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IL NOSTRO PAESE Anno LXVI - 320

Aprile - Ottobre 2014

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Un futuro per il nostro passato: WLY\U»LɉJHJLWYV[LaPVUL KLSWH[YPTVUPVJ\S[\YHSL KLS[LYYP[VYPV[PJPULZL

STAN

NUMERO SPECIALE

SOCIETÀ TICINESE PER L’ARTE E LA NATURA


Anno LXVI - 320

Antonio Pisoni Benedetto Antonini

Gianni Biondillo Julia Kessler e Milo Miler

STAN

IL NOSTRO PAESE

SOCIETÀ TICINESE PER L’ARTE E LA NATURA

Aprile - Ottobre 2014

Editoriale

Impressum

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L’appello della STAN

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Attività STAN Convocazione dell’Assemblea annuale della STAN

Rivista trimestrale della Società ticinese per l’arte e la natura - STAN Portavoce dell'Heimatschutz Svizzera

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Temi STAN Ne vale la pena? Trasformazione del territorio: la grande bruttezza Vale la pena di impegnarsi per tutelare e valorizzare il retaggio culturale?

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Iniziativa “Un futuro per il nostro passato” Un futuro per il nostro passato. Per un’efficace protezione del patrimonio culturale del territorio ticinese. Motivazione dell’iniziativa e spiegazione dei suoi cinque principi Formulario per la raccolta firme

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Iniziativa “Spazi verdi per i nostri figli” Tuteliamo gli spazi verdi per i nostri figli Formulario per la raccolta firme

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Madlaina Bundi 41 René Ragenass 43 Tiziano Fontana 44

Heimatschutz Rapporto annuale 2013 La protezione del Lago di Sils e la nascita del tallero d’oro Il cioccolato del tallero d’oro Temi STAN Il patrimonio storico-artistico e la sua tutela: i criteri degli specialisti e la “ponderazione degli interessi” delle autorità politiche

www.stan-ticino.ch Redattore Arch. Riccardo Bergossi Redazione e amministrazione Dott.ssa Natalie Danzi-Paces Contatti STAN, via Borghese 42 6601 Locarno Tel. 091 751 16 25 Fax 091 751 68 79 segretariato@stan-ticino.ch redazione@stan-ticino.ch Conto corrente postale Società ticinese per l’arte e la natura, 69-862-3 Abbonamento annuo Abbonamento rivista + quota sociale STAN Comuni piccoli, Parrocchie, ecc. Sostenitore, Comuni, Società a partire da Scuole, studenti Estero

Fr. 50.– Fr. 60.– Fr. 90.– Fr. 30.– Fr. 60.–

Numero separato Fr. 8.– Tiratura 3’000 copie

Stampa e impaginazione Fontana Print S.A. C.P. 231 - 6963 Pregassona

La rivista esce anche grazie ai contributi di

In copertina: Un futuro per il nostro passato Da un’elaborazione di Luciano Baragiola.

© 2014 Il nostro Paese Per la riproduzione di testi, fotografie e disegni è necessaria l’autorizzazione della redazione.


Editoriale

L’appello della STAN

Il nostro Paese, n. 320, aprile-ottobre 2014

Villa Branca a Melide poco pirma della sua distruzione.

Dopo essersi battuta invano per la salvaguardia e la valorizzazione di numerosi edifici storici che la speculazione edilizia ha invece demolito con il beneplacito delle autorità comunali e cantonali, la STAN ha deciso di agire utilizzando gli strumenti democratici che la legge ha predisposto. A questo scopo ha dunque lanciato una iniziativa legislativa generica a livello cantonale dal titolo “Un futuro per il nostro passato: per un’efficace protezione del patrimonio culturale del territorio ticinese”. Per la sua riuscita occorrerà raccogliere nello stretto lasso di tempo di due mesi ben 7000 firme valide di cittadini aventi diritto di voto in Ticino. L’Associazione è consapevole di aver intrapreso una via che pur essendo consona ai propri statuti e a quelli dell’associazione mantello di cui è una sezione – ossia Heimatschutz Svizzera –, è però difficile per più ragioni. Innanzitutto perché la raccolta delle firme rappresenta un lavoro impegnativo che la STAN compie per la prima volta; secondariamente perché l’iniziativa generica fissa degli obbiettivi da iscrivere nelle leggi cantonali e che quindi dovranno essere elaborati a livello tecnico e poi discussi e votati in Gran Consiglio e infine resi operativi in via di regolamento e di norme comunali. Un percorso irto e complesso, dunque, il cui scopo primario è quello di suscitare un dibattito culturale, ampio e approfondito, sui valori del territorio e della sua storia, sul significato del pae-

saggio e sulle sue relazioni con la società nel suo insieme che tenga conto delle generazioni passate, presenti e future. In caso di successo, ne scaturiranno modifiche legali formali e pratiche che saranno, pertanto, il risultato non solo dei postulati dell’iniziativa della STAN, ma anche del bagaglio intellettuale che sarà stato prodotto durante tutta questa procedura. In questa battaglia per la cultura costruita del Ticino, fortunatamente la STAN non è sola: numerose le associazioni e numerose le personalità che hanno già aderito alla sua richiesta di sostegno morale e materiale. Inoltre la raccolta delle firme avverrà – per evidenti analogie di obiettivi – in contemporanea con l’iniziativa elaborata dal titolo “Spazi verdi per i nostri figli”, iniziativa voluta e lanciata dall’Associazione Cittadini per il territorio, con Unione Contadini Ticinesi e Agrifutura e anch’essa sostenuta da numerose associazioni e da alcuni partiti politici. Qualcuno potrà chiedersi se valga la pena di profondere tanto e tale sforzo. Noi siamo persuasi di sì. Già Nietzsche dichiarava che un popolo senza radici non ha futuro. Ma non solo: un paese imbruttito perde ogni attrattiva, perché incide negativamente sulla vita dei propri cittadini, siccome incapace di garantire loro la qualità del vivere e di fornire loro un valido motivo d’identificazione con il proprio habitat. Un paesaggio ben governato, dove le architettu-

Antonio Pisoni Architetto Presidente STAN Benedetto Antonini Architetto e Urbanista Vicepresidente STAN

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4 Editoriale

re storiche dialogano con le nuove costruzioni in modo «armonioso e ordinato», così come vuole la nuova Legge sullo sviluppo territoriale, è quello di un Paese che può vantare un alto livello di civiltà. Questo perché grazie ai numerosi esempi di diverse epoche, esso è in grado di offrire tanto alle proprie generazioni future, quanto ai nuovi venuti – componenti indispensabili di una società vieppiù multietnica –, testimonianze importanti di una storia che ci ha visti, in un poco più di 100 anni, uscire dalla miseria e, grazie al benessere conquistato, proporre ai propri giovani mille opportunità di realizzazione personale. La conoscenza concreta della storia di un territorio agevola infatti il processo di identificazione dei cittadini con il proprio ambiente di vita e, di riflesso, l’impegno civile di ognuno per il suo rispetto e la sua cura. L’intelligente tutela del patrimonio culturale, segnatamente di quello architettonico, accanto a quella di opere ingegneristiche di pregio, è la sola risposta possibile al pericolo denunciato dall’antropologo Marc Augé, ovvero lo scadimento del territorio in un mosaico di «non luoghi», edifici e strutture semplicemente funzionali, ma privi d’identità, indifferenti al territorio in cui sorgono e socialmente alienanti. Dopo le innumerevoli distruzioni del passato recente, l’iniziativa della STAN vuol contribuire a una presa di coscienza che ponga decisamente un freno a tale evoluzione e comporti la rivalutazione e la tutela di singoli edifici e di insiemi insediativi di dimostrato valore ambientale e culturale. Questa iniziativa, infine, vuole anche costituire un gesto politico per dare voce a una maggioranza frastornata, indignata ma silenziosa e del tutto

disarmata di fronte all’accelerazione del cambiamento radicale del proprio quadro di vita. Ebbene, sappiano quelle cittadine e quei cittadini che insieme si possono ottenere grandi risultati. La STAN è pronta a sostenerli coalizzando i sentimenti di resistenza alla speculazione e alla rapina della nostra storia e del nostro patrimonio culturale da parte di operatori che la ignorano totalmente. Urge far udire la voce di chi condivide con noi la convinzione che la storia e la cultura del nostro territorio sono un bene prezioso, ben più prezioso di qualsiasi tornaconto monetario. Occorre che chi opera sul territorio anche in ambito privato sia reso consapevole della sua responsabilità pubblica nei confronti della collettività. È indispensabile compiere uno sforzo di informazione sui valori del nostro patrimonio costruito, rendendo in tal modo i proprietari nuovamente fieri dei loro immobili carichi di storia, affinché possano prendersene cura responsabilmente e amorosamente, senza lasciarsi sedurre da scintillanti offerte di acquisto. La STAN si appella dunque a tutti coloro che legittimamente si sono scandalizzati di fronte alla demolizione della Romantica di Melide e degli innumerevoli altri edifici di pregio prima di lei, chiedendo loro di firmare e di far firmare i moduli dell’iniziativa. Ogni firma sotto il fatidico numero delle 7000 firme significherà una nuova condanna per un edificio storico, ma ogni firma sopra tale cifra corrisponderà ad un segnale forte all’indirizzo di chi è preposto alla tutela del patrimonio. Un segnale che contribuirà a motivarlo e ad agire celermente e con efficacia per la protezione del patrimonio culturale del territorio ticinese.

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Hotel Meister a Paradiso in demolizione.


Assemblea annuale della STAN Domenica 26 ottobre 2014, a Bellinzona I soci della STAN sono cordialmente invitati a partecipare all’assemblea annuale ordinaria per l’approvazione dei conti 2013, che si svolgerà con inizio alle

Ore 16.00 puntuali: NELLA SALA DEL CONSIGLIO COMUNALE, al secondo piano di Palazzo civico con il seguente ordine del giorno: – Saluto ai convenuti e saluto delle autorità; nomina degli scrutatori; – Lettura e approvazione del verbale dell’ultima assemblea; – Relazione del consiglio direttivo (che sarà focalizzata quest’anno segnatamente sull’iniziativa “Un futuro per il nostro passato: per una efficace protezione del patrimonio culturale del territorio ticinese”, che verrà lanciata verso la metà di questo mese di ottobre); – Conti consuntivi 2013 e relazione dei revisori dei conti;* – Conti preventivi 2014; – Nomina del Consiglio direttivo e del presidente (per 3 anni); – Nomina dei revisori dei conti (per un anno); – Adeguamento della quota sociale STAN a partire dal 2015 (nuovo fr. 60.–); – Eventuali.

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Per ragioni organizzative chi intende partecipare è pregato di comunicarlo al segretariato della STAN (Tel. 091 751 16 25 - Fax 091 751 68 79 - e-mail: stan_ticino@sunrise.ch) * I conti consuntivi verranno distribuiti ai soci convenuti all’inizio dell’assemblea; chi desiderasse consultarli prima può richiederli presso il nostro segretariato o passare a consultarli di persona presso la nostra sede, in via Borghese 42 a Locarno.

Con un cordiale arrivederci! IL CONSIGLIO DIRETTIVO DELLA STAN Locarno, settembre 2014


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Ne vale la pena? scrittore e architetto

Spesso, troppo spesso, quando viene presentato un nuovo progetto su una rivista di settore non ci viene fatto vedere cosa c’era prima. Cosa fatta capo ha: ciò che c’era prima, in situ, non c’è più. Amen. Se è stato “sacrificato” è perché era, implicitamente, “sacrificabile”. Anzi, peggio, è come se prima non ci fosse stato nulla. Un vuoto che aspettava solo d’essere colmato dall’umano genio creativo. L’osservatore accetta la cosa come avesse fatto un patto implicito col progettista. Non chiedere, non dubitare. C’era bisogno del nuovo, criticalo per quello che è, ma non fare troppe domande su ciò che lo precedeva. Era tabula rasa o poco più. Sappiamo tutti che non è così, soprattutto in una realtà fortemente antropizzata quale quella delle città europee. Il mito del nuovo per il nuovo, mito che ci viene con la rivoluzione industriale e che ha avuto il suo massimo splendore nella società delle macchine, della velocità, delle «magnifiche sorti e progressive» incarnata nel Novecento, oggi, forse, andrebbe rivisto, rimodulato. Il territorio non è mai tabula rasa, non è mai un foglio bianco. Ogni progetto andrebbe valutato quasi redigendo una partita doppia: conoscere intimamente cosa stiamo perdendo, per poter valutare meglio cosa stiamo guadagnando. Altrimenti la gara è truccata. Lo so, parlare di conservazione architettonica puzza sempre di tradizionalismo, di cultura reazionaria, passatista, antimoderna. Ma il “moderno”, di suo, è pure lui ormai cosa del passato. Siamo persino ben oltre la società postmoderna, forse alcuni punti fissi, alcuni tabù progressisti andrebbero se non abbandonati quanto meno rivisitati. Non sto dicendo che tutto ciò che ci viene dal passato è di suo, per statuto, “bello”. Ogni discorso che lancia l’allarme sulle brutture dell’architettura contemporanea scivola sempre in una china pericolosa e impraticabile. Ogni edificio è stato nuovo al suo nascere. Ogni novità è diventata storia comune, condivisa, negli anni. Però è vero che in certi casi le dimensioni contano. La quantità può fare la qualità, o la perdita di qualità, di un contesto. Il Novecento è stato un secolo invasivo, ha mutato in modo radicale, univoco, il paesaggio, l’ha, in molti aspetti, omologato. Conservare quello che resta del passato – perché ormai spesso sono solo residui – è anche un modo per contrapporre forme alternative al pensiero unico dominante. Ci permette di dare la corretta dimensione del contemporaneo, confrontandolo con l’idea di urbano che ci viene dalla storia. Se ormai oltre il 90% di ciò che è costruito è irrimediabilmente moderno, perché continuare ad accanirsi con quel poco che resta di precedente a noi? Che paura ci fa? Non sto semplicemente parlando di conservare gli insigni monumenti identitari di un popolo. Sarebbe un luogo comu-

La grande bruttezza

Chiacchierata con Gianni Biondillo Casa d’Arte Miller Piazza Duttweiler, Capolago 20 novembre 2014, ore 18.30

ne. La qualità di un monumento sta nella coerenza, nella stratigrafia, nel palinsesto dell’incasato, nella costruzione umile, nel dispositivo prospettico, nella soluzione formale del contesto. Il monumento in sé smette d’esistere se la cultura materiale della civiltà che lo ha ideato viene spazzata via. Il progettista del XXI secolo deve rendersi conto che la gloria, che l’ansia edificatoria modernista dei suoi padri è cosa del passato. Oggi a lui tocca lavorare negli interstizi. Il suo deve essere uno sguardo olistico, capace di inserire il nuovo là dove occorre e saper rimettere in gioco l’antico là dove è possibile. Rendendolo, perciò, ancora contemporaneo, pronto a una vita futura. Osservo queste fotografie che confrontano la Lugano contemporanea con quella di non molti decenni fa e mi chiedo: ne è sempre valsa la pena? Ogni scelta è stata dettata dalla necessità comune o solo dall’interesse privato? È questa l’idea di sé che la società ticinese vuole lasciare alle generazioni future? L’architettura che va a sostituire edifici carichi di un gusto magari inattuale ma di certo portatore di un’idea del decoro in fondo condivisibile (perché simbolicamente partecipato), questa nuova architettura non è che sia in sé brutta. O bella. È un’architettura che non osa. Tecnicamente ineccepibile – non è certo l’edificato caotico e trash di molta urbanistica spontanea mediterranea – racconta una visione della città sostanzialmente anonima, tecnocratica. Non è neppure uno stile internazionale. È un global style. Banche, uffici o civili abitazioni che potrebbero stare ovunque nel mondo, incapaci di farsi stimolare dal contesto, o di stimolarlo. Una architettura che assolto il compito di coprire la massima cubatura, ottenere la massima rendita di posizione, si disinteressa del bene comune della città. Fa il suo dovere senza passione. Sembra una minestra, magari cucinata con cura, con i soliti ingredienti freschi, ma senza alcuna nota peculiare, creativa, senza cipolla, o sale eliminando odori o sapori rilevanti che possano, non sia mai!, infastidire il consumatore. C’è da chiedersi allora: ne vale davvero la pena?

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Gianni Biondillo


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Trasformazioni del territorio: la grande bruttezza

Il nostro Paese, n. 320, aprile-ottobre 2014

Vista della città di Lugano da nord verso Paradiso, ai primi del ’900. In primo piano il ferro di cavallo con Villa Isenburg e sulla destra la torretta ottagonale tuttora esistente.

La trasformazione del territorio non è avvenuta per caso ma è il risultato di una scelta politica che ha preferito, in una sorta di abbraccio mortale, favorire e legittimare le attività degli operatori del settore edilizio (architetti, imprese, etc.) rispetto alle esigenze simboliche e d’appartenenza della comunità. Le autorità avrebbero invece dovuto applicare una sana e logica tutela dell’eccellente già esistente. Non sempre il nuovo è portatore di valori positivi. La moltiplicazione dei volumi concessa dalle autorità amministrative ha rotto ogni logico argine; il deprimente trionfo del gusto contemporaneo sta materialmente distruggendo la nostra identità storica. In tempi passati ogni edificazione rispondeva ad un preciso ventaglio di requisiti e in generale la durata qualitativa non prevedeva rimpiazzi. Si costruiva per durare nel tempo. La maggior parte delle costruzioni contemporanee, quelle che hanno trasformato radicalmente le nostre città, rispondono al contrario ad altri parametri. Ciò che interessa in primis è il profitto; non importa durare nel tempo ma fare cassa, fino a drogare, dopare la volumetria progettata e costruita.

