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Il miracolo

ai piedi del Cir


M

oritz era un vecchio pastore gardenese che aveva vissuto nel periodo di carestia del dopoguerra. Che fosse estate o inverno, nessuno lo aveva mai visto senza il suo vecchio grembiule blu tirolese e il suo cappello di feltro. Sul suo grembiule era ricamato in rosso il motto “Seimo lustig mitanond” che significa qualcosa come “Siate allegri!” Il pastore trascorreva l’estate sugli alpeggi alla guardia delle mucche e delle pecore che pascolava per conto di un contadino, per poi tornare giù in valle ad ottobre insieme al bestiame. Come era sua consuetudine nel periodo di Avvento, il vecchio andava a ciaspolare insieme agli ospiti dell’Hotel Alpenroyal. Talvolta, nelle giornate invernali più terse, accompagnava gli ospiti attraverso le foreste della Vallunga nelle notti di luna piena. Queste meravigliose notti stellate erano così luminose che non era nemmeno necessario accendere le torce. Al termine di queste avventurose escursioni notturne, Moritz si fermava con gli ospiti nel lobby bar dell’Alpenroyal a sorseggiare un tè speziato caldo. Seduti intorno al camino scoppiettante e piacevolmente affaticati da quella romantica passeggiata, sorseggiavano la loro tazza di tè fumante. “Questa sera mentre camminavo con voi al chiarore di questa notte stellata, mi è venuta in mente una storia commovente di cui sono stato testimone alcuni anni fa e che mi ha toccato da molto vicino. Avete voglia di sentirla? “Sai che le tue storie ci piacciono sempre”, disse Fabrizio, un ospite proveniente dalla città eterna, per il quale l’Alpenroyal era diventato quasi una seconda casa e che ogni anno partecipava alle ciaspolate organizzate da Moritz. E così, il pastore cominciò a raccontare...


“Sai che le tue storie ci piacciono sempre”, disse Fabrizio, un ospite proveniente dalla città eterna, per il quale l’Alpenroyal era diventato quasi una seconda casa e che ogni anno partecipava alle ciaspolate organizzate da Moritz. E così, il pastore cominciò a raccontare...


Simonetta, poco più di trent’anni, era un avvocato di successo di Firenze. Lavorava, come fanno al giorno d’oggi molti giovani impegnati, per più di sessanta ore a settimana, rimanendo in ufficio anche nei fine settimana e dedicando poco tempo alla sua famiglia, vale a dire a suo figlio Giuseppe e a suo marito Giacomo. Anche suo padre era uno stimato avvocato. Era sempre stato immerso nel suo lavoro e non aveva mai potuto dare a Simonetta l’amore e l’attenzione di cui lei avrebbe avuto bisogno prima come bambina e poi come giovane adulta. Fin dalla sua tenera infanzia questo fatto le aveva sempre provocato dolore. Così nel corso degli anni aveva maturato la convinzione che l’amore fosse una cosa da conquistare. Questo in parte Le riuscì, ma restava la malinconia e i ricordi che le spezzavano il cuore. Soprattutto negli ultimi anni tali pensieri si fecero sempre più frequenti e la giovane donna divenne sempre più svogliata, debole, apatica, spossata anche al lavoro. Una sera verso fine anno, mentre il marito si trovava con Giuseppe dai nonni e lei se ne stava da sola sul divano del salotto, Simonetta cominciò a piangere amaramente. Tuttavia c’era un qualcosa di liberatorio in quel dolore e in quei singhiozzi, come se fosse crollata una diga e dopo molti anni di siccità la terra arida potesse finalmente bere acqua fresca. Finalmente si addormentò per la stanchezza. Un paesaggio invernale in montagna. La luna piena e luminosa la condusse attraverso una foresta scura sotto un massiccio montuoso. Era sola, ma non aveva paura e vagava senza una meta e senza sapere dove l’avrebbero condotta i suoi piedi. Si fermò


