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70 aprile 2014

Sono pochi gli artisti che possono permettersi di reinventare se stessi come fa abitualmente Mr Williams. Merito del suo talento da intrattenitore e di una personalità decisamente fuori dal comune

paolo nutini noemi piero pelù perturbazione

FRANZ FERDINAND

«Sul palco non puoi essere davvero te stesso. Chi lo dice mente per apparire più vicino al pubblico»

LAURA PAUSINI

Come fa un’artista italiana ad entrare nelle classifiche di musica locale in Paesi esteri? Chiedetelo a Laura

Robbie Williams

ALESSANDRA AMOROSO

Crescere ma senza cambiare nulla di sé. La sfida di Ale alla prova di un lungo tour nei palazzetti


EDITORIALE «È

da molti anni ormai che non provo più emozioni nell’ascoltare musica e nemmeno nel crearla. Questo mi fa sentire terribilmente colpevole. Non provo più emozioni nemmeno quando siamo nel backstage e sento l’urlo della gente. Ho sempre invidiato Freddy Mercury: la folla lo inebriava, ne traeva energia. Ma per me non è così. Non posso imbrogliarvi, nessuno di voi. Semplicemente non sarebbe giusto nei vostri confronti né nei miei. Il peggior crimine che possa commettere è fingere e far credere che io mi stia divertendo. A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco. Ho provato quello che è in mio potere per apprezzare al massimo tutto questo. E l’apprezzo, Dio mi sia testimone che l’apprezzo, ma non è abbastanza». Kurt Cobain scrive queste e altre parole poco prima di suicidarsi. È l’aprile del 1994. Si è arreso alla disperazione che lo ha accompagnato nell’ultima parte della sua vita. Nonostante i Nirvana, nonostante il successo. E anzi proprio per questo. Quello che più mi stravolge della lettera di addio di Cobain, che per tanti come me cresciuti negli anni Novanta è stato molto più di un idolo, è quel senso di colpa che la pervade da cima a fondo, a volte dichiarato altre nascosto tra le righe. Kurt si sentiva in colpa nei confronti del pubblico, dei suoi compagni e amici, della sua famiglia per questioni che in realtà danneggiavano solo se stesso. Si sentiva inadeguato, fuori posto e quindi colpevole. Quel dannato sentimento autodistruttivo che aveva sempre covato, dopo il successo di Nevermind si era talmente acuito da annientarlo. È devastante anche solo immaginare quanta distanza ci fosse tra il senso d’inadeguatezza provato da un ragazzo di 27 anni segnato da gravi problemi di salute, fisica e psicologica, e la percezione che di lui aveva il mondo. Kurt era

un riferimento per tutti, tranne che per se stesso. Quasi vent’anni dopo, nel marzo del 2013, l’ex batterista dei Nirvana e attuale leader dei Foo Fighters, Dave Grohl, parla dal pulpito del South By Southwest di Austin (Texas) – uno dei più importanti eventi musicali del mondo. Lo hanno invitato perché tenga uno discorso sul senso più profondo della musica e lui regala uno speech memorabile. « (…) volevo essere parte di una rivoluzione, di una ribellione, ma probabilmente stavo solo cercando di salvare la mia vita. Ho passato anni a dormire sul palco, per terra nei locali, sotto il palco - quando dormivo. Poi ho sentito le cinque parole che hanno letteralmente cambiato la mia vita: “Have you heard of Nirvana?”. Non avevano un batterista e così mi sono fiondato. Suonavamo e basta. Non c’era sole, non c’era luna, c’era solo la musica. Comunicavamo tra di noi senza parlare. Eravamo tre persone orgogliose dei propri difetti che suonavano come se tutta la loro vita dipendesse da quella musica. Nessuno ci disse mai come suonare o cosa fosse giusto o sbagliato. Era la nostra musica. Kurt diceva che saremmo diventati la più grande band del mondo. Ma io ridevo, pensavo che scherzasse! (…) Come conciliare l’enorme successo che colse i Nirvana con il sentimento anarchico da punk rocker che sentivo dentro? Cosa diventa a quel punto il successo, come si definisce? Significa fare una canzone dall’inizio alla fine senza commettere neanche un errore? Significa solo trovare quell’accordo che ti fa passare tutti i problemi? Il senso di colpa è un cancro. Ti distrugge come artista. È un buco nero. Non c’è senso di colpa nella prima canzone che scrivi, non c’è “giusto” o “sbagliato”. Sei sempre quella persona: il musicista. The musician comes first, il musicista viene prima. Il resto può andare a farsi fottere». Se solo Kurt Cobain avesse avuto la forza d’animo del suo batterista.

Daniele Salomone @DanieleSalomone onstage aprile 07


INDICE APRILE N°70

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robbie williams

alessandra amoroso

Lo aspettiamo a Torino per goderci la sua ultima trasformazione. Fiduciosi, perché uno come lui può permettersi tutto.

In vista del tour nei palazzetti abbiamo chiacchierato con Sandrina. Che vuole crescere ancora, ma senza cambiare.

Dopo quanto successo in passato, i fan dei Litfiba potrebbero preoccuparsi. Ma non devono, parola di Piero.

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50

54

franz ferdinand Parlare con Alex Kapranos è un’esperienza. Specialmente se ha voglia di chiacchierare e non si tiene dentro niente.

08 onstage aprile

piero pelù

edoardo leo

laura pausini

L’attore italiano del momento ci racconta perché è felice di esserlo e nello stesso tempo non vuole esserlo.

Forse non ci rendiamo conto della sua fama all’estero. Aspettando che torni in Italia, schiariamoci le idee.


INDICE

FACE TO FACE

24

JAMES TOSELAND

JUKEBOX

17 18 20 21 22

VASCO BRONDI PERTURBAZIONE TWIST & SHOUT NEGRITA

WHAT’S NEW

65 68 70 72

14

CINEMA GAMES TECH

ESTRA

STYLE

CELEBRATION

26

MUSICA

RECORD STORE DAY

58

CI VUOLE UN FIORE

NOEMI

STORIE

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KURT KOBAIN

COMING SOON

74

LIGABUE

ONSTAGEWEB.COM 20 ANNI SENZA KURT Come molti sanno, il 5 aprile ricorre il ventesimo anniversario della scomparsa del leader dei Nirvana. La sua morte è stata un evento terribile, che ha gettato nello sconforto milioni di fan, oltre alla sua famiglia e ai suoi compagni di band: Kurt era diventato un simbolo per

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10 onstage aprile

@ONSTAGEmagazine

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un’intera generazione. Ma la sua musica è ancora qui tra noi. Per celebrare degnamente la figura di Cobain e puntare i riflettori sulla sua eredità, Onstage gli dedica un intero mese di contenuti speciali con approfondimenti, foto, interviste, contributi. Stay connected!

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Via del Corso 73 - Roma Via Lagrange 16B - Torino Corso Buenos Aires 3 - Milano


OSPITI APRILE 2014

Wayne Maser

Paolo De Francesco

Andy Knowles

È un fotografo di culto vecchio stampo, che non ha mai amato i riflettori. Con il suo personalissimo uso del bianco e nero ha ritratto tutti i personaggi più celebri degli ultimi 30 anni, compresa la nostra Laura Pausini.

Paolino per gli amici, si definisce un grafico che usa la fotografia per costruire delle idee e il ritocco per raggiungere il suo scopo. Sue le foto di Piero Pelù che trovate all’interno.

L’artista di Boston non è solo l’autore delle foto dei Franz Ferdinand che trovate tra qualche pagina, ma anche il regista di alcuni loro video, del documentario sulla band e ha suonato la batteria in alcuni loro tour.

John Wright

Jason Nocito

Charlie Rapino

Stefano Verderi

Non solo fotografo, ma anche film maker e music producer. Trovate alcune delle foto che il poliedrico artista di stanza a East London ha scattato a Robbie Williams su questo numero di Onstage.

Casse '73, il fotografo americano ha iniziato a fare foto alle band fuori dai concerti. Negli anni è passato alla moda, pur mantenendo un forte legame con il rock lifestyle. Lo potete vedere dagli scatti di Skrillex.

Emigrando in Inghilterra ha trovato l’America (ma pure in Italia partecipando ad Amici come coach). Produttore dance e pop, da due anni butta benzina sul fuoco per noi dalla sua roccaforte: Londra.

“The Wizard” è il chitarrista de Le Vibrazioni. Diplomato al Musicians Institute di Los Angeles, ha fondato la Basset Sound nel 2010 per produrre nuovi artisti. Ci parla di affascinanti suggestioni retrò.

74 anni fa Direttore responsabile Emanuele Vescovo Direttore editoriale Daniele Salomone d.salomone@onstageweb.com Art director Giulia Vidali g.vidali@onstageweb.com Redazione Alvise Losi (caporedattore) a.losi@onstageweb.com Francesca Vuotto f.vuotto@onstageweb.com Tommaso Cazzorla t.cazzorla@onstageweb.com Jacopo Casati j.casati@onstageweb.com

12 onstage aprile

Registrazione al Tribunale di Milano n° 362 del 01/06/2007 Hanno collaborato Blueglue, Antonio Bracco, Francesco Chini, Luca Garrò, Stefano Gilardino, Massimo Longoni, Alvise Losi, Claudio Morsenchio, Elena Rebecca Odelli, Marco Rigamonti.