Queste illogiche trasformazioni, spesso visivamente brutte, fanno l’interesse di pochi speculatori, danneggiando la popolazione sempre più strozzata nei costi e irritata alla vista. Questo sfruttamento abnorme del territorio richiede sempre più energia, costosa e dannosa per l’ambiente ed a stretto giro di tempo ha un continuo bisogno di rinnovo, restauro o riadattamento. Come se non bastasse, la sempre più veloce trasformazione ha modificato sensibilmente l’immagine e il carattere originario del paesaggio, che nella maggior parte dei punti chiave del cantone aveva reali e autentici caratteri poetici. Si può fare profitto anche col rispetto dei valori che ci hanno preceduto, quelli che le autorità non si sono degnate di mettere in cima alle loro priorità. La politica ha l’obbligo di salvare il salvabile ed introdurre misure a tutela di quel che resta del patrimonio storico ereditato. Oggi proteggere e difendere i segni e le emergenze storiche sopravvissute nel tessuto urbano è difficile e complesso, ma è un tema impellente e necessario che va affrontato con fermezza ed onore dalle autorità cantonali.

Julia Kessler e Milo Miler antiquari


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Parkhotel, Lugano, 1904.

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Teatro Apollo e Kursaal, Lugano, 1897.


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La grande bruttezza 2003. Stampa ai sali d’argento cm 30.5 x 40.5. © Enrico Minasso

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La grande bruttezza 2003. Stampa ai sali d’argento cm 30.5 x 40.5. © Enrico Minasso


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Il Venezia, salita Chiattone, Lugano.

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Le Casermette, piazza Indipendenza, Parco Ciani, Lugano.


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La grande bruttezza 2003. Stampa ai sali d’argento cm 30.5 x 40.5. © Enrico Minasso

Il nostro Paese, n. 320, aprile-ottobre 2014

La grande bruttezza 2003. Stampa ai sali d’argento cm 30.5 x 40.5. © Enrico Minasso


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Ieri Villa Antonietta in via Besso a Lugano, ca. 1895, demolita nel 2006.

Vale la pena di impegnarsi per tutelare e valorizzare il retaggio culturale? Con la cultura non si mangia, anzi ci costa: in buona sostanza, vuol dire che non serve. È un sentimento che si insinua subdolo nei nostri modi di pensare, anche veicolato senza troppo tergiversare da chi come i politici sarebbero chiamati istituzionalmente a procurare il bene comune. Sembriamo costretti – insieme all’esercizio di discutibili e spesso vane spending review, come si dice – a porci in una condizione di arrendevolezza di fronte alle esigenze di quei patrimoni di storia che non sono in condizione di creare indotto immediato: dico quelli più fragili, il paesaggio non cementificato con e senza vista mozzafiato, gli spazi urbani e le antiche dimore prive di indice di sfruttamento adeguato, i luoghi dismessi della nostra prima civiltà industriale e contadina, che quando va bene son costretti a viaggiare altrove per essere museificati. Non è storia solo di oggi, il passato anche lontano, sotto i colpi della “modernità” che avanza impietosa dalla fine dell’Ottocento, ha inferto colpi mortali all’identità del paese. Già, l’“identità”: serve, non serve nel villaggio globale che ci ha insegnato a conoscere McLuhan fin dagli anni Sessanta del Novecento? Eppure è un po’ come la barra del timone, la bussola che ci consente di non smarrirci nel mare sempre più vasto dove ogni giorno navighiamo… Carlo Agliati storico

...Constato da comune cittadino che, il consumo di territorio non è percepito dalle masse come un problema, e non viene quasi mai rappresentato come tale da chi detiene i mezzi per farlo. Però, all’occhio sensibile, il Canton Ticino appare sempre più come una terra in svendita e sotto assedio. Cantieri che spuntano anche in posti impensabili, senza risparmiare parchi, zone protette e sottoposte a vincoli di natura ambientale, paesaggistica o architettonica. Anzi, solitamente, più le aree sono pregiate, più

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«Vale la pena di impegnarsi per tutelare e valorizzare il retaggio culturale?» Questa è la domanda che abbiamo posto a diverse persone che, negli scorsi mesi, hanno partecipato agli incontri organizzati dalla STAN che hanno portato al lancio dell’iniziativa popolare “Un futuro per il nostro passato: per un’efficace protezione del patrimonio culturale del territorio ticinese”. Altri degli interpellati hanno avuto scambi di opinioni su questi temi con i membri del Consiglio direttivo dell’associazione. Ringraziamo chi ha trasmesso alla redazione le sue osservazioni, brevi statement che, pubblicati qui di seguito, rappresentano una variegata raccolta di idee. Per illustrare i testi abbiamo creduto di seguire la modalità che Milo Miler ha scelto per “La grande bruttezza” il dossier che precede questo, dove il testo suo con Julia Kessler e quello di Gianni Biondillo sono seguiti da una carrellata di immagini che mettono a confronto pregevoli edifici storici andati distrutti, con quanto è stato edificato al loro posto. Per “La grande bruttezza” si fa riferimento a opere scomparse decenni addietro, soprattutto negli anni Sessanta e Settanta del secolo


Temi STAN 13

Oggi

sono appetibili per il mercato: si pensi che in alcuni tratti dei nostri laghi si è incominciato a costruire quasi nell’acqua e le montagne sono state coperte di cemento! Sarebbe dunque auspicabile un deciso cambio di mentalità che consista nell’avere maggiore rispetto del territorio evitando, dove possibile, l’eliminazione di aree verdi che risultano quanto mai preziose sotto tutti i punti di vista. Capita spesso in Ticino di vedere delle infrastrutture che potrebbero essere ristrutturate e utilizzate per i più svariati scopi limitando in questo modo la cementificazione di nuove aree di territorio. Potrebbe essere un buon modo per cominciare ad affrontare un problema che, a lungo andare, potrebbe causare seri danni ecologici e avere gravi ripercussioni sulla qualità della vita dei Ticinesi. Usman Baig economista

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FERMATELI! «Globalizzazione dell’indifferenza, la piaga del nostro tempo» disse il Pontefice a Lampedusa, di fronte al cimitero marino di centinaia di profughi annegati. Più preciso, settimane dopo, condannò il sistema che sfrutta il prossimo.”Globalizzazione dell’avidità”: anche in Ticino comanda ancora il partito politico dell’avidità, partito trasversale, sempre attivissimo, più o meno, in ogni partito. Cancellano le radici umanitarie della Svizzera, sparano sulla Corte dei diritti umani di Strasburgo, gli speculatori sfasciano,da decenni,il territorio del Cantone, i quartieri, le nostre valli. Le ruspe non si fermano, non rispettano più nulla. Le iniziative popolari a difesa del territorio sono in grave ritardo, ormai rimane poco da salvare. I limiti legali sono sempre più angusti. Ciò malgrado, cittadine e cittadini devono ricuperare la loro dignità civica, esercitando i diritti democratici, compresa l’iniziativa popolare. Gli speculatori sono attivamente all’opera. Fermateli! Con le vostre firme. Paolo Bernasconi prof. dr. h. c. Essendo stato per alcuni anni, seppure in epoca ormai lontana (dal 1987 al 1993) presidente della STAN, e successivamente redattore del “Nostro paese”, non posso che rispondere affermativamente alla domanda se valga o no la pena di valorizzare il paesaggio e il patrimonio culturale in genere. In entrambe le funzioni ho infatti cercato di impegnarmi in questo senso, seppure non sempre con successo.

scorso, al contrario, qui abbiamo voluto mostrare interventi di sostituzione recentissimi dei quali “Il nostro Paese” ha trattato negli ultimi anni. In tutti questi casi, indipendentemente dalle emozioni positive o negative che i nuovi fabbricati possono trasmettere a chi li osserva, emerge un’enorme sproporzione della volumetria tra il prima e il dopo. Il caso di Villa Antonietta, che con il suo parco brillava in via Besso a Lugano è emblematico, e con questo, che la STAN ha scelto come edificio simbolo per l’iniziativa popolare, apriamo la serie di fotografie. Basta la costatazione delle possibilità edificatorie che i Piani regolatori concedono su aree già occupate dall’edilizia storica per spiegare l’inarrestabile avanzata del “ruspante” fenomeno e quindi la necessità di intervenire con nuovi strumenti per arrestarlo prima che tutta l’immagine storica del Cantone, e segnatamente di Lugano, sia ridotta a sola riproduzione fotografica. Ci proponiamo di proseguire sul prossimo numero della rivista sia la presentazione di brevi contributi, sia l’impietoso confronto tra il Ticino che è stato fino a poco tempo fa e quello che è. (Red.)


14 Temi STAN

Ieri Villa Ramona, in via Pico a Cassarate, 1931, demolina nel 2006. (Foto: Manuela Mazzi)

Non avendo competenze storico-architettoniche, mi chiedo con quali criteri valutare un oggetto architettonico. Non posso che allacciarmi alla mia personale sensibilità estetica. Bello brutto non sono concetti utilizzabili, poiché soggettivi e non codificabili. Ma ugualmente può esserci un criterio di giudizio condivisibile. Il senso estetico può essere appreso nel confronto tra vari oggetti, tra varie epoche, entrando in sintonia con le proprie percezioni. Cosa mi viene trasmesso? Armonia, ritmo, tranquillità, equilibrio, squilibrio creativo, benessere sono sensazioni che posso provare, tra diverse altre. Sono date dal materiale, dai colori, dalle forme, dalle proporzioni, dall’inserimento in un contesto più ampio e, non da ultimo, dalla patina del tempo. Se invece osservo il presente edificatorio, constato che dalle nostre parti quasi ogni ultimo spazio verde è costellato da innumerevoli banalissimi parallelepipedi con balconcini vista lago o montagna, di grandi dimensioni, tutti noiosamente uguali, costruiti senza arte né visioni e venduti a prezzo stellare. E mi chiedo quale memoria trasmettiamo alle generazioni future. Edifici che peccano di presunzione e che non hanno nessuna identità. Sono una pura speculazione per

Il nostro Paese, n. 320, aprile-ottobre 2014

Essendo ormai da parecchio tempo fuori dalla Stan – o perlomeno dai suoi gremi dirigenti – non manco tuttavia di vedere con occhio critico anche certe manifestazioni di “protezionismo” spinto. Per dirne una (anche se non direttamente collegata con il paesaggio, e meno ancora con il patrimonio costruito), mi è difficile capire coloro che vanno in acqua di giuggiole per la riapparizione del lupo alle nostre latitudini, e si scandalizzano non appena sentono che qualcun altro, viceversa, se ne preoccupa. Lo stesso direi per il cosiddetto “raddoppio” – ma più corretto sarebbe dire completamento – della galleria stradale del San Gottardo. Ho insomma l’impressione che certi protezionisti d’assalto agiscano un po’ a corrente alternata: nelle aree urbane (dove in genere vivono) accettano più o meno tutto. Viceversa, pretendono poi che le leggi vengano applicate con rigore estremo nelle regioni più discoste, dove loro si recano tutt’al più in vacanza. A prescindere da questi aspetti che mi fanno un po’ scrollare la testa, è evidente che il paesaggio merita di essere maggiormente considerato. Soprattutto in un Cantone come il nostro, dove è stato violentato in continuazione (ultimo esempio, in ordine di tempo, in margine alla realizzazione dell’AlpTransit). Ben venga, dunque, l’iniziativa che verrà lanciata prossimamente. Nella speranza, comunque, che venga poi applicata cum grano salis… Franco Celio docente


Temi STAN 15

Oggi (Foto: Natalie Danzi-Paces)

soldi di dubbia provenienza. Questi edifici non hanno radici con la terra e con la storia e non creano nessuna relazione con il paesaggio. E non trasmettono quella sensazione di vissuto, che dà vita a un edificio, poiché manca totalmente il tocco personale di chi vivrà in questi contenitori, e anche di chi li ha costruiti. Dobbiamo dunque imperativamente mantenere quei pochi edifici che testimoniano un altro approccio, di un passato più lontano, ma anche di quello vicino, e che sono il cordone ombelicale che permette la creazione del nuovo, senza perdere le proprie radici e la propria anima.

Il nostro Paese, n. 320, aprile-ottobre 2014

Giosanna Crivelli fotografa

Non fosse che per ricordare ai posteri la ricchezza del nostro patrimonio storico, architettonico e paesaggistico direi che vale assolutamente la pena impegnarsi per tutelare e valorizzare i valori del nostro passato. Ma lo stiamo veramente facendo? A giudicare dall’azione dei governanti nostrani ho qualche dubbio: oggi prevalgono ragioni economiche e finanziarie e le priorità non sembrano essere state poste tanto in passato quanto di questi tempi nella direzione di una tutela del nostro retaggio culturale. Basta gettare uno sguardo alla maggior parte dei piani regolatori concepiti in esclusiva funzione di interessi economici per rendersene conto. Che fare allora per ovviare a questo degrado? Forse i buoi sono ormai fuori dalla stalla, ma chissà che una maggiore sensibilizzazione dei politici verso una revisione in senso restrittivo e conservativo di certi piani regolatori non possa rappresentare una prima goccia. Che paese è quello che non costruisce il proprio futuro basandosi anche sul proprio passato? Confido nella STAN. Eugenio Foglia già dir. Ente ticinese per il turismo

Come no. Senza un passato – con il suo ricordo, con la sua memoria – non avremmo nemmeno un presente. Un presente degno d’essere compiutamente vissuto, e fieramente tramandato. Cosa sarebbe un passato anche senza la quotidiana testimonianza di un paesaggio ”umanizzato” che è andato vieppiù trasformandosi col tempo? Nei secoli scorsi si è sempre edificato; mai però con la frenesia l’ingordigia, l’ignoranza dei giorni no-


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Ieri

stri. Ma soprattutto, nel passato, si è costruito in modo civile per aggiunte, per accumuli, più che per sottrazioni. Stratificazioni attraverso le quali possiamo oggi fortunatamente leggere – e cercar di capire! – la storia, la cultura, i gusti… delle generazioni che hanno preceduto la nostra. Oggi purtroppo la tendenza (ah, le “tendenze”!) sta soprattutto nell’abbattere, nel distruggere, nel far tabula rasa… Per poi rapidamente di nuovo cementificare, con arroganza e senza misura. Ma in che modo? Con i famosi “indici di sfruttamento”. Come se la terra – bene comune, di tutti! – fosse un patrimonio solo da sfruttare, da saccheggiare col massimo indice di effimero godimento: sino al suo più totale degrado ed esaurimento. Pensiamo piuttosto a cosa sarebbe il territorio che ci circonda se non esistessero i “centri storici” delle nostre borgate; o gli antichi nuclei dei villaggi che vivono in felice armonia con la natura dei prati, delle radure, dei boschi che li circondano. Quei villaggi disposti attorno ai laghi, adagiati sui falsi piani delle vallate o abbarbicati alle pendici delle colline e delle montagne, che fanno la ricchezza di tutto il nostro paese. La “pianificazione urbanistica” di un tempo nasceva e si sviluppava in modo intelligente e funzionale anche perché rigorosamente condizionata dalle scarse risorse umane e finanziarie esistenti, e dai limitati mezzi tecnici di cui i nostri antenati potevano disporre. L’architettura “spontanea” non aveva bisogno di tante “accademie”, anche perché l’estetica era connaturata alle condizioni dell’uomo d’allora che doveva razionalizzare per risparmiare, oltre che per risparmiarsi. Quel parsimonioso homo faber era ottimamente ispirato dalla sobrietà e dall’essenzialità da cui nascevano – precorrendo i tempi – e in forma più economica e naturale, le tanto decantate qualità ed eccellenza “prodotte” oggi, e propagandate con gran sussiego, dalle più “aggiornate” scuole universitarie. (Nel Novecento si è poi riusciti a inventare anche “l’arte… povera” ! Poveri noi.) Per questo le costruzioni di un tempo (le abitazioni per l’uomo e per gli animali, le chiese, i palazzi, le fabbriche…) erano pure espressione di lavori ben fatti. Da mastri che usavano innanzi tutto la testa, impiegando i materiali più idonei al posto giusto e nel modo più corretto. Abili, sapienti artigiani, ricchi d’esperienza tramandata da padre in figlio, che con tanto amore e perizia sapevano far uso virtuoso anche delle loro callose mani. Mani dalle quali spuntavano – con il sudore – anche l’estetica; insieme a quell’etica e a quella cultura delle quali oggi così sovente ci sentiamo orfani. Orio Galli graphic designer

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Hotel Meister, a Paradiso, 1912, demolito nel 2009. (Foto: Manuela Mazzi)


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Oggi (Foto: © Enrico Minasso)

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C’era il Castello di Trevano – è stato sacrificato inutilmente. Avevamo i tram a Lugano, sono stati tolti e in seguito anche i filobus. C’è perfino stato un tentativo documentato di rinunciare ai castelli di Bellinzona. Tra questi ed altri esempi, in quali casi si sono prese le giuste decisioni? Cosa sarebbe Bellinzona senza i suoi castelli? Di converso, cosa sarebbe Lugano se avesse ancora il Castello di Trevano? Non sarebbe utile avere attrazioni uniche, specie dopo che l’era del segreto bancario è tramontata? Abbiamo ancora molto da proteggere, prima che le ennesime facili speculazioni edilizie proseguano a sfregiare il territorio. Giordano Macchi dipl. Math. ETH, lic. sc. econ.

La storia dimostra che il retaggio culturale aiuta a rinsaldare il senso di identificazione, appartenenza e condivisione di ogni società civile. Inoltre la memoria è un’esigenza primaria dell’essere umano e – come si legge nei Principi per la tutela dei monumenti storici in Svizzera (2007) – è correlata essenzialmente a luoghi e a oggetti. Il patrimonio culturale non è un bene di consumo. È la materializzazione di una collettività. Non appartiene ad alcun membro, ma a tutti insieme e si trasmette al di là di ciascuno di loro, come ci insegna Michel Melot. Il patrimonio culturale si differenzia fondamentalmente da tutte le altre forme di patrimonio, poiché la condivisione di valori che esso instaura in una collettività non implica la loro proprietà materiale. Si tratta di un bene patrimoniale dal valore simbolico. Il Canton Ticino è ricco di qualità paesaggistiche e artistiche; proprio per questo risulta particolarmente appetibile per gli speculatori. Lucro e interessi immediati sono troppo spesso gli unici criteri che guidano la pianificazione e che conducono all’impoverimento del patrimonio culturale locale. Non si tratta di “imbalsamare” i luoghi, ma di tutelarli in modo avveduto e di sottrarli alla logica speculativa del singolo individuo. Simona Martinoli storica dell’arte e dell’architettura


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Ieri Cécil, Lungolago di Locarno, 1930, demolito nel 2007.

