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Projects by IED students: Portrait by Y. Shmeleva; Colour Me In by E. Cuming.

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IED è una scuola internazionale di Design, Moda, Arti Visive e Comunicazione. È un luogo di cultura e formazione che ha sviluppato un metodo innovativo che permette di imparare attraverso il fare, di lavorare con professionisti e di entrare subito in contatto con le aziende e il mondo del lavoro. FIRENZE | MILANO | BARCELONA | CAGLIARI | COMO | MADRID | RIO DE JANEIRO | ROMA | SÃO PAULO | TORINO | VENEZIA


Agenda di Gennaio

Il questionario Esseri Urbani Undici Proverbi Fiorentini Racconti in Tramvia

Federico Fiumani

Un altro giro di giostra

Oroscopo

28 26 24 22 20 16 13 11 08 05

Sul palco

Parla come mangi Gole Profonde

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M'illumino d'inverno GIRL PWR

Caro Lettore, ti presento i miei...

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C'era una volta il Panneggio

06 09 12 14 18 21 23 25 27

Editoriale

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Bloom Project Il cinema secondo Frusciante Accadde a Gennaio

Da non perdere Giambaccio, l'artista colorato Deviazioni Se rima per ora mi basta Letture d'autore Frastuoni Casa Jazz


Sostieni Lungarno e scopri in quanti modi sapremo ringraziarti. Vai su www.lungarnofirenze.it/merita e diventa socio dell’Associazione Culturale Lungarno, potrai scegliere se ricevere la nostra rivista a casa tua insieme ad uno dei bellissimi gadget personalizzati con le illustrazioni realizzate in esclusiva per noi da Luchadora.


Il coraggio che serve di GABRIELE AMETRANO

A

bbiamo fatto tanto ma non ci basta. Ho chiuso il 2018 con questa idea, pensando alla nostra rivista, pensando a Lungarno, a chi ci legge e a tutti coloro che in questi anni hanno collaborato con queste pagine. Abbiamo lavorato sodo, ci siamo impegnati, ma se vogliamo guardare al futuro non possiamo fermarci, dobbiamo avere la lucida convinzione che crescere sia un movimento continuo al passo coi tempi e con nuove necessità. Non credo di essere stato l’unico ad avere questa riflessione. Firenze si prepara ad un anno di prove e prospettive. Saremo in una città che freme e si consulta, che si rinnova e rilancia idee, sperando che tutto ciò non sia solo una grande ed eterna promessa. Viaggeremo su una nuova linea di tramvia, apriranno nuovi spazi culturali, si rinnoveranno altri, preserveremo le nostre tradizioni e avremo nuove occasioni per assaporare l’arte e lo spettacolo di una città in cui “non c’è mai niente da fare” ma in cui poi ci si rammarica per non poter partecipare a tutti gli appuntamenti in calendario. Rimarrà intatta la fiorentinità, questo è certo: quell’esse-

re sempre d’accordo e critici con tutto, quell’istinto originale di essere guelfi e ghibellini in ogni cosa, anche la più assodata. E sarà certo anche l’Arno, che ci ricorderà sempre da che parte scorre e in quale parte della città siamo. Diventiamo grandi, invecchiamo, ma l’inizio di un nuovo anno porta inevitabilmente quelle lunghe liste di intenzioni e speranze che facciamo allo scoccare della mezzanotte. Chi vorrebbe laurearsi, chi viaggiare per il mondo, chi ha deciso di dedicare del tempo al volontariato e chi invece s’iscriverà in palestra (probabilmente per la centesima volta). Abbiamo tutti una lista di desideri e quasi sempre assomiglia a quella dell’anno precedente. E allora impegniamoci in questo 2019 ad essere coerenti con i nostri obiettivi e le nostre speranze. Impegniamoci affinché buona parte dei nostri desideri trovino la loro realizzazione. A volte non è facile ma se vogliamo cambiare realmente le cose non basta una lista, occorre dedizione e coraggio. Che sia quindi un nuovo anno coraggioso, il 2019, per tutti voi e per Lungarno.

IN COPERTINA

Happy new fireworks di Gianluca Natale Gianluca è un illustratore che vive e lavora in Italia. Autodidatta, disegna da quando ha memoria. Crea illustrazioni minimal e flat usando colori essenziali e una giusta combinazione di luci ed ombre. È un buon cuoco, un grande bevitore di caffè e mangia sempre pizza. Gianluca è carino. www.gianlucanatale.com

Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Firenze n. 5892 del 21/09/2012 N. 69 - Anno VIII - Gennaio 2019 - Rivista Mensile Proprietario: Associazione Culturale Lungarno Editore: Tabloid Soc. Coop. • Firenze Direttore Responsabile: Gabriele Ametrano Stampa: Tipografia Baroni e Gori srl • Prato

Nessuna parte di questo periodico può essere riprodotta senza l’autorizzazione scritta dell'editore e degli autori. La direzione non si assume alcuna responsabilità per marchi, foto e slogan usati dagli inserzionisti, né per cambiamenti di date, luoghi e orari degli eventi segnalati. PER INFO E PUBBLICITÀ tel. 055 6587611 e-mail: commerciale@tabloidcoop.it

I contenuti di questo numero sono a cura dell'Associazione Culturale Lungarno. Per la loro realizzazione hanno collaborato: Giacomo Alberto Vieri, Erika Gherardotti, Selene Mattei, Caterina Liverani, Tommaso Chimenti, Riccardo Morandi, Marta Pancini, Rocco Gurrieri, Francesca Corpaci, Lafabbricadibraccia, Luca Andreozzi, Michele Baldini, Alessandra "Luchadora" Marianelli, Jacopo Aiazzi, Davide Cetrulo, Martina Vincenzoni, Luca Starita, Gabriele Giustini, Giulia Focardi, Alessandra Pistillo, Francesca Arfilli, Virginio, Gianluca Natale. Coordinamento: Riccardo Morandi Editor: Arianna Giullori Progetto grafico ed impaginazione: Francesca Arfilli L'Associazione Culturale Lungarno ringrazia la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze per il contributo a sostegno delle attività culturali svolte.


Caro lettore,

TI PRESENTO I MIEI... Non l’abbiamo mai fatto ma è giunto il momento di conoscere chi c’è su questa rivista, oltre la firma. Lo faremo con tutti ma abbiamo deciso di cominciare con loro: le ragazze di Lungarno. A volte non è facile tenerle a bada ma vi assicuro che se non ci fossero bisognerebbe inventarle. (il direttore)

foto di GIULIO GAROSI illustrazione di ALESSANDRA MARIANELLI

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Matilde

Bianca

Arianna

Caterina

Marta

Valentina

Marta

Alessandra

E

Francesca

Sereni

Giullori

Pancini

Staulo

rika Gherardotti

Martina

Vincenzoni

Ingino

Liverani

Messina

Pistillo

Corpaci

Francesca Arfilli

L

avinia Zavalloni


C'era una volta... il PANNEGGIO

U

di GIACOMO ALBERTO VIERI

Il Panneggio, come fu chiamato anche il giornale della sezione femminile del carcere, uscito nel 2007 in un unico numero finanziato da vari assessorati cittadini e che avrebbe permesso, nel proseguo del tempo, di lasciar emergere quelle voci sommerse, quel mucchio di dolori e meraviglie che poi sono vite umane. Per quanto il progetto editoriale non abbia avuto seguito, fortunatamente Pantagrel, a cui l'iniziativa faceva capo, è ancora in buona salute: “Non siamo l'unico organo attivo sul fronte carcerario” - tiene a precisare Matulli - “anzi, fortunatamente lavoriamo in sinergia per costruire una rete solidale che dia ai detenuti quel range di tutele e aiuti che ancora fatica moltissimo a trovare una stabilità funzionale nel nostro paese”. Per il carcere, insomma, si potrebbe fare qualcosa di più, ripensarlo con modalità e iniziative differenti.

ltimamente penso spesso a quanto la comunicazione ci smostri. Senza cadere nel rimpianto passatista, “si stava meglio quando c'erano le cabine della Sip”, è pur vero che la mandria di sciroccati che sembriamo tutti quanti, quando camminiamo con queste ciabatte elettroniche attaccate alla bocca, a mandare messaggi vocali in fila al supermercato, alla posta, fermi ad un semaforo, boh, ecco secondo me siamo parecchio bruttini. Ché se la conversazione telefonica ancora ancora ci rendeva automi ma un poco più fluidi nei movimenti, la storia del braccio anchilosato e questi sassi sempre più grossi, colorati, appesi a fili e cuffie, che teniamo penzoloni vicini alle labbra, mah. Non saprei.

Ci pensavo pure l'altro giorno, mentre facevo un paio di ricerche sul panneggio, una forma di comunicazione che al carcere di Sollicciano conoscono bene, soprattutto nella sezione femminile. Che quando si è costretti al silenzio, aumenti la necessità di raccontarsi forse bastava Silvio Pellico a ricordarcelo, eppure proprio nella struttura detentiva, la cui pianta è ispirata al giglio, nel tempo si è andato codificando, dietro a stracci sventolati senza apparente significato, un vero e proprio alfabeto emotivo, una storia lunga, un poco sdrucita forse, che parla di urgenze, avvisi, ma anche di amore, come quando un paio di anni fa Mara e Salvatore si sono scambiati un reciproco Sì, dopo aver parlato per mesi attraverso un linguaggio fatto di mosse, colori, posizioni.

Pantagruel, il cui obiettivo fondante resta assicurare ai reclusi un sereno collegamento con l'esterno che eviti l'effetto “porta-girevole”, ha un notevole programma di attività in essere: dalla raccolta di indumenti vari, alla gestione dei francobolli e dei cinque euro di credito telefonico, dalla fornitura di occhiali (uno dei primi sintomi legati alla reclusione è proprio la perdita della vista) ai due progetti specifici per la sezione femminile, “La poesia delle bambole”, una scuola-laboratorio di cucito che realizza bambole e manufatti di stoffa, e “Le asine”, un percorso di cura e accudimento, da parte di alcune detenute e col monitoraggio di collaboratori esterni, di due asinelle presenti in un apposito spazio-verde recintato. E poi ci sono le poesie, i racconti, il teatro, quelle forme di espressioni del proprio corpo e dei pensieri che non hanno sbarre, né ideali né fisiche. Quelle priorità intime che, col panneggio o no, riescono comunque a comportarsi in maniera insubordinata e venire a galla.

Giuseppe Matulli, da pochi mesi Presidente dell'Associazione Pantagruel per i diritti dei detenuti, che conta ad oggi circa una trentina di volontari attivi, al telefono racconta in maniera appassionata dell'affascinante pratica del panneggio, resa possibile, a Sollicciano, dalla peculiare struttura dell'edificio, equivalente a distanza dei primigeni colpi sul muro, metafora dell'essere ora e qui, mai accanto, ma sempre Qui.

