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Anno 17 Numero 1

All’inizio di un anno scolastico è bene soffermarsi a riflettere sul tempo e sull’uso che ne facciamo. Il tempo non lo vediamo ma ne percepiamo gli effetti, lo possiamo misurare: anni, mesi giorni, ma non lo possiamo afferrare perché “tutto scorre”. Per sant’Agostino il tempo è una sorta di salto del futuro nel passato che avviene in una sorta di “non luogo” che è il presente. Ma andiamo con calma. Il tempo lo scandiamo tra passato, presente e futuro. Ora il passato non c’è più, e lo possiamo recuperare solo sotto forma di memoria, di ricordo; il futuro non c’è ancora, arriverà, si rivelerà, ma ora lo posso cogliere solo sotto la forma della speranza e dell’attesa. Rimane il presente che come dicevamo è difficile da afferrare perché è un

I.T.C. LUNARDI - BS

non luogo, scorre, passa, diviene Ma cos’è il presente? Nel linguaggio comune quando “facciamo un presente” facciamo un dono. Dunque il presente è il tempo del dono. Dono che mi viene fatto e che posso utilizzare più o meno bene e dono che faccio agli altri con quello che immetto di me nelle relazioni e nella vita. Un dono, il presente, un dono prezioso che posso valorizzare per crescere o sprecare lasciando che trascorra vuoto e inutile. All’inizio di un anno scolastico diventa allora importante vedere come utilizziamo il tempo. Lo utilizziamo per costruire il nostro “capolavoro” con il sapere, il saper fare e con le relazioni ” o lo viviamo annoiati e stanchi sempre as-

Ottobre 2008

senti dal presente perché o ancorati ai ricordi del passato o proiettati verso futuri vuoti ed effimeri. E’ importante vivere bene il presente, non sciuparlo, non disperderlo perché è dono, uno dei doni più grandi che ci è stato dato. La redazione IN QUESTO NUMERO: 16% Bocciati pag. 3 Politica come Format pag. 4 Nuova Alitalia pag. 7 Quattro passi pag. 8 Cina latte avvelenato pag. 9 La mia America pag.10 Fabio Volo pag.12 Dove va la scuola pag.13 Pianeta Musica pag.14 Movie pag.16 Amico Libro pag.18 Le gothic Lolita pag.19 Valentina pag.21 Premio Strega pag.23


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LUNARFOLLIE (Parlando della bomba atomica) Se solo l’avessi saputo, avrei fatto l’orologiaio. Albert Einstein ...Perchè una realtà non ci fu data e non c'è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile... Luigi Pirandello A Milano gli affari si combinano con un colpo di telefono, a Palermo anche con un colpo di lupara. Enzo Biagi A New York c'è una violenza pazzesca. Sul giornale di oggi c'era la notizia di un leone che si è liberato dallo zoo di Central Park ed è stato seriamente malmenato. Bob Newhart A Roma tutto si può avere ad un prezzo. Giovenale A buon cavallo non gli manca sella. Giovanni Verga A certe cose è più facile dare veste legale che legittima. Nicolas De Chamfort A che serve passare dei giorni se non si ricordano? Cesare Pavese A chi più amiamo, meno dire sappiamo. Proverbio inglese A chi un segreto? A un bugiardo o ad un muto. Questi non parla e quei non è creduto. Filippo Pananti

ALTROVE "Ben fatto" è meglio che "ben detto". Benjamin Franklin "Che cosa vorreste far incidere sulla vostra tomba?". "Torno fra 5 minuti.". Eddie Braben

"Dimmi quello che leggi e ti dirò chi sei" è vero; ma ti conoscerei meglio se mi dicessi quello che rileggi. François Mauriac "Dio è morto." (Nietzsche) "Nietzsche è morto." (Dio) Anonimo "E' una vitaccia" disse il cacciavite. Anonimo ""La partita", lui disse, "non è mai persa finché non è vinta."

Recita come un cane." Ma tutti i cani che ho visto recitare erano bravissimi. Roberto Gervaso Democrazia' significa semplicemente colpi di randello dalla gente per la gente. Oscar Wilde (Dopo aver appoggiato il primo piede sulla Luna) Questo è solo un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigantesco per l'umanità. Neil Armstrong

REDAZIONE 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17.

2008/200 Albano Cristina Bettoni Alice Bertoloni Franc. Bono Daniela Bordoli Roberta Bosis Giulia Botticini Andrea Broglio Matteo Brotto Ilaria Bua Federica Carlotti Luca Carini Valentina Cazzago Leonardo Chiarello Donato Colombo Erica Dafir Kenza Demrozi Marinela

5B 4A 5B 5B 1A 3M 3G 5D 1L 4H 5B 5C 4D 5C 2F 4E 5I

18. 19. 20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. 27. 28. 29. 30. 31. 32. 33. 34. 35.

Di Criscito Dav.ide 3L Fiini Chiara 4H Fostini Elisa 5 F Giacomini Stefa. 5F Govi Alessandra 2F Gozzini Mattia 4B Grechi Veronica 5D Grimaldi Mattia 5C Guerreschi Lidia 5A Kaur Ramandeep 5D Krilova Daria 4G Lanari Dayana 4B Lupoi Veronica 4B Maggisano Anto. 2F Mancini Jessica 5B Mangerini Ilaria 2F Massolini Silvia 5F Martinazzoli Lino

36. 37. 38. 39. 40. 41. 42. 43. 44. 45. 46. 47. 48.

Mattei Giuseppe Novali Chiara 3F Noventa Milena 2F Pellegrino Rob. 3D Preda Claudia 2F Quaresmini Franc 5B Robba Sara 5B Rossi Giulia 4H Rubagotti Matti a 5D Schiano Rebecca 1A Stocchetti Amilcare Ustoli Stefania 4H Valcamonico M 5D

Lunarfollie viene pensato, prodotto, stampato e distribuito presso il CIMP dell’ I.I.S. A. LUNARDI, via Riccobelli 47 - 25125 Brescia


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Giugno 2008 Bocciati % 98 22,17% 32 11,07%

Settembre 2008 Bocciati % 108 24,23% 40 13,84%

CLASSE

Scrutinati

1° 2°

442 289

3° 4° 5° Tot

281 232 188

37 17 5

13,17% 7,33% 2,66%

52 30 5

18,51% 12,93% 2,66%

1432

189

12,94%

235

16,41%

Ciao a tutti! Scrivo per farvi conoscere un po' di più il Lunardi, la scuola che insieme “abitiamo” Quest'anno siamo 1560 iscritti di cui 156 stranieri, mentre l'anno scorso c'erano 1472 (+ 98). La nostra scuola pertanto cresce in modo significativo, pensate che a partire dall'anno scolastico 2003/04 le iscrizioni sono aumentate tutti gli anni ne continuano ad aumentare; siamo ormai alla saturazione. Nell’a. s. 2007/2008 sono stati 1200 i promossi, 235 i non promossi, 17 ritirati, 20 trasferiti. Su quel 16,41% di bocciati è il caso di fare qualche riflessione soprattutto, ci pare, nel triennio. Più di 1500 alunni sono tantissimi in una scuola! Siamo ben oltre la normativa riguardante gli Istituti autonomi. Pensate che bello poterli conoscere tutti: ognuno con la sua storia; poi c'èanche uno scambio tra culture con gli studenti stranieri che portano parte del loro “Mondo” nel nostro. Tutto questo può diventare un importante fattore

di crescita, Dare il via a un anno scolastico significa impegnarsi anche se all'inizio, dopo tre mesi di vacanza, può essere difficile, ma la scuola serve per il nostro futuro, non solo dal punto di vista professionale, ma anche (e soprattutto) dal punto di vista umano, relazionale.

saputo dialogare con gli studenti. Ovviamente lo misureremo sulla distanza. Per ora sappia che ha tutta la nostra stima e la nostra collaborazione. Numerosi i nuovi insegnanti che salutiamo con simpatia anche perchè sono in genere giovani e quindi con la voglia di fare. Non possiamo dimenticare il personale ATA, anch’esso con nuovi arrivi: benvenuti sulla nostra barca.

