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MAGGIO 2013

N째7

sipario

FABBRICA EUROPA

struscioni

GATTI MEZZI AGENDA EVENTI di MAGGIO intervista ai


Sommario pag. 4 | arte

un’idea di bellezza di elena magini

N° 7 • MAGGIO 2013

Editoriale

di Matilde Sereni

pag. 5 | sipario

fabbrica europa di tommaso chimenti pag. 6 | cose nuove

lindy hop di eleonora ceccarelli pag. 7 | location

combo di maria paternostro pag. 8 | un sex symbol al mese

morten harket di il moderatore pag. 8 | amori

cara valentina di valentina pag. 9 | palestra robur

via dei cerchi di leandro ferretti pag. 9 | stop-down

clubbing photography di sandro bini pag. 10 | the italian game

scenari italiani anni ‘70 e ‘80 di ivan carozzi pag. 14 | appuntamenti

festival d’europa di bernardo giachi pag. 15 | struscioni

due belle ghigne di riccardo morandi pag. 16 | pellicole

il cinema di resistenza di caterina liverani pag. 17 | interviste doppie

indie fest di riccardo sgamato pag. 18 | perle

mudhoney di lespertone pag. 19 | startup

birra moa di riccardo miniati pag. 20 | palati fini

Qualche giorno fa sono stata a cavallo. Ma non immaginatevi una poetica scampagnata primaverile con il vento tra i capelli. No, no. Essendo la prima volta nonostante le mie origini maremmane, come al mio solito ho contornato la prova di sketch e battute, fino a quando non mi sono ritrovata la staffa su cui teoricamente avrei dovuto poggiare il piede più o meno all’altezza della tempia sinistra. Il sorriso si è spento come d’incanto e ho pronunciato le fatidiche parole: “No, non sono capace.” Risposta secca, diretta, tipica di un buttero: “Errore. Mai dire così. Le parole giuste sono: non ci ho mai provato.” Ora, chi mi conosce può facilmente immaginare la maestria con la quale sia salita su un coso vivo alto tre metri dandomi, a detta dell’istruttore, “un semplice slancio di reni”. Quasi commovente, a dir poco imbarazzante. Che poi, a ripensarci ora non è stato niente di trascendentale. Alla fine ho semplicemente stazionato per una ventina di minuti su una povera bestia che si fermava ad ogni passo convinto di avere sul groppone un sacco di patate. Vero, ma se non altro ho potuto perdere lo sguardo in un oceano verde da una posizione decisamente insolita. E sopratutto ci ho provato. Non è stato difficile come pensavo. Comico magari, ma non difficile. Bene, con Lungarno è un po’ la stessa cosa. Siamo saliti su questo cavallo senza avere una grande esperienza, forse senza redini e magari pure senza sella. A volte ne abbiamo paura, a volte ne ridiamo. Ma di sicuro ci stiamo provando, e guardiamo Firenze da una prospettiva tutta nostra. Adesso poi, che è maggio, figurarsi lo spettacolo.

street food in florence di gianluca volpi pag. 21

pag. 22

parole di sara loddo

suoni di lespertone

pag. 23 | matite

amove di lorenzo coppini Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Firenze n. 5892 del 21/09/2012 N. 7 - MAGGIO 2013 - Rivista Mensile - www.lungarnofirenze.it Editore Associazione Culturale Lungarno Via dell’Orto, 20 - 50124 Firenze P.I. 06286260481 Direttore Responsabile Marco Mannucci Direttore Editoriale Matilde Sereni Responsabile di redazione Leonardo Cianfanelli

Stampa Grafiche Martinelli - Firenze Distribuzione Ecopony Express - Firenze Hanno collaborato Tommaso Chimenti, Sandro Bini, Caterina Liverani, il moderatore, Lespertone, Valentina, Ivan Carozzi, Zanobacci, Sara Loddo, Leandro Ferretti, Elena Magini, Eleonora Ceccarelli, Riccardo Miniati, Lorenzo Coppini, Riccardo Morandi, Maria Paternostro, Gianluca Volpi.

Nessuna parte di questo periodico può essere riprodotta senza l’autorizzazione scritta dei proprietari. La direzione non si assume alcuna responsabilità per marchi, foto e slogan usati dagli inserzionisti, né per cambiamenti di date, luoghi e orari degli eventi segnalati.

Per sapere dove trovare Lungarno, cerca la lista completa dei punti di distribuzione su www.lungarnofirenze.it

in copertina: “Florentine Graffiti” di Corrado Tiralongo (COR.) Illustratore e graphic designer freelance. Si avvicina al disegno ed a tutto ciò che gli ruota intorno da autodidatta fino al 2010, anno in cui inizia a frequentare il corso di illustrazione presso la Scuola Internazionale di Comics di Firenze. Grazie a questa esperienza inizia ad usare le tecniche tradizionali in parallelo a quelle digitali, preferendo su tutte acrilici e oli. Oltre ad essere attivo come illustratore, COR. lavora anche nel campo grafico, realizzando materiale a fine pubblicitario come poster, flyer, packaging, ma anche artworks per album musicali e impaginazioni a fine editoriale.


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arte

di elena magini

Un’idea di bellezza D

alla sua apertura nel 2007 il CCC Strozzina presenta come tratto distintivo della sua attività espositiva l’alternarsi di mostre collettive che approfondiscono e indagano tematiche emblematiche della condizione odierna, con uno sguardo rivolto all’attualità socio-politica, mass-mediale e culturale. Parlare della bellezza, in questa prospettiva, oltre al proporre una progetto ambizioso da un punto di vista teorico e storico, significa ascrivere il dibattito sull’argomento all’interno di una specificità del nostro essere contemporanei, o quanto meno verificare come tale permanenza possa costituire ancora oggi un sistema significante per l’arte. La mostra, lontano da volontà di definizioni omnicomprensive e assolutistiche, offre otto diverse declinazioni delle singolari esperienze con cui gli artisti percepiscono o intendono la bellezza oggi, la sua finalità, il suo valore, la sua cogenza nel nostro modo di relazionarci all’esistente. Una bellezza che non è risposta ad un convenzionale canone, ma mira a rappresentare le complessità e le idiosincrasie della società contemporanea, preponendo allo spettatore un’esperienza composita di partecipazione sensibile e emotiva con le opere esposte.

dal 29 marzo al 28 luglio 2013 Strozzina - Palazzo Strozzi - Firenze Sulla tensione tra sguardo sulla realtà, sua percezione e rappresentazione, giocano ad esempio i lavori di Andreas Gefelder (Germania, 1970) e Alicja Kwade (Germania, 1979). In Teleportation Kwade costruisce un’installazione di luci - lampade da tavolo inserite tra lastre di vetro - che creano rispecchiamenti e sfasature visive. La visione complessiva dell’opera si modifica percorrendo lo spazio: la diversa distanza che lo spettatore intrattiene con gli oggetti va a infatti a disvelare il loro funzionamento, proponendone una percezione rinnovata. Andrea Gefelder impiega la manipolazione fotografica per proporre un’estetizzazione dei soggetti ritratti. Che lo sguardo fotografico si rivolga a piante o a costruzioni urbane, queste vengono cristallizzate nell’immagine come fossero disegni astratti, a evocare l’ordine e l’armonia che sottendono sia il paesaggio naturale che quello antropico. La bellezza come agente attivo di cambiamento è invece raccontata in Dammi i colori di Anri Sala (Albania, 1974). Il video narra l’a-

zione dell’artista/sindaco Edi Rama, che ha fatto ridipingere con colori sgargianti tutti gli edifici della città di Tirana, caratterizzati da una rigida architettura post-socialista. L’azione rappresentata pone in relazione la trasformazione estetica al rinnovamento politico/culturale che ha coinvolto la città nello stesso periodo, evidenziando la possibile funzione sociale dell’arte. La circoscrizione degli inventi, la loro eterogeneità e relatività, caratterizzano Un’idea di bellezza. La personalissima interpretazione degli artisti, le suggestioni offerte, favoriscono una riappropriazione personale da parte degli spettatori, evidenziando la qualità soggettiva sia dei lavori esposti che della partecipazione del pubblico ad un tema antico e universale, avvertito ancora oggi come fertile argomento di riflessione. Vanessa Beecroft, Chiara Camoni, Andreas Gefeller, Alicja Kwade, Jean-Luc Mylayne, Isabel Rocamora, Anri Sala, Wilhelm Sasnal.

in alto: Wilhelm Sasnal - “Anka in Tokyo” 2006, Olio su tela - www.strozzina.org


sipario di tommaso chimenti

N

on sarà più la “rambla” fiorentina di fine primavera, lo struscio artistico ed intellettuale che anticipava, di suoni, colori e luci, l’estate. Fabbrica Europa, più che maggiorenne, alla sua ventesima edizione, cambia nuovamente pelle e, come cantava Fossati, “cambia casa”. Già perché lo snodo centrale di FE era stato in questi anni la, poco sfruttata dall’amministrazione, Stazione Leopolda, una struttura d’archeologia industriale che tutta Italia invidia a Firenze ed utilizzata solo per qualche vetrina commerciale, che, soltanto con la sua presenza scenica faceva da fondale e drammaturgia alle piece, ai concerti ma anche ai silenzi, alle eco che si rincorrevano tra i soffitti altissimi, le travi, il cemento o i pilastri in ferro arrugginito: ogni volta un’emozione perdersi. Non sembrava Firenze, ma Parigi o Berlino. Si respirava aria internazionale. Ma l’affitto comunale della Stazione Leopolda risulta essere troppo oneroso ed esoso. Ed allora l’esplosione prima verso la città, a dir la verità già iniziata nelle ultime annate con piccoli “fuoriporta”, e poi verso la regione. Dalla Leopolda appunto, con pochissimi appuntamenti, passando per il Teatro della Pergola, spostandosi all’Istituto Francese, toccando

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Fabbrica Europa dal 16 aprile al 19 giugno 2013 Firenze il Rondò di Bacco fino ai Cantieri Goldonetta ed ancora, nella bisettrice della tramvia, al Cantiere Florida e raggiungendo il Teatro Studio di Scandicci, ed oltre, con Pontedera (Luca Dini e Roberto Bacci promotori e fondatori di entrambe le situazioni) ed il suo Teatro Era. Anche la programmazione è espansa su tre mesi (dal 16 aprile fino al 19 giugno). Mancherà quest’anno la musica, sezione che aveva dato le sue belle soddisfazioni. Si punta tutto sulla danza, nazionale e internazionale, l’installazione di arti visive di Maurizio Nannucci (dal 3 all’11 alla Leopolda) e grande teatro dei Maestri riconosciuti: Peter Brook, Luca Ronconi, Alvis Hermanis, Anatolij Vasiliev. Tutti insieme, uno dopo l’altro. Personaggi non arrivati per caso a Fabbrica Europa ma con un vissuto, un tessuto ed un percorso lavorativo e d’intenti legato a Pontedera Teatro. Rapporti e non cartelloni da riempire, vicinanze e non festival d’ospitate. Due residenze, perché la Fabbrica è laboratorio permanente delle arti, Ronconi e Vasiliev.

