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di GABRIELE GIUSTINI

MERCURY REV

BEIRUT

C’MON TIGRE

Gallipoli

Bobbie Gentry’s The Delta Sweete Revisited

4AD

Matador

BDC/!K7

Solitamente quando sento nominare Gallipoli, pur essendomela raccontata come bellissima e ci devi andare assolutamente, comincio a sudare freddo per un paio di motivi, la troppa gente e la taranta. Cazzo, la taranta. E quindi un disco che si intitola “Gallipoli”, realizzato da Beirut, ovvero Zachary Condon, che già nel DNA ha suoni chiamiamoli, per comodità, gitani, poteva ulteriormente accentuare certe cose. E invece, no. Con “Gallipoli” ritroviamo finalmente il Beirut degli esordi, quello di “Gulak Orkestar” (2006) – dove già si dichiarò con il nostro paese con la bellissima ‘Postcards from Italy’ – e di “The Flying Club Cup”, quello che nel 2007 si ritrovò, per buona parte della sua esibizione al Primavera di Barcellona, solo con i monitor spia ma che fece ugualmente una roba incredibile. ‘Gallipoli’, il brano, sembra realmente una ghost track di “Gulak Orkestar”. Non a caso, Condon, ha recuperato il suo vecchio organi Farfisa – appunto quello dei due dischi citati – e si è nutrito, nella sua sosta italiana – perché l’album è stato registrato tra Gallipoli, New York e Berlino – di pizza, pasta e peperoncini leccesi. Quest’ultimo alimento, immaginiamo, fondamentale per ritrovare la catarsi perduta. Gioiamo, è tornato il Beirut di un tempo.

Così come Troy McClure in una delle sue apparizioni nei Simpson, vi ricorderete di Bobbie Gentry quando, nel ’68, duettò con Al Bano a Sanremo. O forse no. Più probabilmente – e ce lo auguriamo - la ricorderete per “Ode to Billie Joe”, straordinario esordio dell’anno precedente dove, per una delle prime volte, una donna cantava brani suoi. I Mercury Rev rendono omaggio a Bobbie andando a rileggere il suo “The Delta Sweete”, secondo lavoro di Bobbie, gioiello nascosto purtroppo offuscato dal clamoroso esordio di cui sopra e lavoro che anticipava di tre decenni il loro “Deserter’s Songs”. Lo fanno con l’aiuto e la collaborazione di numerose cantanti, tra cui Norah Jones, Hope Sandoval, Beth Orton, Lucinda Williams, Rachel Goswell, Vashti Bunyan, Marissa Nadler, Susanne Sundfør, Phoebe Bridgers, Margo Price, Kaela Sinclair, Carice Van Houten e Laetitia Sadier. Il tributo è elegante e rende merito ad un’artista fra le migliori della sua generazione. Il disco contiene anche il brano ‘Ode to Billie Joe’, non presente ovviamente in “The Delta Sweete” ma nel suo eponimo lavoro, riletto da una delle più brave della squadra, Victoria Williams.

Se esiste davvero un progetto, una band, un collettivo, un duo o come lo volete chiamare che, parafrasando un giudice di un talent show secondo il quale questa cosa in Italia non la fa nessuno, ecco, con i C’mon Tigre ci siamo vicini, ma per davvero, non come diceva quel giudice. “Racines” è il loro secondo album e, se mi chiedete di descriverlo, non ho la più pallida idea di come fare. Accompagnato, nella sua versione in vinile, da un bellissimo libro fotografico da sfogliare durante l’ascolto dove ogni brano ha il suo particolare universo visivo grazie agli scatti di fotografi di fama internazionale (Harri Peccinotti, il serbo Boogie, il pittore Mode 2, lo street artist Ericailcane, e ancora Shigekiyuriko Yamane, Stefano Ricci, Maurizio Anzeri, Sic Est, oltre a Žeželj e Toccafondo), “Racines” è psych, jazz, afrojazz, afrofunk, hip hop, disco e altro, tanto altro. Il disco si candida sin da ora come una delle migliori uscite italiane dell’anno. Noi, per schiarirci le idee, ce li andiamo a vedere il prossimo 23 marzo alla Flog.

Racines

di GIULIA FOCARDI

“PRECISO”: IL VIAGGIO INTERNAZIONALE DI FRANCO BAGGIANI “Preciso” è un viaggio musicale che il trombettista Franco Baggiani ha iniziato quasi per caso. Registrato durante un live al Benicassim Jazz Festival il 16 giugno 2017 (Blaurecords), il disco nasce grazie all’incontro spontaneo tra lo stesso trombettista toscano e il chitarrista spagnolo Fernardo Marco durante una vacanza in Spagna. Da allora, dalla curiosità reciproca che ha spinto entrambi i musicisti a conoscersi, è nato un sodalizio importante, di cui “Preciso” è solo il primo passo certo, il primo tratto di due strade tanto simili che si sono unite. Un sodalizio che percepiamo anche nell’ascolto di questo disco raffinato e dal suono cristallino, leggero e intenso al tempo stesso, composto da cinque brani che partono da lontano, raccontando la storia del jazz, per poi riportarci al presente grazie al pensiero originale e creativo dei musicisti che riadattano il repertorio standard alle loro personali corde. Insieme a Baggiani e Franco, troviamo Luis Llario al contrabbasso, Riccardo Belda al piano e Diego Clanchet alla batteria. 27

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