Issuu on Google+

Febbraio


In copertina: “Sole nascente” – Pellizza da Volpedo (1868-1907)


Autori vari

Febbraio Poesie

A cura di Leda Moncalieri e Roberta D’Aquino


Introduzione

Il Febbraio che ci regalano i nostri amici è un mese che si definisce attraverso le sue apparenti contraddizioni, i suoi bruschi cambi di tempo ed umore, in una circolarità di dicotomie che rimanda direttamente alla massima, quella morte/rinascita che è il leitmotiv di tutte le poesie della raccolta. Una silloge che parte, come per impulso irrefrenabile, dai versi di Leda e del suo Febbraio, che “non ha più la faccia dei primi amori” ma “Resta bozza tra nascite e una morte che ricomincia/ una pausa di vinile” diventa nucleo, bozzolo, raccolta di sentimenti e di pensieri, di ricordi ma anche di futuro. Una poesia in cui il tempo diventa sospensione, nell’attesa speranzosa di un sole tutto nuovo. “Febbraio è il confine fra le maschere e la pioggia” è quello che sostiene Roberta e poco dopo è Sebastiano che rimpalla con “e febbraio stecca negli acuti e raggomitola le spalle/ e non si cura della solitudine”, ma perché? Forse è nel “reclamerà Febbraio l’istante fra amore e fine” di Mirella la risposta? Il secondo mese dell’anno ci viene descritto come saturnino, incline al travestimento, carnevalesco nel senso alto e tragico del significato, di chi muta per non morire, mosso dal terrore di essere fissato a un’etichetta, in un personaggio e con questo destinato a scomparire, e allora ecco che i bruschi cambi di tempo sono meri fondali scenografici necessari alla recita della vita nei suoi vari aspetti, gioiosi e luttuosi, da non intendere necessariamente contrapposti, qui piuttosto si gioca di sovrapposizioni, di scarti polari fra posizioni inconciliabili eppure dialettiche, come ben sottolinea Mirella nel verso sopra riportato; è sempre la stessa poetessa a consigliarci come avvicinarci ad accogliere la narrazione di questo mese “arriveremo, poi, a raccontarci acque/ e fuochi sulle colline, in braccio a chiglie/ adagiate alla risacca, come conchiglie sparse/ di una vita sola” Febbraio non è il mese che invita alla condivisione, chiama ognuno di noi all’ascolto interiore, ad accordare i propri sentimenti alle sue repentine variazioni per sperimentarci nella nostra interezza, volubili come un acquazzone, dipendenti dalla direzione del vento come i panni stesi nella poesia di Francesca, indecisi fra positivo e negativo come nella danza ritmata dalle nerbate nel testo presentatoci da Rosario. A completare il quadro non mancano le illustrazioni, puntuali nell’accompagnare le poesie senza ad esse sovrapporsi. Per concludere cosa ci rimane dopo questo piccolo viaggio insieme? Sicuramente un senso di liberazione dalle contraddizioni che ci tormentano, confuse e sparpagliate per l’anima, qui attraverso il medium della natura le troviamo ricomposte in un senso, e sentiamo sotto pelle che non sono più meri accidenti di cui sarebbe meglio liberarsi, ma correnti di forza sotterranea che ci preparano al mutamento/rinascita, e allora come Sebastiano “vicini ai silenzi del rosmarino, già rossi in viso/ noi, apriamo le finestre”.

Leonardo


Introduzione alle immagini

"Non è la verità vera che io debbo rappresentare nel quadro, ma la verità ideale. Il conflitto di queste due verità nella mente dell'artista che produce l'opera fa sì che questa resti incompleta. L'artista che, cercando la verità, volesse starsi troppo attaccato al vero, perde lo scopo suo, non lo raggiunge. E' nel sacrificio del vero reale che si raggiunge la verità ideale". (Giuseppe Pellizza da Volpedo)

