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Mensile indipendente di interazioni culturali promosso da Arcilesbica e Arcigay Circomassimo Ferrara autunno 2007 - n° 4.0

borderlines Con fini d ’interazione

Editoriuale

co, masturbazioni delle sinapsi, riempitivi, o forse un semplice volo pindarico. L’autunno vira verso l’inverno; i Borderlines d’autunno, non si colori della natura sfumano nel adegua, scardina nel suo picfreddo rivelando un ventaglio colo, giunge sulle vostre tavole cromatico sempre più ampio, con un’agrodolce centrifuga di che va dal giallo zucca al bianco spunti: per riflettere, per discunatal e al viola ematoma post- tere, per confrontarsi o forse pestaggio. La sagra della salama niente di tutto questo, forse da sugo s’affianca a quella della solo vuote intenzioni. Ma come tachipirina. S’avvicendano le il vuoto rimanda al pieno, come multinazionali del farmaco, gli il giorno alla notte, come il basamori, gli umori, i bacilli e gli so di Transmission alla voce di Ian Curtis, così anche il lettore imbecilli. E’ tempo di raffreddori, di nasi più distratto, che lo voglia o no, grondanti di rugiada, di nasi non potrà sottrarsi alla ragnarotti: con i frutti di stagione tela dei rimandi… è il tragico giungono anche i mali, o a vol- destino di chi tiene tra le mani te entrambi, uniti indissolubil- queste scarne paginette. Se poi mente nel talamo dell’inflazio- dovesse scattare un impeto, ne, come il broccolo sempre più Borderlines è pronto ad accoC’è sempre caro, o il precario, che s’imbroc- perglierlo. Manifestazione nazionale le Unioni Civiliun posto libero. Per chi volesse partecipare colisce nell’attesa nuova 10 marzo 2007 - della Roma, Piazza Farnese l’indirizzo è il medesimo: manovra finanziaria. Poi ci sono gli altri mali, quel- borderlines@libero.it li stagionati, tristi cliché della nostra italietta: l’ennesimo atto di bullismo, il finocchio pestato per strada, la violenza negli stadi, l’ingerenza delle gerarchie vaticane (anche nel calcio), la tv spazzatura, che non conosce la raccolta differenziata. Corsi e ricorsi, corse e maratone dell’eterno bailamme mediatico… stringi stringi, il sugo che resta attaccato al fondo della pentola è sempre lo stesso. Come poterne fare a meno? L’insana abitudine al nettare residuo è panacea di tutte le scomodità: non estingue i mali, ma è l’accogliente poltrona sulla quale adagiare il culo tutte le sere. Nonostante tutto, anche la nostra melma bollita ha il suo valore: di fronte alle nefandezze degli USA, al lobbismo del congresso, agli omicidi delle compagnie d’assicurazione sanitaria (vedi il recente Sicko di Moore), il bel paese sembra veramente l’emblema della calocagatia( termine cacofonico, ma che sta ad indicare insieme bellezza e virtù) Allora, che fare? Accontentarsi? Crucci da prova del cuo-

Sveglia,

è l’ora dei diritti!

Mr. Vendetta

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Facile come fare il test hiv... ...continua all’interno

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Mensile indipendente di interazioni culturali promosso da Arcilesbica e Arcigay Circomassimo Ferrara autunno 2007 - n° 4.0 ...segue dalla copertina

Facile come fare il test hiv.

La nuova campagna ideata dal Progetto Salute del Cassero e distribuita in migliaia di cartoline e migliaia di manifesti affissi in tutta l’Emilia Romagna è un invito forte a conoscere il proprio stato sierologico e proteggere quindi noi stessi e il/i/la/le nostro/a/i/e partner/s. Fare il test per molti è faticoso, fa paura, lo si evita perché non si sa mai, altri non lo fanno perchè preferiscono non sapere:… eppoi l’ago nel braccio, eppoi è di mattina presto, eppoi… Fare il test e usare sempre il profilattico/goldone/gommino/ condom è il modo più intelligente per proteggersi e lottare contro questa malattia, che ormai affligge il mondo intero da 26 anni. In questo periodo le cure sono assai migliorate, la ricerca ha fatto passi incredibili e le terapie disponibili hanno finito per

Emozioni, sentimenti & co

cronicizzare la malattia e rendere la vita delle persone sieropositive più vivibile e accettabile. Ma l’AIDS non è scomparso e di AIDS si muore ancora. Dopo un periodo iniziale di panico e a volte di terrorismo mediatico, si è arrivati ora al blackout quasi totale. L’informazione, che in Italia è sempre stata a livelli bassissimi e grotteschi, visto che il preservativo non poteva essere nominato, ora è quasi del tutto scomparsa, perlomeno quella istituzionale; subito l’AIDS ha rialzato la testa, i nuovi contagi, dopo anni di discesa, stanno da un po’ di tempo aumentando e proprio Ferrara è emblematica di questa tragica inversione di tendenza. Certo possiamo dare delle colpe all’ostruzionismo della Chiesa Cattolica o ai quei coglioni dei nostri politici, che ricoprono posti di responsabilità in ambito sanitario. Ma dobbiamo