Le novità Tante le novità intervenute da giugno ad oggi. La vice preside la Prof. Donatella Preti è diventata Dirigente scolastico e ci ha lasciato. Vogliamo ringraziarla anche dalle pagine del nostro giornale per il grande contributo che ha dato alla nostra scuola. Arriva un nuovo Vice, il Prof. Giacinto Rinaldi. Con il benvenuto vogliamo anche dirgli che siamo contenti del suo arrivo perchè lo consideriamo persona preparata, sensibile, che da sempre ha

Speriamo che quest'anno il numero dei non promossi diminuisca. E’ questo il primo obiettivo. In particolare consiglierei a quelli che non hanno voglia di studiare di ripensarci, di mettercela tutta perchè è stupido sprecare un anno della propria vita visto che il tempo corre velocemente e comunque lo studio è il nostro lavoro. Allora partiamo. Lunarfollie aspetta i vostri contributi, le idee, i vostri messaggi, proposte e proteste. E’ spazio libero per voi. Occupatelo Buon anno scolastico! Cristina 5B


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Apriamo una nuova rubrica che ci proporrà riflessioni su temi difficili ma fondamentali per il nostro futuro. Riporteremo ogni volta l’articolo di un giornalista famoso che ci aiuterà a riflettere su importanti temi socio politici. Iniziamo con un pezzo di E. Berselli apparso su Repubblica del 17 settembre E SE LA DEMOCRAZIA contemporanea fosse più vicina a un format che a un complesso strutturato di regole? Nella politica come gioco mediatico, le percentuali di gradimento per il governo schizzano in alto. L'audience appare soddisfatta. Eppure qualcuno dovrà pur chiedersi quali sono le ragioni del consenso che sta accompagnando Silvio Berlusconi. Dati addirittura "imbarazzanti", ha confessato il premier reprimendo un brivido di piacere di fronte a quel 60 per cento di favorevoli che campeggia nei sondaggi. L'imbarazzo è un sentimento soggettivo; a sinistra, invece, il picco di popolarità è considerato inspiegabile. Anche osservando da vicino l'azione dell'esecutivo e dei singoli ministri riesce difficile spiegare il perdurare della luna di miele. Difatti, a causa di quelle congiunture economiche sfortunate a cui Berlusconi e Tremonti sembrano condannati, la crescita è praticamente sottozero; l'inflazione ha rialzato la cresta; i consumi flettono; parti consistenti della società italiana avvertono il peso di un andamento economico sfavorevole. Sullo sfondo si intravede

l'incubo del Ventinove. E allora? Allora è probabile che per il momento serva a poco giudicare il governo Berlusconi con le categorie tradizionali della politica e dell'economia. Occorre invece un approccio culturale, se non addirittura antropologico: il governo e i ministri più popolari sono riusciti, chissà se per intenzione esplicita o per un caso fortunato, ad imporre un modello, una forma specifica di comunicazione. Anzi, un format. Come in un programma televisivo di successo, Renato Brunetta, Roberto Maroni, Mariastella Gelmini, e perfino la "new entry" Mara Carfagna, sono riusciti a trasmettere un contenuto secondo modalità standardizzate, di tipo essen-

zialmente mediaticotelevisivo, e quindi a mettersi in comunicazione con il pubblico (ovvero lo stadio di implosione nella privacy a cui è stata consegnata l'opinione pubblica). Il maestro del format è ovviamente Berlusconi. È stato lui per primo a dare una cornice competitiva e spettacolare alla politica, separando gli italiani "della libertà" dai "comunisti", e quindi a declinare la gara elettorale come un giudizio di Dio fra due Italie separate e inconciliabili. Ma Berlusconi è stato in grado più che altro di dividere, mobilitando la propria parte, fanatizzando ideologicamente i pasdaran del berlusconismo e chiamando a raccolta gli elettori anche più tiepidi contro l'esercito del male, in cui il sostantivo "comunisti" riuniva amministratori, magistrati, sindacalisti, impiegati pubblici, politici fannulloni, insegnanti sessantottini. Ma in questo modo il consenso non poteva crescere oltre i limiti fisiologici della destra, oltre la sua geografia politica. Per superare il perimetro del voto conservatore occorreva un'invenzione culturale. La Lega, e in partico-


LUNARFOLLIE lare Roberto Maroni, hanno aperto la strada, con le iniziative sulla sicurezza e le misure contro l'immigrazione irregolare: ma eravamo ancora nei pressi delle azioni classiche, in cui si individua un nemico vero o virtuale, e lo si etichetta esponendolo alla pubblica opinione, generando così processi dominati dalla configurazione classica del capro espiatorio. Lo straniero, l'altro, il nomade, identificato come una figura potenzialmente incline a crimini come il furto o lo stupro, capace di violenze inaudite sotto l'effetto della coca, senza rispetto nemmeno per i codici della criminalità autoctona tradizionale. Il passaggio successivo è stato formalizzato con metodi di rara efficacia da Brunetta, che lo ha pure teorizzato nelle numerose interviste concesse durante l'estate. Nello schema del ministro della pubblica amministrazione, la popolazione nazionale si divide in due parti ben individuate: da un lato, "sessanta milioni" di italiani per bene, contrapposti a un milione di farabutti, fannulloni, lavativi, buoni a

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niente, sabotatori. Dal lato dei fondamenti empirici, il modello descrittivo di Brunetta è irrilevante. Ma quanto a capacità di mobilitazione è formidabile. Il format del ministro è un perfetto produttore di consenso, perché colloca la stragrande maggioranza dei cittadini dalla parte del buon senso e della buona volontà, e consegna a una gogna ipotetica un imprecisato milione di italiani (questi sì "imbarazzanti", quindi licenziabili, punibili, penalizzabili). Sarebbe superfluo dire che il format è impreciso, e non descrive nulla della società contemporanea, se non fosse che come modello proposto in pubblico ha successo. Anzi, un successo travolgente. Da un lato rassicura, dall'altro esorcizza. Rassicura i bravi cittadini, gli impiegati onesti, l'intera platea di chi auspica efficienza e rigore nei comportamenti pubblici; esorcizza il

rischio di una società contagiata dagli imbroglioni, indifferente ai dettami etici, governata dai criteri di un familismo ancora e sempre amorale. Naturalmente, il format distorce la realtà nel momento stesso in cui fa entrare a forza le tessere in un mosaico predeterminato. Semplifica con forzature impressionanti, attribuisce responsabilità collettive di procedura alla disposizione individuale, identifica l'inefficienza come il prodotto della furbizia e della neghittosità individuale anziché alla cattiva organizzazione degli apparati. Non è L'isola dei famosi a essere cattiva in sé; sono un paio di protagonisti, su cui si può concentrare l'animosità degli altri. Ma il format è dannatamente efficace, perché permette a una maggioranza sociale dispersa, anonima, prima di riconoscersi, poi di autoassolversi (nessuno è colpevole, nella soap in cui tutti i cattivi, pochi, sono immediatamente riconoscibili), e infine a sostenere l'azione delle autorità contro questi imprecisati cattivi soggetti, a cui possono essere assegnate tutte le responsabilità. Non c'è un inventore certo del format. Si è creato per prove ed errori, per tentativi e cambiamenti successivi. Che nel pubblico ci sia una disposizione favorevole, ormai quasi naturale, è fuori dubbio. Basta partecipare a una presentazione dei libri di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo (La casta e il più recente La deriva) per rendersi conto


6 che il pubblico si autointerpreta ogni volta come una moltitudine di bravi e onesti cittadini, stupefatti, e anzi angosciati, di fronte all'impazzimento dei meccanismi della politica, agli sprechi, alle piccole e grandi corruzioni delle strutture pubbliche. Il format è quindi infallibile perché sgrava la coscienza: c'è un'altra Italia, là sullo sfondo, a cui dare la colpa. Un'Italia fortunatamente minoritaria, insignificante anche numericamente rispetto ai sessanta milioni di italiani brava gente, i quali possono deprecare scuotendo la testa il residuo milione di cattivi soggetti. Il contenuto populista del format è fortissimo: in primo luogo perché inibisce qualsiasi distinguo. Sottilizzare è vietato: non vorrete stare dalla parte dei fannulloni, o dei corrotti. Attribuire la responsabilità dei disfunzionamenti a questioni di struttura e di imperfezione degli apparati è uno dei vizi della sinistra e del sindacato. Sono sciocchi giustificazionismi: bisogna licenziare gli assenteisti, mandare a domicilio le visite fiscali, colpire i fannulloni nel vivo dello stipendio, mettere in galera i corrotti e tenerceli. Ma più ancora che di populismo si tratta di demagogia allo stato puro: i progetti e i provvedimenti del ministro Gelmini sul voto in condotta, i grembiuli, il "maestro unico" implicano tutti l'idea di un "ritorno" a una condizione no-

LUNARFOLLIE stalgica, in cui l'autorità e l'ordine erano sanciti da rapporti sociali e codici culturali apparentemente immutabili (e purtroppo distrutti dal "nullismo" del Sessantotto, come ripete spesso Giulio Tremonti, ministro che dichiara di ispirarsi sinteticamente al motto "Dio, patria e famiglia"). Dovrebbe essere chiaro che non si esce a ritroso dalla modernità, e che gli anni Cinquanta non sono riproducibili per decreto se non, per l'appunto, nella realtà artificiale del format. Il revanscismo dei ministri del Pdl conduce a una fiction: nessuno dei nessi e nessuna delle contraddizioni della modernizzazione, nessuno dei processi descritti a suo tempo da Max Weber, viene affrontato dagli applauditi serial della destra. Eppure le semplificazioni, almeno per ora, generano consenso. Le scorciatoie mobilitano risorse affettive, emotive, sentimentali nella società. Rappresentano un antidoto al nichilismo, allo sradicamento morale e all'assenza di senso caratteristici dell'età contemporanea. Perfino i poveri, infatti, nelle soap sono pochi, e risultano trattabili con espedienti come la social card, non con gli a p p a r a t i "socialisti" dello stato sociale, co-

me ha spiegato da sinistra Laura Pennacchi nel suo ultimo libro, La moralità del Welfare. Contro il neoliberismo populista, editore Donzelli, pagg. 260, euro 27). Il format offre soluzioni, ma in genere si tratta di soluzioni narrative. Cioè terapie che portano all'individuazione della causa, come se la causa fosse una sola, e la curano con un colpo di scena o un happy ending. Formidabile, per esempio, la trama allestita da Mara Carfagna sulla punizione on the road di prostitute e clienti: come se la realtà metropolitana fosse costituita da pochi devianti, dediti agli incontri sessuali nelle periferie, da dissuadere con le maniere forti. Mentre il numero stesso dei frequentatori dei viali, e la straordinaria varietà dell'offerta erotica, mostrano una realtà proliferante, in crescita continua, legata sia a scelte individuali sia a macrocircuiti illegali, sostanzialmente incontrollabili con i metodi di polizia. Cioè una realtà "sociale". Un mercato. Eppure il romanzetto rassicurante di pochi peccatori da colpire con la mano dura è irresistibile. È la tolleranza zero, o una sua imitazione. È il decisionismo che corregge funzionamenti complessi con misure di fantastica semplicità. È il format, amici telespettatori.


