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LUMSA

NEWS IL PERIODICO

Libera Università Maria Ss. Assunta - Ordine dei giornalisti del Lazio Periodico del MASter in giOrnALiSMO n. 41 - 15 maggio 2014

Fori tutti Dal 2 giugno intorno al Colosseo stop anche agli autobus e ai taxi

M

di Valerio Dardanelli

arino lo aveva promesso in campagna elettorale: stop alle auto nella zona dei Fori Imperiali e creazione del più grande parco archeologico d’Europa. «Mi immagino un’unica area che unisca i Fori Traianei con il Palatino e il Circo Massimo. Questo parco cittadino sarà il fiore all’occhiello della città. Puntiamo a raddoppiare il numero dei turisti che viene oggi in visita a Roma», aveva dichiarato il sindaco. Propositi non ancora realizzati, viste le resistenze di gran parte degli automobilisti e dei commercianti e dei residenti di via Labicana e di via Merulana. Ma la “pedonalizzazione a metà” (continuano a passare taxi, bus e auto blu) non ha vita lunga. Entro due anni il progetto di chiusura totale di via dei Fori Imperiali sarà una realtà. E dopo la prova generale di fine aprile, eccone un’altra: dal 2 giugno, per l’intera settimana la pedonalizzazione sarà totale. Una buona occasione per verificare la bontà della scelta.

Marino: l'area archeologica più grande d’Europa

Neanche Legambiente, che aveva sponsorizzato fin dalle prime battute il progetto di pedonalizzazione dei Fori imperiali, è pienamente soddisfatta dell’operato della giunta Marino. La chiusura al traffico non si è ancora realizzata: secondo uno studio dell’Agenzia per la Mobilità sono ancora più di 2000 i veicoli che transitano quotidianamente in via
dei Fori Imperiali. Ma la giunta Marino ha approvato a metà maggio una delibera che garantisce entro due anni la pedonalizzazione completa dell’area. Ed è già pronto un piano per i percorsi alternativi dei mezzi pubblici. (vd)

(Servizio a pag.2)

Tu t t o c o s t e r à d i p i ù La sp en di ng r ev ie w no n r i s pa r m ia Ro m a Pag. 3

Festival di Perugia il giornalismo ora volta pagina Pagg. 4 e 5

"Basta con i quiz" negli atenei bocciato il numero chiuso Pag. 8


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L'area archeologica comprenderà anche Palatino e Circo Massimo

PROTESTE E MINACCE

In via Labicana non ci stanno: "Faremo le barricate"

A piedi intorno al Colosseo di Emanuele Bianchi

I

l 15 maggio la Commissione congiunta ambiente e mobilità del Comune ha approvato la proposta di delibera per la pedonalizzazione completa del tratto che collega piazza Venezia al Colosseo. Dal giorno della sfilata per la festa della Repubblica e per tutta la settimana a seguire partirà l’ennesimo esperimento di pedonalizzazione totale per l’intera area attorno al Colosseo. A settembre poi saranno interdette al traffico automobilistico le strade adiacenti alla Bocca della Verità. Allo studio della Giunta comunale anche un piano per itinerari alternativi di autobus, taxi e auto di servizio. Ignazio Marino vuole dunque usare il Colosseo e i Fori Imperiali come cartolina di Roma da presentare al mondo per favorire così il turismo e restituire alla città il vecchio splendore. I visitatori, come i cittadini, entro i prossimi due anni, potranno passeggiare serenamente nell’area archeologica attorno all’Anfiteatro Flavio senza temere il traffico nevrotico della Capitale. Gradualmente il progetto verrà applicato a zone sempre più ampie del centro storico. Il sindaco non molla la presa sul progetto avviato ai tempi della campagna elettorale nonostante buona parte dei residenti, commercianti e automobilisti abbiano da tempo alzato i toni e il livello della protesta. Le associazioni dei cittadini di zona e dei quartieri limitrofi auspicano che venga raccolto il loro contributo per ottenere i correttivi più volte richiesti al fine di ridurre i problemi strutturali

Dal 2 giugno nuova prova generale per chiudere l'intera via dei Fori Imperiali del traffico nel I Municipio. A gran voce vengono richieste nuove aree di sosta, marciapiedi più larghi e la costruzione di piste ciclabili. I comitati cittadini minacciano azioni decise volte a ottenere una profonda modifica della segnaletica stradale nell’intera area compresa fra via Labicana, San Giovanni e viale Manzoni. La zona a traffico limitato, compresa tra largo Corrado Ricci e piazza del Colosseo, stabilisce che i veicoli diretti verso via Merulana non possano superare i 30 km/h e questo causa pe-

santi ripercussioni sulla circolazione nelle ore di punta e durante il fine settimana. Intanto si attende l’installazione dei nuovi varchi Ztl nelle vie limitrofe al Colosseo. I dispositivi elettronici regoleranno la circolazione in attesa che il progetto giunga alla fase finale. La recente approvazione del decreto “Salva Roma” prevede un rincaro consistente della sosta a pagamento e una vera stangata per quel che riguarda i permessi d’accesso alle zone a traffico limitato. In attesa che il progetto possa realizzarsi pienamente i residenti continuano a proporre misure per favorire la razionalizzazione del traffico: trasformare ad esempio le caserme attorno a via Labicana in nuove aree di sosta a pagamento. Marino si è posto traguardi ambiziosi, i cittadini apprezzano la valorizzazione dell’intera area archeologica ma bocciano senza mezzi termini le modifiche alla viabilità nel I Municipio studiate dal Comune.

