Page 1

L’Informazione

Periodico di attualità, varietà, sport e costume Dicembre ‘09

DIRETTORE LUCIANO MIRONE

Distribuzione gratuita

Aspettando il Natale

foto Francesco Mirone

L’Informazione Dicembre ‘09 1


L’intervista

Il senatore Pino Firrarello, sindaco di Bronte

IL SINDACO DI BRONTE ATTACCA IL GOVERNATORE DELLA REGIONE: “IL MARCIO È LUI”. SILENZIO DI LOMBARDO di Luciano Mirone

L’on. Raffaele Lombardo

IL “J’ACCUSE” DI FIRRARELLO I

l centrodestra siciliano rischia di implodere e difficilmente potrà ricompattarsi come prima. La disastrosa situazione dei rifiuti, la crisi della sanità, gli agricoltori in rivolta e tanti altri gravi problemi che attanagliano l’isola, sono la punta di un iceberg che potrebbe sgretolarsi da un momento all’altro con conseguenze imprevedibili per il futuro della regione. Dalle parole del senatore Pino Firrarello (intervistato da noi), sindaco di Bronte e leader del Popolo delle libertà in provincia, emerge chiaramente lo scontro durissimo fra due posizioni diametralmente opposte: da una parte quella che fa capo al presidente della Regione Raffaele Lombardo

2

Dicembre ‘09

L’Informazione

(spalleggiato dall’ex ministro Gianfranco Miccichè), dall’altra quella che fa capo allo stesso Firrarello, appoggiato dal presidente della Provincia di Catania, Giuseppe Castiglione, coordinatore del centrodestra siciliano. Una

diatriba che non sappiamo se, quando e come si risolverà, e soprattutto quali conseguenze avrà per il futuro della Sicilia. Senatore Firrarello, come si risolverà la crisi del Pdl? “A livello nazionale, dall’esperienza diretta che ho, siamo

alla dialettica normale, non mi sembra che ci siano problemi particolari che possano influire sull’attività legislativa e sul corso della legislatura. Penso che continueremo ad andare avanti”. E a livello regionale? “C’è una fase di dialogo attraverso la quale si vorrebbe chiarire meglio quale deve essere l’attuazione di un programma per il quale credo che ci siano state diverse disattenzioni”. Quali? “Ci sono problemi diventati enormi: per esempio i rifiuti. Se la situazione dovesse permanere così, temo che entro il prossimo anno potremmo essere sommersi dall’immondizia”. E poi?


“L’agricoltura. Non mi pare che in passato gli agricoltori siciliani abbiano manifestato con i trattori bloccando una città come Palermo. Se oggi è successo vuol dire che sono esasperati. Poi c’è il problema dei precari. Se dovessero essere abbandonati al loro destino, penso che non ci sarebbe alcun comune siciliano in grado di farsi carico del pagamento delle loro indennità. Ci sono problemi, insomma, che attendono soluzioni immediate. Se non succede, tutto diventerà più difficile. Abbiamo l’ultima occasione di ottenere dei finanziamenti europei, ma il rischio di perderli è molto alto. A fine anno perderemo 360 milioni. E credo che questo sia un delitto per una terra che avrebbe bisogno di finanziamenti e di investimenti per rimettere in moto l’economia. È giusto

che parliamo, che dialoghiamo, che facciamo degli sforzi per trovare un accordo, però ci sono tante motivazioni che ci portano a dire che la dialettica politica si è incancrenita da quando si sono svolte le ultime elezioni regionali”. Cioè da quando Raffaele Lombardo è stato eletto sullo scranno più alto di Palazzo d’Orleans. Ci sono delle responsabilità del leader dell’Mpa? “Credo di sì. Nessuno lo ha eletto per diventare il commissario della Sicilia, perché di questo si tratta. Anzi, il suo non è il comportamento di un commissario politico ma di un commissario di pubblica sicurezza. Onestamente mi sembra un po’ eccessivo. I partiti ci sono, gli elettori ci sono, le istituzioni locali pure, è giusto che si tenga conto di tutto ciò”.

