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Anno XII - N. 8 - ottobre 2016

Mensile politico civile dei Comitati pisani nella “Città dei Diritti” Associ azi one p er l a S alvaguardia e la Val orizz azi one dell a ci t tà di Pi sa

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di Antonio F. Gimigliano

di Paolo Arduini L'inquinamento dei corpi, e soprattutto dei cervelli e dei cuori, è diffuso e potente: avvelena il verde del parco fasullo a Cisanello (vedi qui accanto); avvelena la poca cultura sopravvissuta nelle catacombe che ora sono le biblioteche (ora direttamente velate per farne capire la fatuità, l'inconsistenza); avvelena corpo e anima degli operai licenziati perché non fanno più comodo, dei ricercatori scaricati dopo tante chiacchiere e tanti Internet Festival sul Ponte di Mezzo; istupidisce le coscienze che vanno a caccia di chi crede in altri Dei, come se fossero barbari invasori e non bambini e persone che non hanno più niente e tutto hanno perduto, ad opera dei nostri missili, bombe, droni, DIAVOLERIE tirate in nome di Dio e in nome di Allah e in nome di altre superstizioni che coprono INTERESSI, POTENZE, QUATTRINI... Ma possiamo non farci fregare, lo dimostra il Messico zapatista (non quello delle oscene cartoline turistiche delle trasmissioni tv, ma quello di pag. 4, di indios, campesinos, intellettuali delle città che si sono ripresi la loro vita e non la lasceranno se non li ammazzano tutti...), ma anche vicino a noi, nella Piana intorno a Firenze (vedi a pag. 3)... Illusioni, fantasmi vicini e lontani che vedremo presto svanire o crollare se non ci sarà più neanche un pezzetto di popolo cosciente di essere tale? Sì, forse, ma è meglio sognare, come il figlio di Toro Seduto, qui a lato, attento a darci un'altra idea della vita... Proviamoci, almeno, per essere vivi... E INTANTO UN PICCOLO NO AL PROSSIMO REFERENDUM COSTITUZIONALE, meglio di niente se non ci facciamo incantare con le balorde chiacchiere sulla democrazia e sulla partecipazione, e altre cazzate VUOTE, ma almeno non accettiamo di prendere per “cambiamento” uno zero assoluto...

Il numero di luci di settembre 2015 è stato tutto dedicato al parco di Cisanello o, meglio, al percorso partecipativo (p.p.) finalizzato alla realizzazione del parco urbano di Cisanello. Con oltre un centinaio di cittadini avevo partecipato alle varie 'tappe', sulle quali avevo riferito via via in ben otto puntate sul nostro 'giornalino' e, pur se deluso dalla conclusione arruffata e antidemocratica del 'percorso' nel mese di giugno dell'anno scorso, sinceramente auspicavo che il p.p. si traducesse nella realizzazione di 'qualcosa di buono' per il quartiere-dormitorio e per tutta la nostra città. Purtroppo così non è stato... Anche una semplice ricognizione dall'esterno, come documentato dalle foto scattate nel mese scorso, porta all'amara constatazione che nulla è stato fatto e che lo stato di degrado della vegetazione spontanea è stato esaltato da un intervento di potatura selvaggia e indiscriminata. Altro che cura, rispetto e protezione del 'verde'... Rifiuti abbandonati in sviluppo esponenziale, rete di recinzione divelta e pericolosa in più punti, arruffio di arbusti ed erbe in libera competizione per la sopravvivenza, ecc. ecc. E' questo il luogo che noi di luci avevamo auspicato diventasse Brrrr..brrrr. brrrr Bang..bang..bangg Zzzzzz..zzzzz.zzzzz -----Brrrr..brrrr. brrrr Bang..bang..bangg Zzzzzz..zzzz..zzzzz

O-CCHE LAVORI ENNO ‘VESTI ‘Vì?!?... HO CAPITO!!! E-GLI È SEMPRE LA SOLITA MUSI’A!!!

