Lungarno n. 93

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Marzo 2021

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ONLINE


Sommario 04

Editoriale La Serenata

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Riders, l'ultima corsa è per il contratto

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Una coppa per ricominciare

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È indispensabile il tatto all’arte e alla cultura?

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Forest sharing, la start-up che salva i boschi Il Museo del Bargello celebra Dante

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Palazzo Poli: una portineria d’arte contemporanea Voce Amica Firenze: una vita contro la solitudine

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Lo scrivano del teatro

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Astenersi perditempo

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Luoghi abbandonati: The smart gallery

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Lo bello stile NoCost - Le mutande di Caterina Lavignetta

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Personaggi fiorentini - Sara Gazzini (È) tutto nei termini

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La posta di Sigismondo Froddini - Tra pappe, pannolini e paranoie Amorazzi - Footloose

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Far fiorire la città con le seed bombs Il mignolo verde - Tutti pazzi per il Marimo

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Scrivere di cinema: Tenebre splendenti Up&Down

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Frastuoni

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“La Valle Oscura” e le start up a Firenze Brevi cronache librarie - Racconti fiorentini con la scusa di un libro

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Come nasce Music Pool Minimondo

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Le strane coppie della ristorazione Tradizioni Fiorentine: il pane

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Palati fini - la torta mimosa Spirito liquido - Mezcal e nuvole

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Oroscopo


LA SERENATA

EDITORIALE

di Matilde Sereni

di Jacopo Aiazzi

Marzo 2020 - Marzo 2021 Fioccano ovunque resoconti e sommari dell’anno pandemico appena passato. Lungarno c’è sempre stato, con grande fatica e grandi cambiamenti. Di sicuro l’elasticità fisica e mentale è una caratteristica che abbiamo perfezionato in corso d’opera; oggi ci possiamo dire Gran Maestri. Personalmente ho spesso adottato la linea della dura e pura senza paura, anteponendo la preoccupazione per la salute pubblica a ogni rinuncia necessaria, forse anche come arma di difesa. Poi, qualche sera fa, per caso, ho fatto capolino all’interno del live club che da anni gestisco con un gruppo di sgangherati amici e che dal 27 febbraio 2020 ha chiuso i battenti con serietà e rassegnazione. Il parcheggio era pieno, come accadeva solo quando erano programmati grandi concerti nel palazzetto di fronte; girato l’ultimo angolo nella serpentina di macchine, ho visto le ambulanze e le auto ferme per le vaccinazioni. Tutto normale, a suo modo anche bello, con l’effetto immediato di uno schiaffetto per tornare alla realtà. Una volta dentro, ad aspettarmi c’era la sala vuota, al posto dei divanetti qualche tavolo per organizzare un pranzo frugale. Gli occhi hanno cercato un’immagine amica a cui aggrapparsi. Il palco era spento. È passato un anno, ancora si parla di lockdown e di tentativi. Abbiamo cambiato Governo ma non Ministro, abbiamo ascoltato ogni parere possibile e accettato ogni decisione, seppure contro il nostro interesse, eppure ancora non si vede la luce. Vabbè, nel dubbio noi accendiamo quelle del palco.

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Lost in Covid Season 2

n anno fa usciva l’episodio pilota di una serie che avrebbe appassionato il mondo intero e che, per tutto il 2020, ci avrebbe tenuti col fiato sospeso, puntata dopo puntata. Con lockdown improvvisi, suggestive immagini delle metropoli completamente deserte e i bandoni dei negozi tutti abbassati. Poi le lenzuolate di arcobaleni ovunque, i concerti sui balconi, il volersi tutti molto bene e i quotidiani omaggi agli eroi contemporanei: medici e infermieri, sì, ma soprattutto i vecchi che evadevano le restrizioni, immortalati nei video durante un fermo delle forze dell’ordine e la loro risposta quasi automatica, come fossero un esercito organizzato per sovvertire l’ordine nel paese: «a più di 80 anni faccio quello che voglio!». Le chilometriche code per entrare al supermercato; amuchina, farina e lievito sono presto diventati i nuovi beni universali, sostituendo la moneta. Le notti insonni in attesa dell’ultimo discorso alla nazione del Presidente del Consiglio e la caccia alle mascherine introvabili. Poi arrivò l’odio verso i runner, le telefonate dietro le tapparelle chiuse alla questura di zona per denunciare «un tizio in tutina fluorescente che corre intorno al palazzo con fare sospetto». Ancora gli sceneggiatori non hanno spiegato se i cosiddetti runner altro non erano che agenti infiltrati dal governo per controllare la cittadinanza o no. Che invece i messaggi minatori e le richieste di allontanamento affisse negli androni di casa dei condomini dove vivevano operatori sanitari fossero l’opera di imbecilli ne eravamo sicuri da subito. L’estate come sospensione delle riprese, come a dire «ci vediamo il prossimo anno», era solo una menzogna per creare più suspense. Questa seconda stagione invece sta lentamente portando l’intero progetto verso il suo viale del tramonto. È spenta, noiosa, ripetitiva. Nonostante qualche colpo di scena, le zone a colori, l’avvento del vaccino, le mille varianti esotiche, il cambio dell’attore protagonista, la storia non prende più e il pubblico annoiato ormai tira dritto solo per vederne la conclusione. Anche il nodo dell’uscirne migliori o limitarsi a sperare di tornare come prima, ormai non appassiona. Il rischio di aver allungato troppo il brodo, per poi dover chiudere in fretta e furia un po’ come successe con Lost, è dietro l’angolo. Ma ormai non ci stupiremmo neanche se tutto questo fosse solo un sogno, o il nostro Purgatorio. Basta che finisca.

Buona lettura.

IN COPERTINA

FIORENZA

di Maurizio Tibaldi Vendeva libri, per lavoro. Poi li aprì, scoprendo che erano pieni zeppi di immagini bellissime, buffe e affascinanti. Da allora prova maldestramente a imitarle con risultati altalenanti. Piemontese di nascita e fiorentino di adozione, ha scoperto cosa gli piace iniziando a disegnarlo. Per ogni nuova illustrazione immagina un bel paesaggio minimale, fatto di linee sinuose e tinte pastello, ma immancabilmente una serie di strambi personaggi invadono il foglio. Ha una passione per i colori primari e le forme geometriche. Fra i Manzoni preferisce quello vero, Piero. Instagram: @piovono_cocomeri Facebook: @piovonococomeri

Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Firenze n. 5892 del 21/09/2012 N. 93 - Anno X - Marzo 2021 - Rivista Mensile ISSN 2612-2294

Proprietario: Associazione Culturale Lungarno Editore: Tabloid Soc. Coop. • Firenze • N. ROC 32478 Direttore Responsabile: Jacopo Aiazzi Stampa: Tipografia Baroni e Gori srl • Prato Nessuna parte di questo periodico può essere riprodotta senza l’autorizzazione scritta dell’editore e degli autori. La direzione non si assume alcuna responsabilità per marchi, foto e slogan usati dagli inserzionisti, né per cambiamenti di date, luoghi e orari degli eventi segnalati. Lungarno ringrazia Marco Battaglia e la type foundry Zetafonts per aver concesso, rispettivamente, l’utilizzo delle font Queens Pro e Monterchi.

I contenuti di questo numero sono a cura dell’Associazione Culturale Lungarno. Per la loro realizzazione hanno collaborato: Daniele Pasquini, Matteo Chiapponi, Michele Baldini, Raffaella Galamini, Valentina Messina, Martina Vincenzoni, Virginia Landi, Tommaso Chimenti, Giulio Garosi, Matteo Tangocci, Davide Di Fabrizio, Teresa Vitartali, Lafabbricadibraccia, Tommaso Ciuffoletti, Marcho, SpazioPosso, Francesca Corpaci, Marianna Piccini, Walter Tripi, Caterina Liverani, Gabriele Giustini, Carlo Benedetti, Giulia Focardi, Susanna Stigler, Riccardo Morandi, Marta Staulo, Andrea Bertelli, Lulaida, Francesca Arfilli, Maurizio Tibaldi. Caporedattore: Riccardo Morandi Editor: Arianna Giullori L’Associazione Culturale Lungarno ringrazia la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze per il contributo a sostegno delle attività culturali svolte.


Rider, l’ultima corsa è per il contratto di Daniele Pasquini

foto di Giulio Garosi

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el 2020 sette italiani su dieci hanno ordinato piatti pronti da ristoranti e pizzerie, per l’asporto o con consegna a domicilio. A dirlo è l’analisi dell’Osservatorio “The World after Lockdown”, che specifica che un italiano su tre ha comprato cibo pronto utilizzando app di delivery. Nel 2020 le richieste sono aumentate quasi del 20% (rapporto Coop) e sempre più ristoratori hanno puntato su asporto e consegne. I proprietari dei locali lamentano di non riuscire a trarre profitto da questo meccanismo, e che presto saranno costretti a chiudere. Ma a protestare, da tempo, sono soprattutto i rider. Che, Covid o meno, da anni continuano a pedalare senza tutele. Yftalem Parigi, fiorentino, ha solo 21 anni. Parla però con la competenza di chi la battaglia la conduce, e con la forza di chi, in fondo, sa che la sta per vincere. Da pochi mesi delegato NIDIL CGIL, è lui il primo rappresentante dei rider. La loro lotta sta portando a numerose sentenze nei tribunali: la giustizia viene fatta rispettare nelle aule, perché a oggi non esiste ancora un contratto che tuteli i lavoratori del settore. L’unico accordo è stato quello tra il (discusso) sindacato UGL e Assodelivery, che riunisce multinazionali come Deliveroo, Glo-

vo, UberEats. “Il ministero e l’ispettorato del lavoro l’hanno bocciato perché semplicemente non rispettava la legge” spiega Parigi. Eppure ancora viene utilizzato: “Quel contratto non è valido, ma le società continuano ad applicarlo perché sanno che molti lavoratori non faranno causa, o la faranno in pochi. Per questo considerano ancora conveniente affrontare qualche disputa e pagare, piuttosto che assumere tutti”. Yftalem studia Economia all’Università di Firenze. Ha iniziato a lavorare come rider nel 2017, girando diverse piattaforme. Da un anno e mezzo consegna pasti per JustEat. “In questo momento agiamo nei tribunali, ci stiamo mobilitando e c’è un tavolo aperto al ministero”. La crisi politica li sta rallentando, ma i segnali positivi non mancano. “Just Eat ha deciso di uscire da Assodelivery. Ha dato ragione ai rider e ha aperto una fase di trattativa e transizione. Nel corso del 2021 saremo assunti”. E le altre piattaforme? “Speriamo che seguano l’esempio. Gli converrebbe imitarli, anche solo per marketing. Questi colossi sono circondati dalle pressioni politiche, dai media, da noi. Non possono più ignorarlo, siamo tanti, è nel loro interesse venirci incontro”. Le richieste dei rider? Superamento del cottimo, assunzione e tutele connesse. Ma c’è anche una lotta immateriale: “Il Tribunale di Bologna ha accertato che l’algoritmo con cui le piattaforme gestiscono il lavoro dei rider è discriminatorio, perché tratta in modo

