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Giovanni Zol. Lettere dal carcere

a cura di Agostino Rosset e Giorgio Rizzo

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Giovanni Zol. Lettere dal carcere

a cura di Agostino Rosset e Giorgio Rizzo

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PRESENTAZIONE Il clima di conflittualità che porta gli uomini ad armarsi l’uno contro l’altro crea danni irreversibili alla società ed è il punto di partenza per “un’avventura senza ritorno”: la guerra. Ogni evento bellico porta con sé disgrazie immani che si avvertono, nell’aria e nella società, molto prima che i cannoni incomincino la loro opera di distruzione. Prima della guerra combattuta e a monte di questa c’è sempre una guerra di idee, di ideali, di pretese che si combattono tra loro in virtù dello stesso principio: è mio tutto ciò che mi appartiene anche se appartiene a te. Di solito a segnare i confini della proprietà contesa, invocata o posseduta, è la ragione. Ma quando il conflitto ideologico sfugge alle regole del buon senso, quando le parole diventano micidiali armi di offesa, quando il discorso si trascina tra persone che non vogliono sentire, quando alla ragione subentra l’egoismo, allora il ricorso alle mani appare la soluzione ideale di ogni contrasto. Allora diventa per tutti un dovere morale e fisico combattere per la vittoria, morire per la causa. Ma in tale circostanza a pagare il prezzo più alto sono soprattutto i più deboli. Sono quelli in cui attecchisce meglio l’illusione di un benessere, morale e materiale, che non hanno, né mai hanno conosciuto. E credono all’illusione dell’irrazionale fino a pagare di persona. Penso ai caduti di tutte le guerre assurdamente combattute nel nome della pace, ai prigionieri di guerra, ai deportati nei campi di concentramento e a quelli ai quali viene tolta la libertà per questioni ideologiche. Proprio in quest’ottica l’Amministrazione comunale di Fiume Veneto è stata tra le pochissime che ha ricordato, lo scorso anno, le vicende della guerra italo-greca del 1940-1941; ha inoltre proposto, sostenuto e coordinato un intero anno di mostre e incontri dedicati al 150° anniversario dell’Unità d’Italia e alla storia italiana contemporanea. Nel ripresentare aggiornato, questo lavoro in cui sono raccolte le “Lettere dal carcere” di Giovanni Zol, combattente per la libertà, mi è d’obbligo ricordare le tante e tante lettere dei giovani soldati partiti per terre lontane a combattere una guerra di cui non conoscevano l’importanza, per un ideale di cui ignoravano la portata, contro un nemico che non sapevano di avere e per conquistare una terra che non avevano mai sognato di possedere. “Lettere dal carcere” vuole essere un omaggio alle tante lettere arrivate alle famiglie di Fiume Veneto da posti lontani di ogni parte del mondo. Spedite da giovani figli che magari non sono più tornati. 5


Lettere sulle quali, in partenza e arrivo, sono state versate lacrime che si sono asciugate nell’inchiostro di parole, sempre le stesse, di circostanza: “io sto bene e così spero di voi tutti…”. Non era uno star bene. Il solo mettersi a scrivere una lettera a casa era come stabilire un contatto di affetto e di amore, un rivivere in luoghi impossibili, un attimo di calore familiare tanto desiderato. “Lettere dal carcere” è stato curato con tenacia e passione dal dottor Agostino Rosset e dal dottor Giorgio Rizzo, cui va il plauso e il compiacimento dell’amministrazione comunale e mio personale.

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Lorenzo Cella (Sindaco di Fiume Veneto)


PREFAZIONE La Resistenza, in Friuli come nelle altre regioni, ma così pure in Francia, in Germania, in Grecia e altrove in Europa, fu un movimento corale, dove una parte dei partecipanti combatteva, faceva vita clandestina, si esponeva personalmente; altri – e possiamo dire che furono la maggioranza – appoggiavano i nuclei in armi con la loro azione quotidiana. Davano informazioni, accoglievano i feriti o coloro che dovevano sfuggire dalle persecuzioni e repressioni, fornivano aiuto logistico. Possiamo anche descrivere la Resistenza nei suoi aspetti di geografia politica, sociale, umana, etnica. Vi concorsero persone (uomini e donne) che avevano maturato un orientamento, che poteva essere genericamente democratico oppure in maniera più specifica liberale, monarchico, repubblicano, socialista, comunista, cattolico, azionista; c’erano i delusi dalle promesse del fascismo e quelli che non vi avevano mai creduto; importante fu la componente militare, al pari di quella ecclesiastica; oppure i patrioti, nel senso che si opponevano all’invasione tedesca e – per il Friuli e altri territori del Nord Est – all’annessione di fatto al Terzo Reich nazista. Non mancarono coloro che per la prima volta speravano di ottenere libertà di parola, di organizzazione, di pensiero, assieme alla facoltà di utilizzare la propria lingua di minoranza e di organizzarsi con forme di autonomia all’interno del nuovo Stato che si sarebbe creato. All’interno della Resistenza, l’impegno e l’attività di tutti contribuirono a fare di questo movimento un fatto di popolo, con tante facce e voci anonime, senza clamore, senza apparire in prima persona. Il lavoro oscuro fece sì che alla fine, nei giorni del 25 aprile, i partigiani e gli altri combattenti potessero sfilare nelle città e nei paesi, in qualità di liberatori, accanto alle forze alleati, che stavano vincendo la guerra e distruggendo l’ultimo fascismo e il nazismo. Alcune figure però emersero, molte o poche a seconda del luogo e delle circostanze. In tanti lasciarono testimonianze scritte. Non esiguo fu il numero di quelli che morirono e versarono il sangue per la causa che avevano abbracciato. Giovanni Zol fu uno di questi, poiché di lui – per costruirne la memoria – sono rimasti l’esempio, la forza e la tenacia con cui sopportò il carcere, il sacrificio della vita, gli scritti. Già una prima volta le sue lettere furono edite e ora, con nuovi elementi, trovano di nuovo la luce. Esse illuminano una vicenda umana che va ben oltre il caso personale, che va messa assieme a molte altre e che, alla fine, costituiscono le tessere di un mosaico che ha solo un nome: Libertà. Pier Carlo Begotti Vicepresidente Società Filologica Friulana 7


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Alla “Maestra Teresita� (Maria Teresita Moro) e a Italo Morson

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INTRODUZIONE Giovanni Zol è stato uno degli antifascisti di umili origini reclusi per il loro pensiero politico, per lunghi anni, nelle prigioni fasciste. Lo stesso Giovanni ha voluto testimoniare, attraverso le sue lettere, in quali condizioni furono costretti a vivere nelle carceri gli antifascisti umili, poveri, senza una cultura ufficiale che li difendesse e, in un certo modo, li valorizzasse agli occhi dei carcerieri: “Gli agenti di custodia non hanno nessuna considerazione nei nostri confronti“ (lettera n. 47 dell’8 agosto 1943). Intelligente, taciturno, tenace, dotato di un profondo spirito critico, fin da quattordicenne si rende conto, nella fabbrica in cui lavora, delle ingiustizie a cui sono sottoposti i lavoratori “che non hanno mai ragione” (lettera n. 4 del 4 settembre 1937 al fratello Davide). Egli è tenace nella lotta e non teme difficoltà e responsabilità. La polizia fascista lo arresta e lo condanna a cinque anni di confino. Giovanni soffre non tanto per il fatto di dover subire il carcere, quanto per il fatto di lasciare la famiglia in gravi condizioni economiche. Egli però non recede dai suoi ideali, non si mostra pentito, anche se ciò potrebbe mitigare la sua condanna, e così scrive al cognato Savino Moncher che lo esorta ad essere più “diplomatico”: “Quello che più mi preme è che tu non giudichi male il mio modo di agire” (lettera n. 11 del 10 febbraio 1938). Giovanni ama la sua famiglia. Settimanalmente spedisce ai suoi cari delle brevi lettere per informarsi delle loro condizioni fisiche e finanziarie, ma può scrivere solo del suo stato di salute e delle sue necessità personali. Egli è un carcerato di nessuna importanza, povero, malvestito, con scarpe vecchie, pantaloni rotti, senza bottoni, senza asciugamani e sapone, costretto a chiedere a una altrettanto povera famiglia il rimedio a questa sua totale povertà. Non deve andare, però, oltre queste richieste, altrimenti la censura gli sequestra le lettere o le marca con la parola “fesso” stampigliata a grandi caratteri (lettera n. 19 del 6 aprile 1943). La famiglia trova monotone le sue lettere, Giovanni ne soffre e risponde: “Dato i pochi argomenti che ci sono per scrivervi ogni settimana, se non vi scriverò, non preoccupatevi. Se più non trovate gradito ugualmente questo mio inconcludente modo di esprimermi, per far sapere che sto bene […]” (lettera n. 30 del 3 giugno 1943). Egli vive veramente in condizioni disumane: ”Capirete, in cinque in una cella dove ci dovrebbe stare uno solo ! La cubatura di questo ambiente è di 20 metri cubi ritenuti sufficienti per una persona” (lettera n.27 del 17 maggio 1943). 11


L’arresto di Benito Mussolini lo riempie di gioia: “Ammetto che nello scrivere, data la mia ignoranza, non riesca a rendere l’idea. Oppure dandovi ragione a voi quando dicevate che parlavo troppo poco per pretendere che sia capito […]. Il mio stato d’animo è su per giù quello che era con la piccola differenza che qualcuna delle verità che vi dicevo si è avverata” (lettera n. 42 dell’11 agosto 1943). Giovanni è davvero conciso nelle sue lettere. Solo chi ha un animo umile ed attento può intuire, tra le brevi righe, la profonda sofferenza di questo antifascista tenace e taciturno, convinto che il suo sacrificio e quello dei suoi compagni di prigionia verrà un giorno riconosciuto e premiato. Egli ha sempre parlato e scritto poco, però è stato attento agli insegnamenti degli altri antifascisti. In carcere con loro ha studiato diritto, francese e matematica. Le sue teorie antifasciste si sono sempre più radicate in lui, sicché egli, uomo non di parole ma di fatti, appena uscito dal carcere l’8 settembre 1943 non si concederà nessun riposo, ma si batterà subito nella lotta partigiana (lettera n. 49 del 18 ottobre 1943). Giovanni è conosciuto e stimato dagli antifascisti che gli sono stati compagni in carcere e la sua fama si è diffusa tra le file della Resistenza: proprio per questo viene subito nominato comandante della “Brigata partigiana Trieste”. Qui incontra la sorella Emma e il fratello Davide, anch’essi combattenti nell’unità da lui stesso comandata. A questo incontro Giovanni rimane interdetto: “Francamente quando li incontrai non fui troppo entusiasta, tutto considerato”, scriverà il 18 ottobre 1943 nell’ultima sua lettera; questo non perché trovò i fratelli nella lotta partigiana, ma certamente per la violenza che dovette fare a se stesso per non intrattenersi con loro e per doverli trattare alla stregua degli altri combattenti. È un uomo tutto di un pezzo che non si concede e non concede nulla. Qui è la chiave del suo disappunto: “Per ragioni inerenti ad i nostri reciproci obblighi non abbiamo avuto occasione di scambiare le nostre opinioni”. Egli non li rivedrà più e non li ritroverà tra i morti di una furiosa battaglia che quell’unità dovette ingaggiare contro i nazisti due giorni dopo il loro incontro. Nella sua “fredda e crudele descrizione”, come egli scrive alla madre nella sua ultima lettera comunicandole di non aver trovato i fratelli tra quei morti, si può capire il carattere eroico di questo giovane che, per la conquista della libertà e della democrazia, seppe sacrificare gli affetti più profondi e la sua stessa vita. In due sole righe è concentrato il suo testamento ed ogni parola racchiude significati profondi: “SONO CONTENTO E SODDISFATTO DI METTERE O DI POTER METTERE A DISPOSIZIONE PER LA CAUSA TUTTE LE MIE FORZE FISICHE E SPIRITUALI”. 12


Giovanni Zol con il suo esempio ha valorizzato migliaia di persone anonime, umili e silenziose, che hanno lottato per darsi la libertà e la democrazia, con indicibili sofferenze e anche col sacrificio della propria vita. La pubblicazione, riveduta ed aggiornata, di un’edizione bilingue italianocroato delle lettere di Giovanni Zol può dare un utile contributo all’avvicinamento dei rispettivi popoli, tema oggi tanto discusso sia in Italia che in Croazia. Il Friuli Venezia Giulia, in particolare, è una Regione di confine che può ottenere molti vantaggi da un’amicizia collaborativa con la Croazia, prossima ad entrare nell’Unione Europea. Il Comune di Fiume Veneto, il 30 Aprile, organizza da anni un gemellaggio a Mune, presso il monumento che ricorda Giovanni Zol, con il Comune croato di Mattuglie (Abbazia), con la volontà di onorare Giovanni Zol e i valori per cui fu antifascista confinato e poi partigiano in Istria. Inoltre, sempre il 30 Aprile, alla presenza di una delegazione del nostro Comune (Alpini, Marinai, Bersaglieri, Carabinieri in congedo, ANPI e Associazioni culturali), nella frazione di Lipa viene commemorato l’olocausto avvenuto in questa località il 30 Aprile del 1944. Quel 30 Aprile i fascisti e i membri delle truppe SS tedesche misero a fuoco Lipa e trasformarono “la casa Kvartirki” in un luogo di massacro. Bruciarono 83 case, giustiziarono tre persone e ne bruciarono oltre 266, arrivando a un totale di 269 morti, dai più piccoli ai più anziani. Tutte le famiglie persero i propri possedimenti ed i pochi sopravissuti persero anche le persone care. A Lipa scomparvero tutte le case private, gli edifici e il bestiame. Per commemorare l’olocausto e il genocidio, e per celebrare l’antifascismo come un valore della civiltà umana, accanto a Lidice nella Repubblica Ceca e Oradur sur Glane in Francia, Lipa è una delle tre località iscritte nel libro dei luoghi dell’olocausto presso l’ONU. Questo gemellaggio già racchiude, quindi, tutti gli elementi per sviluppare una fattiva collaborazione culturale, economica e turistica. La pubblicazione bilingue dell’opera può rappresentare un elemento di unione tra le due comunità, nello spirito della costruzione di una cittadinanza europea fondata su valori condivisi. Gli autori

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TIMBRO E CENSURA “SAN NICOLA DI TREMITI * (FOGGIA) * 28.12.36”, “TRIESTE CENTRO 19-20 30.XII 36.XV” e “SERVOLA * TRIESTE * 31.12.36.XV”. Sulla busta sono riportati i numeri 21 e 8, scritti a mano; il primo sembra riferito alle Tremiti, il secondo a Trieste. Un timbro riporta l’iscrizione su tre linee “DIREZIONE COLONIA CONFINATI / TREMITI / V ERIFICATO per CENSURA”. INDIRIZZO Mittente: Destinatario:

“Zoll Giovanni Confinato / politico Tremiti / Foggia” “Zoll Antonio (presso Moncher) / Servola Ferriera N° 1234”.

