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mensile - anno ventuno - numero uno/due - gennaio/febbraio 2017

italia

MODA Tempo di rosso PEOPLES Tim Walker / Sam McKnight / Manolo BlahnĂ­k MOSTRA Undressed


SOMMARIO

COSTUME 54

MOSTRA 14

Tempo di rosso

MOSTRA 62

MODA 06

MOSTRA Hair by Sam McKnight

14

FOTOGRAFIA Tim Walker

22

COVER Embrace the future

38 FOTOGRAFIA 22

STORIA Fashion in Florence by Archivio Foto Locchi

94

FASHION True white

100

Mostra Robert Doisneau. Icônes

110

DESIGN Aimant si passion I ruggenti anni Venti

MOSTRA 62

COSTUME 54

MOSTRA Undressed: A Brief History of Underwear

62

FASHION Seduction

70

MOSTRA Manolo Blahník. The Art of Shoes

114

84 4


SOMMARIO

ARTE 184

design 114

London red vibes

motori 202

fashion 122

ARREDO WallPepper® Fine-Art

134

BEAUTY I am not a Beard-bie

152

design Piero Fornasetti

164 design 12

YOUNG DESIGNER Andrea Delorenzi: Play your Role

208

ARTE Kandinskij, il cavaliere errante

216

ICONS Mina / Celentano

220

FASHION Hats off! Sensuale

TEATRO 250

FASHION 174

arte Elegantia

184

FASHION Mystic line

192

MOTORI Nuova Citroen C3

228

202 5


Alexander McQueen

Tempo di rosso EDITORIALE

è

tempo di rosso per l’autunno inverno 2017-2018, ovviamente declinato in tutte le sue sfumature: si comincia da quello “aranciato”, al più “dark” burgundy, per poi passare per l’ibisco, il rubino, il ciliegia… fino a sfociare nel rosso fiammante. Un colore piuttosto inconsueto per la moda nella fredda stagione, ma piuttosto ricorrente e ciclico se pensiamo al Natale, alla notte di fine anno o a San Valentino. Ci attende quindi una doppia sfida: scrollarci di dosso l’aria del simpatico omone che porta i doni - a compli-


Marni

care il tutto ci si mette anche la barba, vero must-have delle passate stagioni e tuttora piuttosto in voga, - e abbinare in modo giusto una tonalità che di suo già tende a spiccare prepotentemente. A tal proposito sono fondamentali gli accostamenti perché il rosso non ha solo un significato, ma molteplici e tutti diversi tra loro; ci indica il valore dell’aggressività, della voglia di fare, di vincere e primeggiare, della

N . 1 / 2 gennaio / febbraio 2 0 1 7 cover Photos by Sapporo Styling by Chen Horesh Beauty director: Valeria Orlando

editrice Sedit sc Via Emile Chanoux, 26 10026 Pont Saint Martin (AO) Givenchy

Dries Van Noten

Vest REDEMPTION OFFICIAL Underwear BRASILIANS

passione, della fiducia in noi stessi; ma sta anche ad esprimere passione, fierezza, orgoglio, eccitazione e vitalità. Nell’immaginario degli stilisti le sue molteplici gradazioni si traducono in una serie di valenze ambivalenti in grado di porre l’accento, di volta in volta, su un diverso modo d’interpretare la mascolinità. A testimonianza il “fil rouge” sulle passerelle uomo dedicate alla prossima fredda stagione. Vediamo come e dove si è posata la nuance. continua a pag. 8

direttore editoriale Calogero Urruso direttore responsabile Salvatore Paglia pubbliche relazioni Jean Paul Bianco pubblicità Tel. +39 329.8622268 info@luimagazine.com impaginazione e grafica Michele Alberti redazione Fax 02 91390360 redazione@luimagazine.com stampa Tipografia Giglio-Tos

pubblicazione mensile Reg.Trib. di Milano N. 169 - 03/2000 hanno collaborato a questo numero: Alessandro Rizzo Alexia Mingarelli Claudio Marchese Michele Vignali Riccardo di Salvo Silvia Trepago Lui Magazine è un mensile distribuito gratuitamente (0,10 euro) in tutta Italia e Costa Azzurra Lui Magazine non è responsabile per la qualità, la provenienza o la veridicità delle inserzioni. La direzione di Lui sì riserva il diritto di modificare, rifiutare o sospendere un’inserzione a proprio insindacabile giudizio. L’editore non risponde per eventuali ritardi o perdite causate dalla non pubblicazione dell’inserzione. Non è neppure responsabile per eventuali errori di stampa. Gli inserzionisti dovranno rifondere all’editore ogni spesa eventualmente da esso sopportata in seguito a malintesi, dichiarazioni, violazioni di diritti, ecc. a causa dell’annuncio. L’apparizione di un modello sulla copertina o sulle pagine del giornale non costituisce implicazione relativa al suo orientamento sessuale. Il © delle immagini è di proprietà degli autori. L’editore rimane a disposizione per gli eventuali accordi di pubblicazione che non è stato possibile definire. I dati forniti dai sottoscrittori degli abbonamenti e quelli degli inserzionisti vengono utilizzati esclusivamente per l’invio del giornale e la pubblicazione degli annunci e non vengono ceduti a terzi per alcun motivo.


MODA

L’uso del ricamo e del tessuto tartan seduce Antonio Marras, i sui capi trasudano tradizione e origini storiche. Felpe con cappuccio, capispalla e cravatte, Balenciaga si affida al formato maxi solo le borse a mano, a contrasto, rimangono contenute. Balmain abbaglia con le sue fantasie ricche e complesse che, in un gioco di forme e sovrapposizioni, danno vita a geometrie astratte o definite. Cerruti 1881 per il suo 50esimo anniversario non spinge su tinte forti e anche il suo rosso si attenua nel burgundy avvolgendo, in piccole dosi, capi in spalla e accessori. 8

Ann Demeulemeester

N. 21

Alexander McQueen

Alexander McQueen s’ispira ad Oscar Wilde strizzando l’occhio allo stile dandy: il rosso dei suoi cappotti in lana vergine e del suo completo rimarcano una personalità audace e sicura. Accenni di rosso per Andrea Pompilio che illumina i suoi outfit attraverso l’uso mirato del colore che si posa in modo centellinato su alcuni dettagli o fantasie. Ann Demeulemeester avvolge il suo uomo in sottilissime e lunghissime collane in tessuto che, annodate sul collo, scivolano libere sui capi attraverso un movimento scomposto.


Balenciaga

Andrea Pompilio

Ann Demeulemeester

Balenciaga

Balmain

Ann Demeulemeester

Cerruti 1881

Andrea Pompilio

Ann Demeulemeester

Prada

N. 21


Dolce&Gabbana

Dries Van Noten

Les Hommes

Pellizzari

Dior Homme

Givenchy

Dries Van Noten

Balmain

Giorgio Armani

Pellizzari


Dolce&Gabbana

Dior Homme

Pellizzari

Cerruti 1881

Dolce&Gabbana

MODA

Dior Homme crea minuziosi dettagli inaspettati e li vivacizza con tinture forti. Ecco che il particolare non eccede, ma si fa notare. Ne sono un esempio le spille, i ferma cravatta, i portachiavi, i colli dei dolcevita e le micro fantasie. Dosato, il rosso per Dolce & Gabbana che approda in qualche stampa o emerge in abbondanti sezioni dei capi come in un’intera manica o nelle fodere. Dries Van Noten osa, ma si mantiene in un terreno piuttosto sicuro: unisce tartan ai ricami e le sue stampe portano i nomi delle sue storiche aziende tessili. Il nylon è trapuntato ed esplode nella nuance protagonista dei défilé. L’autunno-inverno di Etro è ricco di sperimentazioni: sacchi a pelo indossati come mantelli, cappotti/ kimono, zip e coulisse sulle ginocchia e le caviglie, maglioni dall’allacciatura stile zaini da trekking e maxi tasche applicate. Qui e là spruzzi di rosso. Giorgio Armani esalta il corpo maschile non coprendolo, bensì esaltandolo attraverso nuovi codici di eleganza che strizzano l’occhio alla memoria. Givenchy azzarda, gioca e si sbizzarrisce con estrosi maxi bottoni, scontri e incontri di geometrie, stratificazioni, stampe a zig zag e fantasie che rievocano creature immaginarie. Sport e strong trovano un punto d’incontro nella collezione di Kenzo, dove le tinte accese rimarcano personalità, stile ed eccentricità. Variegata ed interessante è la proposta Lanvin che propone stili diversi, ma capi essenziali. A rimarcare il concetto ci pensa la sua prima uscita, dove una sciarpa con la parola “nothing” non lascia spazio a molte interpretazioni. Les Hommes si sbizzarrisce con i volumi a contrasto: ecco che le spalle e il collo godono di un maxi volume, mentre i pantaloni rimarcano una fisicità skinny. Per Louis Vuitton rosso vivo è l’accessorio: marsupi a tracolla, mini sacche, bauli rigidi, porta dischi… e chi più ne ha, più ne metta. In casa MSGM giacche Harrington, piumini e mackintosh incontrano le righe da rugby e la maglieria argyle s’intravede sui pantaloni. Poi c’è lui: il foulard come copricapo che aggiunge quella nota imprevista che fa apprezzare maggiormente l’insieme. Inizia l’era Francesco Risso da Marni e comincia con un mix di stili che rimangono, nel loro insieme, indecifrabili, ma accattivanti alla vista. Comfort e rigore si mescolano spaziando in un insieme dove l’improvvisazione sembra dettare nuovi codici. Missoni continua imperterrito per la sua strada e da tradizione scommette sulla maglieria: i pullover hanno il collo alto e sono in perfetta sintonia con i berretti, i capi spalla sono sfumati o ricchi di colore incastonati in quadri che danno l’illusione del patwork . 11


Vivienne Westwood

Versace

N°21. Gusti e regole non trovano accordo. Alessandro Dell’Acqua sfrutta la protesta come mezzo di reazione e da questo concetto prendono vita, ad esempio, gli anorak di montone e nylon, i pantaloni e i cappotti di lana abbinati al neoprene e i piumini oversize con la banda dorata. Paul Smith fa un inno alle sue origini e, in questa collezione, dall’impostazione minimal, mette al centro il suo iconico capo traino: il tailoring. Tra i protagonisti spiccano le stampe tartan e i netti contrasti cromatici. Nessuna stravaganza per Valentino che si concede l’unica esuberanza con il colore rosso che si posa sui cappotti, sui cappellini con visiera e su altri accessori. L’insieme esalta il buon gusto. Tinta unita, quadrettato, vernice… il rosso c’è e si vede. L’uomo Versace trasuda esuberanza e carattere e osa, come ha sempre fatto, mantenendo saldo e intatto il suo background. Non stonano le note di formalità che conservano gli equilibri. Vivienne Westwood mette subito le cose in chiaro: “La collezione è unisex ed è composta da capi artistici, artigianali e intellettuali”. Parola d’ordine? Libertà! Libertà di essere e di osare.

Givenchy

N. 21

Salvatore Paglia

12

Paul Smith

Kenzo

MODA


Versace

Givenchy

Paul Smith

Etro

Vivienne Westwood

MSGM Missoni

Lanvin

Kenzo

Vivienne Westwood

Louis Vuitton

MODA


MOSTRA

Hair by Sam McKnight: una delle piĂš prestigiose mostre dedicata ad uno dei piĂš famosi e talentuosi hairstylist del mondo 14


MOSTRA

Peter MacDiarmid, Courtesy Somerset House

I cambiamenti, la ricerca e il solido e invisibile filo conduttore tra arte, gusto, eccentricitĂ , stile e fascino 15


MOSTRA

Kate Moss by Nick Knight, Vogue UK, September 2000. Courtesy of Nick Knight

F

ino al 12 marzo 2017 il Somerset House, l’imponente edificio londinese che affaccia sul Tamigi e che è sede di concerti, spettacoli e vernissage, ospita una delle più prestigiose mostre dedicata ad uno dei più famosi e talentuosi hairstylist del Mondo: Sam MacKnight. Quest’ultimo si è sempre contraddistinto per le sue creazioni all’avanguardia e di rottura conquistando non solo il rispetto degli addetti ai lavori, ma anche l’affetto di un importantissimo 16


MOSTRA

e sfegatato gruppo di sostenitori e fan. Con il suo accurato lavoro, sempre in perfetta sintonia tra arte e glamour, Sam MacKnight ha influenzato notevolmente la disciplina dell’Hairdressing spingendola sempre più insistentemente tra le braccia della moda. L’artista del capello ha curato il look di moltissime celebrità: da prima cambiando e poi continuamente aggiornando lo stile di top model come Naomi Campbell, Kate Moss, Linda Evangelista, Christy Turlington e ha seguito personalmente l’immagine della principessa Diana, di Madonna e David Bowie;

Tilda Swinton, Vogue Italia, February 2003 © Craig McDean, Courtesy Art + Commerce 17


MOSTRA

Cate Blanchett, Vogue USA, January 2014 (c) Craig McDean

nello stesso tempo ha collaborato a stretto contatto con moltissime riviste di moda firmando centinaia di editoriali fashion e ha cooperato professionalmente con moltissime sfilate e campagne pubblicitarie. A lui si sono affidati designer del calibro di Chanel, Karl Lagerfeld, Vivienne Westwood e molti altri. Non si contano piÚ nemmeno i contributi con alcuni dei fotografi piÚ influenti dello spessore di Nick Knight e Patrick Demarchelier. Hair by Sam McKnight ripercorre e festeggia i 40 anni di carriera dell’esteta da fine degli anni Settanta ad oggi 18


MOSTRA

Peter MacDiarmid, Courtesy Somerset House

e accompagna per mano lo spettatore in un viaggio nel tempo tre le diverse acconciature, i cambiamenti, la ricerca e il solido e invisibile filo conduttore tra arte, gusto, eccentricità, stile e fascino. L’appuntamento porta alla luce pubblica anche materiali, oggetti e documenti inediti messi a disposizione da Sam. Già, perché l’uomo, nonostante il suo immenso successo, non ha perso il suo modo affabile e la modestia, caratteristiche che come lui stesso ammette le sono servite per “non montarsi la testa e mantenere i piedi saldi a terra”. 19


MOSTRA

Figlio di una commessa e di un minatore inizia a lavorare in un salone di un suo amico come lavatesta con il solo scopo di racimolare qualche moneta in più durante il fine settimana. È amore a prima vista. Comincia a studiare le tecniche, si appassiona alle tinte, scopre e affina la magia del taglio e in breve diventa un innovatore dell’acconciatura. Il passo ai più importanti shooting per le riviste blasonate è breve. Il suo nome inizia a girare e le richieste aumentano, le dive lo rincorrono e lui si lascia acchiappare diventando presto non solo il loro parrucchiere di fiducia, ma anche amico e confidente. Il resto è storia, ha fatto storia.

© Alexei Hay, Trunk Archive 20


MOSTRA

Karlie Kloss for British Vogue, November 2015. Photograph by Patrick Demarchelier

Hair by Sam McKnight

Fino al 12 marzo 2017 Aperta tutti i giorni, dalle 10:00 alle 18:00 Mercoledì, giovedì e venerdì fino alle 20:00 SOMERSET HOUSE Strand, London WC2R 1LA 21


La dirompenza della fiaba nella surrealista visione fotografica della fantasia estetica e compositiva di Tim Walker


FOTOGRAFIA

T

im Walker è un fotografo affermato a livello mondiale: lui stesso non è solo riconoscibile nel suo stile e nella sua poetica compositiva, Tim dirà che dieci opere sue potrebbero, se prese come esempi, garantire la completezza del proprio percorso artistico, ma anche punto di riferimento originale quanto autoriale per fotografi della cosiddetta haute couture, l’alta moda, internazionale. Si può benissimo presumere che l’alta moda non sia altro che un connubio tra la celebrazione della raffinatezza e dell’eleganza e l’esaltazione delle forme, delle figure e delle cromie: in fotografia grande importanza assume la sapienza descrittiva delle luci, nella produzione di Tim Walker la luce è elemento prevalente, data la vivacità dei colori che diventano quasi tinte pittoriche. L’estetica si unisce alla bellezza che viene narrata in una serie di fotografie che elevano Tim Walker ad artista visionario, surreale e iperreale attraverso la dirompenza oggettivistica degli elementi uniti in contesti immaginifici, fantastici e fantasiosi, quanto fiabeschi nella loro capacità di saper raffigurare storie, mantenendo centrali gli abiti 24


FOTOGRAFIA

e i soggetti ripresi: in questo si estrinseca l’abilità artistica compositiva dell’autore. Tim Walker è anche un ritrattista e lavora con figure celebri del mondo della moda, dello spettacolo e della cultura internazionale. I ritratti non contraddicono lo stile e il pensiero artistico, estetico ed esecutivo, dell’autore, maturati all’interno del mondo del fashion style, ma ne sono conferma dal momento in cui la loro realizzazione vede l’impiego di oggetti altri rispetto al soggetto immortalato, assumendo significati precisi se posti a fianco di quest’ultimo, in un quadro complessivo utile a garantirci la visione di una rappresentazione scenica improbabile, attivando nello spettatore quell’induzione all’immaginazione fertile e all’attribuzione all’opera di un messaggio intrinseco.  Tim Walker è decisamente romantico nelle sue opere: lo è per cultura artistica, per l’accesa gamma di cromie che contornano ogni particolare impresso nella pellicola fotografica, e lo è anche per le atmosfere fantasiose e, quindi, molto intime e irrazionali, che costellano la complessiva rappresentazione.

