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LUMSA

NEWS IL PERIODICO

Libera Università Maria Ss. Assunta - Ordine dei giornalisti del Lazio Periodico del MASter in giOrnALiSMO n. 43/6 - 15 giugno 2014

Piange

il telefono

Gli operatori dei call center si ribellano Lavoro "da schiavi" e salari di fame Ecco chi sono e perché protestano

A

di Flavia Testorio

uricolare all’orecchio e il telefono che squilla ininterrottamente. Comincia così la stressante giornata di un operatore nei call center italiani. Una classe di lavoratori sfruttati per 600 o mille euro al mese che, pur di avere un impiego, hanno firmato un contratto a tempo indeterminato ma partime. Alle prese con la fretta, i “non mi interessa” e “non ho tempo” dei clienti, sono i senza volto, la voce dall’altra parte della cornetta del telefono. E, al contrario di ciò che si tende a pensare, quello nel call center non è solo un “lavoretto” per studenti e neolaureati. Gli occupati, infatti, hanno in media 35-40 anni e spesso sono sposati e con una famiglia a carico. Quello che aveva tutta l’aria di essere un impiego secondario, in attesa di un'occupazione, è diventato col tempo l'unica fonte di reddito per molti. Altri servizi a pagg.6 e 7

I ro mani s i d ifend on o d ai furti: gu ard ie a rmate e telec ame re Pag. 3

Centralinisti a rischio “Le aziende delocalizzano all’estero”

La delocalizzazione all’estero di attività di call center sta mettendo a rischio migliaia di operatori che oggi lavorano in Italia. Le stime ufficiali parlano di 80mila addetti, ma secondo Michele Azzola (segretario nazionale della Slc-Cgil), in un’intervista a La Stampa: “È molto probabile che siano di più, considerando che in totale le aziende sono 2.270 e soltanto le prime sei contano 30mila dipendenti”. A bloccare il fenomeno di trasferimento all’estero delle aziende esiste l'articolo 24 bis del Decreto Sviluppo 83/2012, ma viene completamente ignorato dagli imprenditori.

L' Estate Romana 2014 all'insegna di tagli e cancellazioni Pagg. 4 e 5

Mondiali in Brasile L’Italia sogna dopo il 2-1 all’Inghilterra Pag. 8


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Fioriscono corsi e casting. Ma la truffa è dietro l’angolo

Attori non

si nasce In questo mestiere non esiste l’improvvisazione, la formazione è fondamentale di Flavia Testorio

recitazione con attori famosi, stage al fianco di celeberrimi registi e partecipazione a casting esclusivi; Attori non si nasce, ci si diventa! ma in sostanza fa tutto parte della Poco importa quale sia la predilegrande macchina della fabbrica zione (tra il teatro e il cinema), per delle illusioni. Ma il giro degli ingli aspiranti Marcello Mastroianni ganni non si ferma solo alla o le ambiziose Monica Vitti la formazione. Esistono infatti formazione è fondamentale. La decine e decine di casting falsi Capitale, con il suo fiorire di che popolano le pagine di anscuole di recitazione, offre nunci sul web. Con la dicitura molte possibilità ma ben pochi “casting-aperto” gli organizzasbocchi lavorativi. Infatti, al tori riescono ad attirare l’attenfianco delle più note scuole zione di decine di ballerine, come l’Accademia d’arte dramattori, showman e vallette per matica Silvio D’amico o il Cenfare finti provini ed ottenere tro Sperimentale di soldi per i book fotografici e cinematografia, esiste un nul’adesione all’agenzia. Gli mero illimitato di scuole e acagenti che organizzano questi cademie amatoriali che casting sono, infatti, dei veri e promettono (e non mantenpropri truffatori, spesso ben gono) di varcare le porte dello noti all’Unione Nazionale Consfavillante mondo dello spettasumatori. La strategia utilizcolo. Ma “una volta fuori dalle di Nicola Maria Stacchietti zata è sempre la stessa: farsi scuole sei semplicemente un numero che cerca casting e Probabilmente frequentare una scuola di recitazione d'eccellenza non garantisce successo pagare fior fiori di euro per inagenzie per lavorare” spiega nel mondo del teatro, è il sentiment comune. E allora perché dover impegnare anima e serire nei propri data-base corpo, ma anche risorse economiche in un percorso tanto difficile e incerto? book fotografici e curriculum, Francesca Rossi (nome di fanNessuno è capace di rispondere a questa domanda come un ex-studente della “Silvio farsi pagare le spese di iscritasia), giovane aspirante attrice d’Amico” di Roma: "In accademia ho trovato stima da parte degli insegnanti e dei miei romana. “Le scuole che ho fre- colleghi", spiega Andrea Sorrentino, diplomato attore nel 2011. Andrea proviene da una zione all’agenzia e promettere quentato io sono state abba- realtà cittadina che non gli aveva permesso di identificarsi nel ruolo di attore come un ingaggio facile e sicuro. La stanza serie – ha proseguito avrebbe voluto: l'accademia gli ha dato la possibilità di mettersi in mostra tanto che chiamata di lavoro, ovviamente Francesca - ma sicuramente "uscito dalla scuola, molte cose che ho fatto sono partite proprio da lì", continua. Colla- non arriverà mai. Insomma, per nessuna delle due ha dato pos- borazioni con Andrea Battistini, tournèe con Luca Ronconi, e la formazione di una com- essere un attore di successo sibilità di lavoro concrete". E lo pagnia teatrale con gli ex-colleghi di corso, la "Borgobonò", con la quale va in scena a non basterà certo la preparastesso vale anche, e soprattutto, Cernusco sul Naviglio dal 22 giugno con "In ogni caso nessun rimorso". E, scorrendo zione delle grandi scuola di reper le accademie “fantasma”, gli archivi degli ex-studenti "Silvio d'Amico", troviamo storie simili per molti di loro, citazione, serie e prestigiose, quasi tutti comunque ancora impegnati nel campo dell'arte drammatica. Anche Massimo ma le piccole accortezze – che se non sono “tarocche”, non Odierna, diplomato nel 2010, ha speso parole di apprezzamento per l'esperienza in accahanno certo il prestigio delle demia: "Mi ha formato a 360 gradi. Ma l'accademia mi ha dato di più: grazie alle colla- come non fidarsi di chiunque concorrenti più storiche. L’atte- borazioni attivate attraverso di essa, con alcuni colleghi, abbiamo fondato una compagnia offra un posto di lavoro certo stato di frequenza che viene teatrale, “Bluteatro”, che mette in scena ‘Verso l'Occidente l'Impero dirige il suo corso’, eviteranno quanto meno di venir truffati. consegnato a fine corso è, in- al teatro Bellini di Napoli". somma, un pezzo di carta inutile a meno che non si conosca qualcuno pronto a raccomandarti. “Diciamo che se non hai conoscenze è difficile inserirti nel mondo reale dei casting” ha confermato Francesca.