Tutto volto al comporre, al riunire, all’appartenere, questo febbraio in cui nascono “Le Betulle”. Il febbraio delle transizioni, dei mosaici interiori. Delle atmosfere che si compongono tessera dopo tessera tra paesaggi marini ed agresti, tra circoli interiori sul punto di schiudersi e geometrie, che delineano campiture d’ombra, di luce. E allora, la scelta per illustrare le pagine del nostro nuovo libro virtuale, cade sulle opere di un pittore divisionista. Così da creare una sorta di argomento parallelo che si fonda tramite le immagini, con la nostra poesia. La preferenza a Pellizza da Volpedo, è stata dettata dalla curiosità per un autore di cui conosciamo essenzialmente un’opera famosissima. Per cui tutto il resto della sua produzione rimane all’ombra di un grande capolavoro di fama mondiale. Durante le ricerca delle immagini ci chiedevamo se saremmo riuscite a trovarne abbastanza per accompagnare tutte le nostre poesie. La ricerca è stata una scoperta, e continua ad esserlo. La produzione di Pellizza, oltre al suo famosissimo “Il quarto stato” è davvero sorprendente e ricca di atmosfere bucoliche ed agresti, cariche di silenzi e di spiritualità. La bellezza delle opere, la freschezza dei temi e l’aria resa tremula dalla tecnica divisionista non cessano di affascinarmi. Nell’indice ho accompagnato le immagini non con trafiletti critici, ma con le mie sensazioni percettive.

Leda


Poesie

“E' solo vanità di una stagione: tu lasciati cullare senza speme, passano l'ore, tu non ci pensare, tranquillo e quieto cogli un'emozione.” Stefano Toschi


Febbraio non ha più la faccia dei primi amori, con le mani dietro la schiena e un gesso d’intonaco grigiastro per graffiare, tono su tono il muro. Resta bozza tra nascite e una morte che ricomincia una pausa di vinile, mentre mi parli – quanto sei bella Leda- vestita di viola e l’orlo sulle cosce, i lacci in vita È duttile febbraio, porto di compleanni, autunno fuori posto propagato alle finestre. Per gli innamoramenti non ha foglie, ma anime su punteruoli, mentre te ne stai piatto nella circostanza Con la mano ai vecchi documenti, sfondi di chierici e calesse e gruppi di parole. “Il vetro rotto, la zampogna. Il ballatoio deve avere il sole” Febbraio stira tutte le camicie fino a un certo punto perché non c’è domani che ti aspetti seriamente, se non il tempo dei bambini

Leda


Il Febbraio di Leda è un mese spigoloso, fuori posto, che tra nevischio e carte ingiallite mantiene sottilmente una speranza. La chiusa, infatti, che può apparire sconfortante, porta in sé una riflessione che ci conduce a vita nuova: il tempo dei bambini ed una veranda che ”deve avere il sole”. (Roberta)

Febbraio che alza il velo dei ricordi, che soffia sui rimpianti e sulle gonne, come un sipario tra ciò che eravamo e oggi. Memorie che ritrovano la vita sulle cose, come istantanee che non sanno scolorire di bellezza. Come canti che sforano il futuro, anche se è "duttile febbraio" e "non c'è domani che ti aspetti... se non il tempo dei bambini" e lì ci ritroviamo tutti. (Mirella)

"L'albero doloroso": Idillio primaverile (1896-1901), olio su tela


Febbraio passa sulle rive come un piccolo vento che non piega i vetri dove muoiono le falene e gli entusiasmi del ragazzo sempreverde. Vibra dei fuochi di S. Agata e delle illusioni senza armonie dei percorsi malandati come quegli occhi senza più colore, come le punte dei combattimenti. Ah se ci fosse spazio prima del debito d’aprile, se ci fosse luna senza cosce bianche o secchi melograni per lasciare con fierezza ogni garanzia e anche tu, Leda viola e lacci, a rimandarmi scolaretto ‘61, sui nuovi libri… nuovi libri… Nessuna risposta in quegli intonaci, solo graffi e cenci e piccole, molto piccole gemme incastonate nell’avorio della dignità, palandrana che ci copre appena, che non sfugge ai principi della concorrenza, della geniale sopravvivenza. A febbraio il circolare s’apre a tutte le risacche e rientra il tempo gravido d’incompreso vero amore

Sebastiano


Le ispirazioni si propagano da un autore all’altro e così, malinconicamente, si ritorna al passato, all’infanzia e all’adolescenza, con i suoi primi, indimenticabili amori e a quelli nuovi, ancora gravidi d’attesa. (Roberta)

