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Quadrimestre 59 - Aprile 2019 - pagina 11

Il cantiere Martinolich di Lussinpiccolo Rita Cramer Giovannini L’isola di Lussino, sita nell’alto Adriatico a sud della punta dell’Istria, in mezzo al Quarnero, era nota sin dalla metà del secolo diciannovesimo per le attività marinare che la caratterizzavano e in particolare per i suoi cantieri. Oltre al capoluogo Lussinpiccolo, anche Neresine e Lussingrande, gli altri due centri abitati dell’isola, ebbero i loro cantieri navali, ma lo sviluppo dell’attività cantieristica fu molto più facilitato e fiorente nel capoluogo, che si trova affacciato sulla Valle d’Augusto. Questa grande insenatura al riparo dai venti deve il suo nome al fatto che, secondo la tradizione, nel 31 a.C. diede rifugio per tutto il periodo invernale alla flotta di Ottaviano Augusto reduce dalla battaglia di Azio. A Lussinpiccolo il primo cantiere navale vero e proprio, che cioè costruiva velieri di una certa stazza e non limitava la sua attività solo alla riparazione e alla manutenzione di imbarcazioni costruite altrove, fu il cantiere Cattarinich che iniziò la sua attività nel 1823. Attorno al 1845 un capomistro di questo cantiere, Marco Martinolich “Calafà” (1804 – 1873), reputò che i tempi fossero maturi per aumentare l’offerta cantieristica e decise di aprire un cantiere tutto suo. La decisione poté esser messa in pratica nel 1850. Fu così che a qualche centinaio di metri a nord del cantiere Cattarinich, sempre sulla riva della Valle d’Augusto protetta da bora, iniziò l’attività del cantiere Martinolich.

Ma torniamo al secolo diciannovesimo. Lo squero di Marco Calafà fu in seguito diretto dal figlio Nicolò (1828 – 1888), che lo portò a livelli che ne fecero uno dei cantieri più noti e prestigiosi dell’Adriatico e dell’impero austro-ungarico. Ciò avvenne tuttavia non senza tribolazioni e sofferenze. Nicolò Martinolich, conosciuto da tutti come “Nicoletto Proto”, riuniva in sé tutte le caratteristiche di un autentico lussignano: era un gran lavoratore, molto ostinato, lungimirante, dotato di un innato senso degli affari, devoto alla famiglia e, per- "Nicoletto Proto" Martinolich ché no, un po’ brontolone. Non risparmiò energie nel perseguire lo scopo di disegnare imbarcazioni basandosi su canoni costruttivi codificati nei testi più prestigiosi e all’avanguardia dell’epoca. E poiché la letteratura di questo genere era per lo più in francese, studiò questa lingua da autodidatta, lavorando in cantiere di giorno e facendo le ore piccole nella sua stanza a lume di candela di notte. Nicoletto Proto fu molto preciso nel mantenere un diario della sua vita e delle costruzioni portate a termine nel proprio cantiere, per cui molte delle notizie che lo riguardano le apprendiamo da lui stesso, nel diario tramandato ai pronipoti.

Il cantiere Martinolich in Primo Squero a fine ‘800

Sulla scia dell’iniziativa di Marco Martinolich, negli anni successivi sorsero a Lussinpiccolo anche altri cantieri. Il Martinolich, tuttavia, con i suoi periodi buoni e meno felici e superando il momento drammatico della prima guerra mondiale, fu tra tutti il più longevo, attivo fino al 1942.

Cartolina spedita nel 1906 che raffigura il cantiere come era a cavallo dei due secoli

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Lussino 59  

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