Ricordo molto bene quando, non più di due o tre anni fa, Tita Carloni diceva che, arrivati a questo punto e con tutti i disastri a cui abbiamo assistito, si sarebbe dovuto elaborare una legge che proteggesse automaticamente tutti gli edifici costruiti prima del 1950. Quindi non più una lista di edifici protetti, bensì il ribaltamento dell’onere della prova: non sarebbe più stato l’Ufficio beni culturali a dover dimostrare il valore di un edificio da proteggere, bensì sarebbe toccato a chi avesse avuto l’intenzione di abbatterlo o alterarlo di dimostrare che non aveva valore. Un’idea semplice, efficace, in qualche modo geniale, come lo era Carloni. Lui stesso confessava che la proposta non era originale, ma che l’aveva suggerita un professore del Politecnico di Zurigo. Semplicemente a Carloni sembrava quest’idea calzasse a pennello per il Ticino per proteggere quel che resta ancora da proteggere. Il Castello di Trevano, il Venezia di via Peri a Lugano, le ville sul lago, Villa Galli, l’Hotel Meister, il Washington, … la cronaca di questi anni ci ha abituati alla perdita, pezzo a pezzo, di immobili di pregio e alla loro sostituzione spesso con immobili speculativi o nella migliore delle ipotesi banali. E se un uomo aperto al progresso (tecnico e sociale) e assieme così attento alle istanze del contemporaneo come Tita Carloni arrivava a sostenere per gli immobili antichi una ipotesi cosi radicale, significa che davvero in Ticino, rispetto ad altri Cantoni svizzeri, si è distrutto e si è dissipato moltissimo. Quindi ben venga l’iniziativa della STAN per una efficace protezione dl patrimonio culturale del territorio ticinese. Anzi, ne aspettiamo anche altre. Magari anche una che sproni a istituire finalmente un Piano del colore nei centri storici. Ce l’hanno da tempo città importanti come Torino e realtà più piccole (e con le casse ancora meno floride delle nostre) come Tortona o alcuni comuni del lago di Como. Volgere lo sguardo sia a nord che a sud arricchisce. Ruben Rossello giornalista

Benché la decostruzione di una domanda possa essere una comoda via per trarsi dall’impaccio di dover dare una risposta, credo sia utile segnalare che quella posta ne contiene almeno altre due, fra loro correlate, di natura assai radicale. La prima: Perché tutelare, ossia conservare qualcosa di antico? La seconda: Perché e come valorizzare, ossia utilizzare o riutilizzare manufatti d’altre epoche? Si risponderà che chi toglie scriteriatamente di mezzo il proprio passato, distrugge il proprio presente e il proprio futuro, magari appoggiandosi alla nota sentenza di Sant’Agostino, secondo cui non esistono

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(Foto: Natalie Danzi-Paces)


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Oggi (Foto: Natalie Danzi-Paces)

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il passato, il presente e il futuro, bensì il presente del passato, il presente del presente e il presente del futuro. Tutto sembra giocarsi nel presente, nella luce obliqua che getta indietro e avanti, nel valore e disvalore che la nostra epoca attribuisce alla tradizione e alla distruzione. Vi sono state epoche, non necessariamente barbare, che distrussero tranquillamente, forse anche gioiosamente, impianti e costruzioni antiche, ricoprendoli o sostituendoli con opere nuove, peraltro senza dubitare di fare un cattivo uso del mondo. L’idea di tradizione è un’invenzione della Modernità, cui fa da corollario lo struggimento per quanto va perso per sempre, e quindi la sensazione a volte vaga a volte precisa e angosciante che non si sta facendo un buon uso del mondo. Tale sensazione accompagna i nostri andirivieni quotidiani nei territori del presente, è un basso continuo che non ci riesce di far cessare. Non è tanto questione d’esser convinti o no che una volta si facesse meglio oppure di attualizzare sapientemente il passato, quanto di vedere che il presente s’incrina e non vuole semplicemente scorrere, che nel presente del passato - che lo vogliamo o no – chiedono voce un altro presente del presente e un altro presente del futuro. Per questo sostengo l’iniziativa della STAN; e già che ci sono, a chi asserisce che a tutela dei beni culturali già vi sarebbero sufficienti strumenti, rispondo con una domanda: come mai vengono utilizzati poco o punto? Pragmaticamente, ovvero con moderata fiducia, ritengo che strumenti e obiettivi più precisi e vincolanti possano aiutare. Raffaele Scolari pres. Fondazione Valle Verzasca

Ho l’impressione d’assistere ad un fuoco di paglia che brucia veloce l’eredità dei nostri avi e le risorse dei nostri figli. Salvare quel che possiamo della poesia del nostro passato per non soccombere alla fredda funzionalità del presente mi sembra più importante che mai. Per questo motivo sostengo con convinzione tanto l’iniziativa per tutelare meglio il nostro patrimonio culturale, quanto l’iniziativa per preservare gli spazi verdi dei nostri fondivalle. Luca Vetterli, segr. Pro Natura Svizzera


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Un futuro per il nostro passato per un’efficace protezione del patrimonio culturale del territorio ticinese Motivazione dell’iniziativa popolare legislativa generica e spiegazione dei suoi cinque principi A. Motivazione generale Costatato come: • la distruzione progressiva e accelerata di una parte importante del patrimonio costruito cantonale desti in gran parte della popolazione profonda preoccupazione e sovente anche indignazione; • il più delle volte il quadro di vita nel quale la popolazione s’identifica è deteriorato da iniziative immobiliari esclusivamente tese a trarre il massimo profitto finanziario da situazioni urbanistiche privilegiate, e questo in totale spregio della eredità culturale cantonale e delle nostre radici storiche; • a differenza di quanto avviene negli altri Cantoni, in Ticino la tutela dei beni culturali immobili civili sia poco diffusa e molto lacunosa; • ricordati i casi di Melide (Villa Branca e Villa Galli), ma anche da quelli di Bellinzona (Villa Salvioni e Istituto Francesco Soave), di Lugano e di Mendrisio dai quali è emersa la scarsa propensione delle autorità locali, confrontate con le pressioni degli operatori economici locali o meno, a tutelare i beni culturali immobili; • vista la ritrosia delle autorità cantonali e locali nell’affrontare la drammatica situazione venutasi a creare; i promotori della presente iniziativa popolare generica hanno ritenuto necessario attivarsi affinché il Cantone intervenga urgentemente in via legislativa, ma soprattutto applicativa, per arrestare un fenomeno dannoso per tutta la comunità. La STAN, Società ticinese per l’arte e la natura, sezione cantonale di Heimatschutz Svizzera, con l’appoggio di numerose associazioni a scopo ideale e di categoria, di gruppi di cittadini attivi nella tutela d’importanti valori paesaggistici locali, come pure di singole personalità, lancia la presente iniziativa popolare generica.

Richiamati, inoltre, gli articoli 73 -Sviluppo sostenibile-, 75 -Pianificazione del territorio- 78 -Protezione della natura e del paesaggio- della Costituzione federale, richiamate altresì la Legge cantonale sullo sviluppo territoriale e la Legge cantonale sulla protezione del bene culturale che globalmente esprimono concetti che ben figurano anche nella Convenzione europea del paesaggio, in modo speciale nel Preambolo, quali: • «Desiderosi di pervenire ad uno sviluppo sostenibile fondato su un rapporto equilibrato tra i bisogni sociali, l’attività economica e l’ambiente; • Constatando che il paesaggio svolge importanti funzioni di interesse generale, sul piano culturale, ecologico, ambientale e sociale e costituisce una risorsa favorevole all’attività economica, e che, se salvaguardato, gestito e pianificato in modo adeguato, può contribuire alla creazione di posti di lavoro; • Consapevoli del fatto che il paesaggio coopera all’elaborazione delle culture locali e rappresenta una componente fondamentale del patrimonio culturale e naturale dell’Europa, contribuendo così al benessere e alla soddisfazione degli esseri umani e al consolidamento dell’identità europea;

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L’intento è di ovviare alla sensazione d’impotenza della cittadinanza e dare voce a un sentimento assai diffuso di preoccupazione, offrendo uno strumento d’azione contro la prevaricazione delle ruspe, la cancellazione della storia del paesaggio costruito cantonale e la proliferazione dell’edilizia banale.


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• Riconoscendo che il paesaggio è in ogni luogo un elemento importante della qualità della vita delle popolazioni: nelle aree urbane e nelle campagne, nei territori degradati, come in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali, come in quelle della vita quotidiana; (…) • Desiderando soddisfare gli auspici delle popolazioni di godere di un paesaggio di qualità e di svolgere un ruolo attivo nella sua trasformazione; • Persuasi che il paesaggio rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale, e che la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo;” i promotori invitano le cittadine e i cittadini del Cantone ad esprimere la loro volontà di salvaguardare il paesaggio culturale ticinese sostenendo l’iniziativa «Un futuro per il nostro passato: per un’efficace protezione del patrimonio culturale del territorio ticinese».

B Spiegazioni dei cinque principi Ad 1. Politica d’informazione Gli iniziativisti sono persuasi che la latitante politica d’informazione del Cantone sia corresponsabile della carente conoscenza del patrimonio storico-architettonico e, di conseguenza, dell’insensibilità nei confronti dei valori culturali che rappresenta. Ne sono la prova a lentezza e il ritardo con cui gli elenchi dei beni culturali immobili sono inseriti nei PR comunali, ma anche la tardiva segnalazione agli interessati, da parte del Cantone, dell’esistenza e della portata giuridica e pratica dell’ISOS –Inventario federale degli insediamenti da proteggere- e soprattutto degli effetti della sentenza del Tribunale Federale nel caso del comune di Rüti (ZH). Quest’ultima, infatti, ha radicalmente cambiato la portata giuridica dell’ISOS che, da strumento con valore indicativo, è diventato inventario con valenza imperativa. Per questa ragione chiediamo, innanzitutto, che il Consiglio di Stato si faccia promotore di una politica d’informazione per la conoscenza dei beni culturali in generale e di quelli immobili in particolare, tale da favorire il coinvolgimento della popolazione nella loro salvaguardia, una loro tutela più efficace e agevole e un incentivo a conservarli e valorizzarli. La politica d’informazione dovrà poggiare, altresì, sull’organizzazione di corsi specialmente concepiti per amministratori comunali, addetti degli uffici tecnici e operatori del settore immobiliare. Solo una strategia d’informazione mirata consente di ottenere dai proprietari di beni immobili e dagli organi comunali competenti l’impegno necessario per il loro doveroso rispetto. L’opera di salvaguardia del patrimonio culturale edificato del Paese è un impegno etico e politico al quale è tenuto il Cantone. Quest’attività va svolta con entusiasmo, dotandosi dei mezzi necessari e attingendo alle migliori competenze disponibili.

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Ad 2. Inventario dei beni culturali protetti L’iniziativa chiede che il Cantone si faccia carico di designare i beni immobili che meritano la tutela dell’ente pubblico in quanto parte importante del patrimonio storico e culturale del Paese mediante l’allestimento e la messa in vigore dell’Inventario cantonale dei Beni Culturali Protetti, IBCP. Di fronte alla rapidità dei mutamenti del quadro paesaggistico cantonale degli ultimi anni, occorrono rapidità e tempestività. Non ci possiamo più permettere, per la crescita in giudicato della tutela dei beni culturali immobili degni di protezione, così come disposto dall’attuale LBC, di attendere il ritmo, istituzionalmente lento, della modifica dei PR. L’IBCP deve poter avere efficacia immediata, seppur transitoria, già dall’individuazione scientifica del suo valore culturale. Per ottenere questa tempestività abbiamo proposto il principio di cui al punto 4. La protezione di un bene assumerà forza di legge autonoma una volta conclusa la procedura d’iscrizione. Si chiede inoltre di modificare la LBC, prevedendo l’esplicitazione dei criteri scientifici secondo i quali un bene immobile può e deve essere designato quale bene culturale protetto e la fissazione della procedura di protezione,


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con gli importanti passi della consultazione, della partecipazione e del ricorso, non solo da parte di chi fosse toccato da una misura di tutela, ma anche di chiunque dimostri un interesse legittimo. La Legge potrà altresì introdurre la competenza per i comuni che volessero tutelare dei beni culturali immobili di loro scelta, in aggiunta a quelli designati dall’IBCP del Cantone, mediante il proprio PR. In questo principio l’iniziativa elenca i contenuti obbligatori del futuro IBCP. L’armonizzazione dei diversi elenchi e inventari è indispensabile per sopperire agli attuali disagi e al disorientamento delle autorità, dei proprietari e degli operatori economici. È pacifico che l’Inventario contempli i beni d’importanza cantonale già iscritti, ma si chiede anche l’iscrizione di quelli finora individuati dal Cantone quali beni d’importanza locale, che sarebbero così rivalutati. Sono inoltre da riprendere i contenuti dell’ISOS, segnatamente i comparti edificati e non edificati censiti che rispondono ai requisiti dell’art. 2 LBC, come d’altronde previsto nella scheda P10 del Piano direttore cantonale. Per quanto attiene agli insediamenti da proteggere d’importanza regionale e locale, designati nell’ambito dell’elaborazione dell’ISOS, occorrerà riprenderli previa attenta verifica.

Ad 3. Sostegno finanziario Con il principio 3, l’iniziativa chiede che il legislatore studi e introduca delle norme idonee ad attenuare il rigore e gli oneri finanziari derivanti dalla tutela di un bene immobile. Queste misure devono comportare, come minimo, l’immediata revisione della stima ufficiale. Qualora ciò non bastasse, si dovrà prevedere lo stanziamento di mezzi economico-finanziari per l’attuazione di altre misure. Per un’efficace collaborazione con le associazioni e la cittadinanza, sarebbe buona cosa che, analogamente alle domande di dissodamento e quelle di costruzione fuori delle zone edificabili, la legge fissi l’obbligo di pubblicazione sul FU delle domande di costruzione e delle notifiche che si riferiscono ai beni culturali protetti o da proteggere, con facoltà di ricorso per gli aventi diritto.

Ad 4. Misure d’urgenza Tenuto conto dei tempi necessari per la messa in vigore formale dell’IBCP, è prudente che il Cantone si doti di una misura d’urgenza con effetto transitorio, ma immediato, segnatamente la pubblicazione dell’Elenco provvisorio dei beni culturali immobili da proteggere. Tale misura dissuaderebbe ogni intervento tale da impedire o ostacolare la messa sotto protezione di un bene e di riflesso l’allestimento dell’Inventario stesso. Va da sé che il Consiglio di Stato dovrà fissare un programma vincolante per la verifica dei PR, in modo che norme in vigore che contrastano in modo grave con i disposti di tutela dell’IBCP siano modificate e rese compatibili con quest’ultime. Nell’attesa della modifica formale dei PR, le Autorità comunali e, all’occorrenza, quella Cantonale, dovranno fare buon uso degli strumenti per la tutela della pianificazione previsti dalla Legge sullo sviluppo territoriale (Lst) - segnatamente la pubblicazione di apposite zone di pianificazione - ed anche di quelli offerti per questi casi dalla Legge sui beni culturali (LBC) (v. Art. 17).

L’essere proprietario di un bene culturale riconosciuto comporta una responsabilità oggettiva nei confronti di un bene d’interesse generale. L’iniziativa chiede quale sanzione massima l’obbligo di ricostruzione del bene distrutto o delle sue parti danneggiate secondo i principi del restauro filologico (ricostruzione tale e quale). Con l’obbligo del ripristino integrale l’iniziativa vuole dissuadere da qualsiasi tentativo di mettere la società civile e l’autorità che la rappresenta di fronte al fatto compiuto, segnalando che l’agire d’astuzia in dispregio dei valori culturali del territorio non è pagante. Parimenti sarà importante regolare in modo chiaro ed efficace la punibilità solidale di tutti gli attori che dovessero rendersi corresponsabili di gravi manomissioni o della distruzione di un bene tutelato o in procinto di esserlo.

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Ad 5. Obbligo di ripristino


Un futuro per il nostro passato


UN FUTURO PER IL NOSTRO PASSATO: ECCO COME! I recenti gravi casi di demolizione di importanti beni culturali, prima tra tutte quella della Romantica a Melide, sono gli ultimi di una lunga serie di attentati al nostro patrimonio culturale. Complice l’inerzia delle autorità, essi hanno gravemente impoverito e svilito il territorio ticinese. È dunque urgente valorizzare e tutelare più efficacemente quel che ancora rimane delle testimonianze passate, come vuole l’iniziativa popolare legislativa generica

UN FUTURO PER IL NOSTRO PASSATO

Per un’efficace protezione del patrimonio culturale del territorio ticinese. Come?

Inventario cantonale dei beni culturali protetti Tramite l’elaborazione di un inventario cantonale unico dei beni culturali protetti (ICBP) nel quale iscrivere oltre ai i beni già protetti a livello cantonale e comunale, quelli individuati dal Cantone come degni di protezione a livello locale e i comparti definiti dall’ISOS (inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere).

Coinvolgimento attivo del Cantone Tramite il coinvolgimento del Governo chiamato ad occuparsi attivamente della compilazione e dell’aggiornamento dell’ICBP, dell’informazione e della sensibilizzazione della popolazione, nonché della formazione delle autorità e dei tecnici comunali.

Effetto vincolante dell’ICBP Tramite l’effetto vincolante immediato dato dall’iscrizione nell’ICBP. L’effetto vincolante vale anche per l’elenco provvisorio istituito entro sei mesi dall’accettazione dell’iniziativa. L’ICBP diventa così strumento essenziale della tutela del patrimonio.

Compenso dei costi della salvaguardia Tramite misure per il compenso degli oneri finanziari sinora a carico dei proprietari dei singoli beni. Un bene culturale tutelato profitta all’intera comunità: la sua salvaguardia, tuttavia, comporta costi ingenti. Farsene carico non deve spettare unicamentre al singolo, ma è un preciso dovere morale della collettività. Solo così potremo dare un futuro alle testimonianze del nostro passato! Diamoci i mezzi per tutelare efficacemente il nostro patrimonio, la nostra eredità culturale!