Nei rimpianti ancora ci appartiene la nostra storia, colma di ferite e "piccole gemme incastonate nell'avorio della dignità" e così è febbraio che incalza il vento, dove i fuochi bruciano la pelle e lì, in un tempo circolare, solo tracce "d'incompreso vero amore" Come non riconoscersi in questi frammenti di malinconia? (Mirella)

Vecchio mulino a Volpedo (1903), olio su tela


Febbraio è il confine tra le maschere e la pioggia e nelle sembianze colorate della gioia si diverte giocando all'inganno. Nasconde allora quella bozza di poesia che nei semi di un prato nuovo è già pronta a ritornare Febbraio raggomitola le spalle -la brevità si nutre dell'amore- e scioglie mantelli stesi a terra, proprio come linee d'altri volti vòlti ai fiumi, agli innamoramenti repentini Quali mani ora si tendono, sgretolando i gessi che scrissero ti amo su muri rattrappiti e ora cadenti, se ogni scritta non manent e vale poco meno di un respiro

Roberta


Forse nella brevità dei giorni, febbraio consuma presto le tracce dell'amore. "nelle sembianze colorate della gioia si diverte/ giocando all'inganno" ed è in questa poesia che s' annidano i ricordi e la malinconia di qualcosa che sempre sfugge dalle mani di chi sa che anche se febbraio passa in fretta ci saranno sempre gessi a scrivere sul muro "ti amo". (Mirella)

Amore e vita sono fugaci e vivono di caldo e freddo, come Febbraio. Ah, gli "innamoramenti repentini" i gessi che si "sgretolano" dopo aver scritto "ti amo" che svaniscono... "Quali mani ora si tendono", quali ancora verranno?... Quelle che forse non passano come nuvole di cielo e restano con noi. (Clodia)

Passeggiata amorosa (1901-1902), olio su tela


Febbraio stecca negli acuti e rimpicciolisce i sogni rimettendo in gioco la memoria, quella senza scrupoli, con le mani in tasca e nessuna remora I ti amo cancellano i ti amo con spugnette appese al collo da sempre lungo i salti con rimbalzo degli amori più infiniti… e Febbraio stecca negli acuti e raggomitola le spalle - finto serio che sa di fritto - e non si cura della solitudine. Nunzia piangeva, era Febbraio sotto i limoni e i bagnasciuga e nessuno ricorda il perché Altro rimase, altro passò come il tempo che sparisce

Sebastiano


Febbraio, mese ingannatore dell'uomo. "Stecca gli acuti, rimpicciolisce i sogni". O forse no, non inganna, è colui che toglie il velo alle illusioni invernali in attesa di quelle primaverili, è il medico giusto, quello non pietoso, "non si cura della solitudine", egli sa che una stagione finisce e se ne apre un'altra: "altro passò come il tempo che sparisce". Come un amore intensamente breve finisce in fretta ma non si dimentica, "e nessuno ricorda il perché". (Clodia)

La piazza di Volpedo, olio su tela


Finirà febbraio, noncurante di un tempo tutto perso, d’una luna sghemba dove a una tomba degna d’orizzonte, fu l’apertura sul costone a rendere respiro agli anni occlusi, e fiori, e sete e voci diventare adulte ed altre stanche, amate voci silenzi amati su per gli angoli operai I fermi alle clavicole aspetteranno ancora gli abiti succinti, la spalla che cade e quell’odore di pane quando ce ne staremo fuori a raccontarci dallo svettare d’aceri fino a litigarsi l’alba Non diserto notti a licenziare acque su acque, croci sull’orgoglio approdi sconvenienti d’anni ammanettati a tacche sugli arbusti e luci inclini del sapermi verande e rosmarino Tu, che m'imprimi dormiveglia ai tarli d’immagine scomposta e misticanze che pendono dai treni

Leda


Come una chiave persa, un sorriso abbandonato all’angolo del –non stato- ha il sapore di qualcosa lasciato a metà, mese indefinito e indefinibile, appende cartelloni stanchi, montagne di momenti, scritte d’occasioni, odor di sensazioni. Soffoca pendii, arrende arrese, costringe la riservatezza d’anni e tutto è una partenza, fazzoletto bianco e se non un addio è una chiamata persa. (Francesca)