guardare anche a noi stessi, a come ci comportiamo, al nostro atteggiamento nei confronti del sesso, al rispetto per noi e per chi ci sta vicino. Come siamo messi? C’è ancora molta molta confusione e ignoranza. Per combatterla, per essere informati correttamente, per sapere dove fare il test, per sapere come, quando, che cosa, e quindi essere pronti a fare ognuno la propria parte, è possibile utilizzare il sito web e il numero verde regionale. In definitiva, usiamo il profilattico, facciamo il test, informiamoci e diffondiamo la conoscenza…e ricacciamo indietro l’AIDS. Numero verde aids emilia romagna: 800.85.60.80 sito web regionale: www.helpaids.it

noverano: perché quando si esce dal parrucchiere si sta sempre peggio di quando si entra, come si chiama il coso per fare le palline di gelato, perché le istruzioni del mio forno non sono in italiano, se c´è una vita dopo la morte. Della prima invece si conta: Babbo Natale è la mamma, l´amore è eterno finchè dura, Arcilesbica ha la sua ragion d´essere. Sono convinta, che un´associazione di sole lesbiche non comporti chiusura nel fantomatico ghetto, ma aiuti a potenziare e a dare voce a ciò che alle donne, e tanto più alle lesbiche è sempre stato negato: il diritto di autonomia, di autorappresentarsi in ogni aspetto della vita e di riconoscersi utilizzando l´alfabeto, che ci accomuna nell´essere donne e lesbiche. Questo non significa trincerarsi in un mutismo selettivo in cui si dialoga solo con chi il cui nome finisce in “a” e il cui passato testimoni inconfutabilmente estri saffici, ma significa riconoscere la necessità di scardinare una cultura, che ancora oggi, volendo definire tutti “ugualmente”, finisce per definire solo gli uomini: avverto una necessità emotiva e razionale che ci si riconosca come donne e come lesbiche.

C´è un´identità specifica, ci sono desideri e obbiettivi che ci accomunano. Credo che la presenza di Arcilesbica sia un importante punto di riferimento, per l´incontro e la conoscenza sia personale sia culturale in senso lato, per poter così aumentare il nostro benessere e rinsaldare la nostra sicurezza e forza. Tutte le strade da percorrere sono buone, dalle danze alle iniziative politiche…alcune le abbiamo già percorse, altre le percorreremo. Siamo passate da un tempo in cui il lesbismo era cancellato e le lesbiche invisibili, a un presente dove anche tra le nebbie padane c´è un gruppo di ribalde, che

Mr. Presidente.

Arcilesbica PERCHE´ “...e io che ne so, Patti vuoi rispondere tu?”. Va bene, forse potrei rispondere io a codesta perniciosa domanda, la prossima volta mi aspetto qualcosa di più semplice tipo, perché febbraio ne conta 28 e tutti gli altri ne fan 31. Cercherò di non fare grandi filosofie e dissertazioni, parto dall´inizio.”Vuoi la tessera arcigay o arci lesbica?Ero mooolto più giovane, incredibilmente più timorosa, ignara tanto quanto ora di fronte ai dilemmi esistenziali, ingenua al punto da scoccare la candida domanda: “e che differenza c´è?”. La risposta della ragazza alla cassa del Cassero fu: “...quelle di arcilesbica sono più chiuse, più politiche...sai..”. No, non so. In ogni caso la mia prima tessera fu arcigay. Ricordo di quel periodo sguardi meditabondi tra me e la mia filosofica coinquilina: perché quelle scriteriate avevano deciso di staccarsi e fare un´associazione a se stante? Non eravamo tutti depravati sulla stessa bagnarola? Perché inventarsi di salire su un gommone in partenza per un viaggio della speranza? Il tempo passa. Alcune cose si capiscono altre rimangono un mistero. Di quest´ultima categoria si an-

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si muove, mette a disposizione capacità, voglia di fare e tempo per rendere tutto migliore, sacrificando amanti e puntate di fiction varia senza guadagnare un soldo bucato, altrimenti dove starebbe il bello e poi `sso bbboni tutti... Innumerevoli sono le mancanze e incommensurabili le deficienze, profonda ne è la consapevolezza, ma grandi sono state anche le soddisfazioni per i risultati ottenuti e gioie per le cose ben riuscite. Una vittoria su tutte: Arcilesbica Ferrara c´è.

Cri

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A PROPOSITO DI FANTASMI… Fantasmi che si ripercuotono su ciò che faccio: sul mio blog. Come la maggior parte dei ragazzi gay, provengo da esperienze sociali disastrose. ‘’Frocio’’, ‘’gay di merda’’, quante persone se lo sono sentite gridare da ragazzetti idioti ? Io oltretutto vivo una condizione del tutto particolare, che alcuni definisco ‘’naif’’, quindi vi lascio immaginare i commenti, che si sprecano per strada. Nonostante mi sia trasferito dal mio vecchio disastroso paese, quelle antiche voci sembrano avermi seguito persino sul mio blog: probabilmente certe persone, che trovavano nel gridarmi “frocio” una qualche forma di liberazione, sentono la mia mancanza. Si... effettivamente mi sento un pò un assistente sociale degli omofobi.

