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AUTORIZZAZIONE DEL TRIBUNALE DI ROMA N° 418 DEL 8/9/1986 - NUOVA SERIE GIÀ REGISTRATA AL TRIBUNALE DI ROMA N° 1516 DEL 19/4/1950

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ancora RIVISTA MENSILE

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Luglio/Agosto 2012 7/8

ANNO NOVARESIANO

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ROMA - Basilica San Paolo fuori le mura


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MONSIGNOR LUIGI

NOVARESE (1914-1984)

Fondatore dei Silenziosi Operai della Croce e del Centro Volontari della Sofferenza

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11 maggio

ROMA Basilica San Paolo fuori le mura


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speciale

IL MONTE

delle beatificazioni La località espressa nel titolo, evidentemente, non esiste. La vicinanza di suono e di immagine con il monte delle beatitudini (di cui parla il Vangelo, tradizionalmente identificato in un luogo geografico nei dintorni del lago di Galilea) rende tuttavia suggestivo il titolo e forse anche curioso il lettore. Cosa può accadere sul “monte delle beatificazioni”? Sul monte, luogo della manifestazione di Dio, possono essere condotti i sentimenti, le attese, le comprensioni, ma anche le perplessità, che accompagnano l’esperienza della Chiesa quando dichiara “beato” un cristiano. Saliamo su questo monte e accostiamo all’insegnamento delle beatitudini (Mt 5,1-11) il dono che la Chiesa riceve con la proclamazione di un nuovo beato. Crediamo, infatti, che ogni realtà della vita cristiana debba avere in sé il sapore di questa pagina fondamentale del Vangelo, di questo discorso programmatico che Gesù ha pronunciato dopo essere salito “sul monte”. Notiamo, nella celebre pagina di Matteo, un tempo presente, riferito all’esperienza del Regno: “Di essi è il Regno dei Cieli”. I rimanenti verbi sono al futuro, un tempo che nasce da un’intensa partecipazione personale, all’interno di questo Regno, che è presente: realtà sofferta ma radicalmente orientata ad un futuro di vita e di salvezza. Vita densa di salvezza al presente, irriducibilmente votata a realizzarsi sempre di più nel tempo futuro, verso la manifestazione definitiva del Regno di Dio. Letta sul “monte delle beatificazioni” (secondo lo spirito delle beatitudini), la beatificazione di mons. Luigi Novarese (fondatore del CVS e dei Silenziosi Operai della Croce) potrebbe risultare prossima a questo spirito di vita, intenso e capace di futuro. Vi è, infatti, una tensione verso il futuro che è propria dei fondatori. È quella di aver saputo relativizzare il proprio cammino, aprendolo ad un domani più ricco perché condiviso. L’iniziatore di un’opera decide di spingere una propria intuizione, un pensiero, un’esperienza, dentro un esodo, verso terre nuove. I fondatori hanno creduto che quel pensiero, quell’idea, quel compito, fossero così chiari e importanti da potersi esprimere liberamente dentro altre esperienze di vita, diverse dalle proprie. Vi è, inoltre, nell’esperienza vissuta da mons. Novarese, la grande sfida a cogliere nella debolezza e nella sofferenza, il sigillo che certifica una grande capacità di amore alla vita, presente e futura. Il desiderio di una vita, profonda nel presente, eterna nel futuro. I sofferenti del discorso della montagna (affamati, assetati, perseguitati...) intrecciano le loro storie personali con i grandi valori della giustizia e della pace. La loro capacità di amare è garanzia che ciò verso cui tendono non è un orizzonte lontano, ma un sentiero sopra il quale stanno già camminando. Può essere questo il traguardo pastorale di una Chiesa che celebra la beatificazione di Luigi Novarese: riconoscersi vulnerabile di fronte alla sofferenza: comprendere che si tratta di una questione da risolvere con amore. Con l’amore infinito di Dio per l’umanità e con quello scambievole e solidale di ogni persona umana. Aperto agli altri, l’amore esige libertà e responsabilità. Non solo espressa ma anche riconosciuta, promossa e accolta, affinché nessuno resti nell’immobilità, come destinatario passivo. Sul “monte delle beatificazioni”, ricerchiamo il sapore delle beatitudini evangeliche. Solo chi è capace di futuro, affronta, vincendo, la sfida della sofferenza. Luciano Ruga Moderatore Generale dei Silenziosi Operai della Croce

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Direzione e amministrazione: Via dei Bresciani, 2 - 00186 Roma ancora@sodcvs.org - www.sodcvs.org REDAZIONE e UFFICIO ABBONAMENTI: Via di Monte del Gallo, 105/111 - 00165 Roma Tel. 0639674243 - Fax 0639637828 direzionegenerale@sodcvs.org www.sodcvs.org Pubblicazione iscritta al n° 418 del 8/9/1986 nuova serie già registrata al Tribunale di Roma n°1516 del 19/4/1950 Per ricevere la rivista: Italia ed estero - Annuale € 18,00 C/c p. n° 718007 intestato a Associazione Silenziosi Operai della Croce Centro Volontari della Sofferenza Via di Monte del Gallo, 105 - 00165 Roma

ancora

Foto: Carmine Di Pinto: pp. 6, 7, 8, 9, 25, 30; Piotr Spalek: pp. 21, 38; Viron: p. 45

ri le mura Roma, San Paolo fuo

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Alessandro Anselmo, Mauro Anselmo, Armando Aufiero, Ilaria Barigazzi, Pietro Bonfadini, Giosy Cento, Anna Maria Cipriano, Letizia Ferraris, Remigio Fusi, Luigi Garosio, Antonio Giorgini, Walter Mazzoni, Mario Morigi, Maria Teresa Neato, Daniele Pallaro, Angela Petitti, Luciano Ruga, Mara Strazzacappa

11 maggio 2013

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Fondatore: Mons. Luigi Novarese Direttore responsabile: Filippo Di Giacomo Legale rappresentante: Giovan Giuseppe Torre Redazione: A.M. Cipriano, A. Petitti, M. Strazzacappa Segretario di redazione: Carmine Di Pinto Progetto grafico e Art direction: Nevio De Zolt Hanno collaborato:

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rivista mensile del CVS n. 7/8 2012

MONSIGNOR LUIGI

NOVARESE

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Ai sensi dell’art. 13, legge 675/96, gli abbonati alla rivista potranno esercitare i relativi diritti, fra cui consultare, modificare o cancellare i propri dati, rivolgendovi alla Redazione dell’Ancora I dati forniti dai sottoscrittori degli abbonamenti vengono utilizzati esclusivamente per l’invio della pubblicazione e non vengono ceduti a terzi per alcun motivo Il materiale inviato non viene restituito e la pubblicazione degli articoli non prevede nessuna forma di retribuzione Con permissione ecclesiastica

Periodico associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

Tipolitografia Istituto Salesiano Pio XI Via Umbertide, 11 - 00181 Roma Tel. 067827819 - tipolito@donbosco.it Finito di stampare: Luglio 2012

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28 Il monte delle beatificazioni Luciano Ruga 4 La via di Novarese è il nostro compito 28 Le Comunità SOdC 29 La presenza del CVS nel mondo

rubriche

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A TUTTA PAGINA documenti 6 8

Decreto sulle virtù Decreto sul miracolo

A TUTTA PAGINA focus

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10 Tutta la vita per gli ammalati a cura della Redazione 15 Ho pregato Luigi Novarese ed è avvenuto il miracolo Alessandro Anselmo 20 Lo spirito che cura il corpo Prefazione del card. Tarcisio Bertone 22 Il mistero della sofferenza Mario Morigi 25 L’Unione Mondiale degli Ammalati Anna Maria Cipriano 30 Luce sul futuro Luigi Garosio 32 Valori del CVS di ieri e di oggi Angela Petitti 34 Comunione d’intenti Remigio Fusi 38 Cinque Papi a scuola dagli ammalati Mauro Anselmo 42 Omelia del Cardinale Renato Raffaele Martino 46 La Lega Sacerdotale Mariana compie 70 anni Antonio Giorgini 48 Gli ammalati dicono di lui... 50 Sulla via della santità Pietro Bonfadini A TUTTA PAGINA riflessioni 54 Beati quelli che sono nel pianto Angela Petitti 56 Per Maria... il sigillo di Dio Maria Teresa Neato 58 Don Novarese, ha un minuto per un prete malato?... Giosy Cento

A TUTTA PAGINA media 60 Creatività apostolica 62 Buona lettura! 64 www.luiginovarese.it


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In attesa della giornata di beatificazione

LA VIA DI NOVARESE è i Nel proclamarlo beato il prossimo 11 maggio 2013, la Chiesa indicherà Luigi Novarese come “maestro di vita” al popolo cristiano. Modello di virtù, sorgente di luce per quest’epoca segnata dal cupo grigiore di una crisi materiale e spirituale che continua ad umiliare l’uomo nel corpo e nell’anima. Con il suo esempio Monsignore ha tracciato la via: un apostolato di tipo nuovo a favore di ammalati e disabili. E per percorrere la via ha attinto certezza, potenza e verità dall’incontro che gli ha cambiato la vita. L’incontro con Gesù Cristo. Il Cristo vincitore e risorto. Il Maestro che lo aveva accompagnato nel cammino di guarigione dalla tubercolosi ossea che i medici del suo tempo non erano in grado di curare. Il Cristo guaritore, che nel rispondere al grido di dolore dell’ammalato, prende posto in lui e rende il suo spirito una risorsa di coraggio e positività per affrontare meglio la malattia.

Beatificazione

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ESE è il nostro compito Questo numero dell’Ancora è interamente dedicato al nostro fondatore. Ne ripercorre le tappe dell’esistenza, presenta nuove testimonianze da parte delle persone che gli furono vicine, racconta per la prima volta, con l’intervista a Graziella Paderno, il miracolo che ha permesso di concludere positivamente il processo di beatificazione. La scelta di dedicare questo spazio al carisma e all’opera di Monsignore non è casuale. Siamo convinti, infatti, che egli abbia ancora parecchie cose da dire e da insegnare. Basti pensare allo slancio spirituale che lo portò, a fianco di sorella Myriam Psorulla, a scuotere l’indifferenza del suo tempo combattendo non a parole, ma con le opere, l’emarginazione in cui venivano confinati i disabili. O alle intuizioni sull’utilità degli Esercizi spirituali per gli ammalati dei quali, domenica 17 giugno, abbiamo celebrato il sessantesimo anniversario al santuario di Oropa, con la presenza di settecento persone iscritte al Centro Volontari della Sofferenza e i loro familiari. L’insegnamento di Monsignore è vivo. Basta esaminare la biografia “Luigi Novarese. Lo spirito che cura il corpo”. La preziosa Prefazione del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Sua Santità Benedetto XVI, che pubblichiamo in questo numero, fa rendere conto che essa non fu soltanto un susseguirsi di opere assistenziali. Certo, egli fece della carità una ragione di vita e si rivelò un Buon Samaritano attivo e efficacissimo nel suo lavoro. Ad animarlo furono l’amore per il Cristo risorto e la profondissima devozione a Maria, sua madre. Questo amore, e l’incontro con il Cristo sperimentato dentro di sé quando tutto sembrava perduto, è diventato nella sua vita realtà talmente evidente, presenza tanto sentita e liberante da fargli capire che non poteva tenere la scoperta per sé, ma doveva comunicarla agli altri ammalati. Ecco, questo resta il nostro compito. Questo l’impegno al quale ci richiama oggi il beato Novarese. Testimoniare la luce del Cristo risorto nell’epoca dell’indifferenza religiosa. Annunciare il Cristo terapeuta per i malati nello spirito e nel corpo. Fare della beatificazione di Monsignore il punto di partenza per una nuova e copiosa stagione di apostolato. Ricordando a tutti, sani e ammalati, la domanda rivolta da Gesù agli apostoli: “Volete andarvene anche voi?”. E la risposta di Pietro: “E da chi andremo o Signore? Tu hai parole di vita eterna” (Giovanni 6, 68).

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«Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione! Egli ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione» (2 Cor 1,3-4). Il Servo di Dio Luigi Novarese ha scoperto in queste parole la rivelazione di una grande verità: il sofferente, in modo particolare il malato, nel dono dello Spirito Consolatore è chiamato ad essere «apostolo» e consolatore dei suoi fratelli che sono nel dolore. Il Servo di Dio era nato a Casale Monferrato presso Alessandria il 29 luglio 1914. Ultimo di nove figli, fin dall’adolescenza sperimentò la sofferenza soprattutto per una coxite tubercolare che, nonostante cure e ricoveri, lo ridusse in fin di

Da sinistra: Frascati, 17 dicembre 2003. Chiusura del processo di beatificazione di mons. Novarese: Padre Tomasi, , S.E. mons. Romeo, S.E. mons. Matarrese o.p. hi Venc enzo Innoc Padre na; egag Scort padre a; postulatore della Caus Nella pagina a fianco: Sua Ecc.za mons. Luciano Pacomio vescovo di Mondovì; il notaio della Causa, sorella Mariangela Prussiani legge l’atto conclusivo; . un momento della concelebrazione eucaristica

DECRETO

sulle VIRTÙ vita; ma, dopo una intensa e prolungata preghiera alla Vergine Ausiliatrice, si trovò improvvisamente guarito, anche se la gamba destra rimase parzialmente offesa. Educato alla scuola della sofferenza, pensò in un primo momento di diventare medico; ma, dopo l’improvvisa morte della madre, percepì chiaramente i segni della vocazione sacerdotale. Alunno in Roma dell’Almo Collegio Capranica e della Pontificia Università Gregoriana, fu ordinato sacerdote il 17 dicembre 1938; successivamente conseguì la licenza in teologia, la laurea in diritto canonico e il diploma di avvocato rotale e fu chiamato a servire la Santa Sede presso la Segreteria di Stato. In quegli anni il Servo di Dio, per concretizzare la sua attenzione privilegiata verso i malati e i sofferenti, iniziò la fondazione della sua Opera, a partire dalla «Lega Sacerdotale Mariana», che vide la luce nel mese di maggio del 1943, destinata ai sacerdoti malati o comunque in difficoltà. Il 17 maggio 1947, insieme con Sorella Elvira Myriam Psorulla, fondò i «Volontari della Sofferenza»: la sua intuizione carismatica contribuì a far maturare una nuova comprensione spirituale e pastorale degli infermi, chiamati ad essere non solo oggetto di solidarietà e di carità, ma soggetti nell’opera di evangelizzazione. Il 1° novembre 1950 il Servo di Dio fondò i «Silenziosi Operai della Croce», formati da ammalati e sani, sacerdoti e laici che, seguendo la via della consacrazione a Gesù per mezzo di Maria, dovevano vivere pienamente e testimoniare il carisma dell’Opera: la valorizzazione della sofferenza e l’apostolato del malato.


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Istituì poi i «Fratelli e Sorelle degli Ammalati», persone sane in grado di collaborare con i malati nelle loro necessità pratiche e nell’apostolato. Infine, desideroso di coinvolgere laici e Pastori nel suo orizzonte di spiritualità, diede vita alle associazioni dei «Fratelli Effettivi dei Silenziosi Operai della Croce» e dei «Vescovi Aggregati». Si completava in tal modo il progetto sempre auspicato dal Fondatore: valorizzare «l’ammalato per mezzo dell’ammalato con la collaborazione del fratello sano». Innumerevoli furono le iniziative del Servo di Dio per promuovere e sviluppare l’apostolato degli infermi nella Chiesa e nella società: Esercizi spirituali, una trasmissione radiofonica, la pubblicazione di riviste, l’organizzazione di pellegrinaggi, vari convegni ispirati al tema della pastorale dei malati alla luce del Cuore di Cristo, la creazione di laboratori e centri di riabilitazione per disabili, missioni nei lebbrosari, costante interessamento per l’assistenza religiosa negli ospedali e nei luoghi di cura. Il cammino di perfezione tracciato dal Servo di Dio è quello del «silenzio interiore» che dà tutto lo spazio del cuore (la «tenda interiore») all’Amore Trinitario e al servizio del prossimo. La strada per realizzare la perfezione della carità venne da lui tracciata alla luce dei gradi del silenzio interiore: un cammino con Maria per realizzare la piena configurazione a Cristo. Il silenzio del peccato mortale e veniale deliberato, il soave equilibrio delle passioni e il progressivo inserimento con Maria nei sentimenti stessi di Cristo: nella sua umiltà, povertà ed obbedienza, nella docilità all’azione dello Spirito Santo, nella silenziosa offerta con Cristo della propria sofferenza e nell’adorazione della Volontà di Dio, anche quando cessano le ragioni umane. Il Servo di Dio offrì un’eroica testimonianza di questo cammino del silenzio interiore e, vivendo in piena comunione con Maria, mise costantemente in pratica i consigli evangelici della castità, povertà e obbedienza ed esercitò con perseveranza le virtù teologali e cardinali. Dopo una vita incentrata sul mistero della Croce, mons. Luigi Novarese si addormentò nel Signore a Rocca Priora presso Roma il 20 luglio 1984, accompagnato da una fama

di santità che è andata progressivamente aumentando e in virtù della quale, dal 1989 al 2003, fu celebrata presso la Curia Vescovile di Frascati l’Inchiesta Diocesana, la cui validità giuridica è stata riconosciuta dalla Congregazione delle Cause dei Santi con decreto del 26 novembre 2004. Preparata la Positio, si è discusso, secondo la consueta procedura, se il Servo di Dio abbia esercitato in grado eroico le virtù. Con esito positivo, il 19 dicembre 2008 si è tenuto il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi. I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria dell’8 febbraio 2010, sentita la relazione del Ponente della Causa, l’Ecc.mo mons. Franco Croci, hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali ed annesse. Facta demum de hisce omnibus rebus Summo Pontifici Benedicto XVI per subscriptum Archiepiscopum Praefectum accurata relatione, Sanctitas Sua, vota Congregationis de Causis Sanctorum excipiens rataque habens, hodierno die declaravit: Constare de virtutibus theologalibus Fide, Spe et Caritate tum in Deum tum in proximum, necnon de cardinalibus Prudentia, Iustitia, Temperantia et Fortitudine, iisque adnexis, in gradu heroico, Servi Dei Aloisii Novarese, Sacerdotis Dioecesani et Fundatoris Piae Unionis Silentium Operariorum a Cruce, in casu et ad effectum de quo agitur. Hoc autem decretum publici iuris fieri et in acta Congregationis de Causis Sanctorum Summus Pontifex referri mandavit. Datum Romae, die 27 mensis Martii A. D. 2010. ✠ ANGELUS AMATO, S. D. B. Archiep. tit. Silensis Praefectus ✠ MICHAËL DI RUBERTO Archiep. tit. Biccarensis a Secretis

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Nato a Casale Monferrato (Alessandria), il 29 luglio 1914 – ultimo di nove figli rimasto orfano del padre Giusto Carlo, poco meno di un anno dopo – Luigi a 9 anni fu colpito da una coxite tubercolare destra. Un male a quell’epoca ritenuto inguaribile, che lo ridusse, in otto anni, in fin di vita nonostante molte cure in vari ospedali e sanatori, dove esercitò un ammirevole apostolato fra i suoi compagni ammalati. Avendo i medici sentenziato prossima la sua fine, scrisse al Beato Filippo Rinaldi, terzo successore di Don Bosco, perché ottenesse dalla Madonna Ausiliatrice e dal Beato Don Bosco la guarigione, che venne improvvisa il 17 maggio 1931. Riprese gli studi con l’intenzione di diventare medico per curare i malati. Ma dopo la morte improvvisa della mamma (24 maggio 1935) maturò la vocazione al sacerdozio. La sua preparazione avvenne all’Almo Collegio Capranica (Roma). Fu ordinato sacerdote il 17 dicembre1938. Conseguì la Da sinistra: Frascati, 17 dicembre 2003. Chiusura del processo di beatificazione di mons. Novarese: La vasta assemblea intervenuta; il notaio sigilla i pacchi degli atti; Nella pagina accanto: Roma, 27 febbraio 2004. Consegna della documentazione alla Congregazione della Causa dei Santi: padre Francesco Ricci, domenicano, la Sorella Maggiore Elvira Myriam Psorulla, SOdC, e don Armando del CVS; nove volumi, 1901 pagine compongono gli Atti del processo

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DECRETO

MIRACOLO laurea in Diritto Canonico e il diploma di Avvocato Rotale. S.E. mons. Giovan Battista Montini lo chiamò in Segreteria di Stato, dove esplicò vari uffici. Intanto, la sua volontà di dedicarsi agli ammalati si espresse con le seguenti istituzioni, sempre decise col suo superiore mons Montini: – nel 1943, istituì per i sacerdoti malati la “Lega Sacerdotale Mariana”; – nel 1947 i “Volontari della Sofferenza”: l’associazione aperta agli ammalati che vogliono impegnarsi nella vita di grazia e nell’apostolato; – nel 1950, il 1° novembre, istituì i “Silenziosi Operai della Croce”, sacerdoti e laici, sani ed ammalati, che con la pratica dei consigli evangelici attuano in pieno il carisma associativo – la valorizzazione della sofferenza e l’apostolato del malato –, e sono alla guida dell’Opera; – nel 1952 istituì i “Fratelli degli Ammalati”, fratelli e sorelle che aiutano i sofferenti nell’apostolato; – in seguito fondò i “Fratelli Effettivi dei Silenziosi Operai della Croce” ed i Vescovi Aggregati. Promosse per tutti la pratica degli Esercizi spirituali per la loro formazione, creando anche Case per la cura e l’addestramento professionale dei disabili. Solo la sua eroica fede favorì queste attività. Varie Case sono sorte in Italia e all’Estero (Polonia, Portogallo, Stati Uniti, Colombia, Camerun). L’Opera è di diritto pontificio, dal 24/11/1960 per il Breve Apostolico “Valde probandae” (Giovanni XXIII), che la sottopose alla Sacra Congregazione del Concilio e dal 17/5/2001 per il Decreto che l’ha sottoposta al Pontificio Consiglio dei Laici.