Eppure ad accontentarsi di questi corsi fai-da-te sono in molti, sperando forse che non sia l’ennesima truffa. D’altronde l’offerta formativa fa invidia alle accademie teatrali più prestigiose: corsi di

VOCI DAL TEATRO

DIVENTARE ARTISTI GRAZIE ALLE SCUOLE DI RECITAZIONE


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Boom di furti in appartamento. Gli inquilini si attrezzano

NUOVO SALARIO Aumentano le rapine e monta la rabbia "Nessuno ci aiuta" di Raffaele Sardella

Lacasa videosorvegliata di Nino Fazio

I

furti in appartamento, in costante ascesa, e gli atti vandalici rappresentano sempre di più un serio pericolo per la sicurezza dei cittadini romani. Secondo gli ultimi dati del Dipartimento della Pubblica sicurezza, i furti nelle abitazioni romane in quattro anni hanno avuto un’impennata del 17%, passando da 7.875 a 9.455. Tra le zone più bersagliate Balduina, Parioli, San Lorenzo e Flaminio. Il fenomeno dei furti in casa – in ascesa in tutto il centro-nord, +69% dal 2009 al 2013 – riguarda, però, anche le zone periferiche della capitale. Lo sa bene la contessa Carla Bonardi Powell, vittima nelle scorse settimane di un furto milio-

www.lumsanews.it Borgo Sant’Angelo 13 00193 Roma tel. 0668422261 Direttoreresponsabile Cesare Protettì Tutorsenior Guido Alferj Tutor Nicole Di Teodoro Monia Nicoletti Emanuela Pendola Michele Farro Paolo Ribichini (resp. impaginazione)

Neicondomini romani oraarrivano anche leguardieprivate

nario nella splendida villa di Palombara Sabina, nel nord-est della capitale. L’ex modella – moglie del diplomatico inglese Charles Powell, ex consigliere di Margaret Thatcher – è stata minacciata con le armi da un commando di banditi armati che, dopo aver messo fuori gioco un dipendente, l’ha malmenata. Se la prognosi contempla delle ecchimosi e qualche costola incrinata, sono i gioielli il vero cruccio Redazione della contessa. PreAlessandra Aurilia Emanuele Bianchi ziosi per oltre un miCesare Bifulco lione di euro che – Anna Bigano come ha rivelato al Domenico Cappelleri Federico Capurso quotidiano “La ReValerio Dardanelli pubblica” – rappreSamantha De Martin Carlotta Dessì sentavano una parte Mario Di Ciommo della sua vita. ImmeStefania Fava diata la telefonata di Antonino Fazio Stelio Fergola solidarietà dell’ex Alberto Gentile premier britannico, Cecilia Greco Tony Blair, che le ha Giulia Lucchini Elisa Mariella consigliato “l’assunMaria Lucia Panucci zione” di un cane Renato Paone belga specializzato Silvia Renda Roberto Maria Rotunno nella guardia delle Raffaele Sardella abitazioni. Corinna Spirito Una soluzione che Nicola Stacchietti Federica Tagliavia non si allontana Alessandro Testa molto da quella di Flavia Testorio