Bari

I figli crescono, le mamme imbiancano…

Da qualche tempo, pero’, non sentivo più il mio nome associato a ‘’frocio’’ ma a quanto pare, i miei ‘’ammiratori’’ mi hanno cercato con cura e alla fine sono riusciti a trovarmi. Vi invito a leggere gli allegri commenti e le affettuose frasi, che appaiono nel mio blog, http://www.. (NdR: ad oggi il blog risulta cancellato), magari per poter constatare (ai pochi che non lo sapessero ancora), che il maggior problema di un ragazzo gay, non è l’amore che non arriva...

Oh mon dieu, mica facili a volte: genitori che non capiscono, ma si adeguano, che ci rimangono male, che non ne vogliono sapere, che fanno finta di non sapere, oppure, che agiscono tragicamente, come il padre che ha sparato al figlio a monza. Genitori e omosessualità (dei figli) sono sempre state due parole difficili da combinare. Da un bel po’ di anni, però, esiste in italia un’associazione, l’agedo, formata appunto da genitori di ragazzi e ragazze omosessuali, anche ferrara ha il suo punto di riferimento: Patrizia Malacarne che, tosta e pratica come tante mamme, ha deciso di provare a mettere assieme a ferrara un gruppo di auto-aiuto, supportata dal centro servizi di volontariato e da un’esperta, la dott.ssa Dalloia. Sarebbe davvero una grande cosa, che il gruppo prendesse

piede con forza nella nostra città; se volete scrivere a patrizia, la sua mail è: malapatri@libero.it oppure, potete chiamarla al 339 7871888 o meglio, fate chiamare i genitori.

Commissione discute se approvare velocemente lo stralcio dello stalking e dell’estensione della Legge Mancino ai reati d’odio contro le persone lgbt, proseguono le violenze contro le donne e contro i gay, le lesbiche, i/le trans. Al ragazzo di Bari, nell’esprimere tutta la nostra solidarieta’ assicuriamo che il tema della violenza e’ il nostro primo assillo, per questo chiediamo a questo punto, che il Governo si assuma le sue responsabilita’ e approvi immediatamente un decreto legge sull’estensione della Legge Mancino’. Tali considerazioni del presidente Mancuso indirettamente sollevano un inquietante interrogativo: esistono forse violenze di serie A e di serie B? Si affronta il problema della violenza secondo criteri di gerarchica convenienza? Forse di business? Già il mondo del calcio lo dimostra chiaramente, i morti ed i pestaggi della massima serie muovono dibattiti, ondate di profonda e sentita indignazione, sospensione di partite, innumerevoli talk show, ostentazione di lutti al braccio dei giocatori della nazionale. Tutti atti giustificati e adeguati alla dinamica dei fatti, ma i morti

e le violenze dei campionati minori, che di tanto in tanto appaiano sui giornali con una frequenza maggiore rispetto a quelli del campionato di serie A non vengono trattati allo stesso modo, non suscitano lo stesso bailamme. La violenza non dovrebbe incorrere in questi inquietanti distinguo: non dovrebbe esserci differenza di trattamento emotivo e mediatico tra gli atti di violenza calcistica di serie A e di serie D, allo stesso modo, non dovrebbero esserci carenze legislative contro tutte le infauste declinazioni degli atti di violenza, soprattutto di ascendenza omofobica. Un tempestivo decreto legge per estendere la legge mancino anche ai reati d’omofobia, sarebbe utile nell’immediato e in funzione pragmatica, ma non risolverebbe il problema tout court. Le istituzioni devono pianificare un intervento capillare, che tratti il problema almeno da due punti di vista: oltre all’aspetto punitivo, bisogna considerare anche e soprattutto quello preventivo. Si intuisce facilmente come la scuola sia chiamata in causa in

questa delicata, ma vitale operazione: c’è una relazione strettissima tra gli atti di bullismo nelle scuole, le violenze negli stadi ed i pestaggi a danno di persone omosessuali. La matrice psicologica è la medesima, il movente pure, la violenza è solo violenza.

-Jiuni-

Mr. President

Violenta

Bari è ancora protagonista dell’ennesimo atto di violenza a danno di persone omosessuali, stavolta è toccato ad un giovane musicista, che passeggiava lungo viale Unità D’Italia. Il ragazzo, secondo quanto riferiscono i giornali, è stato bloccato da cinque uomini, che dopo averlo apostrofato come finocchio, l’hanno pestato violentemente. I pochi passanti hanno ulteriormente infierito sulla povera vittima con la loro indifferenza. ‘Quanti episodi di violenza, aggressione, assalti dobbiamo ancora subire perche’ il Governo si dia finalmente una mossa? Me lo chiedo perche’ e’ da quando si e’ insediato che insistiamo che si affronti di petto la violenta ondata d’omofobia, lesbofobia, transfobia, che e’ alimentata e utilizzata dalle frange estreme della destra, di cui da tempo vogliamo che siano finalmente messe fuori legge’. Lo afferma Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay. ‘In Commissione Giustizia della Camera e al Vice Ministro degli Interni a giugno abbiamo presentato un lungo dossier sull’omofobia in Italia - prosegue Mancuso - Si e’ mosso poco e intanto, mentre la