La strada per i diritti passa da Firenze

uguale situazioni molto differenti. Penalizza il ranking di chi si è fatto male, di chi è malato, di chi sciopera. Ti considera assente e riduce poi l’assegnazione del lavoro”. Intanto c’è un’altra buona notizia da Firenze: l’8 maggio 2019 in città è stato siglato un accordo a suo modo storico nel campo delle consegne a domicilio. Il primo a riconoscere il rapporto di lavoro dipendente, prevedendo la distribuzione dell’orario settimanale, una fascia minima di impegno lavorativo giornaliero e la definizione di prestazione quotidiana. La prima azienda a compiere questo passo è stata Runner Pizza, società fiorentina specializzata nella consegna di pizze a domicilio. Il consulente del lavoro Sandro Susini, protagonista nella redazione dell’accordo quadro (firmato dall’azienda e dai rappresentanti del settore trasporti di CGIL, CISL e UIL), ha sottolineato che il passo compiuto ha aperto un precedente. Un caso virtuoso, che anche se isolato fa già scuola nei tribunali. E delinea una prospettiva anche per i rider. Commenta Parigi: “Quello è un esempio interessante, però ci sono delle differenze. Anche se facciamo un lavoro simile a quello dei fattorini di Runner Pizza noi non abbiamo un’azienda, dei referenti. Il nostro lavoro è disintermediato da una app. Però dal punto di vista dei diritti è un modello da seguire”. Yftalem è fiducioso, intravede segnali di speranza. Recentemente è stato votato tra i 4 personaggi toscani dell’anno: “Un piacere gigante, perché è segno che la cittadinanza ci vede, l’opinione pubblica è con noi e lo dimostra ogni giorno. Questa pressione pagherà”. 5


Una coppa per ricominciare di Matteo Chiapponi

foto di Sara Esposito

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i sono partite che non avresti mai immaginato di poter giocare, avversari che ammiravi in televisione e ai quali ora puoi stringere la mano, duelli immaginati nelle notti insonni di una comunità che cammina insieme verso la storia. Sta per accadere adesso. Sta per accadere davvero. Dal Comunale Gino Bozzi, Centro Storico Lebowski - Inter valevole per il terzo turno di Coppa Italia”. Chissà forse sarebbe questo l’incipit del commentatore di turno, se fosse Sky ad avere i diritti, se invece fosse la Rai a trasmettere l’incontro, lo stile sarebbe sicuramente meno enfatico, più composto, meno “sbottonato” perché il tempo lì si è fermato (siamo ancora a “la palla scheggia la traversa”). Ma non stiamo qui a sottilizzare sugli stili di telecronaca, immaginiamoci piuttosto cosa potrebbe succedere se un giorno la Coppa Italia diventasse tutto questo: l’occasione di incontro tra il mondo dorato della Serie A e quello pane e salame dei Dilettanti, gli spalti gremiti, l’attesa per il fischio d’inizio, la festa, comunque vada, i ricordi indelebili per chi potrà dire “io c’ero”. Non è una strampalata suggestione, una chimera irrealizzabile, è successo già in Inghilterra il 10 gennaio di quest’anno

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tra il Marine Football Club, squadra di ottava serie inglese, e il Tottenham di José Mourinho in occasione del terzo turno della FA Cup. Purtroppo gli spalti erano vuoti a causa della pandemia ma l’evento ha avuto una risonanza tale che sia l’Everton, che ha fornito le sue strutture ai mariners per gli allenamenti, che il Liverpool, che ha donato loro le proprie analisi dell’avversario, hanno voluto partecipare. Sull’onda di questa partita il Centro Storico Lebowski, squadra dilettantistica fiorentina già nota per la sua capacità di catalizzare passione e impegno sociale attorno alla propria squadra, ha formulato la sua proposta di revisione del format della nostra coppa nazionale. “Inizialmente è nata quasi per scherzo; un post su Facebook, in cui abbiamo lanciato questa provocazione di rimodellare la Coppa Italia sul modello della FA Cup inglese, ma l’eco è stato totalmente inaspettato e persino Fabio Caressa ne ha parlato a Radio Deejay” ci spiega Matthias Moretti che cura la comunicazione dei Lebowski. Le proposte sono due in realtà: la prima, più radicale, prevede l’ingresso delle squadre professionistiche già dal terzo turno preliminare, la seconda, che tiene conto degli impegni delle squadre più importanti, vedrebbe le squadre di A entrare dal secondo turno del tabellone principale rigorosamente in trasferta. Ma qual è la ragione profonda di questa proposta? “L’anno che si

è appena concluso - spiega Matthias - ha messo in ginocchio il mondo dei dilettanti sia a livello economico sia, soprattutto, a livello sociale. Questa proposta instaurerebbe un meccanismo di ridistribuzione delle risorse tramite i proventi del botteghino e altre iniziative, e avvicinerebbe un mondo freddo e patinato come quello dei professionisti allo sport genuino, della gente popolare, che è quello che da anni portiamo avanti. Infine, di riflesso, riaccenderebbe i riflettori su una coppa che, diciamocelo, pochissimi seguono soprattutto all’inizio della stagione”. Noi, che amiamo le iniziative che partono dal basso, siamo con il Lebowski e speriamo che questo appello venga raccolto da chi comanda, perché non si perda questa occasione di ripartenza e si dia ossigeno alle società dilettantistiche che permettono a tutti, anche ai più sfortunati, di praticare lo sport che amano.

Il sogno di assistere a Centro Storico Lebowsky Vs Inter


È indispensabile il tatto all’arte e alla cultura? di Michele Baldini

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on giocheremo più a twister per un bel po’: questo, direbbe un collega (a seconda dei punti di vista) “è fattuale”. Eppure, come molti studi ci dimostrano, il tatto è tutt’altro che secondario nello sviluppo delle relazioni umane e nella percezione del piacere. Questo si collega al perché – forse – ci mancano così tanto i concerti dal vivo, gli spettacoli in presenza, persino i balli di gruppo nei villaggi turistici. Avevamo pensato ai Silent Disco (ricordo un tentativo di qualche anno fa in Santo Spirito per mettere freno alla malamovida), ai Blind Date, mai ai “No Touch Gig”. Diciamoci la verità: gli spazi virtuali per la cultura e l’intrattenimento ci sono. Anzi, sono forse più del necessario e talvolta riescono a essere multisensoriali, perlomeno vista e udito. Salto olfatto e gusto perché, al di là di qualche sperimentazione in campo avanguardistico, questi sono in qualche modo soddisfatti dai canali mediatici a tema culinario e dall’apertura parziale di ristoranti e pub. Giusto: i pub.

Dal 5 febbraio in Giappone, sull’isola di Hokkaido, ha aperto un pub per persone sole. Ma non persone sole in cerca di amicizia: persone che vogliono – da sole – affogare nell’alcol o nel junk food le proprie tristezze. Chiusi dentro alcove collegate al servizio tramite tablet, che arriva in un certo senso “a domicilio”. E se in questo caso non biasimo la scelta dello Juden Highball (così si chiama) perché a volte è meglio ubriacarsi soli e chiusi da qualche parte, che in appartamento con mogli e figli sottomano o per strada al volante. Torniamo a noi: i concerti streaming, le mostre virtuali, le piattaforme tematiche di calcio, convegnistica e quant’altro non surrogano “la mancanza di tatto”, ma non sono mancate le trovate geniali. E non mi riferisco al Festival di SanRemo 2021, che si appresta a blindarsi per l’edizione in corso, né agli stadi vuoti pieni di florilegi folcloristici sugli spalti con qualche sparuto schiamazzo in appendice, che fa molto partita al campetto. Mi riferisco per esempio alla mirabile suite di concerti dei Flaming Lips in Oklahoma del gennaio scorso, in cui sia il gruppo sul palco, che i tecnici, che il pubblico, hanno seguito la performance sigillati all’interno di

scenografiche sfere di nylon chiamate Space Bubbles. Pionieristico tentativo, certamente, ma anche svolta, probabilmente. Ci sono alternative? Si parla sempre più di Festival nel deserto con quarantene in entrata e uscita. E qualche sforzo in più per la logistica e la luminotecnica. Il modello c’è e si chiama E-Boded. L’ultima edizione si è svolta in ottobre 2020: quaranta giorni di musica e visioni nel deserto palestinese come Cristo durante la Passione. Potrebbe essere l’occasione giusta per ripartire, visto che il paese è anche il più avanti con il piano di vaccinazione e i potenti della Terra studiano un modo per rilasciare il passaporto sanitario. Nel frattempo, in Nuova Zelanda, dove l’assenza di contaggi non obbliga le restrizioni, il concerto di un semisconosciuto gruppo, i Six60, ha fatto registrare il tutto esaurito...