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FOTOGRAFIA

Tim Walker è surrealista in riferimento ai concetti rilevati e declinati attraverso l’impeto dell’immagine che diventa mezzo attraverso cui poter accedere in visioni altre di mondi paralleli, irreali, non palpabili, quasi metafisici e metaempirici, metatesti, essi stessi, di significati estetici reconditi incisivi. Tim Walker è grottesco in alcune situazioni descritte, soprattutto quelle nelle quali viene esasperato il tono caratteriale di un soggetto tanto da renderlo attore di un’ipotetica scena filmica o teatrale, dove la scenografia risulta essere importante contorno narrativo di un’intera storia raccontata e veicolata tramite l’impeto dell’immagine.

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FOTOGRAFIA

Tim Walker è magico, onirico, sognatore e fantastico in quanto l’entusiasmo che lo porta a ideare e, una volta ideato, a presupporre che un’opera d’arte fotografica è tale da dargli la forza e il vigore utili a fargli “ignorare certi ostacoli” posti dalla finitudine del reale: in Tim Walker nulla nell’impeto creativo, sia esso estetico, sia esso contenutistico, può essere posto come confine e ostacolo alla realizzazione di una seppur fantasiosa immaginazione ideale.

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FOTOGRAFIA

L’autore architetta le forme e le figure all’interno di ciò che definisce essere il quadro delimitato dai “parametri dell’impossibile”: è in questo frangente che vediamo come il gioco, l’immaginazione e la distorsione di una realtà che diventa convincente, seppure rimanga all’occhio razionale improbabile, ci donino rappresentazioni surreali, sia nell’ambito delle serie dedicate alla moda, sia nell’ambito delle serie dedicate ai ritratti. La moda, il fashion style e l’eleganza del costume diventano soltanto pretesti all’interno dei quali Tim Walker realizza le proprie sconfinate ricerche compositive estetiche e artistiche.

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FOTOGRAFIA

Apprezziamo nelle opere di Tim Walker i toni introspettivi, a volte simbolici, altre volte scherzosi ma cinici, altre volte ancora ambigui nel loro identificarsi come lo sono quelle immagini in cui si percepisce un contrasto tra il significato intrinseco e l’aspetto estetico, creature quasi androgine citando a riguardo Stella Tennant: la stravaganza eccentrica di Kristen McMenamy e il volto conturbante di Karen Elson.  Tim Walker, classe 1970, nasce come fotografo molto giovane, all’età di 19 anni, quando realizzerà come stagista presso Vogue diversi servizi. All’età di 25 anni realizzerà per lo stesso magazine un’intera serie, e, prima di trasferirsi a New York, dove collaborerà con Richard Avedon, lavorerà, dopo la laurea, all’archivio Cecil Beaton: oggi Tim Walker realizza opere per Vogue, W Magazine e LOVE Magazine. Alessandro Rizzo

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Embrace The Future Photos by Sapporo STYLING BY Chen Horesh


Vest Redemption Official Underwear Brasilians


Leather skirt ABODI


Jacket Les Hommes Bra Brasilians


Ostrich lingerie Mad Zone Bra Brasilians


Shirt ABODI Paints Redemption Official


Top Mad Zone Paints Redemption Official


Jacket Mad Zone


White long jacket Salvatore Vignola Paints ABODI


Photos by Sapporo Styling by Chen Horesh Beauty director: Valeria Orlando using DIOR Make-up Make-up & hair style assistants: Annalisa Donini, Samuele Virgili, Teodora Roxana Cioanca, Giulia Scardigno, Elisa Cristaldi, Luna Taddonio Models: Federica Delsale @Fashion Models MGT, Alba Vejseli @2morrow, Anna Liuzzo @Popagency, Susanna Giaroli, Ine, Una, Sasha, Julia @IceModels Producer: Myra Postolache Location: Pietrasanta Milano Production Agency: The Secret Code of Fashion


COSTUME

I ruggenti anni Venti detti anche gli “anni folli�


COSTUME

S

È l’età del Jazz, tutti ballavano e cantavano, nascono grandi film ancora oggi amati come Il grande Gatsby di Francis Scott Fizgerald e di Metropolis di Fritz Lang. Nell’arte primeggiano il Bauhaus e l’Art Déco. Lo sport è praticato sia dagli uomini che dalle donne, in particolare il tennis nascerà anche una prima moda sportiva. L’emancipazione femminile aveva preso piede già all’inizio dei primi anni del Novecento con il movimento delle suffragette attraverso piccole, grandi vittorie. Durante la Prima Guerra Mondiale gli uomini sono andati al fronte a combattere per la patria mentre le donne si occupano di lavori maschili per portare avanti la famiglia favorendo un continuo benessere sociale. Frequentano le fabbriche, altre diventano infermiere negli ospedali militari, altre ancora si occupano di azioni politico-sociali. Alcuni stati quali l’America e l’Inghilterra approvano il voto alle donne. In Italia arriverà solo nel 1946 con la nascita della Repubblica Italiana.

Paul Poiret

ono gli anni in cui il mondo esce dalla guerra: la gente ha come unico desiderio quello di divertirsi, di voltare pagina. Infatti è il periodo in cui fioriscono le sale da ballo e i locali di spettacolo piccanti come i Night Club per tutti. Sono anni molto liberi, dove l’omosessualità non è repressa, ma esposta: sia gli uomini che le donne non si vergognavano di affermarsi gay. È il periodo in cui le feste prendono piede a tutte le ore del giorno e lo champagne scorre a fiumi, forse la gente aveva intuito che molto presto questo divertimento pazzo e libertino sarebbe finito con il buio più assoluto. Gli anni ‘20 rappresentano anche l’epoca dell’espansione industriale, che poi terminerà con la grande crisi del 1929 e del proibizionismo; è il periodo in cui si creano mode e si determinano tendenze che colpiranno ogni aspetto dal costume all’arte del tempo.

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prio dalle donne: stiliste, anzi, per meglio dire modiste, si è capito che senza l’ apporto delle donne la società è più misera. Gli anni ‘20 sono l’epo-

Alberta Ferretti

ca del primo splendore di Coco Chanel, la cui lungimiranza riesce a votare la moda all’eleganza semplice e non pomposa inventando, di fatto, la “donna moderna”. è Coco Chanel che lancia il taglio

Balmain

Tutto questo cambiamento storico influenzerà anche la moda, dato che l’abito rispecchia la società in cui si vive. Esso non è solo stoffa e creatività ma è anche la firma della società in cui cambiamenti influenzano la moda. Sono anni di trasformazioni molto forti, rese possibili pro-

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Lanvin

con i suoi ritmi veloci e serrati, sdogana quei particolarissimi abiti arricchiti con frange e perline che, quindi, non possono mai mancare in un perfetto outfit anni ’20. Per quando riguarda gli accessori, invece, sono senza dubbio da privilegiare lunghe collane di perle vere o finte che siano che, abbandonate larghe sul décolleté, seguono le linee morbide del vestito. A completare la mise, poi, non può assolutamente mancare la cloche, il tipico cappellino a campana le cui linee, scendendo

Issey Miyake

alla garçonne e crea la petite robe noire. La moda degli anni ‘20 “disegna” una donna emancipata e molto diversa dal passato: si tratta della cosiddetta “flapper girl”, una ragazza molto più disinibita che, con abiti corti, capelli alla maschietta e sigaretta in mano, è pronta a conquistare il mondo. La perfetta “flapper girl” usa tessuti leggeri e morbidi come il jersey sdoganato proprio da Coco Chanel, lo chiffon e la seta che, cuciti in abiti senza maniche, dalle linee dritte e con l’orlo al ginocchio, lasciano libero il corpo, senza fasciarlo. Non bisogna poi dimenticare che gli anni ruggenti vedono impazzare il Charleston che, 58

a coprire la fronte, facevano risaltare gli occhi tipicamente truccati. Le scarpe, rigorosamente con un tacco medio, non possono fare a meno del cinturino stretto alla caviglia: sono scarpe nate per ballare al ritmo delle note veloci del fox trot e del charleston!


Gucci

Coco Chanel è la principale esponente della moda anni ‘20, la quale ha rivoluzionato la moda e la donna portandola a diventare parte fondamentale della società. Sono anni in cui vi è ancora Paul Poiret che aveva liberato le donne dal corsetto e aveva donato alle donne forme più comode e fluide. Un altro contributo importante è quello rappresentato dall’opera di Madeleine Vionnet e dall’uso innovativo del taglio in sbieco, ossia in diagonale a 45° rispetto al verso della trama e dell’ordito. Questa tecnica

Roberto Cavalli

COSTUME

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modellistica rivoluzionerà il modo di vedere il corpo femminile che nei primi decenni del ‘900 si era già modificato con l’abbandono del busto e l’usanza di fare sport già da giovanissime. La tecnica del taglio in sbieco è in uso ancora oggi, permette di creare abiti dalle linee aderenti, sfruttando il suo potenziale elastico e quindi di esaltare le forme femminili. I famosi abiti a sirena dalle linee fluide che abbiamo visto indossati dalle dive di Hollywood degli anni ‘30 e ‘40 sono sicuramente un esempio tangibile del contributo di Vionnet alla moda. Tutt’oggi molti creatori di moda si ispirano alle creazioni Vionnet, ma la sua tecnica elaborata è quasi impossibile da riprodurre in quanto Madeleine Vionnet sperimentava e costruiva i suoi abiti su di un manichino a dimensioni ridotte di 1/2 per poi riprodurre il risultato nelle misure reali di un mannequin. Talune creazioni però richiedevano tessuti

Bottega Veneta

Christian Dior

COSTUME


COSTUME

realizzati appositamente per lei in altezze oggi improducibili proprio per l’utilizzo del tessuto in sbieco. Sono anni molto importanti per la moda, anni in cui tutto assume una forma più comoda e pratica: le donne hanno l’opportunità di ottenere un riscatto sociale, una moda comoda e pratica ma allo tesso tempo raffinata e dinamica che, attraverso abiti molto colorati, si esprime con la praticità dell’abito nata grazie all’idee futuriste di Balla. Ancora oggi ammiriamo e amiamo gli anni ‘20 sia per lo stile ma anche per quello che hanno dato a una società, veloce, dinamica e dirompente. Come direbbe Coco Chanel ‘’ la moda passa, ma lo stile resta’’.

Michele Vignali


MOSTRA

Undressed: A Brief History of Underwear Quando “l’intimo” si mette in “mostra”


MOSTRA

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a castigato a sensuale, da romantico a brioso, passando poi per gli aspetti divertenti e colorati, negli anni l’intimo è entrato in contatto con la sfera “attrattiva” dell’uomo, diventando non solo complice di seduzione, ma vero e proprio oggetto e soggetto di feticcio e desiderio. Ecco che, a un passo dall’essere nudo, il Victoria & Albert Museum di Londra si toglie qualsiasi inibizione e in occasione dell’Undressed: A Brief History of Underwear - la mostra che racconta l’evoluzione della biancheria intima maschile e femminile sfoggia il profilo più “nascosto”, segreto e privato di ognuno di noi. Sotto la lente d’ingrandimento slip, reggiseni, corsetti, guêpière, culottes, sottovesti, calze, boxer, parigamba… l’elenco è interminabile e allo stesso tempo semplice, audace, malizioso o austero.

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Corset, 1890-1895 © Victoria and Albert Museum, London


MOSTRA

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MOSTRA

Tra teche, plinti e stazioni interattive che esplorano nel dettaglio le diverse trasformazioni e lavorazioni, sono esposti più di 200 indumenti distribuiti sui due piani della struttura. Lo scopo è mettere in relazione la metamorfosi di ogni singolo pezzo imposta dal processo evolutivo del corpo e della società, ciò ovviamente tenendo in considerazione l’aspetto estetico finale. Non dobbiamo dimenticarci che tra biancheria intima e moda si è instaurato nell’immediato il tarlo del corpo perfetto e non a caso le varie trasformazioni di ogni capo non si sono mai spostate da quest’obiettivo, anzi hanno fatto in modo di solidificare questo connubio anno dopo anno. La lingerie parla di noi e lo fa con estrema arguzia ponendo l’accento su alcune nostre note caratteriali: i ricami del

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MOSTRA

pizzo marcano un animo romantico e malizioso, un colore acceso, una spiccata esuberanza, l’assenza di ghirigori accentuano l’animo semplice, un disegno particolare uno spirito goliardico… nessun capo in pochi centimetri di stoffa racconta così tanto di chi siamo. Lontani i tempi in cui gli Antichi Romani non indossavano le mutande o, alla malaparata, coprivano i genitali con un pezzo di stoffa che cingeva la vita per poi arrotolarsi tra le gambe. Che dire invece dei Greci che non si ponevano nemmeno il problema, anzi nella giovinezza ostentavano il nudo in tutte le forme, mentre in età più matura si coprivano con solo una tunica. È attraverso l’evoluzione del pudore, che a sua volta deve il suo ingresso alle religioni, che l’uomo cominciò a celare “l’oggetto del peccato”. Da qui in poi è un susseguirsi di materiali, forme, ricami e tinte, ma di questo parleremo in uno dei nostri prossimi articoli..

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Cage crinoline, the ‘Princess Louise Jupon Patent’, c. 1871, © Victoria and Albert Museum, London

Victoria and Albert Museum

Cromwell Road, Londra SW7 2RL - Tel. +44 (0) 20 7942 2000 Tutti i giorni: 10 - 17,45 Venerdì: 10 - 22 Fino al 12/03/2017


Seduction Photos by Frederic Monceau styling by Mathilde Fouquet

Dress PATUNA


Smoking STEFANIE RENOMA


Jacket SANDRO


Look MARIA ARISTIDOU


Smoking ZARA Dress HARRU HALIM Hat BAPTISTE VIRY


Body MARIA ARISTIDOU


Smoking STEFANIE RENOMA


Smoking ZARA


Dress DIDIT HEDIPRASETYO


Jacket SANDRO


Dress DIDIT HEDIPRASETYO Smoking STEFANIE RENOMA Shoulder MONKEY ON MY SHOULDER


Art direction and photos by Frederic Monceau www.fredericmonceauart.photography Instagram: @frederic.monceau Styling by Mathilde Fouquet www.mathildefouquet.com Instagram: @mathildefouquetwf Make-up: Delphine Nicole with Nyx Cosmetics www.delphinenicole.com Instagram: @delphinenicolemua Hair: Christophe Pujol Instagram: @christophepujol Models: Zelie / Instagram: @zelieallemoz Bara / Instagram: @baramarconova Cassandre / Instagram: @cassandrehumbert Antony Latanski / Instagram: @tonyalsky Location: Studio de l’Olivier / Yves Boujenah


© Manolo Blahnik. Arlety, primavera / estate 2013. Décolleté di camoscio bicolore con punta increspata


MOSTRA

“Manolo Blahník. The Art of Shoes” Il principe dei kitten heels


MOSTRA

© Manolo Blahnik. Suntaxa, primavera / estate 2013. Sandalo in lino e nappa

L

e sale museali di Palazzo Morando|Costume Moda Immagine ospitano, fino al 9 aprile 2017, la mostra “Manolo Blahník. The Art of Shoes”: la prima esposizione in Italia dedicata all’iconico couturier spagnolo che da quarant’anni con le sue calzature sta facendo impazzire le donne del pianeta. In mostra 212 scarpe e 80 disegni selezionati dalla curatrice Cristina Carrillo de Albornoz nell’archivio personale dello stilista, che conta oltre 30.000 modelli. Ma non solo: l’esposizione intende raccontare la profonda influenza che l’arte e la cultura italiana hanno avuto e hanno ancora oggi sullo stile di Manolo. Dalla scultura greco-romana al barocco, dal capolavoro di Luchino Visconti - Il Gattopardo - ai coralli di Sicilia: tutto questo e molto altro ancora si ritrovano nelle scarpe visionarie del principe dei kitten heels (tacchi a spillo). 86


Š Manolo Blahnik. Josefa - SS17


MOSTRA

© Manolo Blahnik. Camparinew, primavera / estate 2016. Mary Jane a punta in lino a pois con finiture in capretto