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Lady vendetta

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Famiglie nuove?Cambiando

Il noto sito di notizie a tematica gay www.gaynews.it ha pubblicato un reportage tratto da Repubblica delle donne del 24 novembre, che affronta il difficile tema delle famiglie “inedite” , facendo riferimento oltre che all’esperienza diretta di alcuni di questi nuclei familiari, anche ai risultati di importanti studi italiani ed europei: ci è sembrato opportuno riportarlo anche sulla nostra rivista, per promuovere un dibattito sull’argomento. Chiunque volesse esprimere un parere scriva come sempre a borderlines@libero.it Si può crescere felici e sereni con due genitori dello stesso sesso? Le ricerche dicono di si. E le storie di armoniosa normalità che abbiamo raccolto lo confermano

Una bambina racconta al nuovo amico: «lo ho due mamme e tre cani». E il piccolo, di 4 anni, esclama allibito: «Tre cani?». Sembra una battuta, eppure la dice lunga su come i bambini vivono oggi le loro famiglie: con assoluta normalità, anche se composte da genitori dello stesso sesso. Molti obietteranno che i bimbi in età prescolare non si fanno molte domande, ed è vero, perché hanno una facilità di accettazione e una propensione alla scoperta senza alcun pregiudizio: tutto va bene purché sia positivo e armonioso. Diventando grandi invece ci si scontra con “gli altri” e cioè con una realtà sociale che fa fatica ad accettare le variazioni dalla norma, le cosiddette “diversità”. Ma, paradossalmente, più ci si avvicina al diverso più ci si accorge che è uguale. Entriamo in casa di Giuseppina e Raphaelle, due donne che si amano. Giuseppina dà un bacio a Lise Marie, di 4 anni. Si coccola la sua bambina e questa, contenta, si allontana e si mette a canticchiare gira su se stessa un po’ di volte e poi si butta nelle braccia di Raphaelle. E’ allegra, solare, assorbe e vive quotidianamente l’amore che unisce i suoi genitori. Ancora non sa di quello che si chiede la gente: «Ma la piccola non fa confusione? Come le chiama? Mamma e

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co-mamma: Mamma-1 e mamma-2?». Verrebbe da rispondere: perché, i bimbi non hanno normalmente due nonne e non sono perfettamente in grado di distinguerle? «Nostra figlia», racconta Giuseppina, «è un vero miracolo. L’amiamo tantissimo, l’abbiamo desiderata sopra ogni cosa. E stata una gravidanza “preziosa”, anche perché non è stato facile concepirla. E adesso le diamo la solidità di una famiglia che l’ha cercata, e mai l’avrebbe voluta diversa da com’è». Giuseppina è una donna agguerrita, presidente dell’associazione Famiglie Arcobaleno che vuole dare visibilità e dignità ai nuclei omogenitoriali. «L’importante», continua, «per far crescere serenamente un figlio in una famiglia di sole donne è che i genitori abbiano accettato la propria omosessualità, cioè che non vivano una sorta di omofobia interiorizzata. Gli omosessuali sono sempre stati oggetto di luoghi comuni: si parla di loro come dì persone solo dedite all’edonismo, senza alcun senso di responsabilità. Ed è fuorviante perché in realtà facciamo una vita assolutamente normale». Parlando con Giuseppina e Raphaelle, così come con altre coppie, ci si rende conto che non hanno voluto un bambino per “puro egoismo”, come a volte si sente dire, ma che anzi si sono poste il problema del “bene dei figli”, si sono chieste come possa crescere un individuo senza la figura paterna, se sia o meno necessaria, e in che termini. Conferma Virginia, che vive da sette anni con Martina: hanno un bimbo di 15 mesi, Luca, e un altro in arrivo: «I nostri figli non hanno un padre, ma la nostra famiglia non parte con l’idea di una figura mancante, bensì con la pienezza di due adulti che si amano, di due importanti persone di riferimento, complementari tra loro anche se sono entrambe figure femminili». Virginia e Martina sono andate in Danimarca a fare l’inseminazione artificiale e attraverso la riserva di seme sono riuscite ad avere ognuna un bambino dallo stesso donatore. Di fatto sono fratelli, anche se per la legge italiana non hanno alcun legame. Cosa

l’ordine dei fattori il

diranno ai figli quando inevitabilmente chiederanno come sono nati? «Gli diremo che li abbiamo desiderati tanto. Che in Danimarca un signore ci ha dato un seme da cui loro sono cresciuti. Quello per noi è davvero solo un seme, non è certo un papà. Pensiamo che sia corretta questa precisazione, proprio nel rispetto per i padri: se considerassimo il donatore un papà, sviliremmo il senso e il valore della figura paterna che non è solo generatrice di vita ma è soprattutto colui che ama il bambino, lo segue, l’ha desiderato e se ne assume le responsabilità. Per il resto, cerchiamo più contatti possibili con gli uomini. Abbiamo molti amici etero con figli, con i quali ci vediamo di frequente. Il nonno inoltre è un importante punto dì riferimento per il nostro bimbo e lo portiamo spesso da lui. Quando crescerà, cercheremo di trovare figure maschili autorevoli, per esempio l’allenatore sportivo o l’insegnante». Quanto allo sviluppo psico-affettivo dei figli di famiglie omogenitoriali, recenti ricerche hanno evidenziato che la possibilità che questi bambini diventino anch’essi omosessuali è bassissima, o di poco superiore alla probabilità che hanno persone cresciute in una famiglia tradizionale (vedi box nella pagina seguente). «Il fatto è», osservano Claudia e Francesca, mamme di tre bambini, «che l’identificazione è molto com-