Tremiti 1 I 27.XII.1936 Cara madre, con molto piacere apprendo che voi tutti state bene, altrettanto di me. Savino, ti ringrazio di quanto tu stai facendo, e sono persuaso che lo farai, per l’avvenire, e puoi starne sicuro che io, e nessuno di noi, potrà dimenticarsi di quanto stai facendo per noi. Sono contento di sapervi sistemati, e che ve la passate alla meno peggio, ed è per questo che voi invece di farmi un piacere nel mandarmi quel vaglia mi avete fatto un dispiacere, vi dissi circa quanto prendo e come vivo, non si può dire che viva bene, ma per questo non voglio assolutamente che voi vi priviate di quello che vi è più necessario per mandarmi quello che non potete. Qua nell’isola è tutto caro come da noi e anche, qualche genere, di più. E’ da circa dieci giorni che, con l’autorizzazione del direttore, abbiamo aperta una mensa di dieci persone, dove a turno si fa tutti i servizi necessari per cucinare, e la pulizia e prelevamento acqua. Io ora mi trovo nelle funzioni di sotto cuoco, per un tempo indeterminato, dato che non si sa se ci lasceranno continuare con una mensa sola, cioè la vogliono dividere in due e questo per noi va molto a discapito. però non v’è niente di positivo, anzi si spera che non lo faranno. Dunque se voi mi mandate soldi io sarò, con doppia spesa, [sa]rei costretto a rimandarveli indietro, se anche i soldi sono pochi io sono capace di adattarmi come tanti altri, con quello che si può. L’aria, cara madre, che tu ci tieni tanto a saperlo, non mi ha fatto nessuno scherzo, anzi sto benissimo e non mi occorre niente, solo se invece di mettere una parte soltanto del piciarin2 le aveste messe tutte e due adesso mi farebbe comodo. Per tutto il resto che riguarda personalmente me, non preoccupatevi. Raccomandate in maniera convincente, sempre a Davide, come deve fare 14


affinché oggi e un altro giorno possa aiutarvi, sono contento che frequenti la scuola, e speriamo con profitto. E non preoccupatevi se ritardassi di scrivervi, che se c’é, o se ci sarà, qualcosa di nuovo ve lo scriverò. Un bacio a tutta la famiglia e uno particolare a te cara madre, coraggio (come dici anche tu) che tutto passa, guarda che il piccolo Moreno non prenda qualche raffreddore, che così dimenticherai più facilmente certe cose. Un altro saluto particolare ai miei cognati e futuri cognati, ringraziandoli di quanto stanno facendo per noi, ricontraccambiate tutti i saluti, e principalmente quelli della banchina (buon capodanno a tutti). 1 L’Annuario Generale del Touring Club Italiano del 1932 riferisce che Tremiti, nell’Isola San Nicola, si trovava a 24 metri sul mare ed aveva 1135 abitanti; c’erano almeno un ufficio postale di seconda categoria, un ufficio telegrafico di quinta categoria, un medico, una farmacia e l’albergo “San Menaio”. Il piroscafo collegava Tremiti a Rodi Garganico, sede di una stazione ferroviaria. 2 Parola del dialetto triestino

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TIMBRO E CENSURA “SAN NICOLA DI TREMITI * (FOGGIA) * 24.3.37”, “TRIESTE CENTRO 19-20 26.III 37.XV” e “SERVOLA * TRIESTE * 27.3.37.XV”. Sulla busta è riportato il numero 6, scritto a mano. Un timbro riporta l’iscrizione su tre linee “DIREZIONE COLONIA CONFINATI / TREMITI / VERIFICATO per CENSURA”. INDIRIZZO Mittente: Destinatario:

“Confinato Politico Zoll Giovanni / Tremiti, Foggia” “Famiglia Zoll Antonio / Servola Ferriera N°1234 / (presso Moncher) / Trieste”.

Termiti II 21.III.1937 Carissima madre, con molto piacere ricevetti ieri la tua lettera dalla quale rilevai molte cose, volevo precisamente in questa mia, se tu non avessi scritto, domandarti tutto quello che tu mi scrivesti. Sono molto contento che non ti sia bastato consigliargli [a Davide] e fargli comprendere quello che lui momentaneamente non crede assolutamente necessario, ma che tu sia stata a parlare con il suo datore di lavoro questo mi fa veramente piacere; se lui come dice il suo datore di lavoro è volenteroso e impara e in avvenire potrà sempre fare un corso di tornitore (va bene), ma è una cosa sempre che si farà, l’importante in tutte le cose è di fare, ma se lui non può assolutamente farlo adesso speriamo in un più prossimo avvenire, avrei moltissimo piacere di poter parlare con lui, non per rimproverarlo ma per essere sicuro di credere nella sua volontà futura. Cara mamma fammi il piacere di suggerirgli qualche volta, se troverà del tempo, di scrivermi qualche lettera, e come soggetto la vita che fate voi e lui che ne sarei molto contento, ho avuto sempre molta fiducia in lui e sperato che riesca a imparare il suo mestiere perché un giorno riesca con il suo lavoro a diminuire le vostre già tanto conosciute tribolazioni. Mi farai il piacere di far scrivere o scrivere se per Savino e la sua famiglia il vostro peso è sopportabile o se col tempo diventa o diventerà insopportabile, se prima si faceva fatica immagino adesso, credo che non occorra che ve lo dica, ma cara madre siccome so le difficoltà che avete vi consiglio di fare tutto il possibile perché non lo risenta tanto questo suo sforzo. Quello che mi dici sul conto di Moreno è quasi impossibile a credere, che sia un amore va bene ma che riesca a 7 mesi a riconoscere uno zio in fotografia che non ha mai conosciuto mi pare un po’ troppo, dagli e dategli dei bacioni per mio conto e cercate di farlo crescere sano e forte, e poi vedremo se quando ritornerò sarà vero che mi conosce. 16


Cara Derna, dal mio modo di credere tu che forse più di tutti mi capivi, credo che l’armonia di tutta la tua famiglia e la nostra, tu abbia il compito più grande e più difficile da assolvere, e se tutto andrà bene dopo Savino la riconoscenza sarà tutta mia o nostra da tributarti, se la mamma qualche volta pensa più male ancora di quello che realmente è, sta in te che sei sempre vicina di non lasciarla esagerare, e portarle tanti paragoni che rispecchino tante e tante altre cose meno risolvibili della nostra, cerca per il nostro meglio di andare sempre d’accordo con Savino come lo sei sempre andata che quella è la miglior cosa che possa far sopportare tutti gli altri disagi, non te lo dico per consigliarti ma per farti comprendere che quasi tutto dipende dalla tua maniera di fare, te lo dico per scrupolo di coscienza e per aver tentato tutto quello che in me era possibile, se il tuo cioè vostro Moreno è una cima come non lo dubito lo vedremo quando ritornerò, tanti baci a lui e un sincero augurio da te a Savino. Cara Bruna a te e a Santo non so proprio cosa dirvi ma mi auguro che tutto prosegua nel modo più conveniente per tutti e due, da quello che mi scrive la mamma ti aiuta in quello che può, salutalo e puoi assicurargli che per me la vita qua non è proprio insopportabile, senza lavorare; questo mi dispiace perché in nessun modo posso aiutarvi finanziariamente, per voi sarebbe una gran bella cosa, come anche per me. Qua di industria non ce n’e’, ci sono quelle poche famiglie di isolani che vivono con quel poco di commercio che possono fare con noi confinati. Nella mia prossima lettera se niente sarà cambiato ti farò qualche domanda, per sapermi regolare nell’acquisto di certe cosettine che mi occorrerebbero, [frase censurata, si legge “confinati”]; perciò aspetterò un po’ di tempo per chiederti la convenienza, non fatevi mica delle illusioni che [frase censurata] salutami tutti i conoscenti. Carissima Angiolina non immaginarti subito un rimprovero come quando ero a casa, ma soltanto ti dirò che Carletto mi scrisse giorni fa, mi informò delle condizioni e della salute dell’intera sua famiglia e poi mi scrisse qualcosa sul conto tuo e cioè che sei una buona ragazza, che andate abbastanza d’accordo, che lavori, e tante altre buone nuove, però mi scrisse una cosa che tu facilmente già la saprai, dunque Angiolina tu che sai di essere realmente testarduccia cerca di perdere quella bruttissima qualità, e cercate, dato, come io ho constatato e voi me ne testimoniate la supposizione, che vi volete bene, cerca di correggerti e di non intestardirti, ricordatevi che da tutte le piccolezze si conosce la persona, nelle piccolezze si trova tutto. Infiniti auguri e speriamo che quando questa lettera l’avrete ricevuta ti sarai o vi sarete già persuasi che tutto va bene quando voi andate d’accordo 17


Carissima madre, dato che tu sei molto più curiosa di tutti e ti interessi di tutte quelle piccolezze che a te faranno piacere di sapere, ti dirò che proprio un momento fa sono andato a ritirare il mio paio di scarpe, sono come quelle che davano o danno ai soldati che vanno in A.O.3. Circa una ventina di giorni fa ricevetti anche il vestito, peccato che mi sia un po’ piccolo, più grandi non ne avevano, e poi mi sono ingrassato, diventerò un poltrone sempre senza lavorare, faccio sempre qualche cosa; rispetto a come ero sacrificato a casa, è tutto un gioco, mi sento molto bene, non fumo quasi niente e catarro non ne ho più. Con i miei compagni di camerata, come già ti scrissi, vado molto d’accordo. Mamma cara se non fosse per voi io non mi lamento, se potessi almeno aiutarti fino che a Davide accrescessero la paga lo farei molto volentieri ma purtroppo questo non posso e non lo potrò mai se rimarrò in questa isola. Sono contentissimo che Maria e Pino ti abbiano mandato quel piccolo aiuto. Quando gli scriverai salutameli e gli puoi scrivere che non si preoccupino per me che tutto si ristabilirà con il tempo, però se potessero mandarmi qualche fotografia dei miei cari nipotini gli sarò molto riconoscente; Palmira, se sei sempre in corrispondenza e se suo marito o i suoi genitori glielo permettessero, credo che in qualche maniera se non in soldi potrebbe cercare di diminuire i tuoi pensieri con qualche cosa. Salutami tanto la zia e dille che la ringrazio affinché essa quando scriverà a Davide lo ringrazi da parte mia. Sono già cinque cartoline che mi scrive dopo che è partito dalla licenza. Vorrei che tu le domandassi un piacere e cioè, dato che di tempo ne ho, di ordinare a Pepi nel prossimo viaggio, sempre se lo potrà fare, una valigia abbastanza grande affinché possa mettere tutta la mia biancheria e roba, fammi sapere quanto costerà che così cercherò di mandarti quello che spende, perché anche la zia come si trova adesso non può e non devo sfruttarla nella sua bontà. A Palmira e a Pino quando gli scrivi potresti proporgli se potrebbe in qualche maniera almeno accettare per un periodo più o meno lungo di ospitare mio padre e suo, se gli scriverai fammelo sapere che cosi ci penserò. Salutami Davide e ricordagli che si ricordi che ormai lui è l’uomo là che deve pensare. 3 Africa Orientale Italiana era il nome dato all’ impero italiano d’Etiopia, proclamato il 9 maggio 1936.

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TIMBRO E CENSURA “SAN NICOLA DI TREMITI * (FOGGIA) * 11.6.37”, “TRIESTE CENTRO 10-11 13.VI 37.XV” e “SERVOLA * TRIESTE * 14.6.37.XV”. Sulla busta è riportato il numero 11, scritto a mano. Un timbro riporta l’iscrizione su tre linee “DIREZIONE COLONIA CONFINATI / TREMITI / VERIFICATO per CENSURA”. INDIRIZZO Mittente: Destinatario:

“Confinato Politico Zoll Giovanni / Tremiti, Foggia” “Famiglia Zoll Antonio / Servola Ferriera N°1234 / (presso Moncher) / Trieste”.

