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o deviato percorso e mi trovo a Cavane, amena località nella pianura conciaria di San Miniato (non quello a Monte, che il fiorentino medio confonde). Qui lavoro con i colleghi nel centro di accoglienza più attivo che la cooperativa La Pietra d'Angolo gestisce: Officine Cavane appunto. Tant'è che, pur non sapendo che fine farà un settore che dal 2014 ha prodotto più polemica di dieci edizioni del Festival di Sanremo messe insieme, ma anche tante belle cose (forse più di Sanremo), qui ci sono: un teatro sociale (gestito dall'associazione Tra i Binari), un bel murales, un progetto di volontariato internazionale ErasmusPlus, una rete di attività allargata a una decina di associazioni, un ufficio, l'aula per il corso di italiano, una ciclofficina e una falegnameria in fase di costruzione e trentacinque richiedenti asilo provenienti da sei nazionalità. Molti lavorano, fanno volontariato, fanno sport (abbiamo un bel cavallino che corre il mezzo fondo), partecipano alla vita di comunità e non è una marchetta per difendere l'azienda. È la verità.

“Quanto tempo hai passato a Castelnuovo?” “Solo quattro mesi, prima sono stato quasi un anno e mezzo a Fondi”. “E come hai vissuto laggiù?” “Abbastanza bene, anche se in camera eravamo sei, non andavo d'accordo con tutti e il cibo non era un granché”. Beh, penso, un altro dei soliti, si lamenterà della mensa e dei nigeriani. A Cavane ci sono gli appartamenti con camere doppie e triple e la cucina è autogestista quindi ha poco da rompere. “Mamadou, dimmi una cosa: nella tua esperienza hai vissuto fenomeni di razzismo?” “A essere sincero no (mi solleva), anche se per noi è difficile”. “In che senso?” (Domanda retorica che ci sta) “Quando tu vai a cercare lavoro e non conosci nessuno, tutti dicono crisi, c'è crisi e non se ne fa niente. Ma io non lo so se c'è crisi”. “Beh, trovare lavoro non è facile per nessuno. Che lavoro cerchi?” “Io sono meccanico”. “Magari in una comunità più piccola come questa forse sarà un po' più facile, basta coltivare le amicizie giuste (sorrido), spingersi oltre, darsi da fare” (Consueta risposta “Prêt-à-porter”). “Sì, lo so, anche se sono un po' stanco”. “Capisco, poi non hai i documenti”. “Infatti, sai ho fatto volontariato, associazioni, manifestazioni, ma senza lavoro è un problema”. “Mai perdersi d'animo, no?” “No, mai”. “Credi ancora di aver fatto la scelta giusta?” “Non avevo molte alternative”. “Torneresti in Africa?” “Solo se faccio tanti soldi” (sorride) “Almeno non sei sposato né hai figli giusto?” “Prima devo fare un po' di soldi”. “In questo sei già un po' italiano allora”. Sorride, lo ringrazio.

“Ciao sei nuovo?” chiedo ad un tipo sulle sue che non avevo mai visto prima. Sul capo ha un berretto con la bandiera della Norvegia. “Sì, sono arrivato da una settimana”. È Mamadou e viene dal CARA di Castelnuovo di Porto chiuso in tanti, sappiamo come. “Da dove vieni? Quanto tempo in Italia?” Faccio. “Vengo dal Gambia ma sono da due anni e mezzo in Italia”. “Situazione legale?” (domanda brutale, ma vincolante per cui è sempre la terza domanda che si fa a un nuovo arrivo) “Ho fatto la Commissione, ma è andata male, sto aspettando il ricorso”(E buona fortuna, penso). “E giù a Castelnuovo? Che è successo? Qui se n'è fatto un gran parlare, sgomberi dalla sera alla mattina, operatori a casa”. “La sera prima mi hanno fatto firmare il trasferimento (con l'italiano non se la cava male, tralasciando qualche francesismo coloniale) e la mattina sono salito sul bus accompagnato dalla polizia”. “Alé. Sapevi di venire qui?” “Mi hanno detto che sarei andato in Toscana, di preciso non sapevo”. “Ti è dispiaciuto? Ti ha fatto arrabbiare?” “Così così, quando ho visto la faccia dell'operatore mi dispiaceva un po' per lui” (Toh! L'umanità).

Mamadou sembra prenderla con filosofia, purgatorio o limbo che sia. Francesco, l'operatore e Federica la psicologa, mi dicono che è un tipo in gamb(i)a. E in fondo molte storie sono finite bene per tutti. Monto in macchina, metto gli Scisma, accendo una sigaretta e mi passa un vecchio pensiero in testa: sarà che in questo mondo siamo troppi e basta o forse siamo solo troppo stronzi? (M.B.) 9

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Lungarno n. 71  

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