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n째28 marzo '10

J-AX TOKIO HOTEL SPANDAU BALLET CARMEN CONSOLI CRANBERRIES


n째28 marzo '10

J-AX TOKIO HOTEL SPANDAU BALLET CARMEN CONSOLI CRANBERRIES

Afterhours Jimy Hendrix Alice nel paese delle meraviglie


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Afterhours Jimy Hendrix Alice nel paese delle meraviglie


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editoriale/ MARZO Tutti i locali di Milano e Roma dove trovi Onstage Magazine

di Daniele Salomone

Che mese, questo mese. Non che sia mai andata male in passato, anzi, basti pensare all’abbuffata di febbraio con gli otto concerti di Vasco a Milano e le esibizioni della migliore live band in circolazione, al secolo Dave Matthews Band. Ma marzo è un raro esempio di quanto varia ed eterogenea possa essere l’offerta musicale in questo paese. In attesa dei primi accenni di primavera (e della stagione estiva, che si annuncia incandescente per la musica almeno quanto per il clima), ce n’è per quattro-cinque generazioni. Soddisfatti i quarantenni che rimpiangono i sempre più rivalutati anni Ottanta con la reunion degli Spandau Ballet; soddisfatti i trentenni assaliti dalla saudage dei Novanta con il ritorno dei Cranberries; soddisfatti i ventenni attratti dalle sonorità cross over di J-Ax; soddisfatti i giovanissimi con il fenomeno-che-diventa-realtà Tokio Hotel. Se ci mettiamo anche il doppio tour di Carmen Consoli, uno rock (nei club) l’altro acustico (a teatro), si potrebbe fare una bella indagine demografica. Mese speciale, Onstage speciale. Quando ci siamo accorti di avere tutti questi colori a disposizione per la nostra tavolozza, abbiamo dipinto la tela con una trama fitta, che rendesse giustizia alla luce riflessa dai soggetti ritratti. Per questo li abbiamo intervistati tutti, o quasi, gli artisti. Diciamo che quello di marzo è un “numero a specchio”, perché nelle parole dei protagonisti di questo mese ad alta intensità live ci si ritrovano le speranze e le voglie del pubblico (noi), le illusioni anche, indipendentemente dall’età o dai gusti musicali. Riflettendoci, questo mese potrebbe fornirci l’assist per un nuovo claim: “Onstage Magazine, per grandi e per piccini”. Ci penseremo. Intanto, buon divertimento.

Direttore Editoriale Daniele Salomone d.salomone@onstageweb.com Art Director Federico Riva f.riva@ineditweb.com

Hanno collaborato a questo numero: Damir Ivic, Susanna La Polla, Massimo Longoni, Emanuele Mancini, Claudio Morsenchio, Gianni Olfeni, Silvia Pellizzon, Tommaso Perandin, Marco Rigamonti, Giorgio Rossini, Gianluca Vinci Pubblicità Areaconcerti srl via Carlo De Angeli, 3 20141 Milano tel. 02.533558 Luca Seminerio l.seminerio@onstageweb.com Francesco Ferrari f.ferrari@onstageweb.com Eileen Casieri e.casieri@onstageweb.com Marianna Maino m.maino@onstageweb.com

Progetto grafico Inedit srl via Pietrasanta, 12 20143 Milano info@ineditweb.com Grafica Karin Kellner karin@ineditweb.com Photo editor Tommaso Riva tommaso.riva@gmail.com

Pubblicità Triveneto, Mantova, Emilia Romagna Ever Est s.n.c. via Roma 5/A - 35010 Limena (PD) Tel. 049.8849246 info@everestadv.it

Stampa Centro Stampa Quotidiani Spa Via dell’Industria, 52 25030 Erbusco (BS)

Pubblicità Lazio Areaconcerti Srl Via Nizza, 53 00198 Roma Tel 06.45474811 Paola Marullo p.marullo@onstageweb.com

Web http://www.onstageweb.com http://www.mylive.it

Distribuzione Mario Vescovo m.vescovo@onstageweb.com

Onstage Magazine Registrazione al tribunale di Milano N°362 del 01/06/2007

Redazione Francesca Vuotto f.vuotto@onstageweb.com

La Bodeguita del Medio La Fontanella Le Coquetel Le scimmie Lelephant Mom Morgans Pacino Café Pharmacy Store Radetsky Reefel Roialto Café Sergent Peppers Skip Intro Stardust Tasca Trattoria Toscana Twelve Volo Yguana

ROMA Birreria Marconi Express Deja'Vu Distillerie Cleandestine Pride Pub Friend's Art Cafè Fata Morgana Crazy Bull Micca Club Lettere Cafè Open Music Cafè Tam Tam Birreria Marconi Latte Più Simposio

L'infernotto Rock Castle Cafè On The Rox Living room Cafè Casina dei Pini Sotto Casa Di Andrea Freni e Frizioni Sotto Sotto Circolo degli Artisti Locanda Atlantide Shanti Zen.O Le Sorelle Mom Art Avalon Pub

Contributors PIER FERRANTINI I Velvet sono tornati a Sanremo 9 anni dopo la prima volta. Pier, che nella band romana compone e canta, ci ha raccontato le emozioni di quella sera del 2001. A pag. 11.

GIUSY FERRERI Il compito non era facile. J-AX è uno “scomodo”, direbbe qualcuno. Ma ci piace così, e anche a Giusy. Che infatti ha accettato di intervistarlo per noi. Evviva! A pag 20.

ONSTAGE MAGAZINE_ON TOUR_MARZO 2010 n°28 marzo '10

Bar Magenta BhangraBar Biblioteca Sormani Blender Bond Cafe Milano Cargo Colonial Caffè Cuore Deseo Elettrauto Cadore Exploit Frank Café Fresco Art Good Fellas Ied Item Jamaica Julien Café Kapuziner

n°28 marzo '10

n°28 marzo '10

FEDERICO RUSSO Radio Deejay passa musica, ok. Ma i gusti dei conduttori? Li sveliamo con le playlist suggerite proprio da chi lavora nell’emittente. Partiamo con Federico. A pag. 49. J-AX TOKIO HOTEL SPANDAU BALLET CARMEN CONSOLI CRANBERRIES

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Afterhours Jimy Hendrix Alice nel paese delle meraviglie

J-AX TOKIO HOTEL SPANDAU BALLET CARMEN CONSOLI CRANBERRIES

Afterhours Jimy Hendrix Alice nel paese delle meraviglie

SPANDAU BALLET: 1 MARZO: MEDIOLANUM FORUM, MILANO; 2 MARZO: PALALOTTOMATICA, ROMA; CARMEN CONSOLI: 4 MARZO: ALCATRAZ, MILANO; 5-6 MARZO: TEATRO VENTAGLIO SMERALDO, MILANO; J-AX: 9-10-15-16 MARZO: ALCATRAZ, MILANO; THE CRANBERRIES: 16 MARZO: MEDIOLANUM FORUM, MILANO; TOKIO HOTEL: 25 MARZO: PALATORINO, TORINO; 26 MARZO: PALASPORT, PADOVA

FOLCO ORSELLI Quando il blues scorre nel sangue, è tutto più intenso. Figuriamoci l’emozione di suonare davanti a 15.000 persone. Folco ci parla della sua volta. A pag. 54

© Benetton Group S.p.A. 2010 - www.benetton.com

Direttore Responsabile Emanuele Vescovo

MILANO

FA B R I C A

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25-02-2010

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INDICE/ MARZO FACE 2 FACE 12

14. TOKIO HOTEL

Della band dei gemelli Kaulitz “i grandiâ€? hanno detto di tutto. Ci è sembrato giusto, per una volta, lasciare a loro la parola.

Afterhours

rubriche

10 ontour Il calendario completo dei concerti di marzo. Dai 30 Second To Mars a Elio e le Storie Tese, ce n’è davvero per tutti i gusti.

40 rock 'n' fashion I Gabin sono tornati da un viaggio durato 6 anni. E si sono portati a casa una valigiona piena di colori e suoni del mondo.

48 what’s new

20. J-AX

Giusy Ferreri e J-AX, due artisti agli antipodi. Lei intervista lui per Onstage. Risultato? Uno dei migliori pezzi che abbiamo mai pubblicato.

Mentre esce il nuovo album (!!!) di Jimi Hendrix, i Gorillaz tornano dalla spiaggia di plastica e Tim Burton parte per il Paese delle meraviglie. Occhio al fantasy‌

54 coming soon I concerti di aprile, tra ritorni e conferme. A partire dal tour di Elisa e dalle (otto) date torinesi del tour indoor di Vasco Rossi.

onstageweb Live Report

26. SPANDAU BALLET

Sono tornati insieme quando ormai nessuno se lo aspettava. Li abbiamo incontrati per festeggiare il ritorno in Italia dopo tanti anni.

32. CARMEN CONSOLI

Il doppio tour di Carmen, pirandelliana come nella migliore tradizione siciliana, è una deliziosa opera in piÚ atti.

36. CRANBERRIES

Altra illustre band ritrovata. Sono convinti e ci credono molto. Almeno a sentire quanto ci ha raccontato il chitarrista Noel Hogan.

I reportage fotografici di tutti i piĂš importanti concerti del mese: Spandau Ballet, Cranberries, J-Ax, Tokio Hotel, Carmen Consoli e molti altri.

Interview: Le Vibrazioni Francesco SĂ rcina ci racconta la nuova direzione artistica intrapresa dalla rock band milanese, in studio e (prossimamente) dal vivo.

Contest: vinci Elisa! Onstage in collaborazione con F&P Group ti regala i biglietti per le date di aprile del nuovo tour di Elisa. Scopri come vincerli nella sezione “Contest�.

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E poi tutte le news musicali, il calendario completo dei concerti, gli altri contest, gli approfondimenti, le recensioni e i blog. Stay tuned! Segui Onstage anche su FACEBOOK Diventa fan di ONSTAGE MAGAZINE

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ontour / marzo

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Florence + The Machine foto Alex Lake

09/03 Bologna, Estragon

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all’anonimato fino al palco dei Brit Awards 2010, passando per il numero 2 della uk chart (raggiunto con Lungs la scorsa estate) il passo non è così breve. Nessun proble-

ma, Florence Welch, quanto a gamba, è ben attrezzata. Dopo la prima italiana di Milano a ottobre, è Bologna ad ospitare la rivelazione del 2009.

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Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Domenica

Alessandra Amoroso - Porto S. Giorgio (AP) Alex Britti - Cosenza Spandau Ballet - Milano

Elio e le Storie Tese - La Spezia J-Ax - Firenze Lacuna Coil - Milano Spandau Ballet - Roma

Afterhours - Ascoli Piceno Alessandra Amoroso - Genova Alex Britti - Roma Spandau Ballet - Firenze

Alessandra Amoroso - Torino Carmen Consoli - Milano Lacuna Coil - Bologna Nina Zilli - Roma

Afterhours - Montichiari (BS) Alessandra Amoroso - Pavia Carmen Consoli - Milano Imogen Heap - Roma J-Ax - Padova Lacuna Coil - Roma Motel Connection - Nonantola (MO) Nina Zilli - Cosenza Velvet - Brescia

Alessandra Amoroso - Piacenza Carmen Consoli - Milano Imogen Heap - Madonna Dell'Albero (RA) J-Ax - Bologna Lacuna Coil - Roncade (TV) Morgan - Lodi MTV Generation Tour - Sondrio Niccolò Fabi - Borgo Valsugana (TN) Nina Zilli - Isernia Velvet - Pordenone

Carmen Consoli - Piombino (LI) Morgan - Alessandria

Sabato

Domenica

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Lunedì

Alessandra Amoroso - Bologna Elio e le Storie Tese - Catania Imogen Heap - Milano

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Martedì

Alessandra Amoroso - Trieste Florence and the Machine Bologna J-Ax - Milano Morgan - Mantova

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Mercoledì

Giovedì

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Venerdì

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Afterhours - Bologna Alessandra Amoroso - Trento Carmen Consoli - Belluno Elio e le Storie Tese - Gallipoli (LE) J-Ax - Milano

Alessandra Amoroso - Brescia Carmen Consoli - Reggio Emilia Elio e le Storie Tese - Bitritto (BA)

Afterhours - Torino Carmen Consoli - Gattatico (RE) Elio e le Storie Tese - Cosenza J-Ax - Pescara Motel Connection - Milano Niccolò Fabi - Alcamo (TP) The Bastard Sons of Dioniso - Ancona

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Hot Chip

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Carmen Consoli - Taneto di Gattatico (RE) Meganoidi - Legnano (MI) Motel Connection - Rimini MTV Generation Tour - Roma Yeasayer - Roma Velvet - Castelletto Cervo (BI)

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MTV Generation Tour - Milano

18/03 Milano, Magazzini Generali

Lunedì

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Alex Britti - Udine Elio e le Storie Tese - Napoli J-Ax - Milano Pat Metheny - Milano Yeasayer - Milano

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on il quarto album in 6 anni (One Life Stand è uscito il 5 febbraio) gli Hot Chip si confermano una delle più prolifiche band della scena elettro-pop, che dall’Inghilterra ha (re)invaso

l’occidente in quest’ultimo decennio. Li aspettiamo dal vivo a Milano per provare quel che si dice dalle loro parti. Cioè che sono i più bravi.

30 Seconds To Mars

Lunedì

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30 Seconds To Mars - Milano Alex Britti - Bergamo

Martedì

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Afterhours - Milano Elio e le Storie Tese - Rosignano Solvay (LI) J-Ax - Milano Pat Metheny - Firenze The Cranberries - Milano

Martedì

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Mercoledì

Carmen Consoli - Pontedera (PI) Elio e le Storie Tese - Genova

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Mercoledì

Katatonia - Milano Motel Connection - Campobasso

Afterhours - Roma

22/03 Milano, PalaSharp

Alex Britti - Ferrara Carmen Consoli - Palermo Mario Biondi - Milano

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his Is War piace ai fan, vende bene e i media passano i singoli a ripetizione. Insomma, il terzo disco di Jared Leto e compagni è una conferma di quanto di buono fatto nel recente

Martedì

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Carmen Consoli - Palermo Hayseed Dixie - Torino Mario Biondi- Milano

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Mercoledì

Alex Britti - Genova Carmen Consoli - Civitanova Marche (MC) Hot Chip - Milano Le Vibrazioni - Torino

Giovedì

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Afterhours - Cesena Carmen Consoli - Teramo Katatonia - Roma Le Vibrazioni - Firenze Motel Connection - Napoli Tokio Hotel - Torino

Venerdì

Afterhours - Reggio Emilia Carmen Consoli - Ancona Elio e le Storie Tese Piangipane (RA) Enrico Ruggeri - Padova Giuliano Palma & the Bluebeaters - Firenze Le Vibrazioni - Milano LNRipley - Firenze Motel Connection - Brescia Niccolò Fabi - Potenza

Venerdì

Afterhours - Firenze Alex Britti - Cremona Carmen Consoli - Assisi (PG) Le Vibrazioni - Cesena LNRipley - Roma Motel Connection - Roma MTV Generation Tour Mantova Niccolò Fabi - Teramo Nina Zilli - Modena

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Afterhours - Padova Elio e le Storie Tese - Legnano (MI) Giuliano Palma & the Bluebeaters - Nonantola (MO) Katatonia - Pinarella di Cerva (RA) Le Vibrazioni - Roncade (TV) Motel Connection - Pescara Nina Zilli - Legnano (MI) Tokio Hotel - Padova

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Sabato

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Sabato

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Carmen Consoli - Ripamolisani (CB) Elio e le Storie Tese Castegnato (BS) Francesco Renga - Roma Giuliano Palma & the Bluebeaters - Rimini Motel Connection - Bari MTV Generation Tour - Genova Port-Royal - Ferrara

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Domenica

Francesco Renga - Milano Giuliano Palma & the Bluebeaters - Civitanova Marche (MC) MTV Generation Tour - Torino