Termiti III 10.VI.1937 Carissimo fratello con grande piacere ho ricevuto la tua tanto attesa lettera, mi consolo nel leggerla; (i tuoi progressi) da quanto mi dici si vede che anche il tuo capo te li riconosce: dandogli tu la fiducia di consegnarti dei lavori da solo, cerca caro fratello di non dargli motivi di dubitare nella sua fiducia che ti ha dato. Lavora con cura e intelligenza e con tutta la tua volontà, imparando al più presto possibile per poter imparare ancora più presto tutto il resto tanto necessario per il tuo mestiere. Ringrazio il caso che ti abbiano dato le ferie in questo periodo; facendo due cose buone, di concederti un pò di riposo, e di avermi potuto scrivere, cerca però di non aspettare le altre ferie per riscrivere, che io ho molto piacere di ricevere tue notizie. Cosa dovrei dirti; tu lo sai, non sono capace e non voglio sforzarmi di scrivere cose che potrebbero modificare il suo vero, da me sentito, piacere. Nel leggere che dopo esserti svagato un po’ al bagno “con quel nostro caro nipotino” dedichi qualche ora al giorno disegnando e che credi di seguire il corso, lo devi imparare da te a riuscire assolutamente, e a seguire con profitto il detto corso. Sono contentissimo che tu sia riuscito vittorioso nella lotta con il lavoro, e quello che più mi preme di dirti è di non aver mai paura delle difficoltà e della responsabilità, che ti potrebbe procurare un dato lavoro. Se non hai coraggio e se non ti saprai prendere delle responsabilità nell’eseguire dati lavori, non potrai certo dirti mai un operaio, nel vero senso della parola, per quanto apparentemente, oggi come ieri, non abbia mai significato una gran cosa esserlo, ma ciò non toglie che tutta l’umanità si basi sul lavoro, e sulle capacità di questi operai che dà le basi al progresso, e la comodità. Dunque con questo t’invito ad approfondirti nell’apprendere più che puoi, e poi, se avrai delle capacità o delle possibilità, oltre al benessere materiale tuo, potrai più contribuire al benessere altrui. 19


Delle tue amicizie, caro fratello, non te lo chiesi nella maniera di rimprovero; ma soltanto per sapere come te la passi nelle ore che hai libere. La tua età non ha bisogno di indirizzi, saprai tu sicuramente schivare le cattive compagnie, e se il caso te le fa frequentare, di non subire il loro contatto, io ho la massima fiducia. Cerca di essere più espansivo di me con nostra madre, poiché per lei vuol dir molto sentirsi incoraggiare da te, che sei, e le sarai, il suo più sicuro sostegno, come anche tu sei credo del mio parere di non essermi sbagliato. Delle nostre sorelle non me ne parli affatto; tutto mi dà da sperare, da questo tuo silenzio, che non ci sia niente di rimarchevole che valga la pena di scrivermi, se così fosse ne sono assai contento. Quanto a nostro padre, vorrei che tu fossi più adatto di me a cercare di parlargli e di fargli presente tutte quelle cose che gli potrebbero interessare sotto tanti aspetti, se lo credi e se lo troverai necessario scriverò anche a lui, forse anche quello influirà sulla sua condotta. Carissimo cognato se scrivo cosi a mio fratello non è certo perché io dubito di quello che tu mi assicuri, ma per invogliarlo, se si sente, a cercare in tutte le maniere di potervelo avvicinare e accattivare. Ho molto piacere se nel matrimonio Cianei troverà la sua felicità, tanti auguri da parte mia. Gli sono e gli sarò sempre più vicino.

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TIMBRO E CENSURA “SAN NICOLA DI TREMITI * (FOGGIA) * 6.9.37”, “TRIESTE CENTRO 21-22 8.IX 37.XV” e “SERVOLA * TRIESTE * 9.9.37.XV”. Sulla busta è riportato il numero 14, scritto a mano. Un timbro riporta l’iscrizione su tre linee “DIREZIONE COLONIA CONFINATI / TREMITI / VERIFICATO per CENSURA”. INDIRIZZO Mittente: Destinatario:

“Confinato Politico Zoll Giovanni / Tremiti, Foggia” “Famiglia Zoll Antonio / Servola Ferriera N°1234 / (presso Moncher) / Trieste”.

Termiti IV 06.IX.1937 Carissimo fratello mi meraviglio di te, di come non ti sia venuto o passato per la mente di scrivermi, io che tanto feci nelle mie lettere per cercare di creare tra noi due quella confidenza tanto necessaria per due fratelli a cui incombe (per me incombeva) il peso della famiglia. Credo che questa sincerità oppure vergogna, non sia dipesa dalla poca confidenza, ma bensì perché scrivendomi credevi di non riuscire a spiegarmi i motivi con chiarezza da potermi convincere; se è per questo caro fratello non devi assolutamente sospettare, io ti so ben capire anche se non sono là, le difficoltà che ha un operaio, e che non ha mai ragione, ma per questo non credo che tu mi abbia dovuto privare di una lettera per chiarirmi certe cose che da qua non posso assolutamente capire, dunque caro fratello scrivimi, forse in qualche modo potrò con la mia esperienza aiutarti moralmente. Da quello che suppongo non credo che sia dipeso da te. Per questo caro fratello non devi scoraggiarti, anzi in questi momenti devi dimostrare quel senso di comprensione e perseverare per il bene tuo e del tuo avvenire cercando di occupare il tempo a profitto dello studio che tanto ti servirà. Il solo motivo che non mi hai scritto mi fa pensare non troppo bene. Cerca, affinché mi si dissipi questo dubbio, di scrivermi come è andata e perché, almeno come la giudichi tu. Se ti trovi scoraggiato, e cosa hai intenzione di fare in proposito. Vorrei sentirti ed esserti vicino, ma non si può; dunque, con i mezzi civili d’oggi, cerca di sfruttarli per far sì di farti sentire più vicino e compreso da chi ci tiene al tuo bene. Con tutta questa mia esposizione, non vorrei averti seccato od offeso, non era nel mio intento, anzi ti dirò che se qualche passaggio non è espresso bene, cerca di capirlo come lo avrei voluto intendere. Capisco benissimo che se tu non ne hai colpa tutto questo non è certo un piacere, ma come faccio io a saperlo, se insisto è soltanto perché il tuo avvenire mi interessa mol21


to di più di quanto tu credi, perché un domani ripensando al tuo passato non abbia da biasimare il modo in cui tuo fratello non sia stato capace di indirizzarti su una retta o giusta strada. Non lo dico perché mi sento obbligato a fartelo sapere, no, solamente perché ti voglio bene e ne soffrirei più di ogni punizione materiale che mi si potrebbe infliggere. Carissimo Davide credo che Savino sia per te un secondo fratello con cui ti puoi fidare a corpo perduto, dunque tenendo conto che per te lo scrivere è una fatica non comune cerca di consigliarti con lui e non aver riguardo poiché lui in qualunque condizione non ti abbandonerà mai, e ti darà sicuramente dei consigli buoni e disinteressati, cerca di essere più espansivo nelle tue abitudini che forse, vedute con il tuo occhio, non saranno ugualmente viste da un occhio più esperto. Credo che le condizioni disastrose in cui vi trovate non abbiano creato degli antagonismi, cercate di sopportarvi reciprocamente. Giovanni.

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TIMBRO E CENSURA “SAN NICOLA DI TREMITI * (FOGGIA) * 20.9.37” e “TRIESTE CENTRO 10-20 22.IX 37.XV”. Sulla busta è riportato il numero 15, scritto a mano. Un timbro riporta l’iscrizione su tre linee “DIREZIONE COLONIA CONFINATI / TREMITI / VERIFICATO per CENSURA”. INDIRIZZO Mittente: Destinatario:

“Confinato Politico Zoll Giovanni / Tremiti, Foggia” “Famiglia Zoll Antonio / Servola Ferriera N°1234 / (presso Moncher) / Trieste”.

Tremiti V 20.IX.1937 Carissima madre, sono lieto che tu abbia compreso tutto, però mi meraviglia come tu mi aspetti, rassegnati, cara mamma, che per adesso non credo sia giunto il momento per avere motivi di sperare4, capisco che una madre vede e trova sempre delle possibilità per un figlio. Mamma carissima cerca di trovare la forza necessaria pensando all’avvenire che dovrà per forza sorridere anche a te che soffri e che hai sofferto molto, io ti dissi che mi trovo meglio qua che nelle vostre condizioni, non per opportunismo ma per consolarti almeno col pensare alle mie condizioni che ti interessano e che ti stanno tanto a cuore. Per te carissima e per i miei fratelli ho lavorato sempre volentieri come spero di lavorare ancora per il bene comune, ti scrivo questo perché tu riesca meglio a capire che mi hanno mandato qua perché ritenuto pericoloso alla sicurezza dello Stato: tu meglio di qualunque giudice lo puoi sapere, con tutte quelle preoccupazioni che avevo, se avrebbero potuto ritenermi tale, soltanto per questo tu dovresti attingere da questa fonte tutta l’energia e sopportare serenamente il provvedimento che presero contro tuo figlio, e che in ultima analisi si ripercuote su di te cara mamma che non ne hai nessuna colpa, cioè soltanto di volermi troppo bene; sopporta cara mamma che anche per te verrà il giorno in cui riceverai la ricompensa di tanto soffrire. Ti voglio assicurare e ti prego di avere fiducia in quello che ti dico a costo di grandi sacrifici morali; ti ho detto sempre la verità e continuerò a tutti i costi. Dunque non mi trovo in carcere propriamente detto, ma poco meno, attendendo che fra giorni mi trasferiscano, non lo so per dove [frasi censurate], perciò non scrivermi fino a che non vi manderò il nuovo indirizzo. La salute, che ti preme più d’ogni cosa a dispetto di tutti questi alti e bassi, ce l’ho ottima, capirai, qua strapazzi non ne faccio, e come comprova qua non si può fotografarsi ma se riuscirò dove andrò te la spedirò. Per dormire cara mamma mi rifaccio del tempo perduto, la temperatura qua è abbastanza 23


buona. Il tempo lo occupo generalmente nel leggere, e studiare, nel limite ristretto delle comodità, francese e matematica. E’ un po’ duretto ma perseverando qualcosa sempre imparerò. Per me che ero abituato a lavorare e per la mia limitata coltura mi stanca più che se lavorassi. Salutami tanto i cugini e la zia, mi dispiace che anche per essa non sia tanto incoraggiante il pensare ai suoi figli. Salutami, e digli che sono contento della sua risposta, Nini. Altrettanto per Nico e Lili, altrettanto per tutti quelli che mi conoscono Saluti particolari ai futuri cognati e sorelle. Cara Derna e Savino sono superbo e fiero di avere per nipote un così caro ometto, tutta la camerata ne è entusiasmata (cioè i componenti), però tanto io quanto loro ci meravigliamo di come può tenere sospeso quel testone con tanta baldanza. Ti ringrazio e spero che col tempo me ne invierai delle altre, così potrò trovargli altri difetti che per fortuna non ne ha – complimenti per te che sai fare così bene proporzionati calzoncini e camicine. 4 Qui Giovanni Zol si riferisce, ovviamente, alla possibilità di tornare a casa presto.

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TIMBRO E CENSURA – La mancanza della busta ci impedisce di conoscere il timbro, ma la lettera risale al 1937; un timbro circolare riporta l’iscrizione “DIREZIONE CARCERI – LUCERA”.

Lucera5VI 16.XI.1937 Carissimi… Mi dispiace di non avervi potuto scrivere prima, credevo di poter scrivere appena arrivato, invece qua ci sono i giorni stabiliti per scrivere. Io godo di ottima salute e così spero di voi, mi auguro che per il quartiere vi siate già stabiliti, non starò a descrivervi il motivo del mio trasferimento tanto credo lo immaginerete ugualmente. Carissima madre spero che non mi arrecherai un dispiacere col disperarti inutilmente sapendomi in carcere, qua come carcere carissima madre non si sta male, l’aria e l’acqua è molto buona, starò, almeno credo, fino all’11 gennaio 1938. Tu mi hai chiesto se ho bisogno di qualche cosa per ripararmi dal freddo, o qualche capo di biancheria, carissima madre; qua non fa tanto freddo come là, e poi tutta quella roba che avevo mi basta, avrei piacere che tanto per il quartiere quanto per le condizioni finanziarie non vi diano tante preoccupazioni, dico così perché non riesco a concepire in un’altra maniera le vostre condizioni meglio di così. Baciami tanto Moreno. Salutami gli amici, i più vicini per non camminare tanto, se sai qualche notizia di Cianei incoraggia la signora Giulia che tutto passerà, tanti saluti ai cognati e futuri cognati, cugini, zia e tutti in una parola, se per caso qualche volta mi dimentico fallo tu per me, ti autorizzo. Carissima Emma, come mai tu credi che io mi dimentichi di te o di qualcuno? Non crederlo nemmeno lontanamente, se non ti saluto o non ti nomino devi con i saluti ritenerti compresa anche tu, se anche non ti nomino (però tu non ti ricordi mai di scrivermi). Carissima Derna non so cosa dirti se non dirti di capirmi, e non biasimare il mio modo di agire. Baciami tanto Moreno, e salutami e digli quello che ho detto a te a Savino. Carissima Derna vorrei domandarvi e sapere tante cose ma purtroppo mi accorgo che io non sono capace o che voi, dico voi quelli che leggono, non mi capite. Se tu mi scrivi di più mi fai piacere, con questo non vorrei che mamma se l’abbia a male, fa pressione su Bruna e su Davide affinché mi scrivano. Salutami tutti quelli che conosci per conto mio. Bacioni a Moreno, tanti auguri a Davide affinché non si perda di coraggio. 5 L’annuario Generale del Touring Club Italiano del 1932 riferisce che Lucera si trovava a 240 m. sul mare ed aveva 18.792 abitanti; c’erano almeno un ufficio postale di seconda categoria, un ufficio telegrafico di quarta categoria, un ufficio telefonico, un medico, una farmacia e gli alberghi “De Troia” di cat. C (venti camere e Ristorante) e “Sirena” (dieci camere); nel 1926 c’era anche l’albergo “Ferrovia”.