Milano, prima tappa dell’appuntamento che vede protagoniste molte città internazionali, è stata scelta dallo stilista proprio per il suo forte legame con l’Italia, patria dell’arte e dell’artigianato, non a caso è proprio nel capoluogo lombardo che i suoi disegni prendono forma nei laboratori artigiani che ancora oggi sentono fortemente la propria vocazione manuale. La mostra, divisa in sei sezioni, non solo esamina i temi costanti e ricorrenti della carriera del sagace ed eccentrico designer, ma ci accompagnano nelle molteplici sfaccettature dei processi di creazioni che danno forma ai suoi magnifici accessori. “Core”, la prima divisione, mette in mostra le calzature dedicate ai personaggi storici e contemporanei che hanno ispirato o avuto un ruolo importante nella vita di Manolo Blahník. 88


MOSTRA

© Manolo Blahnik. Tradi - AW15

© Manolo Blahnik. Inuk - AW16


Š Manolo Blahnik. Faustina - SS17


MOSTRA

© Manolo Blahnik. Tarquinius - SS17

Si prosegue con “Materiali” che comprende un assortimento di scarpe che illustrano l’attenzione per il dettaglio elaborato e la ricchezza di materiali e colori usati con maestria squisita. Se la terza suddivisione esamina la sua passione per l’arte e l’architettura e il modo in cui queste ispirano le creazioni dello stilista, la quarta, “Gala”, evidenzia la sua ironia e la sua creatività. La quinta porzione è dedicata alla natura, al suo profondo amore per il mondo botanico, evidente fin dalla prima collezione. Il viaggio, è proprio il caso di dirlo, termina attorno al mondo ed esamina le varie influenze geografiche e ambientali che hanno influenzato i modelli ispirati a Spagna, Italia, Africa, Russia, Inghilterra e Giappone. Diverse le città coinvolte nell’evento, tutte scelte per celebrare e rendere omaggio al percorso di vita e di crescita dell’artista. 91


MOSTRA

© Manolo Blahnik. Celesta, autunno / inverno 2016 - 2017. Stivale in pelle scamosciata ricamato a mano in Italia con perle di vetro multicolore

Dopo Milano, la mostra approderà al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo in quella Russia che è stata per Blahník una fonte d’ispirazione costante; passerà poi al Museum Kampa di Praga nella Repubblica Ceca, patria del padre dell’artista; infine sarà ospitata al Museo Nacional de Artes Decorativas di Madrid, quale omaggio di Manolo Blanhík alla sua terra d’origine. Meta del 2018 sarà il prestigioso Bata Shoe Museum di Toronto, in Canada. Al mondo le appassionate delle “manolos”, termine con il quale sono chiamate le scarpe create dallo stilista, non si contano più; ma tra le più sfegatate di certo c’è il personaggio di Carrie Bradshaw, la celebre protagonista di “Sex and the City”, che proprio grazie alla sua passione/ossessione ha fatto conoscere il marchio in tutto il pianeta suscitando la curiosità di tutte le fashioniste. 92


© Manolo Blahnik. Sepulcrus - AW16

“MANOLO BLAHNÍK. The Art of Shoes”

a cura di Cristina Carrillo de Albornoz, promossa da Comune di Milano Cultura, Direzione Musei Storici, prodotta e organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con Manolo Blahník Palazzo Morando | Costume Moda Immagine Via Sant’Andrea 6, Milano - Tel. 02 884 65735 - 46056 Orari: martedì - domenica ore 9 / 13 e 14 /17.30. Chiuso il lunedì

© Manolo Blahnik. Remola - AW16


14 luglio 1962 - Sfilata di abiti e cappelli alla Sala Bianca. Foto Locchi © Archivio Foto Locchi

Fashion in Florence through the lens of Archivio Foto Locchi Un racconto d’immagini, sotto la tutela del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che parte dagli anni Trenta ad oggi e che narra la moda, lo spettacolo, lo sport, la quotidianità e la grande storia


Lo studio d’arte e tecnica fotografica Foto Locchi nella sua storica sede di Piazza della Repubblica nel 1936 Foto Locchi Atelier in Piazza della Repubblica in 1936 Foto Locchi Š Archivio Foto Locchi

Gennaio 1952 - Moda al Grand Hotel


23 luglio 1958 - Shooting moda nel Cortile di Palazzo Strozzi Foto Locchi © Archivio Foto Locchi

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ullio Locchi, già apprezzato fotoreporter di guerra e fotografo ufficiale della famiglia reale, nel1924 decise di fondare nel cuore di Firenze e più precisamente in Piazza Vittorio, attuale Piazza della Repubblica, il suo studio. Nel 1926, a soli due anni dall’apertura della “bottega di arte e tecnica fotografica”, a seguito della prematura morte di Tullio, l’attività venne rilevata dalla vedova che creò una società con i più stretti collaboratori del marito: la casata Moscato-Corcos. Sarà Silvano Corcos, già presente in azienda alla fine degli anni Venti come direttore al fianco dello zio Umberto, a prendere le redini della società diventandone anima stessa. In anni ancora lontani dall’avvento della televisione, le tre grandi vetrine dell’esercizio diventarono presto l’occhio della città poiché il gruppo Foto Locchi non si faceva mai sfuggire un avvenimento cittadino e i Fiorentini potevano contare di ritrovare una ricca documentazione fotografica affissa alle bacheche del negozio, davanti alle quali in moltissimi si affollavano per rivedersi, per commentare o semplicemente per informarsi sui fatti. Oggi, con oltre cinque milioni di fotografie sulla storia di Firenze e la Toscana conservate sotto forma di negativi originali, l’archivio è considerato per il suo alto valore storico ed artistico uno tra i più importanti a livello internazionale ed è posto sotto la tutela del Ministero per i Beni e


27 Gennaio 1955 - Abiti da cocktail in passerella alla Sala Bianca Silvano Corcos, anima stessa della Foto Locchi e creatore dell’Archivio Storico © Archivio Foto Locchi

23 marzo 1948 - Impruneta lavori in paglia © Archivio Foto Locchi


27 Gennaio 1955 - Abiti da cocktail in passerella alla Sala Bianca Levi 1175: Gennaio 1952, Moda al Grand Hotel Š Archivio Foto Locchi

31 dicembre 1947 La folla davanti alle bacheche di Foto Locchi in Piazza della Repubblica Š Archivio Foto Locchi


le Attività Culturali. È un racconto d’immagini che parte dagli anni Trenta ad oggi e che racconta consuetudini e quotidianità della vita di ieri e di oggi senza ovviamente tralasciare i reportage inerenti ai paralleli mondi della moda, dello spettacolo, dello sport e della grande storia. Grazie alla mostra Fashion in Florence through the lens of Archivio Foto Locchi aperta al pubblico fino ad aprile, una parte di questo immenso e preziosissimo patrimonio stimato in oltre cinque milioni d’immagini è godibile al pubblico di ogni età. Appassionati e curiosi potranno fare un salto nel passato e lascarsi accarezzare dalla magia di quegli anni attraverso la visione di ben 100 rarissimi scatti che raccontano la storia della moda. Il progetto nasce dall’incontro tra l’Archivio Storico Foto Locchi, il direttore delle Gallerie degli Uffizi EikeSchmidt e il Centro di Firenze per la Moda Italiana ed è stato l’evento di pre-apertura del 91°Pitti Immagine Uomo. Il percorso espositivo si articola in tre sezioni:

Le botteghe artigiane

Quell’insieme di botteghe dedite all’alto artigianato dal Medioevo, che nel Novecento ha favorito la nascita di alcuni tra i più famosi brand dell’alta moda italiana nel mondo. Già intorno agli anni Venti, il mito dell’artigianato fiorentino era arrivato negli Stati Uniti: le ricche ereditiere americane puntavano a Firenze per fare incetta di lingerie ricamata, argenteria, cuoio lavorato in modo eccellente e cappelli di paglia. Emblematica in tal senso, la scelta di Salvatore Ferragamo che, dopo 13 anni di successi in America, decise di stabilirsi a Firenze, oltre che per la sua bellezza, anche per attingere a quel pozzo di specialità artigiane che da sole potevano consentirgli di raggiungere i suoi obiettivi d’eccellenza.

La moda a Firenze

Dai primi eventi dopo la seconda guerra mondiale fino alle leggendarie sfilate nella Sala Bianca di Palazzo Pitti (1952-1982), le origini della moda moderna a Firenze si devono al coraggio di un uomo gentile quanto severo, profondo conoscitore del mercato americano, ovvero a Giovanni Battista Giorgini che a New York si era fatto un nome di tutto rispetto come buyer capace di trasformare i sogni in realtà. Se lui è stato il padre della moda italiana, Firenze in quegli anni fu la culla della bellezza e dello charme, di uno stile nuovo che emanava dall’entourage fiorentino e internazionale formatosi intorno al neonato sistema moda, come raccontano le foto di quei giorni scattate dai reporter della Foto Locchi non solo ai défilé in Sala Bianca, ma anche nei palazzi privati e nei giardini storici dove si susseguivano serate di gala, feste e rendez-vous esclusivi.

I personaggi della moda

Le maison fiorentine che hanno dato origine alla storia moderna della moda italiana come Gucci, Salvatore Ferragamo, Emilio Pucci raccontate attraverso i loro fondatori e i personaggi che le hanno rese celebri nel mondo. I deus ex machina delle grandi sartorie italiane che la Sala Bianca ha visto sfilare come Roberto Capucci, Emilio Schuberth, le Sorelle Fontana e Simonetta Colonna di Cesarò. Personaggi che non hanno avuto timore di mettersi in gioco in prima persona a fianco di Giovanni Battista Giorgini e che da Firenze hanno fatto la rivoluzione del moderno costume italiano. Ma anche special guest in volo da Parigi come Christian Dior ed Elsa Schiaparelli, volti dell’aristocrazia internazionale tra cui spicca il duca di Windsor e osannate star di Hollywood, da Audrey Hepburn a Paulette Goddard, e la divina Callas.


TRUE WHITE Photos by ANDREA BENEDETTI Styling by ERIKA GUERRISI

Collana in piume ROSANTICA MILANO


Abito VLADIMIRO GIOIA Collana SHHARA PAGANO


Abito VLADIMIRO GIOIA Orecchini SHHARA PAGANO


Abito in pietre ALBERTO ZAMBELLI


Abito in pizzo ERMANNO SCERVINO


Photos by Andrea Benedetti Styling by Erika Guerrisi Mua: Ilaria Combe Hair: Floriana Cappuccini Model:Juliette @Woman Management - Milano


Le baiser de l’hôtel de ville, Paris 1950


Robert Doisneau. Icônes, il Forte di Bard dedica al fotografo un’imperdibile mostra

Il “pescatore di immagini”


MOSTRA

Mademoiselle Anita, Paris 1951

Le baiser de l’Hotel de ville”di Robert Doisneau è inequivocabilmente uno dei baci più famosi della storia. L’immagine, scattata il 9 marzo del 1950, oggi come ieri, continua ad incantare. “Per tutta la vita mi sono divertito a fabbricare il mio piccolo teatro - ha affermato più volte l’artista precisando - Io non fotografo la vita reale, ma la vita come mi piacerebbe che fosse. Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere”. Soggetto prediletto dell’uomo: Parigi, nelle sue sfaccettate sfumature. Nelle vie delle periferie e del centro, Doisneau riusciva a cogliere gli aspetti più inattesi, contraddittori e curiosi della società francese, ma all’animo scintillante ed economicamente prosperò della città, come gli ambienti della pubblicità del cinema o della moda, l’artista privilegiava l’infondo caratterizzato dalla gente comune immortalato attraversando la Ville Lumière dalle rive della Senna (Pont d’Iéna, Paris 1945) sino alle periferie operaie (La poterne des peupliers, 1934), raccontando la Parigi degli innamorati (La dernière valse du 112


MOSTRA

Le plongeur du Pont d’Iena, Paris 1945

14 juillet, 1949; Baiser Blotto, 1950), quella dei bistrot (Mademoiselle Anita, 1951), quella degli atelier di moda e quella dei bambini di strada (Les enfants de la Place Hébert, 1957; Les frères, 1934; L’enfant Papillon, 1945) e degli scolari (L’information scolaire, 1956). Per questo, e per molto altro, Doisneau è riconosciuto come un esponente della “fotografia umanista” e non a caso l’artista amava definirsi poeticamente un “pescatore d’immagini”. Al maestro il Forte di Bard, il principale polo turistico e culturale della Valle d’Aosta, dedica la mostra Robert Doisneau. Icônes. L’appuntamento, godibile fino al 1° maggio 2017, è a cura dell’Atelier Robert Doisneau di Parigi e dell’Associazione Forte di Bard ed è arricchito da un’intervista inedita alle due figlie dell’esteta, Annette Doisneau e Francine Deroudille che nell’appartamento dove il loro padre aveva lavorato per più di 50 anni, hanno dato vita ad un Atélier dove sono conservati oltre 450 000 negativi. Inoltre saranno esposte alcune immagini stampate in grande formato, la fedelissima maquette dell’Atélier del fotografo in Place Jules Ferry, 46 a Montrouge (Parigi) realizzata dalla nipote Sonia Arnstam, una selezione di citazioni del fotografo ed alcuni video. 113


DESIGN

Aimant si passion:

quando il passato si coniuga al presente


Alain Demarquette con Aimant si Passion - Grand Prix


DESIGN

I

n perfetto equilibrio, tra moderno e antico, il progetto Aimant si passion (Le Touquet, Francia), dell’architetto Alain Demarquette, si basa sulla riqualifica di una costruzione anglonormanno attraverso l’estensione di una nuova planimetria e la restaurazione della parte esistente. Un connubio molto interessante che da una parte mantiene il fascino senza tempo della struttura originaria, risalente all’inizio del ventesimo secolo, e dall’altra, in un gioco meticoloso di ricostruzione e progettazione, spicca, in contrasto, la moderna eleganza. A rimarcare le differenze ci pensano anche i volumi: nella struttura esistente risaltano le piccole finestre che lasciano appena passare la luce naturale, mentre quella nuova è un’esplosione di trasparenze dettate dalle immense vetrate che sembrano dialogare e confondersi con l’armonia del giardino esterno caratterizzato da una lussureggiante vegetazione e dalle zone riservate al patio.


DESIGN

Elemento comunicativo delle due aree sono l’ingresso e la scala volutamente inseriti nel mezzo delle due costruzioni in modo da creare un collegamento che porta avanti e indietro negli anni dell’evoluzione architettonica della struttura. Il passaggio è rimarcato da una nuance antracite in grado di caratterizzare, e al tempo stesso distinguere, il punto di congiunzione dell’abitazione. Il piano terra si articola in diversi ambienti in grado di accogliere le diverse funzioni: la cucina si sbottona ampiamente sulla sala da pranzo che sfoggia un camino dalle caratteristiche essenziali; mentre dall’ampio soggiorno s’intravede l’area musica dove vi è collocato un pianoforte. Qui l’ambiente è diversificato dall’uso del parquet in rovere e dall’ausilio del colore per il soffitto. La parte “vecchia” custodisce la sua innata intimità ed è proprio per questo motivo che in questa porzione sono collocate l’area lettura e la camera padronale.

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DESIGN


DESIGN

Il piano superiore è stato destinato alla zona notte e relax. Ogni camera da letto è munita del proprio bagno e a servizio degli ospiti sono destinate alcune stanze hobby. La costruzione si è garantita il terzo premio nella decima edizione del Grand Prix, concorso di architettura promosso da Casalgrande Padana con questa motivazione: “ Il progetto architettonico di ristrutturazione definisce con chiarezza i volumi preesistenti e l’integrazione contemporanea. Internamente la pavimentazione ceramica asseconda questa interpretazione assumendo il ruolo di elemento regolatore che scansiona e definisce l’organizzazione degli spazi, sottolineando cromaticamente, in dialogo con pareti e soffitti, aree e ambienti a differente destinazione”.