via dei Fori pedonalizzata

Assomiglia più a una bocciatura che a un esame di riparazione il giudizio sul traffico, sulle aree di sosta e quelle pedonali raccolto fra residenti e commercianti che popolano la zona tra via Labicana e viale Manzoni. Ascoltando la signora Gabriella, titolare della SCAI di via Carlo Emanuele I, azienda che si occupa di distribuzione di materiale pubblicitario, si ha conferma delle quotidiane difficoltà legate al traffico e alla mancanza di aree di sosta: «Ogni giorno i nostri mezzi sono costretti a effettuare giri infiniti per raggiungere la zona del Colosseo o via Emanuele Filiberto da viale Manzoni. Le sedi della carreggiata sensibilmente ristrette provocano grandi disagi alla viabilità e la situazione dei parcheggi, specie per noi che abbiamo più mezzi da parcheggiare, è un vero disastro oltre che salasso continuo per via delle strisce blu». Più ottimista un esercente di via Labicana lato via Merulana «I miei colleghi dal numero 30 a scendere si sono ritrovati senza più aree di sosta e con un marciapiede largo circa un metro che non favorisce neanche il passaggio dei pedoni. Diversi residenti hanno venduto per trasferirsi altrove». Procedendo nella direzione del Colosseo una commerciante ha affermato che vedrebbe di buon occhio la trasformazione della corsia esterna in area riservata ai soli pedoni e alle biciclette. Durissimo infine il giudizio di un’anziana residente in via Labicana che ha spiegato di sentirsi in difficoltà per i figli costretti a accompagnarla in automobile fra code lunghissime e multe salate. I parcheggi di zona sono perennemente occupati a ogni ora del giorno e della notte. Anche i comitati cittadini sono sul piede di guerra. Augusto Caratelli, del comitato di difesa dei rioni Monti ed Esquilino, aggiunge: «Il Comune non ha rispettato i patti, niente da fare per i 150 posti auto su via Merulana, gli spartitraffico in cemento sono ancora al loro posto e fatto ancor più grave non è stato posizionato il semaforo pedonale in via Guicciardini. A questo punto – ha concluso Caratelli – non rimane che lo scontro frontale con le istituzioni». e.b.


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Prezzi e tariffe in aumento. E sono dolori anche per il commercio

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Roma mia quanto sei

cara

Il carico fiscale non risparmia nessuna categoria. Tasse pesanti per gli immobili di Nicola Stacchietti

bile: questo al fine di garantire detrazioni sulla Tasi sulla prima casa per le fasce sociali più svantaggiate. Lo stesso bilancio prevede agevolazioni anche per la seconda casa: se viene data in uso ai figli che hanno un reddito Isee inferiore ai 15 mila euro la Tasi resta a quota 2,5.

Intanto Marino annuncia che si cimenterà anche nell’ardua prova della riduzione delle partecipate romane, di cui 25 verrebbero tagliate, e dei musei capitolini, con la diversa gestione dei meno visitati, che passeranno al volontariato, per un risparmio di 1,2 milioni di euro secondo le previsioni.