Noi continuiamo pure ad ignorarle, mentre parliamo coi nostri sassi colorati e tecnologici appesi alle labbra, fatto sta che gli stracci sbiaditi che fluttuano nell'aria felpata di Sollicciano, sono una cosa bellissima. 8


Bloom Project di ERIKA GHERARDOTTI

A

ll’inizio c’era Liter of Light, una ONG che opera nel campo dell’accesso energetico ecosostenibile. Un progetto in Senegal, uno scambio di idee, la richiesta di far ricerca su un qualcosa di utile per l’agricoltura, e nasce Bloom Project. Un progetto che si occupa di Food, con un focus sulla disabilità e l’Health. Per saperne di più, siamo andati ad intervistare uno dei soci: Lorenzo Giorgi, cooperante internazionale. Quando ha aperto Bloom Project? “È stata fondata nel settembre 2017 e, con la collaborazione del DAFNAE dell’Università di Padova, abbiamo iniziato a fare ricerca biologica e sviluppo. È uscita pubblicamente a luglio 2018. Siamo in 8, oltre ai vari network in tutto il mondo”. Perché Padova? “Perché conoscevamo dei ricercatori che avevano già avuto delle esperienze in Nord Africa; sapevano già quali erano le procedure per concepire progetti scalabili nel sud del mondo”. Sud del Mondo... quindi? “L'Africa è il posto dove abbiamo maggiori network, dove vi è una maggior emergenza alimentare e di accesso alle risorse. Grazie a Liter of Light abbiamo connessioni e collaboratori in 26 Paesi. Dal sud est Asiatico al sud America”. Com’è strutturata Bloom? “Abbiamo la parte della ricerca affidata al DAFNAE, la parte dedicata all'innovazione

per lo sviluppo sostenibile, e un ufficio che fa social business e impact investing. Generiamo innovazione allo sviluppo con prodotti tecnologici pensati per il Sud dal Sud”. Quindi il know-how parte da qui? “Sì. Creiamo un filone dove un’innovazione nata in centro di ricerca, passi nel nostro ufficio, insieme ai nostri partner la adattiamo, e la rendiamo scalabile nel sud del mondo. Solo entrando nell’ecosistema locale può avere un impatto social business”. Come interagite con le varie realtà politiche e sociali? “Ci sono dei Paesi in cui è più facile interagire partendo dall’alto, in altri lo è più dal basso. Dipende dal progetto. Lavoriamo con le Ambasciate, le ONG e tante zone rurali. Abbiamo partner in ogni Paese in cui lavoriamo perché conoscono già il territorio. Non abbiamo espatriati che lavorano fissi a giro per il mondo, ma trasferiamo la conoscenza scientifica direttamente ai locali, per far si che poi siano loro a disseminarla; solo così possiamo avere un maggiore impatto con le popolazioni”. Che progetti avete? “Agritube, un sistema di agricoltura idroponica che permette di coltivare fuori suolo e a controllo di risorsa idrica. L’impianto è completamente riparabile, open source e lo creiamo con la manodopera locale: gli facciamo una formazione tecnica, usando materiali che già conoscono (e di facile smaltimento) gli forniamo delle nozioni di management d’impresa e, i formatori dell’Università di Padova, gli fanno formazione bio. Il proget-

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to ha così un triplice impatto: sull’ambiente, economico e sociale”. Cosa si può coltivare con Agritube? “Piccoli ortaggi e praticamente tutte le verdure da foglia, stiamo testando le fragole e lavoriamo con semenze locali”. Quanto riesce a produrre? “Grazie al clima nel sud del mondo si riesce a produrre in 20/30 giorni e si fanno 8/9 cicli l’anno. Nelle zone aride di solito si coltiva solo a cavallo della stagione delle piogge. In questo caso, stando fuori terra, si può coltivare tutto l’anno, senza il pericolo dei parassiti, riuscendo ad aumentare il profitto della produzione e diminuendo l’uso di acqua di ben 10 volte”. È accessibile ai disabili? “Sì. L’80 % della popolazione che vive in zone rurali lavora in agricoltura. Il disabile qua ha, oltre il problema d’accettazione all’interno della comunità, anche difficoltà a poter fisicamente lavorare. Con Agritube diventa attore del progetto poiché gli offriamo formazione, così da permettergli a sua volta di formare persone normodotate. Creiamo quindi un ascensore sociale”. È un modo per “aiutarli a casa loro”? “Per aiutarli non bastano i soldi, e non basta andare lì a “costruire un’oasi”. Bisogna cambiare il processo di lavoro, capire quali sono le risorse, metterle a valore e ricreare nuovi sistemi di sviluppo. Dobbiamo studiare insieme a loro un business da generare. Ritengo che la tecnologia debba essere libera per tutti, non devono esserci dogane che blocchino la condivisione di conoscenza”.


21-22-23 FEBBRAIO 2019

Digital Arts // Lighting Design // Electronic Music

Stazione Leopolda - The Student Hotel

Firenze si accende con il Bright Festival Tre giorni di incontri, workshop e masterclass in collaborazione con UniversitĂ , Aziende e Start up del settore; due sere di show, performance e installazioni immersive con ospiti ed artisti internazionali.

Scopri di piĂš su: www.brightfestival.com


GRL PWR di MARTINA VINCENZONI Da studentessa della Facoltà di Lettere ho percorso via Fiesolana per diversi anni. Tante volte mi è caduto l’occhio sulla locandina verde esposta al civico 2b: una grafica elegante e un po’ retrò indicava la presenza della Libreria delle Donne. Di qualche mese fa la notizia della chiusura e il conseguente rimpianto di esserci sempre passata davanti distrattamente. Per fortuna ho potuto fare ammenda andando a trovare Carla e Monica, due delle donne che animano le attività dell’Associazione Fiesolana 2B, un tempo costola ed ora erede delle attività della Libreria. Cos’era la Libreria delle Donne? Cos’è oggi? “40 anni fa nacque questo spazio dallo sforzo genealogico ed archeologico di recuperare figure femministe mai arrivate alla diffusione editoriale. Era una libreria e un archivio del tanto materiale prodotto dal femminismo, una cooperativa che viveva grazie al lavoro volontario delle socie. Il calo delle vendite ha reso necessario avviare un processo di liquidazione, ma l’Associazione ha mantenuto lo spazio potendo contare su un passa parola, una sorta di call for action alle femministe. Ora questo è uno spazio politico aperto, una biblioteca femminista, ma anche un laboratorio di autodeterminazione femminile”.

I

di SELENE MATTEI

n una storia di H.G. Wells, un uomo si ritrova ad un tratto a vivere in un mondo popolato da ciechi. In questa landa sperduta una parola come “luce” è soltanto un suono senza significato e la vista del malcapitato è per gli abitanti qualcosa di sinistro, segno d’incoerenza mentale. “Non esiste la parola vedere” continuavano a ripetergli mentre lui cercava di spiegargli le bellezze al di là delle montagne. Dal 1 dicembre al 6 Gennaio si terrà a Pistoia “M'Illumino d'Inverno”, l’iniziativa organizzata dall’associazione culturale Spichisi che entra negli spazi urbani della città per stravolgere l’ordinarietà e, attraverso illuminazioni, installazioni temporanee e proiezioni artistiche sui monumenti simbolo della città, ci porta a riflettere su questioni sociali e culturali verso cui troppo spesso ci mostriamo accecati. Sul tema di “Storie condivise”, le proiezioni sono collegate tra di loro da un percorso luminoso che si snoda tra le vie

del centro storico. Fra le diverse narrazioni raccontate, la facciata del Palazzo Comunale diventerà la tela di Apparati Effimeri, studio di visual design bolognese, mentre le installazioni digitali sulla chiesa di San Filippo e l'Ospedale del Ceppo verranno curate da David Hartono e Francesco Taddeucci, co-founder di Monogrid Firenze. Oltre ai video mapping, la città sarà inondata da altri eventi come la mostra fotografica sulle case del popolo di Marina Arenziale e Matteo Cesari curata dall’associazione culturale pratese Sedici, gli spettacoli di arte e danza al Teatrino Gatteschi di Vicolo Malconsiglio e molto altro ancora. La missione di questa iniziativa è di restituire un nuovo senso di comunità per riconoscerci come una collettività che sa guardare oltre i propri limiti. Del resto, si sa, che da sopra le montagne, si vede chiaramente come la valle dei ciechi sia soltanto un puntino in mezzo alla vastità del mondo. 11

Cosa fanno e cosa faranno le persone impegnate nell’associazione? “La Libreria è ora una Biblioteca tenuta aperta dalle volontarie il giovedì, oltre che su appuntamento. Qui si svolgono anche presentazioni di libri, aperitivi letterari ma soprattutto corsi e laboratori. Si lavora innanzitutto sul corpo e sulla sessualità, grazie alla partecipazione di esperte esterne come counselor e ginecologhe. Ci sono inoltre corsi di scrittura e di storia dell’arte ai quali partecipano anche uomini. Nel futuro c’è la volontà di rafforzare l’aspetto di autodeterminazione con i laboratori e magari implementare la biblioteca”. Un luogo dove fare rete. “L’Associazione ora conta più di 40 persone e negli stessi locali si riunisce Non una di meno. Dato importante in questo momento: serve partecipazione politica”.


il cinema secondo

FRUSCIANTE di CATERINA LIVERANI

classico esempio di ‘fanservice’, un’opera fatta per far litigare i fan. Sarebbe stato meglio in una struttura televisiva con tipo 4 puntate di 2 ore ciascuna”.

Q

uando entro da Videodrome in Via Magenta 85 a Livorno trovo Federico Frusciante, youtuber da 400.000 iscritti e proprietario della ormai celebre videoteca, dietro al bancone intento a chiacchierare animatamente con degli amici. “Questo è come un dopolavoro solo che qui non lavora nessuno!” mi avverte Frusciante, aria decisamente da duro che svanisce dopo un nanosecondo per lasciare il posto a un vivace e genuino entusiasmo, che invece sta lavorando anche in quel momento. È infatti intento nel montaggio di un monumentale video monografico su Ridley Scott della durata di 3 ore. Accendo il registratore e lui ammonisce i suoi amici con un “Fate piano, bestie!”, loro si dileguano, e noi cominciamo. In uno dei tuoi ultimi video parli del fatto che i giovani, con l’utilizzo esasperato dei social, hanno perso l’abitudine allo stare soli con se stessi. Quanta solitudine c’è stata invece nella tua formazione? “Da adolescente io volevo stare solo. Essere tendenzialmente depresso mi ha aiutato a conoscere quelle cose che non interessavano ai miei coetanei. Mi importavano la musica, il cinema, le donne e poco altro. C’è una parte buona della solitudine quando la si sceglie. Il sentirsi soli,

quello sì che è aumentato a dismisura. Da qui il bisogno disperato di appartenere a qualcosa quando si dovrebbe imparare ad amare la solitudine, per apprezzare infinitamente di più la compagnia”. Youtube è quindi un luogo di non incontro? “Nonostante lo usi, ritengo Youtube un mezzo fascista. Io creo un video e chi lo guarda lo subisce. Certo, può commentare come vuole ma io posso, ‘fascistamente’, cancellarlo. Ci sono modi diversi per gestire Youtube e la popolarità che ne deriva, alle volte penso che vorrei realizzare video più curati, ma non ne ho il tempo. Non mi preparo mai. Salvo scrivermi i titoli e gli anni di uscita dei film di cui parlerò vado a braccio”. A proposito di Avangers Infinity War hai detto che “i fan non hanno spirito critico”, a questo punto ti devo chiede cosa ne pensi di Bohemian Rhapsody. “Per definizione un fanatico non può avere spirito critico, mentre un ammiratore sì. Premetto che i Queen non mi piacciono, ma ne riconosco la potenza e la fascinazione. Il film è agiografico, piatto, pieno di idiozie storiche e musicali. La cosa più grave è che non si vede mai la droga, di cui erano ben noti consumatori, o il sesso. Devi mostrarli gli eccessi del rock and roll sennò sembra di vedere la biografia di Pupo. È un 12

Ho quasi timore di porti questa domanda: il tuo rapporto con i telefilm? “Ne guardo qualcuno, non vivo in un altro mondo. Non ne parlo perché per me guardarli è come fare la settimana enigmistica. Se devo fare un lungo viaggio in treno per esempio mi guardo una serie (ho apprezzato ‘American Horror Story’). In ogni caso mi compro un cofanetto di DVD, non sono abbonato a Netflix. L’utilizzo eccessivo dei social o delle piattaforme è una libertà fasulla che ci ha chiusi in delle gabbie. Così il cinema, fatto per creare qualcosa di artistico, finisce per non contare più nulla”. Ultimamente hai aperto Patreon, la piattaforma che permette ai tuoi follower di finanziarti. “Cerco di dare un servizio. Non è un vero e proprio pagamento, ma uno scambio. È qualcosa che mi permette di poter ricomprare dell’attrezzatura per registrare qualora si rompesse o di andare a un Festival e parlare dei film liberamente come ho sempre fatto”. Qual è il film che aspetti con più impazienza in questo nuovo anno? “Non direi che aspetto un film, direi piuttosto che aspetto un regista. Vorrei che qualcuno facesse fare un film a Carpenter, che in Italia si distribuissero più film di Takashi Miike e Sion Sono, vorrei vedere un nuovo film di Refn. Io aspetto il cinema, per come intendo io questa arte, che ormai, in sala, è rappresentato da 1 film su 30. Voglio autori, registi a rotta di collo”. YouTube @Frusciantone