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TIMBRO E CENSURA – “LUCERA * FOGGIA * 18113716” e “SERVOLA * TRIESTE * 211137.XVI”. Sulla busta è riportato il numero 17, scritto a mano. INDIRIZZO Mittente: Destinatario:

“Zoll Giovanni Carceri / Lucera / Foggia” “Trieste / Servola Ferriera / Famiglia Zoll”

Lucera VII Carissimi genitori Vi faccio un avvertimento che se riceverete la lettera multata non preoccupatevi, poichè non lo ho potuto comperare6 [il francobollo] se vi volevo scrivere. Mi trovo nelle carceri di Foggia, aspetto e credo che un giorno di questa settimana proseguirò in compagnia d’altri, e cioè al confinato politico Zol Giovanni Tremiti (Foggia) in questa isola dicono che la vita non è cattiva e che si vive bene; non fantasticare, e credere che questa isola si trovi chissà dove, da terra si vede7. Là credo che troverò qualche triestino, e perciò non c’e’ da disperarsi8. Non preoccupatevi se per qualche tempo non riceverete mie notizie per il motivo che non so quando parto e quando potrò scrivervi (aspettate che vi riscriva), il viaggio lo ho fatto bene. A Foggia sono arrivato domenica alle 16.30, ho fatto un buon viaggio, salutatemi tutti, un bacio a Moreno e a tutta la famiglia, non preoccupativi figlio e fratello. Giovanni Zol 6 Il volume “Abruzzo, Molise e Puglia” del Touring Club Italiano (1926), primo dei tre dedicati all’Italia meridionale, scrive che le isole Tremiti distano dalla costa 21 miglia; lo stesso volume assicura che “quando il tempo è chiaro, le isole si possono avvistare già a 20 miglia” (pp. 553-554). 7 Negli anni precedenti molti antifascisti triestini, goriziani ed istriani erano stati mandati al confino dal Tribunale Speciale fascista. 8 Negli anni precedenti molti antifascisti triestini, goriziani ed istriani sono stati mandati al confino dal Tribunale speciale fascista.

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TIMBRO E CENSURA – La mancanza della busta ci impedisce di conoscere il timbro, ma la lettera risale al 1937.

Lucera VIII 06.XII.1937 Carissima Emma, con molto piacere e altrettanta meraviglia dopo aver letto la lettera, per la sua correttezza nello scrivere e per la sua sobrietà, mi meraviglio vedendo chi me la scrisse. Non che mi meraviglia (tanto) perché la scrivi tu, ma per il motivo che ti ritenevo sempre una ragazzina, se in questo tempo tu hai messo la testa a posto, come me lo stai dimostrando, vuol proprio dire che ero sempre in errore. Carissima Emma spero che quando riceverai questa (siccome tengo conto tutt’ora della nostra massima, che il male a casa nostra non deve rimanere) ti troverà in via di guarigione. Mi ha fatto molto piacere leggere che non ti ricordi soltanto di quando (dovevo) in una o nell’altra maniera punirti; per me cara Emma se tutto corrisponde a verità (di cui non dubito) è già molto saperti, e incoraggiarti continuamente, una buona e affezionata figlia che cerca con tutto quello che può di contribuire per il bene di nostra madre e di tutta la famiglia. Altrettanto come dici per il carattere non troppo incoraggiante che avevi, cerca di accontentare e di essere sempre con Davide. Ti voglio chiedere, già che con la tua lettera mi hai dato fiducia, se nessuno lo fa, di conservare tutte le mie lettere, ne avrei piacere per quando ritornerò9. Quando mi rispondete cercate di farla arrivare qua per domenica, di modo che qua si scrive al lunedì, vi possa rispondere, la tua è arrivata qua al lunedì alle 16. Non mi resta che incoraggiarti a proseguire da brava, e invitarti a scrivermi quando lo puoi, se sei sempre amica di Bruna la bibliotecaria salutamela nel senso di come la conoscevo, in una prossima cerca di parlarmi un pò di tutti. Cara mamma, è la seconda cioè la terza lettera che vi scrivo, ve lo dico, tanto per sapere se le avete ricevute tutte, quando scrivete vi rispondo [corretto in “rispondetemi”]) alla tua del……ecc ecc.. Non meravigliatevi se qualche volta ritarderò nello scrivervi, per il semplice motivo che se non scrivo al lunedì devo aspettare l’altro, spero che questa mia vi trovi tutti in ottima salute, salutami tutti, gli amici parenti e conoscenti: qua starò fino all’11 gennaio. Cara Derna tanti baci a Moreno e un sentito saluto a Savino, spero di non essere caduto in disgrazia con qualche espressione infelice, se così fosse perdonatemi. 9 In questa frase di Giovanni Zol emerge la consapevolezza del valore documentario delle lettere, quando tutto sarà finito

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TIMBRO E CENSURA “SAN NICOLA DI TREMITI * (FOGGIA) * […]”. Sulla cartolina leggiamo il numero 25, scritto a mano; un timbro riporta l’iscrizione su tre linee “DIREZIONE COLONIA CONFINATI / TREMITI / VERIFICATO per CENSURA”. INDIRIZZO Destinatario

“Famiglia/Zoll/Via della Ferriera/N° 49/Trieste”.

Tremiti IX 24.I.1938 Carissimi, con molto piacere ieri, 23, ricevetti una lettera da Savino. Apprendendo che la zia Tunina vi è venuta a trovare, quando potrete, avrei piacere di saperne i motivi. Salutatemi Savino e ditegli che gli risponderò al più presto e che sono contento delle novità sui movimenti avvenuti in fabbrica10. Carissima madre spero che le vostre preoccupazioni siano diminuite, adesso che siete soli cercate di discuterle, per risolverle nel modo più conveniente per voi. La nuova condizione per conto mio, se Santo e Bruna non trovassero poco piacevole continuare la loro esistenza con voi, se lo possono potrebbero anche sposarsi: dico così no, non perché intenda che facciano così, ma questo è il mio parere, visto e considerato da qua. Bruna, dimmi fra quanto tempo il nuovo avvento. Sappiatemi dire se avete ricevuto l’altra cartolina postale. 10 Maggiori particolari sull’episodio sono contenuti nella lettera n. 11.

TIMBRO E CENSURA – Non conserviamo la busta, ma la studiosa Teresina 28


Degan data la lettera al 28 gennaio 1938.

Lettera X 28.I.1938 Carissima Derna, come ho già spiegato alla mamma, te lo garantisco che per adesso non sono in carcere, ciò non toglie però che ci possa andare. Ti ringrazio delle informazioni: puoi esserne certa che non è altro se non un motivo di più per far soffrire nostra madre, che non capisce il gioco poco bello che le stanno giocando, per mandarla contenta a casa. Ti dovrei rimproverare, ma non lo faccio per paura che un’altra volta non mi scriverai. Mi meraviglia come tu abbia aspettato due mesi per dirmi che è sospeso e senza dirmi il motivo (capisco che non avevi spazio), cosa posso pensare da quello che volta per volta mi scrivevate, non credo nemmeno per scherzo che sia stato per colpa sua, ma se anche lo fosse, carissima Derna dici bene tu, non si deve assolutamente aver paura della verità poiché a tutto si può rimediare. Spero che quando questa mia l’avrete ricevuta abbia ripreso a lavorare, ma se ciò non fosse, Bruna che conosce quelli che lavoravano con lui potrebbe benissimo saperlo ed in qualche modo fargli conoscere il vostro bisogno; se si tratta di sospensione per mancanza di lavoro, in qualche cosa sempre potranno influire per accorciare il tempo della sospensione. Un’altra volta fatemi il piacere di non aspettare tanto tempo per informarmi. Non riesco a capire come fate a tirare avanti la baracca, e la mamma parla di fare dei sacrifici per mandarmi qualche cosa, non riesco a capire dove può trovare tanto coraggio, io non voglio assolutamente che mi mandiate niente. Però quando guardo la foto di Moreno e specialmente questa ultima capisco da dove potete attingere forza e coraggio. In questo momento c’e’ un abissino11 che la sta guardando e mi dice che avrebbe molto piacere di diventare un suo amico. Se gli mandi una tua foto egli te ne spedirà una sua, così per posta potrete diventare due buoni amici, a lui piacciono molto i bambini come a me. 11 Dopo la fine ufficiale della guerra italo-etiopica del 1935-1936, durante la guerriglia anti-italiana che durò fino alla sconfitta dell’Italia nel 1941, molti abissini furono deportati in Italia.

TIMBRO E CENSURA “SAN NICOLA DI TREMITI * (FOGGIA) * […]” e “SERVOLA 29


* TRIESTE * 14.2.38.XVI”. Un timbro riporta l’iscrizione su tre linee “DIREZIONE COLONIA CONFINATI / TREMITI / VERIFICATO per CENSURA”. INDIRIZZO Mittente Destinatario

Zoll Giovanni (Tremiti Foggia)”. Signor / Moncher Savino / Servola Ferriera N° 1234 / Trieste.

Tremiti XI 10.II.1938 Carissimo cognato un pò in ritardo rispondo alla tua lettera, dalla quale capii che ci siamo capiti una volta per sempre; ho piacere che a una parte dei componenti lo stato maggiore del mio reparto sia toccata la sorte che si meritava e particolarmente al il capo reparto12. Mi auguro che per la tua famiglia ci sia sempre della prosperità, che tanto merita: baciami tanto Moreno, fagli firmare quando mi scriverai la lettera per constatare se fa progressi. Quello che più mi preme è che tu non giudichi male il mio modo di agire. Se scrivi a Pino digli che non dimentico e che non dimenticherò mai il suo gentile invito. Se avrai delle novità del genere di quelle e se puoi sapere qualcosa di Nicoletto, fammelo sapere. Salutami tanto Nini, e se trovi necessario fare qualche osservazione a mio fratello fagliela e scrivimi, tanti saluti a Derna. tuo aff.mo. cognato Giovanni 12 Giovanni Zol aveva lavorato alla Ferriera di Trieste, come ha documentato la Prof. Teresina Degan nel libro “Un combattente per la libertà, Giovanni Zol”, pubblicato nel 1991 a cura del Comune di Fiume Veneto.

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TIMBRO E CENSURA – “SAN NICOLA DI TRAPANI * (FOGGIA) 11-2-1938” Sulla cartolina leggiamo il numero 26, scritto a mano; un piccolo timbro circolare riporta il numero 5, e un timbro riporta l’iscrizione su due linee “DIREZIONE COLONIA CONFINATI/VERIFICATO per CENSURA”. INDIRIZZO Mittente Destinatario

Tremiti XII

Zoll Giovanni (Tremiti Foggia)”. Famiglia / Zoll Antonio / Via della Ferriera 49 / Trieste.

10-II-1938

Carissima madre quello che più ti raccomando è di non stare in pensiero per la mia salute, che se per caso dovesse venirmi meno ti informerò; ai brutti sogni che fai non devi assolutamente dargli nessun valore, non sono, che riflessi del tuo stato fisico duramente provato. Dici che tutti ti hanno dimenticata; non posso credere che Maria e Pino non ti scrivano più e tanto meno Palmira; Savino e Derna da quello che mi scrivi vengono spesso a trovarti, dunque se alludi ad altri non vale la pena che tu ti affligga tanto, tu lo sai per esperienza che se ne hai puoi sempre dare, ma se non ne hai, sei presto dimenticata; e non rivolgerti a nessun santo che certamente non ti aiuterà in nessun caso. Tutto quello che io posso consigliarti è di fare in modo che il formarsi della famiglia di Santo non dia, sin d’adesso, una prospettiva di guai e di difficoltà: per la sistemazione credo, ed ho fiducia nella decisione che potrà prendere Santo per il suo e vostro avvenire; per conto mio credo che tanto Santo quanto Bruna tendano, o siano più, per la convenienza che per la fretta, tanti auguri, e che con le pubblicazioni sia incominciato per il loro avvenire il bene e la prosperità che un fratello, con tutto il cuore e sentimenti da proletario, gli augura. Carissima mamma in una lettera che mi scrisse Savino mi diceva che la tua sorella Tunina è venuta a trovarti, la tua lettera non me la nomina, cosa vuol dire ? Sono contento che mio fratello lavori, e più di tutto che vada a scuola, non preoccuparti perché non lavora al tornio da solo, se ha passione impara, e forse di più anche con il datore di lavoro. Avrei piacere di sapere esattamente quanti anni ha e che mi scrivesse. Carissima Emma nel modo in cui l’hai scritta, quell’arrabbiatissima lettera, ed aggiungendovi quello stop, più ci penso, e più mi vien voglia di dirti una bugia (se mi perdoni ti dirò che la ho ricevuta) per non cadere in tal disgrazia; carissima Emma 31


se tu mi prometti di fare di tutto per alleviare le condizioni della nostra famiglia, e di migliorare con il lavoro e se è necessario anche con lo studio le tue, da me, gia apprezzate qualità e di non stancarti di scrivermi, io ti prometto sin da oggi che ti accompagnerò nel limite delle mie possibilità quante volte vorrai al cinematografo. Scrivimi (e salutami mio padre), di lui dimmi cosa fa. TIMBRO E CENSURA “S. SEVERO * (FOGGIA) * [---]”. Sulla cartolina leggiamo il numero 28, scritto a mano; un piccolo timbro circolare riporta il numero 58. INDIRIZZO Mittente Destinatario

Zoll Giovanni (Sansevero, Foggia)”. Famiglia / Zoll Antonio / Via Ferriera n°49 / Trieste .

