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L’Informazione www.linformazione.eu

Periodico di attualità, varietà, sport e costume Maggio-Giugno 2012

DIRETTORE LUCIANO MIRONE

Distribuzione gratuita

La festa di primavera

All’interno: Paternò, Speciale Elezioni

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PATERNÒ, LA CAMPAGNA ELETTORALE

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l 6 e il 7 maggio i cittadini di Paternò si recheranno alle urne per eleg-

possibilità di voltare pagina.

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gere il nuovo sindaco e il nuovo Consiglio comunale. Sarà un’impressione, ma crediamo che mai elezione amministrativa abbia avuto esito così incerto, almeno per quanto riguarda il voto per il primo cittadino. Una incertezza determinata da vari fattori: il primo è costituito da dieci anni non proprio esaltanti che la città si sta mettendo alle spalle. Dieci anni contrassegnati dal fallimento di una classe politica che non ha saputo né programmare né dialogare con i cittadini. Non solo a Paternò. Dieci anni in cui si è visto di tutto: un inceneritore e una mega discarica che una politica miope voleva imporre ad una città in uno dei luoghi più belli e più produttivi della Sicilia: la Valle del Simeto. Soltanto la reazione matura e decisa di buona parte dei cittadini ha scongiurato il pericolo. Sono stati gli anni delle nomine nei Consigli di amministrazione degli Ato di trombati e amici, delle bollette stratosferiche, della spazzatura arrivata al primo piano perfino durante la festa di Santa Barbara.

Gli anni in cui la città – vuoi

PATERNÒ AL VOTO

per la congiuntura internazionale, vuoi per un’incapacità

da parte delle istituzioni – ha vissuto una crisi nera sul piano economico. Gli anni in cui si è aperto il centro commerciale più grande d’Europa – Etnaopolis – ed altri sei nel giro di pochi mesi e di pochi chilometri, senza che i nostri Comuni siano riusciti ad organizzarsi

per fronteggiare una “desertificazione” urbana e commerciale di dimensioni epocali. Gli anni in cui a Paternò tanti negozi hanno dovuto chiudere anche per scelte amministrative non sempre rivelatesi felici. Gli anni… Beh l’elenco potrebbe continuare e rischieremmo di fare dietrologia.

Anche perché la città ha la

Ovviamente – per prendere a prestito la frase di Giuseppe Fava – non vi diciamo per chi votare, ma di votare per le persone perbene. L’augurio che facciamo alla città è che il nuovo sindaco e la nuova compagine amministrativa sappiano promuovere un autentico progetto di rinnovamento e di sviluppo basato sulla valorizzazione delle ricchezze naturali, agricole e monumentali che offre il territorio, che sappia tenere pulita la città, che faccia davvero solidarietà verso i bisognosi e non becero clientelismo, che stia vicina ai giovani attraverso progetti finalizzati ad una istruzione efficace e ad una pratica sportiva che faccia da deterrente alla devianza minorile, che lavori per le periferie, che sia da esempio per tutti attraverso un comportamento ineccepibile sul piano dell’etica e del buon senso. L’Informazione *** Ai lettori: le pubblicità elettorali sono state inserite in base alle richieste dei candidati. Le interviste ai candidati a Sindaco sono state collocate in ordine alfabetico.

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uigi Cuscunà, avvocato penalista, 54 anni, 2 figli, è soste-

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nuto dalla lista civica “Insieme” e dall’Italia dei valori. Gli assessori indicati sono l’avv. Maria Catania, il segretario provinciale dell’Idv, Silvio Di Napoli, e il geom. Salvo Fazio. Con quale spirito si è candidato? “La città è in assoluto degrado. Da parte degli altri candidati non ho sentito un’idea compiuta per la città del futuro. Allora ho pensato di elaborare la mia proposta e di offrirla ai paternesi: sono il candidato dei paternesi e non rispondo ad alcun politico, ad alcun onorevole o ad alcun partito”. Qual è la filosofia del suo programma? “E’ diviso in due fasce: le misure urgenti e una programmazione di medio respiro”. Le misure urgenti? “Ci sono famiglie che non riescono a raggiungere la metà del mese. La soglia di povertà si è allargata in maniera esponenziale. Al Comune ci sono parecchi soldi non spesi, avanzi di amministrazione consistenti. Vorrei spendere una parte di queste somme per arginare i bisogni. Le famiglie non possono vivere sotto la soglia della dignità”. Poi? “I vincoli del Piano regolatore sono scaduti da quattro anni, il Comune è esposto ad azioni legali e a risarcimenti danni piuttosto ingenti. Bisogna pensare a un nuovo Piano”. Chi sta facendo le azioni legali contro il Comune? “I privati, le cui aree erano state sottoposte a vincolo, ma i vincoli sono scaduti e i privati non hanno potuto costruire: adesso chiedono il risarcimento dei danni. Purtroppo le opere previste dal Prg su quelle aree non sono state realizzate. Una bomba che può scoppia-

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CUSCUNÀ, STOP AL CEMENTO

re da un momento all’altro”. Proseguiamo con le misure urgenti. “La banca del tempo. Cioè posso chiedere ai cittadini che svolgono attività artigianali di fare dei piccoli lavori per il Comune, da compensare attraverso il pagamento ordinario oppure attraverso degli sgravi fiscali”. Quindi? “Alle attività commerciali bisogna dare risposte immediate e concrete. Che chiaramente non possono essere ridotte solo alla chiusura o meno della via Vittorio Emanuele. Bisogna fare un’azione con i commercianti che preveda la riqualificazione dell’esistente”. La programmazione di medio respiro. “Ho previsto un intervento massiccio nell’edificato, cioè voglio riqualificare l’esistente del centro storico e creare il

Parco commerciale nell’area urbana”. Cos’è? “Questa città si è impoverita a causa della presenza del centro commerciale Etnapolis, e di altri 6 strutture del genere realizzate nel nostro territorio. Dobbiamo mettere i nostri commercianti alla pari; con i fondi Europei occorre costruire i parcheggi, le aree attrezzate, i luoghi di incontro. È necessario che le varie parti della città entrino in sintonia tra loro, che i nostri commercianti possano esporre e vendere i loro prodotti a chi viene da fuori”. Cosa pensa di fare nelle aree agricole? “Pare che il Consiglio comunale abbia raddoppiato l’indice di edificabilità delle aree agricole, ma questo non mi preoccupa tanto, mi sembra una piccola manovra per consentire a qualcuno di

farsi la casetta in campagna. Non è quello il problema. Il problema dal punto di vista complessivo è quello di capire cosa vogliamo fare della zona industriale, che è rimasta un deserto. E allora dobbiamo incentivare gli imprenditori ad investire a Paternò. Bisogna creare le condizioni per migliorare l’area industriale di Trefontane, in modo da dare la possibilità ai giovani di trovare un’occupazione stabile”. Cosa intende fare per l’agricoltura? “E’ necessario lavorare per ottenere il marchio Doc sulle nostre arance e sul nostro olio d’oliva, istituire una Borsa telematica e un mercatino settimanale per vendere i nostri prodotti. Paternò deve tornare ad essere un punto di riferimento nazionale e internazionale”. Perché non è stato fatto un nuovo Piano regolatore? “Bisognerebbe chiederlo all’Amministrazione uscente ma anche all’opposizione, compresi gli altri candidati a sindaco. Il Piano regolatore non è atto della maggioranza, è un patrimonio della città, un atto che deve essere compiuto nell’interesse di Paternò. Se Paternò non si è dotato dello strumento urbanistico c’è stata un’incapacità dell’Amministrazione, ma anche del Consiglio”. Qual è la sua filosofia di sviluppo? “Quella di non prevedere cementificazioni a tappeto. Paternò non ha bisogno di espandersi in maniera incontrollata. Abbiamo migliaia di vani che vanno restaurati. Voglio eliminare la desertificazione attraverso la riqualificazione ripopolando la città: ci sono viuzze dove esistono delle catapecchie nelle quali i proprietari non vanno da decenni. Lì bisogna intervenire”.