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London Red Vibes Photos by : Maria Cristina Franco STYLING BY Michele Di Giovanni


Dress VINTAGE ARCHIVE Necklace Sweetmakemilano


Dress Top Shop Shoes Schutz Bag Alexander McQueen


Dress Vintage Archive Underwear victoria’s secret


Dress Top Shop Shoes Boutique Mercedeh Shoes Bag and ring Alexander McQueen Sunglasses Art of Glass


Dress Vintage Archive Shoes Schutz Ring Alexander McQueen


Ring Alexander McQueen Bracelet Concept


Dress Kokoro Bracelet Concept Ring Vintage Archive Photos by Maria Cristina Franco - www.mariacristinafranco.com Styling, mua and hair by Michele Di Giovanni Set designer: Giuseppe Longobucco Model: Martyna Anna Komkowska Location: London


WallPepperÂŽ Fine-Art ARREDO

Quando il muro si veste di carta

Trend Line - The mechanism


ARREDO

O se ne va quella carta da parati o me ne vado io’’, l’esclamazione è stata pronunciata nientepopodimeno che da Oscar Wilde e la dice lunga sul vezzo di guarnire le pareti e di come una determinata fantasia può valorizzare o meno un preciso punto della casa. A livello di gusto personale alziamo le mani, ma in campo estetico le cose cambiano, e come se cambiano! Battute a parte, a dispetto delle mode e delle varie influenze che può subire, la carta da parati continua ad esercitare il suo fascino. Le prime tracce di questa tecnica di arredare le pareti, in Occidente, risalgono al lontano 1481 e i tentativi iniziali di produzione vedevano come protagonisti singoli fogli di carta. Durante il Medioevo in Europa si diffuse la tradizione araba degli arazzi, cioè particolari tessuti da parete che ornavano tutti i più importanti edifici. Ma se l’arazzo può essere considerato come il più vicino parente della carta da parati, il murale è, al momento, il suo ultimo discendente. Durante la rivoluzione commerciale non solo s’iniziò ad importare la carta dalla Cina, ma

Trend Line - Barocco

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ARREDO

in Europa si studiò la tecnica per riprodurla. Un boom! Tuttavia non c’è tendenza che poi non subisce il tracollo, è la legge della moda che come dà toglie, e nel corso del secolo scorso, a colpi di gran fioroni e una sfiancante espansione kitsch, la carta da parati è stata a lungo accantonata fino al 2011 quando, sempre più velocemente, è diventata un trend tornando a tutti gli effetti auge. Per questo motivo WallPepper®, realtà giovane e dinamica, specializzata nella realizzazione di carte da parati dalla forte dimensione espressiva, ha coinvolto nel suo progetto Fine-Art oltre venti artisti nazionali e internazionali selezionando il meglio delle nuove correnti nei diversi campi creativi, dalla fotografia alla pittura, dall’illustrazione all’arte digitale. Noi abbiamo selezionato alcuni artisti della scuderia WallPepper® e vi proponiamo alcune delle loro creazioni perché, oggi come ieri, il muro è impiegato come supporto dove raccontare una storia, dove conservare memorie, dove arricchire la propria casa… parola d’ordine? Personalità!

Trend Line - Greenleaves

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ARREDO

Alessandra Scandella lavora in pubblicità ed editoria sia in Italia che nel resto del mondo. Alessandra ama acquerello e pennino a china e realizza illustrazioni in cui la parte pittorica si unisce al digitale. Dal 2012 collabora regolarmente con il Gruppo Tod’s-Diego della Valle e Lavazza. Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero, tra cui una collettiva a Milano, al palazzo delle Stelline e l’ultima alla Triennale di Milano, novembre 2015.


Alessandra Scandella interior


Adele Ceraudo - Paolina


ARREDO

Adele Ceraudo è conosciuta al pubblico come LADY BIC per la sua capacità di rappresentare la bellezza e la forza della donna solo con la penna BIC. L’artista utilizza solitamente molteplici scatti fotografici per selezionare quello perfetto da usare come fonte d’ispirazione. Da anni lavora ed è riconosciuta, in Italia e all’estero, pubblicata ed invitata da Accademie di Belle Arti ed Università, per il suo particolarissimo e unico “Modus Operandi” in cui utilizza se stessa come medium per raccontare la poesia e l’energia della donna. Tecnica che l’ha condotta ad esporre al la Biennale di Venezia 2011, ed in successive manifestazioni di rilievo.


ARREDO

Maurizio Galimberti - Baaria

Maurizio Galimberti nasce a Como nel 1956, studia da geometra e nei cantieri affina il punto di vista rigoroso. Nel 1991 inizia la collaborazione con Polaroid Italia della quale diventa il testimonial ufficiale e che ha come risultato il volume Polaroid Pro Art, vero oggetto di culto per gli appassionati. Ăˆ l’inizio di una carriera brillante.

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ARREDO

Martino Frova - Skyrocks California

Martino Frova è un fotografo professionista che ha maturato la sua esperienza visiva viaggiando in tutto il mondo. Attraverso le sue immagini cerca di rappresentare l’essenza della natura in tutti i suoi elementi: acqua, fuoco, aria, terra, vento e luce.

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WallPepper®, un omaggio a Guido Crepax. La vita di Valentina e di Guido tracciano due linee ora intersecate, ora invece indipendenti ed è su questi binari paralleli che WallPepper® si è mossa nelle sue ‘interpretazioni’ delle opere di Crepax sulle carte da parati. Le pareti non raccontano dunque solo di Valentina: affreschi di battaglie nel lontano Oriente e schizzi di città storiche accompagnano le grafiche dominate dall’amatissima 144


Guido Crepax - Ritratti di Valentina

Guido Crepax - Visione di primavera

Guido Crepax - Srappi

eroina dal caschetto corvino, dando uno spaccato della intensa attivitĂ  di Guido Crepax. Un genio che in oltre 40 anni ha prodotto campagne pubblicitarie per aziende leader a livello internazionale e centinaia di illustrazioni per giornali, copertine di dischi, complementi di arredo, moda e design, alcuni dei quali saranno appunto visibili presso lo showroom WallPepperÂŽ. 145


ARREDO

Adriana Glaviano è illustratrice e grafica per diletto, si dedica alla moda prima come free-lance per le testate Condé Nast poi come giornalista a Vogue Italia. Nel Gruppo Rizzoli ha lavorato ad Amica, poi a Io Donna e ad Anna come vice direttore moda. Ritorna nel gruppo Condé Nast come fashion director di Vogue Gioiello e Vogue Pelle.


Adriana Glaviano - Jungle


Ludmilla Radchenko - City of the world


ARREDO

Ludmilla Radchenko nasce in Siberia dove si diploma in Fashion Design nel 1999. In Italia lavora come modella, show-girl e attrice. Nel 2009 decide di dedicarsi totalmente alla sua più,grande passione: la pittura. L’arte di Ludmilla si nutre di vita reale, composizioni ricche di messaggi visivi, collage di vita quotidiana con pennellate d’ironia. La sua arte viaggia da Milano (Triennale Design Museum – Teatro alla Scala – Casa delle Culture del Mondo – Superstudio Più - MiArt), New York (Crown Fine Art Gallery), Miami (Ca’ D’Oro Gallery), fino ad approdare alla 54. Biennale di Venezia.


ARREDO

Sonja Quarone - Brahama

Sonja Quarone frequenta l’Accademia delle Belle arti di Brera di Milano. Il corpo è il soggetto che ispira i suoi lavori e attesta i processi del cambiamento evolutivo nel percorso di crescita artistica. Sperimenta ambiti inquieti della sua personalità, indagando tra i ricordi dell’infanzia e della crescita.

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Serena Maisto - Tomatoes

Serena Maisto da qualche anno ama giocare con le luci e le ombre, tracciando le sue linee sulla superficie lucida del plexiglass, sperimentando anche acciaio, alluminio, legno, vetro ed il mondo della scultura luminosa e non. Queste limitazioni - il luogo, la persona, il supporto, la misura o il colore - non riducono la libertà di chi dipinge, ma sono un arricchimento, una continua sfida. La vera libertà artistica, infatti, non è l’assenza di regole, ma riuscire a trovare le regole giuste.

Talitha Puri Negri - Pareti lunari

Talitha Puri Negri vive tra fotografia ed impegno umanitario; ha collaborato come volontaria insegnando in Kenya e vivendo con i bambini dell’orfanotrofio. La prima mostra da lei realizzata presso Sotheby’s Milano, era una selezione delle immagini scattate in Kenya; nel 2013, sempre da Sotheby’s, le foto del suo viaggio in India e in Bangladesh. Collaboratrice per l’ONG Piccolo Principe, ha ideato una mostra sul tema con le foto realizzate dal fotografo Giovanni Gastel. La mostra è stata esposta a Roma per la Giornata Mondiale dell’Infanzia. 151


Jacket Gucci - Blouse Rifle - Neckless Asos


Salopette Roy Rogers - T-shirt Harley Davidson - Jacket Zara - Bracelet Diesel

I am not a beard-bie Photos by Azzurra Piccardi STYLING BY Alessandra Chiatante make-up and concept by Silvia Gerzeli


Jacket H&M - T-shirt Harley Davidson - Jeans Levi’s - Bracelet Diesel - Neckless alterosa - Glasses Ray Ban


Glasses Dior - Jacket Zara - Neckless Asos


Jacket and t-shirt Harley Davidson - Dress Levi’s - Neckless Zara


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Salopette Roy Rogers - T-shirt Harley Davidson


Jacket and t-shirt Harley Davidson Dress Levi’s Neckless Zara


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Photos and postproduction by Azzurra Piccardi www.azzurrapiccardi.com Styling by Alessandra Chiatante www.alessandrachiatante.com Make-up and concept by Silvia Gerzeli www.silviagerzeli.com Models: Giulia R.and Yana @Esprit Management www.espritmanagement.it


Piero Fornasetti: una personalitĂ  estremamente ricca e complessa

Fornasetti Practical Madness - credit Andrea Boscardin

DESIGN


DESIGN

Fornasetti screen “Scaletta” (stepladder). Wood. Printed and lacquered by hand. 1955

N

on si arresta la missione del Triennale Design Museum dedicata a promuovere e far conoscere il design italiano nel mondo e dopo Milano, negli spazi del Triennale Design Museum, e Parigi, al prestigioso Musée des Arts Décoratifs, il Dongdaemun Design Plaza di Seoul ospita, fino al 19 marzo 2017, la prima tappa in Asia della mostra “Fornasetti Practical Madness”. La mostra, a cura di Barnaba Fornasetti, comprende più di 1.300 pezzi provenienti per lo più dallo straordinario archivio milanese e mette in risalto i grandi temi del lavoro del maestro attraverso un percorso strutturato in varie sezioni: dal debutto dell’artista come pittore al suo laboratorio d’incisione di libri d’artista, alla sua stretta collaborazione con Gio Ponti a partire dagli anni ‘40 fino agli anni ‘70 e ‘80, i più duri, anni in cui Piero morì. 166


DESIGN

Fornasetti tray “Profilo” (profile). Wood. Printed and lacquered by hand. Early 1950s

Il curatore dell’esposizione è l’unico erede di Piero e porta avanti la tradizione paterna continuando a produrre e a rilanciare l’arte dell’omonimo marchio nel mondo della progettazione contemporanea; tale successo è dovuto agli innumerevoli trucchi del mestiere acquisiti lavorando a stretto contatto con suo padre e dall’ultimo artigiano rimasto al fianco di Piero negli anni più difficili. Gli oggetti di Fornasetti nascono dall’applicazione del principio del collezionismo come una raccolta sistematica, addirittura ossessiva, di varianti di un unico tema: “M’innamoro degli oggetti, voglio averli, e poi vivo con loro per anni, li studio, mi dimentico di loro, li uso per creare nuovi oggetti così non smettono mai di provocare sentimenti e di avere figli - disse l’artista che non smetteva mai di ripetere e di ripetersi che - il nuovo non esiste, tutto è già stato fatto”. 167


Fornasetti trumeau “Architettura� (architecture). Wood, printed and lacquered by hand. 1953


DESIGN

Fornasetti desk “Biglietti da visita” (visiting cards). Wood. Printed, lacquered and painted by hand. Early 1950s

Le variazioni sono un processo che caratterizza gran parte del lavoro di Fornasetti. I temi che ricorrono costantemente sono il sole, le carte da gioco, gli arlecchini e le mani, ma l’espressione vera ed essenziale di questo processo è la serie “Tema e Variazioni”. Non è un caso che questa sia diventata una vera e propria icona del lavoro di Fornasetti. Il volto che costituisce il filone della serie è quello della cantante lirica Lina Cavalieri. Iniziando nel 1952 trasformò man mano questo viso “a suo piacimento” su piatti, bicchieri, accessori e mobili, realizzando nel complesso più di 350 varianti. Tra le opere più famose ricordiamo la Stanza Metafisica, composta da trentadue pannelli della larghezza di 50 centimetri e dell’altezza di 2,50 metri, progettata per creare uno spazio nello spazio e per essere assemblata in vari modi, ma tra tutti voleva es169


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Fornasetti chair “Lux Gstaad”. Wood. Printed, lacquered and painted by hand. Barnaba Fornasetti, 2009

Fornasetti boomerang chair “Leopardo” (leopard). Wood, printed, lacquered and painted by hand. Early 1950.

sere un luogo per la meditazione. Non è quindi un caso che l’opera sia stata decorata in bianco e nero e animata da una sequenza immaginaria e irreale di compenetrazioni, percorsi, passaggi, salite, discese, scale e scalette. Da una preferenza iniziale per il disegno e la matita nera, la penna e la china, Fornasetti passò alla sperimentazione di varie tecniche: incisione, litografia, xilografia, puntasecca e monotipi. Fu presto in grado di inaugurare la Stamperia d’Arte Piero Fornasetti, dove collaborò con i grandi artisti dell’epoca, da Giorgio De Chirico a Carlo Carrà e Lucio Fontana. La vasta produzione di Fornasetti come disegnatore e stampatore include anche i suoi “Lunari”, i calendari, gli annuari, le diverse copertine per le riviste “Domus”, “Lettura” e “Graphis”, i loghi progettati anche per altre società, i manifesti e i cartelloni pubblicitari. Un focus su quanto sia stata fondamentale la sua esperienza come incisore per il suo background creativo e la sua ulteriore esperienza nelle arti applicate, poiché Piero passò dalla stampa su carta 170


Fornasetti curved chest of drawers “Palladiana”. Wood and brass. Printed and lacquered by hand. 1951

allo sviluppo di metodi per la stampa su foulard, mobili e sulle più diverse superfici e oggetti. L’amore per i libri non l’ha mai abbandonato, tanto da dedicare ai suoi volumi un motivo con il quale decorare i suoi oggetti come armadi, tavoli, paraventi, carte da parati e tessuti. Stesso trattamento è stato riservato alle riviste, considerate da lui vero e proprio materiale d’ispirazione visto le tante e diverse immagini di cui erano provviste. La mostra a Seoul e il suo catalogo presentano una visione completa e diversificata sul lavoro di Fornasetti. Volgono uno sguardo più attento a tutti i singoli aspetti della sua vulcanica produzione, dalla grafica e l’incisione alla pittura, al collezionismo, alla moda, alla direzione delle gallerie fino all’organizzazione di eventi e alla collaborazione con Gio Ponti. Inoltre, dedicano una sezione alla produzione contemporanea dell’Atelier con le sue proposte più interessanti, il suo rapporto con il mondo del design di oggi, le sue idee e i suoi progetti per il futuro.


Fornasetti Paper basket “Mani” (hands). Metal. Printed and lacquered by hand. 1950s

Armchair “Entomologia” (entomology) from “Baciamano” collection designed by Nigel Coates and Barnaba Fornasetti, 2014

Piero Fornasetti 1913 - Il 10 novembre Piero Fornasetti nasce a Milano da un’agiata famiglia borghese. 1930 - Entra all’Accademia di Brera per studiare disegno. 1932 - Viene espulso da Brera per insubordinazione. 1933 - Espone le sue prime tele in una mostra di lavori di studenti all’Università di Milano. In questo stesso anno propone alla Triennale di Milano una serie di foulard in seta stampata che vengono rifiutati, ma notati da Gio Ponti. 1935 - Espone alla VI Triennale, tra le altre cose, una stele di bronzo e un fregio decorativo di ceramica in stile arcaizzante. 1940 - Piero incontra Gio Ponti, che gli commissionerà i lunari disegnati negli anni successivi. 1942 - Esegue gli affreschi di Palazzo Bo a Padova. 1943/1946 - Si rifugia in Svizzera.


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Fornasetti “Tema e Variazioni” (theme and variations) plates. Porcelain. From the early 1950s to nowadays

1947 - Espone alla Triennale di Milano una serie di motivi per ceramiche, ancora una volta commissionati da Gio Ponti. 1950 - Decora gli interni del Casinò di San Remo. 1951 - Primo esempio di arredamento d’interni completo per “Casa Lucano”, in collaborazione con Gio Ponti. Espone il suo mobile “Architettura” alla IX Triennale di Milano. Comò “Palladiana”. 1952 - Partecipa alla decorazione degli interni del transatlantico “Andrea Doria” arredando le cabine di prima classe. 1955/1958 - Creazione della “Stanza Metafisica”: trentadue pannelli decorativi componibili a formare un ambiente. 1970 - Fonda assieme a un gruppo d’amici la Galleria dei Bibliofili, dove espone la propria produzione e quella di artisti contemporanei. 1979 - Muore Gio Ponti. 1980 - Apertura del negozio “Tema e Variazioni” a Londra, che rilancia l’interesse per i lavori di Fornasetti. 1987 - è dell´inizio dell´anno il primo progetto, in collaborazione con Patrick Mauries, di un libro su tutte le opere di Fornasetti e che ricostruisce il suo percorso artistico. 1988 - Piero Fornasetti muore a Milano nel corso di un piccolo intervento ospedaliero.