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Negli anni 1962 - 1977, per direttiva del Papa, mons. Novarese ebbe la responsabilità della Pastorale degli Ammalati in Italia, formulò la legge ospedaliera sull’assistenza religiosa dei malati, approvata nel Parlamento Italiano. Promosse Convegni per sacerdoti e per ammalati. Fondò due Riviste: “L’Ancora”, mensile per gli ammalati e “L’Ancora nell’Unità di Salute”, bimestrale di carattere pastorale. Realizzò il primo programma radiofonico dedicato ai sofferenti, “Il quarto d’ora della serenità”, sulla Radio Vaticana. La sua morte è avvenuta a Rocca Priora (Rm) il 20 luglio 1984. La causa di beatificazione, iniziata nel 1992, ha avuto la sua conclusione con il Decreto sull’eroicità delle Virtù il 27 marzo 2010. In vista della Beatificazione del Venerabile Servo di Dio mons. Luigi Novarese, la Postulazione della Causa ha presentato al giudizio della Congregazione delle Cause dei Santi un’asserita guarigione miracolosa, attribuita alla sua intercessione. Il fatto in questione accadde in Italia, nella Diocesi di Vercelli, il 15 luglio 2002, e riguarda la completa ripresa della salute della signora Graziella Paderno da una periartrite scapolo-omerale. La signora Graziella era affetta da una dolorosissima patologia periartritica che interessava la spalla sinistra con calcificazioni locali e relativa impotenza funzionale del braccio. Dopo vari consulti medici, la signora Graziella si è rivolta con fede al Venerabile mons. Novarese, continuando però a soffrire per i lancinanti dolori alla spalla. Le notizie cliniche disponibili si fermano al luglio del 2002 anno in cui vi è una remissione completa e spontanea della patologia in atto. L’entità del danno era tale che si pensò di programmare un intervento chirurgico da effettuarsi presso la Divisione di Ortopedia e Traumatologia Ospedale Maggiore di Novara. Successivi rilevi clinici, tra cui una risonanza magnetica e una TAC, hanno rilevato la scomparsa della calcificazione ossea. È questa guarigione a costituire la base del presunto intervento del Venerabile mons. Novarese, di cui la signora Graziella è pienamente convinta. Tale presunto miracolo fu oggetto di un’Inchiesta Diocesana che si svolse nella Curia Ecclesiastica di Vercelli dal 22 giugno2007 all’8 gennaio 2008. La sua validità giuridica fu riconosciuta dalla Congregazione delle Cause dei Santi con il Decreto del 13 giugno 2008. Gli atti pervenuti dall’Inchiesta Diocesana furono sottoposti all’esame della I Consulta Medica del Dicastero il 14

ottobre 2010. I medici ritennero opportuno sospendere il giudizio, richiedendo di poter osservare direttamente le radiografie per poter constatare il grado di risoluzione delle calcificazioni e per valutare eventuali alterazioni residue. La Postulazione ottemperò alle richieste formulate e alla II Consulta Medica tenuta il 13 gennaio 2011, i medici confermarono la gravità dello stato di salute della Signora Paderno, dichiarando che la guarigione fu rapida, duratura ed inspiegabile dal punto di vista scientifico. Il 7 giugno 2011 si tenne il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, il quale esito positivo venne confermato dai Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 15 novembre 2011, al termine della relazione dell’Em.mo Ponente, Sua Em.za Mons. Angelo Comastri. Et in utroque Coetu, sive Consultorum sive Cardinalium et Episcoporum, posito dubio an de miraculo divinitus patrato constaret responsum affirmativum prolatum est. Facta postmodum de hisce omnibus rebus Summo Pontifici Benedicto XVI per infrascriptum Cardinalem Praefectum accurata relatione, Beatissimus Pater, vota Congragationis de Causis Sanctorum excipiens rataque habens, hodierno die declaravit: Constare de miraculo a Deo patrato per intercessionem Ven. Servi Dei Aloisii Novarese, Sacerdotis dioecesani, Fundatoris Piae Unionis Silentium Operariorum a Cruce, videlicet de celeri, perfecta ac constanti sanatione dominae Gratillae Paderno a “Sindrome da intrappolamento della cuffia dei rotatori della spalla sinistra con borsite calcifica e grave impotenza funzionale con intenso dolore”. Mandavit insuper Beatissimus Pater ut praesens decretum publici iuris fieret atque in acta Congregationis de Causis Sanctorum referretur. Datum Romae, die 19 mensis Decembris A. D. 2011. Angelus Card. Amato, S.D.B. Praefectus Marcellus Bartolucci Archiep. Tit. Mevaniensis a Secretis

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TUTTA LA VITA

per gli ammalati

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uigi Novarese, ultimo di nove figli, nacque a Casale Monferrato il 29 luglio del 1914 da Giusto Carlo Novarese e Teresa Sassone. Le condizioni sociali della sua famiglia erano più che discrete. Il padre, però, morì nell’aprile del 1915, pochi mesi dopo la sua nascita; era stato un fervente cattolico e devoto della Madonna, aveva lavorato la sua terra, un esteso vigneto, insieme alla moglie e ai suoi sette fratelli. Luigi Novarese, fin da piccolo, partecipò ogni giorno alla Celebrazione eucaristica, servendo la Messa stessa ed imparando il catechismo per proprio conto. Anzi, come amava raccontare, aveva “anticipato” per così dire i tempi della sua Prima Comunione: un giorno infatti, desideroso di ricevere Gesù come vedeva fare agli adulti, mentre la mamma si era inginocchiata alla balaustra, lui di nascosto si recò dalla parte opposta e, alzatosi sui piedi, riuscì a ricevere la sua Prima Comunione. La sua educazione scolastica, invece, ebbe inizio frequentando le suore domenicane, che contribuirono a gettare solide basi anche per la crescita spirituale del bambino.

La malattia

All’età di 9 anni, giocando con i ragazzi della scuola, il piccolo Luigino cadde da un muricciolo. In un primo momento si collegò l’evento alla sua vivacità; passarono i giorni, ma il dolore alla

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gamba persisteva. Portato dal medico, questi diagnosticò una coxite tubercolare all’anca destra. La patologia, comunque, non gli impedì di frequentare la scuola. Il male, però, si aggravò e fu consigliato alla mamma di farlo ricoverare in sanatorio. Così ebbe inizio la sua via crucis da un ospedale all’altro. I medici non avevano neppure fiducia nella sua guarigione e dissero con schiettezza alla signora Teresa di non sprecare altro denaro per lui. La mamma però non li ascoltò e vendette la cascina “La Serniola”, e, poco alla volta, tutto il vigneto che circondava la collina. Si trasferì in città e prese un portierato. Nonostante queste vicissitudini, il giovane Novarese non abbandonò la sua educazione: studiò anche in sanatorio e si preparò per gli esami magistrali ottenendo buoni voti. Il male gli si rivelò incurabile quando venne ricoverato a Pietra Ligure: i medici esclusero ogni speranza. Luigi intensificò ancor di più le sue preghiere: iniziò una novena alla Madonna per ottenere la sua guarigione e la chiese per intercessione di Don Bosco, scrivendo al suo successore in questi termini: “So che i giovani erano i prediletti del suo Fondatore, preghi e faccia pregare i giovani dell’oratorio per fare ottenere la mia guarigione”. La risposta gli giunse a stretto giro di posta: “Noi inizieremo una novena, si unisca a noi”. Egli non perse coraggio; la sua fiducia era gran-


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de e una notte sognò la Madonna Ausiliatrice, che si trova nella chiesa dei Salesiani in Corso Valentino di Casale Monferrato, che gli prediceva la guarigione. Di lì a poco, esattamente il 17 maggio 1931 guarì dalla coxite tubercolare destra ed i suoi 21 ascessi si richiusero definitivamente (ed inspiegabilmente). Del fatto prodigioso si occupò anche il Bollettino dei Salesiani che ne pubblicò la storia nel numero di ottobre dello stesso anno. Il peregrinare fra sanatori ed ospedali aveva fatto maturare in Novarese il desiderio di dedicarsi ai malati e di trovare il modo di una loro elevazione spirituale. Dapprima pensò di divenire medico, poi dopo poche settimane fece marcia indietro: “Se divento medico – diceva – curo soltanto i corpi, mentre io voglio aiutare gli ammalati a valorizzare la loro sofferenza, perciò farò un passo avanti, diventerò sacerdote e medico delle anime”.

La vocazione e l’impegno nella Segreteria di Stato

Deceduta la mamma (23 maggio 1935), egli parlò con il suo confessore esternandogli il suo intimo desiderio: consacrarsi per sempre alla Ma-

donna, servendo nel sacerdozio i confratelli malati e tutti gli ammalati in genere. Il suo confessore, P. Ferro, divenuto più tardi Arcivescovo di Reggio Calabria, lo aiutò nella sua formazione e fu proprio lui che volle iscrivere il giovane Luigi all’Almo Collegio Capranica: non aveva ancora compiuto 21 anni. Novarese si adoperò per accelerare i tempi verso il sacerdozio e venne ordinato il 17 dicembre del 1938 a Roma; l’anno successivo ottenne la Licenza in Teologia. Il suo impegno e le sue capacità vennero notate ed il 1 maggio 1942 fu l’allora monsignor Giovanbattista Montini (il futuro Paolo VI) che lo chiamò presso la Segreteria di Stato del Vaticano, dove lavorò ininterrottamente fino al 12 maggio 1970. Il suo primo incarico fu presso l’Ufficio Informazioni, dove si occupò specificatamente dei prigionieri di guerra; successivamente venne nominato Ufficiale della Segreteria di Stato di Sua Santità. Fu distaccato dal Santo Padre solo per poter più liberamente continuare nell’incarico dell’Assistenza spirituale ospedaliera in Italia; questo incarico gli era già stato assegnato in precedenza dal Pontefice (e confermato dalla CEI fin dal 1962) ed egli lo mantenne fino al 29 luglio 1977.

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Fondazione dell’Opera: 1943-1952

Era il periodo della guerra e don Luigi come primo pensiero ebbe quello di aiutare e sostenere i confratelli bisognosi di ogni aiuto materiale e spirituale. Da questa preoccupazione ebbe origine la “Lega Sacerdotale Mariana” con lo scopo di valorizzare la sofferenza. Novarese auspicava che ogni sofferente vivesse in grazia di Dio questo suo stato, offrendolo consapevolmente come fece Gesù. Così ogni malato doveva valorizzare le proprie sofferenze, offrendole per le mani di Maria al Signore, secondo le stesse richieste specifiche rivolte a Lourdes ed a Fatima dall’Immacolata, per sostenere il ministero del Papa, dei Vescovi, dei sacerdoti e per la conversione dei peccatori e per la pace nel mondo. Il 17 maggio 1947 fu il giorno scelto per la fondazione dei “Volontari della Sofferenza” perché quella era stata anche la data della sua guarigione miracolosa. Nel 1949 ottenne da S.S. Pio XII, l’autorizzazione per iniziare “Il quarto d’ora della serenità”, trasmissione radiofonica settimanale per tutti gli infermi, che venne mandata in onda da Radio Vaticana; ottenne anche, da Pio XII, il primo Radiomessaggio di un pontefice per gli ammalati. Il primo novembre 1950 fu, invece, la data scelta da mons. Novarese per dar vita all’Associazione “Silenziosi Operai della Croce”, perché proprio in quella data fu proclamato il Dogma dell’As-

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sunta per il quale si era tanto prodigato. Mezzo eccellente per il collegamento di tutti gli iscritti, fin dal 1950, è stata la rivista mensile “L’Ancora”. Mons. Novarese, vedendo che gli ammalati avevano bisogno di essere affiancati per dare efficacia al loro apostolato, dette vita anche ai “Fratelli e Sorelle degli Ammalati”, persone sane che, secondo la sua concezione, devono divenire la “longa manus” del sofferente. Era il 15 agosto 1952.

Riconoscimenti ufficiali

Mons. Pasquale Venezia, amico di mons. Novarese lo invitò a gestire il Santuario di Valleluogo che presto diventò (presso Ariano Irpino) la sede dell’Opera. Da qui la necessità di ottenere il riconoscimento canonico da parte dell’Ordinario della Diocesi; riconoscimento che mons. Venezia dette volentieri con atto ufficiale, nel 1957. Mons. Novarese chiese ed ottenne successivamente (il 6 novembre 1960), anche il riconoscimento giuridico dell’Associazione da parte dello


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Esercizi spirituali e reinserimento sociale dei malati

Stato italiano (Decreto del Presidente della Repubblica n. 1531). Anche la Santa Sede diede la sua approvazione con il Breve Apostolico “Valde Probandae” del 24.11.1960. Il 21 gennaio 2004, il Pontificio Consiglio per i Laici ha approvato, invece, con specifico decreto, la Confederazione Internazionale dei Centri Volontari della Sofferenza. Un traguardo storico che traccia nuovi sentieri nella diffusione dell’apostolato per la valorizzazione della persona sofferente, e che realizza quella “unione mondiale degli ammalati” tanto ricercata e attesa da mons. Luigi Novarese. Negli anni successivi mons. Novarese si dedicò anima e corpo al consolidamento ed alla piena operatività di tutte le realtà messe in piedi negli anni ‘40 e ‘50. Ebbe il merito notevole di saper aggregare intorno a sé elementi di prim’ordine che validamente lo supportarono per la diffusione del carisma, prima fra tutti sorella Elvira Myriam Psorulla. Oggi l’attività dei Centri dei Volontari della Sofferenza è ramificata in diverse nazioni.

Compiamo un passo indietro. Nel giugno del 1952 mons. Novarese decise di organizzare il primo pellegrinaggio della Lega Sacerdotale Mariana per portare i sacerdoti malati a Lourdes a svolgere gli Esercizi spirituali, iniziativa che continua ancora oggi. Mons. Novarese ebbe poi la notevole intuizione degli Esercizi spirituali, realizzando il primo corso nel settembre del 1952 presso il Santuario di Oropa. Vista la buona riuscita che ne seguì, furono gli stessi ammalati a chiedere a mons. Novarese una casa dove poter continuare la pratica degli Esercizi spirituali. Così nacque l’idea della “Casa Cuore Immacolato di Maria” di Re (VB) e, con la prima offerta di L. 9.200 raccolta tra gli stessi ammalati, iniziò la costruzione. Un’altra idea importante di Monsignore fu quella della formazione integrale del sofferente anche sul piano umano e sociale. Egli desiderava reinserire l’ammalato nella società mediante il lavoro. Nacquero così i centri professionali ed i laboratori, le scuole di ceramica, taglio, cucito, maglieria e fisioterapia e, per i ragazzi, i laboratori di rilegatoria, riparazione di elettrodomestici e fisioterapia.

La pastorale della sofferenza nel Concilio Vaticano II

Il 31 ottobre 1964 monsignor Novarese si trovava a Re e da Roma gli venne comunicato che

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era stato nominato Perito conciliare. Ciò ebbe grande importanza per il Centro, perché significava che anche gli ammalati avrebbero avuto una voce in mezzo a tanti vescovi attraverso il loro padre e fondatore. Monsignor Novarese, infatti, spiegò ai Padri conciliari quale sarebbe dovuto essere il ruolo dell’ammalato nella Chiesa e nella società, sostenendo che il mondo intero aveva bisogno delle loro preghiere e delle loro sofferenze. Negli anni seguenti Giovanni Paolo II decise di intervenire nel settore con la “Salvifici Doloris”, dando in essa indicazioni concrete anche per l’avvio di una pastorale specifica. In questo settore Novarese si era impegnato e speso in prima persona, non solo con l’Opera da lui fondata, ma anche con l’azione a favore della CEI. Aveva infatti ricevuto l’incarico dalla Conferenza Episcopale Italiana di occuparsi dell’animazione spirituale negli ospedali e nelle altre strutture sanitarie e riuscì anche a far inserire un articolo nella legge-quadro della Riforma sanitaria del 1968, in cui veniva riconosciuto al malato di ogni religione e credo, il diritto all’assistenza religiosa. Riuscì anche ad ottenere che il cappellano ospedaliero venisse catalogato tra il personale di ruolo del Ministero della Sanità, come gli altri dipendenti attraverso l’applicazione della Legge Delega del 1969.

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Gli ultimi anni

La salute di mons. Novarese, da tempo debole, declina bruscamente ed in modo allarmante nei primi mesi del 1984. Il 31 maggio di quell’anno mons. Novarese chiese l’Olio degli Infermi, perché sentiva che la sua fine era prossima. La mattina del 20 luglio, alle 7,30, fece chiamare colei che l’aveva assistito fin dall’inizio, sorella Elvira Psorulla e, con tanta tranquillità e serenità le trasmise le sue ultime volontà: nello specifico, seguire la continuazione dell’Opera. Prima di lasciarla andare prese la statuetta della Madonna di Lourdes che si trovava sul suo comodino, la baciò, la pose sul suo cuore e, porgendogliela, disse: “Anche lei, Sorella Elvira, faccia fino in fondo la volontà di Dio come l’ho fatta io”. n


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Intervista a GRAZIELLA PADERNO Graziella Paderno racconta per la prima volta la guarigione dalla gravissima forma di periartrite che le bloccava la spalla - Secondo i medici “un caso scientificamente inspiegabile” Storia di una mamma devota chiamata a deporre al processo di beatificazione di Monsignore. Alessandro Anselmo

È

lei la persona che ha ottenuto il miracolo per intercessione di Luigi Novarese. Ed è stata la sua guarigione, ritenuta “inspiegabile” dai medici, a convincere la Chiesa a dichiarare “beato” Monsignore. Graziella Paderno, 66 anni, madre di due figli, residente a Palestro (Pavia), “Sorella degli Ammalati” del Centro Volontari della Sofferenza di Vercelli, ha dichiarato di essere stata sanata da una gravissima patologia periartritica che le bloccava la spalla sinistra causandole dolori lancinanti. Nell’esaminare i risultati delle radiografie e dei referti, la Consulta Medica che ha studiato il caso, si è espressa in termini inequivocabili: “La guarigione risulta scientificamente inspiegabile”. Incontriamo Graziella nel chiostro del convento adiacente al Santuario della Beata Vergine del Trompone a Moncrivello (Vercelli), dove ha portato

i ragazzi della sua parrocchia di Palestro ai quali insegna il catechismo.

Come sta Graziella?

Bene, anche se, a essere sincera, sono un po’ tesa. Nessuno mi aveva mai intervistata prima. Non mi piace essere al centro dell’attenzione e non vorrei parlare di me. Ma so che devo farlo per Monsignore.

Come è avvenuto il miracolo?

Era il 15 luglio 2002. Ricordo tutto come se fosse ieri. Entro nel reparto di radiologia dell’“Ospedale Maggiore della Carità” di Novara e la dottoressa che doveva farmi la terapia al litotritore – la chiamano

LUIGI NOVARESE Ho pregato

ed è avvenuto il miracolo

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Che cosa le disse suo marito?

così – una cura speciale per frantumare la calcificazione alla spalla e rendere più semplice la successiva operazione chirurgica, mi fa stendere sul lettino. Mi blocca il braccio dolorante e accende l’apparecchiatura. Io inizio a recitare il rosario. Avevo appena incominciato il Padre Nostro, quando succede qualcosa di strano: un medico entra nella stanza e mi aiuta a posizionare il braccio in modo diverso; subito dopo, sento un torpore che mi avvolge il corpo e mi dà una sensazione di leggerezza mai provata prima.

E poi che cosa succede?

Poco dopo, entra la dottoressa e spegne la macchina. Non capivo. Arrivano altri medici e lei, con voce emozionata continua a dire: “Non c’è più! Non la vedo! Non c’è più!”. Passano altri minuti che a me sembrano un’eternità. I dottori presenti si allontanano, discutono tra loro, si consultano, quindi tornano da me che ero ancora sdraiata sul lettino. “Signora, mi dicono, dobbiamo fare subito delle nuove radiografie: la sua calcificazione è sparita”.

“Sparita?”

Proprio così: sparita. Non c’era più. Non riuscivo a realizzare cosa fosse successo, sentivo solo una gioia immensa e piangevo. Passano alcuni minuti poi i medici tornano: “Signora, non c’è più nulla, può andare tranquilla. Non bisogna fare nulla”.

Ricorda le reazioni dei medici? Fra loro c’era qualche credente?

Non so se alcuni di loro fossero credenti, ma ricordo distintamente lo stupore. Il dottore che in quel momento mi visitava, non riusciva a convincersi che la calcificazione fosse completamente sparita. Anche il primario non si capacitava dell’accaduto. Nella stanza in cui mi trovavo per il trattamento c’era un gran via vai di medici e infermieri. Erano tutti molto agitati, compreso mio marito Gianfranco che non aveva capito quello che stava succedendo.

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Ricordo che al ritorno dall’ospedale di Novara ero in macchina con lui. Piangevo e Gianfranco continuava a ripetere: “E adesso che cosa farai?”. In realtà, fin dall’inizio lui non aveva avuto alcun dubbio: ha subito creduto al miracolo. Arrivati a casa, ho telefonato immediatamente a don Luigino Garosio, sacerdote dei Silenziosi Operai della Croce, che si trovava a Lourdes in pellegrinaggio. Egli lasciò subito il santuario per raggiungermi e raccogliere la mia testimonianza.

Ci fu qualcun altro, fra le persone che la circondavano, che non ebbe dubbi sul miracolo?

A stupirmi fu una delle segretarie dell’ospedale di Novara. Quando andai a ritirare il referto dei medici, le radiografie e i risultati di tutti gli esami, capii che quella signora aveva intuito che la mia guarigione non era stata casuale. “Mi raccomando, conservi tutto”, disse, “questi documenti le saranno molto utili per dimostrare quello che è accaduto e per dare più valore alla sua testimonianza”.

Facciamo un passo indietro. Quando sono incominciati i dolori alla spalla?

Nel periodo peggiore della mia vita. Era il febbraio 2002: mio figlio Giovanni, il primogenito, sposato e con una figlia piccola, Valeria, era malato di sclerosi multipla, mio marito era stato colpito da due ictus. Fu in quelle settimane che cominciai ad avvertire i dolori fortissimi alla spalla. Non sapevo più cosa fare. Non accettavo la malattia perché la mia famiglia viveva un momento difficilissimo e aveva bisogno di me. Nonostante le cure, il male non mi dava tregua.


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Che cosa le dicevano i dottori?