ittorio Lo Presti, 52 anni, sposato, tre figli,

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candidato a sindaco del Pdl, sostenuto da quattro liste, ha scelto come assessori il dentista Francesco Ciancitto (vice sindaco), Alfio Virgolini (assessore uscente), e l’avvocato Iole Gagliano. Lo Presti, il suo curriculum. “Nel ’93 con il Patto Segni sono stato eletto consigliere comunale e sono diventato presidente del Consiglio per quattro anni. Successivamente sono stato rieletto con una lista civica vicina al sindaco di allora Graziella Ligresti. Passato nel frattempo nel controdestra (Udc), sono stato nominato dal nuovo sindaco Pippo Failla assessore all’Urbanistica per un anno e mezzo. Nella seconda Giunta Failla ho fatto l’assessore al Bilancio, ma due anni dopo mi sono dimesso in seguito all’arresto per associazione mafiosa del collega Carmelo Frisenna, assessore ai Servizi sociali del quale sono avvocato”. Dopodichè è stato nominato dal sindaco, presidente dell’Azienda municipalizzata acquedotto. Qual è la filosofia del suo programma? “Si basa su una affermazione di principio: la situazione di Paternò è estremamente grave, quindi riteniamo che sia velleitario cercare di amministrare una città con una sola parte. Per amministrare una città con i problemi di Paternò occorre la concordia di tutti. La nostra filosofia è quella di abbattere gli steccati, di destra, di sinistra, di centro e creare una pacificazione per almeno cinque anni. Lavoriamo cinque anni, per litigare c’è sempre tempo. In diverse occasioni, durante la fase della pre-candidatura, ho fatto diversi passi indietro cercando di trovare delle persone in grado di raggiungere la sintesi di tutte forze politiche, sociali, del mondo del volon-

LO PRESTI, RITORNO AL FUTURO

tariato e dell’associazionismo, cioè persone che potessero creare una sorta di ‘grosse koalition’ fra centrodestra e centrosinistra per il bene della città. Purtroppo non tutti hanno voluto aderire alla nostra idea, ma in qualche modo il movimento civico ‘La città’, che presenta una lista, ne sposa la filosofia: infatti racchiude pezzi di sinistra, di centro e di destra che hanno a cuore il futuro di Paternò. Infatti abbiamo coniato il motto ‘Insieme possiamo’ e ci rivolgiamo a tutti i cittadini indipendentemente dalle convinzioni politiche. Se ognuno fa un passo indietro, al di là dei propri egoismi, e mette a diposizione qualcosa per la città, insieme possiamo farcela”. Quali sono i tre problemi principali che affliggono questa città? “Il problema che vorrei affron-

tare nei primi cento giorni è la riforma della macchina burocratica. All’amministrazione Failla rimprovero una carenza nel settore dei servizi, che deriva da una macchina amministrativa che deve essere sicuramente revisionata”. Poi? “Il lavoro. Il sindaco non ha la bacchetta magica, però facendo alcune cose a costo zero non si potranno dare dei posti, ma sicuramente un impulso ad alcune attività si potrà dare”. Il terzo? “I servizi sociali. Oggi il disagio è fortissimo, nel 2011 ci sono stati diversi suicidi per disperazione economica, nel 2012 la serie non si è fermata. E questi sono disagi gravissimi, che dovrebbero costituire un monito per chi va ad amministrare la Cosa pubblica. Ecco perché dico i servizi sociali, che devo-

no essere rivisti, come deve essere rivisto il modo di spendere i soldi”. Quali sono secondo lei le responsabilità dell’attuale Amministrazione comunale nella gestione della Cosa pubblica? “Responsabilità ce ne sono e vanno dette, bisogna avere il coraggio di ammetterlo, anche perché se ci nascondiamo dietro un dito rischiamo di fare gli stessi errori. Non è stato affrontato il problema della modernizzazione della macchina amministrativa. È inconcepibile che oggi per avere un servizio dal tuo Comune, il cittadino debba attendere otto o nove mesi, quando la legge dice che entro 30 giorni devi avere una risposta positiva o negativa. Questo ha causato un imbrigliamento della classe imprenditoriale, della classe del commercio e dell’artigianato, insomma tutto questo ha strozzato l’economia. Questa amministrazione ha fatto molto sul piano infrastrutturale, ma è stata carente sul piano dei servizi. Purtroppo la politica è stata latitante rispetto alla burocrazia. Politica e burocrazia sono due vasi comunicanti: più è forte la politica, meno è forte la burocrazia e viceversa”. Qual è il suo pensiero sul suo ex collega Carmelo Frisenna? “Penso che ha sbagliato perché è stato estremamente ingenuo. Ma il reato di cui viene accusato non c’entra nulla con l’Amministrazione, tanto è vero che la stessa è stata passata ai raggi x dalla Commissione prefettizia e non è stato trovato nulla”. Quale sarà la filosofia del Piano regolatore se diventerà sindaco? “L’attuale Piano regolatore prevede una valorizzazione del centro storico, cosa che mi trova perfettamente d’accordo. Da questa filosofia potrebbero nascere pub e ristoranti: la movida paternese non è un sogno”.

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auro Mangano, perché questa scelta?