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Seppure con qualche muso lungo, tutte le sigle sindacali hanno detto si al piano di salvataggio proposto dalla C.A.I. (Compagnia Aerea Italiana) presieduta dal Mantovano Roberto Colaninno. Si chiude così una estenuante maratona negoziale che si trascinava ormai da un mese. Se mi è consentito esprimere un piccolo parere credo che la pazienza e la dedizione che il presidente della C.A.I. e i ministri del governo hanno riposto in questa trattativa sia da lodare. Voglio però sottolineare anche l´atteggiamento costruttivo di alcuni sindacati tra i quali CISL e UIL, i quali vedendo come unica alternativa il fallimento di Alitalia e la perdita del posto di lavoro per quasi venti mila persone hanno pensato bene di cercare un accordo comune con la cordata italiana a differenza

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di altri sindacati tra i quali la CGIL di Guglielmo Epifani ancora arroccati su vecchi ideali di partito che in periodo di crisi profonda non aiutano di certo. Faccio presente che i dipendenti di Alitalia sono tra i più pagati del mondo rispetto alle ore effettive di lavoro svolte; un pilota percepisce oltre dieci mila euro al mese per 50 ore di volo mensili...non è uno scherzo è proprio così e il sindacato dei piloti ha pure protestato ferocemente contro l´aumento della produttività ed una diminuzione degli stipendi del 7% proposto nel piano industriale dalla C.A.I. Alla fine gli esuberi saranno 3250, queste persone andranno in cassa integrazione e potranno ottenere un posto di lavoro nella

funzione pubblica oppure essere riassunti nella nuova compagnia aerea in caso di necessità. Durante la campagna elettorale di marzo-aprile qualcuno aveva portato avanti l´idea della vendita ad Air France suscitando un grande consenso popolare senza però dire che monsieur Spinetta patron di Air France voleva rilevare anche il nome e gli slot (le tratte) della nostra compagnia facendola diventare parte integrante della compagnia aerea francese. In pratica per andare all´estero con Alitalia avremmo dovuto sempre e comunque fare scalo in Francia. Da notare il fatto che a questa trattativa si erano opposti pure alcuni sindacati perché la manovra metteva in pericolo il posto di lavoro del personale di terra. Ora rimane solo l´interrogativo del partner straniero da scegliere tra Air France o la tedesca Lufthansa che entrerà in società con una quota di minoranza. La nuova compagnia di bandiera italiana ( di cui non si conosce ancora il nome) partirà indicativamente dalla metà di novembre con una flotta di 136 aeromobili e secondo l´advisor Corrado Passera arriverà al pareggio di bilancio entro il 2011. Leonardo Cazzago 4D


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Non chiederti dove dimora, ma cerca i segni dei suoi passi!. La bellezza non è il tuo volto, ma la sua profondità. La bellezza non è la luce, ma è il sole che la illumina. La bellezza non è evidente, è ciò che non si vede della meraviglia. La bellezza è la meta, ma lo è anche il suo percorso. La bellezza non è "parola", ma è vita che genera vita. Io penso che la vita sia come un viaggio, ma non un viaggio qualunque, ma un viaggio iniziatico, in cui ad ogni passo dobbiamo scoprire quale è il nostro destino, in cui ad ogni passo dobbiamo scoprire ciò per cui vale la pena di vivere, di amare, di soffrire. Lo straordinario di questo viaggio è che inizia ogni giorno, ogni volta che si alza il sole all' orizzonte e che l' alba accompagna i nostri sogni ,questo viaggio inizia come d’ incanto. Ogni volta in cui guardiamo con stupore alla vita che nasce in noi, ogni volta che apriamo il nostro sguardo al futuro, il viaggio inizia, e ci trascina per strade che non avremmo voluto solcare, per sentieri che non avremmo voluto scoprire. Forse è vero, ad ogni passo di questo cammino la strada si fa sempre più impervia, il sentiero sempre più ripido, e il fardello che portiamo diventa sempre più pesante. Così, per continuare siamo costretti ad abbandonare qualcosa di noi, qualcosa della nostra storia, qualcosa che si e fatta pesante come un masso, e che non è più possibile sopportare. Così, mentre allentiamo la presa e lasciamo quel fardello per strada, ci accorgiamo di essere diversi, ci accorgiamo di essere più leggeri, come se nell’ abbandonare qualcosa del nostro passato vi fosse un sollievo e, inaspettatamente, più spazio per la vita che ci viene incontro. Così la nostra vita diventa più leggera, i sogni riconquistano il loro spazio, la speranza rigenera la sua forza e la bellezza riprende vigore. Così là dove la vita diventa più leggera la felicità cresce, inonda di luce l'opacità della vita e ci rende a volte capaci di Quattro passi fra le nuvole!


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In questi giorni in Cina è successo un avvenimento grave: si allarga ifatti lo scandalo del latte contaminato, sono coinvolti 53 mila bambini. 13 mila bambini sono ancora ricoverati con sintomi gravi in 104 casi, già 4 bambini sono morti. I bambini sono rimasti intossicati per aver consumato il latte in polvere contaminato da melanina, una sostanza nociva comunemente utilizzata per la produzione di plastiche, adesivi e vernici, ma balzata al centro di uno scandalo le cui proporzioni vanno estendendosi di giorni in giorno. Lo ha riferito un portavoce del ministero della Sanità Cinese, secondo cui complessivamente ammontano a 52.857 i minori per i quali è stato necessario il trasferimento in ospedale a causa dei malori accusati dopo aver ingerito il latte adulterato: la maggior parte di essi, per un totale di 39.965, “sostanzialmente si sono ripresi” e sono stati rimandati a

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casa dopo aver ricevuto “cure e indicazioni terapeutiche”, ha precisato il portavoce, confermando tuttavia che 12.892 restano ricoverati tuttora, i casi gravi sarebbero almeno 104. L’80% dei pazienti sono di età inferiore ai due anni. Mescolata al latte e alla farine, la melanina fa sembrare più alto il valore proteico, ma provoca calcoli e insufficienza renale grave, con danni permanenti e a volte mortali. Tracce di melanina sono state trovate anche del latte della Nestlè prodotto in Cina, “Yili”, e venduto a Hong Kong. La multinazionale svizzera ha assicurato che il suo latte in polvere prodotto negli stabilimenti cinesi è innocuo. Un portavoce del centro per la sicurezza ha confermato la contaminazione, spiegando però che un bambino del peso di 7.5 chili potrebbe riportare danni alla salute solo consumando oltre 3 litri al giorno di latte per un anno. Il responsabile dell’Ammini-

strazione cinese per il Controllo della qualità, Li Changjiang, ha presentato le dimissioni. Per me la Cina deve fare una riflessione su se stessa. Questo avvenimento ha distrutto non solo i bambini, ma anche il nostro stato. Perché i bambini sono la ricchezza più importante dello Stato. Dobbiamo proteggere e dare il migliore trattamento ai bambini. Chen Jing 2B

Sotto il vestito niente Per citare Amleto, anche se un po' modificato:"Essere o apparire, questo è il dilemma." E' questa la domanda che ci facciamo noi, perchè fra i giovani d'oggi sembra che l'apparire prevalga sull'essere. Certe volte le persone reprimono il loro essere pur di stare al passo con il mondo; ma noi vi poniamo un quesito: "Secondo voi l'apparire e l'essere possono coincidere?" secondo noi si, perchè quello che si è lo si può esprimere in tanti modi, uno di questi è il modo di vestirsi; magari anche senza avere addosso un etichetta, dato che fra noi giovani se un ragazzo si veste in un modo viene subito etichettato (es. emo, truzzo...). Ma a questo punto, vi accorgete che il vostro essere contrasta con il vostro apparire o vi sentite completi? Vi lasciamo riflettere su questa domanda, invitandovi ad apparire cio' che siete realmente e vedrete che i vostri amici vi accetteranno comunque. Alessandra e Milena 2 F