E finalmente si pone fine ad anni di giganti cartelloni pubblicitari: dimiRoma alza i prezzi per tutti: cittadini nuite le misure massime, strenua lotta residenti, turisti ed esercenti. E sono ai manifesti abusivi e aumento del proprio questi ultimi che piangono le costo delle affissioni, per un ricavato lacrime più amare: il bilancio 2014 totale che deve passare da 15 a 30 miprevede l’aumento del Cosap da 1 a 4 lioni di euro. euro per i banchetti di souvenir e da 3 Ma non ci sono solo notizie negative: a 30 euro per i camion bar. Senel bilancio 2014 (244 sono i mignale importante che l’amminilioni di euro di nuove entrate e strazione Marino vuole dare a 117 di tagli) c’è anche l’Irpef che pochi giorni dal week end delle rimane invariata, la conferma santificazioni, in cui la Guardia di delle esenzioni ai 500mila roFinanza coglie queste categorie mani residenti che hanno un redcon le mani nel sacco dell’evadito tra gli 8 e i 10mila euro sione fiscale. all’anno, le 400 nuove assunzioni Roma costa di più non solo per negli asili comunali, la promessa chi ci lavora, ma anche per chi della riqualificazione energetica volesse visitarla: raddoppia la di 1400 scuole e la realizzazione tassa di soggiorno per hotel e di 1072 nuovi alloggi popolari. B&b con l’obiettivo di passare Senza contare che finalmente i dai 55 milioni rastrellati lo scorso Municipi non subiranno tagli anno, a oltre 90. Il provvedimento strutturali. più contestato è poi l’aumento del Insomma Marino combatte una costo dei permessi ztl, anche per battaglia, ma ai romani rimane la i residenti: dopo l’annuncio del lotta per arrivare a fine mese: rialzo-shock che rincara l’abbo- di Giulia Lucchini un'indagine condotta dal franchinamento quinquennale da 94 a sing immobiliare Solo Affitti in1216 euro, rimbalza nelle ultime “Da 3 a 30 euro al giorno per i camion bar”, così ha annunciato il sindaco di Roma Ignazio Ma- forma che il canone medio nella ore la notizia che da questi au- rino che ha intenzione di rivedere le tasse delle lobby romane, in primis aumentando la Cosap capitale nel 2013 è stato di 875 menti sarebbero escluse le zone di (la tassa di occupazione di suolo pubblico) per i camion bar. Sono per la maggior parte sotto il euro, a fronte dei 516 di quello Testaccio, Trastevere, centro sto- monopolio della famiglia Tredicine: ben 42 dei 68 camion bar in centro appartengono a loro per nazionale (con il prezzo degli africo e San Lorenzo. E che forse un giro di affari stimato intorno ai 27 milioni di euro.Si parla infatti di circa 300 postazioni della fitti dei monolocali salito alle verranno esclusi i residenti. Che famiglia Tredicine tra bancarelle di souvenir, abbigliamento, cocomeri e caldarroste. Ma come stelle) mentre Adusbef e Federpagheranno comunque la Tasi, se hanno fatto ad ottenere tutte queste licenze? Il capostipite, Donato, arrivato a Roma da un paesino consumatori annunciano rispetto proprietari di casa: la tassa che montuoso dell’Abruzzo, si guadagnava da vivere vendendo le fusaglie e le caldarroste per strada. al 2013 anche il rincaro della unisce l'Imu e l'imposta dei rifiuti, Caldarroste che ancora oggi appartengono quasi esclusivamente alla famiglia e che costituiscono spesa minima per i prodotti alialla sua prima applicazione a un business da diversi milioni di euro. “Non vogliamo mettere nuove tasse ma vi sembra normale mentari del 3%. Una famiglia di Roma, sulle prime case si ferma che chi vende le caldarroste a Roma paghi come tassa di occupazione di suolo pubblico solo 3 4 componenti spenderà 124 euro al 2,5%, mentre sulle seconde euro al giorno quando un sacchetto di caldarroste costa 4 euro?”, afferma Ignazio Marino, con- a settimana, rinunciando a carni case verrà stabilita all’11,4 per tinuando la sua battaglia per la difesa del decoro urbano contro l’impero economico della famiglia rosse, pesce e cibi sofisticati. mille, il massimo livello possi- Tredicine, che rappresenta un’anomalia dal punto di vista della libertà e della concorrenza. Pronti tutti a tirare la cinghia.

IL DECORO DELLA CITTÀ

Occupazione di suolo pubblico Una stangata per i camion-bar


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Festival di Perugia

Le nuove frontiere del giornalismo d'inchiesta

È “online”

la guerra ai potenti Aumentano le minacce ai reporter di Nino Fazio Dimenticatevi del “cane sciolto” di provincia, giornalista – spesso senza tesserino professionale –che, mettendo il muso in affari loschi di mafia o consorterie varie, ci rimetteva le penne, portandosi nella fossa le informazioni scottanti che aveva faticosamente raccolto.

L’affidabilità delle fonti è sempre più necessaria

Le inchieste sui potenti, adesso, si fanno soprattutto sulle piattaforme online. Si tratta di una delle frontiere più interessanti del giornalismo contemporaneo, presentata alla Kermesse perugina. L’IRPI – Investigative Reporting Project Italy – è un’associazione non profit formata da nove giornalisti italiani. Seguendo l’esempio del giornalismo investigativo anglosassone, hanno creato “IRPILEAKS”, una piattaforma che permette di condividere informazioni e documenti scottanti in maniera anonima. Il giornalista d’inchiesta, autentica sentinella del potere, spesso si trova in condizione di isolamento: da qui l’idea della condivisione delle informazioni e, dunque, del rischio. Il tutto suffragato da documenti, atti a provare alla redazione di giornalisti che sta dall’altra parte dello schermo l’affidabilità della fonte. Un’inchiesta, inoltre, ha bisogno di una copertura finanziaria, uno “sponsor” che, spesso, ne condiziona gli esiti. L’IRPI, invece, porta avanti lavori finanziati da fondazioni internazionali, mantenendo così un ottimo livello di autonomia. Frequenti le collaborazioni con consorzi esteri di giornalismo inve-

Ecco chi sono i cronisti che rischiano stigativo e la co-produzione con singole testate. La piattaforma utilizza il software libero “GlobaLeaks”, mediante il quale chiunque può trasformarsi in maniera sicura in un whisteblower, un informatore che denuncia pubblicamente le attività illecite dei poteri forti. Grazie al software è possibile realizzare molteplici “nodi” globaleaks, rivisitazioni in chiave locale della più famosa Wikileaks. Se la logica è simile – allargare il coinvolgimento dei cittadini nella gestione delle questioni di interesse pubblico e favorire una maggiore trasparenza – l’obiettivo

è superare i limiti della creatura di Julian Assange, primo tra tutti il rischio della censura. In Italia il giornalismo d’inchiesta è sempre stato minoritario, complice l’assenza di editori puri. Le inchieste scomode non vengono commissionate dai giornali, appartenenti appunto a editori che spesso del potere sono espressione diretta. IRPILEAKS si propone di sdoganare anche nel nostro paese il whatchdog journalism, il cane da guardia della democrazia, un faro costantemente puntato sull’illegalità e la corruzione a tutela dei cittadini.

