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’ L UNIVERSITÀ

BOLOGNA, 21- 22 maggio ELEZIONI UNIVERSITARIE


Sommario 1 6 7 8

6 buoni motivi per votare Residenza provvisoria per studenti fuorisede Lettera all’assessore alla Sanità della Regione Emilia Romagna, Carlo Lusenti Non dobbiamo dimenticare

10 Effetti devastanti del Porcellum

12 Daniel Pennac: laureato a Bologna

13 Tecnologia? Sì. Con consapevolezza 16 La vicenda di Bartleby

HANNO COLLABORATO Gianluca Scarano, Matteo Montanari, Enrico Verdolini, Michela Tancredi, Michele Musso, Prisca Amoroso REALIZZAZIONE GRAFICA Kore Edizioni - www.koreedizioni.it


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BUONI MOTIVI PER VOTARE

Votare è un diritto, oltre che un dovere. Non sprechiamolo. Non lasciamo che qualcun altro decida al posto nostro. È importante condividere il valore etico e sociale delle votazioni e soprattutto non dimeticare che tramite le rappresentanze gli studenti possono influire sulla propria condizione di vita all’interno dell'ateneo l 21 e 22 maggio si terranno le elezioni per il rinnovo dei rappresentanti degli studenti dell’Alma Mater: un momento atteso da tre anni. In passato le elezioni c’erano ogni due anni e l’allungarsi dell’intervallo tra un’elezione e l’altra (aiutato dal modello 3+2) ha finito per allontanare gli studenti da quella che dovrebbe essere una loro “preoccupazione” abituale. Troppo spesso le elezioni studentesche vengono trascurate, forse come naturale conseguenza di quella che è la continua perdita di legittimità dell’attuale sistema politico italiano. Ma equiparare le due cose è un grosso errore. Parliamo, in questo caso, di sistema universitario e non di sistema politico. E parliamo in particolare di come si organizza il governo democratico dell’ateneo. La possibilità delle elezioni all’interno dell’università nasce grazie alle rivendicazioni sessantottine, insieme a tanti altri cambiamenti prodotti nella direzione della modernizzazione e mas-

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sificazione del sistema universitario italiano e del conseguente aumento della sfera dei diritti degli studenti. L’università, non più per pochi, ma aperta a tutti, diventava quasi un prodotto della crescita del benessere e della classe media che si erano registrati nel corso degli anni Sessanta. Era ovvio che il sistema universitario non poteva più reggersi sulle vecchie logiche del passato e sul retaggio della riforma Gentile. Si rendeva necessario aprire il funzionamento del “sistema università” alla compartecipazione nel governo di tutte le sue componenti, fra queste, in primo luogo, la più importante: gli studenti. Ogni livello didattico andava presidiato con delle quote di rappresentanti suddivise fra studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo. A partire dagli anni Settanta tutti gli studenti hanno potuto eleggere i propri rappresentanti in seno ai livelli istituzionali che riguardano lo studio, in particolare facoltà e ateneo. La riorganizzazione della riforma Gelmini ha comportato la nascita di un nuovo livello: i dipartimenti. Ve ne sono 33 in tutto, vengono raccolti in 11 scuole. Il livello più vicino agli studenti è il Consiglio di corso di laurea. Ciascuno di noi può vedere garantiti i propri diritti grazie ai rappresentanti che "sorvegliano” le ordinarie attività di un corso di studi.

Le potenzialità sono però più limitate rispetto a un Consiglio di dipartimento che organizza la didattica e i servizi di tutti i corsi di laurea che gli sono soggetti. Il livello più importante è quello del Consiglio studentesco perché dalla sua composizione discendono gli orientamenti che influenzano l’ordinamento dell’ateneo nelle decisioni. Il sistema universitario bolognese ha sempre visto prevalere il centrodestra che ha potuto sfruttare una sterile divisione delle realtà studentesche di sinistra. Tutto ciò, in una città che viene chiamata “rossa”, non è più tollerabile. Ma quest’anno sembra che il trend possa invertirsi. L’associazionismo studentesco della sinistra bolognese si presenta unito e compatto in un nuovo progetto, una piattaforma studentesca innovativa chiamata UNISi-Universitari di Sinistra. A livello nazionale, l’organo più importante di rappresentanza studentesca è il Consiglio Nazionale degli studenti universitari, il quale raccoglie al suo interno studenti eletti in ciascuna circoscrizione macro regionale e che formula pareri sull'attività del Ministro dell'Istruzione. Ci sono stati ministri, come la Gelmini, più sordi degli altri: «La rappresentanza studentesca - spiega Federico Nastasi, Coordinatore rete universitaria nazionale del PD - è stata progressivamente privata di potere e funzione, soprattutto a seguito della riforma Gelmini. Un rappresentante, per quanto motiva-

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PERCHÉ BISOGNA VOTARE PERCHÉ È UN TUO DIRITTO

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PERCHÉ ALTRIMENTI QUALCUN ALTRO DECIDERÀ AL POSTO TUO

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PER PAGARE MENO TASSE

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PER VALORIZZARE L'UNIVERSITÁ PUBBLICA

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PERCHÉ ALTRIMENTI NON C'È DEMOCRAZIA

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PERCHÉ I RAPPRESENTANTI TI AIUTANO CON I PROBLEMI BUROCRATICI


Combattere l'astensionismo deve essere l'obiettivo di un'azione di buona rappresentanza

to, ha sempre meno strumenti per difendere e promuovere la condizione degli studenti. Gli spazi esistenti vanno prima difesi e poi allargati. Combattere l'astensionismo deve essere l'obiettivo di un'azione di buona rappresentanza». Gli studenti dunque dovrebbero informarsi su quelle che sono le prospettive che riguardano il loro modo di vivere l’università e sono i rappresentanti co-

loro che partecipano al miglioramento della didattica. Il disinteresse non produce nulla se non sterilità e lascia spazio a coloro che fanno dell'attivismo studentesco una professione politica, magari andando anche fuoricorso e finendo paradossalmente per perdere così la dimensione studentesca, la dimensione dello studente che si alza ogni mattina per andare a lezione. «Nelle università

– prosegue Nastasi - vivono le esperienze più avanzate di partecipazione alla vita civile di questo Paese. Tramite le rappresentanze gli studenti possono influire sulla loro condizione di vita dentro l'ateneo. Pensiamo all’esperienza francese: lì la rappresentanza studentesca è riconosciuta come parte sociale e si confronta direttamente con il governo. L'importanza della funzione di rappresentanza è legata al potere che esercita e al ruolo che svolge». È proprio questa la certezza della rappresentanza studentesca, quella certezza che la rende del tutto dissimile da una attività politica ordinaria. Gli studenti dovrebbero votare e soprattutto chiedere conto ai rappresentanti del loro operato dopo il voto. «Una buona azione di rappresentanza può incidere sulla didattica, - spiega Nastasi - sugli spazi, sul rapporto con i docenti, può migliorare il rapporto tra città e ateneo. Oltre a questi ambiti di intervento immediati, i rappresentanti agli organi maggiori possono determinare la qualità del welfare studentesco o i piani di mobilità internazionale». È bene quindi informarsi sui candidati e sui loro programmi, e magari mettere in evidenza nuove problematiche e proporre progetti. Votare è un nostro diritto, oltre che un nostro dovere. Non sprechiamolo. Non lasciamo che qualcun altro decida al posto nostro. Riflettiamoci. GIANLUCA SCARANO L’UNIVERSITÀ 3


SENATO ACCADEMICO

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Organo esecutivo composto da 11 membri e presieduto dal Rettore. È organo responsabile dell’indirizzo strategico, della programmazione finanziaria e del personale dell’Ateneo.