“Perché bisogna dare il segnale che la società può migliorare senza occupare i posti del potere e senza una spartizione delle poltrone. Abbiamo fatto un lavoro d’equipe davvero straordinario. Abbiamo elaborato insieme un programma, lo abbiamo discusso minuziosamente, ed abbiamo inserito le idee di chi aveva voglia di dare un contributo. Un coinvolgimento dal ‘basso’ che ha fatto sentire tutti protagonisti del destino della propria città, una cosa davvero straordinaria”. Sposato, un figlio, docente di Lettere, Mauro Mangano è il candidato del centrosinistra, sostenuto da tre liste. I suoi assessori sono l’atleta ex olimpionico Alessandro Cavallaro, il commercialista Giuseppe Carciotto, l’avvocato Flavia Indaco. Mangano, una politica senza partiti? “Una politica con la gente, con il coinvolgimento della migliore classe dirigente che i partiti sono in grado di esprimere”. Quale metodo avete usato? “Abbiamo creato un gruppo dirigente coeso, abbiamo fatto una proposta che è stata confrontata con tutti. Nelle nostre liste ci sono persone appartenenti al mondo cattolico, associativo, volontaristico che si stanno candidando al Consiglio comunale. E c’è gente di centro o di centrodestra che si sta candidando perfino nel Pd. Questo è un ottimo segnale”. Qual è la filosofia del suo programma? “Due grandi linee. Una è il lavoro. Il Comune non può dare lavoro, ma deve orientare tutta l’attività amministrativa alla capacità di creare ricchezza: se organizzi l’Estate cerchiamo

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MANGANO, PRIORITÀ SVILUPPO

di farla con i cottimi fiduciari, le forniture cerchiamo di farle con l’economia cittadina, i servizi sociali. Devi fare ruotare tutta la macchina amministrativa attorno al principio di creare ricchezza, di risvegliare l’economia”. La seconda linea? “La normalità, cioè il funzionamento dei servizi”. Può fare un esempio? “È assurdo che se si rompe una semplice transenna al cimitero, ti dicano che il cimitero è inagibile e quella transenna non viene sistemata per sei mesi. Ecco allora che bisogna fare la cosa più semplice del mondo: cambiare la transenna e ripristinare il diritto dei cittadini di andare al cimitero. È questa la normalità, ripristinare la civiltà attraverso i servizi. Facendo questo, otterremmo il terzo

grande obiettivo”. Quale? “Quello di fare risalire Paternò nella scala del prestigio. E questo lo faremo”. Come? “Quando riesci a far funzionare la macchina burocratica, puoi permetterti di organizzare anche Roccanormanna, ArteNatale e la Fiera di settembre”. Il rilancio dell’edilizia? “Bisogna rilanciare l’edilizia che c’è attraverso le ristrutturazioni la sistemazione del regolamento edilizio. Bisogna fare chiarezza su alcune norme ambigue che hanno generato situazioni molto delicate, sulle quali la magistratura ha avviato delle indagini”. Il Piano regolatore? “Il Consiglio comunale, alcuni mesi fa, ha approvato le linee guida per il rinnovo del

Piano regolatore. In quelle linee ci sono delle cose che non condividiamo e che abbiamo denunciato”. Cosa? “Due. L’idea di fare un altro centro commerciale in una zona dove si dovrebbero realizzare delle strutture sociali, e una notevole flessibilità per l’edilizia privata con la previsione di altre zone di espansione”. Un territorio a vocazione agricola come quello di Paternò, come può interagire con il centro abitato? “E’ una domanda che va inserita nella revisione del Piano regolatore: oggi, nel 2012, bisogna porsi una domanda: un giardino di agrumi di cosa ha bisogno? Certe mega strutture tolgono spazi all’agricoltura e al turismo, forme di economia che intendiamo assolutamente valorizzare”. Oltre al “prestigio”, di cosa ha bisogno Paternò? “Di riprendere il senso del territorio vasto. Un tempo eravamo al centro di un’economia nazionale che guardava Paternò come la città delle arance rosse. In questi decenni siamo usciti fuori da tutte le reti dei Comuni. Dobbiamo ripristinare questa rete. Bisogna innanzitutto partire dalla valorizzazione complessiva del territorio bagnato dal fiume Simeto, e fare in modo che ogni comunità inserisca questo progetto nel proprio Statuto. Da Paternò può partire un segnale del genere”. Non più solo la salvaguardia del fiume, ma lo sviluppo della comunità? “E’ la filosofia dell’Unione europea, che ha ispirato i Patti territoriali: le decisioni le prende chi sta sul posto. L’ue ti dice: ‘Ti do 100 miliardi di Euro’. Come bisogna usarli a Paternò, devono deciderlo i paternesi mediante un serio progetto di sviluppo”.


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ino Naso, 53 anni, sposato, due figli,

dal 2002 al 2007 è stato assessore della Giunta Failla: ha ricoperto vari settori dell’Amministrazione comunale, dalla Manutenzione ai Servizi cimiteriali e demografici, fino ad approdare alla Cultura, allo Sport, al Turismo e allo Spettacolo. Dopo cinque anni trascorsi come consigliere di opposizione (2007-2012), oggi si candida alla poltrona di primo cittadino di Paternò. Sostenuto da quattro liste, ha nominato come assessori Enzo Auteri (medico), la ginecologa Natalina Tempesta e l’imprenditore Consolato Papino. Naso, quali sono le linee-guida del suo programma? “La riqualificazione del centro urbano, la viabilità, il decoro urbano, e un’attenzione particolare verso tutte le attività economiche e commerciali. Ci sarà una riqualificazione del centro e delle periferie”. Che spazio avranno le categorie più deboli, le associazioni e i giovani? “Dedicherò una cura particolare a tutte queste categorie, per le quali ho sempre speso le migliori energie. I più deboli sono sempre stati al centro della mia attività sociale e politica, come le associazioni e i giovani. Bisogna far comprendere a tutti che l’Amministrazione apre le porte e non strumentalizza nessuno”. Paternò, come altri comuni, soffre di una notevole crisi finanziaria. “Oggi fare amministrazione vuol dire essere manageriali, quindi cercare di reperire fondi regionali, statali ed europei. Sarà necessario un assessore che si occupi solo di questo. Sarà importante consorziarsi con gli altri Comuni per promuovere delle iniziative finalizzate a valorizzare l’intero territorio. Ovviamente con Paternò comune capofila”.

NASO, SOLO LA MIA CITTÀ

Come giudica l’esperienza come assessore della Giunta Failla? “Appena ho avuto la delega ai Servizi cimiteriali, ho visto che la gente andava al cimitero ma non aveva i servizi. E così, dopo tanti anni, quasi a costo zero, sono riuscito ad approntarei servizi per il cimitero e i bus navetta. Un’altra cosa che mi sono inventato è stato l’assessorato al Verde pubblico, rivitalizzando il Parco del sole, che versava in brutte condizioni. Come assessore allo Sport, al Turismo e allo Spettacolo ho

promosso delle manifestazioni intese come volano di sviluppo. Sono riuscito a ripristinare Roccanormanna, portando anche 6mila persone nell’ex Giardino Moscato. Grazie a questa attività,Paternò è stata ammirata dappertutto anche con le dirette satellitari”. Poi cosa è successo? “La mia attività ha cominciato a disturbare, c’è stata una guerra contro la mia persona: l’Amministrazione voleva realizzare qualcosa che non faceva parte del programma”. Cosa?