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Domenica

MTV Generation Tour - Brescia

On The Road

Sanremo mon amour di Pier Ferrantini*

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ebbraio 2001. O forse 1 Marzo 2001. Non ricordo bene, d’altronde sono passati parecchi anni e il mio cervello da quella settimana sta facendo di tutto per mandare il sistema in crash e dimenticare tutto. Flashback. Cinque minuti mi separano dalla prima diretta della mia vita dal teatro Ariston di Sanremo e incredibilmente sono assolutamente padrone dei miei pensieri e non provo particolari emozioni. Quattro minuti. Controlliamo l’accordatura delle chitarre. Noi siamo una band e compariremo già in posizione su una pedana mobile. Bevo un sorso d’acqua e mi stupisco che la mia gola sia perfettamente idratata. Nessuna emozione particolare. Tre minuti. Penso che forse tra qualche giorno la mia vita sarà diversa, chissà. E che comunque, anche se non ho mai amato il Festival, è una bella soddisfazione esserci. Probabilmente da domani non mi chiederanno più che lavoro faccio. La chitarra è accordata. Due minuti. Penso a mia madre. La canzone che presentiamo è Nascosto dietro un vetro e l’ho scritta dopo la fine della sua malattia, ma a Sanremo non lo sa nessuno perché non voglio finire a La vita in diretta a parlare di mia madre che non c’è più. Lei comunque sarebbe felicissima, era la musicista vera della famiglia. Un minuto. Bevo ancora, la gola inizia a seccarsi ma non è preoccupante. Mi stupisco di tutta questa calma, guardo gli altri Velvet e noto che sono tutti sereni e divertiti. E anche vestiti discretamente male, nonostante gli abiti siano di marca, o forse proprio per quello. Sento la Carrà annunciare che la gara riprenderà subito dopo la pubblicità. Iniziano i guai per colpa di un timer posizionato in basso a destra, i secondi scorrono al contrario. 59,58,57… 37,36,35… 10,9,8… 3,2,1. Zero. Non ho più voce. Non so dove sono. Ho soltanto voglia di staccare il jack dalla chitarra e tornare a casa. Invece riesco in qualche maniera a finire la canzone. Sarà una bruttissima esibizione ma il pezzo è bello e quindi nelle settimane successive avrà parecchio successo. E da quel giorno la mia vita inizierà a cambiare parecchio. Dieci anni dopo mi ritrovo su un tour bus della Redbull a suonare in Piazza Colombo, a 100 metri dal teatro Ariston, e mi torna in mente che sono stato al Festival con i Velvet altre due volte, che Dovevo dirti molte cose è stata nominata tra le canzoni italiane del decennio, che durante l’esibizione del 2007 (con Tutto da rifare) mi è venuto in mente di scendere dal palco e fare una passeggiata nel teatro che l’avevo visto fare a Bono e vorrei proprio essere come lui. Che nel 2003 abbiamo suonato un concerto in diretta su Radio Rai da Sanremo e nel 2008 mi hanno chiesto di far parte della commissione selezionatrice dei giovani in qualità di cantante di una band affermata. Mi tornano in mente tutte le cose successe in questi dieci anni, dal Live 8 a Roma fino al peggior concerto (una sera a Brescia con 10 persone) e sono sicuro soltanto di una cosa: niente è più stato simile a quei 5 minuti. Per fortuna e purtroppo.

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Alex Britti - Padova Hayseed Dixie - Milano I Velvet in uno scatto recente. Pier è quello in primo piano.

passato. Sarà per questo che, dopo il secret show di Milano dello scorso novembre, l’Italia apre nuovamente le braccia alla band californiana? Proprio così.

foto Chiara Mirelli

Lunedì

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*Pier è il cantante dei Velvet, il cui esordio è datato 2001 con Versomarte. In totale gli album sono 5, l’ultimo dei quali, Nella lista delle cattive abitudini, è uscito nel 2009. Il prossimo lavoro, una raccolta di vecchi brani risuonati con l'aggiunta di qualche inedito, è atteso in primavera. I Velvet sono in tour: a marzo sono attesi il 5 a Brescia, il 6 a Pordenone e il 13 a Castelletto Cervo (BI). Info: velvetband.it


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FACE2FACE/ AFTERHOURS

di Silvia Pellizzon

Afterhours Live 03/03 05/03 10/03 12/03 16/03 19/03 20/03 23/03 25/03 26/03

“Aftehours a teatro, canzoni, letture, anomalie”. E’ scritto sul manifesto che annuncia il nuovo tour di Manuel Agnelli e compagni. Tra quest’ultimi c’è Giorgio Prette, che nella band piemontese suona la batteria senza soluzione di continuità dal 1992. Immerso nelle prove, Giorgio ci ha parlato dell’originalissimo progetto live degli Aftehours. Quando si dice “teatro sperimentale”…

Ascoli Montichiari (BS) Bologna Torino Milano Reggio Emilia Firenze Roma Cesena Padova

foto Giulio Mazzi - Casasonica Managmentù

Si alzi il sipario

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© 2010 Universal Studios. All Rights Reserved.

ornate dal vivo con una serie di spettacoli esclusivamente per il teatro, stato nostro ospite in alcune date, soprattutto nel 2009. Con Antonio Rezza avevamo già una location inconsueta per una rock band come la vostra, ma sicuraprovato un suo intervento per il Festival di Sanremo dell’anno scorso. Se non fossimo mente interessante. Com’è nata quest’idea? stati eliminati, per la terza sera, quella con l’ospite, avevamo preparato una versione E’ da un po’ di tempo che portiamo avanti l’intenzione di sperimentare diversa de Il Paese è reale. Manuel Agnelli avrebbe duettato con Cristiano Godano dei progetti diversi da quello che abbiamo fatto in passato: dopo tanti anni Marlene Kuntz e successivamente, all’interno del brano, ci sarebbe stata la riduzione è questo quello che ci permette di andare avanti, di interrompere qualunque forma di per l’appunto di un suo sketch; cosa che poi non abbiamo potuto realizzare perché siaroutine. Poi certe esperienze sono comunque stimolanti, perché ti permettono di conmo stati eliminati la prima sera. Però in quella circostanza ci siamo conosciuti, ci siamo frontarti con un sacco di situazioni nuove, che possono essere semplicemente musicisti divertiti e ci è rimasto il cruccio e la voglia di fare qualcosa insieme. Questa ci sembrava diversi, contesti diversi, come in questo caso, ma anche altre forme espressive. Per cui l’occasione giusta. quando abbiamo pensato di farlo abbiamo subito escluso l’idea del classico tour della rock band che suona nei teatri in versione Musicalmente invece, ci anticipavi che non elettro-acustica. In realtà volevamo proprio proponete niente di acustico. fare qualcosa di diverso che nessuno aveva No, infatti, suoniamo elettrici. Chiaramente Ci piace sperimentare progetti diversi da ancora provato. con un’attitudine un po’ diversa, perché in tequello che abbiamo fatto in passato: dopo tanti anni atro non possiamo avere i volumi che si hanno è questo quello che ci permette di andare avanti, di Come sarà impostato questo nuovo show? normalmente nei club né tantomeno all’aperinterrompere qualunque forma di routine Fondamentalmente l’idea, come struttura, è to. Però vogliamo comunque diversificare la quella di uno spettacolo in più atti, proprio nostra proposta, nel senso che abbiamo messo come si fa in teatro. C’è la parte prettamente in repertorio diversi pezzi che non suonavamo musicale, nostra, ma sempre con degli ospiti. Ce ne sono sia fissi che “variabili”: di base, da un sacco di tempo. E’ questo è sicuramente un elemento di novità rispetto ai concerti ad esempio, siamo sempre accompagnati da un quartetto d’archi, lo Gnu Quartet. Poi c’è degli ultimi due anni. una parte di letture (musicate) di vari testi, di autori come Ennio Flaiano, cosa che avevamo già fatto lo scorso anno sia a Roma che a Los Angeles. Abbiamo ospiti che faranno dei Dal vivo avete sempre avuto una risposta molto calorosa da parte del vostro pubblico. reading, piuttosto che delle apparizioni di attori che recitano veri e propri sketch teatrali. Come pensi che verrà accolta dai fan questa vostra esperienza teatrale? Peraltro molte Per le letture, in alcune date ci sono Emidio Clementi dei Massimo Volume e Claudia date sono già sold out. Pandolfi, altre volte abbiamo invece l’attore Antonio Rezza. Insomma si tratta di uno Sinceramente non ci poniamo il problema. Per noi l’inizio di tutto è il nostro stimolo e il spettacolo multiforme e multi-espressivo. nostro interesse, la voglia di fare cose diverse dal passato. Tranquillizzare il nostro pubblico confermando l’immagine degli Afterhours non è il nostro primo pensiero. Se poi si crea Sorprende che oltre alla musica abbiate pensato ad intermezzi teatrali. una spaccatura, poco importa: nessuno è obbligato a seguirci e ad ascoltare tutto quello E’ chiaro che la musica è il momento principale perché noi non siamo attori ma musiciche facciamo. Per noi invece è fondamentale e obbligatorio fare delle cose che ci stimolino sti. Diciamo che abbiamo cercato di partire dalla musica, di portarla in una veste diversa e non interpretare sempre noi stessi. Poi la particolarità di questa esperienza, quello che dal solito, per poi contaminarla il più possibile. la rende speciale, credo sia proprio il fatto che difficilmente la ripeteremo. Preferiremo piuttosto fare qualcosa di ancora diverso. Come avete scelto gli interventi teatrali e i testi? Avete lavorato con un regista o è stato un processo spontaneo? Un’ultima curiosità: siete al lavoro per un nuovo disco? Parte tutto dai rapporti personali con le persone che sono coinvolte. Sia con Emidio Finito questo tour teatrale, che abbiamo voluto concentrare il più possibile nel mese di Clementi che con Claudia Pandolfi avevamo già fatto un lavoro di questo tipo, un reamarzo, ci dedicheremo totalmente al disco nuovo. ding al Palazzo delle Esposizioni di Roma l’anno scorso. Anche lo Gnu Quartet era già

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OS 14 Tokio Hotel Live

Tokio Hotel

Livestyle

25/03 Torino 26/03 Padova

> di Susanna La Polla

QUI SI FA SUL SERIO Chi pensa che i Tokio Hotel siano solo un “gruppetto di ragazzini” dovrebbe farsi un giro su YouTube e guardare un video delle esibizioni live di questa giovane band tedesca. Certo, il mondo di riferimento è quello dei giovanissimi, ma le performance sono all’altezza delle più quotate rock band. E la maturità dei fratelli Kaulitz è la controprova di questa convinzione. Li abbiamo sentiti (entrambi) in occasione dell’ospitata al Festival di Sanremo.

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Una “scena” che vanta centinaia di migliaia di fan… A proposito: so che siete stati vittime di non pochi episodi di stalking da parte del vostro pubblico femminile, con una di loro siete incappati anche in problemi legali. Adesso siete spaventati? Vi servite di guardie del corpo? Bill: Da ormai cinque anni, per la maggior parte del tempo siamo circondati da guardie del corpo, ma non certo nei A quanto riportano le vostre biografie, avete iniziato a fare musica da giovanissinostri momenti privati. mi. Ho letto che avete iniziato a scrivere canzoni all’età di sette anni. Quanto siete Tom: Però, intendiamoci, non siamo spaventati dalle nostre stati influenzati dalla vostra famiglia nella scelta di diventare musicisti? fan, ci piace incontrarle. Ci Bill: Il nostro patrigno ha avuto un piace parlare con le ragazruolo fondamentale nella nostra ze. formazione musicale perché è un Ci chiedono continuamente se facciamo parte Bill: Certo, noi amiamo le chitarrista. di questa o quella scena, anche perché ogni giorno ne nostre fan, sono la cosa più Tom: Sì, è stato lui a comprarmi la spunta fuori una nuova. Io direi che la nostra scena importante per noi. Quelmia prima chitarra e a darmi i primi si chiama Tokio Hotel. la vicenda, be’, si trattava insegnamenti su come suonarla. In Tom Kaulitz di una stalker, non di una più è con lui che abbiamo iniziato a fan, ma non è che per queregistrare le prime cose. Ci ha dato sto episodio puoi avere guardie del corpo attorno tutto il una grande spinta. tempo, a meno che non succeda qualcosa di spiacevole. Potreste dirci qualcosa di più sulle vostre influenze musicali? Alcuni critici soA proposito di brutti episodi, Bill nel 2008 sei stastengono che dobbiate molto ai Metallica, che anzi alcuni dei vostri brani siano to operato per rimuovere una ciste dalle tue corde fin troppo simili a quelli di James Hetfield e soci… vocali, evento a causa del quale siete stati costretti Bill: Non credo sia vero, perché in realtà abbiamo tutti gusti musicali molto differenti, non c’è a cancellare alcune date in Europa e tutto il tour un artista o una band che piaccia a tutti. Gustav (Schäfer, batterista, nda) ama moltissimo i Meprevisto in Nord America per quell’anno. Come hai tallica ma ciascuno di noi ascolta musica diversa, non c’è un grande idolo che ispiri tutti. Perciò vissuto quella esperienza? E adesso come ti senti? credo che il prodotto della musica dei Tokio Hotel sia un mix di un sacco di cose diverse. Bill: E’ stato un momento davvero difficile per me ma poi sono tornato sul palco e ho fatto un sacco di concerti, ne Quindi non vi considerate parte di una scena o di un movimento musicale? ho ancora tanti davanti, e le cose funzionano bene. CertaBill: No, non ci piace inserire i Tokio Hotel in una scena specifica. Il nuovo disco poi è diverso mente quando vivi un’esperienza del genere ti rimane per dai precedenti, ci sono canzoni davvero rock ma anche un sacco di cose elettroniche, perciò sempre dentro, non te la dimentichi facilmente. Ma ora mi non potremmo davvero inserirci in una specifica scena musicale. sento a mio agio e in generale mi diverto, amo andare in Tom: Anche perché ogni giorno ne spunta fuori una nuova. Ci chiedono continuamente se tour e cerco di non pensarci più. facciamo parte di questa o quella scena, io direi che la nostra scena si chiama Tokio Hotel. artiamo subito con una domanda a bruciapelo. Vogliamo una risposta sincera: andate d’accordo fra di voi? Siete amici? Bill: Si certo! A volte, è chiaro, si litiga ma in generale andiamo molto d’accordo anche perché ormai ci conosciamo molto, molto bene, suoniamo insieme da quasi dieci anni. E’ alla base di tutto, se non si è buoni amici non si può far parte della stessa band. E noi lo siamo.

Sono libere e anticonformiste. Curiose e frizzanti. A volte romantiche, a volte maliziose. Dolci, a volte aggressive. Ma sempre uniche e originali. Pronte a sperimentare infinite identità, aperte ai cambiamenti e alle novità. Amano un make-up che sia espressione del loro essere e delle loro emozioni. E amano una musica in cui riconoscersi, in cui ritrovare sentimenti, sperimentare sensazioni. Sono ragazze per cui Debby ha creato un’infinita gamma di colori e di finish studiati con originalità per un look che cambia ogni giorno seguendo i desideri, le emozioni, le voglie del momento. E sempre per loro Debby ha scelto di sponsorizzare il tour italiano dei Tokio Hotel. 4 date (25 marzo a Torino, il 26 a Padova, l’11 aprile a Roma e il 12 a Milano) per sottolineare che make-up e musica parlano lo stesso linguaggio. Quando il make-up è Debby e la musica è quella dei Tokio Hotel. Debby, experience your identity!


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Bill, Karl Lagerfeld (stilista e fotografo tedesco) ti ha definito un’icona della moda, mentre Michael Michalsky (anch’egli stilista) sostiene tu sia la personificazione della pop art. Al Madam Tussaud’s di Berlino c’è pure una statua in cera che ti raffigura. Che effetto fa essere così famosi ad appena 20 anni? Bill: Sai, ogni tanto mi ritrovo a pensarci e sembra tutto così strano, pazzesco. A volte me ne dimentico mai poi la gente viene da me e me lo ricorda e, be', non ti nascondo che trovo un po’ inquietante che ci sia una mia statua di cera al Madame Tussaud’s. Ma in realtà è una cosa bellissima e ne sono molto orgoglioso. Sono contento di poter vivere una vita come questa, perché amo fare musica e stare sul palco. Non c’è dubbio che sia fantastico e che mi piaccia moltissimo. Il tuo look androgino spesso ha dato vita a voci su una tua presunta omosessualità. Tu hai sempre smentito, ma qual è la tua opinione sul tema della sessualità? Bill: Non ho problemi. Intendo dire che rispetto la sessualità degli altri. Ognuno può fare quello che vuole perché alla fine credo che tutto abbia a che fare semplicemente con l’amore e io credo nel vero amore. Penso che quando si ama qualcuno veramente si debba amarlo ed essere felici.