SUL PALCO

G

di TOMMASO CHIMENTI

ira il mondo, gira nello spazio senza fine. E passano le estati e passano gli inverni. Passerà anche questo. Il gennaio teatrale fiorentino (ad inizio anno un pensiero va sempre a Federico Fiumani e alla sua pietra miliare incastonata nel suo urlo stonato) ha da una parte una vena malinconica, dall'altra la ricerca di quella leggerezza che l'oggi ha perso. Più che un Natale dei buoni sentimenti, abbiamo bisogno tutti di più carbone. E allora cominciamo la nostra cavalcata con l'atteso “La maratona di New York” (al Teatro di Rifredi dal 31 gennaio al 2 febbraio) testo cult di Edoardo Erba (che in questa rubrica ritroveremo poco più avanti) con la particolarità di vedere in scena la campionessa Fiona May, passata dalla pista del salto in lungo alle fiction e adesso al palcoscenico teatrale, prima volta per lei. Al suo fianco Luisa Cattaneo vista più volte in tanti ruoli impegnativi massiniani. La curiosità di questa messinscena è che i due protagonisti, nelle versioni precedenti sempre al maschile, qui sono interpretati appunto da due donne nella loro corsa, fisica sui tapis roulant, e metafisica trascendente, nella rincorsa o fuga da qualcosa che ancora gli è ignoto. Come poche righe sopra preannunciavamo, un altro testo di Erba sarà in scena a gennaio nei nostri teatri: è “Miss Marple: giochi di prestigio” (al Teatro della Pergola, dal 15 al 20) dove

07/02

ore 21.00

ritroveremo la simpatica figura ideata da Agatha Christie messa alla prova, con successo as well, da un nuovo delitto. Niente è come sembra, anche quando le cose sono, ad una prima occhiata, così facili e semplici. Per il pubblico che non conosce il romanzo dell'autrice inglese, una caccia al tesoro per scovare dettagli e particolari utili per la risoluzione del caso. Ancora utile leggerezza con “Che disastro di commedia” (al Teatro Puccini, 11 e 12), testo inglese che ha trionfato nei più grandi premi britannici e francesi. Una sorta di rivisitazione contemporanea di “Rumori fuori scena”, dove ad una compagnia teatrale amatoriale, che vuole mettere in scena una commedia, capitano sventure e piccole sciagure, inconvenienti, inciampi, intoppi, sfortune e mille altre difficoltà, contrattempi e complicazioni: che ansia. Si conclude con la vistosa, bellissima, eccessiva e appariscente “Priscilla la regina del deserto” (al Teatro Verdi dal 18 al 20) un on the road tra le terre aborigene australiane per cercare il colore e il gusto della vita tra paillette e luccichini si scovano anche le cose più importanti e vere: l'amicizia, l'amore e giusto quel velo di trucco in più.

14/02

ore 21.00

GIORDANO BELLINCAMPI

EDUARDO STRAUSSER

PIETRO DE MARIA

JAN LISIECKI

musiche di Webern, Chopin, Beethoven

musiche di Beethoven

direttore pianoforte

direttore pianoforte

26/02

ore 21.00

FEDERICO MARIA SARDELLI direttore ERICA PICCOTTI pianoforte

musiche di Rigel, Haydn, Beethoven

Prevendita: Biglietteria del Teatro Verdi via Ghibellina, 97 - Firenze tel. 055 21.23.20 orario da lunedì a sabato - 10.00/13.00 e 16.00/19.00 | Circuito regionale Box Office | Online www.teatroverdifirenze.it

www.orchestradellatoscana.it


Gennaio

LORENZO IL MAGNIFICO

Il 1 gennaio non è una data a caso. Noi, cittadini del secondo millennio dopo Cristo la possiamo solo associare ad un risveglio tardo, nonostante le festività ad oggi siano molteplici e ci inducano a cenoni di diverso spessore rispetto a quelli delle generazioni che ci hanno preceduto. Sappiate, fiorentini e non, che 570 anni fa nasceva Lorenzo il Magnifico. Lorenzo de’ Medici è stato senza ombra di dubbio il più grande fuoriclasse della vita politica e culturale non solo di questa città ma del nostro paese intero. Si celebra Einstein, che peraltro senza la foto di Arthur Sasse del 1951 con la linguaccia sarebbe al pari di un Bohr o di un Newton, si celebrano i Kennedy o i Mandela, ma lasciamo in questa città ad una strada di scorrimento con tre semafori il nome di Lorenzo, IL MAGNIFICO. Wikipedia al limite può dirvi molto su quanto fosse illuminato costui, la vostra giovinezza non è ancora fuggita via, quindi un pensiero per il compleanno di questo signore, la mattina dopo lo spumante ed il panettone, è ben gradita.

CONCERTO DI DE ANDRÈ + PFM

Generazioni di trentenni, quarantenni, cinquantenni. Cercate bene, cercate con cura. Ci sarà polvere da rimuovere, ci saranno altri dischi davanti: cantautori, ristampe di artisti stranieri tutt’ora in voga, battiati, degregori, battisti. Cercate bene, che alla fine lo troverete, quel coso color mattone livido, con quelle teste a caso. L’Italia non era poi in forma quella sera del 14 gennaio 1979, quando si registrava il live di Fabrizio De Andrè al Teatro Tenda di Firenze. Un concerto che per molti è un capolavoro, per alcuni è un accrocco che distrugge l’intimismo di Faber e sminuisce la libertà sonora della PFM. Ma non serve questionare sulle note quando si pensa che davanti a quel palco c’era una generazione di ragazzi fiorentini e non, che in un pugno di mesi hanno vissute cose che noi, 39 anni dopo, non avremmo mai la forza di sostenere. Dal movimento del ‘77 alla vittoria del mondiale 1982, passando per l’omicidio Moro e la strage di Bologna, l’Italia ha corso come una locomotiva impazzita con a bordo gli spettatori di quel concerto. Che va ricordato.

LA CAPITALE, DA FIRENZE A ROMA

“Non è per sempre” cantavano gli Afterhours venti anni fa. Senza soffermarsi sul tempo che passa, “pare ieri”, non c’è miglior brano per descrivere quello che accadde il 21 gennaio 1871. Ci piaceva, a noi fiorentini, essere capitale d’Italia, anche per poco, e piaceva a tutta Italia che vedeva Torino giustamente troppo distante. Ci piaceva ma sapevamo che prima o poi, breccia o non breccia, il governo sarebbe arrivato a Roma: abbiamo fatto quello che si poteva fare, qualche bello sventramento, viali di circonvallazione, Piazzale Michelangelo, qualche foto ovviamente in archivio Alinari. Il Re ha dormito per qualche anno a Palazzo Pitti, il Governo si riuniva a Palazzo Vecchio e tutto andava come le cannonate. Ma i fiorentini lo sapevano che prima o poi le cannonate, quelle vere, le avrebbe tirate il Generale Cadorna. Ma non bisogna soffrirne, che essere come il ciclista che parte in volata a 200 km dall’arrivo sapendo che la gloria è effimera non è peccato, è solo un piccolo sogno a termine. Che male c’è?

C’era una volta “la megaditta” in Fantozzi. C’era una volta la centrale nucleare di Springfield. C’era una volta la Fiat degli Agnelli. C’era una volta, e per fortuna c’è ancora, il Pignone a Firenze. Ma questo colosso della nostra città, che si divideva assieme alle Officine Galileo, il primato industriale fiorentino in una sorta di derby Milan Inter, poteva non esistere, anzi era praticamente morto. Ci sarebbe voluto un miracolo, pensavano gli operai nel gennaio del 1954. Per un miracolo sarebbe adeguato un Santo, o qualcosa di simile: presto detto, ci ha pensato un Beato, che ai tempi era sindaco, ovvero Giorgio La Pira. Erano le 22 del 13 gennaio 1954, quando ad un tavolo si sedevano le parti, battezzate dal più grande sindaco gigliato del dopoguerra e da un altro grande uomo, Enrico Mattei. Si dice che ci fosse lo zampino del Vaticano in questa vicenda, ma poco ci interessa. L’azienda, un’eccellenza tutta fiorentina, riparte: avanti tutta, che Firenze non è solo arte e artigianato.

NEVE A FIRENZE

A

di RICCARDO MORANDI

IL PIGNONE SALVATO

Mia Martini nel 1990 cantava a Sanremo La nevicata del ‘56, brano stupendo ad opera di Franco Califano. Forse era troppo poco retorico, nell’anno dei mondiali, parlare dell’altra nevicata che 34 anni fece diventare Firenze una specie di Rovianiemi al sapore di ribollita e lampredotto. Le temperature furono paragonabili al distacco della Fiorentina degli ultimi anni sulla prima in classifica: -23, registrati a Peretola l’11 Gennaio. Senza contare la neve, scesa due giorni prima, che con i suoi quaranta centrimetri spolverò appena la Toscana tutta. L’Arno divenne ovviamente il pattinodromo di Maliseti, il Viale dei Colli poteva essere percorso comodamente da Marc Girardelli e noi eravamo tappati in casa aspettando alle 19.45 un signore con la barba di nome Guido, detentore televisivo del nostro futuro meterologico. In uno stadio gelido e innevato si giocò Fiorentina – Napoli: su tutti in quella partita impressionò Diego Armando Maradona, non solo per il gol ma soprattutto per la pelliccia di visone con cui si presentò nell’allora Stadio Comunale. Raggelante. 14


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Cinema

07 09 10

�S  IMONE RUBINO PERCUSSIONI Teatro Niccolini (FI) ing. 15/20€

11

15

� DER FLIEGENDE HOLLANDER (10/01-17/01) Teatro del Maggio (FI) ing. NP � WOYZECK | OGNI UOMO È UN ABISSO Teatro Comunale di Antella (FI) ing. 10€

14

� ORT | KEREM HASAN Teatro Verdi (FI) ing. da 12€ � IL BISONTE VOLLEY Nelson Mandela Forum (FI) ing. 13€ � EFFETTO MUSEO - FOTO DI MASSIMO PACIFICO Museo Marino Marini (FI) ing. NP

� CHE DISASTRO DI COMMEDIA AL PUCCINI (11/01-12/01) Teatro Puccini (FI) ing. 22/27€ � COR VELENO Combo (FI) ing. NP � YOUNG & BEAUTIFUL / PART TWO Teatro Cantiere Florida (FI) ing. da 8€ � MAX COLLINI Glue Alternative Concept Space (FI) ing. libero con tessera � VIA DEL CAMPO FABRIZIO DE ANDRÉ NIGHT Auditorium Flog (FI) ing. 10/7€

�M  ISS MARPLE: GIOCHI DI PRESTIGIO (15/01-20/01) Teatro della Pergola (FI) ing. da 13€

16

� CAMPOS Glue Alternative Concept Space (FI) ing. libero con tessera � ALICE CASCHERINA Teatro del Cestello (FI) ing. da 10€ � MARCO DI MAGGIO CONNECTION Auditorium Flog (FI) ing. 8/5€

�L  O SPETTACOLO BUBBLES Teatro Puccini (FI) ing. 15/20€ �J  ULIA HAGEN VIOLONCELLO ANNIKA TREUTLER PIANOFORTE Teatro della Pergola (FI) ing. da 22€ �G  IANBURRASCA Teatro del Cestello (FI) ing. da 10€ � I L LIBRO DELLA VITA | GIOVANNA MARINI - LE LIVRE DES CHANSONS Nuovo Auditorium Scandicci (FI) ing. libero �F  IERA DI OLTRARNO Piazza Santo Spirito (FI) ing. Libero �2  5 ANNI DI DUO Aula Magna del NIC (Nuovo Ingresso di Careggi) ing. libero

17

01 03 05

� LE CIRQUE WITH THE WORLD’S TOP PERFORMER (4-6/01) Teatro Obihall (FI) ing. da 38,50€ � IL MAGO DI OZ Teatro Puccini (FI) ing. 13/18 € � MUSICA DELLA CANTORIE DI DONATELLO E LUCA DELLA ROBBIA Piazza del Duomo (FI) ing. libero � FESTA ANNI ‘90 CON CRISTINA D’AVENA Viper Theatre (FI) ing. da 13€ � BLUE PARTY Auditorium Flog (FI) ing. 10€

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08 � LA GUERRA DEI ROSES Teatrodante Carlo Monni (FI) ing. NP � PITTI IMMAGINE UOMO (8/01-11/01) Fortezza da Basso, Palazzo dei Congressi (FI) ing. NP � COPENAGHEN (8/01-13/01) Teatro della Pergola (FI) ing. da 13€

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� LA BRISCOLA IN CINQUE (3/01-13/01) Teatro di Rifredi (FI) ing. da 17,50€ � LO SCHIACCIANOCI Teatro Politema Pratese (PO) ing. da 14€