La Lista Galvagno invita i cittadini, gli amici, i simpatizzanti a votare il candidato

SINDACO NINO NASO

“L’inceneritore nella Valle del Simeto. Da lì è cominciata la guerra. Sono stato l’unico assessore a mettermi contro la costruzione del termovalorizzatore. L’attuale candidato sindaco del Pdl, allora assessore all’Urbanistica, era con l’Amministrazione. Non ho condiviso quel mostro e alla fine della legislatura mi sono dimesso”. In cinque anni di opposizione, quali sono stati i punti che ha cercato di contrastare? “Il sindaco uscente, malgrado la ferma opposizione della città al termovalorizzatore, nella nuova legislatura ha riproposto la realizzazione della struttura in contrada Petulenti. Noi abbiamo ripreso la battaglia con manifesti ed interventi alla stampa. Un’altra battaglia è stata quella contro l’addizionale Irpef, che siamo riusciti a bloccare. A fine legislatura se la sono votata e purtroppo non abbiamo potuto far nulla. Poi la battaglia per la riapertura del Centro anziani e disabili, che l’Amministrazione aveva chiuso. L’esperienza Failla è stata devastante”. Addirittura… “E anche folcloristica. Ha messo in ridicolo la città senza lasciare alcun messaggio. Mi riferisco a quando, per protestare contro l’Ato, si è messo in mutande ai Quattro canti, salvo poi, quindici giorni dopo, a votare il presidente dell’ente”. Nino Naso, come giudica la sua candidatura? “Una candidatura che parte dal ‘basso’, dal mondo dell’associazionismo e dai cittadini, al contrario di quella del Pdl, che è stata ordinata dall’alto. I cittadini sanno che Nino Naso, con i suoi pregi e con i suoi difetti, ma con l’umiltà di sapere ascoltare tutti, se lo ritroveranno sempre. Non mi interessa fare il deputato o il parlamentare europeo, mi interessa la mia città”.

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incenzo Palumbo, 58 anni, avvocato, è il candidato a sindaco dell’Udc.

Sposato, una figlia, è stato assessore della Giunta Failla per dieci mesi, si è dimesso “per divergenze di idee sul modo di gestire l’assessorato”. Gli assessori designati sono il dottore commercialista Andrea Filippone, l’ing. Pierfrancesco Scandura, e la giovane imprenditrice Rosalba Piemonte. Perché ha deciso di candidarsi? “Paternò vive in uno squallore indicibile. È arrivato il momento in cui le persone serie debbano scendere il campo. L’edilizia, il commercio, l’agricoltura, tutto è abbandonato. Credo che ci siano gli strumenti per avviare un rilancio attraverso le normative come il decreto ‘Salva Italia’ che prevede una serie di incentivi per i giovani, per lo sviluppo e per le strutture. Il progetto principale è quello di creare nuove opportunità di lavoro, sviluppare l’edilizia, incentivare il commercio e soprattutto pianificare i servizi socio-sanitari. Oggi abbiamo bisogno della collaborazione dei cittadini perché dobbiamo ridisegnare assieme la politica e il progetto sociale della nostra città”. Tre fiori all’occhiello del suo programma. “Settore edilizio, settore socio-sanitario, organizzazione della macchina amministrativa”. Da quale vuole iniziare? “Dall’ultimo, che considero fondamentale per il resto. Oggi la burocrazia è tale che qualunque iniziativa sbatte contro una serie di norme complesse e senza significato. Un recente decre-

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PALUMBO, CITTÀ PIÙ VIVIBILE

to prevede uno snellimento delle procedure e un alleggerimento della macchina burocratica. Bisogna accorpare gli uffici, creare delle unità funzionali, proiettate nelle nuove tecnologie” Il settore edilizio. “L’edilizia è il volano dell’economia. Bisogna fare una pianificazione che preveda il recupero del centro urbano e contemporaneamente regolamentare l’espansione avvenuta fuori dal centro urbano. Come? Creando opportunità di lavoro, attirando investitori privati, e ridisegnando modernamente il Piano regolatore ingessato da una serie di illegittimità e dai mancati espropri. Bisogna dare una vivibilità alla città: accanto ai grossi insediamenti occorre creare spazi

verdi, asili nido, strutture sportive”. L’agricoltura. “E’ un settore sul quale si continua a millantare: si parla di arance ed è veramente ridicolo. Ero ragazzino e si parlava di arance. Ancora oggi, a distanza di cinquant’anni, sento gente che vuole recuperare l’agricoltura. Diciamoci la verità: l’agricoltura così com’è nel nostro territorio è fallimentare. Bisogna inventarsi un nuovo modo di fare agricoltura creando delle cooperative, incentivando l’associazionismo, industrializzando il settore e migliorando la qualità. È indispensabile creare un marchio delle nostre arance. Ma per tutto è necessaria una collaborazione pubblico-privato e con l’Università”.

Lei sarebbe d’accordo per la realizzazione di un centro commerciale nel territorio di Paternò? “Di centri commerciali ce ne sono troppi. Secondo me dobbiamo rivalutare le salumerie e i piccoli negozi, cioè dobbiamo creare i presupposti per una vendita alternativa basata soprattutto sulla qualità”. Come pensa di risolvere il problema del traffico? “Secondo me è un problema di educazione civica. Purtroppo abbiamo un malcostume: anche per fare dieci metri prendiamo la macchina. Fino a quando non faremo comprendere a tutti che camminare con le macchine fa male alla salute, non risolveremo il problema”. Come giudica gli anni della Giunta Failla? “Fallimentari sotto tutti i profili. Non è stata creata alcuna forma di sviluppo, c’è stato un totale abbandono della città, un’assoluta indifferenza verso le gravi problematiche che l’affliggono, con una girandola di assessori a loro volta vittime dei partiti. Occorre un cambiamento vero”. Nel caso in cui non dovesse andare al ballottaggio, come si orienterà? “La gente ormai è matura, siamo in un momento in cui certa politica ha fatto il suo tempo. Vero che sono inserito in un partito, però credo che dobbiamo riscrivere le regole della politica. E dobbiamo cominciare dalla sostanza e non dalle chiacchiere. Se non dovessi andare al ballottaggio, credo che mi troverò in imbarazzo nello scegliere il candidato. Farò le mie scelte con la massima autonomia, ma una cosa è certa: saranno loro ad aderire alle nostre idee e non viceversa”.


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ichelangelo Reitano, 63 anni, i m p re n d i t o re del settore elettrico, è candidato a sindaco per la lista Forza Paternò. Sposato, tre figli, sostenuto dalla lista civica “Forza Paternò”, si candida con lo slogan “Sindaco a costo zero”. Perché? “Il paese è disastrato e non mi sento di andarmi a sedere sulla poltrona di sindaco e rubare ai cittadini lo stipendio con questa crisi profonda che stiamo attraversando. La gente non può comprare il pane, la pasta, si sta umiliando per un posto di lavoro. Non mi va di dissanguare le persone”. Lei si è candidato 5 anni fa. Perché ha deciso di scendere di nuovo in campo? “Cinque anni fa ho detto ai miei cittadini ‘provate a cambiare, provate l’imprenditore’. Non mi hanno creduto. Sul palco ho detto ad ogni votante: ‘Regalatemi mezzo caffè e vi dimostro che costruisco le case per i vostri figli a costo zero’. Risultato: siamo nei guai profondi, e non ne usciremo”. Mi scusi, come si costruisce una casa a costo zero? “Monti ha messo la nuova tassa sulla casa, che oggi si chiama Imu, i Comuni devono azzannare i cittadini per finanziare un’opera pubblica. Io quando chiedo ai votanti di offrirmi un Euro, significa incassare 40mila Euro al giorno. Voi pensate che con 40mila Euro al giorno non farei le case per i cittadini?”. Quindi lei propone ai cittadini di versare un Euro al giorno? “Certo, per un caffè. Dividiamo un caffè”. Certo, ma c’è gente che quell’Euro al giorno non se lo può permettere.