La riflessione sulla semplicità di Peter Brook con il suo “Un flauto magico”, il lavoro con tanti bravi e giovani attori nella scena pulita e bianco latte di Luca Ronconi nel “Sei personaggi” pirandelliano (3, 4 e 5 maggio), in uno dei pochi lavori che andranno in scena alla Leopolda, “Sonja” (10, 11 e 12 maggio) del lettone Hermanis (anche l’altro suo “Le signorine di Wilko” ebbe seguito) una scena piccola e due attori incredibili, Vasiliev, che nell’occasione riceverà l’onorificenza della cittadinanza pontederese (dopo altri illustri teatranti come Eugenio Barba, Grotowsky, Thomas Richards e Cacà Carvalho) farà tappa per un mese (dall’8 maggio al primo giugno), con dimostrazione del lavoro, dopo gli step effettuati a Venezia, in Polonia, Mosca e Parigi. Da seguire inoltre la conferenza dell’architetto Massimiliano Fuksas (9 maggio, Leopolda) o le “Sonate Bach” di Virgilio Sieni (12 maggio, Pergola). Fabbrica, Firenze, Toscana. Addio Leopolda. www.fabbricaeuropa.net - www.pontederateatro.it


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cose nuove di eleonora ceccarelli

Lindy Hop A

ttraverso il Lindy Hop possiamo avvicinarci ad un mondo che nella nostra società si tende a rendere accessibile a pochi, una novità che è bene conoscere.

Lindy hop. Da dove nasce la passione per questo ballo. La passione per questo ballo nasce nel 2007. Lo abbiamo visto ballare per la prima volta al Summer Jamboree, un festival che ha luogo a Senigallia ogni anno in agosto, dove in quell’occasione si teneva un workshop di lindy hop con insegnanti di fama mondiale dove noi abbiamo partecipato. Da allora lo swing è sempre con noi. Siete una delle prime realtà in Toscana impegnate a diffondere questa cultura, c’è stata una buona risposta? Si, la risposta è stata positiva fin dall’inizio della nostra avventura che è iniziata un anno e mezzo fa e ci stiamo impegnando per far crescere questo movimento. Dove insegnate? Attualmente insegniamo tre giorni la settimana al Centro Arte Danza di Firenze in via Marconi. Da settembre apriremo altre sedi a Firenze, Prato ed Empoli. È necessario avere delle basi? A quale età ci si può avvicinare? Non è necessario avere delle basi e non ci sono limiti di età.

Unici requisiti richiesti sono tanta voglia di divertirsi, di sorridere e di socializzare, questo era ed è lo scopo del lindy hop.

Come si chiama chi pratica questo ballo? Chi pratica questo ballo si chiama lindy hopper.

Può essere definito un ballo di coppia? È un ballo di coppia, anche se non si escludono passi di jazz routine ballati singolarmente.

Immagino la scelta della musica sia parte fondante. Parlatemi delle vostre colonne sonore. La musica del lindy hop è lo swing. Gli artisti e le orchestre che hanno fatto la storia come Benny Goodman, Duke Ellington, Slim Gaillard, Glenn Miller...

In Italia che dimensioni ha questo movimento di appassionati? Diciamo che in questi ultimi anni si sta diffondendo molto. Ci sono varie realtà in Italia, principalmente a Roma, Bologna, Milano, Torino, Genova, Como. Segnalatemi i migliori festival per voi cultori. Il camp in assoluto che racchiude questo tipo di danza è ad Herrang in Svezia, dove ogni anno viene dedicato un intero mese per lo studio di questa disciplina e i balli ad esso correlati come il charleston la tap dance, balboa, authentic jazz… Cosa non può mancare nell’armadio di una vera ballerina di Lindy hop. Anche di un ballerino. Nell’armadio di un leader non può mancare un papillon e una scarpa elegante. Per una follower una camicetta e una gonna al ginocchio della vostra nonna.

Siete “swing” anche nella quotidianità? Praticamente si, visto che dedichiamo la maggior parte del nostro tempo a questa disciplina. Per voi è solo un ballo, oppure uno stile di vita? Cosa significa per voi? Non è solo un ballo, ma soprattutto una grande passione. È bello vederli, è bello ascoltare questa musica ed immergerci in anni che non abbiamo vissuto, assaporarne i suoni, le voci, le atmosfere. Grazie a Tommaso e Giulia e ai loro balli che sanno di speranza e allegria. Che sanno di meltin-pot. http://www.tommasoandgiulia.com


location di maria paternostro

L

e Murate di Campo di Marte. Las Palmas al chiuso. L’Ambasciata dei quarantenni. Queste sono solo alcune delle definizioni che sono già state appioppate al Combo. Il voluminoso spazio nei pressi della stazione di Campo di Marte aprì nel 2005 per volere dell’Assessorato all’Istruzione e alle Politiche Giovanili, diventando un polo di attrazione per giovani e studenti tra sale prove, un palco per concerti, bar, libreria, uno spazio espositivo e un altro per condurre laboratori. Fu un peccatola chiusura perché in questa zona residenziale, in cui notoriamente la maggior parte degli abitanti sono famiglie e pensionati benestanti, era l’unico punto di aggregazione per il popolo dei nottambuli. Dopo anni di limbo, tra permessi, convenzioni, lavori, collaudi, da poco più di un mese è ritornato a nuova vita sotto nome di Combo Social Club. Ma basta dare uno sguardo al locale e alla programmazione per rendersi conto che l’idea del centro sociale è stata completamente accantonata. 400 metri quadri dal design semplice ma elegante in cui lo spazio è organizzato in una zona per il ristorante, l’altra per il bar e il palco, altre ancora per i laboratori creativi. Il tutto, declinato tra musica, cucina, eventi culturali (incontri, convegni, presentazioni, spettacoli teatrali, cinema) è gestito dall’associazione culturale Effetti Collaterali, presieduta dal musicista Enzo Mileo. Lo staff è collaudato ed è lo stesso che gestisce Las

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Combo

Palmas, vincente formula che da anni anima l’estate di piazza Annigoni, tra cui spicca la presenza ai fornelli dello chef Stefano Calzolari, alchimista del gusto e specializzato in una appetitosa cucina di mare senza però dimenticare la tradizione toscana e con un’inclinazione anche alla combinazione dei sapori etnici da tutto il mondo. La programmazione artistica, in collaborazione con l’Assessorato all’Istruzione e alle Politiche Giovanili e la Direzione Cultura di Palazzo Vecchio, vuole costruire una vera e propria fucina creativa fatta di linguaggi mobili e sperimentatori, traiettorie interdisciplinari per giovani attori, musicisti, artisti e designer che si confronteranno tra corsi, workshop, laboratori. Non a caso il nome Combo sta a significare “combinato di tante cose”. Le attività didattiche e formative, che rappresenteranno anche la cifra e il fiore all’occhiello del Combo, si declineranno tra stage, approfondimenti e giornate formative su musica, teatro, lingue, laboratori artistici. In questo contenitore multitasking, la parte del leone è affidata alla musica. Dal giovedì alla domenica il cartellone si snoda in un variegato carnet di concerti con un ampio spazio dedicato ai gruppi emergenti e alle

combinazioni musicali. E poi ancora contest, jam session serate dedicate alla musica popolare e tradizionale e special guest. Dal lunedì al mercoledì invece proiezioni video e dj set; on il valore aggiunto di attiguo studio di registrazione che, non solo immortala le performance live, ma offre la possibilità di realizzare produzioni musicali, mixaggio, project studio, editing del suono. Il tutto per rendere il Combo una bussola che intercetta la ribollente esigenza di progettualità, per scambiare idee e dare vita a nuove sinergie tra artisti. Non molto originale, ma sicuramente interessante, l’idea di strutturare una libreria con la formula del book sharing: chiunque può portare un libro da casa e consultarne o prenderne in prestito un altro, in modo da creare uno scambio informale tra lettori. Dice Enzo Mileo, presidente dell’associazione e direttore artistico “La filosofia del Combo è quella di costruire una casa della musica e dell’arte in cui tutti possono incontrarsi e scambiare senza spocchia le proprie esperienze”. Che dire? Le aspettative sono tante, ma è sicuramente un buon inizio e una ventata di novità. www.combofirenze.it - foto: Riccardo Sgamato


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un sex symbol al mese

una non precisata (ma di certo illuminata) mente alle prese con la vera essenza della bellezza il moderatore

Morten Harket

“T

ake on me Take me on I’ll be gone In a day or two...” È con questo sdolcinato quanto profetico mantra che, complice un videoclip-cartoon che fece gridare al miracolo gli amanti dell’animazione, lo scettro del POP scandinavo passò dalle mani fricchettone degli Abba alla glaciale stretta synth degli A-HA. Morten Harket era il leader di questo liofilizzato trio di brindelloni norvegesi, durati “da Natale a Santo Stefano”, ma in grado comunque di relegare all’eternità la succitata hit “Take On Me”, successo planetario clamoroso galvanizzato da un refrain di tastierina tanto stitico quanto virale, fischiettato ovunque da orde di adole-

scenti strizzati nei jeans a vita alta. Con quegli occhi infossati naturalmente votati alla seduzione o forse strizzati per lo sforzo da dissenteria perenne, Morten pareva un miraggio alle ragazzine di metà anni ’80; un proverbiale esempio di discrezione scandinava abbracciato mortalmente al tipico dress code dell’epoca fatto di capelli laccati e avambracci oscurati da un groviglio di braccialetti - peste della decade - di gomma nera liquiriziastyle. Vi consiglio, per finire, di dare un’occhiata alla pagina wikipedia a lui dedicata (versione italiana), evidentemente scritta da un/una fan in pieno trip agiografico... http://unsexsymbolallasettimana.blogspot.it

cara valentina di valentina

Ciao Vale, mi chiamo Mina, ho 41 anni, sono femmina, sono bionda, frizzante, lavoro, ho casa, amo i gatti, i bambini, il cinema, la tecnologia, le risate, uscire e tornare a casa, uscire e non tornare, viaggiare con la testa e con aiuti vari, ma anche in aereo, scopo pure e quasi sempre quando mi va. Il problema è che manca un Lui... Un dì, Lo vidi in un locale in centro, era con degli amici a bersi un aperitivo. Bello. Ricciolo. Uno pseudodandyintellettualedisinistraunpo’snobchecista. Lo guardo, e butto giù il primo martini cocktail, poi un altro martini e un altro ancora. Inizia una frequentazione tipica della tarda giovinezza, non ci si sbilancia Mai, non si fanno sorprese, ma si pianifica ogni incontro in anticipo, non si dice “Ho voglia di vederti”, ma “Ti va di andare a bere un bicchiere?”, non si dice “MI arrapi” si dice “MI piacerebbe starti più vicina”. Precisiamo bene, che altrimenti Vale ti fai un’immagine sbagliata e ho bisogno di te lucida. Lui si veste da pseudo dandy, senza sapere nemmeno che cosa sia, ha letto 3 libri in tutta la sua vita, sinistra o destra dice essere la stessa cosa, il suo essere snob è in realtà ignoranza, ha un diploma da perito elettronico e non sa nemmeno cosa sia un congiuntivo o un condizionale, figuriamoci la differenza! Ma è carino, è dolce, premuroso. Mi tiene la mano quando siamo in giro, mi ha lasciato le chiavi di