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LUNARFOLLIE IL gruppo sul Brooklyn Bridge, 15/09/08 In ultima fila da sinistra: Luca, Silvia, Alice, Paola, Elena, Andrea, Io; Seconda fila: Valentina, Francesca; Prima fila: Valentina, Corinna

Il Lunardi, come tutti gli anni ha organizzato lo scambio con la scuola di Severna Park, Stati Uniti. Quest’anno ho partecipato anche io! Dunque, siamo in undici ragazzi, accompagnati dal prof Loda e sua figlia Chiara. Partiamo un giorno qualunque, il 3 settembre 2008 dall’aeroporto di Linate con enormi valige cariche di speranze per inseguire il nostro sogno. Giorno 3. Arriviamo nel pomeriggio dopo circa 13 ore di viaggio, esausti per il fuso orario di ben 6 ore in meno rispetto all’Italia. Ci ritroviamo subito alla scuola con i ragazzi che ci ospitano, si mostrano simpatici a prima vista. Ci facciamo subito portare in quelle che per quasi due settimane saranno le nostre case. E come ogni casa americana che si rispetti, an-

che la mia è enorme, infatti ho una camera tutta mia con letto matrimoniale, c’è una stanza solo per la TV, una per la palestra e tre salotti. Incredibile! Giorno 4. Ci incontriamo di nuovo con tutto il gruppo e ci raccontiamo le cose strane che abbiamo notato nella provincia americana, e sono veramente tante. Per prima cosa le enormi macchine, i cosiddetti SUV che qui in America sembrano l’unico modello esistente. Poi le strade, ovunque sono a due corsie per senso di marcia, anche nelle vie dei paesi. E gli scoiattoli che trovi ovunque e sembrano non aver paura dell’uomo. E i cervi che ti attraversano la strada mentre vai a scuola. E la forte umidità che la mattina sembra soffocarti. Ma soprattutto il modo di parlare della gente. Parlano alla velocità della luce e non ci

fanno nemmeno caso al fatto che tu, straniero, potresti non capire. Queste però sono cose a cui dopo un po’ ti abitui, già dopo pochi giorni infatti inizi a pensare direttamente in inglese, senza più tradurre prima in italiano. Passano spensierati i giorni, le mattine le trascorriamo a scuola assistendo alle lezioni e i pomeriggi in giro per i centri commerciali a fare shopping. La sera la si trascorre insieme alle splendide famiglie a cui siamo stati assegnati e che ci hanno trattato tutti con i guanti bianchi. Giorno 9. Prima gita al di fuori del Maryland, direzione Washington D.C. per visitare il National Museum. Il pullman ci lascia alla fermata e noi tocchiamo per la prima volta il suolo di Washington. Ci dirigiamo verso l’enorme parco poco distante, il National Mall, da dove si vede lo splendido Capitol, il Campidoglio. E dopo aver scattato un bel po’ di foto di rito entriamo nel museo. Un museo da non perdere per l’importanza delle opere d’arte in esso contenute. Per un esperto d’arte questo museo è una miniera d’oro, ci si può trovare Monet, Manet, Renoir, Van Gogh, Cézanne e molti altri altrettanto famosi. Giorno 11. Ritorniamo a Washington, questa volta per


LUNARFOLLIE una visita più approfondita della città. Scendiamo dal bus davanti al Lincoln Memorial e percorriamo tutto lo splendido viale fino al Washington Monument, l’enorme obelisco dedicato al primo presidente. Da li scorgiamo la Casa Bianca che andiamo a visitare dell’esterno poco dopo. Tra le splendide cose che vediamo c’è il monumento alla seconda guerra mondiale e il Jefferson Memorial, poco distante, da cui si gode di una magnifica vista del Washington Monument. Dopo molte foto, salutiamo la splendida città di Washington sperando di ritornarci prima o poi. Giorno 12. Il nostro ultimo giorno alla Severn School, salutiamo tutti gli studenti in auditorium e poi la sera ci incontriamo tutti a casa di una ragazza per una piccola festa di addio. Giorno 13. Andiamo a Baltimora a visitare il famosissimo acquario dove viviamo incontri ravvicinati con squali, tartarughe giganti, mante e altri stranissimi pesci tropicali. Abbiamo la fortuna di assistere anche al simpatico spettacolo dei delfini che possiamo ammirare in fantastiche acrobazie. Giorno 15. La mattina tra lacrime e abbracci salutiamo i ragazzi che ci hanno ospitato e che sono stati come fratelli per noi e partiamo per la stazione di Baltimora dove ci attende il treno per New York. Dopo circa tre ore di viaggio, in cui ognuno, nel suo piccolo, rivive i giorni trascorsi a Severna Park, eccoci catapultati nella metro-

11 poli, circondati da enormi grattacieli e con le nostre sempre più grandi valige tra le mani. Prendiamo i caratteristici taxi gialli per raggiungere l’hotel. Siamo in gruppi in taxi diversi ma i nostri cuori, alla vista dell’Empire sono convinta che hanno cominciato a battere allo stesso ritmo. Facciamo una breve sosta all’hotel per sistemarci e poi…direzione Brooklyn Bridge! Che magnifica vista da lassù ragazzi, siamo arrivati solo fino alla prima torre, ma il mio cuore stava già scoppiando da quanto ero emozionata! Per concludere in bellezza, prendiamo il traghetto e ci godiamo la Statua Della Libertà al tramonto e poi la città di notte, indimenticabile. Giorno 16. Direzione: Times Square. È bellissima, un tripudio di luci, quello che si vede in TV non è niente, ci sono cartelloni pubblicitari ovunque. E poi ovviamente ci sono i negozi, memorabile l’Hard Rock Cafè dove abbiamo fatto un sacco d’acquisti. Poco dopo saliamo sull’Empire da dove si gode di una vista dell’intera Manhattan che non è possibile nemmeno lontanamente descrivere. La giornata continua sulla 5th Avenue e poi a Central Park dove cerchiamo di riposarci un attimo. Giorno 17. La mattina siamo al MOMA dove troviamo anche lì un’infinità di opere d’arte. Nel pomeriggio salutiamo il nostro amato Mr. Sassi, il prof che ci ha accompagnato in questi giorni e ci precipitiamo sulla 5th Avenue a fare shopping sfrenato. La sera torniamo a Times Square per vedere tutte le luci emanate dai cartelloni pubblicitari brillare sotto

il cielo notturno. Giorno 18. In mattinata visitiamo il Metropolitan Museum e poi ultimo tour della città. È la nostra ultima sera a New York, con nostalgia guardiamo il tramonto da Battery Park e qualche lacrima scende in silenzio. Giorno 19. In mattinata visitiamo il quartiere universitario nel Greenwich Village e poi nel pomeriggio un pullman ci porta all’aeroporto. In serata il nostro aereo decolla e possiamo vedere le luci di quest’incredibile città che ci salutano dal basso. Giorno 20. Siamo sull’aereo e manca poco all’atterraggio, siamo tutti silenziosi, ognuno avvolto nei suoi pensieri. Abbiamo vissuto un sogno per quasi tre settimane, ma ora la realtà si sta avvicinando e fra poco torneremo a scuola. È stata un’esperienza indimenticabile e noi abbiamo avuto la fortuna di averla vissuta, io ho realizzato il mio sogno e penso di essere stata la persona più felice del pianeta mentre dall’alto dell’Empire osservavo in silenzio la città. Sono in Italia adesso, ma ora ho un altro sogno: quello di tornare laggiù, in quella splendida città che rimarrà sempre nei nostri cuori e nei nostri pensieri. Lupoi Veronica, 4 B


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UN POSTO NEL MONDO Dal cinema alla tv, alla radio e infine l’ editoria…è la storia del nostro concittadino….si è proprio lui, è Fabio Volo. Da “Le iene” a “Italospagnolo”, da “Manuale d’amore” alla voce del più famoso panda tiracalci “Kung fu panda”. Ha fatto tante cose e sicuramente tutte le volte ha sfiorato la perfezione, ma è riuscito a raggiungerla nell’ editoria cn i suoi 3 libri, tra i quali “un posto nel mondo”. È un libro xfetto da leggere qnd s vuole qlc d poco impegnativo, ma ciò nonostante tratta temi importanti ke tt i giovani(e nn sl) sn costretti ad affrontare: la profondità dei valori affettivi, la riscoperta d sé, il dolore e il coraggio. Michele e Federico sono due amici che condividono tutto. Vivono in simbiosi perfetta. Ad un certo punto Federico si accorge che non ne può più della vita di routine che faceva e decide di abbandonare tutto e di andare all’estero in cerca di fortuna. Michele invece, anche se dispiaciuto della partenza dell’amico, decide di rimanere e di continuare con la sua vita anche se sente che la routine quotidiana gli va un po’ stretta e ha mille dubbi su tutto: la sua famiglia, le sue storie e il suo lavoro. Non è contento di niente ma decide di andare avanti lo stesso. Un giorno accade nella sua vita qlc d

inaspettato, e anke Michele decide d partire decide d “lasciarsi andare, di volere d piu per se stesso, di buttarsi per cadere verso l'alto”. Riuscirà a trovare la sua felicià cm ha fatto Federico? Anke se nn usa un linguaggio elevato usando parole cm “putt ana”, “scopat a” e “cazzo”, insomma il libro ke gli studiosi d letteratura definirebbero “cattiva letteratura”, forse insegna molte + cs d ql ke invece c poxono insegnare la xfetta grammatica ed un linguaggio aulico. Volo infatti c insegna a vivere (e nn a sopravvivere cm la maggior parte delle xsone), c insegna ke la libertà nn è fare ciò ke c piace, ma è amare ql ke s fa, c insegna che prima d amare dobbiamo trovare in noi stessi qlc da offrire all’altra xsona. Qst libro è forse lo specchio d tt coloro ke nn vivono la loro vita, ke nn hanno il coraggio o anke la forza d prendere il controllo della situazione e riuscire ad evadere dalla routine quotidiana, è soltanto x le xsone ke nn cercano IL LIBRO x eccellenza, ma è x tt ql ke hanno bisogno d iniziare a vivere davvero e cercano qlc dal quale iniziare! Donny 5^C