Per quanto riguarda il problema dei rifiuti, dove finiscono le colpe dell’ex governatore Cuffaro, e dove iniziano quelle di Lombardo? “Intanto abbiamo una legge che secondo me è inapplicabile perché aggraverebbe la situazione: la costituzione di un Ato per provincia attraverso il quale governare il sistema dei rifiuti. Personalmente sono portatore di un’idea diversa: i Comuni devono essere liberi di organizzare questo servizio come ritengono perché ognuno ha delle esigenze diverse. Sia la raccolta della spazzatura che la riscossione dei tributi è meglio che ridiventino materia esclusiva degli enti locali. Chi non è capace di espletare questo servizio deve pagare. Non vedo perché a causa di un comune inadempiente, dovrei ritrovare il mio – che ha pagato regolarmente, che

ha un’amministrazione che funziona – sommerso dai rifiuti e senza servizi erogati”. Quali sono i punti fondamentali su cui il centrodestra siciliano dovrebbe riavviare il dialogo? “Vogliamo capire qual è il programma che vuole attuare il governatore Lombardo. Fino ad ora l’unico che conosciamo è quello della sanità: a mio avviso i cittadini siciliani, man mano che andranno avanti, dovranno prendere atto che non saranno più curati. Se il presidente pensa di dare queste risposte, che governi lui la Regione. Noi non siamo interessati a seguirlo”. Lombardo ha dichiarato che sta portando avanti questo programma per estirpare il marciume che c’è all’interno della politica regionale. “L’unico marcio è lui”. No comment di Lombardo.

L’Informazione Dicembre ‘09 3


Belpasso

LA “GRANDE BELPASSO” INTERI ETTARI DI TERRITORIO DI GRANDE PREGIO DISTRUTTI DAL CEMENTO. OVVIAMENTE SENZA PIANO REGOLATORE di Luciano Mirone

O

rmai il disegno della “Grande Belpasso” vagheggiato dal sindaco Papale si sta svelando in tutto il suo splendore. Ettari di territorio agricolo, archeologico, paesaggistico, sono stati o stanno per essere distrutti per far posto a immensi capannoni o a insediamenti commerciali. Il tutto senza un Piano regolatore e senza un dibattito serio con i cittadini. Evidentemente non è bastata l’approvazione (marzo scorso) di una mega cementificazione di 64 ettari di territorio (in buona parte agrumeto) per la realizzazione di un centro di stoccaggio e di distribuzione merci, non bastano quei mega capannoni all’ingresso del paese che ne stanno massacrando irreversibilmente l’immagine, non basta la stessa Etnapolis che sta depauperando il commercio locale e sta “desertificando” socialmente il paese. Evidentemente non è bastata la distruzione negli anni Ottanta della settecentesca Fenicia Moncada o le centinaia di case abusive che sorgono in tutto il territorio. Adesso il Consiglio comunale di Belpasso (con il voto contrario di

4

Dicembre ‘09

L’Informazione

Pippo Vasta, Udc, e l’astensione di Gaetano Sava, Pd) ha pensato bene di approvare la costruzione di un altro centro commerciale in una zona agricola dove tra l’altro esistono delle testimonianze archeologiche dell’epoca bizantina. Dove si vuole arrivare? Cosa si vuole fare? Che idea di sviluppo si ha? Chi scrive non ha mai brandito l’arma dell’ambientalismo a scapito della produttività. Per la semplice

ragione che la salvaguardia del territorio può coesistere con la produttività. Siamo convinti che la conservazione e la valorizzazione del paesaggio, della natura, dell’ambiente, del centro storico, e dei siti archeologici possano convivere con i capannoni industriali ed artigianali. Ma ad una condizione: che esistano delle regole certe. E in questo settore la “madre” di tutte le regole è il Piano

regolatore, senza il quale, approvare centri commerciali o lasciare costruire capannoni significa venir meno al proprio ruolo di amministratori, anzi, peggio, essere complici della devastazione di un territorio. Dunque, non solo è urgente uno strumento urbanistico, ma è fondamentale che a redigerlo sia un docente universitario di fama quantomeno nazionale. Non ci sono soldi? Si trovino! Ci sono degli esempi (anche in Sicilia) in cui la presenza di regole certe ha creato i presupposti per uno sviluppo economico che ha portato ricchezza a tutti. Senza regole ad arricchirsi sono soltanto in pochi a discapito dei tanti. E forse non è casuale che la Confcommercio di Belpasso senta l’esigenza di dar vita al Centro commerciale naturale che abbia lo scopo di promuovere l’economia locale attraverso una serie di iniziative in centro storico. È un’iniziativa da lodare e da incoraggiare ma può avere senso solo se viene inserita in un contesto di sviluppo più ampio, più razionale, più armonioso, più serio. Sennkò rischia di diventare un buco nell’acqua.