Sansevero13 XIII 26.II.1938 Carissimi….finalmente posso con questa farvi sapere dove mi trovo – Carceri di Sansevero - (Foggia) con questo mi sembra che voi vi rendiate conto del perché, sono sette mesi: e questa volta mi trovo qua senza sapere la durata di quest’altra punizione. Non preoccupatevi della mia salute, che a dispetto di tutti quelli che non la desidererebbero tale: sto bene. Cercate di scrivere più presto che potete, non ho più notizie di voi, da quando Emma era arrabbiatissima con me: se avete ricevuta la mia ultima cartolina cercate di rispondermi in proposito. Credo fra qualche giorno saprò con precisione che intenzioni avranno a nostro riguardo, non fantasticate più di quello che può essere. Spero che questa vi trovi in ottime condizioni di salute, e vi auguro che le vostre ansie per la sistemazione siano scomparse. Cercate di far sapere anche a Savino il mio nuovo indirizzo. Non scervellatevi nel pensare il perché non lo faccio: che, “lo so solo io”. 13 L’Annuario Generale del Touring Club Italiano del 1932 riferisce che il Comune di San Severo si trovava a 87 m. sul mare ed aveva complessivamente 36.249 abitanti; c’erano almeno un ufficio postale di seconda categoria, un ufficio telegrafico di quarta categoria, un ufficio telefonico, un medico, una farmacia e gli alberghi “Grande Albergo Moderno” di cat. C (diciotto camere e ristorante), “Italia” di cat. C (quindici camere e ristorante) e “Risorgimento” (dodici camere).

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TIMBRO E CENSURA “SAN SEVERO * FOGGIA * […]”. Un piccolo timbro circolare riporta il numero 139, e un timbro riporta l’iscrizione su tre linee “DIREZIONE COLONIA CONFINATI / TREMITI / VERIFICATO per CENSURA”. INDIRIZZO Mittente Destinatario

Tremiti XIV

Zoll Giovanni (Sansevero, Foggia)”. Signora Zoll Luigia / Via Cristoforo Cancellini 12.

16.V.1939

Carissima madre ieri ricevetti la tua da me tanto desiderata lettera. Quello che tu mi scrivi purtroppo lo prevedevo, appunto per questo ti scrivo, per far più presto e per poter in qualche modo dirti qualche cosa di più, una cartolina dovendo, anzi chiedendo questa mattina, udienza al sig. Direttore dal quale probabilmente potrò sapere qualcosa di positivo. Ad ogni modo ti scriverò nella prossima lettera l’esito di questo mio abboccamento con il sig. Direttore. Tutto questo si spiega. Per il motivo che devo scriverti prima delle ore dieci, affinché parta con il primo piroscafo in arrivo14. Mamma carissima, quello che io posso dirti senza dubbio di poter sbagliare, è per il bene tuo e delle tue figlie e mie sorelle, di non scoraggiarti nel chiedere quello che ti spetta. Certamente tu non puoi sapere quello che ti spetta, ed è appunto per questo che tu devi rivolgerti a chi è incaricato di fartelo conoscere. Tanti saluti e baci tuo figlio Giovanni. 14 La guida del Touring Club Italiano, già citata, informa che i piroscafi della “Società Puglia” compivano due corse settimanali dal continente alle Tremiti, una delle quali collegava direttamente Manfredonia a Tremiti; l’orario era soggetto a variazioni, e i passeggeri dovevano informarsi prima esattamente dei giorni ed ore delle partenze e dei ritorni.

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TIMBRO E CENSURA – Manca la busta.

Cerchiara di Calabria15 XV 14-VIII-39 Madre carissima …. La più grande soddisfazione che io possa avere è che tu stia in pace e bene. Da quanto mi hai scritto, sei stata moltissimo preoccupata per la salute di Moreno, tanto da esserne decisa di ritornare. Come vedi però all’ultimo le cose si sono abbastanza presto messe a posto. Perciò, adesso cerca di vivere in pace e non preoccuparti di niente; che tanto la Emma quanto l’Angiolina non sono come Moreno che hanno bisogno delle tue massime cure per vivere. Come hai visto per intervento di Derna tutto si è appianato. Ti ripeto tutte queste cose per dimostrarti che non è necessario, che tu ti preoccupi tanto da vedere sempre tutto nero. Con questo non voglio sostenere che tutto vada bene, ma in certo qual modo farti persuasa che a niente vale il tuo abbattimento. Scaccia tutta quella malinconia, e pensa che verranno ancora dei giorni felici anche per te. Come vedi quell’informazione secondo me aveva il suo perché. Ad ogni modo io non mi scoraggio tanto facilmente quando non riesco una prima volta, dopo matura riflessione ripeto una seconda volta e così di seguito fino a quando non riesco ad avere soddisfazione. Prima di questa io ti scrissi un’altra lettera, fammi il piacere di farmelo sapere se l’hai ricevuta. Sono in corrispondenza con Derna ed Emma, perciò anche da questo lato non preoccuparti che gli scriverò. Carissima madre, Palmira è molto più distante di quello che credi. La distanza sarebbe come una volta e mezza da te a casa. Perciò niente da sperare. Ad ogni modo scrivile pure se credi, io dopo l’ultima lettera, che se ben ricordo, devo avergliela scritta ai primi di Febbraio, non ho più scritto. A proposito fammi sapere a che punto ti trovi tu, con lo scrivere ad essa, od a loro. Tralascio tutto per esprimere la mia sconfinata riconoscenza ai miei cari zii. Che il caso ha voluto di non farmeli nemmeno conoscere. Io voglio essere esatto, visti li avrò di certo, ma altrettanto con ragione posso dire di non conoscerli. Mamma carissima aiutami tu nell’esprimere tutta la mia gratitudine e l’incondizionata stima che il figlio tuo ha per loro. In un momento così critico della tua esistenza non tennero conto dei sacrifici loro, pur di poter in qualche modo aiutarti. Se fosse, anche solamente per questo, tutti i tuoi figli non li dovrebbero giammai dimenticare. Salutami tutti gli altri parenti. E digli pure tanto a Nora quanto agli zii che io gli scrissi quando tu partisti la prima volta. 34


15 L’Annuario Generale del Touring Club Italiano del 1932 riferisce che Cerchiara di Calabria si trovava a 636 m. sul mare ed aveva 2.487 abitanti (l’intero Comune aveva complessivamente 3.963 abitanti, inclusi 985 cittadini non residenti); c’erano almeno un ufficio postale di terza categoria, un ufficio telegrafico di quinta categoria, un telefono, un medico, una farmacia e gli alberghi “Catanzaro” (due camere), “Costa” (due camere) e “Gatto” (due camere). Frazione del Comune era Piana di Cerchiara, a 9 km dal capoluogo, a 118 m. sul mare, con 491 abitanti; c’erano almeno un ufficio postale di quarta categoria e un ufficio telegrafico di quinta categoria.

TIMBRO E CENSURA - Un timbro circolare porta la scritta “R. QUESTURA DI TRIESTE – UFFICIO POLITICO”; un altro “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

123 Zol Trieste XVI 27.III.1943 Carissimi ! Spero sempre di ricevere vostre nuove. Le vostre due uniche lettere le ho ricevute nella prima decade del c.m., la prima di Emma datata dal 1 c.m. e la seconda dal 6 . Ho appreso che probabilmente otterrete il colloquio e di questo ne avrei molto bisogno. Spero anche che nel frattempo siate riuscite ad ottenere quei soldi che vi sequestrarono. La roba sporca la dovete chiedere alla porta. L’ultima volta in più ho trovato cancellato dall’elenco due cose della roba che mi avete con tanto sacrificio portato. Non ho potuto capire quasi niente di quanto c’era scritto. Perciò cara sorella se puoi cerca di scrivere in penna ed in ogni seconda riga e chiaro. Quanto mi avete procurato con tanta cura non ho potuto controllare. Non metto in dubbio l’onestà delle guardie, ma qui siamo in carcere16? Non credo che occorra ripetervi che per tutto il periodo che rimarrò qui mi basta un paio di calze, uno di mutande e una magliettina alla settimana. Ho ricevuto le 20 lire che mi avete portato. Tanti saluti cari a tutti e uno particolare alla cara mamma Giovanni 16 Qui si accenna esplicitamente alla possibilità che le guardie aprissero i pacchi inviati ai detenuti.

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TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “R. QUESTURA DI TRIESTE – UFFICIO POLITICO”; un altro “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

12 Zol Trieste XVII 01.IV.1943 Carissimi ! Sperando che arrivi presto, dalle improvvisate fate benefiche, il pacco, che già da diversi giorni, per non riuscire se ascoltare lo stomaco od i grati consigli non ne aveva più. Come vedete la confusione è abbastanza palese nel mio dire. Però, sono quasi certo che voi riuscirete a capirmi ugualmente, magari ricamandoci sopra secondo le vostre buone considerazioni nei miei riguardi delle ottime ed umoristiche conclusioni. La vostra ultima fu del 21 c.m. e cioè la terza in ordine di arrivo da quando sono qui. I lacci e l’ago con il filo credo che voi me l’avrete certamente portati ma non ve l’hanno fatti passare vero ? Fatemi il favore di portarmi al più presto un pò di sapone. Sono contento per tutte quelle piccole informazioni che mi dai nei riguardi della nostra famiglia, cara sorella Emma. La tua lettera mi ha fatto maggiormente capire la tua maturità nel saper dire e prospettare le nostre logiche necessità. Come dissi alla mamma cerca di venire. Al mio caro fratello non mi resta che augurargli che al più presto si sia abituato. Tanti saluti e baci a tutti ed in particolare alla mamma Vostro aff.mo Giovanni Cercate di mandarmi un sacchettino per poter conservare la roba da mangiare che mi portate.

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TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “R. QUESTURA DI TRIESTE – UFFICIO POLITICO”; un altro “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

12 Zol Trieste XVIII 05.IV.1943 Carissimi ! Nell’ultima lettera che vi scrissi vi chiedevo se mi potreste portare un sacchetto per tenere la roba che mi portate al giovedì. Ve lo ripeto perché credo che vi sarà sfuggito all’osservazione, dato che si trovava scritto ai margini della lettera. Così come per questa e tutte le altre cose ve le chiederò sottintendendo sempre per favore. Cara mamma ! A me giustamente per considerazioni giuste e naturali del vostro sesso si raccomandava di fare in un modo piuttosto che in un altro, nei riguardi di come avrei dovuto ripartire quanto mi mandate, non per insegnarmi! Ma per quell’istinto che ogni donna ha nelle considerazioni di ogni uomo, che fosse un bambino. Questo è tutto stato scritto per farti capire che devi cercare di fare la massima economia con quei pochi danari che hai, e per non diminuire nessuno nel suo valore. Baci a tutti e più di tutti a chi si merita Vostro aff.mo Giovanni

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TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “R. QUESTURA DI TRIESTE “UFFICIO POLITICO”; un altro “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XIX 06.IV.1943 Carissimi ! Credo che vi sarete convinti una volta di più che, nonostante la buona volontà e una ineguagliabile dose di pazienza, non siete riuscite voi ad averla come io a farvela avere; la roba e biancheria che da più di un mese ho in cella senza potervela far avere. E pensare che per gli indumenti di vestiario invernale saranno per lo meno tre settimane da che ho avuto l’autorizzazione dal s. Direttore di potervela far avere. Tutto ciò lo scrivo nella speranza che chi è addetto alla censura possa in qualche modo risentirsi se ciò non fosse vero17. Dato che questa mia arriverà quasi sicuramente quando ci avremo già chiarito a colloquio tutto il rimanente che ci resta da considerare nei riguardi della roba. Vi saluto caramente Vostro aff.mo Giovanni 17 Il censore ha qui aggiunto, per disprezzo, l’insulto “fesso”.

TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “R. QUESTURA DI TRIESTE – UFFICIO POLITICO”; un altro “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

12 Zol Trieste XX 08.IV.1943 Carissimi ! Non so veramente con quale argomento, che vi potesse interessare, incominciare. Quante cosettine in momenti di riflessione sarei curioso di conoscere. Ma ora con la fretta che è comune in queste occasioni non mi riesce di formulare nulla. Oltre ad ogni altra cosa consiste anche nel fatto che da voi non ricevo mai posta. Desiderei anche che al più presto potesse venire a trovarmi qualche altra cara sorella. In questa settimana credo che ciò potrà essere. 38


Oggi giovedì sono in attesa del pacco, che tanto contribuisce a bilanciare i non indifferenti stimoli della fame. E questo succede circa alle 15 ore. Tanti saluti e baci a tutti. Già altre volte cara mamma ti ho mandato indietro la maglia di flanella (o felpata) senza metterla addosso. Perciò non mandarmela più. Per tutto il resto un particolare bacio a te ed alle care sorelle e fratello. Baci ai cari nipotini. Vostro aff.mo Giovanni TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “R. QUESTURA DI TRIESTE – UFFICIO POLITICO”; un altro “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XXI 10.IV.1943 Carissimi ! Giorni or sono i miei (colleghi) di cella gentilmente mi informarono che i miei pantaloni erano rotti in un punto in cui io non avrei mai potuto vedermeli se li avevo addosso. Perciò cari e pazienti congiunti io proporrei che mi mandaste un altro paio affinché ve li possa consegnare con la roba sporca, per poi fare se riterrete che ne valga il lavoro che ci occorre. Le scarpe come già vi dissi ve le manderò al più presto, (sottintendendo) che voi le chiediate. Se non vi manderò le scarpe basse significherà che i sandali non li ritengo sufficienti . Nella tasca di dentro del giacchettone che credo avrete già ritirato troverete lo spazzolino per i denti che là usavo conservare. Senza altro aggiungere credo che me lo riporterete al più presto. In quanto ai pantaloni mi fido della vostra dimostrata comprensione della necessità. Vostro aff.mo Giovanni

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TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “R. QUESTURA DI TRIESTE – UFFICIO POLITICO”; un altro “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