Dopo i "Silent Disco" e le "Blind Date", è il momento dei "No Touch Gig"

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IL MUSEO DEL BARGELLO CELEBRA DANTE di Valentina Messina

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Forest sharing la start-up che salva i boschi di Raffaella Galamini

L’

Italia è sempre più ricca di boschi e foreste. Dagli ultimi dati risulta che gli alberi occupano oltre 11 milioni di ettari sul territorio nazionale. Solo in Toscana la superficie forestale è pari a circa 1 milione e 200mila ettari. Un vero e proprio tesoro green, lasciato però andare in malora nella maggior parte dei casi. Il 70 per cento di questo patrimonio appartiene a privati, ma solo il 15 per cento viene curato come dovrebbe. In Toscana la percentuale relativa ai privati sale al 90 per cento. Partendo da questi dati è nato il progetto Forest Sharing, promosso dalla startup Bluebiloba. Si tratta di uno spin-off dell’Università di Firenze formato da ricercatori e imprenditori: sono stati loro a pensare di creare una community che potesse unire assieme i proprietari di boschi. Tra gli obiettivi del progetto: salvaguardare il patrimonio forestale, puntare su una gestione sostenibile e soprattutto rendere i terreni produttivi attraverso molteplici progetti. Con Forest Sharing il bosco produce legna da ardere o da utilizzare per travi e simili e svolge

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anche nel migliore dei modi la sua funzione ambientale con lo stoccaggio di CO2. Non solo: si presta a essere utilizzato per progetti di valorizzazione turistica. Gli esempi virtuosi già si sprecano, come raccontano gli ideatori del progetto. Vedi il caso del proprietario di un piccolo bosco nel Chianti che voleva creare un percorso ambientale sul suo terreno: grazie a Forest Sharing ha trovato un’intesa con i suoi vicini e si è riusciti a rendere l’area interessata dal progetto più estesa così da proporre un progetto che ha intercettato fondi europei. Forest sharing ha già ottenuto ampi consensi in Italia e all’estero: la start up è stata indicata come Best Practice per l’innovazione nell’ambito del progetto Rosenwood dell’Ue. Legambiente Onlus gli ha inoltre assegnato il premio gestione forestale sostenibile nel 2020. Per aderire al progetto e avere maggiori informazioni non resta che consultare il sito: www.forestsharing.it.

Forest sharing: la community che difende il territorio e gli alberi

ortuosa quanto profonda, breve quanto intensa, ma soprattutto di complessa natura la storia d’amore tra Dante e la città di Firenze. Ma se dopo 700 anni dalla sua morte, siamo ancora qui a celebrare il Sommo Poeta, vuol dire che questa relazione fu sicuramente di autentici - forse non sempre reciproci - sentimenti e ben radicata nel tessuto cittadino.

Per l’occasione il Museo Nazionale del Bargello, dal 23 marzo inaugurerà «Onorevole e antico cittadino di Firenze». Il Bargello per Dante, una mostra dedicata alla ricostruzione del rapporto tra Dante e la sua città natale. Quale luogo migliore se non il Bargello per una simile esposizione? Fu proprio nella Sala dell’Udienza dell’allora Palazzo del Podestà (oggi Salone di Donatello), che il 10 marzo 1302, il Sommo Poeta venne condannato all’esilio definitivo; e nell’attigua Cappella del Podestà, solo pochi anni dopo (entro il 1337), Giotto e i suoi allievi ritraevano il volto di Dante includendolo tra le schiere degli eletti nel Paradiso. Proprio attorno a questo ritratto, la prima effigie a noi nota del padre della lingua italiana, si delinea così quel processo di costruzione della memoria che permetterà a Firenze di riappropriarsi dell’opera e della figura di Dante. Con oltre cinquanta tra manoscritti e opere d’arte provenienti da biblioteche, archivi e musei di assoluto prestigio internazionale, l’esposizione è frutto di ricerche condotte negli ultimi decenni. Visitabile fino al 25 luglio 2021.


Palazzo Poli: una portineria d’arte contemporanea

di Martina Vincenzoni

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n quartiere residenziale, un condominio, un invernale venerdì pomeriggio del 2021: sembrerebbero le premesse per un racconto crepuscolare, annunciato dal rumore di serrande che si abbassano. Invece l’ambientazione è un palazzo sui generis, Palazzo Poli. Un tempo sede di emittenti televisive locali, come testimoniato dalle poderose antenne ancora visibili sul tetto, è uno dei rari palazzi di architettura modernista in città. Il palazzo è abitato e i suoi inquilini percorrono ogni giorno uno spazio che un tempo era la portineria. Oggi, è la Portineria: un luogo recupera-

to, interamente a vista sia sulla strada che sull’interno, dedicato all’arte contemporanea. Evoca la sua funzione originaria nel nome e negli intenti, mi spiega il curatore Matteo Innocenti: “l’obiettivo è stabilire un rapporto con il quartiere. Creare un punto di riferimento culturale, un piccolo polo per l’arte contemporanea”. Il progetto, nato poco più di un anno fa, è in espansione. Oltre a mostre personali di artisti, ha visto la collaborazione con Black History Month Florence, un festival di artisti afro-discendenti e l’allestimento di un secondo spazio accanto alla Portineria, gestito da Francesco Ozzola con un progetto itinerante, Satellite. Il futuro è affidato a Studio, un ulteriore spazio destinato a studio per artisti: “ab-

VOCE AMICA FIRENZE: UNA VITA CONTRO LA SOLITUDINE di Virginia Landi

“Nsolitudine, alziamo lo on arrendiamoci alla

sguardo”, suona come un promemoria, un’esortazione, ma è molto di più. È un invito per far sapere che c’è qualcuno disposto all’ascolto, pronto a tenderti la mano. È un progetto in cui un disegno diventa l’emblema di un forte messaggio di inclusione e di accoglienza. Si tratta della nuova campagna di crowdfunding per la realizzazione di una mostra itinerante in giro per la città, a cura dello street artist Ache77,

per far conoscere il servizio di ascolto telefonico gratuito e rivolto a tutti di Voce Amica Firenze, associazione con la più antica help-line in Italia che tutela l’anonimato. La raccolta fondi, attiva per tutto il mese di marzo e a cui si potrà contribuire attraverso la piattaforma Eppela, si concluderà con la realizzazione di un’esposizione diffusa di immagini a cielo aperto per le strade di Firenze, il cui tratto distintivo sarà la presenza di un nastro adesivo con la scritta “fragile”, parola simbolica di un sentimento universale che spesso può

biamo attivato un bando e in questo mese di marzo avremo la prima residenza. Artisti da tutto il mondo mandano una candidatura, possono rimanere qui a lavorare per un periodo che sarà deciso per ciascuno di loro, in base al progetto presentato. Ci interessa che la Portineria sia un luogo costantemente in azione. Sarà un comodato d’uso gratuito: l’unica forma di restituzione prevista è uno studio visit o una mostra dei lavori svolti alla fine della residenza”. Palazzo Poli si trova in Viale Eleonora Duse, 30. Le visite sono possibili di venerdì dalle 15 alle 19 e su appuntamento, scrivendo a laportineriapac@gmail.com. Per candidarsi a Studio, info su: https://laportineria.art/studio.

prendere il sopravvento. L’artista, stencil artist fiorentino d’adozione, proporrà opere che riporteranno i riferimenti al servizio offerto da Voce Amica Firenze, attivo tutti i giorni, dalle 16 alle 6 del mattino, in modo da indirizzare le persone verso l’aiuto che cercano, a guardarsi intorno per sentirsi meno soli. Le immagini identificative saranno dei soggetti che, accomunati proprio da questo nastro adesivo, affiancheranno la campagna attraverso alcune incursioni artistiche che vedranno protagoniste cabine telefoniche e altri elementi urbani. L’iniziativa, con la partnership della Street Levels Gallery, è realizzata da Voce Amica Firenze nell’ambito della Social

Innovation Jam 2 di Fondazione CR Firenze, all’interno di Siamosolidali, in collaborazione con Impact Hub Firenze e Feel Crowd.

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Lo scrivano del teatro di Tommaso Chimenti

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rammaturgo, autore, scrittore. Francesco Niccolini, aretino traslocato a Livorno con il cuore in Puglia, si definisce “scrivano”, ultimamente ha firmato testi per Luigi D’Elia, Vetrano Randisi, Alessio Boni, Simone Cristicchi, Leo Gullotta, Marco Paolini, vincitore del Premio Flaiano, come dell’ANCT, del Premio Enriquez, Teatri del Sacro, Eolo Awards, Premio Resistenza Fratelli Cervi. Come hai vissuto la pandemia? “Come una prigionia. Il primo lockdown con più paura, perché ho faticato a capire; il secondo con rabbia perché è stato chiaro che noi in teatro siamo stati i meno difesi e i più penalizzati. E quando dico “noi” indico artisti, scritturati, tecnici, autori e compositori”. Cosa pensi che non si sia fatto per il teatro in questo periodo? “Riaprire era più che possibile: abbiamo ampiamente dimostrato che in teatro non ci sono mai stati contagi e che, restando tutti distanziati, mascherati e in silenzio, gli spettatori in sala erano le persone più tutelate in assoluto, molto più di quando si mangia con conoscenti in un ristorante o si prende un aperitivo o si mangia a casa di parenti. E probabilmente molto di più che in una chiesa dove

il distanziamento era variabile e molto meno garantito che nei teatri. E continuo a domandarmi perché le chiese sono aperte e i teatri chiusi”. Come vedi la situazione e le sorti del teatro italiano nel 2021? “Siamo i lavoratori dello spettacolo meno tutelati d’Europa. In tutto questo, gli autori e i compositori sono stati trattati anche peggio degli altri, dimenticati e lasciati fuori da qualunque aiuto e sostegno: evidentemente i teatri contano poco in Italia, e ancora meno gli artisti, e meno ancora gli autori. Il quadro è disarmante, come lo era anche prima: ora però è evidente la situazione punitiva che si è voluta applicare agli artisti. Mi sembra di essere rimasto al primo Seicento, quando gli attori venivano sepolti in terra sconsacrata se non abiuravano la professione prima di morire. Se poi penso che le due trovate più originali siano state sponsorizzare una Netflix della cultura e versare grosse cifre in denaro ad alcuni teatri per i mancanti incassi senza coinvolgere in questo tutte le categorie che hanno subito quei mancati incassi, mi sale la rabbia”. Che cosa cambierà sulla scena nei teatri, secondo te, dopo il Covid-19? “Il teatro non muore mai. Risorge sempre. Sarà un dopoguerra strano, senza macerie ma molti cadaveri e molta rabbia e sentimenti diversissimi. Non ho nessuna speranza di mi-

glioramento: bisognerebbe immaginare che dall’Italia possano essere cancellati privilegi, clientelismi e nepotismi, spintarelle e quant’altro. Se qualcuno pensa che il Covid possa aver spazzato via qualcosa di tutto questo, alzi la mano. Io no, non ci spero”.