Fornasetti mirror “Optical”. Wood and four convex mirrors. Printed and lacquered by hand. 2011 173


SENSUALE Photos by Marc Martinon STYLING BY JNSN

Body & panty FIFI CHACHNIL - Shoes WALTER STEIGER - Black hat ETIENNE JEANSON


Embroidered jacket SANDRA MANSOUR - Corset FIFI CHACHNIL


Bra PALOMA CASILE - Skirt ETIENNE JEANSON - Backpack NICOLAS THEIL - Shoes APERLAÏ


Pullover ETIENNE JEANSON - Leather tights JITROIS - Tanga panty PALOMA CASILE - Boots WALTER STEIGER


Bra PALOMA CASILE - Skirt SANDRA MANSOUR - Embroidered cap ON AURA TOUT VU - Boots WALTER STEIGER


Bra GONZALES chez BRIGADE MONDAINE - Embroidered skirt SANDRA MANSOUR - Shoes WALTER STEIGER Cross necklace ETIENNE JEANSON


Bra ERES - Trousers in gol lamé SANDRA MANSOUR - Blown glass & gold necklace ETIENNE JEANSON Crocodile «apple» bracelet NICOLAS THEIL


Body ETIENNE JEANSON - Shoes APERLAÏ - Earing and ring ON AURA TOUT VU


Bra & panty with suspenders PALOMA CASILE - Clutch NICOLAS THEIL - Boots WALTER STEIGER Photos by Marc Martinon / Styling by JNSN Make-up: Stéphane Dussart / Hair: Julie Mandin using LEONOR GREYL / Model: Sabrina H. @VIP


Jos de Gruyter & Harald Thys, The Miracle of Life, installation view. Photo by Stephan Wyckoff. Courtesy of the artists, Isabella Bortolozzi Galerie, Berlin and Kunsthalle Wien, 2014


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“Elegantia�: una mostra enigmaticamente classica e sottilmente rivelatrice Il debutto italiano degli artisti internazionali Jos de Gruyter & Harald Thys


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Jos de Gruyter & Harald Thys, White Suprematism, installation view, 24.09.–20.11.2016, Portikus, Frankfurt/Main. Photo: Diana Pfammatter. Courtesy of the artists, Portikus, Frankfurt/Main and Isabella Bortolozzi Galerie, Berlin; dépendance gallery, Brussels, Gavin Brown’s Enterprise, New York.

Elegantia” è il debutto italiano del duo belga Jos de Gruyter & Harald Thys. Ad ospitare la mostra, visibile fino al 19 marzo 2017, è la Triennale di Milano. Sedotti e terrorizzati dalle regole meccaniche della società psicologia della dominazione e dell’umiliazione - e dal dramma crudo della quotidianità, la coppia di artisti è conosciuta al mondo per il loro modo sottile di mettere in atto le debolezze umane in tutte le sue forme. Protagonisti della loro arte sono spesso gli anelli deboli della società raffigurati o plasmati attraverso fantocci, manichini, video, fotografie, sculture e disegni. Il contesto dove sono rappresentati non si scosta mai dalla quotidianità e da qui prendono vita mondi paralleli attraverso la compilazione ossessiva di cataloghi e liste: persone, oggetti, macchine, animali, pezzi di architetture e angoli di città. Figure e personaggi della paura e dell’innocenza, della 186


Jos de Gruyter & Harald Thys, Der Dokter, 2013, Courtesy of M HKA, Antwerp


Jos de Gruyter & Harald Thys, Der Schlamm Von Branst, installation view. Courtesy of the artists and Pro Choice, Vienna


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Jos de Gruyter & Harald Thys, White Suprematism, Installation view, 24.09.–20.11.2016, Portikus, Frankfurt/Main. Photo: Diana Pfammatter. Courtesy of the artists, Portikus, Frankfurt/Main and Isabella Bortolozzi Galerie, Berlin; dépendance gallery, Brussels, Gavin Brown’s Enterprise, New York

depravazione e della leggerezza sono presentati sulla scena senza gerarchia, giudizio morale o interpretazione sociale. Piatti e immobili, bidimensionali e stereotipati, sono abitanti di uno spazio ideale e distopico, testimoni muti e inermi del nostro mondo. Concepita come la costruzione di un ambiente preciso in dialogo rigoroso con le sale del Palazzo dell’Arte, “Elegantia” è stata immaginata come una messa in scena dell’idea stessa di “mostra”, riflesso mentale e miraggio artificiale di un allestimento. Indirettamente ispirata dalla ricca, complessa e ipertrofica storia di produzione e presentazione che caratterizza la Triennale e il suo Palazzo, la mostra è la caricatura di un’architettura, l’immagine di un’esposizione sulle “belle arti”, che si rivela – dopo pochi attimi di straniamento – per tutta la sua ambiguità. L’allestimento totale della mostra non solo vuol essere un unico involucro in grado di 189


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contenere le crudeltà del pianeta, ma vuol essere essa stessa un’opera. Le poderose sculture bianche che abitano l’esposizione non sono corpi in marmo dalle forme auree, ma pesanti figure metalliche bidimensionali (White Elements, 2015-2016) dai volti perturbanti. Una sequenza di ritratti (Les Enigmes de Saarlouis, 2012); un gruppo di sculture in terra cruda (Der Schlamm von Braanst, 2008) provenienti da un disumano e inquietante laboratorio

Jos de Gruyter & Harald Thys, Project 13, installation view. Photos by Serge Hasenböhler, Courtesy of Isabella Bortolozzi Galerie, Berlin, Kunsthalle Basel 2010

di ceramica; piccoli esperimenti sulla forma umana (White Elements, prototipos, 2016); una lunga serie di acquarelli dai soggetti ambigui (Fine Arts, 2015) e infine un’alta fontana da interni dalle fattezze umane e meccaniche (De Drie Wijsneuzen, 2013) completano il corpo di una mostra enigmaticamente classica e sottilmente rivelatrice. 190


Jos de Gruyter & Harald Thys

“ELEGANTIA”

A cura di Francesco Garutti Direzione Artistica: Edoardo Bonaspetti, Curatore Triennale Arte Fino al 19 marzo 2017, La Triennale di Milano - Viale Alemagna 6 - Milano - Tel. 02 724341 - www.triennale.org

Jos de Gruyter & Harald Thys, Bouquet of Beautiful Flowers. Photo by Pablo Enriquez, courtesy of the artists, Isabella Bortolozzi Galerie, Berlin and MoMA PS1


Mystic line Photos by Silvio Cassano STYLING BY C. Armigeri

Pull CHAMPION Coat BERSHKA Trousers CONTAIN ONLY CLOTHES


Pull CONTAIN ONLY CLOTHES


T-shirt ZARA Gonna ZARA Shoes VINTAGE Bracelet TULSI


Pull CHAMPION Trousers ZARA


Vest CATCH 22 Gonna ZARA Bracelet TULSI


Pull and trousers GOLDEN RICH Shoes VINTAGE


T-shirt BERSHKA Gonna ZARA Bracelet TULSI Necklace RICHMOND Photos by Silvio Cassano www.silviocassano.com www.instagram.com/silvio.cassano Styling by C. Armigeri Model: Christiano @ Independent Men www.independentmen.it Location: Milano


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Nuova Citroen C3: ad ognuno la sua


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nno nuovo, vita nuova! Questo devono aver pensato in Citroen quando hanno progettato la nuova Citroen C3. Proprio così, perché della vecchia versione non c’è più nulla se non il gran numero di consensi raccolti dal pubblico.La nuova generazione della Citroen C3 è in vendita dal mese scorso in Italia e abbiamo deciso di descriverla nel suo insieme. Lunga 3,99 metri, alta di 1 metro e 47 centimetri, larga di 1,75 metri e con un  passo di 2,54 metri, la vettura sfoggia un design originale che strizza l’occhio un po’ alle monovolumi e un po’ ai crossover. Gli stilisti della casa francese hanno preso spunto dalla personalissima C4 Cactus, “normalizzandola” solo un po’. In particolare, il frontale è simile a quello della sorella maggiore, molto arrotondato e con le luci su due livelli. Si riconosce immediatamente anche per la presenza degli Airbump laterali studiati per proteggere le portiere dagli urti, mentre i paraurti sono di plastica scura per resistere a graffi e piccoli urti durante i parcheggi. L’ambiente interno (disponibile con i pacchetti Metropolitan grey, Urban red e Hype Colorado) si caratterizza per l’elemento centrale della plancia, personalizzabile nel colore e nel materiale, che lam-

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bisce le bocchette d’aereazione con profilo cromato, mentre nella parte superiore della console troviamo lo schermo da 7 pollici dedicato all’impianto di infotainment che permette di controllare la navigazione, la connettività con lo smartphone e mette a disposizione la “Citroen ConnectBox”, un sistema che invia in caso di emergenza un messaggio a una centrale operativa comunicando posizione e dati del veicolo. La C3 è anche la vettura più “social” presente sul mercato, come sottolinea la presenza della ConnectedCam, ovvero una telecamera HD installata all’interno dell’abitacolo che può essere utilizzata per condividere le foto e i video dei propri  viaggi in rete, oltre a fornire dati utili alle compagnie di assicurazione e alle autorità in caso di incidente. Anche internamente c’è un richiamo alla C4 Cactus: lo spazio è abbondante in rapporto alle dimensioni esterne (il baule di “quasi 300 litri” è nella media per la categoria), con sedili piuttosto morbidi e che possono essere rivestiti in un tessuto molto gradevole al tatto. Ampie le tasche nelle porte e grande il cassetto di fronte al passeggero anteriore, mentre la plancia si sviluppa in orizzontale ed è molto lineare; al centro, sotto le bocchette del “clima”, si trova lo schermo a

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sfioramento dell’impianto multimediale, mentre il cruscotto è di tipo tradizionale, con i due strumenti principali tondi a lancetta. Dal punto di vista meccanico, la C3 viene proposta con il benzina tre cilindri 1.2 litri PureTech, declinato nelle varianti di potenza da 68, 82 e 110 CV, mentre sul fronte dei diesel troviamo il 1.6 litri BlueHDi disponibile nelle varianti da 75 e 100 CV. La vettura viene proposta con cambio manuale e con cambio automatico con convertitore di coppia EAT6. Ci è piaciuta molto l’attenzione rivolta alla sicurezza, in particolar modo a tre accessori davvero inusuali per un’auto di questa categoria: gli avvisi per abbandono involontario di corsia, di veicolo in arrivo alle spalle (angolo cieco dei retrovisori) e di eccessiva stanchezza del guidatore. Disponibile negli allestimenti Live, Feel e Shine, la nuova Citroen C3 ha un prezzo di partenza di 12.250 euro, prezzo relativo alla motorizzazione PureTech 68 con allestimento Live. Cristiano Fabris

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Andrea Delorenzi: Play your Role


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utti hanno un proprio ruolo nella nostra “società” di appassionati della moda, il nostro come ormai ben saprete è quello di ricercatori instancabili di nuovi creatori del bello. Eccoci quindi che ci apprestiamo a presentarvi Andrea Delorenzi e la sua collezione “Play your Role”.

Perché l’abbiamo scelto

La collezione ha il nome dalla tematica da cui prende ispirazione ossia il gioco o per meglio dire lo sport del basket. Ad averci attirato è stata la maniera in cui Delorenzi ha riletto questa tematica, che di sicuro nel tempo era stata già affrontata da altri designer. Un modo ed una maniera unica e originale di creare capi che si richiamano a quel contesto ma ci trasportano anche nel futuro per forme e taglie. E che ci ricordano un po’ anche capi ed indumenti illustrati in alcuni fumetti giapponesi. Un contesto quindi, sicuramente contemporaneo come quello del mercato orientale, ma lontano dalle nostre abitudini occidentali visive. Ma cerchiamo di carpire al meglio come tutto sia nato attraverso le parole dello stesso autore: “Per la mia ultima collezione mi sono ispirato principalmente allo sport del basket , studiando un mondo che conosco molto bene nel dettaglio e in generale. Per le forme e la silhouette ad esempio mi sono rifatto alle forme che gli indumenti sportivi (canotta e pantaloncini) subiscono nel momento dell’azione, quando il giocatore salta in aria o viene strattonato, mischiando o invertendo questi aspetti. Ad esempio i pantaloni hanno le stesse caratteristiche delle canottiere da basket con buchi laterali e frontali. Ho aggiunto successivamente un tocco extrasportivo prendendo in considerazione l’abbigliamento di George Armstrong Custer, un generale americano morto nel 1876 e tutti i soprannomi a lui affibbiati nel tempo, soprannomi che si possono vedere nella canottiera e nelle felpe stampate. Nelle felpe son poi presenti delle finte maniche nella parte del retro per simulare il contatto fisico durante una partita di basket. 211


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Infine, per dare un mood alla collezione, ho preso ispirazione dallo stile di vita, passata e presente, dell’ex giocatore di basket NBA dei Chicago Bulls, Dennis Rodman. Un mood aggressivo ed eccentrico che mi ha aiutato a completare la collezione nel migliore dei modi”. Approfondiamo insieme ad Andrea Delorenzi i lati più tecnici della collezione: “I materiali della collezione sono pressochè sportivi, ho usato principalmente il neoprene per felpe, magliette e pantaloncini; i pantaloni lunghi sono in tessuto tecnico mentre i due giubbotti in gommato con la fodera in neoprene. Per l’underwear ho usato del jersey elasticizzato con una fantasia a rete per riprendere la retina del canestro da basket. Riguardo i colori ho usato il rosso, colore principale della squadra su cui più mi sono focalizzato, i Chicago Bulls, e il blu che era il colore della divisa del generale George A. Custer durante la guerra di secessione americana. Ho cercato di dare armonia ai due colori con l’aggiunta del bianco. Le scarpe infine sono in gomma con alcune parti rigonfiate in cuoio, chiaro riferimento al pallone da pallacanestro”.

Capo traino

Torniamo come di consueto ad una questione a noi cara: qual è il capo che viene prediletto dal protagonista della nostra rubrica? Facciamocelo raccontare da lui stesso: “Sinceramente son contento di tutti i capi che ho realizzato, soddisfatto sia della procedura utilizzata sia dal risultato finale frutto di un duro e costante lavoro. Sono molto affezionato alle felpe in neoprene con le stampe nelle maniche ma se devo scegliere un capo, quello è senza dubbio la canotta cut and out; una canottiera formata solo da lettere in feltro blu e rosso, nessun tessuto. è il capo che ritengo sia la sintesi della collezione e al quale ho dedicato un gran lavoro, perché necessitava di tale, più attenzione ed accuratezza”.

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Passato, presente e futuro

Eccoci nella parte finale della nostra storia, dove scopriamo la parte più intima del designer, la sua vita ed il suo percorso di studi: “Ho subito scelto di intraprendere la carriera d’artista già dalle superiori frequentando il liceo artistico A. Serpieri di Rimini. Inizialmente non avevo preso in considerazioni di proseguire i miei studi nel mondo della moda, la passione per la moda è venuta fuori verso la terza superiore quasi casualmente, interrogandomi sul futuro e su cosa mi sarebbe davvero piaciuto fare. Finite le superiori mi sono immediatamente iscritto al Polimoda di Firenze e ora mi accingo ad iniziare il terzo anno. Sono entusiasta di quello che faccio e sempre più consapevole che questo mondo fa per me. In futuro vorrei lavorare inizialmente per alcune case di moda cercando di creare contemporaneamente qualcosa di mio, un brand, con la possibilità di farlo crescere ogni volta di più per arrivare a dedicarmi esclusivamente a quello”.

Alexia Mingarelli

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Designer: Andrea Delorenzi Photosy by Andrea Delorenzi Instagram: @ereadelorenzi Model: Jacopo Grassi Instagram: @graceland.00 215


Vasilij Kandinskij - Improvvisazione 4, 1909 Olio su tela, cm 107 x 159 Nižnij Novgorod, Museo Statale d’Arte © Nizhny Novgorod State Arts Museum, Nizhny Novgorod, Russia


Kandinskij, il cavaliere errante In viaggio verso l’astrazione


ARTE

“Non vorrei passare per un simbolista, per un romantico, per un costruttivista. Mi accontenterei che lo spettatore sentisse in sé la vita interiore delle forze vive adoperate, nella loro relazione, che passando da un quadro all’altro scoprisse ogni volta un contenuto pittorico diverso”.