Festival, numeri da record di Maria Lucia Panucci Sessantamila visitatori hanno partecipato a più di 300 eventi, tutti ad ingresso gratuito, affollando il centro storico di Perugia dal 30 aprile al 4 maggio. Bilancio quindi trionfale per l’edizione 2014 del Festival internazionale del Giornalismo. Eppure non sono i numeri da record a rendere soddisfatti Arianna Ciccone e Chris Potter, gli organizzatori dell’evento, bensì la consapevolezza di aver superato lo scoglio più difficile, quello del finanziamento. Attraverso il crowdfunding singoli cittadini e sponsor di levatura mondiale, come Amazon, Enel e Tim, hanno garantito un budget di circa 600mila euro, rispetto ai 400 che non si riuscivano a ottenere. Una kermesse dal sapore internazionale a cominciare dalla presenza di più di 500 speaker, di cui molti stranieri. Quest’ultima edizione consacra il Festival come uno tra i più importanti

media event nel panorama europeo. Con più di 50mila tweet, 10mila in più rispetto alla scorsa edizione, la kermesse ha dominato la conversazione online. Non solo Twitter ma anche Facebook con 400mila visualizzazioni. Il successo è merito anche degli oltre 300 volontari impegnati a pieno nella macchina organizzativa. “È un’esperienza culturale interessante – ha detto Alessandro, studente di Ingegneria all’Università di Perugia – e permette di conoscere tante persone”. Nonostante la pioggia le sale dell’Hotel Brufani, uno delle location principali della kermesse, erano sempre piene e la coda fuori era perenne. E’ stato affollato di turisti anche il centro storico della città e secondo molti negozianti l’affluenza non è paragonabile a quella delle due settimane di “Eurochocolate”. Volontari, giornalisti e speaker sono rimasti entusiasti dell’evento. Ed è per questo che l’edizione 2015 del Festival si terrà ancora a Perugia dal 15 al 19 Aprile.

In Europa ancora troppo spesso i giornalisti vengono minacciati, censurati,intimiditi e nella peggiore delle ipotesi anche uccisi. Raccontare la mafia, documentare fatti delle classi politiche locali e svolgere inchieste tra malavita ed estremismo, sono solo tre di tantissimi casi di giornalisti che, per il fatto di aver raccontato la verità, sono stati vittime di violenze, minacce e intimidazioni. “ Bisogna rispettare il lavoro silenzioso e umile dei giovani precari che non essendo protetti dalle testate rischino tantissimo.” E’ il messaggio di Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine Nazionale dei giornalisti, nella 7° giornata della memoria dei giornalisti uccisi dalle mafie e dal terrorismo, organizzata a Cagliari dai Cronisti sardi, con l’Associazione Stampa e l’Ordine dei giornalisti della Sardegna. Tra i presenti Fulvio Alfano, figlio di Beppe, giornalista ucciso dalla mafia in Sicilia nel 1993, che è riuscito a dire poche parole: “Allora avevo dieci anni”. Poi si è bloccato per l’emozione. Insieme a lui la mamma e vedova di Alfano: “Mio marito –ha detto- non è morto. Qualcuno ha cercato di spiegare la morte in vari modi tirando in ballo donne o debiti, tutto falso.. Gli avevano detto: tu non arrivi al 20 gennaio e infatti è stato ucciso l'8 dello stesso mese. Un colpo di pistola in bocca, come dire: “Alfano stai zitto". Secondo l’osservatorio “Ossigeno per l’informazione” dal 2006 sono 1800 i giornalisti che hanno subito intimidazioni: dal 2000 al 2014, 1165 quelli uccisi e dal 2014 sono due i giornalisti assassinati in Argentina e Iraq. Il numero sale nettamente quando l’attenzione si concentra sui giornalisti che subiscono violenze e minacce per aver svelato fatti di corruzione e crimini legati ai fattori politici ed economici. cd


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Festival di Perugia

GRAPHIC JOURNALISM

La "talebana" che racconta la primavera araba con i fumetti di Raffaele Sardella

Il Graphic journalism è un linguaggio che negli ultimi anni sta prendendo piede in maniera sempre più netta tra i giovani autori italiani. Un documentario racconta la storia di uno di loro, Takoua Ben Mohamed, illustratrice tunisina che vive a Roma, dove il padre è rifugiato politico. I suoi fumetti raccontano il paese d’origine, l’infanzia sotto la dittatura di Ben Alì, la Primavera araba, l’integrazione e l’accoglienza ricevuta in Italia. Takoua porta orgogliosamente il velo e racconta di come, a poche settimane dall’attentato delle Torri gemelle, i compagni di scuola la schernissero chiamandola “Talebana”, senza che lei sapesse cosa significava. La giovane autrice ha compiuto un lungo percorso d’integrazione, sfruttando la matita per elaborare esperienze ed emozioni, per battersi contro i pregiudizi, per rac-

