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BIAGIO ANTONACCI | IL CILE | JOHN LENNON | TENACIOUS D

Anno VI, n.56 - 2 ottobre 2012

| PES 2013

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Dischi bollenti

MUSE

The 2nd Law è l’ennesima dimostrazione di forza di Matt Bellamy e soci

LADY GAGA Cover story

Dischi tiepidi

GREEN DAY

Il primo album della trilogia che uscirà entro gennaio 2013 ci ha lasciato perplessi

Businesswoman

JENNIFER LOPEZ

Dopo un decennio di hit, J.Lo sembra aver messo in secondo piano la musica. Ci sono altri modi per fare soldi

Salti in alto

CESARE CREMONINI

Il 2012 è l’anno della svolta: discone e tour nei palazzetti. Cesare si racconta

«La gente ti ama quando sa che non sarai in giro per molto tempo, al contrario ti odia quando sa che non te ne andrai più. Io comunque non ho nessuna intenzione di sparire»

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EDITORIALE

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Redazione Francesca Vuotto

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accontenta di essere intrattenuto con la musica, e dunque apprezza una canzone purchè soddisfi questo desiderio. Quindi i Vaccines sono artisti e Rihanna un’intrattenitrice? Può darsi, ma comporre o non comporre la propria musica non può essere l’unica discriminante per definire un artista. Elvis Presley non ha scritto nessuna delle canzoni che l’hanno reso la prima rockstar della storia e uno delle più importanti icone occidentali. “Rubava” canzoni di altri e le rendeva hit immortali. Un bel paraculo, questo Presley. Eppure è un mito assoluto: la sua Graceland è ancora oggi uno dei luoghi più visitati degli Stati Uniti. Feticismo a parte, chi può mettere in discussione il fatto che Elvis sia stato soprattutto un grande artista? Ha interpretato le speranze, le tensioni e i desideri del suo tempo come nessun’altro è stato in grado di fare. È un’istantanea dell’America che ha attraversato gli anni 50 e i 60. Merito della sua voce, del modo di ballare, di stare sul palco, della cosiddetta attitudine. È questa la sua creazione, quella che ha reso Presley uno dei più importanti artisti del nostro tempo. Non sto cercando di mettere Rihanna sullo stesso piano di Elvis, ci mancherebbe. Ma è troppo diffusa la convinzione che solo la composizione sia creativa e che solo chi canta/suona quello che scrive sia un vero artista. Interpretare è un buon modo per esserlo, e ce ne sono altri. Detto questo, siamo liberi di considerare Rihanna, e chi come lei abbia alle spalle una diabolica macchina sfornahit, nient’altro che una brava cantante.

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lla fine di agosto, durante un’intervista rilasciata al magazine inglese Digital Spy, il chitarrista dei Vaccines Freddie Cowan ha preso posizione nei confronti di Rihanna - seppur in modo garbato - sostenendo che la cantante di origini caraibiche non è credibile come artista perchè dietro di lei ci sono troppe persone che lavorano al suo posto. «Ha 15 autori, 15 compositori e 15 produttori che lottano per trovare spazio negli album su cui poi lei mette la faccia. Non ho niente in contrario con questo approccio alla musica, ma non vorrei mai essere associato a una cosa del genere». Cowan si è poi mostrato contrariato con i Coldplay che hanno invitato Rihanna a duettare con Chris Martin in Princess Of China, brano (e singolo) di Mylo Xyloto. «Ci vogliono meriti artistici per collaborare con certe band. Stiamo parlando dei Coldplay, potenzialmente il più grande gruppo del mondo». Quando ci siamo trovati davanti ai Vaccines, in occasione dell’A Perfect Day (il 31 agosto scorso), abbiamo chiesto loro spiegazioni. Il cantante della rock band inglese Justin Young, rammaricato, ci ha risposto che le dichiarazioni di Freddie sono state fraintese, ma non ha voluto aggiungere altro. Al di là della reale intenzione di Cowan e dei titoli che sono stati ricavati dall’intervista, le sue parole - o anche solo il modo in cui sono state riportate - sono interessanti perché suggeriscono due modi di intendere la musica, due scuole di pensiero a cui sono iscritte milioni di persone, più o meno consapevolmente. Da una parte c’è chi pretende, da se stesso o dai propri idoli, che il fine ultimo della musica sia la creazione in quanto tale, qualunque forma poi assuma. Dall’altro c’è chi si

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Onstage Magazine on tour OTTOBRE 2012

a Concerti

LADY GAGA: 02/10 Mediolanum Forum, Assago (MI); BIAGIO ANTONACCI: 09-10/10 Mediolanum Forum, Assago (MI); JENNIFER LOPEZ: 11/10 Unipol Arena, Bologna; CESARE CREMONINI: 26/10 Palaolimpico, Torino; 27/10 Mediolanum Forum, Assago (MI); 30/10 105 Stadium, Genova; SLASH: 23/10 Unipol Arena, Bologna; 24/10 Palalottomatica, Roma;

a FIRENZE: Centro Commerciale I Gigli, Via San Quirico 165, Campi Bisenzio (FI) GENOVA: Via XX Settembre 46/R MILANO: Via Della Palla 2 NAPOLI: Via Luca Giordano 59 ROMA: Galleria Commerciale Porta Di Roma, Via Alberto Lionello 201 TORINO: Via Roma 56 - Shopville Le Gru, Via Crea 10, Grugliasco (TO) VERONA: Via Cappello 34

a Locali

MILANO Bar Magenta, Banghrabar, Biblioteca Sormani, Blender, Bond, Cafè Milano, Cargo Colonial Cafè, Cuore, Deseo, Exploit, Felice-San Sushi, Frank Cafè, Fresco Art, Grey Cat Pub, Huggy Bar, Ied, Item, Jamaica, Julien Cafè, Kapuziner, La Bodeguita del Medio, La Caffetteria, La Voglia Di, Le Coquetel, Le Scimmie, Lelephant, Magazzini Generali, Maxi Bar, Mom Cafè, Morgan’s, Pacino Cafè, Pharmacy Store, Refeel, Roialto Cafè, Salezucchero, Sergent Peppers, Skip Intro, Stardust, Sushi, The Good Fellas, Trattoria Toscana, Twelve, Union, Volo, Yguana ROMA Avalon Pub, Birreria Marconi, Cartolibreria Freak Out, Casina dei Pini, Circolo degli Artisti, Crazy Bull, Deja’Vu, Distillerie Clandestine, Express, Fata Morgana, Freni e Frizioni, Friend’s Art Cafè, L’Infernotto, Latte Più, Le Sorelle, Lettere, Cafè, Living Room Cafè, Locanda Atlantide, Micca Club, Mom Art, On The Rox, Open Music Cafè, Pride Pub, Rock Castle Cafè, Shanti, Simposio, Sotto Casa Di Andrea, Sotto Sotto, Tam Tam, Zen.O PADOVA Baessato Wine Bar

ONSTAGE

06

OTTOBRE


INDICE

rubriche

20

13 Jukebox

Jennifer Lopez

Arriva in Italia, ed è la prima volta in assoluto, la più grande popstar latina dei nostri tempi. Che però non sforna una hit da lungo tempo. Cosa sta succedendo a J.LO?

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16 Face To Face

Lady Gaga

Nessuno al mondo gode del clamore mediatico di cui è vittima/carnefice Lady Gaga. È lei la Regina degli anni 10 e il concerto di Milano, unica tappa italiana del suo tour, è l’occasione per fugare ogni dubbio.

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Quando mancavano pochi giorni all’uscita del suo ultimo album, siamo andati a Bologna per incontrare Cesare nel suo studio. Una piacevolissima e quanto mai profetica chiacchierata.

Biagio Antonacci

Dopo la pubblicazione di Sapessi dire no e la prima parte del tour, il cantautore milanese è pronto per tornare sul palco. L’ennesima tappa di un viaggio partito da lontano, senza fretta.

Skunk Anansie Mannarino Soundgarden Of Monsters And Men

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foto live

Cesare Cremonini Tenacious D Biagio Antonacci Jennifer Lopez Slash

ONSTAGE

Arriva Lady Gaga e si porta dietro la sua corte di nani e ballerini. Tutto immancabilmente all’insenga del glam più sfrenato. Qualche consiglio per ispirarsi a Miss Germanotta nella vita di tutti i giorni (ma senza esagerare).

47 What’s New

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interviste

Il frontman dei Negramaro Giuliano Sangiorgi come non l’avete mai visto: a ottobre esce il suo primo romanzo Lo spacciatore di carne. E come se non bastasse a novembre ecco Una storia semplice, primo best of della band. Ne abbiamo parlato con lui.

52Rock’n’fashion

Cesare Cremonini

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Negrita, Subsonica, Mannarino, Emma Re, Boom Da Bash e Mama Marjas alla conquista dell’America con Hit Week. In viaggio possono leggere i manoscritti di John Lennon oppure ascoltare i Tenacious D, che nel frattempo arrivano in Italia.

contest

08

OTTOBRE

I Muse non ne vogliono proprio sapere di sbagliare un disco. Con The 2nd Law tornano con il loro solito, immenso stile. Spazio poi ai Green Day, a Skunk Anansie, Pink, Mika e altri ancora. Per finire con gli immancabili film e games.

56 Coming Soon Maxïmo Park Bob Dylan Band Of Horses Halestorm Refused Parlotones

Dopo aver conquistato il mondo con la sua voce Florence And The Machine arriva a Milano in novembre per un’unico imperdibile show.


JUKEBOX

Musica, moda, cultura, spettacolo, cinema

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Dopo i consensi unanimi ricevuti dall’esordio Siamo morti a vent’anni per il Cile arriva il momento più atteso: calcare il palco.

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Su Lennon si è scritto e detto molto. Con Le lettere di John Lennon, Hunter Davies (già biogrago dei Beatles) mette a nudo il lato più personale e intimo dell’artista.

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© Roberto Panucci

Dall’11 ottobre nei cinema Sulla strada, manifesto della Beat Generation che ha influenzato intere generazioni.

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Jack Black e i suoi Tenacious D arrivano in Italia con quel concentrato di rock e commedia che da sempre li contraddistingue.

Musica

LE SUONIAMO ALL’AMERICA

Nonostante qualche miglioramento negli ultimi mesi, l’Italia non gode di grande credibilità a livello internazionale. Chissà che non possa essere la musica a riscattare l’immagine del nostro paese. Ci prova Hit Week – festival itinerante che promuove gli artisti italiani nel mondo - che dal 9 al 19 ottobre sbarca in Nord America. Negli Stati Uniti si tratta di un ritorno, in Canada di una prima assoluta. di Marcello Marabotti

D

opo la parentesi cinese dello scorso giugno, Per continuare questa crescita, la spedizione italiana del Primo maggio 2012. La sera stessa allo Young Circle quando Negrita, Subsonica e La fame di si arricchisce quest’anno delle band vincitrici del contest di Hollywood salgono sul palco anche i Subsonica, NeCamilla sono volati alla conquista di Pechi- musicale indetto dagli organizzatori, Follow The Mad e grita e Mannarino, mentre al NIAF di Washington tocca no e Shangai (durante la quale proprio le Una, ai quali si aggiunge lo Chef Omar di Santo, vincito- alla cantante Emma Re. Il giorno seguente, alla Lincoln band guidate da Pau e Samuel hanno regalato un inedito re del concorso gastronomico. La prima data da segnare Road di Miami Beach, si balla sotto la pioggia di beat che duetto) l’Hit Week parte alla (ri)conquista dell’America in calendario è il 9 ottobre quando, all’Highline Ballro- l’Hit Week Miami Dj Set è pronto a scaraventare sull’aucon gli stessi headliner. Sono proprio gli aretini e dience, ultimo appuntamento prima delle tre i cinque musicisti piemontesi i protagonisti delserate finali. Il 16 ottobre, per la prima volta, il «I nostri connazionali sono benvenuti, la nuova edizione del festival, in compagnia del festival itinerante sbarca in Canada: Subsonica ma vogliamo sorpattutto far sapere al resto cantautore Alessandro Mannarino, Emma Re e i e Negrita suonano infatti al Da Vinci Theatre di del mondo che la musica italiana sa esprimersi pugliesi Boom Da Bash e Mama Marjas. Montreal prima di tornare a Los Angeles per un su standard assolutamente competitivi a livello A cinque anni dalla sua nascita, il progetto è grande set di chiusura: una due giorni perfetta internazionale» Fabrizio Barbacci cresciuto molto, grazie alla passione che il pub- intervallata il 18 dall’ Hit Week L.A. Opening blico (sia italiani che americani) gli ha sempre con i live di Emma Re e Omar di Santo all’Istiriservato, come raccontava il direttore artistico Fabrizio om di New York, si esibiranno i tre headliner Negrita, tuto Italiano di Cultura di Los Angeles - per concludeBarbacci l’anno scorso proprio su queste pagine: «Siamo Subsonica e Mannarino. Si prosegue l’11 al The Howard re una rassegna che è un piccolo-grande regalo per il stupiti dall’interessamento e abbiamo riscontrato in media una Theatre di Washington con Pau&co. e i piemontesi a pubblico italo-americano ma anche per i musicisti suddivisione equa tra italiani e americani e ciò rientra nella scaldare la capitale americana prima della serata al Pax stessi che ne prendono parte. Infatti, come ci racconta logica delle cose. Sarebbe stato impensabile avere fin da subito di Miami, un appuntamento da non perdere in quanto Mannarino, questa è «intanto una piccola vacanza, poi non l’attenzione del solo pubblico americano. I nostri connazionali inaugura una due giorni dedicata agli emergenti che pro- lo so. Non mi aspetto qualcosa in particolare, per ora c’è la sono ovviamente benvenuti, ma lo spirito e la finalità del fe- segue il 13 a Los Angles ed è caratterizzata dalle sonorità curiosità. Di certo so che incontrerò dei musicisti e produttori stival è quello di far sapere al resto del mondo che la musica reggae. Infatti, con il sostegno del Puglia Sound System, d’oltreoceano con cui sono in contatto per parlare di progetitaliana sa esprimersi su standard assolutamente competitivi (partner della manifestazione) si esibiscono Boom Da ti futuri». Del resto, sarebbe un peccato sprecare questa a livello internazionale». Bash e Mama Marjas, che ha già suonato al concertone occasione.

ONSTAGE

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OTTOBRE


JUKEBOX Musica

SENZA PAURA

Dopo l’ottima accoglienza ricevuta dal suo primo album, Lorenzo Cilembrini aka Il Cile, aretino classe 1982, è pronto a portare in tour le canzoni dell’album d’esordio Siamo morti a vent’anni. Con il coraggio che lo contraddistingue e una grande (e benvenuta) dose di umiltà. di Gianni Olfeni

I

l Cile si distingue dagli altri per due motivi: non cerca il consenso a tutti i costi e non ha paura delle critiche. Per questo, fin da subito, si è messo in gioco a 360 gradi. Lo ha dimostrato con il singolo di esordio Cemento Armato che «suscita sentimenti di grande condivisione ma anche di grande repulsione» e ancor di più con l’album Siamo morti a vent’anni, il cui titolo lascia intravedere la vena provocatoria e lo spirito di denuncia. Nelle sue parole di disagio si sono ritrovati molti coetanei (ma non solo), quei trentenni che lo andranno a vedere tra ottobre e novembre nei vari club d’Italia in cui approda il suo tour. Ci ha così spiegato la sua visione della musica e lo spirito con cui affronta questo momento. Da dove nasce la tua musica? Per me tutto parte dalla necessità di liberarmi di pensieri e tormenti, mettendoli nelle parole e nelle melodie delle canzoni. Questo a volte significa, come è capitato con Cemento armato, toccare anche dei tasti “scomodi”, ma per me questo è essere realisti. è una scelta coraggiosa. Sono consapevole di espormi al fuoco dei proiettili, ma

dà delle emozioni difficilmente ripetibili in altre situazioni. Il pubblico avverte la differenza quando si trova davanti un cantautore che forma un tutt’uno con la sua band ed è questa la strada che voglio seguire per veicolare i miei messaggi. E tu dal pubblico, invece, cosa ti aspetti? Curiosità. In Italia, e non solo qui, dovremmo uscire dalla logica delle etichette e dei paletti, che portano a situazioni inconcepibili come le guerre intestine tra fan o le contestazioni di cantanti che non siano i loro beniamini durante i festival. All’estero presentano line up in cui convivono band come i Franz Ferdinand e popstar come Kylie Minogue senza problema. Da noi sarebbe impossibile. Siamo morti a vent’anni mette a fuoco le difficoltà in cui si trova la tua generazione. Quali prospettive vedi per il futuro? Avverto una grande voglia di rivalsa, che emergere nella musica di tanti cantautori e tante band. Penso che sia un’ancora di salvezza e un buon inizio per fare qualcosa e uscire da un momento del genere, perché nei momenti di crisi è anche attraverso l’arte che si torna a galla.

