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Neri Hic sum Amore

CONVERTITEVI Provocazioni...

Addio Lorenzo

“Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto” 1) Il deserto, tra virgolette, non è il luogo geografico, non è aridità e desolazione, non è assenza di vita, non è fuga dalla realtà, è scuola di interiorità. segue a pagina 6

di Fabrizio d’Esposito

Nell'ultima opera del maestro Bruno Balsamo per la nostra arciconfraternita, si vede la processione della notte in piazza delle Rose. Sul lato destro, per chi guarda, c'è un antico palazzo la cui entrata è sotto il “suppuorto”. Quel palazzo ha un ruolo preciso nella storia raccontata l'anno scorso alla cerimonia d'uscita, ma il destino ha voluto che anche un'altra finestra racchiudesse una vicenda di dolore e sofferenza. Da quell'edificio, infatti, fino a poco tempo fa si affacciava Lorenzo Piras. Giornalista, tipografo, esperto d'arte e tantissime altre cose, Lorenzo per me è stato un maestro e padre. E' morto la sera del Mercoledì delle Ceneri, dopo un lungo calvario di malattia. Il rapporto di Lorenzo con la fede era complesso. segue a pagina 3

Quaranta giorni di Aniello Stinga e Michele Lauro a Quaresima per l’Arciconfraternita Morte e Orazione è quasi un’immergersi L nella morte e risurrezione di Cristo, ci spinge

a liberare il nostro cuore dal peso delle cose materiali, da un legame egoistico con la “terra”, che ci impoverisce e ci impedisce di essere disponibili e aperti a Dio e al prossimo...ci permette di conoscere l’amore di Cristo nella sua forma più radicale. segue a pagina 7

Il tempo dei fioretti di Giuseppe Stiffa er il cristiano è riduttivo considerare il P periodo quaresimale soltanto un periodo di penitenza, il mese dei “fioretti”. Parmigianino, Conversione di S. Paolo

segue a pagina 6

Madre, io vorrei: nel deserto con la poesia... di Olga Stinga enerdì 11 Marzo, al termine della prima Via Crucis, mentre cantavo “Madre io vorrei” e con gli occhi accompagnavo la croce V nel suo pellegrinaggio dall’altare maggiore alla sagrestia della Basilica di San Michele Arcangelo, ho preso coscienza che il mio cammino quaresimale stava cominciando, che in questi 40 giorni che mi separano dalla Pasqua vorrei essere un po’

come Maria, ai piedi della croce, quasi a farle compagnia

segue a pagina 3

Qualcosa di così personale di Rita Stinga os’è per te la Quaresima? Credo che tutti i confratelli a cui è stata posta questa domanda si siano fermati un attimo spiazzati C da una domanda così diretta perché per argomentare una risposta bisogna scendere in quella parte dell’io, in quella parte intima e segreta del nostro cuore che per pudore, paura tendiamo a nascondere sempre. segue a pagina 2

Il senso della Quaresima: «Mettersi al servizio degli altri» di Olga Stinga

C

oncetta Coppola, nota a tutti come “la signora Titina”, mi aspetta a casa sua in compagnia di suo figlio Giuseppe, anche lui confratello dell’Arciconfraternita Morte e Orazione, come la madre e suo fratello Salvatore. segue a pagina 2


Neri

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I custodi della saggezza segue dalla prima pagina

U

na famiglia di confratelli che amano le processioni nere del Venerdì Santo al punto da commuoversi al solo ricordo della cerimonia di uscita che li porta alle prime ore dell’alba sul sagrato della Basilica di San Michele, al ciglio delle strade e a piedi della statua della Madonna Addolorata. La signora Titina da ormai 10 anni segue la statua della Madonna Addolorata dal momento in cui varca la soglia della Basilica di San Michele Arcangelo fino a quando non vi fa ritorno all’alba del Venerdì santo. La segue, quasi volesse prenderla per mano e accompagnarla nel suo peregrinare, quasi volesse prendere per sé un po’ di quel dolore di madre che solo le madri conoscono e sanno spesso nascondere agli occhi dei figli. La signora Titina è una delle consorelle più impegnate nel sociale: da alcuni anni collabora con “Acqua Viva”, il gruppo di volontariato che assiste agli anziani che vivono presso la casa di riposo “San Michele Arcangelo”. Signora Titina, come nasce questo suo impegno nel sociale? Non ricordo con esattezza quando ho cominciato né quanti anni sono che mi reco presso la casa di riposo. Tutto cominciò alcuni anni fa quando un gruppo di confratelli dell’Arciconfraternita Morte e Orazione mi chiese se ero disponibile a collaborare prestando assistenza agli anziani e soprattutto agli anziani ammalati della casa di riposo, perché stavano realizzando un progetto in collaborazione con la parrocchia e la casa di riposo. Ricordo che cominciai proprio con due signore anziane e non vedenti che avevano bisogno di assistenza. Inizialmente prestavo il mio aiuto quando capitava ed ero come un