SOSTENIAMO l’iniziativa! www.stan-ticino.ch - info@stan-ticino.ch via Borghese 42, 6601 Locarno - +41 91 751 16 25 ccp iniziativa: 69-83536-5 VOLANTINO E FOGLIO FIRME POSSONO ESSERE SCARICATI DAL SITO STAN

Proponenti:

Antonio Pisoni Benedetto Antonini Paolo Camillo Minotti Ivo Durisch Remo D’Odorico Tiziano Fontana Riccardo Bergossi


STAN - Società ticinese per l’arte e la natura

DOMANDA DI INIZIATIVA POPOLARE LEGISLATIVA GENERICA Pubblicata sul Foglio Ufficiale n. 82 del 14 ottobre 2014

“Un futuro per il nostro passato:

per un’efficace protezione del patrimonio culturale del territorio ticinese” I sottoscritti cittadini aventi diritto di voto in materia cantonale, richiamati gli artt. 37 della Costituzione cantonale e 116 segg. della Legge sull’esercizio dei diritti politici (LEDP), con questa iniziativa chiedono:

1. Politica d’informazione Il Consiglio di Stato promuove la conoscenza dei beni culturali immobili da parte di tutta la popolazione, favorendone l’identificazione con il proprio ambiente di vita e contribuendo, in tal modo, allo sviluppo sostenibile e lungimirante del Paese.

2. L’inventario dei beni culturali protetti È istituito un Inventario cantonale dei beni culturali protetti (IBCP). Il Cantone cura l’allestimento e l’aggiornamento. L’inventario comprende le categorie di beni protetti previste dall’art. 3 cpv. 2 della Legge cantonale sulla protezione dei beni culturali (LBC). L’Inventario deve comprendere anche i comparti edificati e non edificati censiti dall’Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere (ISOS) che rispondono ai requisiti dell’art. 2 Legge cantonale sulla protezione dei beni (LBC). L’iscrizione nell’IBCP esplica effetti vincolanti per chiunque.

3. Sostegno finanziario Il Cantone e i Comuni partecipano ai costi di manutenzione, conservazione e restauro dei beni culturali iscritti nell’IBCP

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4. Misure d’urgenza Entro sei mesi dall’accettazione dell’iniziativa il Consiglio di Stato pubblica un Elenco provvisorio dei beni culturali immobili da proteggere. Sono da iscrivere i beni immobili d’importanza cantonale (IBC) in attesa d’iscrizione; e quelli finora designati d’importanza locale protetti o da proteggere, nonché i comparti edificati e non edificati censiti dall’Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere (ISOS). L’Elenco provvisorio è aggiornato costantemente. L’Elenco provvisorio è assimilato a una zona di pianificazione (art. 27 LPT) della durata di cinque anni prorogabile secondo la legge.

5. Obbligo di ripristino Qualsiasi alterazione non autorizzata di un bene culturale iscritto nell’Elenco provvisorio o nell’IBCP comporta l’obbligo di ripristino integrale.


I promotori Antonio Pisoni, 22.06.1950, Losone e Benedetto Antonini, 27.08.1944, Muzzano sono autorizzati a ritirare incondizionatamente questa iniziativa ai sensi dell’art. 118 della Legge sull’esercizio dei diritti politici 7 ottobre 1998. Rappresentante autorizzato a ricevere le comunicazioni ai sensi dell’art. 116 cpv. 2 della LEDP è designato Benedetto Antonini.

Firme raccolte nel Comune di: ..................................................................................................................................

N.

Cognome

Nome

Data di nascita

Firma autografa

Controllo (lasciare in bianco)

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 NB Inizio della raccolta delle firme: 15 ottobre 2014 - Termine per la raccolta delle firme: 15 dicembre 2014. Il presente formulario, anche se incompleto, va ritornato entro il 6 dicembre 2014 al seguente indirizzo: STAN, Via Borghese 42, 6600 Locarno Attestazione Si attesta che le ……….…. firme apposte su questa lista sono tutte di cittadini aventi diritto di voto in materia cantonale ed iscritti nel catalogo elettorale del Comune. Avvertenza (art. 120 LEDP) 1. L’avente diritto di voto appone la propria firma autografa accanto alle sue generalità, le quali devono figurare scritte a mano e leggibili su una lista intestata al proprio Comune di domicilio. L’avente diritto di voto incapace di scrivere può fare iscrivere il proprio nome e cognome da una persona di sua scelta. Questi firma in nome dell’incapace e mantiene il silenzio sul contenuto delle istruzioni ricevute; in questo caso nella colonna «firma autografa», iscrive in stampatello il proprio nome con l’indicazione «per ordine» e appone la propria firma. 2. Egli può firmare una sola volta la stessa domanda. 3. Chiunque contravviene a quanto prescritto dal cpv. 2 è punito dalla Cancelleria dello Stato con una multa fino ad un massimo di fr. 1000.–, riservate le penalità previste dal Codice penale.

Bollo ufficiale

Luogo e data:

Il Funzionario incaricato (firma e funzione):

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Iniziativa popolare legislativa generica «Un futuro per il nostro passato: per un’efficace protezione del patrimonio culturale del territorio ticinese»


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Tuteliamo gli spazi verdi per i nostri figli Obbiettivo di questa iniziativa è la tutela degli spazi verdi di pianura per le generazioni future. Oggi nel nostro cantone, consumiamo terreno non edificato a grande velocità, rimanendo però con una percentuale di sfruttamento molto bassa rispetto alle reali possibilità edificatorie, con conseguente dispersione delle zone edificabili. Questo non va a vantaggio di un uso parsimonioso del territorio e tantomeno della salvaguardia del paesaggio e del terreno agricolo. Con questa iniziativa si favorisce uno sviluppo urbano di tipo centripeto, che non intacca ulteriormente preziose porzioni di fondovalle.

Un territorio sfruttato e sprecato Nel corso degli ultimi 15 anni il nostro territorio ha subito fortissime pressioni da parte dell’economia, che hanno causato una radicale alterazione del paesaggio nei comprensori di fondo valle. In particolare il Sottoceneri ha sofferto di questo fenomeno con una evidente dispersione delle zone residenziali e una saturazione delle zone industriali. Nel Mendrisiotto ad esempio il fenomeno della dislocazione di industrie internazionali ha portato con sé posti di lavoro poco retribuiti e nel caso della logistica anche con evidente spreco di terreno.

Una rete viaria collassata Come effetto secondario dell’edificazione disordinata si è creato un collasso delle arterie stradali e autostradali con conseguenti disagi alla popolazione residente e alle industrie stesse. Oggi anche la politica dei trasporti non può più prescindere da una politica insediativa sostenibile.

Paesaggio compromesso A causa delle forti spinte edificatorie, sfociate in una sfrenata cementificazione, il paesaggio di fondovalle del nostro Cantone è radicalmente cambiato. Al posto di spazi agricoli ci ritroviamo distese di capannoni disordinati con parcheggi sterrati a volte anche abusivi se non addirittura in zone protette. Dobbiamo porre un freno a questo processo di degradazione del nostro fondovalle. Per questo è fondamentale proteggere quei pochi spazi verdi di fondovalle rimasti, spesso in prossimità dei nostri grandi fiumi, ma anche dei nostri agglomerati urbani.

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Terreni agricoli insufficienti e frazionati Il disordinato e rapido spreco di territorio ha causato una importante diminuzione e un frazionamento di terreni agricoli. Questo rende difficile sia l’orticoltura che la campi cultura viste le esigue dimensioni degli appezzamenti rimasti. Ricordiamoci che una politica di indipendenza alimentare si basa anche su una efficace politica di salvaguardia del terreno agricolo. Il nostro cantone deve garantire che spazi e terreni adatti per l’agricoltura siano conservati nel loro stato attuale per assicurare che venga mantenuta la loro qualità agricola. Una politica di salvaguardia degli spazi verdi è anche una efficace politica di sussistenza a favore dell’agricoltura. Il problema di un adeguato approvvigionamento alimentare sarà uno delle sfide principali che la nostra confederazione deve garantire alle generazioni future. Inoltre uno spazio agricolo di qualità garantisce anche la qualità del nostro paesaggio. Biodiversità a rischio La biodiversità – l’insieme delle forme di vita e degli ecosistemi naturali – è essenziale al benessere. Ne è convinto anche il Consiglio Federale che attraverso la nuova strategia in favore della biodiversità sottolinea tra l’altro come le attività economiche e di svago debbano evitare ogni impatto inutile sull’insieme del territorio al fine di migliorare la qualità degli ecosistemi. Oggi la biodiversità non si garantisce più solo con la creazione o salvaguardia di singoli biotopi o ambienti naturali. Gli spazi verdi di pianura rimasti sono spesso in prossimità di corsi d’acqua importanti e creano ambienti umidi di enorme valore. Intrusioni umane all’interno di queste aree segnerebbe un collasso della quantità di specie presenti. Preservare queste aree vuol dire garantire un futuro, nell’interesse di tutti, anche a queste specie minacciate.


Iniziativa popolare legislativa nella forma elaborata Agrifutura

Spazi verdi per i nostri figli I/Le sottoscritti/e cittadini/e aventi diritto di voto in materia cantonale, richiamati gli articoli 37 della Costituzione cantonale e 116 e segg. della Legge sull'esercizio dei diritti politici (LEDP), con la presente iniziativa chiedono che la Legge sullo sviluppo territoriale (Lst) del 21 giugno 2011 sia modificata come segue (modifiche scritte in grassetto). TITOLO V / Paesaggio

abis) spazi verdi di fondovalle Art. 95bis 1 Gli spazi verdi di fondovalle non edificabili o non edificati in larga misura sono paesaggi di importanza cantonale e vanno tutelati come zona agricola o forestale, zona di protezione, zona degli spazi liberi o zona per il tempo libero. Negli spazi verdi di fondovalle non edificati in larga misura, in particolare se in presenza di terreni non ancora urbanizzati, la zona edificabile va ridotta.

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Capitolo secondo Misure Paesaggi con contenuti e valori importanti

Il Cantone identifica e tutela gli spazi verdi non edificabili o non edificati in larga misura dei fondivalle della Riviera, del Piano di Magadino, del Piano del Vedeggio e del Piano del Laveggio e del Gaggiolo con lo strumento del Piano di utilizzazione cantonale.

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(omissis)

Norme transitorie Il Dipartimento elabora il Piano di utilizzazione cantonale, di cui all’art. 95bis cpv. 3, entro 3 anni dall’entrata in vigore della presente modifica di legge e il Gran Consiglio lo approva entro 5 anni dall’entrata in vigore della presente modifica di legge.

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Promotori: Ivo Durisch (primo promotore), Cittadini per il territorio / Grazia Bianchi, Cittadini per il territorio / Rodolfo Studer, Unione Contadini Ticinesi / Sem Genini, Unione Contadini Ticinesi / Giovanni Berardi, Agrifutura / Mattias Schmidt, Uniti per Brè / Giorgio Bellini, Viva Gandria / Giosanna Crivelli, Cittadini per il territorio Scairolo / Daniele Polli, Associazione Piano di Magadino / Claudio Valsangiacomo, Pro Natura / Francesco Maggi, WWF / Fabio Guarneri, WWF / Caroline Camponovo Berardi, ATA / Bruno Storni, ATA / Benedetto Antonini, Stan / Antonio Pisoni, Stan / Paolo Camillo Minotti, Stan. Il primo promotore è autorizzato a ritirare incondizionatamente la presente iniziativa (art. 118 LEDP). Il primo promotore è autorizzato a ricevere le comunicazioni ufficiali (art. 116 cpv. 2 della LEDP). Pubblicata sul Foglio Ufficiale n. 82 del 14 ottobre 2014 AVVERTENZA (articolo 120 LEDP) 1. L’avente diritto di voto appone la propria firma autografa accanto alle sue generalità, le quali devono figurare scritte a mano e leggibili su una lista intestata al proprio Comune di domicilio. L’avente diritto di voto incapace di scrivere può fare iscrivere il proprio nome e cognome da una persona di sua scelta. Questi firma in nome dell’incapace e mantiene il silenzio sul contenuto delle istruzioni ricevute; in questo caso nella colonna «firma autografa», iscrive in stampatello il proprio nome con l’indicazione «per ordine» e appone la propria firma. 2. Egli può firmare una sola volta la stessa domanda d'iniziativa. 3. Chiunque contravviene a quanto prescritto dal cpv. 2 è punito dalla Cancelleria dello Stato con una multa fino ad un massimo di fr. 1000.-, riservate le penalità previste dal Codice penale.

Comune di: N.

Cognome

Data di nascita (g/m/anno)

Nome

Firma autografata

Controllo (lasciare in bianco)

1 2 3 4 5 6 Termine per la raccolta delle firme: 115 dicembre 2014 Il funzionario incaricato sottoscritto attesta che le iscritti nel catalogo elettorale del Comune. Luogo e data:

firme apposte su questa lista sono tutte di cittadini aventi diritto di voto in materia cantonale ed Bollo ufficiale

Il Funzionario incaricato: (firma e funzione)

Le liste, complete o incomplete, vanno ritornate entro il 3 dicembre 2014 al seguente indirizzo: Iniziativa spazi verdi, Casella Postale 2799, 6501 Bellinzona


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RAPPORTO ANNUALE 2013

Sion h a  r icevuto  il  Premio  Wakker  2013  dell’Heimatschutz  Svizzera.  (foto  G .  Bally/Keystone)

SCHWEIZER HEIMATSCHUTZ PATRIMOINE SUISSE HEIMATSCHUTZ SVIZZERA PROTECZIUN DA LA PATRIA

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1.  Il  2013  in  breve   Nel   giugno   del   2012,   l’Heimatschutz   Svizzera  aveva  posto  una  pietra  miliare  sul   suo   percorso   lungo   108   anni   occupando   RVBMF BGmUUVBSJP  EPQP TBQJFOUJ F POFSPTJ interventi  di  restauro  e  di  risanamento,  la   splendida   Villa   Patumbah   a   Zurigo-SeeGFME"mOFBHPTUP žTUBUPBQFSUPBMQJBOP giardino  e  a  pianterreno  il  Centro  Heimatschutz,  mentre  ai  piani  superiori  ha  trovato   alloggio   il   Segretariato   generale   della   nostra  associazione  con  i  suoi  ventun  posti   di   lavoro.   L’Heimatschutz   Svizzera   ha   in   seguito   potenziato   il   personale   e   ha   dato   un  deciso  t aglio  professionalizzato  alle  sue   attività. Nello  stesso  anno,  la  Fondazione  Vacanze   JOFEJmDJTUPSJDJIBQPSUBUPMBTVBPGGFSUBB WFOUJ BQQBSUBNFOUJ JO TFEJDJ FEJmDJ DPO 108   letti,   migliorando   altresÏ   il   grado   di   occupazione. "MDVOF HJVTUJmDBUF SJWFOEJDB[JPOJ TPDJBMJ  come   la   svolta   energetica   e   l’incoraggiaNFOUPBMMBEFOTJmDB[JPOF TPOPTUBUFNBnipolate  da  t aluni  ambienti  politici  per  annacquare  la  Legge  federale  sulla  protezione   della  natura  e  del  paesaggio  (LPN)  e  per  limitare  la  portata  degli  inventari.  Per  fronteggiare   questa   accresciuta   pressione,   l’Heimatschutz   Svizzera   ha   irrobustito   la   sua  collaborazione  con  Alliance  Patrimoine,  minacciando,  nel  corso  di  una  seguitissima   conferenza   stampa   tenutasi   a   metà   anno,   di   lanciare   un   referendum   contro   qualsiasi  indebolimento  della  LPN. Il  conto  annuale  2013  chiude  con  una  perEJUBEJ$)'DIFžBOEBUBBHSBWBSF il   capitale   proprio.   L’Heimatschutz   Svizzera   dispone   delle   riserve   necessarie,   e   la   TVBTJUVB[JPOFmOBO[JBSJBžTBOB

2.  Progetti Fondazione Vacanze in edifici storici -B'POEB[JPOF7BDBO[FJOFEJmDJTUPSJDJIB ampliato  l’offerta  con  tre  nuove  acquisizioni  (la  Weisse  Villa,  la  BÜdeli-Huus  e  la  Chatzerrßti  Hof)  e  ha  superato  per  la  prima  volta  i  10’000  pernottamenti.  La  crescita  delineatasi  sin  dalla  creazione  della  Fondazione   TJžDPOGFSNBUBBODIFOFM6OTFOUJUP grazie  a  tutti  i  nostri  ospiti.

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L’ottima  r ispondenza  da  parte  degli  ospiti   e  del  pubblico  conferma  la  pertinenza  degli   obiettivi.   Le   vacanze   trascorse   negli   FEJmDJTUPSJDJBDDSFTDPOPMBTFOTJCJMJU¡OFJ confronti  della  cultura  architettonica  e  le   entrate  generate  dalla  locazione  di  questi   spazi   consentono   di   assicurare   la   salvaguardia  a  lungo  termine  di  queste  preziose   testimonianze   storiche.   Per   procedere   al   rinnovamento   delle   nuove   acquisizioOJ  MB 'POEB[JPOF EFWF QFSÇ TFNQSF BGmdarsi   alle   donazioni.   Anche   nel   2013,   l’Heimatschutz  Svizzera  ha  accordato,  in   quanto  fondatore,  un  generoso  contribuUPBMMB'POEB[JPOF7BDBO[FJOFEJmDJTUPrici.  Questo  sostegno  andrĂ   però  calando   negli   anni   a   venire,   cosicchĂŠ   per   mantenere  la  rotta  tracciata  e  confermare  la  crescita   bisognerĂ    stipulare   nuove   alleanze   strategiche.   -B 'POEB[JPOF 7BDBO[F JO FEJmDJ TUPSJDJ ž diretta  da  Kerstin  Camenisch,  mentre  ReHVMB.VSCBDIžBEEFUUBBMMBNNJOJTUSB[JPne  e  alle  prenotazioni.  Le  due  signore  sono   BGmBODBUF EB 4PQIJB $BTJFSJ  QSBUJDBOUF  DIF TJ ž QSFWBMFOUFNFOUF PDDVQBUB EFMMB Svizzera  romanda. Fondazione Valle Bavona -)FJNBUDIVU[4WJ[[FSBTPTUJFOFmOBO[JBriamente  da  molti  anni  la  Fondazione  Valle   Bavona   attingendo   al   Fondo   Rosbaud.   /FM žTUBUPBDDPSEBUPVODPOUSJCVUP di  CHF  67’000  per  la  realizzazione  di  proposte  operative  per  la  scuola  del  paesaggio   e   l’accompagnamento   di   scolaresche   e   gruppi  di  giovani. La   collaborazione   con   i   responsabili   della   Fondazione  verrĂ   disciplinata  da  una  nuova  convenzione  di  prestazioni,  e  il  Canton   Ticino  dovrebbe  assumersi  parte  delle  responsabilitĂ .   Servizio tecnico Il   Servizio   tecnico   dell’Heimatschutz   Svizzera  ha  dovuto  chinarsi  su  tre  incarti.   Ăˆ   stato   fatto   il   punto   sulle   posizioni   dell’Heimatschutz  in  merito  all’ottimizzazione  energetica  degli  stabili  esistenti,  che   servirĂ    al   Segretariato   per   la   redazione   di   una  pubblicazione  prevista  per  il  2014.   Il   Presidente   del   Servizio   Christoph   Schläppi  ha  seguito  due  progetti  complessi:  l’ampliamento  dell’Ospedale  universiUBSJPEJ;VSJHPFMJOTVGmDJFOUFQSPUF[JPOF delle   antiche   case   medievali   di   legno   nel   Cantone  Svitto.