Ufficio commerciale Eileen Casieri e.casieri@onstageweb.com Marianna Maino m.maino@onstageweb.com Mattia Sbriziolo m.sbriziolo@onstageweb.com

Direttore marketing Luca Seminerio l.seminerio@onstageweb.com

Distribuzione e logistica Laura Cassetti l.cassetti@onstageweb.com

Direttore commerciale Francesco Ferrari f.ferrari@onstageweb.com

Concessionaria per la pubblicità Areaconcerti srl via Ripamonti 137 20141 Milano Tel. 02.533558

Direttore amministrativo Mario Vescovo m.vescovo@onstageweb.com

Filiale di Roma Paola Marullo p.marullo@onstageweb.com

Pubblicità Triveneto Everest ADV Viale Delle Industrie 13, Limena (PD) tommaso.perandin@everlastadv.it Pubblicità Toscana e Umbria Sara Moretti s.moretti@onstageweb.com Stampa Rotolito Lombarda Via Sondrio, 3 20096 Pioltello (MI) Onstage Magazine è edito da Areaconcerti srl via Ripamonti 137 20141 Milano Tel. 02.533558 info@areaconcerti.it


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ROMA 00186 L.go del Teatro Valle 6 Tel. 06 424541

TORINO 10122 Via Garibaldi 5 Tel. 011 539361

BOLOGNA 40121 Galleria Ugo Bassi 1 Tel. 051 272897

FIRENZE 50123 Piazza Repubblica 3 Tel. 055 2398848

NAPOLI 80121 Riviera di Chiaia 260 Tel. 081 7644439

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10 USCITE IMPERDIBILI

(Sempre che le riusciate a trovare) ORMAI LO SAPETE. IL RECORD STORE DAY È UNO DEGLI APPUNTAMENTI IMPERDIBILI DELL’ANNO, ALMENO PER CHI AMA LA MUSICA E I VECCHI VINILI FRUSCIANTI. ANCHE PER IL PROSSIMO 19 APRILE SONO PREVISTE FESTE, CONCERTI, CELEBRAZIONI E, OVVIAMENTE, DECINE DI USCITE DISCOGRAFICHE PROGRAMMATE AD HOC. di Stefano Gilardino

C

© Danny Clinch

hi meglio di una leggenda del rap potrebbe conoscere l’importanza di un disco in vinile? Proprio per questo motivo, l’ambasciatore del Record Store Day del 2014 è Chuck D, MC e fondatore dei Public Enemy. Dopo Jack White, Ozzy Osbourne e Iggy Pop (tra gli altri), la manifestazione aggiunge un’altra figura d’importanza capitale alla sua lista di illustri rappresentanti e, come dice lo stesso Chuck, «in un momento storico in cui la maggior parte delle persone è china

14 onstage aprile

sul proprio smartphone, noi amanti della musica ci facciamo strada verso quella splendida realtà rappresentata dai negozi di dischi». Già, perché tutte le centinaia di edizioni speciali che usciranno il 19 aprile saranno disponibili nei cari e vecchi negozi di dischi, ormai vere e proprie zone protette contro l’estinzione. Per scoprire quali aderiscono all’iniziativa non avete che da guardare la lista sul sito ufficiale della manifestazione (recordstoreday. com) e poi fare la vostra scelta. Certo, alcuni

pezzi saranno molto difficili da trovare, ma ci sarà di che accontentarvi, anche qui in Italia… Prima di indicare 10 uscite davvero interessanti tra quelle programmate appositamente per l’occasione, infine, è d’obbligo menzionare Jaco, ovvero il documentario sullo scomparso Jaco Pastorius, bassista dei Weather Report e strepitoso solista, prodotto da Robert Trujillo dei Metallica. Sarà quello il film ufficiale per quest’anno.


Devo Live at Max’s Kansas City 11/15/77 (LP, 2000 copie) Una specie di Sacro Graal per tutti gli amanti della band americana, ossia l’esibizione ormai classica dei cinque Devo al Max’s Kansas City di New York. Non avevano neppure inciso un album eppure erano già delle star, amate e riverite da Iggy Pop, David Bowie e Brian Eno. Non vi basta? Allora buttatevi anche su Butch Devo and the Sundance Gig, picture disc e dvd di un’altra esibizione in tuta gialla!

Green Day Demolicious (LP) Non è la prima volta che i Green Day partecipano al Record Store Day con qualche chicca per i fan, però questo Demolicious ha tutta l’aria di essere un album molto interessante, oltre che raro. Composto interamente da demo registrati nell’ultimo periodo in studio - quindi quello antecedente alla trilogia uscita nel 2012 -, il disco contiene ben 18 pezzi inediti che faranno la gioia dei fan del trio capitanato da Billie Joe Armstrong.

Jimi Hendrix Experience Live at Monterey (LP, 6000 copie) Ok, in questo caso nulla d’inedito, però la nuova ed ennesima versione dello storico concerto a Monterey promette di essere quella definitiva. Oltre alla stampa su vinile a 200 grammi, il disco conterrà anche un breve saggio di Mitch Mitchell (il batterista della band scomparso nel 2008) oltre che la solita scaletta incredibile, aperta da un’introduzione di Brian Jones in persona e chiusa da una cover di Wild Thing dei Troggs.

Joy Division An Ideal for Living (12”) Uno dei dischi più ricercati e bootleggati del post punk inglese è senza dubbio l’esordio su vinile dei mancuniani Joy Division.

Composto da quattro pezzi soltanto, An Ideal For Living mostra ancora una versione grezza e punk della band che avrebbe rivoluzionato in maniera indelebile il rock inglese. E, a testimonianza della sua rarità, le parole del bassista Peter Hook, il quale ricorda di averne autografate, in tutta la sua carriera, pochissime copie davvero originali.

rapper di New York paiono godere ancora di ottima salute creativa. Questo album, il loro secondo in assoluto, viene giustamente considerato il classico per eccellenza della loro discografia. E non può certo mancare nella vostra. Bring the noise!

LCD Soundsystem

Unplugged: The Complete 1991 and 2001 Sessions (4LP box set)

The Long Goodbye: LCD Soundsystem Live at Madison Square Garden (5LP box set)

Si aggiunge alla lista un altro corposo boxset che raccoglie le due storiche esibizioni unplugged del quartetto di Athens, uno dei più amati e collezionati del mondo. Il primo show del 1991, quello più celebre, immortala i R.E.M. del periodo Out Of Time, mentre il secondo, passato un po’ sottotraccia, raccoglie, tra le altre cose, materiale finito poi su Reveal, il secondo album uscito dopo l’abbandono del batterista Bill Berry.

R.E.M.

Quando si dice andarsene con stile. Gli americani LCD Soundsystem – in pratica il progetto solitario di James Murphy – hanno abbandonato le scene musicali con una grande festa a New York, di cui questo imponente boxset è la testimonianza completa. Certo, come minimo dovete essere fan sfegatati, altrimenti cinque vinili interi saranno difficili da digerire. In ogni caso, un applauso alla confezione modello deluxe!

The Pogues with Joe Strummer Live In London (2LP, vinile rosso) Forse non ve lo ricordavate, ma c’è stato un periodo in cui fu proprio l’ex Clash a fronteggiare i Pogues, in sostituzione del leader Shane McGowan. Questo show, registrato al Forum a Londra nel 1991, immortala una serata di grazia della band irlandese e viene pubblicato su vinile per la prima volta in assoluto. Niente di meglio che intonare Straight To Hell o I Fought The Law, portate in dote dal buon Joe, o le classiche Fiesta e Yeah, Yeah, Yeah, Yeah, Yeah.

Public Enemy It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back (2LP) Non poteva certo mancare, nella nostra lista, un omaggio all’ambasciatore di quest’anno e ai suoi seminali Public Enemy. Dopo il loro ingresso nella Rock’n’Roll Hall Of Fame e una lunga carriera alle spalle, i

Bruce Springsteen American Beauty (12”) Non poteva certo mancare il Boss in questa selezione, considerando tra l’altro che il suo contributo a questa festa manderà in solluchero i suoi numerosi ammiratori. Il 12” American Beauty conterrà ben quattro inediti: oltre alla title track si tratta di Hey Blue Eyes, Mary Mary - tratte dalle session di High Hopes - e Hurry Up Sundown. Considerata la sua produzione smisurata, non deve essere stato così difficile per Bruce scegliere quattro chicche da regalare ai suoi fan.

Litfiba Luna/La preda (7”) E concludiamo con un tributo alla nostra Italia e a una delle band più amate della scena rock. Luna e La preda sono i due pezzi contenuti sul primo singolo pubblicato per la Fonit Cetra dai Litfiba nel lontano 1983 - era il premio per essersi aggiudicati la vittoria finale del 2° Festival Rock a Bologna. Da lì è partito tutto quanto e, considerata la rarità dell’originale, siamo certi che i fan faranno a gara almeno per portarsi a casa questa ristampa molto gradita.

onstage aprile 15


RUSSELL

CROWE

JENNIFER

CONNELLY

RAY

WINSTONE

EMMA

WATSON

LOGAN

LERMAN

UN FILM DI DARREN ARONOFSKY LM DI DARREN UN FILMUNDI FIDARREN UNARONOFSKY FILM DIARONOFSKY DARREN ARONOFSKY

DIDIRRETTO ETTO DADA DIRETTODA DIRETTO

Noah-ilfilm.it

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DA GIOVEDÌ 10 APRILE AL CINEMA ANCHE IN 3D E IN

E

ANTHONY

HOPKINS


*

JUKEBOX a cura di Francesca Vuotto

L’ASTRONAVE IN

CAMPAGNA VASCO BRONDI, AKA LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA, È IN TOUR CON IL NUOVO ALBUM COSTELLAZIONI. UN DISCO CHE SEGNA UNA SVOLTA PIUTTOSTO NETTA RISPETTO AL PASSATO: LO STILE VISCERALE HA LASCIATO IL CAMPO ALL’INCONTRO TRA «IL PROVINCIALE E LO SPAZIALE». di Tommaso Cazzorla foto di Massimiliano Nardi

I

l nuovo disco è uscito solo da qualche settimana ma già cammina sulle sue gambe. Se n’è accorto Vasco Brondi stesso, che continua a celarsi dietro alla sigla Le luci della centrale elettrica, quando lo abbiamo sentito all’indomani della data d’esordio del tour, a Livorno: «Le canzoni di Costellazioni sono state accolte molto bene, le ho sentite cantare dalla maggioranza del pubblico. Non me lo aspettavo, credo che rivedrò la scaletta per inserirne di più». Giunto al terzo disco, il ferrarese ha abbandonano (in parte) il suo caratteristico stile acustico, viscerale e scarno in favore di arrangiamenti più ricchi ed elaborati. «Abbiamo lavorato molto per ottenere immediatezza. Forse è più facile decifrare questo album perché ho lasciato che ogni singolo brano seguisse i riferimenti stilistici che lo hanno ispirato, e questo rende il disco più comprensibile». Con un’evoluzione tanto netta il rischio è che, andando a costruire la scaletta dei concerti, i pezzi vecchi e quelli nuovi fatichino a stare insieme. La cosa non spaventa affatto Vasco, che si è già posto il problema: «Nei precedenti tour finivo sempre per riarrangiare completamente tutti i brani. Questa volta invece abbiamo soltanto aggiunto ai brani dei precedenti album strumenti che esprimono le frequenze basse e i ritmi ossessivi, accentuando quegli aspetti che in modo latente erano già presenti nella pennata della chitarra acustica o nelle percussioni. In questo modo si

avvicinano ai pezzi di Costellazioni, ma senza snaturarsi». Questo dualismo - ottenuto nel disco mixando le versioni elettroniche dei brani a quelle suonate in studio - è stato fortemente voluto e l‘intenzione è di riproporlo anche sui vari palchi d’Italia. «La scommessa è fondere la parte organica con quella elettronica. Abbiamo violoncello, chitarra classica e harmonium ma anche drum machine, moog e chitarre distorte. Un equilibrio tra provinciale e spaziale, volevo queste due atmosfere. Anche la scenografia si rifà a questo, le luci di volta in volta possono ricreare un bar o un cielo stellato. È come se usassimo l’illuminazione di un’astronave caduta in aperta campagna». Col senno di poi ci si rende conto di come questa strada fosse stata imboccata nel 2011 con C’eravamo abbastanza amati, l’ultima produzione prima dell’album uscito a marzo. Tra i brani dell’Ep erano presenti anche tre cover che suggerivano gli sviluppi futuri («In effetti senza saperlo stavo già esplorando queste sonorità»). A proposito di cover, ci saranno altri tributi nei concerti di quest’anno? «Ne abbiamo preparati ma le canzoni da suonare sono talmente tante che per ora non abbiamo sentito la necessità di metterli in scaletta. Mi piacerebbe inserire

qualcosa che sia un cortocircuito, un brano classico spinto in una direzione diversa, o magari un pezzo punk fatto pianoforte e voce». Chiacchierando delle possibili interpretazioni viene fuori, quasi per caso, il nome di Lucio Battisti, che fornisce a Vasco l’occasione per spiegare chiaramente le sue intenzioni: «Batti-