comuni cittadini, sempre più insicuri tra le mura domestiche. Sono sempre di più, infatti, i condomìni romani che si affidano a servizi di vigilanza privata. Professionisti che, con tanto di cani, presidiano l’entrata dei palazzi e scortano gli abitanti che entrano ed escono dal portone nelle ore più buie: è la soluzione adottata da 96 famiglie di via Comano, nel quartiere Nuovo Salario, ma al vaglio degli abitanti di altri quartieri della città, dai Parioli a Fleming o Vigna Clara. E in zona Ponte Milvio c’è chi sta già predisponendo un sistema di videosorveglianza interna collegato con un istituto di vigilanza, pronto a intervenire in caso di pericolo. La spesa per il condominio è di 90 euro al mese, un extra che i residenti pagano volentieri per la loro incolumità. La soluzione strutturale, però, dovrebbe arrivare dall’amministrazione, cui spetta la tutela e il decoro del territorio urbano. Molte zone versano nel degrado e si prestano bene a bivacco per balordi e malviventi. Una “bonifica” analoga a quella che, anni addietro, interessò la microzona Flaminio: erbacce e canneti – veri e propri accampamenti per sbandati – vennero estirpati lungo gli argini del Tevere. Le ripercussioni sulla sicurezza non si fecero attendere ma l’esperimento restò tale. I governi centrali, ossessionati dall’esigenza della Spending review, continuano inoltre a tagliare le spese per la sicurezza: mezzi e uomini in meno che rendono ancora più difficoltosa la garanzia dell’incolumità dei cittadini e la caccia ai rapinatori. Così il desiderio della contessa Powell di “avere qualche aggancio con la malavita di Roma per vedere se riesco a ritrovare i miei gioielli”, forse, cela qualcosa di più di una mera provocazione.

Crescono i furti negli appartamenti nel quartiere Nuovo Salario, i residenti esasperati cercano colpevoli mentre restano inascoltate le richieste di aiuto alle istituzioni. I condomini si stanno organizzando: bisogna garantire la sicurezza degli appartamenti, ma senza spendere troppo. È facile, dai palazzi di via Comano che affacciano nella direzione della stazione di Nuovo Salario, scorgere dei falò tra le vaste zone di verde a monte dei binari. Si tratta di bivacchi improvvisati dalle decine di Rom che popolano le aree di verde incolto che costeggiano la ferrovia. I cittadini vivono questa presenza con preoccupazione tanto che, nella percezione comune, sono proprio i nomadi i principali responsabili dei tanti furti in appartamento che si verificano nella zona. Accade spesso che nella zona i portieri siano chiamati a presidiare anche di notte le palazzine, chiamati a ricoprire un ruolo che è sempre più simile a quello del sorvegliante. A “Parco dei Pini”, complesso residenziale circondato da una lunga recinzione in cemento che affaccia in Piazza Minucciano, alcune settimane fa è stato scoperto e rimosso un ricovero in legno mimetizzato tra le folte siepi del giardino, per alcuni un vero e proprio osservatorio da cui scrutare gli appartamenti. Assumere un vigilante che presidi il complesso 24 ore su 24 sarebbe troppo costoso, racconta l’amministratore del complesso, che precisa che per sole sei ore al giorno i costi arriverebbero quasi a 60mila euro annui. Una soluzione che si sta valutando è invece quella di condividere con altri condomini le spese per dei sorveglianti che facciano due giri di controllo giornalieri. Un’altra soluzione sempre più gettonata sono le telecamere, per le quali alcune agenzie di sorveglianza propongono degli “abbonamenti” con delle sale di controllo che supervisionano in remoto e attivano, in caso di necessità, l’intervento delle forze dell’ordine. La domanda di sicurezza aumenta, così come la consapevolezza di doversi organizzare in maniera spontanea, ma sempre cercando di fare economia.


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Roma

estate

una povera

Tra tagli e polemiche ecco gli eventi dei tre mesi “caldi” di Federica Tagliavia

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a crisi continua a mordere e le casse comunali sono sempre più vuote. Il Campidoglio di conseguenza ha tagliato drasticamente i fondi destinati a festival e manifestazioni per l’Estate romana. Gli spettacoli e il mondo della cultura nella capitale generano un giro di soldi quantificabile in oltre sette punti percentuali del Prodotto interno lordo. Quello della cultura è un settore redditizio ma anche estremamente dispendioso. I finanziamenti del Campidoglio destinati a festival ed eventi culturali sono stati infatti decurtati del 50%. Sulle graduatorie pubblicate la settimana scorsa si nota come ai Festival della letteratura da viaggio,

Invito alla Danza e il Fantafestival siano stati tolti circa 30mila euro di fondi sugli 80mila della stagione 2013. L’iniziativa “Le Voci del bosco” prima otteneva 65mila euro, adesso circa 35mila e “San Basilio live” passa da 52mila a poco più di 28mila euro. Anche un’istituzione storica come l’Accademia di Santa Cecilia ha subito una decurtazione pesante: riceverà appena 2milioni di euro al posto dei 4,4 della passata stagione. Con la stagione estiva si accendono anche i contrasti legati alla concessione degli spazi da utilizzare per gli eventi culturali. Il Consiglio del I Municipio, a seguito delle proteste di numerosi residenti, ha presentato una mozione, approvata all’unanimità il 9 aprile scorso, che vorrebbe

escludere alcuni luoghi di maggiore prestigio dalle date in programma per gli eventi dell’estate romana. L’intenzione è quella di vietare manifestazioni destinate al grande pubblico nei giardini storici. In passato infatti sono sorti parecchi malumori fra i cittadini per via dell’impatto acustico e ambientale che le feste hanno sulle zone abitate e sui luoghi di rilevo archeologico. Tra le firmatarie della mozione Nathalie Naim, capogruppo della lista civica Marino Municipio I, che chiede di cancellare dalla mappa degli eventi il Parco del Celio, Villa Celimontana, e il Parco di San Sebastiano. Il Consiglio del I Municipio, sintetizzando anni di proteste, ha posto parere negativo anche su altre location destinate all’Estate romana: sul

