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MINIGUIDA AL CONSUMO CRITICO Un breve manuale di sopravvivenza per le “bestie urbane” a cura di

12/05/2014

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INTRODUZIONE Breve storia del consumismo: dall’identificazione con la marca alla scelta consapevole

I Clash già dalla fine degli anni ’70 cantavano “I’m all lost in the supermarket, I can no longer shop happily, I came in here for the special offer, a guaranteed personality”, una frase che critica due concetti fondamentali su cui si basano le strategie aziendali della stragrande maggioranza delle aziende di prodotti di ogni genere. Il primo è sicuramente quello basato sulla “felicità” costruita che deriva dall’acquistare prodotti in offerta, in quantità maggiori rispetto al reale bisogno, e il secondo riguarda quello della “personalità garantita” nell’acquistare certe marche piuttosto che altre. 2


Indossare, mangiare, consumare in generale determinati prodotti ha sempre implicato un’identificazione con la marca e l’immagine dell’azienda annessa, tale da farci sentire parte di una categoria di persone o ancora meglio di un certo ceto sociale a cui è data la possibilità di scegliere certi prodotti piuttosto che altri senza guardare l’effettiva qualità, ma solo per un modo di apparire. Della serie: “mangio, indosso un certo capo, ho un tipo di auto e quindi sono un certo tipo di persona”.

Dagli anni ’60 del 900, anni del boom economico e l’affermarsi del consumismo e dei prodotti di massa, fino alla prima metà del primo decennio del 2000, questi due concetti sono stati visti e vissuti quasi come dogmi assoluti, dei paradigmi che si pensavano immortali e che reggevano tutto il sistema basato sulla convinzione che le risorse del pianeta siano infinite, sia in termini di 3


lavoro per tutti, sia in termini di un certo tipo di benessere, sia in termini di materie prime alla cui cima c’è sempre stato lui: il petrolio utilizzato nei più disparati settori, dal vestiario alle automobili, dall’energia alla cosmesi. Da un po’ di anni a questa parte però questo sistema economico e di valori ha cominciato a dare i primi segnali forti di disgregazione e i consumi dopo la crisi stanno cambiando, i dati parlano chiaro: gli italiani rinunciano alle griffe e scoprono il valore ambientale dei prodotti. Secondo un rapporto di Swg dal titolo “Un Paese un po’ più green: dalla green economy alla green society“, si sta rimodulando il modo di fare acquisti tanto che il 18% delle famiglie non butta via più niente e il 35% guarda sempre le date di scadenza degli alimenti. Gli italiani stanno trasferendo la qualità del prodotto dal tema della griffe, della marca, del brand, al tema della qualità ambientale e guardando i dati al consumo, infatti, sono calati gli acquisti delle griffe, ma non sono calati invece di molto gli acquisti per il biologico e di altri prodotti verdi. Da quello che circa dieci anni fa sembrava una moda adesso è diventato un vero e proprio parametro per scegliere l’auto, per fare acquisti, per scegliere come costruire e arredare la casa. In pratica la sostenibilità (sempre dopo moda, pizza e mandolino, ci cadesse un fulmine in testa se dovessero toglierci uno di questi primati) sta entrando a far parte del modo d’essere e dello stile di vita degli italiani.

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Tutto questo popò di numeri e dati, ci porta ad una conclusione importante,

cioè

che

stanno

aumentando

il

numero

di consumatori critici che scelgono uno stile di vita sobrio e verificano l’utilità e la qualità di un prodotto al di là di ogni pubblicità o immagine aziendale (brand image per i comunicatori italiani che non usano l’italiano…). Per diventare effettivamente un consumatore critico, bisogna partire da due consapevolezze: il senso del limite che verifichiamo tutti i giorni e il senso della possibilità di scelta e quindi di cambiare tutto un sistema di valori dal basso con un acquisto tanto che, qualcuno afferma, “la spesa al giorno d’oggi non è più un atto economico, bensì politico”, perché le nostre scelte hanno effetti sul modello di agricoltura, sulle politiche agroalimentari, sull’ambiente, sulla biodiversità e in particolare sul modo di produrre.

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Ma da dove cominciare per non perdersi in un supermarket, come i Clash, fra miliardi di prodotti in offerta? Ho creato un grafico che segue il ciclo di vita di un prodotto, per semplificare un po’ l’annosa questione: basta partire da semplici azioni quotidiane per poter dare un segnale di cambiamento politico e sociale partendo dall’importanza della scelta negli acquisti. Vediamo un punto per volta.