«Chi vuole fare musica e ottenere solo sorrisi vive in un mondo di fantasia»

bisogna accettarlo. Se uno vuole fare musica e poi incontrare solo sorrisi e sentirsi dire solo belle parole, secondo me vive in un mondo edulcorato e di fantasia. La realtà è un’altra cosa. Finora ti sei messo in gioco con le tue canzoni e ora lo farai anche stando su un palco. Come pensi di farlo? Nei live ritengo che sia fondamentale trovare dei punti di incontro con chi ti sta guardando e ascoltando, cosa che

Cultura

LENNON NERO SU BIANCO

Esce il 9 ottobre Le Lettere di John Lennon, raccolta di scritti autentici di John Lennon che ne raccontano la vita nel modo più personale e intimista possibile. Un percorso appassionante nella vita emotiva del grande artista inglese curaro da Hunter Davies, già biografo dei Beatles.

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u John Lennon e sui Fab Four si è scritto veramente di tutto. Spesso però, le voci che hanno raccontato la loro storia, celebrandone le gesta, le opere, l’influenza artistica e sociale erano fuoricampo. Raramente i protagonisti hanno espresso i loro sentimenti da dentro, aprendosi al mondo nel modo più vero e toccante, condividendo emozioni intime, quasi segrete. Hunter Davies, già autore della biografia autorizzata dei Beatles, con Le Lettere di John Lennon sceglie di raccontare l’uomo e l’artista Lennon e pubblica oltre duecento lettere scritte dal genio di Liverpool, dall’adolescenza fino alla morte, in quel tragico giorno del 1980 in cui venne assassinato a New York. Scrivere, per John, rispondeva al bisogno di comunicare in modo semplice e genuino tutto quello che provava - le sue esperienze, le speranze e i sogni più reconditi - a parenti, amici, fan e perfetti sconosciuti. Ci sono voluti molti anni di ricerca, fra aste, affezionati seguaci e appassionati collezionisti, ma finalmente il lavoro è concluso e

in grado di scavare in profondità nell’enigmatica figura dell’artista, rivelando al mondo le paure, le ambizioni e le mille sfumature della personalità di Lennon. Gli scritti, arricchiti talvolta da piccoli disegni, scarabocchi o appunti furtivi, ripercorrono tutti i momenti della sua vita, sia dal punto di vista musicale che personale: i successi e i momenti difficili con i Beatles, il legame con Yoko Ono, il controverso rapporto con Paul McCartney, le battaglie pacifiste. Il lungo viaggio epistolare è guidato dal curatore, profondo conoscitore della materia, in modo puntuale ed esaustivo: ogni scritto è contestualizzato, spiegato, descritto e illustrato puntualmente per farne capire con facilità il contesto e il destinatario. Divertente, commovente, crudo, istruttivo, il libro, in uscita in contemporanea mondiale ed edito in Italia da Mondadori, è una vera guida per fan, sostenitori o semplici curiosi del mondo incredibile di Lennon e degli “scarafaggi” più adorati del mondo. Mettetevi comodi e leggete con cura: John parlerà anche a voi. (C.M.)

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OTTOBRE


JUKEBOX Cinema

London calling

STILL ON THE ROAD

di Charlie Rapino - Produttore discografico

Esce in sala l’11 ottobre l’adattamento cinematografico di Sulla strada, manifesto della Beat Generation che ha acceso il fuoco di libertà nello spirito degli adolescenti (e non solo) dagli anni ‘50 fino ad oggi.

di Antonio Bracco

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on è esattamente una passeggiata spiegare ai 20enni di oggi cosa fosse la Beat Generation. Un movimento culturale nato negli anni 50 che attraverso letteratura e poesia inseguiva libertà di pensiero, di espressioni e sperimentazione, e che fu precursore della rivoluzione hippie. E comprenderne oggi le ragioni scatenanti, risulta impresa altrettanto ardua. Perché farlo, tra l’altro? Perché loro, quei signori di nome Kerouac, Ginsberg, Burroughs, Cassady, Mailer, hanno lasciato una traccia nel tentativo di trovare un significato diverso alla permanenza su questo pianeta, ispirando le future generazioni, anche quelle che non se ne rendano conto. Oltre a leggere quel caposaldo beat pubblicato nel 1957 che è Sulla strada di Jack Kerouac, un modo più passivo ma non meno significante è vederne il primo adattamento cinematografico. Era dal 1968 che Francis Ford Coppola ne deteneva i diritti ma doveva vedere I diari della motocicletta, basato sui viaggi di Che Guevara, per decidersi e affidarlo al regista giusto. Il brasiliano Walter Salles, rimasto profondamente segnato dal libro nel 1974, all’età 18 anni, ricorda che «in quel racconto, tutto era esattamente l’opposto di quello che vivevamo in Brasile e la ventata di libertà dei personaggi, gli spostamenti continui, la sperimentazione, il sesso, il jazz o le droghe erano una sorta di controcampo a ciò che stavamo vivendo allora». Tale è stata la portata simbolica del roman-

zo che Salles non era mai stato nemmeno sfiorato dal pensiero di adattarlo per il cinema. Ed è per questo motivo che, dopo essere stato contattato da Coppola nel 2004, ha sentito l’esigenza di girare un documentario che ripercorresse la “strada” di Kerouac: voleva capire meglio l’odissea descritta nel libro e cosa restava di quell’America post industriale. On The Road racconta i viaggi fatti da Kerouac attraverso gli spostamenti del suo “avatar” letterario, Sal Paradise. Il quale, andando da est ad ovest, cambia spesso il piano di viaggio a causa dagli incontri casuali fatti lungo il percorso e dalla mancanza di denaro. Sal/ Jack è interpretato da Sam Riley, 22enne gia nei panni di Ian Curtis dei Joy Division in Control, mentre il compagno di viaggio Cassady/Moriarty ha il volto di Garrett Hedlund, visto in Troy e Tron: Legacy. L’arma per la diffusione del film tra i giovani si chiama però Kristen Stewart. L’eroina di Twilight, contattata da Salles molto prima dell’inizio della vampiro-mania, ha una fortissima presa sui teenager. Aprire una breccia nei cuori delle nuove generazioni è l’onesto intento del film. Anche se oggi il mondo è diverso, se tutto sembra già sperimentato e cartografato, se esplorare significa aprire un browser su internet, Sulla strada può avere ancora la forza di essere l’antidoto dell’immobilismo del nostro tempo. Basta aprire una pagina. Anche se di un e-book reader.

Musica

NON È UNO SCHERZO

Per la prima volta in Italia, i Tenacious D di Jack Black sono pronti a portare rock e commedia sul palco del Forum di Assago. di Jacopo Casati

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Tenacious D in Italia? Dev’essere uno scherzo, una burla di Jack Black o del suo socio Kyle Gass. Jack ve lo ricordate no? È lui che in quel film (School Of Rock per gli infedeli) faceva il prof di musica alle elementari e suonava gli AC/DC coi bimbi. L’altro è quello ben più grassone di Black (attore anche lui), una sorta di Commissario Basettoni con tanto di chitarra acustica. Ma non è uno scherzo, i Tenacious D arrivano in Italia per davvero, al Forum di Assago il 16 ottobre 2012, data più unica che rara per un duo (ma sul palco saranno minimo in 5) che non è mai passato da queste parti prima d’ora. Chissà cosa s’inventeranno Jack e Kyle per coinvolgere il pubblico nel loro folle viaggio fatto di musica rock, country e commedia americana molto spesso farcita di volgarità gratuite ed allusioni sessuali ben più che esplicite. La curiosità non manca, anche solo per vedere se si porteranno ancora in giro il gigantesco “Fenix” (un mega pene in erezione sistemato a fondo palco), oppure se arriveranno bardati da pelliccione fuori moda o indossando bizzarri costumi da animali oramai estinti.

Tralasciando gag e trovate, i Tenacious D funzionano. La loro miscela musicale difficilmente lascia indifferenti, le ritmiche veloci e i pezzi da balera trasformano i parterre in masse indistinta di gente vogliosa di saltare, ballare e pogare su anthem come Tribute, The Metal, Beelzeboss (The Final Showdown) e la inequivocabile Double Team. Il gruppo è ben più che un semplice progettino parallelo di Jack e Kyle per suonare in polverosi pub tra un film e l’altro. Certo, non sono stati troppo prolifici, ma la loro fondazione risale addirittura agli anni 90. Il duo deve la sua fortuna alla mini serie televisiva che li lanciò su HBO nel 1999. Di lì a poco l’incontro con Dave Grohl, che se li portò a girare il video di Learn To Fly e suonò la batteria nel loro debutto Tenacious D. Qualche mese fa è stato pubblicato il terzo full length della band (Rize Of The Fenix), sempre con l’ex Nirvana dietro le pelli. Il cd ha raccolto buoni consensi e ha portato il gruppo su diversi palcoscenici europei di primaria importanza durante l’estate, permettendo a Black, Gass e soci di intraprendere un tour autunnale indoor.

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13

OTTOBRE

Mumford & Sons, il ritorno di Raul Casadei

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enza la meditazione, un produttore discografico è fottuto. A me serve soprattutto per sopravvivere agli eventi ai quali ho l’obbligo di andare per essere “cool” e ai quali qualche presidente ha la malaugurata idea di invitarmi. Per essere cool serve una disciplina durissima, che può essere rovinata in un attimo. Per esempio la credibilità dei Radiohead, duramente conquistata sul campo in tanti anni, è fottuta forever dopo che si è saputo che Renzi ha partecipato al loro concerto fiorentino. Mentre mi accodo alla folla per il concerto dei Mumford & Sons (iTunes Festival), osservo con invidia il ristorante belga di fronte, fornitore di pregiatissime frites. Denz di iTunes mi tira fuori da una fila infinita alla Roundhouse, una volta tempio di gente come Jimi Hendrix, oggi giustamente tempio della Apple, la nuova rockstar. Un cumulo di post-sbarbi, tutti bianchi e per loro sfiga universitari (in Barbour), si spintona per entrare al live di quello che, forse, è il più importante gruppo pop inglese a livello internazionale. L’album dei Mumford, sicuro numero 1 Uk e Usa, e il loro tour, già sold out, sono e saranno il fenomeno dei prossimi mesi. Riciclo di un certo folk angloamericano-irlandeseemiliano, roba da bianchi, che a me ha fatto sempre schifo. Mandolini, fisarmoniche e banjos a manetta, quasi come se Marconi, o Presley, non fossero mai esistiti. Inizio il mio mantra al primo pezzo. Mi vedo nel film di Boormann con Burt Reynolds e Jon Voight, Deliverance, circondato da hillbillies e rednecks della peggior specie mentre fisarmonica e banjos e fottuti tamburelli duellano con dolorosa maestria. Mi concentro sui chakra e le cose migliorano, anche perché’ capisco, nel mio nirvana bucolico, che questo recupero dell’aia funziona! Le Feste dell’Unità, quelle vere, con tanto di tortello, gnocco e bandiera rossa, con il grande Raul Casadei e la sua Orchestra, le galline, il pollaio, l’ovetto di mattina, una bella mazurca di periferia, e giù di lambrusco. Mi sveglia il commento lisergico di un qualche manovale della discografia che mi urla nell’orecchio, «Charlie! They are the new R.E.M.!». Cerco di assorbire il colpo di questa stronzata e penso che gli One Direction in confronto sembrano i Kraftwerk! Intanto con Raul è arrivata Nonna Papera col fedele Ciccio, hanno messo Qui, Quo e Qua a letto e ballano felici come maiali nella merda, con il fieno e il becchime sparso attorno al cortile. Mi unisco pure io, c’e Romagna Mia seguita dalla Vecchia Fattoria... Basta! Butto nel cesso i miei dischi di kraut rock, vado con Nonna Papera al belga per salsiccia e patatine, e poi tutti in Cornovaglia a odorare il profumo della rugiada nella brughiera, il muschio, con gli stivali Hunter, il tweed e il pantalone alla zuava, mentre i Mumford pompano nei banjos al terzo bis e gli sbarbi sono in delirio. Altro che Martini Cocktail al Duke’s ! “The real thing, man”. Il mandolino, il banjo: roba da Repubblica, roba da democrazia!


FACE2FACE

GIULIANO SANGIORGI

Il 6 novembre arriva nei negozi di dischi Una storia semplice, best of che raccoglie i successi dei Negramaro. Ma questa volta abbiamo incontrato il frontman dei salentini Giuliano Sangiorgi nell’inedita veste di scrittore: il 2 ottobre esce infatti per Einaudi il suo primo romanzo, Lo spacciatore di carne. di Francesca Vuotto - foto: Flavio & Frank

M

ancano pochi giorni al debutto nelle libre- vocali del 2011. Non potendo usare la voce per un mese, è vicenda particolare, ma cerco di universalizzare quello rie della tua opera prima, come ti senti? stato naturale ritrovarmi a scrivere. che racconto perché non avrebbe alcun senso pubblicaGià solo quando sono andato in Einaudi Passando dalle canzoni a un romanzo, hai dovuto re semplicemente una cronistoria delle mie emozioni. In ad autografare un po’ di copie per la pro- cambiare metodo di scrittura? questo senso i Negramaro sono una scuola, perché mi mozione, sentire l’odore della carta, tenerlo in mano, pen- Per me scrivere non è un fattore estetico, ma la risposta a hanno educato ad analizzare tutto secondo una visione sare di averlo scritto io mi ha dato un’emozione fortissi- un’urgenza interiore e quindi l’unica regola che seguo è generale che mi fa vedere le cose in maniera più aperta. ma. Una situazione del genere l’ho sempre attribuita a chi l’istinto, per la musica così come per questo libro. Chia- Ho iniziato questa storia per ricordare a me stesso che i lo fa di mestiere e pensare che stia accadendo a me, be’ mi ramente non è totalmente lasciato a se stesso, nel senso gesti degli adulti lasciano segni indelebili sui più piccoli, sembra incredibile. che ha le sue radici nel mio background, dagli studi clas- come nel caso di Edoardo, che a 5 anni vede il padre maCom’è nata l’idea di pubblicare un romanzo? sici che ho seguito alle mie esperienze di vita. In qualche cellaio uccidere una bestia. Un episodio che condizionerà Scrivo sempre molto, per dare sfogo all’esigenza di met- modo cerco di mediare questo istinto, anche se lo lascio la sua reazione ad una delusione amorosa tanti anni dopo, tere nero su bianco quello che provo. è un momento per sgorgare. Una delle mie prerogative è non avere regole da adulto. Questa idea, rapportata alla società che è l’enme irrinunciabile, così intimo e particolare! Deriva da una che lo imprigionino. tità superiore rispetto al cittadino, significa che dobbiamo scintilla piccola che in un attimo incendia e divampa, coQuanto Giuliano c’è in Edoardo, il protagonista? capacitarci del fatto che le decisioni prese per la comumincia a battermi forte il cuore e mi sento nità influenzano seriamente le vite delle «Per me scrivere non è un fattore estetico, ma la risposta il sangue nelle mani. È una sensazione persone. Come esseri umani siamo tutti che quando sono in tour mi manca semconcatenati e avere questa consapevoleza un’urgenza interiore e quindi l’unica regola che seguo pre molto. Quando ho iniziato non ho za può cambiare il mondo. È esattamente è l’istinto, per la musica così come per questo libro» capito cosa stavo facendo. Mi sono ritrocome per la storia del battito di farfalla in vato a provare un’emozione molto forte che mi spingeva Tutto quello che è Edoardo non sono io. È stato bellissi- Brasile che può scatenare un tornado in Texas. Qualsiasi a scrivere e più la seguivo e più si ingigantiva. Ho scritto mo ritrovarsi nei panni di un personaggio creato ad hoc e scelta o non-scelta è sempre e comunque una scelta che seguendo un flusso continuo, non solo in momenti parti- immaginarmi in un contesto che non fosse il mio, con una avrà le sue ricadute. Questo mi fa pensare a che grande colarmente felici o tristi delle mie giornate. Quando scri- situazione famigliare che è l’opposto della mia, una so- responsabilità si ha come genitori. vo, che si tratti di una canzone, un bigliettino da attaccare cietà e delle relazioni che non sono mie. C’è solo una cosa Tanti tuoi colleghi si sono cimentati con libri, da Ligaal frigo o un pensiero su internet, mi succede sempre di che abbiamo in comune, i dubbi. Alcuni li ho fatti passare bue a Manuel Agnelli, passando per Bianconi, Guccini e sentirmi così pervaso che vorrei non finisse mai e questa attraverso le sue riflessioni, che, nonostante rasentino l’al- Godano. Cosa pensi vi accomuni in questa scelta? volta realizzare di avere dei orizzonti diversi, più ampi, lucinata follia in certi punti, agli occhi di chi legge sono Di certo siamo tutte persone che non hanno scritto per semi ha galvanizzato. E nel frattempo mi sono accorto che le assolutamente ragionevoli. Ho detto tutto e il contrario di guire un progetto pensato a tavolino, ma per raccontarci parole seguivano comunque una certa musicalità. tutto, per questo ho scelto come epigrafe una sorta di elo- di più attraverso la penna che ci ritroviamo tra le mani. E quando è iniziato tutto? gio della pazzia tratto da Sulla strada di Kerouac. Torno così a quello che dicevo all’inizio, al fatto che in Tre anni fa, poi sono subentrati la promozione e il tour di Cosa vuole dirci la storia di Edoardo, ragazzo che entra principio c’è un’urgenza che muove tutto. ParadossalCasa 69, oltre alla scrittura per Mina. Così mi sono preso in un vortice di ossessione dopo aver scoperto che Stella, mente, il fatto che persista è quasi più importante che soduna pausa. L’occasione per riprendere è arrivata con il ri- la sua ragazza, lo tradisce? disfarla, come per la felicità, il cui senso sta nel ricercarla, poso a cui sono stato costretto dopo l’intervento alle corde Quando scrivo non mi riferisco mai una persona o a una non nel trovarla.