anche un “potente stimolo e strumento per l'educazione e la formazione dei bambini e dei ragazzi delle scuole cittadine, all'apprendimento da parte loro delle stagioni, delle specie, della biodiversità”? E' questo il luogo che avrebbe dovuto “rispettare e valorizzare i diritti ambientali, civili e sociali dei cittadini pisani”? Quali attività educative e culturali si possono svolgere in un luogo del genere? E' questo il parco esteticamente attrattivo, fruibile e integrato che avevano immaginato i partecipanti al processo partecipativo? Ricordo ai miei cinque affezionati e cortesi lettori che il p.p. è costato alle finanze pubbliche almeno 70 mila euro... Oltre a soddisfare le ambizioni accademiche degli organizzatori/responsabili/regolatori del p.p. questi soldi sono serviti a qualcosa di utile per la collettività? Lo stesso p.p. non si è risolto invece, almeno sino ad oggi, in una mortificazione/frustrazione dei numerosi e volenterosi cittadini partecipanti? Le associazioni ambienPeggior talistiche, ben rappresentate inquinamento nel p.p., non hanno nulla da non c'è dire oggi, dopo più di un anno che il di attese largamente deluse? rincoglionimento A conclusione, vorrei comunda Menzogna. que assicurare chi benevolmente sinora ci ha seguito che Stampa e TV luci non desisterà dalla sua alavorano zione di rigorosa vigilanza analacremente che su questo tema di vita citallo scopo tadina... Le luci rimarranno ancora ben accese!...

IPSE DIXIT:

“Che cos’è la vita? Lo sfavillare di una lucciola nella notte. Il respiro sbuffante di un bisonte nell’inverno. La breve ombra che scorre sopra l’erba e si prende dentro il sole”. (Piede di Corvo, guerriero, figlio di Toro seduto)


N. 8 - ottobre 2016

luci sulla città

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di Antonio F. Gimigliano

di Antonio F. Gimigliano

L'Internet Festival (IF) della nostra città è giunto quest'anno alla 6° edizione, come sempre ricco di eventi (oltre 200 in quattro giorni) e partecipanti (fra i quali oltre 200 relatori), con il solito spreco di pubblico denaro (Regione, Comune, Università, ecc. ecc.). E anche quest'anno fra le location, per utilizzare uno dei tanti termini inglesi che fanno l'eloquio modernamente acculturato, non poteva mancare il Ponte di Mezzo, che per visibilità, a Pisa, forse è secondo soltanto a Piazza dei Miracoli. E anche quest'anno l'ambita location è stata affidata alle cure dell'architetto Luigi Formicola, che ha realizzato un progetto dal misterioso titolo TESSUTI DIGITALI.

In estrema sintesi, l'installazione a mio parere non era altro che una BARACCONATA che aveva l'unico scopo di segnalare ai cittadini e ai turisti che la nostra città era stata 'occupata' ad uso e consumo di quanti con internet cercano, semplicemente, di campare... E, a proposito di 'occupazioni' e di 'affari', c'è da segnalare quanto realizzato in Logge di Banchi dall'Unicoop Firenze che, con la nobile motivazione di contribuire al finanziamento del restauro di San Paolo a Ripa d'Arno, si è impegnata in una massiccia pubblicizzazione dei suoi prodotti della linea “fior fiore”.

A furor di popolo (probabilmente...) è stata prorogata a tempo indeterminato l'installazione di Christo, l'artista (???), che la nostra città onora da quasi un anno. L'opera (???) non è stata firmata e nemmeno rivendicata dall'artista (???); è, però, riconoscibilissima e ben in mostra

nell'alberata piazza Dante all'angolo con via Curtatone. L'ultima opera (???) di Christo, la SAPIENZA VELATA, non è stata smontata il 4 settembre 2016, come previsto dal preciso cronoprogramma: rimarrà ancora per mesi e mesi a disposizione dei turisti e dei pisani tutti. ACCORRETE, GENTE, ACCORRETE!!!

L'occupazione per una decina di giorni del Ponte di Mezzo ha comportato, naturalmente, l'impossibilità di accesso per i veicoli, sia pubblici che privati: da ciò un inevitabile aumento del consumo di combustibili, un aumento dell'inquinamento, un aumento dei tempi di percorrenza, con grande e comprensibile... 'soddisfazione' soprattutto dei cittadini pisani. E perciò... LUNGA VITA ALL' INTERNET FESTIVAL PISANO!

Vi risparmio la descrizione dell'installazione: le foto vogliono darne, comunque, una certa idea ma non preoccupatevi di cercare in esse un qualche collegamento con la realtà presente e futura di internet... Vi assicuro che le stesse 'volenterose' giovani guide avevano difficoltà a guidare i 'volenterosi' visitatori...