Il Consiglio Studentesco designa i membri studenteschi che compongono i due organi che concorrono al governo democratico dell’Ateneo

Organo di rappresentanza della comunità universitaria, composto da 35 membri fra presidi, docenti, ricercatori, personale ecc... Ha funzioni di coordinamento di tutte le articolazioni dell’Ateneo e di collaborazione con cda per iniziativa e programmazione finanziaria e del personale.

⤴ Consiglio studentesco

Organo ufficiale di rappresentanza degli studenti in Ateneo: ha la funzione di formulare pareri su tutto ciò che concerne gli interessi degli studenti. È formato da 33 membri (che rimarranno in carica 3 anni) eletti dagli studenti di 1° e 2° ciclo. Possono votare gli studenti che nell’anno accademico dell’elezione risultino regolarmente iscritti (anche fuori corso).

⤴ SCHEDA MAGGIORITARIA 13 eletti con candidature individuali

Non si presentano liste ma solo candidati. Cioè sulla scheda compaiono solo i nomi dei candidati e ogni studente deve semplicemente barrare la casella con il nome del candidato prescelto (UN SOLO VOTO DI PREFERENZA, eventuali nominativi in eccedenza rendono nulla la scheda) e non scrivere nient’altro. Non c’è vincolo di Scuola né per l’elettorato attivo né per l’elettorato passivo. Tutti gli studenti dell’ateneo possono candidarsi e possono essere votati da tutti. Gli eletti con questa componente di voto dovrebbero essere nomi che rispecchiano la maggioranza degli studenti, in maniera trasversale a tutte le Scuole. Verranno eletti i 13 più votati e, a parità di voto, risulterà eletto il più giovane.

⤴ SCHEDA PROPORZIONALE 20 eletti con candidature mediante liste concorrenti

Le candidature vengono presentate mediante liste concorrenti nelle 11 circoscrizioni, ovvero le Scuole dell’Ateneo. Gli studenti ricevono una scheda con le liste relative solo alla propria Scuola. Sulla scheda si barra una lista e di fianco si scrive il nome del candidato. Si può dare un solo voto di lista e massimo 2 voti di preferenza all’interno della stessa lista. Ciascuna Scuola elegge 1 o 2 consiglieri proporzionalmente alla dimensione della Scuola in termini di iscritti al fine di garantire rappresentatività per ciascuna delle scuole dell’Ateneo. (Agraria e Medicina Veterinaria 1; Economia, Management e Statistica 2; Giurisprudenza 2; Ingegneria e Architettura 3; Medicina e Chirurgia 2; Scienze 1; Farmacia Biotecnologie e Scienze Motorie 1; Lettere e Conservazione dei beni culturali 3; Lingue, Letteratura, Interpretariato e Traduzione 1; Psicologia e Scienze della Formazione 2; Scienze Politiche 2).

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Consiglio di dipartimento

Ce n'è uno per ognuno dei 33 nuovi dipartimenti. Con rappresentanza di docenti, personale tecnico-amministrativo e studenti. Programma la didattica in relazione alle risorse gestite. Il consiglio elegge un direttore di dipartimento che presiede una giunta formata da due rappresentanti per ciascuna categoria rappresentata in consiglio.

⤴ SISTEMA PROPORZIONALE A LISTE CONTRAPPOSTE

Lo studente vota per il dipartimento al quale afferisce il corso di laurea (triennale o magistrale) al quale risulta iscritto. Si elegge un numero di rappresentanti degli studenti pari al 15% dei docenti del dipartimento. Si esprime un solo voto di lista e massimo due voti di preferenza all'interno della medesima lista scelta.

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Consiglio di corso di laurea

⤴ SISTEMA PROPORZIONALE A LISTE CONTRAPPOSTE

Con questo sistema vengono eletti 3 rappresentanti degli studenti per ogni Consiglio di corso di laurea. Ogni elettore potrà esprimere un solo voto di lista e massimo due voti di preferenza all’interno della medesima lista scelta.

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Consiglio nazionale

Il Consiglio Nazionale degli studenti universitari è organo consultivo di rappresentanza degli studenti iscritti ai corsi attivati, di laurea, di laurea specialistica, di specializzazione e di dottorato. Esso formula pareri e proposte al ministro dell'istruzione, università e ricerca.

SISTEMA PROPORZIONALE A LISTE CONTRAPPOSTE

L’elezione avviene attraverso liste concorrenti sulla base di circoscrizioni che sono le stesse delle elezioni europee. Nel caso di Bologna la circoscrizione è quella nord-orientale.

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Residenza provvisoria

I Comuni delle città universitarie dovrebbero concedere agli studenti fuorisede una residenza speciale. Solo così potrebbero diventare parte attiva del territorio e far sentire la loro voce

PER STUDENTI FUORISEDE

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iamo convinti che gli obiettivi delle politiche del prossimo governo, per ciò che riguarda l’Università, debbano configurarsi entro la dimensione della cittadinanza studentesca. Un concetto costruito e alimentato da anni di attivismo di forze studentesche come la nostra. In un simile contesto perde di senso anche lo spostamento del fuorisede, che magari non trova più stimolo nello scegliersi un corso di studi attivato presso un ateneo lontano dalla sua residenza. Una volta spinto dal desiderio di trovare una formazione più vicina alle sue attitudini e ai suoi desiderata, allo stesso modo ritiene che non valga più di tanto andare così lontano e preferisce rimanere vicino alla propria casa. Perdendo lo studente fuorisede si perde una grande possibilità per la mobilità e la coesione nel nostro Paese, nonché una preziosa risorsa culturale e anche economica per il territorio “ospitante”. Alla luce di ciò chiediamo che si riconosca l’adeguata tutela sociale per la figura dello studente universitario, con la dovuta attenzione per la fattispecie dell’universitario fuorisede. Si richiede pertanto a chi rappresenterà queste istanze nel Parlamento della Repubblica, di fare in modo che si riconosca la possibilità per le città universitarie di poter dare seguito all’implementazione di un nuovo istituto giuridico anagrafico: la “residenza provvisoria per studenti fuorisede”. Con ciò si chiede di modificare il D.P.R. 223/1989 “Regolamento anagrafico”, ove si prevede all’art. 32 “l’iscrizione allo schedario della popolazione temporanea”, cosicché venga predisposto che tale iscrizione risulti esplicitamente collegata alla situazione di studio. In questo modo, oltre al requisito della presenza della persona nel comune da non meno di quattro mesi e prevedendo il possesso di un valido documento di riconoscimento (per i cittadini stranieri anche il permesso di soggiorno) venga concessa tale forma di residenza speciale agli studenti tramite l’esibizione di documenti che attestino l’iscrizione a un corso di studi dell’ateneo di riferimento (pagamento tasse, badge/libretto universitario, o altre forme di autocertificazioni). Si specifica che questo istituto non comporta lo spostamento della propria residenza principale, che rimane esattamente ove specificato nei relativi documenti di identità. La residenza universitaria si affianca a quella “originaria”, esattamente come avviene con l'attuale istituto della “residenza provvisoria”. L'unica eccezione rilevante tra quest’ultima e la residenza studentesca è relativa al periodo di mantenimento della stessa. Laddove generalmente la residenza provvisoria ha un periodo di validità pari a un anno, la residenza studentesca lo rimarrebbe per tutto il periodo di iscrizione dello studente (ovviamente predisponendo gli strumenti necessari alla verifica del pagamento delle tasse, quale requisito fondamentale per dimostrare la propria iscrizione). La revisione dello schedario della popolazione temporanea viene effettuata periodicamente, almeno una volta all’anno (nel caso di Bologna, ad esempio l’iscrizione prov-

