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Banfi

C

il nostro presente distopico

hi è Lino Banfi? Molti se lo sono chiesti in questi drammatici periodi di stasi battagliera sociale. Lino Banfi rappresenta, per percorso artistico e di vita, quello che ogni italiano è stato, seppur per piccoli momenti, nella propria vita. Un coraggioso ed un avanguardista, senza dubbio. Famiglia povera (che dona al nostro Lino l’accezione pasoliniana), il giovane Pasquale Zagaria viene imposto al seminario dove, con sprezzo del pericolo, rifugge i voti per una carriera libertina nell’avanspettacolo. Ai tempi Pasquale era dotato di capigliatura quasi folta, cosa che il tempo inesorabilmente ha tolto al nostro eroe: il trauma è stato negli anni forte, e lo si può riscontrare sia nelle sue prime apparizioni cinematografiche e televisive quando il riporto spavaldo lo contraddistingueva, sia nel film “I Pompieri” dove si presentava con uno splendido parrucchino, quasi a fare outing del trauma tricologico. Lino Banfi, questo il suo nome d’arte, riesce in un volo pindarico che nessuno ha mai saputo fare, ovvero di dare ai suoi personaggi ad inizio carriera il suo vero nome (“Pasquale Zagaria ama la mamma e la polizia”). Riesce a dare connotati neologistici al suo accento, inizialmente allungando i termini con un curioso “lo” finale oppure invertendo in un gioco pitagorico le “A” e le “E”. Lino Banfi ha interpretato omossessuali macchiettistici per poi passare ad

04/04

ore 21.00

di RICCARDO MORANDI

essere nel film “Il padre delle spose” un aperto genitore di una donna lesbica (la figlia Rosanna Banfi). Lino Banfi è stato vigile urbano (“Il vigile”), allenatore di calcio (“L’allenatore nel pallone”), commissario (“Il commissario Lo Gatto” di Dino Risi), poveraccio (“Vieni avanti cretino”), vincitore del Totocalcio (“Al bar dello sport”), cornuto e cornificatore (“Cornetti alla crema”), sindaco (“L’esorciccio”), senzatetto (“Grandi Magazzini”), operaio emigrante (“Pappa e ciccia”) con una dignità comica e con una presenza forse senza precedenti. Mai si è prestato ad una riabilitazione d’autore, nemmeno quando Pupi Avati lo chiamò per “Regalo di Natale”: che bisogno c’era? Lino ha scelto di essere un comico, come Volontè scelse di essere impegnato. Certo, c’erano i culi. Ma chi non li ha fatti i film con le docce senza veli, le starlette o le barzellette, negli anni di piombo? Nemmeno i Mastroianni, i Manfredi, i Sordi possono dirsi puri, suvvia. Era un’Italia ferita quella, la stessa da cui viene Pasquale, del primo dopoguerra, dove gli artisti campavano a colpi di teatrini per sciacquarsi la bocca dalla polvere da sparo passata. Il futuro distopico di Blade Runner, quello che potrebbe ma non pensiamo che sia, dovrebbe essere rivisto cambiando il tempo di coniugazione del verbo. Il presente distopico, quello del ridere con Lino Banfi, è quello del presente comico fatto di un signore che faceva comicità (tanto che i suoi film sono usati come terapia dell’umore in alcuni case di cura). Il presente distopico è quello che non vogliamo accettare, che ci sembra lontano, che frena a qualcuno la risata davanti a questo signore pugliese. Non possiamo per fortuna essere Woody Allen 24 ore al giorno, che siamo stati tutti, almeno per un quarto d’ora, Pasquale Zagaria.

17/04

ore 21.00

08/05

ore 21.00

MAXIME PASCAL direttore

MARKUS STENZ direttore

PEPPE SERVILLO

MICHELE MARELLI

direttore e violoncello

musiche di R.Strauss, Bartók

musiche di Wagner, Fedele, Schumann

musiche di Arenskij, Rubinstein, Čajkovskij

voce recitante

corno di bassetto

MARIO BRUNELLO

Prevendita: Biglietteria del Teatro Verdi via Ghibellina, 97 - Firenze tel. 055 21.23.20 orario da lunedì a sabato - 10.00/13.00 e 16.00/19.00 | Circuito regionale Box Office | Online www.teatroverdifirenze.it

www.orchestradellatoscana.it

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Lungarno n. 71  

mensile gratuito di arte e cultura a Firenze

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