jolly, ovviamente non ero l’unica ma poi con il cambio del direttore e con l’avvio del progetto de “La banca del Tempo” è stata formata un vero e proprio gruppo attivo quotidianamente. Gli anziani sono custodi di tanta saggezza Il mio pallino sono sempre stati gli anziani, infatti li assisto veramente con tutto il cuore. Mi trovo bene insieme a loro, gli voglio bene. L’ anziano sarà anche l’anello più debole della catena ma trasmette tanta, tanta saggezza. Il nostro è uno scambio reciproco: vado lì non solo per assisterli ma soprattutto perché sono loro che hanno tanto da dare ed insegnare. Ogni fine mese Salvatore Aversa, il direttore della casa di riposo, organizza un incontro di catechesi e formazione: per esempio, il mese scorso abbiamo incontrato Don Carmine Giudici ed abbiamo affrontato proprio il tema del significato del volontariato. Come è organizzato il servizio di assistenza agli anziani della casa di riposo? Siamo un’ associazione cristiana di volontariato chiamata “Acqua Viva”, la nostra sede è proprio la Casa Di riposo, abbiamo un tesserino e facciamo capo a Rina Romano, che ci coordina ed organizza anche i turni, settimanali e domenicali, in cui ci rechiamo presso la casa di riposo per assistere gli anziani durante gli orari del pranzo e della cena. Accanto a noi poi, ci sono i volontari che mettono a disposizione la propria macchina per portare gli anziani a passeggio oppure per accompagnarli in caso di visite mediche. Abbiamo una turnazione a coppie ogni giorno, mentre il turno domenicale capita una volta al mese. L’impegno per il pranzo comincia

alle 11.30 quando si serve il pranzo agli anziani del primo piano, poi alle 12.30 quando si serve il pranzo agli anziani che riescono a deambulare e a raggiungere la sala da pranzo. Se occorre ci dedichiamo agli anziani allettati. La cena, invece, è servita dalle ore 18.00 e prevede sempre due turni con un impegno di circa due ore fino alle 20.00. Assiste sempre gli stessi anziani? No, non abbiamo indicazioni specifiche né ci viene assegnato un anziano in particolare ma aiutiamo chi ne ha bisogno. Il nostro aiuto non si limita solo al momento della somministrazione dei pasti, spesso ci rendiamo utili quando occorre prenotare visite mediche specialistiche per gli ospiti della casa di riposo, oppure quando occorre ritirare medicinali presso le farmacie. Mettersi al servizio degli altri può essere uno dei propositi della Quaresima: cosa è per lei la Quaresima? La Quaresima per me e per la mia famiglia è penitenza, rinunciare a qualcosa che ti piace, mettersi al servizio degli altri, fare un sacrificio ma farlo con amore. Io e i miei figli viviamo la Quaresima guardando alla Settimana Santa: il nostro legame con la processione nera è fortissimo e a costo di qualsiasi sacrificio, la notte del Venerdì Santo il mio posto è al seguito della Madonna Addolorata. Sono circa 9 anni che compio questo pellegrinaggio e rimarranno per sempre nella mia mente i Venerdì Santo trascorsi con il cellulare in mano al seguito della processione nera per “far sentire” ai miei figli lontani il rullo dei tamburi, il coro del Miserere e del Calvario ed “il respiro della processione nera”. Olga Stinga

La «mia» Quaresima segue dalla prima pagina on so quante volte mi sono ripetuta questa domanda nella mente: cos’è per me la Quaresima? È il momento che atteso, N desiderato, vissuto, c’è chi sostiene che in Quaresima io diventi un’altra persona, ma è più forte di me e l’essere tesi al venerdì santo e poi alla domenica di Pasqua non dipende solo dall’amore profondo per la processione nera. Credo che sia un

qualcosa che si trasmette geneticamente. Quello che forse più caratterizza la “mia” Quaresima è l’aspetto corale, si perché credo che questi siano i quaranta giorni in cui la mia famiglia è più unita che mai: scegliamo sempre insieme il fioretto che ci impegniamo a portare avanti e ci sosteniamo sempre a vicenda, ci dedichiamo anima e corpo alla preparazione della processione, abbiamo i nostri riti. A cosa sei disposto a rinunciare in Quaresima? Credo che sono tante le cose di cui si può fare a meno per quaranta giorni, io posso dire a cosa non posso rinunciare in Quaresima: non posso rinunciare alla Via Crucis i venerdì sera di Quaresima, è da quando avevo cinque anni da quando per la prima volta la nonna mi porto in chiesa e allora l’appuntamento era alle cinque del pomeriggio. Da allora non manco mai un venerdì: non c’è stato appuntamento, festa, evento a cui ho preferito rinunciare pur di essere lì, quante volte dopo un’intera giornata trascorsa in facoltà sono ritornata appena in tempo per essere lì al mio posto alla prima stazione. Ricordo che mia sorella mi prendeva sempre in giro quando eravamo ragazzine perché conoscevo a memoria tutti i passi delle quattordici stazioni. Non posso rinunciare alla “Predica della domenica in Laetare”: quante volte mio padre mi esortava invitandomi ad accompagnarlo alla predica del Purgatorio per ascoltare per la prima volta il coro del Miserere “Miserere mei deus” e poi dal 1990 questa domenica ha un significato particolare: fu proprio a ridosso di questa domenica che il Signore ha richiamato a sé la mia nonna. Non posso rinunciare alla cerimonia di intronizzazione delle statue il lunedì santo, non posso rinunciare al batticuore del venerdì santo notte sul sagrato della Basilica di S. Michele. Utilizzando una metafora potrei dire che la mia Quaresima è tutta un crescendo, un climax, è tutto un protendersi verso quel legame profondo con Dio che ti fa sentire leggero. Rita Stinga