plessa ed è un mix di più fattori. Per esempio Filippo, di 7 anni, è molto maschile, gli piacciono i Power Rangers e le spade, mentre Nicola, di 5 anni, è più “tranquillo”, più timido, ama dar da mangiare al bambolotto della sorella». Ogni bambino richiede quindi un’attenzione specifica, mirata alle sue personali esigenze. Un presupposto di partenza per tutti i genitori, sia che facciano parte di realtà tradizionali o di nuovi tipi di famiglie, che oggi non sono solo quelle omosessuali, ma anche i nuclei allargati e ricostituiti, i single con prole, le unioni di fatto. Per quanto riguarda le famiglie omosex, il percorso per arrivare alla genitorialità non è sempre uguale: in alcuni casi i figli sono stati desiderati all’interno della coppia, in altri provengono da un precedente rapporto. Il che significa che hanno un padre. È il caso di Elena i cui bimbi, quando si è separata dal marito, avevano 8 e 12 anni. «Mi sono innamorata di Irene ed è stato difficile parlare con i bambini della mia scelta. Non l’ho fatto subito perché avevo paura di non essere accettata. A un certo punto, però, mi sono rivelata perché mi sembrava di prenderli in giro. Ed è stato bello. I bambini hanno capito che alla base del mio rapporto con Irene c’è un forte sentimento e per loro è questo che conta. Il grande mi ha detto: “L’avevo intuito, ma sono felice che tu me ne abbia parlato. Ora

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prodotto non cambia mi spiego la rabbia del papà e capisco la tua scelta di andartene”. Devo dire che i bambini hanno una capacità incredibile di accettazione. L’anno scorso mi ha chiamato un’emittente televisiva per parlare della mia situazione familiare. lo ho allora chiesto ai miei figli se a loro potesse dare fastidio vedere la mamma esporsi pubblicamente con la sua compagna. “Vai mamma, è la tua vita, ti guarderemo anche noi”, è stata la loro risposta. E mentre eravamo in trasmissione ci è arrivato un sms che diceva: “Mami e Irene siete fantastiche. Noi vi vogliamo tanto bene”. Certo, a volte il piccolo tornava a casa lamentandosi che a scuola hanno parlato male di me: non è facile affrontare il mondo esterno, ma loro ci riescono perché hanno accettato la situazione. Ora il piccolo ha 15 anni e per il suo compleanno ha voluto fare la festa con i compagni di classe nel bar che gestiamo io e Irene, che di sera è frequentato da sole donne. Gli ho detto che forse i suoi amici non avrebbero apprezzato e invece lui ha insistito. Alla fine si sono trovati tutti bene, addirittura i suoi compagni sono tornati al bar più volte, chiacchierando con noi in tutta tranquillità». Meno intolleranza del previsto, dunque: “Temevamo di essere emarginate, essendo la nostra una famiglia atipica», osservano Claudia e Francesca, «e invece, il più delle volte, riceviamo solidarietà da parte delle persone. Addirittura alcune insegnanti dei nostri figli sono andate al convegno che è stato organizzato recentemente da Famiglie Arcobaleno, per capire meglio la realtà dei nuclei omosessuali, Per le maestre quello che conta è che i bambini stiano bene. Loro ci considerano genitori attenti, che seguono i figli. Sanno che se ci sono problemi gliene parliamo, diamo sempre la nostra disponibilità per fare dei lavoretti a scuola, quando viene richiesto: c’è davvero una forte stima reciproca». E’ chiaro insomma che la tendenza sessuale non ha niente a che fare con il ruolo genitoriale: ciò che conta per la crescita di un bambino è la qualità delle relazioni all’interno della famiglia.

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DICE LA LEGGE Nel nostro Paese c’è un vuoto legislativo: I bimbi di una coppia omosessuale non sono tutelati dalla legge italiana, che riconosce solo il genitore biologico, da cui prendono il cognome, non il compagno dello stesso sesso. Così, in caso di morte della madre biologica, il bambino è sostanzialmente orfano. non ha il diritto a essere accudito dall’altro ‘genitore” nonostante sia a esso legato affettivamente. In caso di separazione, la convivente della madre biologica deve fare un’incredibile battaglia legale affinché gli venga riconosciuta la continuità affettiva con il minore. In Germania, Inghilterra. Belgio. Olanda. Spagna, Danimarca e Norvegia è stato introdotto invece un escamotage legale, cioè l’adozione del figlio da parte del partner omosessuale, a garanzia del bambino, perché possa essere assistito da chi ama e da chi è amato. Così avviene in alcuni Stati degli Usa e, addirittura. in Quebec e in Australia, i partner, nel momento in cui nasce un figlio, vengono automaticamente riconosciuti entrambi genitori legali. Purtroppo l’Italia disattende le normative internazionali. come la Carta di Nizza del 2000 e la risoluzione del Parlamento europeo del 4 settembre 2003. che sollecitano il riconoscimento della famiglia omogenitoriale. Per maggiori informazioni rivolgersi a Famiglie