«La cosa migliore che può capitare a un artista è seguire la propria direzione senza nascondersi dietro l’idea che “sto facendo una cosa così intelligente che nessuno mi capisce”» sti l’ho scoperto relativamente tardi. Mi colpisce come abbia sempre fatto la sua musica, e in un certo senso anche sperimentato, riuscendo comunque ad essere incredibilmente popolare. Per me è la cosa migliore che possa capitare a un artista: seguire la propria direzione senza però nascondersi dietro l’idea che “sto facendo una cosa così intelligente che nessuno mi capisce”. È un atteggiamento molto diffuso in questi anni. Crediamo tutti di essere dei geni incompresi e che il pubblico non capisca niente. Ma non è affatto così».

onstage aprile 17


JUKEBOX

Di Charlie Rapino

post sbornia I PERTURBAZIONE SONO PRONTI PER ANDARE IN TOUR. NORMALE PER UNA BAND CHE HA CENTINAIA DI CONCERTI ALLE SPALLE. MA SANREMO HA SPOSTATO L’ASTICELLA UN PO’ PIÙ IN LÀ. di Francesco Chini

N

on solo un sesto posto «sorprendente malgrado i primi esiti ci avessero dato speranze di podio» come mi dice Cris: ai sei di Rivoli è andato anche il Premio Lucio Dalla, «riconoscimento per noi ancor più inatteso e prezioso», secondo le parole di Tomi. Curiosamente, dopo un Sanremo che per i citati aspetti li ha visti trionfare, incontrare i Perturbazione è fare i conti proprio con le tre domande della loro fortunata L’unica, che mentre scrivo va superando il milione di visite su YouTube. Cantano: Chi sono io? Cosa sarò? Che cosa sono stato?: malgrado la sbornia, i ragazzi ci hanno pensato molto. Tomi e Gigi concordano: «In sostanza, il Festival ci ha fatto scoprire che quel tipo di alcool siamo tranquillamente in grado di reggerlo. E che berlo ci ha aperto nuovi orizzonti, facendo di noi quel che in fondo siamo da sempre: una band che cerca di evolversi e di parlare a più gente possibile». Un Sanremo giunto quindi dopo un cammino lungo e soprattutto da sempre teso a questo obiettivo: «Abbiamo sempre voluto prendere con le pinze l’ambito indie: ci ha resi noti, ma l’abbiamo sempre trovato circoscritto, quasi un ghetto. Anni fa, con Le città viste dal basso

18 onstage aprile

*

LONDON CALLING

tentammo proprio di abbattere queste barriere, mettendo insieme, che so, Max Pezzali coi Tre Allegri Ragazzi Morti. È tuttora il nostro spirito e quel che abbiamo ottenuto nel tempo viene da questo modo di pensare, Sanremo o no». E come la mettiamo con chi rimpiange quando eravate poveri ma belli? Dice Tomi: «Cito l’intelligente commento di un fan sulla nostra pagina Facebook. Diceva: “Rimpiangere i Perturbazione di Agosto non è nostalgia di quella band. È nostalgia di se stessi." Non avremmo saputo dirlo meglio». E il futuro? «Una cosa per volta. Abbiamo tanta roba su cui lavora«Sanremo dice che quel tipo di alcool siamo in grado di reggerlo. Berlo ci ha aperto nuovi orizzonti, ma noi siamo sempre stati una band che vuole parlare a più gente possibile» re, anche in termini di nuovo materiale. Ma lo faremo dopo questa tornata di live, che per noi sarà già un primo test. Perché la prima cosa da capire è se ci riusciamo, anche sul palco, a parlare a sempre più gente. A essere quel che abbiamo sempre sperato».

SCOTT ASHETON 1949-2014

C

hi sa di musica sa benissimo che i gruppi, quelli che valgono qualcosa, senza il fottuto batterista non valgono niente. Immaginate i Led Zeppelin senza Bonzo Bonham o gli Stones senza Charlie Watts… impossibile. Eppure chi sta dietro le pelli è sempre visto come la ruota di scorta, il panchinaro del rock and roll. È tutto il contrario. Per questo dubito che il buon Iggy Pop se la senta di andare avanti con gli Stooges senza il suo pupillo batterista, che proprio lui aveva scovato in qualche buco del fottuto Michigan, tra una dusty road e una goddamn railroad track. Da Ann Arbour, Michigan, Scott (ribattezzato Rock Action) forma gli Stooges nel 1967 insieme al fratello maggiore Ron, a Iggy e a Dave Alexander. Quella formazione sconvolge la mente di una generazione allo sbaraglio con tre album in quattro anni (The Stooges, Fun House e Raw Power) per poi dedicarsi all’autodistruzione, con i narcotici e la follia. Con mia sorpresa il vecchio Iggy aveva rimesso insieme la band nel 2003, forse perchè - let’s face it - la faccenda non era chiusa. La morte di Scott non è solo l’epilogo di un grande drummer ma, più probabilmente, il capitolo conclusivo di una band che è stata fondamentale nella formazione del vostro scriba. In particolare cito Fun House, con quella copertina dove campeggiava il minaccioso timbro “For Military Sale Only” e quel drumming ossessivo che apparteneva più ai Funkadelik che ad un gruppo precursore del punk. Scott era un fine musicista, che non aveva bisogno di inutili peripezie, dubito che abbia mai fatto un fottuto assolo - negli anni 70 era davvero impossibile evitarlo (anche quella decade ha i suoi buchi neri). Le prime otto battute di Dirt, il terzo pezzo dell’opus stoogesiano, sono il manuale del groove. Mi sono sempre chiesto come mai nessun rapper non lo abbia campionato. Rock Action, come gli Stooges, ha significato poco per tanti, ma MOLTISSIMO per pochi. Rest in peace, Scott.


MEMENTODUO.COM


JUKEBOX

BRILLANTINA A VOLONTà TORNA AD APRILE TWIST AND SHOUT!, FESTA ITINERANTE DEDICATA ALLA MUSICA ANNI CINQUANTA. di Francesca Vuotto

V

olete per una sera rivivere la magica atmosfera leggera e spensierata dei mitici Anni Cinquanta e Sessanta? Armatevi di agenda e andate alla ricerca del locale più vicino a voi che in aprile ospiterà la serata a tema Twist and Shout!: sono tre anni che i dj Alessio Granata e Ale Leuci la portano in giro per la Penisola, regalando alle migliaia di persone che vi hanno partecipato un momento davvero speciale, dove a farla da padrone sono rockabilly, twist e boogie woogie, ampie gonne a ruota, capelli lucidi di brillantina e scarpette da ballo. Treviso, Verona, Milano, Torino, Ravenna, Padova le città che la ospiteranno questo mese, prima del gran finale a sorpresa del 24 aprile (per info facebook.com/twistandshout.50sand60s). Non fatevi intimorire dai presupposti però: non è necessario essere dei profondi conosci-

DIFENDIAMO LA TERRA

L

a Terra è di tutti, soprattutto il 22 aprile” ci ricorda Earth Day Italia, il comitato che cura le attività e la promozione della Giornata Mondiale della Terra, voluta 44 anni fa dalle Nazioni Unite per sensibilizzarci riguardo alla salvaguardia del nostro pianeta. Il testimonial d’eccezione scelto per l’edizione italiana di quest’anno è Arisa, che dedicherà alcuni passaggi del suo concerto al Teatro degli Arcimboldi di Milano il 16 aprile proprio alla manifestazione - saranno poi trasmessi su La7 il 22. «Già lo scorso anno ci ha voluto sostenere con sincera convinzione girando per noi un bellissimo spot. Quest’anno ci ha offerto la sua splendida voce impreziosita dallo straordinario successo di Sanremo», ha commentato il presidente di Earth Day Italia Pierluigi Sassi. Se invece è dalla Capitale che vi volete unire al miliardo di persone che in 192 Paesi celebrerà la Giornata, il 21 aprile nella Riserva Naturale

20 onstage aprile

HOT LIST I 10 BRANI PIÙ ASCOLTATI IN REDAZIONE DURANTE LA LAVORAZIONE DI QUESTO NUMERO NIRVANA ALL APOLOGIES (MTV Unplugged In New York, 1994)

TORNA EARTH DAY, LA GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA, CON UN TESTIMONIAL D’ECCEZIONE.

«

tori di quel mondo per partecipare e divertirsi, anzi. Ketty Cinieri di Vintage Style vi truccherà e pettinerà a dovere (gratuitamente) e prima dell’inizio dello show workshop e corsi di ballo (anche questi gratuiti) vi daranno la giusta infarinatura per vivere al meglio la grande festa che animerà la pista – con l’esibizione di una live band prima e il set del duo Granata-Leuci poi. Portatevi avanti studiando qualche video in Rete e la mossa di bacino alla Elvis non avrà più segreti per voi. Ladies and gentlemen, siete pronti a ballare fino allo sfinimento?

Valle dell’Aniene si terrà la Maratona a KM0, pensata con quattro diversi percorsi per far partecipare tutti, dai bambini agli adulti, agli amici a quattro zampe. F.V.