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segue dalla prima pagina Di matrice radicale, la sua religione era la libertà, ma questo non gli impediva di interrogarsi sull'Assoluto e di vantare amicizie solide con vari sacerdoti della diocesi. Sul nostro bollettino “Neri” abbiamo deciso di ricordarlo per il suo apporto decisivo allo sviluppo della Settimana Santa di Piano di Sorrento nel corso degli anni. Amico e consigliere di tanti pittori nostrani, Lorenzo aveva inventato (su ispirazione di Salvatore Cinque) la Via Crucis Arte, manifestazione di alto livello che incrociava la fantasia del pennello con il cammino degli incappucciati. Quando poi la Via Crucis Arte finì, Lorenzo non smise di dare il suo contributo ai riti delle confraternite pianesi. A quel punto io già frequentavo la sua tipografia-cenacolo di via delle Rose, “La Moderna”, provetto giornalista. E così durante una discussione pomeridiana venne fuori l'idea di fare una pubblicazione per le processioni. Itinerari, orari, funzioni in chiesa. Uno strumento di servizio illustrato in copertina dall'opera di un pittore. L'idea fu proprio sua, di Lorenzo. Era l'inizio degli anni novanta. Da poco ero stato eletto per la prima volta nel governo dell'arciconfraternita. Di quel tempo ricordo le “passeggiate” a Fuorni, distretto industriale di Salerno, con Lorenzo e Fotopino, indimenticabile fotografo morto anche lui. L'opuscolo pasquale veniva stampato da Boccia a Salerno e noi andavamo almeno due volte. A consegnare il materiale e poi a correggere le bozze. Quante chiacchierate, quante risate. La pubblicazione fu anche la spinta propulsiva a mettere insieme le confraternite pianesi nell'Incipit Vita Nova. Ecco perché credo sia giusto e doveroso ricordare Lorenzo Piras su queste pagine. Senza contare che per la tipografia di via delle Rose sono passati tantissimi priori. E quante volte io, Giosuè e poi Michele abbiamo trascorso intere ore ad aspettare la stampa dei biglietti per la processione. Nella sua bottega-cenacolo c'era un fermento trasversale, mai scontato. Quel posto per decenni è stato un punto di riferimento intellettuale (massì usiamola pure questa parola) di Piano di Sorrento. E adesso che Lorenzo non c'è più, il prossimo Venerdì Santo porterò con me un'immagine che ho visto tante volte e che amerò e custodirò per sempre. Lui, la moglie Dora e l'immancabile Fotopino che sul bordo del marciapiede vedevano la nostra processione nera. Addio Lorenzo. Fabrizio d’Esposito

Lorenzo Piras, scomparso il 9 marzo 2011

...misericordia segue dalla prima pagina ono tornata a casa e ho cercato uno dei libri di poesie che cuS stodisco più gelosamente: “Poema della Croce” di Alda Merini (1931-2009). Al suo interno sapevo di trovare il componimento che

cercavo, “Poesie alla Madre di Dio”, che parla della croce, di Maria, delle sue lacrime di madre, del suo dolore e di quell’ultimo sguardo che Gesù le rivolge da lassù, dalla croce. Terribile e pietosa, crudele e dolcissima, la croce sembra il simbolo più drammatico del cristianesimo ed il più provocatorio della storia: l'immagine dolorosa di Dio che si fa uomo e muore per la sua salvezza, consumando sul teatro malato del mondo la propria crocifissione. Madre e figlio appaiono in tutta la loro fragilità umana, fatta di smarrimento e paura, addirittura di muta ribellione, e nello stesso tempo si stagliano sulla scena come figure luminosissime, immense, capaci di dialogare tra loro con silenzi, gesti quasi impercettibili a occhio umano. Ecco io vorrei che la “mia quaresima” fosse densa di gesti impercettibili ad occhio umano e non solo di preghiera e penitenza, desidero sintetizzare preghiera e penitenza seguendo gli insegnamenti di Sant’Agostino e provare a far sì che diventino misericordia! Olga Stinga «La Madre, quella che come me mangiò la terra del manicomio credendola pastura divina, quella che si legò ai piedi del figlio per essere trascinata con lui sulla croce e ne venne sciolta perché continuasse a vivere nel suo dolore. Potevano uccidere anche Maria, ma Maria venne lasciata libera di vedere la disfatta di tutto il suo grande pensiero. Ed ecco che Dio dalla croce guarda la madre, ed è la prima volta che così crocifisso non la può stringere al cuore, perché Maria spesso si rifugiava in quelle braccia possenti, e lui la baciava sui capelli e la chiamava «giovane» e la considerava ragazza. Maria, figlia di Gesù Maria non invecchiò mai, rimase col tempo della croce nei suoi lunghi capelli che le coprivano il volto. lo credo, madre, che qualsiasi senso del cuore sia dentro il tuo sguardo. Come Figlio di Dio sono un bambino felice, come Gesù sono colui che camminerà con te sulle acque dell’incredulità. Io, madre, ho visto il tuo seno pieno d’obbedienza e bianco come il tuo pensiero. E io so che l’amore di Dio è impalpabile come le ali di una farfalla. Io ho creduto, madre, al tuo volto, ma ho anche creduto al Padre. Non potrebbe ingiuriarti nessuno al di fuori di quella voce che ti ha percossa come un nubifragio: l’addio del messaggero celeste. Quante lacrime, madre, su quella tua visitazione. È stato un lavacro per tutti i peccati degli uomini, e solo Giuseppe ha creduto che il tuo mantello contenesse tanto dolore. Non ti ha mai levato di dosso quel mantello di luce, Maria, con cui Dio ti ha coperta per non far vedere che le tue spalle tremavano d’amore. Ma io, Maria, credo in te, e credendo in te credo in Lui.» Alda Merini, Poesie alla Madre di Dio


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La scoperta della statua del Cristo Morto

1996 - Statua del Cristo Morto al momento della riapertura della teca di Pietrantonio Iaccarino