visoria ha la validità di un anno). Chiediamo che questa forma di iscrizione speciale venga a decadere nel momento in cui il percorso dello studente viene a cessare. Spetta al comune, di concerto con le istituzioni dell’ateneo, predisporre i meccanismi necessari alle corrette verifiche. Un simile istituto permetterebbe agli studenti di entrare a pieno titolo nella cittadinanza e avere di conseguenza una voce in capitolo sulle questioni cittadine. Prendiamo il caso di Bologna. Una simile legislazione darebbe la possibilità di poter usufruire di tutti i diritti e le prerogative tipiche della residenza vera e propria. Su tutte un diritto che viene reclamato in questo periodo: il diritto di voto. È vero che esistono consistenti riduzioni, sul costo del biglietto del treno, per chi torna al proprio paese di residenza per motivi elettorali (circa il 70%) ma è anche vero che molti studenti preferiscono ugualmente non usufruire di una simile possibilità perché comunque implicherebbe un certo costo materiale legato allo spostamento. La residenza diversamente garantirebbe la scelta, per lo studente, di poter votare nella propria città di “residenza studentesca”. Da ormai molto tempo a Bologna si assiste alla testimonianza delle istituzioni cittadine che non hanno mai mancato di esprimere l’importanza dei fuorisede quali importante risorsa culturale ed economica. Questa risorsa va tutelata in tutte le realtà che si mostrano simili al caso bolognese. L’ultimo Piano Strategico Metropolitano poneva l’Università tra i primi ambiti di intervento sottolineando l’importanza dell’obiettivo della piena integrazione fra studenti e residenti. Non c’è modo migliore di raggiungere questi obiettivi se non attraverso l’istituzione di un simile binario parallelo di residenza. Gli studenti sarebbero più facilmente assimilati nel tessuto cittadino e meno distaccati dal dibattito pubblico. Le associazioni studentesche vanno nella stessa misura tutelate con uno status speciale perché possano rappresentare l’ulteriore attore necessario per favorire questo processo di integrazione.

La residenza garantirebbe agli studenti maggiore integrazione

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All’att. dell’Assessore alla Sanità della Regione Emilia Romagna, Carlo Lusenti Abbiamo letto la sua risposta all'interrogazione in merito alle recenti problematiche che stanno riguardante la copertura sanitaria degli studenti fuorisede dell'Ateneo di Bologna, tenutasi durante la scorsa seduta del 26 marzo dell'assemblea regionale. Come associazione universitaria siamo molto rappresentativi degli studenti fuorisede, stiamo raccogliendo gli umori frustrati di quanti fra questi hanno appreso del cambiamento in atto e soprattutto sono rimasti delusi dalle sue parole, le quali lasciano presagire che non ci saranno ulteriori aggiustamenti in merito per ripristinare lo status di tutela di cui beneficiavamo fino a ieri. Lei assessore si è limitato a spiegare quello che sta accadendo, “rassicurando” sul fatto che la copertura sanitaria non verrà cancellata. Ma nessuno ha parlato di un pericolo di cancellazione della copertura sanitaria per i fuorisede. La problematica è ben diversa. Nell'attuale quadro normativo che si sta producendo per e etto del Decreto Legislativo 29 Marzo 2012, n.68 si sta avendo come risultato la messa a repentaglio del servizio di assistenza sanitaria proprio in quegli atenei che già lo garantivano. Lo scopo di questo provvedimento, alla luce di quanto si evince dagli artt. 6 e 7, dovrebbe essere quello di garantire il diritto alla salute degli studenti e non già quello di privarli di servizi acquisiti. L'Ateneo di Bologna, sin dal 2006, sulla base della vecchia normativa sul diritto allo studio, aveva già posto in essere una convenzione con l'Asl-Bo1 atta a garantire tale diritto, considerata la necessità de-

gli studenti fuori sede di poter ricevere l'assistenza sanitaria nell'Ateneo in cui studiano mantenendo allo stesso tempo il medico di base nel proprio comune di residenza. Tale convenzione non ha rappresentato uno “spreco”, risultando sostenibile dal punto di vista dei costi, a carico dell'Ateneo. Inoltre si è mostrata quale punto di forza e virtuosismo per l'Università di Bologna, rappresentando una misura che veniva incontro ai bisogni di una grandissima parte dei suoi studenti, quali i fuori sede. Noi raccogliamo il malumore di questi studenti di fronte al fatto che vengono costretti a scegliere se stabilire qui il proprio medico o mantenerlo nel proprio luogo di residenza, essendo una misura non necessaria laddove si mostrava il buon funzionamento della convenzione. Lei assessore si è limitato a spiegare che adesso si dovrà scegliere, noi invece chiediamo che Lei risponda sul fatto che debbano essere emanate disposizioni di dettaglio con lo scopo di fornire agli studenti universitari l'assistenza sanitaria uniformemente su tutto il territorio regionale senza far ricorso alla c.d. “scelta in deroga”, disciplinata dall'attuale normativa sulla mobilità sanitaria. Qualora ciò non sia possibile in tempi rapidi, chiediamo di predisporre al più presto gli opportuni interventi che consentano alle università di poter mantenere le convenzioni già stipulate con le rispettive aziende sanitarie locali. Gianluca Scarano rappresentante degli studenti e segretario associazione Sinistra Universitaria Bologna

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Non dobbiamo

DIMENTICARE

Il 6 aprile del 2009 morirono a L’Aquila otto universitari, rimasti sotto le macerie della Casa dello Studente, crollata in seguito al terremoto che colpì l’Abruzzo. Ma il crollo non avvenne soltanto per colpa del sisma. A quattro anni di distanza sono arrivate le prime condanne. È doveroso, da parte di chi fa politica dentro alle università, ricordare quelle vittime innocenti