REITANO, SINDACO A COSTO ZERO

“Mezzo caffè, l’altro mezzo, casomai, lo offro io. A parte gli scherzi, nessuno oggi è proprietario di nulla, quindi dobbiamo correre ai ripari”. Tre punti importanti del suo programma. “Prima di tutto sbloccherei l’edilizia, questo darà un vulcano di lavoro ai paternesi. Il secondo punto è il risparmio. Risparmio soprattutto sulla spazzatura. Il terzo è l’agricoltura, che è penalizzata”. In che maniera ritiene di fare sviluppare l’edilizia? “Nel disordine bisogna mettere ordine, è inconcepibile che ad ogni piccolo intoppo il Comune se ne lavi le mani lasciando tutto nelle mani della magistratura. Io, come sindaco, comandante di questo paese, prendo in mano tutte le carte e le tolgo alla magistratura, che ha altro a cui pensare. Ogni persona che butta un metro cubo di cemento dà un contributo al risveglio dell’economia”. Il Comune di Paternò non versa in buone condizioni economiche. Da dove pensa di prendere i soldi per portare avanti la città? “Quel po’ di risorse che il Comune ha, bisogna incentivarle. Il paese si deve rendere produttivo dando lavoro e di conseguenza il Comune ha un incasso. E per raggiungere lo scopo, bisogna investire. Chiaramente la gente deve capire che si deve rimboccare le maniche, non si può aspettare la manna dal cielo. Tutto questo l’ho detto cinque anni fa, ma nessuno mi ha creduto. I risultati sono sotto gli occhi di tutti”. Quale candidato appoggerebbe se non dovesse andare al ballottaggio? “Sono tutti degli incapaci. Lascerei libero il mio elettorato”.

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SUL TRACC GOE

“Siamo finalmente arrivati in porto, a gran fatica e con molti sforzi, oggi alle tre del pomeriggio, e un lieto spettacolo si è subito presentato ai nostri occhi. La città, Pa-

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lermo, con le spalle al nord, è situata ai piedi di alti monti. Sopra la città, per l’ora in cui eravamo, il sole gettava tutti i suoi raggi, in modo che le ombre tenui

delle facciate delle case ci stavano di fronte, rischiarate dal riflesso”. È un brano del “Viaggio in Sicilia” che lo scrittore tedesco J. Wolfgang Goethe effettuò dal 2 aprile al 15 maggio 1787. Esattamente 225 anni fa l’autore de “Le affinità elettive” giungeva nell’isola e ne restava affascinato. Oltre due secoli dopo, un fotografo d’arte, Ignazio Russo, di Zafferana Etnea, innamorato come Goethe della Sicilia, ne avrebbe ricalcato le orme per fissare sulla pellicola non solo

Mostra fotografica e di ceramica sul viaggio in Sicilia dello scrittore tedesco. Sede: la Pasticceria Russo di Santa Venerina. Artisti d’eccezione Ignazio Russo e Carmen Cutuli

i luoghi del “Viaggio”, ma un brandello di emozione, di sensazione, di anima dello scrittore tedesco. Al punto che, ammirando le foto di Russo, non sappiamo dove finisce lo stato d’animo dell’uno e dove inizia lo stato d’animo dell’altro. Perché quei meravigliosi scatti in


LLE CE DI ETHE

bianco e nero racchiudono qualcosa che si può definire con una sola parola: “arte”. “Senza veder la Sicilia, non ci si può fare un’idea dell’Italia. La Sicilia è la chiave di tutto”, disse Goethe alla fine del viaggio in Sicilia. Una metafora viva, palpitante e attualissima ancor oggi. “A destra il monte Pellegrino, con le sue forme graziose in piena luce, a sinistra la spiaggia adagiata via via coi suoi seni, le sue sporgenze, i suoi promontori”. E poi, man mano che il “Viaggio” proseguiva, altri appunti vergati a mano, quadretti impressionistici che l’autore del “Werther” allestiva mentre passava da

Sciacca a Girgenti, da Caltanissetta a Castrogiovanni, fino a Catania, ad Acitrezza, a Taormina, dove a proposito del Teatro antico scrive: “Chi si collochi nel punto più alto, occupato un tempo dagli spettatori, non può fare a meno di confessare che forse mai il pubblico d’un teatro ha avuto innanzi a sé uno spettacolo simile”. Oggi Russo, con una macchina fotografica, ripercorre quel mitico viaggio, offrendoci le immagini di una Sicilia che pensavamo di aver perso. Le immagini di

un tempo in cui la natura e l’uomo convivevano armoniosamente. Le immagini di una Magna Grecia che per secoli attrasse i più grandi visitatori del Vecchio

Continente. Le immagini di un sogno diventato realtà grazie alla sensibilità di un fotografo che è andato al di là della stessa fotografia. (Luciano Mirone)

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’è una festa, in provincia di Catania, che per intensità, per emozioni, per religiosità e per folclore può essere equiparata soltanto alle manifestazioni in onore di Sant’Agata. È la festa di Sant’Alfio, che a Trecastagni viene celebrata il 9 e il 10 maggio. È in questo paesino alle pendici dell’Etna che, secondo la tradizione, Alfio passò assieme ai fratelli minori Filadelfo e Cirino, proveniente dal paese d’origine di Vaste, in Puglia, per subire suc-

Sant’Alfio Trecastagni

moltitudine di persone provenienti dall’intera Sicilia e dal continente, si reca a Trecastagni per chiedere una grazia, per ringraziare o semplicemente per pregare i tre Santi miracolosi.

Difficile spiegare le emozioni che si provano nell’assistere ad un rito che ti porta magicamente ad epoche in cui gli unici mezzi di locomozioni erano il carretto e il cavallo, mezzi che ogni 10 maggio, ieri come oggi, arrivano a Trecastagni bardati a festa per fare la “Salita dei Sapona-

IL SANTO MIRACOL cessivamente il martirio a Lentini. Da tanti secoli la gente dell’Etna, insieme ad una

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ri”, un altro rito che si perde nella notte dei tempi. Difficile spiegare le emozioni che si provano nella

notte fra il 9 e il 10, quando lungo le strade vedi sfilare i “nudi” che si recano al santuario con quelle immense

torce accese, e poi, giunti al cospetto dei Santi, si lasciano andare ad implorazioni che muovono alla commo-


A TRECASTAGNI IL 9 E 10 MAGGIO SI CELEBRA LA FESTA DI SANT’ALFIO. UN RITO UNICO ED EMOZIONANTE

LOSO

zione anche chi non crede. Difficile spiegare le sensazioni che si provano nei giorni di festa durante la

passeggiata lungo la via principale, quando sei attorniato da tutte quelle bancarelle che espongono le primizie di stagione, ciliegie, nespole ma soprattutto l’aglio, con quell’odore inconfondibile che si espande nell’aria e che ti dice che è arrivata la primavera. Difficile spiegarlo perché una festa del genere ha il potere di evocare epoche antiche così come il paese che la ospita, con le sue stradine, le sue chiese, i suoi angoli suggestivi, le sue botteghe del vino. Tutto questo forse non puoi spiegarlo appieno. Devi viverlo! E anche se siamo consapevoli che è difficile, abbiamo cercato di scriverlo, raccontando i momenti più salienti, le usanze, le origini di una delle feste più belle dell’isola.