Il medico della mutua continuava a prescrivermi antinfiammatori sempre più potenti, ma il dolore non passava. Allora mi suggerì di rivolgermi allo specialista ortopedico. Raggiunsi l’“Ospedale Maggiore della Carità” di Novara dove mi fu fatta una radiografia al braccio. Era il 16 aprile, il referto medico indicava: “grossolane calcificazioni delle parti molli nella cuffia dei rotatori”.

Che cosa voleva dire?

Che l’unica soluzione era l’intervento chirurgico. Prima dell’operazione, tuttavia, il medico prescrisse alcune sedute di fisioterapia per sbloccare il braccio. I trattamenti durarono quindici giorni. Alla loro conclusione la fisiatra disse che potevo sottopormi all’intervento chirurgico, ma che prima sarebbe stato utile provare una nuova terapia, quella al litotritore, che avrebbe ridotto la calcificazione ed agevolato l’operazione.

Pregava in quei giorni?

Non ho mai smesso di pregare. Recitavo il rosario e facevo la novena per ottenere l’intercessione di monsignor Novarese. Tutti i giorni. Non chiedevo miracoli, ma solo che questa nuova terapia potesse servirmi a evitare l’operazione per aiutare meglio la mia famiglia. Prenotai quattro sedute di litotritore perché la calcificazione era molto grossa. Alla prima seduta, quella del 15 aprile, è avvenuto il miracolo.

È cambiata la sua vita dopo la guarigione?

Non riuscivo a rendermi pienamente conto di quello che mi era successo. “Perché proprio a me?”, mi

IL MEDICO: UN CASO SCIENTIFICAMENTE INSPIEGABILE Il dottor Francesco Introna, professore ordinario di Medicina Legale e Presidente della Scuola di Specializzazione in Medicina Legale di Bari, è stato perito di parte durante la Consulta Medica organizzata dalla Congregazione della Cause dei Santi in riferimento al presunto miracolo ricevuto da Graziella Paderno. Si erano già verificati casi simili? Nella specifica letteratura di riferimento sono descritti casi isolati di riduzione delle calcificazioni o, eccezionalmente, di scomparsa. Si trattava però di calcificazioni molto piccole. La situazione di Graziella Paderno è diversa? Nel caso in esame, in ragione dell’entità delle calcificazioni osservate il 16 aprile 2002, della terapia effettuata e del lasso di tempo trascorso, riteniamo che la loro scomparsa confermata dalla Tac del 9 febbraio 2007 e dalla radiografia del 13 febbraio 2007, non trovi giustificazione scientifica né specifico supporto nella letteratura di riferimento. domandavo. Ripeto: non avevo chiesto nessun miracolo, solo che la terapia fosse efficace. E tuttavia mi resi conto che la mia vita stava cambiando perché da lì in avanti avrei dovuto testimoniare l’amore di Dio.

Si è sentita in debito?

Sì, certo, anche se non riuscivo a spiegarmi perché la guarigione fosse toccata a me. “Sarà vero?”, pensavo, “eppure, la calcificazione è sparita e non sento più alcun male”, mi rispondevo.

Lei ha deposto al processo per la beatificazione di Novarese.

Ero preoccupatissima. Sapevo che ero stata guarita per intercessione di Monsignore e che dovevo raccontare la mia storia con la massima precisione.

Casa “Cuore Immacolato di Maria” (Re - Vb). Alla presenza del vescovo di Novara mons. Gilla Vincenzo Gremigni, viene inaugurata una statua della Madonna, dono del CVS della diocesi di Milano LUGLIO/AGOSTO 2012

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La sua testimonianza è stata determinante ai fini della beatificazione.

Ho testimoniato la mia devozione. Non ho fatto altro che credere in Monsignore. Lo prego tutti i giorni da anni.

Quando ha conosciuto Novarese?

All’età di dieci anni. Sono nata in una famiglia di agricoltori di Palestro, in provincia di Pavia, diocesi di Vercelli, che era molto devota alla Chiesa. Ricordo che la nostra casa veniva abitualmente frequentata da preti e suore della zona che facevano rifornimento di granturco e riso. Ogni domenica, nel periodo della monda del riso, veniva il nostro parroco a celebrare la messa alla cascina. Quando non poteva, le suore del convento vicino mandavano un altro sacerdote. Una domenica, credo fosse la settimana di San Pietro e Paolo, mio padre era preoccupato perché non riusciva a trovare un prete. Le suore fecero sapere che a far visita alla loro comunità c’era un certo mons. Luigi Novarese e che proprio lui avrebbe potuto celebrare. Ricordo che quel giorno mio padre disse: “Oggi viene alla cascina un monsignore molto importante”.

Ricorda il suo incontro con Monsignore?

Ricordo che mi sentivo molto triste. I miei fratelli erano più grandi, lavoravano e non potevo giocare con nessuno. Monsignore mi vide, mi accarezzò, mi mise sulla sedia accanto a lui e mi disse: “Nei tuoi occhi c’è il manto della Madonna. Cos’è tutta questa tristezza?”.

Non lo rivide più?

Per molti anni non ne sentii più parlare. Mi sposai e andai a vivere a Palestro. Lì conobbi don Gino Momo

Il marito: la guarigione di Graziella è stata definitiva Gianfranco Protto, 73 anni, pensionato, è il marito di Graziella Paderno. Come ricorda il momento del miracolo? Vedevo medici e infermieri che entravano e uscivano dalla stanza dove si trovava mia moglie e cominciavo a preoccuparmi. Pensavo ci fossero state complicazioni o un malfunzionamento della macchina delle onde d’urto. Provai a chiedere notizie ai dottori che uscivano dalla sala, ma nessuno mi diceva nulla. Non capivo cosa stava succedendo. Solo in seguito non ho più avuto dubbi: Graziella era guarita. Esprimo la mia gratitudine a monsignor Novarese perché, a tutt’oggi, mia moglie è efficiente e attiva e posso confermare che la guarigione alla spalla sinistra è stata definitiva.

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che faceva parte del CVS e portava ogni anno i ragazzi della parrocchia (tra i quali c’era il mio figlio più giovane, Leonardo) a Re, in Val Vigezzo, a fare gli Esercizi spirituali. Una volta ci andai anch’io con mio marito. Arrivata alla Casa “Cuore Immacolato di Maria”, trovai la targa su cui era scritto che essa era stata fondata da un certo monsignor Luigi Novarese. “Vuoi vedere”, mi sono detta, che è quel prete importante venuto a celebrare la messa nella nostra cascina?”.

Quando è entrata a far parte del CVS?

Non subito. Mi ci volle un po’ di tempo. Un giorno venne a farmi visita la responsabile diocesana che mi conosceva bene e sapeva che ero molto sensibile al tema della sofferenza. Mi parlò di tutte le iniziative che l’Associazione aveva messo in cantiere per gli ammalati. Fu in quel momento che sentii di volerne far parte.

C’è un episodio della sua vita che non ha mai raccontato?

Ci fu un periodo in cui temetti di perdere la vista. Mi ero ammalata di maculopatia e gli occhi ci vedevano sempre meno. Come ogni anno, non volevo


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Il cammino per la Beatificazione

mancare all’appuntamento di Re per gli Esercizi spirituali, ma mi rendevo conto di non essere autosufficiente: non riuscivo a prendere l’ascensore da sola né a fare il numero di telefono di casa. Come potevo prendermi cura degli ammalati? Andai lo stesso, cercando di essere utile. Ad un certo punto accadde un fatto inspiegabile. Mi trovavo in refettorio e avevo lasciato una sorella malata, anche lei di Palestro, in camera da sola. Ad un tratto sentii una voce dentro di me che mi diceva: “Vai in camera, vai in camera”. “Come faccio ad andare in camera? Non posso da sola, devo farmi accompagnare, non vedo niente”, rispondevo. E allora sa che cosa ho fatto?

Lo racconti.

Inspiegabilmente, mi sono alzata dalla sedia, ho salito le scale, ho pigiato il pulsante dell’ascensore e ho trovato la camera della sorella. Tutto da sola, senza rendermene conto. È come se fossi stata guidata da qualcuno. Sono entrata nella stanza e ho trovato l’ammalata per terra che piangeva e diceva: “Graziella, perdonami, ma non stavo bene e sono caduta, non riesco più a rialzarmi”. Mi sono

17 settembre 1989 - 17 dicembre 2003. Processo della causa di beatificazione e canonizzazione di mons. Luigi Novarese. 27 febbraio 2004. Consegna della documentazione relativa all’inchiesta diocesana (46 volumi) alla Congregazione per le Cause dei Santi. 22 giugno 2007 - 8 gennaio 2008. Inchiesta diocesana sul presunto miracolo avvenuto per intercessione di monsignor Novarese. 27 marzo 2010. Riconoscimento delle virtù eroiche del venerabile monsignor Luigi Novarese. 13 gennaio 2011. Seconda Consulta Medica. 15 novembre 2011. Plenaria dei cardinali. 19 dicembre 2011. Promulgazione del decreto di riconoscimento del miracolo da parte di papa Benedetto XVI. 11 maggio 2013. Celebrazione di beatificazione.

chinata, l’ho abbracciata e rimessa a letto. In quel preciso momento ho sentito che Gesù ci è vicino e ci ama. Subito dopo mi sono affacciata alla finestra dell’ottavo piano e ho detto a una signora che ci aveva raggiunte: “Guarda quante macchine ci sono giù nel parcheggio”. E lei: “Graziella, c’erano anche ieri”. “Già, le risposi, ma io ieri non le vedevo”. Ho capito che Monsignore mi aveva aiutato. E da quel giorno l’ho sempre frequentato nella preghiera.

Come vive la beatificazione di Novarese?

Con tanta gioia, ma anche con timore. Sono una persona timida che non ama il protagonismo. Ma provo anche una grande gioia a testimoniare quello che Novarese ha fatto per me. n in alto: La Cascina Serniola, casa natale di mons. Luigi Novarese Nella pagina a fianco, da sinistra: Re (Vb). Graziella Paderno conduce un’ammalata durante la processione offertoriale; Via Crucis guidata da sorella Elvira Myriam Psorulla

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LA PREFAZIONE DEL CARDINALE

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TARCISIO BERTONE al libro “LUIGI NOVARESE. Lo spirito che cura il corpo”

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sacerdote è «uomo di compassione, “ponte” tra Dio e il mondo». Questa affermazione lapidaria acquistava i suoi contorni man mano che Benedetto XVI, incontrando il clero della Diocesi di Roma nell’Aula delle Benedizioni in Vaticano, il 18 febbraio 2010, svolgeva la sua lectio magistralis all’inizio di Quaresima. Quello era il titolo scelto per spiegare come il sacerdote si trova immerso nella passione del mondo per trasformarlo e portarlo a Dio, perciò il suo ministero non può limitarsi all’atto cultuale della Messa ma va realizzato e concretizzato esistenzialmente, anche nell’accettazione delle sofferenze della vita pastorale. Mi soffermo su questo aspetto perché, in sintesi, illustra bene la figura di monsignor Luigi Novarese il quale, fin dal 1943, anno in cui fondò la Lega Sacerdotale Mariana, prendendo forza dalla devozione al “Cuore Immacolato di Maria” propagata dalle apparizioni di Fatima che avevano segnato come nessun’altra gli eventi della storia del Novecento, scese in campo per affermare coi fatti che la testimonianza della fede doveva uscire dalle sacrestie e rendere più evidente la sua presenza nella società. Il fulcro della spiritualità che ha accompagnato la vita e la missione sacerdotale di monsignor Luigi Novarese ha infatti una forte connotazione

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mariana e va ricordato a questo proposito che fu mamma Teresa ad avergli inculcato fin da bambino l’amore per la Madonna. Ma la compassione di cui monsignor Luigi Novarese diede maggiormente prova fu per la condizione di sofferenza dell’uomo. Mauro Anselmo, autore della bella biografia “Luigi Novarese, lo spirito che cura il corpo”, lo definisce “un esploratore delle risorse dello spirito nei limiti del corpo sofferente”. Egli ha fatto sì che dalla condizione di limitazione fisica emergessero impensate potenzialità spirituali e terapeutiche. La missione sacerdotale a cui Dio lo ha chiamato è stata quella di affrontare la domanda angosciosa del mondo sul perché della ma-

lattia e della sofferenza (domanda che da sempre rischia di separare l’uomo da Dio), facendo leva sui valori dello spirito della persona sofferente; valori che, insieme alle migliori cure dettate dalla scienza medica, fanno del percorso verso la guarigione un’esperienza dal senso profondamente ricco e umano. Lo spirito può diventare così cura per il corpo. “Il corpo non sta accanto allo spirito come qualcosa di esteriore, ma è l’autoespressione dello spirito, la sua immagine. Ciò che costituisce la vita biologica nell’uomo, è costitutivo anche della persona. La persona si realizza nel corpo, e pertanto il corpo ne è l’espressione; in esso si può vedere la realtà invisibile dello spirito”. Con questa riflessione il teologo Joseph Ratzinger, divenuto Papa Benedetto XVI, commentava l’enciclica di Pio XII Haurietis aquas (1956) dedicata al culto del Sacro Cuore (Joseph Ratzinger, Mistero Pasquale e devozione al Cuore di Gesù, Edizioni AdP). La visione carismatica di monsignor Novarese ha dato vita nel 1947 al “Centro Volontari della Sofferenza”, che ora si configura come una Confederazione internazionale, e poi all’associazione dei “Silenziosi Operai della Croce”, comprendente sacerdoti, fratelli e sorelle che vivono la consacrazione a Cristo totalmente dedicati al servizio delle persone sof-


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Don Filippo Rinaldi (1856-1931) Terzo Rettor Maggiore dei Salesiani

ferenti. La definizione scelta racchiude le linee portanti di un singolare apostolato dei malati che monsignor Novarese ha introdotto nella Chiesa, quale “ponte” fra Dio e il mondo in cui l’uomo vivente si confronta con il mistero della sofferenza. Attraverso le pagine di questa biografia si possono conoscere, con avvincente interesse, le tappe diversificate della vita di monsignor Luigi Novarese, ma per parte mia, in quanto salesiano, vorrei sottolineare alcuni aspetti che me lo rendono particolarmente vicino. In primo luogo, la sua infanzia è stata segnata dalla presenza di Don Filippo Rinaldi, terzo successore di Don Bosco, allora alla guida della Congregazione salesiana, morto nel 1931 e proclamato Beato nel 1990. A lui il sedicenne Luigi, affetto da una coxite tubercolare, aveva scritto per chiedere di pregare per la sua guarigione che era senza speranza. In realtà la guarigione l’ottenne grazie all’intercessione di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco, e questo fatto straordinario lo segnò a tal punto da condurlo a dedicare la propria esistenza agli infermi. Il secondo aspetto dal timbro ugualmente salesiano è il parallelo

tra la mamma di Don Bosco e la mamma di monsignor Novarese. Ambedue hanno avuto un ruolo importante nella formazione e nell’accompagnamento dei propri figli e, come dicevo, nel radicamento di una autentica devozione mariana. Un terzo punto che voglio sottolineare e che si situa in relazione con il mio attuale incarico di Segretario di Stato, è il fatto che monsignor Novarese per lunghi anni ha prestato servizio in Vaticano presso la Segreteria di Stato. Iniziò nel 1942 e, durante il secondo conflitto mondiale, svolse compiti delicati di contatto con i Vescovi per far fronte alle necessità delle famiglie che avevano dei congiunti impegnati in guerra. Concluse il suo lavoro presso la Segreteria di Stato nel 1970, dopo 28 anni assiduamente spesi, durante i quali ha saputo conciliare il lavoro d’ufficio assegnatogli con l’impegno di fondatore delle opere di cui abbiamo parlato. Servo di Dio nel vero senso del termine, monsignor Luigi Novarese è ora incamminato verso la beatificazione da tutti auspicata.

Brilla sul moggio della Chiesa e di fronte alla società civile la sua innovativa opera di valorizzazione della sofferenza e promozione integrale del malato. Senza dubbio l’opera di monsignor Luigi Novarese si è sviluppata grazie all’intelligenza e alle sue notevoli capacità umane, ma soprattutto ha potuto radicarsi grazie alla fede carismatica che accompagna le opere volute da Dio stesso. La solidità e la bellezza di tale opera è dovuta anche alla filiale fiducia nell’aiuto di Maria SS.ma e al delicato impegno del Fondatore e dei suoi seguaci nel lasciarsi plasmare dall’amore del Cuore Sacratissimo di Gesù, in silenziosa e profonda umiltà. Il decreto di venerabilità del Servo di Dio Luigi Novarese, promulgato nel marzo 2010, spiega, infatti, che il suo cammino di santità “è quello del silenzio interiore che dà tutto lo spazio del cuore (la tenda interiore), all’Amore Trinitario e al servizio del prossimo”. Auguro a coloro che si apprestano alla lettura di questa biografia di essere pervasi dalla fiduciosa speranza che il bene è capace di trionfare su qualsiasi forma di limitazione fisica o morale, poiché nulla sfugge alla forza di gravitazione dell’amore di Dio. ✠ Tarcisio Card. Bertone Segretario di Stato di Sua Santità Benedetto XVI

Dal Vaticano, 2 luglio, Festa del Cuore Immacolato di Maria

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subito detto che Novarese non è stato un insegnante né uno studioso di teologia spirituale. Egli è un prete che vive a ritmo pieno. È un testimone. Vive nella sua persona una ricca spiritualità, sentita come necessaria fedeltà alla sua vocazione e missione sacerdotale. La sua spiritualità non si ricava da lezioni ben limate. Scaturisce dalla sua vita. Ne parlano gli scritti e le «registrazioni», le omelie e i discorsi ai malati o ai Silenziosi Operai della Croce. Mons. Novarese vive della formazione spirituale impartita al suo tempo. Sulla pista che Lui ha maggiormente percorso, si muove nella tradizione. Ha scoperto come S. Teresa d’Avila e S. Giovanni della Croce hanno vissuto il mistero della sofferenza. Sa come S. Teresa di Gesù Bambino, alla fine dell’Ottocento con il suo esempio di sofferenza offerta ha commosso la Chiesa. Non so se abbia conosciuto la Beata Elisabetta della Trinità: ai primi anni

S. Teresa d’Avila

S. Giovanni della Croce

S. Teresa di Gesù Bambino

SOFFERENZA

Il mistero della La figura di monsignor Novarese si presenta come un panorama molto ricco. Qui si mette in luce un aspetto, che si può considerare fonte o chiave interpretativa di tutta la sua vita. È la sua spiritualità. Il tema merita ben più accurati approfondimenti. Qui si limita ad alcune poche linee chiare, marcate ed anche specifiche. Mario Morigi

del Novecento, ha lasciato una testimonianza simile sulla sofferenza. Verso la fine della sua breve vita, scrisse: “Una lode di gloria: è un’anima di silenzio, che se ne sta come un’arpa sotto il tocco misterioso dello Spirito, perché

Egli ne tragga armonie divine. Sa che il dolore è la corda che produce i suoni più belli”. Ammira S. Ignazio di Loyola e la sua spiritualità. È molto vicino a San Luigi Grignion del Montfort, per la devozione alla Madonna e la


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pratica della consacrazione a Lei. Due scoperte impressero svolte decisive e qualificanti alla spiritualità di Novarese. La prima viene dalla sua lunga e dura esperienza di ricovero, da malato in giovane età. Fu spettatore di situazioni disumane. Di fronte ai comportamenti lesivi della dignità dei degenti, in lui crebbe un altissimo senso della dignità della persona. Da quegli anni maturò una spiccata responsabilità della persona malata. Essa è un’identità specifica, che ha diritto ad un assoluto rispetto. Dignità si salda con vocazione, perché la cosa non è estranea all’amore di Dio. Questo rimase in lui un punto di forza per sempre. Anche per i malati doveva diventare una leva e non restare un limite che paralizza le persone, per sempre. Nella sua spiritualità fu molto presente la croce. Fino da quando era ragazzino. Poi nell’adole-

scenza. Ma nella croce aveva scoperto un valore immenso. Specialmente dai messaggi di Fatima. Poi scoprì più da vicino nel Nuovo Testamento il profondo significato del Mistero pasquale. E la sua costruzione spirituale si fece più robusta. Nella croce di Cristo, lo spessore delle sofferenze misurano il suo amore. Nella sua risurrezione ci fa «creatura nuova» nella dignità di figli di Dio, di membra sue e di soggetti con cui collabora segretamente lo Spirito Santo. La seconda svolta decisiva riguarda la devozione alla Madonna. Novarese riflette molto su come accogliere i messaggi della Madonna a Lourdes ed a Fatima. La sua spiritualità diviene più intensamente mariana. Dentro di lui si condensa la confluenza di diverse ricchezze in un’unica ricchissima «impronta personale»: la chiamata alla santità anche per i disabili e i malati; la lo-

Radio Vaticana. Il CVS di Roma ascolta la diretta del “Quarto d’ora della serenità”.

ro intangibile dignità nella società e nella Chiesa; la necessità di riconoscere loro compiti di responsabilità nel piano di salvezza; una forte e tenerissima devozione a Maria. Un’appartenenza a Maria, filiale e totale, per ottenere da lei, la Madre, di fare solo ciò che piace a Gesù. Novarese era molto grato alla Madonna, per avergli ottenuto e messo in cuore un prezioso carisma per la Chiesa. E Maria fece maturare tante cose. Prese vita una spiritualità adatta per la santificazione di persone cariche di limiti, ma tutt’altro che «inutili» nella comunità cristiana. Si consolidò il riconoscimento di responsabilità pastorali a carattere dirigenziale a malati, strappati dall’arretratezza di persone, oggetto di assistenza e fatti soggetti attivi, con piena dignità. Don Luigi aveva trovato «l’impronta specifica» di Cristo nella sua vita. Ora, fermezza di carattere e fedeltà spinta oltre ogni misura lo portano lontano. PreghieBeata Elisabetta della Trinità

S. Ignazio di Loyola

S. Luigi Grignion de Montfort


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Dolore sofferenza

Il dolore, in verità, è entrato nell’esistenza umana come ospite sgradito. Quando bussa alla porta di ognuno entra senza attendere risposta, senza dire il tempo della permanenza: per chi è stato toccato: «è l’ora della prova!». Il dolore in sé non è qualcosa di positivo e di costruttivo. Se lo consideriamo in piano fisico, esso è disgregazione e distruzione; si soffre perché un organo non funziona, e in questo caso la sofferenza è il campanello di allarme di un’alterazione fisica. Si soffre per la vita che va verso un declino ed è allora l’indice di un giorno che tramonta, mentre si vorrebbe lavorare ancora con l’energia e l’entusiasmo del mattino. Il dolore infatti con la Redenzione non viene annullato, ma trasformato. È nella possibilità dell’uomo dargli o meno un significato ed una funzionalità: e questo è frutto di analisi interiore, di scelta e di libera risposta. La nostra sofferenza salva il mondo. Senza preghiera e sofferenza il mondo non si salva. La sofferenza è tesoro per l’umanità. Luigi Novarese

Accolti da Maria Questa breve antologia non contiene tutti gli scritti di Monsignore sulla Madonna. Sono, anzi, una parte ridotta. Ma sono significativi e capaci di presentarci il suo animo e di darci un saggio delle verità e dei suoi sentimenti predominanti verso Maria. Lei è la Madre per lui, per tutti e per tutta la sua opera di apostolo tra i sofferenti. È una ricchezza in parte ereditata, in parte accresciuta e per intero trasmessa, specialmente ai malati.

ra, specialmente a Maria, con fiducia illimitata; sofferenza volontariamente offerta per la salvezza degli uomini; il Signore, insieme a Maria, amato e servito con tutte le proprie forze, specie nei fratelli feriti dal dolore; i malati diventano anch’essi una ricchezza, se giungono a un buon livello di formazione, nella Chiesa e nella società. Novarese mise questa “impronta” a disposizione dei Silenziosi e delle Silenziose. E di chi si coinvolgeva nelle sue attività. Nel suo cuore avevano preso forma i Sette gradi del silenzio interiore: una via spirituale di destrutturazione di vizi e peccato e di risanamento e pieno sviluppo della persona ad opera della grazia, mediante un severo impegno di santità. Per don Luigi i Sette gradi del silenzio interiore erano garanzia di stabilità per chi si dedicava alle iniziative da lui avviate per la Chiesa e per le persone sofferenti. I malati ed i sofferenti fatti protagonisti, fu un’impostazione dalla carica rivoluzionaria. Anche nella Chiesa. I sofferenti uscivano dalla penombra e si illuminavano, rivestiti di grazie e di carismi da impiegare in una ministerialità a largo raggio verso malati e sani. Tutto ciò, secondo un piano di Maria: non si stancò mai di ripeterlo Novarese. Presto fiorirono i risultati. La spiritualità generava santità, crollavano prassi inveterate. Cresceva la vitalità dei malati, che agiva come fermento in famiglia, in parrocchia e tra altri malati.