davanti a una baita di montagna coperta di neve e guardò verso la luce. Era calda e aveva un effetto curativo sulla sua anima. “Drriiiinnggg, drriiiinnggg!” Il suono della sveglia quel giorno era diverso, quella mattina era diverso. Simonetta entrò in punta di piedi nella camera di Giuseppe, accarezzò le sue guance e lo baciò sulla fronte. Era sicura che il sogno della notte precedente fosse un chiaro segno di quello che doveva cercare. Perciò sedutasi davanti al suo computer, Simonetta iniziò la sua ricerca… Dopo pochi minuti aveva trovato quello che stava cercando: “Ragazzi quest’anno passeremo il periodo natalizio e il giorno di Natale in Val Gardena sulle bellissime Dolomiti, per due intere settimane. Ho trovato un bell’albergo, per cui ti prego, Giacomo, di disdire tutti i tuoi appuntamenti, partiamo già domani!”. Il marito era felice di vedere Simonetta impegnata nuovamente in qualcosa e accettò con gioia la sua proposta. Nell’atmosfera natalizia dell’Alpenroyal, già dal primo giorno Simonetta provò una sensazione di profonda tranquillità e distensione. Dopo molto tempo aveva trovato il tempo e la serenità per giocare con Giuseppe, per sorseggiare insieme al marito un buon punch al bar, per camminare tutti e tre insieme tra le luci notturne di una Selva illuminata e addobbata a festa. “Moritz, questa sera potresti portarmi in una baita di montagna nei dintorni di Selva?” mi chiese una sera Simonetta mentre assaggiavo i dolcetti al panpepato preparati dallo chef Felice insieme ad Hannes, il padrone di casa. Come sempre, erano deliziosi. “Lo faccio con piacere e so già dove portarti” rispose spontaneamente. E così accompagnai Simonetta in un paesaggio


Simonetta entrò in punta di piedi nella camera di Giuseppe, accarezzò le sue guance e lo baciò sulla fronte.


E così accompagnai Simonetta in un paesaggio fiabesco, fino ad una graziosa baita sotto le cime del Cir. “Ti ringrazio, Moritz. Io resto qui per un po’, vorrei stare un po’ da sola.


fiabesco, fino ad una graziosa baita sotto le cime del Cir. “Ti ringrazio, Moritz. Io resto qui per un po’, vorrei stare un po’ da sola. Troverò di certo la via del ritorno!” “No”, risposi, “non ti faccio tornare da sola. Ti aspetto al di là della staccionata”. Da lontano osservavo la giovane donna alzare lo sguardo verso la luna, che avanzava oltre la cima della montagna. Raramente avevo visto una luna così luminosa. La donna pregava con le braccia alzate al cielo. Ad un certo punto iniziò a piangere, lasciandosi cadere in ginocchio. Una stella cadente brillò nel cielo. Un vento leggero mi soffiò sul volto il dolore di Simonetta. Non avevo mai sentito così tanta vita e ricchezza in un momento così breve. Quando tornò da me, aveva sul viso l’espressione di una persona che aveva trovato una profonda pace interiore, lasciando andare la rabbia e il dolore, e che aveva messo la sua vita nelle mani di Dio. Due settimane dopo ho ricevuto una lettera, che era stata indirizzata all’Hotel Alpenroyal alla mia attenzione. “Da quella notte nella baita mi sento una persona diversa. Ho una nuova vita, non riesco nemmeno io a spiegarmelo. Quando la stella cadente ha attraversato il cielo, ho abbracciato mio padre. Abbiamo fatto pace e sentivo che tutto andava bene. Ti ringrazio Moritz, mi hai portato nel posto giusto nel momento giusto. Qui ho trascritto la mia storia... Ti prego di raccontarla anche ad altre persone, forse le mie parole potranno portare loro conforto e fiducia nel futuro”. A presto, Simonetta


Buon N atale


Dicembre 2013

Gentile Signor “” , al termine di una ciaspolata serale il pastore Moritz racconta agli ospiti dell’Alpenroyal una storia commovente che tocca il profondo del loro cuore. Da Selva di Val Gardena Le auguriamo una buona lettura e un felice Natale, Il Vostro Alpenroyal Gran Hotel Famiglia Prinoth

Buone Feste dall’ Alpenroyal Grand Hotel - Gourmet & Spa ***** Selva Alta Val Gardena


Alpenroyal Grand Hotel Gourmet Spa  

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