Febbraio, vita e morte della vita. Notti passate a raccontarsi dallo svettare d’aceri fino a litigarsi l’alba, a fare bilanci di esistenza insieme, con quel "tu" che c'è ancora, che "imprime dormiveglia" ai tarli della coscienza. Mese di raccoglimento e di slancio per il futuro, pur se con le "luci inclini" dell'ormai "sapersi". (Clodia)

"Il fiore spinoso": Prato fiorito, olio su tavoletta


Finirà febbraio e degli occhi reclamerà la sete, noncurante di voci, spighe a crescere sul ventre si farà traccia fino a cogliere dell'altro tutto ciò che non ha fine a rigare querce con le unghie per non mentirsi le carezze, coi rami bianchi stesi attorno alle parole ai canti d'oltremare le lingue sussurrate, impigliate nelle gonne in lacci di risate reclamerà febbraio l'istante tra amore e fine, sillabando mani calde nel cadere le promesse, come semi e solchi rinnovati arriveremo, poi, a raccontarci acque e fuochi sulle colline, in braccio a chiglie adagiate alla risacca, come conchiglie sparse di una vita sola

Mirella


La poesia di Mirella è un canto sereno e luminoso, è come un abbraccio di “rami bianchi stesi intorno alle parole”, un’immersione in un’acqua tiepida, alla temperatura del paradiso… (Leda)

Febbraio pretende che si tenga fede alle promesse date e prese nell'inverno, è un mese spietato di revisione. E se cadranno le mani e le promesse saranno semi per i solchi nuovi. E allora "fuochi" accesi ancora, approdi di speranza, "conchiglie sparse di una vita sola" perché una ne abbiamo, noi nel mare. e anche aggiungo - da soli. (Clodia)

Panni al sole (1894), olio su tela


Oh febbraio, scivolato così in fretta e sulla sedia mille panni da stendere Fermati ancora un poco sulle ginocchia su queste occhiaie al sapore di nicotina Apriti febbraio che non c'è festa se non quella del santo abbandonato, riciclato dimenticato. Domani forse ci sarà un giorno nuovo uno dall'aspetto folle e una pagina da strappare ma sei ancora qui mio febbraio, nelle suole di fango e zuppa fritta, nelle sciarpe lavorate dalla mamma, in quell' ecciù che non va via

Francesca


Quanta malinconia si respira in queste parole, Nell’ancorarsi ad un mese grigio, nel non volere che vada via, nonostante gli “ecciù”, nonostante il fango e una festa mancata. E’ forse il desiderio di sentire ancora il calore di una sciarpa fatta dalle mani amorevoli di una madre? (Roberta)

Febbraio è breve e ancora legato alla stagione inclemente: "i panni" non asciugano e sono lì, sulla sedia, in attesa del sole. "Apriti", dammi la luce e una festa da celebrare anche se "sei ancora qui mio Febbraio, nelle suole di fango" e negli odori che non vanno via perché le finestre sono chiuse al freddo. E quell'"ecciù" infantile, eco della mamma che lavora sciarpe per la "bimba" è un sentirsi temporaneamente piccoli e indifesi in attesa della crescita primaverile. (Clodia)

Mammine (1892), olio su tela


E' finito febbraio! Ora scivola dentro lo strabico marzo dal ventre profuso e trapuntato a sfarzo - finirà anch'esso non molto in lontananza prima però avrà disciolte le danze tra scudisciate strianti tra i nembi e non è detto che non mi serri assopito in queste stesse stanze ad ingugitar visioni: Ho visto gli occhi tuoi a cavalcioni di un lupo ed agnelli e agnelle poi scivolare in un imbuto cupo Visioni di temporale a marzo: le mammole flettersi in bui corridoi e sui prati spruzzate di quarzo

In larghe vedute di giada sfarinata tra peste di flaccidi buoi a traino di scarni scheletri d'annata Sfocati dagherrotipi occhi di ieri bianco fumo che scorre in voi e il mondo è solo il più fragile dei bicchieri sguardo fantasmagorico in un pazzo Bolscioi! Se tornerò aprilante con voi sarà un evento da discuterne col senno di poi ... Rosario