contare la distanza tra due culture. Non solo: le tavole di Takoua hanno illustrato gli avvenimenti della Primavera araba con piglio da cronista, catturando l’attenzione di due giornalisti, Antonella Andriuolo e Lorenzo Cinque (entrambi ex allievi della scuola d giornalismo Lumsa), che hanno realizzato un documentario sulla disegnatrice. Cinque sottolinea come questo lavoro sia stato una sfida: “Trovare una chiave di lettura per una persona come lei, col suo passato, le sue chiusure, non è stato facile”. I due giornalisti hanno dovuto affinare la propria sensibilità per svelare la personalità di Takoua, per indurla ad aprirsi. “Precisione e correttezza nel lavoro giornalistico sono molto importanti per guadagnarsi la fiducia dell’intervistato – aggiunge Andriuolo - in questo senso la formazione ricevuta in una scuola può fare la differenza.”

La politica è la palestra ideale per esercitarsi rispettando le regole

A caccia di

bufale

Con il fact checking più difficile spacciare notizie false sul web di Anna Bigano Dovrebbe essere il pane quotidiano di ogni buon giornalista, anche se non sempre è così, perché controllare la veridicità delle informazioni prima che finiscano in pasto ai lettori è impegnativo e spesso costoso. Al Festival di Perugia, però, il fact-checking – la verifica scrupolosa dei fatti e delle fonti – è stato invocato da tanti ospiti come

pratica sempre più necessaria in tutti gli ambiti: dal giornalismo investigativo (l’ha ricordato ad esempio Alessia Cerantola, co-fondatrice del centro di giornalismo d’inchiesta italiano IRPI) alla cronaca politica (la sudditanza della stampa nei confronti della classe dirigente è stata bersaglio degli strali di Marco Travaglio nel monologo al Teatro Morlacchi). Per chi si voglia cimentare con il

fact-checking, proprio la politica rappresenta una palestra ideale, specie in tempo di elezioni. Basta osservare quante volte le roboanti dichiarazioni di governanti e aspiranti tali sono riprese dai media senza verificare se le cifre e i dati sbandierati con disinvoltura contengano almeno un fondo di verità. A diffonderle viralmente ci pensa soprattutto la rete, con effetti qualche volta disastrosi sulla qualità

dell’informazione. Per fortuna, proprio da internet può venire un aiuto: online si stanno moltiplicando le piattaforme su cui annunci e promesse sono sottoposte a verifica, spesso con tanto di voto per chi li ha pronunciati. Come fanno, ad esempio, i ragazzi italiani che hanno creato FactCheckEu, il sito che esamina i macrotemi al centro del dibattito sulla politica europea e bolla le varie dichiarazioni con “vero”, “c’eri quasi”, “nì” e “Pinocchio andante”. «La traduzione del sito in sei lingue – ha spiegato Pietro Curatolo, co-fondatore della piattaforma durante l’incontro Tutti pazzi per il fact-checking – ha permesso di penetrare mercati diversi che non avremmo potuto raggiungere». Anche gli utenti possono contribuire, segnalando gli argomenti di loro interesse e proponendo le loro analisi. Lo stesso team di FactCheck è alla base di un altro progetto, quello di Pagella Politica, che svolge un lavoro analogo in ambito italiano anziché europeo. Il meccanismo, infatti, è esattamente identico: «Perché in tempi di crisi, leggende e bufale — ha commentato l’analista Daniele De Bernardin, intervenendo ad un workshop a proposito dei falsi miti sull’UE — nascono soprattutto sui temi che suscitano l’emozione dell’elettore: le tasse, gli immigrati, il lavoro che non c’è».


6 Il 25 maggio alle urne per Europee e Amministrative

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Si vota Il 30%

agli euroscettici? di Domenico Cappelleri e Federica Tagliavia A pochi giorni dalle elezioni europee un’onda euroscettica potrebbe travolgere l’Europa. Secondo quanto riportato dai dati del sondaggio PollWatch2014 si prospetta un testa a testa tra il Pse (Partito socialista) di Schulz e il Ppe (Partito popolare) di Junker, ma il dato che preoccupa gli europeisti convinti è l’avanzata dei movimenti antieuro e euroscettici. In tutto il continente proliferano liste e simboli che propongono di uscire dall’Euro, smantellare le gerarchie comunitarie o comunque rivedere i trattati. La crisi che ha investito il vecchio continente ha prodotto economie stagnanti e disuguaglianze sociali crescenti all’interno dei singoli paesi. L’austerity imposta e le discrepanze sulle politiche da adottare

hanno creato terreno fertile per le forze antieuropeiste che, nonostante la lontananza ideologica, sono riuscite a trovare un punto d’incontro nel malcontento popolare. In Italia il vessillo dell’avversione nei confronti dell’Unione europea viene alzato dalla Lega Nord e dal Movimento Cinque Stelle. Se le quattro poltrone che dovrebbero conquistare i leghisti non preoccupano più di tanto Bruxelles, la proiezione dei 21 seggi assegnati ai pentastellati dovrebbe far riflettere le istituzioni europee. Il Movimento Cinque Stelle è la vera mina vagante di queste elezioni, perché oltre ad essere in costante crescita nei sondaggi, ancora non è chiaro con chi intenda formare una coalizione all’interno del Parlamento europeo. L’ipotesi più plausibile al momento è un eventuale accordo con i verdi, più difficile