Arcobaleno (wmv.famigliearcobaleno.org), associazione Italiana che ha lo scopo di dare visibilità ai nuclei omogenitoriali”. BAMBINI NORMALI Non sono state rilevate differenze sul piano dello sviluppo psico-affettivo tra i figli di coppie eterosessuali e quelli di coppie omosessuali. Questo è quello che emerge da libri come Mamme e papà omosessuali di Monica Bonaccorso (Editori Riuniti); La gaia famiglia. Omogenitorialità di Margherita Bottino e Daniela Danna (Asterios), e Genitorialità a rischio. Ruoli, contesti e relazioni di Alessandra Salerno e Angela Maria Di Vita (FrancoAngeli). Anche il testo più recente, edito in Francia. Petite bibliographie à l’usage des parents omosexue/s. cita importanti studi condotti da psicologi, sociologi, psichiatri e psicopedagogisti su bambini di tutto il mondo nati da genitori dello stesso sesso. Di queste ricerche. la quasi totalità (si parla del 99%) testimonia che lo sviluppo è sano e armonioso. “Direi che da un punto di vista psico-affettivo», sottolinea Anna Oliverio Ferraris, ordinario di Psicologia dello sviluppo all’università La Sapienza di Roma, «la crescita di questi bambini è assolutamente equilibrata e non presenta differenze rispetto a chi nasce in una famiglia cosiddetta tradizionale. Purché ci sia una complementarietà tra le due donne, cioè che una

sia più emancipante e l’altra più protettiva. Cosa che comunque di norma accade. È però importante che questi bimbi abbiano comunque modelli maschili che siano di riferimento per la costruzione della loro identità”. QUANTI SONO? Sono circa 100mila i minori in Italia (e in America sono un milione) che hanno uno o due genitori omosex. Alcuni sono nati da rapporti eterosessuali precedenti, altri all’interno della coppia omosessuale. I dati non sono precisi perché l’Istat non prende in considerazione le famiglie omogenitoriali, ma in base alla ricerca Modi Di (www.modidi. net) il 5% degli omosessuali italiani ha figli e in prevalenza si tratta di coppie di donne. Oltre i 40 anni. il 20,4% delle lesbiche diventano genitori. Scelta che spesso comporta , lunghi viaggi e spese rilevanti per andare all’estero a fare l’inseminazione artificiale. In Italia. infatti, non è consentita la fecondazione eterologa, cioè da donatore esterno, mentre in Belgio, Olanda. Danimarca, Spagna e in molti altri Paesi, le coppie omosessuali sono considerate alla stessa stregua delle coppie eterosessuali sterili e vengono così aiutate a concepire come se avessero problemi di fertilità. E il servizio é offerto oltre che dalle cliniche private anche dagli ospedali pubblici.

Vanna Assumma

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Sabato 24 novembre manifestazione contro

Com’era prevedibile il giorno dopo la bellissima manifestazione contro la violenza sulle donne a Roma i mass media hanno riportato solo gli episodi spiacevoli. Purtroppo è un’abitudine ormai di televisioni e quotidiani dimenticare il motivo che spinge le persone a manifestare e concentrarsi invece solo sull’azione di pochi individui. La manifestazione è stata importante perché le donne hanno fatto sentire la propria voce, non sono

d’accordo con chi dice che era troppo tempo che non parlavano, siamo noi uomini che non vogliamo ascoltare, nella nostra ottusità maschilista pensiamo di avere ancora il dominio sulle menti e sui corpi femminili. Per secoli abbiamo usato la violenza per sottomettere il genere femminile mettendo al centro di questa società un’inutile e continua lotta al potere, creando un mondo desolante e privo di valori, maschilista e fallocratico. Le donne hanno continuato a parlare, a far sentire la loro voce attraverso i collettivi, attraverso i CDD facendo una politica diversa fuori dalle istituzioni. Sono assolutamente contrario al comportamento che alcune hanno avuto nei confronti delle ministre presenti e/o nei confronti degli uomini andati alla manifestazione. Ma possiamo biasimarle? Prima delle elezioni le politiche si sono date un gran da fare andando in giro per associazioni e gruppi, hanno promesso grandi cose e poi ci siamo ritrovat* con un governo che ha promosso il Family Day, che ha trasformato la tragedia della morte di una donna in una legge razzista che colpisce le frange più

la violenza sulle donne povere e disperate della popolazione senza rendersi conto che non è importante se a fare la violenza è un rom o un italiano, il problema sta nell’educazione dell’uomo. È questa che andrebbe cambiata, occorrono sforzi e impegno, non bastano le inutili quote rosa se poi al governo ci vanno donne che sono peggio degli uomini. Dove sono le leggi promesse? Che dire delle discriminazioni che le donne sono costrette a subire sui posti di lavoro, in famiglia, nella società in generale? Perché una donna deve aver paura ad uscire da sola di sera? Apriamo gli occhi noi uomini e guardiamo che razza di società abbiamo creato. Le prime a rimetterci sono sempre le donne. Pensiamo solo che, in alcune aziende, prima di assumere una donna fanno fare il test di gravidanza. Pensiamo ai contratti ricattatori con i quali soprattutto le donne devono fare i conti. Non aiuta la politica e non aiuta la chiesa con i suoi continui attacchi all’aborto, alle libertà personali con il tentativo di delegittimare il corpo e il ruolo della donna. Che si aspettava la Prestigiacomo? Il suo governo è stato uno dei più acerrimi nemici delle donne, bat-