«‘A

cumpagnia re nire», così il popolo spicciolo chiamava i nostri confratelli nei secoli andati. Non piaceva il nome altisonante Arciconfraternitas Mortis et Orationis , era troppo dotto, sembravano parole lontane e misteriose, e poi la parola morte era meglio non pronunciarla perché portava male. ‘A cumpagnia dunque, aveva un suo posto nella chiesa grande di S.Michele, un altare privilegiato, quello dell’ Ecce Homo, ed un altarino più piccolo, un baldacchino accostato al pilastro di fronte alla sagrestia con il suo quadro del protettore San Filippo Neri (ora in congrega) e serviva ai confrati per deporre le loro offerte in moneta o in ceri da ardere per grazia richiesta o ricevuta. Aveva anche nella chiesa due statue in legno che uscivano, così si diceva confidenzialmente, quasi come se andassero a passeggio, nelle solenni processioni della settimana santa. Una era l’Addolorata con un viso dolcissimo e l’altra raffigurante Gesù deposto su un materasso con un cuscino e fiocchi di gran lusso. I confrati l’avevano commissionata a Napoli, nei decumani dove c’era una fiorente arte dell’intaglio del legno famosa in tutto il regno, oltre che nella capitale. Giuseppe San Martino, marmoraro, nel 1724 aveva scolpito per il principe Raimondo de Sangro di Sansevero, per la sua cappella gentilizia, una meravigliosa statua in marmo che raffigurava Cristo morto alla maniera dei “Pasos” spagnoli di Toledo e Siviglia. Era (ed è ancora) meravigliosa; Gesù mostra le sue ferite sanguinanti, gli ematomi, le scorticature alle ginocchia e ai gomiti, le vergature delle frustate sul petto, le contrazioni dolorose delle gambe. Ma il viso è sereno, incorniciato nei riccioli fluenti incisi in profondità come voleva l’arte barocca, un viso che dà speranza agli infermi, diffonde l’espressione della morte santa di un Dio. segue a pagina 7

1996 - Statua del Cristo Morto: particolare


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segue dalla pagina precedente Fece tendenza, moda e cominciarono le copie degli incisori del legno che ne produssero in grande numero. E così ogni confraternita ebbe il suo. La Compagnia della Morte ne comprò uno di ottima fattura, non si sa in quale bottega, né ci sono notizie del suo costo perché in quel tempo la scultura del legno era considerata arte minore, opera di artigiani e non di artisti e quindi anonima. Il nostro dovette richiedere l’intervento di due maestri, un artista fece il volto, preziosissimo, e forse un aiuto di laboratorio assemblò il corpo che è visibilmente più dozzinale e rozzo. Questo Cristo “uscì” per lunghi anni, ma la base di quercia massiccia, il materasso e il cuscino erano alquanto pesanti, con l’addobbo floreale ed i lumi a cera raggiungeva i due quintali, troppo! Aumentarono da quattro a sei i portanti, ma si era allungato anche il percorso della processione. Ormai il tradizionale giro intorno alla chiesa si era esteso a tutto il paese. Negli anni quaranta del Novecento, anche a causa della guerra era diventato difficile reperire i portanti anche fra i coloni che tradizionalmente si contendevano il privilegio. Essi erano in salute ma sempre meno disponibili. Fu deciso in consiglio di comprare una nuova statua più semplice e di legno più leggero. Gesù venne dalla Valgardena, e sostituì il riccioluto volto che aveva anche un’anima, l’anima dei carottesi. Fu riposto sotto l’altare e coperto con un palliotto di stoffa rossa che lo occultò per lunghi anni. Fino a che un giorno del 1996 il 23 di aprile il parroco don Arturo Aiello convocò in sagrestia la commissione artistica dell’Arciconfraternita della Morte e Orazione e disse «Dobbiamo rivedere il Cristo, i tarli lo stanno danneggiando». Fu stilato il seguente verbale di costatazione:

Particolare del volto prima del restauro

«Il giorno 23 aprile 1996, alle ore 17, si è riunita la commissione artistica dell’ Arciconfraternita Morte ed Orazione composta dai confratelli: Gargiulo Antonino, Iaccarino Pietrantonio, Gargiulo Michele, Stiffa Giuseppe e Gargiulo Salvatore, alla presenza del Rev.Parroco don Arturo Aiello e del priore Giosuè Perrella, per una ispezione ricognitiva alla statua di N.S.Gesù Cristo deposto dalla croce, di proprietà della nostra Arciconfraternita. Dopo l’apertura della teca sottostante l’altare della Madonna Addolorata, si constata quanto segue: La statua scolpita in legno di pero rappresentante N.S. Gesù Cristo deposto dalla croce giacente su un cuscino per tutta la sua lunghezza, è completamente erosa da tarli e microrganismi, che hanno ridotto il legno originario in totale marciume. Tuttavia il volto patinato a olio con sistema ad “acquetta”, rimane inspiegabilmente integro ed è di fattura pregevolissima, allineandosi nella statuaria del settecento napoletano. Meno interessante il corpo coperto da perizoma pesantemente restaurato nel passato con interventi impropri effetuati con riporti in gesso. Il braccio destro risulta staccato in tre parti, come pure la mano sinistra. Si consiglia un restauro conservativo della parte lignea in attesa di decisioni in merito». Il restauro fu eseguito alcuni anni dopo dal maestro Breglia e si presenta così come appare in processione ai giorni nostri. Pietrantonio Iaccarino

Particolare del volto dopo il restauro


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Quaresima: tempo di grazia, primavera dello spirito, cammino di conversione, il più forte dei tempi forti della vita di fede. segue dalla prima pagina

E

ntrare nel deserto significa entrare nel sacrario della propria coscienza cioè interiorizzarsi, interrogarsi, decodificarsi: chi sono, cosa faccio, come finirà? Gli anacoreti- e Gesù è il primo anacoreta del tempo nuovo- entravano nel deserto non per isolarsi ma per interrogarsi; “anachorein” = ritirarsi, chiudersi dentro: solo con Dio solo, questo il programma degli innamorati della solitudine. Oggi l’uomo è planetario, sa viaggiare negli spazi, sondare i pianeti, godere gli immensi silenzi stellari ma non riesce ad entrare in se stesso, a sondare le sue reali esigenze, a godere degli immensi silenzi nei quali tace l’uomo e parla Dio.

genarsi anche di altri valori. E’ interessante notare che il termine ebraico “midbar” (deserto) contiene anche quello di “dabar” (parola); nel deserto degli anacoreti, dei forti pensatori, c’è sempre la Parola ed il silenzio è necessario per capire gli afflati di Dio, sentire il respiro di Dio (“Dio è colui che respira con noi”, Claudel). Il silenzio scompone il Tempo in tanti minuscoli momenti e ci fa sentirne la scansione come tante gocce di amore che stillano dal cuore di Dio.

