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DI MARTA STAULO

CROSTONE MOZZARELLA E ACCIUGHE

IL SANTINO via di Santo Spirito 60r illustrazione di MARTA STAULO

Lontano lontanissimo dagli aperitivi all you can eat, Marco Baldesi, sua sorella Martina e l’amico Stefano Sebastiani decidono nel 2008 di dar vita ad un tapas bar-gastronomia, un luogo che mancava in città. In quella che era una cantina di mattoncini rossi nel cuore di Santo Spirito, progettano di creare una versione mignon del loro già acclamato ristorante Il Santo Bevitore. A Il Santino le filiere ed i prodotti restano quelli ricercatissimi, i piatti si concentrano in piccoli tesori fatti di crostoni e assaggi, le persone diventano più fluide e, con i ritmi più disinvolti di quelli di un ristorante, si alternano dentro e fuori al locale, quasi ad amplificare la bellezza del quartiere. Incontriamo i tre fondatori / compagni di merende a cui abbiamo chiesto di convincerci a mangiare pane toscano e di insegnarci a bestemmiare con eleganza. Pane toscano, croce di tutti i non-toscani: declama qui la tua difesa. “Il pane senza sale è un pane moderno, nonostante ne parli anche Dante nella Divina Commedia: sta bene con tutto. E lo puoi riciclare in mille occasioni”.

Il Santino è fratello maggiore di S. Forno ma sono entrambi i bimbi bellissimi di Il Santo Bevitore. Qual è il Santo a cui ti rivolgi più spesso e perché? “Invochiamo ogni giorno Santa Pazienza, ma probabilmente non siamo i soli”. Santo spirito è il quartiere più sensuale della città. Quanta “abburracciugagnene” (ndr espressione coniata all’ ex cinema Universale durante la proiezione di Ultimo Tango a Parigi...) c’è in questo piatto? “La bontà delle acciughe con il pane è “Universale”. Probabilmente anche Marlon Brando avrebbe apprezzato”. Siete soci ma soprattutto compagni di merende. Quale ingrediente aggiungeresti a questo crostone per non farlo mangiare agli altri due? “Di crostoni con le acciughe ci sono tante varianti quanti sono gli esseri umani. E anche di compagni di merende. Forse è fortuna, ma ci pare di aver trovato la nostra ricetta perfetta”.

DI TOMMASO CIUFFOLETTI

GREGORIO E IL TREBBIANO DI EMIDIO PEPE

sommo grado anche l’antica arte del mangiare e del goder mangiando. Ed iniziò a bere vini. Rari, costosi ed eccitanti. A cui s’avvicinava quatto quatto, come un gatto che s’avvicina all’uccellino, poi inarcava la schiena e attraversava il bicchiere con lo sguardo distante di un derviscio. E infine beveva. Beveva con l’entusiasmo di Bacco. Poi un giorno sparì. Non seppi più nulla di lui finché non capitò di fare un viaggio in Abruzzo. Non so nemmeno perché la mia ragazza volle andare in Abruzzo, ma mentre ci trovavamo sperduti nei pressi di un paese chiamato Torano Nuovo pensai che Gregorio era esattamente abruzzese. E giuro che lo pensai mentre ci sedevamo ai tavolini all’aperto del bar-ristorante del paese. Rideva. Mi girai che rideva, con quelle labbra che gli solleticavano i lobi delle orecchie. “Vaffanculo” mi disse. “Ma che fine avevi fatto?!”. Lo guardo girare la bottiglia che aveva sul tavolo. Trebbiano di Emidio Pepe. “Ero qui. Sono sempre stato qui”

La prima volta che l’ho visto in vita mia, l’ho salutato e lui mi ci ha mandato. Era il suo primo giorno di lavoro ed era appena arrivato. Imparai subito ad apprezzarne la prontezza di spirito.E così quando lo rividi, lo risalutai. E lui mi rimandò affanculo. Così scoprii che era anche uno coerente.E questi erano i suoi pregi migliori. Ma sapeva anche disegnare, fumare, giocare a ping pong e toccarsi i lobi delle orecchie con i bordi delle labbra quando rideva. Cosa che capitava spesso. Finché non l’ho conosciuto ho sempre pensato di essere nato con la camicia. E continuo a pensarlo tutt’ora, ma Gregorio è nato con la camicia hawaiana. Lui. Perché gli piace la vita in modo quasi morboso e la vita, compiaciuta d’essere l’oggetto di tanta brama, lo ricambia e gli sorride. Così iniziammo ad andare in giro per ristoranti ed enoteche e Gregorio sembrava nato stare seduto al tavolo di un’osteria, dove oltre alla prontezza di spirito - esercitata spesso mandando affanculo me, altri commensali ed anche i vicini di tavolo – poteva esercitare in

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