L’Informazione Dicembre ‘09 5


foto di Giuseppe Barbagiovanni

Paternò e Santa Barbara

PARLA IL PROF. VINCENZO FALLICA, STUDIOSO DELLA VITA DELLA PATRONA DI PATERNÒ di Norma Viscusi

foto di Giuseppe Barbagiovanni

CHI ERA SANTA BARB C

hi era santa Barbara? Perché fu martirizzata? È vero che qualche studioso ne mette in dubbio l’esistenza? Perché è diventata patrona di Paternò? A rispondere a queste domande è il prof. Vincenzo Fallica, autorevole studioso

6

Dicembre ‘09

L’Informazione

di Storia patria: “Esaminando le fonti più importanti – Giovanni Damasceno, Pietro di Argo, Ansemio di Corfù – troviamo delle lodi della santa, ma non abbiamo né la città né il luogo di nascita né la data del martirio. In realtà, al di là delle fonti, se

il culto è stato tramandato in modo così forte, è chiaro che non poteva essere inventato. Dagli storici, Barbara viene descritta come una fanciulla bellissima e di grandi virtù morali e spirituali, che rinuncia agli dei pagani per venerare il suo Dio. Nella torre

dove fu rinchiusa dal padre, alle due finestre esistenti, ne fece aggiungere una terza per rappresentare la Santissima trinità. Fu questo il motivo per il quale fu portata al cospetto di Marciano, il governatore della Vitinia (regione dell’Asia Minore, l’attuale


BARA

Turchia, dove è collocata Nicomedia, la presunta città di Barbara)”. In quale periodo si presume sia avvenuto il martirio? “Ci sono diverse fonti: la prima parla del 243 dopo Cristo e lo colloca nel periodo di Diocleziano, Decio e Valeria-

no, l’epoca più terribile delle persecuzioni cristiane da parte degli imperatori romani. Un’altra parla del 302. E’ proprio questa incongruenza di date che porta qualcuno a ritenere che la santa non sia realmente esistita. Questo però, a mio giudizio, non implica la non esistenza. In ogni caso, troviamo il culto della santa a partire dal IV o V Secolo: questo vuol dire che il nome già allora è molto diffuso, soprattutto nelle città della Grecia, della Turchia, e della Russia (tutte Nazioni di religione grecoortodossa) dove Barbara già da allora viene festeggiata il 4 dicembre”. Perché santa Barbara sarebbe stata martirizzata? “Perché il cristianesimo infrangeva i principi fondamentali dell’impero romano fondato sulla schiavitù. Bar-

bara davanti a Marciano che la interroga, più volte dice: ‘Io sono cristiana, credo nella Trinità’. C’è un dialogo drammatico fra lei e il padre ricostruito da Pietro di Argo: ‘Perché vuoi morire per un Dio che non hai mai visto?’. ‘Quel Dio che tu non vedi è il mio Dio, creatore dell’universo”. È un periodo in cui una infinità di cristiani viene martirizzata. Fu condannata da Marciano a subire il taglio delle mammelle. Dice la leggenda che un angelo fermò la mano del boia e salvò le mammelle della fanciulla. Successivamente fu condannata al taglio della testa, per il quale si offrì il padre, che fu colpito da un fulmine prima di compiere il gesto. Ecco perché la tradizione pone santa Barbara come protettrice dai fulmini”. Perché il culto fu esportato

in Sicilia? “Durante le crociate i cavalieri teutonici portavano in Europa (soprattutto in Sicilia) le reliquie dei santi. In epoca medievale, a Paternò portarono i resti di questa giovinetta martirizzata nell’Asia Minore. Furono sistemate nella chiesa di San Nicolò dei Lombardi. Nel 1378 furono trasferite nella chiesa dell’Itria. Nel 1576, in seguito ad una terribile pestilenza che colpì la città, le reliquie furono portate in processione: il 5 agosto dello stesso anno la peste finì. Questo evento è documentato. Da quel momento santa Barbara diventa la compatrona della città assieme a san Vincenzo, ma poi nell’anima popolare ne prende il sopravvento per i tanti miracoli che nel corso dei secoli le sono stati attribuiti”.