CESARE CREMONINI LOGICO #1 (2014) ANGIE STONE WISH I DIDN’T MISS YOU (Mahogany Soul, 2001) DANIELE SILVESTRI TUTTA COLPA DI FREUD (2014) FRANZ FERDINAND TAKE ME OUT (Franz Ferdinand, 2004) JOAN AS POLICE WOMAN GET DIRECT (The Classic, 2014) SIXTO RODRIGUEZ CAUSE (Coming From Reality, 1971) JOHNNY FLYNN THE WATER (Been Listening, 2010) FRANKIE HI-NRG MC L’OVVIO (Esseri umani, 2014) BRUCE SPRINGSTEEN RADIO NOWHERE (Magic, 2007)


CHI NON RISICA NON ROSICA SORPRENDENDO TUTTI, I NEGRITA HANNO ACCETTATO DI SUONARE LIVE LE MUSICHE DI JESUS CHRIST SUPERSTAR, AL SISTINA DI ROMA DA METÀ APRILE. A “RISCHIARE” PIÙ DI TUTTI È PAU, CHE RECITA PURE. di Tommaso Cazzorla - foto di Alessio Pizzicannella

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Negrita si sono trovati proprio bene a teatro. Così tanto che hanno deciso di rimanerci ancora un po’. Non contenti di aver calcato la stragrande maggioranza delle sale italiane, nel 2013, con il tour che ha proposto il loro repertorio rivisitato in chiave acustica, gli aretini saranno la resident band dello spettacolo Jesus Christ Superstar. Per la bellezza di 38 date, al Teatro Sistina di Roma. Non solo, Pau debutterà come attore nel ruolo chiave di Ponzio Pilato. «Il regista Massimo Piparo ci ha notato durante la nostra esibizione a Roma – ci ha raccontato il frontman – e mi ha chiamato per offrirmi il ruolo. Ero incredulo, inizialmente ho risposto “voi siete fuori! Io devo fare il nuovo disco!”, ma poi quando si è deciso di coinvolgere tutta la band ho accettato. È un modo di metterci nuovamente in discussione. Per noi rischiare è una specie di regola». Pau questa volta si troverà a fare i conti con un altro aspetto del palco: «Per la prima volta seguiamo un percorso diverso, la band deve provare con tutti i cantanti mentre io ho a che fare con costumista, scenografi, regista, direttore d’orchestra. Inoltre sono abituato a cantare da solo, non al botta e risposta. Pilato è un personaggio sicuramente affascinante ma che per via del suo ruolo è freddo, forse il più statico di tutti. Io al contrario di solito uso molto il corpo per esprimermi». La compagnia è delle migliori: per festeggiare il quarantennale dell’opera rock per eccellenza ci saranno sul palco anche artisti come Simona Molinari e Shel Shapiro, rispettivamente nei ruoli di Maria Maddalena e Caifa, e Ted Neeley, volto storico di Gesù fin dalla prima rappresentazione a Broadway e nell’omonimo film. «Eravamo un po’ perplessi, ci sembrava di venire a Roma a suonare delle cover. Dopo aver saputo della partecipazione di Ted ci siamo resi conto che in pratica è come suonare The Wall con Roger Waters al basso. Lui è una vera leggenda! Sarà una bella responsabilità per me dover farlo frustare [ride, ndr]. Ci atterremo agli arrangiamenti della versione inglese del 1996, quella in cui Andrew Lloyd Webber si riconosce maggiormente. Saremo supportati da quat-

tro archi, due fiati e il direttore d’orchestra, ma il suono principalmente verrà fuori dalle nostre corde. Sound Negrita al 100%». Jesus Christ Superstar, però, non è solo il padre fondatore dell’opera rock, ma anche un racconto laico degli ultimi giorni della vita di Gesù, dal punto di vista di Giuda. «JCS è sempre stato una costante nella mia vita. Era una di quelle cassettine che avevo fisse in macchina, insieme a London Calling e a The Dark Side Of The Moon. Ma l’aspetto religioso lo lascio ai teologi, noi sappiamo di aver a che fare con un mito della spettacolo prima di tutto. Se ci avessero chiamato a fare una rappresentazione sacra delle Edizioni Paoline non avremmo accettato».

La mente della band rimane fissa sul nuovo disco, prima ancora di poter dichiarare con«Eravamo un po’ perplessi, ci sembrava di dover suonare delle cover. Poi ci hanno detto della presenza di Ted Neeley: in pratica è come suonare The Wall con Roger Waters al basso» clusa l’esperienza. «Appena cominceranno le repliche inizieremo a scrivere i pezzi nuovi, lavorando al disco la mattina e il pomeriggio in qualche studio romano. Questa esperienza ci entrerà naturalmente sottopelle e in qualche modo vorrà riveder la luce, come già ci è successo dopo il viaggio in Sudamerica».

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JUKEBOX

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RETROMANIE di Stefano Verderi

NORDEST ROCKERS DOPO UNA LUNGA PAUSA - NON SI ERANO MAI SCIOLTI, IN VERITÀ - TORNANO GLI ESTRA DI GIULIO CASALE, CON UN MINI TOUR E ALTRE DATE SCHEDULATE PER L’ESTATE. SEMPRE CHE L’ITALIA NON VINCA I MONDIALI… di Stefano Gilardino

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l termine di un intenso showcase acustico, in cui Casale e l’altro chitarrista Abe Salvadori hanno riproposto alcune delle pagine migliori del repertorio, siamo in una saletta di Santeria, a Milano, per farci raccontare come abbiano rimesso in piedi la banda. «Ci siamo ritrovati per caso, quando finalmente dopo vent’anni la città di Treviso è stata liberata dal giogo leghista, se così si può dire. La sera della vittoria, dopo le elezioni, siamo saliti sul palco tutti e quattro per una bella celebrazione e abbiamo pensato di provare nuovamente a fare qualcosa assieme. Non c’eravamo mai sciolti, possiamo dire che ora è terminata una lunghissima pausa». Tocca ad Abe aggiungere qualche particolare in più: «È stato magico ritrovarsi in sala prove e la cosa che più ci ha colpiti è che, invece di suonare i pezzi vecchi, abbiamo immediatamente composto alcuni inediti che faremo anche in concerto». Tanto per cominciare sono state fissate quattro date in altrettanti club italiani - quelle estive sono in stand-by in attesa di capire se tutto il Paese sarà assorbito dal calcio oppure

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no - e sarà un piacere riascoltare l’elettricità dei vecchi Estra. «Saremo molto elettrici, te l’assicuro, e abbiamo pure aggiunto un quinto membro per i live che suonerà chitarra e tastiere». Poco prima di iniziare l’intervista vera e propria, si discuteva con Giulio e Abe di come, nel periodo di massimo sfarzo della band, tra Alterazioni e Nordest Cowboys (1997-1999), gli Estra suonassero centinaia di concerti all’anno, una circostanza irripetibile al giorno d’oggi. «Certamente la musica non sta bene, non lo scopriamo noi, e neppure le riviste se la cavano un granché. Tocca prenderne atto, ma senza nessun rimpianto, come ci insegnerebbe il signor Jones - per citare una nostra canzone. Ci siamo fermati all’inizio degli anni Duemila per perseguire altre strade, ma siamo molto fieri di ciò che abbiamo inciso. La dimostrazione sta nel fatto che, vent’anni dopo, i nostri pezzi ci sembrano attuali. Evidentemente non c’eravamo sbagliati a riguardo. L’altro giorno un tuo collega ci ha detto che o eravamo noi in anticipo oppure il rock non ha avuto grandi evoluzioni. Credo la seconda sia più giusta (risate, ndr)».

AUMENTIAMO LE TASSE

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o come l’impressione che ai giornalisti di cronaca e politica a volte piaccia seminare un po’ il panico, per poi correggere il tiro o farsi smentire ed alimentare così una polemica inutile, data dalla grande confusione che gira attorno all’argomento, generata a sua volta dalla cattiva informazione; ed ecco che si ricomincia da capo. Forse per distrarre da altri fatti ben più gravi, di cui si dice poco o nulla. E sia chiaro che non sono per le teorie complottiste io. Però credo che ci siano delle lobby molto potenti che riescono se non altro ad influenzare le notizie, per mettere l’opinione pubblica contro il soggetto sbagliato. Di solito quello più debole. Il mio argomento di interesse è l’equo compenso per la copia privata. Argomento in cui regna molta confusione a causa della cattiva informazione. Sulla questione mi trovo perfettamente in linea col pensiero di Gino Paoli, incredibile cantautore, nonchè presidente della SIAE: il compenso che i produttori di smartphone e tablet devono riconoscere agli autori ed editori, per avere la possibilità di immagazzinare musica nel proprio apparecchio, va aumentato. Lo smartphone è stato inventato anche per archiviare file musicali, derivando questa caratteristica da modelli di cellulare precedenti, nonchè dal celeberrimo iPod. Il compenso di cui parliamo, in Italia, è ridicolmente basso (in proporzione a quello che costa uno smartphone) e non in linea col resto d’Europa. E qui inizia la prima disinformazione: non stanno cercando di applicare una tassa sui telefonini! Si sta solo chiedendo di aumentare una percentuale che già c’è, anche in virtù del fatto che oggi non esistono solo i digital store di musica, ma anche i siti di streaming musicale, e questi servizi ai possessori di smartphone piace molto. Parlare di tasse agli Italiani oggi è come dare una manata sulla schiena a qualcuno bruciato dal sole: urla come un dannato. Peccato che in questo caso non abbiamo capito chi ci sta colpendo e urliamo contro il soggetto sbagliato: la Siae. Mentre dall’altra parte c’è qualcuno che si sta arricchendo alla faccia della musica, e di tutti noi.


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Stefano Bollani domenica 8 giugno 2014 ore 21 Prevendita telefonica

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Concerto Straordinario

a favore di


FACE TO FACE

james toseland Due volte campione del mondo in Superbike, ha lasciato le moto nel 2011 in seguito a un brutto infortunio al polso. Tre anni dopo riparte da zero debuttando con il suo primo album Renegade. di Jacopo Casati

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ro un po’ scettico prima di premere play…
 E’ un po’ lo stesso approccio che ebbe Toby Jepson, il produttore, quando arrivai nel suo studio due anni fa. Alla fine io ero solo uno sportivo con la passione per la musica, non credeva potesse uscire qualcosa di buono da questa collaborazione. Ma dopo avermi sentito cantare è rimasto sorpreso esattamente come te dopo aver ascoltato l’album. Sai cosa vuol dire cantare e fare rock. Da dove arriva tutta questa carica?