X LE RAGAZZE 4^H Care ragazze quest’anno ho notato delle ottime componenti tra di voi, soprattutto una non molto alta che ogni mattina vedendola mi fa battere il cuore. Dai, cercami e mi troverai… Sono del tuo piano! Il tuo uomo misterioso e fascinoso X FRANCY BERTOLON 5^B Fin dal primo momento mi sono innamorata di te e credo di amarti come la salsa al pomodoro. p.s. Non ti dico di che classe sono perchè sono timida, comunque sono del tuo stesso corridoio. By Luciana X GIADA 4^B Ciao Giade, volevo dirti che in questi anni non siamo mai riusciti ad uscire insieme, ma spero che in questo mio ultimo anno ci capiterà l’occasione. In ogni caso avrai sempre uno spazio nel mio cuore. Matteo 5^D X LA 4^H Alla 4^H spacchiamo i… timpani!!!!!!!!!! By Frika X LUCA 5^B Ciao Luca!! Sono la tua vicina di banco!! Siccome non ti vedo da tanto volevo salutarti.. Ciao Luca!!!!!! Tua vicina di banco


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Troppi insegnanti pagati poco, tante ore che forse non rendono come dovrebbero, pochi laureati e altrettanto pochi gli stranieri nelle nostre università. Ma che succede alla scuola italiana? Anno nuovo, ministra nuova, e subito sono fatti i conti in tasca… Mica male come inizio. Per ognuno di noi ogni anno vengono spesi 7.648 dollari, mentre per ogni alunno di scuole elementari e medie sono 6.835; quindi per quanto riguarda la scuola secondaria in Italia siamo in linea con la media Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), mentre per la primaria spendiamo addirittura di più. Fin qui tutto bene. Ma ora iniziano ad arrivare le note dolenti: infatti oltre a questi numeri ve ne sono altri da prendere in considerazione, ovvero lo stipendio annuo medio di un nostro professore, che corrisponde a 29.287 dollari, il quale fra il 1996 e il 2006 è cresciuto dell’11% contro il 15% della media Ocse. Non sono note le percentuali degli ultimi anni, anche se qualcosa mi dice che non farebbero oscillare di molto il risultato (almeno verso l’alto)…comunque tutto diventa interessante nel momento in cui lo mettiamo in relazione a quante ore passiamo in classe; sono 8.000 rispetto alle 6.907 della media Ocse, sopra di noi c’è solo il Cile, con 9.000 ore. Nonostante tutto, il nostro tem-

po speso fra i banchi di scuola non sembra che dia risultati molto positivi, perché come tutti sappiamo la scuola italiana è abbastanza rinomata sia per il fatto di non avere un buon posto nella graduatoria mondiale, sia per il suo grande tallone d’Achille, la matematica, alla quale l’indice P.i.s.a. attribuisce solo 475 punti rispetto ai 500 dei famosi finlandesi. E’ vero, non si studia solo matematica a scuola, e se le statistiche vengono fatte su materie universali non è colpa nostra, ma visto che ci obbligano a prendere in considerazione queste graduatorie noi come possiamo rispondere? Cosa manca al nostro sistema scolastico? Siamo forse noi studenti ad impegnarci troppo poco? Eppure sono sicura che tutti noi abbiamo rimembranze di notti passate sui libri a studiare senza fermarsi un istante,

o di mesi infernali in cui sembrava che ogni secondo potesse determinare promozione o bocciatura, e che tutto ciò ha pure portato dei buoni risultati. Allora di cosa stiamo parlando? Di livello di insegnamento molto basso? Ora non sono un insegnante e non voglio calarmi in panni che non mi appartengono, ma io dico, un qualsiasi insegnante deve essere come minimo laureato, poi deve partecipare a concorsi, e devono passare anni prima che finalmente abbia la sua cattedra! Ora la domanda sorge spontanea, lo farebbero se davvero non gli importasse di noi, del nostro futuro, se non volessero far parte del corso della nostra vita? A voi il diritto di rispondere. I grandi del governo stanno già cercando di redimerci, penso che non ci scorderemo facilmente questi esami a settembre, il possibile 5 in condotta alla fine dell’anno scolastico, oppure veder uscire di casa la sorellina con il grembiulino come si faceva una volta. Sembra che abbiano trovato la soluzione; il ritorno alla vecchia scuola. L’hanno trovata loro, che a scuola non ci vanno da un pezzo. Non ci resta che aspettare e stare a vedere. Giulia Bosis 3^M


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Questo mese, per la prima volta, ci hanno affidato la rubrica riguardante la musica e non ci siamo certo fatte sfuggire l'occasione. Abbiamo deciso di parlare di due generi che personalmente amiamo molto e che non sempre sono conosciuti e apprezzati e a volte anche confusi, benchè totalmente diversi tra loro. Il metal e il punk. Nati all'incirca negli anni '70, hanno influenzato generazioni. Il Punk ieri e oggi Il Punk, come dice il termine stesso, è un genere un po' trasandato, rozzo e diretto, nato a circa metà degli anni '60 negli Stati Uniti, conosciuto come 'Garage Rock' e simile al glam o all'hard rock. Negli anni '70 si ebbe l'ufficiale nascita con gruppi come gli anarchici Sex Pistols, i mitici Ramones e i The Clash. Tutti gruppi che hanno fatto la storia del punk e una vera e propria rivoluzione. Esso ha influenzato tantissima gente, solitamente persone affascinanti con coloratissime creste che volendo toccano il soffito, anfibi e chiodi, marchiati dal simbolo dell'anarchia. Persone che gli adolescenti di oggi cercano inutilmente di imitare a Carnevale, ma anche nella vita di tutti i giorni. La verità è che il vero punk, quello con il significato di una volta, non esiste più, tranne alcune eccezioni. Possiamo definire punk/punk rock/garage rock gruppi come i Blink 182, i Bowling For Soup, i Green Day e i Sum 41 e qui in Italia i Punkreas, Porno Riviste, i Tre Allegri Ragazzi Morti. Non certo i Finley, Avril Lavigne o i Dari, che rispetto

ma che sono pop, electroemo e molto commerciali, solo lontanamente paragonabili al punk vero, quello che ti mette sottosopra e non capisci più nulla XD. Detto questo, detto tutto. Is the punk dead? Erica Colombo 2^ F L'Heavy Metal e gli Iron Maiden Il Metal (trad. Metallo) è caratterizzato certo da ritmi forti e musica perlopiù aggressiva e nel corso degli anni non ha mai smesso di evolversi. L'uso dell'espressione 'Heavy Metal' per questo genere musicale pare risalga alla stampa statunitense che avrebbe potuto prendere ispirazione della canzone 'Born to be wild' degli Steppenwolf che fa riferimento alle Harley Davidson: 'I like smoke and lightning, heavy metal thunder, racin' with the wind'. E' certamente impossibile riassumere il metal in poche righe, come credo qualsiasi genere musicale. Ha moltissimi sottogeneri, come il Black o il Power Metal ed altrettanti gruppi culto, la maggior parte dei quali per molti saranno sconosciuti. Quindi parleremo di una delle band più importanti della 'New

Wave of English Heavy Metal' che molti dei lettori del nostro 'Lunarfollie' potrebbero conoscere. Gli Iron Maiden. Formati nel 1975 da Steve Harris (bassista), ormai hanno alle spalle una quindicina di album e circa 150 milioni di copie vendute. La formazione attuale prevede il bassista appena citato, Bruce Dickinson al microfono, alle chitarre Dave Murray, Adrian Smith e Janick Gers, mentre dietro alla batteria Nicko McBrain. Hanno influenzato altre famossissime band quali Metallica, Dream Theater e Slayer con album che consiglio davvero, quali per citarne solo un paio 'The Number of The Beast' e 'Killers'. Anche se ispirati, in parte, al punk che andava molti in voga in quegli anni, si mostrarono subito alternativi a gruppi come i The Clash o i Sex Pistols. E non hanno ancora smesso di far live strepitosi, tour dopo tour, l'ultimo dei quali