Tallero d’oro per gli anfibi Il  Tallero  d’oro,  diretto  da  Eveline  Engeli,   BGmBODBUB EBM  EB (BCSJFMB #SVOOFS OFMSVPMPEJBTTJTUFOUF žVOQSPEPUUPOBUP nel  1946  da  una  fruttuosa  collaborazione   tra   l’Heimatschutz   Svizzera   e   Pro   Natura.   Nel  secondo  semestre  dell’anno  in  esame,   ha   prestato   servizio   la   praticante   Noura   Habouch.   Dei   proventi   del   Tallero   d’oro   usufruisce   anche   la   Fondazione   svizzera   per   la   tutela   del   paesaggio,   fondata   nel   1970   dall’Heimatschutz   Svizzera,   da   Pro   Natura,   dall’Associazione   svizzera   per   la   QJBOJmDB[JPOFEFMUFSSJUPSJP "41"/ EBM Club  alpino  svizzero  (CAS)  e  dalla  Federazione  svizzera  del  turismo  (FST).  Dalla  sua   istituzione,   ha   ricevuto   in   tutto   CHF   1,6   milioni,   CHF   30’000   nel   2013.   Il   tema   scelto   da   Pro   Natura   per   l’edizione   per   il   TPOPTUBUJHMJBOmCJ*MSJTVMUBUPEFMMB vendita   ha   accusato   un   regresso   rispetto   all’anno  precedente.   *MDPOUPBOOVPžTUBUPFTBNJOBUPEBMMPSHBOPEJDPOUSPMMP"SHP$POTJMJVN"(FBQprovato  dalla  Commissione  del  Tallero  di   Pro  Natura  e  dell’Heimatschutz  Svizzera.  

3.  Interventi La seggiovia storica sul Weissenstein Dopo  aver  esaminato  a  fondo  la  questione,   il   Comitato   direttivo   dell’Heimatschutz   4WJ[[FSBTJžSJTPMUPBTPUUPQPSSFJMQFSNFTso   di   demolizione   della   seggiovia   storica   all’attenzione  del  Tribunale  amministratiWP GFEFSBMF 2VFTUVMUJNB JTUBO[B TJ ž espressa  a  favore  dello  smantellamento  del   vecchio  impianto  e  alla  costruzione  di  una   OVPWBPWPWJB/POžTUBUPQFSÇDIJBSJUPVO punto  cruciale,  ossia  a  sapere  se  questa  decisione   contravvenga   alla   Legge   federale   sulla  protezione  della  natura  e  del  paesaggio  (LPN)  e  alla  giurisprudenza  in  materia   di   protezione   dei   monumenti   storici.   L’Heimatschutz   ha   rinunciato   a   chiedere   un   parere   sulla   decisione   al   Tribunale   federale,   poichÊ   le   possibilità   di   successo   erano   ridotte   al   minimo.   Il   vecchio   imQJBOUPžDPTÂTUBUPTNPOUBUPMBOOPTDPSTP  e  la  Fondazione  sorta  a  difesa  della  seggiovia  sciolta. Politica dei ricorsi contenuta Le   organizzazioni   di   tutela   dell’ambiente,   della   natura   e   dei   beni   culturali   hanno  


Heimatschutz Svizzera

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Il P arco  E rlenmatt  di  Basilea,  Premio  Schulthess  per  i  giardini  2013.

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MPCCMJHP EJ JOGPSNBSF M6GmDJP GFEFSBMF dell’ambiente  e  il  pubblico  quando  fanno   uso   del   diritto   di   ricorso.   Sono   soggetti   a   tale  obbligo  i  r icorsi,  ma  non  le  opposizioni.   Nel   2013,   l’Heimatschutz   Svizzera   ha   chiuso  quindici  ricorsi,  di  cui  nove  accolti,   cinque   respinti   e   uno   divenuto   privo   di   oggetto  in  seguito  all’abbandono  del  progetto. Le   sezioni   dell’Heimatschutz   Svizzera   hanno  avuto  l’occasione  di  seguire  un  seminario  di  formazione  sul  diritto  di  ricorso   delle   organizzazioni   intitolato   Beschwerdelegitimation  ist  der  Schlßssel  fßr   Einsprachen  und  Beschwerden  /  La  qualitÊ  pour  recourir:  clÊ  des  recours  et  des  oppositions. Il   Servizio   giuridico   dell’Heimatschutz   4WJ[[FSB EJDVJ3VEPMG.VHHMJžSFTQPOTBCJMF TJžDPOGFSNBUPVOQSF[JPTPTUSVNFOto  di  accertamento.  Le  perizie  fornite  al  Segretariato  e,  su  casi  puntuali,  alle  sezioni,   hanno  permesso  di  prendere  una  posizione  rapida  e  ben  documentata.  Tra  i  soggetti  maggiormente  trattati  vi  sono  la  portata   e  il  ruolo  dell’Inventario  federale  degli  insediamenti   svizzeri   da   proteggere   d’importanza  nazionale  (ISOS).

4.  Informazioni e  relazioni pubbliche Centro Heimatschutz a Villa Patumbah L’Heimatschutz  Svizzera  ha  preso  possesso   dei   locali   di   Villa   Patumbah   nel   corso   dell’estate  e  vi  ha  inaugurato  il  primo  Centro   Heimatschutz   della   Svizzera.   Il   fulcro   EFM OVPWP $FOUSP ž MFTQPTJ[JPOF QFSNBnente  Vedere  e  capire  la  cultura  architettonica  al  piano  terra  della  villa.  Nelle  tre  sale   di  rappresentanza  del  piano  nobile,  il  tema   della  cultura  architettonica  viene  proposto   sotto  ottiche  diverse.  Anche  la  movimenUBUB TUPSJB EFMMB OPTUSB PSHBOJ[[B[JPOF ž evocata   menzionando   le   date   principali   e   presentando   alcuni   documenti   originali.   -PCJFUUJWPžRVFMMPEJTVTDJUBSFDVSJPTJU¡F interesse  sia  tra  gli  adulti  sia  tra  i  piÚ  giovani  nei  confronti  della  cultura  architettoniDB BGmODIJNQBSJOPBEBQQSF[[BSOFJMWBlore   e   ne   migliorino   la   conoscenza.   In   tal   senso,  la  visita  teatrale  condotta  dall’eter-

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OPNBHHJPSEPNP+PIBOOžVODPOEFOTBUP di  emozioni   molto   suggestivo.   Le   visite   tradizionali  consentono  dal  canto  loro  agli   PTQJUJEJTDPQSJSFMFQBSUJDPMBSJU¡EFMMFEJmDJPFEJSJnFUUFSF TUJNPMBUJEBMMFTQPTJ[JPne,  sui  vari  aspetti  della  cultura  architettoOJDB6OPEFHMJPCJFUUJWJGPDBMJžRVFMMPEJ raggiungere   i   giovani.   Per   cominciare,   sono  stati  proposti  la  visita  teatrale  e  alcuni  laboratori  di  approfondimento. %BMMBQFSUVSBBWWFOVUBBmOFBHPTUPBmOF anno  2013,  2500  persone  hanno  varcato   la  soglia  del  Centro  Heimatschutz,  di  cui   oltre  il  20  per  cento  scolari. Â Ăˆ  stata  effettuata   una   quarantina   di   visite,   alcune   in   francese   e   inglese.   I   due   terzi   delle   visite   teatrali   sono   state   seguite   da   scolari.   Nel   conteggio   dei   visitatori,   non   sono   state   computate   le   circa   400   persone   accorse   alla   consegna   delle   chiavi   avvenuta   nel   mese  di  giugno  e  le  200  che  hanno  partecipato   alla   vernice   dell’esposizione   in   agosto. Il  personale  del  Centro  consta  della  Direttrice  Karin  Artho,  della  mediatrice  culturale  Judith  Schubiger  e  della  storica  Janine  Turnherr,  che  ha  concluso  il  praticantato   di   mediatrice   culturale   nel   2013.   -BDDPHMJFO[B OFMMF mOF TFUUJNBOB ž BTTJcurata   alternativamente   da   Susanne   Debrunner,   Lorenz   Hubacher   e   Claudia   Christen.   Le   visite   teatrali   sono   tenute   dagli   attori   Peter   Hottinger   e   Simon   Ledermann. -FTFSDJ[JPEFM$FOUSPžTPTUFOVUPEBMM6GmDJPGFEFSBMFEFMMBDVMUVSBOFMMBNCJUPEFM Messaggio   sulla   cultura.   L’Associazione   degli  Amici  di  V illa  P atumbah,  i  cui  membri  sosterranno  l’attivitĂ   corrente  con  una   quota   di   mille   franchi   annui,   costituisce   VOBMUSB GPOUF EJ mOBO[JBNFOUP *O DPOtropartita,  potranno  usufruire  di  svariate   offerte.  La  mostra  permanente  ha  ricevuto  un  contributo  unico  dalla  CittĂ   di  Zurigo,  dal  Fondo  lotteria  del  Cantone  Zurigo   e  dalla  Fondazione  Famiglia  Vontobel.  La   visita  teatrale  ha  usufruito  degli  aiuti  del   Dipartimento   dell’istruzione   del   Cantone   Zurigo   e   del   Percento   culturale   Migros.  L’arredamento  con  mobili  e  lampaEF TWJ[[FSJ ž TUBUP HFOFSPTBNFOUF TPTUFnuto  da  due  preziosi  partner:  le  ditte  Lehni,   di   DĂźbendorf,   e   Baltensweiler,   di   Ebikon.   Le  versioni  tedesca  e  francese  del  rapporto  annuale  del  Centro  Heimatschutz  sono   consultabili  anche  in  internet  (www.heimatschutzzentrum.ch/jahresbericht   e  

www.maisondupatrimoine.ch/rapportannuel.  Catalogo delle pubblicazioni Con  l’approssimarsi  del  Natale,  l’Heimatschutz  Svizzera  ha  pubblicato  per  la  prima   volta   un   catalogo   editoriale.   L’operazione   žTUBUBQPTJUJWB WJTUPDIFOFMMBOOPJOFTBme  le  vendite  hanno  raggiunto  un  fatturato  di  CHF  350’000,  ossia  CHF  185’000  in   QJĂŒEFMMBOOPQSFDFEFOUF"CFOFmDJBSOFž stata  senz’altro  anche  l’attenzione  nei  confronti  dell’architettura. Presa di posizione e film sulla densificazione La   collana   Scoprire   il   paese TJ ž BSSJDDIJUB l’anno   scorso   di   tre   nuovi   fascicoletti.   Il   Segretariato   ne   ha   realizzato   uno   sull’architettura  e  le  piazze  di  Sion  in  occasione   dell’attribuzione  del  Premio  Wakker  al  capoluogo  del  Canton  Vallese.  A  sua  volta,  la   sezione   vallesana   dell’Heimatschutz   ha   completato   la   documentazione   con   un   prospetto   sull’architettura   della   cittĂ    dal   1850  al  1920  e  sui  pericoli  che  la  minacciano.   La   sezione   sciaffusana   ha   stampato   una   prima   pubblicazione   sul   distretto   di   Stein   am   Rhein,   alla   quale   seguiranno   tre   altri  pieghevoli  per  presentare  tutto  il  territorio  cantonale.   I piĂš bei caffè della Svizzera Nel   mese   di   febbraio   2013,   l’Heimatschutz  Svizzera  ha  pubblicato  la  guida  tascabile   Die   SchĂśnsten   CafĂŠs   und   TeaRooms  der  Schweiz  /  Les  plus  beaux  cafĂŠs   et   tea-rooms   de   Suisse.   Oltre   a   stimolare   l’interesse  e  la  curiositĂ   del  pubblico,  il  fascicoletto  intende  attirare  l’attenzione  sul   doloroso   problema   della   scomparsa   degli   arredi  del  XX  secolo  di  questi  esercizi  semipubblici. -BHVJEBQBTTBJOSBTTFHOBDBGGžFTBMFEB Už EFHOJ EJ OPUB EFM TFDPMP TDPSTP -JOUFSFTTFžTUBUPHSBOEF UBOUžDIFMBQSJNBUJSBUVSB EJ  DPQJF ž BOEBUB FTBVSJUB OFMWPMHFSFEJQPDPUFNQPFEžTUBUPOFDFTsario   procedere   a   una   riedizione.   Al   successo  hanno  contribuito  i  contatti  con  gli   organi  d’informazione  di  tutto  il  paese.   Con   questa   iniziativa,   l’Heimatschutz   Svizzera  prosegue  la  strategia  tesa  a  rendere  piĂš  popolare  e  palpabile  la  cultura  architettonica,   contribuendo   parallelamente   e   in   modo   attivo   alla   conservazione   e   alla   manutenzione   di   testimonianze   importanti  del  patrimonio  edilizio.


Ufficio costruzioni pubbliche Cantone Zurigo, M. Roethlisbergerr

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Gli sfregi  alla  tutela  della  natura  e  del  paesaggio  non  conoscono  limiti  e  non  r isparmiano  nemmeno  i  monumenti  n aturali  come  le  c ascate del  R eno,  in  prossimità  di  Neuhausen  (SH).

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Guida e sito sulle piĂš belle costruzioni della Svizzera L’architettura  degli  anni  Sessanta  e  Settanta  suscita  in  ampi  strati  della  popolazione   sentimenti   contrastanti.   In   quegli   anni   di   alta   congiuntura,   sorse   un   buon   terzo   dell’attuale  patrimonio  edilizio.  Tra  molti   fabbricati   sorti   alla   rinfusa,   anche   alcune   realizzazioni  degne  di  nota. Come   prolungamento   della   campagna   L’Avvio   –   L’architettura   degli   anni   Cinquanta,  oltre  alla  guida  Die  schĂśnsten  Bauten   1960-75   /   Les   plus   beaux   bâtiments   1960-75 žTUBUPQSFQBSBUPVOOVPWPTJUP Cento   testimonianze   edilizie   di   quegli   anni   di   fortissima   espansione   sono   presentate   con   testi   e   immagini.   Il   sito   e   la   pubblicazione   sono   stati   lanciati   simultaneamente  nel  novembre  2013. L’obiettivo  di  questa  campagna,  che  contiOVFS¡ BODIF OFM   ž MBQFSUVSB EJ VO dibattito   pubblico   sul   modo   di   affrontare   la   gestione   di   questo   parco   immobiliare.   Nella  fattispecie,  non  vengono  trattati  soltanto  temi  architettonici  e  urbanistici,  ma   pure  questioni  di  rilevanza  storica  e  sociale  poste  dai  grandi  insediamenti  abitativi,   le  centrali  idroelettriche  e  le  autostrade. “Heimatschutz/Patrimoineâ€? e “Il nostro Paeseâ€? I   quattro   numeri   della   rivista   “Heimatschutz/Patrimoineâ€?   sono   stati   dedicati   nell’ordine  ai  temi  seguenti:  il  primo  nuNFSP ž TUBUP DPOTBDSBUP BJ QJĂŒ CFJ DBGGž della   Svizzera   (tema   ripreso   dal   “Nostro   Paeseâ€?   n.   315),   il   secondo   alle   soluzioni   abitative   su   grande   scala   (“Il   nostro   Paeseâ€?  n.  316),  il  terzo  all’apertura  del  Centro   Heimatschutz   a   Villa   Patumbah   (“Il   nostro  Paeseâ€?  n.  317)  e  il  quarto  alla  conservazione  dei  beni  culturali  oggi  (“Il  nostro   Paeseâ€?  n.  318). 3FEBUUPSFSFTQPOTBCJMFEFMMBSJWJTUBž1Fter  Egli,  pure  responsabile  della  comunicazione   e   del   marketing.   Tutti   i   numeri   dal  1906  in  poi  possono  essere  consultati   sul  sito  www.heimtaschutz.ch/zeitschrift   /   www.patrimoinesuisse.ch/revue.   La   rivista,   che   si   può   agevolmente   sfogliare   col  mouse,  dĂ   un’illuminante  panoramica   delle   varie   attivitĂ    intraprese   dell’Hei-   matschutz   Svizzera   nel   corso   di   piĂš   di   cent’anni. Sito internet e Newsletter/Infolettre Il  sito  internet  dell’Heimatschutz  Svizzera   TJžBSSJDDIJUPEJVOBOVPWBQBHJOBDIFQSF-

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senta  le  costruzioni  piÚ  r imarchevoli  degli   anni  Sessanta  e  Settanta  del  secolo  scorso   (www.heimtaschutz.ch/1960-75). -BHSBmDBEFMOFHP[JPJOMJOFB DIFDPOPTDF VOCVPOTVDDFTTP žTUBUBSJOOPWBUB1BSFDchie  sezioni  hanno  rielaborato  il  loro  sito   internet,  riprendendo  la  struttura  e  la  gramDBEFMTJUPEFMM)FJNBUTDIVU[4WJ[[FSB I   temi   e   i   progetti   di   attualità   sono   stati   presentati  nei  quattro  numeri  del  bollettino   elettronico   (non   disponibile   in   italiano:   newsletter   in   tedesco,   infolettre   in   fancese)   recapitato   a   circa   18’000   lettori.   Inoltre,   un   numero   crescente   di   persone   ha  manifestato  via  Facebook  interesse  nei   confronti  dei  temi  concreti  e  di  fondo  sul   tappeto.  