Novarese si è lasciato trascinare dall’amore di Maria. Il suo cuore generoso ha superato ostacoli e diffidenze altrui a forza di preghiera e di fiducia nella Madonna. Il metodo dei Sette gradi del silenzio prende la persona dai primi passi dietro al Signore e la conduce sino ai piani alti della santità consumata. Questo è offerto ai malati, che volontariamente se ne serviranno, nella Chiesa di oggi. E a tutti i sani, che in comunione con i malati, ne condividono slancio e fecondità. Ne è seguita una fioritura policroma di tante vite, minorate da limiti insormontabili, ma rese un’avanguardia nella testimonianza, nel cammino di santità e di commossa sorpresa anche presso persone perfettamente sane. n


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Busti di Monsignore realizzati nello studio di Scatolini

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UNIONE MONDIALE DEGLI AMMALATI

In tutto il mondo dove sono presenti i SOdC, dov’è presente il CVS, anche solo un piccolo germoglio, si elevano preghiere di lode per la notizia della prossima beatificazione di mons. Luigi Novarese. In ogni luogo si moltiplicano anche iniziative per far conoscere questo apostolo dei malati che ormai è presentato come esempio nella Chiesa.

L’

Anna Maria Cipriano

N

umerose le iniziative che si stanno realizzando in Italia e all’estero con l’obiettivo di far conoscere la figura di mons. Luigi Novarese, il carisma, l’apostolato, i vari aspetti derivanti dalla pedagogia apostolica dell’Opera intera da lui fondata. Vogliamo ora tentare una lettura generale del suo pensiero a proposito dell’espansione apostolica. Ci affidiamo, pertanto, alla parola di mons. Novarese per un approfondimento concernente l’apostolato che lui sognava si potesse espandere in tutto il mondo. Partiamo, dunque, da una sua riflessione offertaci sulle pagine dell’Ancora nel 1976. Si stava preparando la celebrazione per incoronare la statua dell’Immacolata posta nel presbiterio della cappella della Casa di Re (Vb). Dal testo emerge evidente la piena fiducia nella Madre di Dio a cui mons. Luigi Novarese affidava sempre ogni iniziativa apostolica. Maria Santissima non si poteva certo smentire e la promessa rivolta a Lucia durante le apparizioni di Fatima continuava ad essere attuale: “Il mio cuore immacolato sarà il tuo rifugio”. Il desiderio intenso di mons. Novarese era che l’apostolato prendesse sempre più corpo e si estendesse sia in Italia, sia nel resto del mondo. Lo scritto risuona ancora oggi come un’iniezione di entusiasmo, pur tenendo conto delle difficoltà e dei sacrifici che bisogna sempre affrontare. Leggiamo un passaggio dell’articolo: “Ma era pur ne-

cessario che il chicco di grano andasse sotto terra per germogliare poi a tempo opportuno. E con quanta gioia domenica scorsa, VII durante l’anno, che ci ha immesso nel mese di preparazione al 25 marzo, abbiamo ascoltato nella prima lettura della Messa: ‘Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa’. È proprio così, tanta misericordia, il Signore ha usato con noi, per la nostra Associazione! L’Apostolato sta ovunque germogliando; i rami secchi della contestazione stanno ovunque cadendo; l’incontro del 25 marzo p.v. sembra un soffio di pri-

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Anna Maria Cipriano Presidente

Resy Rizzini

Robert Letasz

Gustavo Mosquera

Delegata Italia

Delegato USA

Delegato Colombia

mavera che fa vibrare il nostro Centro; sembra che stiamo per incontrarci per la prima volta. L’entusiasmo si nota ove poco prima sembrava aridità d’inverno: sono diocesi che si ridestano, gruppi di avanguardia che riprendono vita; è l’Immacolata che conduce avanti il suo drappello, nell’intento preciso di ridestare tante anime per una perfetta vitalità di tanti figli della Chiesa”. Poi, sempre mons. Novarese, esortava a preparare il proprio cuore alla festività dell’Annunciazione. Desiderava che in quell’anno, insieme al gesto esteriore dell’incoronazione della statua, si attuasse soprattutto una rinnovata adesione interiore, con una presa di coscienza ancora più responsabile degli impegni apostolici propri del CVS. “A tanta materna bontà deve pur corrispondere una precisa, chiara e generosa risposta da parte nostra: dobbiamo con l’Immacolata cooperare con maggiore impegno per fare del cuore di Cristo il cuore del mondo”. Ed in quel clima di passione ed entusiasmo, mons. Novarese esortava ad una vita interiore sempre più segnata dalla grazia, scriveva: “Accostarsi ai Santi Sacramenti della Confessione e della Comunione. Soltanto così, in Cristo, in cosciente ripresa di vita di grazia possiamo diventare sempre più sensibili alle emozioni dello Spirito

Maria Płotka Delegata Polonia

M. de Fàtima Silva Carreira

Mària Borhy

Delegata Portogallo

Delegata Ungheria

Santo”. In conclusione e con incisività, scriveva: “In questa maniera prepariamoci al 25 marzo e nel nome di Nostro Signore Gesù Cristo e nel nome della Vergine Santa diamo inizio ad una seconda tappa, l’unione mondiale degli ammalati”. La lettura di questi testi ci fa considerare come, trentasei anni dopo, le esortazioni del Fondatore conservino una grande attualità e siano di grande aiuto per meglio comprendere le realtà che oggi viviamo. Riferimento fiducioso all’Immacolata, slancio rinnovato nell’impegno apostolico, profonda dimensione interiore, internazionalità. Sono elementi che insieme al Fondatore consideriamo vitali per il futuro delle associazioni confederate nel CVS internazionale. Monsignor Novarese legge nella storia del CVS delle “tappe”, dei traguardi che, non appena raggiunti, aprono immediatamente nuove mete, più vasti orizzonti. Vorremmo rileggere insieme una tappa fondamentale che ha aperto un tempo ricco, e anche un po’ complesso, nel nostro cammino associativo. L’approvazione pontificia del 2004 costituisce la Confederazione CVS Internazionale come strumento prezioso per continuare l’opera di mons. Novarese, nell’azione congiunta dei CVS diocesani e dei Silenziosi Operai della Croce. Proprio in quest’azione congiunta, oltre che in Italia, in Polonia, Colombia, Portogallo ecc., si stanno svolgendo numerose iniziative con l’obiettivo di far conoscere, di approfondire la figura e l’insegnamento del Venerabile Luigi Novarese. Ne raccogliamo brevemente alcune. Le pagine de L’Ancora racconteranno, durante tutto l’anno, più dettagliatamente, ciascuna di esse. n

S.E. mons. Pietro Palazzini, incorona la Madonna di Re (25.3.1976)


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Portogallo: il 22 aprile scorso la Comunità SOdC e il CVS sono stati invitati presso il Convento di Sant’Antonio do Varatojo”

a Torres Vedras per presentare la figura e l’opera di Monsignore. L’incontro, promosso da una coppia di amici di Torres Vedras, è stata un’occasione per far conoscere la figura del nostro Fondatore e l’apostolato del CVS a un gruppo (circa 50) di ragazzi disabili accompagnati da genitori e amici. Sempre nello scorso mese di aprile il CVS, con la collaborazione dei SOdC, ha organizzato nel Centro “Francisco e Jacinta Marto” in Fatima, una serata di “Fado”, genere musicale tipicamente portoghese. L’iniziativa, pensata per raccogliere i fondi necessari per la partecipazione del CVS alla Beatificazione di Monsignore, ha riscosso grande successo e tutti ne sono stati entusiasti. Oltre a una bella serata di festa e di gioia, è stata anche un’occasione preziosa per far conoscere la figura di Monsignore, il CVS e le attività che i SOdC realizzano con i ragazzi disabili e le loro famiglie. Dal 15 al 17 giugno, la comunità SOdC ha organizzato nel Centro “Francisco e Jacinta Marto” un incontro ancora per far conoscere la figura e l’Opera di Luigi Novarese. L’incontro ha visto la partecipazione del CVS locale e di un gruppo del CVS che sta muovendo i primi passi nella diocesi di Porto. Il programma ha previsto, oltre alla presentazione della vita e delle opere di Monsignore l’approfondimento del messaggio di Fatima nel carisma di Monsignore.

Colombia: si è realizzato un convegno in collaborazione con entità ecclesiali e civili

riguardante l’inserimento della persona disabile nella Chiesa e nella società. In questa riflessione è stato facilmente proponibile l’Opera di mons. Novarese. Tra i relatori ci sono state persone disabili.

Polonia: in occasione del ricordo dei 25 anni di apostolato in Polonia è stato organizzato

un pellegrinaggio al santuario diocesano della Madonna dell’ascolto. È in programma una solenne Celebrazione eucaristica di ringraziamento per l’apostolato svolto fino ad ora in questa nazione. A tale iniziativa, oltre i numerosi appartenenti al CVS locale e alla comunità dei Silenziosi Operai della Croce, hanno partecipato rappresentanti di tutti i CVS polacchi. La giornata programmata per sabato 9 giugno, oltre la S. Messa, ha previsto iniziative di vario genere. Da sottolineare l’importante presenza del Vescovo della diocesi di Zielonogórsko-Gorzowska, il quale ha dato inizio ufficialmente all’Anno novaresiano in diocesi. Il Vescovo ha firmato un decreto ufficiale che ha comunicato a tutte le parrocchie della diocesi, stabilendo, appunto, un anno durante il quale si diffonderà la conoscenza del Beato Luigi Novarese, la sua figura e la sua Opera.

Ungheria: una giornata di spiritualità, è l’evento a calendario, in programma

per il prossimo autunno. Anche questa sarà un’occasione per presentare la figura di mons. Novarese. Oltre queste iniziative, ce ne sono numerose altre che saranno rese note a man a mano che si realizzeranno.

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LE COMUNITÀ

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dei Silenziosi Operai della Croce LOURDES ardo” Casa “San Bern

) MONCRIVELLO (Vc gine del Trompone” Ver ta ea “B o ari ntu Sa

FATIMA Casa “Jacinta e Francisco Marto”

CASALE MONFERRATO (Al) Casa “La Serniola”

RE (Vb) a” Casa “Cuore Immacolato di Mari

ROCCA PRIORA (Rm) Casa “Regina Decor Carmeli” MONTICHIARI (Bs) Rocca Maria Madre della Chiesa

RE (Vb) Casa “Cuore Imma colato di Maria”

ROMA Via dei Bresciani, 2

GERUSALEMME Casa “Mater Misericordiae”

MELDOLA (Fc) Casa “Nostra Signora di Fatima”

GLOGÓW Casa “Giovanni Paolo II”

META (Colombia) Comunità pilota - Acacias

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ARIANO IRPINO (Av) Casa “Mons. Luigi Novarese”

I Silenziosi Operai della Croce sono un’Associazione internazionale di vita consacrata, riconosciuta dal Pontificio Consiglio per i Laici. Operano in attività di animazione pastorale e nei propri centri socio-riabilitativi. Sono attualmente presenti in Europa, Africa, Americhe, Medio Oriente.


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MASSACHUSETTS Springfield

PORTOGALLO Fatima

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POLONIA Glogów

UNGHERIA Budapest

ITALIA

Gerusalemme MESSICO

TOGO COLOMBIA Acacias

KENYA Mikinduri

CAMEROUN Mouda

CONGO PERÙ

BRASILE San Paolo

Presenze Contatti

LA PRESENZA

del Centro Volontari della Sofferenza

NEL MONDO


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Luce sul FUTURO

La Famiglia spirituale dei Silenziosi Operai della Croce, nata dal cuore generoso di mons. Luigi Novarese con la preziosa collaborazione di Sorella Elvira Myriam Psorulla, è esultante per l’annuncio della data 11 maggio 2013 nella quale avverrà la beatificazione del Padre Fondatore. Luigi Garosio

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Anno novaresiano aperto il 17 dicembre 2011, in preparazione della celebrazione di beatificazione, ha suscitato un gioioso e diffuso interessamento alla conoscenza della figura di mons. Novarese. Con la mobilitazione di tutte le Comunità e Gruppi zonali dei Silenziosi Operai della Croce e dei Centri Volontari della Sofferenza diocesani, si sviluppa un’intensa attività che pone in risalto nella Chiesa la presenza discreta ma operativa dei figli spirituali di mons. Luigi Novarese. Una presenza protesa sul futuro attraverso varie linee direttrici: da quella formativa a quella vocazionale da quella della promozione della persona sofferente, a quella della solidarietà. Insieme alla presentazione in varie diocesi della bella biografia “Luigi Novarese. Lo spirito che cura il corpo” scritta da Mauro Anselmo, si è sviluppato un bene-

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fico fermento associativo che contribuisce a far conoscere il futuro beato attraverso: scritti, aneddoti, iniziative di pellegrinaggi, incontri, convegni, insieme alle attività particolari nelle Case dell’Associazione. Nelle Case dell’Associazione, in modo diverso e vivace sono stati preparati degli stand a partire dal decreto sulle virtù eroiche, stand che aiutino ad avere rapidamente un’idea chiara ed obiettiva: della vita di Novarese, dell’Opera da lui creata, del cammino attuato nella Chiesa, delle impostazioni metodologiche da lui tracciate... Nei Centri Volontari della Sofferenza presenti in circa 90 diocesi italiane e in varie diocesi di altre nazioni, ovunque si osserva un fervore nuovo. C’è la grande gioia che il “Padre Fondatore” venga presentato come modello per il suo esempio di indiscussa dedizione a Dio, al-

l’Immacolata, alla Chiesa, agli ammalati. Insieme alla gioia, il vivissimo desiderio di partecipare alla celebrazione della sua Beatificazione in San Paolo fuori le mura, a Roma, l’11 maggio 2013 ed alle celebrazioni connesse. Le Diocesi infatti sono all’opera per organizzare la partecipazione degli ammalati del CVS e simpatizzanti all’evento; per la verità, un’impresa non proprio semplice considerando le varie e multiformi difficoltà che si presentano per lo spostamento di migliaia di ammalati e disabili di ogni tipologia e di varie nazionalità. Tutto fa pensare che l’entusiasmo e la generosità di molti porteranno ad una manifestazione ricca di fede e di frutti spirituali perché a questo si tende e perché questo è sempre stato l’obiettivo a cui indirizzava lo stesso mons. Novarese: “Il mezzo per utilizzare il dolore, mezzo indispensabile, è la grazia. Bisogna essere tralci uniti alla vite, se vogliamo riportare frutti. Se non seminiamo con Gesù, disperdiamo energie (L’Ancora, n. 2, febbraio 1952, pp. 1-4). “Per portare frutti soprannaturali il Centro deve rimanere quel che è nella sua finalità per cui è nato ed è stato approvato e di cui Cerimonia d’apertura dell’Anno Novaresiano (17 dicembre 2011)


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Presentazione del libro “Mons. Luigi Novarese. Lo spirito che cura il corpo” ad Ariano Irpino (2012)

i Silenziosi Operai della Croce sono i diretti responsabili anche se l'apostolato si estende in molte nazioni” (L’Ancora, n. 4, aprile 1980, pp. 5-63). Questo ci sollecita a cogliere uno dei contenuti più belli dell’evento della beatificazione: guardiamo avanti a noi con luminosa consapevolezza di figli spirituali. Il contenuto è proprio questo: mons. Luigi Novarese ci presenta la sua “paternità spirituale” come “luce sul futuro”. Potremmo chiederci: mons. Novarese era conscio di questa paternità? Come la esprimeva? Basta ricordare come egli innumerevoli volte si è rivolto agli aderenti all’Apostolato da lui iniziato con l’appellativo di figli e figlie; per chi lo volesse, poi, aprendo lo Statuto fondazionale dei Silenziosi Operai della Croce, può rilevare come egli ha inteso esprimere il proprio ruolo con l’appellativo di padre e come intendeva dunque questa paternità per tutto il complesso della sua famiglia spirituale. Tuttavia non è solo ritrovando una terminologia che possiamo affermare la sua paternità. Occorre riandare con la memoria al modo con cui egli si rapportava con tutti gli associati, sia Silenziosi Operai della Croce membri delle Consociazioni. Specialmente quando si rivolgeva ai sacerdoti della Lega Sacerdotale Mariana o a partecipanti al pellegrinaggio a Lourdes e con altre iniziative sacerdotali chiamandoli confratelli o fratelli nel sacerdozio, egli con vera umiltà, ma con altrettanta responsabilità esprimeva,

nei loro confronti, una paternità carismatica, propria dell’iniziatore e padre di una famiglia spirituale; e la Lega Sacerdotale Mariana era il primissimo nucleo di associati nell’ideale da lui proposto e gradatamente affermato nella Chiesa. Per lui la paternità di cui era consapevole significava responsabilità davanti a Dio ed alla Chiesa. Pertanto si preoccupava che tutti gli associati avessero linee ben precise per il loro cammino spirituale ed apostolico. I suoi scritti su “L’Ancora” e le circolari inviate ai Silenziosi Operai della Croce, in circostanze scelte, con intento formativo, ne sono ampia testimonianza. Specialmente la sua paternità era accompagnata da alcuni tratti particolarmente evidenti: la fermezza per l’esercizio dell’umiltà, dell’obbedienza, della sincerità; l’affabilità e lo sprone affettuoso nel dialogo con i confratelli sacerdoti, con gli ammalati e con i figli spirituali impegnati nel cammino di totale consacrazione alla Madonna. In pratica che cosa comportava per lui sentirsi padre e come si relazionava con i suoi figli spirituali? Numerosissimi sarebbero i fatti custoditi nella memoria. Nel mio cuore di giovane, le sue parole fecero proprio l’effetto di sentirmi vicino un padre che s’interessava e vigilava sulle necessità dei figli. Quanto basti per sottolineare che questo era non solo un suo stile di vita, ma una responsabilità che viveva con sollecitudine soprannaturale. n

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Dall’alto in basso: • Benedizione del Pellegrinaggio all’arrivo a Lourdes (1963); • Mons. Luigi Novarese in compagnia di un cardinale alla Grotta di Massabielle; • Mons. Novarese al Convegno di Paray le Monial (1974) con il card. Wright; • Paolo VI con mons. Novarese e sorella Myriam nell’incontro con il CVS per il Giubileo del 1975.


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DI IERI E DI OGGI

Valori del CVS

Il ruolo di Fondatore di una realtà è impegnativo. Non si tratta solo di avere un’idea, un’intuizione, ma di realizzarla, facendo in modo che l’intuizione divenga visibile e condivisa. Angela Petitti

onsideriamo mons. Luigi Novarese vero fondatore ed educatore, perché ciò che ci ha proposto è frutto della sua esperienza di vita coniugata con l’esperienza di Dio e ad essa assoggettata. I valori da lui proposti raggiungono anche l’uomo sofferente contemporaneo per continuare ad offrire motivazioni cristiane per vivere il tempo della sofferenza.

C

Il valore della sofferenza

Non c’è pagina scritta da mons. Novarese che non parli della sofferenza e del valore umano e spirituale che può assumere quando la persona la integra nella sua vita e ne trae qualcosa di positivo. Nella sua esperienza di malato, lo vediamo giovane e solo, sperduto inizialmente in un’esperienza più grande di lui. A poco a poco però lo ritroviamo accanto agli uomini ricoverati nei suoi stessi ospedali mentre reca loro vicinanza umana di qualità, conforto spirituale, animazione gioiosa della vita. Pur essendo giovane, poco più che adolescente, lo vediamo percorrere velocemente la via delle domande (Perché proprio a me? Perché la sofferenza?...) che inevitabilmente ogni uomo si pone nella sua situazione, per andare alla ricerca della via della risposta. Al perché?, sostituisce rapidamente il come? Si tratta di un passaggio pedagogico fonda-

mentale perché libera la persona dal senso di fallimento, di inutilità, di disperazione e la pone nella condizione di libertà e di creatività che dà valore e significato all’esistenza.