LUNARFOLLIE 'Somewhere back in time world tour' ha toccato l'Arena Parco Nord di Bologna lo scorso 27 giugno, per il Gods of Metal, con scenografie eccezionali e effetti pirotecnici. Uno spettacolo da vedere, davvero, è strepitoso. O parlando dei Maiden, non si può non citare Edward The Head, la mascotte creata da Dereck Riggs, o meglio conosciuta come Eddie, mostro che è presente in tutti i live (walking Eddie, versione tridimensionale che, come dice il nome, cammina da una parte all'altra del palco 'sparando' al pubblico) e sulle copertine degli album. Quindi se siete tra quelli che pensano che ormai la band dovrebbe ritirarsi 'in pensione', ascoltateli veramente e vi ricrederete. E come si suol dire in questi casi, stay metal. Claudia Preda 2^ F P.S. Grazie al vecchio Greca per i consigli

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POP PUNK DAL MARYLAND Gli All Time Low sono una band americana di LuthervilleTimonium (Maryland) elencata dal sondaggio annuale dell'Alternative Press , come "una delle band che è necessario conoscere nel 2007" (Bands You Need to Know in '07). La loro storia inizia al Dulaney High School, quando Jack Barakat e Marc Shilling si conoscono e scoprono di avere una passione in comune per la musica pop. Jack suonava la chitarra e Marc era un bassista/ cantante, così decidono di formare una band insieme, giusto per divertirsi un po’. Jack, più avanti, conosce il batterista Yanni Giannaro e coinvolge anche lui nel progetto. Nei weekends si riunivano per suonare e cantare delle cover dei Blink 182. Fu poco più avanti, che Alex Gaskarth decide di lasciare la sua precedente band, Fire In The Hole, per unirsi alla band come cantante e chitarrista. Ora la band decide il suo primo nome, NeverReck, e inizia a comporre le loro prime canzoni. Il primo "cambio di membri" avviene quando la band incontra Rian Dawson, un'eccezionale batterista con l'amore per la pop music.. Intanto la band, dopo vari cambi di formazione, aveva cambiato nome in All Time Low L’incontro con Zack Merrick, uno studente della Towson High School, avviene accidentalmente e così la band inizia a partecipare a numerosi show, registrando le loro prime quattro tracce con l'etichetta Emerald Moon o album "Put

Up or Shut URecords, un'etichetta regionale.Nel Luglio 2005 realizzano il primo fulllength, The Party Scene.Nel 2006 i quattro membri Alex Gaskarth, Jack Barakat, Rian Dawson e Zack Merrick, firmano un contratto con la Hopeless Records. Dopo pochi mesi, la band realizza il loro primp", con nuove registrazioni delle canzoni di The Party Scene e due tracce inedite.La band inizia le registrazioni di "So Wrong, It's Right" il 18 Aprile del 2007 con Matt Squire e pubblicano l'album il 25 Settembre 2007. Ad un anno di distanza dalla pubblicazione dell’ultimo disco, gli All Time Low accolgono sempre più consensi da ogni parte del mondo e piano piano iniziano a farsi conoscere anche qui nel Belpaese, anche se non si è ancora potuto gustare qui un live, il loro vero cavallo di battaglia. Nonostante il genere un po’ scontato c’è qualcosa di più che fa rimanere gli All Time Low nella testa di chi li ascolta, e c’è chi è andato fino a Londra per questo qualcosa. Non ve ne pentirete. www.myspace.com/alltimelow www.atli.forumfree.net/ Bua Federica 4H


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Mamma Mia! (Mamma Mia!) TRAMA DEL FILM

Donna (Streep) è una madre single e indipendente, che ha cresciuto da sola la vivace figlia Sophie, (Amanda Seyfried), ormai prossima alle nozze, e che ha gestito con successo un piccolo hotel su una splendida isola in Grecia. Al matrimonio di sua figlia, Donna ha invitato anche le sue due migliori amiche: Rosie (Julie Walters), una donna dotata di realismo e senso pratico, e Tanya (Christine Baranski), ricca e pluridivorziata. Entrambe, in passato, avevano fatto parte della sua band musicale, Donna and the Dynamos. Tuttavia, anche Sophie ha in serbo delle sorprese. La ragazza, che sogna di farsi accompagnare all’altare dal suo vero padre, invita alle sue nozze tre uomini del passato di Donna, che 20 anni prima avevano già visitato questo angolo di paradiso mediterraneo. Nel corso di 24 ore magiche e folli, i protagonisti vivranno nuovi amori e riscopriranno antichi sentimenti, nella cornice da sogno di un’isola che sembra offrire infinite possibilità. Il ritmo irresistibile dei più famosi brani degli ABBA, quali “Dancing Queen”, “S.O.S.”, “Money, Money, Money” e “Take a Chance on Me”, è la colonna sonora di Mamma Mia!

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Babylon A.D. (Babylon A.D.) TRAMA DEL FILM

Il mercenario Toorop (Vin Diesel) accetta il rischioso incarico di scortare la misteriosa Aurora (Mélanie Thierry) da un Monastero in Mongolia fino al cuore di Manhattan. La ragazza che ha appena compiuto 18 anni, è nata nel monastero e non ne è mai uscita, sempre sorvegliata a vista dalla sua tutrice Suor Rebecca (Michelle Yeoh). Toorop viene avvertito che la ragazza è “speciale”: già all’età di 2 anni sapeva parlare 19 lingue diverse e adesso, raggiunta la maggiore età ha iniziato a sviluppare capacità paranormali di preveggenza. Per assicurarsi che la ragazza arrivi a Manhattan sana e salva, Toorop dovrà far si che abbia il minor numero di contatti possibili con il mondo esterno. Il compito si rivela più difficile del previsto. Ci sono persone che hanno buoni motivi perché Aurora non arrivi viva negli Stati Uniti.

La Mummia - la Tomba dell'Imperatore Dragone (The Mummy - Tomb of the Dragon Emperor) TRAMA DEL FILM

Nell'antica Cina del 221 A. C. un imperatore crudele e il suo esercito di soldati di terracotta sono maledetti da un mago per porre fine alla loro sete di potere e violenza. L’imperatore e il suo esercito sono riportati in vita da Alex O’Connell, figlio di Rick, interpreto ancora una volta da Brendan Fraser ("La Mummia”, "La Mummia Il Ritorno), e Evy. La famiglia è di nuovo riunita e deve allearsi con una giovane donna da Shangri-La per fermare l’esercito.


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Hancock

Disaster Movie

(Hancock)

(Disaster Movie)

TRAMA DEL FILM

TRAMA DEL FILM

Hancock (Will Smith) è un supereroe… ma un supereroe decisamente insolito. Sarcastico, pieno di conflitti e insicurezze, ad ogni impresa eroica che compie, Hancock associa qualche grave danno a cose o persone. La popolazione di Los Angeles, pur inizialmente contenta di avere un supereroe a disposizione, inizia ad averne abbastanza dei guai combinati da Hancock, che reagisce cercando nella bottiglia la cura alla sua infelicità. La vita di Hancock sembra oramai aver preso una brutta china, fino al giorno in cui il PR Ray Embrey (Jason Bateman) decide di aiutarlo a riabilitare la sua immagine. Le cose si complicano quando Hancock pensa bene di iniziare una relazione segreta con la moglie di Ray, la belliss i m a M a r y (Charlize Theron).

Questa volta nel mirino di Jason Friedberg e Aaron Seltzer (registi di Hot Movie, Epic Movie e di 3Ciento - Chi l'ha duro...la vince) ci sono i film del filone catastrofico. Protagonista del film è un gruppo di avvenenti ragazze che nel corso di una notte devono fronteggiare una serie ininterrotta di disastri naturali (dagli asteroidi che si schiantano sulla Terra ai tornadi, passando per terremoti e maremoti) cercando di salvare sé stesse e tutto il pianeta. Tra i film e i personaggi parodiati in questo Disaster Movie ci sono Indiana Jones, Iron Man, Amy Winehouse, High School Musical, Hulk, il McLovin di Suxbad, Hulk, The Love Guru e molto altro ancora.