5.  Manifestazioni Premio Wakker a Sion/VS L’assegnazione   del   Premio   Wakker   alla   Città   di   Sion,   comunicata   con   una   conferenza  stampa  all’inizio  del  mese  di  gennaJP  ž TUBUB SJQPSUBUB EBJ WBSJ PSHBOJ EFMMB stampa  scritta,  parlata  e  televisiva,  e  ha  suscitato  un  notevole  interesse.  L’elogio  pronunciato   all’indirizzo   dei   provvedimenti   VSCBOJTUJDJFQJBOJmDBUPSJBEPUUBUJEBM$BOton  Vallese  ha  attirato  l’attenzione  dell’opinione  pubblica  sull’imminente  votazioOFEFMMBSFWJTJPOFEFMMB-FHHFTVMMBQJBOJmcazione  del  territorio. *M QVCCMJDP ž BDDPSTP OVNFSPTP BMMB DFSJNPOJBVGmDJBMFUFOVUBTJBNFU¡TFUUFNCSF nella   città   vecchia   di   Sion.   Il   Presidente   dell’Heimatschutz   Svizzera   Philippe   BiÊMFS IB MPEBUP MB SJnFTTJPOF JOUFSDPSTB USB popolazione,   amministrazione   e   cerchie   politiche  che  ha  fatto  r ivivere  il  centro  storico,   consegnando   poi   al   Sindaco   di   Sion   Marcel  Maurer  un  assegno  di  C HF  20’000.   Prima   della   cerimonia   di   premiazione,   la   Città  di  Sion  ha  indetto  una  due  giorni  sullo   sviluppo   urbanistico   e   territoriale   del   capoluogo  vallesano  e  dei  suoi  dintorni.  La   Città   e   la   sezione   vallesana   dell’Heimatschutz  hanno  pure  organizzato  diverse  visite  guidate. Premio Schulthess allo studio di architetti paesaggisti Raymond Vogel Il  Parco  Erlenmatt  –  che  occupa  l’area  della   vecchia  stazione  merci  delle  ferrovie  tedeTDIFožVOBEFMMFVMUJNFHSBOEJBSFFEJTWJ-

luppo  urbanistico  nel  Canton  Basilea-Città,  che  nella  fattispecie  ha  applicato  un  apQSPDDJPJOOPWBUJWPQSJNBžTUBUPQSPHFUUBUPJMQBSDP QPJMFEJmDB[JPOF Con   l’attribuzione   del   Premio   Schulthess   per   i   giardini   2013   allo   studio   Raymond   Vogel,   l’Heimatschutz   Svizzera   riconosce   non   soltanto   la   validità   del   progetto,   ma   BODIF MB MVOHJNJSBOUF QJBOJmDB[JPOF EFM Cantone  di  un  importante  spazio  pubblico.   La   creazione   del   Parco   Erlenmatt   mediante   il   prelievo   della   tassa   sui   vantaggi   derivanti  dai  cambiamenti  di  destinazione   o   dalla   zonizzazione,   misura   incoraggiata   in  tutta  la  Svizzera  dalla  nuova  Legge  sulla   QJBOJmDB[JPOFEFMUFSSJUPSJP IBQFSNFTTP EJmOBO[JBSFVOQSPHFUUPEJRVBMJU¡FVOBDDPSUBQJBOJmDB[JPOFUFSSJUPSJBMF -B DPOTFHOB EFM 1SFNJP ž BWWFOVUB B mOF giugno   nel   Parco   Erlenmatt   alla   presenza   di  oltre  150  persone.  Philippe  BiÊler  ha  rimesso   il   Premio   di   CHF   25’000   a   Raymond  Vogel  in  rappresentanza  di  tutti  gli   attori  coinvolti.  Per  l’occasione,  l’Heimatschutz   ha   dato   alle   stampe   una   corposa   pubblicazione.

6.  Politica     Legge d’applicazione sulle residenze secondarie insoddisfacente L’Heimatschutz  Svizzera  critica  il  progetto   di  legge  d’applicazione  sulle  abitazioni  secondarie   presentato   il   mese   di   febbraio,   poichÊ   il   testo   non   rispetta   nÊ   la   volontà   popolare   espressa   nel   marzo   2012   con   l’accettazione   dell’iniziativa   Basta   con   la   costruzione   sfrenata   di   abitazioni   secondarie!   nÊ  l’interpretazione  datane  dal  Tribunale  federale  e  svuota  l’articolo  costituzionale  della  sua  sostanza.  L’articolo  recita   che  un  Comune  non  può  avere  un  tasso  di   residenze   secondarie   superiore   al   20   per   cento   e   che   nessuna   nuova   costruzione   può  essere  permessa  per  quelli  che  hanno   già  oltrepassato  questo  limite.   Netta approvazione della revisione della Legge federale sulla pianificazione del territorio Il   Consiglio   nazionale   e   il   Consiglio   degli   Stati  si  sono  espressi  a  larga  maggioranza  a   favore  della  revisione  della  Legge  sulla  piaOJmDB[JPOFEFMUFSSJUPSJPDPNFDPOUSPQSPgetto   indiretto   all’Iniziativa  per  il  paesag-


Benjamin Hofer

RAPPORTO ANNUALE 2013 35

Il C entro  Heimatschutz  a  Villa  Patumbah,  Zurigo,  ha  aperto  le  porte  nell’estate  2013.

2 | 2012 Heimatschutz/Patrimoine 35


36 RAPPORTO ANNUALE 2013

gio  lanciata   dall’Heimatschutz   Svizzera   e   EBBMUSFPSHBOJ[[B[JPOJ-6OJPOFTWJ[[FSB delle  arti  e  mestieri  ha  però  lanciato  un  referendum   contro   la   decisione   del   Parlamento.  A  inizio  marzo  2013,  gli  aventi  diritto  di  voto  hanno  approvato  con  un  largo    QFS DFOUP JM OVPWP UFTUP EJ MFHHF 6OB pietra   miliare   e   un   successo   di   vaglia   per   l’Heimatschutz  Svizzera! Attacchi alla protezione della natura e del paesaggio In   seguito   a   parecchi   atti   parlamentari   al   Consiglio   nazionale   e   al   Consiglio   degli   Stati,   la   Legge   federale   sulla   protezione   EFMMBOBUVSBFEFMQBFTBHHJPžBUUVBMNFOUF in  fase  di  revisione.  In  concreto,  si  tenta  di   BGmFWPMJSFMBQPSUBUBEFJQBSFSJEFMMB$PNmissione   federale   per   la   protezione   della   natura   e   del   paesaggio   (CFNP)   e   della   Commissione   federale   dei   monumenti   storici   (CFMS).     L’Heimatschutz   Svizzera   si  oppone  a  queste  mene  con  Alliance  Patrimoine  e  una  larga  coalizione  di  organizzazioni   ambientaliste.   L’Heimatschutz   Svizzera  ha  minacciato  nel  corso  di  una  seguitissima   conferenza   stampa   di   lanciare   un  referendum  contro  lo  svilimento  della   Legge   sulla   protezione   della   natura   e   del   paesaggio,  e  dispone  degli  accantonamenti   necessari. Alliance Patrimoine sulla buona strada Le  principali  associazioni  attive  nel  campo   della   protezione   dei   beni   culturali,   che   IBOOP FGmDBDFNFOUF PQFSBUP JO RVFTUP primo  anno  di  esistenza  di  Alliance  Patrimoine,   hanno   indetto   una   conferenza   stampa  di  presentazione.  Fanno  parte  della  nuova  alleanza  l’Heimatschutz  Svizzera,   il   Centro   nazionale   d’informazione   per   la   conservazione   dei   beni   culturali   NIKE,   la   Società  di  storia  dell’arte  in  Svizzera  e  ArDIFPMPHJB4WJ[[FSB4DPQPEJRVFTUPFOUFž di  assicurare  il  coordinamento  nell’affrontare   le   questioni   d’importanza   nazionale;   in   concreto,   esso   dovrà   occuparsi   delle   pratiche   principali   sul   tappeto,   come   il   Messaggio  sulla  cultura  2016-2019,  la  seconda   revisione   della   Legge   federale   sulla   QJBOJmDB[JPOF EFM UFSSJUPSJP F MB TUSBUFHJB energetica   2050.   La   questione   ora   in   priNPQJBOPžMBSFWJTJPOFEFMMB-FHHFGFEFSBle  sulla  protezione  della  natura  e  del  paesaggio.

36

Heimatschutz/Patrimoine

2 | 2012

7.  Affari  interni Assemblea dei delegati a Basilea Dopo  aver  approvato  i  punti  all’ordine  del   giorno,  come  il  rapporto  e  i  conti  annuali,  i   EFMFHBUJ SJVOJUJ JO BTTFNCMFB B mOF HJVHOP hanno  eletto  con  un  caloroso  applauso  Andreas   Staeger,   storico,   nuovo   membro   del   Comitato   direttivo   per   i   prossimi   quattro   anni.  Il  neoeletto,  che  subentra  all’albergatore  Hans  Schmid,  ritiratosi  per  meglio  seguire   la   sua   attività,   era   attivo   negli   organi   direttivi  dell’Heimatchutz  Berna  quale  rappresentate   dell’associazione   Berner   WanEFSXFHF 'SBOL 6ST .ËMMFS  EB NPMUJ BOOJ Presidente  del  CAS,  ha  ripercorso  i  150  di   storia  di  questo  ente,  mettendo  in  evidenza   JQBSBMMFMJUSBMFEVFPSHBOJ[[B[JPOJFTQFDJmcando   come   anche   il   CAS   sia   sensibile   ai   temi  r iguardante  la  tutela  dei  siti. Sezioni Le   sezioni   dell’Heimatschutz   Svizzera   rendono  conto  del  loro  operato  in  rapporti  che  possono  essere  richiesti  alle  sezioni   stesse  o  letti  sulle  corrispettive  pagine  internet. Comitato direttivo e Comitato centrale *M $PNJUBUP EJSFUUJWP TJ ž SJVOJUP RVBUUSP volte  per  un’intera  giornata  e  un’altra  per   un  seminario,  chinandosi  su  numerosi  oggetti.   Il   consesso   ha   discusso   approfonditamente  l’indirizzo  strategico  e  la  collaborazione  con  le  sezioni.  Il  Comitato  direttivo   ha   dato   procura   a   diverse   sezioni   che   hanno  adito  le  vie  legali  a  nome  dell’Heimatschutz  Svizzera  e  ha  approvato  il  piano   d’esercizio   per   il   Centro   Heimatschutz   di   Villa  Patumbah.   *M$PNJUBUPDFOUSBMFTJžSJVOJUPEVFWPMUF nell’anno  in  esame.  Oltre  alle  trattande  ordinarie,  in  aprile  sono  stati  presi  in  esame   il   progetto   di   ampliamento   dell’Ospedale   universitario   di   Zurigo,   la   demolizione   della   biblioteca   centrale   e   universitaria   di   Lucerna   e   gli   interventi   da   effettuare   al   (JOOBTJP 4UBOECPEFO EJ #JFOOF %VF membri  del  gruppo  regionale  Thun-Kandertal-Simmental-Saanen   hanno   presentato  i  Simmentaler  Hauswege  (rete  di  sentieri  escursionistici  per  la  scoperta  dei  tesori   nascosti   della   regione).   I   commissari   intervenuti  alla  seduta  novembrina  hanno   potuto   seguire   una   visita   guidata   di   Villa   Patumbah  e  dell’esposizione  permanente.  

Le  relazioni  presentate  da  alcuni  specialisti   hanno  consentito  di  meglio  apprezzare  le   opere  realizzate  negli  anni  Sessanta  e  Settanta  del  secolo  scorso  alle  quali  il  pubblico  presta  scarsa  attenzione. Segretariato centrale *MUSBTMPDPB7JMMB1BUVNCBIžDPJODJTPDPO JMSJOOPWPEFHMJVGmDJFEFMMFJOTUBMMB[JPOJ informatiche.  Il  processo  di  r istrutturazioOFžTGPDJBUPOFMMBGPSNB[JPOFEJTFJTRVBESF (MJ BSDIJUFUUJ 'SBOÂşPJTF ,SBUUJOHFS F Sabrina   NĂŠmeth   hanno   potenziato   il   dipartimento   Cultura   architettonica   diretto   dallo  storico  dell’arte  Patrick  Schoeck.  JaTNJOF)ÆSUžFOUSBUBOFMUFS[PBOOPEJBQprendistato   come   impiegata   di   commercio,  e  parecchi  civilisti  hanno  dato  un  consistente  apporto  al  Segretariato. A  tutto  il  personale  vanno  i  nostri  piĂš  ferWJEJ SJOHSB[JBNFOUJ  QFSDIÂť ž GBDFOEP BQQFMMPBMMBMPSPTFEVMJU¡DIFžTUBUPQPTTJCJMF sbrigare  il  maggior  lavoro  occasionato  dal   trasloco  del  Segretariato  e  dall’apertura  del   Centro  Heimatschutz. Effettivi stabili "MMB mOF EFM   TJ DPOUBWBOP  membri  (contro  i  15’003  dell’anno  precedente).   Alle   1063   dimissioni,   essenzialNFOUFJNQVUBCJMJBSBHJPOJEFNPHSBmDIF  si  sono  contrapposte  936  nuove  adesioni.   La  vendita  della  guida  Die  SchĂśnsten  CafĂŠs   und   Tea-Rooms   der   Schweiz   /   Les   plus   beaux  cafĂŠs  et  tea-rooms  de  Suisse  abbinaUBBMNPEVMPEJBEFTJPOFžTUBUBVOTVDDFTso. Â Ăˆ  pure  proseguita  l’ottimizzazione  della  banca  dati  cosĂŹ  da  facilitare  il  compito  di   Ruth   Assad,   responsabile   dell’amministrazione   dei   membri.   Il   dipartimento   .BSLFUJOH  DPO BMMB UFTUB (JVTFQQJOB 7Jsconti,   ha   sviluppato   costantemente   le   QSPQSJF PQFSB[JPOJ BM mOF EJ mEFMJ[[BSF J membri  e  di  acquisirne  di  nuovi.  Aggiungendo   i   donatori,   il   numero   degli   amici   dell’Heimatschutz  Svizzera  si  aggira  attorno  alle  27’000  unitĂ . Donazioni e legati Durante   il   2013,   l’impegno   dell’HeimatTDIVU[4WJ[[FSBžTFOTJCJMNFOUFMJFWJUBUPF ha  permesso  di  mettere  in  cantiere  e  realizzare  numerosi  progetti.  Durante  l’anno  in   FTBNF  TPOP BGnVJUF OFMMF DBTTF EFMMPSHBnizzazione   somme   importanti   sotto   forma  di  legati  e  donazioni.  Il  sostegno  accordato  da  diverse  fondazioni  e  numerosi  doOBUPSJžFTQPTUPJOEFUUBHMJPOFMDPOUPBO-


RAPPORTO ANNUALE 2013 37

Aufwand nach Tätigkeitsgebieten (Vollkosten) nuale. Questi  e  altri  fondi,  più  i  contributi   mOBO[JBSJBDDPSEBUJEBJOPTUSJGFEFMJNFNbri   e   donatori,   sono   indispensabili   per   lo   svolgimento  delle  nostre  attività.  A  tutti  i   NVOJmDJ EPOBUPSJ  VO TFOUJUP SJOHSB[JBmento!

Costi complessivi

1% 5% 6%

15%

Conto annuale 2013 Il conto   2013   allestito   da   Diana   de   Feminis,   responsbile   del   Segretariato,   chiude   DPOVOBQFSEJUBEJ$)' DIF¾TUBUB 39% assegnata  al  capitale  proprio.  Il  rapporto  di   SFWJTJPOF EFMMB "SHP $POTJMJVN "( OPO DPOUJFOFSJTFSWBBMDVOB¾TUBUPBQQSPWBUP Aufwand nach Tätigkeitsgebieten (Vollkosten) dal   Comitato   centrale   il   26   aprile   2014   e   sottoposto   all’attenzione   dell’Assemblea   dei  delegati. 1% 5% 6%

15%

Philippe Biéler,  Presidente 34%

Gestione dell’associazione Interventi e progetti Informazioni e relazioni pubbliche Manifestazioni Politica di salvaguardia dei beni culturali Versamenti alle sezioni

Heimatschutz Svizzera

Adrian Schmid,  Segretario  generale 39%

34%

Gestione dell’associazion Interventi e progetti Informazioni e relazioni p Manifestazioni Politica di salvaguardia d Versamenti alle sezioni

Con l ’acquisizione  nel  mese  di  luglio  2013  della  Bödeli-Huus  di  Bonigen  ( BE), la  Fondazione  Vacanze  in  edifici  storici  ha  potenziato  la  sua  offerta.

