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01 RIOZZO


Nicolò Degni Giovanni Pagani Luca Scarpa Giovanni de Mojana Iacopo Franceri Luca Oberti


La Milano Altra L’idea di un progetto artistico che riveli una città che ancora non esiste o che non riusciamo a vedere prende le mosse dalla condizione di invisibilità che caratterizza le lotte urbane. Il neoliberalismo concentra le proprie forze nel tentativo di impedire la possibilità di resistenza informale all’interno della metropoli, ricercando il modello della smart city, città-evento di partecipazione occasionale e di consumo.. Urbanistica di scorrimento, pianificazione anti-rionale e politiche securitarie del decoro-daspo urbano sono esempi. Turbolenze comunitarie, tentativi informali di solidarietà, reti di quartiere, comitati cittadini e movimenti sociali rappresentano il primo approccio resiliente a un’idea di città che contiene in sé gli spunti per il cambiamento. Dalle sperimentazioni artistiche, sociali e culturali che si attueranno nell’ambiente urbano dipenderà la riuscita di qualsiasi progetto politico. Questa esposizione propone spunti per ribaltare i principi che ordinano i processi di riqualificazione urbana studiando le crepe del modello odierno. L’abbandono non incentiva la rigenerazione di identità, significati, usi e memorie.

Cerchiamo di esplorare le arterie polverose della nostra città e immaginare un futuro che possa fiorire sui cimeli delle sue vite precedenti. I differenti sguardi indagano la fisionomia del margine urbano, del luogo abbandonato e privo di un utilizzo funzionale, tentando di rivelare il potenziale riqualificatore che si nasconde a chi non osserva con attenzione. Riflettiamo sull’effettiva capacità che abbiamo di gestire gli ambienti di cui disponiamo forgiando al loro interno nuove memorie collettive. Un cambiamento di significato, una città che prende forma da un nuovo modo di abitare, di concepire i luoghi e di relazionarcisi. La riscoperta di una funzionalità latente di una metropoli invisibile, densa di linguaggi comuni e di particolari simbolici che emergono dalla spinta politica dell’occupazione. Non esiste un’unica città frutto dell’immaginazione di pochi. Città altre prendono forma dal vissuto, dalle informalità e dalla partecipazione dei loro abitanti.


Riozzo// frazione di Cerro al Lambro Stabilimento dell’ex fabbrica Saronio. Dal ’43 al ’45 produsse armi chimiche; le stesse usate dall’esercito italiano per l’invasione dell’Etiopia nel ’35. Alla fine della guerra i tedeschi rimossero macchinari e attrezzature, lasciando 44.500 metri quadrati di capannoni. Da allora la fabbrica vive in stato di abbandono sotto il diretto controllo del Ministero della Difesa. Lo Stato sembra voler cercare di cancellare il doloroso capitolo delle armi chimiche avvalendosi del segreto militare.

Ogni luogo, in quanto contenitore dell’uomo, è monumento. Ogni monumento è storia. Abbandonare un luogo vuol dire impedire lo sviluppo della sua memoria. 40 metri di propaganda repubblichina in calcestruzzo impediscono la completa dimenticanza di ciò che è successo alle porte di Milano. Un’eco fascista ingarbugliata tra radici di alberi contaminati da acido solforico e antrace è l’immagine perfetta per descrivere quanto la memoria storica dei fatti del ventennio stia lentamente marcendo. Il ricordo dei crimini del nazi fascismo sfuma. Si preferisce che le edere del tempo ricoprano la storia che non vogliamo vedere fino a farla decomporre.


LA MILANO ALTRA

Lamilanoaltra - 01 Riozzo  

Stabilimento dell’ex fabbrica Saronio. Dal ’43 al ’45 produsse armi chimiche; le stesse usate dall’esercito italiano per l’i...

Lamilanoaltra - 01 Riozzo  

Stabilimento dell’ex fabbrica Saronio. Dal ’43 al ’45 produsse armi chimiche; le stesse usate dall’esercito italiano per l’i...

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