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pagina 16 - Quadrimestre 59 - Aprile 2019

Addio Candia Doretta Martinoli Alla fine di agosto ho dovuto lasciare la casetta che da venticinque anni ci ospitava principalmente d’estate o in tutti i momenti in cui sentivamo il “richiamo della foresta” o meglio il “richiamo del nostro mare, delle nostre origini”. La casetta, piccola piccola, si trova in Candia: il suo proprietario torna definitivamente dagli USA e vuole giustamente godersela! Si trova in una posizione fantastica da cui si vede Artatore, Bocca Vera fino ai cantieri di Lussino. La baia di Candia, anche lei piccola piccola, è di un meraviglioso verde smeraldo su cui si riflettono i pini che la circondano come in un abbraccio. Un paradiso!!! In questa casetta abbiamo trascorso momenti veramente felici da soli o con le figlie, nipoti, amici, dove i problemi del tran tran di città venivano accantonati se non addirittura dimenticati. Eravamo appagati dalla bellezza del luogo, dai ricordi di famiglia, dal gran da fare con le barche, i motori che spesso non funzionano, la pesca, le gite nelle vallette più remote e deserte. E poi la vita sociale sul molo. A Candia ci sono soltanto 19 casette di proprietà multinazionale: croati, sloveni, tedeschi e italiani di cui solo noi in affitto. Devo dire che agli inizi eravamo guardati con sospetto, tollerati e da qualcuno anche mal visti; ma piano piano siamo stati accettati soprattutto grazie al “molo“ dove si svolge la vita sociale, molto intensa d’estate e dove i problemi riguardanti il mare, accomunano. I ragazzi, sempre indaffarati a tuffarsi in sagnorida o in coccossinna o volta brisiola, o a confrontarsi in gare con le “batele”, con i surfs, o, la sera in pineta a cimentarsi in

accanite partite di pallavolo, o ancora la sera a guardare le stelle cercando di riconoscere le costellazioni, sperando di vedere le scie luminose delle stelle cadenti! Le signore, per lo più amanti della tintarella e del bagno, insieme ciacolando! Ma noi italiane, siamo anche marinare !!! Gli uomini per lo più dediti a sistemare le barche e, soprattutto, ad aggiustare quei dannati motori! L’arrivo di barche “foreste” mette sempre in agitazione i “locali” che temono invasioni di disturbo e perciò si schierano minacciosi in testa al molo, critici sulle manovre dei malcapitati che cercano un approdo ma poi…preferiscono guadagnare il largo. Noi siamo stati accettati perché abbiamo frequentato un corso di lingua croata e quindi le nostre quotazioni sono salite al massimo! La sera, sul molo, seduti “sui scalini”, chitarre mal suonate accompagnavano i nostri canti storici come La mula de Parenzo, E no la me vol più ben, La bavisela, De Trieste fino a Zara ecc. ecc.. I nostri ragazzi hanno goduto di queste vacanze meravigliose e hanno imparato molte cose sul mare, sulle nostre usanze, sulla nostra storia. Ecco, dopo 25 anni tutto questo è finito, devo trovare un’altra sistemazione che ovviamente mi porterà in un altro contesto ma… Lussin resta sempre Lussin con il suo mare azzurro, le sue grotte, i sassi, i pini, le barche. Guardando il suo mare qualcosa accade sempre dentro di me: una pace sconfinata, l’impressione di essere giunta a destinazione, ma… non riesco a parlare di lui: tutto quello che so è che mi libera, di colpo, di tutti i miei impegni e quando lo guardo divento felice.

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Lussino 59  

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