3) “Convertitevi e credete al Vangelo”: è stato questo il messaggio del Mercoledì delle Ceneri. La Quaresima è tempo allora di conversione e la conversione non è cosa che va da sé , cioè scontata, non è operazione indolore, non può essere e non è piccolo cabotaggio perché, a volte, si tratta non di sostituire il cappello ma di cambiare 2) Il “deserto” è anche e sopratla testa. Non di spolverare i vetri tutto “silenzio” e silenzio non ma consentire che entri dentro la come assenza di parole ma preluce del sole a riscaldare la cosenza di Parola, quella Sua, di scienza, per lo meno infreddolita. Dio. “Resta in linea, parla Dio”. SiGuardiamo questa “coscienza” con lenzio parlante; silenzio non perTintoretto, Deposizione di Cristo dalla croce l’occhio di Dio, come la vede Dio, ché non si parla ma perché parla come la giudica Dio. Non è facile Lui; un silenzio che fa chiasso, se uno sa ascoltarlo; “Signore, fammi gustare i rumori del silenzio”: perché oggi si vive troppo perché per dare ragione a lui dobbiamo dare torto a noi stessi nel chiasso, nella baraonda, siamo un po’ tutti appendice della e questo urta contro il nostro orgoglio. Le tre parole più difficili confusione, professionisti nel parlare, analfabeti del silenzio. Il a pronunziarsi sono: “Io ho sbagliato”. deserto e il silenzio ci ricordano che tra antenne e grattacieli, Signore, dammi la forza di ricominciare. balere e discoteche, è ancora possibile disintossicarsi e ossi-

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Restituire noi stessi alla terra segue dalla prima pagina

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iamo proprio sicuri dell’adeguatezza di queste piccole rinunce davanti alla grandezza del Mistero, che di lì a pochi giorni tornerà a farsi carne e sangue, a farsi di nuovo attuale? Se mi propongo di non mangiare cioccolato in Quaresima, potrò distinguere poi questo “fioretto” da una dieta dimagrante? È evidente che il significato (i significati) della Quaresima devono essere altrove, in una dimensione della fede più profonda: una dimensione che mette in gioco tutta la nostra vita di credenti, di confratelli, di uomini. Negli antichi quaresimali del ‘600, recitati in latino ricorre spesso la frase humi se reddere , “restituire noi stessi alla terra”, umiliarci, prendere coscienza della nostra creaturalità. In Quaresima rifà capolino un pensiero

semplice, eppure tremendo nella sua assoluta verità: il tempo terreno che ci è dato da vivere ha un termine. Durante il mercoledì delle Ceneri bruciamo la nostra corporalità ingabbiata nel tempo e ci proiettiamo nell’eterno. Quaresima diventa allora, in questo senso, una porta, un passaggio, una verifica della nostra fede: crediamo alla terra cui ci siamo momentaneamente restituiti, o all’eternità dello spirito. Quaresima è l’itinerario che il cristiano ripercorre, anno dopo anno, vita dopo vita: l’anno nuovo e l’animo nuovo cominciano a Pasqua, a Pasqua possiamo superare il dissidio tra la carne e lo spirito che ha travagliato la nostra quaresima. Senza questo itinerario, la Quaresima diventa uno stanco rituale, una parentesi che si apre nella nostra quotidianità senza lasciare traccia, senza benefici spirituali. Il rito senza consapevolezza è la tomba

della fede, e ciò vale tanto più per la Settimana Santa. La Settimana Santa: quello è il punto in cui tutto converge, il destino del Cristo si affianca a quello dell’uomo nella storia, nella storia soffia il divino e la costrizione del tempo è infranta. Il tempo storico della Chiesa deve rivivere l’evento remoto della Passione, lo deve riattualizzare proprio mentre si appresta a celebrarlo liturgicamente di nuovo: la Via Crucis, di Dio e dell’uomo, ieri, oggi..e domani fino alla fine dei tempi. Cercando di conservare questo filo memoriale i confratelli della Morte e Orazione celebrano un piccolo rito: un ramo d’ulivo benedetto la domenica delle Palme e portato in processione il Venerdì Santo, viene bruciato durante il mercoledì delle Ceneri dell’anno successivo. Giuseppe Stiffa