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JENNIFER LOPEZ

WHO’S

THAT GIRL?

Divorzi, sculettamenti, talent show e pubblicità milionarie: ma le canzoni che fine hanno fatto? Sono anni che Jennifer Lopez, l’unica vera diva latina al mondo, non sforna hit di successo come le riusciva facilmente in passato. È ancora lei, quella di Let’s Get Loud e di Jenny From The Block? Intanto, per la prima volta nella sua carriera, J.Lo concede all’Italia il lusso di un concerto.

A

live

11/10 Bologna

di Raffaella Turati

Bologna, anzi Casalecchio, sono pronti ad timo album Love? (uscito nel 2011). A Minsk ha sorpreso accogliere il Dance Again World Tour 2012 con una performance acustica di If You Had My Love, ed con gnocchi fritti e sangiovese. Ma la pro- è probabile che la ripeta anche a Bologna - difficile che tagonista snobberà entrambi. Deve mante- uno spettacolo così articolato cambi scaletta ogni sera. Lo nersi in forma! Per agitarsi in quelle tutine di lamé vedo- show è degno del suo status di mega popstar: J.Lo si scanon-vedo e cantare, ce ne vuole. La tournée promette tena in mezzo a un ottimo corpo di ballerini, protagonisti bene: partita da Panama City il 14 giugno in compagnia di super acrobazie sulla passerella che s’inserisce tra il di Enrique Iglesias, ha già tocpubblico e, strizzata in costumi cato Stati Uniti e Sudamerica faraonici e glitterati, dimostra On The Floor non sembrava ed è approdata in Europa il 25 di essere una vera entertainer neanche male, finché non settembre con la data inaugucome poche al mondo. ho riconosciuto le note rale di Minsk, in Bielorussia. della famigerata lambada, Sul palco, per quanto visto BACK UP ormai persa nella memoria Tutti pronti ad accogliere Jenfinora, Jennifer decisamente dei tormentoni estivi non si risparmia: apertura di nifer e il suo prezioso carico. anni Novanta concerto da regina e poi subito Indovinate quale? No, non mi in tutina color carne con strassriferisco ai sei bauli pieni di vediamanti messi nei punti strategici, scettro e ballerini in stiti e paillettes che si trascinò dietro a Berlino nel 2007 per tight e tuba a cantare un mix energetico tra Get Right e soli tre giorni di permanenza. E non sono neanche i suoi Love Don’t Cost A Thing, per poi proseguire con I’m Into graziosi figlioletti, i gemellini Max ed Emme. Insomma, You, Waiting For Tonight, Louboutins e i pezzi forti dell’ul sto parlando dell’unica cosa per cui ultimamente Jenni-

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Jennifer Lopez

le fotoerto c l de con LOPEZ su di JENNIFER eb.COM

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JENNY FROM THE BACK. Jennifer Lynn Muñiz è nata nel Bronx, a New York, il 24 luglio del 1969. La sua carriera è cominciata come valletta nel programma tv In Living Color, ma è con Janet Jackson che la futura J.Lo è salita per la prima volta sul palco di un concerto, come back dancer.

fer Lopez ha fatto (di nuovo) notizia: il suo... Facciamo i MECCANISMO INCEPPATO monio col rey de la salsa Marc Anthony. Come business fini e chiamiamolo derrière. Non masticate il francese? Tra un amorazzo e un divorzio, sembra che l’ingranag- woman sta battendo forse anche Madonna! Ma il lato Mettiamola così: il suo sederone, va bene? Quello che, gio sforna-hit si sia inceppato, forse a causa dei troppi artistico, diciamocelo, sta lasciando un po’ a desiderare. si vocifera, ha assicurato per diversi milioni di dollari. interessi extra-musicali della Lopez. Certo, continua a Forse Jennifer ha smarrito la capacità di capire cosa piace È l’ultima chicca di gossip per cui, sul web italico, ab- vendere a bizzeffe, addirittura secondo Forbes sarebbe alla gente, n’est pas? biamo sentito parlare di lei. Non che ci sia molto altro l’artista più influente del mondo - o almeno la più daLe vendite dei precedenti album Como Ama Una Mujer da dire, visto che la sua attività si è concentrata esclusi- narosa, con circa 52 milioni di dollari guadagnati solo (2007), suo primo disco completamente in spagnolo, e vamente sulle tv americane e sudamericane ultimamen- nell’ultimo anno. Tutto ciò non per meriti musicali, ma di Brave (2005), infatti erano state scarsine e anche Rete e che, in effetti, l’album Love?, il primo dopo quattro grazie a vari colpi di genio, come far parte della giuria di birth aveva avuto la sola Get Right come pezzo di punta. anni di silenzio, non è che sia proprio entusiasmante. American Idol, talent show seguitissimo negli Usa, accan- Neanche il connubio sentimentale e lavorativo con l’orPersonalmente, quando ho ascoltato il primai ex marito, Marc Anthony, aveva dato mo singolo estratto, On The Floor, non m’è grandi frutti, a dire il vero, a parte il film Partecipare ad American Idol è stato un colpo di El cantante (2006) sulla vita del famosissimo sembrato neanche malaccio all’inizio, fingenio: 12 milioni di dollari d’ingaggio il primo ché non ho riconosciuto immediatamente cantante di salsa Hector Lavoe, portoricaanno e 20 il secondo, con una platea di 250 milioni no come loro, in cui interpretano marito e le note della famigerata lambada, ormai di telespettatori per lanciare i nuovi singoli. persa nella memoria dei tormentoni estivi moglie anche sul grande schermo. Anche anni Novanta. con Anthony, a dire il vero, a tenere banco Piuttosto trash, ma è una mossa che porta in direzione to a uno come Steven Tyler degli Aerosmith: 12 milioni erano i gossip, come la notizia della gravidanza smentita del pubblico latinoamericano, a cui la Lopez sembra aver di dollari l’ingaggio per la sua prima serie e 20 per la e non smentita, poi lei col pancione in bella vista insieme rivolto gran parte della propria attenzione in quest’ul- seconda, e una platea televisiva immane di 25 milioni di a lui in tour, le foto milionarie coi bimbi appena nati per timo periodo. Non è che i singoli successivi siano più spettatori (a settimana) per lanciare i suoi nuovi successi. People. Marketing senz’anima, e rischioso: come imbarelettrizzanti del primo. Non è bastata la presenza del Non male, no? E poi la conquista del titolo di “donna più carsi in un progetto di talent show panamericano, Q’Visuper belloccio cubano William Levy, star del Ballando bella del mondo” nel 2011 sulla rivista People, la cover di va - The Chosen, insieme al marito pre-divorzio, cosa non con le stelle U.S.A., nel video di I’m Into You e neppure il Vogue America ad aprile, l’apertura di un nuovo contrat- facile da portare a termine post-divorzio. tocco magico del re Mida Pitbull, rapper di origine cu- to con NuvoTv (prima tv via cavo in inglese per latinos bana, (già presente in On The Floor) nel quarto singolo americani), l’uscita del nuovo film Cosa aspettarsi quando RISCATTO Dance Again, altro pezzo mediocre che ha fatto notizia si aspetta di fianco a Cameron Diaz, il lancio di Glowing, Mischiare dovere&piacere è proprio un vizio per J.Lo: per il video con la performance “hard” con la sua nuova l’ultimo di una linea di 18 profumi... Devo continuare? vedi l’ibrido Bennifer, il nomignolo che gli americani fiamma. Proprio non sa resistere, Jennifer, al fascino dei Un gran bel casino, considerando che in mezzo c’è stato avevano affibbiato alla super coppia formata con Ben back up dancers. pure il divorzio numero tre, dopo sette anni di matri- Affleck ai tempi di Jenny From The Block: anche lì, video

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Jennifer Lopez

col boyfriend di turno, che poi ha fatto mea culpa (della serie: Anche questo aspetto portò a scalare le classifiche il suo pri«Non so proprio cosa mi passasse per la testa»). L’unica volta che mo album, On The 6, simbolicamente intitolato col numero del dovere&piacere le ha portato bene, è stato quando si è fatta treno che lei, portoricana del Bronx, prendeva per andare a levedere mezza nuda ai Grammy Awards nel 2000 accanto a Puff zione di ballo. Ma dai fasti di Let’s Get Loud, If You Had My Love, Daddy, che una bella mano ce l’aveva messa nell’album di re- Waiting For Tonight e Love Don’t Cost A Thing (da J.Lo) sembrano mix J To Tha L-O!, oltre che nella scollatura di Jennifer. Ma passati decenni, secoli. E noi vogliamo bene a Jennifer, e vorche volete, le sparatorie non fanno molto chic e la Lopez l’ha remmo tanto sentirla cantare dei pezzi da paura che facciano dovuto mollare. ballare da paura e le facciano buttar giù con un colpo di culo In fondo non è che le abbia portato grandi vantaggi, questo (ops!) Lady Gaga dal trono dance pop. vizio, eppure la lupa non ne vuol proprio sapere di perderlo. Così, visto che è di moda il toyboy, perché non farselo anche Intanto le auguriamo che l’Italia le porti bene, meglio di lei? Ed ecco sbucare fuori dal nulla Casper Smart, ballerino quanto non abbia fatto la FIAT - ha fatto da testimonial alla ventenne dal nome fantasmatico. E da lupa s’è trasformata nuova Cinquecento, complice il video del singolo Papi. In efin cappuccetto rosa, nel video fetti, questo non è proprio il inutilmente patinato del sinmomento giusto per presentarJennifer rappresenta il riscatto golo Goin’ In (ft. Flo Rida). Del si nel nostro paese come volto per i milioni di latinos che vivono dell’industria automobilistica resto, non poteva mica essere negli Usa come cittadini di serie B, torinese, visto l’aria che tira da meno di Madonna e dei suoi lei è l’esempio fulgido da seguire, fidanzatini ventenni. su Marchionne e company. Tra l’icona del successo. Lo spettro di Veronica Ciccone l’altro fu contestatissima per lo aleggia sempre su J.Lo. Madonspottone tv degli American Muna, quella che senza pietà l’ha sempre chiamata “la cameriera sic Awards, lo scorso anno, quando si presentò per il suo medel Bronx”. Non che Madge non abbia avuto i suoi flop (vedi dley con una Cinquecento in bella vista sul palco. Non solo, Erotica e American Life), ma certo ha avuto un po’ più di naso la collaborazione con l’azienda degli Agnelli le costò persino nello scegliersi i collaboratori e, soprattutto, i songwriter. Ep- la critica degli oppositori al regime iraniano di Ahmadinejad, pure entrambe incarnano l’American Dream, sono quelle che perché la FIAT faceva affari col governo oppressore. Proprio ce l’hanno fatta partendo dalla miseria, e la Jennifer molto più lei, da sempre paladina degli oppressi! Insomma, una sfiga della signora Ciccone. Perché Jennifer rappresenta il riscatto dietro l’altra. Jennifer, meno contratti pubblicitari e più ritmo, per i milioni di latinos che vivono negli Usa come cittadini di por favor! Ti aspettiamo con ansia, guapa, per ballare con te serie B, lei è l’esempio fulgido da seguire, l’icona del successo. on the floor.

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BALLIAMO!

Ecco la scaletta del Dance Again World Tour 2012 di Jennifer Lopez. (Never Gonna Give Up - video Intro) (Brave, 2007)

Get Right (Rebirth, 2005) Love Don’t Cost a Thing (J.Lo, 2001) I’m Into You (Love?, 2011) Waiting For Tonight (On The 6, 1999) Goin’ In (Step Up Revolution Soundtrack, 2012) I’m Real (J.Lo, 2001) All I Have (This Is Me... Ten, 2002) Feelin’ So Good (On The 6, 1999) Jenny From the Block (This Is Me... Ten, 2002)

Baby I Love You (video) (This Is Me... Ten, 2002)

Hold It Don’t Drop It (Brave, 2007) If You Had My Love (acustica) (On The 6, 1999)

Until It Beats No More (Love?, 2011) Let’s Get Loud (On The 6, 1999) Papi (Love?, 2011) On the Floor (Love?, 2011) Dance Again (Love?, 2011)


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LADY GAGA

MONSTER OF POP

Ormai non passa giorno o quasi senza una notizia inedita e scandalosa di Lady Gaga: dal joint fumato sul palco ad Amsterdam, all’attacco a Ratzinger sul tema dei gay e via di questo passo. Come Madonna prima di lei, la cantante americana (di origine italiana, guarda un po’) sa esattamente come manipolare i media a proprio piacimento. Sarà l’ingrediente segreto del suo successo? di Stefano Gilardino

«L

a gente ti ama quando sa che non sarai in ALL WE HEAR IS RADIO GAGA giro per molto tempo, al contrario ti odia «Il vero lusso, quando hai così tanto successo, è che puoi fare quando sa che non te ne andrai più. Io co- esattamente ciò che desideri. Mi sento sempre e comunque munque non ho nessuna intenzione di spa- su un ottovolante, ma adesso il parco dei divertimenti è tutrire». Regina del presenzialismo a tutti i costi - sebbene in to mio!». Come darle torto? La più potente macchina da questo 2012 abbia deciso di non rilasciare altre interviste guerra della musica pop mondiale non ha nemmeno uno dopo quella televisiva concessa straccio di rivale, con la povea un peso massimo come Oprah ra sig.ra Ciccone spodestata «The Fame è incentrato -, Lady Gaga potrebbe arrivare dal trono e in cerca di qualcusul fatto che chiunque può a smentire se stessa, riuscendo a no che la rilanci, nonostante sentirsi famoso e voglio farsi amare da una quantità imcrisi d’ispirazione e di mezza fare in modo che la gente precisata di persone (a spanne, età, e le altre popstar - pur con si senta invitata a questa qualche milione), senza staccare ottimi risultati - sempre a dienorme festa» mai la spina e sparire nel nulla. stanza di sicurezza. Shakira, D’altronde, la fu Stefani Joanne Rihanna, Katy Perry, tutti artiAngelina Germanotta, reincarnata nella popstar più fa- ste più che interessanti, facili da vendere e piazzare, ma mosa del mondo con un nome che omaggia uno dei pez- senza quel quid di follia che le rendano davvero indizi più brutti dei Queen, ha cominciato a pigiare il piede menticabili. sull’acceleratore nel 2008, dando alle stampe l’album The Eppure, proprio quella tipologia di personaggio - il Fame, e ancora non ha la minima intenzione di usare il pe- cantante pop innocuo e trasversale - è stata fonte di studale del freno o, semplicemente, di scalare qualche marcia dio per la giovanissima Germanotta, già accasata con la e godersi la velocità di crociera. Interscope ma solamente come autrice, una dote svilup-