Quando ho lasciato la Superbike per due settimane di fila mi sono svegliato la mattina senza avere niente da fare. Non avessi reagito, concentrandomi sulla musica e sul sogno di pubblicare un album con la mia band, probabilmente sarei finito male. La musica mi ha salvato, è da sempre la mia passione principale fin da quando ero piccolo. Famiglia di rockettari?
 No. Roba da non credere: ho suonato il pianoforte per anni grazie a mia nonna, amo questo strumento. Fin quando non ho conosciuto intorno ai 10 anni il nuovo compagno di mia madre, che aveva una motocicletta. Poco dopo ho scoperto i Queen. Quest’abbinata mi ha cambiato la vita. Ho continuato a prendere lezioni di pianoforte di nascosto, nel frattempo ero diventato popolare e avevo un sacco di amici, andavo in moto e ascoltavo il rock, suonare il piano non era adeguato a un ragazzo popolare (risate, ndr). Successivamente ho fatto parte di diverse band e suonato cover dei Guns N’ Roses. Inoltre il rock da arena di Aerosmith e Bon Jovi è da sempre presente nel mondo delle Superbike, dai jingle, alla musica che c’è nei paddock…

Nel disco ho sentito anche parecchio dei Foo Fighters. Hai ragione, sono un gruppo che mi piace molto. Dave Grohl è una figura veramente incredibile all’interno del mondo del rock. Effettivamente abbiamo qualcosa in comune: lui era per tutti il batterista dei Nirvana, ha dovuto ricominciare da zero e attendere parecchio per farsi accettare come cantante dei Foo Fighters. Io sono ancora quello che correva in moto, non certo un cantante. Ripartire non è mai facile, ma è anche una cosa molto stimolante.

«Quando ho lasciato la Superbike, mi svegliavo senza sapere cosa fare. Non avessi avuto la musica e il sogno di pubblicare un album, sarei finito male» Immagino che suonare dal vivo possa dare sensazioni uniche, quasi come correre a 300 all’ora in pista. Sbaglio?
 No, sono sensazioni diverse ma molto intense. Suonare di fronte a della gente è sempre emozionante, quando abbiamo iniziato a scrivere le canzoni del nuovo album, l’obiettivo dichiarato era quello di avere pezzi forti da proporre dal vivo. Lo scambio di energie che si genera con il pubblico è qualcosa di unico. Tornando a Renegade, solo una ballad e altri dieci pezzi di hard rock direttissimo… ma i riff li hai scritti tu?
 Questa è un’altra storia divertente: il mio chitarrista solista è il fratello di mia moglie Katie Melua! Un giorno a casa sua lo sentii suonare, stava provando un pezzo dei Judas Priest. Si è sentito da subito coinvolto nel progetto, tecnicamente è bravissimo e ha portato una serie di riff in alcuni casi vicini al metal classico, il suo apporto è stato determinante per la buona riuscita del disco. Sei tornato a correre, anche se non in pista…
 Assolutamente sì, non vedo l’ora di venire in Italia a suonare, già il pubblico delle gare era caldo, chissà quello di un concerto rock!


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www.deezer.com onstage aprile 25


FACE TO FACE

NOEMI Il trasferimento a Londra, un disco molto atteso finito in testa alle classifiche, Sanremo, The Voice e adesso il tour nei teatri. La cantante romana si racconta. di Elena Rebecca Odelli foto di Julian Hargreaves

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Make up artist & hair stylist Mirko Tagliaferri

ai un anima rock e vieni spesso definita una voce blues, come mai il teatro? E’ un posto fantastico perché riesce a creare l’atmosfera di un mondo a parte, cosa che non succede nei locali. Nel mio caso, i teatri diventeranno come un paniere di energie, con vibrazioni positive e forti. Spero che il pubblico reagisca andando controcorrente, che sradichi le poltrone e inizi a ballare e cantare. Hai in mente di ospitare qualcuno sul

palco? Non mi va di fare nomi perchè non vorrei che qualcuno vedendosi citato su siti e giornali si sentisse sfruttato. Comunque, tutte le persone che conosco sono in tour e sarà un problema incastrarci con le date. L’anno scorso sono venuti Fiorella Mannoia e Gaetano Curreri ed è stato divertente. Al Festival di Sanremo il tuo look ha fatto molto parlare, pensi di adattarlo all’ambiente teatrale o punti di nuovo a stravolgere le regole? Ora che ho scoperto questa tipologia di abiti e colori, non li lascio più! Mi sto divertendo molto, ci saranno un paio di cambi sul palco e non passeranno inosservati… Anche se di sicuro non mi presenterò vestita di carne come Lady Gaga! Ci atterremo a un dress code, voglio che anche quello che indossiamo esprima l’atmosfera del concerto e delle canzoni. Recentemente ti sei trasferita a Londra, a una persona che volesse visitarla quali posti consiglieresti? Di sicuro tutto l’East End. Shoreditch con i suoi mercati e negozi, Brixton che è stupenda e Camden Town, che ora si è data un tono più futuristico rispetto al passato. A parte il folklore, penso che l’East sia forse il posto migliore

per farsi sorprendere, musicalmente e artisticamente. E cosa porti dell’Inghilterra sul palco? L’atmosfera: ci saranno delle scenografie che la ricordano e, come già nel disco, sonorità che la richiamano. Vorrei che il pubblico entrando in teatro avesse la stessa sensazione che ho provato io quando ho messo piede a Londra per andarci a vivere. Ci sarà un pianoforte a forma di taxi cab, speriamo che si riesca a farlo salire sul palco!

«Spesso non agiamo per paura di fallire, finendo per fallire comunque. È meglio buttarsi e rischiare una brutta figura, ma non avere rimpianti»

Sei scaramantica? Le scaramanzie sono delle scatole in cui ci si rinchiude e rifugia, mi fanno venire l’ansia al solo pensarci. Stando a contatto con Raffaella Carrà (insieme a lei uno dei coach di The Voice, ndr), che è super scaramantica, mi sono accorta che non ce la farei mai ad esserlo. Credo nella fatica e nello stare concentrati sul pezzo, ma non nego che la fortuna abbia il suo peso. Non credo però che vada cercata: se ti incastri nei rituali, la fortuna si spaventa e se ne va. Dopo il Tapiro è arrivato il Telegatto. Il Telegatto l’ho vinto per una cosa a cui tengo molto: il contatto con i fan e la presenza su Internet. Me lo sono portata a casa e gli ho anche comprato una ciotolina per mangiare e bere. Il Tapiro invece perché si presume che Per tutta la vita (canzone che ha portato a Sanremo nel 2010, ndr) sia un plagio. A pensarci bene sono due status symbol, si faranno compagnia. La tua musica è cambiata in questi anni e altrettanto si può dire del colore dei tuoi capelli. Le tinte vanno di pari passo con ciò che ho fatto. All’inizio della carriera uno è sempre più timido, vuole entrare in punta di piedi: il rosso era un grido di aiuto, perché volevo essere ascoltata. Ora che sono più rilassata e che ho realizzato questo disco veramente come lo volevo, sono tornata a essere me stessa in maniera più serena, senza l’urgenza di essere vista a tutti i costi. Quel rosso, secondo me, lo vedevano pure dal satellite.


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Š Universal Music

28 onstage aprile


STORIE

Kurt Cobain

VERSO IL CAPOLINEA A differenza di molti suoi illustri colleghi, il leader dei Nirvana non morì accidentalmente. In occasione del 20esimo anniversario della sua scomparsa, ripercorriamo alcune tra le tappe tristemente fondamentali della sua corsa fatale. di Marco Rigamonti

K

urt Cobain muore tra il 4 e il 6 aprile 1994, anche se l’autopsia fissa nel 5 aprile il giorno in cui il leader dei Nirvana «con ogni probabilità» esala l’ultimo respiro. Il suo corpo viene ritrovato solo tre giorni più tardi da un elettricista della Veca Electric, nella serra presso il garage della sua casa sul Lago Washington, a Seattle. La morte del leader dei Nirvana lascia un’intera generazione senza parole. Nella testa di milioni di persone echeggiano quelle della madre Wendy («E’ andato a raggiungere quello stupido club. Gli avevo detto di non farlo») e quelle dello stesso Kurt, che nella sua lettera d’addio cita Neil Young («E’ meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente»). L’elitario club cui si riferisce Wendy è composto da Janis Joplin, Jimi Hendrix e Jim Morrison, morti a 27 anni proprio come Cobain. Ma c’è una grande differenza: se Janis, Jimi e Jim se ne sono andati in maniera repentina e (chi più chi meno) imprevedibile, a posteriori appare chiaro come il suicidio di Cobain fosse l’unico finale possibile di una storia che stava diventando sempre più cupa e rovinosa.

NEW YORK Kurt aveva già visto la morte in faccia. Il ricordo della prima volta è scolpito nella mente di Courtney Love: la futura Mrs. Cobain si sveglia all’alba del 12 gennaio 1992 e trova il compagno steso a faccia in giù sul pavimento della loro camera d’albergo di New York. La sera precedente i Nirvana si erano esibiti al Saturday Night Live, entrando di fatto nelle case di milioni di americani. Un evento straordinario che non era servito però, così come la recente scoperta della gravidanza di Courtney, a tenere lontano Kurt dall’eroina. «Non era in overdose, era MOR-

TO» racconta lei dopo l’accaduto, che grazie al suo intervento (a base di pugni al petto e acqua fredda) ha un lieto fine. Oltre al costante senso d’insoddisfazione provato dal leader dei Nirvana, a rendere ostica l’identificazione dei pericoli ci si metteva pure il suo perverso senso dell’umorismo: basti pensare che Kurt considerava la frase “I Hate Myself And I Want To Die” (che in origine doveva essere il titolo di In Utero) «uno scherzo». La sua naturale predisposizione a vivere sull’orlo del precipizio era aggravata dalle precarie condizioni fisiche: i forti bruciori di stomaco (una disfunzione che non fu mai identificata con precisione) erano un motivo in più per ricorrere alla siringa: l’eroina leniva il dolore. Questo letale miscuglio di fragilità emotiva, dolori fisici e atteggiamento di strafottente e perentoria sfida lo rendeva immune alla paura. Vista dai suoi occhi, la morte assumeva le sembianze di una liberazione: iniettarsi dosi che superavano la soglia di emergenza era la norma.