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I NUMERI DEL TERREMOTO DELL’AQUILA  6.3: magnitudo della scossa che colpì L’Aquila il 6 aprile 2009.  309: le persone morte a causa del sisma.  1600: le persone ferite a causa dei crolli.  70.000: gli sfollati, di cui 35mila furono accolti in tenda e 30mila in hotel e case private.  4 milioni: le tonnellate di macerie prodotte.  23.000: gli edifici privati che riportarono danni gravi.  11.000: gli edifici

che riportarono danni di media entità.  470: gli edifici pubblici gravemente danneggiati.  550: gli edifici classificati con danni strutturali di media entità.  1000: gli edifici storici e culturali che riportarono danni gravi.  10,6 miliardi: sono le risorse finanziarie stanziate per gli interventi post-terremoto, di cui 2,9 relativi all’emergenza e 7,7 per la ricostruzione. Risultano comunque ancora da utilizzare 5,7 miliardi.

on c'erano cortei, collettivi rumorosi o lanci di pomodori il 17 febbraio scorso a L'Aquila. Eppure quello che si è celebrato è uno degli atti conclusivi di una delle pagine più sporche d'Italia degli ultimi anni. Una pagina in cui lo Stato, favorendo ambigui imprenditori del mattone (e la malavita?) si è reso complice dell'assassinio di otto ragazzi, gli universitari rimasti sotto le macerie della Casa dello Studente il 6 aprile 2009. Alle ore 3 e 32 di quel giorno, dentro l'edificio che ospita i beneficiari delle borse di studio della Regione Molise, ci sono Luca Lunari, Marco Alviani, Luciana Capuano, Davide Centofanti, Angela Cruciano, Francesco Esposito, Hussein "Michelone" Hamade e Alessio Di Simone, gli otto che non ne usciranno più vivi. Ana Paola Fulcheri, Stefania Cacioppo, Cinzia Di Bernardo e Hisham Shahim sopravvivranno miracolosamente al crollo. Dall'inizio del 2009 erano state ben 400 DOPO QUATTRO ANNI le scosse segnalate dai residenti I processi di primo grado dello studentato, insieme a crepe hanno già accertato le sospette e a rumori inquietanti. responsabilità. I 7 scienziati della commissione Grandi Rischi Molti erano scappati a casa dalsono stati condannati a 6 anni di le famiglie. Loro invece rimareclusione per lesioni e omicidio sero, chi per studiare, chi per colposo. Condanne da 4 anni a dare un esame (le attività del2 anni e 6 mesi per omicidio l'università non furono sospeplurimo e lesioni per i 4 tecnici se, decisione fortemente criticata che seguirono i lavori di restauro in seguito). Gli otto corpi verdella Casa dello Studente e un ranno estratti dalle macerie durisarcimento danni per circa rante i giorni seguenti con penoso due milioni di euro per i strazio dei parenti e dell'Italia inteparenti delle otto vittime. ra. A quattro anni di distanza sono arrivate le condanne per Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rossicone, condannati a quattro anni di reclusione per i lavori del

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2000 che avrebbero indebolito il palazzo, insicuro fin dall'epoca della costruzione negli anni Sessanta. Due anni e sei mesi per Pietro Sebastiani, tecnico dell'azienda per il diritto agli studi universitari e interdizione dai pubblici uffici per cinque anni a tutti i condannati. Una giustizia insufficiente e a metà, per i parenti delle vittime e i sopravvissuti, che si sentono “vittime dello Stato”. I legali annunciano già il ricorso. La Casa dello Studente, dicono le carte, non crollò solo a causa della scossa di magnitudo 6.3, ma per le carenze progettuali e per i carichi verticali aumentati nel corso della ristrutturazione del 2000. È dunque un caso emblematico di quell'Italia che manda al macello il proprio futuro in nome di un guadagno effimero e di gretti scambi di favori. È necessario tenere l'allerta alta, perché gli strati più deboli della popolazione non diventino le vittime sacrificali offerte alla furia degli elementi in nome del profitto: a L'Aquila furono gli studenti universitari costretti dalle ristrettezze economiche a vivere in fatiscenti edifici, l'anno scorso in Emilia gli operai schiacciati sotto i capannoni dove erano rientrati nonostante le scosse. In giorni come questi ci si indigna per gli arresti domiciliari concessi a Monica Segatto, una degli agenti che partecipò al pestaggio mortale di Federico Aldrovandi a Ferrara, e si ricorda Dax, vittima nel 2003 a Milano della violenza omicida dei residui fascisti (troppo spesso tollerati anche all'interno delle istituzioni e delle forze armate). È doveroso, soprattutto da parte di chi fa politica dentro alle università, ricordare quegli otto studenti, uccisi dai meccanismi perversi di connivenza tra politica e imprenditoria criminale, e colpevoli solo di non essere ricchi e di voler studiare. MATTEO MONTANARI

Foto del terremoto che colpì L’Aquila nel 2009. Alcuni progetti di ricostruzione sono partiti, ma tanti altri sono in attesa di realizzazione. Intanto la città aspetta di poter ricominciare a vivere


Le ultime elezioni hanno riportato prepotentemente alla ribalta un annoso problema: l’attuale legge elettorale e tutte le sue contraddizioni. È opinione oramai comune che vada cambiata, e anche il prima possibile. Ecco il perché

Effetti devastanti DEL PORCELLUM 'è chi ha sperato in un governo di centrosinistra con l'appoggio del Movimento Cinque Stelle. C'è chi vorrebbe un “governissimo” che affianchi Pd e Pdl. C'è chi dice che a breve si andrà nuovamente alle elezioni. Sono state proposte diverse soluzioni per uscire dall'attuale situazione di stallo, ma nessuna di esse per ora sembra attuabile. L'unica cosa certa è che le ultime elezioni politiche hanno portato a un clima di assoluta incertezza. L'attuale legge elettorale è una delle cause di questo quadro generale. È sotto gli occhi di tutti uno dei suoi più grossi difetti: nei due rami del Parlamento, la ripartizione dei seggi e l'attribuzione del premio di maggioranza avvengono secondo sistemi diversi. Partiamo dalla Camera. Come funziona il sistema in questo caso? È semplice. Non importa l'esito del voto: il sistema porta sempre a uno stesso risultato. Il partito (o la coalizione) può vincere per pochi voti, o per moltissimi voti: l'importante è arrivare primi, perché chi arriva primo prende tutto. Chi vince, infatti, ha diritto ad almeno 340 deputati su 630. Cosa succede invece al Senato? Se il sistema della Camera è semplice, il sistema del Senato è piuttosto imprevedibile. In realtà non c'è un unico sistema. Il calcolo del premio di maggioranza avviene regione per regione: c'è il "sistema Lombardia", il "sistema Lazio", il "sistema Campania", e così via. Ogni regione ha un suo sistema. E la somma di tutti i singoli risultati permette di formare il Senato. È un’autentica roulette, che può far nascere una maggioranza diversa da quella della Camera. L’attuale legge elettorale ha portato con sé diverse ambiguità già nel corso della campagna elettorale. Come è possibile? La legge prevede una formalità particolare: quando un partito si presenta alle elezioni, deve dichiarare quali saranno i suoi alleati. Inoltre, deve indicare il "capo della coalizione" nei documenti ufficiali di presentazione delle liste. Chi è il “capo della coalizione”? Tecnicamente, il "capo della coalizione" può essere diverso dal candidato premier. Ma si tratta di pura teoria. La realtà è diversa: nei fatti il "capo della coalizione" coincide con il candidato premier. Prendiamo i tre principali schieramenti in campo. Per Pd e Sel non ci sono stati problemi: Pierluigi Bersani capo della coalizione, Pierluigi Bersani candidato premier. Fin qui tutto ok. La situazione si complica per l'alleanza Pdl - Lega. I due partiti hanno indicato Silvio Berlusconi come capo della coalizione. Chi era il candidato premier? La Lega ha più volte dichiarato di non volere Berlusconi Presidente del