�S  IR ANDRÀS SCHIFF Teatro della Pergola (FI) ing. da 22€ �O  RT | IL FAGIOLO MAGICO Teatro Verdi (FI) ing. 5/8€ �F  ABIO LUISI Teatro del Maggio (FI) ing. da 30€ �S  TRANGE KIND OF WOMEN Auditorium Flog (FI) ing. NP �A  NTONELLO SALIS &ANTONINO SIRINGO - IMPROVVISANTO PinocchioJazz (FI) ing. 12€ �A  LICE CASCHERINA Teatro del Cestello (FI) ing. da 10€ �Q  UARTET Teatro Politema Pratese (PO) ing. NP �T  RIBUTE TO THE CURE Glue Alternative Concept Space (FI) ing. libero con tessera

� LA CAVALCATA DEI MAGI Piazza Pitti (FI) ing. libero � LA CALZA DELLA BEFANA Teatro del Cestello (FI) ing. da 10€ � GIANBURRASCA Teatro del Cestello (FI) ing. da 10€ � LA BEFANA A CAMPO DI MARTE Viale Manfredo Fanti (FI) ing. libero

02

J CODICE LEICESTER Galleria degli Uffizi (FI) ing. 20/10/6€ � IL PRESEPE SAGRADO DELLA CATTEDRALE DI FIRENZE Piazza Duomo (FI) ing. libero � ORT | GALA’ LIRICO DI CAPODANNO Teatro Verdi (FI) ing. da 12€ � INSOUND FESTIVAL NYD Viperclub (FI) ing. NP � GIANBURRASCA Teatro del Cestello (FI) ing. da 10€ � MILO MANARA | CARAVAGGIO (1/01-13/01) Teatro Petrarca (AR) ing. libero � VAN GOGH E I MALEDETTI (1/01-31/01) Complesso monumentale di Santo Stefano al Ponte (FI) ing. da 8€

Eventi

12

Teatro

06

Musica

�P  ITTI BIMBO 88 (17/01-19/01) Varie Location (FI) ing. NP


26 � TIROMANCINO Teatro Verdi (FI) ing. da 28,75€

�L  A BELLA ADDORMENTATA Teatro Verdi (FI) ing. NP �S  HANIR BLUMENKRANZ ABRAXAS PinocchioJazz (FI) ing. 12€ �S  HARON ESEMBLE Teatro della Pergola (FI) ing. da 22€ � DIAFRAMMA Auditorium Flog (FI) ing. 13€ �F  IORITA DI SAN ZANOBI Piazza San Giovanni (FI) ing. libero �M  OVIE STAR JUNKIES Glue Alternative Concept Space (FI) ing. libero con tessera �S  HANIR BLUMENKRANZ “ABRAXAS” Pinocchio Jazz (FI) ing. 12€

� IL PENITENTE Teatro della Pergola (FI) ing. da 13€ � SERRATURE (22/01-27/01) Teatro Rifredi (FI) ing. NP � PICCOLI CRIMINI CONIUGALI Teatrodante Carlo Monni (FI) ing. NP

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�V  ISION STRING QUARTET Teatro della Pergola (FI) ing. da 22€ � I L BISONTE VOLLEY Nelson Mandela Forum (FI) ing. 13€ � IL LIBRO DELLA VITA | CLAUDIO VERCELLI - I SOMMERSI E I SALVATI DI PRIMO LEVI Nuovo Auditorium Scandicci (FI) ing. libero �L  ETTERA ALLA MADRE Teatro Comunale di Antella (FI) ing. 10€ �G  IORNATA DELLA MEMORIA Aula Magna del NIC (Nuovo Ingresso di Careggi) ing. libero

� PETERSOPHIE Teatro di Cestello (FI) ing. da 10€ � JONATHAN WEBB Teatro Politema Pratese (PO) ing. NP

28 29

� CARAVAGGIO TRA DANZA E MUSICA AL TEATRO Teatro Puccini (FI) ing. 15€ � NICOLA VALENTINI (25/01-27/01) Teatro Goldoni (FI) ing. NP � NELLE REGOLE DEL QUADRATO (25/01-27/01) Lavoratorio (FI) ing. NP � KRYSIS Teatro di Cestello (FI) ing. da 10€ � LE CITTÀ DEL LIBRO DELLA VITA | RAFFAELE PALUMBO RACCONTA NAPOLI Nuovo Auditorium Scandicci (FI) ing. libero � SPECIALE LUCREZIO Teatro Comunale di Antella (FI) ing. 10€ � ARGENTINA, LA MEMORIA Circolo Vie Nuove (FI) ing. libero � SBANEBIO Auditorium Flog (FI) ing. 7/5€

� I FRATELLI KARAMAZOV Teatro della Pergola (FI) ing. da 13€ �C  ARMINE IN FIERA Piazza Santo Spirito (FI) ing. libero �C  IOMPI MENSILE ANTIQUARIATO Piazza Ghiberti (FI) ing. libero

30

� LE BELLA ADDORMENTATA Teatro Puccini (FI) ing. 8€ � BRETANO STRING QUARTET Teatro della Pergola (FI) ing. da 22€ � FIORENTINA - SAMPDORIA Stadio Artemio Franchi (FI) ing. da 28,39€ � FIERUCOLINA D’INVERNO Piazza Santo Spirito (FI) ing. libero � PIANO SOLO Aula Magna del NIC (Nuovo Ingresso di Careggi) ing. libero

� MR. RAIN Obihall (FI) ing. 23€ � PITTI IMMAGINE FILATI (23/01-25/01) Fortezza da Basso, Palazzo dei Congressi (FI) ing. NP � VINTAGE SELECTION (23-27/01) Stazione Leopolda (FI) ing. 5€ � TEHO TEARDO Spazio Alfieri (FI) ing. 13,90€

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� INTERNATIONAL SKATE AWARDS (19/01-20/01) Mandela Forum (FI) ing. 24€ � B.L.U.E. IL MUSICAL COMPLETAMENTE IMPROVVISATO Teatro Puccini (FI) ing. 20€ � HÉSPERION XXI - JORDI SAVALL Teatro della Pergola (FI) ing. da 22€ � JURAJ VALČUHA Teatro del Maggio (FI) ing. da 30€ � FABRIZIO BOSSO & ROSARIO GIULIANI 4TET PinocchioJazz (FI) ing. 12€ � LETTURA INTEGRALE DE “IL FRATE” Il Lavoratorio (FI) ing. NP � DON MILANI - LIBERA SCELTA (19-20/01) Teatro Le Laudi (FI) ing. NP � FORTEZZA ANTIQUARIA (19-20/01) Piazza dell’Indipendenza (FI) ing. libero � FABRIZIO BOSSO & ROSARIO GIULIANI 4TET Pinocchio Jazz (FI) ing. 15€ � BEATLES "YELLOW SUBMARINE" PARTY Auditorium Flog (FI) ing. 10/7€

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� LAMPEDUSA CON DONATELLA FINOCCHIARO Teatro Rifredi (FI) ing. 20/25€ � IL BIRRAIO DELL’ANNO (18/01-20/01) Teatro Obihall (FI) ing. 5/7/15€ � PRISCILLA LA REGINA DEL DESERTO (18/01-20/01) Teatro Verdi (FI) ing. da 28€ � OTELLO (18/01-19/01) Teatro Rifredi (FI) ing. da 17,50€ � RICCARDO ONORI feat. HINDI ZAHRA Auditorium Flog (FI) ing. 13/10€

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GENNAIO

� “ ENTELECHIA” CANTA FABRIZIO DE ANDRÉ Teatro di Cestello (FI) ing. da 10€ �P  AOLO ROSSI: IL RE ANARCHICO E I FUORILEGGE DI VERSAILLES Teatro Puccini (FI) ing. 20/25€

PAOLO ROSSI

19 gennaio

Il re anarchico

e i fuorilegge di Versailles

31 gennaio

25 gennaio

Teatro Puccini via delle Cascine 41 Firenze 055/362067 www.teatropuccini.it inizio spettacoli ore 21.00

11-12

gennaio

18 gennaio

CARAVAGGIO amor vincit omnia LyricDanceCompany


foto di Claudia Pajewski

Teatro? #BellaStoria! gennaio-aprile 2019 - varie location

Teho Teardo

23 gennaio - Spazio Alfieri La musica di Teardo attrae e si lascia attrarre liberamente da altre forme d’arte, delineando, in “Music for Wilder Mann”, una nuova relazione tra gli strumenti della tradizione e l’elettronica. Forte dell’apporto dato e che continua a dare al cinema e al teatro con le colonne sonore, il compositore Teho Teardo si accosta ad un altro tipo di immagini: le fotografie di Charles Fréger contenute nel libro "Wilder Mann, la figura dell’Uomo Selvaggio". Sprofondare nella commozione e misurarne con il suono i riflessi che lascia in noi, questo è “Music For Wilder Mann”. Le apparizioni dei Wilder Mann, i mostri fotografati da Charles Fréger nel libro omonimo che è già divenuto un classico, generano un turbamento che la musica di Teho Teardo ci restituisce in termini sonori. La collaborazione tra il compositore ed il fotografo francese è incentrata sulla ricerca musicale e fotografica della figura dell’uomo selvaggio, angelo o demone, personificazione dei nostri desideri o difetti.

MAX COLLINI “Dagli Appennini alle Ande” 11 gennaio - GLUE Alternative Concept Space

Il nuovo anno dei club fiorentini è battezzato da Max Collini. Dopo l’apparizione quasi storica con il repertorio dei suoi Offlaga Disco Pax nell’ultima edizione del Rock Contest, l’ex ragazzo di Reggio Emilia si esibirà al Glue in un monologo di racconti scritti da lui e non solo, visto che insieme alle sue produzioni verranno rivisitati anche brani degli autori che hanno significativamente influenzato la sua scrittura. Storie ironiche, divertenti, intimiste e universali. Una data consigliata sia ai fan degli Offlaga prima e Spartiti (il progetto che lo vede protagonista con Jukka Reverberi) poi, sia ai neofiti: del resto ascoltare qualcosa che sicuramente non farà rimanere indifferenti sia per il contenuto che per il modo di raccontare di Max Collini. Un tuffo in esperienze la cui condivisione le rende quasi immortale seppur contestualizzate in un mondo che ci è caro e vicino.

L'iniziativa Teatro? #BellaStoria! (niente refusi, si scrive proprio così) forte del successo della scorsa stagione, torna per la sua terza stagione con tante novità. Scoprire la propria storia a teatro è l'invito che la Fondazione CR Firenze rivolge a tutti i giovani dell'area metropolitana fiorentina fra i 14 e i 19 anni attraverso un’offerta di spettacoli dedicata e ideata per educare all’intrattenimento di qualità al di fuori dell’offerta scolastica. Teatro? #BellaStoria! offre 8 spettacoli negli 8 teatri fiorentini coinvolti e un concerto pop a scelta fra Maneskin, The Giornalisti, Irama. Gli 8 spettacoli potranno essere scelti all’interno di un cartellone di 19 proposte di vario genere, dalla prosa alla musica classica, dall'opera al musical e al pop, e le attività si svolgeranno tra gennaio e aprile 2019.

L’Italia a Hollywood di CATERINA LIVERANI

Gli esordi di Rodolfo Valentino come taxi-dancer da night club prima di affermarsi come divo del cinema muto, la maestosità della voce di Caruso che, incisa sui primissimi dischi, incantò il pubblico oltreoceano, l’anteprima americana nel 1914 del colossal tutto italiano “Cabiria” e l’influenza che la pellicola ebbe nelle prime produzioni hollywoodiane. Questo e molto altro nella mostra L’Italia a Hollywood che, fino al 10 marzo al Museo Ferragamo, celebra gli albori dell’eccellenza italiana negli Stati Uniti. Un percorso tematico fatto di fotografie, musica, proiezioni e oggettistica che comprende naturalmente anche il successo americano dell’italianissima azienda di calzature, con in mostra le creazioni realizzate per la star del cinema muto Mary Pickford o per film come “I dieci comandamenti”. Imperdibili all’interno dell’esposizione i conturbanti e modernissimi scatti di nudo integrale, risalenti ai primi anni Venti, che ritraggono la bella attrice e fotografa Tina Modotti che, partita da Udine, trovò la fama tra Los Angeles e il Messico.