Allestimento dell’INTERNET FESTIVAL dal “sapore” di… Mercatino dell’Usato!

di Paolo

Tornati dalle ultime vacanze d'estate, troviamo la solita “sorpresina” alla pisana maniera: rifanno un'altra volta il Ponte di Mezzo, al centro della città di Pisa, per togliere i sanpietrini messi tempo fa e rimetterci un bel pavimento d'asfalto...! La motivazione ufficiale è che lì sul Ponte passano i bus, passano le auto, e i sanpietrini saltano via... Uno ingenuo come me (nonostante la tarda età...) potrebbe pensare che forse sarebbe meglio NON FAR PASSARE SUL PONTE né i bus né gli altri mezzi a motore, potrebbe immaginare che almeno quel pezzetto di Lungarno sarebbe molto più bello coi sanpietrini risistemati e protetti, potrebbe sognare che almeno lì interrompiamo l'orribile estetica dei Lungarniautostrada, ma tanta ingenuità non passa neanche per l'anticamera dei Cervelli che vivono nel Palazzo... E certo di questi tempi, con le guerre, le migrazioni, i massacri, e con le riforme “costituzionali” che vogliono cambia-

re tutto perché poi non si possa cambiare più niente, sembrerebbe un problema minore, e lo è: ma perché l'idiozia deve vincere sempre, vicino e lontano? Perché un altro mondo possibile non diventa mai una possibilità, un'alternativa, una scelta?

Arduini


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da IL TIRRENO 4 settembre 2016

di Paolo Arduini Ne parliamo qui accanto, sulla “battaglia della Piana” fiorentina, ma è giusto tornarci sopra per ricordare cosa è successo, lì e in altri posti, quando (pochi sono i casi, purtroppo) politici “diversi”, convinti davvero di stare mettendosi al servizio della cittadinanza e non di stare accomodandosi in poltrona, hanno raccolto il consenso della maggioranza su temi e programmi concreti, LEGATI ALLA QUALITA' DELLA VITA E ALLA SALUTE DELLE PERSONE... Ma il vero “miracolo”, o per meglio dire la novità, è arrivata DOPO, quando questi politici, come il Falchi di Sesto Fiorentino, hanno dimostrato di voler davvero MANTENERE GLI IMPEGNI: è quello il momento in cui non è stata la vittoria di Falchi, o della Appendino a Torino, ma la vittoria delle mamme toscane del NOINCENERITORE, e della gente ANTI-TAV della Valsusa piemontese.

Tanto è bastato a far imbestialire i pennivendoli delle grandi testate, Corriere ma non solo, nel costruire campagne denigratorie contro i sindaci che non si vendevano ai poteri forti ma si mettevano al servizio della gente, a difendere diritti e bisogni. E così finalmente si è sputtanato l'enfatico discorso sui termovalorizzatori, “che non

fanno male ma producono anche reddito”, o sugli aeroporti che vanno assolutamente ampliati, fino a diventare le macchine mangia e sputa-soldi all'americana maniera... Gli inceneritori producono diossina, e non basta chiamarli in un altro modo, e producono malattie e altri disastri, molto più costosi, alla fine, di qualsiasi spesa per ridurre i consumi e i rifiuti, differenziarli, riusarli, riciclarli... Gli aeroporti sono utili se mantengono un equilibrio col territorio, non se diventano enormi carrozzoni, per fare immagine e propaganda... E diventa inutile, forse, anche il tentativo mediatico di deviare la discussione dai veri problemi, di spostarla su cavolate come la campanilistica contrapposizione tra Pisa e Firenze sugli aeroporti più grandi e più efficienti: altri sono i problemi veri, se non ci facciamo fregare, se non ci limitiamo a “contare gli euri” ma andiamo oltre... E così altrove: tanti ormai capiscono che l'Alta Velocità è lo specchietto per le allodole, nasconde i problemi enormi dei treni per tutti (i disgraziati “regionali”...), ti fa arrivare qualche minuto prima per restare a girarsi le dita in stazioni diventate macelli di disperazione ed emarginazione... Forse ci illudiamo (e non è la prima volta, né l'ultima...), ma sono così pochi gli esempi che è bene anche esaltarli: si può vincere anche il circo elettorale se non si cercano improbabili alleanze (vedi Raggi a Roma, dove la destra ha dato il suo contributo alla vittoria grillina ma ora chiede il conto rimettendo in circolo personaggi improbabili e più vecchi dei vecchi...), ma ci si collega DIRETTAMENTE, CONCRETAMENTE, PRATICAMENTE, con la coscienza che riesce a trapelare pure in questo rincoglionimento generale, che sembra debba essere il segno del tempo (ma non è inevitabile, cambiare si può se il popolo si sveglia ed esprime PERSONE e non marionette...)