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segue dalla prima pagina

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’itinerario quaresimale, nel quale contempliamo il Mistero della Croce, ci spinge a “farci conformi alla morte di Cristo”, per attuare una conversione profonda della nostra vita: lasciarci trasformare dall’azione dello Spirito Santo, come san Paolo sulla via di Damasco. La Quaresima di noi confratelli assume varie sfaccettature ma come risulta dalle interviste che abbiamo raccolto, ognuno di noi cerca di distogliere lo sguardo dal proprio “io”, per scoprire Qualcuno accanto a se e riconoscere Dio nei volti di chi ci sta vicino. Ecco le risposte di alcuni confratelli alla domanda: “Quaresima, tempo di rinuncia: come vivi la Quaresima? A cosa sei disposto a rinunciare?” Michele Gargiulo, Priore: Porto nel mio cuore, e per me rappresentano la pietra angolare della mia vita, le parole che don Lorenzo Milani [(1923-1967), il sacerdote che fondò la famosa scuola di Sant'Andrea di Barbiana, il primo tentativo di scuola a tempo pieno espressamente rivolto alle classi popolari], usò per difendere i ragazzi di Barbiana: per quei ragazzi e il modo in cui li educava, don Lorenzo “avrebbe rinunciato anche al perdono”. Fabrizio d’Esposito, Vice Priore: La mia Quaresima è cominciata con il sacramento della Confessione, alla funzione della sera nella parrocchia romana dove abito, a Testaccio. La chiesa è intitolata a Santa Maria Liberatrice e ormai mi è diventata familiare. Tento di vivere, con le mie fragilità e i miei peccati, la Quaresima come un vero deserto e sono un po’ d’anni che m’impegno a far digiunare i miei occhi. Quello che mi lascia sempre allibito è che solo nella Quaresima riusciamo ad avere la forza necessaria per respingere le tentazioni. Una forza che si chiama grazia. Antonino Guarracino, Segretario: Vivo la Quaresima come un vero e proprio allenamento per la mia fede. Valorizzare questo tempo liturgico, austero e luminoso allo stesso tempo, significa riscoprire la memoria del mistero della Pasqua di Cristo e i continui richiami che emergono nella liturgia ci ricordano i nostri limiti e la nostra condizione di peccatori. La Quaresima 2011 corrisponde alla mia prima esperienza di amministratore in questa arciconfraternita e proprio per questo motivo oltre alle tipiche rinunce ho deciso che il più importante dei miei fioretti quaresimali sarà una maggior assiduità nella preghiera giornaliera la recita quotidiana del Santo Rosario e l'impegno a riscoprire e a mettere in atto quella che secondo me è la più importante delle virtù teologali, la carità. Giosuè Perrella, Tesoriere: So già che quest’anno vivrò una Quaresima particolare perché ho una serie di problemi personali e di famiglia ma spero che il Signore e la Madonna Addolorata possano aiutarmi a superarli. Il mio fioretto è sempre lo stesso ormai da molti anni: dedicare la Quaresima alla processione nera. Il fioretto è stato più arduo negli ultimi anni perché ora che ho quasi 75 anni, vivere intensamente questi giorni, arrivare a Pasqua e dialogare con i giovani che sono il nostro futuro, richiede molto impegno ma l’umiltà è sempre stata e sempre sarà alla base della mia Quaresima. Aniello Russo, Amministratore: Come vedo la Quaresima? L'essere ormai incapaci di soffrire ed intolleranti al dolore è forse dovuto al benessere ed al contesto culturale e sociale nel quale noi oggi viviamo e della cui grandezza non ce ne rendiamo conto. Siamo in effetti abituati, e specialmente le nuove generazioni, ad avere tutto quello che rende la vita confortevole, dove tutto è permesso, ma più di ogni altra cosa tutto è lecito e normale, per cui ogni minima mancanza viene ritenuta come un diniego. Oggi giorno anche il dolore, grazie alla medicina che ci provvede di ogni tipo di antidolorifico, è stato ridotto al minimo. Il tutto non è un male, anzi, sarà senz'altro Dio che vuole che la nostra vita sia splendente e meravigliosa. Ciò nonostante dobbiamo convenire che il dolore è una esperienza umana cui tutti noi dobbiamo sottoporci e con la quale, di volta in volta, dobbiamo confrontarci. La stessa creazione, così per dire, dell'intolleranza al dolore, fa in modo che in ognuno di noi, quando si presenta un problema che si interrelaziona con la sofferenza, lo stesso porta in noi un facile deprimento, portandoci anche a volte a rinnegare o contestare Dio. E forse è la stessa sofferenza che crea, specie nei giovani, una ribellione a Dio, ancor più forte quando non si è in grado di soddisfare alcune necessità. E forse è proprio il tempo della Quaresima quello quanto mai opportuno da usare per sperimentare la bellezza della rinuncia, che rinforza in noi stessi le capacità di tolleranza. La rinuncia: molti nel periodo quaresimale, a mio modo di vedere, rinunciano a qualcosa che fa parte delle loro preferenze direi "alimentari" e tanto li soddisfa e li appaga consci di aver "adempiuto