Parco degli Aranci, considerato giardino storico di grande pregio, sull’isola Tiberina vista la presenza dell’ospedale Fatebenefratelli dove è stato chiesto che sia mantenuto solo il cinema, escludendo tutte le altre attività che ogni estate provocano disagio. La mozione del I Municipio denuncia la perdita della vocazione culturale per la maggior parte degli eventi dell’estate romana, ritenuti ormai sola occasione per serate chiassose. Parere favorevole invece su Villa Sciarra per il teatro, sul Parco degli Scipioni per le attività dei ragazzi, sulla Casa del jazz per la musica, piazza Vittorio per il cinema e Ponte della musica per concerti e spettacoli. I rappresentanti del municipio auspicano che il Teatro Marcello

IFILMDIPIAZZAVITTORIO

Molte manifestazioni cancellate. Ma ancora si balla di Giulia Lucchini Quest’anno l’Estate Romana è sotto la scure dei tagli e purtroppo molte manifestazioni della rassegna sono state cancellate. A cominciare dallo storico appuntamento Notti di cinema a Piazza Vittorio, che animava le serate romane con il cinema sotto le stelle. “Il Comune ci ha dimezzato il finanziamento, da 90mila a 44mila euro, e anche il tutto esaurito ogni sera non sarebbe sufficiente a coprire le spese per l’allestimento delle arene e la spesa per il personale”, ha detto il segretario dell’Agis Lazio Massimo Arcangeli. Sempre sul fronte del cinema è stata cancellata la manifestazione I grandi festival…Cannes, Venezia e Locarno a Roma. E appuntamenti apprezzati come il festival del jazz a Villa Celimontana, il Fontanonestate, la rassegna teatrale della Quercia del Tasso, l’invito alla lettura (e sono solo alcuni) sono stati bocciati dalla gara e esclusi anche dalla possibilità di esistere sul mercato per conto proprio. Insomma una disfatta della cultura tutta targata Ignazio Marino, visto che l’assessore alla cultura Flavia

Barca si è dimessa a fine maggio proprio nel delicato momento della chiusura dei bandi culturali di Roma. Restano per fortuna alcuni eventi musicali a riempire le notti estive dei romani. Si parte con Fiesta, il festival di musica e cultura latino americano che si svolgerà al Parco Rosati (zona Roma Eur) fino al 15 settembre dove sarà possibile ballare a ritmo di reggae, hip hop e salsa e si potrà conoscere la scena musicale cubana, afroamericana e caraibica contemporanea. A Roma nord si rinnova invece l’appuntamento con la grande manifestazione musicale che ogni estate riaccende le luci e i suoni nella romantica cornice del laghetto di Villa Ada. E riparte anche la terza edizione della rassegna dedicata al teatro indipendente: il Roma Fringe Festival, che si svolgerà nel quartiere di San Lorenzo a Villa Mercede e andrà avanti fino al 13 luglio. Infine si svolgerà a Testaccio negli antichi spazi del Campo Boario il festival musicale Eutropia L’Altra Città dove si esibiranno tanti artisti da Vinicio Capossella ai Tiromancino fino a Giuliano Palma e al gruppo salentino dei Sud Sound System.


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Tutti gli appuntamenti: da Mick Jagger al Vintage Village

Si parte con i Rolling Stones di Maria Lucia Panucci

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torni a essere un luogo dove ascoltare solo musica di qualità escludendo dunque la presenza di qualsiasi attività commerciale legata alla manifestazione. La mozione nasce anche a seguito dei numerosi esposti presentati dai cittadini tormentati dall’impatto ambientale e acustico provocato dagli eventi della notte capitolina. A sostenere il documento anche il movimento Italia Nostra che si oppone con forza all’utilizzo di Piazza del Popolo per i concerti rock. I residenti raccontano di un “inferno acustico” e di aree soggette a speculazioni private. Pare infatti che gli assegnatari dei luoghi, dopo aver ottenuto i contributi comunali, subaffittino i giardini a proprietari di discoteche, locali notturni, e ristoranti.