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02/10 Milano

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LIVESTYLE Lady Gaga

pata fin da ragazzina con costanza e applicazione. Proprio la sua bravura come cantante e pianista era servita per farsi mettere sotto contratto, ma i primi pezzi composti, paradossalmente, finiscono nelle mani di Fergie, New Kids On The Block, Pussycat Dolls e, incredibile, Britney Spears. Quest’ultima, ottimo esempio di popstar costruita a tavolino e poi finita fuori controllo vittima di dipendenze varie, paranoia, stress e di una pressione commerciale insopportabile, è per Lady Gaga il modello da superare e distruggere, fino ad arrivare al top, a Madonna, la quale domina incontrastata il regno della musica pop, incurante delle mode e del tempo che passa. Almeno fino alla raffica di singoli che allinea Just Dance, Poker Face, Paparazzi e Love Game, in cui Lady Gaga si trasforma da ghostwriter a stella del firmamento mondiale, finendo per vendere oltre venti milioni di copie e sovvertire ogni regola del music business. A onor del vero, l’innovazione artistica è una parte davvero infinitesimale del gioco; piuttosto la nuova regina si dimostra eccezionalmente brava a ispirarsi (e a “rubare”) a ciò che già esiste - Madonna, Queen, Bowie, Blondie, la techno, Gwen Stefani - oltre che a condire un piatto già gustoso con dei testi in perfetto equilibrio tra disimpegno tout court e provocazione (a tema quasi esclusivamente sessuale) che la rendono un’icona sexy pur senza essere una modella o una bellezza convenzionale. Insomma, il personaggio Lady Gaga è un Frankenstein assemblato e confezionato con estrema cura (da lei stessa, attenzione) e che esplode al momento giusto in un panorama internazionale che, inconsciamente, stava cercando una nuova figura di riferimento. «Sono contraria alla chirurgia estetica, credo costituisca un pessimo modello da imitare, soprattutto per i più giovani». Un altro dei segreti del successo immediato del personaggio Gaga è la totale - o quasi - simbiosi con i fan, non semplicemente una massa indefinita di ragazzi e ragazze, ma persone vere con cui dialogare e a cui offrire un modello provocatorio ma positivo e ricco di autostima. Proprio nel suo passato scolastico, quando la giovane Stefani era una studentessa un po’ nerd, insicura e vittima del bullismo dei compagni, va ricercata la causa di questa rivalsa e di una ribellione personale che va a pari passo con la sua creatività. «The Fame è incentrato sul fatto che chiunque può sentirsi famoso e voglio fare in modo che la gente si senta invitata a questa enorme festa». Stando alle cifre di vendita, la missione può dirsi compiuta, conclusa in maniera degna da un tour mondiale che ne rivela anche il talento live, con uno spettacolo magniloquente in cui la nostra cambia più abiti e personalità di Arturo Brachetti e lancia la sfida definitiva a rivali come Madonna e Kylie Minogue. Difficile fare di meglio, anche in fatto di kitsch, ma pure difficile resistere alla macchina della fama che stritola tutto. LADY GAGA è UN MOSTRO! Proprio il tema della paura, sviluppato attraverso due anni di viaggi e tour, è al centro di uno strano disco, a metà tra un EP e un album, che riporta al centro dell’attenzione Lady Gaga (come se se ne fosse mai andata...). The Fame Monster è il modo migliore per esorcizzarli, questi timori, e ogni brano affronta un incubo della cantante - alcol, sesso, amore, morte, solitudine, etc. - con l’intento di sconfiggerlo a ritmo di musica dance, pop e persino industrial. Bad Romance, Alejandro e Dance In The Dark (omaggio allo scomparso stilista Alexander McQueen) sono i tre singoli che prendono d’assalto le classifiche e si piazzano al numero uno senza speranze per i concorrenti. Il successivo

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THE BORN THIS WAY BALL TOUR setlist

Il tour europeo di Lady Gaga è partito da Sofia il14 agosto. Ecco la scaletta dello spettacolo della popstar americana. Highway Unicorn (Road To Love) (Born This Way, 2011)

Government Hooker (Born This Way, 2011)

Born This Way (Born This Way, 2011) Black Jesus Amen Fashion (Born This Way, 2011)

Bloody Mary (Born This Way, 2011) Bad Romance (Born This Way, 2011) Judas (Born This Way, 2011)

Fashion Of His Love (Born This Way, 2011) Just Dance (The Fame, 2008) LoveGame (The Fame, 2008) Telephone (The Fame Monster, 2009) Heavy Metal Lover (Born This Way, 2011)

Bad Kids (Born This Way, 2011) Hair (Born This Way, 2011) Princess Die (Art Pop, 2013) Stuck On Fuckin’You (Art Pop, 2013)

You and I (Born This Way, 2011) Electric Chapel (Born This Way, 2011) Americano (Born This Way, 2011) Poker Face (The Fame, 2008) Alejandro (The Fame Monster, 2009) Paparazzi (The Fame, 2008) Scheiβe (Born This Way, 2011) The Edge of Glory (Born This Way, 2011)

Marry the Night (Born This Way, 2011)

«La gente ti ama quando sa che non sarai in giro per molto tempo, al contrario ti odia quando sa che non te ne andrai più. Io comunque non ho nessuna intenzione di sparire»


LIVESTYLE Lady Gaga

SPINELLO È BELLO. Lo scorso 17 settembre, sul palco dello Ziggo Dome di Amsterdam, Lady Gaga si è accesa una canna e ha parlato del suo amore per la marijuana. «Dovete sapere che mi ha completamente cambiato la vita, ho smesso anche di bere. è stata un’esperienza totalmente spirituale. La foglia di marijuana è il nuovo simbolo della pace»

tour, chiamato Monster Ball, amplifica a dismisura l’in- con un’esternazione fatta davanti a 75.000 persone duran- e con un numero sempre maggiore di ammiratori che pafluenza di Gaga e la sua mania di grandezza: ispirato a te un concerto a Parigi: «Le sue opinioni sui gay sono solo il iono disposti a tutto per il loro pop idol. E poco importa film come Il mago di Oz, Metropolis e West Side Story, il tour punto di vista di una persona come un’altra». se Born This Way si muove come Express Yourself della sua - inizialmente pensato in coppia con Kanye West, idea poi Moda, comportamenti shock, provocazioni, beneficien- rivale Madonna o se, addirittura, c’è chi parla di plagio scartata - offre uno spettacolo in quattro atti, perfettamen- za: il personaggio Lady Gaga pare tutto e il contrario di per Teeth, un vecchio brano di The Fame Monster che ricorte coordinato e sceneggiato, che attira oltre due milioni e tutto e proprio questa sua onniscienza e voracità mediati- da vagamente Prisencolinensinainciusol del Molleggiato mezzo di fan in tutto il mondo e conferma la star come ca le consentono di arrivare indenne al traguardo perico- nostrano, il gagaismo non è neppure in discussione. Proforza trainante del panorama pop globale. loso del terzo album, quel Born This Way che ancora pro- va ne sia il Born This Way Ball Tour che sta girando tutto Ma è tutto oro quello che luccica? Probabilmente no, e muove in giro per il mondo con l’ennesimo carrozzone il mondo, cominciato lo scorso 27 aprile a Seul - in cui è la stessa cantante comincia a rivolgere lo sguardo altrove multimediale che promette scintille ed emozioni. Il disco, stato vietato ai minori di 12 anni perché giudicato troppo per cercare di differenziare le proprie strategie: come ogni ancora più che in passato, sembra un frullato abnorme osé - e destinato a chiudersi a 2013 inoltrato negli States. buona popstar famosa che si rispetti lancia In breve, alcune curiosità di ciò che si asuna linea di abbigliamento personale, Haus sisterà al concerto: un Monster Pit sotto al «Il vero lusso, quando hai così tanto successo, Of Gaga, di cui studia ogni minimo dettapalco in cui saranno presenti i fan più deè che puoi fare esattamente ciò che desideri. glio, persino quello che la porta a indossare voti, ben cinque atti a tema politico e sociaMi sento sempre e comunque su un ottovolante, un vestito di carne bovina (opera di Franc le, tutti i brani più celebri in scaletta, quatma adesso il parco dei divertimenti è tutto mio!» Fernandez e Nicola Formichetti, complitordici vestiti disegnati per lei da Armani, menti a entrambi) agli MTV Music Awards Moschino e Versace (lo sapevate che la sua del 2010, mossa piuttosto sciocca e che le vale aspre criti- di citazioni: da Madonna a Springsteen, passando per in- parrucca bionda era ispirata a Donatella? Buongustaia che un po’ ovunque. Un mezzo passo falso che viene però fluenze rock’n’roll, dance, glam, elettro pop, new wave, Gaga...), un castello medievale come principale scenograampiamente riparato dalla nascita della sua associazio- in una girandola di stili che difficilmente creano un’amal- fia, nugoli di ballerini e, soprattutto, la più grande popne benefica (altro grande classico immancabile), ovvero gama ben riuscita. La sua smania di inglobare qualunque star del pianeta. Vi sembra poco? Aspettate, perché dopo la Born This Way Foundation - il nome arriva dal suo ter- passione nella propria tavolozza dei colori l’ha portata a essersi fumata una bella canna sul palco ad Amsterdam, zo album appunto - e dal suo impegno costante a fianco disperdere il suono in mille rivoli che difficilmente creano chissà quali strane idee si farà venire per l’unica data itadella comunità gay e a favore della ricerca contro l’Aids, un quadro d’insieme soddisfacente. Ambizioni artistiche liana di Milano. Magari comparire sul palco nuda con con apparizioni all’Europride di Roma nel giugno 2011 e a parte, la ragione sembra ancora essere dalla sua parte, solo una goccia di profumo, il suo ovviamente: si chiama una polemica a distanza con Benedetto XVI in persona, con un’infilata di singoli di successo che non ha paragoni Fame, il primo di colore nero ma che non macchia...

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I biglietti del tour di Cesare Cremonini sono in vendita presso i negozi Fnac!

CESARE CREMONINI

UNO COME

CESARE

È un anno importantissimo, il 2012, per la carriera di Cesare Cremonini. Il suo quarto disco è stato talmente apprezzato dal pubblico da spingerlo verso il primo tour nei palazzetti, traguardo ambito e meritato che premia la costante crescita del bolognese. Prima che tutto questo si materializzasse, abbiamo parlato con lui dell’album, La teoria dei colori, di live e di cosa ci sia dietro una canzone. Le sue parole, col senno di poi, suonano profetiche. Con uno come Cesare capitano anche queste cose. di Daniele salomone - foto: Alessio Pizzicannella

U

no come Cesare non vuole sentirsi consa- facciata, come alcuni suoi colleghi fanno abitualmente, ti crato. Non voleva prima che La teoria del serve la sua verità su una tavola imbandita. Nonostante colori venisse accolto come uno dei migliori frasi come «a 32 anni ho piena coscienza dei miei mezzi e dischi del 2012 tra quelli pubblicati in Italia scalpito» siano facilmente fraintendibili. Solo che non ci - lo dicono i numeri e lo dice l’entusiasmo con cui tutti sono alternative. Uno come Cesare vive consapevolmenne hanno parlato, a partire dal sottoscritto. Non voleva te l’istintiva tensione alla verità che è la conditio sine qua prima che Il comico, singolo di lancio dell’album, finisse non di un artista. Uno come Cesare ti accoglie nel suo dritto al numero 1 in classifica e non ci lasciasse tregua, studio di Casalecchio, casa sua, ed è lui a essere emocomplici le stazioni radio, per settimane. Non voleva zionato. prima che i risultati di questi mesi, che confermano il trend degli ultimi anni, gli dessero le certezze necessarie Visto che sei un romanticone, leggendo il titolo del diper programmare il suo primo tour nei palazzetti - quel- sco ho pensato che ti fossi ispirato all’omonimo saggio li grossi come il Forum di di Goehte, una caposaldo Assago (Milano) e il Paladel romanticismo. «L’artista cerca una visione per Lottomatica di Roma. Non Goehte non c’entra. Il titose della realtà ma se non fosse vuole nemmeno adesso che lo dell’album è nato da un profondamente convinto che è diventato uno degli unici aneddoto, come accaduto serve a tutti, che mette d’accordo, due artisti artisti trentenni anche per quelli precedenti. che è universale, non lo farebbe» consacrati (l’altro è TiziaIo e il mio produttore (Walno Ferro). Perché teme le ter Mameli, ndr) abbiamo tiepide sensazioni che prova chi si sente arrivato. Uno sempre cercato di fare dischi monocolori, con un’identità come Cesare preferisce sentire il fuoco bruciargli dentro precisa. Ma non ci siamo mai riusciti. Ci vengono fuori il petto. eterogenei, album che spaziano molto. Per cui abbiamo Uno come Cesare non ha paura di esporsi. Nonostante deciso di metterlo nero su bianco: questa è la nostra “tesia più sicuro nascondersi dietro qualche dichiarazioni di oria dei colori”. Siamo nell’ambito del pop cantautorale,

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Cesare Cremonini ma non ci mancano i riferimenti al jazz, vedi Nel Sole, al guaggio. e precisa, la sentiamo io e il pubblico. In quel momento rock’n’roll inglese, vedi Ecco l’amore che cos’è, al cantautoQuindi l’artista vive una profonda solitudine? torniamo ad allinearci sul fluire dei sentimenti, che sono rato in stile Gino Paoli, vedi Amor Mio. Insomma, il titolo È il paradosso artistico per eccellenza. L’artista cerca una meno aperti alle interpretazioni. Nonostante qualche è una dichiarazione d’identità artistica. visione per se della realtà ma se non fosse profondamen- volta l’emozione mi sfugga dalle mani... Per esempio Ma sei davvero così romantico come sembra? te convinto che serve a tutti, che mette d’accordo, che Padre madre è una canzone che continua a commuoverMolte mie canzoni posso essere interpretate diversamen- è universale, non lo farebbe. La verità e che io cerco di mi mentre la canto. Quando entri nelle viscere della tua te da quello che significano per me. Forse perché sfocia- sciogliere i miei nodi, possibilmente arrivando al nucleo vita, capita che questa entri anche nel tuo spettacolo, rono in qualcosa di differente rispetto al presupposto da dei miei pensieri, perché penso che lì ci siano i pensieri tolando con te sul palco, nonostante una volta in scena cui parto. Anche se prendono la forma del racconto di di tutti, le cose che uniscono e accomunano tutte le di- l’artista dovrebbe più che altro fungere da tramite tra una storia tra un Lui e una Lei, per me rappresentano versità. l’energia della canzone e il pubblico. quasi sempre altro. Penso a Il comico: io ci leggo un sotI tuoi testi allora sono tutti autobiografici? In definitiva, che cosa rappresenta per te scrivere? totesto diverso da quello che può sembrare ascoltando Assolutamente. Dentro ci metto il mio vissuto. Momenti Scrivere è una sorta di ipnosi, un flusso di coscienza le parole del brano. Quando l’ho scritta non pensavo ad esaltanti, cicatrici, ubriacature di vino, notti folli o gior- irrazionale. Eppure mi sforzo di mettere dentro le mie una canzone d’amore. canzoni il linguaggio della vita di tutti i giorCosa intendi per “sottotesto”? ni. Dentro La teoria dei colori vedo una decisa «Lo status di “artista consacrato” mi spaventa Prendi 50 Special. Credo sia stata una canzovoglia di rimanere con i piedi per terra, permolto, perché si diventa intoccabili. E quando ne generazionale, perché ha raccontato, nella ché mai come in questo disco ho cercato di sei intoccabile perdi il contatto con la realtà sua semplicità e nella sua leggerezza, l’enorallontanarmi da quel mondo fatto di stelle, e cominci a fare dischi brutti» me desiderio di libertà e autonomia che quauniversi e filosofie per cercare di toccare con lunque adolescente prova. Per chi lo è stato mano il quotidiano. a Bologna a metà anni Novanta, i colli erano davvero il nate apatiche - per questo difendo le mie canzoni fino alla Se le tue canzoni nascono dalla tua più profonda inticonfine del mondo, ma è simbolicamente un momento di morte. Ma non vuol dire che ci sia sempre un solo punto mità, immagino ti secchi doverci lavorare sopra, magari vita in cui siamo passati tutti. Questo è il sottotesto, un di vista. Cerco di entrare in personaggi diversi, vivendo- per arrangiarle. mondo di sogni e di vita enorme, anche se il messaggio li. Prendo ancora Il comico come esempio. Ho vissuto i Ci sono pezzi che vengono fuori con l’arrangiamento che immediato è più semplice: «È bello andare in giro per i sentimenti di Lui ma anche di Lei “vestita da bambina”. si adatta al testo e allora guai a chi me le tocca. Poi ci colli bolognesi con una Vespa». Poi è normale che quelle parole diventino qualcosa di sono altre che hanno la libertà di mettersi l’abito da sera, C’è il rischio che il pubblico non comprenda il sotto- personale per ogni individuo che la canta e la filtra con la come Amor mio, o di vestirsi da inni da stadio, come Il testo. propria immaginazione. Comico, anche se magari nascono diversamente. Un testo, È difficile che arrivi sempre alle persone, a meno che non Quando le tue emozioni e quelle del pubblico diventa- una melodia, degli accordi vestiti in un modo possono siano particolarmente attente alla vita dell’artista, alla no una cosa sola? piacerti da morire; lo stesso testo, la stessa melodia, gli sua storia, e capiscano particolarmente bene il suo lin- Durante i concerti. Quando canto dal vivo l’energia è una stessi accordi ma con altri vestiti puoi rifiutarli, rigettar-

le fotoerto c del conONINI su di CREM eb.COM

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Du gust is megl che uan. Bologna è la citta che meglio ha risposto alla “chiamata” di Cesare Cremonini. La prima data al Pala Dozza, 9 novembre, è infatti andata velocemente sold out. Per questo ne è stata aggiunta un’altra, il 17 novembre sempre al Pala Dozza, che chiuderà il tour 2012 di Cesare.