casa, fatto conoscere i suoi colleghi e i suoi amici, il fratello... MI ha detto che gli piaccio e che vuole stare con me, gli ho risposto “anche io” e ci siamo abbracciati forte a lungo e mi sono persa. Il neo è che non me lo da. Ho controllato ed è tutto a posto, posizione, consistenza, lunghezza, larghezza, ma nulla... sono passati tre mesi, usciamo meno e beviamo meno, passiamo il tempo nudi nel letto a coccolarci e a perderci nella dolcezza, a mangiare, guardare film, ridere. Gli faccio da infermiera per una settimana, io faccio la spesa, cucino, lavo, sistemo, gli do i medicinali, poi si riprende l’ottavo giorno. “MI raccomando non sparire dalla mia vita” mi dice in strada, al momento del saluto. Il giorno dopo gli invio un sms e non giunge risposta, poi mail, facebook, twitter e nulla, non mi considera. Provo a chiamare e nulla. Riprovo e nulla. Vale, che faccio? Davvero dovrei lasciarlo lì, così, solo perché è sparito? IO sono vendicativa e volevo chiederti un consiglio su quale potrebbe essere la vendetta perfetta. Grazie. Mia cara Mina, hai tutta la mia lucidità e spero di potertene trasmettere un po’ perché mi sembra che la tua sia partita per le Bahamas e se ne infischi di quello che ti sta accadendo. Sono circondata da amiche vittime del colpo di fulmine acceso con un martini cocktail e spento in un banale bicchier d’acqua. Scrivi delle cose giuste, una di queste è che non siete due ragazzini. Le relazioni da adulti

non si basano sull’eccitazione dell’attrazione fisica e sul fatto di stare col fico del gruppo. No. Le relazioni adulte si costruiscono col tempo, passetto dopo passetto si riscontrano le cose che si hanno in comune e sarò cinica, ma l’istruzione, la posizione lavorativa, l’ambiente in cui si è cresciuti fanno la loro parte. Ti piace di quest’uomo la sua parte che io chiamo “orsacchiotto” o “scalda sonno”, ma il resto? Lo stimi? Lo rispetti? Lo vorrai anche quando sbaglierà un congiuntivo davanti ai tuoi amici? Mi piacerebbe molto che tu rispondessi sì, ma tu scrivi che vuoi vendetta, non che rivuoi LUI. Ora è passato un po’ di tempo da quando mi hai scritto e magari nel frattempo lui ti ha chiamato e ti ha detto che aveva infilato per sbaglio il cellulare nel freezer e gli avevano staccato la connessione internet per una bolletta non pagata. Mi auguro che sia andata così e che tu non abbia messo a punto nessun piano di vendetta poco lucida. Se così non fosse, se lui fosse sempre nel suo buco nero e senti che il tuo cuore vuole lui perché è lui, be’ è il momento di fargli una bella sorpresa, sotto casa, sai dove vive, conosci i suoi orari, perché le cose bisogna dirsele in faccia. Se la sua è solo paura, perché magari ti vede forte e realizzata, indipendente, condizione che spesso fa sentire un uomo poco uomo, fatti trovare accogliente e dolce. Servirà anche nel caso lui abbia avuto un serio ripensamento e non ne voglia più sapere di te. Servirà a te per metterlo via col cuore in pace e passare al prossimo martini cocktail.

scrivimi a caravalentina@lungarnofirenze.it o dalla pagina CARA VALENTINA su www.lungarnofirenze.it e cercami su facebook, io sono CARA VALENTINA!


palestra robur

lezioni di ginnastica culturale per fiorentini

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di leandro ferretti

Via dei Cerchi

V

ia dei Cerchi è una vena sottile nel sistema circolatorio del centro, un affluente apparentemente tranquillo del Corso che scorre nel canyon di case-torri e alti palazzi, nel cuore della Firenze più litigiosa, quella dell’età comunale. Narratrice muta di storie che giacciono inascoltate, affogate come sono in luoghi abbandonati o in negozi di consumistica concezione, e che emergono ancora vive in piccoli indizi. È una via da flaneur, dove fare indolente osservazione prima di essere catturati dall’esito ultimo, la maestà di Palazzo Vecchio e l’infilata delle tre statue vista da una prospettiva tanto stretta e pittorica da parere una camera oscura. I Cerchi, dei quali rimane un ampia torre ancora visibile, erano in testa ad ogni classifica di bellicosità dell’epoca, in perenne conflitto coi Donati: tra morti ammazzati e matrimoni falliti fu persino necessario aprire una strada

secondaria per dividere le case degli uni e degli altri. Di queste epoche sulfuree si respira ancora un odore lontano mentre si cammina sulle pietre: dove ora c’è un ristorante una volta stava uno degli ultimi pizzicagnoli, quelli veri col baccalà nelle vasche stagnate e la schiacciata unta impilata sul banco; e quelle vetrine una volta appartenevano a Duilio, dove tutto costava 48 centesimi. Arriva l’isolato della Quarconia, nome curioso derivato dalla storpiatura di preposizioni latine. Sulle mura del vecchio teatro Nazionale si arrampica coriaceo un ortolano ad esporre cose vive dove il silenzio sembra calato per sempre. A volte cala un silenzio irreale, rotto solo da qualche comitiva che si avventura qui invece di invadere via Calzaioli. A volte il tempo corre all’indietro, verso una città che non esiste più. A volte in via dei Cerchi sembra persino di essere a Firenze.

stop-down pillole di fotografia

di sandro bini

Clubbing photography

L’

esplorazione della vita notturna ha una grande tradizione nella fotografia del Novecento che inizia negli anni ‘30 con gli ormai mitici lavori di Brassai e Bill Brandt, prosegue con quelli, forse meno conosciuti ma altrettanto “cult”, di Van der Elsken, Stomholm, Andersen per arrivare ai contemporanei e pluricelebrati Nan Goldin, Wolfgang Tillmans, Juergen Teller, Terry Richardson e Mario Testino. Gli anni Ottanta e Novanta con l’avvento della cultura e della tecnologia digitale, prima nella musica (house, tecnho, drum & bass) e poi nella produzione delle immagini, provocano una trasformazione sia delle forme del

divertimento giovanile sia delle modalità della loro descrizione visiva. Fotografi europei legati al panorama musicale alternativo dei centri sociali e dei rave party o all’ambiente americano Clubbing e New Fashion decisamente più glamour (come Richardson e Testino), ed altre narrazioni più intime e diaristiche (come quelle nate sulla scia del successo del lavoro dell’americana Nan Goldin) segnano i modelli comportamentali e di approccio del nuovo stile fotografico, che si lega fortemente a modelli alternativi e new fashion: forte coinvolgimento diretto da parte dei fotografi, abbattimento di ogni tipo di distanza sociale e generazionale con i temi e i soggetti delle ricerche, utilizzo di

strumentazione low-fi, estetizzazione dell’errore fotografico, accettazione consapevole della casualità e ampio ricorso alla tecnologia digitale sia in fase di acquisizione che di postproduzione delle immagini. Dagli anni Duemila, a livello globale, assistiamo infine a un veloce proliferare di questo nuovo genere. La massificazione e la medializzazione in diretta permessa dalla diffusione della fotografia digitale (inclusa la possibilità di condividere le immagini realizzate con i telefoni cellulari in tempo reale sui socialnetwork) la rendono una pratica sociale compulsiva, sempre più diffusa nella descrizione in diretta del divertimento giovanile, con esiti estetici spesso discutibili ma anche interessanti e nuovi possibili utilizzi nel reportage sociale. La pratica consapevole e riflessiva della Clubbing Photography non deve essere infatti sottovaluta dai fotografi impegnati socialmente per un’analisi attenta delle forme e dei comportamenti delle nuove abitudini e degli stili di vita delle culture giovanili. www.deaphoto.it - credit photo: © Sandro Bini 2012


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the italian game di ivan carozzi

Scenari italiani anni ‘70 e ‘80 in una prospettiva retromaniaca Giorgio Napolitano nel 1971 tra i dirigenti comunisti Gerardo Chiaromonte, Pietro Ingrao, Emanuele Macaluso. In occasione del congresso PCI in cui venne scattata questa foto Giorgio Napolitano, che allora era un alfiere della cosiddetta politica del ‘doppio binario’, cioè del dialogo con la maggioranza, si espresse a favore di nuovi “rapporti che facciano sentire la voce del PCI nelle riforme”. Gerardo Chiaromonte è scomparso nel 1993. Emanuele Macaluso è stato fino al marzo 2012 direttore del Riformista, mentre Pietro Ingrao ha appena compiuto 98 anni e alle ultime elezioni ha fatto dichiarazione di voto per Sel.

L’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone, in visita ai malati di colera nella città di Napoli, venne pizzicato e fotografato nell’atto di agire il classico scongiuro triviale e paganeggiante delle corna.

Una sede del Partito Socialista Italiano saluta l’elezione, nel luglio 1978, di Sandro Pertini a Presidente della Repubblica.

1981. Il Presidente Sandro Pertini, raggiunto il luogo in cui il giovane Alfredino Rampi, un bambino di 6 anni, era caduto all’interno di un pozzo artesiano, abbraccia e conforta un giovane volontario poco prima che questi si cali, imbragato ad una fune, all’interno del pozzo.

1964. L’inchino enfatico e cerimonioso del Presidente del Consiglio Aldo Moro al cospetto del neoeletto Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

Il 3 luglio 1985 Francesco Cossiga viene eletto ottavo Presidente della Repubblica. Eletto all’età di 55 anni è stato e resta il più giovane Presidente della Repubblica italiana.

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Maggio 29 lun

30 mar

06 lun

13 lun

MARCO MASINI - Teatro Obihall (FI) ing. 18/34 euro L’ANNO DEL PENSIERO MAGICO - Teatro della Pergola (FI) ing. NP

CONCORSO INT. DELL’IRIS - Giardini Piazzale Michelangelo (FI) ing. NP CONTEMPOARTENSEMBLE - Piccolo Teatro Comunale (FI) ing. NP

07 mar

14 mar

FEDERICO FIUMANI in “CONFIDENZIALE” - Tender Club (FI) ing. libero FESTIVAL D’EUROPA - Firenze ing. NP GAGA QUARTET - Teatro Politeama Pratese (PO) ing. 5 euro IO SONO LI - Teatro Puccini (FI) ing. libero FAREWELL TO HEARTH AND HOME - Circolo Aurora (FI) ing. libero MR. BRACE - Volume (FI) ing. libero CHERUBINI IN JAZZ - Caffè delle Oblate (FI) ing. libero

GIUSTINA TERENZI DJ set - Circolo Aurora (FI) ing. libero DAL GIGLIO AL DAVID - Galleria dell’Accademia (FI) ing. 11 euro LA CASA DEI LUPI - Teatro della Pergola (FI) ing. NP CHERUBINI IN JAZZ - Caffè delle Oblate (FI) ing. libero

01 mer

08 mer

15 mer

LA SERATA DEGLI SCIOCCHI - Glue (FI) ing. libero SLAM FIGHTING CHAMPIONSHIP 5 - Obihall (FI) ing. 20/35 euro FIERA DEL 1° MAGGIO - Piazzale Kennedy (FI) ing. libero TROFEO MARZOCCO - Piazza della Signoria (FI) ing. libero