un’intesa con Tsipras considerato “troppo di sinistra”. La campagna elettorale impostata da Grillo è stata aggressiva sin da subito. L’ex comico genovese nel suo tour “te la do io l’Europa” ha presentato un programma di sette punti tra i quali l’adozione dell’eurobond e l’abolizione del fiscal compact, oltre che il referendum per la permanenza nell’Euro (non applicabile perché incostituzionale). Discorso diverso per la Lega Nord,

che basa la propria campagna sull’uscita a tutti i costi dall’Europa ed è vicina all’asse formata dal Front National di Marine Le Pen con il partito della libertà olandese (PVV) di Geert Weelders e i liberali austriaci guidati da Heinz-Chirstian Strache. Il partito guidato da Salvini avrà nel proprio simbolo la scritta “basta euro” e sostiene di avere come priorità il ritorno alla sovranità monetaria per poi arrivare a due monete per nord e sud Italia.

L'onda di estrema destra che spaventa la Francia di Domenico Cappelleri Fino al termine della guerra fredda per l’Europa girava lo spettro del comunismo, oggi a vagare è il fantasma dell'immigrato extracomunitario che commette reati e sottrae posti di lavoro. Questo e altri sono i cavalli di battaglia delle formazioni di estrema destra, date dai sondaggi in grande spolvero in vista delle prossime elezioni europee. A guidare una possibile coalizione oltranzista ci sono il Front National di Marine Le Pen e il Partito per la libertà olandese di Geert Wilders. Forte del successo alle municipali, il partito transalpino è candidato a essere la prima scelta in Francia.

Discorso diverso nei Paesi Bassi dove il PVV e i rivali diretti sono in equilibrio nei sondaggi. Nella futura coalizione all’interno dell’Europarlamento, in ascesa il Partito della Libertà austriaco che alle elezioni del settembre scorso ha raggiunto il 20,7% dei voti, e secondo i sondaggi potrebbe mettere in difficoltà la compagine formata da socialisti e centrodestra che dovrebbe godere di una maggioranza del 50,9%. In Gran Bretagna avanza l’Ukip del deputato euroscettico Farage che dopo il 20% alle amministrative britanniche è pronto a dare battaglia in Europa. Estrema destra in evidenza anche nel Nord dove il Partito Democratico svedese si candida a essere la terza forza del paese risucchiando voti al centrodestra moderato.

Marine Le Pen


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Intervista all'inviato di guerra Fausto Biloslavo

La Siria

“E gli scafisti fanno soldi sulla pelle dei profughi”

tra “buoni” e “cattivi” di Stelio Fergola

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a Siria è forse il Paese più lacerato in un Medio Oriente caratterizzato dall’instabilità politica. La guerra civile tra ribelli e governativi è in corso da ormai tre lunghi anni, l’emergenza umanitaria che ha prodotto non ha fatto sconti a nessuno: secondo l’Onu le cifre dei profughi raggiungono i 2,4 milioni di sfollati e milioni di vite di bambini sono a rischio. La cifra di emigranti verso il vicino Egitto (area in cui regna tutto meno che la tranquillità sociale e politica) rende l’idea della gravità della situazione siriana: 300.000 individui secondo le stime internazionali. Le minoranze etniche e religiose (come quella cristiana) si trovano coinvolte in mezzo alla lotta sanguinosa, dando spesso il loro appoggio ai governativi, probabilmente considerati meno peggio ai fini del ristabilimento dell’ordine. Un quadro che ri-

flette la storia di un partito, il Ba’th, che dopo 40 anni di potere esercitato prima da Hafiz alAssad e poi dal figlio Bashar si trova nella difficoltà oggettiva di fronteggiare le numerose tensioni sociali ed etniche del Paese (su tutte, le spinte dei separatisti kurdi). Quarant’anni che, al di là delle discussioni sulla democraticità o meno, parlano di una Siria passata da uno status politico di attore ininfluente a livello internazionale (quale era negli anni ’60) a media potenza regionale quale si è progressivamente affermata negli anni ’70, prima di consolidare la propria posizione negli anni ’80. La necessità di aprire il sistema verso nuovi orizzonti anche di natura democratica era stata avvertita da Bashar, non a caso visto con favore anche dal mondo occidentale. Le sue iniziali riforme hanno però portato il Paese verso una liberalizzazione che il regime ha poi pagato a caro prezzo. La fase attuale del con-

Redazione www.lumsanews.it Borgo Sant’Angelo 13 00193 Roma tel. 0668422261 Direttore responsabile Cesare Protettì Tutor senior Guido Alferj Tutor Nicole Di Teodoro Monia Nicoletti Emanuela Pendola Michele Farro Paolo Ribichini (resp. impaginazione)