Cosa accadrebbe se il genere umano dovesse abbandonare la Terra e qualcuno dimenticasse di spegnere l’ultimo robot? L'autore-regista premio Oscar Andrew Stanton (Alla ricerca di Nemo) e i fantasiosi narratori e geni della tecnica dei Pixar Animation Studios (Gli incredibili, Cars, Ratatouille) trasporteranno il pubblico in una galassia non molto lontana, per una nuova commedia cosmica di animazione digitale che narra la storia di un determinato robot di nome WALLE. Dopo aver trascorso centinaia di anni solitari facendo ciò per cui era stato costruito – ripulire il pianeta - WALLE (che sta per Waste Allocation Load Lifter EarthClass - Sollevatore terrestre di carichi di rifiuti) trova un nuovo scopo nella sua vita (oltre a collezionare cianfrusaglie) quando incontra un affusolato robot ricognitore di nome EVE. WALLE ed EVE viaggiano attraverso la galassia, dando vita ad una delle avventure comiche, fantasiose ed emozionanti

A cura di: Dayana Lanari e Mattia Gozzini 4°B


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L’ISOLA CHE NON C’E’ Questo è uno spazio dedicato ai libri ma non volevo che fosse una qualsiasi banale rubrica, recensendo un libro e parlando della sua trama,volevo scrivere di qualcosa di meno banale o scontato… quindi come primo articolo volevo scrivere di un racconto che tutti conosciamo che narra di una storia che resta eterna e indelebile nel tempo:Peter Pan. Sappiamo tutti di cosa parla questa storia, di un ragazzo che aveva paura di crescere e voleva restare bambino in eterno difendendo la sua isola dai pirati che la assediavano con l’aiuto dei bambini sperduti che vivevano con lui, in armonia con tutto e con tutti… La storia ha inizio quando Peter inseguendo la sua ombra arriva ad una casa londinese dove vivono tre fratelli Wendy Gianni e Michele…con l’aiuto della polvere magica di Campanellino Peter conduce i suoi nuovi amici all’isola che non

c’è…Seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino… ma quello di cui volevo parlare è il significato più profondo che questo libro secondo me contiene, come prima cosa la paura di crescere che credo tutti possiedano radicata in all’interno del nostro essere… in fondo a chi non piacerebbe passare tutta la vita come se fosse un gioco nell’eterna serenità e pace interiore in cui ci si sente quando si è bambini… Naturalmente anche in questo libro come in tutti i libri di favole vige l’eterna lotta tra il bene e il male, in questo caso la lotta tra il nostro eroe dal cappello verde e il suo eterno nemico capitan Uncino… Come secondo aspetto il rapporto che c’è sempre stato tra Peter pan e Campanellino la fatina che lo sostiene sempre nelle sue mille avventure… Peter la considera, se così possiamo definirla,il suo braccio desto ma per la fatina lui è molto di più che un amico infatti “muore” di gelosia quando lo vede passare tutto il suo tempo ad ascoltare le favole che Wendy raccontava ai bambini sperduti… ma se pure il suo

cuore è distrutto continua ad aiutare il suo unico grande amore… La frase che più fa capire i suoi sentimenti e che più mi ha colpito in questo libro sono queste: Sai quel luogo Tra il sonno e la Veglia, dove ti ricordi ancora Che stavi sognando? Quello è il luogo dove Io Ti Amerò per sempre… Campanellino continua ad amare Peter in quel luogo dove solo lei e lui esistono, dove non esiste ne il tempo ne lo spazio dove lei vive il suo sogno eterno anche se sa che prima o poi dovrà svegliarsi e tutto dovrà tornare alla realtà…quindi non chiamate amico chi in realtà vorreste come vostro grande amore…(dai Eli questo è dedicato a te, Moky io e te x smp) MartaBertussi


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Uno stile di vita: le Gothic Lolita Con questo vorrei proporvi una cosa nuova, uno squarcio di vita sulla popolazione giapponese, soprattutto sui giovani, brevi informazioni Iniziamo con una particolare stile di vita: (come già scritto nel titolo) le Gothic Lolita. Bene, si tratta prevalentemente di ragazze, che prediligono un particolare stile di abbigliamento, quello vittoriano e edoardiano, cercando di imitare nel frattempo delle bambole di porcellana. (in poche parole quello tutto pieno di pizzi e merletti, con gonne medio/ lunghe molto ampie...) Questo abbigliamento è una sottocategoria della moda Lolita, che si divide a sua volta, oltre che al GothLoli, in Classic Lolita, in cui si prediligono le stampe floreali vengono usati più colori ed è considerato più maturo, e in Sweet Lolita, con uso di colori pastello e stampe più infantili. Il GothLoli nasce prevalentemente nel 1998 ca a Tokyo, ma ultimamente si sta diffondendo, sempre con molta lentezza (--_--“), in altre parti del mondo. Uno degli esponenti più importanti in questo campo, è l’ex leader e chitarrista del gruppo musicale giapponese Malice Mizer, che nel 1999 ha creato una casa di moda, la Moi-même-Moitié, che ha create altre due categorie di GothLoli, Elegant Gothic

biondi i più comuni. Le borse possono essere a forma di valigetta, di bara, di pipistrello, e spesso le GothLoli vengono accompagnate da peluche o bambole, magari abbigliate nel loro stesso stile. Il trucco è molto scuro e delineato, rispetto al lolita tradizionale, di solito nero o comunque colori molto scuri, abbinato spesso ad un rossetto di colore rosso vivo. Lolita (EGL), e Elegant Gothic Aristocrat (EGA) Lo Stile Il Gothic Lolita predilige due colori fondamentali, il bianco e il nero. Molto spesso vedendo le immagini di queste ragazze, si notano ad esempio abiti neri con merletti, fiocchi e nastri bianchi, ma anche viceversa. Le gonne, parte fondamentale dell’abito, arrivano ad altezza ginocchio, e a volte possono essere portate sopra sottovesti o crinolina, per aumentare il volume del tessuto. Molto popolari, sono anche calze sotto o sopra il ginocchio e collant, sempre bianchi o neri. Scarpe solitamente in stile infanzia, e camice con maniche a sbuffo, colletti alti, ricami e merletti. Delle volte questi abiti vengono accompagnati da piccoli cilindri, ombrelli parasole e cuffiette in stile neonato. I capelli sono spesso arricciati, e non e indifferente l’uso di parrucche, per enfatizzare lo stile bambola di porcellana, neri e

Per oggi è tutto, e se il prof me lo permetterà, continuerò con queste piccole informazioni sullo stile di vita giapponese... Spero vi abbia incuriosito un po’, in modo da informarvi anche voi, e magari scegliere questo stile!! ^_^ Sayonara!! Aly


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Egregio Sig. Direttore, Siamo un gruppo di ragazzi, in gran parte minorenni, che vuole denunciare un fatto accaduto l'8 settembre scorso, verso le ore 18, nel centro della nostra città. Eravamo tranquillamente seduti (e non sdraiati!) sui gradoni di pietra posizionati a fianco all'Oviesse in via Giuseppe Verdi, chiusa al traffico a causa dei lavori per la costruzione della metropolitana, a parlare tra di noi, senza dar fastidio ai passanti né ostruendo il passaggio alle poche persone che la frequentano; quando una pattuglia della polizia locale, formata da più di tre agenti, ci ha obbligati a mostrare i documenti minacciando di inviare alle rispettive famiglie un “pesante verbale”, come definito da loro, con probabile multa. Le forze dell'ordine, sfruttando la nostra ignoranza nel campo, hanno giustificato la loro azione citando un'ipotetica legge che viene applicata solamente nei parchi di un'altra città esclusivamente dopo le ore 23, inoltre un agente ci ha consigliato di trovarci un posto di ritrovo fuori dal centro, forse discriminandoci per il nostro abbigliamento (costituito prevalentemente da abiti neri), accomunandoci ad altri gruppi che frequentano il centro creando disagi e disturbando la quiete pubblica. Riflettendo sull'affermazione dell'agente, secondo la quale ci è vietato sederci in più di

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tre in un luogo pubblico come il centro perché causeremmo disturbo, ci siamo chiesti: 1. Provenendo da zone della città differenti, perché ci è preclusa la libertà di trovarci in centro, essendo il luogo di ritrovo ideale per incontrarci? 2. Esistono strutture all'aperto dove i giovani possano sentirsi sicuri? Un chiaro esempio: il parchetto accanto al liceo Arnaldo. Da anni tutti sanno delle attività illegali che avvengono in quella zona anche in pieno giorno, ma a quanto pare nessuno prende provvedimenti. Svariate volte abbiamo provato a rifugiarci in quel luogo, essendo indesiderati altrove, per “cambiare zona”, come ci ha consigliato l'agente, ma siamo stati più volte minacciati verbalmente ed una volta abbiamo pure rischiato la vita a causa dei tossici che frequentano la zona giorno e notte. Senza parlare del parco Gallo, dove non è difficile trovare

siringhe usate nell'erba. Viene a questo punto da chiedersi, dove sono le forze dell'ordine quando servono? Perché se la prendono con un gruppo di ragazzi che non stavano facendo nulla quando a pochi passi da loro, sempre sugli stessi gradini, c'erano tre ubriachi addormentati a cui la polizia ha solamente fatto cenno di spostarsi? Se questa è l'idea di sicurezza in città, c'è da preoccuparsi, se sicurezza significa prendersela con dei semplici cittadini adolescenti che non hanno fatto niente di grave e lasciare che criminali e tossici agiscano come vogliono, allora la situazione a Brescia è veramente grave. Le forze dell'ordine dovrebbero darsi da fare per liberare una volta per tutte i parchi e le zone ricreative in città, prima di pretendere che i giovani, a quanto pare indesiderati, ci vadano senza rischiare la vita. Distinti saluti, Un gruppo di ragazzi allibiti


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E' un appuntamento imperdibile per gli appassionati del fumetto, ma in generale per coloro che hanno vissuto gli anni importanti della crescita italiana tra il 1970 e il 1980. Stiamo parlando dell'omaggio meritatissimo che Milano fa a Guido Crepax il creatore del fumetto Valentina. Capelli a caschetto, b e l le zza eterea, sguardo malizioso, giovane emancipata sempre pronta a vivere nuove esperienze e sperimentare nuove emozioni. Non era un personaggio reale ma una donna “fatta” di china nera tratteggiata in un foglio bianco. Eppure così vera, quasi viva da coinvolgere i suoi lettori. Sì, Valentina era più vera di tanti altri personaggi della fantasia perché il suo essere e spesso il suo ego erano uno splendido rias-

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sunto di un'Italia che cresceva, che cambiava che voleva sperimentare, e con essa i suoi cittadini, le sue donne. Emancipata, bella, sfacciata, conturbante. Valentina usciva così dalla matita di Guido Crepax, che ci ha lasciati cinque anni fa, quasi come a chiudere, anche lui, simbolicamente un epoca. E così per tutti gli appassionati e i nostalgici del grande personaggio a Milano si è inaugurata una mostra alla Triennale Bovisa dal titolo “Valentina, la forma del tempo”.