tute ignobili, leggi assurde, uno dei governi più maschilisti dopo quello di Mussolini. Si è forse dimenticata il referendum sulla procreazione assistita? Certo lei era contraria ma i suoi colleghi e le sue colleghe hanno fatto di tutto per accontentare la chiesa. Le ministre non dovevano andare, era una manifestazione delle donne che loro, a quanto pare, non rappresentano più. Faccia un po’ di autocritica la Melandri invece di offendere le partecipanti alla manifestazione. Certo alcune non sono state molto gentili ma dobbiamo anche capire la rabbia che molte donne hanno, questa era la loro occasione per dire qualcosa e non potevano permettere alle ministre di oscurare le loro parole. Vorrei dire che ci sono molti uomini che sono con loro, mi piacerebbe sottolineare l’esigenza di nuove collaborazioni fra i gruppi femministi e i movimenti omosessuali. Mi rendo però conto che la situazione per le donne è ancora troppo critica. Occorre lavorare per superare il concetto maschile di società, c’è ancora molta strada da fare ma le donne hanno risorse insperate.

so come avrebbe dovuto essere e si è dimostrato solo un passetto incerto, che non ha né inciso né lasciato una traccia. Inevitabile, allora, che anche il riformismo militante entri in crisi. Non voglio che questa sensazione di tradimento, che molti elettori di sinistra come me provano si trasformi in un rifiuto completo e definitivo, ma non posso non partecipare là dove si offre un´occasione, per lanciare un messaggio a questo governo, un campanello che attiri la sua attenzione, un monito affinché riesca ad uscire dalle gabbie dei tatticismi e delle promesse che non diventano mai garanzie. Il 20 ottobre è stata un´occasione, per rompere il muro di silenzio, che continua ad avvolgere una legittima richiesta, che si porta avanti ormai da quasi venti anni e che vede l´Italia ancora rovinosamente arretrata rispetto all´Europa. E in fondo, non è vero, non odio gli indifferenti. E´ un sentimento

di chiusura, che non mi appartiene: vorrei conquistare gli indifferenti, farli uscire dal loro torpore e una manifestazione di piazza, questo modo di far politica “dal basso”, mi sembra sempre un ottimo strumento... “Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch´io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?” (A.Gramsci).

Marino Buzzi

Noi, partigiani contro l’indifferenza “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L´indifferenza è abulia, parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”. Credo che le lettrici e i lettori di questo giornale conoscano bene questa frase di Gramsci e la tengano nel taschino della giacca, vicino al cuore, portandola sempre con sé ogni giorno. E´ una frase a cui ricorro nei momenti di stanchezza e di indecisione. Quando mi si è chiesto se aderire o meno alla manifestazione del 20 ottobre ammetto di avere avuto dei momenti di titubanza e di aver preso un po´di tempo per decidere: non volevo che si riducesse ad un’ennesima e poco producente esibizione di pollice verso nei confronti di questo governo e che si trasformasse in un fendente assestato a questa maggioranza già ben poco stabile.

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Poi ho ripensato alle parole di Gramsci e alle mie personali ragioni di scontentezza. Non solo noi omosessuali, ma anche tutti i cittadini italiani, che hanno a cuore il grado di civiltà di questo Paese, hanno assistito attoniti al teatrino di proposte di legge sulle unioni civili, dove hanno vinto paura e ipocrisia e il terrore di scontentare qualcuno ha finito per scontentare tutti. Dopo disegni di legge farraginosi, lontani dai reali bisogni delle persone, la situazione rimane immutata e una legge che riconosca pienamente il valore sociale dell´amore gay e lesbico continua ad essere una chimera. Tutto sembra essersi arenato in una palude melmosa in cui anche i più timidi passi sono difficili da compiere e quel che è peggio è che non giunge alcun segnale confortante da parte dell´esecutivo. E dire che c´eravamo accontentati di un passo per volta, in un´ottica di riformismo saggio e paziente, ma il passo non si è rivelato deci-

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Autunno 2007


Mensile indipendente di interazioni culturali promosso da Arcilesbica e Arcigay Circomassimo Ferrara autunno 2007 - n° 4.0

Banchettiamo! “Ciò che in comune noi umani abbiamo è che ci piacciamo” “Ciò che in comune noi umani abbiamoè che ci piacciamo”. Con questo incipit ha avvio l’agile libretto destinato sia ai bambini e sia, soprattutto, agli adulti: 24 illustrazioni, molto colorate e divertenti, accompagnate da testi brevi e diretti che ci ricordano che ci sono persone a cui piacciono le persone grandi e ad altre le piccole; c’è a chi piacciono i calvi e cicciottelli e a chi gli alti e muscolosi; ci sono uomini e donne a cui piacciono le donne ed altri uomini e donne a cui piacciono gli uomini... e a chi piace così tanto l’esotico che si innamora di una specie di E.T. verdolino con le antenne e i tentacoli! Insomma, infinite possibilità, dove l’unica cosa che conta è che ci si piaccia a vicenda. E infatti, non importa chi ti piace, l’importante è che ti piaccia molto! Ci piacciamo! (Nos gustamos!) è stato pubblicato con grande successo in Spagna nel 2006 dalle edizioni Tandem in collaborazione con AMPGIL, l’associazione spagnola costituita da parenti e amici di omosessuali; in Italia è tradotto e pubblicato da Il Dito e