Ci siamo: dopo il torrone, i regali che non ci sono piaciuti e l’albero da disfare, il circo mediatico ed assordante della moda sbarca a Firenze. Pitti Uomo 2019 apre i battenti alla Fortezza Da Basso, dall’8 all’11 gennaio. Ogni giorno potrete visitare i padiglioni dalle ore 9.00 alle 18.00 tranne l’ultimo giorno in cui le porte verranno chiuse alle 16.00. Troverete ogni informazione direttamente sul sito pittimmagine.com.

Pitti Immagine Uomo 2019 di MARTA PANCINI

Dunque, siete pronti all’invasione di fashion victim e di traffico congestionato? Sarà un tripudio di cosce nude nonostante il freddo per le donne e pantaloni sfuggenti con caviglie scoperte per gli uomini. Perciò il mio spassionato suggerimento è di non metter via i lustrini delle feste perché certamente vi torneranno utili in queste giornate e se proprio volete essere la voce fuori dal coro, optate per una tuta da ginnastica versatile per qualsiasi fuga!

Gennaio

DA NON PERDERE


SABATO 19 GENNAIO ore 16

Teatro della Pergola

HESPÈRION XXI JORDI SAVALL direttore e viola da gamba

SABATO 12 GENNAIO ore 16

L’Europa Musicale dal Rinascimento al Barocco

Sir ANDRÁS SCHIFF pianoforte

In collaborazione con Fundació Centre Internacional de Musica Antiga e con il supporto del Departament de Cultura della Generalitat de Catalunya e l’Institut Ramon Llull

Teatro della Pergola

Odissea Bach

DOMENICA 13 GENNAIO ore 21

Saloncino della Pergola

JULIA HAGEN violoncello ANNIKA TREUTLER pianoforte

Beethoven, Brahms, Debussy, Franck

Con il sostegno del Forum Austriaco di Cultura a Roma

LUNEDÌ 14 GENNAIO ore 21

Teatro Niccolini

SIMONE RUBINO percussioni

DOMENICA 20 GENNAIO ore 21

Saloncino della Pergola

BRENTANO STRING QUARTET

Il mondo del Quartetto Haydn, Aucoin, Carter, Mendelssohn

SABATO 26 GENNAIO ore 16

Teatro della Pergola

SCHAROUN ENSEMBLE

Membri dei Berliner Philharmoniker Brahms, Henze, Beethoven

Gerassimez, Bocca, Psathas, Xenakis, Piazzolla, Reifeneder, Ishii DOMENICA 27 GENNAIO ore 21 Saloncino della Pergola

VISION STRING QUARTET

Il mondo del Quartetto Mendelssohn, Šostakovič, Ravel prevendite: BIGLIETTERIA TEATRO DELLA PERGOLA CIRCUITO BOX OFFICE TOSCANA WWW.TICKETONE.IT

WWW.AMICIMUSICAFIRENZE.IT


I

Pristine Babe hanno quel qualcosa che rendeva mitiche le band anni ‘80. Luccicano. Si spogliano e spogliano il pubblico, divertendosi senza morali per nessuno. Fanno politica pop come Bowie, Mercury o Grace Jones, fra arte, trucchi e grida di piacere. Ci sono Synth, tette e glitter. Nessuna menzogna, solo rivelazioni. Carpito alla perfezione quello che è lo spirito pop europeo contemporaneo, Cate e Jerro nuotano avanti rispetto alla secca musicale, splendendo come psichedelici delfini colorati in un oceano di trapper, “rock” e cantautorato scadente.

Un libro, un film e una canzone del cuore. I libri di Haruki Murakami, Giulietta degli Spiriti di Fellini, Cool Cat by Queen.

“Lolita”, sebbene ami tantissimo altri vostri pezzi, secondo me è il vostro capolavoro. Cosa ne ha pensato il vostro pubblico? È già un coro negli stadi europei. In arrivo anche una versione italiana.

So che siete a Londra, come va? Gli inglesi? Ci siamo ormai da due anni e ormai è casa. Il rapporto con la metropoli è amore/odio, è bello lasciarla per ritrovarla, e ci piace la diversità e la scena creativa che offre. Gli inglesi sono matti.

Quella pop è una sensazione che deve accompagnarci sempre, nelle cose di ogni giorno? Piuttosto un super potere da invocare nel momento del bisogno, un’evoluzione!

Chi o cosa sono i Pristine Babe detto dai Pristine Babe. Siamo animali da palcoscenico, digeriamo il disagio dei tempi producendo frizzanti flatulenze pop.

di ROCCO GURRIERI

Occasioni di potervi sentire live di nuovo in Italia? Vogliamo tornare presto! Il prima possibile.

Cosa non può mancare a una festa. Drag Queens, snacks e popper.

Nomi e Pronomi. Cate e Jerro.

Q

Cosa fate quando nessuno vi guarda. Ci scaccoliamo avidamente.

La più bella festa alla quale avete partecipato. I djset Venus di Cate che finiscono ripetutamente in delirio con lei svenuta sul computer. Il prossimo evento sarà il 29 dicembre a Firenze, al Combo! Una cosa davvero strana che avete visto. Fantasmi in Hackney Downs park. Il momento peggiore della giornata. Svegliarsi la mattina senza latte per i cereali. Quanto conta fare bene l’amore. Tutto? Peccato che non succeda tutti i giorni. Ci si accontenta di belle, rare, one night stands.

20

Ungaretti intervistato da Pasolini in merito a normalità e anormalità disse “ogni uomo è fatto in modo diverso. Nella sua struttura fisica, nella sua combinazione spirituale. Tutti gli uomini sono a loro modo anormali. L’atto stesso di civiltà, di prepotenza umana sulla natura, è un atto contro natura”. Siamo tutti anormali, cosa ne pensate? Non potremmo essere più d’accordo, chi decide cosa è e cosa non è normale? Per lo meno a Londra sono tutti di fuori, e noi in questo delirio ci sentiamo a casa.


GIAMBACCIO L'ARTISTA COLORATO

G

di LUCA ANDREOZZI

iovambattista Giannangeli, in arte Giambaccio, nasce a Firenze nel 1970. Dedica la propria vita allo studio e si laurea all'Università di Firenze in Giurisprudenza diventando avvocato. Questa scelta però lo logora perché sente di aver sbagliato strada. Partecipando casualmente ad una sessione di pittura nella bottega di un'artista, si scopre a vivere un'eccitante orgia di emozioni, che lo portano ad una metamorfosi, trasformandolo in Giambaccio, l'artista colorato. Siamo andati nella sua casa studio per fargli qualche domanda. Come nasce Giambaccio? “C'era sempre qualcosa che non tornava nella mia vita, nel fare l'avvocato, lo facevo con rabbia e credo sia necessario fare le cose con amore. Quindi Giambaccio nasce da un sincero gesto d'amore verso me stesso. Iniziai allora a frequentare qualche bottega conoscendo grandi maestri come il vecchio Garga o il Rapisardi, che ovviamente mi hanno insegnato tanto. Grazie anche alla loro frequentazione ho compreso che l'arte deve essere il più possibile underground. Sincera, che non guarda solo al guadagno o al luccichio del successo ma che sia

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R ACCON TA:

vissuta come un obbligo vitale, come lo è respirare o mangiare. Un po' come mia nonna che dipingeva pur essendo cieca...”. Che rapporto hai con Firenze? “Firenze è la mia città, la amo profondamente. Tutte le volte che tornavo da viaggi di lavoro ero sempre molto contento. In treno, precisamente durante il passaggio tra Rifredi e Santa Maria Novella, iniziavo a frizzare tutto, mi emozionavo ogni volta. Sotto un punto di vista artistico venendo da una città rinascimentale non riesco a non mettere la figura umana nei miei lavori. L'essere umano per me è al centro di tutto. Ciò penso sia dovuto anche al fatto di essere, appunto, fiorentino”. Cosa rappresenta la figura della donna nelle tue opere? “Senza una musa non si va da nessuna parte. Ho iniziato a dipingere per piacere e per le donne. Sono un grandissimo stimolo a migliorarsi, continuo. A una donna devi dedicare tante attenzioni e se riesci a catturare le sue, è già qualcosa. Donna è sinonimo di arte, quindi di amore, ovvero un bellissimo ciclo chiamato vita”.

T at to o s & S i d e s h o w Oggi i corpi completamenti ricoperti di inchiostro sono molto comuni. Una volta invece questa pratica era riservata a personaggi straordinari. Essi utilizzavano il proprio corpo per stupire le folle del mondo occidentale. l primo vero showman fu agli inizi del XIX secolo Jean Baptist Cabri. Si tatuò durante dei viaggi nella Polinesia francese e adorava esibirli agli europei durante i suoi spettacoli canori. La carriera della ”Belle Irene” comincia nel 1890. E’ considerata la prima donna completamente tatuata ad esibirsi in un circo. Le sue decorazioni includono un assortimento di fiori, uccelli, cuori, angioletti, pergamene e frasi sentimentali tipici dell’arte dell’epoca. La leggenda vuole che questi tatuaggi siano stati fatti dai nativi delle terre selvagge e rapresentassero, tra gli altri, simboli di protezione


Esseri Urbani

Undici Proverbi Fiorentini

La persona di trent’anni

di SELENE MATTEI

Non avere il becco di un quattrino

di FRANCESCA CORPACI illustrazione di LAFABBRICADIBRACCIA

È gennaio. Prima di uscire di casa credi ancora di vivere a Firenze e invece, chiusa la porta alle tue spalle, c’è solo un paesaggio lunare avvolto nelle tenebre. I profili di questa landa rocciosa ed arida sono illuminati da una luce rossastra, che rimane ingabbiata dentro ad un concerto di nuvole plumbee: tutto lascia intendere che qualcosa di tremendo sta per accadere. Tu, che non hai mai avuto l’avvedutezza degli atavici padri fiorentini, hai passato le vacanze di Natale a lillare ed adesso, ignaro del pericolo, prosegui a passo spedito guidato da quel bagliore maligno, che si dispiega sul tuo cammino via via più forte. Sei proprio spensierato, fischietti una canzone e, come un amorevole cerbiatto che è sotto il mirino di un fucile, arrivi inconsapevole dinnanzi al tuo uccisore: l’ATM. Mentre infili la carta nella macchina, il proverbio fiorentino inizia a ronzarti in testa ma con strafottente noncuranza, ti convinci sia un presentimento sbagliato e clicchi “preleva”. È in quel momento, quando la tua carta viene sputata fuori, che i quadri astrali si congiungono, le nuvole nere si dispiegano illuminando la tua figura e il ronzio diviene una voce lirica che, accompagnata da una sinfonia d’organo, va cantando: “te l’avevo dettOoO, non hai il becco di un quattrinoOo!”. Ti guardi intorno, dici che è impossibile, lo ripeti ad alta voce per convincere quelli ancora in fila a darti il tempo necessario per fare un altro tentativo, ma la musica grave si alza e la tua faccia, dapprima serena, è ora un mix fra l’espressione agghiacciante di quanto Conte dice agghiacciante, la carica drammatica dell’urlo di Munch, e la disperazione di John Coffey sulla sedia elettrica. Alla fine, ammetti lo squallore della tua condizione, abbandoni la fila e ripensando alle effettive spesi folli del mese scorso, riprendi le stesse cupe parole di Edgar Allan Poe in “The Raven”: “Mai più”. Guarda caso, anche lì c’era un becco di mezzo.