GIOVANDI LINDO FERRETTI - Auditorium FLOG (FI) ing. 15/18 euro LUCA DIRISIO - Nuovo Teatro Verdi Montecatini (PT) ing. 23 euro FESTIVAL D’EUROPA - Firenze ing. NP JUST THE WIND - Teatro Puccini (FI) ing. libero UTO UGHI - Teatro Verdi (FI) ing. NP

TUTTE ESAURITE - Glue (FI) ing. libero CALIBRO 35 - Teatro della Pergola (FI) ing. 18 euro + dp

02 gio

09 gio

16 gio

LA GUERRA È DICHIARATA - Glue (FI) ing. libero IL POVERO PRIMO - Teatro Puccini (FI) ing. 13/15 euro SUONA FRANCESE FESTIVAL - Istituto Francese (FI) - ing. NP POPOLO DEL BLUES’ SESSION - COMBO (FI) ing.NP MARIA ANTONIETTA - Tender Club (FI) ing. libero DON CARLO - Teatro Comunale (FI) ing. 15/70 euro DOPO LA PROVA - Teatro della Pergola (FI) ing. NP

MALDITA SOCIETAD - Tender Club (FI) ing. libero FESTIVAL D’EUROPA - Firenze ing. NP LAO - LE ARTI ORAFE JEWELLERY SCHOOL - Museo Marino Marini (FI) ing. libero LE NEVI DEL KILIMANGIARO - Teatro Puccini (FI) ing. libero BARO DROM ORCHESTRA - COMBO (FI) ing. NP OFELIA DORME - Palazzo Strozzi (FI) ing. libero LA MIA FIRENZE - Teatro Verdi (FI) ing. NP ECOMATO - Circolo Aurora (FI) ing. libero

THE GREY - Glue (FI) ing. libero LA RELIGIONE DEL MIO TEMPO - Teatro Puccini (FI) ing. 9€ euro + dp ARTIGIANATO E PALAZZO - Giardino Palazzo Corsini (FI) ing. 8 euro RIDENS - Obihall (FI) ing. 23/40 euro DANIELE RUSTIONI - Teatro Verdi (FI) ing. NP I PROFUMI DI BOBOLI - Giardino di Boboli (FI) ing. 7 euro SCEGLIERE BIO - Caffè delle Oblate (FI) ing libero

03 ven

10 ven

17 ven

VOWLAND + opening. act DROP CIRCLE - Glue (FI) ing. libero L’ORSO + PAOLO MEI & IL CIRCO D’OMBRE - Tender Club (FI) ing. libero IL POVERO PRIMO - Teatro Puccini (FI) ing. 13/15 euro MICHELANGELO BUONARROTI BAND + CHISCO - Auditorium FLOG (FI) ing. 5/7 euro CESARE BASILE - Sala Vanni (FI) ing. 15 euro J-GLI SGUARDI ADDOSSO - Teatro Everest (FI) ing. NP SALVO COMPLICAZIONI - COMBO (FI) ing. NP

MOMBU - Glue (FI) ing libero ORNELLA VANONI - Teatro della Pergola (FI) ing. 20/50 euro TABU - Teatro Puccini (FI) ing. libero PASSO GIGANTE - COMBO (FI) ing. NP DISQUITED BY - Tender Club (FI) ing. libero FORTEZZA SOUND - Fortezza da Basso (FI) ing. 5 euro FLATLANDIA + RELAZIONE SULLA VERITÀ... - Teatro Everest (FI) ing. NP SMALL PREY - Circolo Aurora (FI) ing. libero

SALMO - Auditorium FLOG (FI) ing. 15 euro THE CRAZY CRAZY WORLD OF MR. RUBIK - Glue (FI) ing. libero MODA’ - Nelson Mandela Forum (FI) ing. 30/40/50 euro FIRENZE GELATO FESTIVAL - Firenze ing. NP TERRA FUTURA - Fortezza da Basso (FI) ing. libero WINE TOWN - Varie Locations (FI) ing. libero

04 sab

11 sab

18 sab

BAUSTELLE - Teatro Verdi Montecatini (PT) ing. 20/26/32 euro FRANCESCO DE GREGORI - Teatro Verdi (FI) ing. 20/26/35/40/45 euro CLASSIC ROCK SELECTION PARTY - Glue (FI) ing. libero GALLARA - Tender Club (FI) ing. libero APPINO “SOLO TOUR - Auditorium FLOG (FI) ing. 8/10 euro LA SOLITUDINE DEL RE - Teatro Everest (FI) ing. NP ACCENDIAMO LA LAMPADA - Teatro Reims (FI) ing. 12 euro

NOTTE BLU - Firenze Centro Storico ing. libero GIUDA - Auditorium FLOG (FI) ing. 5 euro LA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI - Tender Club (FI) ing. libero PROG NIGHT: NEW TROLLS & LE ORME - Teatro Verdi Montecatini (PT) ing. 30 euro FORTEZZA SOUND - Fortezza da Basso (FI) ing. 5 euro FESTIVAL D’EUROPA BLEUROCK EXPERIMENT - P.zza della Repubblica (FI) ing. lib. GODI… FIORENZA? - Teatro Verdi (FI) ing. NP

CONNECTED - Giardino dei Semplici (FI) ing. 6 euro MODA’ - Nelson Mandela Forum (FI) ing. 30/40/50 euro PROGETTO PRIMAVERA 2013 - Limonaia Villa Strozzi (FI) ing. NP VIVAIO PORTE APERTE - MondoRose (FI) ing. NP SAGRA DEL SEITAN -Obihall (FI) ing. NP FORTEZZA ANTIQUARIA - Fortezza da Basso (FI) ing. libero

05 dom

12 dom

19 dom

LA SOLITUDINE DEL RE - Teatro Everest (FI) ing. NP QUESTO FOLLE SENTIMENTO CHE... - Teatro Verdi (FI) ing. NP VI PORTO A BELCANTO - Teatro Reims (FI) ing. NP GUARDA FIRENZE - Piazza Duomo (FI) ing. NP BARDINI VENDE TUTTO - Museo S. Bardini (FI) ing. NP FIERUCOLA MAGGIAIOLA - P.zza SS. Annunziata (FI) ing. libero

NOTTE BLU - Firenze Centro Storico ing. libero FORTEZZA SOUND - Fortezza da Basso (FI) ing. 5 euro FESTIVAL D’EUROPA BLEUROCK EXPERIMENT - P.zza della Repubblica (FI) ing. lib. IL LIBRO IN PIAZZA - Piazza Strozzi (FI) ing. libero LUNGOUNGIORNO - SAM (FI) ing. libero TEMPO REALE - Limonaia di Villa Strozzi (FI) ing. NP UNO SPETTACOLO DI VISITA - Teatro della Pergola (FI) ing. NP

PLAYING - Museo Fondazione Primo Conti (FI) ing. 3 euro FIERUCOLINA DI MAGGIO - Piazza S.Spirito (FI) ing. libero IL TEMPIO DELLE MUSE Museo di Storia Naturale (FI) ing. 6 euro IN SUA MOVENZA È FERMO - Teatro della Pergola (FI) ing. NP


Perché a Firenze non c’è mai niente da fare... 20 lun

27 lun

FLORENCE DESIGN WEEK - Firenze ing. NP NOT ORDINARY = EXTRAORDINARY - Biblioteca delle Oblate (FI) ing. libero

PILL TAPES - Circolo Aurora (FI) ing. libero

Dove

21 mar

28 mar

MARTE CONTEMPORANEA - Osservatorio Arcetri (FI) ing. 7 euro L’OMBRA DI PINOCCHIO - Teatro Politeama Pratese (PO) ing. 5 euro JOHNNY MOX - Circolo Aurora (FI) ing. libero DEIAN E L’ORSO GLABRO - Volume (FI) ing. Libero PAOLA TURCI & PAOLO FRESU - Teatro della Pergola (FI) ing. NP TIZIANO MAZZONI - Caffè delle Oblate (FI) ing. libero

PROGETTO PRIMAVERA 2013 - Piccolo Teatro del Comunale (FI) ing. NP BERIO DAY - Piccolo Teatro Comunale (FI) ing. NP MALVISI DUO - Caffè delle Oblate (FI) ing. libero

22 mer

29 mer

RASSEGNA DI CINEMA GIAPPONESE - Cinema Odeon (FI) ing. 4/8 euro ESEQUIE SOLENNI - Teatro della Pergola (FI) ing. 15/27 euro

A CAPIRSI C’È TEMPO! - Glue (FI) ing. libero LIBERFEST - Firenze/Scandicci ing. libero PIAZZA TOSCANA - Mandela Forum (FI) ing. NP FARNACE - Teatro Comunale (FI) ing. NP

23 gio

30 gio

RASSEGNA DI CINEMA GIAPPONESE - Cinema Odeon (FI) ing. 4/8 euro MARCO MENGONI - Teatro Verdi (FI) ing. 22/45 euro BALLATA DELL’ODIO E DELL’AMORE - Glue (FI) ing. libero LAO - LE ARTI ORAFE JEWELLERY SCHOOL - Museo Marino Marini (FI) ing. libero SGRANA E TRABALLA - CPA (FI) ing. NP BENJAMIN BRITTEN DI ALESSANDRO MACCHIA - Caffè delle Oblate (FI) ing. libero

RUBY SPARKS - Glue (FI) ing. libero LIBERFEST - Firenze/Scandicci ing. libero DANIEL KAWKA+ALEXANDER ROMANOVSKY - Teatro Verdi (FI) ing. NP

24 ven

31 ven

RASSEGNA DI CINEMA GIAPPONESE - Cinema Odeon (FI) ing. 4/8 euro PITTI MODA PRIMA - Stazione Leopolda (FI) ing. su prenotazione ORE 1.04 LA STRAGE DI VIA DE’ GEORGOFILI - Teatro Everest (FI) ing. NP

MUDHONEY - Viper Theatre (FI) ing. 20 euro JOE SATRIANI - Teatro Obihall (FI) ing. 30/35 euro LIBERFEST - Firenze/Scandicci ing. libero L’ORIENTE DELL’OCCIDENTE - Palazzo Medici Riccardi (FI) ing. NP

25 sab

01 sab

DJ RUSH+THE ADVENT & INDUSTRIALYZER - Fortezza da Basso (FI) ing. 25 euro RASSEGNA DI CINEMA GIAPPONESE - Cinema Odeon (FI) ing. 4/8 euro MARCO PARENTE + DJ SET - Glue (FI) ing. libero PITTI MODA PRIMA - Stazione Leopolda (FI) ing. su prenotazione HAPPYLAND SPORT - Obihall (FI) ing. NP SUBURBIA WORKSHOP - GAV (FI) ing. NP RURALIA - Parco Mediceo di Pratolino (FI) ing. NP

26 dom

02 dom

PITTI MODA PRIMA - Stazione Leopolda (FI) ing. su prenotazione APERTURA STRAORDINARIA GALLERIA DEGLI UFFIZI - Galleria degli Uffizi (FI) ing. NP SUBURBIA WORKSHOP - GAV (FI) ing. NP CANTINE APERTE - Varie Locations (FI) ing. libero CIOMPI MENSILE ANTIQUARIATO - Piazza dei Ciompi (FI) ing libero DEEJAY TEN - Piazza della Signoria (FI) ing. NP CORTILI E GIARDINI APERTI - Varie Locations (FI) ing libero