Per la prima volta abbiamo il nostro palco ed è veramente figo. Abbiamo la nostra città futuristica, Humanoid City, è una produzione gigantesca. Bill Kaulitz

Torniamo alla musica: per il vostro nuovo album, Humanoid, vi siete avvalsi della collaborazione di alcuni nuovi produttori: Guy Chambers, i Matrix e Desmond Child. Com’è stato lavorare con loro per voi che siete abituati, da sempre, ad un collaudato team di producer, formato da Peter Hoffmann, David Jost, Pat Benzer e Dave Roth? Bill: E’ vero, abbiamo sempre lavorato con gli stessi produttori per sette anni, il che è ottimo perché ci conosciamo molto bene e in studio siamo come una grande famiglia, un aspetto molto importante per lavorare bene insieme. Però per Humanoid volevamo qualcosa di nuovo e così abbiamo provato a collaborare con altri. Volevamo avere una ventata d’aria fresca nel nuovo disco. Il vostro nuovo tour europeo dura circa due mesi. Immagino sia duro stare lontani da casa per un periodo così lungo. Bill: Sai, alla fine ci siamo abituati ma penso che comunque sì, sia ancora dura, specialmente per Georg (Listing, bassista, nda) che è fidanzato. E anche per tutti noi non è sempre facile stare in giro per così tanto tempo. Ma in generale ci piace, ci muoviamo con due tour bus e ciascuno ha il suo spazio, persino il suo letto! Tom: Anche se, diciamocelo, il tuo letto a casa ti manca, perché dormi tre o quattro mesi in un tour bus che alla fine è solo un autobus!”

Teen idols #1: Finley

In concomitanza con l’arrivo dei Tokio Hotel in Italia, parte l’MTV New Generation Tour, spettacolo che porta sui palchi delle più importanti città italiane gli idoli dei più giovani. Jacopo Sarno, Lost, Broken Heart College, dARI e Finley, tutti insieme appassionatamente. A quest’ultime due band abbiamo fatto qualche domanda (le stesse, per la verità). Partiamo dai Finley, virtuali headliner di questo insolito tour (per tutte le date: www. livenation.it). Che cosa ne pensate della definizione “teen idols”? Vi va stretta o ci convivete senza problemi? L’espressione “teen idols” significa letteralmente “idoli dei ragazzi”…perchè dovrebbe andarci stretta o darci problemi?! Che cosa c’è di più figo se non essere amati dai ragazzi ed essere una sorta di esempio per loro?! Vi siete fatti un’idea del motivo per cui la vostra musica è letteralmente adorata dai teen-ager mentre il pubblico adulto sembra “snobbarvi”? Il pubblico adulto più che “snobbare” spesso non è a conoscenza della realtà dei più giovani o delle nuove band proposte da MTV e dal web. C’è una sorta di chiusura preventiva, si tende a catalogare qualsiasi artista giovane in un qualcosa di banale o scontato, non assimilabile dalle proprie orecchie. In parte è comprensibile, visto che i giovani, per forza di cose, tendono a parlare di problemi e tematiche relative alla loro età. I più grandi non sono coinvolti ma peccano di superficialità rimanendo attaccati solamente all’immagine televisiva di una band senza averla mai vista suonare live e senza conoscerne le canzoni. Cosa ne pensate dei Tokio Hotel? E’ un progetto indubbiamente riuscitissimo in termine di cifre e di risultati: in pochi anni hanno esportato la loro musica in tutta Europa e anche oltre, diventando un vero e proprio fenomeno di massa. Sinceramente non rappresentano per noi un punto di riferimento a livello di sound o di immagine, ma rimangono comunque un esempio importante di come la musica possa portarti a realizzare qualcosa di grandioso. La band dei gemelli Kaulitz è famosa in tutta Europa. Cos’ha la musica straniera più di quella italiana? Noi esportiamo poco la nostra musica a causa della pessima cultura musicale italiana. Viviamo in un paese troppo legato alla tradizione del “bel canto” e che difficilmente lascia spazio al nuovo e al diverso. A maggior ragione in questo periodo in cui il coraggio di investire in qualcosa di alternativo segue proporzionalmente la diminuzione delle vendite dei dischi. In questo modo però continuiamo a perdere terreno nei confronti dei paesi europei, che stando attenti alle nuove sonorità rock, e non solo, riescono ad avere un prodotto originale ed esportabile. Per non parlare invece, di quanto la musica ricopra mediamente un ruolo marginale nella vita di un ragazzo italiano, il quale difficilmente, a differenza di un inglese o un tedesco, ha mai preso una chitarra in mano o è mai stato a più di un paio di concerti. L’MTV New Generation Tour è un’esperienza molto diversa da una tournée in cui suonate da soli. Con che spirito l’affrontate? E’ un qualcosa di assolutamente nuovo e inedito in Italia. E’ un vero e proprio festival itinerante per cui avremo il piacere e l’onore di chiudere ogni serata. E quale occasione migliore per lanciare il nostro nuovo disco?! Proprio il giorno prima dell’inizio del tour, ovvero il 12 marzo, esce FUORI!, un album a cui abbiamo dedicato intensamente i nostri ultimi 12 mesi e che sorprenderà chi lo ascolterà!


livestyle/ tokio hotel

Teen idols #2: dARI

Bill: Be’, sicuramente è un periodo molto lungo e a volte è un po’ dura ma è comunque una bellissima esperienza.

Dopo i Finley, hanno risposto alle nostre domande anche i dARI, altro gruppo di punta dell’MTV New Generation Tour. Che cosa ne pensate della definizione “teen idols”? Vi va stretta o ci convivete senza problemi? In tutti i campi c’è sempre la necessità di essere etichettati e la musica non fa eccezione. Quando si è teenager si forma la personalità e si ha bisogno d’ avere dei riferimenti; in questo processo entrano i “teen idols“ che possono essere star dello sport, del cinema e della musica. Personaggi che vengono idealizzati e diventano quindi dei riferimenti per i giovani. Non è un’etichetta che ci sta stretta, è anzi una responsabilità non indifferente, ma anche un grande piacere, è energia positiva che dà motivazione e nuovi stimoli. Vi siete fatti un’idea del motivo per cui la vostra musica è letteralmente adorata dai teen-ager mentre il pubblico adulto sembra “snobbarvi”? Probabilmente perchè il pubblico adulto si ferma all’immagine, che è più facilmente identificabile nei ragazzi più giovani. Le nostre canzoni parlano di storie di tutti i giorni, considerazioni su quel che ci circonda, sulle interazioni tra le persone, sull’amore inteso come sentimento universale e/o rapporto tra due persone. Tutti elementi del vivere comune di ognuno di noi, indipendentemente dall’età. Cosa ne pensate dei Tokio Hotel? Sono una band di ragazzi che ha avuto un successo mondiale e sta lavorando sodo, come tantissime altre band nel mondo più o meno celebri di loro. La band dei gemelli Kaulitz è famosa in tutta Europa. Cos’ha la musica straniera più di quella italiana? Assolutamente niente, sono gli italiani un popolo d’esterofili. L’MTV New Generation Tour è un’esperienza molto diversa da una tournée in cui suonate da soli. Con che spirito l’affrontate? Sappiamo che è un grande onore aver la possibilità di poterci essere. Facciamo parte di un movimento che esiste realmente e ha voglia di farsi sentire. Abbiamo la responsabilità di far tornare i ragazzi e le ragazze a muoversi per la musica e guardare i concerti dal vivo. Inoltre grazie ad MTV Pulse tutti quanti potranno seguirci in tour, 24 ore su 24, e scoprire i segreti del backstage e del tourbus dell’ MTV New Generation Tour. Noi, i Finley, i Lost, i Broken Heart College e Jacopo Sarno saremo i protagonisti de "La storia segreta dell'MTV Generation Tour".

E’ vero che viaggiate con i vostri cani? Fanno per caso parte del nuovo show? Bill: No, non sono nello show (ride, nda). A volte vengono con noi, è vero, altre volte li lasciamo a casa e se ne occupano i nostri genitori. Cerchiamo di portarceli dietro perché ne siamo innamorati, li consideriamo veri e propri membri della nostra famiglia. Ma purtroppo non sempre è possibile. Potete dirci qualcosa delle scenografie dello show? Bill: Per la prima volta abbiamo il nostro palco ed è veramente figo, siamo appena tornati da Londra dove lo abbiamo visto montato da Misty Buckley, la set designer che l’ha ideato, una persona squisita con la quale è stato bellissimo lavorare. A Londra poi ci siamo incontrati anche con i gemelli canadesi Dan e Dean della griffe DSquared2, coi quali ho collaborato per la creazione dei nuovi costumi del Humanoid City Tour, che sono davvero pazzeschi. Abbiamo la nostra città futuristica, Humanoid City, è una produzione gigantesca, la più grande che i Tokio Hotel abbiano mai avuto sin ora, ed è fantastica.

Non ti nascondo che trovo inquietante che ci sia una mia statua di cera al Madame Tussaud’s di Berlino. Ma sono contento di poter vivere una vita come questa. Bill Kaulitz

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Prima di salire sul palco siete nervosi, avete qualche rito scaramantico particolare che effettuate prima dello show? Bill: Di solito siamo molto, molto nervosi prima di ogni show. Guarda, penso che i Tokio Hotel siano la band più nervosa che esista al mondo. Ma non appena saliamo sul palco le cose vanno bene e passa tutto, facciamo la nostra musica e ci divertiamo. Diciamo che dopo la prima canzone va tutto bene. Tom: In realtà ciò che è veramente importante è che Georg faccia ‘quella grossa’ in bagno prima di ogni show. Solo allora sappiamo che tutto andrà bene. Parlateci un po’ della scaletta del live. Canterete solo in inglese o anche in tedesco? Solo brani dal nuovo album o anche vecchie canzoni? Bill: Suoneremo un sacco di canzoni ma la maggior parte saranno brani che abbiamo inciso nel nostro ultimo album, Humanoid. Facciamo anche qualche pezzo vecchio ma volevamo davvero andare in tour con musica nuova perché quella vecchia l’abbiamo suonata per così tanto tempo... Per quanto riguarda la lingua mixiamo un po’ tutto, ogni sera abbiamo un set tedesco e uno inglese, il che significa un sacco di lavoro in più per me!


J-Ax

foto Federico Riva

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Livestyle > a cura di Francesca Vuotto / foto: Alessandra Tisato

IL FATTORE X CE L’HO IO! Metti uno controcorrente e anticonformista come J-Ax davanti a una come Giusy Ferreri, esplosa grazie a un reality televisivo. Metti che questo avvenga dopo che l’artista milanese ha avuto “problemi” con uno dei concorrenti di quel programma. Metti che i due si stimino (molto) nonostante appartengano a mondi musicali completamente differenti. Cosa succede? Che la chiacchierata tra i due è sincera e trasparente come raramente capita.

C

sempre colpa dell’agenzia di promoting. Se l’informazione non iao Ax… Eccoci qua, stiamo per iniziare l’autopsia dell’alieno… Diè abbastanza incisiva, può essere deleterio per il tour stesciamo che sono qui nelle vesti di giornalista, nel caso dovesse so? Certo, se ti chiami Robbie Williams o Madonna, che ti attaccano andarmi male in futuro con la musica! Ma smettila… Dai, comanifesti che scendi a Linate e li vedono tutti, è un conto, altrimenminciamo. Sono molto contenta di essere in tua compagnia ti devi dare alla gente il tempo di sapere le cose. Non tutti hanno perchè ti stimo tantissimo. Come sai, io lo dico sempre che tu hai modo di controllare le tue date, uno magari passa due mesi di cazzi cambiato le cose… Parliamo di questi quattro concerti di Milano. Te lo aspetsuoi prima che qualcuno gli dica “Oh, ma lo sai che c’è il concerto tavi? Avevo previsto di farne uno, ne sognavo due, ma quattro non li immaginavo di quello che ascoltavamo quest’estate?” E’ proprio quello che neanche. Credo che sia merito di una componente particolare degli ultimi miei dischi. sto vivendo, il mio percorso musicale è stato così veloce Mi è già capitato di avere un air-play radiofonico fortissimo, ma poi magari non riuche la programmazione dei live arriva un po’ alla rinfuscivo a riempire del tutto le location dei concerti. Le canzoni di questo disco sono fatte sa. C’è da dire che facciamo riferimento ad un pubblico diverso. In per essere suonate dal vivo. Volevo arrivare proprio a questo, sento che nella effetti si. Io sono molto tua musica ultimamente c’è una presente sul web e il mio forte componente rock, oltre all’hip fan si compra il disco hop. Dopo Domani smetto (penultimo Quattro concerti a Milano? Credo sia mequasi come un gesto di album degli Articolo 31, ma considerarito di una componente particolare. Rap’n’Roll fede. Per le date è uguato da J-Ax il suo primo da solista perché parte da un concetto e una dinamica di vita, le, basta che le pubblichi curato interamente da lui, nda) ho scritto un disco con un titolo così hai voglia di sentirlo sui miei siti. Internet… delle belle canzoni, ma non ero a fuoco dal vivo Internet dà l’indipendenmusicalmente. Rap’n’Roll invece parte za che sogna ogni artista, da un concetto e una dinamica di vita, però a questo punto si un disco con un titolo così hai voglia di apre una questione: se domani esce un album di Grignani, dico un sentirlo dal vivo. Quando ho ricominciato a fare concerti, io e la mia agenzia ci siamo nome a caso, e qualche persona che conta in Italia decide che fa detti “Vediamo un po’ la credibilità live”. Sono partito dai club rock, dove c’era il mio schifo, nessuno saprà che il disco è uscito, a meno che lui non abbia pubblico, ma anche persone che vanno abitualmente ad ascoltare i concerti. una forte presenza sul web. Quindi, in che percentuale un artista è danneggiato quando il “gotha” della musica che controlla radio e Quali sono gli elementi necessari per ottenere un seguito del genere? Ci TV stabilisce che un nostro disco fa schifo? Io sono toccato relativadeve essere un disco bello, che piace e che ha venduto, una serie di canzoni che tirano mente poco, perché ho un mio network per comunicare. e che vanno su YouTube, non è fondamentale che le passi la radio, e deve esserci anche un 10% di generici fruitori di concerti. Comunque è interessante l’andamento delle venSembri immune da tutte le “trappole” del music busidite. Perché? All’inizio andavano lentamente ma dopo il primo sold out la gente ha ness. Beh, insomma, non proprio del tutto. Parliamo dell’ultimo iniziato a comprare i biglietti molto in fretta. Consiglio a tutti gli artisti di non accettare X-Factor, visto che siamo qui con te. Mi hanno chiesto se andavo un “deal” in cui le date non siano pubblicate almeno tre mesi prima, anche se non è

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foto ©Meschina

La cricca di Ax

J-Ax e la sua band nel backstage di un concerto. Da sinistra, Guido Style, Spazio, Fabio B, Ax, Dj Zac e Steve.