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Eventi

O T A I T T A B O C FRAN 22 FNAC MILANO | lunedĂŹ

ottobre ore 18.00

Franco Battiato presenta il nuovo album Apriti Sesamo

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Cesare Cremonini

SOGNAMO L’INGHILTERRA

(e anche un po’ gli States) Nonostante il cantautorato italiano sia una grande fonte d’ispirazione, non è un mistero che gli amori musicali di Cremonini vengano da oltremanica e dagli Stati Uniti. Ecco i principali riferimenti artistici di Cesare. BOB DYLAN Poco dopo l’uscita dell’ultimo album di Dylan, Tempest, Cesare ha nuovamente dichiarato (via Twitter), la sua ammirazione per il padre di tutti i cantautori. Ha persino ammesso di usare i suoi testi per conquistare le donne! È proprio nell’uso della parola, e in particolare delle metafore, che vanno cercati i riferimenti all’autore di Like A Rollin’ Stone e Blowin’ In The Wind. QUEEN Cesare è sempre stato affascinato da Freddie Mercury, un idolo di gioventù. Non potendone imitare lo stile - nessuno è in grado di farlo con buoni risultati – ha cercato di ispirarsi alla regola artistica numero uno del cantante dei Queen: non avere regole. Come nel caso di Dylan, i Queen sono stati anche dei grandi maestri per Cremonini. THE BEATLES La capacità di unire complessità e orecchiabilità che caratterizza la musica dei Fab Four è qualcosa di grandioso. Per questo le canzoni di John Lennon, Paul McCartney e George Harrison (non ce ne voglia il buon Ringo) hanno influenzato generazioni di musicisti. L’eco dei Beatles è ovunque ci sia un raffinato gusto per la melodia. Quindi nella musica di Cremonini. OASIS Quando si è trovato davanti Liam Gallagher, in occasione dell’Heineken Jammin’ Festival 2011, ha trattenuto a stento l’emozione. Del resto Cesare non ha mai nascosto la sua ammirazione per gli Oasis. In quel rock leggero e tipicamente british che Cesare compone facilmente (da 50 Special alla recente L’amore che cos’è) si percepiscono i tanti ascolti di Definitely Maybe. D.S.

li. E questo è affascinante perché consente di cercare il limite contento del tutto. E mi terrorizza l’idea di pensare «eh sì, delle canzoni. sono stato proprio bravo». Un eccesso di sicurezza coincide A proposito di limiti, ti secca notare lo snobismo che un con l’autoconsacrazione. certo pubblico mostra nei tuoi confronti? Pensi che l’album possa avere una lunga vita? Onestamente spero che non venga mai a mancare. Ci sono af- È un disco che deve avere una vita lunga. I miei lavori non si fezionato, me lo porto dietro dai tempi dei Lùnapop. In fondo possono esaurire con due singoli, poi essere portati dal vivo in significa che sono parte di una sfida che non finisce mai, e un tour canonico e poi alla fine aprire una bottiglia e scrivere non hai idea di quanto mi piaccia. Lo status di “artista con- il prossimo. Non sono mai stato un tirabuoi di un progetto sacrato” mi spaventa molto, perché si diventa intoccabili. E discografico, sebbene io sia anche un progetto discografico. quando sei intoccabile perQuando scrivo non c’è nessun progetdi il contatto con la realtà e «A 32 anni credo di aver raggiunto to discografico nella mia testa, esiste cominci a fare dischi brutti. un percorso artistico, umano che fila piena coscienza dei miei mezzi: Non ho niente contro quelli nisce dentro l’album e finchè questo questo mi rende la vita più facile che lo sono perché spesso lo percorso non è spalmato sul pubblico ma mi fa scalpitare. Ho bisogno di sono per merito, per quello io non mi fermo. E quindi spero che La esprimermi completamente che hanno fatto in passato. teoria dei colori possa avere i suoi quatanche sul palco» Sinceramente non mi sono tro o cinque singoli e spero di suonarmai preoccupato di lavorare lo molto dal vivo. Anche perché è un in modo che la mia musica piaccia a tutti. Mi interessa il ri- disco influenzato dalle scelte live degli ultimi tempi. spetto, e credo di essermelo conquistato album dopo album, Ed eccoci al live. Già l’anno scorso mi dicevi che si tratta intervista dopo intervista. della sfida che più t’intriga. Ci metterei anche il cinema. Dentro di me si sta muovendo qualcosa per quanto riguarda Il fatto che Pupi Avati mi abbia chiamato per un film e che io questa dimensione del mio lavoro. A 32 anni passati credo di abbia accettato racconta perfettamente il modo in cui sto af- aver raggiunto la piena coscienza dei miei mezzi: questa confrontando il mio lavoro in questo momento. Voglio mettermi sapevolezza mi rende la vita più facile ma mi fa scalpitare. Ho alla prova e vedere dov’è il limite. Come dicevo prima, non bisogno di esprimermi completamente sul palco e credo che voglio sentirmi consacrato. Anche se nei miei dischi c’è sem- questa urgenza cominci a sentirsi anche nei dischi: le canzoni pre meno voglia di dire «hai visto di cosa sono capace?». An- de La teoria dei colori potrebbero stare tutte dentro la scaletta che quell’atteggiamento di sfida, se eccessivo, è pericoloso. di un concerto, dall’inizio alla fine. Per i precedenti lavori non Sei soddisfatto del risultato finale ottenuto con La teoria era così, dovevo stare attento a quali brani portare dal vivo. Il dei colori? fatto che oggi sia diverso significa che c’è una “visione live” Quando pubblico un disco è perché ho deciso di farlo e non nella mia testa, anche se si tratta di un processo inconsapepenso di dover giustificare ciò che manca. Altrimenti non vole, perchè non comincio a scrivere pensando che il disco esce, lo tengo lì finchè non è quello che voglio. Ma è giusto debba funzionare dal vivo. Ma adesso che è fuori, be’... Ho che mi chieda se sono contento del disco. Be’, io non sono mai una grande voglia di farlo funzionare anche dal vivo!

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>CTOUR

SARÒ LIBERA >CIJII>>C:<DO> :HIDG:9><>I6A>

MORBEGNO MILANO PADOVA EBOLI NAPOLI ROMA PESARO FIRENZE TORINO BOLOGNA GENOVA

11 NOVEMBRE 14 NOVEMBRE 15 NOVEMBRE 20 NOVEMBRE 22 NOVEMBRE 23 NOVEMBRE 25 NOVEMBRE 27 NOVEMBRE 29 NOVEMBRE 30 NOVEMBRE 1° DICEMBRE

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CESARE CREMONINI 26 OTTOBRE TORINO 27 OTTOBRE MILANO 30 OTTOBRE GENOVA 03 NOVEMBRE PERUGIA 04 NOVEMBRE FIRENZE 06 NOVEMBRE PORDENONE

07 NOVEMBRE PADOVA 09 NOVEMBRE BOLOGNA 10 NOVEMBRE RIMINI 13 NOVEMBRE ROMA 15 NOVEMBRE NAPOLI 17 NOVEMBRE BOLOGNA

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LIVE 2012


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I biglietti del tour di Biagio Antonacci sono in vendita presso i negozi Fnac!

BIAGIO ANTONACCI

CHI VA PIANO VA LONTANO

Dopo la pausa estiva, ad ottobre riparte il tour di Biagio Antonacci. Il cantautore milanese non aveva fretta di suonare in tutte le città italiane subito dopo l’uscita del suo ultimo album Sapessi dire no. È fatto così, lui. Vuole gustarsi il cammino senza farsi prendere dalla smania di fare tutto subito. Una costante della sua carriera, così come i continui cambi di rotta alla ricerca di una continua evoluzione artistica. di Massimo Longoni

I

l titolo del secondo album di Biagio Antonacci punto e aver viaggiato a lungo, per molto tempo, per arrivare recitava Adagio Biagio. Era il 1991. Il cantautore qui dove sono ora». Ovvero a un punto in cui sente di aver milanese ancora si stava affacciando timido nel raggiunto una maturità nuova e più consapevole, quella panorama musicale italiano e il successo vero sa- che consente di svicolare dai tanti facili “sì” che a volte rebbe arrivato solo l’anno successivo con Liberatemi, terzo siamo costretti a dire per trovare una soluzione a questioe decisivo lavoro («Mentre lo registravo ero consapevole che ni più o meno importanti. «Saper dire di no è fondamentale» se fosse andato male sarei tornato a fare il geometra» ha con- ha spiegato. «Un passo verso la piena maturità. Dire di no ai fessato una volta). Ma a conferma dell’antico proverbio, figli è difficilissimo, io ho saputo dire no a cose che però erano andando adagio Biagio è arrivato davvero lontano. Sen- al di fuori del mio lavoro, a proposte economiche indubbiamenza fughe in avanti e cadute te vantaggiose. Ho detto di no improvvise come capita ai a un amico quando sapevo che «Saper dire di no è fondamentale. molti che vanno a rimpinavrebbe potuto fare una scelta Un passo verso la piena maturità. guare il lungo elenco delle sbagliata...». Tutte situazioni Dire di no ai figli è difficilissimo, io meteore, ma passo dopo che ritornano puntualmente ho saputo dire no a cose che però passo, anno dopo anno, conel disco, nei testi delle canerano al di fuori del mio lavoro» struendo uno status solido zoni. di cantautore apprezzato Uscito ad aprile, Sapessi ed eclettico capace di consolidare attorno a sé una vasta dire no è stato lanciato con un’accurata campagna promobase di fan. zionale che ha saputo mescolare tradizione e modernità. In un’era in cui gli artisti hanno perso buona parte del BISOGNA SAPER DIRE NO mistero che ne costruiva il fascino, perennemente in veUn vero e proprio viaggio artistico e umano il suo, ben trina e seguiti nei loro movimenti dai fan 24 ore su 24, in simboleggiato nel ritratto che Milo Manara gli ha fatto cui gli album arrivano in Rete settimane prima della loro per la copertina dell’ultimo album, Sapessi dire no, dove uscita ufficiale, Biagio è riuscito a mantenere un riserbo Antonacci appare nei panni di un angelo seduto sulle nu- assoluto sulla lavorazione del disco, arrivando a svelare vole. «Le ali rappresentano sicuramente la libertà» ha detto la lista delle canzoni solo il giorno del lancio ufficiale. in occasione del lancio del disco. «Ma sono soprattutto il Allo stesso tempo ha però portato avanti un’intelligente simbolo del viaggio. Significano l’essere partito da un certo strategia di utilizzo delle nuove tecnologie. Ecco quindi

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05/10 Trento, 06/10 Parma, 09-10/10 Milano, 13/10 Roma Il calendario completo del tour di Biagio Antonacci su onstageweb.com


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Biagio Antonacci clip, anticipazioni, video dallo studio di registrazione e quattro brani anticipati sul suo sito ufficiale, ma anche una conferenza stampa in diretta streaming al cinema in cui i fan hanno avuto la possibilità di rivolgere domande a Biagio tanto quanto i giornalisti presenti.

tornelli più noti fino a trasformare lo show in un festoso rito collettivo. Anche le coreografie simboleggiano una precisa scelta di campo: non ballerini professionisti e danze iper-studiate, ma artisti di strada che animano l’atmosfera con la loro esibizione. Rispetto alle date primaverili verrà aggiustata la scaletta che, dal FATTORE UMANO momento che ormai la pubblicazione dell’album risale a quasi sei mesi Quando si tratta di salire sul palco però il fattore umano prevale su fa, sarà alleggerita di qualche pezzo nuovo per lasciare spazio a hit quello tecnologico. Dopo la pausa estiva, il cantante riparte in tour con sempre verdi. Di fronte a questo calore e trasporto, non deve stupiuna serie di date il cui elenco è andato gonfiandosi strada facendo. Se re che i suoi tour siano sempre più affollati, e non solo in palazzetti già in primavera lo spettacolo aveva registrato il tutto esaurito ovun- dello sport ma anche stadi e arene, con l’apice dei 60mila spettatori que, imponendo il raddoppio radunati a San Siro nel 2007. E di alcune tappe, adesso è l’ocse qualcuno volesse obiettare «La fine non esiste, quando tu pensi che sia casione per toccare altre città che di questi tempi raccogliere finita in realtà è il momento di ripartire dando soddisfazione alla grande fan ai concerti è molto più facile dall’inizio. È un inno alla vita. Chi non richiesta, la stessa che ha impoche vendere dischi, Biagio non ha vissuto una situazione del genere? Questa sto l’aggiunta di una terza data si fa mancare nulla nemmeno è una storia universale. Per questo piace» milanese (a dicembre) oltre alle sul fronte delle classifiche. Sadue previste per il 9 e il 10 ottopessi dire no è diventato disco bre sin dall’inizio. di platino con oltre 60mila copie vendute e una posizione stabile per Un tour essenziale dal punto di vista degli effetti speciali e molto ca- settimane nella top ten, con la soddisfazione di occupare a più riprese rico sul fronte delle emozioni. L’architettura del palco è significativa: la prima piazza. niente maxi schermi che rimandano “a distanza” il viso del cantante ricostruito da migliaia di pixel, ma una lunga passerella che si insi- LA FINE NON ESISTE nua direttamente dentro il pubblico per avvicinare Biagio fisicamente Merito forse dell’ennesima “rivoluzione”, o meglio evoluzione, stiagli spettatori. E lui non si risparmia: corre avanti e indietro, abbraccia listica compiuta da Antonacci, capace di entrare in sintonia sempre mani, è sempre pronto a raccogliere qualche dono improvvisato, sia con nuove generazioni di ascoltatori («anche se mio figlio ha 16 anni e una bandiera o uno striscione o un peluche dedicato a lui, così come non ascolta la mia musica» ha rivelato lui con un pizzico di rammarida cantante si trasforma in direttore di un coro, guidando i fan sui ri- co) grazie alla curiosità con cui affronta ogni nuovo progetto musicale.

dozzina vincente Gli album in studio di Biagio.