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I PARTE: INFORMAZIONE E BOICOTTAGGIO L’informazione è tutto, è il primo passo per diventare un consumatore critico e ci aggiungerei anche un “buon cittadino”. Prima di acquistare qualsiasi cosa, dobbiamo essere curiosi e porci delle domande sul tipo di produzione, sul trattamento riservato ai lavoratori, sull’impatto ambientale dell’azienda, sul tipo di profitto ricavato, sullo sfruttamento di risorse e persone. Siamo bombardati da milioni di prodotti ogni giorno e molto spesso si ha l’illusione di poter scegliere. Ma cosa avranno in comune la L’Oreal con la Nestlè? O credete che la pasta Barilla sia davvero made in Italy? Magari un brand è conosciuto per le sue irresistibili barrette al cioccolato e per i suoi cereali, eppure nasconde una dura verità dietro l’angolo. Magari sempre quel brand, tra i suoi business, vende armi o sfrutta i bambini in un paese svantaggiato o distrugge l’ambiente. Ignoriamo un’infinità di relazioni tra aziende e per questo la miglior arma è informarsi.

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Esistono le 10 sorelle che controllano la quasi totalità del cibo e di tutti i prodotti da banco del supermarket. Nel 2013 un essere umano su otto continua a morire di fame, mentre le 10 sorelle accumulano miliardi e non solo. Esistono multinazionali che addirittura finanziano armi e regimi dittatoriali, inquinano la nostra terra, impoveriscono intere comunità di persone, le più famose e potenti sono Nestlé – Mitsubishi – Nike – Shell – McDonald’s – Walt Disney – Barilla – Kraft – Total - Henkel – Philip Morris – Unilever – Agnelli – Procter&G – L’Oreal – Parmalat – Novartis–Montedison. Sembra strano ma non vi sto annunciando nulla di esagerato, anzi rendetevi conto voi della realtà, guardando questa lista di Disinformazione.it, dove sono elencate tutte le cattive azioni delle corporations citate, tutto in nome del profitto e del potere. Incredibile, siamo circondati da prodotti di aziende eticamente scorrette. Cosa può fare un comune consumatore davanti a codeste corporations così ricche e potenti? Una soluzione c’è ed è l’unica pacifica possibile, il boicottaggio etico-strategico. Consiste in una forma di ribellione e rifiuto di quei prodotti eticamente scorretti, ma in maniera strategica, cioè facendo in modo che il boicottaggio porti dei danni economici alle aziende accusate di comportamenti scorretti. Di solito si porta avanti l’azione affinché l’azienda subisca un calo delle vendite dal 2 al 5% circa, percentuale ritenuta sufficiente a condizionare i comportamenti dell’impresa*. Si tratta di evitare di comperare e, quindi, so8


stenere prodotti derivanti dallo sfruttamento umano e del pianeta, prodotti fabbricati da persone, spesso bambini, in condizioni di lavoro disumane.

Questa quindi è l’unica maniera che ogni persona/consumatore possiede per modificare il sistema economico, scegliendo di non sovvenzionare marche e prodotti derivanti da una mera logica di mercato e sostenere i prodotti di aziende eticamente corrette diventando così consum-attori, persone attive che sono capaci di scegliere e, tramite questa scelta di acquisto, esprimono il loro modo di essere. E’ necessaria la partecipazione di tante persone e il successo di un boicottaggio dipende dalla sua capacità di diffondere il messaggio e, grazie a internet con i siti web, i