N.d.R. Geofor non perde occasione per farsi riconoscere: siccome ormai è sfacciatamente scoperto il disastro di inquinamento della terra, prodotto diffon-

dendo concimi avvelenati da discarica nei campi della Valdera, chiunque protesti va zittito! Perfino la proprietà privata non vale più, se c'è da “punire” i disturbatori dei loro affari,,,

da Corriere Fiorentino 20 settembre 2016

N.d.R. Il povero direttore del Corriere-cronaca di Firenze e dintorni, ormai renzizzato di ferro e impegnato nella faticaccia di esorcizzare un risultato elettorale amministrativo che ha visto trionfare un PD “diverso” a Sesto Fiorentino con l'accusa di essere il solito fanatico del no alle magnifiche sorti e progressive, sia quelle dell'inceneritore sia quelle dello sviluppo aeroportuale nella Piana, si vede

arrivare tra capo e collo la risposta delle “mamme noinceneritore”, chiarissime nella spiegazione fondata sul FATTO di essere, loro e il “loro”sindaco, perfette fautrici del SI, quando è un'alternativa reale a qualsiasi tentativo di peggiorare le condizioni di vita e di salute delle persone, e per nulla disposte ad essere prese per il c.o dalle bugie con le gambe cortissime e dai nasi lunghissimi...

da IL TIRRENO 29 agosto 2016

N.d.R. Veramente quel referendum, che a Pisa ha preso circa 2.000 firme mooolto preoccupanti, è soprattutto un'offesa al buon senso e all'intelligenza, più che alla Carta, citata a destra e a manca

e spesso a sproposito: resta solo il dubbio se la religione, qualsiasi religione, sia ancora l'oppio dei popoli di Carletto Marx. e non semplicemente l'OPPIO e basta, atta a rimbecillire le persone con altre menzogne...

da IL TIRRENO 21 settembre 2016

direttore responsabile GIUSEPPE REA redazione e collaboratori:

P. Arduini, M. Nelli Baudino, A. F. Gimigliano, F. Pisello, A. Gelli, I. Alfano, M. Monforte redazione, amministrazione, sede legale: via Don Minzoni, 206 – 56011 Calci -PI. Registraz. presso Tribunale di Pisa n. 11/04 del Registro della Stampa stampato presso LITOGRAFIA VARO via Lenin 155/C S. Martino Ulmiano 56010 San Giuliano Terme (Pisa)

Foto di M. Nelli e A. F. Gimigliano Grafica a cura di MARTA NELLI

gli articoli non firmati sono di esclusiva responsabilità redazionale

N.d.R. L'avvertimento messo bene in vista sulla cronaca locale del Tirreno è ben spiegato nelle altre righe: se già ora due vertenze importanti fanno prevedere una battaglia dura contro i licenziamenti, anche qui nella Toscana e nella Pisa rosée, lo “spettro” è ben vivo ovunque, checché ne blateri il palloncino Renzi, ben imbeccato dal padroncino maglionato Marchionne: noi vedremo e faremo quello che possiamo, sempre dalla par-

te di chi perde il lavoro, di chi si vede rovinata la vita propria e dei propri cari, e non crede certo alle favolette delle diavolerie tecnologiche, che hanno l'unico scopo di abbassare il costo del lavoro per il padroncino o padroncione di turno anche attraverso l'annoso espediente di sostituire le macchine (tranquillamente ferrose) agli uomini, sempre a rischio d'incz.ra, anche se immersi in un mare di bugie e di distrazioni di massa...