THE ROME INCIDENT L’ultima fermata prima del capolinea ci tocca più da vicino. Roma, 3 marzo 1994: un mix di champagne e tranquillanti rischia seriamente di uccidere Cobain. Qui le dinamiche sono meno chiare e di conseguenza la ricostruzione dei fatti diventa più complessa. Quando si riprende, Kurt dice al medico di non ricordare niente della notte precedente. Si esclude l’ipotesi del tentato suicidio: la versione ufficiale parla di un’overdose accidentale - una tesi tanto credibile che viene presa per buona da tutti, perfino da Krist Novoselic e Dave Grohl. La trama s’infittisce quando, dopo la morte di Kurt, Courtney rivela che quel giorno, nella stanza d’albergo romana, aveva trovato un biglietto di Cobain che recitava così:

«Devo scegliere tra la vita e la morte; sto scegliendo la morte». Il biglietto, però, non è mai stato visto da nessuno e la fonte non brilla certo per attendibilità. Essendo poche le certezze, è quindi opportuno soffermarsi sull’unica realtà rilevante: a giudicare da quello che sarebbe successo di lì a breve, il processo di (auto)distruzione di Kurt aveva raggiunto uno stadio irreversibile. Rafforzano questa tesi le parole di Charles R. Cross. Nella biografia Heavier Than Heaven, lo scrittore afferma che il tour dei Nirvana era stato interrotto con un paio di date d’anticipo rispetto alla pausa prevista in seguito al referto di un medico, secondo cui Cobain era troppo malato - tracheite - per esibirsi. In effetti, l’ultimo (disastroso) live dei Nirvana, tenutosi a Monaco il 1 marzo 1994, viene tuttora ricordato per i problemi di voce di Cobain, che a fine concerto ordina al manager di cancellare le date successive. Il fatto che gli acciacchi fisici fossero reali non è in discussione, ma il problema principale stava nella testa di Kurt, che evidentemente non ne poteva più. Alti e bassi accompagnano l’ultimo mese di vita di Cobain, che si snoda tra effimere riprese e cadute rovinose, liti furibonde con Courtney e tentativi di uscire definitivamente dalla trappola della droga. Il primo giorno di aprile Kurt fugge dal centro di recupero di Marina Del Rey (Los Angeles) dove aveva deciso di andare di sua spontanea volontà. Di lui si perdono le tracce e gli investigatori privati sguinzagliati da Love - anche lei in rehab - non serviranno a niente. Kurt torna a Seattle, riesce a procurarsi un’arma grazie all’aiuto del suo amico Dylan Carlson (dicendogli che gli serviva per difesa personale) e dopo essersi iniettato una dose probabilmente fatale di eroina preme il grilletto, cancellando tutto.

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METALLICA LIVE AT POSTEPAY ROCK IN ROMA: L’EVENTO ROCK DELL’ANNO

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li appassionati di rock devono segnarsi sull’agenda una data speciale: 1 luglio 2014. Quella sera, all’Ippodromo delle Capannelle di Roma, i Metallica saliranno sul palco a due anni di distanza dalla loro ultima apparizione in Italia. Il Postepay Rock In Roma ospita la band numero uno del metal mondiale per un concerto che si preannuncia indimenticabile: ci sono mille motivi per godersi un live dei Four Horsemen, ma l’occasione è unica perché i fan potranno decidere la scaletta che la band suonerà durante lo show. Le votazioni si svolgono online e chiunque acquisti un biglietto d’ingresso potrà esprimere le proprie preferenze: i brani più votati saranno automaticamente inseriti nella setlist. Chi poi desidera godersi al massimo lo show

Onstage per Postepay

dei Metallica, potrà acquistare con un piccolo sovrapprezzo il Golden Circle Ticket, per vedere il concerto sotto palco a brevissima distanza dalle rockstar americane. Prima dei protagonisti della serata, uno special guest di tutto rispetto: gli Alice In Chains - giganti del grunge anni Novanta - scalderanno l’atmosfera in attesa del live di James Hetfield e compagni. In apertura, dalle 18.00, Kvelertak e Volbeat. Insomma, una serata di grande, grandissimo rock! Attenti alle soprese Postepay, che valgono per tutti i concerti del festival. Oltre ai Metallica, il Postepay Rock in Roma offre a giugno e luglio due mesi di grandi live e i vantaggi da sfruttare sono molti: utilizzando la carta Postepay per comprare i biglietti del concerto su postepayfun.it

si può ottenere uno sconto del 15% sul prezzo. Chi vorrà potrà barattare lo sconto con il Priority Access, ovvero l’ingresso anticipato all’interno del villaggio rispetto all’effettiva apertura dei cancelli per gli altri concerti disponibili in cartellone. Ma non finisce qui: usare Postepay per mangiare e bere all’interno del Rock Village garantirà uno sconto del 15% sui prezzi di cibo e drink. Sottoscrivere la Postepay è molto semplice: è possibile farlo in un qualsiasi Ufficio postale della propria città. Inoltre all’interno del villaggio Postepay Rock In Roma si potrà ricaricare comodamente la carta e per tutte le Postepay contactless sarà possibile pagare entro 25 euro senza digitare il pin . Ready to rock?


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Robbie Williams come me non c’è

nessuno A NEANCHE 10 MESI DAL CONCERTONE DI SAN SIRO DELLO SCORSO LUGLIO, UNICA TAPPA ITALIANA DI QUEL TAKE THE CROWN TOUR CON CUI SI È RIPRESO GLI STADI EUROPEI (E NON SOLO), ROBBIE TORNA DAL VIVO IN ITALIA CON UNA TOURNÉE CALIBRATA SUL SUO ULTIMO ALBUM, SWING BOTH WAYS. DIFFICILE TROVARE UN’ALTRA STAR CAPACE DI REINVENTARSI CON LA STESSA VELOCITÀ E ABILITÀ DELL’INGLESE. PERCHÉ LUI CI RIESCE E GLI ALTRI NO? SEMPLICE: HA UNA PERSONALITÀ ASSOLUTAMENTE FUORI DAL COMUNE.

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di Guido Amari foto di John Wright

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ell’attuale panorama musicale, ricchissimo di star belle e studiate a tavolino fin nei minimi dettagli oppure di angelici ragazzi e ragazze della porta accanto, è piuttosto ovvio che a far rumore - e che rumore - siano personaggi estremi e istrionici come Lady Gaga. Oppure, un evergreen, tocca ammetterlo, dei simpatici cazzoni come Liam Gallagher e Robbie Williams e, se li nominiamo nella stessa frase, un motivo ci deve pur essere. È di qualche tempo fa, infatti, il botta e risposta a mezzo stampa tra il fratello più rissoso dei due ex-Oasis, ora cantante coi suoi Beady Eye, e il re del pop britannico (da non confondersi con il brit pop, per carità!). Dopo l’esibizione di Robbie come calciatore nel sacro stadio del suo Manche-

«Fanno tutti finta che il successo sia un optional, mentre invece è uno dei motivi principali per cui si pubblicano gli album. Chi ti dice che non è vero è un fottuto bugiardo» ster City, Liam l’ha simpaticamente definito un “fat fucking idiot” - a voi il piacere della traduzione. In cambio, l’ex-Take That ha, di fatto, demolito i Beady Eye, etichettandoli come una band incapace persino di scrivere un buon ritornello. E dire che, tanti anni fa, i due erano persino amici, almeno fino a quando Noel, invidioso, pare abbia contribuito a inasprire i toni,

mettendo fine alla frequentazione tra Robbie e Liam: a colpi di vendite e primi posti nelle charts, Williams ha battuto per tre Knewborth sold-out a due gli Oasis, arrivando addirittura a offrire ai mancuniani un posto come gruppo di supporto per la serata, in segno di (giocoso?) scherno.

Un altro numero uno Non fatevi distrarre troppo dalle buone maniere da boy band, insomma, perché il “ballerino grasso”, ora in forma come non mai peraltro, ha la lingua lunga e una carriera alle spalle che gli permette di competere quasi con chiunque. E se la gara in stile “territorial pissing” con gli Oasis fa sorridere quanto basta e regala la solita pubblicità, la recente dichiarazione su Mel B («a ripensarci, l’unica Spice Girl che mi sarei portato a letto. Con le altre è stato uno sbaglio») ce lo ripropone come guascone sopra le righe e latin lover, nonostante la recente paternità e una moglie adorata - amica della Scary Spice, a scanso di equivoci. Una serie di dichiarazioni tra il serio e il faceto che rischiano di far passare in secondo piano il fatto che il cantante sia appena ritornato in vetta alle classifiche di gradimento grazie al secondo capitolo discografico dedicato alla musica swing, intitolato Swings Both Ways e ricco di ospiti. Un album a cui toccava anche il difficile compito di riportare Robbie nell’Olimpo delle star dopo qualche caduta di tono (a livelli di singoli, gli album hanno sempre toccato la vetta) e qualche passo falso, vedi il tentativo malriuscito di sfondare nel mondo del cinema. Come aveva precedentemente dichiarato

in un’intervista con Spotify: «Voglio fare un disco che spacchi tutto e che venda tantissimo. Nessuno lo ammette ormai, fanno tutti finta che il successo sia un optional, mentre invece è uno dei motivi principali per cui si pubblicano gli album. Chi ti dice che non è vero è un fottuto bugiardo, io ho il coraggio di ammettere che quello che mi serve è un altro numero uno in classifica». Detto, fatto. Swings Both Ways che, guarda caso, vede il riformarsi della magica coppia Robbie Williams/Guy Chambers per quanto riguarda i brani inediti - non succedeva da Escapologist del 2002 - è schizzato immediatamente al primo posto nel Regno Unito e non solo, finendo per essere il suo miglior disco da tempo immemore e dando l’impressione dell’ennesima rinascita del cantante di Stoke-On-Trent. «Ogni tanto m’immagino come debba essere ritirarsi, mandare tutto a farsi fottere e poi magari ritornare dieci anni dopo con un disco fantastico. Sarebbe eccezionale, ma non credo succederà, in fondo mi piace essere famoso, credo sia anche una questione d’identità e di soddisfazione del proprio ego».

Al centro di tutto Ego è una parolina magica per Robbie e fa anche parte del titolo di un greatest hits, The Ego Has Landed appunto, con cui ha tentato invano di conquistare un mercato che sembrava fatto apposta per il suo pop testosteronico e romantico al tempo stesso, ma che invece si è rivelato immune al virus del cantante inglese. Neppure l’indubbia forza d’urto di hit come Let Me Entertain You, Angels, She’s The One e

A Cosa aspettarsi dal concerto di Torino A Tra il serio e il faceto, ci siamo immaginati cosa possa riservare la tappa italiana di Robbie Williams. Dopo un tour mondiale negli stadi, il cantante britannico calca ora il palco con una vena più intimista e delicata. Ma non attendiamoci rivoluzioni: resta comunque il solito ragazzaccio. UN CROONER(?) Non contento dell’enorme successo del 2001, Robbie si è voluto regalare un secondo album fuori dagli schemi del pop. E il risultato è sempre lo stesso. Uno swing cantato da un crooner con il physique du rôle di uno scaricatore di porto di Liverpool dopo aver bevuto una pinta di birra.

34 onstage aprile

LA SOLITA VERVE Se sei capace di stare sul palco come pochi, puoi permetterti di calarti nei panni del cantante serio anche mantenendo la tua solita verve da popstar. Robbie è quel tipo di persona che vorresti prendere a schiaffi e un secondo dopo abbracciare come se fosse il tuo migliore amico.