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blog, i forum, le mailing list, la capacità di comunicazione dei movimenti di boicottaggio è aumentata. Il simbolo delle accuse globali alle multinazionali, e vittima di uno dei più grandi boicottaggi, è senza dubbio la catena McDonald’s che è l’antonomasia della multinazionale globalizzata: 30 mila ristoranti in 119 Paesi nel mondo, ogni giorno 47 milioni di clienti di cui 650 mila in Italia. Le accuse vanno da questioni alimentari, passano per l’ambiente e arrivano dritto ai lavoratori. I panini sono accusati di favorire una cattiva alimentazione, istigare all’obesità, veicolare sofferenze cardiovascolari. Nei menù si condanna l’utilizzo di polli e vitelli allevati in batterie. Dal punto di vista ambientale, McDonald’s è insostenibile nel massiccio utilizzo di carne, la cui produzione ha un impatto notevole sull’ecosistema, nell’impressionante spreco di imballaggi per lo più non riciclabili, nell’utilizzo di organismi geneticamente modificati. McDonald’s è accusata anche di utilizzare lavoro precario e poco sindacalizzato. A differenza che negli Usa, in Italia la pressione su McDonald’s non sembra aver inciso sulle politiche dell’azienda, che in ogni caso si premura di monitorare gli umori della società civile. Altri casi di boicottaggi famosi sono senz’altro quello della Nike e Reebok per le condizioni di sfruttamento minorile e delocalizzazione della produzione, o quello della Nestlè per il latte in polvere, causa di migliaia di morti infantili nel Terzo 10


Mondo, o ancora quello delle banche che finanziano la produzione di armi. Oltre all’informazione su internet, c’è anche un altro strumento che ci viene in aiuto: l’app Buycott, che aiuta a rivelare quali multinazionali si nascondano dietro i loghi e le etichette dei prodotti comunemente in vendita, in modo da poter orientare i propri acquisti verso delle alternative maggiormente sostenibili dal punto di vista sociale ed ambientale. La App, progettata anche per svelare la provenienza dei prodotti più insospettabili, è un’opera del programmatore freelance Ivan Pardo e consente di analizzare i codici a barre di qualsiasi prodotto e di informare se esso sia legato ad un marchio appartenente ad una multinazionale, ma anche di seguire alcune campagne contro le multinazionali maggiormente sotto accusa per i loro comportamenti insostenibili. Il boicottaggio quindi, è l’unica arma che abbiamo perchè le corporations sono sensibili al boicottaggio in quanto comporta una serie di implicazioni finanziarie, può inficiare l’immagine e la reputazione aziendale. Questa è una componente molto importante soprattutto nella Grande Distribuzione Organizzata, dove il boicottaggio può assumere, davvero, un ruolo determinante nell’indurre ad un cambio di rotta. *Info da www.unimondo.org/Guide/Economia/Boicottaggio 11


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PARTE:

L’ACQUISTO

CONSAPEVOLE

O

L’AUTOPRODUZIONE L’acquisto Quando siamo al supermarket o in profumeria o in un negozio di abbigliamento, come facciamo a capire l’eticità e la qualità di un prodotto? Avete presente quelli che rimangono ore ad analizzare un prodotto nei corridoi del supermercato? Beh io sono una di quelli…facendo parecchio spazientire coinquilini, colleghi, fidanzati,

fratelli,

sorelle

e

anche

il

cane

fuori…

Scherzi a parte, non faccio questo per divertimento o perchè abbia tempo da perdere, ma semplicemente perchè se davvero abbiamo voglia di diventare un consumatore consapevole, la prima cosa da fare quando vogliamo acquistare è rilassarci e analizzare i prodotti (magari andando da soli a fare acquisti…), dedicando un pò di tempo a noi stessi e cominciando dalla “carta d’identità” del prodotto, cioè l’etichetta, il principale strumento per avere informazioni. Secondo il decreto vigente, un’etichetta a norma deve contenere la denominazione del prodotto, gli ingredienti, gli additivi, il termine di conservazione e la data di scadenza, le istruzioni per l’utilizzo, il nome del produttore e il luogo di produzione, un codice alfanumerico e il numero del lotto. La spiegazione è lunga, per questo anzichè copiarle, vi invito a dare una lettura attenta sul sito ricetteecooking.com, dove ho

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trovato informazioni ordinate e dettagliate e un elenco delle etichette più comuni. Qui in basso l’esempio di etichetta del latte.

Molto spesso però le etichette, nonostante siano regolate da decreti nazionali o europei, sono generiche e un pò troppo evasive, in quanto alcuni elementi possono essere chiari, altri ambigui. Uno dei criteri più generici è senza dubbio quello riguardante la provenienza delle materie prime come ad esempio la pasta prodotta in Italia, utilizzando spesso del grano che arriva dal Canada o dall’Australia. Altre volte invece mancano delle informazioni necessarie come l’utilizzo di trattamenti particolari o sull’intera filiera produttiva. Come fare ad orientarsi? Criteri per l’acquisto Guardiamoci intorno, l’ambiente che ci circonda e le sue peculiarità, in qualsiasi parte del mondo vi troviate. Il requisito fondamentale per la consapevolezza è sicuramente il ritorno alla terra sostenendo le economie locali, perchè abbiamo maggio13