Spazio ad artisti emergenti La selezione musicale della Biliotechina è sempre stata per palati raffinati. Memorabili le session di Quentin Harris, Kenny Carpenter, Tony Humphries, Sauro Cosimetti e Ricky L. Questa stagione le serate del giovedì, ideate dal gruppo Habitat, sono basate su un nuovo progetto artistico che dà spazio a dj producer emergenti, italiani e stranieri. I resident sono i romani Federico Blasi e Randal Boyz. Il 12 giugno in consolle il britannico Don William (Dystopian, Mojuba Records). Il 19 sarà la volta di OWL (Little Hill), dj emergente romano attivo anche sulla scena internazionale. La sera del 26 è prevista l’esclusiva performance live di Bnjmn, giovane dj producer inglese. Gli appuntamenti proseguiranno per tutta la stagione estiva. e.b.

ra festival che si rinnovano e rassegne al loro debutto anche quest’anno l’estate romana non deluderà le aspettative con la musica nel ruolo di prim’attrice. Per gli amanti del rock un appuntamento imperdibile sarà l’arrivo dei Rolling Stones il prossimo 22 giugno. Una sola data italiana e il luogo scelto è di quelli che richiamano folle oceaniche: il Circo Massimo. Sono stati messi a disposizione 70mila biglietti ma la metà è già stata venduta via internet nelle prime ore di apertura delle prevendite. Per gli appassionati del genere la capitale offre due mesi di concerti sotto il cielo stellato dell’Ippodromo di Capannelle con la nuova edizione di “Rock in Roma”, in programma fino al 2 agosto. Quest’anno obiettivo degli organizzatori sarà doppiare le 200mila presenze del 2013. E per farlo ecco scendere in pista, accanto a protagonisti della scena rock internazionale quali i Metallica, Billy Idol e i The Black Keys, anche i big di altri generi come David Guetta o Caparezza. E in 80mila hanno già assistito alla prima volta a Roma dei Queens Of The Stone Age che lo scorso 3 giugno hanno

aperto la VI edizione del festival. Dal 30 giugno fino al 1 agosto l’Auditorium Parco della Musica ospiterà un’intera stagione di concerti con il consueto appuntamento di “Luglio suona bene”. Dal jazz al rock all’elettronica. Il cartellone 2014, che quest’anno festeggia il decimo anniversario, è un viaggio nel tempo ma anche un giro del mondo che tocca Stati Uniti e Inghilterra, patrie del rock e del pop, s’immerge nella musica italiana e sfiora le atmosfere etniche di Cuba e Messico. Ad aprire la kermesse sarà Tom Odell, l’astro nascente del rock britannico, ma si esibiranno anche

Keith Jarret, vera leggenda del pianoforte e vecchie glorie del rockblues come Jeff Beck e Robert Plant. A tenere alta la bandiera della musica italiana grandi nomi come Giorgia, Patty Pravo e Pino Daniele. Il tutto in una cavea allargata per l’occasione: 3079 posti nella platea e un palco completamente al coperto. Dalla musica alla letteratura, dall'arte alla solidarietà. Sono tanti gli eventi in programma per la XII edizione di “Lungo Tevere Roma”. Fiore all'occhiello "Maniphesta RomaBruciAncora", la grande mostra ideata per ricordare, in chiave propulsiva, il famoso incendio del 64 d. C., attribuito a Nerone. Ma non solo. Tornano il concorso letterario "Poeta Saltimbanco" dedicato alla poesia romanesca e spettacoli teatrali, soprattutto inediti, messi in scena da giovani compagnie della capitale. Anche “Roma Vintage Village” è pronta a spiccare il volo. La VI edizione abbandonerà la storica cornice del parco di San Sebastiano per trasferirsi in quello di Centocelle. Un’oasi in cui da giugno fino a settembre si alternano spettacoli musicali, degustazioni enogastronomiche e percorsi dedicati al benessere. Insomma tutto è pronto nella caput mundi per un’estate all’insegna del divertimento e della cultura.

CLUBERISTORANTI

Roma by night, i migliori party in città di Emanuele Bianchi L’estate della città eterna si presenta con suoni, luci, colori e profumi capaci di rendere uniche e suggestive le feste che la animano. Giovani, meno giovani e turisti sono spesso alla ricerca di location suggestive per ascoltare musica in armonia con gli altri. Immersa nel Parco del Turismo dell' Eur la Bibliotechina è un caffè letterario di giorno, club disco la notte. La zona diurna è particolarmente adatta alle esigenze delle giovani coppie nel contesto del parco Rosati. Di sera la location si trasforma in un club all’aperto con dj set, jam sessions, party esclusivi, mostre, fiere, mercatini e molto altro ancora. Sempre all’Eur sorge Casa Novecento, unita al ristorante 900 lab, punto di riferimento della movida romana. La discoteca sfrutta l'esperienza artistica di Spazio 900 e Room 26, oltre ad una parte della struttura. In Piazzale Guglielmo Marconi tutto è allestito per ospitare migliaia

di giovani amanti della musica dance. All’ombra dello Stadio Olimpico si trova la il Bosco delle Fragole. Discoteca all’aperto frequentata da una clientela multiforme. La struttura è composta da tre ambienti comunicanti con musica house, revival, commerciale. Due le zone “distress” pensate per sorseggiare un drink in tranquillità, lontano dalla musica e dal vortice del divertimento proprio della pista da ballo. La discoteca La Villa sorge sullo sfondo della collina Fleming, per ammirare Roma dall'alto. Scelta in passato da Valentino come show room privato offre uno spazio da ballo con musica diversa nel genere, passando per effetti luci e proiezioni visual sempre suggestive. Os Club è un ristorante alternativo e propone ogni sera uno spettacolo vero e proprio. Giardino con piscina per l'estate, l'Os Club è uno spazio polifunzionale che sorge a due passi dal Colosseo accanto alla incantevole cornice delle Terme di Traiano.


