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di GABRIELE GIUSTINI

I WAS A KING

BOB MOULD

SHARON VAN ETTEN

Merge

Coastal Town Records

Slow Century

Remind Me Tomorrow

Se esistesse il fantacalcio applicato ai musicisti, spenderei tutto per avere Bob Mould in squadra. In qualsiasi formazione - Hüsker Dü, Sugar, in solo – gioca bene. Non prende mai meno di 6.5. E spesso ti gioca partite clamorose con goal, assist e 8 in pagella. Una pacchia. E infatti zio Bob non sbaglia neanche questa volta e, con il nuovo “Sunshine Rock”, raggiunge i migliori momenti della sua carriera in solo. Per intenderci, dal punto di vista musicale, siamo sui livelli di “Silver Age”, prima uscita in power trio su Merge. Era il 2012. Son già passati tanti anni, nel mezzo è accaduto un po’ di tutto e Bob ha dovuto fare i conti anche con perdite pesanti, la scomparsa del padre e dell’ex compagno di band negli Hüsker Dü, Grant Hart. Fu bellissima la lettera d’addio scritta da Bob attraverso il suo profilo Facebook. Nonostante tutto, “Sunshine Rock”, è un disco, come appunto se ne evince dal titolo, solare e pieno di speranza. Il tiro, indovinate, non manca. Canzoni rock, punk rock, indie-rock con gli archi, che viaggiano ad una velocità stellare, accompagnate da melodie che, se fossero disegnate su traiettorie più scarne, non temerebbero confronti con i migliori cantautori. E poi, il solito valore aggiunto di quel che Bob racconta e come si racconta, dall’affermazione della propria omosessualità alla depressione, le paure, il confronto e il relazionarsi con gli altri. Senza mai piangersi addosso, ma con una sincerità disarmante. Ti aspettavamo Bob.

Fu un duro colpo, per noi vecchi fan dei Teenage Fanclub, l’annuncio della separazione di Gerard Love dalla band qualche mese fa. Non è il semplice cambio di una line-up, qui si parla di una formazione che ha sempre equamente diviso la scrittura dei propri brani. Come si dice, chi vivrà, vedrà. Nel frattempo, Norman Blake, altro Teenage Fanclub che, per fortuna, è rimasto al suo posto, ha trovato pure il tempo di produrre il sesto album degli I Was a King, gioiellino sin troppo ben custodito della scena norvegese. Gente nata tra i fiordi, in costante lotta con un vento tagliente e incessante, ma in grado di produrre un tale calore con la propria musica da attirare l’attenzione di Robyn Hitchcock e di Sufjan Stevens. Gente che sa scrivere canzoni, belle. Il nuovo album “Slow Century” è una raccolta di brani power pop westcoastiani – sì dell’altra parte del mondo - in cui il quartetto descrive la vita quotidiana nei piccoli centri abitati – in particolare quello di Egersund, nella contea di Rogaland, dove è stato registrato l’album – tra richiami a mostri sacri tipo The Byrds, Big Star o The Beatles e, ovviamente, Teenage Fanclub. Tipo che brani come ‘Shake’ e ‘Egersound’ – gioco tra Egersund, la cittadina di cui sopra, con sound sembrano proprio brani dei Teenage, però qui cantati dalle doppie voci Anne Lise Frøkedal e Frode Strømstad. Da leccarsi i baffi.

Nel bel mezzo di qualche anno sabbatico, della ripresa degli studi, di un lavoro come attrice – è la Rachel di The OA di Brit Marling, la serie prodotta da Netflix – e di una maternità, Sharon Van Etten se ne esce con quello che è forse il suo miglior lavoro. Classe infinita, ha sinora peccato solo di un po’ di costanza. La classica potrebbe far meglio ma non si applica. Peggior sentenza dell’universo che poi ti porti dietro per tutta la carriera scolastica. E per questo le vogliamo ancora più bene. “Remind Me Tomorrow”, il nuovo album della cantante e (quindi anche) attrice del New Jersey, spariglia le carte come speravamo. Sin dall’introduttiva ‘I Told You Everything’ – come se Sharon fosse ospite alla voce in un brano dei Low – si capisce che qualcosa è cambiato. Non sta cambiando, vediamo come va. È cambiato, e tutto funziona. Gli arrangiamenti sono più corposi e stratificati, ma sempre equilibrati. È stata aggiunta dell’elettronica, con richiami agli anni ’80, senza eccedere nel nostalgico. E poi ci sono due brani che in poche saranno mai capaci di scrivere: ‘Comeback Kid’ e la deliziosa ‘Seventeen’ - I used to be free, I used to be seventeen – con cui la Van Etten si ricorda diciassettenne a New York su un ritornello irresistibile. Nei loro picchi, le persone incostanti, sono irraggiungibili.

Sunshine Rock

DIECI ANNI DI EMPOLI JAZZ:

JAGJAGUWAR

di GIULIA FOCARDI

Il network sonoro fiorentino si allarga. Empoli Jazz, rassegna dell’associazione Music Pool e dal 2018 festival membro di I-Jazz, compie dieci anni e già con il cartellone invernale propone una stagione di qualità. L’organizzazione di Filippo D’Urzo, direttore artistico di Empoli Jazz, insieme a Aniello Caruso e Giovanni Oreno, ha inaugurato il cartellone con progetti italiani e internazionali di grande prestigio come il piano solo di Livio Minafra, il nuovo Snailspace del pianista fiorentino Simone Graziano, e Marc Ribot con il suo Ceramic Dog. A marzo il programma prosegue a ritmo intenso con Gegè Telesforo Soundz for Children (1 marzo), con Paul Wertico Trio con Daniele Malvisi - Free the Opera part. 2 (9 marzo), serata fra suggestioni contemporanee e sonorità moderne che spazia da composizioni originali all’improvvisazione, per poi continuare con Giancarlo Giannini & Marco Zurzolo 4tet - Le parole note (19 marzo) in cui s’incontreranno il mondo musicale del sassofonista napoletano e quello delle parole recitate dal Giannini. Sarà questo un recital dedicato ai temi della vita - l’amore, il tradimento, la morte, l’esistenza stessa – in cui il caleidoscopio dei sentimenti diventa il filo conduttore. 27

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