L’Informazione Dicembre ‘09 7


Paternò e Santa Barbara

LA FEST NELL’A di Norma Viscusi

foto di Giuseppe Barbagiovanni

L

a festa è nell’aria. Nessuno che viva a Paternò può sottrarsi al fermento che precede la sera del 3 e 4 dicembre. È una lunga e variegata attesa che ogni anno sembra prendere sempre più vigore variando pur nella sua costante celebrazione. E in questa occasione, mi piace farmi raccontare,da

8

Dicembre ‘09

L’Informazione

quelli che ne conservano la memoria vissuta o oralmente tramandata, le loro nostalgiche consuetudini,quelle della propria casa, del quartiere, della città. Mi piace farmi raccontare quel che ancora non so e quel che poco si sa. Pippo Virgillito, appassionato cultore, custodisce non poche informazioni storiche e di

folklore sulle origini del culto a Santa Barbara e sul suo progressivo affermarsi e variare. Una tra queste, nota comune peraltro a tutte le feste popolari, è che il percorso della processione che seguiva il simulacro della Santa, era originariamente illuminato da torce a vento, il cui stoppino era intinto nel petrolio. Si

trattava per lo più di ferule o fiaccole di resina poste ai due lati delle porte delle abitazioni, lungo la via principale. L’avvento della corrente elettrica ha continuato a rispondere al desiderio dei devoti, di illuminare il cammino di una figura di splendore come la Nostra e di segnare, come allora, l’importanza della fe-


TA E’ ARIA

sta con le migliaia di luci che adornano le vie principali; ma è anche vero che, per lungo tempo i ragazzi, nel passato, continuarono a portare in giro quelle torce per la città per tutto un mese e quindici giorni prima della festa, sia per annunciare i solenni prossimi festeggiamenti, sia per voler riportare alla memoria i tempi in cui la luce, sebbene fioca e povera, non impediva il culto. Mi piace immaginare com’era,

mentre avverto un accenno di malinconico rimpianto. Chiedo ancora a Pippo di raccontarmi di quelle strane bellissime bombe che mi tenevano da bambina, trasognata col naso all’in su la mattina del 4. Erano bombe alla giapponese, che esplodendo facevano piovere sulla folla splendidi fazzoletti e ombrellini di seta orientale- mi spiega- ma c’è ancora un’altra tradizione soppressa, perché son venute a mancare le condizioni oggettive e logistiche che la rendevano possibile : era la corsa dei cavalli lungo la via Vitt. Emanuele, corsa che vantò l’affermarsi di fantini di grande destrezza. Anche “la sera del 3”, ovvero “l’entrata dei cantanti”, ha subito alterne vicende e variazioni. La tradizione racconta che ad una data ora, concordato un certo segnale, quattro

gruppi di ragazzi, confluivano simultaneamente in piazza Indipendenza. Ciascun gruppo proveniva da un diverso angolo, a simboleggiare l’accorrere di tutti i devoti da ogni parte della città per festeggiare la Santa, e allo stesso tempo, l’intera cittadinanza veniva rappresentata emblematicamente nelle sue corporazioni (artigiani,mulinari…), che ne costituiscono tutte le categorie sociali. I diversi gruppi, sulle note della Marcia dei Bersaglieri, con palme, bandiere, lampioncini alla veneziana, corone, strisce multicolori, fiaccole, bandiere, correvano verso i palchi collocati al centro della piazza, mentre razzi a colori e aerostati di carta illuminati adornavano il cielo. Conquistare per primi il palco era un grande merito, da lì, si intonavano canti che esaltavano il martirio di Bar-

bara. La foga di conquistare per primi il palco, per quella che era una sana disputa tra le corporazioni, di elevare cioè alla Santa il canto più bello, divenne poi, l’occasione per i facinorosi,di veri e propri scontri, quasi delle risse, in cui lo spirito paganeggiante, chiassoso, carnevalesco, aveva preso il posto della antica, sana tradizione. Era il 1970 l’anno in cui l’Entrata dei giovani cantanti fu soppressa. Al Suo posto venne messa in scena la Sacra Rappresentazione della vita e del Martirio di Santa Barbara, componimento in versi del XV Sec. con brani musicali inediti. Ideatore di questa manifestazione fu l’avv. Pippo Caruso, regista Emanuele Bonanno. E oggi, la sua storia continua, rimanendo uguale a se stessa pur cambiando ancora il suo abito.