1989 Sono cose che capitano

1991 Adagio Biagio

1992 Liberatemi

1994 Biagio Antonacci

1996 Il mucchio

1998 Mi fai stare bene

2001 9 novembre 2001

2004 Convivendo - Parte 1

2005 Convivendo - Parte 2

2007 Vicky Love

2010 Inaspettata

le foto r del tou su DI ANTONACCIb.COM

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2012 Sapessi dire no

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Biagio Antonacci

BIAGIO LOVES EMILIA. Antonacci è stato uno dei grandi protagonisti dell’evento benefico Italia Loves Emilia, che ha radunato 150.ooo persone e 13 artisti a Campovolo (Reggio Emilia) lo scorso 22 settembre. Tutti uniti per portare un messaggio di speranza e, in concreto, soldi alle popolazioni emiliane colpite dal terremoto la scorsa primavera. Il cantautore è milanese di nascita ma da molti anni vive a Bologna.

«Ascolto molta musica dalla radio e cerco di comprare quasi IMPEGNO lanciato un appello ai suoi colleghi: «Invito tutti a donare tutto quello che di nuovo viene prodotto in Italia, perché sto Ma nell’ultimo disco Biagio non parla soltanto d’amore. integralmente il compenso personale del primo concerto che sempre attento a quello che fanno i miei colleghi» ha spiegato Ma anche di politica. E con toni aspri e sferzanti, come terranno nelle prossime settimane mesi e anni, iniziando da nel corso di una video chat con alcuni fan. «Ogni disco è quelli che caratterizzano Con infinito onore, nella quale subito» aveva esortato. Una generosità e un impegno che una nuova avventura. Nell’ultimo ci sono pezzi più vicini al ha riversato tutta la delusione per la situazione attua- hanno sicuramente contribuito a far breccia nel cuore dei modo di cantare hip hop, in precedenza avevo cantato anche le. «Ormai non voto da anni e continuerò a non farlo fino a fan che colgono anche da questi particolari l’anima che un brano con i Club Dogo» ha detto Biagio prefigurando quando non ci saranno persone che mi daranno fiducia» ha lui dice di voler trasmettere attraverso le sue canzoni. poi quello che potrebbe essere il prossimo step. “Ci sono dichiarato specificando che per lui la soluzione arriva Quell’anima che probabilmente aveva intuito un grantrasformazioni ed evoluzioni. Il prossimo disco sono sicuro che dal basso. de della musica come Lucio Dalla, che prese Biagio sotsarà ancora più estremo, sarà magari folk-rock. Per un musici«Bisogna tornare alla politica partecipata. Mandiamo in to la sua ala agli inizi della carriera. Un grande legame sta la cosa più bella è avere la forza di cambiare». Parlamento gente del popolo che sappia realmente quali sono i sottolineato proprio dall’ultimo album, dedicato alla Cambiare e magari lasciarsi alle spalle le esperienze ne- problemi di oggi e come risolverli». Se la politica lo ha delu- memoria del grande cantautore bolognese. «Molti anni gative imparando da esse ma senza farsi fa andavo nei piano bar a cantare le canzoni di frenare. Sia che si tratti di situazioni di Lucio. Nel 1992 lui mi volle come supporto ai «Ogni disco è una nuova avventura. Nell’ultimo ci sono lavoro che di amori finiti. Come racconsuoi concerti e cantavo un brano prima di lui» pezzi più vicini al modo di cantare hip hop, in precedenza ta in Non vivo più senza te, dove mescoha ricordato Antonacci alla presentazione avevo cantato anche un brano con i Club Dogo» lando ritmi latini e pizzica racconta di del disco. «Non sapevo suonare il pianoforte una storia d’amore tra un ragazzo e una e quindi ero costretto a scordarlo per trovare la donna più matura. «È un inno a continuare, a non fermarsi so, l’impegno civico e sociale non lo ha mai abbandona- mia tonalità. Lucio mi diceva di non alzare troppo il tono del e ricominciare dopo una brutta delusione» racconta. «La fine to. E così lo abbiamo visto di recente, lui emiliano d’ado- piano dato che lui dopo la mia esibizione doveva cantare Canon esiste, quando tu pensi che sia finita in realtà è il momento zione («mi sono trasferito a Bologna nel 1992 per lavoro e ruso che è un pezzo altissimo. Io ovviamente me ne dimenticai di ripartire dall’inizio. È un inno alla vita. Chi non ha vissu- lì vivono i miei figli»), sul palco di Campovolo per Italia e lui fu costretto a cantare la canzone un tono e mezzo sopra to una situazione del genere? Questa è una storia universa- Loves Emilia. Ma ancor prima che questo evento venis- per colpa mia». Un problema simile a quello accaduto in le. Per questo piace». E poco importa se dal video girato se organizzato, Biagio era stato tra i primi a muoversi, un recente duetto televisivo con Laura Pausini, dove Anper il brano sia scaturita qualche (pretestuosa) polemica, passando rapidamente dalle parole ai fatti. A maggio, tonacci ha confessato di aver sbagliato degli accordi al per il modo stereotipato in cui, a dire di qualcuno, viene esattamente come aveva già fatto qualche anno fa per i piano per l’emozione, prontamente rimesso in carreggiarappresentato il Salento. In ogni caso quello che conta è terremotati dell’Abruzzo, aveva infatti devoluto alla po- ta dalla Pausini. Dopo trent’anni di carriera e tanti sucla canzone, capace di diventare hit dell’estate e vendere polazione colpita dal sisma il suo compenso personale cessi, Biagio riesce ancora a emozionarsi e, soprattutto, a 30mila copie digitali (disco di platino tra i singoli) entran- per il concerto tenutosi a Rimini. E con un occhio non gustarsi queste emozioni. Ne è capace solo chi assapora do di diritto tra i classici di Antonacci. solo al momento contingente ma anche al futuro, aveva lentamente la vita, senza andare troppo di fretta.

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GLAM

QUOTIDIANO

C

ome non parlare di lei nel mese in cui arriva in Italia per l’attesissimo unico concerto del 2012. Stiamo parlando di Lady Gaga, che può piacere o non piacere ma indiscutibilmente detta legge non solo in quanto a musica pop ma anche sul fronte fashion. è impossibile starle dietro, un po’ perché non tutti abbiamo a disposizione designer che progettano abiti ad hoc dalle forme e materiali più disparati (come non pensare a quello in carne esibito agli MTV Video Music Awards nel 2010) e un po’ perché non basta una buona dose di coraggio per imitare il suo stile dovendo salire su un tram, andare in ufficio

o all’università, star dietro ai figli, fare un aperitivo con gli amici. D’altro canto, se tante sue colleghe fanno scuola anche quando sono spenti i riflettori, magari per una borsa o una felpa che indossano mentre vanno a fare jogging, di come si vesta lei nella quotidianità non c’è proprio traccia. Anche Google è costretto ad una magra performance: digitando il suo nome nella magica stringa di ricerca, ci restituisce un’immagine non pubblica della popstar in una remota pagina 8. Non resta quindi che attingere ai suoi look pubblici rubandole qualche idea più praticabile (e rintracciabile); un po’ come fa lei del resto, che sapiente-

mente re-interpreta con il suo particolare gusto scelte fatte dalle icone di stile degli Anni Ottanta e Novanta. Via libera a giubbottini imbottiti impreziositi da rifiniture dorate e body attillati, per arrivare a tronchetti borchiati dai tacchi vertiginosi. E per lui? Questi stessi decenni tanto cari a Lady Gaga hanno offerto, musicalmente e stilisticamente, una gamma di generi e possibilità molto ampia (per fortuna!) e si può optare anche su un trend meno glam e più vestibile, un po’ più brit se vi sentite vicini a Oasis, Blur e Verve o un po’ più rockettari se siete sempre stati dalla parte di Nirvana e Red Hot Chili Peppers. (F.V.)

Le Coq Sportif: cardigan in lana bordeaux con bordi a coste, piccolo collo risvoltato e tasche inserite., € 159

Levi’s: jeans 511 Levi’s Red Tab Men’s Collection FW12, € 81

Denim&Supply Ralph Lauren: giaccone a stampa militare total beige, € 325

Refrigue: camicia scozzese 100% cotone, € 88

Puma: Easy Rider 78 Camo - storico modello rivisitato in veste amouflage, con tomaia in nylon e inserti in suede, € 95

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ROCK’N’FASHION

MILANO FASHION DAYS. La settimana della monda di Milano si è conclusa da poco, ma la città meneghina si appresta a vivere altri giorni con la moda in primo piano. Il concerto di Lady Gaga è infatti un evento fashion oltre (prima?) che musicale. Basta dare un’occhiata alle mise che la popstar usa sul palco e ai vestiti che indossa abitualmente il pubblico che accorre ai suoi show.

Tezenis: body rete pois, € 19,90

Gaudi: jeans 5 tasche spalmati € 144

Adidas Originals by Jeremy Scott: giacca in pelle con spille in metallo dorate sulle spalle, sul retro un grande trifoglio d’ispirazione barocca, € 1006 Kenzo: occhiale in acetato dalla forma originale, un papillon fra il moderno e il retrò, € 246

Jeffrey Campbell: Lita All Studs Denim Jeffrey Campbell, € 205

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www.victorcool.it


WHAT’SNEW

Musica, cinema, videogames, libri

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Partenza falsa per i Green Day: il primo capitolo dell’annunciata trilogia non ha colpito nel segno. Cosa che invece hanno fatto i nuovi lavori di Skunk Anansie, Mark Knopfler, Nicolò Fabi e Flying Lotus.

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Azione e tanta suspance in Taken: La vendetta, pellicola francese di Olivier Megaton. Spazio poi ad altri interessanti titoli cinematografici come Tutti i santi giorni, Padroni di casa, Gladiatori di Roma e Total Recall - Atto di forza.

Muse

The 2nd Law

(Warner Bros. Records/ Helium-3)

HHHHH

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FIFA vs. PES, ci risiamo. Anche quest’anno la sfida tra i due giochi calcistici più amati non mancherà di stupire gli appassionati a suon di gol, tackle e nuove mosse speciali.

LA LEGGE DEI PIù FORTI

Nell’intera storia della musica, rari sono gli esempi di artisti o band capaci di non sbagliare mai un colpo. Dopo aver ascoltato The 2nd Law, iscriviamo i Muse a questo club super esclusivo. Ancora una volta, gli inglesi danno una dimostrazione di superiorità schiacciante. Sperimentano, rigettando tutte le regole: preferiscono imporre le proprie. di Marco Rigamonti

F

ermi tutti: c’è il nuovo dei Muse. Quelli che sono in richiederebbe un lavoro a parte. questi inglesi: vogliono dettare le proprie regole e non setre ma sembra che suonino in otto, quelli che doveLa musica, dunque. Pronti via, alla faccia dell’ambizio- guire quelle degli altri. Lodevole. vano diventare i nuovi Radiohead e poi no, quel- ne, i Muse ci sbattono in faccia una suite. è solo l’inizio, Come se niente fosse, la voce di Chris (il bassista) soli che hanno preso per i fondelli la Ventura a Quelli che il ma assume subito i contorni di una dichiarazione d’intenti stituisce quella di Matt in due pezzi. Non vi preoccupate calcio perché rifiutavano il playback e allora hanno deciso ben precisa, che il trio nel tempo ha ribadito spesso con i se ascoltando Save Me e Liquid State faticate a riconoscere di scambiarsi i ruoli. Quelli bravi ma un po’ spacconi, che fatti: loro fanno esattamente quello che vogliono. Si pos- i Muse: è tutto pianificato, è proprio quello che vogliono danno titoli pomposi ai loro dischi (Origin Of Symmetry, sono permettere di scrivere un pezzo talmente eroico da loro. Se la cosa vi disorienta potete sempre trovare rifugio Black Holes And Revelations, The Resistance). Quelli alterna- essere scelto come pezzo ufficiale delle Olimpiadi (di Lon- nella sobrietà delle innocue Explorers e Animals (innocue, tivi per indole, che a furia di sperimentare non brutte), e ritroverete le sonorità che e azzardare dividono fan e critica, ma rieavete imparato a conoscere e apprezzare. Se Pronti via, i Muse ci sbattono in faccia una suite. scono comunque a rimanere un punto fersiete tra quelli che non hanno gradito l’olimè solo l’inizio, ma assume subito i contorni di una mo della musica di oggi. Il sesto album in pica Survival perché troppo “commerciale”, dichiarazione d’intenti ben precisa: loro fanno studio di Matthew Bellamy, Chris Wolstenvi invito ad evitare accuratamente Panic Siesattamente quello che vogliono. holme e Dominic Howard è finalmente qui, tuation, che con il suo istinto disco-funk non e come al solito si tratta di un lavoro sotto mancherà di provocare infinte conversamolti aspetti non facile da analizzare. Per esempio sareb- dra 2012) con un testo spudorato tutto orgoglio e onore, e zioni a colpi di commenti su YouTube. Infine, se vi sono be interessante soffermarsi sulla copertina che raffigura la poi decidere che il ruolo di primo singolo spetti a Madness, venuti i brividi quando Bellamy e soci hanno dichiarato mappa di un cervello umano (presa in prestito dal proget- un brano che è una follia di nome e di fatto. Voce com- pubblicamente che il nuovo album sarebbe stato influento Human Connectome che punta ad analizzare le connes- pletamente pannata a destra che s’incanta su una sillaba zato anche da quel teppista sonoro che risponde al nome sioni neurali attraverso colori al neon) o tentare di capire mentre un basso elettronico strizza timidamente l’occhio di Skrillex fareste meglio a stare alla larga da Follow Me la relazione tra i testi delle canzoni e il titolo del disco (che al dubstep, batteria di plastica un po’ hip hop, arrangia- e soprattutto da Unsustainable, perché lo shock potrebbe si riferisce al secondo principio della termodinamica); ma mento minimale. Solo al terzo minuto il pezzo prende una essere fatale. Se invece adorate i Muse proprio per questo personalmente di scienza e fisica non ci ho mai capito una forma più consona a un passaggio radiofonico - cosa a cui istinto a sperimentare, e non avete paura di niente, siete mazza, e comunque c’è talmente tanto da dire sulla loro evidentemente non danno tutta questa importanza, come fortunati: vi godrete appieno un altro ottimo lavoro della musica che avventurarsi in ulteriori analisi metaforiche invece accade per molte altre rock band. Che caratterino, più audace tra le band capaci di riempire gli stadi.

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OTTOBRE


WHAT’S NEW Musica

il meglio deve ancora venire

Il nuovo lavoro dei Green Day era atteso con grande ansia. Billie Joe aveva dichiarato a più riprese che questa trilogia era il frutto di un grande momento creativo. Dopo la sbandata di 21st Century Breakdown ci aspettavamo un ritorno alla rock opera di American Idiot e a quella maturità artistica. E invece... di Marcello Marabotti

S

icuramente ¡UNO! non è un album per i fan dei Green Day. Un giudizio forte che mette le radici nel significato di questo nuovo lavoro all’interno del percorso di crescita musicale di Billie Joe e compagni. Partiamo da quello che è successo il 21 settembre scorso all’iHeart Radio Music Festival di Las Vegas. Billie impazzisce sul palco perché gli organizzatori (già in ritardo di 30 minuti sulla tabella di marcia) gli comunicano che il set dei Green Day deve essere tagliato e concluso in 60 secondi. «Sono in giro dal fottuto 1988 - sbotta lui - e voi mi lasciate solo un altro minuto per suonare? Non sono un fottuto Justin Bieber». Condivisibile o meno, Armstrong ha centrato il punto, perché i Green Day sono in giro da 24 anni. Il problema è cosa sono diventati. Non sono più quelli capaci di infilare tre album come Dookie, Insomniac e Nimrod e riscrivere la storia del punk-rock. E non sono più nemmeno la band in grado di incidere un album come American Idiot (2004), un concept perfetto, arrivato al momento giusto, con una puntuale critica alla società americana supportata da canzoni eccezionali sia dal punto di vista dei testi che delle melodie (vedi Jesus Of Suburbia) - insomma, il giusto lavoro per una band matura che dopo 16 anni continuava la propria evoluzione artistica. Dopo 21st Century Breakdown, disco nel solco del precedente, ci si aspettava un nuovo passo in avanti. E invece ecco dodici canzoni che lasciano l’amaro in bocca, perché

sembrano inni adolescenziali, scritti da teenager per teenager. «Molte band commettono l’errore di tornare alle origini - aveva dichiarato Billie prima di pubblicare l’album - mentre noi abbiamo cambiato il nostro suono». E invece i brani, pure quelli che hanno un bel tiro (Stay The Night ad esempio), non aggiungono nulla di nuovo al

percorso dei Green Day. Anzi, ¡UNO! è un passo indietro: potrebbe tranquillamente essere firmato da Avril Lavigne. Un finto pop rock perfetto per la Prom Night, la festa di fine anno delle scuole americane. E pensare che il 21 settembre era anche l’anniversario dell’uscita di American Idiot.