ri possibilità di conoscere l’intera filiera di qualsivoglia tipo di prodotto. Inoltre, per quanto riguarda il cibo, chi dice che integrale è solo per chi è a dieta? I cibi integrali sono quelli che conservano le loro proprietà originali, sono sani e aiutano a dimagrire, quindi cercate di acquistare i prodotti meno raffinati possibili. Cercando di riassumere i criteri in punti, ci viene in aiuto ancora Slow Food con le sue indicazioni principali per scegliere un prodotto, nella fattispecie alimentare ma, applicabile per esteso anche ad altri tipi di prodotti:

Potrà sembrarvi qualcosa di lontano o difficile, ma vi assicuro che col tempo riuscirete a distinguere più facilmente un prodotto sostenibile da quello che non lo è, in modo da trascorrere meno 14


tempo al supermercato a fissare le etichette e non infastidire chiunque sia con voi in quel momento. Un’altra soluzione pratica e veloce potrebbe essere la spesa a km 0, acquistando nei mercati locali o proprio nel luogo in cui l’azienda produce. E se proprio da soli non ci riuscite, c’è sempre l’opzione della rete GAS, ovvero i gruppi di acquisto solidale. Un gruppo di persone cioè che acquista insieme vari prodotti (dal cibo alle calzature), risparmiando e sostenendo i produttori etici, incentivando le economie locali e mettendo al centro le persone e le relazioni fra di esse.

L’autoproduzione Se invece avete voglia di sperimentare, conoscere meglio le materie prime o utilizzare il tempo libero per produrre cosmetici, 15


detersivi, alimenti c’è l’autoproduzione. Che produciate olio, pasta, vino, cosmetici, portate sane e genuine, detersivi, abbigliamento, oggettistica, la cosa più bella dell’autoproduzione è che conoscete le materie prime, sapete da dove vengono e siete voi a decidere come combinarle per creare il prodotto che più fa per voi e nelle quantità che ve ne servono. Indubbiamente con l’autoproduzione il risparmio è notevole, ma questa è prima di tutto un atto di amore verso noi stessi e la natura, perchè è sostenibile, combatte la depressione e l’apatia delle città e del lavoro, è un modo per sfidare sè stessi e anche la natura. Sì perchè quando autoproduco mi sento una piccola strega, in grado di manipolare le materie offerte dalla natura nella misura e nello scopo in cui mi servono. L’autoproduzione è la vera rivoluzione! In caso di mancanza di tempo quindi, potete ricorrere sempre ai criteri d’acquisto per smascherare le aziende poco etiche. Al prossimo appuntamento con la miniguida al consumo critico.

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PARTE III: IL CONSUMO SENZA SPRECHI “Oggi la gente conosce il prezzo di tutto e il valore di nulla”. Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, 1891 Siamo giunti quindi all’acquisto del prodotto o servizio ed è lì pronto per essere consumato, ma come? Anche il consumo vuole i suoi criteri che possiamo riassumere nel monito “non sprecare”. Che sia cibo o abbigliamento o utenze domestiche o apparecchiature elettroniche, dobbiamo cercare di sprecare il meno possibile durante il consumo o l’utilizzo e fare in modo che queste durino il più a lungo possibili anche per contrastare quello che è un altro caposaldo del capitalismo e del metodo di produzione: l’obsolescenza programmata, ovvero la programmazione sistematica della rottura o non funzionalità degli oggetti fatti in serie. Avete notato che un oggetto smette di funzionare quando si finisce di pagarlo a rate o subito dopo i 2 anni di garanzia? Questo è un concetto che merita una riflessione approfondita e ne parlerò nel prossimo punto della guida che riguarderà le riparazioni, il riuso e il riciclo. Per il momento vi lascio l’interrogativo. Adesso penserete, per gli oggetti è possibile ma come si fa a far durare il più possibile un alimento? Ovviamente la durata è sempre relativa a ciò che state consumando e, non a caso è stata istituita la giornata contro lo spreco alimentare, perché anche per il cibo vale la stesso principio. Cominciamo dall’involucro. Se la 17


