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Luca Scarabelli

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Alcune Correzioni su Luca Scarabelli Alessandro Castiglioni Invernale Un inverno particolarmente rigido, questo. Passeggiando per il Parco del Valentino, a Torino, il laghetto è ghiacciato e mi torna alla memoria Invernale di Guido Gozzano. La scena, ambientata sulla superficie gelata, un “patinoire” del parco torinese, vede il poeta danzare sul ghiaccio con la propria amata, ma il suono dell’incrinarsi minaccioso del piano fa scappare la folla, scrittore compreso. L’unica, sola, che continuare a pattinare è la fidanzata di Gozzano la quale, infine gli sussurra una sola parola: “vile”. È questa “viltà” al centro della ricerca di Luca Scarabelli. L’incertezza, la paura di non farcela, di non riuscirci. Gli oggetti che interessano all’artista sono semplici, quotidiani, a volte banali, come la pista di pattinaggio del Valentino. In questo modo l’artista si concentra sul problema dell’arte come linguaggio, coniugando all’interno delle proprie opere aspetti di carattere concettuale con questioni di ordine più intimo e biografico. Un'oggettualità spoglia che è alla radice di un dispositivo narrativo che, raccontando le qualità più profonde dell’identità dell’artista, la sua disillusione, il desiderio, il fallimento, la delusione, riflette d’altra parte sulla consistenza estetica del proprio discorso.

in profondità dell’opera di Scarabelli. La stasi inafferrabile e quel luogo mai raggiunto, lì dove mai prima. Il forse nulla più, il tono fioco e sempre lì dove mai prima. Le Correzioni Infine ci sono le cose in cui inciampiamo, quelle che guardiamo tutti i giorni, che siamo costretti a osservare, o quelle che dimentichiamo, e che nascondono un segreto. Il problema è scovare questo segreto: esso risiede forse nella nostra capacità di vedere, o negli oggetti stessi che soffocano, celano, cioè non lasciano vedere. Il nero è il colore di questa criptazione ma anche della viltà, della stasi, del lì dove mai prima e, in definitiva, il cuore del progetto Excuse my dust. Di fatto, però, restano ancora le cose. È qui che mi sembra quasi, come il tragico controllo delle delle lampadine di Alfred Lambert ne Le Correzioni di Franzen, che Scarabelli abbia l’ambizione di ridisegnare, correggere appunto, il senso, il piccolo uso, della nostra quotidianità. Ma questa correzione non è possibile, e tragica la sua sovrapposizione al reale. È per questo che infine Scarabelli copre tutto con un pulviscolo nero, opposto ma uguale alla neve che cade lieve su tutto l’universo¹, uguale al fronte freddo autunnale che arriva rabbioso dalla prateria², uguale al gelo del Valentino.

Fremiti Fermi “E via di seguito prima di una nuova stasi quando alle sue orecchie dall’intimo oh come sarebbe e qui una parola che non riuscì ad afferrare finire lì dove mai prima. Poi una pausa da più o meno lunga a talmente lunga che forse nulla più e poi di nuovo con tono fioco dall’intimo oh come sarebbe e qui di nuovo la parola persa finire lì dove mai prima”. Scrive Beckett in Stirrings Still (1988). Mi pare interessante come questo breve frammento parli

1

: I Morti,

James Joyce. 2

: Le Correzioni,

Jonathan Franzen.

Vorrei realizzare un solo lavoro, e finire la storia lì. Ma è troppo tardi. Luca Scarabelli


Luca Scarabelli Excuse my dust a cura di Alessandro Castiglioni 22 Marzo - 13 Aprile 2012 SRISA Gallery of Contemporary Art Via San Gallo 53r, Firenze www.santareparata.org Santa Reparata International School of Art

Thanks to: Rebecca, Alessandro, Margaretha.

Graphics: Mattia Fontanella.

www.lucascarabelli.it



Excuse my dust