Il valore della libertà

Nella visione reale della vita si è liberi se ci si pone non come vittime, o individui passivi ma come interlocutori della vita, soggetti attivi, liberi di scegliere e decidere dei significati che si vuole dare all’esistenza. Si tratta di una libertà interiore più che esteriore che riguarda il pensare, il sentire

1967. Mons. Novarese con S.Ecc. Mons. Théas, vescovo di Lourdes


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za. La vita, così, è un compito di continua maturazione. La responsabilità è un valore che ci aiuta a fare i conti con la realtà, specialmente quando non ci piace, perché quando la realtà non può essere cambiata, molto invece può essere fatto per cambiare atteggiamento nei confronti di quanto avviene. Si tratta di collaborare in maniera responsabile con l’inevitabile.

Il valore della creatività

e il volere più che l’agire di fatto. La persona in ogni momento può decidere di se stessa, rifiutando ogni costrizione, anche quando le situazioni sono tragiche e gli ostacoli sembrano insormontabili perché, come affermava mons. Novarese, gli ostacoli ci sono per essere abbattuti e non per abbatterci.

Il valore della responsabilità

L’uomo è libero per essere responsabile ed è responsabile proprio del senso della sua esisten-

Quando ci si pone in modo attivo nei confronti del mondo, si scoprono risorse di creatività insperate: la capacità di aprire nuove soluzioni al di fuori di quella nota, riorganizzando continuamente la propria vita proprio mentre essa ne è ostacolata. Nell’esperienza e nella proposta spirituale e apostolica di mons. Novarese, questa prospettiva è stata molto importante per avviare nella Chiesa un cammino inedito in cui la persona disabile o sofferente trova il suo spazio, il suo posto, il suo compito assumendone in pieno la responsabilità e la bellezza.

Il valore dell’internazionalità

Oggi il Centro Volontari della Sofferenza è presente in varie nazioni e la sfida è quella di radicarne i valori in contesti culturali a volte abbastanza distanti da quelli europei. La realtà internazionale è anche verifica della profondità del carisma: se si colloca, come ben sappiamo, nelle radici delle Chiesa, là dove troviamo piantata la Croce di Cristo, allora queste radici non possono che riguardare il mondo intero. Non possiamo dimenticare lo sguardo mondiale del Fondatore: là dove c’è un uomo che soffre, là sarebbe andato lui a portare la Vita di Cristo e la speranza. Se, con la Beatificazione di mons. Novarese, giungiamo ad una meta bella e importante, non possiamo non pensare che lui stesso avrebbe considerato questo evento non come un punto finale ma come un punto di partenza per altre mete e altre missioni nella Chiesa, dentro e fuori dall’Italia. n

In occasione della ricorrenza della beatificazione di mons. Luigi Novarese tantissime sono le iniziative a carattere locale, regionale, nazionale e internazionale svolte dai Silenziosi Operai della Croce e dai Centri Volontari della Sofferenza. Daremo ampio spazio alle diverse iniziative, facendone un resoconto più dettagliato, nei prossimi numeri della rivista. LUGLIO/AGOSTO 2012

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Il suo incontro con mons. Novarese

L’incontro di Sorella Elvira con monsignor Novarese rientra in un disegno divino. Elvira nasce a Haifa il 1 novembre 1909. Trascorre nella terra natale il tempo della sua infanzia, compiendo l’iter degli studi fino al diploma di scuola superiore. Nei vari viaggi che facevo con lei, in cerca di aiuti o per apostolato, mi raccontò che da ragazzina una notte sognò che sarebbe venuta a Roma, non si sarebbe sposata e avrebbe svolto tanto apostolato. Venne a Napoli per assistere uno zio malato (potremmo dire che iniziava il suo noviziato come “Sorella degli ammalati”, mentre monsignore come “Volontario della sofferenza”). Veramente qui racchiuso abbiamo il prototipo del futuro Centro Volontari della Sofferenza. Aggravandosi lo zio fu consigliata di portarlo in un ospedale romano. Scrisse a Mussolini, chiedendo la carità di inviare il mezzo necessario per trasferirlo, dato che lei non aveva alcuna possibilità per pagarlo. Lo zio fu trasferito a Roma, all’ospedale del Littorio, oggi S. Camillo. Lei si trovò un lavoro in banca (facilitata anche dalla conoscenza delle lingue straniere) e un appartamento per sé.

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D’INTENTI

Comunione

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Sorella Elvira Myriam è stata la fedele cofondatrice dell’Opera. Un’intensa collaborazione che ha accompagnato monsignor Novarese lungo tutto il cammino apostolico. Remigio Fusi

Dopo un po’ di tempo lo zio fu dimesso dall’ospedale perché non c’era più nulla da fare e lo accolse nel suo appartamento. Lei desiderava confessarsi, ma aveva difficoltà poiché non parlava bene la lingua italiana. Un’amica le disse di andare in una cappella di Viale Trastevere, presso delle suore, dove celebrava un giovane sacerdote che conosceva anche il francese. Andò e si presentò al sacerdote, dicendole appunto che aveva bisogno di confessarsi. Non fu un incontro

felice. Il sacerdote le rispose bruscamente: “Vada in parrocchia a confessarsi!”.


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Il motivo era che il parroco aveva proibito di confessare nelle varie chiesette sparse sul territorio. Voleva che tutti andassero in parrocchia. Don Luigi in quei tempi, dopo il lavoro in Segreteria di Stato, aiutava presso quella parrocchia. Ma il disegno del Signore si stava appena tracciando. Aggravandosi lo zio, Elvira sentì il dovere di andare dal parroco per chiedere l’aiuto di un sacerdote. Lo zio non frequentava la chiesa, non parlava con i sacerdoti... chissà che la Madonna non intervenga! Il parroco, don Cesare Polidori, non si sentiva di andare dagli ammalati, per cui chiese a don Luigi di andarci. Così Elvira si trovò davanti a quel sacerdote di Viale Trastevere. Lo pregò di attendere mentre andava a chiedere allo zio se voleva incontrarlo, ma don Luigi la seguì senza attendere. Dopo pochi minuti fece cenno ad Elvira di lasciarli soli. Lo zio si confessò, fece la Comunione. E da quel giorno volle sempre un incontro giornaliero con don Luigi, fino al mattino in cui volle prepararsi per andare incontro al Signore. Nel pomeriggio dello stesso giorno – era il 26 settembre 1943 –, infatti, si spense serenamente.

Dopo la morte dello zio, Elvira partì per Londra dove abitava una zia anziana, bisognosa di assistenza. Prima di Natale don Luigi le telefonò per farle gli auguri e invitarla a venire a Roma perché aveva un progetto da proporle. Ella tornò subito e don Luigi le presentò il progetto di dare vita ad una Associazione, i Volontari della Sofferenza. Dopo averle spiegato in cosa consisteva, Elvira accettò prontamente. Per lei si realizzava il sogno di quella lontana notte.

Il coraggio

Mi fece sempre tanta impressione il coraggio con cui affrontava le difficoltà, di qualunque genere fossero: la diffusione dell’apostolato mediante corrispondenza, visite, incontri per la ricerca di mezzi per la Casa “Cuore Immacolato di Maria”. Bussava a tutte le porte come una mendicante, non per sé ma per l’Opera. Qualche volta fu accolta: come presso la Fiat, che aiutò molto l’Associazione per la Casa “Cuore Immacolato” e la Casa “S. Giuseppe” sempre a Re, dove trovò asilo la Comunità dei Silenziosi Operai delal Croce, una volta cessato l’affitto dell’Ospizio Barbieri. La Fiat organizzò con i suoi ope-

rai malati il primo corso di Esercizi spirituali. Elvira disse addirittura al dottor Bussi, direttore della parte assistenziale, di voler acquistare una macchina, ma pagandola 100 lire al mese. Conclusione: il dottore Bussi la regalò. Avvicinò il Marchese Gereni che, dopo aver conosciuto il fine dell’Associazione le diede 2.500.000 per l’acquisto del Santuario di Valleluogo. Diversamente, invece, avvenne presso la Pirelli, dove fu messa alla porta. Ma non si scoraggiava mai. Aveva imparato alla scuola di mons. Novarese ad agire nell’umiltà fiduciosa della Provvidenza. Ebbe il coraggio di andare negli Stati Uniti per far conoscere l’Associazione e per cercare mezzi per la Casa. Partì povera e senza conoscenze, fidandosi soltanto della Provvidenza e del sostegno dell’Immacolata. Realizzava quanto Gesù aveva detto agli apostoli inviandoli in missione. Trovò accoglienza presso il card. Strictch (nella foto centrale in basso), arcivescovo di Chicago. Alla notizia della morte del card. Strictch, monsignor Novarese scrisse: “È morto un grande amico degli ammalati. Sorella Myriam, negli Stati Uniti aveva tro-


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vato un grande appoggio in questo eminentissimo porporato, il quale tanto amava gli ammalati. Un desiderio albergava nel suo cuore, lui stesso lo aveva confidato a Sorella Myriam, riunire tutti gli ammalati del mondo in un piano d’azione spirituale per la salvezza del mondo stesso. Con piacere e con amore egli aveva ascoltato il programma della valorizzazione della sofferenza secondo le basi da noi seguite. Un proposito solo era scaturito dal suo grande cuore, attuare questo apostolato non soltanto in Italia ma in tutto il mondo specialmente negli Stati Uniti. Nella sua diocesi ci ha approvato e benedetto. Non contento ha voluto presentarci in altre Diocesi, affinché potessimo ovunque iniziare le basi dell’apostolato”. L’impegno di sorella Elvira durò sei mesi. Parlò in tante Diocesi in varie televisioni. Tornò stanca ma gioiosa per i frutti. Dette inizio al CVS in varie zone, tanto che nel 40° di apostolato alcuni furono presenti a Roma. Raccolse anche parecchi soldi.

Rispetto vicendevole

I primi anni della mia vita comunitaria ho tanto viaggiato con loro in macchina o in treno. Eravamo soli. I discorsi volgevano sem-

Myriam pre sull’apostolato, sulle iniziative da realizzare. All’inizio il dialogo non sempre aveva la medesima veduta. Discutevano, affrontando le varie diversità di vedute con semplicità, fino ad arrivare alla medesima conclusione. Una volta approvata un’iniziativa era lei a lanciarla tramite la rivista l’Ancora. Ogni mese la rivista ospitava infatti la sua rubrica. Spronava alla realizzazione, ne dava le giuste indicazioni sul modo di superare le difficoltà. E le iniziative per procurare aiuti per la casa erano tantissime e sempre nuove: bollino ferma busta, sottoscrizioni, raccolta di carta straccia, buste per la raccolta, mobilitazioni generali ecc. Anche i Convegni nazionali o internazionali nascevano da un dialogo. E soltanto se la decisione era unanime, si realizzava. Le lettere indirizzate a tutti i membri dell’Associazione erano frutto di comunione. E monsignore lo sottolineava sempre all’inizio o alla fine della lettera: “Scrivo oppure ho scritto, d’accordo con Sorella Elvira”. Nonostante le diversità di carattere e di formazione avevano un rispetto vicendevole meraviglioso. Mai ho sentito darsi del tu. Mai ho sentito alzare la voce, anche se alle volte l’irruenza di so-

Di ritorno dalla Terra Santa, desidera farvi partecipi della Sua gioia per essere ritornata, dopo 26 anni, nella terra ove è nata, ed assicurarvi che nei luoghi in cui vissero Gesù e Maria ha pregato per ognuno di voi. A Gerusalemme, sulla roccia che è stata testimone dell’agonia di Gesù, il Padre della nostra Associazione, unitamente ai nostri due fratelli don Pino e don Remigio, ha concelebrato ed offerto il santo sacrificio della Messa per tutti gli iscritti al nostro Centro Volontari della Sofferenza, per tutti abbiamo chiesto grazie e benedizioni. Il Golgotha poi è stato il luogo delle nostre meditazioni [...] Come avrei voluto che foste tutti con me per rivivere e gioire assieme a me la vita apostolica di Nostro Signore Gesù Cristo! Il ritorno come al nostro arrivo ad Haifa, è stato benedetto dalla Madonna, Regina del Monte Carmelo. [...] La gioia più grande, però, l’ho provata, quando un

rella Elvira richiedeva un richiamo. Se era necessario non glielo risparmiava. Sono stato testimone anch’io. Ma poi tutto filava in armonia. Monsignore sovente ci ripeteva: “Se non avessi incontrato sorella Elvira non avrei fatto quello che ho fatto. Io ero in ufficio alla Segreteria di Stato e il tempo per seguire tutte le iniziative non lo avevo. Faceva tutto lei”. Il loro amore vicendevole era una grande testimonianza. Ricordo un giorno a Re, Sorella Elvira, dopo essere stata a letto per alcuni giorni a causa di un infarto, scese in refettorio in carrozzina. Monsignore iniziò la preghiera


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benefattore della nostra Associazione ci ha detto di voler costruire e regalarci una casa anche a Gerusalemme. Casa che verrà chiamata “Mater Misericordiae” capace di 50 posti letto e che sorgerà a Betania; il luogo ove proprio Gesù si recava a visitare i Suoi amici: Lazzaro, Maria e Marta. Scopo della casa sarà di ospitare Sacerdoti cattolici, anziani ed ammalati ed anche quelli appartenenti ad altre chiese cristiane senza alcuna distinzione. Ci saranno anche camere per ricevere piccoli gruppi dei nostri iscritti che vorranno andare colà per corsi di esercizi spirituali e visita ai luoghi santi. Come vedete la Divina Provvidenza sta pensando ad una nuova svolta del nostro Centro.

Cappella ed Aula Magna

Ora un’altra notizia che sarà di soddisfazione per tutti. I lavori per la costruzione della Cappella ed Aula Magna fervono e sono in pieno svolgimento. Il cantiere ha ripreso con tutta forza e gli operai sono contenti di poter vedere gli ammalati che si trovano

prima di pranzo e i suoi occhi si riempirono di lacrime. Non parliamo, poi, di Sorella Elvira quando Monsignore non stava bene. Alla scuola di Monsignore, suo padre spirituale, aveva imparato a pregare. Le piaceva stare in adorazione davanti al Santissimo. Dopo la Comunione si raccoglieva con la testa fra le mani e non si accorgeva più di quanto la circondava. Nei lunghi viaggi le piaceva far scorrere fino all’infinito la corona del Rosario. Il suo entusiasmo, l’amore con cui viveva la sua Consacrazione, il desiderio di diffondere l’apostolato, la preoccupazione di vivere

a Re, testimoni del loro lavoro fatto con tanta sollecitudine ed amore. Ci auguriamo di poter fare l’inaugurazione per il 1974, vale a dire dopo tredici anni dall’inizio dei corsi. Un grazie sentito alle ditte Buzzi e Marchino di Casale Monferrato per i cento quintali di cemento regalato, come pure grazie a Franca Papa che ha provveduto a farci avere altri cento quintali di cemento, tende varie per le due case di Casale Monferrato e Lourdes. […]

fedelmente le linee associative la rendevano esigente verso sé e verso gli altri, specialmente dopo la morte di Monsignore. Certi suoi interventi, dovuti anche al suo carattere forte ed impulsivo, visti superficialmente o da chi non la conosceva bene, potevano anche non essere compresi. Al momento, chi era toccato, rimaneva pure male. Ma chi la conosceva bene sapeva che era spinta dal desiderio di formare tutti sullo stile del Padre Fondatore. Si preoccupava che non venissero fraintese le linee statutarie o gli insegnamenti di Monsignore. Non faceva sconti, non accettava compromessi. Non temeva di par-

A voi tocca ora aiutarci materialmente e spiritualmente per il compimento dell’opera. La Madonna benedica tutti quelli che coopereranno a fare sì che la Cappella e l’Aula Magna siano terminati per il 1974. Chi desidera farci avere la sua offerta di preghiera oppure di mezzi: cemento, ferro, denaro, scriva a me in Via dei Bresciani 2, 00186 Roma; sarò ben lieta di rispondere ringraziando e pregando per gli offerenti. (Dall’Ancora, Aprile-maggio, 1973, pp. 12-14)

lare di responsabilità anche ai Cardinali e ai Vescovi, durante le sue relazioni ai Convegni internazionali. Durante il Convegno di Pompei, nel 1979, così si rivolse loro: “Permettete, Eminenze Cardinali e Vescovi, che siete stati posti da Dio a reggere e governare la Chiesa, che un’umile sorella vi affidi il desiderio di tanti ammalati, perché possiate vedere come possa essere inserito nei vari Catechismi, nella Luce del Mistero Pasquale di Cristo, il problema della Croce, della vocazione alla sofferenza e dell’apostolato specifico dell’ammalato nell’ambito pastorale della Chiesa locale”. n


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nel

7 ottobre 1957

novembre 2011 il Comune di Foligno (Perugia) ha dedicato una via a Luigi Novarese. Un tratto di strada che unisce la chiesa di San Paolo al nuovo ospedale di San Giovanni e che incontra, non a caso, un’altra via intitolata a un pontefice: Giovanni Paolo II. Vogliamo partire da qui, dal riferimento a questo evento così significativo, per fare una breve riflessione sulla biografia di Monsignore. E per sottolineare quanto intenso e fecondo di opere sia stato il rapporto che lo legò ai cinque pontefici che lo accompagnarono lungo la strada dell’apostolato. Cinque Papi (Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II) che sono stati pastori e maestri di spiritualità, ma che hanno manife-

A SCUOLA Cinque Papi

dagli ammalati

Il rapporto di monsignor Novarese con i pontefici che ne riconobbero il carisma e approvarono l’apostolato – Da Pio XII a Giovanni Paolo II, una storia di attenzione, incoraggiamento e grande amicizia. Mauro Anselmo

stato più volte a don Luigi ammirazione e amicizia. Quando Novarese, nell’indimenticabile giornata del 7 ottobre 1957, raduna davanti al Pa-

pa settemila ammalati in barella e in carrozzella nel cortile Belvedere all’interno della Santa Sede, Pio XII si rende conto che quel sacerdote sta rivoluzio-

19 marzo 1959. Il saluto di mons. Novarese a Papa Giovanni XXIII nell’incontro con gli ammalati a San Pietro 38

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7 ottobre 1957. Pio XII e i 7 mila ammalati radunati nel Cortile Belvedere in Vaticano. 1959. Giovanni XXIII si intrattiene con gli ammalati

nando la pastorale della salute. È in questa occasione che Pacelli, in un discorso memorabile, sottolinea il valore degli ammalati: “Voi non siete inutili, diletti figli e figlie. Quando i sofferenti pregano fanno quasi violenza al cielo, costringono, per così dire, il Cuore di Gesù ad esaudire le loro richieste. E scendono le grazie sul mondo, torna la luce, torna l’amore, rinasce la vita”. È la strada percorsa da Novare-

se. Le sue intuizioni sul significato evangelico del dolore, sull’apostolato, sulla formazione spirituale degli infermi, diventano oggetto di attenzione da parte dei pontefici e parte significativa della loro catechesi. Basti ricordare i discorsi di Giovanni XXIII. Di origini contadine e devotissimo alla Vergine come Monsignore, Angelo Roncalli, nell’udienza del 19 marzo 1959, incontra cinquemila ammalati riuniti nella Basilica di

San Pietro. E fin dai primi interventi del suo magistero, sottolinea il significato della sofferenza: “Noi facciamo sì assegnamento sulle preghiere di tutti i fedeli, ma ancora di più contiamo sulla santa sofferenza che, unita alla Passione di Gesù, darà la massima efficacia all’opera dell’uomo”. Il successore di Giovanni XXIII è Paolo VI. Don Luigi lo conosce bene. È stato Giovan Battista Montini a chiamarlo al lavoro

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nella Segreteria di Stato Vaticana, a fargli sentire, nei momenti di difficoltà, la sua amichevole presenza. In quindici anni di pontificato, tanti sono gli interventi di Paolo VI sull’apostolato degli ammalati, tanti i messaggi, le lettere, gli scritti, che sarebbero necessarie parecchie pagine per ricordarli tutti. Gli infermi, per il Papa, sono “i cari tesori” della Chiesa. “Voi, Volontari della Sofferenza, non

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rifiutateci il vostro prezioso dono di preghiera e di sacrificio. Noi ne faremo tesoro davanti al Signore; e siamo sicuri che voi, voi stessi per primi, ne avrete merito e ricompensa” (26 maggio 1968). Troppo breve (26 agosto - 28 settembre 1978) è il pontificato di Giovanni Paolo I per permettere ad Albino Luciani di approfondire il legame di stima che aveva instaurato con Monsignore. Come vescovo di Vittorio Ve-

neto predicò a Lourdes, nel 1964, durante un pellegrinaggio organizzato da don Luigi. E come patriarca di Venezia, nel settembre 1977, tenne una relazione al Congresso sacerdotale di Pompei promosso dalla Lega Sacerdotale Mariana. Di tutt’altro spessore è il legame che unì Giovanni Paolo II a Monsignore. Un legame profondo, ispirato dall’ammirazione che Wojtyla nutriva per Novarese. Nel primo messaggio Urbi


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Paolo VI incontra gli ammalati del CVS in occasione del XX di apostolato

et Orbi, pronunciato nella cappella Sistina il 17 ottobre 1978, il Papa polacco rivolge agli ammalati una richiesta: “L’indegno successore di Pietro ha un grande bisogno del vostro aiuto, della vostra preghiera, del vostro sacrificio, e per questo umilissimamente vi prega”. È Wojtyla, nel 1992, a istituire l’11 febbraio come “Giornata mondiale del malato” ed è lui il primo pontefice a dedicare al tema del dolore un documento che monsignor Novarese non esitò a definire “la grande carta” della valorizzazione della sofferenza. La lettera apostolica Salvifici Doloris, pubblicata l’11 febbraio 1984, festa della Madonna di Lourdes, è un testo di grande impegno dottrinale che incardina il mistero del dolore su una solida base teologica e spirituale. I rapporti fra Giovanni Paolo II e Monsignore sono stati intensi. da sinistra a destra: Paolo VI e il CVS in Vaticano per il Corpus Domini del 1971; Mons. Albino Luciani (inginocchiato in primo piano) il futuro papa Giovanni Paolo I, pellegrino d’eccezione con la Lega Sacerdotale Mariana a Lourdes

Tanti i messaggi e i discorsi, che è difficile farne una sintesi. E tuttavia, più che le carte e le testimonianze, è una fotografia scattata nel 1983 a rendere evidente il legame di affetto che univa i due personaggi (riprodotta a p. 14). Il Papa e Monsignore si abbracciano: il successore di Pietro afGiovanni Paolo II e Sorella Myriam all’Udienza del CVS di Napoli del 17 giugno 1995

ferra delicatamente il capo di don Luigi e lo bacia sulla fronte. Dopo la scomparsa di Novarese, il 6 settembre 1997, intervenendo al cinquantenario del CVS al Palaghiaccio di Marino (RM), Giovanni Paolo II lo ricordò così: “Egli è spiritualmente presente fra noi e sicuramente continua ad accompagnare dal Cielo quest’opera, sgorgata dal suo cuore sacerdotale”. n

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Renato Raffaele Martino Omelia del Cardinale

Presidente della Commissione per l’Alta Direzione dell’Almo Collegio Capranica in occasione della Festa di Sant’Agnese

21 gennaio 2012

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arissimi Capranicensi, Alunni ed Ex Alunni, e carissimi Amici venuti nella nostra casa per l’amata celebrazione di Sant’Agnese, buona festa a tutti voi! La presente comunità interna del Collegio ha ancora negli occhi l’incontro di ieri con il Santo Padre. La Sua paterna parola riecheggia ancora nel nostro cuore e ci introduce amabilmente nell’ascolto liturgico del Vangelo di questa Eucaristia.