IL FRAC Robbie quando canta swing è come se fosse il fratello sporco e cattivo di Michael Bublè. Se poi si mette pure in abito nero ed elegante, il risultato potrebbe assumere contorni surreali. E invece il suo bello è anche (e proprio) questo modo di fare che rompe gli schemi.

LA SUA VOCE Quando sai cantare, lo swing non farà altro che mettere in risalto le tue doti vocali. Tolti i campionamenti e gli arrangiamenti coprenti tipici del pop, rimani sul palco nudo con il tuo unico strumento. La versione swing di Robbie ne farà apprezzare ancora di più le qualità canore.


No Regrets è riuscita a garantirgli un piazzamento privilegiato nelle classifiche d’Oltreoceano e non è andata tanto meglio neppure con la quella che avrebbe potuto rivelarsi come la mossa più ruffiana del secolo. Robbie nei panni di Frank Sinatra e Nicole Kidman in quelli della figlia Nancy non hanno riscosso alcun successo con la cover di Somethin’ Stupid, un pezzo che ha fatto impazzire l’altro mezzo mondo discografico ma non gli States, dove ancora oggi è visto soltanto come un “un bravo imitatore”. L’ego, inoltre, gioca anche una parte fondamentale nell’approccio live di Robbie, come può testimoniare chi ha avuto modo di assistere a un suo concerto, per esempio al maestoso tour dello scorso anno passato anche in Italia. Proprio una gigantesca scenografia tri-

dimensionale con la sua faccia - che si apriva e scomponeva in mille modi e ricalcata dall’immagine di copertina dell’album Take The Crown - era l’attrazione principale del palco e, come sempre, posizionava Williams al centro di tutto. Un po’ come il primo disco dedicato allo swing (Swing When You’re Winning, una divertente autocitazione), che vedeva il cantante esultare, presumibilmente dopo un gol, con altri “se stesso” della propria squadra. Oltre al suo talento, a rendere più appetitoso Swings Both Ways ci pensano, tra gli altri, due ottimi professionisti come Michael Bublé e Rufus Wainwright. «Michael è un fenomeno, ha una voce molto attuale, ma sembra un cantante nato cent’anni fa. Funziona con qualunque canzone, è bello, ha i tempi giusti anche come personaggio sul palco, ha una

personalità strabordante. Mi piace molto». E se state cominciando a interrogarvi sulla presunta eterosessualità del macho Robbie -

«Ci sono decine di omosessuali che pretendono di essere etero e così, per pareggiare un po’ le cifre, io ho deciso di fare il contrario e fingermi gay»

è lo stesso Wainwright, nel duetto che dà il titolo all’album, ad affermare «Face it Robbie, you’re a little gay» -, non fatevene un grosso cruccio perché all’ex stella dei Take That piace scherzare e fare il gigione, come si evince da

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un’intervista rilasciata al quotidiano australiano Daily Telegraph: «Ci sono decine di omosessuali che pretendono di essere etero e così, per pareggiare un po’ le cifre, io ho deciso di fare il contrario e fingermi gay. È facile per noi inglesi, abbiamo la tendenza a essere un po’ stravaganti». A stoppare qualunque illazione, infine, è arrivato anche il suo matrimonio con Ayda Field, da cui ha appena avuto una bimba, Theodora Rose.

Tendenza all ’eccesso Il primo singolo estratto dal disco, Go Gentle, dedicato proprio alla figlia, è anche il momento esatto in cui la chimica tra Robbie e Guy Chambers è tornata quella di una volta. Parlando di questo team creativo, l’artista ha ricordato in un’intervista a Music Week come sia rinata l’intesa: «A ripensarci mi viene da ridere. Eravamo a Los Angeles in studio, con Guy al piano e io di fianco a lui. Dopo i primi venti minuti di nulla, lui se ne esce con una melodia che non mi piace, poi subito un’altra poco interessante. Proprio nel momento

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«Il cibo è diventata l’unica opzione possibile per scongiurare il divorzio, evitare di rovinare la mia carriera musicale e finire in qualche centro per la disintossicazione» in cui cominciavo a disperare e a pensare che fosse un tragico errore riprovarci con lui, ecco il colpo di genio e Go Gentle che si materializza dal nulla. Ecco, la magia con Guy funziona in questo modo ed è inspiegabile». Mica male per un «fat fucking idiot», per tornare alla simpaticissima definizione del re dei complimenti Liam Gallagher. Gli insulti, si sa, per essere efficaci devono colpire i punti deboli dell’avversario e, in questo caso, è innegabile che Robbie abbia avvertito il colpo sotto alla cintura come mai prima. Nella stessa intervista di cui sopra, difatti, risponde in maniera piuttosto onesta quando gli viene chiesto se mantenersi costantemente in forma sia un problema per lui. E se uno dei pezzi migliori di Swings Both Ways s’intitola No One Likes A Fat Pop Star, un motivo deve pur esserci. «È probabile che io sia dimagri-

to o ingrassato di qualche etto anche durante questa chiacchierata, sono fatto così, non posso cambiare. Sono una persona che ha una spiccata tendenza all’eccesso: non posso usare cocaina, non posso bere alcolici, non posso scommettere né fare sesso occasionale. Il cibo è diventata l’unica opzione possibile per scongiurare il divorzio, evitare di rovinare la mia carriera musicale e finire in qualche centro per la disintossicazione. Sono un buon atleta ma, al tempo stesso, la pigrizia e l’appetito mi uccidono…». Prima che sia troppo tardi e la pancia prenda il sopravvento, mettetevi in fila per rendere omaggio al temporaneo re dello swing in forma smagliante. Come dice Robbie stesso: «Se sarà un successo, magari ritornerò con un terzo disco dedicato a quel sound, altrimenti proverò a rovinare anche la musica country». l


SONO come SONO Una bella realtà. È questo il modo migliore per descrivere il momento artistico di Alessandra Amoroso, che ad aprile entra nel vivo del suo tour nei palazzetti - dopo i concerti anteprima di dicembre. L’abbiamo raggiunta per parlare dello show, delle nuove collaborazioni e degli obiettivi futuri. Sempre con la massima franchezza: si può dire tutto di lei, tranne che non sia sincera. di Alvise Losi


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gni volta si potrebbe dire la stessa cosa: è stato il suo anno, è esplosa definitivamente, non è più solo una promessa. Ma alla fine, ogni volta, continua a crescere e a stupire tutti. E, soprattutto, a conquistare nuovi fan. Alessandra Amoroso, da grande promessa, è diventata una delle più belle e concrete realtà della musica italiana. L’avevamo incontrata a dicembre, prima delle due anteprime del suo tour, quando stava per affrontare due palazzetti sold out importanti come quello di Milano (Forum di Assago) e Roma (Palalottomatica). La rivediamo ora, dopo pochi mesi, pronta per questo tour primaverile che la porta in giro per tutta Italia. Allora Alessandra, che spettacolo hai preparato? L’idea dei concerti di dicembre era che fossero un’anteprima, quindi abbiamo deciso di non cambiare quasi nulla. Non volevo diversificare più di tanto per dare a chi non era venuto in quelle due date le stesse sensazioni. Insomma, regalargli qualcosa di ugualmente bello. Soprattutto le cose che hanno funzionato (praticamente tutto a dire il vero, ndr) come la scaletta o il palco, ma eliminando quelli che potevano essere aspetti critici e rischiosi per la riuscita dello spettacolo. Per esempio? Purtroppo abbiamo dovuto rinunciare ai fuochi d’artificio. Bellissimi, ma è impossibile riproporli per così tanti concerti. E poi…

«Il lavoro nobilita e i momenti di vicinanza con il pubblico mi fanno bene. È bello soprattutto vedere quelli che mi seguono da quando erano molto giovani e ora sono quasi adulti»

E poi? Ho abolito il vestito rosso lungo: sono un po’ un maschiaccio, amo muovermi molto e quell’abito elegante era piuttosto d’ostacolo. È già andata bene che non sia inciampata nemmeno una volta in quelle due occasioni, meglio evitare di correre ulteriori rischi… Un’altra cosa che non cambierà sarà il calore dei tuoi fan. Sono stupendi. A ogni tappa mi sorprendono perché non è solo un pubblico, ma una

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grande famiglia. È sempre una grande emozione cantare e guardarli negli occhi e sentire il loro affetto. Anche soltanto vederli mi fa stare bene. L’ultima volta che sono andata ad Amici come ospite li ho potuti salutare fuori dallo studio, li ho abbracciati e ci ho anche chiacchierato, perché ormai li riconosco. Ti sarà capitato anche nell’ultimo periodo prima del tour, quando hai girato tutta Italia per incontrarli negli store. Sono state settimane molto stancanti perché dovevo promuovere il tour e intanto prepararlo. Il lavoro però nobilita la donna anche più dell’uomo e quei momenti di vicinanza hanno fatto bene a me e al mio pubblico. È stato bello soprattutto vedere quelli che mi seguono da molto. Sono cresciuti negli ultimi anni, da piccolini che erano a piccoli uomini e piccole donne, e essere testimone di tutto questo mi emoziona tantissimo. A Bologna, per esempio, ho incontrato una ragazza e mi è venuto spontaneo chiederle come stava e cosa stava facendo in quel momento della sua vita. Ora per non scontentare nessuno di loro non mi dirai mai dove ti trovi meglio a cantare. Ma, a parte la tua Puglia, dove hai vissuto finora le sensazioni migliori con i tuoi fan? E invece te lo dico. La verità è che dal punto di vista del pubblico sono fortunata perché le persone che incontro nei concerti sono tutte piuttosto scatenate e in effetti non è che ci sia un pubblico migliore di un altro. C’è stata però una tappa che mi è rimasta impressa nel cuore. Cagliari, nel 2011. Era la prima volta che cantavo in un’arena che poteva contenere 5mila persone e per starmi vicino erano venute anche mia mamma e la mia migliore amica da Lecce. Al sound check però non era venuto nessuno e avevo paura che il palazzetto sarebbe stato mezzo vuoto. Quando sono salita sul palco invece era completamente pieno. Fu un’emozione enorme: quel concerto lo ricorderò sempre perché è stato il primo con davvero tantissima gente che era lì solo per me. In ogni caso, da emotiva quale sono, ogni volta è come se fosse la prima, vista la tensione che provo prima di iniziare a cantare. Però non rinuncerei per nulla al mondo a quel tipo di paura. Ormai hai un tale seguito da poter riempire per due volte in pochissimi mesi palazzetti di città importanti. Il prossimo passo sarà uno stadio? Sarebbe bellissimo, una grande soddisfazione. Il mio sogno è San Siro o anche il Via del Mare, lo stadio della mia città. Altrimenti a Lecce potremmo anche organizzare di farlo direttamente sulla spiaggia. Ci hai messo impegno, fatica ed energia per arrivare dove sei, ma hai anche subito molte critiche. Torneresti mai indietro?