Green Day ¡UNO!

(Warner)

HH

John Cale

Pink

Flying Lotus

(Double Six)

(Sony Music)

(Warp Records)

Shifty Adventures In Nookie Wood

HHHH di Stefano Gilardino

È piuttosto incredibile - e anche piuttosto sconfortante, a dire la verità - che la carriera di uno dei musicisti più importanti e rivoluzionari della musica rock (e non solo) venga spesso liquidata con i soliti tre dischi. Stiamo parlando dei primi due album dei Velvet Underground, capolavori acclarati, e della collaborazione con il vecchio amico Lou Reed per Songs For Drella, in memoria del compianto Andy Warhol. Qualcuno di buon cuore ama anche citare il suo ruolo in sede di produzione per i debutti epocali di Stooges e Patti Smith e la trilogia di Nico, ma la carriera solista di John Cale continua a essere tragicamente sottovalutata, nonostante dischi eccellenti come Vintage Violence, Paris 1919, Slow Dazzle e Fear, tutti degli anni Settanta. Pure in tempi recenti, sebbene con minor lucidità, il gallese ha mostrato una curiosità e una voglia di sperimentazione che molti suoi colleghi anche più giovani hanno perso inevitabilmente da tempo. Non fa eccezione nemmeno il nuovo lavoro, Shifty Adventures In Nookie Wood, che si apre con una collaborazione con il produttore Danger Mouse, I Wanna Talk 2 U, uno dei momenti più singolari, e si conferma disco ispirato e sorprendente. Il singolo Face To The Sky è il pop secondo John Cale, con la sua voce trattata al vocoder che vaga su una melodia sognante, un canovaccio ripetuto su Living With You e, a ritmi più sostenuti, sulla bella Scotland Yard. Quando si dice invecchiare bene (e senza neppure dover collaborare coi Metallica...).

The Truth About Love

Until The Quiet Comes

HHH

HHHH

di Claudio Morsenchio

di Marcello Marabotti

Il pop, il mainstream e tutto il mondo patinato che da sempre contorna la dimensione artistica di Pink, spesse volte offusca la cosa piu` importante di tutte: la musica. L’attesa per questo nuovo album, il sesto in carriera per la cantante statunitense, è stata inquinata dal gossip, con tutto quel vociferare sulla sua maternità e sui presunti dissapori con il fidanzato e sulle mille altre distrazioni che allontanano anche l’ascoltatore più attento dall’essenza delle canzoni. Non troppo distante dal precedente Funhouse, dal quale erano stati estratti singoli come So What, Sober, Please Don’t Leave Me, Bad Influence, Funhouse, I Don’t Believe You e Glitter in the Air (che hanno ottenuto ottimi riscontri in tutto il mondo), The Truth About Love colpisce nel segno, trasportando con facilità l’ascoltatore grazie a melodie immediate e orecchiabili ritornelli. Merito delle consuete ambizioni piacione di Pink, che sfodera senza inibizione tutto il repertorio di trucchi e mestiere già usato efficacemente in passato, solo con meno spensieratezza ed un pizzico di melodie sdolcinate in più. Trascinato dal singolo tormentone Blow Me (One Last Kiss), questo disco si concentra sull’Amore (ma dai?!) e sulle sue mille sfaccettature: leggiadro, irriverente, suadente. Dieci e lode alla solita attenta produzione, questa volta affidata all’accreditato menestrello Greg Kurstin, arricchita da lussuosi ma non sempre brillanti ospiti: furbetto l’apporto di Lili Alen nella simpatica True Love, impalbabile quello di Eminem in Here Comes The Week End.

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48

OTTOBRE

Steven Ellison, in arte Flying Lotus, è un produttore di Los Angeles che si diverte parecchio a sperimentare. Con il suo album di debutto, 1983 (uscito nel 2006) e Cosmogramma Alt Takes è diventato un riferimento importante per tutti gli appassionati della scena elettronica, tanto che al Sonar di Barcellona, lo scorso giugno, è stato accolto come una star. Ora con il nuovo lavoro conferma e stupisce. Le sonorità hanno forti tinte lounge ed echi fusion ma l’impressione rimane che la base dalla quale Flying prenda spunto rimane l’hip hop black e, soprattutto, il jazz. Del resto Steven è il pronipote della defunta pianista jazz Alice Coltrane, il cui marito era John Coltrane, uno dei più grandi sassofonisti dell’intera storia del jazz. In Until The Quiet Comes il produttore raccoglie tutta l’avanguardia del settore, proponendo diciotto pezzi che si alternano senza mai strattonare. Accompagna l’ascoltatore in un percorso fatto di tempi dispari e immagini precise. Perché in questo nuovo lavoro, Lotus sembra essere arrivato alla maturazione. Dopo Cosmogramma ci si poteva aspettare un disco che seguisse le stesse orme al limite dell’elettro prog. Qui, invece, il produttore è pulito e preciso. Ha in mente quello che vuole fare e il risultato è forte. In più, si è scelto dei compagni di viaggio eccellenti. In Phantasm (vicina a Metti una sera a cena di Morricone) la voce femminile è quella di Laura Darlington, moglie di Daedelus, e, in Electric Candyman, Thom Yorke. Sì proprio lui, quello di cui abbiamo già la nostalgia dopo il passaggio in Italia dei suoi Radiohead.


WHAT’S NEW Musica

Mark Knopfler

Mika

(Mercury Records)

(Universal)

Privateering

HHHH

HHH

di Claudio Morsenchio

La carriera dei grandi artisti è costellata di momenti di particolare magia, dove tutto quello che si tocca diventa oro zecchino. Dopo una vita da condottiero nel mito Dire Straits, il cammino di Mark da solista è lungo e tortuoso, spesse volte apprezzato dai critici, ma a volte snobbato dai nostalgici di Romeo And Juliet e Walk of Life, come se il nuovo percorso dovesse riprendere a tutti costi il passato, a colpi di amarcord e facili hit da karaoke. Oggi, dopo decenni passati ad ispirare ed a ispirarsi, ed un recente tour con Dylan di livello stratosferico, ritorna con un doppio album di inediti, caldo, coinvolgente, pieno di classe e di riferimenti pregiati. Tutto è soffuso, contaminato, fra ballate acustiche, toccanti atmosfere folk , cadenze country e soprattutto una cospicua dose di caro e vecchio blues. Negli anni, il suo modo di suonare che fin dal principio ha fatto scuola, si è maggiormente raffinato e la sua voce si è fatta più spessa e comunicativa, incastonata fra sfumature cantautoriali impalpabili e testi riflessivi. Capitanati dall’amico fraterno Guy Flatcher, vecchio compagno di merende fin dai tempi degli Straits, al suo fianco ci sono i soliti amici di sempre, che rendono la resa complessiva del lavoro pulita e limpida, con picchi di maestria compositiva di nobile fattura. Le sonorità del nuovo e del vecchio continente si ricorrono e si fondono in un’ambientazione solare e confortevole, a volte graffiante, a volte minimalista, spesso essenziale ed estremamente rilassante. Un lavoro ottimo quindi, che ci scalderà il cuore nelle imminenti notti d’inverno e che sarà l’elemento centrale del tour che nella prossima primavera/estate toccherà l’Italia. Ascoltatelo con cura e pazienza, prendendovi il tempo necessario e conterete i giorni mancanti per vedere il fuoriclasse di Glasgow davanti ai vostri occhi.

HOT

The Origin Of Love

di Giovanni Spreafico

Sono passati oltre cinque anni da Life In Cartoon Motion e da quella Grace Kelly che divenne uno dei fenomeni radiofonici del 2007. Oggi Mika ha quasi trent’anni e lo stesso amore per il pop, che cerca di trasmettere al pubblico con l’irrefrenabile entusiasmo che lo contraddistingue. The Origin of Love, terzo disco in carriera, è un’altra prova di questa sua propensione. Pur raccogliendo l’eredità dei lavori precedenti, e mantenendo quel suono catchy che bene ha portato a The Boy Who Knew Too Much (uscito nel 2009), qui l’artista di origine libanese prova a sperimentare. Si lancia in escursioni nel mondo della dance elettronica, grazie all’aiuto, tra gli altri, dall’italiano Benny Benassi - uno dei più quotati produttori e dj del momento. Una scelta che non sembra però essere molto fortunata, visto che le canzoni più convincenti dell’album sono quelle caratterizzate da un sound più classico e raffinato. Le prime quattro tracce del disco sono emblematiche in questo senso: la title track e Lola sono orecchiabili e coinvolgenti, mentre la doppietta Sturdust e Make You Happy oltre alle accelerazioni dance e agli effetti elettronici della voce non lascia quasi niente. Molto convincenti sono le canzoni che vedono Mika al pianoforte, come la bella ballata Underwater, o alle prese con il brit pop acustico (in Kids, Step With Me...). Accattivante il groove di Celebrate, con richiami agli anni Ottanta, e il ritornello irriverente di Love You When I’m Drunk. The Origin of Love conferma che la voce e il talento di Mika si esaltano quando tutto resta confinato nella canzone. Troppe volte, però, le sue qualità vengono messe in secondo piano nel tentativo di rincorrere la corrente dance a cui tutti, ultimamente, sembrano impazienti di omologarsi.

LIST

La playlist dei brani più ascoltati a ottobre dalla redazione di Onstage (in ordine rigorosamente casuale).

Dave Matthews Band

Mercy

Away From The World (2012)

Mumford & Sons

Will Wait Babel (2012)

Skunk Anansie

Niccolò Fabi

(Boogooyamma/Carosello)

(Universal)

Black Traffic

HHH

Ecco

di Stefano Gilardino

A conferma di una ritrovata armonia di gruppo e del fatto che la reunion del 2009 non era solo un fuoco di paglia o un tentativo maldestro di speculare sul proprio buon nome - cosa che accade piuttosto spesso, converrete con noi -, gli Skunk Anansie tornano con un nuovo lavoro dopo la buona prova di Wonderlustre, esordio della seconda parte di una carriera già piuttosto gloriosa di suo, che aveva reso il gruppo di Skin uno dei più amati e originali degli anni Novanta. Composto e registrato nel corso di dodici mesi, licenziato dall’etichetta personale del gruppo - «un sogno diventato realtà», ha confessato il chitarrista Ace -, Black Traffic tiene fede al tono minaccioso del titolo e riporta in auge gli Skunk Anansie più heavy, pur con qualche concessione alla ballad che, da sempre, fa parte del repertorio dei quattro. Sebbene l’impressione sia quella di una band in totale controllo delle proprie emozioni - e, se da un lato la cosa è positiva, dall’altro toglie molta imprevedibilità e naturalezza al sound -, il disco riesce a regalare alcuni ottimi episodi che ne giustificano l’acquisto e a ricordarci come Skin e compagni siano stati un nome pesante della scena rock dei Nineties. La tripletta d’apertura è quella che impressiona durante l’ascolto e siamo certi che I Will Break You, Sad, Sad, Sad e Spit You Out faranno la loro gran figura nella prossima scaletta live del gruppo. Ci sono altri episodi piuttosto interessanti, da I Believed In You, dedicata alla classe politica britannica, a I Hope You Get To Meet You Hero, ballatona sullo stile di Hedonism, fino a Sticky Fingers In Your Honey. Non siamo ancora ai livelli dei primi album, ma l’obiettivo pare avvicinarsi sensibilmente.

Baby I Love You HHH di Cristina Valentini

Ecco: un titolo semplice, diretto e genuino, ed è proprio questa la ricetta del nuovo lavoro di Niccolò Fabi. “Elementare, come un bacio in una favola... Elementare come un’altalena libera”. Nelle parole del cantautore romano (da Elementare, canzone manifesto dal bellissimo testo), c’è la solita eleganza, dolce come una carezza delicata. Brani come questo ci ricordano la grande forza del cantautore romano. Niccolò non ha bisogno di nascondersi dietro enigmatiche poesie, lui è schietto, senza fronzoli, ecco. Un musicista a 360 gradi, grande sperimentatore, che in questo settimo lavoro si è avvalso della collaborazione di ottimi artisti come Roberto Angelini, Gabriele Lazzarotti, Fabio Rondanini, Daniele “Mr Coffee” Rossi e Riccardo Parravicini. Ha dato alla luce una perla preziosa, raccolta in quel mare dove approdano mille e una sonorità, intrecciate fra loro in una miscela che riprende la grande tradizione cantautorale e la world music che tanto gli piace. «Questo meraviglioso trauma del privato che diventa pubblico si consumerà ancora una volta.. Sperare di essere abbastanza resistenti alla potenza del gusto degli altri e sapere che sarà impossibile esserlo. Fra poco ciò che è mio non lo sarà più. Sarà diverso forse meglio forse peggio, ma sarà condiviso». Parole che meglio non potevano esprimere quella delicata sensibilità che anche in questo nuovo lavoro guidano la musica e le parole di Fabi, colonna sonora di un autunno di ritorno, con noi a guardare le foglie autunnali cadere lentamente dagli alberi, sapendo che il prossimo anno saranno di nuovo lì, più verdi e più forti. Una certezza, come Niccolò.

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Ronnettes

49

OTTOBRE

Singolo (1963)

Arcade Fire

Sprawl

II The Suburbs (2012)

Eddie Vedder

Can’t Keep

Ukulele Songs (2011)

Florence And The Machine

Shake It Out

Ceremonials (2011)

The Black Keys

Everlasting Light Brothers (2010)

Aucan

Embarque Cècile remix Black Rainbow Remixes (2012)

Depeche Mode

Strangelove

Music For The Masses (1987)

Die Antwoord

I Fink U Freeky Ten$ion (2012)


WHAT’S NEW Cinema

A cura di Antonio Bracco

Taken: La vendetta Francia, 2012, 91 min.

Cast: Liam Neeson, Maggie Grace, Famke Janssen, Rade Sherbedgia, Luke Grimes di Olivier Megaton critica pubblico

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Q

uando nel 2008 uscì in sala, Io vi troverò era uno dei numerosi film prodotti dalla Europa Corp. di Luc Besson volti a far soldi e intrattenere quel pubblico che ama gli action movie all’americana. Come la saga di Transporter con Jason Statham o From Paris with Love con John Travolta. Questo film però aveva qualcosa in più e l’ha dimostrato diventando il più grande incasso della casa francese sul territorio ispiratore, quello statunitense. Due i motivi principali: il protago-

Padroni di casa Italia, 2012, 90 min. Cast: Valerio Mastandrea, Elio Germano, Gianni Morandi, Valeria Bruni Tedeschi di Edoardo Gabbriellini critica pubblico

HHH HHH

Un cantante di successo si ritira dalle scene per accudire la moglie gravemente malata e costretta su una sedia a rotelle. La coppia vive ritirata dal mondo in un angolo dell’Appennino tosco-emiliano. Nonostante il ritiro, il cantante accetta di tornare ad esibirsi in pubblico per sostenere la promozione turistica locale. Nel frattempo, avendo necessità di far ripavimentare la terrazza di casa, chiama due fratelli piastrellisti di Roma affinché portino a termine il lavoro in pochi giorni, ma la piccola comunità li accoglie con grande diffidenza scatenando ostilità reciproche. Si tratta del secondo film diretto da Gabbriellini, memorabile interprete di Ovosodo. Le canzoni cantate da Gianni Morandi nel film sono scritte da Cesare Cremonini.

nista Liam Neeson con quella faccia da pugile (quale è stato da giovane) era particolarmente stimolato dal ruolo di un padre incazzato perché gli hanno rapito la figlia; la messa in scena del regista Pierre Morel era asciutta, priva di ironia e giustamente adrenalinica. Questi sono gli stessi elementi che non mancano in Taken 2, titolo originale ripreso per l’edizione italiana. Da Parigi, Luc Besson sposta l’azione in Turchia e sostituisce il regista. Non più Morel, ma qualcuno con un cognome profetico: Olivier

Total Recall Atto di forza USA, 2012, 118 min. Cast: Colin Farrell, Kate Beckinsale, Jessica Biel, Bill Nighy, Ethan Hawke di Len Wiseman critica pubblico

Megaton. Neeson è nuovamente l’ex agente della CIA Bryan Mills. Lui e la moglie vengono presi in ostaggio a Istanbul da Murad, padre dell’uomo che aveva rapito la loro figlia. Uno scambio di battute del trailer mette subito in chiaro come saranno le cose al cinema. Bryan: «Se ti uccido, gli altri tuoi figli mi cercheranno per vendicare la tua morte?». Murad: «Sì, lo faranno». Bryan: «Allora ucciderò anche loro». Brutalità a fiumi, niente di meglio per gli amanti del genere.