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Consiglio: meglio Tremonti. Anche Berlusconi ha più volte dichiarato di non volere se stesso come Presidente del Consiglio: meglio Alfano. Ma chi sarebbe diventato Presidente del Consiglio in caso di vittoria? Berlusconi era il capo della coalizione nei documenti ufficiali. Berlusconi ha portato avanti la campagna elettorale per settimane. Se il Pdl e la Lega avessero vinto, Berlusconi sarebbe diventato premier. Lo stesso è accaduto con il Movimento Cinque Stelle. Da una parte Grillo ha gridato nelle piazze d'Italia di non voler fare il Presidente del Consiglio. Dall'altra nei documenti ufficiali ha messo il proprio nome come capo della coalizione. E se il M5S avesse vinto, chi sarebbe stato Presidente del Consiglio? Per concludere, un aspetto molto criticato dell’attuale legge elettorale sono le liste bloccate. Quando votiamo, scegliamo il simbolo di un partito. Ogni partito ha una propria lista di candidati. Non è possibile scegliere direttamente i rappresentanti da eleggere in Parlamento, perché non è previsto il voto di preferenza. È un caso unico nel nostro ordinamento: per i consigli comunali, per i consigli regionali e per il Parlamento europeo si possono esprimere preferenze. Per i consigli provinciali c'è un sistema di collegi uninominali, che permette comunque di dare il proprio voto


alla singola persona. Soltanto per il Parlamento non è possibile scegliere la persona da eleggere. Le liste sono scritte dalle segreterie dei partiti, che possono selezionare i candidati a proprio piacimento. Ciò ha portato a un'ulteriore distorsione della campagna elettorale. Diversi candidati erano sconosciuti agli elettori. In diversi casi è mancato un qualsiasi rapporto col territorio: i candidati sono stati calati dall'alto nelle liste di una regione diversa da quella di appartenenza. L’attuale legge elettorale rende difficile una scelta consapevole al momento del voto. La formula del “capo della coalizione” crea confusione e ambiguità per quanto riguarda la presidenza del Consiglio. Le liste bloccate rendono più difficile il collegamento fra elettori e candidati al Parlamento. Non sempre un elettore può dire di essere pienamente informato su di un candidato parlamentare e soprattutto sulla sua attività politica precedente, che magari è stata svolta in un altro territorio. Il prossimo governo alla guida del nostro Paese, probabilmente, sarà un governo di breve durata. Speriamo che fra i suoi obiettivi ci possa essere quello di una riforma di una legge elettorale che, ciliegina sulla torta, è stata battezzata “porcata” persino dal suo stesso ideatore. ENRICO VERDOLINI

DAL 2005 CON LA STESSA LEGGE ELETTORALE L’attuale legge elettorale è stata formulata nel 2005 dall'allora ministro per le Riforme Roberto Calderoli, che a seguito delle numerose modifiche introdotte durante l'iter parlamentare la definì «una porcata». Per questo venne definita porcellum dal politologo Giovanni Sartori. La legge finora ha regolato le elezioni politiche italiane del: 2006, con formazione della XV Legislatura della Repubblica Italiana; 2008, con formazione della XVI Legislatura della Repubblica Italiana; 2013, con formazione della XVII Legislatura della Repubblica Italiana. Nel 2009 si tennero tre referendum abrogativi, tesi a modificare tale legge in più punti. Questi referendum, fissati per il 18 maggio 2008, furono poi rimandati al 21 giugno 2009 a causa dello scioglimento anticipato delle Camere. Nessuno dei tre referendum raggiunse purtroppo il quorum.


Daniel Pennac LAUREATO A BOLOGNA L’Alma Mater ha consegnato, nel mese di marzo, la laurea ad honorem allo scrittore francese Daniel Pennac. Lui, in tutta risposta, ha incantato la platea con la sua “lectio” ’aula magna di Santa Lucia, è un luogo estremamente suggestivo. Vi regna un’atmosfera sacrale, imponente. Lo scorso 26 marzo, si è riempita dello sfarzo e dei colori sgargianti delle toghe dei professori dell’Alma Mater, per un evento speciale. Centinaia di persone e di studenti hanno assistito al conferimento della laurea ad honorem da parte del dipartimento di Scienze dell’Educazione al pluripremiato Daniel Pennac, romanziere e professore parigino, i cui libri sono tradotti in tutto il mondo. Uno dei talenti più versatili e originali degli ultimi anni. Chi lo conosce, sa che questo scrittore geniale ha tanti volti diversi, ognuno con la propria sfaccettatura. C’è il Pennac narratore del mondo pittoresco e multietnico di Belleville, che ha per protagonista il suo personaggio più esemplare e biografico, Benjamin Malaussène. Il Pennac del teatro e di Bartleby lo scrivano. Il Pennac scrittore per bambini, autore di libri splendidi come Kamo, L’occhio del lupo, Abbaiare stanca. E, soprattutto, il Pennac professore, sempre impegnato nella sua instancabile missione in difesa della lettura. È proprio lui che in Come un romanzo ha steso il decalogo dei diritti dalla parte del lettore bambino e adulto. Per ognuno di questi Pennac un gruppo di pro-

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fessori e ricercatori dell’Alma Mater, che ruota intorno alla cattedra di Letteratura dell’infanzia, ha voluto promuovere la consegna dell’importante riconoscimento della laurea ad honorem al romanziere parigino. Una scuola tutta bolognese, avviata da Antonio Faeti, e ora diretta dall’allieva Emy Beseghi, professore ordinario di Letteratura per l’infanzia, presidente della sezione italiana Ibby e principale fautrice dell’evento. In occasione, è giusto ricordarlo, del cinquantesimo anniversario della Fiera del Libro per Ragazzi che si svolge annualmente a Bologna. Quale figura poteva essere migliore di quella del professor Pennac, dunque? Ideale e unica. Sempre scostante, se non antitetico, dall’immagine stereotipata dell’insegnante compito e severo. Pennac è esattamente il contrario. È sorprendentemente umano. Tutto nella sua persona richiama la quiete, la simpatia. I modi gentili, le frasi schiette. Nel suo italiano improvvisato, eppure impeccabile e con una lieve seppur immancabile cadenza francese, ha tenuto una “lectio” memorabile davanti agli occhi rapiti degli astanti. Pendere dalle sue labbra? Sarebbe un eufemismo. I presenti in quell’aula immensa quanto la navata della chiesa di Santa Lucia, sono tornati dietro ai banchi di scuola, trascinati dal vortice delle sue