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a festa di sant’Alfio a Trecastagni è senza dubbio la manifestazione di folclore religioso più caratteristica della

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plaga etnea: per molti versi è assimilabile alle altre feste patronali della Sicilia orientale, mentre per affluenza di popolo da gran parte della provincia e per la pratica di riti e usanze può essere considerata un “unicum” nel suo genere. Pur nella sua staticità negli elementi essenziali da oltre quattro secoli essa è andata via via modificandosi in talune forme per l’abbandono di certe pratiche specifiche e la introduzione di nuove in rapporto al mutare dei tempi e all’evoluzione della civiltà sotto l’aspetto umano, civile e tecnologico. Sotto l’aspetto poi strettamente religioso, mentre sono scomparse pratiche esteriori raccapriccianti, quasi disumane, quali lo strascico della lingua dall’ingresso della chiesa fino all’altare maggiore e il percorso dello stesso tragitto sulle ginocchia nude, sono ancora molto diffusi i pellegrinaggi individuali a piedi scalzi – i viaggi – per tutti i giorni del novenario anche da località abbastanza distanti. Lo strascico della lingua era frequente nel Settecento, nell’Ottocento ed ancora fino agli anni Trenta del secolo scorso: ho anch’io osservato con rac-

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capriccio e commozione la lingua insanguinata di una donna, preceduta dalla figlia che con un fazzoletto bianco puliva il pavimento, sul quale lasciava strisce di sangue. Qualcuno tentava, ma inutilmente, di alzarla da terra, resistendo anche alle insistenze del sacerdote che voleva dissuaderla a continuare. Il Bonanno, nelle annotazioni alla sua “Vita dei tre santi Alfio, Filadelfo e Cirino”, scrive: “… Niuno può rattenere le lacrime alle mostre di calda devozione, che fannosi ‘a tre gloriosi Martiri. E chi senza sentire per tutte le membra fortissimo brivido può vedere le penitenze, che parecchi vi fanno in quel giorno di festa, strascinando la lingua dal limitare della porta grande fino al primo gradino dell’altare maggiore. E qui è da considerare che nei tempi andati fino a quest’anno (1838) il pavimento della chiesa è stato, giusto nel mezzo, scabrosissimo, perché i mattoni sonosi rotti in tal guisa per lo strascico delle quattro ruote della gran bara di trionfo, ossia del fercolo, che sono dive-

Sant’Alfio Trecastagni

LA FESTA PIÙ CA

nuti per così dire minuzzoli. Ciò non ostante, sopra un pavimento cotanto scabro, i fedeli hanno sciolto il voto dell’anzidetta penitenza ostinatamente: imperocché mai non hanno voluto cambiarla con altra meno pericolosa alla loro sanità per consiglio de’ cappellani della chiesa ivi presenti. Laonde si è a ogni

anno dovuto vedere quel pavimento colorito a parecchie strisce di sangue. Per rendere meno straziante e pericoloso lo strascico della lingua, si è nell’aprile di quest’anno fatta, con denaio di alquanti devoti, nella linea centrale del pavimento della chiesa una striscia di marmo; ed ai lati di essa si sono aggiunte due larghe strisce di lastre di lava etnea, per passarvi sopra il fercolo senza avvenire spezzamento di mattoni”. Fino agli anni Quaranta del secolo scorso le vie della cittadina erano invase da carretti rumorosi, gremiti da uomini,


LO STRASCICO DELLA LINGUA ERA FREQUENTE NEL SETTECENTO, NELL’OTTOCENTO E FINO AGLI ANNI TRENTA DEL ‘900

di Alfio Barbagallo

cipazione della masse appare oggi più composta, meno rumorosa, ma anche più fredda e distaccata e poco partecipe di quel tocco di allegria e festosità nelle quali si manifesta e si coglie il carattere proprio del popolo nella sua semplicità e nella sua genuinità, estraneo ad ogni formalismo di facciata. L’odierna sagra del carretto siciliano, artisticamente scolpito e lavorato, trainato da fieri cavalli sfarzosamente bardati, altro non è che il retaggio o il ricordo, elevato a celebrazione storica, di quel mezzo di trasporto proprio della

ARATTERISTICA donne e bambini, seduti su seggiolini ben legati alle sponde, i quali, accompagnandosi con strumenti vari, propri della civiltà contadina, fischietti, marranzani, tamburelli, e qualche volta chitarre e mandolini, si esibivano in canzoni popolari, cantilene, serenate, intercalate dal frequente grido “Viva Sant’Alfio”. Era il carretto il mezzo comune di locomozione per famiglie e comitive di estrazione popolare, oggi sostituito dall’automobile, che ha tolto alla festa quella nota di colore, di allegria chiassosa propria del folclore. La parte-

civiltà contadina e popolare ormai sommersa e travolta dal progresso tecnologico e alla quale si guarda con una nota di nostalgia e rimpianto, rimpianto per una vita semplice, scevra dalle complicazioni formali e dalla insoddisfazione che oggi dominano il vivere quotidiano. Dopo l’uscita dei Santi si formava-

no le lunghe teorie di carretti verso le località di partenza, con le sponde cariche di agli di mazzi pendenti, mentre gli uomini vuotavano fiaschi di vino rosso con abbondanti mangiate di carne equina. In questo fondersi e confondersi in nodi inestricabili, religiosità e folclore, allegria e spensieratezza, soddisfazione per un voto tramandato dai padri e dai nonni e adempiuto fedelmente, palpita l’anima del popolo nella sua semplicità e genuinità e nella compiuta soddisfazione di desideri e ambizioni elementari. Quella lunga fila di carretti chiassosi in una allegrezza sfrenata rappresentava a Catania nel pomeriggio di quel fatidico 10 maggio la “calata dei ‘mbriachi”, il coronamento di una festa che, perdendo ogni parvenza di religiosità, diveniva soltanto baldoria sfrenata di gente allegra. Nella Catania di allora, per le vie affollate, si creava un tale tumulto da indurre il vescovo ad esonerare i canonici della cattedrale a recarsi in chiesa per il canto o la recita del divino uffizio. Quei

“nudi”, che la notte precedente si erano partiti dalla città a gruppetti o singolarmente, con la pesante torcia sulle spalle, fra il continuo grido di Viva Sant’Alfio, che udivo nel silenzio del buio dormitorio del collegio mentre la fantasia mi trasferiva commosso nella piazza del paesello in festa, ora tornavano avvinazzati sui carretti con nel volto i segni della gioia e della soddisfazione per avere adempiuto un voto, un compito, un dovere avvertito con scrupolo religioso, anche se poi si tratta di esteriorismo formale, che poco o nulla incide sulle intime convinzioni morali e sui comportamenti del vivere quotidiano nei rapporti con se stessi, con il prossimo e con la realtà nella quale si vive. Questo e tante cose ancora è stata nel passato la festa di Sant’Alfio, festa di un’intera provincia, da Bronte a Biancavilla, Adrano, Paternò, Belpasso, i paesini più vicini, Acireale, dove la devozione per i Tre Fratelli è stata sempre vissuta con trasporto e ancora oggi, pur in forme diverse e con diverso sentire, si avverte e si pratica e si vuole tramandare ai figli in manifestazioni più raccolte, più convinte e prive di esteriorismo e formalismo feticistico e come espressione di fede illuminata e non di cieca adesione alle tradizioni.