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i basa sulla vocazione fondata sul rapporto tra arte e scienze e sulla metafora del viaggio come avventura cognitiva l’inedita mostra “site-specific” che Il MUDEC ha dedicato a Vasilij Kandinskij sottotitolata Il cavaliere errante. In viaggio verso l’astrazione. L’appuntamento è da ritenersi uno dei più importanti del 2017 del calendario meneghino e sarà visitabile dal 15 marzo al 9 luglio. L’esposizione, a cura di Silvia Burini e Ada Masoero, pone l’accento sul periodo che comprende la formazione dell’immaginario visivo del pittore fino al 1921, anno del suo trasferimento in Germania. Molte delle opere protagoniste di questa esposizione provengono direttamente dai più illustri musei russi e fanno il loro arrivo in Italia per la prima volta in assoluto. Grazie all’ausilio di strumenti multimediali specifici uno dei desideri di Vasilij Kandinskij diverrà realtà, lui stesso, infatti, ha più volte dichiarato: “Per anni ho cercato di ottenere che gli spettatori passeggiassero nei miei

quadri, volevo costringerli a dimenticarsi, a sparire addirittura lì dentro”.

L’obiettivo è di consentire allo spettatore non solo di “entrare” nei suoi dipinti astratti e percorrerli, ma anche di comprendere l’origine e lo sviluppo del suo codice simbolico in un viaggio affascinante tra le sue fonti visive. In lui, moscovita di nascita, si mescolano i geni russi e tedeschi dei genitori, e quelli degli avi, provenienti dalla Siberia Orientale. Nato in una famiglia colta, segue studi classici e sin da bambino prende lezioni di piano, violoncello e disegno. All’università frequenta giurisprudenza, ma s’interessa con passione all’etnografia, in cerca delle radici profonde della propria cultura. Nel 1889 vive un’esperienza decisiva: passa più di un mese nel governatorato di Vologda, nel Nord della Russia, studiando le credenze e il diritto penale dei komi, e il popolo degli ziriani. Raccoglie e pubblica canzoni popolari, esegue disegni, appunta un Diario di viaggio. In quei villaggi sperimenta una rivelazione: “Nelle loro isbe (tipica abitazopne russa, ndr) mi sono imbattuto per la prima volta in questo miracolo, che in seguito divenne uno degli elementi del mio lavoro. Qui ho imparato a non guardare al quadro generale dall’esterno, ma a ruotare intorno a esso, vivere in esso. Quando sono entrato nella stanza, la pittura mi ha circondato e sono entrato in essa”.

Kandinskij, il cavaliere errante. In Viaggio verso l’Astrazione MUDEC - Museo delle Culture - Via Tortona 56, Milano dal 15 Marzo al 9 Luglio 2017 Lunedì 14.30 - 19.30, martedì, mercoledì, venerdì e domenica 09.30-19.30, giovedì e sabato 9.30 - 22.30

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Vasilij Kandinskij - Porto di Odessa, 1898 Olio su tela, cm 65 x 46 Mosca, Galleria Tret’jakov © State Tretyakov Gallery, Moscow, Russia


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Mina / Celentano icone per sempre

18 anni fa il loro primo disco - evento, ora “Le migliori”, il secondo

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ei l’unica diva della canzone italiana degli anni Sessanta che occupa annualmente le superclassifiche dei dischi più venduti. Lui, l’istrione delle sette note, regolarmente ogni tre anni. Il suo ultimo successo è del 2013. Nel novembre 2016 le due star più recluse del convento musicale escono dall’eremo, insieme per la seconda volta. La prima fu diciotto anni fa, nel maggio 1998. L’album allora in vinile lo conserviamo nella nostra discoteca privata, tra i pochi cimeli musicali degli anni Novanta. Sulla cover azzurra come il mare due icone stilizzate in stile Disney. Sono Mina in versione Minnie e Celentano in versione Paperino. L’album rimase al primo posto della superclassifica per dodici settimane e fu ristampato con tanto di gadget natalizio per le feste di fine anno. Mescolava sonorità pop-melodiche con sottili venature jazzistiche nei brani più sofisticati.

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Nell’immaginario musicale dei due artisti sono rimaste le due canzoni più sentimentali “Brivido felino” “Acqua e sale”. Si sentono cantare ancora oggi negli show televisivi e anche on the road. Segno intangibile di un successo che attraversa i decenni. Nel 2015, in occasione del 75° compleanno dell’ex Tigre di Cremona, Celentano inviò a Mina i suoi personali auguri “Buon compleanno, sorella, siamo noi le migliori!”. Mina gradì l’augurio e l’ironico complimento forse più delle “rose e dei violini” del celebre brano “Parole, parole, parole”, sigla del varietà televisivo “Teatro 10” (1972) in coppia con Alberto Lupo. Proprio in una puntata del varietà in questione, Mina e Celentano fecero a ruoli invertiti la parodia del mitico pezzo, divertendosi follemente. La coppia Mina-Celentano rinasce come araba fenice dalle ceneri di una iconografia nata al Palasport di Milano nel lontanissimo autunno 1959. Il ventunenne Adriano scrisse una canzone in stile rock per un’ emergente star diciannovenne che ai tempi per un certo periodo non era ancora conosciuta come Mina ma si chiamava Baby Gate. La ragazza aveva una personalità anticonformista, si divertiva a strattonare le sdolcinate canzoni delle sue colleghe, urlando il ritornello delle medesime con una gestualità tipicamente americana.

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Tra le donne fu la prima a essere definita “urlatrice”, mentre Celentano la precedeva di un anno come “urlatore”, cui si aggiunse poi l’epiteto di “molleggiato”, perché sul palcoscenico si esibiva, contorcendosi con gesti inusuali per quel tempo, quasi una parodia dell’americano Jerry Lewis. Ora lo stile dei due cantanti, passato attraverso il filtro di tutte le tendenze musicali, dal pop al melodico, dal rock allo swing, dal jazz al funky, approda alla summa della loro tarda maturità espressiva. 224


Sembra che anche il secondo album voglia dire “siamo sorelle, abitiamo nello stesso convento”. Il massimo dell’ironia, della messa in gioco sentimentale di coppia, ma solo nella finzione della musica. Il titolo dell’album è identico a quello del 1998 e il nome della cantante, per estrema cortesia, precede quella dell’ex molleggiato. 225


ICONS

Le loro voci sono diverse, Celentano non possiede l’estensione massima di cui è dotata la consorella né è in grado di fare acrobazie virtuosistiche come lei. Ma hanno in comune quintali di ironia, di voglia di divertirsi, e di cambiare ogni volta, con risultati sempre sorprendenti. La stessa cover del CD è un’icona del travestimento carnevalesco. Mitiche sono le maschere di tutte le cover di Mina dal lontano 1978, anno del suo ritiro dalle scene. Questa volta ci prova anche Celentano che appare mascherato con abito femminile dai colori sgargianti, calze colorate da donna e una sigaretta in bocca un po’ in stile guappo napoletano. L’ex tigre di Cremona è ritratta come una drag queen, con esibizione di borse enormi, un eccesso di collane e anelli, ma questa volta il travestimento lascia intravedere le sembianze vere del suo volto giovanile, quando bucava il video con il suo sguardo fatale e gli occhi bistrati. La cronaca non può nascondere il fatto che l’ultima immagine vera della cantante risale al 2001, quando andò su Internet, in occasione di un celebre DVD che la ritrae in sala di registrazione, tra pezzi storici di Sinatra e neo successi di Alex Britti. Tutto il resto è avvolto nell’unica leggenda vivente della canzone italiana. La scomparsa dalle scene ci riporta alla memoria di altre dive dello spettacolo, in primis Greta Garbo. Scrive Marco Senaldi studioso dei mass-media nell’ e- book “Arte e televisione. Da Andy Warhol al Grande Fratello” (2009). A proposito di Mina e di Lucio Battisti, entrambi volontariamente esiliati dalle scene mediatiche, il mediologo scrive “Si tratta di persone che sono divenute icone, ma che sono anche sopravvissute a se stesse e per le quali l’unico modo possibile di esistenza consiste nel loro non concedersi più, nel puro sottrarsi alle immagini, alle interviste, a tutto”. di Riccardo Di Salvo e Claudio Marchese

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HATS OFF! Photos by Chiacchio&Ptashko (Michelangelo Chiacchio and Elizaveta Ptashko)


Brand: Anaclè Milano, sciarpe e accessori Photos by Chiacchio&Ptashko (Michelangelo Chiacchio and Elizaveta Ptashko) Make-up: Mary Parpinel Hair stylist: Mauro Zorba Model: Steinunn @Next Models


MOSTRA

Warhol Pop Society

Fino al 26 febbraio 2017 - Palazzo Ducale di Genova

Andy Warhol, Marilyn, 1967, serigrafia su carta, 91,4 x 91,4 cm. Collezione privata Eugenio Falcioni, © The Andy Warhol. Foundation for the Visual Arts Inc.by SIAE 2016

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ono trascorsi trent’anni dalla scomparsa di Andy Warhol e Palazzo Ducale di Genova celebra l’artista con una retrospettiva a lui dedicata. La mostra è una raccolta mista di circa 170 opere tra tele, prints, disegni, polaroid, sculture, oggetti, provenienti da collezioni private, musei e fondazioni pubbliche e private italiane e straniere. Il percorso tematico si sviluppa intorno a sei linee conduttrici: il disegno, le icone, le polaroid, i ritratti, Andy Warhol e l’Italia, il cinema, e copre l’intero arco dell’attività dell’artista più famoso e popolare del secolo scorso. Sono visibili al pubblico alcuni straordinari disegni preparatori che anticipano dipinti famosi come il Dollaro o il Mao; le celeberrime icone di Marilyn (qui presente sia nella serigrafia del 1967 sia nella tela Four Marilyn) della Campbell Soup e delle Brillo Boxes; i ritratti di volti noti come Man Ray, Liza Minnelli, Mick Jagger, Miguel Bosè e di alcuni importanti personaggi italiani: Gianni Agnelli, Giorgio Armani e Sandro Chia. Un’intera sezione è poi dedicata 242


MOSTRA

Andy Warhol, Self Portrait, 1986, acrilico e inchiostro serigrafico su tela, 101.6 x 101.6 x3.5 cm, Collection of The Andy Warhol Museum, Pittsburgh, © The Andy Warhol. Foundation for the Visual Arts Inc.by SIAE 2016

alle polaroid, tanto importante e utilizzata da Andy Warhol per immortalare celebrities, amici, star e starlett e di cui si presentano oltre 90 pezzi. Andy Warhol è stato capace di intuire e anticipare i profondi cambiamenti che la società contemporanea avrebbe attraversato, con lui si apre l’epoca dell’arte contemporanea così come ancora la intendiamo oggi. Palazzo Ducale Piazza Matteotti, 9 - Genova Tel. 010 8171600/663 - Fax 010 8171601 palazzoducale@palazzoducale.genova.it Orari: lunedì 14.30/19, martedì, mercoledì, giovedì, sabato, domenica 9/19, venerdì 9/22. La biglietteria chiude un’ora prima (ultimo ingresso) 243


MOSTRA

Pietro Paolo Rubens e la nascita del Barocco Fino al 26 febbraio 2017 Milano - Palazzo Reale

Pietro Paolo Rubens - La scoperta di Erittonio fanciullo (1615 -1616) Olio su Tela 243,5 x 345,5 cm. Vienna, Palazzo Liechtenstein - The Princely Collections

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alazzo Reale spalanca le sue porte al Maestro fiammingo Pietro Paolo Rubens (Siegen1577 - Anversa 1640). Lo scopo della mostra è mettere in evidenza i rapporti del pittore non solo con l’arte antica e la statuaria classica, ma pone l’accento sull’attenzione verso i grandi maestri del Rinascimento come Tintoretto, Correggio. Inoltre fa conoscere la straordinaria influenza esercitata dal grande pittore sugli artisti italiani più giovani, protagonisti del Barocco come Pietro da Cortona, Bernini, Lanfranco, fino a Luca Giordano. Un’influenza che tutta la critica gli riconosce ed esalta al punto che Bernard Berenson ama definirlo “un pittore italiano”.

Pietro Paolo Rubens e la nascita del Barocco Milano, Palazzo Reale Info: 02 8846 5230 26 febbraio 2017

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MOSTRA

“The World of Han Meilin in Venice” Fino al 28 Febbraio 2017

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enezia dedica una grande mostra a Han Meilin, nominato nel 2015 dall’Unesco “Artista per la Pace”; non a caso le opere scultoree e pittoriche in mostra (per un totale di 263) sono tutte foriere dei valori alla base dell’operato e della vita dell’artista: educare le nuove generazioni ai valori della pace, della solidarietà e della tutela dell’ambiente e della natura. Se il poliedrico artista in Cina è noto per una fondazione, quattro musei dedicati e il nomignolo di “a National Treasure”, nel resto del mondo, è, forse, ricordato per aver creato le bambole Fuwa: le cinque mascotte ufficiali dei Giochi Olimpici di Pechino 2008. Vi segnaliamo quest’appuntamento come un’occasione unica in grado di catapultarvi in una cultura lontana dai diversi e sfaccettati risvolti. Venezia è solo il punto di partenza di un tour mondiale che toccherà, oltre all’Europa, le Americhe, il Medio Oriente e l’India. Ateneo Ca’ Foscari sito al civico 3246 di Dorsoduro a Venezia 041 234 8111

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MOSTRA

La finestra sul cortile. Scorci di collezioni private Fino al 26 febbraio 2017 - Galleria D’Arte Moderna di Milano

© Photo: Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti

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BS e la Galleria d’Arte Moderna di Milano presentano “La finestra sul cortile. Scorci di collezioni private”, a cura di Luca Massimo Barbero.Un percorso che indaga il tema del collezionismo privato attraverso un dialogo tra le opere provenienti da due prestigiose raccolte italiane di arte contemporanea - la Collezione Panza di Biumo e la Collezione Berlingieri - e i capolavori della Galleria d’Arte Moderna. La Collezione Berlingieri, considerata una tra le più importanti collezioni private italiane, rappresenta un esempio virtuoso di collezionismo che si è tramandato nel tempo: iniziata da Annibale è proseguita grazie alla figlia Lidia, che l’ha adeguata ai suoi gusti e alle sue inclinazioni, per poi passare alla nipote Aloisia. La Collezione Panza è, invece, tra le principali e più importanti collezioni d’arte americana del dopoguerra. Giuseppe Panza di Biumo (1923 – 2010) inizia a collezionare insieme a sua moglie Giovanna intorno alla metà degli anni ‘50. Il percorso espositivo si snoda all’interno della GAM per indagare il tema del collezionismo privato attraverso un dialogo inedito fra gli spazi neoclassici della Villa, i suoi capolavori, espressione di quel collezionismo illuminato milanese e

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MOSTRA

lombardo che nel tempo ha arricchito il patrimonio museale civico con importanti lasciti e donazioni. Richiamando la celebre pellicola di Hitchcock, da cui prende il titolo, l’esposizione riunisce episodi apparentemente frammentati in un unico grande racconto, definito e circoscritto dalla selezione curatoriale, che delimita il “campo visivo” del visitatore come la finestra del film delimita quello del protagonista.

