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gli ideali e la rivoluzione

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n pomeriggio rovesciato di pioggia del mese scorso, io e il Direttore di questa rivista a un certo punto stavamo in un locale con tante luci tiepide: erano le quattro, uno dei due beveva un caffè, l'altro un Negroni, non è importante specificare di chi era l'uno e di chi l'altro, nutriamo una certa riservatezza per le abitudini noialtri e poi il punto non è questo. Io, caricaturale, un po' Woody Allen un po' Dawson Leery, chiedevo a lui come si fa a scegliere, come si fa a crescere, ma davvero Joey Potter non mi ama più?, e altre inezie simili. Lui, che poi io e lui siamo davvero diversi eh, mi parlava di ideali e di rivoluzione, diceva che la Qualità delle azioni ha un suo peso specifico, un orgoglio intimo. Mi trattava come un fratello maggiore, un po' selvatico ma affatto giudicante, e alla fine mi ha spedito a fare un viaggio sulla linea T2 della tramvia.

Così in un pomeriggio arrapato di luce di febbraio, uno di quelli proprio tanto eccitati dalla primavera in arrivo, stavo seduto accanto a due cameriere peruviane che avevano appena smontato da un doppio turno nell'albergo di lusso in cui lavorano. La linea T2 Vespucci adesso le porta dritte a casa, in zona Novoli, e loro sono felici perché dicono che es mejor, mucho mejor que el autobús e ridono, ridono e tossiscono e hanno mani gonfie, callose e molto stan-

di GIACOMO ALBERTO VIERI Illustrazione di LAVINIA ZAVALLONI

che. Parlano di crocchette di pollo e cose da comprare al supermercato e allora io penso che va bene così, chi se ne importa se per un anno e passa sono arrivato tardi agli appuntamenti, o rimasto fermo ai semafori per ore, perso coincidenze. Non credo di poter più far prevalere i miei bisogni a quelli di chi può tornare prima a casa a ripararsi dallo schifo che c'è qui fuori, oggi giorno. Come quella coppia di giovani ragazzi che stanno seduti, tenendosi per mano, mentre parlano la loro lingua, forse danese, non saprei: lei ha i capelli raccolti in una treccia scomposta, sono un po' sporchi credo, lui porta gli occhiali da vista e ha un piccolo tatuaggio dietro l'orecchio. Viaggiano con uno zaino quechua a testa, quello di lui ha delle bandierine di tessuto ricamate sopra, lei tiene dei biglietti stropicciati in mano, mi chiedono se è la direzione giusta for the airport e c'è una luce molto tenera a strapiombo sui loro occhi, siamo dalle parti della fermata Ponte all'Asse e un po' inebetito rispondo che sì, è proprio quella giusta e poi mi viene anche da raccontargli che questa linea è proprio nuova di zecca, l'hanno inaugurata adesso, ed è una cosa di cui la città può andare fiera e può darsi che stia dando anche un'intonazione leggermente commossa alle mie parole ma loro non ci fanno caso, si stringono le mani rispondendo solo oh yes, mmm, ok, giacché non credo gli impor11

ti nulla di quanti cavi e leve e fili e binari sono serviti per arrivare fino a qui. Loro sono un intreccio di mani sudate, di progetti da fare insieme e di quel momento fico di un legame a cui basta uno zaino da trentanove euro per sentirsi capiente e io penso che davvero, va benissimo portarli all'aeroporto nel minor tempo possibile, tutti gli innamorati che partono per il mondo. E poi, rannicchiata in silenzio, a mani giunte, dietro di me c'è una signora sui 70 anni con un piumino marrone e lo smalto sbeccato alle unghie delle mani: penso che stia tornando da un gruppo di preghiera, o da quelle riunioni dell'aspirapolvere, insomma da una cosa con le sedute a cerchio. Qualsiasi cosa fosse, non l'hanno convinta. Guarda raramente fuori, sospira e scende dopo il centro commerciale San Donato: ho cercato di capire che direzione prendesse, intorno alla collinetta dei giardini, davanti al tribunale che mi ricorda l'Universo Marvel, ma l'ho persa di vista e forse va bene così. Se dobbiamo restare soli, smettere di truccarci e guardare fuori, va bene farlo nel minor tempo possibile. Poi, il Direttore di questa rivista e io, quel giorno, continuammo a parlare di ideali e rivoluzione, bevendo caffè e Negroni. Il chi bevve cosa non è importante: gli ideali e la rivoluzione forse. Alla vostra.

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Lungarno n. 71  

mensile gratuito di arte e cultura a Firenze

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