Auditorium Flog Via Michele Mercati, 24 - Firenze Biblioteca delle Oblate Via dell’Oriuolo, 26 - Firenze Caffè LaCité Borgo San Frediano, 20 - Firenze Cinema Odeon Via de’ Sassetti, 1 - Firenze Circolo Aurora Viale Vasco Pratolini, 2 - Firenze Combo Social Club Via Mannelli - Firenze Ex Fila Via Mons. Leto Casini, 11 - Firenze GLUE - Alternative Concept Space Viale Manfredo Fanti, 20 - Firenze Museo Marino Marini Via della Spada, 1 - Firenze Nelson Mandela Forum Viale Malta, 6 - Firenze NOF Gallery Borgo San Frediano, 17 - Firenze Nuovo Teatro dell’Opera Viale Fratelli Rosselli, 1 - Firenze Palazzo Strozzi Piazza degli Strozzi - Firenze Sala Vanni Piazza del Carmine, 14 - Firenze Stazione Leopolda Viale Fratelli Rosselli, 5 - Firenze Teatro della Pergola Via della Pergola, 18 Firenze Teatro di Rifredi Via Vittorio Emanuele II - Firenze Teatro ObiHall Via Fabrizio De André, 50 - Firenze Teatro Puccini Via delle Cascine, 41 - Firenze Teatro Verdi Via Ghibellina, 101 - Firenze Tender Club Via Alamanni,4 - Firenze Viper Theatre Via Pistoiese - Via Lombardia - Firenze

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14 appuntamenti di bernardo giachi

L’

Festival d’Europa

Europa sceglie ancora una volta Firenze per costruire il proprio futuro. Nell’Anno europeo dei cittadini torna nel capoluogo toscano dal 7 al 12 maggio, la seconda edizione del Festival d’Europa, un evento di rilievo internazionale promosso dalle maggiori istituzioni europee, nazionali e regionali. Le location prescelte sono come di consueto le più prestigiose di Firenze; da Palazzo Vecchio, all’Auditorium di Sant’Apollonia, da Palazzo Medici Riccardi alle Murate. Qui infatti, si ospiteranno convegni, seminari, workshop e spettacoli dal vivo che coinvolgeranno istituzioni accademiche, centri di ricerca, osservatori politici e associazioni culturali del panorama nazionale e internazionale.

Il ricco programma del Festival si divide in principalmente sette sezioni: Cultura, Didattica, Economia, Istituzioni, Partecipazione, Spettacoli, Università. Un momento sicuramente molto atteso del Festival, è la conferenza internazionale The State of the Union che si svolgerà giovedì 9 maggio nella consueta cornice del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. L’evento vedrà la partecipazione di figure di primo piano della politica, dell’economia e del mondo della ricerca europei: da José Manuel Barroso, Presidente della Commissione Europea, a Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati; da Emma Bonino, ex Vicepresidente del Senato italiano, a Mario Monti, Primo Ministro italiano. Grande è l’attesa anche per la conferenza “Rethinking public spheres: gender and religions” che vedrà tra i relatori il premio

Nobel per la Pace 2003, Shirin Ebadi, prima donna iraniana e musulmana a ottenere il prestigioso riconoscimento. Alla sfera della politica e della comunicazione fanno capo una serie di eventi sul ruolo dell’UE nello scenario internazionale, come “Stati comunicativi d’Europa” titolo del convegno moderato da Dario Carella (vice direttore tg regionali Rai), che ripercorrerà il difficile rapporto tra media e UE; il corso “Giornalismo europeo” (8 maggio, Le Murate) e l’incontro “Università e inclusione: l’esperienza del polo universitario penitenziario”, un’iniziativa di formazione nata in Toscana e che si propone come modello positivo d’inclusione sociale (9-10 maggio, Università di Firenze). “Play with Europe”, è il titolo dell’iniziativa che vedrà l’apertura straordinaria di quattro importanti istituzioni culturali: The British Institute of Florence, Institut Francais, Deutsches Institut Florenz e Centro de lengua espanola. Il programma si articola in un percorso ludico-linguistico (completamente gratuito) con giochi, quiz, caccia al tesoro, per sensibilizzare i più giovani al tema del multilinguismo europeo. La scienza sarà la protagonista del progetto “I cieli dell’Europa” che prevede, all’interno dell’Osservatorio di Arcetri, due tipi di iniziative: le Bambineide dedicate a un pubblico junior, e le “Serate astronomiche” per gli adulti. Dal 7 al 9 maggio è il turno di “Arti dello spettacolo: mecenatismo e modelli per un nuovo Rinascimento nel Terzo millennio”. Il progetto, a cura dell’International Studies Institute, prevede tre giorni di dibattiti, incontri e performance dal vivo, rispettivamen-

te dedicati a musica, danza e teatro, che coinvolgeranno studiosi di prestigiose istituzioni accademiche internazionali. Ciascuna giornata di studio si concluderà con uno spettacolo dal vivo: il concerto “The two sides”, lo spettacolo di danza dell’University of California Dance Company, e l’attesissimo spettacolo di Giorgio Albertazzi, “La mia Firenze - Ricordi di un figlio”. Uno dei progetti di formazione più originali dedicato alla lettura della Divina Commedia si terrà sabato 11, quando prenderà il via “All’improvviso Dante 100 canti per Firenze” che trasformerà per cinque ore il centro storico della città nel palco di una grande performance popolare, rendendo ogni passante uno spettatore. Il tema della creatività giovanile nel campo della fotografia verrà affrontato ne “La notte della fotografia: open school” iniziativa promossa dalla Fondazione Studio Marangoni, e nella tavola rotonda “VISIVI: la fotografia attraverso i linguaggi della contemporaneità” organizzata dalla Fondazione Fratelli Alinari sul progetto regionale toscanaincontemporanea2012. Infine, per i cinefili, dal 7 al 10 maggio saranno le Giornate del cinema europeo (Teatro Puccini, ingresso libero) con la proiezione di quattro film vincitori e finalisti del premio LUX: Io sono Li di Andrea Segre; Just the Wind di Benedek Fliegauf; Le nevi del Kilimangiaro di Robert Guèdiguian; Tabù di Miguel Gomes. La rassegna è promossa dall’Ufficio d’informazione del Parlamento Europeo in Italia in collaborazione con Europe Direct Firenze. www.festivaldeuropa.eu


struscioni 15 di riccardo morandi

Due belle ghigne M

i son sempre piaciuti, anzi garbati, i “Gatti Mezzi”. Gli esperimenti spontanei, la loro musica, il loro mondo. Il mondo della strada, della provincia e la loro profonda leggerezza nei brani che toccano e volano subito dopo. Quattro dischi all’attivo, il duo composto da Tommaso Novi e Francesco Bottai, pianoforte e chitarra, unisce il mondo semplice di una musica che fonde il jazz e lo swing con la canzone popolare. Come ascoltare Gershwin interpretato dallo zio Nedo in un bar sulla Toscoromagnola, all’altezza di Navacchio. Ho il piacere di incontrarli in occasione dell’uscita del loro disco “Vestiti Leggeri” per scambiare due parole fra toscani. Pisani e Fiorentini. È roba, insomma. Gatti Mezzi. Pisani. Jazzisti o cantori di paese? Non ci definiamo jazzisti: ci siamo umilmente sporcati le mani con quel materiale ma non abbiamo mai molto approfondito. Amiamo il jazz e lo stesso swing, adoriamo Buscaglione: il problema è che spesso lo stesso jazz è di difficoltosa fruizione, annoia, perché in Italia abbiamo avuto tanto free jazz e meno swing. Diciamo che siamo jazzisti nell’attitudine e nelle improvvisazioni. Lungarno. I lungarni ci sono sia a Firenze che a Pisa. Quale è il rapporto di voi pisani con la città di Firenze? Beh noi amiamo anche Firenze (risate, ndr)... Diciamo che i fiorentini al mare, a Pisa, li vediamo come degli “oriundi”, c’è un po’ dell’esotismo. Ci sentiamo però molto più vicini ai fiorentini che ai livornesi, con i quali parliamo, e sicuramente parlate, due lingue diverse...

Suonate moltissimo, avete suonato anche all’estero, in Francia e Canada. Come l’avete raccontato il vostro mondo, quali sono state le reazioni del pubblico? Le occasioni sono state molto piacevoli: in Francia eravamo ospiti del Consolato per la Festa della Repubblica Italiana qualche anno fa... è stata un’esperienza divertentissima, una vera festa, “all’italiana”. In Canada la cosa è stata più strutturata, ci eravamo preparati anche delle “intro” in un francese arrancato... abbiamo fatto sorridere tanto e la gente ha davvero gradito. “Vestiti leggeri”. Un disco diverso rispetto agli altri, piu’ riflessivo e completo ma senza i personaggi e gli scenari che contraddistinguevano il vostro mondo. Cosa è successo? Siamo cambiati, a livello umano e musicale. Abbiamo ripescato sotto la cenere cose che ci stimolavano musicalmente. E poi siamo diversi a livello umano, ci sentiamo cresciuti: i figli ti cambiano. Guardiamo il mondo di casa nostra e per forza di cose alcuni personaggi non li vediamo più, ma ne vediamo altri. Nel brano “Fame” ad esempio osserviamo un nostro amico ma traspare anche un po’ la nostra paura di fare la sua fine, insomma. Ho notato che nei vostri lavori non parlare quasi mai della vostra adolescenza e poco della vostra prima gioventù. Passate dai bimbetti agli anziani. Perché? È una domanda stimolante: in effetti entrambi anche se con percorsi diversi abbiamo avuto una fase di giovinezza abbastanza forte, vissuta. Al Macchianera (storico centro sociale pisano, ndr) che ci ha dato tanto e in altre situazioni analoghe. Abbiamo un buco

nel raccontarla, forse dobbiamo ancora somatizzare. Si sente del cinema in questo disco, visioni e riflessioni più corpose e più nitide. Esatto. C’è molto cinema in questo disco. A proposito, colgo la palla al balzo. Vi piacerebbe fare del cinema? Adoriamo il cinema, aspiriamo a farlo e ci piacerebbe molto, moltissimo. Francesco ha partecipato anche ad un lavoro andato molto bene “I primi della lista” di Roan Johnson. Ci piacerebbe avere i nostri volti sul grande schermo: ce li vediamo bene in un film neorealista, o in una commedia del 1966. Siamo comunque narcisisti, c’è poco da fare! La vosta particolarità è che siete un duo composto in pratica da due cantautori. Raramente fraseggiate a due voci. O scrivete a quattro mani. Come ve lo spiegate? È vero, è un’alchimia a cui noi spesso riflettiamo: ci siamo incontrati diversi anni fa, musicando delle strofe in vernacolo ed è nata questa magia. È una cosa strana in effetti, noi si fa “all’amore” con la musica sul palco, ed è vero, la nostra formula piace anche se è atipica. Oddio, ci piacerebbe guardare a noi come si è guardato al duo Dalla e De Gregori, giusto per spararla (risate, ndr). Due belle ghigne tutti e due... È Natale: scelgo di regalare un vostro disco e mi avanzano i soldi per aggiungere un disco al vosto “Vestiti leggeri”. Cosa mi consigliate? Sicuramente o un disco di Dalla oppure uno di Gianmaria Testa. Anche se adoriamo, avendoci lavorato insieme, Dario Brunori. Sempre sui vostri dischi: a chi regalareste il pacchetto della vostra discografia? Ad una persona cattiva, anche se sembriamo due bambini in questa risposta. Per fargli capire che il mondo è pieno di tanti sentimenti belli. Per redimerlo forse? Boh! Ah, poi sicuramente ad un regista: Ettore Scola. “Una giornata particolare” è un film che ci ha segnato. Lascio i due Gatti andare riflettendo sull’espressione “due belle ghigne” e mi domando “O che vordì? Che diono questi?”. Mi son messo a pensare in pisano. Potere della musica? Forillustrazione di Jacques Callot se. Bravi gatti.