confezione è ancora integra e sono passati pochi giorni dalla data di scadenza, l’alimento è ancora perfettamente sano. Pensate a come utilizzare tutto il prodotto, come ad esempio le verdure, cercando di limitare il più possibile gli scarti e cercando di utilizzarli per creare delle altre pietanze. Prima di acquistare altri alimenti, accertatevi che non ci siano alcuni in scadenza nel frigorifero o cercate di consumare gli “avanzi” in maniera creativa. Esempi pratici possono essere le bucce della frutta da utilizzare per degli infusi, una frittata con la pasta avanzata, i fondi del caffè per le vostre piante o per creare uno scrub anticellulite. E per i consumi domestici di tutti i giorni? Non lasciate i dispositivi elettronici in stand-by, staccate sempre le spine dalle prese, non lasciate l’acqua scorrere inutilmente dai rubinetti, ricordatevi di spegnere le luci nelle stanze dove non servono e scegliete quelle a risparmio energetico e quando uscite cercate di prendere il meno possibile l’automobile. Potrete pensare che sia uno stile di vita proibitivo, ma vi assicuro che con poco impegno quotidiano, lo stile sostenibile diventerà un’abitudine, tanto che vi urterà qualsiasi tipo di spreco vi troviate davanti. In aiuto torna una guida pubblicata un pò di mesi fa, intitolata Come

provare

ad

inquinare

meno

e

salvare

il

mon-

do de Linkiesta, l’ultima sulla bici è di infografie.com.

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Informazioni su questi ad

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PARTE IV: RIUSO, RICICLO E RACCOLTA DIFFERENZIATA Sul mio blog trovate il documentario sull’osolescenza programmata per darvi meglio un’idea della miriade di oggetti ancora utilizzabili ma bloccati da qualche microchip o altra diavoleria studiata appositamente per aumentare i profitti (di pochi) e la mole ingente di rifiuti (di tutti noi). Cosa possiamo fare noi quindi per arginare lo spreco e l’inquinamento programmati dall’alto? Si tratta di cambiare innanzitutto noi stessi, rifiutando il paradigma “compra, consuma, compra”, ripudiare con il proprio stile di vita la legge dell’usa e getta. Se un oggetto non ci serve più, possiamo sempre scambiarlo con l’oggetto di qualcun altro che ci serve momentaneamente, anzichè acquistarne uno nuovo che poi andrà a finire in cantina. E soprattutto, torniamo a riappropriarci della nostra manualità. Se qualcosa si rompe o smette di funzionare ingegniamoci a trovare una soluzione, chiediamo consigli a chi è più esperto di noi e impariamo l’arte di riparare le cose con le nostre mani, magari attraverso uno scambio di competenze. Esistono una marea di associazioni o piattaforme online per poter scambiare oggetti e competenze, una di queste è sicuramente la Banca del Tempo, oppure una piattaforma potrebbe essere Sharing.it, basta semplicemente curiosare un po’ sul web.

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Quando un oggetto è stato riparato e riusato, arriva il momento (meglio il più tardi possibile) in cui dobbiamo buttarlo. L’attenzione deve essere massima anche in questo momento, facendo la raccolta differenziata. Tutti i comuni, alcuni enti ed associazioni si occupano dello smaltimento corretto dei rifiuti attraverso bidoni e sacchetti colorati che indicano il tipo di rifiuto da inserire. Non ci sono delle regole precise perchè i metodi sono relativi al comune di appartenenza, ma Conai, il Consorzio Nazionale Imballaggi, ci viene in aiuto con il decalogo della raccolta differenziata di qualità.

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CONCLUSIONI Il fine è sempre lo stesso: dobbiamo acquistare consapevolmente prodotti sostenibili per ridurre i rifiuti e quando è necessario, smaltiamoli in modo corretto affinché ci ritornino sotto forma di materiali puliti e riciclati e forse arriviamo alla strategia rifiuti zero tanto agognata… La guida come il ciclo di vita degli oggetti si è chiusa, rimanendo pur sempre aperta, e spero che questa guida sia stata utile e chiara per tutti.

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Miniguida al consumo critico di Luciana Rutigliano Web writer, social media marketer, green blogger 2.0. Questa guida è tratta dal mio blog l'Eco Punk Per qualsiasi info, scrivi a lecopunk2013@gmail.com Ricorda di condividere questo contenuto con Licenza Creave Commons - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0

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Miniguida al consumo critico  

Un breve manuale di sopravvivenza per le "bestie urbane"