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“Ci trattano come schiavi”, la protesta dei lavoratori di Almaviva

di Stefania Fava

L

a situazione degli operatori dei call center ormai ci offre questo scenario: sindacati in conflitto gli uni contro gli altri, precari in rivolta che rischiano di non essere confermati a fine mese e operatori dei call center che lavorano a progetto e si trovano in una condizione lavorativa al limite dello sfruttamento. Circa dieci giorni fa nelle sedi palermitana di Almaviva Contact, che dà lavoro a 6mila persone e gestisce colossi come Sky, Tim e Eni, la tensione è salita alle stelle: 900 lavoratori hanno organizzato una protesta contro l’atto di conciliazione proposto dall’azienda che prevede la rinuncia a una serie di diritti economici pregressi e la possibilità di intentare causa contro comportamenti passati scorretti come il mobbing. In cambio è stata offerta una paga fissa e la possibilità di nuovi contratti a progetto. I lavoratori hanno così protestato davanti alla sede di via Marcellini dell’Almaviva Contact riuniti in un presidio durato quasi 12 ore: la maggioranza dei lavoratori chiamata a firmare però si è rifiutata di farlo. Anche a Roma, gli operatori hanno manifestato in concomitanza con i lavoratori di Palermo. Tra le innumerevoli problematiche che hanno animato la protesta c’è quella dell’outsourcing: gli operatori di call center si trovano a lavorare per una società ma devono cambiare spesso posto di lavoro a seconda che la società in questione sia presa in outsourcing

Larivolta

deicallcenter prima da un’impresa (nel campo della telefonia, ad esempio, Vodafone) e poi da un’altra (la Wind). Un altro problema per gli operatori è la delocalizzazione: purtroppo allo stato delle cose non esiste una regolamentazione e quindi le società preferiscono spostare all’estero il lavoro dove i costi degli ope-

ratori sono decisamente inferiori. E questo comporta meno posti di lavoro per gli operatori italiani che si ritrovano a lavorare sì con un contratto a tempo indeterminato (grazie al decreto del 2007 dell’allora ministro del lavoro Cesare Damiano) ma per un totale di sei ore al giorno massimo. Questo comporta una retribuzione

piuttosto bassa (che parte dai 600 euro al mese fino ad arrivare in casi rari a 800/1000) che non consente certo di arrivare a fine mese. Inoltre, gli straordinari vengono pagati come ordinari se non vengono superate le 45 ore al mese (cosa che ovviamente non succede mai). In pratica possiamo dire che il lavoro nei call center

“Pronto? Rispondo dalla Romania” Così le aziende delocalizzano di Flavia Testorio “Pronto? Questa chiamata è stata deviata in Romania, ma l’azienda è italiana”. Questo è ciò che succederebbe con la delocalizzazione dei call center. Le aziende (cosiddette “commesse”) preferiscono infatti giocare al risparmio, trasferendo questo tipo di servizi all’estero in paesi come l'Albania e la Romania dove il costo del lavoro si abbatte notevolmente. Una “furbata” che tanto l’Europa – con la direttiva 2001/23/CE - quanto la legge nazionale 92/2012 hanno già proibito. Di fatto se il trasferimento andrebbe a beneficio delle aziende, a farne tutte le spese sarebbero migliaia di operatori italiani mandati a

casa in una situazione di crisi e saturazione del lavoro. Ma non solo. A rimetterci sarebbe anche il cliente. Infatti, senza alcuna distinzione tra call center inbound e outbound, le informazioni personali (carta d’identità, numero di telefono ecc..) del consumatore vengono visionate dall’operatore telefonico, ovunque esso sia. A preoccupare è, dunque, questo: se l’operatore del call center chiama e riceve da un altro luogo che non sia l’Italia, il Paese da cui risponde molto probabilmente è sottoposto ad una legge sulla privacy diversa da quella nostrana, e il rischio di violazione delle privacy e l’utilizzo di dati sensibili in maniera inappropriata si alza notevolmente. Ma a quale costo?

viene praticamente svenduto e portato all’estero. Per questi motivi i sindacati hanno organizzato una manifestazione a Roma per chiedere a Renzi un processo di progressiva regolarizzazione del lavoro, battendosi contro l’outsourcing e la delocalizzazione e chiedendo un aumento di ore e salariale. Di contro però i sindacati non nutrono nessuna fiducia nel governo Renzi, che sembra che come obiettivo principale abbia proprio quello di rendere ancora più precario il mondo del lavoro. Infatti uno dei suoi primi atti strutturali è stato quello del decreto Poletti con cui si è dato ancora più libertà alle aziende in tema di contratti precari a tempo indeterminato. Il popolo degli “schiavi elettronici della New Economy”, come vengono ormai definiti le operatrici e gli operatori dei call center, ha avuto un incremento esponenziale andando a ricoprire un terzo del mercato dei nuovi posti di lavoro. I ritmi di crescita dei call center in Italia, secondo Assocallcenter (associazione nazionale della Confcommercio) sono tra i più sostenuti di tutta Europa, 100% di posti di lavoro in più negli ultimi dieci anni. Un grandissima parte dei call center italiani è attiva tutto l’anno mentre un 10% è solo virtuale: entra in funzione se richiesto, attingendo ad un database di lavoratori (quasi sempre donne senza impiego) che hanno dichiarato la loro disponibilità. Un esempio sono i call center di dieci, massimo venti operatori che lavorano durante le campagne elettorali per indagini e sondaggi locali.