Alessandra Aurilia Emanuele Bianchi Cesare Bifulco Anna Bigano Domenico Cappelleri Federico Capurso Valerio Dardanelli Samantha De Martin Carlotta Dessì Mario Di Ciommo Stefania Fava Antonino Fazio Stelio Fergola Alberto Gentile Cecilia Greco Giulia Lucchini Elisa Mariella Maria Lucia Panucci Renato Paone Silvia Renda Roberto Maria Rotunno Raffaele Sardella Corinna Spirito Nicola Stacchietti Federica Tagliavia Alessandro Testa Flavia Testorio

flitto tra ribelli e governativi non è così statica come potrebbe sembrare, e non è casuale che cronisti occidentali inviati sul posto abbiano maturato l’idea che le forze di Assad stiano, pur lentamente, prendendo il sopravvento. Così la pensa Fausto Biloslavo, inviato per “il Giornale” a Damasco nel settembre 2013: “C’è aria di cambiamento, è difficile considerare sconfitti i governativi, i media dicono abbiano conquistato il 40% delle posizioni territoriali ma secondo me sono di più”. E aggiunge, lanciando una frecciata ai canoni valutativi delle crisi al di fuori della sfera occidentale: “Troppo facilmente facciamo distinzioni tra buoni e cattivi, un atteggiamento intensificatosi sul Medio Oriente dopo l’11 settembre, quando le questioni non sono così nitide: ci sarebbe da interrogarsi sull’appoggio spesso incondizionato degli USA ai ribelli e sulla natura stessa di questi ultimi”. Una natura contraddittoria, dal momento che un’ampia fazione di essi è costituita dalle cellule di Al-Qaeda formatisi in Iraq durante la guerra del 2003. La popolazione, ovviamente, è quella che paga di più, e tra i cittadini domina la stanchezza, mentre tra i blogger siriani pre-

di Flavia Testorio

valgono le posizioni antigovernative. Marcell Shehwaro, una scrittrice di Aleppo, la città più popolosa della Siria, critica ferocemente le forze di Bashar, definito polemicamente “principe”: “Da quando la nostra area è stata liberata dai governativi siamo stati privati della luce elettrica quale “punizione” per aver fatto parte del territorio dei ribelli. Il principe si comporta come se il Paese fosse di sua proprietà privata, e nel frattempo dobbiamo fare i conti con la sua macchina di morte”. Shehwaro ha di recente pubblicato un articolo sul popolare blog “Global Voices” il cui titolo dice tutto: “Siria: com’era la vita prima dell’invenzione della lampadina”. Su un fronte più ampio, tuonano sul web pure le dichiarazioni di Bedal Malouf, caporedattore del sito “Syria News”, che non risparmia attacchi durissimi al “dittatore che dovrebbe dare lezioni su come distruggere una Nazione”. Insomma, sebbene il trend recente sembri dimostrare che i governativi potrebbero avere la meglio, la sensazione è che pure se la guerra dovesse terminare le tensioni politiche del Paese non si estingueranno tanto presto.

A tre anni dall’inizio della guerra civile in Siria, il conteggio dei morti accertati è fermo a quota 100mila vittime civili da quando, a luglio dello scorso anno, l’Alto commissionato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha dichiarato l’incapacità di fornire dati certi. Nell’indifferenza mediatica, Andrea Iacomini - portavoce di Unicef Italia - è uno dei pochi che parla ancora dei tragici effetti di questo conflitto. Com’è oggi la Siria? “La situazione è grave. Sono 4mila le scuole distrutte, gli sfollati sono 6milioni e mezzo e la metà sono bambini. In molte città si combatte ancora e nella zona di Homs la gente non ha accesso ai beni essenziali al punto che i genitori hanno dato gatti o cibi scaduti in pasto ai loro figli. Città come Aleppo, patrimonio dell’UNESCO, sono state distrutte. I bambini sono usati come soldati o messaggeri e le bambine vendute a ricchi emiri per mille euro. I bombardamenti nella zona a sud di Damasco, come in tutto il paese, hanno distrutto gli ospedali e le caserme e spesso ci si rifugia nelle scuole. Le città sono state chiuse agli aiuti umanitari e il numero degli sbarchi in Italia è in aumento”. Sono profughi quando emigrano in Libano, Giordano, Turchia, Iraq ed Egitto e clandestini quando arrivano sulle coste italiane. Ma chi sono davvero? “Sono persone normalissime e di qualsiasi estrazione sociale. In Italia l’immigrazione siriana è vasta ma non stanziale perché i profughi vanno verso nord (Germania e Svezia), ritrovandosi ad essere spesso vittime di racket. Chi non può pagare gli scafisti attraversa il confine siriano a piedi anche per dieci giorni. Tra loro ci sono anche 8mila bambini che camminano da soli per ore per raggiungere i campi profughi”.