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GLI INDIRIZZI PER I VOSTRI INTERVENTI, FOTO E… Lunghezza consigliata: 30 righe (max 3000 caratteri), da inoltrare entro il 10 del mese

Nel prossimo numero si parlerà di: I parte

CHI VUOLE SOSTENERE IL GIORNALE PUÒ VERSARE IL PROPRIO CONTRIBUTO SUL C/C PT N. 62181920 INTESTATO A:

di Iacopo Arduini La N.d.R. con cui si chiude la squallida apologia delle teorie di Hamer pubblicata nel vostro ultimo numero invita al dialogo. Un invito condivisibile, ma c’è un “dettaglio” che sembra sfuggire: il dialogo, quando si tratta di scienza, non passa attraverso le lettere aperte sui giornali, le affermazioni sensazionaliste e i deliri complottisti. Esistono degli strumenti precisi, le pubblicazioni e le peer review per cominciare, alle quali una qualsiasi teoria deve essere sottoposta; non si parla di scienza come si parla di calcio al bar. Visto però il gesto di palese incoscienza dimostrata nel pubblicare una lettera del genere, una risposta diventa necessaria; non per cercare di far cambiare idea a chi è già un convinto sostenitore di Hamer (discutere con questa categoria di persone è come giocare a scacchi con un piccione: non importa quanto tu abbia ragione, lui comunque cagherà sulla scacchiera e se ne andrà impettito convinto di aver vinto), ma per evitare che la disinformazione possa portare nuovi proseliti a questa setta di fanatici. La Nuova Medicina Germanica di Hamer si è presentata come scienza, questo è vero; e come tale è stata rifiutata, perché priva di fondamenti. Qui dovrebbe chiudersi la questione, perché il dialogo scientifico si basa anche sulla possibilità concreta di veder rifiutata una teoria, in quanto formulata in maniera errata o più semplicemente perché è sbagliata: un uomo di scienza accetta questo rifiuto e modifica la teoria per sottoporla nuovamente all’attenzione dei suoi pari; diverso è il comportamento che ci aspettiamo invece da una persona che “ha una struttura della personalità di tipo psicopatico, e mostra i caratteri di un incorreggibile fanatico” (così riporta una perizia psichiatrica citata nel procedimento amministrativo A 10035/89.OVG 9 K215/87.KO del tribunale di Koblenz). Partiamo con i numeri, quelli che l’autore della lettera definisce “conti della serva”. Degli oltre 30 mila casi sbandierati, non ce ne è uno soltanto che sia documentato in maniera affidabile. Cosa vuol dire questo? Che se io, oggi, decidessi di andare su uno dei numerosi blog gestiti da hameriani e dichiarassi “ho il cancro”, e tra un paio di settimane tornassi a scrivere “sono guarito perché ho risolto il rapporto conflittuale con il mio criceto”, i casi diventerebbero 30 001. La rete, principale strumento di divulgazione di queste teorie antiscientifiche, è letteralmente invasa di testimonianze che hanno esattamente la stessa fondatezza e lo stesso grado di verificabilità; purtroppo pullula anche di esempi molto meno divertenti, di persone che si rivolgono a quei gruppi e un giorno scrivono “ho smesso la chemio, ora sto lavorando per risolvere i miei conflitti” e dopo qualche mese non scrivono più niente. Facile immaginare il motivo. La chemio e la radio terapia sono dolorose, non danno garanzia di successo (quando ci si riferisce, impropriamente, ad un “tumore guaribile” lo si fa semplicemente per parlare di tumori sui quali le terapie hanno una speranza di efficacia, e per distinguerli da quelli sui quali anche queste terapie sarebbero inutili), e tra i possibili esiti c’è anche quello più nefasto; questa è un’informazione che nessuno nella comunità scientifica si sognerebbe di negare. Utilizzare questo fatto per promulgare la presunta superiorità della Nuova Medicina Germanica, tuttavia, è un meccanismo fallace alla base: il valore di una terapia si calcola nel rapporto tra i casi in cui si è dimostrata efficace e quelli in cui ha portato complicazioni. Se si considerasse soltanto il secondo elemento, l’acqua sarebbe la migliore medicina contro il tumore: non c’è un solo caso di malato di tumore che è morto per aver bevuto un bicchiere d’acqua. Non credo che qualcuno sano di mente proporrebbe questa teoria. Oddio, forse gli omeopati, non saprei. Ricapitoliamo, quindi, per semplicità. I casi riconosciuti di guarigione grazie alle teorie di Hamer? Zero. Si potrebbero citare i vari casi di fallimenti, questi ampiamente documentati, ma sarebbe inutile e anche poco elegante; non è raccontando storie raccapriccianti (arti amputati perché un “medico” ha reputato che la giusta terapia per un tumore fosse l’ingessatura) che si può combattere questo tipo di battaglia; nell’era dell’informazione, chiunque ha la possibilità di documentarsi e scegliere a quali teorie dare peso. La teoria di Hamer propone un approccio inutile “fino a prova contraria” (prendetevi un minuto per riflettere sulla bellezza di queste quattro parole… da sole rappresentano tutta la grandezza della scienza rispetto a tutti i fanatismi del mondo); un approccio crudele, in quanto nega il diritto alla terapia del dolore tramite oppiacei; un approccio doppiamente crudele, in quanto colpevolizza il malato, al punto che se non guarisce è perché non è stato in grado di risolvere i propri conflitti. Ognuno è libero di rifiutare una terapia, e lo stesso vale per chemio e radioterapia; che sia fatto però in modo informato, conoscendo il reale valore delle alternative a cui si decide di rivolgersi. Vorrei chiudere riportando un’altra teoria di Hamer, quella secondo cui gli ebrei conoscono “da decenni” i principi della Nuova Medicina Germanica, e li applicano solo all’interno della propria comunità, impegnandosi al tempo stesso perché questa venga rifiutata dalla comunità scientifica ufficiale, così da evitare di condividerne i vantaggi con gli altri. E’ curioso notare che in Israele l’incidenza statistica delle varie forme tumorali, così come le statistiche di mortalità e sopravvivenza, siano sostanzialmente allineate a quelle del resto del mondo. Sempre per semplicità, diciamo che le cose sono due: o è una boiata quella degli ebrei che applicano la NMG, oppure quest’ultima non funziona poi così bene. Nota:

E' il mio figliolo quello che interviene qui sulla questione

ASSOCIAZIONE PER LA SALVAGUARDIA E LA VALORIZZAZIONE DELLA CITTÀ DI PISA – VIA DON MINZONI, 206 – 56011 CALCI -PI. Per LUCI, inviate una mail o telefonate a:

asvpisa@virgilio.it tel. 329-0232942 c/o Paolo Arduini

DAL MEDITERRANEO

Sarà siriano, venuto da un paese distrutto dai “ribelli” pagati e armati dai “democratici” occidentali per togliere qualche pezzo di potere e d'influenza a Vladimir Putin? Sarà curdo, del popolo coccolato dagli americani e poi consegnato alle mani “gentili” dei turchi per farli massacrare meglio? Sarà palestinese, della terra eternamente occupata e sfruttata ma mai libera di decidere davvero sulla sua sorte? Sarà afghano, della nazione distrutta per “vendicare” le stragi di Al Qaeda, rivendicate con foto e video affidati alle mani sicure di ditte amiche, inglesi e C.? Sarà yemenita, che scappa dalle bombe prodotte e smerciate in Italia, e poi abbondantemente usate dai sauditi, fedeli alleati dell'Occidente un po' islamici moderati e un po' discoli alleati e allevatori di terroristi a uso controllato? Éun bimbo morto di fame, dove gli altri gli rubano i DIAMANTI? Salvini: Questo qui è italico del nord, con le mutande verdi... CHI BUTTIAMO GIU'A MARE? DOMANDA DA 10 MILIARDI, TANTO PAGANO SEMPRE GLI U.S.A o la RUSSIA, CHE SI FANNO GUERRA USANDO I CORPI DELLE DONNE, DEI VECCHI, DEI BAMBINI...