Nell’aula magna di Santa Lucia, Daniel Pennac mentre riceve dalle mani del rettore Ivano Dionigi la laurea ad honorem dell’Università di Bologna

parole. Con i suoi occhialetti tondi e il sorriso sulle labbra, era lì a spiegare ai professori di Bologna cosa vuol dire insegnare. E loro lo ascoltavano raggianti. Si è detto commosso dall’onore a lui conferito dall’Università, con un’adorabile modestia. Ha parlato della sua vita da studente, con sferzanti battute sul suo essere un vero e proprio “somaro” durante gli anni di studio accademico. Era più forte di lui. L’istituzione, il sistema, non riusciva a digerirlo. Lo studio imposto e forzato. Leggeva i libri di nascosto mentre era in collegio, nel timore di essere scoperto. Poi è arrivato quel momento tanto atteso: si è trovato a sua volta dietro una cattedra. Il Pennac romanziere è assolutamente inscindibile dal Pennac insegnante, su questo non ci sono dubbi. La sua carriera di scrittore è nata per caso, scaturita da una scommessa fra amici. «Non ci credete che possa scrivere un giallo?», e così ha preso vita sulla pagina Benjamin e tutta la sua famiglia scapestrata e variopinta. La cerimonia è stata solenne. Ma ci ha pensato lui a far sentire tutti a proprio agio, a mantenere un tono conviviale. Come fossero tutti suoi ragazzi. Da lettori sono diventati “auditori”, per una volta senza invidiare i suoi studenti. MICHELA TANCREDI

SCRITTORE POLIEDRICO

Professore di francese in un liceo parigino, è autore della serie di romanzi di grande successo centrati sulla figura di Benjamin Malaussène, di professione “capro espiatorio”, tutti editi da Feltrinelli: Il paradiso degli orchi, La fata carabina, La prosivendola, Signor Malaussène e La passione secondo Thérèse, oltre a Ultime notizie dalla famiglia. Ha pubblicato inoltre il saggio sulla lettura Come un romanzo (1993), Signori bambini (1998), Gli esuberati, Ecco la storia (2003), Grazie.


Tecnologia ? Sì

CON CONSAPEVOLEZZA Partendo da Summly, una nuova app inventata da un ragazzo di 17 anni e acquistata da Yahoo! per 50 milioni di euro, una riflessione sulla nuove tecnologie e le insidie che nascondono. Veramente ci aiutano ad essere più smart? Sicuramente sì. Ma attenzione: importante è utilizzarle con consapevolezza ick D'Aloisio, un ragazzo diciassettenne dal confortante nome italoamericano, ha inventato un'applicazione che la società Yahoo! ha acquistato per circa 50 milioni di euro. Summly (questo il nome dell'app) è in grado di sintetizzare le notizie dal web estrapolandole da varie fonti e presentandole comodamente sulla stretta superficie touch screen in 400 caratteri. Tutto molto bello: dal fatto che D'Aloisio si vada ad aggiungere alla pletora di piccoli geni che diventano miliardari grazie ai business offerti dalle nuove tecnologie, fino all'idea molto smart che è stato in grado di realizzare. Eppure, quando ho appreso la notizia, istintivamente ho provato una punta di timore e ostilità. Ebbene sì, dando libero sfogo alla più becera forma di tecnofobia, la stessa che si impossessa di me quando osservo orde di individui spesso non più, o non solo, ragazzini con in mano il loro smartphone, ho cercato di dargli una spiegazione: quale effetto può avere un’applicazione come Summly nei nostri già suggestionati processi cognitivi? Prima di tutto mi è tornato alla mente un dato che sono andato tempestivamente a ripescare dal web: a detta di Tullio De Mauro “soltanto il 20% della popolazione adulta italiana possiede gli

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strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea”. Bene, si potrà controbattere, questa applicazione fa al caso del restante 80%. Se Maometto non va alla montagna... No Maometto alla montagna ci deve arrivare, la deve scalare, deve riuscire a comprendere il maggior numero di dettagli morfologici che essa porta in sé. Ciò è possibile solamente per un italiano su tre, dice De Mauro, a causa di un sistema scolastico deficitario e di una classe dirigente poco interessata a migliorarlo, in un Paese dove "l'espressione 'istruzione per adulti' ci fa ridere" per usare le parole del noto linguista. Ma questo è un altro problema. Sempre stando a sentire la maligna voce tecnofobica che sussurra al mio orecchio, rifletto che questa applicazione va ad aggiungersi a tutta una serie che rendono smart, intelligente, il nostro telefonino, ma a detrimento della nostra di intelligenza, anche quella pratica. Dunque mi lancio in una fantasia da luddista del terzo millennio, in cui un gruppo di persone “incazzate” si aggira per la città fracassando per terra tutti i cellulari di ultima generazione che vede nelle mani dei passanti. Un parallelismo, invero, non esatto, perché i veri luddisti, quegli operai che nell'Inghilterra del 19° secolo distruggevano le neonate macchine a vapore, lo facevano perché queste toglievano loro lavoro, un lavoro con cui già si sfamavano a fatica. Nel nostro caso sarebbe più come se ai tempi della stampa a caratteri mobili appena inventata da mastro Gutenberg, a qualche timorato di Dio fosse venuto in mente di mettersi a ridurre a brandelli i primi libri stampati, se non altro per vendicare il torto fatto ai mansueti monaci A sinistra: il logo di Summly, una nuova applicazione che serve a visualizzare notizie riassumendole in 400 caratteri. Permette così di leggere il più possibile in poco tempo. In alto e a destra: alcuni esempi di smartphone

amanuensi o per paura che una tale diffusione della carta scritta potesse indebolire la praticità e il braccio di artigiani e contadini, peraltro assai meno scolarizzati dei nostri biasimati contemporanei. Ma anche questo paragone è tanto sciocco quanto effettivamente poco calzante: Summly è una trovata interessante ma, come ogni aiuto che ci viene fornito dalla tecnologia, va usato con intelligenza. 400 caratteri sono insufficienti per esprimere la realtà, figuriamoci per comprenderla. Come minimo, questi devono rappresentare il richiamo a un qualcosa che vada perseguito con maggiore impegno e attenzione, con il rigore di un investigatore; il primo indizio, e dunque nemmeno lontanamente la soluzione del problema. Bisogna essere capaci di infrangere la superficie e calarsi in profondità, ribellarsi alla logica che governa l'utilizzo di questi nuovi strumenti: è quasi impossibile, certamente difficile. Ma almeno questa piccola consapevolezza può agire, in qualche modo, da sicuro anticorpo. MICHELE MUSSO