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Foto Joe Faro

Le origini della festa

La salita dei Sapunara

La festa di Sant’Alfio a Trecastagni, la più caratteristica tra quelle primaverili della provincia di Catania, risale a tempi immemorabili, se si pensa che, dopo il martirio dei fratelli Alfio, Filadelfo e Cirino, avvenuto a Lentini nel 253 d.C, quasi subito fu innalzata un’icona votiva nel luogo del loro passaggio dove oggi sorge il santuario di Trecastagni. Tuttavia la festa ebbe un impulso particolare dopo che, nel 1516, furono ritrovate le reliquie dei tre santi nel monastero dei Padri Basiliani di San Filippo di Fragalà (Messina).

È una sfilata al trotto di tutti i cavalli e carrozzini che salgono da Catania. Non è una corsa (almeno, secondo la tradizione), ma una sfilata vera e propria. I calessi arrivano con cavalli decorati, percorrono la salita ed arrivano al santuario, rendono omaggio ai santi e proseguono verso i paesi vicini.

Le reliquie Sono tre parti della testa dei santi, più un braccio di san Cirino, una mano ed una porzione di piede di sant’Alfio.

Le statue I simulacri che oggi si venerano, di egregia fattura e di straordinaria espressività nelle

Sant’Alfio Trecastagni lievi differenze e nella forte rassomiglianza della consanguineità, sarebbero opera dello scultore romano Giuseppe Orlando che, secondo il Bonanno, risulta avere lavorato a Trecastagni nei primi anni del ‘700. Furono riccamente dorati nel giugno del 1715, con la spesa di onze 49, e ritoccati nei colori e nella doratura nel 1896 da Ferdinando Cappellani, come si legge alla base di uno di essi. Nel 1991 un nuovo restauro viene eseguito ad opera di S. Borra, H Lindenbach, P. Damiani. È singolare il fatto (e nell’iconografia ne abbiamo esempi rari) che i nostri santi siano rappresentati seduti su sfarzose sedie camerali. Forse si vorrebbe alludere alla condizione di aristocratici, che la tradizione attribuisce ai giovinetti, figli del nobile Vitale.

Il fercolo Il fercolo attuale, in legno rivestito di rame, venne costruito dall’artigiano trecastagnese Antonino Toscano su progetto dell’arch. Alfio Torrisi nel 1894, mentre il baldacchino, ricamato in oro, è del 1872, e serviva per la vecchia vara. Nel maggio 1987 venne restaurato da Giuseppe Torrisi a spese di molti devoti con l’impiego di Kg 250 di rame, Kg 400 di bronzo fuso e Kg 15 di argento.


L’AGLIO DI SANT’ALFIO L

’aglio è uno dei simboli della festa di sant’Alfio, una pri-

mizia che viene esposta nelle bancarelle nei giorni della festa, lasciando quell’inconfondibile odore aspro lungo le vie di Trecastagni. Un binomio inscindibile - l’aglio e la festa - che si perde nella notte dei tempi e che trae origine dalla civiltà contadina che definisce questa manifestazione come la “Festa di primavera”. L’aglio (Allium sativum) è una preziosa pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Liliacee, originaria dell’Asia centrale che conferisce ai cibi un aroma caldo, pungente, leggermente piccante, ma soprattutto stimolante. L’aglio veniva utilizzato già al tempo degli Egizi come “farmaco” e lo ritroviamo in ben 22 ricette in un papiro medico egizio risalente al 1500 a.C. chiamato El Sers. Nel primo secolo un famoso naturalista romano, Plinio consigliava di consumare spicchi d’aglio per combattere ben 61 malattie; l’aglio è stato usato anche in Cina per combattere una forma di meningite, sopperendo alla mancanza di antibiotici. Anche in età più moderna si hanno diversi studi sulle qualità e le proprietà dell’aglio: il dottor

P.Ivanov specialista di mallatie cardiovascolari ha condotti studi specifici sull’aglio e sulla cipolla, arrivando a concludere, dopo dieci anni di ricerca come questi alimenti (come anche la noce) abbiano effetti benefici nell’abbassamento del livello di colesterolo nel sangue. L’aglio svolge un’azione antisettica, balsamica, vaso dilatatoria ed espettorante a livello dell’apparato respiratorio, con il quale interagisce calmando, ma anche prevenendo problematiche quali la bronchite; è un antisettico, antibiotico e facilita in persone senza acidità anomala o gastrite la digestione. In generale è utile e consigliato per quelle persone che hanno problemi di ipertensione, malattie da raffreddamento e contro i disturbi dei fumatori cronici;

combatte le infezioni, grazie alla presenza dell’allicina, che risulta essere una antibatterico; in generale fluidifica il sangue e abbassa la pressione sanguigna per merito dell’alliina e per la sua azione stimolante della diuresi. L’aglio gode, inoltre, di proprietà spasmolitica, antisettica ed antidiarroica a livello intestinale, andando ad aiutare nel trovare sollievo da infezioni, vermi intestinali, dissenteria, coliti, flautulenza. A livello muscolo scheletrico è un ottimo rimedio per le artriti, i reumatismi e, grazie al solfato di allile, per migliorare la funzionalità delle articolazioni. Da ultimo, ricerche recenti sembrano dimostrare che i principi nutritivi contenuti nell’aglio abbiano un’azione antidegenerativa e antineoplastica, oltre a posse-

dere proprietà studiate negli ultimi anni potenzialmente molto efficaci contro la psoriasi. L’aglio è uno stimolante naturale del sistema immunitario, capace di alzare e regolare tutte le sfaccettature delle difese immunitarie, regola il tratto intestinale, combatte le infezioni specialmente quelle delle vie aeree, migliora l’intero sistema circolatorio (diliusce e previene anche la formazione di trombi), agisce anche sugli ormoni sessuali, ma mi preme ricordare che quando viene cucinato l’aglio perde quasi il 90% delle sue proprietà nutritive e microbicidiche. Grazie al miglioramento della circolazione, al suo potere diluente del sangue e alla sua azione mirata sugli ormoni sessuali, risulta essere anche un buon compagno di letto.