16 pellicole di caterina liverani

Il più bel cinema di resistenza L a cultura a portata di film. Questo lo slogan del Portico, lo storico cinema fiorentino di via Capo di Mondo, che dal 2007 accanto ad una programmazione che va dai campioni d’incassi alle opere d’essai ospita presentazioni, eventi e dibattiti. Sono Monica Caloffi e Mariano Inghilesi, responsabili e animatori di iniziative che sono diventate appuntamento fisso di tanti appassionati, ad accogliermi nel cinema un lunedì pomeriggio, prima dell’arrivo degli spettatori. Una lunga e bella chiacchierata fatta con chi il cinema lo vive, lo ama e lo promuove. Mi raccontano i successi, “quella volta che presentammo Si può fare di Giulio Manfredonia e le persone erano talmente tante che abbiamo dovuto spostare tutti dalla Sala Verde a quella Blu (540 posti tutti esauriti)” e le difficoltà: “Purtroppo la posizione e la mancanza di parcheggi non aiuta.”

Monica: Abbiamo cominciato a ospitare prime e presentazioni nel 2007: Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti, Alessandro Baricco e il suo Lezione 21 e James Ivory venuto per accompagnare Quella sera dorata, furono tra i nostri primi eventi. L’attenzione è costantemente rivolta verso gli interessi del pubblico, ci preoccupiamo di tenerlo costantemente informato attraverso la mailing list e la pagina facebook. Mariano: Siamo impegnati anche nell’autoproduzione dei volantini informativi distribuiti all’ingresso della sala nei quali inseriamo

note di regia e curiosità. Sono piccole cose che le persone apprezzano molto. Tanto il cinema italiano di qualità che il Portico ha portato in sala promuovendo autori spesso giovani, su tutti Marco Righi con I giorni della vendemmia diventato un vero e proprio cult. Monica: Tra i film italiani che abbiamo ospitato sono particolarmente legata a Dieci inverni di Valerio Mieli su cui decisi di scommettere programmandolo durante il periodo natalizio. Mariano: Non solo cinema italiano, ma soprattutto cinema europeo in tutte le sue declinazioni: dall’impegno alla commedia. Il Portico fa parte del circuito Europa Cinema che promuove film di diversi paesi della Comunità. Spesso di tratta di co-produzioni francesi come ad esempio Ciliegine, l’esordio alla regia di Laura Morante di cui abbiamo ospitato la premiere la primavera scorsa registrando il tutto esaurito. Quello che entusiasma davvero i nostri spettatori e senz’altro il dibattito, - prosegue Mariano - la possibilità di confrontarsi alla fine di una proiezione e magari raccontare aneddoti o sensazioni legate all’argomento del film. Talvolta potrebbe andare avanti per ore, è difficile farlo finire. L’offerta del Portico non si limita solo al ci-

nema spiega Monica. Giovedì 11 aprile abbiamo proposto Manet, Ritratti di vita, proiettando grazie al satellite le immagini della mostra alla Royal Academy di Londra. Un evento che ha lasciato il pubblico incantato dalla nuova prospettiva di osservazione dei dipinti permessa dal grande schermo. Mariano: La cultura ha tante declinazioni, non solo l’arte e l’impegno, ma anche la riscoperta dei grandi classici al cinema: Blues Brothers, A qualcuno piace caldo, Colazione da Tiffany, alcuni dei titoli proposti in questi anni. Ricordo l’entusiasmo delle persone nella serata di Ritorno al futuro con la DeLorean parcheggiata fuori dal cinema. Tantissimi gli ospiti che hanno animato le serate e le conversazioni con il pubblico nel corso degli anni, racconta Mariano. Un tratto in comune è sicuramente la grande stima e amicizia dimostrata verso il Portico, una realtà cittadina importante con uno staff cordiale e preparato. Ricordo le parole di Alessandro Baricco che lo definì “il più bel cinema di resistenza”, parlando appunto dei cinema di città che resistono alle mode, all’apertura dei multiplex e alla crisi. Tra i prossimi appuntamenti dal 16 maggio Il Grande Gatzby di Buz Luhurmann in 3D. per info e contatti: www.multisala-ilportico.it


interviste doppie 17 di riccardo sgamato

Risponde Lorenzo Fontanelli

Indie Fest

Rispondono Francesca Scozzarro, Alberto Granucci, Adriano Celentano e Yari Pedone

Perché un festival di musica indipendente a Firenze? Se nomini la musica indipendente a Firenze non fai altro che aprire un cassetto pieno di ricordi. Negli anni ‘80 esisteva una scena musicale fiorentina che era un punto di riferimento per tutta l’Italia, mentre adesso ricordiamo troppo spesso quei tempi senza riuscire a valorizzare quello che la città ha da offrire alla musica. A Firenze non manca certo qualcosa per tornare nuovamente ad essere un punto di riferimento nazionale per la scena alternativa italiana. Bisogna ricominciare a vedere la musica dal vivo per quello che è realmente: arte. Ovviamente dire che in una città come Firenze l’arte ha grande importanza, grande possibilità di sviluppo e un pubblico sempre attento, è un po’ come scoprire l’acqua calda. Snocciola in breve il cartellone per i nostri lettori. Fortezza Sound è un evento di due giorni di musica all’interno della Fortezza da Basso; si alterneranno sul palco dodici artisti fra i più rappresentativi della scena alternativa e indipendente. La chiusura della prima serata del festival non poteva non essere affidata ad uno dei gruppi di riferimento della musica indipendente fiorentina di cui parlavamo prima, i Diaframma; insieme a loro suoneranno realtà emergenti e band storiche dell’indie italiano. I Cosmetic dalla Romagna, l’Officina della camomilla da Milano, i Lumen da Torino, e i Piet Mondrian e La Rappresaglia dalla nostra amata toscana. Il sabato sarà impostato su sonorità più “cantautoriali”. La chiusura del Fortezza Sound sarà affidata a DiMartino, giovane cantautore che si sta affermando sempre di più nella scena indipendente, insieme a lui suoneranno L’Orso da Milano, Edipo da Roma, Paletti da Brescia, Oratio dalla Sicilia e i Mamaonga da Empoli. Quali feedback avete raccolto in Città? La città ha accolto con molto piacere questa iniziativa: la musica a Firenze ha sempre delle orecchie pronte ad ascoltarla, ma soprattutto piace l’idea di creare un evento di portata nazionale con gruppi e pubblico provenienti da tutta Italia. Inoltre, inserita nel contesto della Notte Blu, è un piacere che il nostro evento possa essere un manifesto della musica indipendente italiana da mostrare ai visitatori provenienti da tutta Europa. Quali sono gli obiettivi e le prospettive future che vi proponete per questo festival? Uno degli obiettivi futuri è far crescere questo neonato festival. Vorremo contribuire all’affermazione di una nuova scena musicale cittadina e aiutare il movimento culturale fiorentino a diventare anche nella musica un punto di riferimento nazionale. Forse siamo dei sognatori, ma come possiamo non esserlo in una città come Firenze? www.fortezzasound.it

Perché un festival di musica indipendente a Firenze? Crediamo sia importante supportare la musica indipendente, e farlo tramite un evento gratuito è ancora più democratico. D’altronde lo facciamo ogni giorno a Radio Fleur e poter organizzare due giorni di musica su un palco nel cuore di Firenze in occasione della “Notte Blu” del Festival d’Europa, è stato per noi una grande soddisfazione. I due giorni saranno in diretta streaming su www.radiofleur.it e questo caratterizza ancora di più il progetto perché saremo ascoltabili in tutto il mondo. Oltre ai live set avremo anche occasione di intervistare le band e farci raccontare le loro esperienze musicali con l’adrenalina ancora in circolo. Abbiamo inoltre un partner d’eccezione, la rivista Il Mucchio, che ringraziamo per il supporto, in particolare nella persona di Elena Raugei che fin dall’inizio ha sposato il nostro progetto. Snocciola in breve il cartellone per i nostri lettori. La manifestazione si apre con Il Geometra Mangoni. Seguirà poi la Recycling Band, gruppo polacco che fa musica con strumenti riciclati da loro costruiti. Poi toccherà agli Walking the Cow, Blue Willa e UnePassante, tre progetti musicali toscani diversi, ma che hanno riscosso ottimi consensi in Italia e all’estero. Saliranno poi sul palco gli Schonwald, duo emiliano pieno di fascino elettronico e a chiudere col botto la serata ci penseranno i Drink to me, artefici di uno dei dischi più belli ed energici del 2012. La seconda giornata è stata riservata ad un altro aspetto della sperimentazione musicale. Si parte con The Bad Mexican, una band che apre la giornata all’insegna di ritmiche complesse e una buona dose di “elettronica”. Seguono poi gli Est Morgana, col loro sound di sapore zappiano. A chiudere questa parentesi rock ci penseranno i Tongs. Andando verso sera, il sound sperimentale dei Portfolio ci condurrà verso le ultime due band dai tratti più avant-garde: i pistoiesi Karl Marx Was a Broker e i livornesi Appaloosa. Siamo molto orgogliosi delle band che siamo riusciti a coinvolgere per questo evento. Quali feedback avete raccolto in Città? Abbiamo raccolto grande entusiasmo e complimenti per la nostra scelta artistica, sia da parte dei musicisti che dai nostri ascoltatori fedeli di Radio Fleur, come anche da tutti gli appassionati di musica. Piace in particolare il fatto che i concerti si svolgeranno in una delle piazza più belle della città (e d’Europa) e che ovviamente sia un evento gratuito. Quali sono gli obiettivi e le prospettive future che vi proponete per questo festival? Speriamo di poter replicare questa esperienza nei prossimi anni. In futuro comunque, grazie alla nostra radio, contiamo di organizzare tanti altri eventi musicali. Abbiamo già dei bei progetti in lavorazione. Li conoscerete presto, magari sulle pagine di Lungarno. www.radiofleur.it


18 perle di Lespertone

Discografia essenziale: “Touch Me I’m Sick” Singolo (1989, Sub Pop) “Superfuzz Bigmuff” EP (1988, Sub Pop) “Halloween” Singolo, cover Sonic Youth (1989, Sub Pop) “Mudhoney” (1989, Sub Pop) “Every Good Boy Deserves Fudge” (1991, Sub Pop) “Piece of Cake” (1992, Reprise) “My Brother the Cow” (1995, Reprise) “Tomorrow Hit Today” (1998, Reprise) “March To Fuzz” Raccolta (2000, Sub Pop) “Since We’ve Become Translucent” (2002, Sub Pop) “Under a Billions Suns” (2006, Sub Pop) “The Lucky Ones” (2008, Sub Pop) “Superfuzz Bimuff” Ristampa Deluxe Edition (2008, Sub Pop) “Vanishing Point” (2013, Sub Pop)