Al fianco di J-Ax c’è una band di tutto rispetto, anomala se vogliamo, ma solo perché anomalo (anche se sarebbe meglio dire innovativo) è il genere musicale che il rapper milanese porta sul palco. “Fabio B gestisce tutti i nostri ascolti e suona i campionatori, e non solo, attraverso i vari plug-in che abbiamo collegati al sequencer”. Paroloni per dire che Fabio è l’ingegnere del suono dei live. A fianco a lui, un altro disk jokey, Dj Zac, “uno dei migliori scratcher europei”, anche se nel caso di J-Ax, gli scratch “possono essere considerati come la sezione archi o fiati”. Alla batteria c’è Steve, con AX dai tempi di Domani Smetto, che suona una sorta di drum machine “in carne e ossa” che tanto ricorda certi video anni Ottanta. Guido Style suona la chitarra e si occupa anche dei cori, mentre Spazio rappa insieme al protagonista principale. “E poi ci sono tutti gli altri che stanno dietro le quinte, a partire da mio fratello Grido (dei Gemelli Diversi, nda)”. Insomma, un vero e proprio ensamble di rap’n’roll.

a parlare del video che era appena uscito. L’ho fatto e me ne sono pentito, perché poi sono stati fatti dei commenti pseudo-ironici, in quella specie di confessionale. Ovviamente c’è un dare e prendere, ma io ci sono andato anche per portare la mia esperienza ai concorrenti. Ti può piacere o meno la mia musica, ma alla fine se sono 15 anni che faccio questo lavoro qualcosa da imparare c’è. Marco, quello mi ha preso in giro nel confessionale, prima o poi lo ribecco... E’ un peccato, io sfrutterei al massimo la possibilità di avere un confronto con chi nella musica c’è già da diverso tempo. All’inizio ho pensato che se arrivavi da lì tu che sei a un buon livello… Grazie… potevo andarci a cantare. Poi sono entrato nella parte reality dello show, dove ho visto la disonestà venire fuori solo per fare una bella figura davanti alla telecamera. Questa è la prima intervista che faccio dopo allora, ma comunque alla fine me ne frega poco. Quando c’ero io, forse perché era la prima edizione e non si sapeva bene cosa accadesse fuori, avevamo tutti

Un artista può essere danneggiato quando chi controlla radio e TV stabilisce che un disco fa schifo. Ma io sono toccato relativamente poco, perché ho un mio network per comunicare

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un gran rispetto degli ospiti. Poi ho notato che, per esempio quando vengono assegnati dei brani, è diventato una prassi dire “questa canzone mi fa schifo”. Una cosa assurda, anche perchè magari davanti alla TV c’è pure l’autore della canzone! Ti sta guardando tutta Italia e non è neanche carino, anche se è un tuo pensiero. Certi format ti fanno salire sul grande yacht dell’entertainment, sei subito famoso. Poi, arrivati in mare aperto, ti mettono su un canotto e loro tornano a prendere il prossimo. Tu hai saputo arrivare da qualche parte con quel canotto… Ci si prova… ma quanti si sono persi? Quasi tutti. Io sono sull’isola da un bel po’, sai quanti cadaveri ho visto arrivare col canotto? Per me la maggior parte di quelli che partecipano a X-Factor sono bravissimi cantanti da pianobar, ma le palle le devono tirare fuori dopo, come hai fatto tu. A proposito di esperienza, come vedi l’evoluzione dell’hip hop in Italia? A me fanno sempre ‘ste domande, mamma mia, ma c’ho 37 anni… (ride, nda). Non posso dire di essere un hip hopper, macino rock dalla mattina alla sera, ma rimango uno che a quanto pare se la sa cavare come rapper. L’hip hop ha degli


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integralismi che non mi sento di rispettare completamente, anche se condivido molto di quella cultura. E invece cosa mi dici della scena rap americana? Come la vedi? Possono permettersi di essere tamarrissimi passandola liscia. Noi che cantiamo in italiano, e non solo i rapper, abbiamo molta più difficoltà con i testi. E non parlo solo delle parolacce. C’è una hit americana che dice “giù le mani, fino al pavimento, fino al sudore che mi scende dalle palle”, pensa se io facessi un testo del genere (risata generale, nda)… Non ci posso credere…E hanno pure successo! Mi piacerebbe essere uno di questi che si è comprato una villa a Beverly Hills cantando del sudore che gli scende proprio da lì… (altra gran risata, nda). A me la musica piace quando “manda a ‘fanculo loro”, che è la traduzione dell’inglese “fuck the man”, dove “man” sta per chi ti è avverso. Qui

In segno di gratitudine nei confronti di chi mi consente una vita da sogno, ho imparato a suonare da solo, ho capito le dinamiche dell’audio e sono diventato un buon utente dei software musicali

da noi si fanno al 90% canzoni che vengono cantate a una tipa sperando che poi te la dia, a me piacciono quelli che scrivono la canzone il mattino dopo, se lei se l’è meritata. Andiamo avanti, va’, che sto straparlando…

Io rappo&rollo da solo La discografia solista di J-AX 2006- Di sana pianta

L’esordio di J-Ax senza gli Articolo 31 arriva con il singolo Ti amo o ti ammazzo, prima hit estratta da Di sana pianta, che diventa disco di platino con circa 100.000 copie vendute.

2009 - Rap‘n'Roll

E’ l’album della svolta, il disco (di platino) in cui il rapper milanese si mette a fuoco come solista. Contiene solo una parte dei brani (10+1) scritti e pronti per essere incisi.

2009 - Deca Dance

E’ il seguito di Rap‘n'Roll e infatti esce solo 4 mesi dopo. E’ una conferma del “nuovo corso” di J-AX e contiene featuring illustri, tra cui Jovanotti e Pino Daniele. Disco d’oro.

2009- Le mie Palle di Natale

Terza pubblicazione in 1 anno, è il primo dvd live di J-Ax come solista. Contiene i due album del 2009, la registrazione di un concerto e l’intervista rilasciata a La Pina.

solo, ho capito le dinamiche dell’audio e sono diventato un buonissimo utente dei programmi che servono per fare musica. E questo come si traduce dal vivo? Ho creato un sistema che ci consente di gestire completamente tutte le entrate, processiamo tutti gli effetti, i riverberi e tutto il resto e facciamo anche i video. Quando lanciamo una canzone, questa oltre ad avere la traccia, per dire, del tamburello, ha anche quella del video. E questi sono i video che passano durante lo show. E’ una cosa meravigliosa… Si, e l’ho interamente programmata io. Così posso dare al mio pubblico un risultato che non mi sarei potuto permettere se l’avessi commissionato ad un terzo. Sembri un artista profondamente maturato rispetto al passato. Quando ho iniziato la carriera da solista avevo tutti i fucili puntati contro, essendo uscito per primo dagli Articolo 31. Sono stati due anni veramente duri, gente che non mi aspettavo ha girato la faccia dall’altra parte. Però penso che se non avessi avuto tutto quel nervoso non sarebbe nato Rap’n’Roll. In che senso? Ho capito che dovevo chiarire a tutti quello che volevo fare. Il problema poi si è presentato dal vivo, perché dovevamo fare appunto rap’n’roll. Come poteva funzionare tutto questo? Solo con il sistema che ho creato: al posto di avere una batteria microfonata ne abbiamo una elettronica, mentre il chitarrista suona con gli effetti fatti con il plug-in Guitar Rig (è un software per fare musica, nda). La commistione di questi ed altri elementi dà un suono secondo me veramente particolarissimo, unico, con un groove pazzesco. Davvero mi sorprende. E’ difficile incontrare musicisti, soprattutto in Italia, che abbiano tutto questo trasporto verso l’aspetto tecnico del proprio lavoro. E’ un investimento che tutti possono fare, non è così impegnativo, un musicista con i primi soldi farebbe meglio a comprarsi tutta questa roba al posto della macchina. Soprattutto perchè rende più equilibrato il proprio lavoro e permette di viverlo meglio. C’è gente che in quarant’anni non ha mai cambiato il set up. Infatti in tante trasmissioni ho avuto dei casini tecnici. Ma io ho deciso di rendermi autonomo. Anche perché sono un fan-boy della Apple, potrei fare la groupie di Steve Jobs. Ai concerti, quando accendo il computer che dà origine al tutto, la mela della Apple si visualizza sullo schermo gigante dietro al palco ed è una roba che mi dà libidine. La gente non vede tutto questo perché non è ancora entrata, ma è come se avessi un “Apple Stage”, un “iStage”! Però ci vuole capacità per apprendere queste cose, non è solo un discorso di budget, bisogna avere anche la testa. Tutti i cantanti possono trovarsi un amico che smanetta con il computer e poi non è che io sia nato “imparato”, con Google si apprende tutto e subito. Qualsiasi problema tu abbia, qualcuno l’ha avuto prima di te. Ne farò tesoro. Grazie Ax. Grazie a te Giusy.

Valore montepremi di 5.000 euro. Leggi il regolamento su www.cts.it/australia

Torniamo al discorso live. C’è qualcosa che vale la pena raccontare dell’Illegale Tour, qualche novità? Tre anni fa è partito il progetto per rendere me e la mia band completamente indipendenti, per avere una situazione on stage che ci portiamo in giro ovunque. Questo è un paese in cui devi ringraziare Dio se fai un qualsiasi lavoro; quindi in segno di gratitudine nei confronti del mio pubblico, che mi consente una vita da sogno, negli ultimi anni ho deciso di imparare a suonare da

CENTRO TURISTICO STUDENTESCO E GIOVANILE

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Spandau ClubBallet Dogo

Livestyle > di Massimo Daniele Salomone Longoni

WE’RE BACK! MyLive.it

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Le reunion sono solo un pretesto per far soldi? Può darsi, ma per quanto ci si possa ricamare sopra, all’onestà di certe rimpatriate dobbiamo credere. Perché la prova del nove arriva per tutti, con i concerti. Dal vivo la verità viene a galla, senza “se” e senza “ma”. Vale anche per gli Spandau Ballet, che a marzo tornano in Italia dopo tanti anni. Li abbiamo incontrati per cercare di capire qualcosa in anticipo. Loro ci credono davvero. E hanno convinto pure noi.

Spandau Ballet Live 01/03 02/03 03/03

Milano Roma Firenze


livestyle/ spandau ballet

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foto Federico Riva

Timeline 1976 A Hertfordshire, est dell'Inghilterra, i compagni di scuola Gary Kemp e Steve Norman formano i “The Cut”. È il nucleo originario dal quale si svilupperanno gli Spandau Ballet. 1977 Al duo si uniscono il batterista John Keeble e il cantante Tony Hadley. Al basso arriva prima Michael Ellison e poi Richard Miller. La band prende il nome di “The Makers”. 1978 Ellison viene sostituito dal fratello di Gary Kemp, Martin, che impara a suonare il basso in sole quattro settimane. Il gruppo si chiama ora “The Gentry”. 1979 I cinque decidono di cambiare il nome in Spandau

Ballet.

1979 A novembre, nella sala prove di Holloway Road, a Londra, gli Spandau Ballet si esibiscono per la prima volta dal vivo di fronte a un pubblico composto da appartenenti alla scena dei club londinesi: il “New Romantic” sta nascendo. 1980 Una serie di esibizioni dal vivo attira l'attenzione sulla band, alla quale la Island Records offre un contratto. Il manager del gruppo, Steve Dagger, rifiuta convinto che gli Spands possano ambire a ben altro livello di offerte. 1980 I concerti della band sono sempre più seguiti e caratterizzati stilisticamente. Ormai gli Spands sono un punto di riferimento per la musica di Londra e le case discografiche se li contengono. Il 10 ottobre, nel giorno del 19° compleanno di Martin Kemp, la band firma il contratto con la Chrysalis Records. 1980 Il 3 novembre viene pubblicato il primo singolo, To Cut A Long Story Short che entra subito nella Top 5 inglese.

C'

1981 A primavera esce il primo album, Journeys To Glo-

della mia formazione” spiega Kemp. “Ma dagli sguardi degli spettatori è chi si è mantenuto meglio degli altri e chi ha pagato un prezzo in questo tour, ho capito che siamo ancora parte della loro vita. A senun po’ più caro al passare del tempo, forse in virtù di un’attitudine tirci c’erano anche molti ragazzi giovani. Certo, molti di loro potrebbero sex, drugs and rock’n’roll tenuta nascosta nei famigerati anni 80. essere nostri figli”. Ma che ci si trovi di fronte a un Martin Kemp impeccabile nel suo In quegli anni gli eccessi erano all’ordine del giorno e le fan non si vestito d'alta moda o a un Gary Kemp con qualche capello in meno strappavano solo i capelli: qualche volta anche i vestiti facevano una ma con il piglio del leader inalterato, un Tony Hadley leggermente appesantito ma dal brutta fine. Oggi gli entusiasmi si fermano alla platea e non arrivano ai carisma immutato o un John Keeble decisamente stropicciato (indossa addirittura una camerini, eppure molte cose sembrano essere rimaste inalterate. “La folmaglietta degli Slayer, noto gruppo metal), rivedere gli Spandau Ballet dopo vent’anni lia di allora c'è ancora” puntualizza Gary. “Una forma di follia più matuinsieme provoca uno strano effetto. È come ritrovare qualcuno di caro che per un po' di ra forse, ma quello che abbiamo visto durante il tour inglese dello scorso tempo si è perso di vista, e la cosa più strana è che questa sensazione assale anche chi autunno non aveva niente di negli anni 80 non era un fan del gruppo. Colrazionale”. pa del panorama un po’ più triste del pop Dagli sguardi degli spettatori in questo tour, ho La prima vita della band è di oggi che fatica a costruire miti come una capito che siamo ancora parte della loro vita. A sentirci durata lo spazio di un decenvolta? O è solo l’effetto-nostalgia che dona c’erano anche molti ragazzi giovani. Certo, molti potreb- nio: dai primi concerti in kilt una patina di lucentezza a ogni cosa? Decibero essere nostri figli scozzese nei club londinesi dete voi ma non parlate di nostalgia a Gary Gary Kemp alla conquista del mondo con Kemp, oggi come allora mente e padre-pail sofisticato look (e sound) di drone del gruppo. Lui lo ha fondato, lui ha True. Poi la discesa tanto repentina quanto inaspettata. Tra il 1985 e il deciso che era il momento di scioglierlo e lui ha sentito che si potevano riannodare i fili 1989 c'è di mezzo solo un album, Through The Barricades, ma tanto basta di una storia che sembrava interrotta per sempre. E così ecco un tour e Once More, un per passare dalla nuova british invasion, il duello Spandau-Duran e le album di vecchi successi risuonati più due inediti, che dovrebbe essere solo il preludio ragazzine urlanti tra estasi e disperazione, al sottovoce con cui attraversa a un lavoro nuovo di zecca. le vite della gente un disco come Heart Like A Sky. E così nel 1990, non “Qui la nostalgia non c’entra nulla” sbotta Gary. “Se David Bowie facesse un tour resta alla spalle soltanto uno dei decenni più vituperati (e sottostimaoggi correrei a vederlo. Perché la sua musica è parte di me, di come sono io adesso. Lui ti) della storia del pop, ma anche la storia degli Spandau, che lì sembra è in grado di farmi provare delle emozioni come riusciamo a fare noi con le persone fermarsi. Ma ancora oggi Gary non ha rimpianti e crede che il sipario che vengono ai nostri spettacoli”. Una piccola concessione al passato però è doveroso calato precocemente allora sia stato in fondo salutare. “Nel 1990 ci stavaconcederla. “È naturale che il motivo per cui Bowie è così importante per me, così come mo avvicinando ai dieci anni di carriera e bruciare luminosamente così noi lo siamo per i nostri fan, e perché ha svolto una funzione fondamentale negli anni

a lungo è una cosa inusuale. E poi dietro di noi c'era tutta una nuovo cultura del clubbing che stava montando. In qualche modo noi avevamo precorso i tempi, eravamo stati una delle prime rock band a fare cose ballabili, e il mostro che avevamo creato stava venendo a ucciderci. E questo è accaduto a molti gruppi. Ci è andata bene, perché non abbiamo avuto modo di infilarci in un tunnel di album scadenti e senza successo: ci siamo ritirati che eravamo al top!”. Un ritiro che però non è stato indolore. Nei quindici anni seguenti sono arrivate le lotte fratricide. Con gli unici due veri fratelli, i Kemp, sulle barricate a difendersi da tutti gli altri. Cause per ottenere le royalties e l'utilizzo del nome. Veleno che non ha portato a nulla se non a sancire (anche legalmente) la leadership del chitarrista, autore del 99% dei brani che hanno fatto sognare una generazione. E poi le voci di reunion che si facevano sempre più frequenti mano a mano che altri miti di quell'epoca

Non guardiamo indietro ma avanti. La band è molto meglio oggi di vent'anni fa, siamo più maturi, cresciuti come persone e come musicisti. E’ incredibile constatare i passi che abbiamo fatto John Keeble

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tornavano in pista, dai Duran ai Police. Ma le divisioni sembravano essere sempre più forti e l'unica cosa ad arrivare nei negozi era l'ennesima compilation di vecchi successi. Poi quando qualcuno aveva perso le speranze, il 2009 è stato l'anno del calumet della pace. Merito anche di John Keeble, che ha fatto un po' da collante tra le fazioni in lotta. “Parlavamo di questo passo da anni” spiega il batterista. “Io mi sono visto più volte con Tony, mentre Gary ha nuovamente incontrato Steve. Poi due anni fa c'è stato l'incontro tra me e Gary. Erano almeno 15 anni che non avevamo occasione di parlare come vecchi amici. Ci siamo trovati di fronte a un bicchiere di buon vino rosso e abbiamo cercato di capire come la cosa avrebbe potuto funzionare. Tutti e cinque avevamo un desiderio in comune, che era quello di tornare insieme, ma poi bisognava capire come fare perché il progetto funzionasse. Ci sono

ry. Pochi mesi più tardi seguirà il singolo Chant No. 1, che anticipa di quasi un anno l'uscita di Diamond (secondo lavoro del gruppo). Il brano va subito al terzo posto nella classifica inglese.