NEWS IL RUOLO DELLA DIPLOMAZIA L’Associazione Nazionale Diplomatici a r. - Costantino Nigra bandisce un concorso per premiare una tesi di Laurea Magistrale o Specialistica riguardante il ruolo della Diplomazia italiana e la sua azione nella società contemporanea e nello sviluppo delle relazioni internazionali. Il concorso è riservato a laureati/e presso Università italiane che conseguano un Diploma di Laurea Magistrale o Specialistica riguardante il tema indicato nel bando. Scadenza: 30 novembre 2014

SULLA PROPRIETÀ INTELLETTUALE La Camera di commercio industria artigianato e agricoltura di Torino bandisce la Xª edizione del concorso nazionale sulla Proprietà intellettuale, per 9 premi da assegnare ad altrettante tesi di laurea specialistico-magistrale sugli strumenti di tutela della Proprietà intellettuale. Sono ammessi i laureati di tutte le Facoltà che abbiano conseguito il Diploma di Laurea specialistico-magistrale tra l’1/01/2012 e il 31/07/ 2013. Scadenza: 14/05/2013

Idee per fermare la violenza

Cosa si può fare sul piano pratico per combattere il dilagare della violenza contro le donne? L’Aied (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica) di Roma ha deciso di organizzare #NoViolenza #Donne Idee per fermare la violenza. L’iniziativa si rivolge a ragazzi e ragazze di età compresa tra i 18 e i 29 anni, proponendo un’idea che aiuti a combattere le diverse forme di violenza. I progetti inviati verranno votati dalla comunità online e da un comitato. Il vincitore del contest riceverà 3mila euro in denaro e 7mila euro in servizi di supporto alla definizione e all’avvio del progetto.

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CONCORSO TAKE... ACTION! 2013

BolognAIL, sezione bolognese di AIL, Associazione Italiana contro le Leucemie - Linfomi e Mieloma onlus, unitamente ad AIL Nazionale, con la collaborazione di Flashvideo.it, il portale dei giovani videomaker e con il supporto di Duea film e della Cineteca di Bologna, indice la 3ª Edizione del concorso: Take... Action!. È riservato a giovani videomaker emergenti, di età compresa tra i 18 e i 35 anni, per l’ideazione e la realizzazione di uno spot di sensibilizzazione sulla lotta ai tumori del sangue. Il concorso si prefigge, in questa edizione 2013, di favorire l’inserimento di giovani artisti e creativi nel settore professionale della comunicazione e dell’audiovisivo. È patrocinato dell'Alma Mater Studiorum Università di Bologna e dal Comune di Bologna. Da quest’anno il Corso di Laurea DAMS e il Corso di Laurea Magistrale in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale (CITEM) dell’Università di Bologna sostengono lo sviluppo del progetto attraverso un’azione di promozione rivolta agli studenti, che avranno la possibilità di raccogliere crediti d’esame attraverso la frequenza dei

laboratori all’interno dei quali è prevista la realizzazione di video, fra cui lo spot per AIL. Nel video della durata massima di un minuto, esclusi i titoli di coda - si potrà scegliere di affrontare uno (o più) tra due temi legati al concetto di partecipazione: ricerca scientifica e comunicazione. RICERCA SCIENTIFICA: “Molte vite ricominciano dalla Ricerca” (Prof. Mandelli, Presidente di AIL Nazionale): ovvero l’importanza della partecipazione a sostegno della ricerca scientifica, del miglioramento della qualità della vita dei pazienti, del progresso nella cura e nella guarigione; COMUNICAZIONE, MARKETING SOCIALE E FUNDRAISING:

creare uno spot per promuovere le campagne di sensibilizzazione e raccolta fondi dell’Associazione AIL. Per le indicazioni riguardanti i video da presentare: www.flashvideo.it. L’iscrizione è aperta ai nati dal 1/1/1978 al 31/5/1995. Saranno accettate soltanto le iscrizioni complete pervenute all’indirizzo concorsotakeaction@gmail.com entro le ore 12 del 31 maggio 2013.


Salute e accesso al cibo per tutti

"Fare impresa" per i giovani Per i giovani residenti in Emilia Romagna di età compresa tra i 18 e i 34 anni non ancora compiuti, che desiderano avviare un’attività autonoma, è possibile accedere a percorsi di accompagnamento alla nuova imprenditorialità, personalizzabili nella durata (compresa tra le 24 e le 82 ore) e nelle competenze in ingresso e in uscita, realizzati attraverso un coaching individuale. Modalità di accesso: ai giovani interessati sarà offerto gratuitamente un servizio preliminare di orientamento nell'ambito del quale verrà predisposta una proposta progettuale individuale, specificando obiettivi, esigenze, durata e sede prevista per il percorso formativo. Una volta

IN RICORDO DI GIACOMO CARBONCHI Concorso per una borsa di studio di euro 1.500, organizzato dal Comitato "Amici di Giacomo" per ricordare Giacomo Carbonchi. Il concorso è riservato a studenti universitari iscritti all’ateneo di Bologna e di Modena almeno al secondo anno di studi. Scadenza: 31 maggio 2013.

completata l'analisi orientativa, il giovane potrà iniziare il proprio percorso individuale formativo e consulenziale, che si svolgerà in modalità di coaching, con attività di analisi dei fabbisogni formativi e accompagnamento all’acquisizione delle competenze necessarie; di affiancamento alla costruzione del business plan; di accompagnamento allo start up d’impresa, etc.. Per iniziare il percorso formativo si dovrà fare richiesta alla Regione, soggetto promotore e sostenitore del progetto "Fare Impresa", entro e non oltre il 31 ottobre 2013. Per ulteriori informazioni e per accedere a questa opportunità rivolgersi alla dr.ssa Nicoletta Naldi tel. 051 2088601 mail: nicoletta.naldi@unibo.it.

MEDICO DI BASE Dal 2 aprile gli studenti fuori sede non possono più usufruire contemporaneamente del medico di base del proprio Comune di residenza e dell’azienda USL di Bologna. Si può effettuare la scelta di un medico di base a Bologna. Gli studenti devono rivolgersi al CUP con un documento di identità e il tesserino sanitario.

Il BCFN YOUNG EARTH SOLUTIONS! (BCFN YES!) nasce con l’obiettivo di dare voce a giovani e brillanti idee sui temi legati all’alimentazione all’interno del suo Quinto Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione, che si terrà a Milano il 26 e 27 novembre 2013 e che proporrà momenti di dibattito e confronto con i maggiori esperti nel panorama internazionale. Gli studenti interessati a partecipare al BCFN YES! dovranno presentare la loro idea progettuale sul tema Cibo e sostenibilità: come ridurre il nostro impatto ambientale, garantendo salute e accesso al cibo per tutti. Sono ammessi a partecipare singoli studenti e team costituiti da un massimo di 3 componenti. Tutti i partecipanti devono essere studenti universitari e/o ricercatori, di qualunque facoltà e grado e qualunque paese, che non abbiano compiuto 30 anni entro il 30 ottobre 2013. Il vincitore/i dell'edizione 2013, riceverà un premio di 1.000 euro e avrà la possibilità di partecipare nel 2014 a un progetto di studio del BCFN. Scadenza: 1 luglio 2013