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Storie di una generazione tra disoccupazione e sogni nel cassetto

Bamboccioni

pernecessità Le speranze dei precari romani di Flavia Testorio

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accio parte dei bamboccioni, ma solo per necessità”. Marina Petrocco, 43 anni, definisce così la sua vita da operatrice di call center. È impiegata alla Iker di Roma, e sono circa 10 anni che fa questo mestiere. “Ho fatto la scelta di entrare a lavorare nei call center perché l’azienda dove facevo la segretaria ha ridotto il personale e mi ha licenziata. Mi sono ritrovata a 34 anni senza un lavoro, c’era tanta disoccupazione in giro e i call center erano l’unico posto in cui venivano fatte assunzioni”. Oggi Marina basa il suo intero reddito sui mille euro che percepisce come stipendio, vive con i genitori per non avere spese di casa e, così, riesce a ge-

stire il proprio salario “almeno per sopperire alle spese base”. E com’è la vita nei call center? Marina risponde che “è faticosa perché i clienti sono pesanti, arrivano chiamate a raffica, e ci si stressa parecchio”. Ma c’è chi, nonostante la tensione, ha trovato nel posto di lavoro un ambiente quasi familiare. A pensarla così è Stefano Guidi, 38 anni, operatore all’Almaviva Contact della Capitale, che racconta: “Lì sono nati tutti i rapporti più belli, anche quelli matrimoniali. E a volte, quando si cambia commessa, ci viene davvero da piangere perché i vecchi colleghi con cui avevi stretto amicizia se ne vanno, e ne arrivano altri nuovi”. Anche Stefano vive con la madre, non potendosi permettere di pagare un appartamento in affitto, e

anche lui ha un contratto a tempo indeterminato, ma lavora partime e arrotonda lo stipendio. “Ogni tanto faccio serate di piano bar, ma anche il mondo della musica è in crisi, quindi, non lavoro ogni sera. Alcuni miei colleghi hanno il secondo impiego, altri si adattano con la partita iva. Solo con il call center non si può campare”. Ma secondo Stefano il vero dramma è la disoccupazione a cui porteranno le delocalizzazioni. “Gli altri pensano che questo sia un lavoro estemporaneo, come credevo io, e invece poi diventa a tempo pieno, e ci fai le radici perché non trovi di meglio”. Il problema è che “ci si preoccupa tanto dei giovani ma il vero dramma lo sta vivendo la gente della mia età, di 40-50 anni. Se butti fuori impiegati di quel tipo, che

fanno? Non trovano più lavoro! Sono letteralmente finito!”. E Stefano parla per esperienza. Molti dei suoi colleghi dei call center italiani raccontano storie simili alla sua. “Io lavoro 6 ore al giorno – dice Fabio Pontilo, 43 anni, impiegato alla Iker di Roma – e arrotondo con altri piccoli lavori, ma arrivo a fine mese senza certezze”. Eppure, nonostante le difficoltà, Fabio non ha rinunciato a metter su famiglia. Lui e la moglie lavorano entrambi partime e portano avanti due figlie (di 11 e 1 anno) ma come spiega lui stesso: “Pur sapendo bene che la situazione era difficile, nella vita ci vuole coraggio, e io ho deciso di non rinunciare ad un valore grande come quello di avere una famiglia”. (foto di Flavia Testorio)

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Ma il gol di Balotelli rilancia il sogno italiano

Mondiale 2014

L’OTTIMISMO DI PRANDELLI Dopo il 2 a 1 all’Inghilterra l’Italia affronta con molte buone speranze il Costa Rica con la voglia di ripetersi e di qualificarsi senza problemi ai quarti di finale. Prandelli è ottimista: “Questa squadra può andare lontano”

Brasile

tra proteste e disorganizzazione di Stelio Fergola

I

l Mondiale verdeoro è iniziato da tre giorni, ma gli strascichi polemici dietro l’organizzazione brasiliana, con le proteste sociali a seguito, non cessano. Negli ultimi anni gli attacchi alle organizzazioni delle manifestazioni calcistiche per nazioni si sono susseguiti: basti pensare al campionato europeo del