Di febbraio non avverte mancanza, apre le porte a marzo, ma appare proiettato più verso aprile e sembra inerzia quella che lo spinge a illudersi di visioni, a volte macabre, dove è il sole a lasciarci le penne. Niente è certo e tutto ha i colori dell’animo, ogni mese. (Francesca)

Febbraio ha portato visioni oniriche, mescolanza di ricordi che hanno fatto male. Adesso quegli sprazzi di dolore sono "sfocati dagherrotipi", "bianco fumo" che ricorda come il mondo sia più fragile del vetro di un bicchiere e pazzo e allucinante. Quindi non si sa dopo la giostra invernale se si resterà illesi nell'Aprile incombente... E' necessario averne il senno, quello "di poi"... (Clodia)

Alberi e nubi a Villa Borghese


Continuerà a finire come sempre questo febbraio retroguardia della neve, con le guance stanche di luci e coriandoli. Nulla penderà dalle cime né dagli anulari quando cadranno gli ultimi ventotto -Seguiamoci, amore, sulle rotte delle api, nei nettari golosi del millefiori acceso aprendo varchi nelle cartapeste… prendiamo le corde per tutte le giunture luna e sole e poi ancora lunaVerso le unghia s’aprono i compleanni, nei pacchetti d’ametista e rose, senza dolcetti o…boschi di betulle ma pece germogliata da freddi persistenti. Rincorre l’anatra le linee dei canti nei cieli neutri di questo mezzogiorno -Vicini al silenzio dei rosmarini, già rossi in viso noi, apriamo le finestre-

Sebastiano


Febbraio non lascia il segno, fintamente imponente, non ha la forza e del negativo manca di molto l’incisività. Ammette mani legate e vive di fuochi fatui alitati da santi. Sa di rimpianto, di nostalgia? di quello che niente potrà più essere. Sa di cornice dagli angoli sfilettati, di ciabatte d’epoca, di clown senza maschera. (Francesca)

Statua a Villa Borghese (1906)


Se scivola acquazzoni e le falangi sembrano tegole di vetro, grondaie a raccogliere desideri dell'ultimo del mese, rimane compimento dell'inverno Febbraio, cosĂŹ corto, con la febbre delle utopie pronte a esplodere negli schizzi azzurri del rosmarino che profuma le finestre Attacchiamoci -allora- alla cima di un frusciare una carrozza ci porterĂ  lontano dal bianco delle nevi, nel rinverdire dei sassi, nelle sabbie lievi, ai rimessaggi che trasudano catrame e hai macchie nere in viso, residui di un carnevale strascicato CosĂŹ se ne andrĂ  (o ce ne andremo noi) deposto lo sferruzzare di lane nei cassetti Febbraio con le luci accese delle cinque e orizzonti rannicchiati sulle nocche

Roberta


Come un’amazzone la si vede a cavalcioni e il mezzo è il purosangue dell’ispirazione, un incrocio al limite sul muso che ciondola fra i due assi d’oro: da una parte le festività colorate, dall’altra i luoghi comuni /Carnevale- marzo pazzo/ è veloce, quasi impercettibile. Arrotola lacrime, conservando maniche d'amore da stendere sulla prossima pergamena da incorniciare e una promessa è sempre ripartenza da raccogliere. (Francesca)

Strada nuova a Volpedo (1903), olio su tela


Indice delle opere


Il sole o Il sole nascente (1904), olio su tela, 155x155 cm, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna

Idillio primaverile (1896-1901), olio su tela, diametro cm 99,5, collezione privata

Vecchio mulino a Volpedo (1903), olio su tela, cm 44,5x64, collezione privata

Passeggiata amorosa (1901-1902), olio su tela, diametro cm 100, Ascoli Piceno, Pinacoteca civica

La piazza di Volpedo (1888)

Prato fiorito (c.1900/1903)

Ecco il comporsi del sole attraverso l’aria, il colorarla di sé, l’apparire sulla linea dell’orizzonte a incavarla della sua sfericità. Dall’esasperazione del bianco si insinuano tratteggi di luce che vibrano verso l’esterno della tela. Il bagliore non acceca la percezione della natura attorno.