Il tesoro e la perla

Le parabole evangeliche, proclamate nella festa della nostra Patrona, insistono sulla forza della ricerca costante e sul coraggio finale della rinuncia, che hanno segnato la vita di Sant’Agnese. La forza della rinuncia del mercante, che, per la perla più bella, lascia le molte di minor valore, si manifesta soprattutto nel martirio di Agnese. La testimonianza del sangue è una decisione finale della vita in cui, con generosità radicale, la Santa gioca tutta la propria vita e la propria persona in un dono totale al Signore ed ai fratelli. La fede e l’amore conducono la

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mite Agnese ad un gesto estremo di speranza. L’essere in relazione con Cristo, il mantenere senza tentennamenti l’amicizia sponsale con Lui valgono più di tutte le altre ricchezze raccolte nella sua giovane esistenza. Per la perla della comunione ininterrotta con il Signore, Agnese rinuncia a tutto quello che ha realizzato in precedenza. Per acquistare la totalità della vita e la pienezza dell’amore cristiano, Ella rinuncia a ciò che aveva di bello, come il suo corpo, la sua bellezza, la giovinezza, la gioia del vivere terreno, la possibilità di costruirsi un futuro appagante. Il coraggio della ricerca prolungata e instancabile, che segna il vissuto dell’agricoltore della parabola evangelica, nella vita di Agnese, si manifesta soprattutto nella sua scelta della verginità. Agnese, perciò, è grande non solo per il gesto finale dell’offerta di sé nel martirio che le viene proposto e, in certo senso, im-

posto dagli eventi e dai disegni di Dio, ma anche per una sua decisione precedente. La decisione della verginità è certamente la risposta ad una vocazione che Agnese ha ricevuto. Al tempo stesso, però, è anche evidente che la vita nella verginità si realizza soltanto con una costruzione continua e progressiva, in cui Agnese ha intessuto tante decisioni settoriali, tanta energia ascetica, iniziata ed attivata da una meditazione profonda e spirituale della Parola evangelica. Il carisma di Sant’Agnese si gioca appunto nel circolo virtuoso tra l’apice del martirio e la pro-


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Onorio Marinari: “Sant’Agnese”

gressiva salita alla santità nella scelta della Verginità per Cristo e per la Chiesa.

Testimonianza pubblica coraggiosa e interiorità trasparente

Nella stupenda figura della nostra celeste Patrona, noi Capranicensi contempliamo, in modo speciale, la necessità di essere forti quando la vita ci viene incontro con le sue costrizioni talvolta severe e dure. Da Agnese impariamo anche che contare solo sul coraggio finale per rendere preziosa l’esistenza, forse non è sufficiente. Chi vuole essere capace di una testimonianza veramente generosa, deve prepararsi ogni giorno, trasfigurando e qualificando con tratti di maggior valore la propria vita. Solo chi si è trasfigurato davvero, nella quotidianità del rapporto con se stesso e con gli altri, può essere capace di affrontare adeguatamente i momenti più alti e difficili. Il martirio di Agnese poggia e si innalza sulla sua precedente scelta di verginità, con il conseguente e prolungato stile di vita limpida e trasparente. Non solo il martirio, ma anche la verginità stessa è un tesoro, che Agnese ha saputo cogliere, con scelta

energica quando, forse all’improvviso, si è presentata nei suoi pensieri e nella sua preghiera. Come l’agricoltore, che lavorava al campo non ha lasciato perdere l’inatteso ritrovamento del tesoro, così la giovanissima Agnese, trovando nel suo cuore il desiderio della verginità per Cristo, non l’ha soffocato. Al contrario, ha fatto spazio a questa possibilità, rinunciando ad altre cose, ed ha fatto crescere con cura quotidiana questo stile eroico, veramente cristiano. Carissimi Capranicensi, anche noi dobbiamo avere nella nostra vita cristiana e sacerdotale il dinamismo della perla e del tesoro. Dobbiamo essere capaci di andare alle conseguenze estreme della nostra fede, testimoniandola fino in fondo con le nostre scelte. Quando questo ci viene richiesto, è necessario che afferriamo la perla rinunciando a tutto il resto, fino al sangue. Le dimensioni della nostra testimonianza, infatti, sono dettate anche dalle situazioni che si formano intorno a noi e non

possiamo e non dobbiamo ritirarci, quando queste situazioni si fanno pesanti e più costose, anche di quello che avevamo previsto. Al tempo stesso, dobbiamo curare quotidianamente la nostra vita, senza sbavature e imprecisioni, perché la qualità della nostra persona sia proporzionata davvero alla dimensione del nostro ministero. Per questo, occorrono preghiera fedele, semplicità e trasparenza in ogni rapporto, calore di fraternità coltivata e amicizia gratuita. Cura quotidiana della nostra interiorità e testimonianza pubblica senza sconti sono per Sant’Agnese, come anche per noi, due dimensioni intrecciate, sulle quali distendere e sviluppare la nostra vita.

La schiera dei santi presbiteri agnetini

In questo orizzonte di pensieri, spinto dall’avvenimento storico della prossima proclamazione di quello che sarà «il primo Beato della storia capranicense», vorrei riprendere il discorso, iniziato nell’omelia per la solennità di Sant’Agnese nel primo anno della mia presidenza della Commissione episcopale per il Collegio Capranica (21 gennaio 2010). Era allora in corso «l’anno sacerdotale», ed avevo suggerito di ripensare, con sano orgoglio, alla nostra specifica tradizione di “santità presbiterale capranicense”.

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Ripercorrendo le vicende dell’ultimo secolo, elencavamo allora: • i Papi Benedetto XV e Pio XII; • il Cardinale Luigi Traglia e l’Arcivescovo Enrico Bartoletti, tra i primi componenti della Commissione Episcopale del Collegio; • altri protagonisti della carità del calibro di Don Pasquale Uva e di Monsignor Luigi Novarese, • preti tipicamente romani come Pirro Scavizzi e Giuseppe Canovai; • eccezionali educatori di giovani come Edward J. Flanagan della «città dei ragazzi»; • formatori sacerdotali come Monsignor Michele Cosenti-

no e Monsignor Cesare Federici, che fu rettore del Collegio dal 1930 fino alla fine del Concilio Vaticano II. A questo elenco, sono da aggiungere almeno due altri nomi importanti e un po’ più antichi. Il primo è quello del Venerabile Padre Paolo Cappelloni (nato nei 1777 e morto nel 1857), romano, arrivato diciassettenne in Collegio ed entrato dieci anni dopo nella ricostituita Compagnia di Gesù. Padre Paolo Cappelloni sviluppò un apostolato di predicazione e di direzione spirituale che, da Ferentino e dalla chiesa del Gesù Nuovo di Napoli, lo rese famoso in tutta Italia. Il secondo nome, che aggiungo oggi, è quello del Servo di Dio Monsignor Adriano Zecchiuni (nato nel 1850 e morto nel

1921), anch’egli romano, che, durante gli anni del Collegio, seppe coltivare doti di interiorità e di pietà, arricchendole con la dedizione allo studio e con una notevole capacità di giudizio. Alla sua morte, l’Osservatore Romano lo lodò, raccontando come avesse speso «tutta la sua vita nel ministero del confessionale con rara dolcezza, prudenza, amabilità». Forse potremmo dare a questi nostri eminenti presbiteri capranicensi, accomunati dalla intensa devozione alla nostra Patrona, il nome di “Santi presbiteri agnetini”.

L’imminente beatificazione di Monsignor Luigi Novarese

Oggi, però, il nostro specialissimo ricordo va, con gioia affettuosa, a monsignor Luigi Novarese, nato a Casale Monferrato nel 1914 e morto a Rocca Priora nel 1984, alunno delliAlmo Collegio Capranica dal 1934 al 1938. Alcune settimane fa, la Commissione Cardinalizia ha riconosciuto l’autenticità di un miracolo da lui impetrato; di conseguenza, il Santo Padre ne ha già stabilito la beatificazione. Avremo, così, il primo Capranicense onorato con il titolo di «Beato». Monsignor Luigi Novarese ha lavorato a lungo presso la Segreteria di Stato in Vaticano (1942-70), ma soprattutto, come sacerdote, ha dedicato la vita agli ammalati, insegnando loro a pensare ed a vivere in modo nuovo la malattia ed il proprio ruolo spirituale. Per rispondere alle attese della


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società moderna e per cooperare all’azione evangelizzatrice della Chiesa, con coraggio convinto, si è preoccupato anzitutto di annunciare Cristo ai sofferenti e, in suo nome, si è chinato sulle infermità umane, facendo sperimentare il conforto dell’amore di Dio ed il calore della famiglia ecclesiale, specialmente ai malati ed a quanti versano in difficoltà. Con senso di grande concretezza pastorale, ha dato inizio ad Associazioni, quali: la Lega Sacerdotale Mariana per soccorrere alle necessità dei sacerdoti malati e bisognosi, i Volontari della Sofferenza, i Fratelli degli Ammalati, i Silenziosi Operai della Croce. Ha fondato case di cura, centri di assistenza, laboratori per disabili. Già negli anni Cinquanta, con grande anticipo sui tempi, ha ideato e realizzato la prima casa di esercizi spirituali per disabili, che ancora oggi rimane l’unica di questo tipo nel mondo. In un’omelia per la festa di Sant’Agnese, Monsignor Novarese, in relazione con la figura della nostra Patrona, diceva ai

suoi figli spirituali: «Questo è il tempo della prova, non il tempo della paura. [...] Attraverso le prove, emerge l’identità dei credenti. La prova è come il crogiuolo: genera una coscienza più limpida, più forte, capace di martirio, per dire che Dio è la potenza dell’amore. La prova è il tempo dei martiri, dei testimoni coraggiosi, disposti a sfidare l’emarginazione pur di restare fedeli al Vangelo delle beatitudini».

Conclusione: il senso di questi nostri ricordi e qualche saluto

Nel giorno in cui festeggiamo Sant’Agnese, rivolgiamo il nostro sguardo anche alla vita eccellente di Monsignor Novarese e degli altri eminenti presbiteri capranicensi, cresciuti nella devozione e nell’amore alla nostra celeste Patrona. Sulla loro scorta e su quella di Sant’Agnese, vogliamo anche noi scegliere la “perla” preziosa del Regno di Dio ed il “tesoro” della Parola evangelica fatta carne nella nostra vita concreta. Per intercessione di Santa Agnese, chiediamo di poter

seguire l’esempio dei “grandissimi” della nostra famiglia capranicense, per ottenere altrettanta forza, speranza ed inventiva nel nostro cammino pastorale a servizio della Chiesa. Concludo con un saluto speciale agli Ex alunni, venuti a celebrare con noi un loro particolare anniversario. I loro nomi saranno elencati dal Rettore nella preghiera dei fedeli. Dico grazie agli Alunni per aver preparato per noi, un commovente scenario, fraterno e splendido, di canti e di bellezza, che sono utile sostegno alla nostra preghiera. Grazie a tutti gli Amici; la loro presenza ed il loro affetto al Collegio, contribuiscono a queseatmosfera che ci rigenera. Sappiano che, in tante parti del mondo, ci sono Capranicensi, che oggi si radunano insieme, per celebrare, anche se lontano dalla sua casa, la nostra celeste Patrona. Anche a questi inviamo un augurio ed un saluto affettuoso.

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La Lega Sacerdotale Mariana 1943 maggio 2013

Compie 70 anni Antonio Giorgini

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onsignor Novarese aveva solo 29 anni quando la fondò la Lega Sacerdotale Mariana. Ma aveva già avuto esperienza delle difficoltà dei sacerdoti nel loro cammino sacerdotale. La sua esperienza personale era stata molto forte. Il giorno della sua ordinazione e prima Santa Messa (a Roma), nessun parente fu presente. Nell’immaginetta-ricordo della sua Ordinazione e prima Santa Messa scrisse infatti un versetto del Salmo 26: “Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto” (Sal 26,10). Veramente i genitori erano già in Paradiso, ma fratelli e sorelle erano sparsi nel mondo. La solitudine del

sacerdote può essere, specialmente in qualche circostanza, una situazione pesante. Mons. Novarese, a servizio della Santa Sede nella Segreteria di Stato, ebbe, da parte del suo Superiore mons. Giovan Battista Montini, degli incarichi un po’ speciali: portare la carità del Papa in alcune Diocesi italiane molto in difficoltà. Attraversò per questo varie volte il fronte militare (eravamo in piena guerra mondiale) per raggiungere questo o quel vescovo e consegnargli la carità del Papa: era particolarmente precaria la situazione dei sacerdoti. Monsignore toccò con mano il disagio dei sacerdoti, e pensò come aiutarli in modo continuato: difficoltà fisiche, A sinistra: Pellegrinaggio a Lourdes, 1960. A destra: Mons. Luigi Novarese con il cardinal Fernando Cento. Nella pagina accanto: Lourdes, 30 luglio 1960: “Ora Mariana”: i sacerdoti, con le braccia in croce accettano la propria sofferenza per il Concilio Ecumenico

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spirituali, di salute, di solitudine; pensò ad un’Associazione per loro: la Lega Sacerdotale Mariana. Quando nel 1993 fu celebrato a Roma il 50° di fondazione della LSM in occasione del 7° Convegno Sacerdotale Internazionale – Monsignore era morto già da nove anni – il Papa Giovanni Paolo II volle sottolineare anche una motivazione evangelica che era ben chiara nella mente del nostro Fondatore che aveva dato alla LSM un motto significativo: “Cum Maria in caritate Christi” (“Con Maria nell’Amore di Cristo”), pensato nella visione di Maria e di Giovanni ai piedi della Croce. Giovanni Paolo II nel Convegno di Roma, la presentò così:


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«La Lega Sacerdotale Mariana affonda le sue radici in una particolare devozione alla Madre di Dio. Giovane sacerdote, don Novarese, meditando sul ruolo di Maria SS.ma nel Collegio apostolico, pensò ad un Sodalizio in cui la condizione di sofferenza e la devozione mariana potessero essere come leve su cui far forza per promuovere la configurazione sacramentale del Presbitero a Cristo, Sommo Sacerdote “cum Maria in caritate Christi”». Ma come arrivare a tutti i sacerdoti del mondo per dare ad essi un sostegno serio e continuato? Nel 1947, tre anni dopo, pensò di affiancare ai sacerdoti persone molto serie ed impegnate, che non li avrebbero mai criticati, ma sempre sostenuti: gli ammalati che Egli chiamò “Volontari della Sofferenza”, i quali avrebbero sostenuto i sacerdoti con la preghiera e la sofferenza e avrebbero raccolto accanto a loro, se fosse stato possibile, tutti gli ammalati della parrocchia ponendoli in un atteggiamento di impe-

gno di santificazione e di apostolato: “L’ammalato per mezzo dell’ammalato”. Il Pellegrinaggio a Lourdes fu istituito da mons. Novarese nove anni più tardi, giugno 1952, quando i disastri della guerra erano abbastanza riparati. L’Immacolata di Lourdes avrebbe completato l’opera in ciascun sacerdote e in tutta l’Associazione. Dal 20 al 27 luglio p.v. il pellegrinaggio raggiunge la sua 61° edizione. Ma quest’anno, ai piedi della Grotta, dobbiamo dire un duplice “Grazie”: • grazie per la continuità del Pellegrinaggio annuale, senza interruzione, • grazie perché, guidato dallo Spirito Santo e da Maria SS.ma, mons. Luigi Novarese, ha iniziato la sua Fondazione con i sacerdoti. Certamente perché ne vide fra di loro molti in condizione di sofferenza fisica e morale, di solitudine, di

povertà..., e desiderò che si creasse fra i sacerdoti solidarietà e sostegno: “Uniti con Maria nell’amore di Cristo”. Mi pare però che nello sviluppo dell’Opera i sacerdoti dovevano avere un ruolo fondamentale, proprio nei confronti degli stessi ammalati: – dovevano proprio i sacerdoti offrire ai malati Grazia e consolazione mediante i Sacramenti, – dovevano essi offrirsi come guida spirituale da attingere dalla Parola di Dio e portarli alla pratica delle virtù, anche eroiche e guidarli alla santità: come in realtà è avvenuto nella storia dei Volontari della Sofferenza, dei Fratelli degli ammalati e degli stessi Silenziosi Operai della Croce. Ecco il ruolo fondamentale della Lega Sacerdotale Mariana che quest’anno metteremo a Lourdes nelle mani dell’Immacolata e di mons. Luigi Novarese. n

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Alcune testimonianze di persone che vivono pienamente il carisma di mons. Novarese

GLI AMMALATI dicono di lui... Paolo Marchiori CVS Brescia

Quello che ha voluto imprimere monsignor Novarese, è stato il fatto di dare un senso alla vita sofferente di noi ammalati, partendo da quello che eravamo, oggetti di carità, e rendendoci consapevoli di essere soggetti di azione per tutti, anche per chi ci vuole male. Noi dobbiamo pregare e offrire la nostra sofferenza anche a chi non capisce, non solo a chi ha bisogno, ma anche a chi nutre sentimenti negativi nei nostri confronti. Credetemi, questo ci dà gioia e ci avvicina alla Croce, perché alla fine anche noi siamo troppo umani.

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Dobbiamo essere consapevoli che Dio non ci porta via la malattia, ma che ce la fa vivere con gioia, con serenità e ci da la possibilità, dal momento in cui non possiamo più muoverci, di aiutare gli altri. Io che ho bisogno di tutto, a volte riesco a portare un sorriso a chi è più triste di me. La gioia, la vostra gioia sta nel non fermarvi ai limiti del vostro fisico. Abbiamo tutti dei doni, delle potenzialità. Ascoltandoci dentro riusciamo a capire che cosa fare per gli altri. E quando riusciamo a fare qualcosa per gli altri, a portare un sorriso, la nostra vita diventa una gioia, anche nella sofferenza. Dobbiamo mettere a disposizione quello che possiamo e,

credetemi, lo possiamo fare tutti e questo ci dà la gioia di portare noi stessi ad amare sempre di più e, soprattutto, arriva Lui ad aiutarci a portare la Croce. In termini semplici, Gesù scende dalla sua Croce e ci dà una mano a portare la nostra di Croce. Così sentiamo più leggera e diamo un senso a quello che stiamo vivendo. Questa vita, è breve. La sofferenza che ci sembra infinita, nei confronti dell’eternità della vita vera, della gioia della vita, è poco. Se riusciamo a capire questo, se riusciamo a vivere la nostra sofferenza alla grande, non la esaltiamo, ma vedremo in essa il senso che ci avvicina di più a Gesù e ci aiuta a sentirlo di più nei nostri


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cuori, quando vediamo una persona che soffre, c’è Cristo e se noi riusciamo a farla sorridere, facciamo qualcosa di bene.

Marco Pellacani CVS Modena

Ho conosciuto mons. Novarese solo nel mio spirito, proprio nel momento in cui ero alla ricerca del senso della mia vita. Ero un giovane disabile (marzo 1985) quando entrai nel Centro Volontari della Sofferenza e ho sempre accolto monsignor Novarese nel mio animo perché, grazie ai suoi insegnamenti, sono riuscito a capire il senso della mia sofferenza. Grazie ai messaggi di preghiera e di penitenza dell’Immacolata a Lourdes e a Fatima che Novarese ha trasmesso, e all’insegnamento di offrire la propria sofferenza per la salvezza delle anime, Monsignore mi ha donato tutto ciò che mi mancava per capire che dovevo ricercare in me stesso una Luce limpida che solo il Signore poteva farmi vedere. La Chiesa lo riconosce beato e questo mi rende lieto. Mi auguro che questa sia la spinta per far conoscere il pensiero di Novarese a tanti ammalati che possono così diventare soggetti d’azione nella Chiesa. Le sue parole forti: “L’ammalato può salvare il mondo” mi hanno sempre coinvolto, “anch’io posso fare qualcosa, abbattere quel pietismo che non mi è mai piaciuto”, mi son sempre detto.