2 | 2012 Heimatschutz/Patrimoine 37


38 RAPPORTO ANNUALE 2013

Patrimoine suisse:  comptes  annuels  2013   Bilan le 31 décembre

2013

2012

ACTIFS

CHF

CHF

630’611.18 244’749.00

1’762’005.30 915’916.26

320’151.80 5’200.55 23’555.15 1.00 36’954.23

707’050.00 9’521.55 26’641.79 1.00 102’874.70

Actifs immobilisés Investissement immeuble • Immeubles • Bibliothèque, photothèque • Hardware et logiciels Investissements financiers • Titres • Cautions • Prêts • Part du fonds de l’Ecu d’or • Médailles

3’685’145.83

3’538’182.48

2.00 133’402.00 45’301.00

2.00 2.00 1.00

2’002’405.10 50’029.15 1’300’000.00 154’005.58 1.00

2’204’894.45 5’000.00 1’175’000.00 153’282.11 1.00

Actifs des fonds Capital fondation «Baustelle Denkmal» Fonds Rosbaud Fonds Prix Schulthess du jardin Fonds de rénovations

2’534’824.06 41’281.95 1’249’060.73 630’911.03 613’570.35

3’026’208.53 41’300.55 1’229’344.25 697’418.63 1’058’145.10

Total actifs

6’850’581.07

8’326’396.31

CHF

CHF

529’362.29

774’536.41

179’344.65 157’500.00 62’090.64

130’454.35 185’675.00 138’080.06

130’427.00

320’327.00

Capital des fonds Projets de l’Ecu d’or Fonds Rosbaud Fonds Prix Schulthess du jardin Fonds de rénovations Fonds Prix Wakker Fonds destiné à divers projets déterminés Succession Burckhardt Stiftung Baustelle Denkmal

3’963’734.63 288’399.80 1’249’050.70 1’030’911.03 819’570.35 310’000.00 181’696.65 42’798.70 41’307.40

4’994’897.30 952’765.05 1’229’344.37 1’097’418.63 1’058’054.10 340’000.00 233’209.05 42’798.70 41’307.40

Capital de l’organisation Succession Schinz Fonds d’entretien Moulin de Ftan Fonds divers Part du fonds de l’Ecu d’or Capital de l’organisation Fonds mesures marketing Fonds Maison du patrimoine Fonds de campagne

2’357’484.15 322’263.40 12’311.45 1’956.00 154’005.58 779’947.72 486’000.00 451’000.00 150’000.00

2’556’962.60 322’263.40 15’167.50 15’956.00 153’282.03 813’293.67 636’000.00 451’000.00 150’000.00

Total passifs

6’850’581.07

8’326’396.31

Actifs circulants Caisse, poste, banque Créances envers • la vente de l’Ecu d’or Débiteurs divers Crédit impôts anticipés Crédit impôts anticipés Actifs transitoires

PASSIFS Capitaux de tiers Créanciers à court terme • Créanciers • Part des sections de l’Ecu d’or • Passifs transitoires Créanciers à long terme • Provisions pour contributions à des projets

Les comptes sont présentés conformément aux recommandations spécialisées Swiss GAAP FER et satisfont au Code suisse des obligations ainsi qu’aux dispositions des statuts de l’association. Les comptes annuels détaillés de Patrimoine suisse, de même que le rapport de l’organe de révision (Argo Consilium AG), peuvent être commandés au secrétariat de Patrimoine suisse ou téléchargés sur notre site: www.patrimoinesuisse.ch.

Approvato il 26 aprile 2014 dal Comitato centrale all’attenzione dell’Assemblea dei delegati. Philippe Biéler Presidente

38 Heimatschutz/Patrimoine

Adrian Schmid Segretario generale

2 | 2012

Comptes d’exploitation 1. 1 – 31. 12

2013

2012

CHF

CHF

1’698’154.81 288’633.58 375’000.00 580’086.98

2’573’758.17 293’618.20 220’000.00 764’317.07

315’000.00 0.00 139’434.25

371’350.00 330’700.00 593’772.90

425’411.32 50’000.00 351’936.17 21’912.00 0.00 1’563.15

187’063.71 0.00 166’579.97 0.00 19’120.00 1’363.74

Activité protection du patrimoine Conseils et projets Informations et relations publiques Contributions à des projets de l’Ecu d’or Manifestations Préparations Maison du patrimoine Autres dépenses

–1’769’735.49 –677’730.80 –808’434.63 –132’300.20 –132’746.01 0.00 –18’523.85

–1’285’346.75 –94’584.14 –597’048.18 –328’568.30 –171’410.78 –78’400.50 –15’334.85

Secrétariat et Maison du patrimoine Charges de personnel Autres dépenses/installation/loyer

–1’690’170.51 –1’108’399.93 –581’770.58

–965’746.22 –828’086.33 –137’659.89

–524’115.29 –65’923.16 –14’574.20 –2’856.05 –168’311.78 –157’500.00 –114’950.10

–429’219.72 –62’551.21 –11’998.80 –19’433.30 –149’560.41 –185’675.00 –1.00

–1’860’455.16

80’509.19

610’250.75

376’612.31

–1’250’204.41

457’121.50

Dissolutions des provisions Dissolutions dissoutes Fonds pour projets de l’Ecu d’or Fonds Rosbaud Fonds Prix Schulthess du jardin Fonds Prix Wakker Fonds liés Fonds de rénovations

1’490’877.65 0.00 664’365.25 80’000.00 80’000.00 30’000.00 51’512.40 585’000.00

616’786.85 110’000.00 328’150.00 69’200.00 80’000.00 0.00 1’532.95 27’903.90

Dotations au fonds Thème principal de l’Ecu d’or Fonds Rosbaud Fonds Prix Schulthess du jardin Fonds de rénovations Hôtel Maderanertal

–385’151.68 0.00 –99’706.33 –13’492.40 –271’852.95 –100.00

–977’022.04 –330’700.00 –98’235.87 –411’479.62 –136’606.55 0.00

–144’478.44

–96’886.31

144’478.44 33’345.94 111’132.50

–96’886.31 –2’408.39 –94’477.92

0.00

0.00

Recette de contributions et dons Cotisations des membres Subventions publiques Dons et legs libres Vente de l’Ecu d’or • Contribution libre • Contributions liées au thème principal Dons liés Recette de projets et prestations Contributions à des projets Revue et publications Entrées/médiation culturelle/évènements Colloques Recettes diverses

Autres dépenses de l’exploitation Organes de l’association et membres Gestion comptable Dépenses immeubles Acquisition des moyens Part des sections au produit de l’Ecu d’or Amortissement Résultat d’exploitation avant résultat financier Résultat financier Résultat de l’exercice avant prélèvements des fonds de l’organisation

Résultat de l’exercice avant prélèvements/ dotations au capital de l’organisation Prélèvements du (+) dotation au (–) Capital de l’organisation Capital de l’organisation (capital libre) Capital résiduel de l’organisation Résultat de l’exercice après prélèvements/ dotations au capital de l’organisation


RAPPORTO ANNUALE 2013 39

$POUPBOOVBMFEFMMB'POEB[JPOF7BDBO[FJOFEJmDJTUPSJDJ L’Heimatschutz  Svizzera  ha  creato  nel  2005  la  Fondazione  Vacan[FJOFEJmDJTUPSJDJ TVMMFBUUJWJU¡EFMMBRVBMFFTFSDJUBVOJOnVFO[B per   il   tramite   dei   membri   eletti   nel   Consiglio   di   fondazione.   Il  

3BQQPSUPBOOVBMFEFMMB'POEB[JPOF7BDBO[FJOFEJmDJTUPSJDJFJM Rapporto  di  revisione  dettagliato  possono  essere  scaricati  dal  sito   XXXNBHOJmDBTBDI

Bilan en CHF

31 dĂŠc. 13

31 dĂŠc. 12

Compte de rĂŠsultats

Total actifs

2’259’143

1’392’965

En CHF

Compte de chèque BR Compte-courant FIB BR Compte Êpargne BR DÊpôt à terme Avoir IA Actifs transitoires DÊbiteurs Total Actifs circulants Huberhaus Tßralihus Haus auf der Kreuzgasse Correction de valeur Kreuzgasse Casa DÜbeli Correction de valeur Casa DÜbeli Stßssihofstatt Total Immeubles

550’850 265’220 100’601 0 629 618’571 870 1’536’741 240’000 1 260’000 –18’400 260’000 –19’200 1 722’402

70’527 35’186 100’450 0 816 442’764 2’021 651’763 240’000 1 260’000 –9’200 260’000 –9’600 1 741’202

Passifs en CHF 2013 CrÊanciers 186’723 CrÊditeur à -valoir 8’346 Passifs transitoires 28’820 Total Capitaux de tiers 223’889 Prêts 162’500 Fonds d’assainissement Tßralihus 648’711 Fonds d’assainissement Mollards 0 Fonds d’assainissement Kreuzgasse 0 Fonds d’assainissement Stßssihofstatt 129’531 Fonds d’assainissement gÊnÊrals 512’018 Fonds de rÊnovation Huberhaus 18’677 Fonds de rÊnovation Casa DÜbeli 125’376 Fonds de rÊnovation Kreuzgasse 42’371 Capital des fonds dÊdiÊs 1’476’684 Capital de la fondation 100’000 Capital libre 296’070 Capital de l’organisation 396’070

2012 112’201 8’230 21’562 141’993 162’500 374’760 0 18’965 20’000 12’018 18’677 127’035 78’751 224’463 100’000 338’266 438’266

Total passifs

2’259’143

1’392’965

Compte 2013

Budget 2013

Compte 2012

Contributions et dons libres Contribution du SecrÊtariat Contributions et dons dÊterminÊs Revenus des contributions et dons SecrÊtariat et administration Autres dÊpenses administratives Location bureaux DÊpenses secrÊtariat Produits des locations Frais d’exploitation des maisons historiques Produit d’exploitation pour les maisons Conseil de Fondation et ComitÊ consultatif RÊvision des comptes CoÝts d’Êvaluation/acquisition Informations et relations publiques Frais d’acquisition Frais de fonctionnement RÊsultat d’exploitation avant rÊsultat financier et amortissements

35’874 85’000 1’410’712 1’531’586 –145’241 –21’096 –9’330 –175’667 145’456 –50’172 95’284 –246 –5’753 –994 –24’385 0 –31’378

60’000 85’000 800’000 945’000 –145’000 –8’000 –15’000 –168’000 156’260 –55’000 101’260 –500 –4’500 –2’000 –30’000 –15’000 –52’000

3’432 85’000 191’575 280’007 –135’411 –11’587 –6’600 –153’598 148’495 –53’089 95’406 –97 –4’941 –430 –8’125 –3’420 –17’014

1’419’825

826’260

204’800

Revenus des titres et capitaux Amortissements Taxe sur la valeur ajoutĂŠe Remboursement impĂ´ts anticipĂŠs DĂŠpenses extraordinaires RĂŠsultat avant modifications des fonds et du capital

383 –603’033 –32’290

1’000 –809’999 –32’600 0

591 –543’490 0 98’172 –102’542

784’283

–15’339

–342’468

–1’410’712 584’233

–800’000 815’000

–191’575 537’614

–826’479

15’000

346’039

–42’196

–339

3’571

42’196 0

339 0

–3’571 0

-602

Apport aux fonds dÊterminÊs PrÊlèvements sur les fonds dÊterminÊs Augmentation (-), diminution (+) des fonds dÊterminÊs RÊsultat de l’exercice avant prÊlèvements du dotations du capital de l’organisation Dotation (-) / prÊlèvement (+) du capital libre RÊsultats après prÊlèvements

PropriÊtÊs AnnÊe 2013 en CHF Investissements cumulÊs au 1 janvier 2013 Prix d’achat Frais accessoires d’acquisition CoÝts d’assainissement Total des frais d’investissement Amortissements cumulÊs au 1er janvier 2013 Amortissements en 2013 Corrections de valeur er

Valeurs comptables rĂŠsiduelles

Kreuzgasse

Casa DĂśbeli

TĂźralihus

Huberhaus

StĂźssihofstatt

Total

545’856 0 0 55’344 601’200 –285’856 –55’344 –18’400

434’696 0 0 1’659 436’355 –174’696 –1’659 –19’200

1’169’200 0 0 328’049 1’497’249 –1’169’199 –328’049

503’679 0 0 0 503’679 –263’679 0

127’077 0 0 199’181 326’258 –127’076 –199’181

2’780’508 0 0 584’233 3’364’741 –2’020’506 –584’233 –37’600

241’600

240’800

1

240’000

1

722’402

Approvato il 24 marzo 2014 dal Consiglio di fondazione. Severin Lenel Presidente

Kerstin Camenisch Segretaria

2 | 2012 Heimatschutz/Patrimoine 39


La g uida  Die  schönsten  Bauten  1960-75  /  L es  plus  beaux  bâtiments  1960-75  presenta  5 0  edifici, tra  c ui  lo  stabile  amministrativo  di  Chauderon  a  Losanna  costruito  negli  a nni  1969-74.

40

Heimatschutz/Patrimoine

2 | 2012

Heimatschutz Svizzera

40 RAPPORTO ANNUALE 2013


Heimatschutz

41

Soldi, oro e cioccolato

La protezione del Lago di Sils e la nascita del tallero d’oro

Il nostro Paese, n. 320, aprile-ottobre 2014

Vendere cioccolato per raccogliere fondi da destinare alla tutela del paesaggio: era questa l’idea all’origine del primo tallero venduto nel 1946 per finanziare la protezione del Lago di Sils. Col tempo, il tallero d’oro è assurto a emblema della tutela dalla natura e del paesaggio.

Nel febbraio del 1944, uno sparuto gruppo di persone impegnate nella protezione della natura e del paesaggio si era riunito con una certa urgenza per discutere sul futuro del Lago di Sils, in Engadina, un tesoro paesaggistico d’importanza nazionale e principale attrazione turistica della regione. Il sito correva un grave pericolo, come ebbe a dire in apertura di seduta il già Consigliere di Stato grigione e Presidente del Comitato Pro Lej da Segl Robert Ganzoni: «In considerazione degli sviluppi bellici nei Paesi con noi confinanti, il Consiglio federale persegue una politica d’indipendenza non solo alimentare, ma anche di approvvigionamento elettrico. Sono progettate numerose centrali idroelettriche nelle valli alpine e nell’Altopiano. Anche il Lago di Sils è in pericolo. Il progetto di captare le acque del lago per una centrale in Bregaglia è tornato d’attualità. Dobbiamo agire». Alla riunione, erano presenti anche rappresentanti della Lega per la protezione della natura LPN (oggi Pro Natura), della Lega svizzera per la salvaguardia del patrimonio nazionale LSPN (oggi Heimatschutz Svizzera) e degli enti locali. Tutti si battevano da decenni contro il progetto

idroelettrico e per la conservazione del Lago di Sils nella sua configurazione praticamente intatta. Gli uni per considerazioni di carattere naturalistico e paesaggistico, gli altri per salvaguardare il valore turistico del sito. Il Comune bregagliotto di Stampa e quello altoengadinese di Sils erano invece pronti a concedere il permesso per la costruzione della centrale. La somma che sarebbe stata versata per ottenere la concessione era considerevole, e in un periodo di grandi difficoltà economiche un importo del genere era più che ben visto per ridare ossigeno alle casse comunali. Per i due Comuni, sarebbe stato possibile rinunciare al progetto soltanto se fosse stato versato un indennizzo di 300’000 franchi.

Cioccolato dall’Ufficio di guerra per l’alimentazione Che fare? Il Comitato era concorde nel pensare che la via giuridica non avrebbe avuto alcun esito, poiché all’epoca non vi erano misure protezionistiche né a livello cantonale né a livello federale

Madlaina Bundi storica, Zurigo (da un articolo apparso su “Heimatschutz Patrimoine”, n. 3, 2014, adattamento e riduzione a cura di Fabio Chierichetti).


42 Heimatschutz

SCHWEIZER HEIMATSCHUTZ PATRIMOINE SUISSE HEIMATSCHUTZ SVIZZERA PROTECZIUN DA LA PATRIA

gretario generale della LSPN, ebbe l’idea di sostituire il solito distintivo distribuito in occasione di collette con il cioccolato che in tempo di guerra era razionato e tale sarebbe rimasto fino al 1946. Vendere cioccolato per finanziare la tutela della natura? Un’idea interessante, vista la passione degli Svizzeri per il cioccolato. L’offerta ridotta di questo bene in tempo di razionamento avrebbe sicuramente aiutato le vendite. E l’idea fu accolta positivamente anche nell’arena politica, ambiente nel quale Lauer, figlio del segretario dell’Unione svizzera dei contadini, annoverava solide conoscenze. In breve tempo, riuscì a guadagnare alla sua idea il Consigliere federale Walther Stampfli, che era alla testa del Dipartimento federale dell’economia pubblica, da cui dipendeva l’Ufficio di guerra per l’alimentazione. Nel novembre del 1945, questo ufficio diede semaforo verde per la libera vendita sulla strada di venti tonnellate di cioccolato al latte. Siccome la forma del cioccolato venduto era quella di un pezzo di cinque franchi avvolto in un involucro di alluminio color oro con impresso un’immagine del Lago di Sils, l’iniziativa prese il nome di Vendita del Tallero.