Premi

Apply | Tutte le info su:

Un workshop in Manifattura Tabacchi

WWW. SUPER BLAST.IT

dedicato all’esplorazione del luogo e del contesto di riferimento, alla scelta degli spazi e alla calendarizzazione delle residenze

5.000 € per la produzione del proprio lavoro e uno studio dove realizzarlo

500 € per rimborso spese di trasporto e alloggio

L’esposizione del proprio lavoro nella mostra collettiva finale e una pubblicazione al termine del percorso di residenza


a cura di Virginia Landi

Sara Coquillat Ochando, giovane fotografa originaria di Valencia, a Firenze dal 2013, offre shooting fotografici a casa o in esterna in cambio di libri di fotografia per continuare lo studio della sua passione. Per info contattarla a > info@saracoquillatphotographer.it

Ilaria Castellino, architetta fiorentina, offre lezioni dinamiche di Vinyasa Yoga due giorni a settimana, martedì e giovedì, con corsi online attivi per livello principianti e intermedi. Per maggiori informazioni e partecipare > ilariacastellino@hotmail.com

Stefano Patrizio, 37 anni, concertista, fonico, compositore e sound designer diplomato in chitarra classica al Conservatorio di Ferrara e al New England Conservatory, Boston. Offre lezioni di strumento per tutti i livelli ed età + se vi serve una colonna sonora originale I’m your man. Info e prezzi > stefano.patrizio@gmail.com

Matteo Cassarri, ho 29 anni e da sempre lavoro nel mondo della ristorazione sia in Italia che all’estero. A causa della pandemia in corso e l’impossibilità di svolgere la mia mansione, offro corsi privati di bartending e mixology o caffetteria online sia in italiano che in inglese. Sono automunito e disponibile a effettuare anche piccoli lavoretti. Vivo a Firenze, zona Novoli. Per info mattecassa91@gmail.com

Francesca Corpaci, 36 anni, esperienza da addetta stampa, copy, marketing assistant e content creator, sia dentro che fuori dall’internet. La scrittura è il mio forte, chiedete alla redazione di Lungarno :) Avete bisogno di una ghost writer, di testi top per il vostro sito/catalogo/whatever o di traduzioni (da eng e port)? > francescacorpaci@gmail.com Tommaso Bartoloni, 31 anni, insegnante di cucina presso la scuola di arte culinaria Cordon Bleu. Offro lezioni di cucina online per tutti i “gusti”: dalle lezioni monotematiche alle ricette antispreco svuotafrigo, dai piatti creativi alle ricette classiche. Per info e prezzi scrivete a tommaso.bartoloni190@gmail.com e insieme decideremo come metterci all’opera a seconda delle vostre esigenze! Il book club di IELO, azienda di consulenze linguistiche fiorentina, è una novità del 2021 per mettere in pratica il vostro Inglese e divertirvi leggendo. Gli incontri mensili, in modalità online (Skype), saranno moderati dalla Prof. Roberta Begliomini ma sarete voi partecipanti a scegliere, di volta in volta, il libro da condividere. Gli incontri sono gratuiti, ma con un numero max di partecipanti. Per info e prenotazioni scrivete a ielolanguages@gmail.com

Elizabeth Gonzalez, 29 anni, mexican girl a Firenze dal 2019, amante del mondo del vino, southamerica wine ambassador, offro lezioni di spagnolo ma anche aiuto compiti, traduzione e revisione testi o creazione di contenuti web (content creator) per settore vino e non (Skype live: eligonzalezz91, Zoom). Per info > egonzalez9117@gmail.com Damiano Borri, classe 1990. Da sempre musicista e artista, appassionato di liuteria e oltre nove anni di attività al riguardo, offre servizi di revisione, riparazioni & set up, (no elettronica), su strumentazione moderna (chitarra e/o basso elettrico). Per info > damianofx@hotmail.it Isabella Pugliese, 29 anni, fiorentina DOC ma made in Chile, bilingue italiano e spagnolo, neolaureata in Scienze Politiche - Comunicazione, Media e Giornalismo. Appassionata di fotografia, amante di viaggi e cinema. Offro ripetizioni di inglese, spagnolo e francese, traduzione e revisioni testi ma anche attività ludico-didattiche e aiuto compiti per i giù piccoli. Per info > isabella.pugliese92@gmail.com

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LUOGHI ABBANDONATI Foto e testo di Giulio Garosi

THE SMART GALLERY Inaugurato nel 2011 a Reggello, doveva essere il nuovo punto di riferimento dell’alta moda in Toscana ospitando circa 32 negozi su una superficie di circa 5.500 metri quadrati, poi la crisi nel 2015 e la chiusura nel mese di novembre dello stesso anno.

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LO BELLO STILO NOCOST a cura di Firenze NoCost

Firenze NoCost che scrive di moda per Lungarno? Sì, la realtà surclassa la fantasia. Partendo da un capo di abbigliamento la guida (anti)turistica più pazza che ci sia ci racconta il passato e il presente di grandi uomini e lucenti donne che Firenze l’hanno resa unica e senza tempo. Perché lo (bello) stile è tutto. www.nocost.guide

Le mutande di Caterina IERI

OGGI

di Marco Tangocci e Davide Di Fabrizio

di Teresa Vitartali

S

e qualcuno dice “Medici” il pensiero va ai soliti: Cosimo il Vecchio, Piero, Lorenzo il Magnifico. Eppure il nome che portò più di tutti la fiorentinità in Europa fu quello di una donna, la nostra amata Caterina de Medici. Sposa di Enrico II di Valois, Caterina portò alla cinquecentesca corte parigina mezza Firenze: vestiti, cuochi, vivande, ricette, suppellettili varie. Per esempio, iniziando dalla valigia delle cose strane, la nostra Cate introdusse in Francia un oggetto atto a mangiare che ai parigini suonava proprio strano: la forchetta. Eh sì, mesdames et messieurs, da ora non si mangia più con le mani! E tra una forchetta e l’altra la regina portò Oltralpe anche un pezzo d’abbigliamento per nulla in voga tra le donne: le mutande, che fino ad allora erano appannaggio dei soli ometti. Mutande, mutande per tutte! 
Passando poi alla grande cucina, fulgida stella di Francia, rammentiamo che prima del suo arrivo i cuochi parigini usavano insieme sale e zucchero. Carni, pesce, verdure… tutto assumeva un sapore dolce-salato che evidentemente tanto piaceva. Esatto: che schifo! Fu Caterina a imporre la modernità gastronomica del dolce da una parte e del salato dall’altra. E non finisce qui: la canard à l’orange (l’anatra all’arancia)? Figlia del papero al melarancio tanto amato da Caterina. La soupe à l’oignon? Di certo parente della carabaccia, l’umile zuppa di cipolle. Insomma, fra i celebri signori della dinastia medicea, forse qualcosa in più che un posticino d’onore proprio se lo merita, questa Caterina, fiorentinissima regina di Francia. Non credete?

LAVIGNETTA

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a nostra fiorentina portò numerosi contributi alla corte di Francia. Fu proprio lei, per esempio, che promosse l’uso delle mutande anche fra le nobildonne d’Oltralpe. Il termine “mutanda” nasce nel Medioevo e deriva dal latino “mutare”: ciò che si deve cambiare. La svolta delle mutande avvenne proprio nel Cinquecento con Caterina che le introdusse per permettere alle donne maggiore libertà di movimento. Prima erano unicamente appannaggio degli uomini e poche donne potevano permettersele; e se le avessero indossate sarebbero state considerate addirittura sconvenienti. Nel corso del tempo le mutande si sono evolute per poi entrare, per ovvie ragioni, a fare parte del guardaroba di ognuno di noi, in svariate forme. 
Sapete che si possono comprare anche in posti diversi dalle solite, commerciali catene? Facciamo un tour dalle mercerie ai negozi più fichi per ciò che riguarda il mondo dell’intimo. Ecco a voi alcuni indirizzi: MERCERIA DELCOR
Via della Spada, 14r LA PERLA
Via degli Strozzi, 24r L’INTIMO DI NIDIA
Via Faenza, 70r MERCERIA REBECCA Viale delle Magnolie, 17 LOVES INTIMO Borgo la Croce, 91

di Lafabbricadibraccia

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PERSONAGGI FIORENTINI di Tommaso Ciuffoletti illustrazione di Marcho

(È) TUTTO NEI TERMINI di Michele Baldini e Virginia Landi

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ormai fin troppo noto che i vissuti degli ultimi mesi siano stati spesso sinonimo di disagio o imbarazzo, tanto che, finite le parole per descriverli, un inglesismo è stato inserito dall’Accademia della Crusca tra i termini del nostro vocabolario. Cosa rende una situazione imbarazzante? E che cosa ci rende imbarazzanti e perfino Boomer? Vi invitiamo a scoprirlo leggendo le prossime righe.

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Sara Gazzini

i presentazioni di libri ne ho viste e fatte in vita mia. Con onorevoli, presidenti, premi Strega e aspiranti, ma anche illustri e illustrissimi sticazzi. Eppure mai ho visto tanta gente a una presentazione, come quella volta che la Gazza presentò il suo primo libro C’è chi dice di volerti bene. Era un pomeriggio di bel sole su al Piazzale e la Loggia, giuro, era piena da non riuscire a far entrare tutte le persone che volevano assistere. Una cosa mai vista. Gazza è il soprannome di Sara Gazzini. Un lavoro in banca, un ex marito, una figlia e un figlio entrambi splendidi; io la Sara l’avevo conosciuta qualche sera prima di quella presentazione a cena con un comune amico. Che fosse ganza non ci voleva molto a capirlo e il modo sorridente, autoironico e tremendamente sincero nel parlare di sè dava l’idea che fosse una anche capace di raccontarsi in modo intrigante. Tuttavia confesso che no, non avrei mai detto che di lì a poco avrei trovato quella folla alla presentazione del suo libro. Forse ero un po’ spocchioso? Forse un po’ di pregiudizio da figlio d’accademici? Sì, penso di sì. Oggi Sara ne ha già scritti altri di libri e immagino siano stati un gran successo anche loro. Credo che lavori ancora in banca, ma nel frattempo fa anche radio e miete followers sui social media. Mentre io son sempre qua, scrivo ritratti per Lungarno e oggi il suo, meritatissimo. Sei forte cara Sara!