IL PREMIO BRISIGHELLA

La Fondazione La Memoria Storica - I Naldi - Gli Spada di Brisighella, nell'ambito dei suoi compiti di raccolta e valorizzazione della produzione culturale locale, promuove la realizzazione di tesi di laurea d’interesse locale, al fine di raccogliere e rendere disponibili al pubblico queste opere che spesso costituiscono una miniera di informazioni di grande interesse, quasi impossibili da reperire altrove. A questo scopo è stato istituito il premio "Brisighella", riservato a chi abbia redatto una tesi di laurea, in qualsiasi disciplina, su un argomento di interesse locale. Possono partecipare le tesi presentate in qualsiasi anno accademico, a eccezione dei lavori che già hanno partecipato ad altre edizioni. Saranno assegnati i seguenti premi:  Per tesi specialistiche inerenti: 700 euro  Per la migliore tesi di dottorato: 500 euro  Per la migliore tesina (corsi triennali): 200 euro Le tesi devono essere inviate alla Fondazione La memoria Storica - I Naldi - Gli Spada, in duplice copia a stampa e in digitale, entro il 31/07/2013. L’UNIVERSITÀ 15


l’opinione

LA VICENDA DI BARTLEBY Riflessioni a margine di un evento che ha segnato la vita universitaria bolognese: lo sgombero forzato del collettivo Bartleby. L’identità culturale si lega ai luoghi in cui nasce. Si collega ad essi grazie a una stratificazione di saperi che accrescono la società egli ultimi mesi le vicende del collettivo Bartleby hanno riempito le pagine dei quotidiani bolognesi e delle sezioni cittadine dei giornali nazionali, in seguito allo sgombero forzato voluto dalla nostra Università, e messo in atto dalle forze dell'ordine il 23 gennaio scorso, quando l'ingresso della sede in via San Petronio Vecchio - assegnata al circolo dalla stessa Università - è stato murato. A legittimare lo sgombero, l'aut-aut avanzato dall'assessore ai Servizi Sociali Amelia Frascaroli, che, il 10 gennaio, aveva offerto a Bartleby, come nuovo spazio sociale, un capannone industriale sito a oltre 5 km dal centro cittadino, in zona Roveri, oltre la tangenziale, difficilmente raggiungibile e circondato da capannoni e campi. La proposta dell'assessore pare maturata nel solco di un’intenzione meramente provocatoria, che non ha nulla di ragionevole né di giusto. Il punto più tristemente interessante della vicenda è proprio un’affermazione della Frascaroli: «dalla risposta di Bartleby (il rifiuto a trasferire la propria attività nella zona industriale, n.d.r.) pare di capire che in periferia non sia più possibile produrre cultura, pare che la cultura finora prodotta nel cortiletto di via San Petronio non sia esportabile oltre quei muri, pena la perdita di identità del gruppo». Quello che sconcerta e che sconforta riguardo alla possibilità di un dialogo, se non maturo, se non colto, almeno minimamente ragionevole, nelle parole dell'assessore, è il tentativo di indicare come discriminatoria e forse anche socialmente offensiva e denigratoria delle periferie, la scelta di Bartleby di restare ancorato al centro cittadino. Rinunciare alla sede, dice Frascaroli, significa forse perdere l'identità del gruppo?

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Spero di sbagliarmi quando mi pare di intravedere che qui si voglia sottintendere che se un’identità è messa tanto a dura prova dal fatto che le venga a mancare il sostegno spaziale che aveva contribuito a plasmarla significa che essa è un'identità debole, un'identità di serie B, troppo esposta a patire le offese del caso. Vi è pure, forse non voluta, ma inevitabilmente suggerita, una svalutazione della cultura prodotta dal circolo: se essa non è esportabile oltre i muri di via San Petronio Vecchio, risente dunque della supposta debolezza identitaria di Bartleby ed è dunque anch'essa fiacca. Quello che la Frascaroli mi pare ignorare è che non bisogna necessariamente essere d'accordo sul fatto che l'identità di un gruppo debba reggere ai colpi dello sradicamento dal luogo che gli è, da sempre - o ormai - proprio. Io, ad esempio, non lo sono. Non lo è il collettivo. Non lo sono coloro che hanno partecipato alla manifestazione per riprendersi il cortile di via San Petronio Vecchio. Non lo è chi occupa oggi l'aula Roveri di via Zamboni 38. E mi pare pure che non si accordi all'assunto dell'assessore l'argomentazione con cui si chiede agli occupanti di lasciare proprio quell'aula, adducendo la motivazione – tecnica e non esplicitamente politica, come ricorda Bartleby stesso – che, con l'aula Roveri, l'Università di Bologna perde un insostituibile spazio per importanti riunioni non convocabili altrove. Non c'è nulla di sbagliato, non c'è nulla di condannabile, direi anche nulla di strano o di inusuale nel legare una identità, personale o collettiva, a un luogo, ed è oltretutto quello che la gente, i popoli, l'umanità hanno sempre fatto. L'ambiente fisico entro cui ci muoviamo, le città e le strade ove si con-

suma la nostra esperienza di vita sono luoghi di relazioni, di storie personali e collettive, sono gli spazi di svolgimento della nostra storia, di sviluppo del nostro pensiero. Fiumi d'inchiostro sono stati spesi nell'indagine del rapporto tra luogo e identità, un rapporto segnato da un legame che non si può ignorare. In Due o tre cose che so di lei, Jean-Luc Godard fa dire a Vlady: «Nessuno oggi può dire come sarà la città di domani. Una parte della ricchezza semantica che aveva in passato andrà persa. Certamente. Certamente. Forse. E il ruolo creativo e formativo della città sarà sostituito da altre forme di comunicazione. Forse. Televisione, radio». Lo spettro dell'alienazione dai nostri luoghi, della perdita di quel ruolo creativo e formativo, di quella ricchezza semantica della città: ecco la sfida che lo spazio ogni giorno ci lancia. La facciata della vecchia sede di Bartleby, in via Capo di Lucca, è stata decorata, abbellita e rallegrata dai murales - niente affatto dissonanti o distruttivi, ma, anzi, genuinamente artistici e rispettosi dell'estetica del quartiere - di Ericailcane, Dem e Will Barras, esempio pieno e riuscito di come manifestazioni culturali alternative possano convivere ed essere accolte nel seno di forme urbanistiche tradizionali. Mi pare che la vicenda Bartleby sia un'occasione di riflessione per la città tutta, sulla sfida che lo spazio ci lancia. Come rispondere a essa? Valorizzare le periferie e le zone industriali abbandonate al degrado ecologico e umano è importante, è anzi urgente, ma non comporta il sacrificio di quei luoghi belli, che la città ha la fortuna di possedere già, che troppo spesso qualcuno vuole svuotare di umanità e di senso, e che è doveroso conservare e difendere. PRISCA AMOROSO


ELEZIONI UNIVERSITARIE 21- 22 MAGGIO

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Voto 2013  

Elezioni studentesche del 21-22 maggio 2013 e altri argomenti in questo numero speciale de l'UNIversiTA'!

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