Tallero d’oro e casse piene L’operazione prese il via nel febbraio del 1946. Ventimila scolari sciamarono per le strade di tutta la Svizzera a vendere il tallero d’oro. L’iniziativa era stata preceduta da una campagna pubblicitaria, la cui intensità non aveva eguali nel campo della protezione della natura e del paesaggio. La stampa elvetica ricevette foto del tallero e di una piccola venditrice, quaranta settimanali con una tiratura totale di oltre due milioni di copie ricevet-

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opponibili al preponderante interesse pubblico del rifornimento energetico. Se già l’eliminazione di siepi e viali alberati, il prosciugamento di paludi e il taglio di boschi per favorire un’agricoltura più razionale non impensieriva le autorità, non c’era da aspettarsi molto nemmeno per il Lago di Sils. Pure irrealistico era sperare in un aiuto finanziario da parte del Cantone o della Confederazione, che erano al verde, o lanciare una colletta nazionale come nel 1859 per la conservazione del Grütli o nel 1937 per il ripristino della Via cava, poiché in tempo di guerra la popolazione aveva ben altre preoccupazioni e priorità. L’unica possibilità rimaneva quella di indennizzare i Comuni attingendo ai mezzi delle associazioni protezionistiche, come già era avvenuto in altre regioni in cui erano state create riserve naturali, come ad esempio le riserve dell’Altesch e del Grimsel. I 300’000 franchi necessari erano però una bella somma, che non poteva essere raccolta con le quote dei membri. In un primo tempo, il Comitato decise quindi di rivolgere un appello al mondo economico e alle fondazioni. Nel maggio del 1945, il Comitato indisse una nuova riunione e constatò che nonostante quindici mesi di intenso lavoro i fondi raccolti non arrivavano nemmeno alla metà della somma occorrente. Il tempo stringeva, la fine della guerra era vicina, le fondazioni, le autorità e la popolazione erano assorbite dalle attività di soccorso alle vittime del conflitto. L’idea di lanciare una colletta a favore della tutela della natura appariva, in quelle condizioni, un’impresa disperata. La priorità era chiaramente data a operazioni di vasta portata, come il Dono svizzero alle vittime della guerra, che dal 1944 al 1948 raccolse fondi allo scopo di prestare aiuto umanitario. Ernst Laur, allora Se-


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tero articoli che descrivevano i pericoli incombenti sul Lago di Sils, la stampa quotidiana pubblicò 738 articoli, e centinaia di inserzioni puntarono sulla possibilità di poter finalmente acquistare cioccolato senza i bollini. Anche la radio diede notizia della vendita, nei cinema furono proiettate diapositive a colori a sostegno dell’iniziativa e in molti luoghi fecero la loro comparsa i cartelloni pubblicitari. Il successo fu totale, i talleri venduti 823’420 a un franco l’uno. Il risultato superò di gran lunga le più rosee aspettative. In molti Cantoni furono raccolti più fondi di quelli del Dono svizzero e in molte città l’incasso superò ampiamente quello di precedenti vendite di strada per scopi benefici. Al netto delle spese di organizzazione, l’utile fu di 500’000 franchi, molti di più di quanto necessario per l’indennizzo dovuto ai Comuni di Stampa e di Sils per la rinuncia alla concessione. Il rimanente fu diviso tra le due organizzazioni promotrici dell’iniziativa. Visto il successo, la LPN e la LSPN intavolarono subito discussioni per vedere se non fosse il caso di ripetere la vendita ogni anno. Dal maggio del 1946, il razionamento del cioccolato era stato abolito, ma le strutture di vendita e distribuzione messe in piedi l’anno precedente erano ancora operative. Nulla ne impediva la replica, e da allora ogni anno la vendita si è ininterrottamente ripetuta fino ai giorni nostri.

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Emblema della protezione della natura e del paesaggio Non era immaginabile reiterare negli anni seguenti il successo della prima edizione, poiché il cioccolato si poteva liberamente acquistare in qualsiasi negozio. Non era dunque più il caso di puntare sul desiderio (ormai appagato) di dolce, ma piuttosto di spiegare quale fosse la destinazione dei fondi raccolti. Nell’immediato dopoguerra, pochi erano gli Svizzeri che conoscevano gli obiettivi della tutela della natura e del paesaggio. Tra il 1947 e il 1947, la LPN e la LSPN avevano rinunciato a presentare un obiettivo concreto, per concentrarsi sulle loro finalità generali – peraltro alquanto astratte. Agli inizi degli anni Cinquanta, per dare maggior peso al significato dell’operazione, si tornò a privilegiare un progetto sufficientemente importante da poter essere presentato come un compito di portata nazionale. Come nella prima edizione del 1946, quando il Lago di Sils fu l’oggetto della vendita del tallero, da quel momento in poi per ogni campagna fu indicato un progetto specifico e significativo. Il tema è sempre stato riprodotto sul tallero e, per sostenere l’azione, sono stati diramati articoli e notizie sulla stampa e via radio. La strategia si è rivelata vincente. Negli anni Cinquanta, il numero dei pezzi venduti ha continuato a progredire, e con l’andar del tempo il tallero si è imposto quale

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emblema delle due organizzazioni attive nella tutela dei beni culturali e naturali.

Un grande lavoro d’informazione La vendita del tallero ha così permesso alle due associazioni di rivolgersi direttamente a persone che in precedenza non avevano mai pensato alla tutela della natura e del paesaggio. Mai prima del 1946 i canali d’informazione e di sensibilizzazione erano stati impiegati in modo tanto massiccio su questioni del genere. Gli iniziatori non potevano nemmeno lontanamente immaginare l’effetto di fidelizzazione maturato con gli anni. A quasi settant’anni dalla prima vendita, gli scolari di tutta la Svizzera continuano a vendere il tallero per strada a molti acquirenti che, in tempi più o meno lontani, sono stati a loro volta piccoli venditori.

Il cioccolato del tallero d’oro La fabbrica di cioccolato Aeschbach di Root, vicino a Lucerna, produce i talleri d’oro dal 1984. L’attuale titolare, Markus Aeschbach, che ha preso in mano le redini dell’azienda familiare nel 2003, è cresciuto per così dire a pane e cioccolato. Il padre aveva imparato il mestiere alla Suchard di Neuchâtel e successivamente aperto una fabbrica sua a Zugo. Trasferita in un primo tempo a Cham e poi, nel 2012, a Root, l’azienda è attenta alle nuove tendenze. I gusti dei consumatori evolvono rapidamente, oggi va di moda il cioccolato fondente con aromi particolari, il peperoncino per esempio. O i bastoncini con il liquore di produzione artigianale. Ma non si tratta soltanto di sapore, prosegue Markus Aeschbach, il consumatore odierno vuol sapere di più, cerca anche un’emozione. A Root, è stata allestita su una superficie di 800 m2 un’esposizione interattiva che percorre l’itinerario che dal cacao conduce ai piaceri del palato, dove si possono scoprire e toccare le fave di cacao, consultare libri di ricette e seguire il processo di produzione del tallero d’oro. La miscela usata è speciale. Il cioccolato è prodotto a partire da cacao certificato Fairtrade Max Havelaar, latte e zucchero di canna sono entrambi bio. Il motivo stampato cambia ogni anno in funzione del tema scelto. Occorre dunque una buona collaborazione tra l’illustratore e l’incisore che prepara il conio. Le macchine che stampano il tallero provengono dall’Italia e sono adoperate sin dal 1946. Il padre di Max Aeschbach le ha rilevate Jakobs-Suchard-Tobler nel 1984. La cioccolateria dispone pure di locale di formazione e di una sala per le feste, un caffè e uno spaccio al piano terra per degustare le specialità della casa.

René Ragenass giornalista, Lucerna (da un articolo apparso su “Heimatschutz Patrimoine”, n. 3, 2014, riduzione e adattamento a cura di Fabio Chierichetti).


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Il patrimonio storico-artistico e la sua tutela: i criteri degli specialisti e la “ponderazione degli interessi” delle autorità politiche membro del consiglio direttivo della STAN

Le associazioni e i cittadini che tentano di opporsi alla distruzione del patrimonio storico, artistico, paesaggistico e naturalistico fondano la loro azione su principi e documenti redatti da specialisti internazionali (storici dell’arte, architetti, ingegneri, architetti del paesaggio, archeologi); spesso la loro azione si scontra con le “interpretazioni” fatte dalle autorità politiche, che si fondano su valutazioni utilitaristiche e funzionaliste che nulla hanno a che vedere con la tutela. Qui di seguito una breve riflessione su questo aspetto a volte scoraggiante.

Il valore del patrimonio Il nostro patrimonio storico e artistico ha un valore inestimabile, da un doppio punto di vista: – come testimonianza del passato, di un preciso periodo storico o di un particolare stile o di un artista: è di conseguenza fondamento della memoria storica di una comunità che vuole essere consapevole del proprio passato e dei suoi valori specifici; – come valore civile, poiché il patrimonio culturale contiene «valori e prospettive che possono liberarci, innalzarci, renderci di nuovo umani, restituirci un’idea dell’uomo e un’idea di comunità che ci permettano di costruire un futuro diverso» (Montanari); la comprensione storica e culturale del patrimonio è quindi strumento che favorisce: il pieno sviluppo della persona umana; il confronto con la diversità di pensiero, di valori e di modi di vivere; l’educazione alla pluralità e alla complessità. Per questi motivi la sua tutela è un dovere di ogni Stato civile e di ogni cittadino.

Il suo riconoscimento internazionale Il valore del patrimonio culturale è riconosciuto a livello internazionale da convenzioni, sottoscritte dagli Stati nazionali, dalle Carte del Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti (ICOMOS), dall’UNESCO e da tutti gli organi di tutela e valo-

rizzazione del patrimonio a livello mondiale. In particolare l’ICOMOS, creato nel 1964 e associato all’UNESCO, si consacra alla conservazione e alla protezione di monumenti, insediamenti e siti del patrimonio culturale: si dedica a promuovere la teoria, la metodologia e la tecnologia applicate alla conservazione, alla protezione e alla valorizzazione di monumenti e siti. I suoi lavori sono basati sui principi iscritti nella Carta sulla conservazione e il restauro dei monumenti e dei siti (Carta di Venezia, 1964) e in altre Carte. Questi documenti, elaborati da esperti, costituiscono le basi dottrinali – fornendo i principi comuni – e le linee direttrici per l’attività di tutela dei beni culturali in ogni Paese, compresa la Svizzera. Come ha spiegato il critico di architettura Jürgen Tietz «questi documenti sono l’espressione di un tentativo molto lodevole di togliere gli interventi sul patrimonio dalla zona grigia delle “decisioni caso per caso”, che a volte sono percepite come lasciate all’azzardo».

La tutela in Svizzera: base legale, strumenti di tutela e organi La tutela del patrimonio naturale e culturale in Svizzera si fonda, da un punto di vista legale, sulla Costituzione federale, sulla Legge sulla protezione della natura e del paesaggio (LPN) e relativa Ordinanza, sulle convenzioni internazionali (tra cui la Convenzione europea per la salvaguardia del patrimonio architettonico, entrata in vigore in Svizzera il 1° luglio 1996). Le carte ICOMOS non sono giuridicamente vincolanti ma, poiché stabiliscono i principi fondamentali dell’azione di tutela, sono usate dagli esperti nazionali e internazionali. La Confederazione ha elaborato, giusta la LPN, alcuni strumenti chiave, gli inventari degli oggetti d’importanza nazionale, tra cui l’Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere (ISOS): «gli insediamenti così rilevati sono stati giudicati da esperti federali e cantonali sulla base di quattro criteri, e meglio in funzione delle loro qualità situazionali (valore della situazione e grado di urbanizzazione), spaziali (valore della coe-

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Tiziano Fontana


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sione spaziale fra le componenti e delle singole parti dell’insediamento), storico architettoniche (valore delle singole parti e leggibilità delle fasi di crescita dell’insediamento) e di ulteriori qualità (rilevanza archeologica, storica, culturale, tipologica), mediante una scala suddivisa in tre valutazioni: ottime qualità, buone, scarse»1). Esso stabilisce anche obiettivi di salvaguardia con chiare indicazioni di intervento al fine di tutelare l’insediamento o suoi comparti o singoli oggetti. La LPN prevede anche due organi consultivi di esperti: la Commissione federale dei monumenti storici (CFMS) e la Commissione federale per la protezione della natura e del paesaggio (CFNP). La CFMS richiama espressamente i documenti internazionali citati in precedenza nel suo Principi per la tutela dei monumenti storici in Svizzera, che è la base per l’attività di tutela dei beni culturali in Svizzera.

Un caso pratico di valutazione commissionale2): Gandria Il “caso Gandria” suscita da anni un vivo dibattito in considerazione delle due domande di costruzione presentate, sulle quali la Commissione federale della natura e del paesaggio ha elaborato un parere negativo molto importante. Questo villaggio è iscritto sia nell’Inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali d’importanza nazionale (IFP) sia nell’Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere (ISOS) quale oggetto d’importanza nazionale. In particolare, quest’ultimo ha stabilito, per l’area oggetto della domanda di costruzione, lo scopo di conservazione massimo – “a” – che prescrive la preservazione della destinazione dei terreni e, come raccomandazione di salvaguardia, il divieto di edificazione. La Commissione federale, opponendosi ai due progetti, ha quindi applicato in modo rigoroso e conseguente quanto prescritto dall’ISOS, senza “interpretazioni” o “ponderazione degli interessi”.

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Una presa di posizione del Consigliere federale Berset sull’applicazione dell’ISOS: il comparto di via Turconi a Mendrisio e i progetti dell’Accademia A Mendrisio siamo confrontati con un caso tanto grave, per quanto riguarda la violazione degli obiettivi di salvaguardia dell’ISOS, quanto quello di Gandria. Il «perimetro edificato» corrispondente alla via Turconi è inventariato dall’ISOS come categoria di rilievo “A”, che presuppone una sostanza originaria, vale a dire che la maggior parte degli edifici e degli spazi presentano tratti distintivi tipici di un’epoca o di una regione, con una qualità storico architettonica reputata ottima.

Inoltre, a tale comparto l’ISOS attribuisce l’obiettivo di salvaguardia “A”: si impone la conservazione della sostanza (conservare integralmente tutti gli edifici, parti dell’impianto, spazi liberi; eliminare gli elementi perturbanti; ulteriori raccomandazioni di salvaguardia: divieto di demolizione e di nuove edificazioni; norme rigorose per i rifacimenti). Ora, oltre alla minaccia costituita dalla speculazione edilizia privata, favorita da un Piano regolatore irrispettoso della preziosità del comparto, vi è anche quella portata da progetti dell’Accademia di architettura: – il Parco di Villa Argentina, «monumento storico» cantonale, per l’ISOS merita la massima protezione: zona da non edificare: malgrado queste indicazioni l’Accademia ha costruito il suo stabile Canavée. – area circostante l’ex-OBV: è un «perimetro di rispetto» secondo il Cantone; l’ISOS le attribuisce il massimo obiettivo di salvaguardia, che implica la conservazione integrale di tutte le costruzioni e di tutti gli spazi liberi; proibisce nuove costruzioni. Malgrado ciò a breve inizieranno i lavori per costruire il Teatro dell’architettura progettato da Mario Botta. – l’ex-Ospedale della Beata Vergine: è un bene tutelato dal Cantone (in particolare per la sua corte interna scoperta, elemento caratterizzante l’edificio); l’ISOS lo definisce un «elemento eminente» per il quale «si impone la salvaguardia integrale della sostanza». Malgrado queste tutele e misure di salvaguardia l’Accademia ha presentato una domanda di costruzione che prevede anche la copertura della corte interna. Proprio partendo da questa situazione la Consigliera nazionale Adèle Thorens ha posto la seguente domanda durante la sessione parlamentare di settembre [lasciamo la versione francese sia per la domanda della CN sia per la risposta del Consigliere Federale]: «L’Accademia di architettura de Mendrisio a construit au début des années 2000 un bâtiment, Canavée I, à l’intérieur d’un parc classé en objectif de sauvegarde “a” selon l’ISOS. Un second bâtiment, le Teatro dell’Architettura, est aussi prévu dans un périmètre classé “A”. Enfin, une demande est en cours pour modifier l’ex-Ospedale della Beata Vergine, toujours soumis au même degré de sauvegarde. Comment le Conseil fédéral explique-t-il ces dérogations successives aux classements de l’ISOS?». La risposta dell’onorevole Berset è molto interessante poiché irrispettosa dei principi internazionali e svizzeri in materia di tutela: «L’Inventaire fédéral des sites construits d’importance nationale à protéger en Suisse (ISOS) dresse la liste des sites d’importance nationale méritant d’être conservés intacts ou d’être ménagés le plus possible. Les périmètres classés en objectif de sauvegarde “a” et “A” sont d’éminente qualité et doivent être traités avec un soin tout particulier. Cela ne signifie pas pour autant qu’une interdiction absolue


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ci, come del resto prevede espressamente l’art. 7 cpv. 2 LPN: se un oggetto inventariato può subire un danno rilevante oppure se sorgono questioni d’importanza fondamentale al riguardo deve essere obbligatoriamente redatta una perizia da parte della Commissione federale competente.

Conclusioni Se confrontiamo i due casi di Gandria e di Mendrisio aventi la medesima categoria di inventariazione e obiettivo di salvaguardia non si può che constatare la disparità di giudizio tra una Commissione federale – che applica ISOS, leggi e convenzioni in modo rigoroso – e le autorità politiche che non le rispettano. Quando subentra il “giudizio” politico di un’autorità comunale, cantonale o federale i criteri e i principi elaborati dagli esperti, codificati in Carte, Convenzioni e Leggi spesso non sono presi in considerazione. Per questo è necessario fornire nuovi strumenti legali ai cittadini e alle associazioni che si impegnano per la tutela del patrimonio storico, artistico, paesaggistico e naturalistico. 1 L. Anastasi e D. Socchi, La protezione del patrimonio costruito con particolare riferimento all’inventario ISOS, “Rivista ticinese di diritto”, I, 2013, pp. 340-341. 2 Cfr. il blog VivaGandria. 3 h t t p : / / w w w. p a r l a m e n t . c h / a b / f r a m e s e t / f / n/4915/446750/f_n_4915_446750_446793.htm

Il nostro Paese, n. 320, aprile-ottobre 2014

de construire soit de règle pour ces périmètres. Un projet de construction ne fait pas nécessairement obstacle aux objectifs de protection de l’ISOS. Au contraire, un développement de qualité peut même valoriser un site d’importance nationale. Pour cette raison, l’autorité compétente en matière d’autorisation de construire examine les projets sous l’angle de l’atteinte à l’ISOS. S’il n’y a pas d’atteinte, le projet peut être approuvé. S’il y a une atteinte, l’autorité fait une pesée d’intérêts entre le projet d’un côté et l’ISOS de l’autre. Si l’on trouve, face à l’ISOS, un projet important, d’intérêt public également, il est possible que le projet prévale. Mais cela ne peut être jugé qu’au cas par cas. Les constructions autorisées de l’Accademia à Mendrisio ont passé par des procédures cantonales et communales pour lesquelles l’aspect du site construit doit être pris en compte par les autorités compétentes. Actuellement, l’Office fédéral de la culture accompagne la procédure en cours relative à la transformation de l’ex-Ospedale della Beata Vergine et en examinera la conformité avec l’ISOS. En conséquence, nous estimons qu’on ne peut parler ici de dérogation à l’ISOS 3).» Quanto dice il Consigliere Federale è in chiaro contrasto con le indicazioni dell’ISOS, con le leggi e con l’applicazione che ne fanno le Commissioni federali e il Tribunale federale. Non ci risulta che le Commissioni federali abbiano redatto un parere nel caso dello stabile Canavée 1 e del Teatro dell’Architettura. Inoltre, nel caso specifico dell’ex-OBV sarebbe opportuno avere il parere della Commissione federale dei monumenti stori-


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