Neri alla rinuncia quaresimale". Poi magari, si fa’ così per dire, invece di mangiare la pizza il sabato sera si rifocillano di altrettante succulenti, gustose e piacevoli pietanze, trascorrendo così comunque una serata altrettanto gioiosa. Io non condivido appieno tale modo di fare "rinuncia" anche se la rispetto, ma cerco specialmente in questo periodo e per quanto mi è possibile, di incrementare quella che possa essere la pratica dell'elemosina, delle opere caritatevoli, del far condividere a tutte quelle persone bisognose, e nel nostro contesto di paese e di comunità ce ne sono tante, un momento di benessere e di felicità. Roberto Gargiulo, Amministratore: In Quaresima di solito cerco di non mangiare dolci e insaccati e, soprattutto, cerco di rinunciare ai piaceri della tavola dato che sono molto goloso. Cerco di partecipare con maggiore assiduità ai riti della Quaresima e partecipare con maggiore assiduità alla vita dell’ Arciconfraternita. Un momento per me importantissimo è il ritiro spirituale quaresimale organizzato da don Pasquale. Antonio Irolla, Amministratore: Che domanda difficile! La Quaresima è tempo di penitenza e tempo di rinuncia. Da amministratore dell’Arciconfraternita rinuncio a quelle perdite di tempo che ci portano lontano da questo periodo che è il più bello per noi. Per me Quaresima significa soprattutto Via Crucis: dal 1949 non sono mai mancato ad una tappa ed anche quando navigavo facevo in modo di essere qui durante la Settimana Santa. Giancarlo d’Esposito, Confratello: Durante la quaresima, più che rinunciare cerco di "dare", cerco di dare qualcosa in più all’Arciconfraternita, agli amici del gruppo collaboratori con i quali organizziamo la processione; cerco di dare di più alla famiglia, di dare di più nelle attività quotidiane, per me la Quaresima è dare di più senza cercare medagliette ad appuntarmi sulla giacca. Per quanto riguarda le rinunce ritengo debbano restare nella mia sfera privata. Ludovico Mosca, Confratello: Il mio approccio verso la Quaresima è prevalentemente interiore, più che rinunciare a qualcosa di materiale cerco di mettere ancora di più il poco tempo libero a disposizione dei miei cari per dedicargli le attenzioni che fatico a prestargli durante l'anno. Nel mio caso quindi non la definirei una rinuncia ma un proficuo baratto di parte del mio tempo con la gratificazione derivante dall'aver fatto qualcosa per il prossimo... Luigi Izzo, Confratello: La quaresima è per me un periodo molto importante dell'anno perché il tempo di preparazione che ci porta alla Settimana Santa, mi dà la possibilità di riflettere sulla mia esperienza di cattolico, di guardarmi alle spalle e chiedermi: è passato un anno, cosa ho fatto in questo tempo per avvicinarmi agli insegnamenti di Gesù? Me ne sono allontanato? Quali sono le mie mancanze come cristiano, e perché non sono riuscito ancora a superarle ed andare avanti? Ed è il momento per pormi nuovi obiettivi. Queste domande mi portano ad un altro tema tradizionale: la rinuncia.La rinuncia è una forma di libertà, ovvero è un atto con il quale ci affranchiamo da quei piaceri materiali che poco alla volta, se non combattuti, ci allontano da Dio. Aniello Cioffi e Francesco Cuccaro, Confratelli: Cerchiamo di fare qualche fioretto per preparaci spiritualmente alla Quaresima perché collaboriamo attivamente all’organizzazione della procssione. Cerchiamo di non mancare mai alle funzioni e ai riti come la Via Crucis. Michele Romano, Confratello: In Quaresima cerco di evitare gli eccessi e di mettermi al servizio degli altri. Vivo questi quaranta giorni come preparazione alla Settimana Santa che è il periodo più bello ed intenso dell’anno. Antonino Aversa, Confratello: Vivo la Quaresima come periodo di preparazione alla Settimana Santa. Il mio fioretto? Evito di mangiare pizza. Franco Cinque, Confratello: La quaresima è per me rinunciare a tutte quelle cose terrene ed aspettare la resurrezione di Cristo. AntoninoD’Esposito (Tonino di Bagnulo), Confratello: La vivo secondo i dettami del vangelo: non manco ad un appuntamento della Via Crucis e vivo questo periodo come un momento di attesa per la santa Pasqua. In più cerco di partecipare assiduamente alla vita dell’Arciconfraternita e dare il massimo apporto all’organizzazione delle processioni nere. Vittorio D’Esposito (zio Vittorio), Confratello: La Quaresima è soprattutto partecipare a tutte le celebrazioni religiose come la Via Crucis ma soprattutto non mangio carne il venerdì e su questo non transigo infatti, anche quando navigavo avevo quest’usanza: Mercoledì delle Ceneri, tutti i Venerdì di quaresima e il Venerdì Santo n ho mai mangiato carne. segue a pagina 8


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I ragazzi del ’99: la mia storia, la nostra storia… di Antonino Aversa

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nche oggi, come sempre accade nei giorni in cui non lavoro, mi sono svegliato all’alba, di buon ora, e mi sono ricordato di avere un appuntamento in serata presso la sede dell’Arciconfraternita di cui faccio parte: il primo appuntamento del 2011 in cui si parlerà di processioni nere. Subito ha fatto capolino nei miei pensieri un ricordo di tanti anni fa: era un giorno della Settimana Santa del 1980 ed incontrai, per caso, Antonio Irolla che mi invitò a raggiungerlo in congrega per la pulizia dei lampioni che sarebbero stati portati in processione. Da allora, quello è diventato un appuntamento fisso: ogni anno, collaboro con tanti altri confratelli, per la buona riuscita dei riti della Settimana Santa, perché per noi durante la Quaresima LA PROCESSIONE diventa l’impegno principale. All’inizio ero emozionato perché potevo far parte di un gruppo che avevo sempre ammirato e a cui avevo sempre tenuto; infatti ricordo che da bambino ci rimasi malissimo quando non trovai il vestito della mia misura per partecipare alle processioni nere e la mia famiglia riuscì in poco tempo a far cucire la mia veste personale che mi permise di prendervi parte. Con il passare degli anni abbiamo creato un gruppo di ragazzi tutti accomunati dalla stessa passione: LA PROCESSIONE. Organizzare le processioni nere richiede moltissimo lavoro, in particolare durante la Settimana Santa, ma occorre soprattutto tanta passione. In passato c’era la convinzione che, collaborando per l’organizzazione della processione, era possibile ottenere un posto privilegiato ma in realtà non c’è un martirio che abbia più valore di un altro né tantomeno un “posto” più importante di un altro. Il gruppo di cui faccio parte nasce alla fine degli anni ’90 nel periodo che io amo definire “della svolta”: si formò un favoloso