1982 Il 25 maggio viene pubblicato Diamond. 1982 Polemiche in Gran Bretagna per il video di Paint Me Down, ritenuto scandaloso e per questo bandito dalla BBC. 1983 A marzo viene pubblicato True. L'album segna una svolta dal punto di vista stilistico, con le sue forti influenze funky e R'n'B, e il definitivo successo: numero 1 in Gran Bretagna e top 20 negli Stati Uniti. 1984 A maggio esce Parade, quarto album della band. Only When You Leave è l'ultima canzone degli Spandau a diventare una hit negli Stati Uniti. 1984 In autunno il gruppo partecipa al progetto “Band Aid2 con il singolo benefico Do They Know It's Christmas? 1984 La rivalità con i Duran Duran ha la possibilità di misurarsi sul campo: le due band partecipano a Pop Quiz su BBC1, sfidandosi in una sorta di “Sarabanda”. Sfortunatamente per i fan degli Spandau, vincono Simon Le Bon e soci. continua...


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livestyle/ spandau ballet 1985 A febbraio gli Spands sono in Italia ospiti del Festival di Sanremo. 1985 Il 13 luglio il gruppo sale sul palco dello stadio di Wembley (a Londra) per il “Live Aid”. 1985 Gli Spandau fanno a causa alla Chrysalis accusandola di non fare abbastanza a livello di promozione, soprattutto negli Usa. 1985 In dicembre viene pubblicata la prima raccolta The Singles Collection, che diventa ben presto disco di platino 1986 Dopo diciotto mesi di silenzio, a luglio esce il singolo Fight For Ourselves che anticipa di qualche giorno Through The Barricades, primo album sotto etichetta CBS/ Columbia. Il lavoro presenta sonorità più rock ma non riesce ad ottenere il successo sperato negli Usa. 1986 La band si imbarca in un tour mondiale di parecchi mesi, durante il quale sarà anche registrato un video live pubblicato come Live From The NEC. 1989 È la volta di Heart Like A Sky. Il disco non viene nemmeno pubblicato negli Stati Uniti e anche in Europa, tranne che in Italia, è quasi ignorato. 1989 In una pausa dell'attività degli Spandau, i fratelli Kemp si mettono alla prova nelle vesti di attori interpretando due gangster nel film The Krays che uscirà nel 1990.

state un po' di discussioni ma alla fine è andato bene”. C’era ovviamente da togliere un po’ di ruggine, anche perché qualcuno nel frattempo si era dato a un’altra vita. “Dopo che la band si è sciolta io ho abbandonato lo strumento per anni” confessa Martin Kemp. “Mia figlia ha iniziato qualche tempo fa a scrivere delle canzoni e un giorno mi ha chiesto di suonare il basso su alcuni di questi pezzi in studio. Io non ero convinto ma poi ho accettato e dapprima è stato strano poi mi sono di fatto innamorato di nuovo del mio strumento. E così la reunion degli Spandau si è materializzata proprio nel momento giusto perché stavo suonando e con molto gusto”.

Volevamo tornare insieme perché sapevamo che siamo una delle miglior live band in circolazione. Possiamo reggere il confronto con chiunque Gary Kemp

Gli Spandau di oggi sono cinque musicisti maturi che si sono staccati dalla figurina (per certi versi penalizzante) degli anni 80. Tornati insieme per restare. “Non guardiamo indietro ma avanti” spiega Keeble. “La band è molto meglio oggi di vent'anni fa, siamo più maturi, cresciuti come persone e come musicisti. È passato circa un anno da quando ci siamo ritrovati la prima volta ed è incredibile constatare i passi che abbiamo fatto”. Per Martin il merito è anche dell’essere stati tanto tempo lontano dai riflettori. “Una band guarda sempre al futuro ma quando sei in un gruppo sin da ragazzino e ci stai tutta la vita, ti consuma, ti porta via tutte le energie perché diventa tutto il tuo universo. Ma tutti noi negli ultimi vent'anni abbiamo fatto altro e ora abbiamo moltissime esperienze personali e crescite individuali da mettere nella nostra musica. Credo che questa sia una cosa molto eccitante”. E ovviamente non ci sono più le pressioni di una volta che, in qualità di autore, pesavano soprattutto su Gary. “All’epoca i nostri giorni erano dominati dalla paura” rivela. “Paura di dover scrivere un nuovo album, di non avere abbastanza successo, di qualcuno che tramasse alle spalle. Bisognava sostenere tutto questo. Adesso è tutto molto più rilassato. Abbiamo la prova del nostro successo passato e ci rispettiamo molto più di un tempo. Sappiamo quanto abbiamo bisogno uno dell'altro e credo che questo ci dia un senso di sollievo. Non mi sono mai sentito così forte in questa band come lo sono ora”. Una forza che dà la spinta per provare al mondo che vent’anni fa non era tutto apparenza e finzione: il fard e le spalline imbottite appartengono al passato, persino Steve Norman non si tinge più i capelli, ma in compenso è rimasto un gruppo capace di divertire per due ore sul palco con l’energia di un tempo. “Volevamo tornare insieme perché sapevamo che siamo una delle miglior live band in circolazione. Possiamo reggere il confronto con chiunque” rivendica Gary. “Quello che negli anni scorsi mi dava molto fastidio è che, soprattutto i giovani che non ci avevano mai visti, pensavano di conoscerci attraverso i dischi, le canzoni famose. Ma quelli sono momenti di studio, raffinati e levigati, oltretutto accompagnati magari da foto dove vestivamo eleganti o con il kilt scozzese. In realtà eravamo diventati famosi perché dal vivo facevamo grandi concerti. E adesso abbiamo la possibilità di dimostrarlo di nuovo”.

1989 Prende il via il tour di Heart Like a Sky, che coincide anche con il decimo anniversario del gruppo. 1990 Il 6 marzo, alla Playhouse di Edimburgo, si svolge l'ultimo concerto della band. Chiuso il tour, l'attività del gruppo si ferma, anche se lo scioglimento non è mai formalizzato. 1992 Tony Hadley inizia la sua carriera solista con l'album The State Of Play. 1993 Gary Kemp partecipa al film The Bodyguard con Kevin Costner e Whitney Houston

1995 Kemp, pur continuando l'attività di attore, pubblica il suo album solista Little Bruises seguito da un breve tour in Inghilterra e Irlanda. 1999 Steve Norman, Tony Hadley e John Keeble fanno causa ai Kemp per le royalties del gruppo. 2002 Nuova disputa legale tra i fratelli Kemp e gli ex compagni, questa volta per la proprietà del nome Spandau Ballet. I Kemp vincono e gli altri sono costretti ad andare in tour con il nome “Hadley, Norman & Keeble, ex-Spandau Ballet”. 2003 Hadley partecipa al reality show Reborn In The Usa che raccoglie alcune famose popstar. E lo vince. 2008 Hadley partecipa al Festival di Sanremo cantando in coppia con Paolo Meneguzzi. 2009 Dopo voci inseguitesi per mesi, il 25 marzo, gli Spandau annunciano la loro reunion e un tour mondiale che inizierà in ottobre. 2009 Il 10 ottobre esce Once More, una raccolta di vecchi successi riarrangiati integrata da due brani inediti, la title track e Love Is All. Gli Spandau Ballet sono tornati. M.L.


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Carmen Consoli

Livestyle > di Damir Ivic

LA SIGNOR(IN)A CONSOLI, UNA E DUE* La convivenza tra le molteplici anime che si annidano dentro di noi è tema da sempre caro alla letteratura (e non solo). Ricordate Pirandello? Letterati e artisti hanno spesso preso spunto dal confronto agrodolce tra le loro stesse differenti personalità. Ad una simile introspezione (autobiografica) rimanda il nuovo progetto live di Carmen Consoli: due tour paralleli, uno rock e l’altro acustico. Abbiamo visto entrambi gli spettacoli e ve li raccontiamo. In sei atti.

L'

eccezione

Cosa c’è di più eccezionale ed imprevedibile di un paradosso? Ma l’eccezione è sempre più nel dna artistico di Carmen Consoli, non più solo nei titoli dei suoi album e dei suoi brani, quindi non bisogna sorprendersi. L’artista catanese sta percorrendo l’Italia con due tour in contemporanea, strettamente collegati fra loro (in linea di massima la data di un tour precede l’altro nella stessa zona, o viceversa) ma al tempo stesso radicalmente diversi. Una scelta coraggiosa, complessa da organizzare e da gestire: sia per tutta la struttura che la accompagna, sia per l’artista stessa che si trova a giostrare, in quel picco di intensità emotiva che è un’esibizione live, due identità diverse quasi senza soluzione di continuità. Visto che la Sicilia c’entra, come dire?, qualcosa con Carmen, verrebbe da dire che tutto ciò è molto, ma molto pirandelliano…

Carmen Consoli Live

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04/03 05/03 06/03 07/03 10/03 11/03 12/03 17/03 18/03 19/03 20/03 25/03 27/03 29/03 30/03

Milano - club Milano - teatro Milano - teatro Piombino (LI) - teatro Belluno - teatro Reggio Emilia - teatro Taneto di Gattatico - club Pontedera (PI) - teatro Civitanova (MC) - teatro Ancona - club Assisi - teatro Teramo - teatro Ripamolisani (CB) - club Palermo - teatro Palermo - teatro

Confusa e felice Sulla carta è tutto chiaro: “Ventunodieciduemilatrenta”, il tour rock, è quello dove si libera il massimo dell’adrenalina, dove ci si dà senza ritegno e senza convenzioni, dove non si è imprigionati dalla forma e dove non si guarda in faccia a nessuno; “Elettra”, il tour acustico, è quello più ricercato, più intimo, più raccolto e preziosamente trattenuto nelle emotività. Poi ancora: “Ventunodieciduemilatrenta” è il tour dove stupire, investire i sensi altrui sotto decibel e suggestioni; “Elettra” quello dove sedurre per sottrazione, con maliziosa ritrosia, senza concedersi più di tanto. Sì. Sulla carta è così. E se siete indecisi su quale tour scegliere, al momento dell’acquisto del biglietto, visto che bisogna essere carmenconsoliani di ferro per decidere di assistere ad entrambi, probabilmente questi sono i calcoli che vi state facendo al momento di fare la scelta. Attenzione allo-

*titolo liberamente tratto da La signora Morli, una e due, commedia in tre atti di Luigi Pirandello, composta nel 1920 e rappresentata per la prima volta lo stesso anno.

ra, fan o semplici appassionati: poco di quanto avete letto qui sopra è, alla prova dei fatti, vero. Se volete vedere una Carmen che si abbandona felicemente al proprio pubblico, che abbatte ogni barriera, che si sente perfettamente a proprio agio e non dà l’impressione di muoversi con misura e circospezione, dovete andarla a cercare dove sta “Elettra”. Cioè dove l’acustico trionfa sui volumi e sui feedback di chitarra, dove il cantautorato chiede allo spirito rock di farsi da parte. Noi abbiamo visto le due facce di questa Carmen di oggi durante un weekend a Bologna: un sabato all’Estragon, tempio del rock bolognese, una domenica al Teatro delle Celebrazioni, luogo dove le locandine in vetrina parlano molto più di teatro e attori che di concerti e cantanti, immerso nel verde delle prime colline felsinee ai piedi del Colle di San Luca. E l’impressione è stata chiara, netta. Vogliamo condividere con voi gli indizi.

Mediamente isterica L’arena rock è quella dove stupire. E’ anche quella dove abbandonarsi ai gigantismi: di volumi, ma anche di luci e di spazi. Eppure il vero incanto sensoriale e la vera idea di forza quantitativa non arrivano dalle date targate “Ventunodieciduemilatrenta” ma da quelle sotto la bene-


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livestyle/ carmen consoli

dizione di “Elettra”. Nel live rock, Carmen taglia drasticamente le presenze sul palco, come non mai: lei alla voce, poi Santi Pulvirenti alle chitarre, Leif Searcy alla batteria ed Andrea Pesce alle tastiere. Solo Santi e Leif sono vecchie conoscenze per chi segue da sempre la cantantessa catanese dal vivo; Andrea invece arriva in prestito dai Tiromancino, band raffinatissima ma non certo la più rock ed impetuosa dello Stivale. E poi come non notare che, proprio nel concerto che dovrebbe essere rock al 100%, la Consoli decide di non suonare quello che è da sempre il suo strumento iconico e che soprattutto è lo strumento iconico del rock tour court? Già: niente chitarra per lei, al suo posto il basso. Strumento a cui, questa è l’impressione, lei è meno abituata: spesso lo sguardo è rivolto verso il manico e non verso il pubblico, spesso deve “cercare” le note, quasi come avesse uno spartito davanti, piuttosto che farle scorrere. Spostiamoci da “Elettra”, ventiquattro ore dopo: la line up sul palco è sontuosa, Carmen ha con sé sette fidi scudieri (a Leif e Santi si aggiungono un altro socio di sempre, Massimo Roccaforte alla chitarra, e poi ancora Marco Siniscalco al contrabbasso, Adriano Murania al violino, Marcello Leanza ai fiati e Puccio Panettieri alla batteria, mentre Searcy si diverte in questo caso a lavorare sulle percussioni). Soprattutto, ha con sé la fida chitarra. Guardi il palco e pensi che davvero il mondo di Carmen è strano: nel concerto rock la chitarra è una sola e non è nemmeno in mano alla leader, nel concerto non rock in certi passaggi le chitarre sono tre o addirittura quattro.

Eva contro Eva Il rock dovrebbe essere catarsi liberatoria. Il contesto più cantautoriale ricamo artistico di precisione. Musicalmente, così dovrebbe essere, e musicalmente, almeno in parte, così è. Ma la Carmen che sale sul palco nelle data di “Ventunodieciduemilatrenta” ad un certo punto, terminata Fino all’ultimo (di suo resa già più come una marcia solenne che come un sofferto grido, rispetto all’originale), comincia a parlare col pubblico. Scherzando ma non troppo. “Mi sto avvicinando alla menopausa, quindi sto diventando nervosa! Buoni dovete stare. Dovete essere un pubblico disciplinato. Sennò, guardate che mi metto a fare i concerti solo nei teatri”. Ridiamo tutti, ride Carmen per prima, ma c’è del vero in queste parole, c’è della sincerità in questa richiesta. E quando, ripensando e ripercorrendo con la memoria i due concerti mettendoli uno a fianco all’altro, ci diciamo che il momento in cui la Consoli più si è “liberata” emotivamente è stato al momento di eseguire Geisha, che fa parte della scaletta di “Elettra” e non di “Ventunodieciduemilatrenta”, ovvero quando verso la fine del pezzo ha cacciato due urli veramente spaventosi e intensissimi (tra Kurt Cobain e il death metal…), tutto per l’ennesima volta va al proprio posto. Lì dove non dovrebbe stare. Carmen sta rovesciando i ruoli, i suoi stessi ruoli. Carmen contro Carmen. Lo sta facendo in piena coscienza, e con grande soddisfazione. Mettendo comunque sempre la solita proverbiale attenzione e il solito maniacale perfezionismo nel fare le cose per bene.

Due parole E’ difficile trovare degli elementi trascurati, sia nel concerto rock che in quello a matrice più acustica. Non solo nella parte musicale, ad esempio in entrambi i casi le luci sono giostrate con perfe-

zione assoluta, stavolta però rispettando i canoni del genere (niente luci rock in un teatro e viceversa!). Soprattutto l’allestimento teatrale è di una bellezza eccezionale; il gigantesco ventaglio su cui vengono proiettati i duetti “virtuali”, con Franco Battiato ed Angelique Kidjo, così come gli splendidi visuals curati da Valentina Migliorini vale da solo il prezzo del biglietto, o giù di lì. Carmen però è sempre attenta a tutto. Attenta a spiegare esplicitamente l’essenza delle cose e delle scelte, quando necessario: in “Ventunodieciduemilatrenta” ad un certo punto appare una cover, Devil’s Roof delle Throwing Muses, che viene introdotta con una bella contestualizzazione sulla scena rock catanese dei primi anni ’90 (“In giro nelle discoteche c’era già la house, noi invece avevamo il rock: da noi i dj invece di suonare le hit dance suonavano R.E.M., Pixies, Camper Van Beethoven… e una figura centrale di questa galassia musicale sono state le Throwing Muses, guidate da Kristin Hersh e da Tanya Donelly, che poi è andata a formare le Breeders”: praticamente una piccola lezione di storia del rock alternativo, invece dei soliti “Come state?” e “Su le mani!” ormai fin troppo inflazionati nel rituali delle interazioni comunicative nei live). In “Elettra”, invece, si parla anche di quello che non c’è: del duetto imminente con Nilla Pizzi (nel momento in cui scriviamo in queste righe ancora da realizzarsi, ma tipo che mancavano pochissimi giorni), che all’inizio viene preso dal pubblico come uno scherzo, come una battuta, ma poi Carmen con due parole tanto appassionate quanto precise sottolinea come la grazia di certa musica italiana anni ’50, certo swing leggero, sia qualcosa che l’abbia rapita e sedotta realmente.