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Cringe /krindʒ/ dall’inglese to cringe (imbarazzante, detto di scene e comportamenti altrui che suscitano imbarazzo e disagio in coloro che osservano) L’11 gennaio 2021 cringe entra nell’elenco delle nuove parole dell’Accademica della Crusca. Ma facciamo un passo indietro: mentre in origine il verbo “cringe” significava “piegarsi per paura o preoccupazione, in un atteggiamento servile”, nel tempo ha assunto una seconda accezione, oggi conosciuta come “un intimo brivido di imbarazzo o di disgusto”. Il termine ha visto una crescente diffusione nel web tra il 2015 e il 2016, specialmente tramite la condivisione di alcuni video davvero emblematici da parte degli utenti più giovani della rete. Al momento non possiamo allegare un’immagine significativa ma, ora che sapete cosa significa, vi invitiamo a usare l’immaginazione: ma che cosa cringissima è conoscere persone che parlano di loro stesse in terza persona? Ok, Boomer! /oʊˈkeɪˈbu mər/ ingl. A person who “booms”. Affermatosi grazie all’utilizzo dei vari social network, a partire da quello più frequentato dai c.d. “Generation Z”, cioè Tik Tok, il meme è divenuto di uso comune nel corso del 2020 e si riferisce ai frequentatori digitali nati tra gli anni ‘50 e ‘60, gli anni del “Boom”. La definizione è chiaramente ironica, date le argomentazioni dense spesso di frustrazione e retorica con cui i “boomer” motivano i propri interventi online, spingendosi fino al cringe di cui sopra. Nel Villaggio Globale, in cui ogni tribù parla quasi esclusivamente la propria lingua, il paradosso è il Cul-de-Sac. Capita infatti sempre più il caso in cui il boomer che in risposta al proprio commento legge un “Ok, Boomer”, questi esaspera l’atteggiamento per cui il meme stesso è nato, non capendone l’accezione sarcastica. Mentre nel caso in cui un Generazione Z tentasse di spiegarne il significato (allo stesso “boomer”) usando la sua stessa lingua, potrebbe a sua volta essere vittima del meme che tenta, prosaicamente, di spiegare.


AMORAZZI

~ QUASI UNA POSTA DEL CUORE ~ a cura di Francesca Corpaci illustrazione di Costanza Ciattini

La posta di SIGISMONDO FRODDINI a cura di SpazioPosso

Tra pappe, pannolini e paranoie Caro Dr. Froddini, mi chiamo Gisella e da tre mesi sono diventata mamma. Mio figlio non dorme, piange continuamente e spesso non riesco a farlo smettere. Confesso che a volte lo lascio strillare finché non si addormenta, sfinito. In quei momenti chiudo la porta della sua cameretta, mi tappo le orecchie e mi riaffaccio solo quando sento silenzio. Mi sento tremendamente in colpa per questo e credo di essere una pessima madre. Non ho il coraggio nemmeno di chiedere aiuto alla mia famiglia per paura di sentirmi giudicata. Sono stanca. È normale tutto questo? Gisella Cara Gisella, non posso sapere come si senta davvero, ma la maternità è certamente un’impresa non da poco. È un qualcosa di totalizzante, di trasformativo, a tratti anche catartico. Lo so, adesso potrebbe essere in preda a un totale stato di frustrazione, per non parlare del senso di inadeguatezza: ci sarà sempre la signora sull’autobus pronta a lanciare un‘occhiata che dice “perchè non lo fa smettere di piangere?”. Ed è proprio nell’incontro con l’altro che sorge la paura del giudizio, quando partiamo dal presupposto di star facendo male o comunque non abbastanza. La verità è che non possiamo controllare ciò che pensano gli altri, ma possiamo cambiare l’opinione che abbiamo di noi stessi valorizzando quello che facciamo ed empatizzando con le parti di noi che sono in difficoltà, senza puntare anche noi il dito contro, tanto per quello possiamo sempre contare sulle signore sul bus! Ci saranno momenti in cui sentirà di essere riuscita a rispondere in maniera efficace alle richieste di suo figlio e altri in cui avrà l’impressione di non capirlo. Non sono incidenti di percorso, ma tappe obbligate per la vostra crescita. Questo fa parte del processo di sviluppo: non esiste una madre perfetta, è tutto un procedere per tentativi ed errori, ciò che ha valore è il cercare ogni volta di interpretare e rispondere ai bisogni del suo bambino. Proprio come lui, anche lei sta crescendo e imparando qualcosa di completamente nuovo, un pò come quando apprendiamo una nuova abilità: proviamo, cadiamo, ci rialziamo e andiamo avanti, magari chiedendo qualche dritta a chi ci è già passato o incrociando uno sguardo solidale con chi si trova ad affrontare le stesse sfide e gli stessi dubbi. Chissà che insieme le cose non si superino meglio. Qualora decidesse di bussare alla mia porta, sappia che sarò lì ad accoglierla e ad ascoltarla. Ma soprattutto sarò lì a dirle che non è mai stata una pessima madre e che ha fatto tutto il possibile per sopravvivere a questa impresa con le forze e le risorse che aveva a disposizione. Inviate le vostre domande, crisi e drammi esistenziali a spazioposso@gmail.com. Il dott. Sigismondo Froddini vi risponderà in questo spazio.

Footloose Durante questi mesi a casa mi è venuta una fissazione per il sesso coi piedi. Avevo una relazione stabile (8 mesi) ma è finita in estate, quando dopo il lockdown abbiamo ripreso a vederci e le ho confessato la cosa. Ho pensato che fosse normale, siamo sempre stati molto aperti. All’inizio però è stato imbarazzante, poi anche peggio, quasi umiliante. A metà luglio mi ha lasciato dicendo che la preoccupavo. Non so se fosse per i piedi o per altri motivi, mi sono vergognato a chiederlo. Comunque ho fatto le ferie da solo, poi è stato chiuso di nuovo tutto. Ancora non so come comportarmi: cercare qualcuno che mi capisca andando subito al punto, o trattenermi e sondare il terreno? Credo che per me sia importante provare questa esperienza in tranquillità. Dear Footsie, finalmente una buona notizia! La maggior parte della gente che conosco ha passato il 2020 annoiandosi o controllando compulsivamente il conto in banca nella (vana) speranza che arrivassero i $ della cassa integrazione. Tu invece hai scoperto un delizioso kink con cui sollazzarti nei mesi a venire. Grazie di esistere, mi dai speranza. Detto questo, non è facile portare avanti una storia con qualcuno che ha fetish diversi dai tuoi (o non ne ha), e, a meno di non essere veramente molto aperti (tipo: rimanete in coppia ma tu sei libero di leccare le dita altrui), l’imbarazzo e la separazione sono scenari possibili. Però su una cosa mi permetto di insistere, Footsie: non hai niente di cui vergognarti. Lanciati in pista come Kevin Bacon al ballo di fine anno in Footloose, e, anche se non è il momento storico più felice per attività che coinvolgano l’interazione umana, grazie al cielo c’è l’internet. Esistono community e app di dating dedicate ai gusti kinky, fetish e BDSM per sperimentare in tranquillità, oltre a quelle più classiche dove puoi comunque indicare scelte specifiche. E se qualcuno dovesse farti sentire strano, ecco una comoda lista di persone socialmente accettabili devote adepte del feticismo del piede: Fëdor Dostoevskij, Britney Spears, Jack Black, Ricky Martin, Naomi Watts, Erich von Stroheim, Francis Scott Fitzgerald, Pharrel Williams, Pharrel Williams, PHARREL WILLIAMS. Enough said Affidate dubbi, dilemmi e inconfessabili segreti in forma 100% anonima a: tellonym.me/amorazzi. Ogni mese il vostro amichevole amorazzo di quartiere risponderà in questo spazio.

Camilla Biondi, Arturo Mugnai, Federica Valeri 15


Far fiorire la città con le seed bombs testo e illustrazione di Marianna Piccini

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on l’arrivo della primavera non vediamo l’ora che i prati e i boschi si riempiano di meravigliosi colori, ma lo sapevate che anche vivere in città offre la possibilità di far fiorire diverse piante preziose per l’ambiente? Naturalmente possiamo fare la nostra parte abbellendo i balconi e le finestre con piante in vaso, ma non è tutto... Avete mai sentito parlare delle seed bombs? Si tratta di palline di terra, argilla e semi che, nate come particolare forma di coltivazione, negli anni ‘70 venivano lanciate da pacifici attivisti ecologici per combattere il grigiore della città. Se vi va quindi di rendere più verde il vostro quartiere eccovi una semplice spiegazione di come realizzare in casa le ‘bombe’ di semi. Per prepararle vi serviranno del terriccio universale, meglio con l’aggiunta di compost, argilla in polvere (anche quella da ceramica) e semi di vario tipo,

come per esempio semi di papaveri, girasoli, camomilla, calendula, piselli odorosi, bella di notte e, perché no, anche qualche ortaggio. Molti di questi semi sono anche favolosi per richiamare gli insetti impollinatori che, inutile dire, hanno un enorme impatto benefico sulla biodiversità e sull’ecosistema in cui viviamo. Mescolate quindi una parte di terra e una di argilla con i vostri semi e poi inumidite leggermente con dell’acqua. In questo modo potrete impastare bene e formare con le mani varie delle piccole palline che dovranno poi essere lasciate ad asciugare. Adesso non vi resta che programmare un giro in bici o una passeggiata per spargere il vostro prezioso carico a giro per la città, nei parchi, nelle aiuole o in spazi vuoti abbandonati e contribuire così alla rinascita della biodiversità nella vostra zona. Non preoccupatevi, queste palline racchiudono in sè tutto quello di cui i semini hanno bisogno per nascere e crescere, anche in posti apparentemente poco favorevoli alla loro vita, come i bordi delle strade!