alzati e cammina Operazione Ristampa Davvero lodevole l’attività di questa label inglese votata al recupero di gruppi wave inglesi di indiscusso valore, ma di scarso successo commerciale. La storia della musica pop insegna che per durare nell’effimero mondo del music-buisness bisogna, che virtù e fortuna operino in perfetta sinergia senza prevaricarsi reciprocamente. Ma spesso accade che gruppi eclatantemente virtuosi non siano accompagnati da sorte felice. Le ristampe della rinascent costituiscono già una piccola sintesi esemplare di quei gruppi, mai affermatisi nelle vendite, ma che hanno saputo realizzare album di pregevole fattura, a volte, dei veri e propri capolavori dimenticati, come Jeopardy e from the lions mouth dei Sound. Così dopo il gruppo del compianto Adrian Borland, i Wild Swans, I Comsat Angels, è la volta di House of love e Woodentops. I primi troppo in anticipo sul brit-pop anni ’90 pagarono il fio

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di essere per quegli anni inattuali, ma contribuirono a codificare il sound popular del decennio successivo con due splendidi album, che ora rivedono la luce: the berlin album e l’omonimo House of Love. Dei secondi, i Woodentops, la renascent pubblica una raccolta di bbc sessions, che ben sintetizzano il percorso artistico e peculiare del gruppo, a metà strada tra le melodie degli smith e le scorribande chitarristiche dei gruppi del new sound of scotland (josef k, fire engine). Probabile anello di congiunzione tra la prima ondata new wave e l’emo di Morrissey e compagni. IMPERDIBILI!

La Luna con la collaborazione di AGEDO (Associazione GEnitori e Amici Di Omosessuali) e di FAMIGLIE ARCOBALENO. Banchetto del “Ci piacciamo day” sabato 15 dicembre al pomeriggio, in via mazzini davanti a Zara. Mettiamo in vendita il libretto a fumetti (in allegato) e regaliamo il materiale del circo e altro.

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Partyamo!

RITORNANO LE FESTE di

Circomassimo

Primo appuntamento con il party più alternative dell’anno 15/12/2007 c/o beerat street via Ripagrande, 82.

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Mensile indipendente di interazioni culturali promosso da Arcilesbica e Arcigay Circomassimo Ferrara autunno 2007 - n° 4.0

Cineforum

Asian Coming Out Il nuovo Cinema gay Lesbico Transgender orientale dal 10 al 31 gennaio ogni giovedì presso AREA GIOVANI via labriola, 11 Ferrara

Giovedì 10 Gennaio ore 21.30 KAMIKAZE GIRLS di Tetsuya Nakashima (Giappone 2004)

Giovedì 17 Gennaio ore 21.30 BIG BANG LOVE JUVENILE A di Takashi Miike (Giappone 2006)

Giovedì 24 Gennaio ore 21.30 BEAUTIFUL BOXER di Ekachai Uekrongtham (Thailandia 2004)

Giovedì 31 Gennaio ore 21.30 THE KING AND THE CLOWN di Lee Jun-ik (Corea del Sud 2005)

Due adolescenti agli antipodi: una sognatrice Rococò, l’altra motociclista metallara. Sfavillante, coloratissimo e deliziosamente kitsch. Ma anche molto intelligente nel rappresentare il disagio giovanile nella società nipponica.

Jun è l’androgino barista di un locale gay, Shiro è una furia umana. Ryiuhei Matsuda, protagonista di Gohatto e idolo delle teenagers giapponesi, offre il proprio corpo alle visioni del terribile Takashi Miike.

Queer Action!!! Parynia è una star della Thai Boxe. Sale sul ring truccato come una fanciulla e con un desiderio irrinunciabile: cambiare sesso. Vincitore dell’edizione 2004 del Festival del Cinema Gaylesbico di Milano.

Durante la dinastia Joseon, il Re perde la testa per un bellissimo circense. E’ gay il film che ha frantumato ogni record d’incasso in Corea del Sud, Paese in cui solo nel 2004 sono state cancellate le norme che punivano l’omosessualità.

CIRCOMASSIMO associazione gay e lesbica Contrada della Rosa, 14 44100 Ferrara • www.circomassimo.org www.arcilesbicaferrara.org

• email: info@circomassimo.org • cell. arcilesbica: 340 8433704 • cell. arcigay: 347 4746868 • tel. (c/o ARCI): 0532 241419 • fax (c/o ARCI): 0532 249921

In redazione: Mr Vendetta, Old boy e Lady Vendetta. Grafica a cura di Balena Giuseppina Inc.

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Si ringraziano tutti coloro che

in un modo o nell’altro hanno supportato questa pubblicazione. Siete tutti invitati a partecipare a Borderlines scrivendo a borderlines@libero.it

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BORDERLINES  

CONfiniDinterAZIONE