L’Informazione Dicembre ‘09 9


Belpasso e Santa Lucia

foto di Francesco Mirone

LA PRIMA FESTA DI SANTA LUCIA

C

orreva l’anno del Signore 1636 quando nell’antico paese di Malpasso (come un tempo era denominata Belpasso) si celebrarono per la prima volta i solenni festeggiamenti – con il finanziamento di ben 40 onze – in onore di santa Lucia, proclamata patrona poco tempo prima grazie all’autonomia che il

10

Dicembre ‘09

L’Informazione

piccolo centro etneo ottenne da Paternò (21 luglio 1636). Diventato Malpasso comune autonomo, non mancarono le prime polemiche: dato che ancora la Matrice non disponeva di una statua della santa, si pensò bene di chiedere in prestito l’immagine al priore dei padri Carmelitani, Giovanni D’Assero, che nella chiesa della Madonna delle

Grazie la teneva esposta. Con l’impegno però che dopo la festa sarebbe stata restituita tale e quale era stata consegnata. Passò la festa ma la sacra immagine resto alla Matrice. Malgrado le continue insistenze del priore, non ci fu verso di ricollocarla nella chiesa d’origine. Trascorrevano gli anni, si celebravano le feste, ma i malpassoti, quando si parlava di restituire l’icona di santa Lucia, facevano orecchie da mercante. Probabilmente perché nella nuova comunità mancava ancora una statua alla quale i fedeli potessero rivolgere le

loro preghiere. Il priore perse la pazienza e, come ben documentato da mons. Francesco Mio, studioso delle origini e della storia di Belpasso, il 12 dicembre 1640 (proprio alla vigilia della festa), prese carta e penna e scrisse al vescovo di Catania, Ottavio Branciforte, lamentando lo spiacevole inconveniente. L’alto prelato incaricò il Vicario Generale di intervenire presso il parroco della Matrice perché l’effigie della martire venisse restituita, pena sanzioni severissime. Ma anche l’intervento del vescovo fu vano. Non sappiamo se le sanzioni furono applica-


te, quel che è certo è che, se i malpassoti non ubbidirono neanche all’imposizione del vescovo, i motivi dovevano essere validi e anche profondi. Passarono altri anni, l’immagine della santa fu ridata alla chiesa della Madonna delle Grazie, ma un altro problema assillò il paese per molto tempo: quello di una reliquia della martire siracusana (il pezzetto di un dito) di incerta provenienza che si aggiungeva alle precedenti. “Molto discusse rimangono le notizie sulla sua provenienza”, scrive mons. Mio, “per lo smarrimento dell’’autentica’ (documento provante l’autenticità della reliquia)”. Per molto tempo una disputa circa la vera origine del pezzo d’osso animò le discussioni dei malpassoti. Diversi furono i sacerdoti chiamati a testimoniare davanti alla

Magnifica Corte Episcopale di Catania, i quali giurarono di aver visto, diversi anni prima, l’autentica conservata accanto alla reliquia. Addirittura il can. Cunsolo dichiarò di averla notata nella casa del sacerdote Mario Spampinato “manciata e lacerata dalli sorgi”. Soltanto diverso tempo dopo – e in base ad una serie di testimonianze attendibili – la chiesa decise di esporre la reliquia alla venerazione dei fedeli. Contrastanti restarono le versioni in merito alle origini dell’osso. Ci fu chi disse che era stato portato da un frate minore del convento di Malpasso, il quale, essendosi recato a Venezia per baciare il corpo della santa martire, aveva staccato il dito dalla mano. Ci fu chi disse che esso era stato portato dalla moglie di un capitano di fregata veneziano (certa “Caterinella”)

foto di Francesco Mirone

oppure dal conte Francesco di Castro da Tivoli, che l’aveva ricevuto dalla figlia adottiva, suor Vittoria Rossi, che era stata monaca presso il monastero di santa Caterina di Catania. Scrive mons. Mio: “Il 17 luglio 1657,

suor Vittoria, unica erede del conte di Castro, donava la reliquia di santa Lucia a don Francesco Strano, canonico della cattedrale di Catania, da cui l’hanno ricevuta i preti e i rettori della Matrice di Malpasso”.