Luce, controluce si insinuano tra il girotondo dei bambini. Da loro prende il suo punto di origine l’albero , come dall’albero le gemme. La vita e il ciclo della vita.

Lo studio delle chiuse, delle condotte d'acqua consentono la ricerca dei tagli d’ombra e di luce tra gli incastri architettonici, tra i primi piani e la profondità di campo.

Quasi che l’amore si faccia largo, spartisca la vegetazione per formulare il proprio cammino. Nel gesto di lei la forza per indicarlo, la torsione del capo di lui per acconsentire. Un’immagine di complicità, tra gli equilibri della natura.

È il silenzio che si fa intercapedine tra i caseggiati e il cielo. È l’attesa che suoni la campana per l’adunanza domenicale e viva il vociare tra i vicoli.

Le distanze, gli spazi che intercorrono tra perimetri di varia natura. Quasi che il desiderio di avvicinarsi costringa fuori dagli schemi circolari del dipinto. Un cerchio che non include, ma esclude.


Panni al sole (1894) olio su tela, cm 87x131 collezione privata

Il giallo-sole abbraccia parallelismi, incidenze, punti di fuga. Delimita la dimensione orizzontale senza insinuarsi in quella verticale. E il primo piano è tutto un profumo e la sua ombra.

Mammine (1892) olio su tela; 213 x 203 collezione privata

Atmosfera di vita campestre, in cui la massima incidenza della luce corrisponde alla purezza e all’innocenza dei personaggi che ne sono illuminati, e dei loro gesti. Nello sfondo è ombra, la fatica della vita dei campi. Il controluce è l’incerto; il muro, la protezione della casa.

Alberi e nubi a Villa Borghese

L’albero diventa geroglifico, segno inequivocabile di appartenenza e contrasto, di staticità e di volo. Di punti fermi e di libertà di espansione.

Statua a Villa Borghese (1906)

E’ un ripopolare la scena di gemme, di squarci d'azzurro, quasi un reimpastare ciò che l’inverno ha irrigidito come pietra. E l’attesa che i luoghi rivivano la loro animazioni.

Strada nuova a Volpedo (1903), olio su tela, cm 62,7x46,4, Bari, Pinacoteca provinciale

Solitudine sulla strada nuova, ma dentro le mura la vita, che alimenta il verde delle fronde che traboccano. E il simbolo dell'unione: il ponte, che lascia la percezione dell’esistenza di un segreto, di una complicità.


Indice

Introduzione a cura di Leonardo Sultato - Nihil Introduzione alle immagini a cura di Leda Moncalieri

Poesie di: Leda Moncalieri - Lunasepolta Sebastiano A. Patanè - Al_quatar Roberta D’Aquino - Maredinotte Mirella Crapanzano - Ecat Mel Francesca Coppola - Francesca Coppola Rosario Albano - _RA_

Opere di Pellizza da Volpedo Indice delle opere: Leda Moncalieri

Contributi ai testi: Francesca Coppola, Clodia, Mirella Crapanzano, Roberta D’Aquino, Leda Moncalieri


versinvena.freeforumzone.leonardo.it

Le Betulle, vol. I – Febbraio contaminazioni poetiche Una produzione Versinvena 2010 Tutti i diritti riservati


“L’idea di una collana di poesie nasce dal desiderio di un progetto comune che coinvolga tutti i partecipanti del forum. Ecco perché abbiamo scelto il nome di questa pianta: le betulle vengono piantate sempre in gruppo, si stagliano verso l’alto, raccogliendo la luce ed i colori provenienti dal cielo, così come dovrebbe fare il poeta, cibandosi d’aria e di libertà. Per la collana “Le Betulle” il forum di Versinvena produrrà un libricino a scadenza mensile in cui viaggeranno in parallelo poesie nate a cascata dalle suggestioni di altre poesie presenti sul forum e immagini che, di volta in volta, snoccioleranno un argomento differente. Sarà un viaggio sempre nuovo e multisensoriale, fatto di emozioni, cultura e curiosità.” Roberta

Sa

versinvena.freeforumzone.leonardo.it


Febbraio