12 Zol Trieste XXII 12.IV.1943 Carissimi ! Carissimi, visto e considerato che nonostante la mia urgente necessità di poter ottenere ago e filo per ricucirmi un paio di bottoni non vi riesco, vi scrivo affinché la prossima volta che verrete a colloquio portiate quanto occorre. Se anche non potrete voi cucirmeli almeno potrete depositare quanto mi porterete presso il magazzino che io posso poi andare a ritirare. Cara sorella Emma ho ricevuto la tua cara lettera. E precisamente la sesta che tu scrivi, e la terza che io ricevo. Spero che al più presto potrò al colloquio ampliare quelle tue ed a me confortanti considerazioni. Come bene dici tu, tutto serve nell’esperienza della vita. Cerca di venire a colloquio per cucirmi quel bottone che ti mostrai. Tanti saluti e baci a tutti uno speciale alla cara mamma. Come vanno i miei e nostri cari nipotini ? Ed i loro genitori ? Vostro aff.mo Giovanni TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “R. QUESTURA DI TRIESTE – UFFICIO POLITICO”; un altro “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XXIII 14.IV.1943 Carissimi ! L’ultima volta che vi ho mandato la roba ritenevo che mi occorressero in un avvenire più o meno prossimo le scarpe. Oggi come oggi se avessi la possibilità ve le rimanderei (dato che mi hanno cambiato di cella ed in quella in cui sono non c’è nemmeno un po’ di spazio per poterle conservare); metterle sotto al letto nemmeno per il logico fatto, direbbero qui, che non ci sono ne’ brande ne’ materassi. Per tutto il resto mi sembra di avervelo scritto nella prima. Cercate di farmi sapere cosa avete ricevuto o se avete ricevuto tutta la biancheria (diremo) che avevo con me. Tanti saluti e baci a tutti vostro aff.mo Giovanni 40


TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “R. QUESTURA DI TRIESTE – UFFICIO POLITICO”; un altro “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

12 Zol Trieste XXIV 19.IV.1943 Carissimi ! Dubito che voi riceviate le due lettere che ogni settimana vi scrivo. Questo però non mi distoglierà dall’inviarvi ogni settimana mie notizie. Se anche non hanno quel valore di attualità sono convinto che a voi faranno piacere ugualmente. Questo vale principalmente per chi non ha la possibilità di venire a trovarmi. Il sacchetto che mi avete mandato è proprio adatto, tanto come grandezza quanto per comodità. A Emma ho già spiegato quanto mi occorrerà, e quali cose desideri avere per l’approssimarsi della bella stagione. Le pancere non occorre che me le mandiate più, così come pure la maglia felpata. Fatemi sapere se ricevete queste mie lettere che io da voi non ricevo mai nulla. Per essere più precisi ne ho ricevute tre. Tante vero ? Tanti saluti e baci a tutti vostro Aff.mo Giovanni

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TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “R. QUESTURA DI TRIESTE – UFFICIO POLITICO”; un altro “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

12 Zol Trieste XXV 29.IV.1943 Carissimi ! In questi giorni credevo di ricevere vostre notizie, ma purtroppo si capisce che anche quelle hanno perso la strada. Vorrà dire che verrete una volta di più al colloquio. A proposito dei colloqui; domandate in quell’ufficio quanto sia la durata del colloquio, e dite loro, o domandate come mai i sopracitati colloqui non ce li fanno durare più di dieci minuti. Ad ogni modo spero di dirvi tutto ciò nel prossimo colloquio. Se questa mia vi dovesse arrivare prima che veniate a portarmi la roba, cercate di non dimenticarvi il sapone. Salutatemi i miei cari cognati e sorelle tanti baci ai nipoti raccomandando a Mauretto di essere più buono se vuole che suo zio gli faccia avere la tanto desiderata moto. Particolari auguri ad Angiolina. Speciale alla mamma Vostro aff.mo Giovanni TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “R. QUESTURA DI TRIESTE – UFFICIO POLITICO”; un altro “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

12 Zol Trieste XXVI 06.V.1943 Carissimi ! Voi sapete per esperienza che sono un brontolone. In questo tempo però, non avendo a mia disposizione materiale che possa alimentare questa mia qualità non trovo così facilmente ed a mio gradimento argomenti che desidererei bene chiarirvi. Non so se sono in qualche modo riuscito a rendervi questa mia situazione. Ad ogni modo io vi scrivo anche se in tutta la lettera non riesco a far altro che persuadervi che non ho nemmeno un poco di allegra fantasia. Basta però secondo me avere un poco di salute e 42


mantenerla con convinzione che non dovrà mai più venire meno. Salutatemi tanto tutti, con particolare riguardo chi più si merita. Bacioni ai cari nipotini. Se ricevete questa mia prima che mi abbiate portato la roba o indumenti di vestiario fatemi il piacere di non dimenticarvi il sapone. Vostro aff.mo Giovanni. TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “R. QUESTURA DI TRIESTE – UFFICIO POLITICO”; un altro “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”. 12 Zol Trieste XXVII 17.V.1943 Carissimi ! Il primo lavoro questa mattina è di scrivervi, per farvi sapere che ho dormito bene e che al più presto andremo all’aria. Quest’ora è la più desiderata di quante ce ne sono. Capirete, in cinque in una cella dove ci dovrebbe stare uno solo? La cubatura di questo ambiente è di 20 metri cubi ritenuti sufficienti per una persona. Tutto questo ve lo ho scritto per farvi capire quanto desiderio e quanta necessità d’aria si abbia. Quando si ritorna si ha proprio l’impressione di essere rinchiusi in un ambiente troppo piccolo. Cara mamma ! Se credi vieni al più presto al colloquio così mi potrai più facilmente far capire come e quali siano le difficoltà da superare in questo momento. Tanti saluti e baci a tutti. Vostro aff.mo Giovanni

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TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “R. QUESTURA DI TRIESTE – UFFICIO POLITICO”; un altro “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

12 Zol Trieste XXVIII 30.V.1943 Carissimi ! Suppongo che questa mia vi troverà preoccupati anzi preoccupate nell’eterno problema (cosa ghe porteremo) o cosa “magneremo”, domani, dato che questa mia la riceverete verso le dieci e mezza o undici, quando il pranzo l’avrete già procurato. Mi pare di vedervi nei vostri singoli atteggiamenti. Questo come vedete vale per le preoccupazioni del mattino. Al dopo pranzo o alla sera vi immagino più riposate in quella tanto apprezzata terrazza. Se volessi continuare con ordine di tempo come ho fatto fin qui, forse in poche espressioni non riuscirei a farmi seguire nel mio onesto modo di ricordarvi, nel completamento delle ultime ventiquattro ore di tutte le giornate. Perciò buona notte e felici sogni. Tanti saluti e baci a tutti. Chi più ne desidera più ne prenda che io gliene do di vero cuore. Vostro aff.mo Giov(anni) TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”; Da questa lettera in poi compare il timbro “V.° per censura”, siglato dal censore.

Zol Trieste XXIX 31.V.1943 Carissimi ! Probabilmente voi, non avendo ricevuto come al solito le mie due normali lettere alla settimana, avrete pensato a qualche causa non certamente lieta. Invece tutto sta nel fatto che mi sono dimenticato di prenotarla un giorno prima, come si fa normalmente in questi luoghi. Speriamo o, per dir meglio, spero che sarete così buoni da perdonare per questa ed altre volte se mi dimentico. Dato il tono del mio dire con la scelta delle cose cosa mi può spronare a scrivervi di più che consigliarvi o chiedervi qualche cosa. Dato che voi avete certamente poco tempo per scrivermi, non riesco probabilmente a rendervi soddisfatti se 44


non ho in sostanza nulla da dirvi che ringraziarvi ed incoraggiarvi per quanto fate per me. Se non avrete ancora ritirato la biancheria cercate di venire. Tanti saluti e baci a tutti Vostro Giovanni TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XXX 03.VI.1943 Carissimi ! Salute ottima, morale altissimo. Se ogni cosa si potesse concludere con questi due requisiti mi pare che sarei tra i primi. Ad ogni modo avendoli è già un principio. Dato i pochi argomenti che ci sono per scrivervi ogni settimana, se non vi scriverò non preoccupatevi. Se più non trovate gradito ugualmente questo mio inconcludente modo di esprimermi, per far sapere che sto bene e che considerando le molteplici difficoltà che voi avete non posso che ammirare con quanto sacrificio vi preoccupiate di farmi meno sentire il peso di questa poco consigliabile esistenza. Cercate di far capire agli agenti di custodia, quando verrete a ritirare la biancheria, che il mio guardaroba non è così abbondante da poter contenere tanta biancheria od indumenti da potersi cambiare mantenendo la biancheria sporca di più di tre mute in attesa che la possiate ritirare? Baci a tutti. Vostro aff.mo Giovanni

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TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XXXI 16.VI.1943 Carissimi ! Aspetto con molta curiosità qualche vostra notizia. Vi ho scritto anche l’altro ieri, ciò è avvenuto perché cambiando di cella ci si sposta da una estremità all’altra del carcere con la naturale conseguenza (dicono qui) di scrivere anche tre volte oppure nemmeno una18. Con questo intenderei farvi sapere che nelle precedenti lettere vi ho chiesto se avete ricevuto tutta la roba invernale e la biancheria che avevo con me. In conclusione cara mamma io non ho tra pulite e sporche a tutt’oggi che due magliette, due camicie e due mutande. I pantaloni avrei bisogno di rimandarveli, affinché gli facciate una piccola riparazione. Tanti aff.mi saluti Vostro aff.mo Giovanni 18 Qui Giovanni Zol testimonia l’applicazione arbitraria del regolamento carcerario, che rendeva più difficile la vita dei prigionieri politici.

TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XXXII 19.VI.1943 Carissimi ! Probabilmente se non mi scriverete passerà secondo me ancora un bel pò di tempo prima che ci potremo vedere. Sinceramente mi dà un sapore veramente sgradevole lo scrivervi così cinque od anche più lettere senza ricevere nessuna corrispondenza. Io oltre alla biancheria settimanale avrei bisogno di un paio di pantaloni. Il giorno 18 giugno ho ricevuto le 50 lire. Tanti saluti e baci a tutti. Vostro aff.mo Giovanni 46


TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XXXIII 23.VI.1943 Carissimi ! Sebbene non dovessi per esperienza meravigliarmi se non ricevo posta come desidererei, vi prego di farmi sapere se avete ricevuta la mia richiesta di un paio di pantaloni che questi che ho sono rotti in un modo che qui non posso accomodare. Per tutto il resto non mi resta che rinnovarvi la richiesta di farmi pervenire lo spazzolino dei denti che ho dimenticato nella tasca interna del sacchettone che credo avrete già ritirato. Per tutto il resto non mi resta che ringraziarvi di tutto sperando di poter esservi riconoscente. Tanti saluti a tutti vostro aff.mo Giovanni TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XXXIV 26.VI.1943 Carissimi ! Ieri ho ricevuto I pantaloni da lavoro i quali, per dire la verità, mi sono alquanto lunghi: Certamente che la colpa è tutta mia che non ero presente per misurarmeli. Quando li ho provati mi sono ricordato che avrei dovuto chiedervi i pantaloni corti che credo saranno ancora in qualche posto. Se credete di mandarmeli qui mi farebbero comodo. Con maggiore desiderio ho pure ricevuto lo spazzolino ed il dentifricio. Speriamo che questa possibilità di poter tenere i denti sani non annulli ancora di più quanto mi avete con tanto sacrificio portato da mangiare. Questa volta tanto per precisare non mi hanno fatto avere la polenta tanto desiderata e gli amlet (?). Tanti saluti e baci a tutti. Giovanni 47


TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”; da questa lettera in poi un nuovo tipo di timbro su una linea riporta “V° PER CENSURA”.

Zol Trieste XXXV 10.VII.1943 Carissimi ! Non so se nella mia ultima lettera abbia fatto trapelare uno stato d’animo differente da quello che in realtà mi sento. Se ciò fosse mi raccomando di giudicare con più benevolenza che vi fosse possibile. Considerando l’età ed il luogo dove attualmente mi trovo. Come va con i bagni.? In quale ricercato luogo andate? Dato i vostri indubbi buoni gusti (che però devono essere sottoposti alle vostre grandi possibilità). Dubito che la maggior parte li facciate nella ineguagliabile terrazza. Se ciò fosse non mi resterebbe che congratularmi maggiormente con voi. In quanto alla confezione dei pacchi come pure per il continuo portarli non voglio dire di più, che se potrò non dimenticherò. Ad Angiolina come pure alle altre care sorelle i miei più cari auguri: saluti ai cari cognati. Saluti e baci a tutti. Giovanni. Le scarpe ve le dovrebbero dare TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE;

Zol Trieste XXXVI 14.VII.1943 Carissimi ! Ricevendo lunedì u.s. i calzoni corti mi persuasi che avrete ricevuto le mie lettere. Ricevetti pure un pezzo di sapone. Non so se faccio bene a ringraziarvi, dato che mi avete detto di non ringraziarvi; ad ogni modo ancora per questa volta lasciate correre. Per le scarpe mi sono interessato ed oggi mi dissero che ve le hanno date. Se ciò non fosse vero fatemelo sapere. Cara mamma credo che tu non te l’avrai a male se nello scrivervi non mi rivolgo personalmente a te. Mi pare di avertelo già detto tutto ciò non conta; perciò ti prego di fare opera 48


di persuasione anche presso i cari cognati e le altrettante care sorelle affinché non cadono nell’errore di credersi dimenticate se nelle mie lettere non li nomino quasi mai, ciò vale anche per il mio caro fratello. Ti dico o ti ripeto questo perché la delicatezza dimostrata dalla sorella, che sempre mi scrive mi fa sapere che sono le sorelle che mi mandano questa o quella cosa. Saluti e baci a tutti; vostro aff .mo Giovanni. TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XXXVII 17.VII.1943 Carissimi ! Se fate caso oggi siamo già sabato, cioè due giorni dopo aver ricevuto il pacco. Vi dico questo per farvi considerare che se avessi la possibilità di scrivervi nel giorno in cui lo ricevo sarei probabilmente molto più espansivo. Mi fate veramente meravigliare! E dire che io non volevo assolutamente convenire che eravate tali ! Questa mi servirà da lezione. Però quanto sarei contento anche per l’avvenire di ricevere simili musade (?). Le qualità ad ogni modo rifulgono sempre nelle difficoltà. Da questo lato mi sembra che, se avessimo delle qualità da dimostrare o far rivedere, non ci mancherebbe l’occasione. Tanti cari saluti e baci a tutti vostro aff mo Giovanni Il paio di pantaloni rotti che devono farveli avere con la biancheria sporca me li hanno ritirati al magazzino; perciò chiedeteli -baci-

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TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”. Da questa lettera in poi compare la sigla del censore ma non il timbro della censura.