L’Informazione Dicembre ‘09 11


IL CIRCOLO DEI “

L’Informazione Periodico di attualità, varietà, sport e costume

Registrazione del Tribunale di Catania n. 10/2000 dell’11/04/2000

Sede: via Fiume, 153 - Belpasso (CT) Tel. 095 917819 - 347 1479719 lucianomirone@interfree.it

Direttore responsabile Luciano Mirone lucianomirone@interfree.it Hanno collaborato Barbara Contrafatto Angelo Conti Federico Giuffrida Antonio Patanè Giuseppe Russo Norma Viscusi Progetto grafico Luciano Mirone Foto Ass. “Bronte Insieme” - Onlus Giuseppe Barbagiovanni Francesco Mirone Impaginazione e Stampa Tipolitografia TM via Nino Martoglio, 93 Santa Venerina (CT) Tel. 095 953455 tipografiatm@gmail.com

L’Informazione è presente a: Acireale, Adrano, Belpasso, Biancavilla, Bronte, Motta S. Anastasia, Nicolosi, Paternò, Pedara, Ragalna, S.M. Licodia, Santa Venerina, Trecastagni, Zafferana Etnea.

12

Dicembre ‘09

L’Informazione

È

uno dei circoli più antichi di Sicilia, ma anche un luogo dove si è fatta una parte della Grande Storia. Le prime notizie risalgono al 1849, quando il capitano Antonio Cimbali ne parla in un libro dal titolo “Ricordi e lettere ai figli”. Ma è Giovanni Verga che nella novella “Libertà” – nel descrivere la rivolta dei contadini di Bronte – fa cenno al Casino dei Civili assaltato dalla folla inferocita che vuole vendicarsi di quegli affamapopolo dei “cappeddi” i quali, invece di fare gli interessi del comune, facevano gli interessi della ducea. Alla fine, di quei “cappeddi” dell’alta aristocrazia, ne venero trucidati tredici, compreso il notaio Cannata, borbonico e anti Savoia – come quasi tutti i soci del circolo – il quale quando al balcone fu esposto il tricolore dell’Italia unita pronunciò la fatidica frase: “Perché non la togliete questa pezza lorda?”. Poi ci pensò Nino Bixio a sedare la rivolta, ma questa è un’altra vicenda. Memoria storica del Circolo di cultura “Enrico Cimbali” (come è stato denominato successivamente in onore della memoria dell’insigne giurista brontese) è l’avv. Felice Caruso, 83 anni, che parla con passione del sodalizio del quale fa parte da tanti anni. “Credo che le origini risalgano addirittura all’inizio dell’Ottocento, quando ancora nell’isola, di circoli, ce n’erano veramente pochi. Intorno al 1937 fu espropriato dal fascismo che ne fece la Casa del fascio e lo chiamò Dopolavoro del Littorio Artisti e Professionisti ‘Enrico Cimbali’. Non solo: il regime impose ai soci di ven-

Bronte 1928. Alcuni soci illustri del circolo.

derlo allo Stato al prezzo di una lira. All’ingresso, posta in bella evidenza, c’era una grande foto del duce dentro una robusta cornice di rovere. Poi, a causa dei bombardamenti, il sodalizio venne in parte distrutto: fu ricostruito dal farmacista Vincenzo Rizzo, il

quale, avendo l’abitazione al piano superiore, ripristinò la parte muraria. Dopo la guerra 47 soci decisero di rivolgersi al prof. Orazio Condorelli per fare causa allo Stato allo scopo di ottenere la restituzione del circolo che ormai apparteneva al demanio”. L’avvocato Caru-


“CAPPELLI” È UNO DEI CIRCOLI PIÙ ANTICHI DI SICILIA. FONDATO ALL’INIZIO DELL’800, NE PARLA ANCHE GIOVANNI VERGA di Luciano Mirone so è un fiume in piena, i soci ascoltano, si infervorano e si avvicinano al tavolo. La causa fu vinta, con delle clausole

un po’ complicate a spiegare, ma fu vinta. Alla fine il circolo tornò di proprietà dei soci, che da sempre ne sono custodi gelosi, al punto che diversi anni dopo (ma questo è un episodio che apprendiamo fuori), alcuni di questi, intentarono un’altra causa (che vinsero) contro alcuni iscritti che volevano immettere gente nuova. “Non sia mai”, esclamò qualcuno, evidenziando così che il “Cimbali” doveva continuare ad essere esclusivo retaggio dei “cappeddi”. Erano tempi in cui nella società erano molto marcate le distinzioni: i cappeddi con i cappeddi, i viddani con i viddani, i mastri con i mastri. Anche il circolo, soprattutto il circolo,