Liviana Siroli CVS Cesena

Diceva Novarese: “Guarda i tuoi limiti, per non illuderti. Prendi

coscienza delle risorse residue, curati, inserisciti, non sentirti oggetto, non chiuderti in te, pensa agli altri, apri loro il tuo cuore, nella comunità cristiana favorisci, incoraggia e matura questa passione di Gesù per la sua Chiesa. Non scoraggiarti, tieni duro e insisti, anche a costo di essere importuno nella Chiesa e oltre le mura, con rispetto e franchezza, anche tu sei responsabile della salvezza dei tuoi fratelli". Queste parole, nella nostra società dove il culto dell’immagine e della prestanza fisica sono diventati dominanti, attributi imprescindibili per avere “successo nella vita”, suonano davvero fuori moda. Eppure, per noi ammalati, sono parole che ci danno grande forza. Vivo ancora in carrozzina, ho alcuni disturbi e impedimenti non da poco, ma aver capito di avere uno scopo, una missione nella mia vita e anche un significato buono della mia sofferenza, mi ha sanato molto. Gesù e Maria mi stanno aiutando ad essere io stessa, forza di guarigione.

Luca Dalla Palma CVS Brescia

Ho potuto conoscere meglio la figura di monsignor Luigi Novarese durante l’ultimo pellegrinaggio a Lourdes. Mi hanno colpito due aspetti di questo grande uomo che merita la santità. Il malato ai tempi in cui è vissuto Novarese era considerato un soggetto passivo, ovviamente curato e accudito nel miglior modo possibile, ma in ogni caso rimaneva esclusivamente colui che aveva bisogno di essere assistito. Con Novarese questo punto di vista

viene ribaltato. Il malato diventa parte integrante ed attiva nella vita della Chiesa, con la sua malattia ha il compito di testimoniare, secondo le sue possibilità, il grande amore che il buon Dio nutre per tutta l’umanità. Novarese è stato l’“Apostolo dei malati”. Anche lui ha potuto sperimentare la malattia. Nonostante questo non si è fermato, ha utilizzato l’esperienza vissuta per fare del bene. Spesso invece davanti alla fatica della malattia ci si abbatte e ci si arrende.

Lully Adele Nisco

Silenziosa Operaia della Croce Monsignor Novarese ha dato una visione completamente differente dell’ammalato rispetto per esempio ai grandi santi piemontesi Cottolengo e san Giovanni Bosco, due figure immense che hanno speso la vita per prendersi cura degli altri, ma che hanno visto gli ammalati solo dal punto di vista dell’assistenza. Monsignore, invece, ha dato un impulso alla valorizzazione non solo della propria persona, della propria malattia, ma di quello che ognuno sentiva dentro e non sapeva come farlo emergere. Questa è la grande differenza, secondo me, tra lui e gli altri santi che si sono occupati degli ammalati. Lui ha visto la persona impedita, malata, disabile sotto un aspetto di dignità che forse gli altri non vedevano, ma che consideravano come un oggetto di carità e non come soggetto di azione. Ha portato una nuova mentalità, un nuovo modo di vedere e di vivere la malattia. Il sofferente non si sente più “di peso”, ma parte integrante della comunità, al pari del fratello sano. n

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Sulla via della SANTITÀ

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SEMINATORI DI SPERANZA

Volontari della sofferenza capaci di trasformare il “terribile quotidiano” in una testimonianza di Paradiso. Rispondendo all’appello della Mamma celeste attraverso il carisma di mons. Novarese, hanno riempito il “buco nero del dolore” con un gioioso “sì” d’amore.

Angiolino Bonetta Nacque a Cigole (Brescia) il 18 settembre 1948. A 12 anni passò all’Istituto Artigianelli di Brescia nella prima classe di avviamento. Ma nel primo incontro con la mamma, che andò a trovarlo, questa s’accorse che il suo ragazzo, con un aspetto stanco e emaciato, zoppicava ed aveva il ginocchio destro gonfio con dolori lancinanti. Lo portò a casa, lo sottopose a visite mediche ed il responso fu: “ostiomielite”. Incominciò così la sua Via Crucis: il medico decise l’amputazione della gamba. Portandolo in sala operatoria, la suora gli chiese: “Angiolino, hai pensato per chi offrire la tua sofferenza?”. “Sì, suora, – fu la risposta – ho già offerto tutto a Gesù per la conversione dei peccatori... e per una famiglia abbastanza cattiva ,che conosco”. Continuerà per tutta la sua esistenza terrena questa preoccupazione: offrire le sue sofferenze per la conversione. Ritornato a casa ormai da “mutilato”, gli servirono due avvenimenti: la sua presenza al Centro Volontari della Sofferenza e gli Esercizi spirituali a Re. I pochi anni che visse dopo l’operazione furono ricchi di apostolato nei suoi incontri con gli ammalati: lui, ragazzo mutilato, sapeva infondere serenità e gioia negli ammalati che avvicinava e per i quali pregava. La sua presenza a Re aveva un desiderio ardente mai soddisfatto, se non nel 1962: incontrare Monsignor Novarese. Ciò avvenne durante il corso di Esercizi. Angiolino, colpito da broncopolmonite dovuta a metastasi, incontrò Monsignore ed è mera-

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Pietro Bonfadini

viglioso il dialogo tra loro: “Angiolino, perché vuoi andare a Lourdes?”, chiese Monsignore. “Per chiedere alla Madonna la guarigione” rispose Angiolino – “E perchè vuoi guarire?”. – “Per stare con Lei, Monsignore, e lavorare per gli ammalati”. – “Ma non è più bello rimettersi alla volontà di Dio?”. “Sì, è bello, ma la guarigione posso chiederla!” – “Tu vuoi guarire, ma se la Madonna volesse servirsi di te come ammalato, avresti qualcosa da opporre?” – “Oh, niente, Monsignore. Finora ho chiesto la guarigione. Da questo momento chiederò soltanto la grazia di farmi santo: Il pellegrinaggio lo offro per le sue intenzioni”. Monsignore gli ha fatto il dono di eleggerlo Silenzioso Operaio della Croce. Pochi mesi dopo, il 28 gennaio 1963, Angiolino volò in Cielo.


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SEMINATORI DI SPERANZA

Fausto Gei

Nella primavera del1947, ritornando dall’università di Medicina, a 20 anni, non ha più forze e deve farsi portare a casa la valigetta personale dalla stazione. Entrando in casa ha solo la forza di dire: “Ecco, mamma, questo è il libretto universitario; l’università mi ha chiuso le porte. Ho la sclerosi a placche. È una malattia letale, non so quanto durerò.” Ha fatto la diagnosi su se stesso e i medici suoi docenti gliene hanno dato la dolorosa conferma. Ore buie, disperazioni silenziose e solitarie, pianti sconsolati. Poi andò a Lourdes. Le prime tre volte chiese la guarigione: La quarta volta, la rassegnazione: La quinta volta, la gioia. Ritornato da Lourdes, la sorella gli chiese: “Fausto, non sei guarito?”. Lui risponde: “Ho visto laggiù tanti peggiori di me... Senti, Maria Laura, mi presti le tue braccia e le tue gambe?... Io comincerò a dettarti ciò che dovrai far giungere ai malati”. E così fu. Ciò che Fausto non potè fare come medico, lo fece come ammalato. Dopo dieci anni di malattia non ce la fa più ad esprimersi e parla con un soffio di voce. Scrive e comunica con la sua sorella Maria Laura. Nel 1955 Fausto entra nella spiritualità del Centro Volontari della Sofferenza. Scrive la prima cartoli-

na a Mons. Novarese e confessa: “Non ho mai scritto prima per pudore...” Qualche tempo dopo: “Non voglio essere un vinto e desidero che il mio spirito trionfi sempre... Sono sempre sereno perché sono sempre contento di tutto”. Monsignore gli risponde: “Viva la sua giornata, le ore della sua giornata accanto alla Madonna Santissima. Essa che ha compreso alla perfezione il mistero della sofferenza, non mancherà di sostenerla, guidarla, renderla sempre più attivo nella sua offerta”. Fausto comunica a Monsignore l’intenzione di istituire un piccolo gruppo di ammalati, – col nome di “sofferenza serena” – in stretto contatto contatto col CVS, ma Monsignore gli risponde apertamente: “Penso che non sia il caso. Creerebbe infatti confusione tra gli ammalati”. Fausto con esemplare umiltà si rimette subito al parere di Monsignore e gli conferma: “Ho una grande fortuna nella mia sofferenza...”. Frequente è la corrispondenza tra Fausto e Monsignore anche perché Fausto entrò presto nell’Associazione di Monsignore, facendosi Silenzioso Operaio della Croce e vivendo intensamente e serenamente la valorizzazione delle sue sofferenze.

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SEMINATORI DI SPERANZA

Giunio Tinarelli

Il Papa Pio XII parlando a 7000 Volontari della Sofferenza nel Cortile del Belvedere in Vaticano, così ha definito Giunio Tinarelli: “Un operaio delle Acciaierie di Terni, colpito da artrite anchilosante, che lo rese immobile per 18 anni, morto in concetto di santità.” Giunio nacque il 27 maggio 1912. A nove anni, davanti all’altare di S. Gabriele dell’Addolorata confida alla mamma: “sai, mamma, gli ho chiesto di diventare come lui. Vorrei essere anch’io come San Gabriele”. All’inizio del ventunesimo anno di età, ecco la malattia: “Inchiodato su un letto, bloccato come una mummia e immobile come un tronco di legno; non può neppure muovere leggermente il capo”. Il suo atteggiamento: “Nella volontà del Signore è la mia gioia e la mia pace”. Nel pellegrinaggio a Lourdes del 1949 scopre l’Associazione dei Volontari della Sofferenza. Incontra di persona mons. Novarese, parla con

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lui che gli chiede a bruciapelo: “Giunio, sul treno c’è un’anima da conquistare. Sono 36 anni che non si accosta ai Sacramenti..., sei disposto a chiedere la sua conversione?”. Scrive: “Veramente la mia intenzione era di chiedere la conversione di mio padre... Dal momento che lei mi presenta un’anima, io offrirò per quest’anima. A mio padre penserà la Madonna”. Due giorni dopo Monsignore vide quell’uomo che aveva raccomandato a Giunio venirgli incontro e chiedergli di confessarlo. Un mese dopo Giunio invia a Monsignore la sua iscrizione all’Associazione Volontari della Sofferenza e più tardi entra tra i Silenziosi Operai della Croce. La formula di monsignor Novarese: “Conquistare l’ammalato attraverso l’ammalato” diventa impegno per Giunio, che in poco tempo riesce a procurare un buon numero di iscrizioni al CVS.


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Anna Fulgida Bartolacelli Nacque in una famiglia umile e povera il 24 febbraio 1928 a Rocca Santa Maria in provincia di Modena. Ebbe uno sviluppo non normale dovuto alla mancanza di calcio nelle ossa. Alta solo 60 centimetri e affetta da nanismo e rachitismo, visse i suoi 65 anni in una piccola carrozzina come un lungo calvario, ma sempre in una gioiosa serenità senza mai far trasparire le sue grandi sofferenze. Si sentiva profondamente amata dal Signore e offriva a Lui le sue sofferenze perché servissero per la riparazione dei peccati, per la Chiesa, per il Papa, i Vescovi, i Sacerdoti e per la salvezza delle anime. “Solo col dolore, scrive, posso raccogliere una collana di perle preziose per la gloria di Dio...; per avere la forza di sopportare le mie sofferenze guardo costantemente la croce di Gesù; solo il Crocifisso spiega il significato del dolore del mondo”. A Lourdes nel 1961 Anna incontra la prima volta mons. Novarese durante il pellegrinaggio dei sacerdoti malati della Lega Sacerdotale Mariana..., anche se già si dedica ai malati nella sua

diocesi. Incontra poi Monsignore a Re dove rimane conquistata dalle sue idee circa la valorizzazione della sofferenza. Domanda di essere ammessa come Sorella aggregata all’Associazione dei Silenziosi Operai della Croce ed è presentata a Monsignore con queste lusinghiere espressioni di Mafalda Gelmi: “Le dico sinceramente che Anna fa un apostolato meraviglioso nella sua sofferenza... È stata avvicinata da molti sacerdoti e tutti sono concordi che ha un’anima veramente bella e, con la sua semplicità e umil-

tà, ma con la sua grande intelligenza, riesce a portare le anime vicino al Signore”. Anna, terminato il tempo di preparazione nel 1954, diventa effettiva Silenziosa Operaia della Croce: pronuncia i voti di castità, povertà e obbedienza e commenta: “Finalmente era tutta di Gesù, mi ero donata a Lui per la salvezza mia e dei fratelli... In tutto quello che facevo, speravo solo di far contento il mio Gesù”. Gli insegnamenti di mons. Novarese saranno per tutta la vita la sua guida.

Seminatori di speranza

“Gente santa” di casa nostra: Angela Negri, “una bella faccia tosta”; Giuno Tinarelli, “macinato come un chicco di frumento”; Marisa Brizioli, “lacrime di solitudine”, Angiolino Bonetta, “moto perpetuo”; Anna Fulgida Bartolacelli, “scherzo della natura o perla preziosa?”; Sesto Gentiletti, “solo fiori di campo”; Cristiano Pavan, “el strasson de la Madona”; Margherita Quaranta, “stella alpina tra le risaie”; Mario Capone, “un germoglio tra le spine”; Fausto Gei, “a vent’anni incontra il dolore”. Rispondendo all’appello della Madonna attraverso il carisma di mons. Novarese, questi dieci compagni di cordata “hanno lasciato una traccia d’amore incisa nella storia di tante anime”. Dieci avvincenti profili di uomini e donne, giovani e ragazzi, che hanno trasformato gioiosamente “il buco nero del dolore” in una testimonianza di paradiso santificando “il terribile quotidiano” attraverso la professione di un SI d’amore che li ha resi “volontari della sofferenza” e seminatori di speranza. L’autore, Felice Moscone, è stato vicario generale della Diocesi di Casale Monferrato, pubblicista e scrittore nonché direttore della Congregazione diocesana delle “Figlie di N. S. di Lourdes” e assistente del Convegno “Ven.le Maria Cristina di Savoia”. Il testo può essere acquistato nelle librerie o richiesto alle Edizioni CVS – Via di Monte LUGLIO/AGOSTO 2012 53 del Gallo 105 – 00165 Roma – 06 39674243 – editoria@sodcvs.org


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Beati quelli che sono

nel pianto

Dopo aver affrontato e superato le tentazioni nel deserto, Gesù inaugura la sua vita pubblica con l’annuncio del Regno e comincia a declinarne tutte le sfumature, ai discepoli che lui ha scelto e chiamato, e a chiunque lo voglia ascoltare.

Ci sono dei discorsi pronunciati da uomini che hanno fatto la storia e che sono rimasti memorabili nel cuore di gente che, a distanza di anni, si ritrova in parole che appartengono, a volte, ad epoche molto distanti. Anche Gesù pronuncia un discorso memorabile, il suo discorso di insediamento. Non lo fa però in una sinagoga, o al cospetto di potenti, ma seduto sull’erba fresca, su di un monte, e parlando a uomini semplici e per niente famosi. Mt 5, 1-4: “Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati”. Del discorso di Gesù sul monte prendiamo in modo particolare l’affermazione rivolta a coloro che sono nel pianto e che saranno consolati. Questo versetto, infatti, è caro alla nostra spiritualità e sicuramente ha ispirato il nostro Fondatore, il venerabile Luigi

Angela Petitti

Novarese, a farsi prossimo di ogni persona che soffre. Vedendo le folle. Chi seguiva il Signore Gesù negli anni della sua predicazione sulla terra? Il vangelo ci descrive un pubblico composto il più delle volte da zoppi, ciechi, muti, sordi, lebbrosi, peccatori, ammalati fisicamente e spiritualmente. Queste persone sentivano di essere accolte dal Maestro il quale volentieri rivolgeva loro la sua Parola e offriva gesti di guarigione. Queste persone si sentivano persone, e Gesù le considerava tali, non fan che dovevano applaudire al suo operato. Allo stesso modo vediamo Luigi Novarese accostarsi fin da giovane alla folla dei malati: nelle corsie che affollavano gli ospedali erano sconosciuti ai medici, come lo sono tuttora. Ma non a Luigi Novarese che si accostava ad ognuno portando una parola e un gesto specifico adatto e appropriato ad ogni bisogno. Beati quelli che sono nel pianto. Da dove deriva a Gesù questa considerazione? Come fa a conciliare due realtà così opposte, il pianto e la gioia? Non ha timore di affermare e quindi di giustificare e permettere atteggiamenti doloristici, pietistici, super-

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ficiali? Gesù corre il rischio di essere frainteso. E di fatto, lo sarà: quante volte, a sproposito, abbiamo creduto di poter consolare chi è nel dolore con una promessa di gioia futura e non sperimentabile dentro il dolore stesso? Oppure presentando loro una rassegnata e del tutto falsa volontà del Padre? Perché capiamo che la beatitudine è legata al pianto e non al dopo pianto: beati quelli che sono, ora, nel pianto, mentre sono nel pianto sono beati. Che cosa significa? Il pianto esprime amarezza, delusione, rabbia, gioia, commozione: una vastissima gamma di emozioni che formano un lungo elenco, tanto quanti sono gli stati d’animo umani. Non c’è certo beatitudine in un pianto di rabbia e nemmeno nel pianto in sé, al di là delle cause che lo provocano. Dunque, non ogni pianto è benefico. Solo quello che permette di uscire da sé, dai propri limiti. Potremmo dire solo il dolore che non racchiude la persona in se stessa è fonte di gioia e non solo di amarezza. Beati coloro che, pur avendo motivo di piangere, non cercano compassione superficiale, consolazioni improprie, vicinanze sterili, non si sottraggono al proprio compito esistenziale, non cedono le armi ritirandosi dalla responsabilità della vita, non accentrano su se stessi, non restano inoperosi, non si considerano vittime né della società, né della volontà di Dio, né delle barriere umane e architettoniche, non si piangono addosso. Era così che Luigi Novarese traduceva questa beatitudine di Cristo. Chiaramente, ha provato a vedere se funzionava con se stesso prima di proporla ad altri. E, dalla sua vita, dalle sue parole, dalle sue opere, deduciamo che l’abbia considerata efficace. Saranno consolati. Il verbo è al futuro e non perché l’esperienza del dolore appartenga a questo mondo mentre la gioia fa parte della vita eterna. In realtà, per quanto possiamo essere consolati dagli uomini, sappiamo che c’è una sete di infinito dentro di noi incolmabile. Che tipo di consolazione ci aspettiamo dalle persone e da Dio? Dagli uomini, più che consolazione, il più delle volte desideriamo comprensione, affetto, forse coccole, pur sapendo che queste ultime sono appropriate a un bambino e non ad una persona adulta.

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Talvolta desideriamo che gli altri intervengano sui nostri problemi e li risolvano al posto nostro. A Dio chiediamo di essere guariti, ascoltati, esauditi, e non sempre la forza di resistere al male, di portare il peccato del mondo, di camminare nella compagnia e nella guida dello Spirito santo, il Consolatore, né nella compagnia della Parola che illumina ogni nostra situazione e vi porta senso. Consolazione non è una parola banale, vuota ma piuttosto esprime la solitudine che trova una compagnia: una compagnia di senso, che si trasforma in camminare insieme verso una mèta e, alla fine, diventa missione. Luigi Novarese non l’ha letta diversamente. Lontano da lui atteggiamenti di tipo paternalistici, buonisti, condiscendenti. Piuttosto una forza per vivere in modo attivo e responsabile la propria esistenza che non è mai un caso ma sempre progetto di Dio che conduce a salvezza: “Da questo punto di partenza, l'unico positivo che si possa presentare a chi soffre, già si delinea una posizione ben precisa: non mendicare argomenti consolatori per chi soffre, ma fornire elementi base, punti reali di partenza, in cui trovare non soltanto possibilità di attività, che ci potrebbe essere anche in un piano umano e sociale, ma scopo di esistenza, vocazione”. Così è ricca di significato una vita dedicata al superamento del dolore in tutte le sue forme e c’è beatitudine nel cuore di chi piange ma trova consolazione nel farsi compagno di viaggio di chi soffre e ancora non trova vie di uscita. C’è significato perché c’è missione, cioè il lavoro paziente e umile di chi sa uscire dal proprio egoismo ed andare verso gli altri, con la salvezza di Dio nel cuore. “Siate dunque costanti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Guardate l'agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Ecco, noi chiamiamo beati quelli che sono stati pazienti. Avete udito parlare della pazienza di Giobbe e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore, perché il Signore è ricco di misericordia e di compassione” (Gc 5, 7-8.11). n

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ro di comunità a Lourdes, quel 20 luglio 1984, quando presi la telefonata che comunicava la tua morte. L’altra sorella partì subito per Roma; io rimasi da sola, per gli ultimi preparativi precedenti l’arrivo del pellegrinaggio della Lega Sacerdotale Mariana. Tu sai come vissi quei giorni. Riuscii però a “fare tutto”, con una forza certamente non mia: da subito, iniziai a sperimentare la certezza della tua intercessione! Mie erano solo... le lacrime, che scorrevano “in automatico”, di continuo. Dovevo comunicare la notizia al vescovo, ai cappellani del santuario, alle persone con cui Tu interagivi a Lourdes. Già solo vedendo i miei occhi, tutti chiedevano cosa fosse successo. Unanime il sincero, incredulo, grande dispiacere nell’apprendere che te ne eri andato così inaspettatamente e repentinamente, e la riflessione sull’enorme vuoto che lasciavi! Vivemmo quel pellegrinaggio in una “bolla” di dolore, in cui ogni persona ed ogni “cosa” parlava di te. Nelle settimane precedenti, come al solito, ci avevi chiamate al tele-

Carissimo Monsignore ti scrivo...

IL SIGILLO DI DIO

Per Maria...

Maria Teresa Neato

fono, per sapere come stavamo, e per le varie “consegne”. Mi stupisti però, dicendomi che dovevo raggiungerti (cosa abituale... in inverno) col treno del pellegrinaggio. Mi ritrovai così a Rocca Priora, poco dopo la conclusione del tuo pellegrinaggio. Presso l’ultima casa da te aperta, e dedicata alla “Regina Decor Carmeli”. Ho ancora lo scapolare, di cui solennemente ci “rivestisti” proprio ad Haifa, nel suo santuario, sottolineando il desiderio di salvezza della Madre verso i propri figli, che tale devozione richiama ed invita a corrispondere.

Tutto ciò che non porta la sigla di Dio è destinato a perire: “colui che non semina con me, disperde”.