Galleria D’Arte Moderna di Milano

Via Palestro 16 - Milano ORARI DI APERTURA: Martedì - domenica 9.00 - 17.30, giovedì 9.00 - 22.30 (Chiuso lunedì)

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MOSTRA

Rembrandt in Vaticano: Immagini fra cielo e terra in mostra ai Musei Vaticani Fino al 26 febbraio 2017 a Roma

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er la prima volta il grande pittore e acquafortista Rembrandt, il maestro protestante di Leida, arriva nei Musei del Papa, nel cuore del Cattolicesimo romano, con una mostra di 55 stampe provenienti dal Museo di Zorn in Svezia, più un dipinto su tela dalla olandese Collezione Kremer. Dalla prefazione di Antonio Paolucci Direttore dei Musei Vaticani: “Chi conosce le stampe di Rembrandt sa che in quei fogli c’è tutto, ci sono gli alti cieli d’estate percorsi da bagliori e da presagi e c’è la fatale pesantezza del corpo femminile che insieme ci opprime e ci consola. Ci sono i segreti pensieri che attraversano la mente di un uomo (solo nel suo studio, nella luce occidua di un giorno qualunque) e c’è la vita silente dell’albero, incombente e inquietante sulla linea dell’orizzonte. Ci sono brulicanti fan­tasmatiche evocazioni dell’Antico e del Nuovo Testamento e assembramenti di ebrei nella sinagoga. Ci sono borghesi e picari, gentiluomini e pezzenti, contadini, marinai e mercanti, ci sono notturni luminosi e lancianti chiarità e penombre in nite nei fogli di Rembrandt…”. Musei Vaticani Viale Vaticano, 00165 Roma Info 06 6988 3332 248


MOSTRA

Carlo Scarpa e il Giappone Fino al 26 febbraio a Roma

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l Centro Archivi MAXXI Architettura, in occasione della mostra “The Japanese House“ dedicata alla tradizione e all’innovazione dell’architettura della casa giapponese, ospita un focus, o meglio un racconto composto da progetti, fotografie e documenti (tra cui molti inediti) che legano l’architetto/ designer Carlo Scarpa al Giappone, alla sua cultura architettonica, alla sua letteratura, alle sue tradizioni storiche, culturali e costruttive. Il percorso di mostra che si apre con i 27 scatti realizzati da Gianni Berengo Gardin alla Tomba Brion nel 1972, tenta di tracciare tutti quei momenti e quei fattori che hanno dato vita a questo rapporto: il viaggio in Giappone nel 1969 su invito di Cassina, l’influsso dei dipinti di Klimt e Mondrian, le teorie di Wright e Mies van der Rohe, le opere orientaliste di Ezra Pound e il Museo di Arte Orientale di Venezia. L’amore di Scarpa per il Giappone è ricambiato dall’indiscussa fortuna critica di cui la sua opera ha goduto in questo Paese, documentata dai tanti contributi critici, anche postumi, riservati dalle riviste nipponiche di settore alla produzione scarpiana. MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo via Guido Reni, 4A - Roma | www.fondazionemaxxi.it Info 06 320 1954 dal martedì al venerdì 11 - 19 / sabato 11 - 22 / domenica 11 -19 La biglietteria chiude un’ora prima del museo 249


Appuntamenti a teatro


TEATRO

Otello Spritz

Otello Spritz - Elena Novoselova

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recisiamo subito: l’attualizzazione della tragica vicenda shakespeariana è particolarmente divertente perché la lettura del registro da tragica imbocca un’impostazione più comica. Ecco che Otello, ex calciatore di fama mondiale, si è affermato con successo in una realtà diversa dalla sua diventato Presidente della Regione Veneto grazie ai sui agganci politici. Iago in questa versione è il segretario di Otello, ma continua ad essere il motore dell’azione e causa di tutti gli avvenimenti. A muoverlo, ancora una volta, è il suo animo malvagio privo di ogni bene. Desdemona è la figlia di un oligarca russo che s’è comperato Venezia. Vita agiata e poco responsabilità si riflettono e si specchiano sul carattere della giovane. Fra macchine di lusso, yacht, viaggi e party i due innamorati conducono una vita molto spumeggiante. Ma quella che sembrava essere una fiaba veramente spritz, ad un certo punto si trasforma nella tragedia più cupa, perché nell’animo del “maschio” la violenza, come il magma in un vulcano apparentemente sopito, è sempre pronta a esplodere. Attenzione non mancano i colpi di scena principalmente sul finale. Il grido d’accusa che lancia Desdemona si trasforma in una voce che non vuole placare la sete di vendetta, ma vuole dar fiato alle molteplici richieste d’aiuto, erratamente, prese sotto gamba. Quando la donna capisce di essere sola e di poter far leva esclusivamente sulle sue forze impugna una calibro 8 e… OTELLO SPRITZ da William Shakespeare adattamento e regia Renato Sarti in collaborazione con Bebo Storti. Con: Renato Sarti, Bebo Storti, Elena Novoselova. Scene e costumi: Carlo Sala. Musiche: Carlo Boccadoro Produzione: Teatro della Cooperativa con il sostegno di Regione Lombardia - Progetto NEXT 2012

DATE E ORARI DI RAPPRESENTAZIONE: martedì 7, giovedì 9 e sabato 11 marzo 21.00 mercoledì 8 e venerdì 10 marzo 19.30 domenica 12 marzo 16.00 Teatro Filodrammatici di Milano Via Filodrammatici, 1 ingresso Piazza Paolo Ferrari, 6 - Milano - www.teatrofilodrammatici.eu Tel. 02 36727550 252


TEATRO

The Aliens

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J e Jasper sono alieni, ma non intesi come esseri venuti da un altro mondo bensì nell’essere alienati. Eppure dalla loro hanno tutta la freschezza dei trent’anni: tappa di svolta per i giovani e meta non d’arrivo bensì di partenza verso una maturità caratterizzata da sempre meno sogni e di più doveri. Ma per loro non è così. Si siedono su una panchina o su vecchie sedie di plastica del patio nel retro di un bar, scegliendo di non interagire con gli avventori all’interno, isolandosi e condividere pensieri casuali uno con l’altro. Parlano di musica, di filosofia e di Charles Bukowski, poeta confessionale padre del realismo sporco. Come Bukowski, pensano alla scrittura, all’alcol, ai rapporti con le donne e alla fatica del lavoro. KJ scarabocchia periodicamente idee per un libro. Hanno formato una band, non potendo accordarsi su un nome, pensano di avere risolto la loro diatriba chiamando la loro band The Aliens, ma alla fine è solo un’altra decisione che hanno quasi fatto, ma che non hanno portato a termine. Fino a quando non decideranno, non potranno agire. Nel loro mondo privato entra Evan, un giovane ragazzo che è stato da poco assunto come cameriere del bar. Evan è un giovane timido, sessualmente inattivo, fuori dal mondo, naif con l’angoscia adolescenziale. Lentamente, decidono di insegnargli tutto sulla vita, ma dalla loro prospettiva… Un testo delicato dove nessuna parola è sprecata, pieno di meditazione e compassionevole. Un testo che parla di musica, di amicizia, di arte, di amore e di morte.

The Aliens di Annie Baker Regia Silvio Peroni. Con: Giovanni Arezzo, Francesco Russo, Jacopo Venturiero. Produzione: Khora.Teatro / Pierfrancesco Pisani

21 - 26 marzo 2017 Teatro Filodrammatici di Milano Martedì 21, giovedì 23 e sabato 25 marzo 21.00 | mercoledì 22 e venerdì 24 marzo 19.30 domenica 26 marzo 16.00

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ph. Alessio Amato

TEATRO

Eureka: lo sfoggio delle splendide acrobazie dei Kataklò

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ph. Stefano Bidini

e acrobazie dei Kataklò lasciano sempre con il fiato sospeso e il nuovo spettacolo, Eureka, ideato, diretto e coreografato dalla fondatrice e direttrice artistica Giulia Staccioli, continua a far sognare il pubblico attraverso il movimento del corpo. Ecco che il fisico diventa portatore di forza, energia ed emozioni con il solo ausilio coreografico del movimento. Le movenze diventano espressioni intense, libere e fluttuanti e si disperdono nell’aria come boccate d’ossigeno e vitalità. Bocche aperte e occhi spalancanti tra il pubblico sono la testimonianza tangibile della bravura dei tanti espressivi performer che si susseguono in volteggi e abilità varie in grado d’accendere la fiamma della meraviglia in ognuno di noi. A porre l’accento sulle gesta degli atleti ballerini, un’accurata scelta di luci suggestive e accattivanti che accompagnano il movimento in relazione ad una ricerca musicale diligente e non banale che spazia da melodie sconosciute a brani che fanno parte della memoria storica e culturale di ognuno di noi. Una verve in più allo spettacolo la dona la diversità che caratterizza i due tempi dello show: il primo intenso, poetico, evocativo,

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ph. Stefano Bidini

ph. Carla Falconetti

TEATRO

ph. Franco Aresi

quasi in bianco e nero, in cui il corpo e la luce sono protagonisti; il secondo, invece, è colorato, energico, coinvolgente e ironico. A regalargli unicità nel panorama della danza acrobatica, l’assoluta novità dell’apertura alla partecipazione attiva del pubblico: ad ogni replica, infatti, cinque spettatori, selezionati dalla compagnia, saliranno sul palco con gli artisti. Non acrobati tecnicamente addestrati, ma cinque temerari che condivideranno un’esperienza indimenticabile e contribuiranno a rendere ogni replica unica e irripetibile.

EUREKA Una creazione Kataklò Athletic Dance Theatre Ideazione, direzione artistica, coreografie e regia: Giulia Staccioli. Collaborazione artistica: Alberta Palmisano. Performers: Maria Agatiello, Giulio Crocetta, Eleonora Guerrieri, Stefano Ruffato, Marco Zanotti Disegno luci: Marco Farneti Durata: 1 ora e 30 minuti + intervallo

Orari: mercoledì, giovedì e sabato ore 20,30 venerdì ore 19,30 - domenica ore 16 Fino al 26 febbraio 2017 Teatro Carcano Corso di Porta Romana, 63 - Milano info@teatrocarcano.com www.teatrocarcano.com 255


TEATRO

LE PRÉNOM: quarantenni a confronto, senza esclusioni di colpi

Gisella Szaniszlò, Alessia Giuliani, Davide Lorino, Aldo Ottobrino, Alberto Giusta - ph. Bepi Caroli

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erata conviviale (e cena con sorpresa) a casa di due professori (liceo lei, università lui) dichiaratamente di sinistra. Tra parenti e amici inizia un gioco di provocazione e di verità che si allarga fino a diventare il ritratto di una generazione: tra piccole meschinità e grandi sentimenti. Una sera come tante tra cinque amici quarantenni. Tutti appartenenti alla media borghesia. Oltre ai padroni di casa, ci sono il fratello di lei che fa l’agente immobiliare e la sua compagna in ritardo a causa di un impegno di lavoro con dei giapponesi, mentre l’amico single (sospettato di essere omosessuale) è trombonista in un’orchestra sinfonica. Quella sera, il fratello comunica alla compagnia che diventerà padre. Felicitazioni, baci e abbracci. Poi le solite domande: sarà maschio o femmina, che nome gli metterete? Il futuro papà non ha dubbi che sarà maschio; ma lo sconcerto nasce quando egli comunica il nome che hanno deciso di mettere al figlio. Un nome che evoca imbarazzanti memorie storiche. Il dubbio è che si tratti di uno scherzo, ma la discussione ben presto degenera investendo valori e scelte personali. Tra offese reciproche che non mancano di ferire tutti (nessuno escluso), nasce così il ritratto di una generazione allo sbando, dove tutti hanno qualche segreto da nascondere o da rinfacciarsi. Rappresentato a Parigi nel 2010, Le prénom ottenne sei nomination al Prix Molière dell’anno seguente e fu adattato subito per il grande schermo dai suoi stessi autori (il film uscì in Italia con il titolo Cena tra amici). Tre anni dopo, Francesca Archibugi ne fece un nuovo adattamento cinematografico con il titolo Il nome del figlio.

LE PRÉNOM (Cena tra amici) di Matthieu Delaporte e Alexandre de La Patellière. Versione italiana: Fausto Paravidino. Con: Alessia Giuliani, Alberto Giusta, Davide Lorino, Aldo Ottobrino, Gisella Szaniszlò Scene e costumi: Laura Benzi Luci: Sandro Sussi

Regia: Antonio Zavatteri Produzione: Teatro Stabile di Genova Da mercoledì 1 a domenica 12 marzo 2017 Teatro Carcano Corso di Porta Romana, 63 - Milano info@teatrocarcano.com www.teatrocarcano.com 256


TEATRO

Matti da slegare

ph. Angelo Redaelli

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re dei più apprezzati, simpatici e popolari personaggi della scena italiana, ovvero Giobbe Covatta ed Enzo Iacchetti (sul palco) e Gioele Dix (alla regia), tornano al Teatro Carcano di Milano con “Matti da slegare”: un intenso e delicato ritratto di vita e amicizia, di passioni e dolori, di fobie e scelte coraggiose in cui l’arte e l’amore diventano strumenti di guarigione e riscossa. Un plauso agli attori e alla regia: nel primo caso gli interpreti hanno fornito prova delle loro capacità artistiche proponendo le vicende dei due personaggi con molto tatto e rispetto senza però rinunciare al sorriso e alla battuta, nel secondo, invece, vogliamo rimarcare un lavoro attento e meticoloso che mette sullo stesso piano le emozioni e l’ironia senza cadere nelle classiche insipidezze della lacrima facile. Un compito piuttosto arduo per il terzetto che si trova a cimentarsi con un tema sensibile come quello della malattia mentale. Divenuti amici inseparabili dopo una lunga esperienza in una struttura psichiatrica protetta, Elia (Iacchetti) e Giovanni (Covatta) vengono “promossi” al termine del percorso terapeutico e inviati dal sistema sanitario a vivere da soli in un appartamento nel centro della città. Si tratta di un esperimento e di una prova molto importante: dovranno provare a inserirsi nella società civile e dimostrare di saper badare a se stessi. Elia, che non ha mai conosciuto suo padre, ha sempre vissuto con la madre, imbastendo con lei un rapporto morboso ed esclusivo. Ritrovatosi solo alla morte della donna, si rivela totalmente incapace di prendersi cura di sé e il suo ricovero è inevitabile. Il lungo trattamento terapeutico non fiaccherà però la sua profonda sensibilità e un senso innato dell’autoironia. Giovanni, il compagno di avventura, è al contrario un omaccione dai modi ruvidi e spicci, fissato col cibo e soprattutto col sesso, che peraltro non ha ancora avuto modo di sperimentare. È un uomo generoso e impulsivo, la cui fragilità è segno del disperato tentativo di cancellare le ferite procurategli da una madre alcolista e un patrigno violento. Giobbe Covatta Enzo Iacchetti MATTI DA SLEGARE di Axel Hellstenius Versione italiana della commedia: Elling & Kjell Bjarne Traduzione: Giovanna Paterniti Con: Sara Damonte, Irene Serini Adattamento e regia: Gioele Dix Produzione: Centro d’Arte Contemporanea

Teatro Carcano - Mismaonda Da martedì 14 a domenica 19 marzo 2017 Teatro Carcano Corso di Porta Romana, 63 - Milano info@teatrocarcano.com www.teatrocarcano.com 257


ph. Giovanni De Sandre

TEATRO

Calendar Girls torna al Teatro Manzoni

Calendar Girls di Tim Firth Basato sul film Miramax scritto da Juliette Towhide & Tim Firth. Traduzione e adattamento: Stefania Bertola. Regia: Cristina Pezzoli Con: Angela Finocchiaro, Laura Curino, Ariella Reggio, Carlina Torta, Matilde Facheris, Corinna Lo Castro, Elsa Bossi, Marco Brinzi, Noemi Parroni, Titino Carrara. Scene: Rinaldo Rinaldi

Costumi: NanĂ  Cecchi Musiche originali: Ric Cardo Tesi Produzione: Agidi e Enfi Teatro Dal 21 al 26 febbraio 2017 Teatro Manzoni Via A. Manzoni, 42 - Milano Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30 258


TEATRO

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opo lo straordinario successo della prima stagione record con 108 repliche in 5 mesi, tutte sold out e con più di 72.000 spettatori, Calendar Girls torna per la seconda stagione teatrale! La storia, ispirata ad un fatto realmente accaduto, è quella di un gruppo di donne fra i 50 e i 60 anni, membre del Women’s Institute (nata nel 1915, oggi è la più grande organizzazione di volontariato delle donne nel Regno Unito), che si impegna in una raccolta fondi destinati a un ospedale nel quale è morto di leucemia il marito di una di loro (Annie). Chris, stanca di vecchie e fallimentari iniziative di beneficenza, ha l’idea di fare un calendario diverso da tutti gli altri, in cui convince le amiche del gruppo a posare nude. Con l’aiuto di un fotografo amatoriale realizzano così un calendario che le vede ritratte in normali attività domestiche, come preparare dolci e composizioni floreali, ma con un particolare non convenzionale: posano senza vestiti. L’iniziativa riscuote un successo tale da portarle alla ribalta non solo in Inghilterra, facendo volare le vendite del calendario alle stelle! L’improvvisa e inaspettata fama, tuttavia, metterà a dura prova le protagoniste. Lo spettacolo teatrale, al pari del film, ha avuto un enorme successo in Inghilterra, dove è programmato in diverse versioni dal 2008 ed è tuttora in scena. Nell’adattamento teatrale viene mantenuta l’impostazione corale, con un ruolo da protagonista definito, quello di Chris, interpretata da Hellen Mirren nella versione cinematografica e da Angela Finocchiaro in questa teatrale. In linea con le scelte dell’autore, anche questa produzione ha voluto sposare una iniziativa benefica. Calendar Girls ha scelto di sostenere l’Associazione Italiana contro le Leucemie, i Linfomi e il Mieloma attraverso una serata di raccolta fondi, il Grande Galà Benefico organizzato nel 2015 in occasione del debutto dello spettacolo, il cui incasso è stato interamente devoluto all’Associazione per il progetto Case AIL. Anche durante questa seconda tournée verranno organizzate diverse iniziative, sempre dedicate alla raccolta fondi per il progetto, come la vendita di gadget dello spettacolo, disponibili anche su Ailshop. Con i fondi ricavati, AIL implementerà i servizi offerti dalle Case AIL già presenti sul territorio nazionale, per rendere l’ospitalità ai malati e ai loro familiari sempre più confortevole e sicura. “Abbiamo scelto di dare il nostro sostegno ad AIL racconta la protagonista, Angela Finocchiaro - perché è un’Associazione che stimiamo da sempre per i suoi valori, obiettivi e progetti. La possibilità che il nostro lavoro possa affiancare esperienze così importanti ci regala una grande motivazione”. 259