Costume

L’avv. Felice Caruso, socio del Circolo “Cimbali”, intervistato dal nostro giornale

era molto elitario, mal si tollerava l’ingresso del figlio di un pastore, di un artigiano o di un carrettiere che con una laurea aveva scalato i gradini della società. Causa doveva essere e causa fu. Alla fine la spuntarono i cappelli. Oggi il circolo è molto più democratico. Alle pareti non c’è più la Foto gentilmente concesse dall’associazione “Bronte Insieme Onlus”

www.bronteinsieme.it

foto di Mussolini, ma i ritratti del venerabile Capizzi (grande uomo di cultura di Bronte), di Enrico Cimbali e del padre Antonio, che da sindaco della città fece costruire il teatro comunale. Si gioca a briscola, a tressette, a poker. Si leggono tutti i giornali, quelli di destra e quelli di sinistra. “Su circa 180 soci”, dice l’avv. Caruso, “solo 8 o 10 sono di sinistra; gli altri sono tutti moderati”. Come ai tempi del Casino dei Civili. Come sempre.

L’Informazione Dicembre ‘09 13


Il personaggio

QUELLO CHE IL BASKET

Gerry Liguori (a destra) con Dino Meneghin, ex giocatore della Nazionale

EX GIOCATORE DI SERIE A, GERRY LIGUORI ALLENA I GIOVANI DELL’AZZURRA BASKET BELPASSO.

una icona del basket di casa nostra per l’illustre passato che lo ha visto giocare addirittura in serie A. Gerardo “Gerry” Liguori, 49 anni, due metri di simpatia, napoletano di origine ma catanese di adozione (anzi licodiese, visto che ha sposato l’ex sindaca di Santa Maria di Licodia, Maria Lucia Tomasello), ha iniziato a fare pallacanestro a 13 anni con l’Ovomaltina Napoli per poi passare alla Partenope Napoli. Per 20 anni ha giocato fra A e B, con un esordio a soli 15 anni. Poi è sceso di categoria facendo anche l’allenatoregiocatore, ma non ha perso la grinta e la bravura dei giorni migliori. Siamo al palazzetto dello sport di Belpasso dove Gerry allena 180 bambini fra

Corato (con Mark Campanaro, ex Viola Reggio Calabria, altro mostro sacro del basket di allora) e Comiso, finché mi sono ritirato da queste parti: Gravina, Paternò (dove ha fatto l’allenatore-giocatore) e poi la parola fine dall’attività agonistica. Da allora faccio il tecnico a tempo pieno”. Ma cos’è il basket per questo “ragazzo” di quasi cinquant’anni? “Un sogno realizzato, una passione ma anche una professione. All’inizio i bambini mi danno del lei e mi chiamano professore, dopo cinque minuti mi danno del tu e mi chiamano Gerry”. Scusa, ma non è perché sei rimasto un po’ bambino? “Sicuramente. Guai se non fosse così, dovremmo esserlo tutti per affrontare la vita in maniera leggera. Dicono che

È

14

Dicembre ‘09

L’Informazione

i cinque e i diciassette anni tesserati nell’“Azzurra Basket” (la società che ha fondato 8 anni fa). “Il ricordo più bello? L’esordio in B contro il Latina: avevo quindici anni, realizzai dieci punti e diventai titolare. A 17 anni mi acquistò la Partenope Napoli, nel ’77 esordii in serie A con Carlos D’Aquila, un allenatore argentino che ebbe fiducia in me. Per due anni giocai con i più grandi cestisti del momento, Meneghin, Recalcati, Flaborea. Poi il coach delle giovanili, Salvatore Furnari, mi portò in serie B a Messina con l’Amaro Arris. Nell’80 passai allo Jagermeister Catania e dopo tre anni tornai a Messina dove fui allenato dal mitico Vittorio Tracuzzi, ex tecnico della Nazionale. Altri anni di B fra Bari,