Mudhoney L’

arrivo dei Mudhoney a Firenze, in data unica in Italia. A venticinque anni da ‘Touch Me I’m Sick’. E tutto è come in quegli anni. Nel bene. Aprile, tempo di Record Store Day e di ‘Touch Me I’m Sick’. Sono passati venticinque anni da quando la Sub Pop di Seattle mise il suo primo numero di catalogo su una produzione e da quando quel singolo sconvolse il mondo rock alternativo. Un po’ come fare gol da centrocampo o un vincente sotto le gambe a tennis. Uno di quei jolly che capitano una volta nella vita. E bisogna saperli sfruttare. Ora, bisogna capire se i Mudhoney quel jolly, son riusciti a sfruttarlo o meno. O più che altro, se hanno voluto effettivamente sfruttarlo. La storia dei Mudhoney, il cui nome è un omaggio ad una pellicola a luci rosse di Russ Meyer, nacque sui banchi di scuola, tra cazzeggi e strane performance in classe. Lì si incontrarono Mark Arm e Steve Turner che, dopo appunto le prime ingenuità adolescenziali con un improbabile progetto a nome Mr Epp. And the Calculation, si misero a fare le cose un po’ più sul serio con una nuova avventura, i Green River. A loro si aggiunse il batterista Alex Vincent e, subito dopo, i fu-

venerdì 31 maggio 2013 Viper Theatre - Firenze turi Pearl Jam, Stone Gossard e Jeff Ament. Nonostante una line-up tutt’altro che solida - Turner se ne andò quasi subito - non si possono non segnalare l’EP “Dry As A Bone” e l’album “Rehab Doll”, che adesso sono disponibili assieme su un unico CD. Non siamo neanche al 1987. Proprio in quell’anno, i Green River si sciolgono mentre Arm e Turner si re-incontrano. Nascono i Mudhoney ed arriviamo alla ‘Touch Me I’m Sick’ di cui sopra, contenuta poi nel clamoroso mini LP di debutto “Superfuzz Bigmuff”. Entrambe le copertine diventeranno storiche, quella del singolo è il famoso cesso, mentre quella dell’album diverrà marchio di fabbrica di tutte le produzioni Sub Pop, headbanging, foto in bianco e nero e palchi devastati. È puro rock’n’roll, garage, di matrice Stooges. Solo che non siamo a Detroit (o dintorni) e tutto ciò sta accadendo a Seattle. Il resto è storia più o meno nota a tutti. I Mudhoney diventarono il gruppo più rappresentativo dell’etichetta ed i Sonic Youth se ne innamorarono portandoli in tour. Quel tipo di suono, sporco, grezzo, urlato, viene chiamato Grunge e l’industria discografica che conta ci annusa un bel po’ di dollaroni. I Soundgarden, brevemente su Sub Pop con qualche 7”, vengono messi sotto contratto da A&M, i Nirvana dalla Geffen, gli Alice in

Chains dalla Columbia ed i Pearl Jam dalla Epic. Ed i Mudhoney? Finiscono su Reprise che cercava di non rimanere al palo. Eccolo qua il jolly. Sfruttato? Non sfruttato? Non si sa. Si sa solo che i Mudhoney ci arrivano dopo una manciata di album eccellenti, tra cui “Mudhoney” (1989) e “Every Good Boy Deserves Fudge” (1991), e che le uscite major non spostano di una virgola né il sound né l’attitudine della band. Sì, vengono aggiunti un po’ di fiati, tutte le band garage, rock’n’roll lo fecero. Anche se di dischi belli in quel periodo ne sono usciti, eccome. Perché “Tomorrow Hit Today” è un gran disco. Ma niente per venire incontro a qualcuno. Non è dato sapersi se per volontà o altro. Il fatto è che, tra tutte le band del giro di Seattle, i Mudhoney sono stati gli unici a non capitalizzare quanto avrebbero potuto. E questo ce li fa amare più del necessario. Perché sono sempre lì. Hanno trovato nuovamente su Sub Pop ad inizio millennio con “Since We’ve Become Translucent” - la loro giusta dimensione e dal vivo in pochi sono come loro. Per questo ogni nuova uscita della band di Mark Arm è attesa per avere quelle conferme di cui tutti noi abbiamo bisogno. Ed avevamo tremendamente bisogno di un nuovo album, “Vanishing Point”, e di rivederli dal vivo. Detto, fatto.


B

irra MOA nasce a Firenze nel 2011. A crederci Andrea e Riccardo, due homebrewer, cioè birrai casalinghi, che dopo anni di sperimentazioni e ricette sui fornelli di casa, corsi, concorsi e premi, hanno deciso di fare salto, trasformando la passione in attività. Il MOA nasce dalla condivisione di più passioni: per la birra artigianale certamente ma anche per il tradizionale piacere di offrire agli amici qualcosa di speciale, fatto in casa, e per la smania di sperimentare, entrare in nuovi mondi gustativi.

“MOA è l’acronimo di My Own Ale, perché è la nostra birra, fatta da noi esattamente come l’avremmo scelta per noi e per gli amici più cari: con gusto, di gusto, col cuore.” La linea MOA è composta, al momento, da quattro birre ispirate a stili e ricette della tradizione, rivisitate secondo il gusto dei mastri birrai. I loro nomi prendono spunto dal grado zuccherino del mosto di birra: il grado plato. Più il grado plato è alto, più la birra si presenterà alcolica e corposa. Lo stile MOA è pulito, essenziale e raffinato, ad ogni birra è associato un colore, ripreso nella capsula e in etichetta, a suggerire quello che sarà il reale colore della birra nel bicchiere. Le quattro birre scelte ripercorrono inoltre quattro diverse occasioni di degustazione: dall’aperitivo al dessert, prestandosi ad abbinamenti gastronomici equilibrati. La prima nata è la bionda 12Plato, ispirata alle American Pale Ale, una birra realizzata con malti chiari e una miscela di quattro luppoli, con cinque gradi alcolici. Il colore è dorato brillante; il profumo presenta note di caramello e aromi di frutta bianca e agrumi, che ben si bilanciano con l’amaro del luppo-

startup 19 di riccardo miniati

Birra MOA lo. Il risultato è una birra fresca, dissetante e beverina, che incontra il plauso di neofiti ma soprattutto degli esperti del settore. Sono loro che le riconoscono il secondo posto al premio Birra Artigianale dell’anno 2013, (concorso nazionale per la migliore birra artigianale italiana, organizzato da Unionbirrai) all’interno della categoria “Italian Golden Ale” (birre chiare, alta fermentazione, basso grado alcolico). La 12plato conquista il podio tra 556 birre iscritte al concorso, divise in 24 categorie di appartenenza, in tutto 104 birrifici artigianali partecipanti. La giuria, composta da 34 esperti italiani e stranieri è organizzata da Flavio Boero (Quality Assurance Manager in Carlsberg ed esperto giudice internazionale). Con i suoi 4.5 gradi alcolici, la 11Plato, profumata e leggera è perfetta come aperitivo. In stile Blanche è una birra di grano dal caratteristico color opalescente, giallo pallido. Il profumo è fresco e speziato grazie all’aggiunta di coriandolo e buccia d’arancia, come prevede la ricetta da oltre 400 anni. Ispirata alle Stout irlandesi, la 14plato nasce

da una miscela di otto malti, luppolo e cacao. La birra si presenta nera, con schiuma densa e persistente. Il profumo è ricco con note di caffè, cacao e caramello; in bocca è leggermente vellutata. Ottima anche con cioccolato e dolci al cacao. 5.5 gradi alcolici. In stile Indian Pale Ale, la 16plato con i suoi riflessi ramati è espressione di una miscela di luppoli inglesi che ne esaltano il bouquet con profumi floreali. Il corpo rotondo, l’amaro ben bilanciato e il grado alcolico importante (6.5 gradi alcolici) la rendono perfetta a tavola anche con cibi elaborati. La storia delle birre MOA è partita da Firenze, dove ha trovato velocemente i primi consensi e ormai consolida la sua posizione presso punti vendita specializzati, gastronomie di livello, enoteche e ristoranti. Ora l’azienda è pronta a muoversi su tutto il territorio nazionale, e fuori dai confini, ma sempre a piccoli passi, perché la qualità ha bisogno di tempo, ed il piacere è slow. www.moabirra.it


20 palati fini di gianluca volpi e martin rance

Street food in Florence: il lampredotto L

o street food oggi è di gran moda e lo si esalta con presentazioni raffinate e ricercate, ma il cibo di strada ha una storia molto lontana. La sua origine si perde nella storia antica, probabilmente fu inventato e diffuso dai popoli nomadi, ma furono i romani a farne un tratto distintivo della loro cucina. Le tabernae romane offrivano, infatti, cibo di strada da consumare velocemente, oppure si limitavano a scaldare le vivande che venivano loro consegnate. Si trattava, ovviamente, di un cibo per poveri, disdegnato dalle classi agiate, ma diffusissimo nel disordinato flusso delle strade romane. Addirittura il consumo di cibo di strada veniva considerato come cosa sconveniente e di cui vergognarsi per gli appartenenti alle classi più agiate. A Pompei restano ancora oggi le vestigia delle antiche tabernae, per raccontarci con straordinaria precisione come si svolgeva il rito del cibo di strada di oltre duemila anni fa. Nel Medioevo il cibo di strada prosegue la sua fortuna come cibo da consumarsi velocemente e dedicato alla povera gente. In strada si vendevano pane, salsicce, frittelle

e tante altre piccole cose. Nei secoli successivi il cibo di strada prosegue la sua fortuna come strumento per sfamare la povera gente ed i viandanti, che intendevano spendere poco e nutrirsi velocemente. La fortuna dello street food ha varcato i confini europei, per essere reinterpretato nel Stati Uniti, dove è stato diffuso l’Hamburger, inventato nella città di Amburgo e l’hot dog! Oggi il cibo di strada è stato oggetto di attenzione da parte dei grandi chef internazionali come lo spagnolo Adrià o il francese Robuchon, che lo hanno rielaborato e reinterpretato con estrema raffinatezza concedendosi la licenza di aprire delle catene di ristorazione veloce di alta qualità nei rispettivi Paesi. A Firenze dici street food e pensi al lampredotto. E le “trippe” sono già presenti nelle cronache del Quattrocento, che raccontano come sulle sponde dell’Arno i membri della corporazione dei Trippai trasformavano le interiora dei capi lavorati dai vicini macellai in cibo economico e nutriente per le classi popolari. E “discendenti” di quei trippai sono i ban-

chini che oggi, dalla colazione al pranzo, distribuiscono lampredotto ai passanti affamati, quasi sempre nel tradizionale semelle, il classico panino fiorentino discendente del semmel austriaco portato in Toscana dai Lorena, preventivamente bagnato nel brodo, e condito a seconda dei gusti con sale, pepe, salsa verde e piccante. Il lampredotto è il quarto stomaco dei bovini, l’abomaso. Assieme al lampredotto i banchini offrono anche un’ampia varietà di interiora cucinati quasi sempre bolliti o in umido: trippa, lingua, poppa, e tutto quanto si possa ricavare dal dalla lavorazione del cosiddetto quinto quarto. Una nota di colore: storicamente la lavorazione delle trippe si era stabilita in San Frediano, e l’acqua di cottura era il famoso “brodo di trippa di San Frediano”, al cui acquisto era designato, tutti i pomeriggi, il garzone di bottega degli artigiani d’Oltrarno. Era cibo povero ed economico, spesso non così nutriente, cosicché quando qualcuno era stanco o debole al lavoro si diceva “per forza, mangi solo brodo di trippa!”. www.cipollerosse.it


Parole

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di sara loddo

CHRISTIAN FRASCELLA Il panico quotidiano

DANIEL PENNAC Ernest e Celestine

208 pp. - Einaudi - 2013

186 pp. - Feltrinelli - 2013

A tre anni di distanza da “Mia sorella è una foca monaca”, opera prima con cui l’autore torinese si era fatto ampiamente apprezzare da critica e pubblico, esce “Il panico quotidiano”, romanzo autobiografico in cui Frascella racconta la propria convivenza con un male oscuro come le crisi di panico. Ripercorrendo le origini della malattia, a partire dalla sua prima manifestazione durante un turno notturno in fabbrica, l’autore descrive con un tono mai pesante né drammatico lo sconvolgimento causato dal panico, che lo porterà ad andare a fondo, fino ai traumi della propria infanzia.