TEATRO

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“Bedda Maki”: cucina fusion VS tradizione l’incontro-scontro tra generazioni e culture

edda Maki è una commedia fluida e leggera che porta in tavola, lasciando ad ognuno la libertà di gustarle (e digerirle) come vuole, molte tematiche contemporanee: dagli eterni problemi fra Nord e Sud all’attuale crisi economica, dalla solidità della cucina italiana Doc alle tendenze fatue del food, dal confronto-scontro tra generazioni all’amore nascosto, dalle professionalità mancate a quelle gonfiate, dal rapporto fra tradizione e innovazione e quello tra finzione e realtà. La piéce ha vinto la quarta edizione di “Una commedia in cerca d’autori®”, un concorso fortemente voluto e ideato dal Teatro Martinitt che offre la possibilità agli autori di tutte le età l’occasione di mostrare il loro talento. La commedia, scritta da Marco Di Stefano e Chiara Boscaro, è ambientata in Lombardia ma ha fortissimi echi siciliani e nasce da un fatto autobiografico: l’antica disputa tra Marco e suo padre, siculo nell’anima e nel palato, sulla competizione - inesistente, stando a Di Stefano senior- tra il pesce crudo e verace all’isolana e l’elaborato, “corrotto” sushi. La Tonnara di Toni, ristorante siculo con la sua bella clientela in un quartiere operaio di Milano, entra in crisi, vittima della riconversione degli stabilimenti e dello street food, ora tanto di moda. Toni ha investito i risparmi di una vita nell’istruzione del figlio Calogero, che si può permettere di correre dietro ai suoi sogni di aspirante artista, incurante di tutto. Toni non ha di che compensare le perdite e rischia di dover chiudere per sempre il suo amato ristorante. In un clima surreale dove il figlio di Toni pare infischiarsene mentre la cameriera s’impone assumendo quasi il ruolo di padrona, ecco che una soluzione si delinea all’orizzonte: trasformare La Tonnara in un ristorante fusion, di cucina siculo-giapponese. L’intraprendenza si scontra con il conservatorismo, il vecchio con il nuovo e, dopo equivoci e sorprese, Toni capitola solo quando gli concederanno di rinnovare l’immagine ma non il contenuto, la forma ma non la sostanza. Riuscirà l’artificio? L’oste però forse non ha fatto i conti con un critico gastronomico… Riusciranno a illuderlo? Come finirà? Dal 23 febbraio al 12 marzo Teatro/Cinema Martinitt Via Pitteri 58, Milano Tel. 02 36.58.00.10 (Parcheggio gratuito)

Orario spettacoli: giovedì-sabato ore 21, domenica ore 18. Il sabato anche alle 17.30. Biglietteria: lunedì 17.30-20, dal martedì al sabato 10-20, domenica 14-20. 260


TEATRO

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“La scala”: nel salire o nello scendere occhio a non scivolare sui gradini!

rendete sei amici, chiudeteli in una stanza a festeggiare attorno ad un pretesto qualsiasi, dopo un primo momento di euforia generale fatto di moine e formalità inevitabilmente i vari ospiti e i padroni di casa cominceranno a scrutarsi in modo più attento e minuzioso. In quella stanza nessuno è immune allo sguardo altrui: tutto e tutti si giudica/no, si soppesa/no in un equilibrio precario di banalità, invidie, ambizioni e malcelato fastidio. In questo gioco di sguardi al massacro inevitabilmente s’innescano i primi malumori, difficile nasconderli quando albergano in noi da molto tempo. Ecco che basta un là per accendere la miccia: una parola appena fuori posto, una battuta male interpretata, un discorso fatto appositamente per mettersi in luce e gli equilibri, in partenza precari, crollano. Che cosa occorre per ristabilire la pace? Un “male” comune! Perché solo nelle situazioni difficili l’uomo abbatte il suo intimo muro alzato dalla rabbia, dalla rivalità e dalla continua intenzione di rimarcare la sua apparente superiorità. Una disputa a sei, dal ritmo serratissimo, si consuma durante un cocktail organizzato per festeggiare la ristrutturazione di un seminterrato al Nuovo Salario. A inaugurare la nuova abitazione di Mirko e Miriam ci sono i loro vecchi amici Corrado e Terry e un’altra coppia da poco conosciuta: Nicolò ed Elvi, che abitano nello stesso palazzo. Fiore all’occhiello dell’approssimativo restyling, una scala strategica che porta direttamente al marciapiede, evitando di passare per il cortile. Dopo una prima inondazione di smancerie, complimenti e formalità esasperate, l’idillio si rompe e tutto precipita, con la scala che si fa protagonista assoluta e metafora di un salire di vecchi rancori, antipatie che vengono allo scoperto, scheletri nell’armadio che si scoprono, episodi che si rinfacciano. Un botta e risposta senza soluzione di colpi che fa esplodere la scena e mette a nudo ciò che in qualche modo tutti noi siamo: doppi e tripli, anche se sinceri. “La scala” Una commedia di Giuseppe Manfridi, diretta da Miche La Ginestra e con Gabriele Carbotti, Fabrizio D’Alessio, Andrea Dianetti, Ludovica Di Donato, Samantha

Fantauzzi e Barbara Clara. Produzione Laros. Dal 16 marzo al 2 aprile Teatro/Cinema Martinitt Via Pitteri, 58 - Milano - Tel. 02 36.58.00.10 261


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TEATRO

4 donne e una canaglia

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l sogno di ogni uomo? Una moglie devota e un’amante focosa! Ma che succede se lui è costantemente alla ricerca di nuove conquiste? Inevitabilmente le bugie si quadruplicano e le situazioni si complicano e s’intrecciano ogni volta che si dà fiato alla bocca. Lo sa bene Walter (Gianfranco D’Angelo) canaglia incallita che, è i proprio il caso di dirlo, si fa in quattro destreggiandosi nella gestione di una moglie, un’ex moglie, una giovane amante e una (ormai) ex amante. Questo divertentissimo testo di Pierre Chesnot, sapientemente adattato da Mario Scaletta per il pubblico italiano, ripercorre il mai risolto rapporto uomo/donna e vede protagonisti l’amante abbandonata Kathrine (Corinne Clery) che cerca conforto nella moglie Brigida (Marisa Laurito), provocando l’indignazione della prima moglie Barbara (Barbara Bouchet)…e tutto questo mentre “la canaglia” è pronto a rifarsi una nuova vita con la giovanissima Roberta (Paola Caruso). Fino ad oggi, tra verità nascoste e inganni vari, Walter ha saputo gestire il suo segreto harem, ma si sa prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. Bugie ed equivoci si svelano la sera del compleanno dell’uomo: una ricorrenza talmente particolare alla quale nessuna delle donne ha intenzione di rinunciare. È qui che ognuna delle quattro farà la scoperta e la conoscenza dell’altra. Ora c’è da domandarsi: messo con le spalle al muro che cosa s’inventerà Walter per uscire dai guai?

4 DONNE E UNA CANAGLIA Tratto da Un beau Salaud di Pierre Chesnot Regia di Nicasio Anzelmo Adattamento di Mario Scaletta Una produzione “Spettacoli Teatrali Produzioni” Con: Marisa Laurito, Corinne Clery, Barbara Bouchet Con a partecipazione straordinaria di Gianfranco D’Angelo e con Paola Caruso e Nicola Paduano Dal 17 al 26 febbraio Teatro Nuovo Piazza S. Babila, 3 - Milano

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Villoresi Pamela

Giancarlo Ratti

Blas Roca Rey

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Nicoletta Della Corte

TEATRO

“Cancun”

he cosa può succedere se la vita di coppia nella quale si erano riposte tante aspettative si rivelasse meno entusiasmante del previsto? E se i desideri, quelli più inconfessabili, per uno strano gioco del destino si potessero di colpo realizzare quali equilibri del rapporto rischierebbero il collasso? Questi gli interrogativi che si pone “Cancun”, in scena dal 4 al 9 aprile al Teatro San Babila, una commedia dagli aspetti comici e surreali sulle relazioni e i sogni segreti dell’amore coniugale. Due coppie di amici vanno in vacanza a Cancun, meta perfetta per celebrare oltre vent’anni di amicizia. Tutto sembra perfetto all’arrivo: Francesca e Giovanni con Laura e Paolo festeggiano il loro approdo alzando un pochino il gomito. Ed ecco che le bollicine prendono il sopravvento e l’ebbrezza porta a rivelare dei segreti che sarebbe stato meglio restassero tali. La consapevolezza di ciò che poteva essere, ma che non è stato, accende la miccia di nuovi interrogativi che spaziano dal surreale al comico. Galceràn,, l’autore, famoso commediografo catalano, è maestro nell’esplorare i rapporti contemporanei tra uomo e donna, con un occhio ironico, divertente, ma mai banale, passando con disinvoltura dal tono della commedia a quello sofisticato di una storia contemporanea.

CANCUN di Jordi Galceràn - Regia Marco Mattolini Orari biglietteria La biglietteria è aperta da martedì a sabato dalle ore 10 alle ore 17 Nelle serate in cui c’è spettacolo la biglietteria è aperta dalle ore 19.30

Domenica (solo nei giorni di spettacolo) dalle ore 14.30 alle ore 17 Dal 4 al 9 aprile Teatro San Babila Corso Venezia, 2/A - Milano - Tel. 02 798010 info@teatrosanbabilamilano.it www.teatrosanbabilamilano.it 264


TEATRO

L’inquilina del piano di sopra

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hi meglio del regista può svelarci gli aspetti più particolari e curiosi di uno spettacolo? Nessuno! Per questo lasciamo la parola a Stefano Artissunch ,supervisore di L’inquilina del piano di sopra. “L’inquilina del piano di sopra” è un classico della comicità di Pierre Chesnot, uno di quei rari meccanismi drammaturgici ad orologeria. Commedia dai buoni sentimenti che ride dei rapporti di coppia e di eventi come il tentativo di suicidio più volte minacciato dalla protagonista. Una favola sul dramma della solitudine, una commedia che mette il buon umore e fa amare la vita, proprio perché ridicolizza il dramma che ognuno di noi ha in sé... “Ormai sei nato… non c’è più niente da fare!”. Due personaggi in crisi esistenziale ed un terzo l’amica di lei, che al giro di boa degli anta, quaranta lei e cinquanta e più lui, fanno i conti con il loro passato e si interrogano sulle aspettative del futuro. Una prospettiva fatta di solitudine e incomunicabilità che accomuna i protagonisti loro malgrado in un torrido agosto in cui sembrano gli unici superstiti di una Parigi deserta. Dopo il tragicomico tentativo di suicidio che si trasforma in una grottesca richiesta d’aiuto, “l’inquilina del piano di sopra” Sophie accetta, come ultimo tentativo, la sfida dell’amica Suzanne: rendere felice un uomo, il primo che le capiti a tiro. Un modo per dare senso alla propria vita dopo ventennali tentativi di rapporti andati a male. L’incontro è inevitabile: lui Bertrand, unico scapolo scontroso del palazzo, personalità eccentrica, professore universitario che si diletta nella costruzione di marionette, pupazzi e meccanismi automatizzati, diventa il protagonista involontario della vicenda. Inizia così il gioco dell’innamoramento in un alternarsi di stati d’animo che trascinano i due dal pianto al riso mentre si scoprono simili più di quanto possa apparire: insieme trovano la capacità di sdrammatizzare le piccole tragedie quotidiane per affrontare con leggerezza e lucidità la paura della solitudine. L’inquilina del piano di sopra di Pierre Chesnot - Regia Stefano Artissunch Con: Gaia De Laurentiis, Ugo Dighero

Dal 28 febbraio al 5 marzo Teatro San Babila Corso Venezia, 2/A - Milano - Tel. 02 798010 info@teatrosanbabilamilano.it www.teatrosanbabilamilano.it

PROSA: martedì - giovedì - venerdì - sabato ore 20.30. Mercoledì - domenica ore 15.30 265


ph. Claudio Porcarelli

TEATRO

A

Qualche volta scappano

lessandro (Pino Quartullo), professore di filosofia, e Marzia (Rosita Celentano), ricercatrice nel settore ambientalista, sono sposati da oltre vent’anni. A completare il loro nucleo familiare c’è il loro fedelissimo, ma a quanto pare non troppo, amico a quattro zampe Toutoù. Una sera come tante Alessandro porta fuori per il consueto giretto serale Toutoù, ma, ahimè, rientra a casa senza di lui. Tragedia. Il cane è fuggito. Non si è perso come Marzia rimprovera ad Alessandro, non è stato abbandonato come tante, troppe volte, accade. No. La sua è una deliberata dichiarazione di ribellione. Perché un cane ha una sua identità, una sua dignità. E perché all’improvviso l’amato quadrupede di casa diviene il rivelatore di disagi e compromessi, l’elemento sublimante di carenze affettive, di vuoti opportunamente celati, ed il detonatore di segreti. Ad aggiungere altra legna sul fuoco ci pensa l’arrivo di Paolo (Attilio Fontana), amico della coppia, che con le sue insinuazioni non placa di certo gli animi, anzi… Commedia molto divertente, ironica, pungente ed intelligente, frutto della penna di due autori francesi contemporanei, il cui titolo originale è proprio Toutoù, “ Qualche volta scappano”, nell’adattamento italiano di Pino Quartullo che ne firma anche la regia, rivela anche il legame oggi fortissimo, a tratti paradossale, ma diffusissimo, che s’instaura con le proprie bestiole. Una commedia sulla dipendenza da animali, che punta l’occhio di bue sugli uomini che hanno cambiato la loro vita per il proprio cucciolo domestico. A questo punto la domanda nasce spontanea: il processo di umanizzazione (da parte nostra ai “danni” dell’animale) è da considerarsi un eccesso d’amore oppure è una mancanza di bene che colmiamo attraverso la ricerca e il desiderio costante di un affetto eterno? QUALCHE VOLTA SCAPPANO Dalla commedia “Toutou” di Daniel Besse e Agnès Besse - Adattamento e regia: Pino Quartullo Interpreti: Pino Quartullo, Rosita Celentano, Attilio Fontana Scene: Francesco Ghisu Costumi: Giovanni Ciacci

Dal 14 al 29 marzo Teatro San Babila Corso Venezia, 2/A - Milano - Tel. 02 798010 info@teatrosanbabilamilano.it www.teatrosanbabilamilano.it 266


TEATRO

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Jesus Christ Superstar

3 anni di successi, 1.600 rappresentazioni, 160 artisti che si sono alternati nel cast, oltre 1milione e 700mila spettatori, quattro diverse edizioni, 12 anni consecutivi in cartellone nei teatri italiani… sono questi alcuni dei numeri che fanno di “Jesus Christ Superstar” una delle opere rock più amata al mondo. Complice di questo successo il grande lavoro artistico e produttivo di Massimo Romeo Piparo e della sua squadra, che hanno saputo rendere al meglio sulla scena la forza trascinante di una storia universale, dai valori positivi e dai forti sentimenti, in cui la musica diviene protagonista. Ecco che dopo un sensazionale e applauditissimo tour invernale iniziato nel dicembre 2016 e gli incredibili successi di pubblico e critica ottenuti a Amsterdam, Den Haag, Antwerpen, a grande richiesta il musical torna, dal 16 al 26 febbraio al Teatro della Luna. Con questo appuntamento si ripresenta l’occasione per il pubblico italiano di conoscere o rivedere una delle più entusiasmanti storie mai scritte su un uomo-simbolo che fa della spiritualità la sua bandiera rivoluzionaria. Accanto al mitico Ted Neeley nei panni di Gesù, torna l’Orchestra diretta dal Maestro Emanuele Friello, l’ensemble di 24 tra acrobati, trampolieri, mangiafuoco e ballerini coreografati da Roberto Croce, con le scenografie di Giancarlo Muselli elaborate da Teresa Caruso e i costumi di Cecilia Betona.

“Jesus Christ Superstar” Spettacolo in lingua originale e interpretato interamente dal vivo. Dal 16 al 26 febbraio Giovedì, venerdì e sabato ore 21 Domenica ore 15.30.

Teatro della Luna Via G. di Vittorio, 6 - Assago (MI) M2 linea verde - fermata Milanofiori Forum Tel. 02 48857 7516 www.teatrodellaluna.com 267


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LUI 1/2 2017