segue da pagina 7 Mario Agrillo, Confratello: La Quaresima rappresenta un momento molto importante: ogni anno rinnovo il mio Si a questa passione che sento forte sin da piccolo. La Settimana Santa è un crocevia di preparativi ma soprattutto di ricordi che fanno volare il cuore dalle persone care che non ci sono più, come mio nonno Mario, anche lui confratello ed è lui che mi ha trasmesso quest’autentica passione, un Amore che porto dentro e che un giorno trasmetterò agli altri così come hanno fatto con me. Antonio Lardaro, Confratello: La Quaresima è l'evento dell'anno. Ci ritroviamo da anni tutti insieme in congrega attratti da quella calamita che noi chiamiamo processione nera! In questi giorni ognuno di noi è pronto a dedicare ogni istante del proprio tempo libero alla processione. Saremmo pronti a rinunciare a tantissimo in questo periodo, tranne che al richiamo e al fascino della nostra Arciconfraternita. Francesco De Simone (Brigadiere), Confratello: Per me la Quaresima è il periodo più bello dell’anno ma in particolare la Settimana Santa perché dal Lunedì fino al Sabato Santo sono in ferie e posso dedicarmi totalmente alla proces-

gruppo di giovani che lavoravano e sudavano fino al Sabato Santo, facendo di tutto per la buona riuscita della processione. Lavoravamo nell’ombra, eravamo come fratelli (io, Michele Gargiulo, Giancarlo e Fabrizio d’Esposito) e avevamo un grande progetto: smuovere un muro e cominciare a costruire il futuro della nostra Arciconfraternita! Fu allora che, nacque il gruppo de “I ragazzi del ‘99”, di cui sono fiero di far parte e a cui si sono uniti tantissimi giovani. In 10 anni, senza gelosie, siamo riusciti scegliere al nostro interno chi aveva la stoffa per diventare amministratore e chi quella per guidare la confraternita. Siamo riusciti a far avvicinare al nostro gruppo moltissime persone, tanti sono diventati anche confratelli e sono il nostro orgoglio. Ognuno di noi ha il proprio spazio, come è giusto che sia, e spero che tanti altri arriveranno. Nel 2010 il futuro è diventato realtà. È stato un anno molto duro per me: sono mancate due persone a me molto care e l’azienda con la quale ho lavorato per 25 anni è fallita. Con la nuova azienda, ho dovuto ricominciare da capo e, non avendo fiere maturate di cui poter usufruire, sono stato costretto a lavorare anche durante la Settimana Santa, dovendomi privare del piacere di trascorrere quella settimana in congrega con i miei amici. Nonostante questo, ricorderò per sempre le elezioni per il nuovo Governo dell’Arciconfraternita Morte e Orazione, che hanno visto Michele Gargiulo Priore, Fabrizio d’Esposito Vice-Priore e Antonino Guarracino Segretario. Tutti i ragazzi del ’99. Da quest’anno sarà tutto diverso: nonostante l’ampio consenso che hanno ricevuto, noi collaboratori dovremo aiutarli mantenendo sempre saldo lo spirito di umiltà, amicizia e lealtà che ci ha sorretto in questi 10 anni e creare il FUTURO della nostra amata Arciconfraternita». sione nera. A cosa rinuncio? A qualcosa che mi piace molto: non bevo alcolici, vado a messa tutte le domeniche e il venerdì alla Via Crucis. Michele Lauro, Confratello:La Quaresima è il periodo in cui mi avvicino alla chiesa vivendolo intensamente data la mia passione smisurata per la processione nera; ed è il periodo in cui noi appassionati di processione ci avviciniamo alla nostra arciconfraternita dedicandole tutto il nostro tempo libero e non solo quello. Per noi la processione diventa il primo pensiero! La mia rinuncia? L’abituale partita di calcio del venerdì sera che coinvolge molti confratelli. Aniello Stinga, Confratello:Quaresima è rinuncia, è preghiera, è Miserere, è coro del Calvario, è Via Crucis, è Processione Nera! All’indomani della Candelora il mio pensiero principale diventa la Processione.Sento quella che io amo definire “l’aria della processione”, quell’odore della veste nera che diventa sempre più forte con l’avvicinarsi della Pasqua, tutto passa in secondo piano e se in Quaresima il mio fioretto è rinunciare a tutto ciò che è cioccolato, bibite e bevande gassate, non potrei mai rinunciare alla Processione Nera! Aniello Stinga e Michele Lauro

Il Priore, il Governo, i confratelli e le consorelle sono vicini: - alla consorella Carmela Esposito-Russo per la scomparsa dell’adorata madre Giuseppa Ercolano; - al confratello Antonino Iaccarino per la scomparsa della cara sorella Giovanna; - al confratello Luca Castellano per l’improvvisa scomparsa del padre.

Agenda del confratello - Sabarto 26 Marzo 2011- ore 19.30 - presso i locali del sodalizio: Assemblea dei Confratelli. - Domenica 3 Aprile 2011 - IV Domenica di Quaresima: Appuntamento presso la Basilica di San Michele Arcangelo per la “Predica del Purgatorio”. - Domenica 3 Aprile 2011 - ore 19.30-21.00 - presso i locali del sodalizio: Distribuzione vesti partecipanti alle processioni Nere del Venerdì Santo. - Prove Coro del Calvario: Mercoledì, Venerdì e Domenica ore 18.30 presso la Cappella di Santa Margherita.

Neri Bollettino interno dell’Arciconfraternita della Morte e Orazione di Piano di Sorrento Anno I - Numero III del 20 Marzo 2011 Direttore: Fabrizio d’Esposito Coordinatrici della redazione: Olga e Rita Stinga Hanno scritto su questo numero: Olga, Rita e Aniello Stinga; Pietrantonio Iaccarino; Giuseppe Stiffa; Michele Lauro; Antonino Aversa. Progetto Grafico: Aniello Stinga Prossimo numero: aprile www.arcmorteeorazione.org

Neri, anno I numero 3  

Terza uscita del bollettino Neri

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