Tanti ritardi e poca organizzazione, una lotta contro il tempo 2012, ospitato da due Paesi, Polonia e Ucraina, che hanno suscitato parecchi rilievi critici sul fronte dell’edilizia e del rispetto delle normative, senza contare il problema di molti stadi che, di fatto, non furono completati in tempo per l’inizio della manifestazione. Un problema che ha coinvolto pure il Brasile e il suo “mondiale contro il tempo”. E così pare che a San Paolo, Curitiba e Cuiabá ci sia stata una corsa disperata contro gli orologi per portare a termine i lavori negli stadi, non sempre riuscendoci. La promessa del governo brasiliano di terminare i lavori addirittura entro dicembre 2013, insomma, è stata disattesa. All’Itaqueirão di San Paolo gli operai hanno posizionato gli ultimi seggiolini un paio di settimane fa, ma mancano i grandi schermi e i box del settore distinti. L’Arena Pantanal di Cuiabá ha completato sul filo del rasoio costruzione delle gradinate mentre l’Arena da Baixada di Curitiba ha avuto un cammino più agevole ed è stato

completato prima degli altri. Quanto al conteggio delle infrastrutture, secondo il quotidiano “Folha de S. Paulo” delle 167 opere annunciate dal governo, solo 68 sono pronte, 11 sono state abbandonate e ben 88 saranno portate a termine solo dopo il Mondiale. Per non parlare delle vittime dei cantieri: sono circa nove gli operai morti per preparare stadi e infrastrutture del torneo. L’ultimo, tale

Muhammed Ali Maciel, è rimasto folgorato a inizio maggio da una scarica elettrica mentre lavorava all'impianto di Cuiabá. Altri incidenti sono avvenuti a Manaus, San Paolo e Porto Alegre. A spaventare ancora di questo gigantesco caos edilizio è il budget impiegato per allestire gli impianti: 25,6 miliardi di reais, circa 8 miliardi di euro. Cifre normali, si penserà, per una manifestazione

Il (costoso) resort “azzurro” di Carlotta Dessì I mondiali ancora non sono finiti ma l’Italia ha già vinto il primato per avere il resort più costoso. Infatti la Nazionale Italiana ha scelto come luogo di ritiro il “Portobello Safari Resort”, nella città di Mangaratiba, a 110 km da Rio de Janeiro. Il resort sorge sulla Costa Verde ed è composto da 3.000 ettari di area safari con campo da calcio e piscina e 152 camere lussuose affacciate sull’oceano. Ma non solo. Da quanto mostrato in un tweet di Bonucci dal Brasile, gli azzurri possono usufruire di un’area relax con biliardo, ping pong e altri svaghi. Il costo? Ogni stanza singola (in tutto sono novanta) viene a costare 300 euro a notte, per un totale di 806 mila euro. Il periodo di prenotazione è valido fino al 13 luglio ma in caso di eliminazione dopo la prima fase, il resort potrà rivendere le sue abitazioni. Prezzi altissimi rispetto alle scelte di altre squadre: l’Inghilterra se la cava con 150 euro a notte in un ex albergo a 5 stelle a Rio

ma deve sostenere anche la spesa del campo fuori città, mentre per gli azzurri è incluso nel prezzo del resort. Gli Olandesi si trovano al Caesar Park a Ipanema, ma condividono l’hotel con gli ospiti. Nei piani bassi della classifica, la Francia che si trova a Ribeirão Preto, stato di Sao Paulo ma lontanissimo dalla capitale e a 400 km dal mare. Il tutto per un totale di 90 euro a notte. Gi argentini, riuniti a Belo Horizonte, devono dividersi le 20 stanze del complesso. Ma la novità arriva dalla Germania. Infatti la squadra tedesca ha rifiutato le proposte della Fifa e si è comprata un resort appena costruito su una spiaggia dello stato di Bahia. Una spesa in parte coperta dagli sponsor che lascerà un interessante patrimonio alla Dfb. Infine un’altra curiosità della nostra Nazionale ( e quindi altri soldi che vanno via) è l’affitto di altre sale riservate esclusivamente alle conferenze stampa. Infatti il c.t della Nazionale ha chiesto di avere la stampa lontano dal resort affittato.

importante come i Mondiali.. Un po’ meno se si va a leggere l’ammontare prevista dal governo: appena 3 miliardi di euro. E ancora meno se si pensa alle proteste sociali (ricordiamo il movimento “Copa pra quem?” in italiano “Coppa per chì?”) che stanno infiammando il Paese da due anni: lo spreco enorme di denaro è avvertito da tutti, e gli scontri tra polizia e manifestanti si sono susseguiti. Tra gli ultimi, quello di Brasilia a fine maggio, quando le forze dell’ordine protette da caschi e giubbotti antiproiettile hanno sparato lacrimogeni contro

Costi alle stelle: 8 miliardi di euro per alloggi e stadi indios a torso nudo che con copricapi di piume hanno risposto scagliando frecce dai loro archi. Le immagini del tragico fatto, avvenuto nei pressi dell’Estadio Nacional Mané Garrincha, hanno fatto il giro del mondo. Ma la scelta del Brasile come Paese organizzatore è stata ponderata con attenzione? Da un punto di vista logistico la FIFA non poteva agire molto diversamente, considerata la politica della rotazione continentale. C’è poi da considerare l’assoluta mancanza di concorrenza che ha caratterizzato l’elezione brasiliana. Gli unici a presentare una candidatura erano stati i colombiani nel 2006, prima di ritirarla l’anno successivo. C’era stata anche la suggestione degli USA (che stanno valutando da un po’ di proporsi come paese ospitante visto il successo dell’edizione 1994): ma alla fine, gli organi della Ussf (la federazione calcistica degli Stati Uniti) non hanno presentato alcuna domanda. La sensazione che non ci fossero molte alternative, insomma, è piuttosto forte.


Lumsanews n. 43 del 15 giugno 2014