Aperto fino al 1° febbraio prossimo, l'evento vuole ripercorre la storia della società italiana degli ultimi quarant'anni visti e interpretati dal personaggio “Valentina”. Nella mostra non ci saranno, quindi, solo le tavole pubblicate del maestro Crepax ma anche i materiali utilizzati dal disegnatore e i luoghi dove i suoi personaggi sono nati, con la ricostruzione originale del suo studio. Organizzata come la piantina di una casa l'esposizione si snoda in nove stanze, dove le opere si alternano con oggetti reali. Ogni stanza rappresenta un modo specifico di intendere e vivere il tempo. Il percorso vuole portare il visitatore, così, a scoprire i dettagli di una vita, quella di Crepax, dedicata al disegno e all'arte. E poi, per i fans del personaggio, c'è il piacere del reincontro con Valentina, con i suoi sguardi, le sue forme, la sua vita fatta di provocazione e conquiste, di sperimentazione e di passione, un po' come la nostra Italia in quegli anni, con tante esperienze che l'hanno fatta crescere.


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Arriva il video-dizionario Si chiama Wordia ed è un vocabolario un po’ video e un po’ vecchio stile, aperto al contributo degli utenti

«Pensa a un termine che per te ha un significato particolare, prova a descriverne il senso e poi realizza un video, spiegando l’accezione di quella parola»: questo è l’appello del sito di Wordia, un progetto aperto e dal basso di ridefinizione del linguaggio, con l’obiettivo dare alla lingua inglese (per il momento) una vitalità che non potrebbe essere chiusa in un tradizionale dizionario. WORDIA - Addio al vecchio dizionario cartaceo dunque e addio anche al vocabolario solo testuale: l’ultima frontiera del glossario è multimediale e, come si usa ormai dire, user generated (generato dagli utenti). Si chiama «Wordia» ed è un progetto lanciato in Inghilterra dal produttore Edward Baker e da Michael Birch, fondatore del social network.

DIZIONARIO MULTIMEDIALE - Birch si dice poco soddisfatto dai normali dizionari cartacei, di qui l'idea di aggiornarli e completarli con un video online. Ciascun utente può caricare la video-definizione che vuole, è sufficiente condividere il filmato su YouTube e l’unica condizione è l’approvazione finale da parte della redazione, che si riserva un ruolo di filtro. Ce ne sono di divertenti e di stravaganti ed accanto ad ogni video è riportata anche la definizione testuale di Harper&Collins. LA PRESENTAZIONE – Il debutto ufficiale di Wordia è stato suggestivo e fortemente simbolico: in quella che fu la casa del dottore Samuel Johnson, fondatore del primo dizionario della lingua inglese (e pioniere in molte pubblicazioni), Wordia è stato presentato al pubblico con un archivio già molto ricco di 76 mila parole e 120 mila definizioni, compresi una serie di videodefinzioni realizzate tra la gente da Edward Baker in occasione del Festival di Edimburgo.

UN LONGINES IN ORO, FU DONATO AL FISICO DAL RABBINO EDGAR MAGNIN

L 'o r o l o gi o di Albert Einstein L’orologio da polso del padre della teoria della relatività Albert Einstein andrà all’asta il prossimo 16 ottobre a New York: lo annuncia la casa d’aste di Ginevra, Antiquorum. Il prezzo dell’orologio, un comune Longines in oro giallo 14 carati, dovrebbe raggiungere i 20mila-30mila dollari (14mila -21mila euro), secondo Antiquorum. Il lotto è accompagnato da alcune foto del fisico tedesco. LA STORIA - «Non è un orologio con molte cose complicate - ha dichiarato all’agenzia di stampa Afp, Julien Schaerer, esperto di orologi di Antiquorum -. E’ veramente un oggetto per un tipo di collezionista diverso». Un collezionista che ricerca qualcosa legato a Einstein, ha aggiunto. A donare l’orologio ad Albert Einstein fu il rabbino Edgar Magnin durante un pranzo di gala in onore del celebre scienziato nel 1931 a Los Angeles


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Il premio Strega è uno di più prestigiosi premi letterari del nostro Paese. In biblioteca è in corso una promozione dei libri che hanno vinto questo concorso. Qui vi spieghiamo la sua storia.

ra.Giordano è stato scelto anche dalla giovane giuria che è stata coinvolta nella novità di questa edizione: "Un anno stregato". Progetto che è nato con l’obiettivo di promuovere la narrativa italiana contemporanea tra i lettori più giovani di 16 scuole superiori romane.

***** Paolo Giordano vince il premio Strega 2008 Paolo Giordano, autore de La solitudine dei numeri primi, ha vinto la 62ma edizione del premio Strega, ottenendo 163 voti. L'opera nella prima votazione aveva ottenuto il maggior numero di preferenze, seguita a breve distanza da Napoli Ferrovia di Ermanno Rea, che ha ottenuto poi 118 voti. Nella cinquina dei finalisti anche Non avevo capito niente di Diego De Silva, L'illusione del bene di Cristina Comencini e Le seduzioni dell'inverno di Lidia Rave-

Storia Strega, non è solo da decenni sinonimo di prodotti di qualità, ma dal 1947, è il nome del più importante premio letterario italiano, scenario prestigioso della storia della nostra cultura. La famiglia Alberti da anni seguecon dedizione e appoggia gli Amici della Domenica,

con cui organizza il Premio fin dalla sua fondazione dimostrando così di essere l'azienda italiana più sensibile e attenta alle tematiche culturali.C'è una bellissima storia d'amicizia, alle radici del premio Strega, che vede coinvolti gli Alberti fin dall'inizio, nella persona di Guido Alberti, industriale con la passione per la recitazione e buon amico dei coniugi Bellonci. Una storia fatta di passione e fede, sentita più che ragionata C'è un forte valore simbolico nell'affermarsi del rito voluto da Guido e da Maria e Goffredo Bellonci, che ai nostri occhi d'oggi sembra girato in un commovente “bianco e nero” alla De Sica: quel ritrovarsi era l'affermazione del valore insostituibile della letteratura come solidarietà e contributo alla ricostruzione di una società civile degna di questo nome. Gli ´Amici della domenica', così

anno

autore

titolo

editrice

2002

Margaret Mazzantini

Non ti muovere

Mondadori

2003

Melania G. Mazzucco

Vita

Rizzoli

2004

Ugo Riccarelli

Il dolore perfetto

Mondadori

2005

Maurizio Maggiani

Il viaggiatore notturno

Feltrinelli

2006

Sandro Veronesi

Caos calmo

Bompiani

2007

Niccolò Ammaniti

Come Dio comanda

Mondadori

2008

Paolo Giordano

La solitudine dei numeri primi

Mondadori


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sono chiamati i votanti che ogni anno si radunano a casa Bellonci per decidere a chi assegnare il premio (tra i primi, De Filippo, Pasolini, Moravia, Guttuso, Bontempelli, Piovene, Savinio) ,´avevano l'aria di ragazzi anche se ragazzi non erano' Gli ´Amici della domenica' crebbero rapidamente di numero: erano 155 nel 1946 fino a divenire più di 400 e ritrarne motivi di orgoglio. II premio fu annunciato il 16 febbraio 1947, quattordici furono i titoli ammessi a concorrere, e Flaiano con Tempo di uccidere il primo vincitore…..e subito fu un successo." Poi i premi si susseguirono dal dopoguerra fino ad oggi con la partecipazione di tutti i maggiori autori italiani del secondo novecento tra l’altro si ricordano Moravia, Eco, la Morante, Pavese, Gadda, Palazzeschi, Silone, solo per citare i

Progetto Tutoring 2008 – 2009: avvio imminente! Aspiranti Allievi e Tutor possono chiedere informazioni o fornire la loro adesione rivolgendosi alla Prof.ssa Giovanna Cotroneo o al Professor Claudio Loda

più noti.

AUGURA A STUDENTI DOCENTI PERSONALE ATA DIRIGENZA GENITORI UN SERENO ANNO SCOLASTICO

Ottobre 2008  

Anno 17 n.1