IL MIGNOLO VERDE: tutti pazzi per il Marimo illustrazione e testo di Walter Tripi

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e stiamo provando tutte per darvi qualche buono spunto sugli angoli verdi di casa vostra: aromatiche, fiori, trucchetti. Se però nessuna di queste è andata a buon fine, se il vostro pollice si ostina a rimanere drammaticamente roseo senza virare verso il verde, abbiamo ancora un asso da giocare: il Marimo. 
Impazzano da qualche mese – sui social, nel web – le immagini di dolci e tenere pallette verdi che rotolano amabilmente dentro l’acqua: ecco, quello è il Marimo e potrebbe essere il vostro prossimo ottimo acquisto. Andiamo con ordine: si tratta di una pianta acquatica di origine giapponese, il cui nome può tradursi più o meno letteralmente come “alga-palla”. Da qui, non dovrebbe essere difficile immaginare come possa apparire alla vista: piuttosto, è significativo ricordare che nel tempo questa adorabile e paffuta pianta è diventata anche simbolo dell’amore e dei rapporti duraturi. Il motivo non è solo legato alla forma, o magari alla luce del suo verde brillante: il Marimo può vivere fino a 200 anni, crescendo pochi millimetri per volta e, a proprio modo, raccontando una storia che attraversa le generazio-

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ni, volteggio dopo volteggio. Intorno al Lago Akan, tradizionalmente considerato l’origine del Marimo, sono in molti a conservarne in piccoli acquari, anche semplicemente bocce di vetro, come elemento decorativo e simbolico: un’usanza che ormai stiamo spudoratamente copiando con sempre maggiore intensità. D’altronde, il fascino del tondeggiante non è mai troppo, la curiosità di amici e parenti è assicurata e si tratta anche di un regalo a proprio modo molto tenero.
Attenzione però: l’alga-palla è senz’altro semplice da accudire, ma non per questo può essere dimenticata. Anzi, è buon auspicio conservarla con grande cura: cambio d’acqua tre volte al mese, una bella strizzata per togliere le parti morenti, un vaso rigorosamente trasparente, temperature miti ed evitare la luce diretta del sole. È grazioso, ma è pur sempre un Marimo: ha una dignità!


Scrivere di cinema: Tenebre Splendenti di Caterina Liverani

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un universo mutevole quello del cinema, in continua evoluzione, ma anche soggetto a infinite riletture e interpretazioni. Forse mai come in questo momento, con le sale chiuse, si è presentata l’opportunità, per chi scrive di cinema, di approfondire, studiare e trovare nuove chiavi di lettura nell’opera dei grandi maestri. È quello che ha fatto Marco Luceri che ha usato il tempo sospeso del lockdown per un’esaustiva analisi della cinematografia di quello che forse è l’autore, vivente, più controverso del nostro tempo: Roman Polanski.

up&down

Una parola che si incontra spesso nel libro come indicatore dell’impressione del cinema di R. P. sullo spettatore è “perturbante”.

“Freud definisce il termine con la trasformazione del quotidiano in qualcosa di eccezionale, oscuro e misterioso. L’orrore nel cinema di R. P. non è nei film di genere, bensì in opere come Il pianista che si impegnano a mostrare cose che l’occhio fa fatica a sopportare. Il cinema di Polański scuote anche quando sembra non farlo. Ha fatto un grosso lavoro sui generi dando a ogni pellicola quel tocco originale che mostra una realtà collassata. Esemplificativi di questo sono Chinatown, La nona porta e Frantic in cui vediamo protagonisti che si perdono nel mistero del mondo che abitano. Lo spettatore si identifica in questi personaggi, sostanzialmente positivi, di fronte a una realtà che si presenta incomprensibile. Molti dei finali dei suoi film sono un ritorno all’inizio, una forma di circolarità che lascia il dubbio se quello che si è visto sia accaduto per davvero o se

sia una fantasia. Il cinema di Polanski è un percorso di conoscenza”. I personaggi di questi film si scontrano con un erotismo che li sconvolge (spesso incarnato da Emmanuelle Seigner musa e compagna di vita). “Sono uomini che, messi di fronte a un bivio, rappresentano due opposte pulsioni: da una parte la stabilità (il matrimonio, la casa) e dall’altra l’instabilità che può voler dire anche possedere una donna come quelle incarnate da Seigner. Entrambe queste strade hanno risvolti negativi che però lusingano. R. P. ci mostra quanto siano pericolose, ma anche quanto siano indispensabili per l’identità del personaggio”. Nel libro si parla molto dello spazio domestico portando a esempio opere come Rosemary’s Baby e Carnage. “Ritorna il concetto di perturbante: in Rosemary’s questo è rappresentato dalle porte della casa che si affacciano verso l’ignoto, verso l’incubo. In Carnage l’elemento detonatore è la parola all’interno di uno spazio chiuso. È una crisi del linguaggio che porta a galla l’assurdo dei personaggi. Se si esce dallo spazio dell’appartamento la parola perde la sua sostanza”. Ogni volta che esce un nuovo film di P. si torna a parlare delle accuse di violenza sessuale legate al suo nome, tu hai scelto di fare il punto nelle conclusioni. “Lui, come altri, è il simbolo di un potere maschile all’interno del cinema che, come all’interno della società, va messo in discussione. Il modo peggiore per farlo però è dividersi in fazioni che finiscono per diventare opposte ma uguali. Fare questo non serve a nulla come anche la “cancel culture” che rischia di ridurre la questione a mera censura. Nell’ultimo film L’ufficiale e la spia lo stesso R. P. fa sua la lezione di Hannah Arendt e cioè che bisogna guardare la storia con un occhio più grande, che non si fermi al singolo fenomeno”. Il volume “Tenebre splendenti - Sul cinema di Roman Polanski” di Marco Luceri uscirà a breve per Edizioni ETS.

L’orizzonte di gloria

Il viale del tramonto

SANPA Un tratto della storia recente del nostro paese che le generazioni più giovani meritavano di conoscere e quelle più vecchie di ricordare. Una storia di morte, sangue e brutalità ma, per qualcuno, anche di salvezza. L’ascesa e la caduta della Comunità di San Patrignano e del suo fondatore Vincenzo Muccioli, raccontata da chi in quegli anni era lì a combattere la battaglia più dura: tentare di salvare la propria vita. Lo spettatore non ricorderà solo la scelleratezza di alcune scelte, ma anche la sottotraccia del racconto delle vite che l’eroina non è riuscita a spezzare.

THE UNDOING Ci sono attori che sono leggende e poi ci sono persone di bella presenza con una buona gestione del proprio corpo all’interno di uno spazio scenico. Nicole Kidman è della prima categoria. Una vera purosangue, una donna dalla bellezza soprannaturale che non ha mai esitato nella sua carriera. «I always say “why not?” instead of overthinking things» è il suo motto e noi la amiamo. Proprio per questo sappiamo che può darci infinitamente di più di questa minestrina riscaldata. Ma il problema non è lei, e nemmeno il buon Hugh Grant. È una solida e spavalda regia che risulta non pervenuta. 17


F R AST U O N I di Gabriele Giustini

ARAB STRAP “As Days Gets Dark” Rock Action

MOGWAI “As the Love Continues” Rock Action

BLACK COUNTRY, NEW ROAD “For the First Time” Ninja Tune

Lo scioglimento degli Arab Strap – avvenne a cavallo tra il 2005 e il 2006 subito dopo l’uscita di “The Last Romance” e del relativo tour – fu un dispiacere enorme per i fan del duo scozzese, anche perché se c’è una band di cui è facile innamorarsi, questi son proprio gli Arab Strap. Le tessiture create tra il cantato scazzato e sbiascicato di Aidan Moffat, accompagnato sempre da una scrittura cruda che non nasconde alcuna debolezza – sesso, tradimenti, alcol – e le chitarre romantiche e decadenti di Malcolm Middleton, sono quanto di più innovativo accaduto dalla metà degli anni Novanta in poi. Accogliamo quindi con gioia e fiducia il ritorno dei nostri amici di Falkirk e “As Days Gets Dark” altro non è che un disco degli Arab Strap, ovvero un disco molto bello, come se ne fanno pochi in un anno solare. Nelle 11 tracce che lo compongono non c’è nostalgia alcuna dei ’90, ma un’elegante miscela tra le sonorità tipiche della band – il narrato di Moffat e i giri dark di Middleton – unita a un’elettronica soffice, a degli strani cinguettii, a un sassofono con momenti epici (‘Kebabylon), della disco un po’ più spinta e del classico post-rock. Bastavano i primi singoli con cui è stato presentato questo ritorno – ‘The Turning of Our Bones’ e ‘Compersion Pt 1’ – a farci star sereni. Ma “As Days Gets Dark” è andato altro e ci restituisce quegli Arab Strap che amiamo, più in forma che mai.

Rimaniamo in Scozia – perché Frastuoni ama la Scozia dove spesso si fa della musica bella – per scrivere qualche riga anche di “As the Love Continues”, decimo album in studio dei Mogwai, disponibile per la loro etichetta Rock Action. Il disco della band di Glasgow, guidata da Stuart Braithwaite, arriva a 25 anni esatti dalla pubblicazione di ‘Tuner’/’Lower’, loro singolo di debutto. Registrato in compagnia del produttore Dave Fridmann – inizialmente il disco doveva essere registrato in America, ma poi la pandemia ha scombussolato anche i loro di piani, e quindi via di scambio file – “As the Love Continues”, vede un paio di collaborazioni di spessore, tra cui Atticus Ross oltre al super sassofonista canadese Colin Stetson. La cosa bella di quando ascolti un disco dei Mogwai è che sai benissimo quel che ti aspetta – postrock, atmosfere cinematiche, suoni saturi ed esplosioni – ma il risultato è sempre diverso e la colonna sonora che ne vien fuori sarà sempre quella perfetta per il film che ognuno di noi si starà facendo in quel determinato momento. Ci sono loop, synth e riverberi, per una band che, seppur all’interno di un genere che non consente grossi scossoni innovativi, prova sempre ad aggiungere qualcosa ai propri suoni. Ed è bello sapere che i Mogwai ci sono, come quegli amici che non ti deludono mai.

FRASTUONI SU SPOTIFY

Esce su Ninja Tune uno degli esordi più eccitanti di questi mesi e, i protagonisti di questo astratto premio, sono sette giovanotti che adesso vivono a Londra ma che sono originari del Cambridgeshire e che si fanno chiamare Black Country, New Road. Se vi aspettate la solita produzione Ninja Tune, che comunque ci ha abituato a battere territori piuttosto eclettici, siete fuori strada. E non di poco. “For the First Time” è composto da sei brani per un totale di quaranta minuti, il tempo necessario per sviluppare con cura le trame post-punk e post-rock del giovane ensemble. Fra Slint, June of 44, 90 Day Men (ascoltate ‘Athens, France’) e Van Der Graaf Generator, i Black Country, New Road sorprendono per la freschezza con cui dimostrano di aver assimilato certe sonorità e la capacità di renderle moderne e nuovamente fruibili. Perché oltre a questo c’è del jazz sperimentale – a un certo punto il sax va per i fatti suoi – della world (l’apertura klezmer) e dell’afro-rock. Il tutto con il valore aggiunto dei testi preparati da Isaac Wood, intensi e ricchi di citazionismi - Richard Hell, Scott Walker, Kanye West, Bruce Springsteen e Black Midi – e narrati/ urlati con un’intensità urgente e liberatoria. Eccezionali.

