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“COLLEZIONA PAROLE E BELLE GIORNATE; SCRIVI STORIE; APPUNTA CITAZIONI E LISTE DI LIBRI; SPILLA RICORDI DI VIAGGIO E MOTIVI PER RIMANERE, BIGLIETTI DEL CINEMA E PEZZI DI CARTA DI UN REGALO SPECIALE; CONSERVA I POST-IT DEL BUONGIORNO E SOPRATTUTTO QUELLI DEL ‘CI SONO’; FAI UNA LISTA DI DESIDERI E UNA DI DOVERI, MA POI FAI SOLO QUELLO CHE VUOI DAVVERO”.

La boutique della carta di ALESSANDRA PISTILLO

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on potrebbe esserci citazione più azzeccata per noi “sognatrici e accumulatrici di libri”. In effetti, le nostre scrivanie sono un tripudio di cimeli raccolti dalla quotidianità e posati lì, a nutrire i pensieri nei momenti creativi. Lo è la scrivania di ogni donna che da bambina collezionava matite, ritagli di adesivi o biglietti d’auguri in cofanetti inespugnabili. Lo è quella di Silvia Columbano, l’ideatrice della Boutique della Carta Elinor Marianne, una marca di quaderni pensati per chi ama la letteratura e le atmosfere retrò. Silvia è un concentrato di grazia e acume. Se le chiedete come trova l’ispirazione per creare le illustrazioni con cui anima i quaderni, vi risponderà che le basta sedersi proprio lì, a quella scrivania. Una lampada accesa, la sua tazzona di moka tra le dita, un po’ di musica jazz francese in sottofondo… et voilà. È così che nascono queste figure uniche, intrecci di linee sottili e colori pastello dal sapore vintage. Da sei anni editor e illustratrice per la Franco Cesati Editore e da tre mesi anche piccola imprenditrice, Silvia decide di chiamare il suo progetto Elinor

Marianne, come le due protagoniste di “Ragione e Sentimento”: “La ragione è simboleggiata dalla parola scritta che ci viene regalata dai libri, che insegna e fa rif lettere; il sentimento invece è la passione, la creatività, che trova il suo veicolo espressivo nel disegno”. L’affinità con Jane Austen è forte per più motivi, tra cui il tema del femminile, che a Silvia sta a molto a cuore. “Questo progetto si rivolge per lo più alle donne, non tanto per scelta di marketing, quanto per un’autentica voglia di condividere le mie passioni con persone che hanno una sensibilità simile. Jane Austen, che non si sposò mai e dedicò la vita alla sua arte, è il simbolo di tutte le donne che vogliono poter scegliere cosa diventare senza subire imposizioni”. I quaderni si compongono di fogli bianchi, senza righe né quadretti. “Anche loro non amano essere messi in riga. Chi li usa può sfogliarli e riempirli di appunti senza preoccuparsi di scrivere storto, sbagliare, cancellare”. Tornare alla fisicità della carta è ritrovare un universo di significati legati al vivere intensamente, senza paura di portarne i segni. “La carta è un po’ come le persone: invecchia; si stropiccia, si strappa; mostra il suo carattere e prende una forma, un odore e una consistenza solo sua”. La carta, imperfetta come la

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vita che rispecchia, ne cattura l’essenza tra le sue porosità. I quaderni sono fatti con la stessa carta dei libri della Franco Cesati: “È una carta particolare, si chiama Fedrigoni acquerello avorio. Le pagine, che appaiono un po’ invecchiate e ingiallite, sono realizzate dagli stessi tipografi. Questi quaderni nascono insieme ai libri, ecco perché ci somigliano”. Forse è anche per questo che al solo guardarli, fanno venire la voglia di leggere. “A volte i libri possono essere respingenti. Sono tante le persone che non leggono o che si spaventano davanti a un libro con troppe pagine. Allora, magari, una piccola citazione sulla copertina di un quaderno può stimolare la curiosità e risvegliare l’amore per un grande classico”. Il grande classico di Silvia? “La casa in collina” di Cesare Pavese, del quale conserva la prima edizione come una reliquia. Se è vero che siamo ciò che leggiamo e conserviamo, conviene lasciarci ispirare: senza i nostri fogli sulla scrivania, i nostri pensieri non sarebbero gli stessi. Senza i nostri libri accanto al letto, non potremmo fare gli stessi sogni. www.elinormarianne.it

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Lungarno n. 70  

mensile gratuito di arte e cultura a Firenze

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