La persona di trent’anni, oltre ad essere una persona ed avere in effetti trent’anni, ha anche questo problema di non esistere. Quando aveva vent’anni, la persona di trent’anni si incrociava al bar verso l’ora di pranzo, concentrata nel consumo di oscure marche di sigarette; prima si avvistava nei cortei, e più indietro ancora ai giardini comunali, o nei pressi di istituti scolastici mediamente infrequentabili. Quando di anni ne avrà quaranta la persona di trent’anni si incontrerà alla Coop in area feste comandate, e a cinquanta negli atri dei cinemá intenta a incensare qualche commedia francese; poi ai fontanelli, sulle panchine, fuori dalle poste a reclamare la pensione. Ora però che ha trent’anni, la persona di trent’anni non si trova in nessun luogo. La si evocherà dove le era familiare, senza risultato; e allora la si chiamerà chiedendo: “Dove sei, persona di trent’anni? Perché trascuri la contestazione e l’intrattenimento d’essai? Ho battuto biblioteche e sale da concerto, setacciato feste d’appartamento e after nei parcheggi. Sono stato agli eventi a cui hai messo la spunta, invano. Dove sei, dimmi, persona di trent’anni?”. E quella farà: “A casa. Dove vuoi che sia? A casa” - e lo farà come si fa coi tossici, quando elemosinano i soldi del treno. “Non l’ho mai avuta una casa vera, solo catapecchie coi fuorisede pugliesi e adesso che ce l’ho non ne uscirò più. Forse guarda, forse inizio anche a convivere, o faccio i bambini che poi è la stessa cosa. Quando mi vorrai, io sarò sempre qui. A parte la domenica, che vado all’Ikea”. Poi però sarà turbata, la persona di trent’anni: si sentirà come in colpa. Scavalcherà la porta e tornerà nei bar, ai cortei, alle rassegne di documentario, nei locali notturni, e si sentirà sola. Cercherà intorno a sé le persone di trent’anni, ma loro saranno lontane: su divani nuovi di pacca a guardare serie tivù. Riparerà dunque a casa, la persona di trent’anni, e osserverà in ciabatte il tempo che va. 22


MODA VINO DIVANO YEAH di MICHELE BALDINI

Lessi tempo fa: fra i trentenni uscire la sera non va più di moda, meglio restare in salotto, guardare un film - sottinteso Netflix - e bere un bicchiere di vino. È lunedì è c'è “Predator” su un qualche canale Mediaset (solo originali, no remake). Lo trovo per caso e mi installo sul divano e ho un vin novello del tutto scadente, prosciugo il bicchiere in circa 30 secondi, me ne verso un altro poi un altro. Perdo il filo, la trama, tutto, anche la voglia di vederlo il film, eppure l'ho visto già 18 volte. Sono al quarto bicchiere di vino e sono ubriaco, ho macchiato una tenda e mi vengono le smanie e l'angoscia e una pessima idea: giocarmi i numeri 30, 18 e 4, terno secco sulla ruota del martedì. Esco, cerco una ricevitoria ma sono le dieci e mezza di sera. Tornare? No, la fortuna mi premierà. Lungo la strada ricarico con una Tennent's che è come se scommettessi 2 euro e 50 in più perché non ne ho altri, poi a due-tre chilometri da casa trovo chi fa al caso mio: entro, mi sono scordato i numeri che volevo giocare e poi non ho più spiccioli e il tabaccaio scoglionato mi dà la buonasera. Una botta sulla spalla, forte, da dietro: “Baldini! Oh ma Firenze è piena di samminiatesi!”. Non so chi sia forse perché ho qualche sinapsi interrotta e dissimulo: “Siamo come i veneziani a Costantinopoli” (penso subito: “cazzo ho detto”). Lo sconosciuto compaesano non coglie: “Eh?!”. Mi riprendo: “Siamo come i Corleonesi a Palermo”. Il tabaccaio dice “sono di Corleone, che ha?”. Ah! Ho le cuffie e c'è "Punk Islam".

di JACOPO AIAZZI

S

ciamani, hippie, droghe allucinogene, una comunità per risolvere i conflitti e un fight club. Sembra un romanzo di Palahniuk, invece è la storia di Chiara Piccinni, partita da Firenze per il Sudamerica per una semplice vacanza e finita a fondare una nuova comunità in Colombia. Le prime tappe sono l’Equador e il Perù, dove Chiara incontra i primi sciamani e sperimenta per la prima volta l’ayahuaska, un infuso psichedelico a base di diverse piante che produce effetti allucinogeni e purganti. In Perù viene ospitata da una ragazza il cui medico curante è uno sciamano che utilizza medicine occidentali e “medicine alternative”, come appunto l’ayahuaska, il San Pedro - un cactus simile al Peyote - e funghetti allucinogeni. A Pucallpa, nella foresta amazzonica peruviana, fa il suo primo ritiro di ayahuaska della durata di due settimane. Di notte, accompagnata dai canti degli sciamani per guidarla nel viaggio interiore e mantenere un legame con la realtà, continua a sperimentare l’infuso psichedelico. Da lì si sposta in Colombia e partecipa alla Kiva, un incontro tra sciamani nato negli anni ‘70 in Messico, lavorando come volontaria. “Conoscendo questi sciamani, alcuni di loro mi sembravano più degli approfittatori, così l’ultimo giorno di festival, insieme ad altri volontari, ci siamo riuniti e abbiamo deciso di fondare un nuovo circolo dove le persone potevano confrontarsi senza la mediazione degli sciamani. Dopo quattro giorni, avevamo così tanti processi emotivi aperti che abbiamo deciso di proseguire il percorso trasferendoci in una comunità hippie poco distante”. È qui che si concretizza la nuova comunità, “El Juego Consciente”, con lo scopo di risolvere i conflitti interni ed esterni all’individuo basata sul confronto e senza l’utilizzo di “medicine alternative”, in quanto il processo deve essere attuato coscientemente. “Abbiamo anche creato un fight club nell’ottica che ogni impulso non deve essere represso”. Dopo due anni vissuti in Sudamerica, Chiara è da poco tornata a Firenze “per provare il processo senza la comunità e trasmettere questa mia esperienza, perché affrontare i conflitti non può che migliorare gli individui, soprattutto i peggiori”.

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RACCONTI IN TRAMVIA

I

Una trota nell’Arno

o la tramvia non l’ho mai vista e mai la vedrò. Sono molte le cose che non riesco a vedere. Pazienza mi dico, mentre quel fottuto cane mi porta a prendere aria. Non che la colpa sia sua, di Polifemo intendo, ma è lui che mi accompagna alla fermata di Santa Maria Novella. Salgo a bordo e vado al parco delle Cascine. È lì che scendo ed è verso il fiume che lui va a fare le sue cose. C’era questo collega di mia moglie che portava il cane a pisciare in città. Ai tempi riuscivo ancora a vederci qualcosa e lui era lì che spruzzava qua e là i suoi umori: sull’asfalto, sulla serranda di qualche commerciante, e quando gli scappava lasciava uno schifo tremendo sul marciapiede. Mia moglie si innamorò di questo cane. Gli piacque talmente tanto che ne comprò uno, anche se toccò al sottoscritto portarlo a spasso e tutto il resto. E quando disse che mi lasciava, e che se ne andava col suo collega, la bestia restò con me. Dopo pochi mesi mi venne un accidente di quelli grossi, e da quel giorno il cane mi scorta in tutto questo delirio, nella follia bianca che avvolge il mondo. Comprai un bastone, anche se l’infermiera mi disse che ero fortunato e che Polifemo era proprio quello che mi ci voleva. Quella farabutta aveva comprato un cane per ciechi. Cristo - pensai – guarda te che mi tocca subire. Quindi tutte le mattine me ne vado in stazione e prendo il tram. Mi siedo dove capita, dove Polifemo mi porta. Lui è una bestia che non si perde in chiacchiere e quando decide che quello è il posto giusto non c’è discussione che tenga. Gli altri si alzano e dicono quanto sia bello il mio

di DAVIDE CETRULO

cane, oppure mi chiedono a che fermata scendo. Io faccio finta di non sentire. Quando posso non rispondo. Di solito Polifemo sceglie il primo vagone, quello di testa. Non so perché non prenda il posto riservato ai ciechi, ma a me va bene, lo lascio fare. Mi siedo e mi godo il chiacchiericcio di tutta quella gente. Mi chiedo se in questi anni sia mai accaduto che la mia ex fosse lì nel mio stesso scompartimento e se nel vedermi avesse fatto finta di niente. Sono certo che Polifemo avrebbe avuto modo di riconoscerla, e che io l’avrei capito da un guaito o una tirata di guinzaglio. Non so cosa le direi. Forse mi limiterei a chiederle come sta e per quale ragione prende questa linea del tram. E lei farebbe uguale, mi chiederebbe come me la cavo e tutte quelle cose che si blaterano quando non si sa bene cosa dire. E io parlerei del più e del meno. E lei mi direbbe che va alla grande ma non troppo, giusto per non farmi sentire male. Prova ancora un briciolo di empatia. Oppure è solo pena per come mi sono ridotto. Allora vorrei poter vedere di nuovo, giusto per capire se è invecchiata o meno. Se porta il rossetto come ai tempi della scuola oppure ha smesso. E mi spaventerei, ne sono certo, nel vedere all’improvviso i colori assemblati sulle case e gli alberi e il tram che passa sui binari. Quanta gente salga e scenda io non ne ho idea, ma la fermata delle Cascine è abbastanza silenziosa. Polifemo si ferma sotto un albero, fa la sua pisciatina, e poi mi accompagna al fiume. Adesso che è inverno cerchiamo una panchina esposta al sole, quanto meno per non crepare congelati. Stamani sentivo addirittura qualche ana-

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tra starnazzare e c’era un bel sole a riscaldarci. Le mie giornate passano così. La cascata dell’Arno produce sempre quel torvo brontolio. Venivo qui i primi tempi, quando lei andò via col suo collega. Poi sento: “Ehi, oh! Vieni qua Mario”. Per un po’ tutto tace. Polifemo non si muove. È tranquillo. “Una trota, mamma. Babbo ha pescato una trota” urla un bambino. La voce è proprio quella di un bambino. Per carità, pensai. Una trota nell’Arno. “Toglimi quella cosa dalla faccia. Nicola dice la donna - chiama tuo figlio e digli di rimettere in acqua quel pesce”. Ero vicino a loro. Sentivo ancora qualche strillo provenire giù dalla riva. Tornato alla fermata pensai che doveva essere buio. Il tram riprese la corsa verso la stazione e qualcuno mi si sedette accanto. Polifemo prese ad agitarsi e gli tirai il collare per farlo stare buono. Il tram curvava a sinistra. Lo percepivo dalla spinta che mi teneva incollato alla sedia. “Non aprire quella busta, santo il cielo non aprirla” disse una donna. Polifemo riprese a muoversi, questa volta senza tirare. Dopo pochi istanti arrivò una vampata di umido, di fiume, di acqua salmastra. “Metti giù quella cosa” disse la voce. “Mario – continuò – guarda che te le suono di santa ragione”. “Guarda mamma” fa la voce accanto a me. Lo riconobbi. Era il bambino del fiume. “Guarda mamma, gli occhi del pesce sono quasi bianchi” disse il bambino. Ci fu silenzio. Mi voltai cercando una sorta di sguardo. Ne ero certo, stava per dirmi qualcosa.


GIULIA MARTINI E LE SUE COPPIE MINIME di MARTINA VINCENZONI

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resto sarò denunciata per stalking. Da qualche tempo seguo e inseguo Giulia Martini, incredibile creatura che mi ha colpito – lo confesso – grazie al suo profilo Facebook. “Easy as it is”: un click e si è aperto un universo poetico sorprendente per la sua meditata ed insieme immediata verità. La sua raccolta Coppie Minime è un canzoniere di poesie d'amore dove si incontrano Dante e Montale, supermercati al neon e offerte Santa Lucia, Smarties e Dr. Martens, in relazione paronomastica con una Marta ormai lontana, presente in assenza. Vorrei partire da questo tuo verso: Sopravvivono a dozzine le mie parti di te / nelle nove parti del discorso. La poesia è un modo per elaborare la perdita dell'oggetto del desiderio? O lo tiene vivo, facendo da cassa di risonanza del dolore? “Le due cose vanno di pari passo. Se ci pensi bene, la cassa di risonanza è uno spazio vuoto. La letteratura è il grande relitto del ‘tu’: il tu crea un vuoto e la letteratura è ciò che rimane dell'alterità, un suo residuo in forma diminuita su cui si può lavorare”.

Nei tuoi versi trovano spazio Cavalli, Rosselli, “la Maria Luisa”, Sylvia Plath... il mondo poetico non è a prevalenza maschile? “Non lo è affatto e quei miei versi sono proprio un riconoscimento a queste figure che, a mio parere, hanno dato le prove migliori. Ma non credo alle distinzioni di genere in generale, nella vita, in me stessa”. Quando ringrazio Giulia del suo tempo e mi scuso della scarsa ortodossia dell'intervista (condotta in piazza, un quaderno e una penna, tra il mio turno di lavoro e il suo, tra pause di riflessione e riflessi autobiografici), mi risponde: “Mi piacciono le cose poco giurisdizionali. Scrivilo, questo”.

In un altro passo scrivi: Se rima per ora mi basta. Finora ti è bastata? “È servita molto. È placebo e palliativo: come tutti i medicinali a un certo punto smette di fare effetto e perciò va rinforzata e spostata continuamente perché continui a darmi quanto io le chiedo. Purché torni alla vita: altrimenti, non mi interessa”.