Tutti i santi giorni

Gladiatori di Roma

Italia, 2012, 102 min.

Italia, 2012, 95 min.

Cast: Luca Marinelli, Thony, Micol Azzurro, Claudio Pallitto, Stefania Felicioli, Franco Gargia, Giovanni La Parola, Fabio Gismondi, Katie Mcgovern

Con le voci di: Luca Argentero, Laura Chiatti e Belén Rodriguez

di Paolo Virzì

HH HHH

critica pubblico

Per l’operaio Douglas Quaid i viaggi mentali offerti dalla Rekall sono la vacanza migliore per fuggire dalle tante frustrazioni della routine quotidiana. Le memorie di qualcuno con una vita movimentata è proprio quel che fa al caso suo. Ma quando Douglas si sottopone alla procedura il sistema va in tilt e lui si ritrova ad essere un uomo braccato, in fuga dalla polizia controllata dal Cancelliere, leader del Mondo Libero. Insieme ad una ribelle si mette sulle tracce del cerca del capo della Resistenza cercando un modo per fermare il Cancelliere. Progressivamente, la distinzione tra realtà e ricordi non suoi si assottiglia sempre di più. Così come l’omonimo film del 1990, la storia è tratta dal racconto Ricordiamo per voi di Philip K. Dick.

ONSTAGE

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Guido è timido, riservato, coltissimo. Antonia irrequieta, permalosa e orgogliosamente ignorante. Lui portiere di notte appassionato di lingue antiche e di santi. Lei aspirante cantante e impiegata in un autonoleggio. Si incrociano la mattina quando Guido torna dal lavoro e la sveglia con la colazione. E si amano. Tutti i santi giorni. Vivono una romantica storia d’amore in una metropoli come Roma, con alle spalle due famiglie d’origine che non potrebbero essere più diverse. È un amore che sembra indistruttibile, finché l’ostinazione per un figlio che non arriva non mette in moto conseguenze imprevedibili. Virzì ha affidato a Thony la parte di protagonista femminile, e l’intera colonna sonora del film.

50

OTTOBRE

di Iginio Straffi critica pubblico

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Roma Imperiale. Rimasto orfano in seguito alla terribile eruzione di Pompei, il piccolo Timo viene adottato dal generale Chirone e cresciuto nell’Accademia di Gladiatori più famosa di Roma. La vita del gladiatore però non fa per lui. La sua unica aspirazione è spassarsela con gli amici Ciccius e Mauritius, sfuggendo alle bizzarre sessioni di allenamento del patrigno. L’incontro con la dolcissima Lucilla cambia le cose. Timo vuole dare una svolta alla propria vita per dimostrare tutto il valore che finora non ha mai avuto. S’imbatte fortunatamente nella personal trainer più in gamba di Roma, l’affascinante Diana, che lo sottopone a terribili addestramenti Prodotto interamente in Italia dalla Rainbow di Straffi che ha creato le Winx. In 3D.


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WHAT’S NEW Videogames

Chip Talk di Blueglue

Fifa Vs PES, atto XII

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no dei pochi modi buoni per scongiurare lo shock della fine dell’estate è pensare che non ci si deve più accontentare di amichevoli, mezzi tornei e turni preliminari: la stagione calcistica riprende, e si ricomincia a fare sul serio con le partite che contano. E questa fase è tradizionalmente cruciale anche in campo videoludico, perché dopo mesi di studi e duro lavoro arriva il fatidico momento di assistere al classico derby EA Sports - Konami, che da anni si contendono lo scettro della simulazione calcistica più apprezzata. Le origini di questa sfida risalgono agli anni ’90, ma all’inizio la competizione non era diretta, perché i due titoli apparivano raramente sulle stesse piattaforme (Konami con il suo International Superstar Soccer si concentrava prevalentemente su Nintendo). Il primo avvenimento da ricordare risale al 1997, anno in cui Konami decide di diversificare il suo prodotto: da una parte continua con il classico ISS, dall’altra (su Playstation) aggiunge il suffisso “pro”, a indicare l’intenzione di rendere il gioco molto più simulativo. 4 anni dopo quel suffisso assume un ruolo centrale nella ragione sociale della serie: nel 2001 esce infatti Pro Evolution Soccer, ed è qui che la battaglia entra nel vivo. Nonostante la mancanza di licenze e le evidenti lacune grafiche, PES conquista il cuore degli smanettoni attraverso immediatezza e giocabilità; scende quasi una lacrimuccia a ripensare alla cronaca di Gianni Pinoli(!) che alle prese con una partita di una famosa squadra che indossa una maglia a strisce bianconere recita: «Il Piemonte... forse cominciano ad attaccare!». Mentre sulle copertine di Fifa brillano stelle del calibro di Filippo Inzaghi e Alessandro Del Piero, la serie Konami si accontenta dell’anonimato, oppure punta su testimonial “alternativi” (vedi Pierluigi Collina nel 2003). Dal 2004 PES comincia ad allinearsi in merito a licenze e volti noti, e rimane sul trono (anche in termini di copie vendute) fino al 2007. L’anno successivo segna però il risveglio di Fifa, che anche oggi mantiene saldamente il primato di vendite e gradimento: ai vistosi miglioramenti apportati dal prodotto EA Sports (soprattutto per quanto concerne il comparto online) fanno eco modifiche troppo modeste - al limite della trascurabilità - di Konami. A quanto pare il mitico duello potrebbe tornare a infiammarsi in questo 2013: PES si presenta in ottima forma, e Fifa non molla. Ma aldilà dei giudizi puramente tecnici, il verdetto non potrà che basarsi sul gusto personale - com’è giusto che sia.

Pro Evolution Soccer 2013 (Konami)

Borderlands 2 (Gearbox / 2K Games)

Disponibile per: tutte le piattaforme Genere: Sport

Disponibile per: PS3, Xbox 360 Genere: Shooter

HHH

HHHH

Sostituzione: fuori Shigno Takatsuka, dentro Kei Masuda. Il nuovo capoprogettista della serie Pro Evolution Soccer - che come ogni anno sfodera la nuova versione della sua ormai classica simulazione calcistica - ha annunciato che PES 2014 sfrutterà un motore grafico nuovo di zecca. è una notizia che farà felice chi ha storto il naso criticando le recenti edizioni perché troppo “ancorate” a un setup di base che - sebbene solido ed efficace - non è mai stato completamente immune da difetti. Ma in attesa del nuovo Fox Engine, con PES 2013 Konami mette più di una pezza alle piccole sbavature che allontanavano leggermente la sua simulazione dalla realtà. L’azione è stata rallentata per rendere la velocità più realistica, sono stati affrontati seriamente i discorsi dell’intelligenza artificiale in fase difensiva (molto migliorata) e della capacità dei portieri (ora in grado di opporsi degnamente a certe situazioni di gioco che in passato davano risultati imbarazzanti) ed è stata affinata la già soddisfacente fase offensiva (soprattutto negli inserimenti dei compagni di squadra, più abili a evitare il fuorigioco). La rivoluzione è dietro l’angolo? A quanto pare sì. Ma intanto PES 2013 è una gran bella conferma. Poi, nel 2014, si vedrà.

Diciamo le cose come stanno: non è che Borderlands (uscito nel 2010) avesse bisogno di tanti ritocchi. Il mix perfetto tra azione (declinata nella forma di sparatutto in prima persona) ed elementi ruolistici (evidenziati da un minuzioso sistema di punti esperienza che saltellavano sullo schermo ad ogni colpo andato a segno) era una sintesi perfetta di quello che il videogiocatore moderno amava e continua ad amare. Serve un occhio esperto per accorgersi degli effettivi cambiamenti apportati da Gearbox e 2K in questo attesissimo sequel: rifiniture alla grafica, nuove classi, qualche abilità in più e lembi di Pandora (questo il nome del pianeta dove si svolgono i fatti) che nel primo episodio non si aveva avuto modo di esplorare. La fortuna di Borderlands 2 non è da ricercare in queste piccole migliorie, e nemmeno nel numero incredibile di armi e missioni: qui a farla da padrona è la scenografia. Il cinismo esagerato dei personaggi che popolano Pandora fa a pugni con le immagini colorate e fumettose, e il giocatore rimane spiazzato e incuriosito, finendo in una dimensione a sé stante, a suo modo unica. Immediato e divertente, Borderlands 2 è un titolo talmente forte da riuscire a stregare sia i giocatori pro che quelli occasionali.

The Testament Of Sherlock Holmes (Frogwares)

Little Big Planet

Disponibile per: PS3 - Xbox 360 Genere: Adventure

Disponibile per: PS Vita Genere: Platform

HHH

HHHH

I ragazzi di Frogwares non ne vogliono proprio sapere di trascurare Sherlock Holmes: il personaggio creato da Sir Arthur Conan Doyle è di nuovo pronto a stimolare il detective che c’è in voi, con un caso che lo vede coinvolto in prima persona. L’investigatore londinese è accusato di avere sostituito un prezioso cimelio (da lui ritrovato) con un falso: fortuna vuole che la polizia sia impegnata a risolvere altri problemi, e quindi il tempo per dimostrare la propria innocenza c’è. Attraverso gli occhi e la narrazione del fido Watson (esattamente come succedeva negli scritti originali), la trama diviene sempre più fitta e intricata: inutile dire che la vicenda si snoda tra misteri ed enigmi collegati, e sarà vostro compito trovare la soluzione a ognuno di essi per procedere nell’avventura. E avventura è il termine perfetto per descrivere il gameplay di The Testament Of Sherlock Holmes, che alterna fasi di ispezione e ricerca a dialoghi e interrogatori vitali per le indagini del nostro alter-ego. I puzzle sono tutt’altro che “elementari”, e metteranno a dura prova le vostre capacità investigative; il fatto che la realizzazione tecnica non sia sbalorditiva non intacca l’inestimabile senso di appagamento che si prova a risolvere gli enigmi.

Esclusive: quanto contano nel lancio e nella diffusione di una nuova console? Citare Nintendo con i suoi Mario e Zelda potrebbe sembrare scontato, ma è d’obbligo. In tempi più recenti Halo e Gears Of War hanno fatto la fortuna della Xbox, mentre Gran Turismo e Uncharted hanno rappresentato un ottimo motivo per acquistare una PS3. Ma il motivo per cui questi titoli rimangono comunque inferiori ai giganti di Nintendo sta nei protagonisti dei giochi: Mario e Link sono vere e proprie mascotte, capaci di piacere a grandi e piccini, a chi gioca per ammazzare il tempo e a chi si dedica giorno e notte ai videogames. Ecco allora che il già acclamato Little Big Planet potrebbe rappresentare una benedizione per la giovane PS Vita di casa Sony, che nonostante qualche uscita di rilievo stenta a decollare. Sackboy è simpaticissimo, e i mondi che percorre sono colorati e mai banali. Il gameplay - anche se arricchito da nuovi comandi che prevedono l’ultilizzo di touch screen e sensore di movimento - è coinvolgente. La progressione non è mai frustrante, ma pur rivelandosi un’avventura semplice e veloce non si ha la sensazione di essere alle prese con un titolo per soli bambini. Lunga vita alle mascotte.

ONSTAGE

52

OTTOBRE

(Tarsier Studios / Double Eleven)


COMINGSOON novembre

Florence And The Machine

D

opo la fashion week milanese è in arrivo in Italia un’icona della musica e della moda internazionali. Florence Welch, la statuaria e sensuale cantante inglese dalla chioma rosso fuoco. Con il suo secondo album Ceremonials, registrato agli Abbey Studios, ha raggiunto le vette delle classifiche conquistando il pubblico grazie a quella miscela di sonorità elettro-dance dalle forti ispirazioni soul e indie rock (vedi Shake It Out, il singolo che ha lanciato il nuovo lavoro), abbinate a testi dal forte impatto emotivo, che ne hanno rivelato la parte più intima e cupa. Infatti, a differenza del primo e ottimo lavoro Lungs (che conteneva il super singolo You’ve Got The Love) decisamente più solare, Florence con il nuovo disco ha intrapreso un viaggio introspettivo alla ricerca di

se stessa, come testimoniato dalla stessa cantante che così ha commentato Ceremonials: «Per la prima volta ho realizzato un lavoro con una sorta di sound globale e coeso. In questo senso è un vero e proprio studio album: un gruppo di canzoni che dipinge un quadro uniforme della mia vita in questo preciso momento». Ricorrendo anche a sonorità gospel e pop con l’utilizzo di organi, campane e tamburelli come cornice strumentale, Florence ha ottenuto una perfetta simbiosi con la sua essenza emotiva. Quello che ci colpisce però è che l’artista non ha catturato solo la critica musicale, ma, come per magia, l’attenzione e i desideri di tutti; discografici, stilisti, fotografi e pubblico, tutti affascinati e ammaliati da questa donna dalla straripante voce e dall’ambigua per-

sonalità, metà diavolo, metà angelo. Impossibile rimanere impassibili dinanzi a lei. Non per niente Frida Giannini della crew di Gucci ha disegnato gli abiti del tour 2012 di Florence. E chi ha acquistato la versione speciale del singolo Shake It Out, saprà benissimo che è frutto della preziosa collaborazione con Karl Lagerfeld, direttore creativo di Chanel. Perciò, a tutti gli amanti della buona musica e pure delle passerelle consigliamo di segnarsi sull’agenda la data del 20 novembre. È il giorno dell’unico concerto italiano di Florence And The Machine, che sbarcheranno in Italia per regalarci una serata memorabile puntando sulla voce magnetica e la presenza scenica della Welch, pronta e rivelarsi per quel che davvero è: una diva. (Cristina Valentini)

live

» Alt-J 30/11 Milano » Band Of Horses 04/11 Milano » Bat For Lashes 19/11 Milano » Club Dogo 14/11 Pescara 16/11 Torino 17/11 Torino » Biagio Antonacci 02/11 Verona 03/11 Padova 08/11 Cuneo 10/11 Firenze 24/11 Forlì

27/11 Torino 28/11 Varese 30/11 Livorno » Cesare Cremonini 03/11 Perugia 04/11 Firenze 06/11 Pordenone 07/11 Padova 09/11 Bologna 10/11 Rimini 13/11 Roma 15/11 Napoli 17/11 Bologna » Il Teatro degli Orrori 09/11 Cortemaggiore (PC) 10/11 Cesena (FC) 16/11 Trieste

17/11 Firenze 23/11 Torino 24/11 Perugia 30/11 Bologna » Il Cile 03/11 Livorno 10/11 Senigallia (AN) 16/11 Nonantola (MO) 17/11 Cortemaggiore (PC) 24/11 Bassano del G. (VI) » Marracash 03/11 Padova 07/11 Torino 08/11 Firenze 09/11 Roma 16/11 Fontaneto d’Agogna (NO) 20/11 Milano

ONSTAGE

» Gossip 27/11 Milano » Vadoinmessico 24/11 Rosà (VI) 25/11 Pordenone 26/11 Milano 28/11 Roma 29/11 Castiglion Fiorentino (AR) 30/11 Bologna

» Mark Lanegan 29/11 Roma 30/11 Firenze » Mika 09/11 Padova 10/11 Roma » Muse 16/11 Bologna 17/11 Pesaro

Jethro Tull’s Ian Anderson 30/11 Padova

» The Rasmus 16/11 Roncade (TV) 17/11 Roma

» Malika Ayane 14/11 Firenze 19/11 Bologna 20/11 Ravenna

» Skunk Anansie 19/11 Milano 20/11 Roma 21/11 Jesolo (VE)

54

OTTOBRE

20/11 Milano

» Steve Vai 10/11 Padova 11/11 Roma 12/11 Milano » The Gaslight Anthem 06/11 Milano » The Maccabees 04/11 Roma 05/11 Bologna » Scissor Sisters 01/11 Milano » Ultravox 05/11 Milano


Onstage Magazine ottobre 2012  

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