Zol Trieste XXXVIII 28.VII.1943 Carissimi ! Non sapendo se l’ultima mia sia giunta, data l’importanza che io attribuivo al farvi conoscere la mia opinione nei vostri riguardi rifacendomi alla vostra del 9 c. m., vi ripeto anzi ripeto a te cara sorellona che sono molto contento di quanto mi hai scritto. Tralascio tutti i particolari constatando l’impossibilità di potermi esprimere. Non volendo fare dell’eccessivo ottimismo credo di non essere tanto lontano dal vero se credo di poter ancora fare qualche bagno. Per un’altra e più alta considerazione in questi giorni mi sento più contento sapendo che finalmente voi famigliari che non avevate nessuna colpa l’avete subita in ragione sproporzionata19 Con infinità auguri e baci Vostro aff.mo Giovanni 19 L’arresto di Benito Mussolini, il 26 luglio 1943, rese felice Giovanni Zol e gli fece sperare una prossima liberazione dal carcere; rispetto alle lettere precedenti, il tono cambia decisamente.

TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XXXIX 01.VIII.1943 Carissimi ! Non credo che per farvi capire lo stato d’animo di tutti i bersagliati politici ci voglia la perspicacia di molti manipolatori di fatti e di parole. Se non mi vedrete, come è stato stabilito nel decreto di amnistia, ritornare al più presto vi consiglio di andarlo a chiedere a quel gentile commissario che tanto si occupò dei miei casi20. Tanti cari saluti e baci a tutti. Una vera meraviglia quel pezzo di sapone bianco che mi avete mandato ultimamente. Grazie per i soldi che ricevo con regolarità insperata. 50


20 Il 23 luglio 1943 il Governo Badoglio pubblicò un decreto di amnistia per i prigionieri politici.

TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XL 04.VIII.1943 Carissimi ! Con molto piacere ieri ho ricevuto due lettere in cui per il loro contenuto o nella sostanza si vorrebbe, anzi mi si dimostra, che il mio animo si rispecchia nello scrivere, tanto fedelmente da poter essere sicuri di non sbagliare. Se ciò fosse quasi vero (non per farvi un rimprovero, ma per dimostrarvi che potreste anche sbagliarvi) vi dirò. Come mai voi che cercate tutte le possibilità per non farmi acquistare quell’espressione di scontentezza, non vi siate ancora accorte di quell’asola delle mutande che oggi mi son ricambiato non so precisare che volta sia numericamente parlando. Non vi siete accorte di questa (buseta), adesso ho potuto precisare l’errore nel dire asola. Come vedete resta impossibile cambiare il modo di ragionare di uno che dalla vita, se vogliamo essere onesti, non ha avuto troppe consolazioni. Non potevo farne a meno. Saluti e baci vostro aff.mo Giovanni

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TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XLI 07.VIII.1943 Carissimi ! Oggi forse, considerando la migliore temperatura atmosferica, vedrò se in una prossima lettera sarò riuscito come per il solito a rendere comprensibile il mio stato d’animo. Nella precedente lettera, dopo quanto state facendo per me, mi sembra che se fossi stato un pò più gentile non avrei dovuto scrivervi cosi. Mi fido della vostra considerazione. Troppo facile, vero? Dato i tempi. Dato che mi son messo a fare domande cercate di farmi sapere qualcosa dei miei cari cognati e sorelle. Cosa dice Carletto? E con Angiolina come va? Io credo che per il lieto evento potrò esserci anch’io. Può essere azzardato, ma non dispero21. Savino e la sua famiglia non mi resta che ringraziarlo ed incaricarlo di salutarmi qualcuno, che forse prima d’oggi poteva comprometterlo22. A Santo e a Bruna con quel birbante di Mauretto un migliore avvenire. Alla sorellona desidererei parlarle. Saluti e baci a tutti. Speciali alla mamma. 21 Giovanni Zol spera di lasciare presto il carcere grazie all’amnistia promessa dal Governo. 22 Giovanni Zol, approfittando del non eccessivo margine di libertà concesso dal regime di Badoglio, cominciò a riprendere i contatti con i compagni antifascisti ancora liberi; forse comincia qui la strada che lo portò alla lotta partigiana

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TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XLII 11.VIII.1943 Carissimi ! L’altro ieri ho ricevuto la vostra del 21 s.m. nella quale, tra le altre cose, mi consigliate di aver pazienza. Ammetto che nello scrivere, data la mia ignoranza, non riesca a rendere l’idea. Oppure dandovi ragione quando dicevate che parlavo troppo poco per pretendere che sia capito, non vi abbia espresso almeno nel vostro intendimento quale sia il mio naturale stato d’animo. Se dovessi continuare con questo tono ritengo che otterrei il risultato uguale, cioè di non essere riuscito a farmi seguire. In poche parole nello scrivere posso aver fatto credere una cosa che almeno io non credo di averla mai avuta. Il mio stato d’animo è suppergiù quello che era con la piccola differenza che qualcuna delle verità che vi dicevo si è avverata. Questo certamente contribuisce un po’ a farmi esprimere così. Tanti bacioni a tutti. Speciali alla mamma, e di questi uno particolare alla sorellona.

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TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XLIII 14.VIII.1943 Carissimi ! Ieri ho ricevuto la cartolina postale che così desideravo concepita. Per ciò un voto di merito alla scrivente, che si dimostra sempre di più intelligente. Se riuscirò a fare ancora qualche bagno il merito non lo potrò attribuire che a chi con encomiabile agire solleciterà maggiormente le autorità incaricate di disbrigare le pratiche23. Secondo me ritengo che per l’avvenire potreste scrivermi cartoline postali che impiegano, secondo una differente considerazione, una differente censura e perciò arrivano prima. Tanto è vero che ha impiegato pochi giorni. Per tutto ciò che avete fatto e per quanto state per fare, come vi ho già sopra citato di sfuggita, non mi resta che dirvi grazie. Tanti saluti e baci a tutti. Avete ricevuto le due camicie che vi ho mandato la precedente volta quasi pulite? Se vi dovessi mandare a casa due asciugamani e dell’altra biancheria tenetela voi (che io ne ho abbastanza). 23 L’amnistia promessa era, evidentemente, difficile da attuare a causa della burocrazia; Giovanni Zol ironizza forse sull’effettiva volontà di attuare l’amnistia.

TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XLIV 18.VIII.1943 Carissimi ! Con grande piacere ieri ho ricevuto la lettera in data 5 c. m.; capirete che per me è sempre un gran piacere. Oggi invece ho ricevuto la biancheria senza l’asciugamano di cui avevo realmente bisogno. Già nella precedente vi chiedevo e vi richiedevo se avete ricevuto le due camicie pulite che vi avevo mandato due settimane fa. Come avete capito quegli asciugamani e fazzoletti che avete ricevuto teneteli a casa che qui non ho dove tenerli. Sono quasi sicuro che prima che questa 54


venga a voi recapitata avrò già avuto il piacere di avervi visto a colloquio. Se ciò non fosse, credetelo, dipende molto da voi. Con infinito piacere vostro Aff.mo Giovanni TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XLV 21.VIII.1943 Carissimi ! L’ultima che ricevetti fu in data 8 m.c. e la ricevetti il 19 m.c.; tanto questa quanto la precedente rafforzano in me la convinzione che io, per il passato, non sia riuscito a spiegarmi, oppure che non sia riuscito a capirvi come avrei dovuto. Come vedi cara sorella ci vorrebbe per chiarire un pò meglio certe cosettine del tempo. Nell’attesa che ciò avvenga cercherò, anzi ripasserò e se sarà necessario studierò, matematica affinché possa alla meglio cercare di tenerti testa nel fare i conti. Per i pacchi più di tutto sono contento del modo con cui è concepita la lista. Tra le cose che quasi sempre mi dimentico di dirvi sarebbero i pantaloni da ritirare. Quelli che già dovetti cavare per essere cuciti. E se potete procurarmi un pezzo di sapone, e l’asciugamano. Tanti saluti e baci a tutti. Speciali alla mamma e ai nipotini

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TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XLVI 25.VIII.1943 Carissimi ! Ieri ho ricevuto la vostra lettera in data 19- VIII- m.c. nella quale in poche parole siete riusciti a spiegarmi cosa avete fatto. A casa vi hanno chiesto delle informazioni che sono venuti a prendere. Sono contento di tutto e specialmente per quanto riguarda la vostra naturale insistenza nel chiedere per lo meno il colloquio. Per mia esperienza non ero mai stato ottimista per quanto possa riferirsi alla mia naturale libertà. In quanto alla biancheria non sono ancora riuscito a sapere se avete ricevuto le camicie che vi ho consegnato, oppure che ho creduto di consegnarvi. Sono contento dell’asciugamano e della roba pulita che oggi ho ricevuto. Se riuscite a ricordarvi nelle prossime fatemi sapere se avete chiesto o se avete ritirato i pantaloni da riparare. Io parlo (o scrivo ) come se voi non aveste niente da fare che pensare a me. Tanti saluti e baci vostro aff.mo Giovanni. TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XLVII 28.VIII.1943 Carissimi ! Per l’ennesima volta mi hanno cambiato di cella. Se prima stavo male considerando il numero di componenti la cella, nei confronti della cubatura dell’aria stabilita dalle leggi, ora sto peggio. In una cella in cui come vi dicevo, per legge, non si potrebbero mettere in rapporto alla cubatura dell’aria più di una persona oggi ci troviamo in sei N° 6 con il beneficio di non avere né uno straccio sufficiente per far pulizia né una scopa. Vi scrivo tutto ciò affinché vi possiate rendere conto di tutte quelle umane considerazioni con cui oggi come ieri considerano i detenuti politici. L’aria è insufficiente senza tenere conto che qui gli agenti di custodia non hanno nessuna considerazione24. Ieri ho ricevuto la cartolina postale nella 56


quale mi comunicate quanto vi chiedevo. Mi sembra che non sia necessario che vi dica cosa dovete fare con quegli asciugamani. Tanti saluti e baci a tutti. Sarebbe inumano credere che io pensi così nei riguardi dei bagni. 24 Giovanni Zol testimonia qui chiaramente che l’arresto di Benito Mussolini non fece cadere il regime fascista, come si volle far credere, ma portò al potere il generale Pietro Badoglio; per gli antifascisti in carcere non cambiò nulla, era tutto “oggi come ieri”

TIMBRO E CENSURA – Un timbro circolare illeggibile è certamente quello porta la scritta “CARCERI GIUDIZIARIE PRINCIPALI – TRIESTE”.

Zol Trieste XLVII 4.IX.1943 Carissimi ! L’altro giorno sono stato interrogato dal giudice del T[tribunale] Militare25. Vi informo di ciò per farvi sapere che adesso potete andare a chiedere i tanto attesi colloqui. Personalmente voi per il momento non cercate di provvedere (se ben ho capito?) Per tutto il resto mi sembra che non posso lamentarmi. In questo momento con lo starnuto che mi è venuto mi sono ricordato di chiedervi quei pantaloni lunghi che avete già messo a posto. Brontolone! penserà o esclamerà qualcuno. Sarei curioso di capire per mezzo di una cartolina postale a cosa ti riferivi con quel provvederò. Tanti saluti e baci a tutti. Se non hai ancora restituito gli asciugamani restituendoli fagli sapere quanto ti ho scritto. Anche se li hai già restituiti. Alla mamma uno speciale. Come stanno tutti gli altri parenti in questi momenti. Giovanni 25 Cosa voleva sapere costui da Giovanni Zol ? Non si sa; la sola cosa evidente è l’accanimento con cui gli antifascisti continuavano a essere perseguiti da un regime fascista che si dichiarava post-fascista, proprio mentre il Governo Badoglio firmava l’armistizio a Cassibile, il 3 settembre 1943.