LETTURE D’AUTORE di LUCA STARITA “Fratelli” di Carmelo Samonà è un’unica, lunga poesia in prosa. Leggendolo, ci si aspetta che da un momento all’altro debba succedere qualcosa, per noi che siamo abituati ai cataclismi quotidiani. E invece questo romanzo è una tensione continua, una tensione verso il nulla che si concretizza nel rapporto tra i due fratelli protagonisti. Sotto la forma di un diario, la storia prende il punto di vista del solo fratello “sano”, il cui doppio viene più volte definito malato. È la storia di una responsabilità caduta accidentalmente sulla testa dell’uomo che scrive, e non è una responsabilità affrontata con l’eroismo che serve, ma con le perplessità che sono parte fondante della natura contraddittoria dell’animo umano, una considerazione che non sembra appartenere all’oggi così troppo attento alla coerenza. Il rapporto tra i due è fondato su un ritmo che solo loro conoscono, un ritmo che incontra un’interruzione all’apparenza definitiva, ma che rende evidente che non esiste un’unica via da seguire. Il mondo che viene descritto non sembra quello reale, vive solo nella mente dei due protagonisti così stretti tra loro, un mondo che si divide tra una casa enorme e vuota e un esterno popolato da creature misteriose che si palesano nei momenti dei “viaggi”, come la donna col cane zoppo. Giulia Martini mi ha consigliato di leggerlo perché costituisce per lei “il libro galeotto”, che nel suo ultimo libro di poesie “Coppie minime” (Internopoesie), segna l’incontro con il personaggio di Marta.

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Federico Fiumani “L’abisso” di RICCARDO MORANDI

ederico Fiumani e i Diaframma sono patrimonio della Firenze musicale. Sono un marchio, un nome, una presenza da 34 anni e 18 dischi in studio registrati. Ci sentiamo in dovere, quindi, di scambiare due battute dopo l’uscita dell’ennesimo lavoro, “L’abisso”, ed in attesa del consueto live di gennaio (sabato 26 all’Auditorium Flog). Un concerto che si presenta come l’appuntamento fisso di coloro che amano le produzioni nervose, intimiste, taglienti che Federico Fiumani ci regala da anni.

Parliamo del disco. Il pezzo di apertura si intitola “Leggerezza” contiene riferimenti a sensazioni “passate troppo in fretta” ed a “cercare un lavoro”. Raccontalo. “Intorno ai 28 anni precipitai in una sorta di abisso esistenziale. Avevo sciolto la band dopo il disco ‘Boxe’, e me ne andai di casa, finendo a vagare per Firenze per un mese. ‘Cercarmi un lavoro’ era quello che pensavo di fare, per reinventarmi. La leggerezza è evocata in quel caso come una mancanza, come succede nei brani dove si parla di amore non come presenza, ma come cosa fuggita”.

Il titolo del tuo ultimo lavoro è “L’abisso”: hai spiegato questo abisso sia come quello dei tuoi prossimi 60 anni sia come quello del mondo che ci circonda. Non ti sembra di essere troppo severo? “Non con me stesso: arriverò ai 60 anni fra un anno e mezzo, l’anagrafe mi condanna alla vecchiaia. Per quanto riguarda il resto credo che la civiltà occidentale sia destinata a finire fra non molto: è un treno che corre all’impazzata, dove non esiste più la politica inclusiva, dove gli ideali hanno fatto spazio ad una finanza che governa un mondo sull’orlo dell’esplosione. E forse è meglio così, così da ricominciare tutto da capo”.

Di chi parli nel brano “Il figlio di Dio”? È una figura negativa? “Assolutamente no! Il soggetto del brano in questione riguarda alcuni colleghi conosciuti in questi anni che reputo figli di Dio, ovvero dotati di un ottimismo e di una voglia di vivere invidiabile, una forza quasi divina che io non ho, e la canto appunto come mancanza”. Hai inserito in questo disco una canzone dal titolo “Fica Power” dove usi parole come “potenziale stupratore” e allo stesso tempo sui social hai condotto e conduci una battaglia contro le violenze sulle donne, mettendoci la faccia e denunciando con tanto di nome e cognome. “Ti spiego brevemente. Nonostante gli animi siano molto sovraeccitati ed essere scorretto non sia comodo, in ‘Fica power’ ho voluto parlare senza paraocchi della femminilità e del profondo potere che le donne hanno sugli uomini. Il ‘fica power’ è un potere che viene esercitato per avere spesso dei vantaggi da alcune donne a discapito di altre, che oserei definire ‘più serie’. Riguardo l’altra questione reputo che parlare sia importante perché è nel silenzio che prosperano il male, le violenze, le aggressioni alle donne. Io ho scatenato il finimondo sui social, ad esempio, denunciando un organizzatore di Genova, perché ho saputo da fonti certe che usava violenza verso l’altro sesso: ho avuto il coraggio di sputtanarlo pubblicamente in tutta Italia. Ti ripeto, dobbiamo parlare, creare un clima di fiducia dove chi è molestato denunci senza paura. Facciamo scudo, cerchiamo di difendere chi ha subito violenze, riappropriandoci ognuno dei nostri ruoli”.

Con il concetto di “abisso” facevi riferimento anche al mondo della musica? “Francamente no, visto che il rock è già totalmente morto dopo la seconda metà degli anni ‘90. Radiohead, Nirvana ed il grunge sono stati gli ultimi fenomeni che hanno cambiato la vita musicale delle persone”. Esiste una formula per invecchiare bene? “Io cerco di vivere giorno per giorno, affrontando sempre i problemi che mi si pongono. Sono una persona complessivamente contorta e infelice ed ho molto da lavorare su me stesso: ho deciso per questo di guardare tutti i fantasmi che mi porto dentro e che spesso finiscono dentro le canzoni”. C’è un artista che secondo te sta invecchiando veramente bene? “De Gregori, è una persona che sta invecchiando benissimo e sta vivendo una seconda giovinezza. Rinato”.

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di GABRIELE GIUSTINI

MALCOLM MIDDLETON

Bananas

Triassik Tusk Records

AIDAN MOFFAT & RM HUBBERT

Ghost Stories from Christmas Rock Action Records

Buffo che i due ex-Arab Strap – Malcolm Middleton e Aidan Moffat, pubblichino nello stesso anno solare ben tre dischi (più o meno) solisti. Il rosso chitarrista è uscito col recente “Bananas”, mentre il Moffat, in compagnia dell’elegante chitarrista concittadino di Glasgow, RM Hubbert, ha realizzato una doppietta, prima con “Here Lies the Body”, poi con il natalizio “Ghost Stories from Christmas”. Composto da otto brani “Bananas” di Middleton conferma ancora una volta il gusto melodico – tra piano, archi e ovviamente chitarra - già emerso in precedenti episodi, soprattutto nel capolavoro “Into the Woods”. Aidan eccelle una volta di più grazie alla sua scrittura – divertentissimo il suo profilo twitter – e alla inconfondibile voce tra lo scazzato e lo sbiascicato incomprensibile e, al tempo stesso irresistibile. Tintinni natalizi, atmosfere giocose, echi spettrali e cupi sul tappeto studiato da Hubbert. Bravi anche in solo, ma vi rivogliamo assieme.

ANDERSON .PAAK Oxnard

STEVE GUNN

The Unseen in Between

Aftermath Entert. / 12 Tone Music

Matador

Se negli anni Novanta i Chemical Brothers ebbero il merito di avvicinare alla musica elettronica anche coloro che ascoltavano tutt’altro, Anderson .Paak è bravissimo, in questo momento storico, a invitare nel suo mondo – per convenzione limitiamolo a hip-hop e rap – anche chi non mastica o non ha mai masticato rime e flow. Il nuovo “Oxnard” arriva dopo “Venice” del 2014 e l’eccellente “Malibu” del 2016 che, assieme a pesanti featuring in “Compton” di Dr.Dre, è stato il lavoro che ha portato il produttore di Oxnard (appunto) negli stereo di un pubblico sempre più ampio, grazie anche alla nomination per un Grammy. Il disco, ricco di prestigiose collaborazioni – fra le più significative si segnalano quelle di Kendrick Lamar, Q-Tip, J.Cole, Snoop e Pusha T. – si apre con atmosfere in stile Shaft e quindi blaxploitation di ‘The Chase’, per poi svilupparsi tra elegantissimo soul, funk sudaticcio, jazz e ovviamente hip hop. “Oxnard”, oltre a chiudere la trilogia balneare losangelina, definisce nuovi standard di genere e un approccio pop pur rimanendo genuino e sperimentale.

Fra i cantautori americani più apprezzati dell’ultimo decennio, già membro dei The Violetors (backing band di Kurt Vile), Steve Gunn arriva al suo nuovo lavoro solista con “The Unseen in Between”, seconda prova su Matador dopo i già ottimi due dischi realizzati su Paradise of Bachelors, “Time Off” e “Way Out Weather”. Il nuovo album nasce dalla sofferenza della perdita del padre e dal nuovo rapporto nato tra i due. Si parla di viaggi e tempeste, soprattutto emotive. Dal punto di vista musicale il disco è un ulteriore passo avanti verso lo status raggiunto da colleghi del calibro di Jeff Tweedy, lo stesso Kurt Vile o anche Mark Kozelek. 9 brani in bilico tra folk, psych e rock che rimandano ai migliori momenti con Vile (l’apertura di ‘New Moon’), al rock FM americano da viaggio sulla Route 66 (‘Vagabond’), a Kozelek/Sun Kil Moon ma più mossi (‘Stonehurst Cowboy’), agli Wilco periodo “A Ghost is Born” (‘Lightning Field’) e alla grazia di Nick Drake (‘Morning is Mended’).

Soul-Funk’n’B.

Alternative-rock d’autore.

Arab Strap in fuga.

di GIULIA FOCARDI

IN VIAGGIO CON FEDERICA MICHISANTI NEL SUO NUOVO “SILENT RIDES” Una nuova uscita per una delle compositrici più conosciute in Italia e non solo, la contrabbassista Federica Michisanti che con “Silent Rides” (su etichetta Filibusta Records) ci accompagna in un viaggio melodico senza fermate, una “suite” intensa, libera e strutturata tra improvvisazioni o brani illuminati. Insieme a lei, a formare Horn Trio, troviamo il poliedrico sassofonista Francesco Bigoni, emiliano ma residente da qualche anno a Copenaghen, e il talentuoso Francesco Lento alla tromba; la snella formazione sembra essere la più congeniale alla Michisanti che con Trioness ci aveva già abituati a questa sua essenza musicale. Un trio drumless anche questo oltre che pianoless con il quale i tre artisti giocano mettendo in evidenza l’aspetto melodico e timbrico del repertorio, completamente originale e tutto a firma della leader. 27


“DIO BENEDICA I TATUAGGI, IL SESSO, I BACI CON LA LINGUA, GLI ORGASMI, IL CIBO E LE RISATE SENZA SENSO”. SCORRE LE DITA SUL DISPLAY DELL’I-PHONE E TROVA SU INSTAGRAM QUESTA FRASE; SORRIDE BEFFARDO E SOTTOSCRIVE CON UN COMMENTO: “SOPRATTUTTO LE RISATE SENZA SENSO”.