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il Periodico LUMSANEWS

Università, tutti contro il numero chiuso. Anche il ministro

di Roberto Rotunno Si va verso il modello francese, ma questa volta non si parla di riforma elettorale. I cattivi risultati del test di accesso a Medicina dello scorso aprile hanno posto la politica per l’ennesima volta di fronte al problema delle facoltà a numero chiuso e l’idea della ministra Stefania Giannini è quella di abolire il quiz a risposta multipla importando il metodo utilizzato oltralpe: un sistema di selezione spalmato su tutto il primo anno accademico. La questione non è più procrastinabile, considerate le polemiche che hanno interessato le prove appena svolte. Nelle quali, su 63 mila partecipanti, meno di 37 mila hanno superato i venti punti, risultando idonei ad entrare in graduatoria. Le pressioni da parte delle associazioni studentesche si stanno facendo sempre più insistenti tanto più a seguito delle presunte violazioni denunciate in molte città che hanno ospitato i test e che ne mettono in seria discussione la regolarità. La proposta del ministro Stefania Giannini, intervenuta a seguito di un incontro all’Università di Foggia durante il quale ha ricevuto contestazioni, è quella di adottare - con o senza correttivi, questo sarà valutato in maggioranza - il modello francese. Ovvero la possibilità per tutti i diplomati di iscriversi a un corso comune di Medicina, Farmacia, Odontoiatria e Ostetricia con

“Via i quiz delle polemiche” successiva esclusione, alla fine del primo anno, degli studenti che non hanno superato gli esami. In Francia, massimo il venti per cento degli iscritti riesce ad accedere al secondo anno; gli altri possono riprovarci solo un’altra volta. Secondo l’associazione

Unione studenti universitari, il sistema attuale con i test a risposta multipla è iniquo e dannoso, per questo motivo è stata chiesta l’apertura di un tavolo di confronto alla ministra, che già dall’insediamento dichiarò di essere “molto perplessa di fronte al meccanismo dei quiz”. Dopo

le polemiche sui test di aprile, la questione è salita di prepotenza in testa all’agenda setting di viale Trastevere. Per primo, c’è la questione di principio: può il diritto allo studio subire una limitazione a seguito di una prova secca a risposta multipla? Le perplessità sono tante, condivise

A Bari chiedono l’annullamento di Carlotta Dessì Continuano le polemiche sui test universitari anche dopo la pubblicazione dei risultati ufficiali della prova per accedere alle facoltà più ambite. Il caso più clamoroso è quello di Bari, in seguito alla pubblicazione della graduatoria, dove sei studenti del capoluogo si sono collocati tra i primi 100 nell’elenco finale. Niente da dire se non fosse che il giorno della prova (scorso 8 aprile), è stato scoperto un pacco manomesso in cui mancava un fascicolo contenente le domande del test. Alla presenza degli studenti è stato verificato che il pacco conteneva 49 buste anziché 50 come previsto. Così, il giorno dopo, sono stati molti gli studenti che hanno chiesto l'annullamento del test e il sequestro di tutte le copie, temendo che qualcuno fosse entrato in possesso delle domande, uguali in tutta Italia, potendone divulgare le risposte. Ma non solo, successivamente, sono partiti anche i ricorsi al Tar da parte di tantissimi studenti. Intanto sul web va avanti la polemica da parte

di molti ragazzi che dura ormai da quasi due mesi. “Siamo delusi e amareggiati. Studiare tanto, dedicare mesi interi alla cultura generale per poi vedere davanti ai nostri occhi questi imbrogli, è un’umiliazione”, è il commento di una ragazza all’uscita di scuola, “E’ una vergogna” le fa eco un suo compagno. Ma il rettore dell'università di Bari, Antonio Uricchio, non la pensa come loro. E sostiene che tutto è stato svolto regolarmente perché “il ministro il giorno della prova ci ha autorizzati a procedere”. Il Miur (Ministero dell’ università e della ricerca) intanto, in seguito ai fatti emersi a Bari, ha avviato delle verifiche ma comunque alla luce dei primi riscontri sui risultati del quiz, “ritiene di non dover annullare la prova”. Sono stati oltre 63 mila gli studenti che lo scorso aprile hanno partecipato ai test per ottenere uno dei 10.120 posti in palio nella facoltà di Medicina. Augusto Ripa, 19 anni di Taranto è lo studente che ha ottenuto il punteggio più alto.

dalla ministra Giannini, nonostante le facoltà di Medicina in Italia registrino il più alto numero di iscritti in regola con gli esami. C’è poi la polemica sulle date dei test, che hanno costretto i ragazzi iscritti all’ultimo anno di superiori a sostenere la prova di ammissione ad aprile, in piena preparazione per l’esame di Stato che affronteranno a giugno. Infine le domande, ritenute troppo difficili. Il test era articolato in sessanta quesiti: 23 di logica, 4 di cultura generale, 15 di biologia, 10 di chimica e 8 di matematica e fisica. Ogni risposta corretta valeva un punto e mezzo, quelle sbagliate comportavano un meno 0,4 sul punteggio finale. Per risultare idonei ed entrare in graduatoria è sufficiente aver raggiunto i venti punti (poco più della metà ci è riuscito) ma, considerando che i posti disponibili sono circa 10.500, per sperare di immatricolarsi è necessario arrivare almeno a trentacinque. Saranno ben 52 mila i ragazzi che non potranno iscriversi e dovranno scegliere una strada alternativa. Alcuni di loro rinunceranno al sogno di indossare in futuro il camice bianco mentre molti altri frequenteranno provvisoriamente facoltà con esami in comune con Medicina sperando di avere maggiore fortuna il prossimo anno e convalidarli. Augurandosi che, nel frattempo, il governo abbia trovato il modo per rendere il sistema più equo e accessibile.


LumsaNews n. 41 del 15 maggio 2014