La playlist di Frastuoni è su Spotify. Aggiornata settimanalmente, contiene una selezione dei migliori brani sia italiani che internazionali, in linea con i gusti della rubrica. In copertina Black Country, New Road. Scansiona il QR code per accedere direttamente e segui la pagina Facebook di Lungarno per rimanere aggiornato. Per reclami, segnalazioni e pacche sulle spalle, scrivi a frastuoni@lungarnofirenze.it 18


“La Valle Oscura” e le start up a Firenze di Michele Baldini

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er molti influencer l’imperdibile letterario del 2020 è stato senza dubbio La valle oscura (tit. or. The Uncanny Valley) di Anna Wiener. L’autrice e protagonista del libro racconta la sua migrazione, sia fisica che digitale, da New York a San Francisco, da un impiego come segretaria in una piccola casa editrice a ruoli poco chiari in alcune start up dell’IT. Il punto è che il settore e le forme d’impresa a esso collegate hanno colonizzato l’Europa e se a Firenze non abbiamo una “valley” abbiamo comunque un importante acceleratore di imprese che – senza citare – ha anche un forte impatto “fisico” sulla città, e proprio recentemente ha cambiato sede installandosi nel plesso dell’Ex Granaio dell’Abbondanza in San Frediano. Qui vengono sviluppate da ormai diversi anni le più dinamiche realtà dell’innovazione, soprattutto digitale, assorbendo talenti e fondi. Un’operazione immobiliare simile a quella dei colossi dell’IT californiani, che trasferirono le proprie sedi in quelli che un tempo erano i templi della San Francisco più alternativa, la capitale mondiale del Queer, dell’Ambientalismo e dell’LSD. Nulla di denigratorio, anzi. Sono convinto che il successo di ogni progetto legato al Tech debba necessariamente confrontarsi con strutture in grado di dargli valore, quindi competenze, strumenti, visibilità e soldi. Secondo D., collaboratore di una delle start up, “spesso il successo dei progetti dipende da un’esperienza pregressa e soprattutto dalle conoscenze dei giovani amminisstratori delegati”, secondo F. “molto si lega agli interessi di gruppi di potere già costuiti”, secondo A., infine, “dipende dalla bravura, dal talento e dalla spregiudicatezza del singolo, che deve comunque dimostrare il valore della propria idea una volta che questa metterà da sola le gambe”. In pratica tutto è ancora – sul lato più squisitamente capitalistico – da valutare. Alcune Start UP cominciano spiccare il volo, altre muoiono, altre ci provano ed è comunque una risposta, se pur non esaustiva, all’impiego degli under 30. Sul lato più “umano” delle pari opportunità (ci dicono gli stessi intervistati) ci sono ancora molti passi da fare, mentre il percorso verso la “Smart City” sembra più che mai accelerato.

Spesso il successo dei progetti dipende da un’esperienza pregressa

BREVI CRONACHE LIBRARIE di Carlo Benedetti

Racconti fiorentini con la scusa di un libro - Ma non ci sarebbe una sua collega? Il primo piano della Biblioteca delle Oblate assomiglia alla plancia di una nave, ma i due quadrati contrapposti (cielo e magnolia centenaria) sono lì fuori a confermarti il contrario. Di solito i clienti “speciali” arrivano più tardi: alle undici, un cinquantenne guarda e riguarda il catalogo delle foto di Araki e non lo prende mai in prestito. A mezzogiorno, il pittore riempie un tavolo di acquerelli, tavolozza, pennelli e legge manga fino a chiusura senza toccarli. Ma appena aperti è tutto più tranquillo. - Una sua collega donna, intendo? La signora, con bastone e borsetta, aveva impiegato dieci minuti buoni a salire. L’avevo vista sistemarsi il foulard e guardare l’orologio per poi avviarsi decisa. Ad ogni scalino, piegata a metà dallo sforzo, tirava fuori un fazzoletto di stoffa e si asciugava le labbra. - No signora, mi dispiace. Ci sono solo io. Lei arrossì. Sembrava indecisa, avanti e indietro fra gli scaffali, avvicinandosi ora alla sezione gialli, ora alla narrativa italiana. Tornò due volte al bancone, facendosi forza. - Signora, mi può chiedere qualsiasi cosa. Faccia conto di parlare con un medico. Siamo solo io e lei. Le indicai le poltrone vuote, i tavoli con le sedie perfettamente allineate, e le sorrisi impegnandomi a proiettare il più empatico, tranquillo e rassicurante sguardo che qualsiasi bibliotecario avesse mai messo insieme. Si avvicinò, guardandosi intorno per controllare che fossimo davvero soli: - Vorrei un romanzo d’amore – sussurrò - insomma, un romanzo dove scopano. Fortunatamente, ne avevamo di bellissimi.

James W. P. Campbell, Will Pryce, La biblioteca. Una storia mondiale Einaudi Saggi, 2020 – 48,00€

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CITTÀ IN MUSICA di Giulia Focardi

Come nasce Music Pool

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n attesa che lo spettacolo dal vivo possa ripartire, cerchiamo di andare oltre, rispetto al silenzio assordante da parte delle istituzioni, raccontando le realtà virtuose che animano Firenze e non solo e che, nonostante tutto, hanno ricominciato a programmare anche per il 2021, con la speranza che tutto possa tornare a una normalità quasi dimenticata. La protagonista della nostra rubrica di marzo è l’associazione Music Pool, da anni vero e proprio punto di riferimento in tutta la Toscana nell’organizzazione di eventi musicali legati in particolar modo al settore del jazz. Abbiamo raggiunto il presidente, Gianni Pini, per chiedergli come è nata l’associazione che dirige: “la Toscana è una regione da sempre molto attiva dal punto di vista musicale e, come in gran parte d’Italia, i nuovi soggetti di musica jazz si raccoglievano intorno all’Arci. Era la metà degli anni ‘80: mettendo insieme Firenze (in cui operava il CAM Andrea del Sarto), Pisa, di cui ricor-

MINIMONDO testo e foto di Susanna Stigler

Scusi, permesso, posso? Prego, passi, in fila, di là, per di qua, come? Non le saprei dire, il prossimo, si alzi, mi perdoni, faccia attenzione, dovrei andare, ho sentito sia di là, non è possibile, ma guardi di solito il pomeriggio, uno alla volta, ce l’ha il documento? Si figuri, ma lei è carina, mentre lei vecchina, stiamo assieme, ma non troppo, sa faccio fatica, il pensiero stanca, meglio sedersi, e attendere tempi migliori, bam!

43°46’47.2”N 11°11’41.5”E

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diamo la fantastica stagione del Festival Internazionale ed il lavoro del CRIM) e Siena Jazz (che allora muoveva i primi passi) nacque l’idea di “fare qualcosa tutti insieme”. Il nome iniziale, Toscana Jazz Pool, preludeva a un ambizioso progetto di produzione originale: 10 giovani musicisti toscani, per una stagione, lavoravano con uno dei big internazionali per prove arrangiamenti e tour. Tra i nomi coinvolti John Taylor, Kenny Wheeler, David Murray, Dave Holland. Insieme riuscimmo a ottenere - per la prima volta - un contributo dalla Regione”.

Una delle maggiori realtà fiorentine per la musica dal vivo

Dal 1990 all’attività di Music Pool si è aggiunto anche il Grey Cat Festival maremmano, diretto da Stefano Cocco Cantini; abbiamo chiesto a Pini quali segnali ci sono per questo anno nuovo.“Difficile a oggi capire come ce la caveremo nel 2021: non conosciamo ancora le modalità di apertura degli spazi. Speriamo di poter contare sugli artisti internazionali e su capienze più favorevole. Nel 2020 è stata veramente dura ma possiamo dire di avercela fatta egregiamente”.


TRADIZIONI FIORENTINE di Riccardo Morandi

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Le strane coppie della ristorazione di Raffaella Galamini

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l mondo della ristorazione prova a reagire alla crisi innescata in città dall’emergenza Covid-19. Le nuove aperture fanno ben sperare, anche se ancora all’orizzonte non si registra la ripartenza dei flussi turistici dall’estero. Le attività commerciali e ricettive fanno affidamento sulla clientela locale e puntano a incuriosirla. In piazza Annigoni Duje aveva chiuso a novembre dopo la partenza del pizzaiolo Michele Leo (tre spicchi Gambero Rosso) e aveva avviato una profonda ristrutturazione. A fine gennaio ha riaperto con un nuovo nome Largo9, in ambienti ampliati e con una formula rivisitata a metà tra la pizzeria e il ristorante. Il nuovo corso di Largo9 è nel segno del pizzaiolo pluripremiato Gabriele Dani (tre spicchi Gambero Rosso) che ha scelto di dividersi tra Cecina e Firenze. Nel locale di Sant’Ambrogio è quindi approdata anche la pizza al vapore, specialità che contraddistingue Dani. Al bancone la barlady Ve-

ronica Costantino (ex Gunè) per proporre il food pairing con la pizza oltre che con i piatti del ristorante. In via Pier Capponi la voglia di specialità giapponesi incontra la cucina toscana. Ecco quindi I’Ssushi dove accanto a un tradizionale menù asiatico viene proposta anche la versione fusion nippo-italiana con specialità fiorentine rivisitate. Anche in centro c’è fermento e voglia di ripartenza. In via del Parione ha aperto l’osteria Latteria. Il nome è un omaggio alla storica insegna che si può ammirare all’ingresso del locale. Un ristorante con menù toscano (ma senza bistecca alla fiorentina) che punta sulla cucina povera e sul vino a mescita. Una formula che si presta a essere apprezzata dai fiorentini doc oltre che dai turisti. News anche sul fronte dell’estetica. A Campo di Marte in via Castelfidardo 7/r ha aperto Fede Little Beauty. A prendere l’iniziativa una giovane estetista Federica Mandia che ha deciso di puntare sui prodotti biologici e naturali e su un servizio di qualità e soprattutto in totale sicurezza per trattamenti viso/corpo.