A CENA CON SOLDANO KUNZ D’ASBURGO LORENA di ALESSANDRA PISTILLO

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oldano Kunz D’Asburgo Lorena è ironico e gentile, e piace alla gente. Siamo nel ristorante La Giostra, il locale fiorentino divenuto leggenda, aperto più di venticinque anni fa dal principe Alberto Dimitri Kunz d’Asburgo Lorena per condividere le proprie tradizioni familiari e le antiche ricette con la gente di Firenze. Chiacchieriamo senza canovacci. Intorno a noi, tavoli apparecchiati, bottiglie di vino e le famose lucine di Natale accese tutto l’anno. Impossibile non notarli, i suoi bracciali. “Non li tolgo da 29 anni. Una volta una cliente li ha contati e mi ha detto che erano 396, ma mi sa che sono aumentati perché questo episodio risale a 10 anni fa. D’altra parte, la vita è corta per stare a contare i braccialetti. Il motivo per cui non li tolgo è che mi fa star bene averli, mi ricordano posti nel mondo dove sono stato - il mio preferito viene dal Sahara del sud - o persone che ho incontrato”. La Giostra è un crocevia di storie, dove persone famose e persone comuni incrociano il loro cammino con quello del Principe dai mille braccialetti per il tempo di una cena, condividendo con lui – come spesso avviene – racconti più disparati. “La cosa che continua a farmi venire qui ogni giorno è incontrare gente che mi racconta cose interessanti. Mi sono sempre dedicato a questo

ristorante in maniera completa. Tutto il mondo viene qui per sentito dire, per curiosità. L’altro giorno è arrivato uno del New Jersey, aveva letto su internet che sono amico di Bruce (Springsteen) e ha pensato di fermarsi qui apposta solo per regalarmi una maglietta, simbolo di un’opera di beneficienza che Bruce ha fatto nella sua città. È stata una cosa bellissima; sapere che la gente subisce questo fascino a tal punto è bellissimo”. Soldano ama l’arte, la cultura, la filosofia. Ha una curiosità infinita su tutto, e quando persone che non conosce direttamente gli confidano calorosamente pensieri o sentimenti, si stupisce ogni volta, con gratitudine. “Ogni conversazione mi fa capire sempre più qualcosa di me stesso e del mondo. Dopo tutto, siamo un sacco di atomi che si incrociano per sbaglio. La cosa più bella della vita sono le eccezioni, non le regole, e quello che c’è di bello nell’universo è che questi atomi si incrociano per caso, e ogni volta che succede, scoccano scintille”. E poi c’è la creatività. Sorvola sulla sua proverbiale avversione per i bottoni, che schifa come la gente schifa i serpenti, e racconta invece di come, insieme al padre, ha arredato questo angolo di Firenze così caldo e romantico. “La candela e basta è una ruffianata. Mettemmo queste luci per Natale, poi lo convinsi che sarebbe stato pazzesco tenerle tutto l’anno. Pura magia. Ho fatto dipingere tutto di arancione e marrone, i miei colori preferiti. Persino l’interno 28

delle lampade è arancione”. Una serie di scelte che creano atmosfera e accentuano il calore che si respira qui dentro. “Mio padre me lo diceva sempre: non pensare che le persone che arrivano qui siano ‘clienti’. Sono ospiti. Ci ha insegnato la generosità autentica, la sincerità. Era proprio un principe”. Quando non è al ristorante, Soldano è in giro per il mondo. Ama viaggiare da solo, soprattutto con la sua moto. Il posto che più gli è rimasto nel cuore è la Namibia. “Le persone, là, hanno una spontaneità incredibile; anche se muoiono di fame ti offrono la metà di ciò che hanno. Ogni loro gesto ti cambia la vita”. Ci salutiamo. Tra qualche giorno partirà per l’Africa. Per lui, un altro giro di giostra nel mondo. Per noi, la consuetudine di passare a salutarlo quando capita l’occasione. Magari per una serata speciale, per celebrarla a dovere con una sontuosa cena, in un luogo unico al mondo che sembra davvero un castello incantato. La Giostra Borgo Pinti 10/18R 50121Firenze  +39 055 24 13 41 www.ristorantelagiostra.com info@ristorantelagiostra.com


illustrazione di Marta Staulo

Il Cavolfiore Esploso - Giulia Lombardo

di MARTA STAULO

SENZASPRECO, PROGETTO DELLA COOPERATIVA LE MELE DI NEWTON “Del maiale non si butta via niente” dice un saggio proverbio contadino, e Giulia Lombardo aggiunge “nemmeno di Cavolfiore & co”. Il progetto SenzaSpreco, che risparmia anche lo spazio tra le due parole del nome, dal 2014 cerca di porre l’attenzione sull’argomento dello spreco alimentare mettendo, ad esempio, in contatto i soggetti coinvolti nella filiera per svendere o regalare prodotti che finirebbero altrimenti nella spazzatura. Le DiscoSoupe rappresentano, invece, la punta del diamante di questo lavoro di sensibilizzazione, eventi dove volontari di ogni età, muniti di coltello, grembiule e tagliere - a ritmo di musica - puliscono/tagliano/sminuzzano/cucinano/mescolano l’invenduto raccolto dai commercianti locali. Momenti che culminano in cene sociali placée ad apparecchiatura autartica. Giulia ci racconta che si può combattere la pigrizia da cestino dell’umido prendendo l’alimento desiderato (funziona con la maggior parte di frutta e verdura) per poi esploderlo/scomporlo nelle sue diverse parti e a questo punto chiedersi: veramente questa cosa non la posso mangiare? Adesso, con massicce dosi di creatività, passate all’azione con a little help from my friends - nonne/zie/libri/ internet - et voilà. Non sei una chef ma rappresenti l’approccio alla cucina più evoluta, che ricetta presenti? “Non presento una ricetta ma un’attitudine. Il dio dell’antispreco è senza dubbio il Cavolfiore, divinità più che trina - anzi quadrupla - dal momento che più del 60% dello scarto è commestibile. Possia-

L’avrete sentito dire anche voi: che i vini naturali puzzano. Puzzano sì. Hanno delle puzzette. Le chiamano così: puzzette. Che ti fa subito venire in mente un peto ed è terribile. Pensa che idea è, quella di bere qualcosa che ti fa venire in mente un peto. Eppure, il cavolo lo mangi. E il cavolfiore pure. E quando li lessi, santiddio, fanno quel puzzetto che lo puoi chiamare in altri modi, ma è comunque puzzetto. E te lo mangi il cavolfiore. Se non te lo mangi sei un ragazzuccio viziato o una ragazzina ficosa. E non sai cosa ti perdi. Anzi, non sai quel che non ti meriti. Perché uno il cavolfiore se lo deve meritare. Deve meritarselo superando la solitudine come un monaco zen. Quelle sere fredde in casa che non vuoi accendere troppo il riscaldamento per risparmiare, ma è freddo cavolo! Per l’appunto. E la tua cena deve essere rapida, indolore eppure scaldarti. Anche il cuore s’intende. E lui è lì. Cavolo. Uno scudiero al tuo fianco. Forse sei un Don Chisciotte e lui è un Sancho Panza. Ma non sei solo adesso. C’è il tuo fido cavolfiore. Siete insieme. Siete in due. Così ci si merita il

mo ‘esploderlo’ in quattro elementi dalla struttura ben diversa ma di pari pregio. La morte delle cimette è sicuramente la bagna cauda, il cuore di torsolo potete servirlo in carpaccio o friggerlo in pastella. Le foglie, la parte più bistrattata, possono essere utilizzate come involucro per involtini ripieni riso e ceci con profumi mediorientali, o finire a far la loro parte in un pesto di noci per condirci la pasta. I gambi, sempre i primi a finire dell’umido, troveranno una degna fine gratinati al forno”. Sembrano tutte ricette con una forte memoria culinaria, da chi le hai imparate? “Le ricette contro lo spreco spesso si inventano improvvisando e sperimentando idee apparentemente poco plausibili, quindi ‘mai cucinata e mangiata prima’ è un classico della tradizione”. Il cavolfiore è un alimento che sta spopolando grattugiato crudo come alternativa low-carbs sui non-luoghi come Instagram. Ma il cibo è l’espressione dei luoghi reali, a te - che sei fuori da ogni social - che città ricorda? “Palermo. Quando è stagione vengono buttate tonnellate di gambi di broccolo (aka cavolfiore). Un tormento. Ma non sono riuscita a sperimentare con la varietà locale”. Nelle DiscoSoupe si cucina ma soprattutto si balla, con che canzone vanno preparate? “Se non fosse veramente discutibile proporrei un Enzo Aita&Trio Lescano con ‘Ma le gambe’ nella variazione plurale maschile (ndr ‘ma i gambi a noi piacciono di più’), per convincere tutti gli scettici con il cestino dell’umido colmo”.

GOLE PROFONDE di TOMMASO CIUFFOLETTI

Le puzze

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cavolfiore. Un filo d’olio. Sale, pepe e pure un peperoncino ci sta bene. E allora forse anche le puzzette nel vino vanno meritate. E ce le siamo meritate da piccoli, noi che siamo più grandicelli, bevendo il vino dei nostri nonni. Specie quello bianco. A volte dolcino, a volte acidissimo. Quasi sempre puzzoso. Ma era “il vino del nonno” e allora te ne fregavi e lo bevevi diventando uomo due volte. Perché bevevi alcool anche se avevi 8 anni e perché capivi che le puzze son roba che ci se ne può fregare. E così io l’altra sera ho bevuto un Gattaia bianco e mangiato del cavolfiore. E m’è parso che stessero bene insieme. Ed anche io, non son stato male. E allora io questa cosa delle puzze non l’ho capita. E mi va bene così. Tanto, quando senti un sommelier, pare che nel vino ci sia della roba che va dal fieno all’asfalto, dalla grafite al cardamomo, dalla stalla alle stelle, dallo smalto ai piedi. E ti vien quasi da ripensare le puzze. Che quelle in fondo le capisci: son puzze! Stanno lì, un po’ scureggine, ma sincere.


In “Berenice” Edgar Allan Poe scrisse: “Non discutiamone. Convinto io stesso, non cercherò di convincere”. Preparati per questo nuovo anno, Ariete. Ti aspettano sfide dove le tue impulsive imposizioni potrebbero costarti caro.

Nel complesso, quest’anno non sei stato molto equilibrato: spesso hai preferito dare due pesi e due misure. Nulla di grave, ma è il momento di schiarirsi le idee su quale sia il migliore modo di regolare le impostazioni. Presto dovrai pesare qualcosa d’importante.

A Capodanno, mentre tutti i tuoi comari si rimpinzavano, il tuo sguardo era perso nel vuoto e continuavi a chiederti: “Qual è stato il premio per tutti questi sforzi?”. Forse stai cercando le risposte che desideri nel modo sbagliato, fatti altre domande.

Per il nuovo anno ti piacerebbe dedicarti alla cucina. Attento però: per fare un buon ragù, bisogna avere a disposizione almeno 4 ore di tempo, altrimenti non ne vale la pena. Sii pronto a bilanciare le tue energie, ad astenerti e a cambiate programma.

Ci saranno infiniti bivi ma, per assurdo, quello che adesso ti spaventa non è prendere una scelta, quanto più continuare a mantenerla. Che dire, come diceva Henley, sei tu il capitano della tua anima e perseverando troverai la rotta per il tuo destino.

È stato un anno dove ad ogni picco corrispondeva una discesa altrettanto ripida: è ora di scendere da queste montagne russe. Inizia a cercare delle scarpe comode: dopo essere sceso dalla giostra dovrai camminare parecchio per arrivare dove vuoi.

I Black Sabbath cantavano “my names it means nothing, my fortune is less” e all’inizio di quest’anno i ritmi malinconici di “Solitude” ti cullano dolcemente. Tu però non sei più un bambino, svegliati dal pisolino e prendi consapevolezza delle tue capacità.

La quantità di alcol ingerita durante le vacanze natalizie ti fa ancora girare la testa e, tutto sommato, se ci pensi, questa sensazione ti ha accompagnato anche prima dei festeggiamenti. Quest’anno la tua missione è far in modo di rischiarare questa nebbia che ti avvolge.

Quello che hai imparato quest’anno è che, come scrive Cipolla, “la stupidità umana è indipendente da qualsiasi altra caratteristica”. Non ti affannare, non sprecare le tue energie per chi non le merita, si sta per aprire un anno nuovo e il nuovo arriverà.

Secondo Schumann l’avvenire è un piatto triste, poiché preparato da chi lo deve compiere. Fai una cosa: come buon proposito per l’anno nuovo regalati più cene al ristorante. Hai bisogno di nuovi sapori e se lo vuoi, potrai assaggiare inaspettate occasioni.

Finalmente le porte si spalancano verso un anno nuovo: sei riuscito a lasciarti il passato alle spalle e vivi la vita che ti eri ripromesso di avere. Di notte però, quando non puoi contare sulle tue forze, quei pensieri tornano a tormentarti: non dargli retta.

Mentre fingi di affrontare il nuovo anno all’insegna dell’avventura non ti rendi conto di essere sopravvissuto fuggendo dai tuoi tormenti. Lasciare le cose a metà, saltare l’ultimo capitolo di un libro è la tua specialità. Fai attenzione: certe storie torneranno a cercarti.

OROSCOPO di VIRGINIO

illustrazioni di FRANCESCA ARFILLI

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Profile for Lungarno Firenze

Lungarno n. 69  

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