La bambina impertinente L’eccezione, allora. Un’artista che non ha paura di rendere raffinato il rock, e rock il raffinato. Un’artista che vuole andare senza compromessi verso i propri desideri e verso le proprie suggestioni. Un’artista che sa che il pubblico la vorrebbe più rock, almeno a giudicare dalle vendite dei dischi e dai suggerimenti conseguenti dei suoi discografici, ma è convinta che questo stesso pubblico lo si può prendere per mano e portare lì dove lei vuole che stia (ed in effetti: nelle due giornate bolognesi, l’affluenza è stata quasi uguale, tra “Ventunodieciduemilatrenta” ed “Elettra”). Un’artista preziosa, sempre di più. Un’artista che dovremmo tutti quanti tenerci molto, molto stretti.


The Cranberries

foto Federico Riva

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Livestyle > di Marco Rigamonti

YOU BETTER BELIEVE WHAT I SAY Dopo le molte reunion di band che hanno vissuto il proprio apice negli anni 80, è arrivato il momento di chi ha raggiunto l’Olimpo nel decennio successivo? I Cranberries hanno forse inaugurato una moda, ma possiamo stare certi della credibilità di questa sfida. Parola di Noel Hogan (chitarrista nonché autore principale della band insieme a Dolores O’Riordan), raggiunto telefonicamente a poche settimane dal concerto di Milano.

C

abbiamo dovuto cancellare alcun date in Sud America, ma le rei sono tanti modi per descrivere gli anni Novanta. Uno dei più semplici ed cupereremo a settembre. immediati consiste nel cliccare un paio di volte su un file chiamato “The Cranberries – Dreams”, che tutti dovrebbero avere nel proprio archivio E’ passato tanto tempo dal 2003, anno in cui avete decimusicale. Si tratta di un pezzo magico e universale, ignorato al momento so di sciogliervi. Se guardi indietro ora, quale pensi che dell’uscita mai poi utilizzato come colonna sonora in una valanga di occasia stata la causa principale della separazione? sioni in quel di Hollywood: di canzoni che rimangono così immuni allo scorrere del tempo Credo che non ci fosse una ragione sola, ma piuttosto un insieme non ne sono state scritte tante. Un breve ripassino per chi (non si sa come) si fosse dimenticato di motivazioni. Anzitutto cominciavano a prevalere le nostre sindei Cranberries: band irlandese formata nel 1990 dai fratelli Noel e Mike Hogan (chitarra e basgole personalità sulla band e ognuno era più propenso a seguire so), Fergal Lawler (batteria) e Dolores O’Riordan (voce), debutta nel 1992 con Everybody Else il proprio percorso piuttosto che a badare all’equilibrio generale, Is Doing It, So Why Can’t We? e raggiunge il successo due anni dopo con No Need To Argue che fondamentale in un grupcontiene una hit del calibro di Zombie. To po. Questo ha fatto sì che The Faithful Departed, del 1996, non riesce quando siamo entrati in a bissare le vendite del suo predecessore Se ti riunisci per suonare live e poi ognuno torstudio per registrare il e una certa spirale discendente continua seguito di Wake Up And con i successivi Bury The Hatchet (1999) na a farsi i fatti suoi è un conto; se invece decidi di Smell The Coffee non ci fose Wake Up And Smell The Coffee (2001): il comporre un nuovo album è tutt’altra storia, è se il giusto feeling; tutti i greatest hits (Stars) del 2002 chiude la pricome se stessi facendo una promessa pezzi che venivano fuori ma parte della carriera del gruppo, visto suonavano come copie che il lavoro in studio dell’anno successibanali di quello che avevo non vedrà mai la luce. A quel punto vamo già fatto in passato. Inoltre siamo stati insieme per più di Dolores opta per una carriera solista che produrrà due album e poche soddisfazioni, Noel si dieci anni e questo significava andare in tour e stare lontani dalle dedica a due progetti (Mono Band e Arkitekt) e Lawler collabora con altri artisti come musinostre famiglie che si stavano ampliando. Sentivamo di non pocista e come produttore. Nell’agosto dell’anno scorso l’annuncio di Dolores: i Cranberries si tere continuare a quei ritmi in quel momento. riuniranno per un tour nel Nord America e in Europa. Ma la vera notizia è che la reunion proseguirà in studio e culminerà nell’incisione di un nuovo disco. Adesso che vi siete rinfrescati Quindi è stata una decisione democratica e pacifica? la memoria, siete pronti per leggere l’intervista. Completamente, ci siamo parlati e abbiamo capito che era la cosa giusta da fare. Bentornati Noel! Come sta Dolores? (di recente alcune date del tour sono state cancellate per via di un’infezione alle corde vocali rimediata dalla cantante, nda) Chi è stato il primo a parlare di reunion? Si sta lentamente riprendendo, penso che sarà in ottima forma per l’inizio del tour europeo. Un anno fa Dolores ha chiamato me e Mike in occasione di una Purtroppo la nostra agenda ultimamente è stata abbastanza impegnativa, non ci siamo ferlaurea onoraria che le avrebbero consegnato a Dublino: siamo mati un minuto, abbiamo preso decine di aerei e queste cose succedono. Sfortunatamente

Cranberries Live 16/03

MyLive.it

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Milano

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livestyle/ the cranberries Mew, giusto per ribadire che la musica bella non si trova necessariamente in radio. Parlando di progetti più noti mi ha colpito tantissimo il disco di Florence + The Machine. Adoro il suono dei Muse e mi è piaciuto molto anche l’ultimo dei Kings Of Leon. Sei spaventato dalle voci che circolano a riguardo delle reunion, spesso viste come una moda o, peggio, come opportunità per fare soldi? Sono dell’opinione che riunirsi sia una cosa del tutto naturale per una band, tanto quanto lasciarsi. Se ad un certo punto non c’è feeling non ci puoi fare proprio niente: meglio non registrare qualcosa in cui non credi, che poi è esattamente quello che è successo a noi. Poi capita che in un certo periodo ci siano tante band che tornano insieme, magari per un anno o due, poi niente per un po’. Ma è una questione di tempi, sono coincidenze, non c’è nessuna moda. La mia certezza nasce dal fatto che ne abbiamo parlato per parecchio tempo e siamo convinti di tornare a fare musica insieme. Se ti riunisci solo per suonare live e poi ognuno torna a farsi i fatti suoi è un conto; se invece decidi di comporre un nuovo album è tutt’altra storia, è come se stessi facendo una promessa che è bene mantenere.

Dopo 7 anni devi essere credibile subito. Se ci vorrà un anno per scrivere il nuovo disco ci metteremo un anno, l’album uscirà solo quando saremo completamente sicuri del risultato

andati con lei perché voleva cantare un paio di canzoni con un accompagnamento acustico. E’ stata una cosa naturale parlare dei Cranberries, ma in quel periodo tutti avevano dei progetti da seguire, quindi ci siamo dati un anno di tempo per completare quello che stavamo facendo e tornare insieme. Poi intorno alla fine dell’estate, Dolores ha chiamato tutti e in quel momento ci siamo accorti che ce l’avremmo potuta fare anche prima. Ed eccoci qui. Qual è stata la reazione dei fan? All’annuncio delle date c’è stato un entusiasmo pazzesco, che in realtà non ci aspettavamo. Sai, dopo 7 anni pensare che la gente si possa dimenticare di te non sarebbe stato così assurdo. E invece praticamente tutti gli show sono stati sold out e sembra che già ora non si trovino più biglietti per i concerti in Europa. Meglio di così non poteva andare! Credi che con il prossimo disco acquisirete dei nuovi fan oppure il vostro sound sarà apprezzato principalmente da chi vi ha conosciuti negli anni 90? Penso che sicuramente chi veniva ai nostri concerti ai tempi tornerà anche adesso. Con il prossimo disco chi lo sa, magari il pubblico sarà ancora più variegato di quanto non lo sia ora, ma non è un obiettivo per noi. Quello che vogliamo fare è scrivere la nostra musica, poi se piacerà anche ai più giovani meglio. A questo proposito, avete già un’idea di come suonerà l’album? Molti pezzi sono completamente nuovi, li ho scritti nel corso del tour negli ultimi mesi. La cosa che so per certo è che ognuno di noi ha avuto un proprio percorso e ha imparato molte cose nuove, soprattutto a livello di produzione; di conseguenza il nuovo disco avrà una dinamica di suono più tonda, perché lo vogliamo tutti. Ti posso dire che non abbiamo ancora pensato ad un eventuale produttore, perché vorremmo provare a fare tutto secondo il nostro gusto sfruttando quello che abbiamo imparato in questi anni: ci sentiamo in grado di provare ad arrangiare anche delle parti che normalmente sarebbero toccate ad altre persone, come per esempio gli archi. E’ una nuova sfida e penso che i Cranberries abbiano i mezzi per vincerla. Cambierà qualcosa nei ruoli della band? Musicalmente no: Dolores e io saremo gli autori della musica, perché i Cranberries sono nati così e non avrebbe senso altrimenti. La cosa interessante è il modo in cui adesso scriviamo, diverso rispetto al passato. Passiamo molto più tempo su ogni brano, perché vogliamo che il prossimo disco sia il migliore della nostra carriera: parliamoci chiaro, tornando dopo 7 anni devi essere credibile subito, per motivare la reunion. Abbiamo questa chance e non vogliamo sprecarla, quindi sappiamo già che ci prenderemo il nostro tempo. Se ci vorrà un anno per scrivere questo disco ci metteremo un anno, l’album uscirà solo quando saremo completamente sicuri del risultato. Quali sono le band che ti hanno ispirato in questo periodo? Ce ne sono davvero troppi di dischi bellissimi. Mi viene subito in mente l’ultimo album dei

Il movente è dunque la passione, unita a quella voglia di dimostrare qualcosa che per troppo tempo è rimasta sopita. Quando il tempo passa e ti accorgi che la musica resiste, forse vale la pena riproporla, o addirittura crearne nuova. Per cui, bene hanno fatto i Cranberries a rimettersi insieme. Dopo questa intervista la speranza che la promessa di Noel, Dolores, Mike e Albert venga mantenuta suona molto simile ad una certezza.

Clap our hands! E’ uscito il 19 febbraio Bualadh Bos – The Cranberries Live, primo e unico disco live della band irlandese. Si comincia dalle basi: è sempre il miglior modo per riprendere le fila di un discorso fermo. La raccolta Bualadh Bos (che in gaelico significa “batti le mani”, come specifica da Dolores nell’intermezzo live tra i primi due brani) è il primo cd live nella storia dei Cranberries e ha il sapore (e la copertina) di un bootleg, in cui vengono raccolte le performance della band tra il 1994 e il 1999. La scaletta si focalizza pesantemente sui primi due album, escludendo del tutto l’ultimo Wake Up And Smell The Coffee, proponendo la sola Promises da Bury The Hatchet, mentre dal terzo disco, The Faithful Departed, sono presi giusto due pezzi, Free To Decide e Forever Yellow Skies. Bualadh Bos è una rappresentazione senza veli di un gruppo nel pieno delle energie, che nella prima metà suona con padronanza brani storici del repertorio: partendo da Wanted e dalla b-side del primo album Liar (scelta perlomeno coraggiosa) ci ritroviamo ad ondeggiare sulle note di Linger, I Still Do, Waltzing Black, Not Sorry e Pretty. Segue la digressione composta dai già citati pezzi di To The Faithful Departed, dopo la quale c’è ancora spazio per un brano (Sunday) tratto dall’album di debutto, mentre le successive Ode To My Family e Ridicolous Thoughts spostano l’attenzione sul disco che ha portato i Cranberries davvero in alto, No Need To Argue (1996). Come in tutti i live che si rispettino, le cartucce dalla grammatura più consistente vengono conservate per il finale; una dietro l’altra ecco Zombie, Promises e Dreams. Per i fan, Bualadh Bos è un pezzo da collezione. M.R.


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rock 'n' fashion

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YOU DON’T MEAN A THING… (…if you ain’t got that swing!)

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icordate il ritornello di Doo Uap, Doo Uap, Doo Uap, hit del 2002 con cui i Gabin esordirono e ottennero subito un successo devastante? Impossibile averla scordata. Da allora sono passati otto anni, mica pochi, tempo che l’italianissimo duo ha speso per viaggiare. Massimo Bottini e Filippo Clary sono andati a spasso per il mondo (della musica), portandosi dietro una borsa piena di new jazz, soul, elettronica e funk. Hanno attraversato il Brasile, i Caraibi, il Regno Unito, l’Australia e gli Stati Uniti, l’Italia stessa, acquistando preziosi souvenir in ognuna di queste terre. Finalmente possiamo sfogliare l’album fotografico di questo lungo vagare (con meta) e osservare beati gli amici incontrati dai Gabin lungo il percorso. Flora Purim, stella tra le più brillanti nel firmamento della musica brasiliana, Z-Star, straordinario talento vocale anglo-caraibico, Gary Go, giovane promessa inglese, Nadeah Miranda, bionda chenteuse dei Nouvelle Vague, Mia Cooper, la voce che da più di tre anni accompagna i Gabin dal vivo, Barbara Casini, una delle migliori interpreti di musica brasileira in Italia, Chris Cornell, rockstar dura e pura. Il nuovo disco dei Gabin si chiama Third and Double ed ha le infinite sfumature del mondo. Colori che restano dentro, come quel feeling musicale che in lingua inglese è riassunto con il termine “swing”. Non lo si compra, non lo si trova, o lo senti dentro o niente. E se non ce l’hai…

Max indossa abiti WeSC e foulard A.N.G.E.L.O. Vintage Filippo indossa abiti Vintage Co.Co

Styled by Emanuela Suma Foto by Cesare Cicardini

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Max indossa abiti WeSC, Filippo indossa abito Vintage Co.Co, AMEN e scarpe ASH. Mia Cooper indossa abito AMEN e scarpe ASH

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Filippo e Max indossano abiti Vintage Co.Co

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Wir sind ¨ Traumer 1. Camomilla

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Di Eileen Casieri e Marianna Maino

Weck uns nicht auf

3. Altamont

1. Kangol

Wenn der Morgen kommt

2. ROXY HEART

3. debby

9. Quiksilver

Wir ham Angst

Wir kommen nirgendwo an

.. Wir sind Traumer

Halten uns an der Hand .. Wir sind Traumer

Schwarze Augen Schwarze Lippen

2. Obey

4. Diesel Timeframes 4. odd molly

Wir ham uns Wir ham Angst

Sind wir allein

5. Benetton

5. Breil-Bond

Wir wollen lieber Traumer sein 9. Hybris

Du stehst vor mir Lass die Zukunft

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6. Eastpack

Nochmal kippen 6. Converse 8. seven 8. REEBOK-AFFILI'ART COLLECTION

1. 22,00 € - Cerchietto con rose e piume, www.camomilla.it - 2. 125,00 € - Giacca donna nera senza maniche, www.roxy-heart.com - 3. 7,90 € - Mascara topVOLUME - 4. 48,00 € - Slip in jersey di cotone operato con microbalza in pizzo tono su tono e rosa ricamata sul retro - 5. Prezzo su richiesta - Minigonna nera di georgette a balze - 6. 48,00 € - KABA - borsa a mano realizzata in cordura con tracolla regolabile, morsetto portachiavi interno, tasche esterne con soggetto Funky Felix- 7. 12,90 € - Leggings Tezenis in pizzo nero - 8. 126,00 € - Sneaker in pelle pieno fiore bianca completamente ricoperta da micro tessere in PVC argento ad imitazione della classica e senza tempo palla da discoteca - 9. 122,00 € - T-shirt in contone con stampa arrichhita da strass e catene

7. TRUE RELIGION Brand Jeans

'Wir sind Traumer'”by Tokio Hotel :