Sorella Myriam... nacque lì, all’ombra del Monte Carmelo! L’ultima apparizione dell’Immacolata a Lourdes avvenne, “solitaria” ed inattesa, il 16 luglio, giorno dedicato alla Madonna del Carmelo. A Fatima, durante l’apparizione del 13 ottobre, i tre pastorelli dissero di aver visto prima la Madonna, san Giuseppe e Gesù Bambino che benedicevano il mondo tracciando un ampio segno di croce; poi apparvero loro la Vergine, in vesti di Addolorata, seguita da Gesù con la croce e la corona di spine. Infine, la sola Vergine nelle sembianze della Madonna del Carmelo. Monsignore carissimo, come non vedere... il “sigillo di Dio” che, nel Cuore della Madonna dello Scapo-


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lare, marca la nascita di Sorella Myriam, e “firma” invece per te l’ultima pagina di una vita tutta spesa per l’avvento del Regno, “richiamando” incessantemente i messaggi di Colei che solo desidera la salvezza, nostra e di ogni suo figlio? Da lì i tuoi innumerevoli, instancabili richiami alla Santità, “via” da percorrere con Cristo nella nascosta, umile ed ubbidiente adesione al Progetto di Dio, da “scoprire” come e con Maria, che “serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 16). Ora il tuo cammino diventa esempio e modello per la Chiesa: più che mai aiutaci, per e con Maria, a saper come Te quotidianamente riconoscere e fedelmente seguire, insieme, le orme che Cristo continua a lasciare nel Mondo, lungo i sentieri della storia della salvezza! Perché questa anzitutto è l’eredità spirituale ed apostolica che ci hai affidata! Grazie! da sinistra a destra: Mons. Novarese alla Grotta di Lourdes presenta la Lega sacerdotale Mariana. Dietro lo stendardo, tra i due fondatori del CVS, don Antonio Oneto già assistente del CVS di Chiavari; Gruppo di Roma agli Esercizi spirituali di Re; Stazione di Re (Vb). In carrozzina, Maria Nanni di Forlì.

Dal mio Tesoro... La base dell’apostolato è una sola: la santità Nessun cristiano vive soltanto per sé, la legge della grazia e del Corpo mistico immediatamente pone a beneficio di tutto il Corpo ciò che costituisce il bene del membro. L’ammalato, a maggior ragione, sente questo imperativo di essere per gli altri, perché la sua vita di sofferente è: continuare e completare la Passione iniziata dal Redentore. La Passione è stata “essenzialmente” per gli altri, per la salvezza dei peccatori. Così pure la vita del sofferente è essenzialmente di apostolato, perché offre la propria passione con le stesse finalità di Nostro Signor Gesù Cristo. Sull’esempio di Gesù l’impegno del sofferente è duplice: un impegno di santità ed un impegno d’azione, che termina nel “consummatum est”. Diventare membra del Cristo, mediante il battesimo, vuol dire accettare l’imperativo di essere santi: “questa è la vocazione vostra, la vostra santificazione”. Gesù nella pienezza del Suo amore divino ci getta in questo pro-

gramma infinito, che non conosce soste, barriere, o mezze misure: “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. Questo impegno di santità è la base dell’apostolato. Bisogna vivere il proprio ideale senza compromessi, con entusiasmo, fino in fondo. L’apostolato dell’ammalato è tra i più belli dopo quello del sacerdozio; il suo è un impegno di santità assoluta, dovendo egli essere il continuatore della passione di Cristo. Non è detto che coloro che ci circondano debbano comprendere il nostro sacrificio. Nemmeno la passione di Gesù, “stoltezza per i gentili ed ignominia per i giudei”, era stata compresa. La vita di un sofferente sarà allora radiosa e bella, se egli avrà vissuto la sua vocazione, se avrà raggiunto quella santità che il Signore aveva per lui stabilito fin dall’inizio dell’eternità. Maria Santissima a Lourdes ed a Fatima ha solennemente richiamato questi principi fondamentali di grazia e di santità. Il nostro dovere quindi è quello di essere degli apostoli. Più grande è la santità nostra, più grande sarà l’edificio che noi costruiremo. Più forte è l’impegno di santità che noi viviamo, più efficiente sarà l’azione del nostro Centro. Tutta l’atmosfera che noi respiriamo, tutte le circostanze che ci circondano non fanno altro che ricordare a ciascuno di noi il nostro impegno: sii santo, perché questa è l’esigenza del tuo apostolato. Mons. Luigi NOVARESE L’Ancora n. 3, marzo 1958

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riflessioni

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Strada facendo...

di don Giosy Cento

Don Novarese, ha un minuto

PER UN PRETE MALATO?... O

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uando penso a don Novarese, penso al sacerdote che si è interessato innanzitutto ai preti malati e che, comprendendo la loro sofferenza interiore legata anche a quella fisica, li ha trainati verso l’abbraccio della Vergine a Lourdes o nei luoghi dove Maria coccola i suoi figli preferiti, gli altri Cristo. Questo don Novarese fratello del prete malato e del malato prete ha un’anima radicata nella sua malattia personale e quindi non è fondamentalmente un organizzatore di viaggi, ma un fratello che si avvicina e ti dice: “Dai stiamo... male insieme e andiamo a stare bene vicino alla Madonna”. Qualcuno gli avrà anche detto: “Io sto bene a casa mia, tra la mia gente dove ho sempre svolto la mia Missione e la Madonna c’è anche qui”. E lui: “Se ti stacchi dal tuo quotidiano e parti... come

Abramo o altri, puoi fare l’esperienza di ritrovarti nel profondo del tuo essere sacerdote e poi condividere con altri preti quello che viviamo sempre da soli: la sofferenza!”. Sembra facile, ma l’inizio dei carismi è sempre prepotente, esplosivo e inspiegabile. La cosa di don Novarese partì e ancora parte perché sempre, anche i sacerdoti, saremo malati come tutti e saremo chiamati a stare con Cristo sulle varie carrozzelle della storia. Questo prete capì che noi sacerdoti abbiamo bisogno di cliniche particolari per comprendere e affrontare il dolore dal quale anche lui non era stato immune. A causa della nostra educazione nei seminari e delle esperienze sacerdotali possiamo pensare, inconsciamente, che abbiamo una corsia... preferenziale di vi-


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Piazza Regina Margherita, 12 - 01010 Ischia di Castro (VT) • cell. 3385880710 • giosycento@libero.it • www.giosycento.it

ta e che Dio ci darà una vita senza troppi guai. Forse perché già ne abbiamo troppi affidati dalla gente al nostro cuore di preti. E così don Novarese, insieme alla Vergine Madre dei preti, si è chinato su tanti sacerdoti malati e li ha amati, curati, abbracciati nei tanti pellegrinaggi alle Cliniche di Lourdes, Fatima ecc... Ora caro don Novarese, ora che diventi Beato nella Chiesa universale, hai 1 minuto per me? Sono un prete malato del Terzo Millennio e quindi penso che sul tuo computer.... (scusa sul tuo cuore in cielo!) mi debba mettere tra i... Preferiti. Dovresti cliccare speso il sito mondiale www.pretimalati.org ti si aprirebbero, forse, tante finestre e cuori di sacerdoti attuali che hanno bisogno di uno come te con il carisma di chi non ha paura dei preti, del loro dolore, delle loro fragilità e malattie (perché lo sai, oggi, anche Papa, Cardinali e Vescovi hanno molto timore di visitare questo sito!..). Troverai profili senza foto (perché spesso preferiamo nasconderci nel dolore), ma tu, da lassù informati e manda silenziosamente i tuoi Silenziosi Operai e Operaie a cercare chi sta dietro le proprie maschere digitali. Ti dico questo perché forse sto parlando di me e so quanto, in certi momenti, non ho solo scritto canzoni per il CVS, ma ho fatto esperienza della Fraternità dei tuoi Figli e Figlie e ho avvertito quell’accoglienza ... “carnale” che tu hai insegnato loro e... la cosa è fresca di anni e si sente. Sai don Novarese, ci sono tante nuove e vecchie malattie tra noi sacerdoti e penso che dovrai aggiornare i tuoi pellegrinaggi e le tue cliniche. Provo a parlartene con la mia piccola esperienza, senza alcuna pretesa di giudizio su nessuno. Guarda, don Novarese , siamo in periodo particolare per la nostra vita sacerdotale e avvertiamo tanta confusione in tutti i campi: personale, vocazionale, ecclesiale, sociale. Stiamo correndo vertiginosamente ogni giorno alla ricerca di metodologie pastorali che rendano efficace il nostro ministero poiché abbiamo spesso la sensazione della inutilità di quello che siamo e che facciamo. Vorremmo essere servi della Parola e del Regno di Gesù, ma possiamo deviarci su pic-

cole o grandi ricerche di affermazione personale e posizioni di potere. Stiamo forse ancora troppo bene economicamente e ci lamentiamo abbastanza come dei poverelli: abbiamo casa, stipendio, macchina e quasi ogni comfort ma che non ci riempiono l’anima. Corriamo tanto e fatichiamo a fermarci ad ascoltare “la persona” o a stare seduti in qualunque tipo di confessionale (da quello classico con la grata a quello per strada o nelle case). “Ho da fare e non ho tempo”. Qualche volta pretendiamo che tutto avvenga per... appuntamento. Ma poi avvertiamo la distanza della gente e soprattutto delle nuove generazioni che mascherano, dietro critiche feroci alla Chiesa, forse solo una domanda di Chiesa autentica, come dice un don italiano famoso biblista: “Non voglio una Chiesa vecchia signora. Voglio una Chiesa giovane che balla!”. Sentiamo che non è un’epoca di conservazione della religione, ma fatichiamo ad esprimere la profezia del Vangelo (tu ne sai qualcosa!) e , se qualcuno ci prova, spesso gli vengono tagliate le ali. Abbiamo tante difficoltà nelle relazioni affettive poiché sembrano cambiati tutti i... parametri dell’amare. E capisci che noi sacerdoti siamo in una full immersion di rapporti umani, spirituali personali e che le tentazioni non ci risparmiano. C’è poi una tempesta mediatica che ci fa pressione dai giornali, da internet, dalle chiacchiere, dall’interno della Chiesa. Solo i nostri eventuali errori sono maxi-sbagli e sottoposti a... tolleranza zero a tutti i livelli. Sembra scomparsa la misericordia verso il prete. Abbiamo troppo ridotto i tempi di preghiera e abbiamo tanta fretta nelle cose di Dio. Anche le relazioni tra noi sacerdoti e tra noi e i vescovi hanno bisogno di tanta più umanità, sincerità e amicalità. Mi fermo qui... intanto so che andrai sul nostro sito. Ora ti domando caro Beato don, scusa, mons. Novarese, quali pellegrinaggi e quali cliniche spirituali troverai per le nostre malattie e solitudini sacerdotali attuali? Consegno questa preghiera per noi preti di oggi a te e tu ispira ai tuoi Figli e Figlie i nuovi orizzonti per i sacerdoti di oggi. Grazie don Beato. n

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Spiritualità e missione per il tempo della sofferenza

EDIZIONI

APOSTOLICA

CVS

Creatività

Il contributo dei mezzi di comunicazione ai fini dell’apostolato del CVS. È il 1950 quando nasce la rivista “L’Ancora”, seguita nel 1983 dalla versione più dotta e di approfondimento, “L’Ancora nell’Unità di Salute”. Il 7 ottobre 1949 inizia il programma radiofonico “Il quarto d’ora della serenità”, e qualche anno dopo inizia la sua attività la tipografia san Bernardo che dà vita alle Edizioni CVS. Non mancano, nel frattempo, le produzioni video e cd musicali. Attualmente le Edizioni CVS stampano due riviste: “L’Ancora” e “L’Ancora nell’unità di Salute”; circa 15 libri all’anno, tra sussidi formativi, saggi e testi di meditazione e preghiera. Realizzano inoltre un programma per l’emittente Tele Pace (“Compagni di viaggio”); un programma radiofonico settimanale per le frequenze della Radio Vaticana (“Incontro della serenità”) e uno mensile per l’emittente Radio Maria (“Soggetto io”).

L’Ancora

Il mensile che si rivolge al vasto mondo dell’umana sofferenza, promuovendo ogni persona come “soggetto attivo”: protagonista della propria storia, artefice del bene comune nella società e nella Chiesa. Principale organo informativo e formativo del Centro Volontari della Sofferenza, la rivista contiene riflessioni ed esperienze, notizie e progetti, cronache di un quotidiano impegno apostolico e sguardi attenti all’intera umanità, ai cammini sofferti che spesso la caratterizzano.

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L’Ancora nell’Unità di salute

La rivista, bimestrale, si propone di promuovere la dignità della persona sofferente, attraverso la formazione umana, spirituale e professionale degli operatori nel vasto orizzonte della Pastorale della salute. ISSN 0392-5846

Radio Vaticana Incontro della serenità

Sempre attuale e valido oggi, come 50 anni fa, il messaggio che i Silenziosi Operai della Croce trasmettono settimanalmente attraverso le onde di Radio Vaticana.

Radio Maria Soggetto io

Dal 2001, la trasmissione "Soggetto io" va in onda, dalle 15.15 alle 16.15, ogni primo venerdì del mese. Evidenzia la spiritualità e la missione dei sofferenti allo scopo di rivelare il ruolo attivo e responsabile della persona ammalata o disabile nella chiesa e nella società.

Via di Monte del Gallo 105 – 00165 Roma – Tel. 06 39674243 – editoria@sodcvs.org

Per informazioni:

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Buona lettura!

Le Edizioni Centro Volontari della Sofferenza da oltre cinquant’anni aprono pagine di riflessione, studio, preghiera, sul vasto tavolo dell’umana sofferenza. Di seguito, tra le ultime pubblicazioni, quelle che riguardano la vita e l’Opera di mons. Luigi Novarese.

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“Luigi Novarese. Lo spirito che cura il corpo” Mauro Anselmo; Edizioni CVS; 426 pagine; € 18 La nuova biografia su Monsignore, già alla seconda ristampa, racconta la vita e le opere del fondatore dei Silenziosi Operai della Croce e del Centro Volontari della Sofferenza. “La missione sacerdotale alla quale Novarese è stato chiamato da Dio” ha scritto nella prefazione il Segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, “è stata quella di affrontare la domanda angosciosa del mondo sul perché della malattia e della sofferenza (domanda che da sempre rischia di separare l’uomo da Dio), facendo leva sui valori dello spirito della persona sofferente; valori che, insieme alle migliori cure dettate dalla scienza medica, fanno del percorso verso la guarigione un’esperienza dal senso profondamente ricco e umano. Lo spirito può diventare così cura per il corpo”.

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“Il Rosario con il Venerabile Mons. Luigi Novarese” Edizioni CVS; 32 pagine; € 2 Un compendio per recitare il Rosario come ha insegnato ai Silenziosi Operai della Croce monsignor Novarese.

“Una voce nello spirito. Pregare bene, vivere meglio”. A cura di Mario Morigi; Edizioni CVS; 142 pagine; € 7 “Questo libro è una raccolta di alcuni brani significativi in tema di preghiera in cui mons. Novarese propone, insegna e incoraggia a vivere un impegno di preghiera, con grande sollecitudine: attuare quanto la Madonna ha chiesto intercedere, riparare e propiziare grazia e misericordia a favore della Chiesa, della società, di ogni uomo chiamato alla salvezza” così lo descrive don Luigi Garosio nella prefazione. Una raccolta di preghiere e scritti di Monsignore rivolti in particolare ai malati, per guidarli nella cura dello spirito.

“Il Centro Volontari della Sofferenza nel pensiero di Monsignor Luigi Novarese”. Remigio Fusi; Edizioni CVS; 70 pagine; € 6 Come è nata in monsignor Novarese l’idea del Centro Volontari della Sofferenza, come l’ha attuata, quali erano e sono gli scopi, che cos’è oggi. Una panoramica completa dell’Associazione fondata nel 1947.


“Mons. Luigi Novarese, apostolo dei malati”. Felice Moscone; Edizioni CVS; 96 pagine; € 7 La prima biografia su mons. Novarese. “Una testimonianza profonda, narrata con i tratti di una penna lieve”. In appendice uno scritto di Monsignore: “Il cammino dell’anima”. La prefazione del libro è di monsignor Luciano Pacomio, vescovo di Mondovì.

“Beati voi... Giovanni Paolo II parla ai sofferenti”. Edizioni CVS; 47 pagine; € 7 Una raccolta dei discorsi che il Beato Giovanni Paolo II ha tenuto davanti agli ammalati e in occasione degli incontri che ha avuto con il Centro Volontari della Sofferenza. Una testimonianza concreta della stima che Wojtyla nutriva per Luigi Novarese.

“Sulle orme di Mons. Luigi Novarese. Nella vigna sassosa del Signore”. Remigio Fusi; Edizioni CVS; 212 pagine; € 12 La vita di Luigi Novarese raccontata da vicino da uno sei suoi più stretti collaboratori, don Remigio Fusi. In questo libro riemergono le intuizioni di Monsignore di promuovere integralmente la persona del disabile, favorendone l’inserimento nella Chiesa, attraverso l’esperienza associativa. In evidenza, fin dagli inizi, l’attenzione verso la persona sofferente, non solo “oggetto” di assistenza, ma soggetto di azione con uno specifico ruolo nella Chiesa e nella società civile.

“Luigi Novarese a fumetti”; disegni di Paola Camoriano; Edizioni CVS; 47 pagine Monsignore racconta la storia di un certo Luigino a due ragazzi, di cui uno sulla carrozzella il quale non riesce a dare un senso alla sua condizione di disabile. Un fumetto avvincente per raccontare ai più piccoli la vita del fondatore dei Silenziosi Operai della Croce e del Centro Volontari della Sofferenza.

I testi possono essere richiesti a: • le librerie cattoliche • alla Direzione generale del CVS

Monsignore in sei DVD

• “Luigi Novarese apostolo degli ammalati - Vita e pensieri” racconta la vita di Monsignore attraverso immagini storiche, testimonianze dei Papi e delle persone che lo hanno conosciuto. • “Storia

di una vita” è un dvd a fumetti, realizzato apposta per i più piccoli. • “Rispondiamo alle attese di Maria”, una raccolta di filmati che spiegano la devozione di don Luigi alla Madonna. • “Casa

Cuore Immacolato di Maria” di Re. • “Il Santuario del Trompone a Moncrivello”. • “La fede che guarisce”: dalla viva voce del fondatore, il racconto della guarigione dalla malattia che lo colpì all’età di otto anni. Le parole di Monsignore sono accompagnate da immagini, documenti e foto d’epoca.

Buona lettura!

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È possibile richiedere i dvd direttamente alla Direzione generale dei Silenziosi Operai della Croce.


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www.luiginovarese.it

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uigi Novarese sarebbe soddisfatto dell’uso che l’Associazione fa del web. Monsignore è stato molto attento ai mezzi di comunicazione e capirebbe, oggi, l’importanza che internet ha nella nostra società. Ha fondato l’Ancora, un giornale gratuito che mandava a casa di tutti gli iscritti per metterli in contatto raccontando ognuno le proprie storie e le iniziative diocesane. Oggi, ogni comunità dei Silenziosi Operai della Croce in Italia e all’estero è presente sul web e ha un proprio sito di riferimento dove si possono trovare le informazioni relative alle attività dell’Associazione e del CVS. A curare la maggior parte dei siti, circa una decina, è Gianfranco Rizzati, 52 anni di Saluggia, Silenzioso Operaio della Croce dal 1992 che da poco ha dato vita al nuovo sito internet www.luiginovarese.it dedicato interamente al fondatore dei Silenziosi Operai della Croce e del Centro Volontari della Sofferenza (CVS). Qui si possono ascoltare testimonianze inedite, per esempio Monsignore che parla della sua malat-

tia oppure la voce della sorella, Anna Maria Balbo Novarese, che racconta la vita della sua famiglia, delle domeniche passate a giocare con il padre Giusto Carlo sotto il nocciolo mentre mamma Teresa era ai vespri, o delle sofferenze di Monsignore vissute in prima persona, dei sacrifici e delle paure di perdere il fratello. Alla voce “Testimonianze di vita”, si possono sentire le parole di Graziella Paderno, 66 anni, residente a Palestro, Pavia, Sorella degli Ammalati del Centro Volontari della Sofferenza di Vercelli che racconta di essere guarita, “inspiegabilmente” secondo le perizie mediche, da una dolorosissima patologia periartritica che le interessava la spalla sinistra, per intercessione di monsignor Novarese e l’esperienza della malattia di Paolo Marchiori, di Brescia, iscritto anche lui al CVS, colpito dalla Sla. Un modo nuovo per essere sempre aggiornati sulle iniziative che l’Associazione organizza in preparazione all’11 maggio 2013, giorno della beatificazione di Luigi Novarese. n

Alcuni siti dell’Associazione

www.sodcvs.org sito principale delle Associazioni Silenziosi Operai della Croce e Centro Volontari della Sofferenza www.luiginovarese.it interamente dedicato a monsignor Novarese www.edizionicvs.it riservato alla produzione editoriale del CVS www.trompone.it Casa di cura “Mons. Luigi Novarese” a Moncrivello, Vercelli www.valleluogo.weebly.com Casa “Mons. Luigi Novarese” a Valleluogo, Ariano Irpino, Avellino www.cidm.it Casa “Cuore Immacolato di Maria” a Re, in Val Vigezzo

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In caso di mancato recapito restituire al CRP Roma Romanina Stampe per la restituzione al mittente “previo pagamento resi”

Tariffa Associazioni Senza Fini di Lucro - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv. in. L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2 - DCB Roma Taxe perçue (tassa riscossa) Ufficio PT di Roma - Italy

AUTORIZZAZIONE DEL TRIBUNALE DI ROMA N° 418 DEL 8/9/1986 - NUOVA SERIE GIÀ REGISTRATA AL TRIBUNALE DI ROMA N° 1516 DEL 19/4/1950

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ancora RIVISTA MENSILE

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www.sodcvs.org

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ANNO NOVARESIANO

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MAG GIO

ROMA - Basilica San Paolo fuori le mura


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MONSIGNOR LUIGI

NOVARESE (1914-1984)

Fondatore dei Silenziosi Operai della Croce e del Centro Volontari della Sofferenza

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o t ea

11 maggio

ROMA Basilica San Paolo fuori le mura


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