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Medicina

IRMA, DIECI ANN

L’Istituto (tra i primi in Italia) diagnostica e cura le allergopatie, le malattie gastro enteriche ed altre patologie. Intervista al fondatore e direttore Giovanni Tringali

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’Istituto ricerca medico ambientale di Acireale (Irma) com-

pie dieci anni. Con 35 dipendenti (tra medici, ricercatori e personale amministrativo), e con circa 400mila prestazioni l’anno nei confronti di un’utenza proveniente da tutto il Sud Italia (con punte di presenze anche dal Centro e dal Nord), si pone tra le realtà più interessanti del panorama nazionale nel settore della diagnosi e della cura delle allergopatie, delle malattie gastro enteriche, delle intossicazioni da metalli pesanti, nonché della diagnosi delle malattie genetiche. Non solo. L’Istituto si occupa da tempo dell’attività eruttiva dell’Etna: “Questo per studiare il nesso tra le sostanze emesse dal vulcano e la salute degli abitanti”. Giovanni Tringali, tre lauree (Scienze biologiche, Scienze naturali e Medicina) e specializzazioni in Biologia chimica, Microbiologia e virologia medica, è il fondatore e il direttore dell’Istituto. Dott. Tringali, dieci anni di eccellenza nel settore della sanità privata. “Dieci anni di continua cre-

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scita che ci hanno portato ad essere un grosso punto di riferimento di medicina di laboratorio a livello nazionale: una prima tappa è stata quella dell’iscrizione all’Albo nazionale dei laboratori di ricerca (unico laboratorio privato del Sud), una seconda invece è rappresentata dalla pubblicazione di nostri testi su una serie di riviste internazionali. L’Istituto svolge una intensa opera di ricerca, al contrario degli altri laboratori, che fanno solo un’attività di tipo diagnostica”. Come è nata l’idea di fondare l’Istituto ricerca medico e ambientale? “Dalla consapevolezza di accedere a un livello superiore, cosa che non si poteva fare con un semplice laboratorio. All’interno dell’Irma ci sono tutti i settori specializzati previsti dalla normativa”. Quali attività si svolgono? “Ormai l’Istituto ha raggiunto livelli di qualificazione importanti. È un Istituto clinico e diagnostico a tutti gli effetti. Le branche autorizzate sono allergologia, angiologia, cardiologia, ginecologia, genetica medica, endocrinologia. Sia-

mo l’unico Istituto del Meridione specializzato nell’allergologia molecolare”. Nel corso di questo decennio, l’Irma ha conosciuto diverse tappe evolutive. Qual è quella più recente? “Praticare delle diagnosi facendo ricorso a pratiche non invasive. Ci stiamo riuscendo egregiamente per lo screening alla prostata attraverso il PCA3, che ci consente di ridurre del 70 per cento le biopsie prostatiche. Un altro avanzamento diagnostico consiste nel gastro-panel, una indagine ‘biochimica’ che ci permette di individuare l’infiammazione dello stomaco e che ci evita di usare l’endoscopio. Questo ci dà la possibilità di accertare le malattie gastro-enteriche attraverso un test biologico effettuato nel sangue che, anche in questo caso, evita il ricorso all’endoscopia, la quale, comunque, va utilizzata in caso del sospetto di una patologia tumorale”. Può spiegare in parole povere in cosa consistono questi test? “In un semplice prelievo di sangue. Da questo rileviamo delle informazioni, per esem-

pio, sul tipo di gastrite (atrofica, iper secretiva, o dell’antro), di colite o di tante altre patologie presenti nell’organismo”. E inoltre? “Recentemente abbiamo presentato a Roma, al Convegno nazionale dell’Mcf (Sindrome da ipersensibilità chimica multipla), i nostri dati sulla gluten-sensitivity. Abbiamo dimostrato di avere risolto casi importanti in questo settore. Ormainon occorre recarsi al Nord per trattare orticarie fastidiose o ribelli alla terapia, oppure i casi di allergie complesse, basta rivolgersi all’Irma”. Quale è stato il momento in cui l’Irma ha fatto il salto di qualità? “Nel 2005, quando siamo stati iscritti all’Albo nazionale dei laboratori di ricerca. Da allora si è data un’impostazione da Istituto clinico diagnostico, con un organigramma articolato, con uno staff di ricercatori che viene inviato all’estero per migliorare e accrescere le proprie competenze”. I prossimi dieci anni? “Migliorare le nostre eccellenze per rafforzare un Polo che sia l’orgoglio della Sicilia”.


NI DI ECCELLENZA Socio BIOSISTEMA s.c.r.l.

BIONETWORK



ISTITUTO ISCRITTO ALL’ALBO NAZIONELE DEI LABORATORI DI RICERCA – Decreto MIUR n° 1417 GU n° 160 del 12/07/05 Progetto “Bionetwork” realizzato con il cofinanziamento dell’Unione Europea e dello Stato Italiano [decreto n° 1765/ric. del 19/22/2007 –

Fondo per lo Sviluppo Regionale (FESR), Fondo Sociale Europeo (FSE) e Fondo di Rotazione (FDR)], POLIAMBULATORIO: ALLERGOLOGIA, ANGIOLOGIA, ENDOCRINOLOGIA, DIABETOLOGIA, EMATOLOGIA, GINECOLOGIA, GENETICA, NEUROLOGIA, TRATTAMENTO OBESITA’ ED ENTEROPATIE, ECOGRAFIE.

94 - Gli esami specialistici dell’I.R.M.A. consentono di ridurre le indagini invasive. agg.

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Se spesso si assumono antiacidi o sono presenti fastidiosi disturbi dopo i pasti, è probabile che si tratti di una sindrome dispeptica. In tal caso non è preoccupante ma occorre porre una diagnosi sicura. Finora il solo test diagnostico disponibile è la gastroscopia, che si effettua introducendo nello stomaco, attraverso la bocca o il naso, un tubo sottile e flessibile con all’estremità una piccola telecamera che consente al medico di osservare l’interno dello stomaco. Il GastroPanel è un esame non invasivo che tramite prelievo di sangue fornisce informazioni sullo stato della mucosa gastrica evitando in prima istanza la gastroscopia. La calprotectina fecale è un ottimo indice di infiammazione intestinale e qualora associata a SAA, IgA, IgG ASCA, IgA e IgG AGA, ricerca immunologica del sangue occulto nelle feci, consente in prima istanza di poter evitare la colonscopia. Il PCA3 è un nuovo esame di oncologia molecolare che consente di ridurre in circa il 70% dei casi riduce la biopsia prostatica. L’I.R.M.A. è l’unico Istituto ClinicoDiagnostico che lo effettua in Sicilia Orientale. Infine la flussocitometria tramite test su basofili e linfociti consente di evitare il ricovero ospedaliero effettuando in modo sicuro e affidabile gli esami per valutare le farmacosensibilizzazioni che possono indurre pericolose reazioni anafilattiche. N.B. in caso di sospetta neoplasia le indagini endoscopiche devono essere effettuate.

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