7. tezenis

1. 49,00 € - Cappello Kangol scacchi - 2. 109,00 €- Camicia Obey in cotone indigo - 3. 35,00 € - Tee Altamont design by Ralph Steadman - 4. 99,00 € - Cassa rettangolare integrata in acciaio lucido con inserti in poliuretano nero - 5. 98,00 € - Bracciale in acciaio bilux con maglie con chiusura a gioielleria in acciaio satinato - 6. 89,00 € - All Star Print Splatter, versione bassa in canvas nero con schizzi di vernice blu elettrico che ricoprono tomaia e gomma - 7. Prezzo su richiesta - Jeans da uomo neri effetto used con cuciture artigianali - 8. 59,90 € - The Double Emo Boy, fantasia all over di scacchi, scritte e graffiti bianco e nero che riprendono i codici dello stile emo - 9. 145,00 € - Giacca in tinta unita con interni caratteristici con disegni in bianco e nero e profili fluo


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os

what'snew/ musica Jimi Hendrix vinci il cd di Jimi Hendrix! Invia una mail a: contest@onstageweb.com oggetto: “Jimi Hendrix“

Valleys Of Neptune Sony Music

DI marco rigamonti

L

a maestria di Demon Albarn nel combinare spunti dance e anima rock si materializza nuovamente a 5 anni da Demon Days. E l’immaginazione è sempre più fervida, dato che l’isola di plastica del titolo è il luogo dove la nota band-cartoon si sarebbe rifugiata per cercare ispirazione. L’attitudine hip hop del progetto è subito confermata da Snoop Dogg, che, ribaltando la famosa frase del ’71 di Gil Scott-Heron (musicista e attivista afroamericano), asserisce che la rivoluzione verrà trasmessa in televisione. Il già suonatissimo singolo Stylo, con una linea vocale in cui Albarn volontariamente o meno cita Erlend Oye (voce dei Kings Of Convenience), mischia electro e soul con assurda facilità: formula che funziona perfettamente anche con le tracce di malinconia di Empire Ants. Dopo i suoni rave di Glitter Freeze arriva il cameo di Lou Reed, che più che cantare rappa in una spensierata Some Kind Of Nature. Il fumo di Londra misto old-school di Broken, gli ostici sperimentalismi nella minimale Sweepstakes, il ritmo lento e le soluzioni melodiche fuori dagli schemi della singolare title-track (insieme a Paul Simonon) e lo splendido folk-dub di To Binge non fanno altro che alimentare una convinzione: quando si parla dei Gorillaz la parola “genio” non è mai sprecata.

Amy Macdonald A Curious Thing Universal

Live From The Montreal International Jazz Festival Virgin

vinci il cd di Amy Macdonald! Invia una mail a: contest@onstageweb.com oggetto: “Amy Macdonald“

DI Claudio Morsenchio

DI Giorgio Rossini

uperata da pochi mesi la soglia dei quarant’anni, il vecchio Ben ha ancora tanta voglia di divertirsi. Dimenticati (almeno per il momento) gli emozionanti episodi con la sua band storica, gli Innocent Criminals, il nuovo progetto regala uno sfogo alla piu` sfrenata e diretta energia rock del fuoriclasse di Claremont. Supportato dal ruvido tocco degli scatenati Relentless 7, Mr Harper si dedica senza distrazioni al culto hendrixiano della sua sei corde. La dolce storia d’amore con i R7, nata circa dieci anni fa su un pullman che accompagnava Ben ad un concerto (guidato proprio dal chitarrista dei Seven), raggiunge la sua massima espressione in un suggestivo e prestigioso festival canadese. Una deliziosa serata live senza compromessi, fra commoventi ballate soul, un pizzico di sporco e dannato blues e un’abbondante dose di hard rock. Il concerto, che risale all’estate scorsa, è trainato dai pezzi dell’ultimo White Lies For Dark Times, che nella versione dal vivo hanno una marcia in più. Harper, in grande spolvero, attinge qua e la dal suo interminabile repertorio, regalandoci anche una splendida versione rivisitata e corretta di Under Pressure dei Queen; un rispettoso omaggio alla regina da parte di Re Ben. Play it loud!

attere il ferro finchè è caldo. Potrebbe essere questo il modo di inquadrare il nuovo disco di Amy Macdonald, giovane cantautrice scozzese ‘esplosa’ in Italia lo scorso inverno con This Is The Life. Ma per fortuna nella musica non esistono solo numeri e calcoli e infatti A Curious Thing sembra piuttosto una conferma del talento di Amy e il proseguimento di un percorso artistico promettente. Intendiamoci, non stiamo parlando di un capolavoro, ma di un disco onesto e ben suonato. Rispetto al suo predecessore, il sound è più curato, grazie al fatto che le 12 tracce sono state scritte dalla cantautrice durante lo scorso tour, con la band a disposizione per lavorare già in fase di composizione. Il ritmo sostenuto dei brani e le melodie orecchiabili, unite all’originale timbro di Amy, rendono il disco gradevole già dal suo primo ascolto. Chicca finale, (è la ghost track) una bellissima versione acustica di Dancing In The Dark, classico di Springsteen. Ad impreziosire il tutto, il tocco magico di Paul Weller, icona della musica Uk, che in alcuni brani si unisce alla band. Insomma, almeno musicalmente A Curious Thing ha tutte le carte in regola per ripetere il successo di This Is The Life.

S

DI Emanuele Mancini

Head First Emi

& Relentless 7

Plastic Beach Parlophone

Le strade del tempo RCA/Sony Music

Goldfrapp

Ben Harper

Gorillaz

Tourist History Kitsunè/Cooperative Music

e canzoni del giovane trio irlandese Two Door Cinema Club sono fresche e accattivanti, piene di riff paraculi e cori a effetto, e possono vantare la produzione di un esperto confezionatore di hit qual è Phillipe Zdar dei Cassius, in combinata con Eliot James (già con i Does It Offend You, Yeah?). Tourist History è una buona opera prima, con molti singoli validi oltre ai tre ufficiali (il più recente è Undercover Martyn); la voce di Alex Trimble dà un tocco romantico a un elettro-pop dalle ritmiche ossessive che tanto ricorda i primi Bloc Party così come i We Are Scientists, ma la risultante non è nulla di rivoluzionario. Brani più che utili ad infiammare radio e dancefloor per 3 minuti e mezzo (la loro durata media), ma che difficilmente verranno ricordati per il loro spessore artistico.

foto Alan Herr / Experience Music Project / Authentic Hendrix

C

ome si fa a recensire un disco del genere? Voglio dire, Jimi è il più grande chitarrista di tutti i tempi, un’icona del rock e uno degli artisti più geniali e rivoluzionari del Novecento. Chiunque impugni una 6 corde è suo fedele devoto e non esiste appassionato di musica che non abbia venerato il culto di Hendrix. Siamo alla figura mitologica, complice la sua prematura scomparsa nel settembre 1970, quando ancora non aveva compiuto 28 anni. Uno status che il mancino chitarrista di Seattle si è costruito in pochissimo tempo, visto che i 3 album di inediti pubblicati in vita sono usciti tra il ‘67 e il ’68. Diciamo che in totale ha avuto circa 4 anni a disposizione, alla fine di quell’età dell’oro che sono stati i Sixties. Ora, i brani di Valleys Of Neptune, che si tratti di Stone Free (brano originariamente inciso in Are You Experienced), di inediti come la title track e Lullaby For The Summer o ancora della cover di Sunshine Of Your Love dei Cream, sono stati tutti registrati nel 1969. Cioè appartengono allo stesso periodo in cui il Signor James Marshall Hendrix stava costruendo la sua leggenda. E allora sapete già tutto, cos’altro volete che dica? Le 12 tracce sono una scarica di rock psichedelico, una tempesta di follia e passione, un trip di 60 minuti in cui Jimi ci apre le porte di luoghi che solo a lui è dato conoscere. Grazie al cielo la qualità audio è ottima (il mix è opera di Eddie Kramer, storico ingegnere del suono di Hendrix) e non tradisce il suono originale. A chi di Valleys Of Neptune (release: 8 marzo) sente solo l’odore dei soldi dico di smetterla coi moralismi. Qui le chiacchiere stanno a zero. Questo è 100% puro Jimi Hendrix.

Le Vibrazioni

B

HOT LIST Dieci brani dalla playlist di Federico Russo

L

DI daniele salomone

Two Door Cinema Club

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A

DI Gianluca Vinci

due anni dall’uscita di Seventh Tree, tornano i Goldfrapp con il quinto album. Già dall’ultima uscita il duo britannico ha dimostrato di voler sperimentare nuove ritmiche più dolci e strumentali. Questa volta hanno deciso di reinventarsi nuovamente, spolverando la dance ’70-’80, con basi in stile Studio 54 come in Alive, I Wanna Live o il singolo Rocket, disponibile per l’ascolto in anteprima sulla pagina MySpace della band. I nostalgici dei loro album più sintetici, come Black Cherry, non rimarranno di certo delusi dall’ascolto di Shiny And Warm e Voicething, grazie alla forte componente elettronica (merito del tastierista Will Gregory). E’ evidente che il gruppo sia molto maturato musicalmente; ciò non toglie che l’elettro-pop spinto di Train o Strict Machine provochi una certo senso di nostalgia.

Get Well Soon Vexations City Slang / Cooperative Music

N

DI Emanuele Mancini

e ha di storie da raccontare il ventisettenne Konstantin Gropper, che a breve distanza dalla prima uscita dei suoi Get Well Soon dà alle stampe Vexations (disponibile addirittura in 2 cd nella sua edizione limitata, per oltre un’ora e quaranta di musica): quattordici canzoni la cui poetica è intrisa di riferimenti e citazioni, i cui temi sono il pretesto per un’indagine sulla condizione dell’umana specie, supportata da arrangiamenti orchestrali che rimandano all’approccio degli Arcade Fire, dalla cui opera si differenziano per l’assenza di un qualsiasi tentativo di rendere la descrizione più leggera. Sono proprio le scarse aperture melodiche e la ripetitività nelle strutture ad affossare un disco assolutamente degno di rilievo, figlio della mente di un artista dal quale possiamo aspettarci soltanto cose importanti in futuro.

DI Gianni Olfeni

I

l “tempo” è una brutta bestia da affrontare da un punto di vista concettuale. E’ una dimensione, quella temporale, che può essere misurata con infinite unità, plasmarsi e rimodellarsi innumerevoli volte. Dipende dal punto di vista. E’, insomma, qualcosa di molto soggettivo. Francesco Sàrcina, dalla cui penna (laptop?) nascono tutti i testi de Le Vibrazioni, deve essere molto affascinato e ispirato da questo tema. Le strade del tempo entra nel merito dall’inizio alla fine; non giunge ad una conclusione, ma solo perché una conclusione non esiste. Il quarto disco della band milanese aspira ad essere un concept album e lo è, almeno da un punto di vista lirico. La lenta gestazione (3 anni da Officine Meccaniche) si spiega con la cura che si deve a tutte le fasi di un lavoro così complesso. Le strade del tempo entra in un territorio a cui Le Vibrazioni non avevano mai osato avvicinarsi, tanto che i brani migliori (come Ridono gli dei, Respiro, Parlo col vento) lasciano il campo al disco nel suo complesso. Questo può anche significare che di grandi canzoni non ci sia traccia, ma pure che in Italia siamo in grado di concepire un disco che non sia solo una sequenza di buone canzoni.

Dashboard Confessional Alter The Ending Universal

DI Tommaso Perandin

N

vinci il cd dei Dashboard! Invia una mail a: contest@onstageweb.com oggetto: “Dashboard“

onostante dieci anni di carriera, vagonate di dischi venduti e qualche premio vinto negli Stati Uniti, i Dashboard Confessional sono ancora poco conosciuti nel Vecchio Continente. Pare però arrivato il momento della svolta, almeno a giudicare dai passaggi radio di Belle Of The Boulevard, singolo che lancia Alter The Ending, ultimo lavoro in studio della band americana. Belle è una ballatona ammiccante, ma i momenti migliori dell’album sono altri: la Get Me Right che apre ad esempio, I Know About You, Even Now e Hell On The Throat (acustiche e molto intense), la title track. La formula di Chris Carrabba, fondatore e leader dei Dashboard, è semplice: approccio rock a pezzi pop, un debole per i ritornelli facilmente orecchiabili e testi estremamente diretti, con il resto della band (John Lefler alle chitarre, Scott Schoenbeck al basso e Mike Marsh alla batteria) che gira intorno senza strafare. Una formula che colloca istantaneamente la band nel genere che sentiamo chiamare “emo”, anche se a loro quel termine non piace molto (e come dargli torto?). In ogni caso, è stata una formula vincente negli Stati Uniti, specialmente sul pubblico più giovane, e lo sarà presto anche da noi.

1

GOODNIGHT LADIES Lou Reed Transformer (RCA Records, 1972)

2

NO DISTANCE LEFT TO RUN Blur 13 (EMI, Food, Virgin, 1999)

3

FAREWELL AND GOODNIGHT Smashing Pumpkins Mellon Collie and the Infinite Madness (Virgin, 1995)

4

MEMPHIS SKYLINE

5

GOODNIGHT

6

INTO MY ARMS

7

SAD SONGS AND WALTZES

8

TOM TRAUBERT’S BLUES

9

NEL MIO LETTO

10

Rufus Wainwright Want Two (Geffen, 2004)

The Beatles The Beatles (Apple Records, 1968)

Nick Cave The Boatman's Call (Mute Records, 1997)

Cake Fashion Nugget (Capricorn Records, 1996)

Tom Waits Small Change (Asylum, 1976)

Verdena Solo un grande sasso (Black Out – Universal, 2001)

I DON’T SLEEP WELL Hello Saferide Introducing...Hello Saferide (Razzia, 2005)

Federico Russo, classe 1980, si appassiona alla musica fin dal liceo, quando si esibiva in giro per la Toscana con il suo gruppo, gli Scrabbles. Inizia la sua carriera in radio nel 2001, come speaker dell’emittente toscana Radio Sieve e viene notato da RDS, che lo recluta a partire dal 2003. L’anno successivo inizia la sua avventura televisiva con MTV, per cui conduce diverse trasmissioni, tra cui TRL. Dal 2007 lo si può ascoltare sulle frequenze di Radio Deejay, ogni sabato e domenica dalle 7.00 alle 9.00 e dalle 17.00 alle 21.00, con il programma Weejay.


On STAGE.pdf

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what'snew/ cinema

DALLA DEGREGORI DUEMILADIECI

Di Tim Burton critica pubblico

N

E’ in edicola nick marzo!

Perchè vederlo? Se il genio visionario di Burton non è la reincarnazione diretta di quello di Carroll, quantomeno ne è una filiazione: il culto di Alice non poteva trovare terreno più fertile. Il 3d, poi, non può che aumentare il già denso tasso di stupore.

15:09

MUSIC MANAGEMENT

Usa, fantasy, 2010 Con Mia Wasikowska, Johnny Depp, Anne Hathaway, Helena Bonham Carter, Michael Sheen

globo terracqueo. Alice ora ha 17 anni e riesce a fuggire da una festa - in cui è assalita da numerosi pretendenti - inseguendo il Bianconiglio, che crede di aver ritrovato la ragazzina che dieci anni prima aveva visitato il Paese delle Meraviglie. Gli abitanti dello strambo mondo fantastico sono in rivolta e sperano che Alice li aiuti, ma la ragazza non ricorda nulla della sua precedente avventura e non sa se vuole e può essere in grado di farlo.

26/02/10

Ph. D.

a cura di Nick

Alice Nel Paese Delle Meraviglie

on pienamente soddisfatto della cura che le precedenti versioni cinematografiche avevano dedicato a Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie, Tim Burton, cultore del romanzo, sforna la propria, in un’esplosiva combinazione: grandi attori, Digital 3d di live action, performance-capture e animazione, ampliando l’adattamento anche con Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò e altri scritti di Lewis Carroll, da sempre delizie per bambini e semiologi dell’intero

1

W O R K

C

I N

P R O G R E S S

MILANO TEATRO ARCIMBOLDI

M

Y

CM

MY

CY

CMY

Crazy Heart

Mine Vaganti

Il Profeta

Shutter Island

Usa, drammatico, 2010 Con Jeff Bridges, Maggie Gyllenhaal, Robert Duvall, Colin Farrell Di Scott Cooper

Italia , commedia, 2010 Con Riccardo Scamarcio, Alessandro Preziosi, Nicole Grimaudo Di Ferzan Ozpetek

Francia, drammatico, 2009 Con Tahar Rahim, Niels Arestrup

Usa, thriller, 2010 Con Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Max Von Sydow, Michelle Williams, Jackie Earle Haley Di Martin Scorsese

critica

critica

critica

critica

pubblico

pubblico

pubblico

pubblico

Bad Blake è un cantante country la cui fama è un ricordo del passato. Alcolizzato, si guadagna da vivere suonando in piccoli locali, perennemente in viaggio tra un motel e l’altro. L’incontro con la giornalista Jean e col figlioletto di lei, Buddy, gli fa credere di poter ritrovare se stesso e il proprio talento. In seguito ad un incidente che allontana la coppia, Blake decide di disintossicarsi: così scrive la migliore canzone della sua carriera e la affida a un ex pupillo diventato celebre. Ma il tradimento è in agguato.