Dettagli su questa intervista Una volta fermi presso il luogo pattuito, dallo specchietto retrovisore del nostro furgoncino arrivò un uccellino simile a un passero, che iniziò a beccare metodicamente contro il vetro. A volte riposava qualche minuto di fronte, guardandosi da diverse angolature, e con rinnovata energia si lanciava al combattimento contro il proprio riflesso. E ricordai anche quando, circa 15 anni fa, negli stessi luoghi, iniziammo a vedere all’aria aperta il documentario «Caminantes», quello in cui Marcos faceva il gesto di togliere il passamontagna e dalla foresta irrompeva un’enorme farfalla che si posava sul suo viso nello schermo, coprendolo per intero. A volte gli zapatisti, che non hanno segreti in fatto di vita politica aperta, giungono a una sorta di trattato segreto con la natura locale. Ci troviamo in Chiapas, in attesa dell’intervista con uno degli zapatisti che ha accettato di riceverci. Non sapevamo ancora che quel qualcuno sarebbe stato il vicecomandante dei ribelli Moisés, autorità militare e portavoce dell’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) che, nel maggio 2014, aveva rimpiazzato il vicecomandante Marcos, e noi, un gruppo di artisti russi di San Pietroburgo del collettivo politico culturale Chto Delat ed io, a metà tra un traduttore e una guida priva di certificazione dai mondi sociali d’America. L’obiettivo del viaggio era conoscere i territori ribelli, le realtà e gli obiettivi raggiunti da parte degli zapatisti a 22 anni dalla loro apparizione pubblica. Cercavamo qualcosa che, secondo quanto diceva un giovane zapatista francese del secolo scorso, noto come il Principito, non può essere visto con le pupille. Cercavamo di rivendicare il senso di tanti tentativi e fallimenti della nostra storia, russa, ucraina, sovietica, in questi tempi pieni di confusione generalizzata, o qualcosa talmente assurda come le radici della speranza europea in terra americana. Non saprei dare una definizione esatta. Ricordo soltanto che i testi zapatisti giunti in Russia più di 15 anni or sono, inquietarono e risvegliarono migliaia di persone della nostra generazione. Se una volta qualcuno mi avesse detto che la sua voce era la voce dei suoi compagni, non avrei dubitato di trovarmi di fronte a un pazzo o a un eccentrico e avrei di certo risposto con una battuta di pessimo gusto. Ma quando, terminata la riunione, il vicecomandante Moisés pronunciò questa frase, sentii subito un formicolio alla schiena e un groppo in gola. Mai prima d’ora avevo immaginato che una cosa simile potessere essere vera, senza metafore, nè esagerazioni. Cioè, lo immaginavo sì, ma in modo molto teorico, in quanto la presenza dal vivo, vicina e tangibile, di verità come queste, è qualcosa di molto diverso. Esistono molte interviste di Marcos e poche di Moisés. Sebbene nutra per il primo una profonda ammirazione, mi è sembrato più interessante condividere col secondo per osservare come, dalla tappa romantica e letteraria, lo zapatismo discenda verso pratiche magari meno vistose ma, senz’ombra di dubbio, molto più solide e profonde….senza scordare che all’interno dello zapatismo le ascese e discese di solito coincidono. Questa volta ho sentito che, senza essere distratti dalla buona letteratura, è stato possibile sentire meglio il cuore contadino indigeno comunitario dello zapatismo. In tal senso, il viaggio nel Chiapas, più che un’esperienza politica o intellettuale, è stata una scoperta che si avvicinava al mistico spirituale, qualcosa che ci connette alla parte più profonda del nostro essere.Quando si entra in una delle case di una delle Giunte del Buon Governo, decorata con murales sulla rivoluzione, in cui improvvisamente nella penombra ci si trova davanti a circa sei persone con indosso un passamontagna, la maggior parte delle quali quasi adolescenti e donne, e si ascolta come tutti parlino molto lentamente, scegliendo con cura e affetto le parole e le idee, si percepirà qualcosa di molto speciale: qualcosa come il sentimento che irrompe dolcemente quando ammiriamo per la prima volta il mare o le montagne. Successivamente conviene rilassarsi, arrendersi e dimenticare che si indossa un orologio, dato che tutte le decisioni e i procedimenti zapatisti sono estremamente lenti, richiedono decisioni collettive, che presuppongono a loro volta riflessioni individuali che prendono corpo senza alcuna fretta. Le autorità della Giunta chiederanno scusa per l’attesa e nelle rughe degli occhi indigeni che inevitabilmente si formeranno, di certo si scorgerà un sorriso dietro il passamontagna. Tale materiale è una sintesi del colloquio avuto col vicecomandante Moisés e durato un’ora e mezza. Termino aggiungendo che tale riunione, a parte costituire un grande onore, è stata anche allegra e ringraziamo i nostri amici messicani per averla resa possibile. E, come si dice, cercheremo di non deludere la loro fiducia e generosità. FINE PRIMA PARTE

“hameri'cana”, sulla base di una critica serrata a ogni forma di ideologia che rifiuti la sperimentazione e la verifica: forse il tutto è condito da un'eccessiva fiducia, anch'essa ideologica, nelle verità della Scienza ufficiale, che andrebbero secondo me anch'esse riverificate togliendo il controllo ai controllori, agli “esperti”, ma è una discussione utile e per questo le diamo voce, come sempre. Paolo Arduini

01.05.2016 - Oleg Yasinsky Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese

http://www.pressenza.com/it/2016/05/si-hubieramoshecho-22-anos-de-balazos-no-hubiesemosconstruido-lo-que-hay-ahora/

N. 8 ottobre 2016  

N. 8 ottobre 2016

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