Pizza&cocktail, fusion nippoitaliani e cucina toscana senza bistecca

Il pane

ei mesi scorsi mi è capitato, durante una cena in un ristorante amato più che dal cliente dal ristoratore, di assistere a una curiosa lettura del menù da parte di quest’ultimo. Il “senza” era la parola ricorrente, la miglioria. L’esclusione di qualcosa, anche abbastanza importante (tipo la pasta al burro senza burro), era la migliore bandiera: miracoli della cucina di oggi, la stessa che per esempio “destruttura e scompone” i piatti per fare sostanzialmente prima.
Lo stesso modus di lettura applicato da un fiorentino sul cibo primo della tavola, il pane, diventa qualcosa di socialmente apocalittico. Ma veniamo a illustrare il fenomeno che per comodità chiameremo “LA GRANDE TRUFFA DEL PANE SENZA SALE”. 
Partiamo dal presupposto che il sale nel pane ESISTE e non è questione di letture: son 4 ingredienti numerati, che si completano. A Firenze tutto questo non esiste, a Firenze si fa il pane senza sale. Perché? Si sprecano le spiegazioni, sia storiche, citando i dazi sul sale dei secoli scorsi, che gastronomiche, arrampicandosi sugli specchi con “la sapidità del piatto fiorentino”. Ovviamente il finale su questa curiosa tradizione sta nell’orgoglio fiorentino che qualifica la propria pagnotta come “la migliore d’Italia”. Per il cittadino di Firenze il miglior pane è quello sciapo. Può cacciare brutte occhiate quando qualcuno compera una bozza pugliese, dare sguardi strani quando si trova davanti il panino ferrarese (che un pane fatto solo di briciole, è pura ansia). Mai e poi mai troverete qualcuno che a Firenze voglia il sale nel pane. Lo stesso sale che viene poi messo a chili nella schiacciata. Non abbiamo altre letture sulla questione, sappiamo solo che a Firenze anche togliere un ingrediente diventa virtù. Orgoglio senza sale.

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PALATI FINI testo e illustrazione di Marta Staulo

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La torta mimosa

aro lettore del 2683, ti narro di una remota ricetta che era in voga a inizio millennio e che prende nome dalla mimosa, un fiore con le palle che celebrava quello che era il delicato genere femminile in occasione dell’8 marzo. Nell’epoca che qualcuno di voi ricorderà come quella dell’epidemia di Coronavirus, furono aboliti i fiori con alto contenuto di pollini, poiché si perse il controllo degli starnuti delle donne, le cui case venivano invase da cespugli di mimose - a casa perché licenziate in massa per la crisi - motivo per cui c’era poco da festeggiare. La mimosa fu vietata sull’onda di manifestazioni femministe che vollero la soppressione di tale festività. Chiedevano inoltre l’abolizione dello sconto sole donne agli All You Can Eat, il divieto di apertura della portiera e la registrazione di un nuovo jingle per tutti gli arrotini del regno, che fu affidato a Myss Keta. Gli antiabortisti e le fasce misogine non ben schierate supportarono la protesta, senza averci capito granché. Gli spogliarellisti si costituirono parte lesa. La mimosa venne anche replicata in plastica, poi stilizzata a fiore composto dagli asterischi alla fine dei nomi e degli aggettivi plurali, ma l’Accademia della Crusca ebbe da ridire. Il risultato fu che i fiori vennero ritirati definitivamente dal mercato e nacque questa torta clandestina creata nelle retrobotteghe per chi voleva che la festa resistesse, soprattutto affinché le pasticcerie potessero campare con agilità da S.Valentino a Pasqua, altre festività estinte di cui vi parleremo in futuro. Per risolvere la questione, il giorno dell’8 marzo fu trasformato nella festa dell’uomo, minoranza ancora sotto tutela, la rosa blu ne divenne il simbolo e ancora oggi, marzo del 2683, affolla i salotti di uomini e di chi crede di essere tale.

SPIRITO LIQUIDO di Andrea Bertelli

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Mezcal e nuvole

l favoloso processo di produzione del Mezcal Artigianale inizia tagliando le foglie e le radici delle agavi mature (dagli 8 ai 30 anni di età, a seconda della varietà), lasciando solo il cuore o “piña” (ananas in spagnolo) per via della somiglianza con il frutto. Queste vengono tagliate a pezzi e cotte in un forno sotterraneo naturale su legno e pietra, un processo che può durare dai 4 ai 7 giorni, a seconda della quantità usata. I frammenti cotti vengono poi ritagliati e posti in una macina di pietra trainata da un cavallo o un asino, per estrarre meglio gli zuccheri contenuti. Le agavi macinate vengono poste in tini di legno con acqua, dando così luogo a una fermentazione spontanea. Il prodotto fermentato, denominato “tepache”, viene distillato più volte in alambicchi di rame o terracotta dando così origine al tanto atteso Mezcal. In alcuni casi viene poi posto in botti di rovere lasciandolo invecchiare per un definito periodo di tempo (“reposado”).
Per alcuni blend sono utilizzate anche agavi selvatiche, non essendo la produzione regolamentata da un disciplinare che stabilisca quali specie utilizzare. Questo consente di ricavare un’ampia gamma di sapori. 
Il pregio e la qualità del Mezcal crescono di pari passo con l’età delle piante utilizzate per produrlo.
Esiste anche la versione Ancestrale di questo distillato, per produrlo le agavi sono macinate rigorosamente a mano con mazze di legno e la distillazione viene effettuata in alambicchi di terracotta.
Non so a voi, ma a me è gia venuta sete. Salud!

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OROSCOPO di Lulaida illustrazioni di Francesca Arfilli

ARIETE (21 marzo - 19 aprile) Siamo arrivati a marzo: diciamocelo forse è questo il vero Capodanno! Tante cose sono cambiate, tante ne vorreste fare in modo diverso, ma indietro non si torna per cui niente lacrime di coccodrillo. Alzatevi in piedi fiduciosi in un futuro migliore, certi che molto dipenderà da voi. Pittore: Gustav Klimt

BILANCIA (23 settembre - 22 ottobre) Lo dice il nome del vostro segno: siete bilanciati, sempre attenti, quieti, calmi. Forse un po’ troppo però. A marzo cercate di invertire la vostra rotta, tentate l’impossibile e sposate la causa meno popolare, percorrete la strada meno battuta, sporcatevi le scarpe. Poi mi direte! Pittore: Henri Matisse

TORO (20 aprile - 20 maggio) Marzo per voi si apre in sordina, niente fuochi d’artificio ma neppure drammi stavolta. La vita non sempre è un romanzo vittoriano e voi dovete decidere se rischiare oppure no: ricordatevi che stare nelle retrovie non sempre è un vantaggio, a volte rischiando si ottengono risultati insperati! Pittore: Jan - Michel Basquiat

SCORPIONE (23 ottobre - 21 novembre) Siete sempre alla ricerca del particolare che vi manca, della cosa che non torna, del bacio che non avete avuto, dello sguardo che non siete riusciti a dare. Rilassatevi per una volta. I giorni sono belli anche se imperfetti, anche se incompleti. Solo realizzando questo, solo lasciando andare, vi sentirete realmente vivi. Pittore: Claude Monet

GEMELLI (21 maggio - 20 giugno) Non vi piace che si sappia, ma in fondo siete dei romantici. Questo mese anche se fate di tutto per nasconderlo, verrà fuori e come tutte le cose impreviste risulterà qualcosa di fantastico. Non abbiate paura di mostrarvi per quello che siete, avrete di che gioire. Pittore: Pierre - Auguste Renoir

SAGITTARIO (22 novembre - 21 dicembre) Quanto vi annoia la noia. Si sa siete tipi energici, vogliosi di novità, ma adesso sentite che qualcosa vi manca. Forse questa volta avete ragione: quello che vi manca è proprio lo stimolo quotidiano che vi fa alzare la mattina. L’unica cosa da fare è appunto “fare”. Coraggio ci riuscirete. Pittore: Edgar Degas

CANCRO (21 giugno - 22 luglio) Marzo è il mese della vostra rinascita. Siete pieni di energia e questa cosa vi sorprende perché per una volta il vostro pessimismo è messo a tacere da una ritrovata spensieratezza che nemmeno voi pensavate di avere. Godetevela. Pittore: Salvador Dalí

CAPRICORNO (22 dicembre - 19 gennaio) Lo scorso mese vi avevo invitato a portare pazienza. Se mi avete ascoltato adesso riceverete i frutti di tanta attesa. In caso contrario dovrete ancora pazientare, perché le cose davvero importanti non hanno bisogno di acceleratori. Ma ci siete quasi, non demordete. Pittore: Edouard Manet

LEONE (23 luglio - 23 agosto) Per voi questo mese si aprono infinite possibilità, dovete solo tentare di vederle: spesso le infatti cercate le cose senza accorgervi che sono lì, proprio lì vicino a voi. Dovete cercare di mettere da parte il vostro ego in modo da vedere la meraviglia che sta a un passo da voi. Tranquilli ci riuscirete! Pittore: Vincent Van Gogh

ACQUARIO (20 gennaio - 19 febbraio) Quando penso a voi non può non venirmi in mente quel genio di Picasso: colui che osò andare oltre i limiti. Bene voi a Marzo vi spingerete oltre i vostri confini, riuscirete a svolazzare liberi verso la meta che avete sempre agognato. Si dice che spesso quando si è felici, si prova un senso di paura… la felicità fa paura, ma questa è un’altra storia. Pittore: Pablo Picasso

VERGINE (24 agosto - 22 settembre) Marzo sarà il mese in cui dovrete fare i conti con i vostri limiti. Non iniziate a preoccuparvi, non è detto che sarà una cosa negativa, anzi. Finalmente forse riuscirete a capire cosa volete davvero e capirete che non solo è possibile ottenerlo, ma anche che la vita con le sue magagne va bene così! Pittore: Joan Mirò

PESCI (20 febbraio - 20 marzo) Con voi il problema è sempre lo stesso, tentate di vivere senza sporcarvi le mani. Amici dei Pesci questo lo sapete meglio di me, non è possibile: per essere parte integrante del mondo occorre invece esplorare ogni anfratto, anche se non pulito. Date retta a me, fate così e finalmente ogni incomprensione svanirà e potrete godervela. Pittore: Amedeo Modigliani

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