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Calcizze XLIX 18.X.1943 Carissima mamma ! E questa carissima mamma viene dal più profondo del cuore. In questa fortunata coincidenza ti mando tutte le notizie in mio possesso per informarti sul mio ottimo stato di salute (avvalorato dalla garanzia di questa gentilissima signora che in una occasione veramente incredibile è riuscita a conoscermi ed a invitarmi, in queste mie poche ore di sosta, a scriverti). Se non sono tanto ordinato nello scriverti cerca di capirmi. “Dunque” ho incontrato Emma e Davide per la prima volta in un paese che non ha scopo che te lo nomini, un giorno dopo la loro partenza da casa. Francamente quando li incontrai non fui troppo entusiasta, tutto considerato. Da quel giorno fecero parte di una unità comandata da me. Per ragioni inerenti ai nostri reciproci obblighi non abbiamo avuto occasione di scambiare le nostre opinioni. Fino ad otto giorni fa circa come loro comandante, sebbene non abbia avuto modo di ringraziarli per la loro attività partigiana, non ho avuto modo di lamentarmi. Otto giorni fa circa come sopra ti ho scritto vidi Davide in una breve occasione che con un suo gruppo si spostava. Dopo due giorni ritornai sul posto dove ci fu il combattimento. Ti posso assicurare che tra i morti colà esistenti lui non c’era. Mamma carissima come vedi, sono di una franchezza crudele. Ma credo che tu nel profondo del tuo cuore di madre che ha molto sofferto sia contenta di questa mia fredda e crudele descrizione. Mamma carissima chi ha molto sofferto come te sa comprendere anche questa allontanante fraseologia. Di Emma so solamente che in quei giorni si è accoppiata a Pino Konig. Sempre in occasione di quel tanto strombazzato annientamento di quelle infamanti bande di briganti, certo che se considerano briganti tutti coloro che per una ragione più o meno giustificabile misero a marcire in prigione, hanno ragione. Mancandomi notizie più sicure credo di poterti assicurare che loro sono tutti e due in vita. Ad ogni modo al più presto ed in qualche altra occasione ti terrò informata di tutto quanto potrò sapere sul conto loro. La signora che gentilmente si è preoccupata di farti avere questo mio scritto si è anche interessata di farmi mangiar bene ed a sazietà. Il resto te lo dirà credo a voce. Sono contento e soddisfatto di mettere o di poter mettere a disposizione della causa tutte le mie forze fisiche e spirituali. Bacioni a te ed alla cara sorellona che molto spesso e volentieri la ricordo. Saluti a tutti Giovanni Zoll 58


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GIOVANNI ZOL DA PESCINCANNA ALLA NASCITA DELLA COSTITUZIONE

Cenni biografici Giovanni Zol (figlio di Antonio e Luigia Morello) nasce a Pescincanna di Fiume Veneto (PN) il 13 marzo del 1908. Nel 1912 la famiglia si trasferì a Trieste, allora appartenente all’impero Austro-Ungarico, in un appartamento situato nelle vicinanze del cimitero di S. Anna. Per il loro carattere di immigrati gli Zol erano considerati dalle autorità austriache stranieri ma, per una famiglia di braccianti, arrivare a Trieste rappresentava un progresso e una speranza di uscire da una situazione di indigenza. Purtroppo questa speranza durò poco: allo scoppio della prima guerra mondiale, tra l’aprile ed il maggio del 1915, assieme ad altri 30.000 italiani, chiamati dagli “imperiali” austriaci con l’appellativo dispregiativo “regnicoli”, furono costretti ad abbandonare Trieste e ritornare in Italia. Gli Zol, ritornati in Friuli da profughi, furono sistemati a Pordenone, non lontano dal loro paese d’origine; qui sostarono in condizioni di estrema precarietà in un vecchio albergo (la sorella Palmira riferisce che erano in dieci per stanza) fino a quando non vennero mandati come profughi in Valle d’Aosta, prima a Saint Nicholas e infine ad Aosta. In questi frangenti il nucleo familiare, privato della presenza del capofamiglia Antonio (impegnato al fronte), si vide costretto a sbarcare il lunario mandando il piccolo Giovanni a fare il pastore sulle pendici del Gran Paradiso e Palmira a servizio presso una famiglia locale. A questo sacrificio si aggiunga la prova data dalla madre di Giovanni, Luigia Morello, che si sobbarcò la conduzione della propria famiglia praticamente da sola in quanto il marito, arruolato e nonostante l’età inviato al fronte, ritornò ferito. Ma Aosta non significò per questa famiglia solamente momenti bui, in quanto ivi nacquero Angelina (05.05.1917) e Davide il 18.04.1919, aggiungendosi a Palmira (Fiume Veneto 05.09.1905), Giovanni (Fiume Veneto 13.03.1908), Maria (Fiume Veneto 23.09.1909), Amelia (Fiume Veneto 02.08.1912), Bruna (Trieste 25.05.1914) ed infine Emma (Trieste 03.12.1923). L’antifascista ed il combattente per la libertà Al termine del primo conflitto ci fu il ritorno a Trieste, che nel frattempo era divenuta italiana. Iniziò così per Giovanni una nuova esperienza lavorativa come operaio siderurgico e, in parallelo, l’avvicinamento al movimento operaio impegnato a combattere clandestinamente il fascismo. 61


Nel 1929 fu chiamato a prestare il servizio militare nei reparti del Genio; verrà congedato nel 1930 con il grado di caporal maggiore. Il 12 settembre del ‘36 fu arrestato dalla polizia fascista mentre si trovava sul posto di lavoro: subì una condanna a cinque anni di confino da scontare in Meridione (Cerchiara di Calabria, Isole Tremiti, ecc.). Questa condanna non placherà la sua sete di liberazione dalla dittatura fascista, anzi, in un certo senso la rafforzerà, poiché avrà modo di conoscere, da detenuto, altri confinati politici. Una volta rimesso in libertà, ritornò a Trieste ove riprese con più slancio di prima la lotta clandestina fino al 10 febbraio 1943, quando venne nuovamente arrestato e rinchiuso entro le mura del carcere triestino del Coroneo. Con la stipula dell’armistizio (8 settembre 1943) riottenne la libertà agognata che lo portò in Istria ove costituì, in pieno accordo con le organizzazioni antifasciste slave, il “Battaglione Triestino” (vi confluiranno triestini, muggesani, istriani, italiani, ecc.). Il 26 settembre 1943 formerà un secondo battaglione e così prenderà corpo la “Brigata partigiana Trieste”, conosciuta anche come “XVI brigata popolare del Nov”, di cui Giovanni Zol diverrà subito comandante. Le truppe tedesche, però, non tollerarono che il movimento partigiano tagliasse le loro comunicazioni sulla direttrice Pola-Fiume; per questo scatenarono una violenta offensiva che inflisse gravissime perdite alla giovane e ancora non sufficientemente temprata formazione partigiana, tanto da imporle una rapida riorganizzazione. Ed è in questa delicata fase che, forse la notte dell’11 novembre 1943, a Mune Piccola (Mattuglie-Croazia), il reparto partigiano perse il suo comandante Giovanni Zol. I superstiti decisero di ricostituire una formazione partigiana italiana che operasse in Istria; così nella metà di novembre del 1943, presso Dol, nell’alta valle del Risano, fu costituito un battaglione che, arricchito di nuovi aderenti, tra i quali ex ufficiali del disciolto esercito italiano, assunse il nome di 3° battaglione “Giovanni Zol”. Il “forse” è ben spiegato da Giacomo Scotti in questa e-mail del 9 giugno 2011: “Gentile Signor Rosset, nel mio libro JURIS! JURIS! ALL’ATTACCO (Mursia, Milano, 1984), alle pagine 59-70, ho fornito tutte le informazioni sul periodo in cui Giovanni Zol formò la brigata e sulla sua eroica morte. Ho indicato ambedue le date riferite dalle fonti sulla sua morte, comprese le incertezze. Nella nota (8) a pag. 67 confermo che la data più probabile risulta quella dell’11 novembre, anche perché mi fu confermata sia da Agostini che Luperini 62


e da altri protagonisti che combatterono al fianco di Zol e dopo la sua morte. Oggi, morti anche quei protagonisti e in mancanza di altri documenti non si può dire altro. Potete servirvi, citando la fonte, del mio libro. Gradite cordiali saluti, Giacomo Scotti”. Giovanni Zol non è stato solo un grande organizzatore, ma soprattutto un antifascista intransigente che, nonostante le persecuzioni, giunse fino all’estremo sacrificio. Egli è stato anche un internazionalista convinto, uno degli oltre 22.000 partigiani caduti in queste terre che, con la loro lotta comune contro l’oppressore, hanno contribuito a realizzare scelte di pace. L’istria Dando ora un breve sguardo alla storia secolare dell’Istria, vediamo che Venezia non era interessata a far sudditi gli sloveni ed i croati, le interessava soprattutto rendere la rotta lungo l’Adriatico sicura dai pirati, affidando i porti ad amministratori fedeli e creando una rete di fortezze sulle vie di comunicazione dall’interno dell’Istria verso la costa. Durante il mezzo millennio del predominio di Venezia, la costa ed alcuni centri dell’interno si arricchirono, mentre il contado rimase alle popolazioni slave, che vivevano con un’agricoltura di sussistenza, ma non furono venetizzate con la forza. L’Austria, che subentrò a Venezia, continuò questa politica cercando di provocare attriti tra le diverse nazioni per porsi, in un secondo momento, come elemento di equilibrio fra le stesse. Il realismo mercantile veneziano e austriaco era comprensibile, lo fu molto meno l’italianizzazione forzata degli slavi, negando loro l’uso della lingua e delle scuole. Soprattutto l’Italia fascista compì violenza su uno spazio multinazionale e multietnico, fornendo un pessimo modello per la futura reazione di senso opposto: le basi della tragedia consumatasi dal 1943 in poi e della conseguente fuga degli italiani affondano le radici in questo contesto storico. L’Istria è un mondo a sé, in quanto non è solo italiana dove si parla italiano, non è solo croata dove si parla croato e non è solo slovena dove si parla sloveno; perciò speriamo che l’entrata della Croazia nell’Unione Europea permetta all’Istria di riappropriarsi delle proprie radici storiche e culturali e diventare una regione europea transnazionale. La costituzione Riflettendo sull’attualità dell’esperienza di Zol, oggi non dobbiamo dimenticare i valori della Resistenza al fascismo. 63


Dal punto di vista dell’intreccio, parzialmente raggiunto, fra politica e masse popolari operaie e contadine, la Resistenza non ha precedenti nella storia italiana, anzi scioglie provvisoriamente l’indifferenza e non partecipazione che aveva sempre caratterizzato il rapporto fra ceti subalterni e Stato nazionale; anche la prima guerra mondiale non era stata una guerra dei contadini, ma subita dai contadini. Tra le molte rivendicazioni portate avanti dai resistenti, poche furono poi soddisfatte; operai e contadini, infatti, avevano combattuto non solo per cambiare le strutture repressive dell’Italia fascista, ma anche per trasformare i rapporti sociali dominanti: questo non sempre avvenne. Gli ideali della Resistenza si sostanziano nella Costituzione repubblicana. La Costituzione della Repubblica Italiana, vale a dire quel complesso di norme che regolano la struttura essenziale dello Stato ed i rapporti fra i cittadini e lo Stato, entrò in vigore il 1° gennaio 1948, in seguito a elaborazione e approvazione (27 settembre 1947) da parte dell’Assemblea Costituente, eletta il 2 giugno 1946, giorno in cui gli italiani scelsero con referendum la forma repubblicana dello Stato. Tutte le forze politiche volevano creare un’organizzazione statale contrapposta a quella fascista, di qui la creazione di una carta costituzionale “rigida” che non permette, cioè, l’abrogazione o deroghe mediante leggi ordinarie, per non dare adito al ritorno di regimi autoritari e antidemocratici. L’esigenza di modificare lo Statuto Albertino (carta costituzionale flessibile), concesso nel 1848 da Carlo Alberto al Regno di Sardegna e poi divenuto carta costituzionale del regno italiano, nacque in seguito allo studio della sua natura: esso infatti, non era stato in grado di impedire l’avvento del fascismo. Questa breve cronistoria non va, naturalmente, interpretata come celebrazione del singolo, ma dell’ideale che ha spinto Giovanni Zol e tanti altri insieme con lui a dare il loro contribuito alla lotta contro il fascismo, permettendo alle classi sociali più povere di emanciparsi sia economicamente sia socialmente. Sviluppi Un ringraziamento degli autori giunga all’Amministrazione Comunale di Fiume Veneto, che ha contribuito alla migliore riuscita della presente opera. La ricerca storica su Giovanni Zol continua sia nella Valle d’Aosta che nei luoghi dove fu prigioniero con l’aiuto di ricercatori locali. Dalla Valle d’Aosta sono giunte preziose informazioni sulla vita della famiglia Zol e dei profughi friulani della prima guerra mondiale, grazie alla collaborazione del dott. Alessandro Celi. 64


Da Cerchiara di Calabria è giunta attraverso il dr. Giuseppe Marano una busta inedita della corrispondenza intercorsa tra Giovanni Zol e la sorella Emma. Purtroppo la mancanza del testo impedisce di inserirla tra i documenti qui pubblicati. Un grazie all’Architetto Luca Pellegrini per il progetto grafico e per i preziosi consigli nella strutturazione generale del lavoro e a tutti coloro familiari e amici che hanno dato il loro sostegno al fine della realizzazione di questo saggio. Agostino Rosset

Giorgio Rizzo

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Agostino Rosset Nato a Praturlone di Fiume Veneto (PN) nel 1948, studente lavoratore, consegue nel 1975, il diploma di Geometra e nel 1984 la laurea in Scienze Politiche; docente di diritto del lavoro e legislazione sociale nei centri di formazione. Appassionato di alpinismo, speleologia e storia locale. Ha pubblicato diversi manuali sulla didattica speleologica: “ELEMENTI DI TOPOGRAFIA, orientamento e tecniche di rilievo in cavità”; “SICUREZZA IN PROGRESSIONE”; “GEOLOGIA E CARSISMO con particolare riguardo alle rocce carbonatiche”. E’ presente con testi e documentazioni in pubblicazioni di carattere storico. Nel 2001 ha pubblicato “Lettere dal confino” di Giovanni Zol. Giorgio Rizzo Nato a Pordenone il 24 ottobre 1972, docente di greco, latino, storia e letteratura nei Licei; giornalista pubblicista, ha collaborato con “Messaggero Veneto” e “Gazzettino” e ha pubblicato diversi saggi di storia su riviste specializzate anche a livello nazionale. E’ membro del Consiglio direttivo dell’Istituto Provinciale per la Storia del Movimento di Liberazione dell’Età contemporaneo ha pubblicato libri di storia, tra i quali “Grecia, la guerra subdola”. Ha curato l’allestimento di mostre di carattere storico con proprio materiale e relativi pannelli, riassumenti le sue lunghe ricerche.

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Giovanni Zol. Lettere dal confino  

Storia del confinato politico Giovanni Zol (19)

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