in Jugoslavia con le barche lasciate in precedenza da altri fuggiaschi, minacciarono di prenderli per riportarli in Jugoslavia. Quando la polizia italiana si avvicinò, i marinai jugoslavi si allontanarono velocemente. Il gruppo di Unie era ora in salvo in Italia. Più tardi seppero che erano stati molto fortunati e avevano evitato di essere catturati da parecchie barche jugoslave che erano state mandate in pattugliamento quella mattina per intercettarli e forzarli a ritornare a Lussinpiccolo, quando avevano incappato in densa nebbia nei pressi dell’isola di Sansego. Il giorno dopo il loro arrivo ad Ancona, un breve articolo comparso sul giornale locale riportava la notizia: