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IL DERBY DELLA SINISTRA LA CAPALBIO-CHIC CONTRO L’AUTOSTRADA TIRRENICA

OLTRE LA TOGA

N

ella sua consueta rubrica su L’ultima ribattuta, Antonio Ingroia fotografa l’Italia in profonda crisi, tra disoccupazione record, famiglie sempre più povere, imprese che chiudono, corruzione dilagante, carceri che scoppiano, e denuncia l’immobilismo e l’incapacità della politica a imprimere davvero quella svolta economica, etica, culturale di cui il Paese ha assoluto bisogno. L’ex pm rileva l’anomalia tutta italiana di un condannato come Berlusconi che detta i tempi e l’agenda al governo e denuncia l’inconcludenza di Renzi, le cui riforme ritiene siano solo forma e niente sostanza.

D

a oltre 40 anni la società per l’autostrada Tirrenica non riesce a completare la A12. La sindrome Nimby colpisce i vacanzieri della cittadina maremmana, che si oppongono al completamento dell’autostrada. Eppure dietro la difesa del verde e la colata di cemento c’è la stessa area politica.

è a pagina 5

La rubrica di

LUCA CIRIMBILLA a pagina 2

a m i t l L’u

L’ELENCO (NEANCHE COMPLETO) DI UN PAESE “INCOMPIUTO”

L

e Grandi Opere incompiute dichiarate sono 600 e riguardano tutte le regioni italiane, nessuna esclusa. Si tratta d aeroporti, ospedali, centri sportivi, infrastrutture provinciali, comunali, svincoli stradali, campi da gioco, piscine comunali, auditori e dighe; di cui molti progettati da nomi importanti dell’architettura internazionale. Eppure, mai finiti. Servizi a pagina 3

Rivenditore ufficiale Pratiflex Srl www.pratiflex.it

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L’ENI E LA LIBERTÀ DI STAMPA NOTIZIE E RETROSCENA CHE I MEDIA NASCONDONO

ANNO I - NUMERO 9

MERCOLEDÌ 30 APRILE 2014

IL “CORRIERE DELLA SERA” CRITICA LA GESTIONE SCARONI: CANCELLATA UNA CAMPAGNA PUBBLICITARIA DA 500MILA EURO

Un silenzio assordante avvolge da giorni la rivelazione dell’ Espresso sulla “rappresaglia” dell’ente petrolifero di Stato per un’inchiesta critica di Milena Gabanelli di Carola Parisi

è

stato appena scalfito il grumo di potere che si era creato intorno a Paolo Scaroni e finalmente qualcuno comincia a parlare. Venerdì scorso, sulla rubrica “Riservato” del settimanale l’Espresso, curata da Riccardo Bocca e Stefano Livadiotti (onore a entrambi, visto che non hanno gli stessi compagni di merende capalbiesi della loro collega Denise Pardo) è stato pubblicato un articoletto che accende un faro sul travagliato rapporto tra giornalisti e comunicatori d’impresa. Il pezzo, che riproduciamo integralmente qui sotto, fornisce infatti un esemplare “spaccato” dei condizionamenti che la libertà di stampa finisce per subire dai top spender pubblicitari. Rivela che siccome sul “Corriere della Sera” del 20 marzo Milena Gabanelli si era permessa di scrivere un articolo critico sulla gestione dell’ENI da parte di Scaroni, l’amministratore delegato del colosso petrolifero aveva fatto scattare una immediata “rappresaglia” facendo cancellare un contratto pubblicitario da 500.000 euro con il quotidiano di via Solferino. Questa notizia, stranamente, sta passando sotto silenzio. Tacciono l’Ordine e il sindacato dei giornalisti, tacciono i media, tacciono anche quelle associazioniprezzemolino sempre pronte a tuonare in tema di censura e libertà di stampa. Ma ormai ci siamo abituati alle proteste a comando. L’episodio rivelato da l’Espresso getta una luce un po’ diversa sulle attuali difficoltà con gli azionisti del direttore del “Corriere”, Ferruccio De Bortoli, che evidentemente cerca di barcamenarsi e tutelare testata, giornalisti e lettori

GIUSTIZIA SPORTIVA

Norme “ad squadram”: caro Malagò, adesso è ora di farla finita

di Paolo Signorelli

in una realtà editoriale che definire putrida è un eufemismo. Che Scaroni, tramite il suo fedele scudiero addetto alla comunicazione, Stefano Lucchini, avesse ingessato buona parte della stampa italiana,

poteva pensare che l’arroganza di queste lobby arrivasse a un tale punto di impudenza e di sfacciataggine. Avete capito, insomma, perché Scaroni era diventato una molto

Ora sembrano perfino diradarsi le nebbie intorno allo strano silenzio dei media per la vicenda Rai-LDM. Perché non è un mistero la stretta amicizia tra lo stesso Lucchini e Costanza

De Paolini e il responsabile della giudiziaria del “Corriere”, Flavio Haver; una cena curiosa, proprio in coincidenza della denuncia pubblica di “taglieggiamenti” in Rai dell’imprenditore Piero Di

LA DENUNCIA DEL SETTIMANALE

SCARONI VS. CORRIERE Ecco il testo dell’articolo pubblicato sull’operato di Scaroni, a firma di Milena il “Corriere” nelle case di venti milioni di itaGabanelli. Pochi sanno che Scaroni è con- liani. Lunedì 14 aprile Gabanelli ci ha dall’ Espresso venerdì scorso. osa hanno in comune la mancata conferma di Paolo Scaroni all’Eni e lo scontro in atto tra l’amministratore delegato di Rcs, Pietro Scott Jovane, e il direttore del “Corriere della Sera”, Ferruccio De Bortoli? Tutto inizia il 20 marzo, quando il quotidiano ospita un bilancio molto critico

C

siderato il mentore di Jovane, che ha lavorato sotto di lui mel gruppo inglese Pilkington. L’uscita dell’articolo ha mandato su tute le furie il numero uno di Eni, che ha fatto una sfuriata telefonica a Jovane. Accompagnandola con l’annullamento di una campagna pubblicitaria da quasi mezzo milione di euro, che avrebbe dovuto portare

messo il carico da novanta, mandando in onda un’inchiesta sulla Rcs dalla quale Jovane è uscito piuttosto malconcio. Risultato? Scaroni non è più amministratore dell’Eni, mentre il suo pupillo in Rcs è sempre ai ferri corti con De Bortoli. In attesa di conoscere il suo destino all’assemblea degli azionisti dell’8 maggio.

Milena Gabanelli, Ferruccio De Bortoli, Paolo Scaroni e Pietro Scott Jovane

attraverso l’arma della pubblicità, era cosa nota (tanto da essere alla base della nascita della nostra avventura editoriale). Onestamente, però, neanche chi nutre il massimo disprezzo per questi comportamenti e le congreghe che li attivano,

S

venerabile icona dell’imprenditoria pubblica nazionale? Avete capito perché Lucchini poteva proteggere gli “amici degli amici” da qualsiasi attacco o semplicemente fastidioso articolo della stampa nazionale?

i avvicina la fine del campionato di calcio e si fa sempre più pressante l’esigenza di una profonda modifica della giustizia sportiva. Il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, fin dal momento del suo insediamento, ha mandato diversi segnali molto significativi al riguardo. Ora, sta arrivando il momento di fare il passo decisivo. E non deve avere timore di essere sospettato di faziosità filo-romanista solo perché uno dei casi più clamorosi di decisioni ingiuste ha riguardato la GIOVANNI MALAGÒ

“milleborsefirmate” Esclapon, direttora della Comunicazione e delle Relazioni Esterne di viale Mazzini. E assume tutta un’altra luce anche quella cena “Ai due ladroni” tra loro due, il vicedirettore del “Messaggero”, Osvaldo

Lorenzo, stranamente ignorata dai due quotidiani. Con grande sollievo di “don Abbondio”-Gubitosi, il cui comportamento in questa vicenda rasenta i limiti dell’omertà. Come mai, anche l’Espresso e

maxi-squalifica dell’attaccante giallorosso Destro. I verdetti discutibili o quantomeno cervellotici sono stati talmente tali e tanti da allontanare qualsiasi ipotesi di “conflitto di interessi”. Ciò che accadde dopo Juventus-Fiorentina, non può davvero essere dimenticato, soprattutto alla luce delle squalifiche inflitte in casi analoghi a Lazio e Roma. Un consistente gruppo di pseudotifosi bianconeri intonò più volte cori in cui i supporter della Viola venivano definiti “una massa di ebrei”. Bene, gli ineffabili collaboratori della Procura Federale stilarono un rapporto affermando di aver udito questi cori, ma di non essere stati in grado di distinguerne con esattezza le parole “a causa del brusio creato dagli altri spettatori. Guarda un po’ che sfortuna. Morale della favola: l’altro ineffabile della compagnia, il giudice sportivo Tosel, inflisse alla Juve una misera ammenda di 25.000 euro. Punto, fine

Panorama (che pure si sono esibiti in due “interviste in ginocchio” di Denise Pardo ed Emanuela Fiorentino al direttore generale Luigi Gubitosi), non hanno scritto una riga sullo scandalo delle tangenti chieste in Rai e che è costato la messa al bando della LDM e dei suoi format di successo? Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato…ma spesso ci s’azzecca. Ecco, il sospetto di un intreccio tra ENI e RAI, per proteggere Scaroni e Gubitosi dal dover dare fastidiose risposte, esce ora rinvigorito, dopo le rivelazioni del settimanale di via Po. E stendiamo un velo pietoso anche sul comportamento dei contenitori televisivi: la risposta ai nostri quesiti la dà il cagnetto dell’Eni che salta continuamente da un canale all’altro. Nel dare atto a Renzi di avere cominciato finalmente a scalfire questi odiosi grumi di potere, c’è da augurarsi che il processo di pulizia e disincrostazione non si fermi. Non si riveli, insomma, solo come un espediente gattopardesco per lasciare alla fine intatta questa realtà stratificata di condizionamento della libertà di stampa. Certo, se Claudio Descazzi, il successore di Scaroni, lascerà intatta la struttura della comunicazione Eni, vorrà dire che non c’è in fondo la volontà di cambiare alcunché. Perché se gli spot e le pagine pubblicitarie dell’Eni continueranno ad essere distribuite solo agli “amici degli amici”, quelli che garantiscono solo censure su notizie sgradite o direttamente “soffietti” al potente di turno, vorrà dire che la libertà di stampa avrà perso non un’altra battaglia, ma la guerra.

della trasmissione e nessun rischio per i bianconeri di dover giocare qualche partita di fine campionato senza la spinta dei propri sostenitori. Peccato che in altre circostanze, non solo per cori antisemiti, atteggiamenti razzisti o semplicemente per la ridicola “discriminazione territoriale”, siano state erogate sanzioni molto più gravi (vedi anche l’ultima squalifica con la chiusura della Curva dell’Inter per i cori contro i napoletani). Ecco, da Malagò ci aspettiamo un intervento cogente verso la Federcalcio affinchè queste norme sportive vengano riscritte in modo chiaro e definitivo, così da poter poi essere applicate uniformemente. Che significa senza che ci siano figli e figliastri. Il ricordo della “cupola bianconera” è ancora troppo fresco per perdere altro tempo.


Capalbio e Livorno-Civitavecchia: la sinistra in autostrada, contromano

30 APRILE 2014

INCHIESTA

PAGINA 2

La realizzazione dell’autostrada A12 non piace ai frequentatori delle spiagge maremmane

La Sat è stata fondata nel 1968 e ancora non è riuscita a completare l’arteria stradale di sua competenza. Dietro la società c’è la lobby del cemento di sinistra. Gli avventori di Capalbio, che si oppongono, sono della stessa area politica di Luca Cirimbilla

C

onflitto d’interessi sull’autostrada Livorno-Civitavecchia. Giudice della partita sarà Capalbio. Il paesino maremmano, grazie ai suoi frequentatori della sinistra radical-chic, è arbitro supremo delle sorti dei circa 240 chilometri di asfalto che da oltre 40 anni non trovano realizzazione. Ogni anno sembra quello buono, quello della realizzazione dell’arteria. E invece, puntualmente, viene rimandato l’ammodernamento di un tragitto che dipende ancora dalla ormai storica strada statale numero 1, l’Aurelia. Solo che, in alcuni tratti, subito dopo l’uscita dalla Roma-Civitavecchia e più avanti, proprio in vista di Capalbio, la strada si fa troppo stretta per un flusso di automobili, tir e pullman che, soprattutto nel periodo estivo, diventa imponente. Una ristrutturazione autostradale, proprio in quel tratto, è sempre stata necessaria, ma nonostante la recente approvazione da parte del CIPE dei lotti 2 (San Pietro in Palazzi-Scarlino), 3 (Scarlino-Grosseto Sud), 5A, 6B (Ansedonia-Tarquinia) l'Autostrada A12 Livorno-Civitavecchia è ancora lontana dall’essere completata. Gli inglesi hanno coniato l’acronimo NIMBY “not in my back yard”, ovvero “ovunque, ma non nel mio giardino”, riferendosi alla realizzazione di opere o infrastrutture che potrebbero incidere sul proprio vivere quotidiano. Il detto è perfettamente utilizzabile nel nostro Paese, per questioni sociali di stretta attualità: dalla dislocazione delle discariche per la spazzatura,

del borgo, dove si celebra il Premio Capalbio, che la scorsa estate lo ha visto tra i protagonisti. Poi c' è la Capalbio marinaresca, quella spostata un po' più verso la costa. E qui non c' è che l'imbarazzo della scelta. Nel residence «Il Chiarone» arrivano Claudio Martelli, Umberto Veronesi, Vittorio Sgarbi, Francesco Rutelli, la Verde Anna Donati. Sempre più attirati dalle sirene capalbiese Giuliano Amato (che ha casa ad Ansedonia) e Piero Fassino. Francesco Rutelli e Giuliano Amato Anche Gianfranco Fini sarebbe interessato”. alla realizzazione dei campi no- casale del neo ministro delle Politiche Ora, a parte “l’azzurro Adornato” madi. La costruzione del “corri- comunitarie Giorgio La Malfa, ha- (che tra l’altro proveniva proprio doio Tirrenico” sembrerebbe bituè di Capalbio da oltre vent' anni. dalla sinistra), a parte Stefania Craxi rientrare alla perfezione in questa Alla Vallerana, un'altra zona perife- e Gianfranco Fini (sulla cui connocategoria. Vediamo chi potrebbe rica, c' è invece la dimora del sena- tazione politica sarebbe meglio tarisentire della realizzazione del- tore ds Franco Bassanini dove si sta cere), gli altri sono tutti esponenti di cercando di rimpiantare vecchi viti- una precisa area politica. Eppure la l’autostrada A12. Da un articolo del Corriere della gni. Qui, negli anni passati, soggior- lista è incompleta. Eh già, perché a Sera, in data 1 maggio 2005: “Claudio narono Alberto Asor Rosa e Achille protestare contro gli eventuali amPetruccioli, senatore Ds, che sulla pro- Occhetto. In località Radicata, ac- modernamenti infrastrutturali trovinciale di Valmarina ha un casale, canto a un bosco secolare, c' è viamo anche l’ex presidente del vicino a quelli dell'azzurro Ferdi- l'azienda agricola di un altro ds: consiglio Giuliano Amato assieme al nando Adornato e dell'europarlamen- Esterino Montino. Azienda agricola principe di Castagneto e duca di tare Furio Colombo, ma anche pure per Stefania Craxi, mentre la Melito, Nicola Caracciolo, fratello dell'ingegnere Claudio Pincheri, Verde Grazia Francescato ha prefe- del defunto Carlo, il cognato dell’avvocato Gianni Agnelli. Nel corso degli anni, NEL CORSO DEGLI ANNI, PER IL CORRIDOIO TIRRENICO, SONO STATE ESAMINATE VARIE OPZIONI: DAL RADDOPPIO per il corridoio Tirrenico, sono state DELL’AURELIA, ALLA REALIZZAZIONE DI UN’AUTOSTRADA esaminate varie opPARALLELA. CAMBIANO I POSSIBILI SCENARI, MA GLI ATzioni: dal raddoppio dell’Aurelia, alla reaTORI CHE SI SONO DICHIARATI GUERRA TRA LORO SEMlizzazione di un’auBRANO APPARTENERE ALLA STESSA BARRICATA POLITICA tostrada parallela. Cambiano i possibili amico di Romano Prodi, che spesso rito trovar alloggio nel centro del scenari, ma gli attori che si sono diarriva a casa sua con tanto di bici- paese a due passi da Giorgio Napoli- chiarati guerra tra loro sembrano cletta per qualche «uscita» sulle col- tano e si vocifera che anche Marco appartenere alla stessa barricata poline. Sempre un pò fuori dal borgo, Follini, frequentatore di Ansedonia, litica. Se da una parte troviamo i reimmerso in un oliveto secolare, c' è il cercherebbe casa vicino alla piazza sidenti e i frequentatori occasionali

di Capalbio, alfieri della sinistra radical-chic, a spingere per la realizzazione dei 206 chilometri fra Livorno e Civitavecchia ci sono i soliti gruppi politico-finanziari. La società incaricata per costruire l’autostrada A12, infatti, è la Sat, Società Autostrada Tirrenica. La Sat è il classico esempio del pasticcio all’italiana; il tipico carrozzone in cui confluiscono soldi pubblici, dal quale, però, devono essere cavati fuori i profitti privati. È stata costituita nel 1968 “con oggetto la promozione e la progettazione, nonché la costruzione, l’esercizio di una autostrada da Livorno a Civitavecchia e i relativi collegamenti e diramazioni”: 46 anni di stallo totale. Nel 1982, poi, viene sancita la partecipazione di controllo “non inferiore al 51% del capitale sociale” di Autostrade Spa. Chi c’è dietro Autostrade Spa (ovvero la holding finanziaria Edizione di proprietà dei Benetton) già lo avevamo indicato nell’articolo United Investments of Benetton. Non solo: in Sat, infatti, c’è un altro grande gruppo onnipresente nelle attività imprenditoriali italiane, come Caltagirone. A defi-

nire meglio gli interessi sul corridoio Tirrenico, poi, contribuisce la presenza di Holcoa: “strumento creato dalle cooperative di costruzioni (CCC, CMB di Carpi, CMC di Ravenna e Unieco) per entrare nel settore delle concessioni autostradali”. Assieme a Benetton, Caltagirone e coop rosse, si annovera poi anche il Monte dei Paschi di Siena, al centro di scandali finanziari e politici qualche tempo fa. Un’altra ombra rossa incombe sul futuro della Livorno-Civitavecchia. È quella dell’attuale presidente di Sat, Antonio Bargone. Ex deputato comunista, poi sottosegretario del governo Prodi, Bargone, in nome del più lampante conflitto d’interessi, ricopre anche il ruolo di commissario per l’autostrada tirrenica. Tra gli incarichi di commissario, quello più esilarante è quello di vigilare sulla Sat. Quindi sulla sua società. Ma il conflitto d’interessi, come abbiamo già denunciato, in Italia vale solo per Berlusconi. I radical-chic di Capalbio contro la lobby del cemento: staremo a vedere come finirà questo derby tutto interno alla sinistra.

TRATTO DAL SITO WWW.TIRRENICA.IT

SAT: 40 anni di un progetto ancora incompleto LA NOSTRA STORIA •1968 (21 ottobre) la Società Autostrada Tirrenica p.A. viene costituita in Grosseto con oggetto“la promozione e la progettazione, nonché la costruzione, l’esercizio di una autostrada da Livorno a Civitavecchia e i relativi collegamenti e diramazioni”; •1969 (23 ottobre) viene sottoscritta la Convenzione con ANAS, approvata e resa esecutiva con D.I. 07 novembre 1969 n. 3210, che disciplina l’affidamento in concessione alla SAT della costruzione e dell’esercizio della autostrada A12 Livorno – Civitavecchia; •1982 con l’art. 9 della legge 12 agosto n. 531, la SAT viene autorizzata a realizzare l’Autostrada Livorno – Grosseto – Civitavecchia nei limiti degli stanziamenti che sarebbero stati acquisiti a condizione che la Società Autostrade S.p.A. assumesse una partecipazione di controllo non inferiore al 51% del capitale sociale della concessionaria; •1993 (3 luglio) entra in esercizio la tratta Livorno – Rosignano (36,6 Km); •1999 (7 ottobre) viene sottoscritta la convenzione novativa tra ANAS e SAT, sostitutiva della precedente convenzione del 23 ottobre 1969 e successivi atti ag-

giuntivi; • 2005 (7 luglio) il Progetto Preliminare del completamento della Livorno – Civitavecchia da Rosignano a Civitavecchia (206 Km) viene predisposto e inviato agli Enti Competenti; •2008 (18 dicembre) il CIPE approva il Progetto Preliminare con Delibera pubblicata sulla G.U. in data 14 maggio 2009; • 2009 (11 marzo) SAT e ANAS sottoscrivono lo Schema di Convenzione Unica[1]; •2009 (15 maggio) viene predisposto ed inviato all’ANAS il Progetto Definitivo del 1° lotto Rosignano – San Pietro in Palazzi (4 Km). Questo Progetto Definitivo viene successivamente approvato dall’ANAS e, a seguito della Conferenza di Servizi, essendosi registrato il consenso del territorio, viene approvato dal CIPE (3 dicembre); •2009 (28 ottobre) viene affidata la Progettazione Definitiva del completamento della Livorno – Civitavecchia, da San Pietro in Palazzi a Tarquinia; • 2009 (15 dicembre) vengono affidati i lavori del 1° lotto Rosignano – San Pietro in Palazzi, il cui termine è previsto per il 2012; •2010 (30 marzo) il Progetto Definitivo

del lotto 6 A Tarquinia - Civitavecchia (14,6 km) viene inviato all'ANAS e dalla stessa approvato in linea tecnica (29 aprile); •2010 (20 settembre) SAT, ANAS, Prefettura di Livorno ed altri Enti competenti sottoscrivono i Protocolli di Legalità e Sicurezza sul Lavoro, per i cantieri sulla Rosignano - San Pietro in Palazzi; •2010 (18 novembre) il CIPE approva il Progetto Definitivo delle viabilità secondarie connesse del Lotto 1 (Rosignano San Pietro in Palazzi) con Delibera pubblicata sulla G.U. in data 21 gennaio 2011; •2010 (24 novembre) viene sottoscritto da ANAS e SAT l'atto di recepimento delle prescrizioni CIPE che rende efficace la Convenzione Unica; •2011 (23 marzo) presentazione all’ANAS del Progetto Definitivo San Pietro in Palazzi – Tarquinia approvato dalla stessa in linea tecnica (6 giugno); •2011 (5 maggio) il CIPE approva il Progetto Definitivo del Lotto 6 A Civitavecchia – Tarquinia con Delibera pubblicata sulla G.U. in data 29 agosto 2011; •2011 (27 giugno) apertura al traffico della nuova barriera di Rosignano sulla bretella di collegamento dell’ autostrada A12 alla SS1 Variante Aurelia;

•2011 (2 agosto) il Progetto Esecutivo del lotto 6 A Tarquinia Civitavecchia (14,6 Km) viene inviato all’ANAS e dalla stessa approvato (14 ottobre); •2011 (17 ottobre) avvio delle attività propedeutiche all'esecuzione dei lavori del Nella foto, Antonio Bargone, presidente della SAT lotto 6 A Civitavecchia – Tarquinia; •2012 (22 maggio) SAT, la Provincia di Palazzi a Tarquinia (Lotti 2, 3, 5A, 6B) Livorno e i dieci Comuni della bassa Val con Delibera pubblicata sulla G.U. in data di Cecina sottoscrivono il protocollo di in- 27 dicembre 2012; tesa per l'esenzione del pedaggio a favore •2012 (22 novembre) SAT, SAT Lavori, dei residenti del primolotto della A 12 da Struttura di Vigilanza sulle Concessionarosignano Marittimo a San Pietro in Pa- rie Autostradali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Prefettura di lazzi; •2012 (8 giugno) entra in esercizio la Viterbo sottoscrivono il protocollo per la tratta tra San Pietro in Palazzi e Rosi- regolarità e Sicurezza nei cantieri di lavoro sulla tratta Tarquinia - Civitavecgnano Marittimo (circa 4 Km); •2012 (13 giugno) SAT, ANAS e Prefet- chia. tura di Viterbo sottoscrivono il Protocollo •2013 (31 luglio) il progetto Definitivo di Legalità, per i cantieri sulla tratta Tar- dei lotti 5 A (Ansedonia - Pescia Romana) e 6 B (Pescia Romana - Tarquiquinia - Civitavecchia; •2012 (03 agosto) il CIPE approva il Pro- nia) viene inviato alla concedente. Il 22 getto Definitivo del completamento della ottobre è stato espresso parere favorevole Livorno – Civitavecchia, da San Pietro in per la Validazione Tecnica del progetto.


Lungo (e triste) viaggio nel Paese delle Grandi Opere incompiute

30 APRILE 2014

FOCUS

PAGINA 3

Sono una vera e propria ferita aperta dello Stato, le 600 infrastrutture “fantasma” elencate in un documento del Ministero. E non sono neanche tutte, mancano all’appello “mostri” come: la città dello sport di Tor Vergata, la diga di Blufi, l’autostrada A14 e molti altri di Carola Parisi

V

olevano essere Grandi Opere, invece sono una sorta di piccole ferite aperte per lo Stato italiano. Vanno da Nord a Sud e sono soggette a moltiplicazione. Perché, si sa, nel nostro Paese tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, o un ponte, una strada, un polo sportivo. Insomma, qualcosa. E, rigorosamente, non finito. A fare un po’ di chiarezza è arrivato proprio il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che, in forza di una riforma voluta dal governo Monti, ha compilato (insieme con Regioni e Province autonome) l’anagrafe delle opere incompiute. Un bagno di sangue. I dati consultabili sul sito del Ministero raccontano una situazione raccapricciante. Si parla di 600 infrastrutture, tra strade, autostrade, impianti sportivi, parcheggi, aeroporti, cominciati e mai finiti. In alcuni cantieri, dopo il doveroso piazzamento di cartelli e transenne, non si è più visto nessuno. Secondo l’elenco ufficiale, le opere “fantasma” sono costate allo Stato ben 4,1 miliardi di euro. Una cifretta da niente! Peccato che sia la lista che le cifre ufficiali riportate siano fortemente approssimative. Infatti, che si tratti di amnesia o di volontarie dimenticanze, i “professori” di Porta

tutte le domande scomode. Ed invece, sono iniziati gli arresti per infiltrazioni mafiose negli appalti per la costruzione, i lavori sono a “caro amico”, e la voglia di fare si scontra con liti politiche, inchieste aperte e l’immagine di un Paese in agonia, dilaniato dal “vorrei ma non posso”. Così, si crea il paradosso: abbassare la guardia contro l’illegalità e le infiltrazioni per non rallentare i lavori, ormai già molto in ritardo, che metterebbero in crisi l’inaugurazione della manifestazione. Un mese fa, anche per la terza corsia dell’A14, Bologna-Bari-Taranto,

E arriviamo al Sud. Qualche dimenticanza negli uffici della Regione Campania che, nella lista consegnata al Ministero, segnala solo due sole Sopra uno dei cantieri dell’Expo 2015 di Milano, a fianco la città dello sport di Tor Vergata a Roma opere incompiute. Un po' poco (credibile). Non si parla, infatti, dell’ospelista non compare la Città dello Sport sante vedere quanto tempo impieghe- eclatanti del Nord d’Italia è sicuramente quello dell'ospedale di Alba e dale di San Bartolomeo in Galdo, nel di Tor Vergata? Nata come Stadio del rebbero a far “morire” tutto. Beneventano, una delle strutture mai Nuoto per i Mondiali del 2009 (da ri- Altra grande assente è la diga di Blufi, Bra, situato nel cuore delle Langhe portate a termine più 'anziane' d'Italia. condurre alla nota storia della in Sicilia, asciutta da più di 30 anni. piemontesi: costati 159 milioni di E che dire della diga del Pappadai a Ta“Cricca” degli appalti delle Grandi Anche del mitologico stadio del polo euro e fortemente contestati da amranto? Costata 70 milioni di euro in 30 Opere) poi riconvertita in Città dello di Giarre, non c’è traccia. Ma il para- bientalisti e geologi (il terreno, si dice, anni, non ha ancora raccolto una gocSport. Mai aperta (sin dai tempi della dosso dei paradossi è dietro l’angolo: è particolarmente franoso), i lavori cia d'acqua. A Lamezia, in Calabria, giunta Veltroni), ora nel degrado più l'elenco della regione Sardegna se- vanno avanti ormai da 10 anni. Per dagli anni ‘70 un pontile si protendeva totale. Del tutto inutile allo stato at- gnala come opere incompiute, gli im- completarli ci vorrebbero altri 42 miper 640 metri: avrebbe dovuto servire tuale, ma che ha già succhiato 256 mi- pianti fotovoltaici di quattro edifici lioni. Che ovviamente non ci sono, l'impianto chimico della Sir. È crollato lioni di risorse pubbliche. Ma il futuro comunali de La Maddalena e non le quindi, come consuetudine, si affida un anno fa senza aver del gigantesco progetto (incompiuto) mastodontiche strutture (albergo, servito una nave. di Santiago Calatrava a Tor Vergata centro congressi, porto turistico) coDecisamente più onepotrebbe essere “verde”. L’università struite per il G8 del 2009 e mai comNONOSTANTE LA SUA SEMPLICITÀ, IL CONCETTO sta la Sicilia, che sestessa ha avanzato la proposta di tra- pletate. Com’è possibile? Proprio CHE UN EURO INVESTITO IN INFRASTRUTTURE ARRIVI gnala la bellezza di 170 quando un mese fa, l’ottava sezione penale del tribunale di Roma ha acA GENERARNE QUATTRO (GRAZIE ALLE ENORMI RICADUTE incompiute: record nazionale. Un esempio colto la richiesta del Comune de La SULL’ INDOTTO), È DIFFICILE DA ASSIMILARE su tutti: l'autostrada Maddalena di costituirsi parte civile Ragusa-Catania, unnel processo alla “Cricca” degli appalti si sarebbe dovuta scrivere la parola dici anni di lavori ed ancora non è stata per il G8 del 2010, evento internazio- tutto al “poi si vedrà”. nale trasferito poi all’Aquila. Eppure Poi c’è l’Expo 2015, che merita un ca- “fine”. Invece, il tutto slitterà al completata. Strade a parte, in Sicilia il nella lista del ministero di tutto que- pitolo a parte. La più grande opera 2017 e forse anche oltre. I lavori comune di Giarre (Catania) si è guadasto, neanche l’ombra. La Lombardia pubblica del momento, quasi tre mi- consistevano in 40 chilometri di gnato il titolo di capitale dell'incomrisulta la regione con la concerta- liardi di spesa tra infrastrutture e orga- strada e due tunnel. Ad oggi i lavori piuto grazie a una dozzina di opere mai zione più alta di 'fantasmi edilizi': dal nizzazione per ospitare l’Esposizione sono stati completati per il 60%. terminate: tra queste, uno stadio di nuovo laboratorio dell'Asl di Milano universale che dovrebbe rilanciare Nonostante la sua semplicità, il polo ai piedi dell'Etna. E la lista sarebbe in via Juvara (14,3 milioni di euro l’economia del Paese. Nelle ultime con- concetto che un euro investito in ancora molto lunga, da Nord a Sud, in spesi e altri 10 per completarlo), ai la- ferenze stampa del governo Letta ed infrastrutture arrivi a generarne un Paese che si interessa che solo di Uno svincolo dell’autostrada Catania - Ragusa vori che vanno avanti ormai da quasi ora con Matteo Renzi, l’Expo sembra quattro (grazie alle enormi rica- come vadano a finire le gare d’appalto, dieci anni per la costruzione del essere la panacea di tutti i mali. C’è la dute sull’indotto), è difficile da assi- senza mai preoccuparsi di ciò che resta Pia si sono dimenticati di alcuni “mo- sformare l’intero impianto in una "nuovo ostello della gioventù" di crisi, ma ora arriva l’Expo. C’è la di- milare. O meglio, nonostante questa incompiuto, abbandonato e inutilizzato stri” delle infrastrutture iniziati e poi serra hi-tech, ispirata ai 'Gardens by Lecco (2,6 milioni di euro per un soccupazione, ma l’Expo porterà ad consapevolezza, fare le cose per per anni ed anni. Dai, su, poi lo facabbandonati al proprio destino. the bay' di Singapore. Visto come cantiere che doveva essere conse- investire in Italia… Insomma, do- bene dall’inizio alla fine, sembra cio… senza fretta. Del resto, ma chi ci corre dietro? Facciamo alcuni esempi. Perché nella sono andate le cose, sarebbe interes- gnato nel 2008). Ma uno dei casi più vrebbe essere la risposta (positiva) a sempre più un’impresa titanica.

IL CASO EMBLEMATICO DELLA “NUVOLA” DI FUKSAS

Quando una firma costa 20 milioni di euro

T

orniamo indietro di un mese e poco più. Negli ultimi giorni di marzo si consuma l’annunciato “addio ai monti” di Fuksas. Il suo contratto per la realizzazione della ormai nota “Nuvola” è scaduto e non sarà rinnovato. Un sogno infranto quello dell’archistar romano, colui che ha dichiarato di avere come unico cliente “l’essere umano”. Oh mon dieu! Quanta umanità, che uomo di sinistra! C’è da dire che con venti milioni di euro di compenso (faraonico) già intascati, sono bravi tutti a fare gli snob, i superiori e pure gli offesi. Eh già, perché il caro Fuksas ha minacciato di togliere alla “Nuvola” la propria firma. L’essere umano si meriterebbe un tale affronto? Giammai. Pericolo rientrato. Resta da risolvere il problema economico e la vicinissima probabilità che l’opera resti incompiuta. Ma nonostante il divorzio tra l'archistar Fuksas ed Eur spa( società che realizza l’opera, al 90% del Tesoro e al 10% del Comune di Roma), il presidente della

società Pierluigi Borghini giura che il progetto sarà portato a termine entro il 2015 (e giù risate). Piccola digressione. Il progetto nasceva nel 1998 con la giunta Rutelli, assegnato con un concorso nel 2000 e lavori iniziati nel 2007. Da allora sono passati sette anni e del progetto originale non c’è più traccia. Arriviamo a quello che c’è adesso: una struttura a forma di “Nuvola” che galleggia in una teca di vetro e acciaio, altra 40 metri, larga 70 e lunga 175. Capienza 123 mila persone. Sarebbe diventato il più grande centro congressi d’Europa. Sarebbe, appunto. Ora alla “Nuvola” mancano tutti gli interni, e non stiamo parlando di pochi zeri visto che le rifiniture previste sono di altissimo pregio (e costo). L’incarico ufficiale come direttore dei lavori arriva a Fuksas nel 2008. L’inaugurazione prevista per il 2011, slitta al 2012, poi ad inizio 2013, in seguito alla primavera di quest’anno, ma meglio guadagnare tempo, 2015 prima che inizi l’Expo (se inizia, visto

che anche lì i lavori non procedono). Complimenti vivissimi a tutti! Colpa delle polemiche, dei ritardi, dei soldi che non ci sono, la situazione è questa: Fuksas offeso ed indispettito se ne va con 20 milioni di euro in saccoccia; l’opera non è finita e dicono che costerà 276 milioni di euro (cifre non vera visto che ne servono almeno altri 100 per finirla. Se bastano). A questo punto occorre farsi delle domande. Prima: caro Fuksas, se il tuo cliente è “l’essere umano”, i tuoi compensi stratosferici li paga l’umanità? No, li sborsano i contribuenti romani con le tasse versate nelle casse del Comune. E poi, dove si vanno a pescare le responsabilità di questa situazione se dal 1998, Eur spa ha cambiato quattro presidenti, quattro ammini-

Come dovrebbe essere e com’è la famosa “Nuvola” di Fuksas

stratori delegati e la città di Roma ha cambiato quattro sindaci? La diffusa pratica dello scaricabarile confonderebbe ancora di più questa situazione polverosa. Quindi? Facciamo come con i dogmi, accettando tutto così com’è. Ancora, perché un progetto così dispendioso ed impegnativo parte senza nessuna copertura finanziaria? La “Nuvola” vale 400 milioni di euro e viene gestita da Eur spa, una società con un patrimonio inferiore al miliardo. Com’è possibile? E perché la rea-

lizzazione dell’opera viene affidata alla società “Condotte” (la stessa dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, per cui la fine dei lavori somiglia ormai quasi ad una leggenda) che non ha nessuna esperienza in materia? Ma soprattutto perché vengono approvati progetti del genere quando non ci sono neanche i soldi per pagare i controllori degli autobus? Solita triste storia italiana: megalomania e nozze con i fichi secchi. C.P.


Cornamuse e mitra per Bobby Sands 30 APRILE 2014

ANNIVERSARI

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Il 5 maggio del 1981 moriva il combattente simbolo dell’Ira, dopo 66 giorni di sciopero della fame

Storia di una lunga battaglia per la sventurata terra d’Irlanda, quando ancora aveva bisogno d’eroi di Micol Paglia

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criveva Bertold Brecht nel suo Vita di Galileo: “sventurata la terra che ha bisogno di eroi”. È l’Irlanda, questa terra. La terra sventurata che ha bisogno di eroi. Moderni. Senza elmo o armatura scintillante. Gente semplice, nata nei sobborghi della città di Belfast e disposta a vivere e morire per una parola che sa troppo di ideale: libertà. Servono uomini disposti a diventare eroi, in terra d’Irlanda del Nord, nel duro decennio fra il 1970 e il 1980. Chi è nato su quest’isola, ai confini dell’Europa, incastonata fra l’Oceano Atlantico, il Mar d’Irlanda e il Mare Celtico, la sua patria la chiama Eire, dal nome di un’antica divinità guerriera che da sempre protegge e segue il cammino di quel popolo. È una strana nazione, quella irlandese, dove ancora oggi si parla una lingua che sembra appartenere alle fiabe. Il gaelico, infatti, rappresenta uno dei tratti distintivi di una popolazione che non si è voluta piegare allo strapotere imperialista del Regno d’Inghilterra. È questo lo spirito che guida tutta la vita di Roibeard Gearóid Ó Seachnasaigh, per tutti, Bobby Sands. È nato nella periferia nord di Belfast, Bobby, alla fine dell’inverno del 1954. La sua famiglia è una delle molte cattoliche in un quartiere dove a farla da padrone sono i protestanti. In una nazione in cui tutti i potenti sono protestanti. Sì, perché Belfast è la capitale dell’Irlanda del Nord, un’enclave inglese in una terra che ha pagato duramente per la sua indipendenza dalla Gran Bretagna. Non è facile andare a scuola, in quegli anni e in quella città. Spesso la famiglia è costretta a cambiare casa a causa delle minacce di morte. È dura la vita della famiglia Sands. Così Bobby già da giovanissimo lascia perdere gli studi e per dare una mano a casa diventa un coach-builder, un meccanico. Ma non è facile nemmeno lavorare quando i “lealisti” protestanti ti discriminano e ti insultano. Non avendo molte altre alternative, Bobby e la sua famiglia nel 1972 si trasferisce nuovamente. Questa volta a sud di Belfast, nella periferica zona di Twinbrook. Sono anni difficilissimi, quelli dell’infanzia di Bobby, per i cattolici dell’Ulster. Quella sorta di “staterello” creato ad hoc dal Sovrano britannico nel 1920. L’Ulster era nato appositamente per controllare le aree irlandesi maggiormente industrializzate. Questa operazione si è resa necessaria in seguito alla nascita, appena due anni prima, di un vero e proprio esercito di liberazione nazionale composto da rivoluzionari anti-britannici. L’Irish Republican Army, da tutti conosciuto con l’acronimo di IRA. A diciotto anni Bobby Sands capisce che tutti i soprusi che ha subito e subisce di continuo la sua famiglia, solo per il credo religioso, sono profondamente ingiusti. Nonostante sia poco più che un adolescente, decide di impegnarsi in prima persona. Diventa un fervente attivista, combatte per i diritti civili della comunità cattolica di Belfast. In quello stesso anno, nel ’72, conosce e sposa Geraldine Noade. A soli diciannove anni, sua moglie lo rende padre. È appena il 1973 quando nasce il piccolo Gerard Sands.

Quello diventa l’anno della svolta nella vita del giovane ragazzo di Belfast. Le battaglie (più o meno) pacifiche, a Bobby non bastano più. Il richiamo della lotta armata è troppo forte. Il convincimento che per difendere i diritti dei cattolici nordirlandesi si debbano imbracciare le armi è troppo radicato in lui, giustificato probabilmente dagli innumerevoli soprusi subiti. Neppure il fatto d’aver messo su famiglia lo frena. “Avevo visto troppe case distrutte –racconta Bobbypadri e figli arrestati, amici assassinati. Troppi gas, sparatorie e sangue, la maggior parte del quale della nostra stessa gente. A 18 anni e mezzo mi unii all’IRA”. Bobby Sands si “arruola” nel primo battaglione della Brigata Belfast. Nello specifico, sceglie di schierarsi con la cosiddetta ala Provisional, quella maggiormente nazionalista. A quel punto, in Irlanda del Nord, la guerriglia urbana è all’ordine del giorno. Entra ed esce di prigione, Sopra, un murales nella città di Belfast, sotto, il figlio di Bobby, Gerard, il giorno dei funerali. Più in basso una foto di Bobby Sands Bobby. La prima volta è per detenzione illegale di arma da fuoco. Resta in carcere fino a quando del “Compound 19”, la nuova area testa è la cosiddetta “blanket proviene condannato a 5 anni di reclu- del carcere, tristemente nota con il test” con la quale i prigionieri desione. Per Geraldine è un colpo nome di H-blocks per la caratteri- cidono di non indossare più la troppo duro. Diventata una stica forma ad H degli edifici. È un divisa e vestirsi solo con le coperte. mamma-bambina, sposata ad un carcere duro, quello di “Maze”, Questa decisione non resta a lungo fin troppo giovane rivoluzionario, dove i detenuti vengono sottoposti impunita. I detenuti vengono letteper di più galeotto, la ragazza de- ad angherie di ogni genere e sorta. ralmente massacrati a calci e pugni cide di lasciare la sua terra e suo La crudeltà dei secondini è leggen- dalle guardie carcerarie. A questo marito per trasferirsi in Inghilterra daria e con i membri dell’Ira, molti punto è necessario cambiare stracon il figlio. È un duro colpo per dei quali profondamente anti-indi- tegia. Si passa alla “dirty protest”, Bobby, eppure la sua sete di giusti- pendentisti, sembra avere libero nel corso della quale tutti i detenuti zia per quella terra d’Irlanda così sfogo. Bobby non si scoraggia. Co- gettano la propria urina sotto la piegata dalle ingiustizie e dai so- mincia scrivere, libri e –soprat- porta della cella e spalmano i loro prusi di pochi potenti, lo mantiene tutto- articoli di giornale. Annota escrementi sui muri. Le condizioni vivo e lucido. Nel 1976, dopo es- le sue riflessioni sui pacchetti delle di Bobby e degli altri reclusi non sere uscito di galera per “buona sigarette, sulla carta igienica e rie- migliorano. Tutt’altro. Più si inacondotta”, viene nuovamente arre- sce a farli uscire dalla prigione di sprisce la protesta, più brutali distato. Questa volta il capo d’impu- massima sicurezza solo con incre- ventano le punizioni. Dopo quasi tazione è più serio. È sospettato di dibili stratagemmi. Ogni pezzo 5 anni passati a sopportare torture avere partecipato ad una serie di viene pubblicato con lo pseudo- di ogni genere, i membri dell’Ira attentati. Uno dei quali contro gli nimo di “Marcella”. Il suo contri- reclusi a “Maze” optano per una uomini del Royal Ulster Constabu- buto per mantener vivo lo spirito soluzione più radicale: lo sciopero lary. Nel violento conflitto a fuoco della lotta armata è fondamentale. della fame. È la protesta estrema primo sciopero della fame si con- legge che impedisce ai detenuti di vengono gravemente feriti due uo- Le frasi di cui è autore fungono da per cercare di puntare i riflettori clude, dopo 53 giorni, con un essere eletti deputati. Una vecmini. Lì per lì Sands viene pro- linfa vitale per i combattenti che sulle disumane condizioni del car- drammatico “nulla di fatto”. Le chia canzone de La compagnia sciolto dalle accuse a suo carico sono fuori e che credono in un’Ir- cere di Belfast ed, in particolare, promesse delle istituzioni britan- dell’anello racconta in un paio di poiché il giudice si rende conto di landa unita ed indipendente. “Io sul trattamento riservato ai dete- niche non vengono mantenute, versi questa storia, racchiudennon avere alcuna prova valida a difendo il diritto divino della na- nuti appartenenti all’IRA, “attivi” nonostante uno dei detenuti, Sean dola tutta in poche semplici pasuo carico che ne giustifichi una zione irlandese all’indipendenza so- anche dietro le sbarre. Il Governo McKenna, sia praticamente in fin role. S’intitola Strade d’Europa e di vita. Bobby Sands, che subisce dice questo: “Prati e scogliere condanna. Un anno soprusi dagli inglesi fin dall’infan- dell’Irlanda lassù a Nord/Gente dopo, però, nel setzia decide di sfidare a viso aperto come roccia di Belfast,/E la croce tembre del ’77 la pola Thatcher. Dichiara apertamente d’oro di una fede che vivrà,/Corlizia insegue e che “non c’è nulla nell’intero arse- namuse e mitra son per Sands”. blocca un’auto sulla nale militare inglese che riesca ad Bobby Sands muore il 5 maggio quale c’è anche annientare la resistenza di un pri- del 1981. Dopo 66 giorni di diBobby. A bordo, gioniero politico repubblicano che giuno. Senza che il Governo introva rinviene una non vuole cedere; non possono e glese di Margaret Thatcher si delle pistole che non potranno mai uccidere il no- pieghi a quello che la stessa Lady avevano sparato stro spirito”. Il 1° marzo del 1981 di ferro definisce “il più umano e l’anno prima duBobby Sands comincia il secondo patetico dei sentimenti: la pietà”. rante lo scontro con sciopero della fame. Questa volta Altri nove detenuti moriranno gli agenti dell’RUC. deve essere ad oltranza. Si tratta di dopo Bobby, proseguendo lo scioSands viene nuovauna vera e propria staffetta cui de- pero della fame da lui cominciato. mente processato vono partecipare tutti i detenuti Come per molti altri fatti storici, per detenzione illedel “Compound 19”. Lo scopo è esiste una foto che descrive megale d’arma da quello di ottenere il riconosci- glio di tante parole una precisa fuoco e condannato mento dello status di “prigionieri circostanza. I partecipanti ai fualla assurda pena di politici” per i guerriglieri dell’IRA. nerali di Bobby Sands saranno 14 anni di recluPochi giorni dopo l’inizio dello oltre 100.000. Ma il simbolo di sione. Dopo appena sciopero muore uno dei compo- quella giornata è il volto pulito e due settimane di nenti del Parlamento inglese per innocente di Gerard, il figlio di prigione, viene torturato dai secondini “NON POTRANNO MAI UCCIDERE IL NOSTRO SPIRITO” l’Irlanda del Nord. Bobby Sands Bobby, tenuto per mano dalla viene eletto al suo posto. È, in as- nonna che si mette le mani sul del carcere di Crumsoluto, il più giovane deputato. La volto disperata. Tutt’attorno a loro lin Road per essere stato coinvolto in risse. Costretto a vrana, e credo in essa, così come inglese, difronte alla protesta dei Lady di ferro, però, non può accet- decine di membri dell’IRA in direstare perennemente nudo e a di- credo nel diritto di ogni uomo e reclusi nordirlandesi finge di am- tare che uno dei suoi principali visa mimetica e col volto coperto giunare una volta ogni tre giorni, donna irlandese a difendere questo morbidirsi. Il primo ministro in- oppositori, peraltro membro di compongono il corteo funebre. al termine delle due settimane di diritto con la rivoluzione armata.” glese, nel 1980, è la Lady di ferro spicco del più organizzato movi- Ma tutta l’attenzione è concentrata punizione viene trasferito nella Le inumane condizioni cui sono Margaret Thatcher, che non ha al- mento indipendentista irlandese sul viso di quel bambino che semprigione di Long Kesh, da tutti co- sottoposti i detenuti degli H- cuna intenzione di piegarsi al ri- sieda nel Parlamento del Regno bra incarnare il messaggio di tutta nosciuta con il nome di “Maze”. blocks, però, impone a Bobby e a catto di un pugno di quelli che lei Unito. Poco dopo l’elezione di la vita di Bobby Sands: “Tiocfaidh Bobby viene sistemato nelle celle molti altri di reagire. La prima pro- considera semplici delinquenti. Il Bobby, il Governo approva una ár lá”, “Il nostro giorno verrà “.


30 APRILE 2014

POLITICA

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L’Italia alla deriva, la politica incapace e colpevole OLTRE LA TOGA di ANTONIO

INGROIA

Disoccupazione al 13%, imprese che falliscono, povertà che cresce, corruzione dilagante: c’è bisogno di una rinascita economica, etico-morale, sociale, culturale e invece abbiamo ancora il condannato Berlusconi che detta l’agenda al governo mentre Renzi continua a fare promesse. Ma i risultati non si vedono

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elle ultime settimane l’Istat ha reso noto che in Italia il tasso di disoccupazione è salito al livello record del 13%, con oltre 3,3 milioni di disoccupati, ha certificato che tra i giovani fino a 24 anni quasi uno su due è senza lavoro (tasso di disoccupazione giovanile pari al 42,3%), ha rilevato in oltre un milione le famiglie che sono senza un reddito da lavoro, in cui cioè tutti componenti attivi sono disoccupati. Pochi giorni fa Unioncamere ha stimato che nel primo trimestre del 2014 hanno chiuso per fallimento, in Italia, più di 3.600 imprese, cioè circa 40 al giorno, quasi due all’ora, mentre da un rapporto di Confcommercio-Censis su consumi e clima di fiducia è emerso che l’80% delle famiglie italiane si sente in una situazione di precarietà e instabilità. E ancora, sempre di questi giorni è un sondaggio condotto dal Centro studi Unimpresa tra le imprese associate da cui è emerso che tre aziende italiane su cinque devono chiedere prestiti in banca per pagare le tasse. Sono i numeri, allo stesso tempo vergognosi e inaccettabili, di un Paese a terra, in cui cambiano le larghe intese ma il prodotto non cambia, in quella che si potrebbe definire la proprietà commutativa del fallimento della politica. E non è nemmeno tutto, perché alla crisi economica si aggiunge una altrettanto grave crisi etico-morale, che trova conferma nella solita spaventosa e dilagante corruzione, capace di infiltrarsi ormai anche nei Palazzi di Giustizia, e in un’evasione fiscale sempre altissima eppure sempre intoccabile. Si aggiunge una cronica crisi di legalità, perché uno Stato che taglia risorse e lascia sempre più soli coloro che lottano contro le mafie fa ovviamente solo un favore alle mafie e a chi fa affari con loro. Si aggiunge una crisi di civiltà, testimoniata dall’indecente sovraffollamento delle carceri, piene di poveracci mentre potenti e colletti bianchi riescono in qualche modo a svangarla sempre, magari con 4 ore a settimana ai servizi sociali. Si aggiunge una profonda crisi di fiducia, quella che spinge sempre più giovani ad andarsene per cercare un futuro altrove, dove c’è lavoro, dove ci sono opportunità, dove c’è meno burocrazia, dove c’è riconoscimento del merito, dove ci sono salari migliori. Insomma, da qualsiasi punto di vista la si guardi, l’Italia è oggi un Paese alla deriva, incapace di ritrovare una rotta dopo essere stata portata a sbattere sugli scogli dal ventennio berlusconiano. Se altri, anche in Europa, riescono a intercettare i primi significativi segnali di ripresa, noi continuiamo invece a navigare a vista, e questo nonostante la continua ricerca del salvatore della Patria, che ha fatto calare dall’alto prima il supertecnico Monti, poi l’immobile Letta e ora lo straripante Renzi.

Matteo Renzi e Silvio Berlusconi

Ognuno presentato come l’unica soluzione possibile, come il punto di svolta. E invece la svolta la stiamo ancora aspettando e chissà quanto ancora ci vorrà perché arrivi. A guardare cosa succede a Palazzo Chigi e dintorni con senso critico, senza cioè farsi incantare dalla propaganda, non c’è onestamente da essere ottimisti. Il governo si regge sul patto tra Renzi e Berlusconi, e questo è il suo indiscutibile peccato originale, perché anche a voler credere con un atto di fede al riformismo ultraspinto di Renzi, nessun un atto di fede può davvero far pensare che Berlusconi sia minimamente affidabile.

non solo non è in galera (grazie anche alle leggi che si è fatto fare negli anni di governo) ma può ancora imperversare praticamente senza freni, omaggiato e riverito, dettando l’agenda e i tempi della politica. Ma se Berlusconi si affanna a caccia di voti a modo suo, Matteo Renzi non è da meno. Parla ovunque, dilagando tra tv, radio e quotidiani. Quando non lo intervistano scrive lui ai giornali, e se proprio è in astinenza di visibilità eccolo rifugiarsi negli amati social network e inventarsi una (non) conferenza stampa su Twitter. E’ al governo da due mesi ma sembra ci sia da due anni per

SE SI VANNO A VALUTARE I RISULTATI FINORA OTTENUTI, IL BILANCIO, AL NETTO DEGLI ANNUNCI, LASCIA MOLTO A DESIDERARE I fatti degli ultimi giorni ne stanno dando prova. L’Italia affonda, l’Europa ci guarda con sospetto, e lui, nel tentativo disperato di arginare il suo declino e quello di Forza Italia, lancia l’ennesima campagna elettorale inquinata, con il solito vittimismo, i soliti attacchi ai giudici, le solite uscite che imbarazzano noi e indignano il resto del mondo, come l’ultima sui tedeschi e i campi di concentramento. La relativa novità, frutto proprio del peccato originale, sta nell’ambiguità con cui si muove sulle riforme che ha concordato con Renzi: prima le battezza come necessarie, un attimo dopo le affossa, quindi assicura che rispetterà gli accordi, in uno schema che ricorda un po’ quello della Bicamerale con D’Alema e sappiamo poi com’è andata a finire. Sta di fatto che un condannato in via definitiva a 4 anni per frode fiscale

quanto è abile a invadere ogni spazio, anche il più piccolo, che si tratti di un’ospitata da Maria De Filippi o della partita del cuore (con buona pace della par condicio). E però se si vanno a valutare i risultati finora ottenuti, il bilancio, al netto degli annunci, lascia molto a desiderare. Ho già scritto, e non sono stato il solo a farlo, che i tanto celebrati 80 euro in più in busta paga sono davvero 80 euro solo per una platea limitata di lavoratori dipendenti, per gli altri sono molto di meno o addirittura niente, come per incapienti, pensionati e partite Iva. Qui aggiungo solo che l’operazione, stando a quanto scritto nel Def, determinerà una crescita del Pil dello 0,1% nel 2014, dello 0,3% nel 2015 e dello 0,4% nel 2016. Per finanziarla, però, sono necessari tagli alla spesa pubblica che il governo stima produrranno un ef-

fetto negativo sul Pil dello 0,1 nel 2014, dello 0,2 per il 2015 e dello 0,3 per il 2016. In sintesi, il saldo finale è pressoché nullo. La scommessa, o meglio l’azzardo, sta tutta nel fatto che una manciata di euro in più in busta paga spingerà gli italiani che ne beneficeranno a spendere di più e quindi a riattivare i consumi. Personalmente ho forti dubbi, visto che la misura riguarda stipendi netti da 1.200-1.500 euro al mese, di chi dunque è generalmente costretto a essere molto attento a far quadrare i conti, e che in tempi di crisi si è portati ad accantonare piuttosto che a spendere. Al di là del decreto per gli 80 euro, che almeno è legge nonostante le fibrillazioni legate alla richiesta di chiarimenti da parte di Napolitano, per il resto Renzi sul fronte delle riforme ha portato a casa ben poco. La pessima legge elettorale scritta con Verdini deve ancora essere approvata al Senato e il suo destino è evidentemente legato a quello del ddl costituzionale per l’abolizione di Palazzo Madama. Erano entrambe riforme previste dall’accordo con Berlusconi, ma le ultime uscite dell’ex Cavaliere hanno rimesso tutto in dubbio o comunque hanno fatto chiaramente capire che prima delle Europee non se ne farà nulla, con buona pace delle tabelle di marcia di Renzi. Anche sul fronte lavoro il governo ha concluso poco e male: il decreto approvato pochi giorni fa alla Camera con la fiducia, tra divisioni, polemiche e scambi di accuse interni alla stessa maggioranza, non crea infatti lavoro ma allarga la precarietà. La lotta alla mafia si è fermata alle buone intenzioni, subito sfumate, di portare Nicola Gratteri al ministero della Giustizia e alla lettera di Renzi a Saviano. Poi però il Pd per non smentirsi ha votato e difeso la versione annacquata del 416 ter e ha deciso di candidare alle Europee il professor Fiandaca, noto per legittimare la trattativa Stato-mafia e per delegittimare la procura di Palermo. Un segnale chiarissimo. Sull’evasione fiscale Renzi resta sostanzialmente non pervenuto, mentre la lotta alla corruzione per ora è tutta nella nomina di Raffaele Cantone a guida dell’Autorità anticorruzione. Nulla da dire su Cantone, che è indiscutibilmente un eccellente magistrato, ma, come ha lui stesso ha sottolineato in una recente intervista, la sua nomina deve essere valorizzata dalla politica conferendo alla struttura gli uomini, i mezzi, le risorse, i poteri necessari per fare davvero la lotta alla corruzione. Altrimenti anche questa è, purtroppo, solo un’operazione di facciata ed è esattamente quello di cui non c’è bisogno. C’è bisogno piuttosto di una svolta vera, di una rinascita allo stesso tempo economica, etico-morale, sociale, culturale. E invece ancora oggi siamo qui a commentare le solite pagliacciate di Berlusconi e i sogni promessi da Renzi.

Senato, arriva l’ultimo compromesso Il premier evita il muro contro muro e tratta sulla elettività cercando una sintesi con la minoranza Pd e con Berlusconi Restano i paletti principali: i senatori non voteranno la fiducia, le leggi di bilancio e non percepiranno indennità di Riccardo Paletti

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ulla riforma del Senato io mi gioco tutto, se non superiamo l’attuale modello di Senato io smetto di fare politica”. Matteo Renzi l’ha detto e ripetuto in questi due mesi di governo, facendo della rivoluzione di Palazzo Madama la madre di tutte le sue battaglie. Una battaglia difficile, che è diventata guerriglia prima per l’opposizione interna della minoranza Pd e poi per le ultime giravolte di Berlusconi, tanto da preoccupare anche

il Capo dello Stato. Proprio Napolitano preme perché si arrivi a un accordo in tempi brevi e la sua moral suasion ha convinto Renzi a evitare il muro contro muro e a trovare un compromesso accettabile, anche derogando in parte su uno dei quattro paletti che aveva piantato sin all’inizio e cioè quello sulla non elettività dei senatori. Restano gli altri: mai più bicameralismo perfetto, il Senato non vota la fiducia né le leggi di bilancio, i senatori non percepiscono indennità. Dunque, il nodo da sciogliere è quello legato ai criteri di desi-

gnazione dei senatori. Per Renzi “la linea di fondo è che i Consigli regionali individuano al loro interno quale consigliere regionale va al Senato”. Insomma, una sorta di eleggibilità indiretta che per il premier “può essere un buon punto di mediazione”. Ma la partita è aperta, le trattative continuano anche perché in Commissione Affari costituzionali del Senato sono non pochi quanti guardano con favore al ddl Chiti, che prevede invece l’elezione diretta. E allora ecco la proposta del lettiano Francesco Russo, secondo cui i nuovi senatori sono eletti dai cit-

tadini insieme ai consigli regionali ma in un listino a parte. Sarebbero consiglieri regionali a tutti gli effetti, ma nella divisione dei compiti avrebbero l’incarico specifico di sedere in Senato. Senza indennità dallo Stato ma solo dalla Regione. Quanto ai tempi per la riforma, sembra ormai impossibile chiudere entro le Europee. “Ma io non m’impicco sulla data”, ha già chiarito Renzi. “Noi pensiamo ci siano le condizioni per il voto in Aula entro il 25 maggio ma se invece si arriva al 5 giugno non cambia niente”. Non resta che aspettare.


30 APRILE 2014

INCHIESTA

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ove ci sono turisti, ci sono loro. Vendono di tutto, dai foulard alle mascherine per gli smartphone, dalle borse alla bigiotteria da due soldi, dalle chincaglierie alle cineserie, magari fatte pure con materiali tossici. Sono i venditori abusivi che imperversano nei luoghi più belli di Roma, principalmente Borgo e Trastevere. In quest’ultimo rione, già teatro negli ultimi tempi di episodi di violenza gratuita connessi all’abuso di alcool, si sono schierati in maniera massiccia trapuntando le vie più trafficate, dove il passaggio della movida è più consistente. Da Santa Maria in Trastevere a Piazza Sant’Egidio, da San Cosimato a Piazza Belli, è un continuo di postazioni in cui viene esposta merce contraffatta, in palese concorrenza con quei ne-

L’INERZIA DEL COMUNE DI ROMA /1

I venditori abusivi

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gozianti che devono sottostare a tasse, balzelli e regolamenti capziosi, oltre a dover fronteggiare un crollo degli incassi dovuto alla crisi. Gli esercenti sono esasperati, e non la mandano mica a dire al Sindaco Marino, che per tutta risposta ha controbattuto con la solita genialità che lo contraddistingue. Racconta un artigiano del quartiere che il primo cittadino, di fronte alle rimostranze di un gruppo di commercianti, abbia risposto: “assumeteli, così le strade torneranno libere”. Chapeau. Le chiamate ai vigili urbani si sprecano, le Forze dell’Ordine, quando si trovano a passare per queste vie, non intervengono per sanzionare lo scempio. Chiudono semplicemente gli occhi. Questa condotta è figlia dello sprezzante atteggiamento di Ignazio Marino. E.S.

Marino vuole legalizzare il racket dei metalli Nella foto Michele Baccarani

L’INERZIA DEL COMUNE DI ROMA /2

Invece di affrontare le grane più spinose della città che amministra, il sindaco di Roma preferisce tollerarle - o peggio – regolarizzarle. E fornisce un altro assist ai nomadi

I MERCATINI DEL RUBATO i chiamano mercatini del rubato, e sono sparsi per tutta Roma. Si trovano in Via Andrea Doria a Prati, ingombrano il marciapiede di Via delle Cave Ardeatine, sono tornati ad occupare Piazzale Ostiense, proprio di fronte alla Piramide Cestia, dopo l’effimero sgombero effettuato in seguito alla denuncia fatta dalla nostra testata. Si formano di primo mattino, con una distesa di lenzuola che impedisce la circolazione ai passanti. E ci si può trovare di tutto, ma è meglio non chiedersi da dove arrivi la mercanzia esposta. Per la Polizia di Roma Capitale rappresentano “un grave rischio epidemiologico e sanitario”, dal momento che molte cianfrusaglie in vendita sono state estratte dai cassonetti dell’Ama o prelevate dalle isole ecologiche. A volte le Forze dell’Ordine compiono dei blitz e sgomberano, sequestrano, denunciano. Ma ciò serve a poco, e nemmeno i presidi che di volta in volta vengono allestiti per dissuadere gli organizzatori, prevalentemente rom, impediscono l’allestimento del mercato abusivo. Oltre al ciarpame estratto dall’immondizia, vengono messi in vendita gli abiti usati estratti illegalmente dai cassonetti gialli, che in teoria sarebbero destinati ai più bisognosi. Completa il quadro la refurtiva da taccheggio nei supermercati e quella proveniente dai furti negli appartamenti, merce tecnologica debitamente tenuta nascosta nei furgoni che stazionano al margine dei mercati. Quando le transazioni cessano, l’Ama provvede a rimuovere le montagne di rifiuti ed il puzzo di urina, che con l’arrivo del caldo diventa ammorbante. In principio ce ne era solo uno nella Capitale, di mercatino. Ed era chiamato la Porta Portese dei rom, un appellativo pittoresco ed accattivante. Poi venne appurata la provenienza di alcuni oggetti messi in vendita e gli venne impedito lo stazionamento in lungotevere Testaccio. La “no man’s land” di Via della Vasca Navale offrì le condizioni ottimali con cui il mercato proliferò per anni. La notte una eterogenea folla composta prevalentemente da italiani popolava il sito fino a quando venne sgomberato con la forza. Da qui alla diaspora il passo è stato breve.

L

E.S.

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Redazione, amministrazione, pubblicità Viale Marco Polo, 71 00154 Roma

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Il primo cittadino capitolino ha intenzione di istituire un albo per disciplinare la raccolta abusiva dei materiali, effettuata principalmente dai rom. Si stima che su 20 milioni di tonnellate recuperate in un anno, un terzo provenga dalla raccolta ambulante di Emiliano Stella

I

gnazio Marino sembra aver inaugurato un nuovo modo di fare politica. Il primo cittadino capitolino pare convinto che la strada giusta da percorrere, per risolvere i cronici problemi che affliggono Roma, sia quella di legalizzare ogni cosa, anche quelle che hanno una palese connotazione delinquenziale. E’ questo il caso della raccolta dei metalli, attività tradizionalmente svolta dagli italiani e da pochi anni in mano prevalentemente ai rom. La creazione di un albo per disciplinare il fenomeno, proposta nelle commissioni Ambiente e Politiche sociali del Comune, più che una regolamentazione sembra una resa incondizionata di fronte a chi, nel corso del tempo, sta prendendo il sopravvento in città godendo di una sconcertante impunità. E’ sotto gli occhi degli attoniti cittadini di alcune zone di Roma l’incessante viavai di carrelli da supermercato e furgoni stipati all’inverosimile di ogni oggetto metallico. Solo recentemente le Forze dell’Ordine sono arrivate a ricostruire il percorso che fanno questi rottami, e quanto lucroso sia il business connesso ad essi, che assume gli oscuri contorni del racket. Esiste una filiera ben precisa che ogni oggetto metallico segue. Può essere lo scarto della lavorazione di un fabbro, un pezzo ritenuto inutilizzabile da un carrozziere o da un meccanico. E in entrambi i casi rappresenta un peso economico per l’artigiano di turno, dal momento che è un obbligo di legge (e un obbligo civico per salvaguardare l’ambiente) smaltire legalmente il materiale classificato talvolta come speciale o pericoloso. Altre volte è un utensile domestico in ferro, acciaio od ottone, tipo una maniglia o una rete da letto, che il più delle volte, quando ha fatto il suo tempo, finisce dentro se non accanto il secchione dell’indifferenziato. Più raramente il materiale metallico viene prelevato dalla cantina di un privato, tutto contento di non doverlo conferire in un’isola ecologica o di pagare la minima tariffa spettante all’Ama per il prelievo dei rifiuti domestici ingombranti. Infine, ed inizia ad emergere l’aspetto criminale della faccenda, può essere un

Ignazio Marino

tombino di ghisa divelto, un cavo o una treccia di rame sottratta su di una linea ferroviaria. I tutti questi casi un carrello da supermercato o un furgoncino dalla dubbia provenienza, quasi sicuramente sprovvisti di bollo ed assi-

industriano per separare il rame dalla guaina di plastica che avvolge l’oro rosso. La squagliano accendendo un bel falò con la conseguente emissione di fumi tossici che invade le zone circostanti. Un aerosol a base di diossina puris-

danno ambientale che essi procurano è incalcolabile, come alto è il tasso di inquinamento causato dallo sversamento di tutto ciò che i rom non reputano commerciabile. Tonnellate di residui che giacciono ai margini dei campi nomadi, o che vengono gettati senza alcuno scrupolo nel Tevere. In un’inchiesta apparsa recentemente sul quotidiano “Il Tempo”, sono stati diffusi dei dati elaborati dalla Airmet (Associazione italiana recuperatori metalli). I numeri certificano l’incremento esponenziale del recupero dei rottami metallici fuori dai canali legali. Si calcola che su 20 milioni di tonnellate recuperate in un anno, un terzo (sei milioni) proviene dalla raccolta ambulante. Un commercio che frutta 70 centesimi di euro per ogni kg di acciaio, e ben 3,5 euro a kg di rame. I proventi di SOLO RECENTEMENTE LE FORZE DELL’ORDINE SONO ARRIVATE questo business possono anche A RICOSTRUIRE IL PERCORSO CHE FANNO QUESTI ROTTAMI, oscillare, giornalE QUANTO LUCROSO SIA IL BUSINESS CONNESSO AD ESSI mente, tra i 250 ed i 400 euro netti. Si calcola che solo su curazione, sono ottimi mezzi di sima che ammorba i residenti dei Roma vengano adibiti al trasporto trasporto verso il rottamatore. Ma quartieri adiacenti le aree attrez- clandestino dei metalli circa 1400 per alcuni materiali uno scalo al zate de La Barbuta, Salone e gli in- furgoncini. campo nomadi è doveroso. Qui gli sediamenti abusivi vicino Ponte I controlli, effettuati dalla Polizia alacri “raccoglitori”, ad esempio, si Marconi, oltre molti altri siti. Il di Roma Capitale, sono diventati

negli ultimi tempi sempre più frequenti. Ne sono nati provvedimenti di ritiro dei mezzi e denunce per furto e gestione non autorizzata di rifiuti, oltre a quelle per ricettazione nei confronti dei rottamatori, che di conseguenza hanno desistito dal comprare dai rom. Questi ultimi, non riuscendo più a svolgere i loro traffici indisturbati, hanno portato le loro lamentele fin dentro le commissioni comunali. Proteste a cui la Giunta Marino non è rimasta sorda, tentando di correre ai ripari con la creazione di un albo per regolamentare ed autorizzare il commercio di metallo, normando la filiera che parte dal cassonetto ed arriva fino all’impianto di riciclo, sotto il controllo dell’Ama che di gatte da pelare già ne ha a sufficienza. Un colpo di spugna sui reati commessi dai rom negli ultimi anni, che gli garantirà un florido avvenire. Il consigliere Pd Athos De Luca, presidente della commissione ambiente del Comune di Roma, in un impeto di buonismo ha profetizzato che “per gli operatori accusati di roghi tossici e rovistaggio, quella della regolamentazione può essere anche una forma di riscatto sociale”. Magari accompagnato da una sincera redenzione. Beato chi ci crede.


L'ultima ribattuta del 30 aprile 2014