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BIO o NON BIO? di MARTA PANCINI

illustrazione di ALESSANDRA MARIANELLI

D

iciamocelo, o almeno devo dirlo a me stessa: non sono u n a persona a km zero, non mangio bio, ogni tanto dico parolacce e ho passato una vita senza fare la raccolta differenziata. Ho spesso guardato con circospezione tutto il mondo “sano”. Lo so, sono una brutta persona, o almeno lo sono stata per gran parte della mia esistenza. Le etichette dei prodotti per me sono sempre stati dei geroglifici incomprensibili, la mia attenzione era rivolta esclusivamente alla data di scadenza, punto. Così anche quelle degli abiti: il focus, sbagliando, si era sempre concentrato sui gradi del lavaggio e mai su altri dettagli. Qualcosa poi è cambiato, forse dopo i quaranta avviene una trasformazione e cose che prima non ti interessavano improvvisamente diventano importanti. Spinta anche dalle campagne aggressive a smantellare i colossi della moda low cost che utilizzavano manodopera ancora in fasce e materie prime scadenti, ho iniziato a documentarmi sulla provenienza dei capi e sui materiali usati.Ho scoperto l’esistenza di materie prime come il cotone biologico anallergico e naturale, prodotto senza fertilizzanti o pesticidi tossici. La lana riciclata è un altro pilastro del vestire green, una vera materia rigenerata ottenuta dal completo riciclaggio degli indumenti e scarti di varie lavorazioni. Il Lyocell, un altro tessuto ecosostenibile ottenuto invece dalla fibra di eucalipto, totalmente ecologico. Solo per citare quelli più usati. Non posso che sostenere questa causa. Tra questi il colosso svedese H&M che da qualche anno ormai con la sua linea Conscius mette d’accordo eticità e prezzi. Altro brand da tenere d’occhio è quello di Patagonia che si è sempre distinto per usare cotone organico per ogni capo. Fjallraven altro brand svedese (che si sa, sono avanti a noi anni luce da secoli

ormai!), famoso negli ultimi tempi per gli zaini amati dagli hipster di tutto il globo: la sua linea di accessori e abbigliamento outdoor è interamente realizzata con Bergshell, materiale idrorepellente e resistente creato con nylon riciclato. Certo essere completamente in linea e coerenti con l’universo ecologico non è semplice, soprattutto per il prezzo dei prodotti eticamente sostenibili, il più delle volte molto alto, frutto del processo di creazione di tali fibre. Questo si scontra con l’impossibilità della maggior parte delle persone di poter comprare capi di abbigliamento e sentirsi a posto con la propria coscienza di essere umano che vive nella realtà. Il discorso è da estendere anche all’universo alimentare, basta entrare nei supermercati bio per uscirne con due zucchine ed il portafoglio svuotato. Forse si potrebbe arrivare ad un giusto mezzo per far sì che si possa vestirsi in cotone bio e mangiare alimenti sani al 100%. Se volete approfondire nella nostra città si svolgerà Firenze Bio, alla Fortezza d’abbasso, dal 15 al 17 marzo, mostra mercato dei prodotti biologici ad ingresso gratuito. Forse al di là di ogni discorso su moda e cibo eticamente corretti, dovremmo tener presente che siamo su questo pianeta rotondo (alla faccia dei terrapiattisti!), che è la nostra unica casa e che sta andando in pezzi… in tutti sensi.

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