Tommaso Cantone da anni vive a Roma dove sogna di fare lo scrittore e può vivere liberamente la sua omosessualità. Un giorno rientra nel suo paese d’origine in Puglia, deciso a far valere le sue scelte, a costo di scontrarsi con i famigliari che lo aspettano ansiosi sperando che il ragazzo affianchi il fratello Antonio nella nuova gestione del pastificio di famiglia e magari sposi l’amica di infanzia Alba. Riusciranno i Cantone, famiglia stravagante ma ancorata alle convenzioni borghesi, ad accettarlo?

Il giovane di origine araba Malik è condannato a sei anni di carcere. Sperduto e senza difese, incapace di leggere e di scrivere, in cella entra in contatto col vecchio boss corso Cesar Luciani. L’uomo, che dietro le sbarre gestisce molti traffici, trova in Malik un discepolo da educare, che sfrutta per la sua ambiguità fisica (i tratti arabi). Malik, a sua volta, compie una vera e propria “scalata sociale”. Fino al momento della svolta. Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2009.

1954. Gli agenti federali Teddy Daniels e Chuck Aule, vengono spediti su Shutter Island, al largo delle coste del Massachusetts. L’unica struttura è un enorme manicomio criminale dal quale è sparita la pluriomicida Rachel Solando. Ma dov’è finita? Non può aver lasciato l’isola. Incombe una tempesta e sotto la struttura ci sono chilometri di tunnel. La tensione si scioglie in orrore quando l’ombra di strani esperimenti sui pazienti, emerge assieme alle fobie che Daniels ha contratto durante della Seconda guerra mondiale.

Perchè vederlo?

Perchè vederlo?

Perchè vederlo?

Perchè vederlo?

Jeff Bridges regala al pubblico l’interpretazione di una vita, guadagnando più d’un paragone con il Mickey Rourke di The Wrestler. Colonna sonora di T-Bone Burnett (Fratello, dove sei?) per una toccante elegia della canzone di frontiera.

Ozpetek analizza l’omosessualità a 360°, mettendo alla berlina i pregiudizi ancora presenti nella società attuale. Da non perdere il ballo di Scamarcio davanti allo specchio sulle note di 50mila di Nina Zilli.

Teso come un noir, violento, claustrofobico: è, senza riserve, uno dei migliori prison movie di sempre. Un racconto di formazione al male in un contesto terribile, dove sopravvivere è già un trionfo. Imperdibile.

Martin Scorsese e DiCaprio si preparano a stupire ancora una volta i loro ammiratori. I lettori di Dennis Lehane ritroveranno sullo schermo le solide psicologie e la buona dose di dramma del romanzo originale.

Di Jacques Audiard

K

MERCOLEDI’

GIOVEDI’

VENERDI’

SABATO

DOMENICA

MAGGIO

MAGGIO

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5 6 7 8 9

R O M A G R A N T E AT R O MERCOLEDI’

GIOVEDI’

VENERDI’

SABATO

DOMENICA

MAGGIO

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what'snew/ games

Final Fantasy XIII

Bioshock 2

(Xbox 360 – PS 3) Genere: Console role-playing game Atteso da ben 4 anni, ecco finalmente la prima “fantasia finale” per le nostre console di settima generazione. Partiamo dalle considerazioni superflue: la qualità dei filmati è straordinaria (e come tradizione l’impatto grafico sorprende fin dalla monumentale introduzione), le musiche sono di altissimo livello e l’aspetto prettamente emotivo è come sempre ultra-curato. Un’altra notizia che non stupisce è l’estrema linearità dell’avventura: molti storceranno il naso pensando al successo della moltitudine di titoli “free-roaming” (letteralmente: libero di esplorare) che negli ultimi tempi hanno popolato il mercato. Ma qui abbiamo a che fare con almeno 50 ore di gioco e, se aggiungiamo che la trama torna ai livelli eccelsi dei primi episodi della saga, la

a cura di Marco Rigamonti

Square Enix

conclusione è che non si sente il bisogno impellente di disperdere energie e di girovagare in cerca di missioni secondarie. Il punto focale di ogni gioco di ruolo che si rispetti è il sistema di combattimento: in questo senso Square opta per un approccio minimalista solo apparente (si controlla solo un giocatore e non l’intero party, non esistono punti magia e punti esperienza). In realtà con il progredire del gioco e la comparsa del “Paradigm Shift” il sistema si rivela strategicamente profondo e allo stesso tempo non statico. E’ naturale, nel presentare un gioco bisogna per forza soffermarsi sul lato tecnico. Ma il consiglio vero che vi diamo è di perdervi completamente in Final Fantasy XIII: non ve ne pentirete.

Alien Vs Predator

(Xbox 360 – PS3) Genere: First-person shooter Mettiamoci il cuore in pace: nel mondo dei First-person shooters di giochi rivoluzionari come Doom non ne vedremo più. E’ però anche vero che con i progressi tecnologici sono stati creati degli sparatutto che già ora hanno raggiunto l’immortalità (Quake, Unreal, Half Life e Call Of Duty sono degli ottimi esempi). Ebbene, non è presto per aggiungere alla lista anche Bioshock, titolo Irrational Games del 2007 che catapultava il protagonista in fondo al mare nella decadente e francamente indimenticabile città di Rapture. Chi non è rimasto spaesato da quel lugubre universo atemporale? Chi non è rimasto assuefatto ai suoni e ai colori spiazzanti della distopia di Andrew Ryan? Chi si è dimenticato il primo scontro con un Big Daddy per liberare le

2k Games famigerate sorelline? Sono tutti elementi che ritroviamo intatti nel secondo capitolo della saga, con l’unico rimpianto di una realizzazione tecnica talmente legata al primo episodio da rendere difficile il distinguo tra i due giochi. Ed è qui che i pareri si divideranno: giusto mantenere l’impostazione originale in tutto e per tutto (come è stato fatto) oppure sarebbe stato opportuno introdurre elementi innovativi? In entrambi i casi una cosa è certa: i piccoli difetti che avevano caratterizzato il nostro primo viaggio negli abissi (fondamentalmente la caoticità delle battaglie e una curva di difficoltà sbilanciata verso l’inizio dell’avventura) non ci avevano infastidito allora e non lo faranno nemmeno questa volta: averne, di ambientazioni così.

Silent Hill: Shattered Memories

(PC – Xbox 360 – PS3) Genere: Survival horror

Rebellion Developments / Sega

(Wii – Ps2 – PSP) Genere: Survival horror

La trama del titolo Rebellion si basa sul ritrovamento di un’inquietante piramide di origini non umane sul pianeta BG-386, ed è raccontata da tre prospettive diverse: quella di un marine, di un Alien e di un Predator. Dovremo quindi vestire i panni di ciascuno di loro per andare a fondo e svelare il mistero nei dettagli. Questo si tradurrà nell’affrontare situazioni in modi piuttosto differenti; se quando impersoneremo il marine il gioco apparirà come uno sparatutto standard (con momenti di “strizza” mica male), essere un

Alien comporterà muoversi in maniera scaltra sfruttando la velocità e la possibilità di arrampicarsi su pareti e soffitti e quindi di attaccare i poveri essere umani quando meno se l’aspettano. L’ottica del Predator mescola invece le carte, prevedendo sia la possibilità di mimetizzarsi e agire silenziosamente che quella di andare di artigli e armi varie. Adrenalina a mille, un’ottima colonna sonora e notevoli effetti luce ci accompagnano in 15 ore di gioco ben spese (soprattutto per gli amanti della saga).

Siete pronti a tornare nei panni di Harry Mason e ad avventurarvi nell’inquietante Città Silenziosa alla ricerca di vostra figlia Cheryl? Era il 1999, e su Play Station usciva un titolo capace di fare concorrenza a Resident Evil. La sua arma principale consisteva nell’alienazione procurata da una nebbia innaturale, nella tensione creata dall’atmosfera visionaria e nel lapidario silenzio interrotto da suoni emessi da creature malate. Originariamente un remake del titolo che inaugurava la serie, Shattered Memo-

Climax Group / Konami ries è invece un episodio a se stante dove l’elemento psicologico prende il sopravvento, cambiando la struttura narrativa del gioco in dipendenza di come lo si affronta. Il poco spazio riservato a veri e propri scontri di azione (limitati ad alcune sequenze in cui il protagonista perde conoscenza e si ritrova in un mondo di ghiaccio da cui deve fuggire il più in fretta possibile) e il notevole approfondimento della componente investigativa rendono questo titolo particolare ed estremamente interessante.


Marani

comingsoon/ aprile 29

30

31

1 Giovedì Carmen Consoli - Catania

5 Lunedì

6

7

8

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Carmen Consoli - Napoli Francesco Renga - Brescia Vasco Rossi - Torino

Elisa - Ancona Francesco Renga - Bergamo

13

14

15

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Carmen Consoli - Piacenza Editors - Torino Elisa - Firenze Francesco Renga - Genova Tokio Hotel - Milano Vasco Rossi - Torino

Carmen Consoli - Cesena Francesco Renga - La Spezia Litfiba - Milano

Elisa - Mantova Mario Biondi - Catania Ultravox - Nonantola (MO)

Afterhours - Bari Carmen Consoli - Torino Francesco Renga - Firenze Nina Zilli - Longiano (FC)

19

20

21 Mercoledì

Giovedì

Baustelle - Milano Elisa - Caserta Litfiba - Roma Mario Biondi - Napoli

Mario Biondi - Napoli

Elisa - Conversano (BA) Litfiba - Acireale (CT) Mika - Milano Vasco Rossi - Torino

Francesco Renga - Cesena Prodigy - Milano Vasco Rossi - Torino

26 Lunedì

Martedì

Prodigy - Roma

Mario Biondi - Firenze Prodigy - Andria (BA)

Cartoline dal Passato

Q

27

Mercoledì Malika Ayane - Roma Prodigy - Acireale (CT)

28

Giovedì Carmen Consoli - Bari

29

Venerdì

30

Baustelle - Roma Litfiba - Firenze Motel Connection - Legnano (MI) MTV Generation Tour - Padova Nina Zilli - Bologna Vasco Rossi - Torino

MTV Generation Tour - Firenze

24

25 Domenica

Carmen Consoli - Bergamo Francesco Renga - Bologna Malika Ayane - Milano Mario Biondi - Bari Meganoidi - Riva Del Garda (TN) Motel Connection - Alba (CN) Prodigy - Rimini

1

h 16.00

Nikki

2

Carmen Consoli - Bari Motel Connection - Reggio Emilia One Republic - Milano

La spalla di Tina Turner

ualche anno fa, esattamente nel 1995, facevo parte di un duo (Caligola) con il quale ho registrato un disco per la EMI, Il sole che respira. Avevo 25 anni, mi piacevano il blues e le chitarre molto cattive, passavo il mio tempo all’Atomic Bar di Milano: avevo uno sgabello riservato al bancone. Segnavo il numero di birre consumate su dei tovagliolini rossi che a fine serata consegnavo a Lorenzo Aldini, allora proprietario del bar e, guarda caso, attuale produttore di Arm On Stage. Con quel progetto feci belle e brutte esperienze. Tra quelle brutte ricordo Sanremo, la tensione dei direttori artistici che sembrava si stessero giocando la vita, le interviste rilasciate a giornalisti che non sapevano neanche il titolo della mia canzone, l’imbarazzo nel rendermi conto di non essere in un ambiente a me simile. Il piazzamento al penultimo posto però mi diede una certa soddisfazione: per lo meno la canzone non c’entrava nulla e si era piazzata in fondo! Il pezzo s’intitolava Rimani qui ma io lì non ci rimasi. Quel passaggio però fece si che una grossa agenzia di booking si interessasse al mio progetto, proponendomi di fare da spalla a due grandi artisti che stavano preparando la loro tournée: Zucchero e Tina Turner! Il tour di Zucchero era per lo più nei campi sportivi, quello di Tina Turner nei grandi palasport e negli stadi. Dovevo lasciare il mio sgabello al bar per suonare negli stadi! Misi insieme una band

18 Domenica

Sabato

Carmen Consoli - Brescia Elisa - Acireale (CT) Malika Ayane - Milano Motel Connection - Roncade (TV) Prodigy - Mantova

Carmen Consoli - Levico (TN) Francesco Renga - Padova MTV Generation Tour Bologna Tokio Hotel - Roma Vasco Rossi - Torino

17

23 Venerdì

11 Domenica

Carmen Consoli - Padova Baustelle - Firenze Elisa - Bologna Le Vibrazioni - Perugia Motel Connection - Bologna MTV Generation Tour - Rimini Nina Zilli - Marghera (VE)

Sabato

Carmen Consoli - Roncade (TV) Elio e le Storie Tese - Roma Elisa - Roma Litfiba - Firenze Motel Connection - Firenze Vasco Rossi - Torino

22

Martedì

10

16 Venerdì

Lunedì

Carmen Consoli - Catania

Sabato

Elio e le Storie Tese - Pianengo (CR) Francesco Renga - Torino Le Vibrazioni - Ancona Motel Connection - Torino

4 Domenica

Carmen Consoli - Ragusa Nina Zilli - Bari

9 Venerdì

Lunedì

3 Sabato

Carmen Consoli - Catania Le Vibrazioni - Reggio Emilia Mario Biondi - Roma

Carmen Consoli - Rende (CS) Elisa - Conegliano (TV) Vasco Rossi - Torino

12

2 Venerdì

Photo: Fulvio Bonavia

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all’altezza: Walter Calloni, grande batterista italiano, la buon anima di Stefano Cerri, immenso bassista purtroppo scomparso, un trio di formidabili coriste (Aida Cooper, Angela Baggi e Nemi Hakett) il mio socio alla chitarra Fabiano Veronesi e un chitarrista aggiunto, Paolo Manzolini. La band era una corazzata ed eravamo pronti al debutto: il Forum di Assago. Cercavo di immaginare cosa significasse trovarsi davanti a 15.000 persone, cosa si percepisse dei volti; un’unica massa o faccia per faccia? Preparammo il set nei minimi particolari, dovevamo suonare mezz’ora, 6/7 pezzi. Il giorno del concerto eravamo al Forum alle 2 del pomeriggio in uno stato di fibrillazione che vi lascio immaginare. Dopo il sound check ci ritirammo in attesa del nostro momento. Pochi minuti prima vennero ad avvertirci che il Forum era gremito e che toccava a noi. Uscito dai camerini sentii il vociare di quelle 15.000 persone. Arrivati a lato del palco un uomo con una radiotrasmittente ci chiese se eravamo pronti. Io ingoiai il nulla di saliva e feci sì con la testa. In quel momento il tizio diede un segnale e tutte le luci del Forum si spensero contemporaneamente. Il pubblico non sapeva che era prevista una band di supporto e, come un'unica voce, si abbandonò in un boato pensando di vedere di lì a poco Tina Turner salire sul palco. Arrivai io. Il concerto andò bene. E quella sensazione fortissima ce l’ho ancora addosso.

di Folco Orselli*

Il palco di recente live di Tina Turner.

*Folco è un artista milanese poliedrico ed eclettico. Ha pubblicato 4 dischi, l’ultimo è Milano Babilonia (2007). Vintore assoluto dell’edizione 2008 di Musicultura (ex premio Recanati), ha fondato un movimento cantautorale a Milano, Il Caravanserraglio. Il suo ultimo progetto, gli Arm On Stage (è appena uscito il disco d’esordio, Sunglasses Under All Stars) è “una catapulta verso l’esplorabile, una valigia piena di natura, immagini e possibilità”. Info: www. myspace.com/armonstage

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