Il mondo di sopra e il mondo di sotto. Il primo è abitato dagli orsi, il secondo dai topi. Due mondi contrapposti e ostili, inconciliabili. Non fosse per due personaggi speciali, Ernest e Celestine, che, a dispetto di tutto, diventano amici inseparabili, infrangendo qualsiasi regola, per seguire le proprie passioni ed essere felici. Con un racconto ispirato alle illustrazioni dell’amica scomparsa Monique Martin, Pennac ci regala un libro fantasioso e leggero, per bambini e per adulti che non vogliono smettere di sognare.

A cura di PAUL MAHER JR. Tom Waits - Il fantasma del sabato sera 409 pp. - Minimum Fax- 2012 Il cantastorie bizzarro, la voce degli emarginati, il sociopatico che non ama parlare delle proprie vicende private, il provocatore che interroga i suoi intervistatori, ma anche il poeta che ha amato Kerouac e Bukowski, l’attore, il compositore di colonne sonore, lo sperimentatore capace di modificare il proprio stile in maniera radicale, rimanendo sempre fedele a se stesso, la persona normale, il figlio di un professore, il marito e il padre. Tom Waits è tutto questo e molto altro. È Tom Waits, una figura unica nel panorama musicale internazionale, che viene ripercorsa in questa raccolta di interviste, rilasciate dal 1973 al 2008.

CAN’T EXPLAIN ZEROCALCARE “Un polpo alla gola” (192 pp. - Bao Publishing - 2012) Il successo del fumettista Michele Rech, aka Zerocalcare, apprezzato per le strisce del suo blog e per la prima graphic novel “La profezia dell’armadillo”, si conferma con “Un polpo alla gola”, storia dai tratti noir che coinvolge tre amici, una scuola e una casa abbandonata nel bosco, nel corso di tre fasi distinte della vita – infanzia, adolescenza ed età adulta. Con una leggerezza rara, Zerocalcare affronta il tema del rimorso fra vicende quotidiane e geniali camei propri della cultura pop degli anni ’80 e ’90, come David Gnomo e Kurt Cobain.

4chiacchiere con lo psicologo...

un incontro al mese con uno psicologo per comprendere meglio il vivere quotidiano

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Suoni

di Lespertone

IRON & WINE “Ghost on Ghost” (4AD)

DANIEL JOHNSTON “Space Ducks” (Feraltone)

LA BAND DEL BRASILIANO “Vol. 1” (Cinedelic Records)

Avevamo lasciato Sam Beam, Iron & Wine quando suona, un po’ preoccupati, un paio di anni fa, dopo “Kiss Each Other Cleans”. Lo vedemmo anche dal vivo a Bologna, e non ne uscimmo troppo confortati, al di là del caldo assassino che ci accompagnò durante tutta l’esibizione. Dopo i trascorsi su Sub Pop – indimenticabile il suo “Our Endless Numbered Days”, quasi fosse una risposta a “Either/Or” di Elliott Smith – sembrava giunto il momento del grande passo e della prima volta su Warner (in Europa, 4AD). Sarà sicuramente una coincidenza, ci mancherebbe, ma c’era qualcosa che non andava. Benissimo la voglia di cambiare, di evolvere i proprio suoni. Ma c’erano troppe cose fuori posto, arrangiamenti eccessivi e tanto sax, troppo. Capita, non c’è alcun problema. Tutto, infatti, è stato messo a fuoco con il nuovo album “Ghost On Ghost”. È stata scelta una strada, che è sì quella Folk ma delle forti, fortissimi venature Soul. Le pesantezze e la forma sono perfettamente equilibrati e l’uso del sax, qui, è quanto di più misurato Sam potesse architettare. Anche perché ci sono anche gli archi, altri fiati, doppie voci, la steel ed una batteria jazzata, tutto magnificamente assemblato da Brian Deck, già con Iron & Wine (ma anche con Modest Mouse, Gomez e Califone) e membro dei Red Red Meat. L’esempio lampante è nell’apertura di ‘Caught in the Briars’, per l’equilibrio di cui sopra, e nella successiva ‘The Desert Babbler’, quando ci riferiamo al Soul. C’è anche un singolone di quelli appiccicosi, ‘Grace for Saints and Ramblers’. Insieme al già citato “Our Endless Numbered Days”, questo “Ghost on Ghost” rischia di essere il miglior episodio della discografia di Iron & Wine. E torneremo a vederti, Sam. Bentornato.

Non è facile scrivere o parlare di Daniel Johnston - nostro eroe, disegnatore e musicista fra i preferiti - cercando di essere lucidi e di non farsi trasportare dall’emozione. Amato dall’intellighenzia alternative - ricorderete Kurt Cobain mentre indossava una t-shirt con la copertina del disco “Hi, how are you?” – Daniel soffre di schizofrenia e disturbi bipolari. Roba grave, insomma. Roba che spesso gli impedisce di esibirsi in pubblico. E quante volte lo abbiamo aspettato, invano, tornando a casa a mani vuote e con un filo di tristezza. D’altronde se hai 30 anni di carriera alle spalle, hai realizzato più di 20 dischi e gente come Death Cab for Cutie, The Flaming Lips, Tom Waits, Beck, Tv on The Radio si son presi la briga di fare cover delle tue canzoni e ti fanno un disco tributo (rarissimo solitamente per chi, fortunatamente, è ancora in vita) diventi per forza un personaggio di culto. Lo scorso anno è uscito il suo primo libro illustrato, “Space Ducks”, finalmente pubblicato attraverso canali ufficiali, dopo che molti suoi lavori, finora, sono stati difficilmente reperibili. Per celebrarne l’uscita, Daniel, ha fatto le cose in grande ed ha scritto l’omonima colonna sonora, composta da sette tracce inedite e nuove canzoni realizzate per l’occasione da Unknown Mortal Orchestra, Jake Bugg, Die Mason Die, Eleanor Friedberger (sorella di Matthew, con lui nei Fiery Furnaces), Deer Tick e Fruit Bats. L’album, che è accompagnato anche da una versione adattata del fumetto in 24 pagine, mantiene intatto tutto il romanticismo di Johnston, tra folk al solito bislacco, la voce sempre al limite, psychedelia e quell’approccio necessariamente naïf, che ce lo rende irresistibile. Per conoscerlo meglio, vi consigliamo la visione del documentario “The Devil and Daniel Johnston”. Commovente.

Esistono dischi in cui ci si tuffa dentro. Possono essere di Bowie, dei Daft Punk o di Jovanotti: lavori dove si ha la sensazione che ogni singola nota sia messa non per assonanza o orecchiabilità tecnica, ma perché doveva esserci. Al punto giusto. La Band del Brasiliano, dopo avere suonato parte dei brani della colonna sonora dell’azzeccato film “La Banda del Brasiliano”, esordisce con un lavoro praticamente perfetto. Una sequela del miglior sound uscito da un compasso immaginario che ti prende e ti scaraventa direttamente nel 1972 raccogliendo sonorita’ beat/funky e lounge, colonne sonore dei cosiddetti “poliziotteschi”, Morricone e Cipriani. Il filo conduttore è questo suono, che permette di gustare “Volume 1” in ogni stato d’animo, in ogni situazione. Poi farci l’amore (Deep Throat), puoi correre o sparare (Drugs And Violence), puoi addormentarti pensante (Brozzi’s Theme). L’esecuzione è ottima, forte anche delle azzeccatissime sezioni ritmiche e della voce splendida più che mai di Serena Altavilla. E della carica perfetta che viene rilasciata in ogni singola nota di questo disco, sicuramente esportabile come lo sono i “fratelloni” Calibro 35. Uno shaker perfetto per un cocktail che gustato nel novembre del 1973 in un night della provincia di Cremona sarebbe stato il massimo, ma che anche noi apprezziamo. Eccome. (Riccardo Morandi)

EPITAFFIO Franco Califano (Tripoli, 14.09.1938 - Acilia, 30.03.2013) Quante discussioni per difenderti, Califfo. E quanto fiato sprecato. Tutti questi intellettuali che ti hanno escluso dall’olimpo dei veri artisti. Hai deciso di goderti la vita, e l’hai pagata. Ma che ce frega a noi. La pacchia è durata un bel po’, giusto il tempo di capire che niente ci nobilita quanto la libertà. L’hai sempre cantata. Vale più l’arte o la vita? Vale più il riconoscimento artistico o una bella scopata sul lungomare davanti ad un Fernet? La poesia è un’invenzione di chi non sa affrontare la noia dei giorni e delle notti. E non è cosa per noi, niente per cui vale la pena vivere è mai passato attraverso il cervello. E tu ce l’hai insegnato Califfo. A rispettare le passioni. A mettere il dito nella piaga. Nessuno ha descritto la vita come l’hai descritta tu. Il tempo determinato dell’innamoramento. La fine che ci aspetta. Le illusioni morte nell’ultimo tiro di Muratti. Senza tante pose, se non quella di essere un uomo che accetta le sue miserie. Perché è questo quello che siamo, ma sempre a testa alta, con un sigaro in bocca e con una macchina veloce sotto il culo. Con gli eccessi, i pianti. Come essere grandi senza crescere. Senza giustificarsi perché perdi la testa per un seno di donna. E poi l’amore per questa cazzo di vita che ci passa attraverso ogni giorno e sembra che ce ne dimentichiamo di continuo. L’hai afferrata tutta, e chi se ne frega delle canzoni. Ok, hai fatto quello. Non è importante adesso. Non ci prendiamo così sul serio. L’eternità sta nell’oliva del cocktail Martini. E non te la toglie nessuno. Zanobacci


amove 23 di lorenzo coppini


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