abbia 50 anni ma io mi sento uno di loro. Ai ragazzi vorrei inculcare i valori di questa disciplina. Il basket è uno sport che aiuta i ragazzi a migliorarsi dal punto di vista umano e psicologico. Se sono maturato come giocatore, come tecnico e come uomo lo devo ad alcuni allenatori che mi hanno trasmesso valori come la lealtà, la sincerità, l’educazione. L’Azzurra Basket è una scommessa: sto puntando moltissimo su questi ragazzi; uno di questi, Francesco Paolo Linstvon, 17 anni, gioca a Teramo in serie B. Molti cercherò di inserirli gradatamente in prima squadra. Il mio sogno è quello di fare una squadra composta da giovani locali. Ci vorrà tempo e pazienza, ma stanno crescendo bene”. (l.m.)


Medicina

“FARMACI MA SENZA ESAGERARE” di Angelo Conti

Il direttore dell’IRMA di Acireale, dott. Giovanni Tringali

Le patologie allergiche causate da farmaci sono in costante incremento e interessano il 30 per cento della popolazione italiana. In realtà si fa uso frequente di medicine.Ormai molti assumono degli anti infiammatori senza la prescrizione del medico. L’Istituto ricerca medico ambientale di Acireale (Irma) è ai primi posti per l’avvio della farmaco genetica. A gennaio partirà questa branca specialistica che ci consentirà di capire perché alcuni soggetti vanno in accumulo farmacologico. Si tratta di un grande passo in avanti da parte dell’Istituto”. Giovanni Tringali, direttore sanitario dell’Irma di Acireale – Istituto all’avanguardia nel settore della prevenzione e della cura alle intolleranze ai farmaci – spiega le cause

di un fenomeno in costante crescita. A cosa è dovuto un alto consumo di farmaci? “Secondo me gli utenti fanno ricorso a troppi farmaci in auto medicazione. Di contro, da parte di alcuni medici c’è una prescrizione eccessiva, per esempio, di antibiotici, tra i farmaci più pericolosi in quanto, in presenza di una intolleranza, potrebbero portare a degli shock anafilattici. Questo vale anche per gli anti infiammatori, i mio-rilassanti e gli anestetici”. A cosa può portare l’uso eccessivo di medicine? “C’è il rischio che la flora intestinale venga alterata. A questo bisogna aggiungere gli effetti collaterali tra cui le farmaco-anafilassi. La Sicilia è la seconda regione italiana per prescrizione di antibiotici”.

L’IRMA di Acireale tra i primi laboratori italiani ad individuare le cause delle intolleranze alle medicine Perché in questa regione si prescrivono così tanti medicinali? “Esiste una cultura sbagliata. Molti pensano che andare dal medico vuol dire uscire con la prescrizione di un farmaco”. C’è il rischio che l’organismo possa assuefarsi a certi farmaci? “Più che l’organismo è il micro organismo, cioè il batterio che può sviluppare nel tempo delle resistenze incentivate dall’uso inappropriato degli antibiotici”. Perché si diventa intolleranti ai farmaci? “I soggetti allergici hanno una maggiore possibilità di sviluppare una reazione. Si diventa allergici quando ci si sensibilizza”. Cosa si può fare per sapere se siamo intolleranti verso certi tipi di farmaci?

“L’Istituto ricerca medico ambientale di Acireale è molto avanzato nella diagnostica delle reazioni ai farmaci. A livello nazionale siamo tra i primi, in Europa siamo presenti con il progetto Eurobat. Con un semplice prelievo si valuta l’espressione sulla membrana di alcuni particolari globuli bianchi (i basofili) marcatori di attivazione cellulare. Attraverso la reazione si individua l’intolleranza verso il tipo farmaco”. L’Irma si occupa solo di prevenzione? “No, fa anche attività clinica. Al terzo piano c’è il poliambulatorio dove sono presenti le branche specialistiche come neurologia, nefrologia, genetica medica, angiologia, ginecologia, che richiamano utenza anche da fuori Sicilia”.

L’Informazione Dicembre ‘09 15


16

Dicembre ‘09

L’Informazione

03 dicembre 2009  

1 DIRETTORE LUCIANO MIRONE L’Informazione Dicembre ‘09 foto Francesco Mirone Distribuzione gratuita Dicembre ‘09 2 di Luciano Mirone Il sena...