Oggi faccio un lavoro totalmente differente rispetto al passato. La mia vita è cambiata completamente. Sono una persona normale, che ha i propri pensieri e i propri problemi. All’inizio non ero abituata alle critiche e così soprattutto quelle gratuite mi buttavano mol-

«Accetto le critiche costruttive, invece chi insulta gratuitamente lo mando a quel paese. Preferisco non fingere ed essere quella che sono, almeno vado a letto con la coscienza a posto»

to giù. Poi ho iniziato a capire cosa è realmente importante, anche grazie all’aiuto di mia mamma, del mio fidanzato e dei miei amici. Do il massimo, porto rispetto e pretendo rispetto (su questo sono molto severa, anche con il mio pubblico). Le critiche costruttive le accetto, invece chi insulta gratuitamente giusto per dare fiato alla bocca lo mando a quel paese. Tanto la gente parla sempre, però io almeno so che vado a letto con la coscienza a posto. Preferisco non fingere ed essere quella che sono. Certo che ormai non devi più dimostrare molto. Oltre ai palazzetti pieni, vanti anche collaborazioni importanti: Tiziano Ferro produttore e autore, Biagio Antonacci ti ha donato una canzone. I prossimi? Quello di Biagio è stato davvero un regalo:

Amore puro tour 2014: la scaletta Amore puro Il mondo in un secondo Non devi perdermi Ciao Ancora di più + Estranei a partire da ieri + Stupida medley Hell or high water Niente Non sarà un arrivederci Urlo e non mi senti La volta buona Succede + Stella incantevole + Bellissimo medley Da casa mia L’hai dedicato a me Bellezza incanto e nostalgia Fuoco d’artificio La vita che vorrei Starò meglio I’m A Woman / Clip His Wings Ti aspetto Senza nuvole Bis: Difendimi per sempre Immobile


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«Non sono adatta a fare il giudice di un talent. Sono stata lì dentro e so cosa significhi subire quella pressione. Non andrei mai per giudicare, ma solo per dare consigli da sorella o da cugina» mi ha dato una canzone stupenda ed è stata una bellissima sorpresa perché era pensata proprio per me. In questo momento penso al presente e al tour, ma vedo le nuove collaborazioni come un fantastico strumento per crescere, fare esperienza e conoscere nuove persone. Per dirla alla buona, “piatto ricco mi ci ficco”. Da casa mia è la tua prima canzone come coautrice. È l’inizio di un percorso che ti porterà anche a scrivere? Mi piacerebbe imparare a farlo, ma è anche vero che ognuno nasce con le sue attitudini e io non credo di essere ancora portata alla scrittura di canzoni. Ho iniziato un piccolo percorso con Tiziano ed è stato molto bello ed

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emozionante. I miei primi pezzi erano scritti da Federica Camba e Daniele Coro, che mi hanno insegnato molto. Sono sempre riuscita a interpretare nella mia vita questi testi e non è stato difficile calarmici. Ma naturalmente mi piacerebbe essere autrice. Raccontare di quello che ho vissuto io. Delle mancanze e delle emozioni. Mi piacerebbe prendermi un po’ di tempo per girare e scrivere brani a quattro mani con diversi autori. A proposito di collaborazioni, con chi vorresti duettare? Jovanotti, J-Ax, Giorgia, Biagio, Beyoncé. Li dico tutti perché tanto è bello sognare. L’ho sempre fatto e tante cose alla fine sono riuscita a realizzarle. Perché proprio loro? Perché hanno avuto tutti importanza nella mia vita, anche se loro naturalmente non lo sanno. Lorenzo mi piace molto perché non si accontenta mai ed è sempre in crescita, nonostante i tanti anni di carriera. Rinnova i suoni e i pezzi. E tra i giovani invece? Mi piace davvero tanto Annalisa Scarrone. E poi Kekko dei Modà, che ha anche scritto delle canzoni per me.

A proposito di nuove leve. Ti vedresti nel ruolo di giudice o allenatrice in un talent (come Emma ad Amici o Noemi a The Voice)? Mi è stato chiesto per due anni consecutivi, ma ho detto di no perché non mi sentivo in grado. L’ultima volta che sono stata ad Amici, Maria ha anche detto davanti a tutti che sarei stata direttore artistico, un ruolo più adatto a me perché io proprio non sarei capace di giudicare. Non ne ho l’esperienza e non fa parte del mio carattere, sono stata lì dentro e so cosa significhi subire quella pressione. Non andrei mai per giudicare, ma solo per dare consigli da sorella o da cugina. Non mi vedrei mai come giudice. Tornando ai live, non contenta per i palazzetti, chiuderai il tour all’Arena di Verona, uno dei palchi più importanti in Italia. Farai qualche sorpresa al tuo pubblico, magari un duetto? Purtroppo i miei colleghi sono in tour in questo periodo, ma spero di poter dare una novità con l’Arena. Non una chiusura di tour, ma un nuovo inizio. Non puoi anticiparci nulla? E poi che sorpresa sarebbe? l


coccinelle.com


PIERO PELù

UNA PARENTESI DA CHIUDERE

Piero Pelù torna sul palco, ma senza i Litfiba. I fan della band toscana non si allarmino, l’istrionico cantante ha le idee molto chiare sul senso di questo progetto. Una cosa è certa: quando c’è di mezzo Piero, c’è di mezzo il rock. di Jacopo Casati - foto di Paolo De Francesco

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Tra una puntata di The Voice Of Italy 2 e l’altra, Piero Pelù troverà anche il tempo di tornare a suonare dal vivo. Ad aprile infatti l’artista fiorentino sarà impegnato in una breve tournèe che lo vedrà protagonista a Roma (il 5 all’Atlantico), Padova (il 12 al Gran Teatro Geox), Milano (il 16 all’Alcatraz) e Firenze (il 18 all’Obihall). Una buona occasione per proporre il meglio della carriera solista, una parentesi nella sua lunga militanza nei Litfiba, seguendo le coordinate tracciate nel greatest hits Identikit (uscito a novembre 2013). Proprio da questo disco inizia la nostra chiacchierata. Una raccolta. Perchè? Lo definirei un racconto più che raccolta, ci sono due inediti e alcuni brani del passato risuonati e attualizzati. Tenevo molto a completare la Trilogia della Comunicazione, racchiudendo in un unico lavoro la mia strada da solista dal 2000 in poi. Strada che ti ha visto alle prese con sonorità pop ed elettroniche, uno shock per i tuoi fan della prima ora... Guarda, non credo di aver mai fatto dischi esplicitamente pop. Se vogliamo dirla tutta probabilmente Infinito (del 1999, ultimo album dei Litfiba con Pelù dietro al microfono prima della sua uscita dalla band, ndr) è stato l’unico lavoro realmente pop che ho pubblicato in tutta la mia vita. Indubbiamente il mio sound del Duemila era diverso, era un rock-pop influenzato dall’elettronica e da molte sonorità differenti, ma non penso si possa parlare di fase pop. È però evidente che tra Soggetti smarriti e In faccia qualcosa sia scattato dentro di te. Questo è vero, d’altra parte con In Faccia cominciò nel 2006 la Trilogia della Comunicazione e fu una presa di coscienza evidente. Capii che il rock era sempre stato il mio vero mondo, in precedenza mi ero lasciato prendere la mano dalle sperimentazioni e dalle macchine che avevo allo Studio Ozone, solo dopo mi resi conto che stavo perdendo di vista il mio obiettivo primario.

«Non credo di aver mai fatto dischi esplicitamente pop. Probabilmente Infinito dei Litfiba è stato l’unico lavoro realmente pop che ho pubblicato in tutta la mia vita»

In faccia in effetti fu una bella sorpresa per tutti. Anche per me. Riuscì a riportarmi al rock con naturalità, senza farmi dimenticare lo spazio concesso in precedenza alla melodia e ai brani acustici, non per niente anche il successivo disco Fenomeni era parecchio diretto. Da lì alla reunion con Ghigo il passo fu breve. A proposito, ora cosa succede ai Litfiba visto che vai in tour da solo? Ecco sapevo che me l’avresti chiesto! Sono Piero Pelù, il cantante dei

Litfiba. Questa frase probabilmente la ripeterò anche dal vivo, nessuno deve preoccuparsi di questa mia parentesi come solista, i Litfiba rimangono la priorità per tutti. Semplicemente dopo anni di successi e grandi soddisfazioni, questo era il momento giusto per chiudere delle parentesi che erano rimaste aperte.

«Sono Piero Pelù, il cantante dei Litfiba. Questa frase probabilmente la ripeterò anche dal vivo, nessuno deve preoccuparsi di questa mia parentesi come solista, i Litfiba rimangono la priorità per tutti»

Quindi sul palco ti vedremo scatenato come nell’ultimo tour con Maroccolo e Aiazzi? Saranno certamente delle serate ricche di energia, l’adrenalina sarà a mille e il divertimento non mancherà. Tuttavia sarà una versione di me differente, non mi sognerei mai di cercare di imitare la grandezza dei Litfiba. Sarò sul palco per fare un paio d’ore ad alto voltaggio: conto di mandare a casa la gente sulle ginocchia, non ci saranno ostaggi te lo garantisco! Chi ci sarà con te sul palco? I miei Bandidos, ossia Giacomo Castellano alla chitarra, il Flea italiano Ciccio Licausi al basso, l’esplosivo Luca Martelli alla batteria e Federico Sagona alle tastiere. Saranno serate con zero effetti speciali e nessuna americanata, sono anti-hollywoodiano in questo senso. Il concerto si baserà sul binomio semplicità-energia, gli spettacoli dove si vede l’artista sono i migliori, nessun contorno, tutta sostanza. In realtà un po’ di contorno ci sarà, è previsto anche un ospite importante no? Sì, in questo senso sì. Sono molto contento di poter ospitare sul palco un’artista come Manuel Agnelli che con gli Afterhours ha scritto e pubblicato dischi stupendi. Insieme a lui ci sarà anche Francesco Guasti, uno dei talenti della scorsa edizione di The Voice che alle audizioni cantò un pezzo degli AC/DC in modo clamoroso. Credo sia molto bello mettere insieme due generazioni di rocker diverse e accomunate dalla stessa passione. Passione per una musica che dura a lungo e si mantiene, a dispetto di un mondo che veicola gusti e mode senza sosta. Il rock c’è sempre stato e sempre rimarrà, anche se troppo spesso i grandi mezzi di comunicazione provano intenzionalmente a dimenticarlo. E in questo caso ci sarai tu a ricordarlo anche a chi guarda The Voice. Assolutamente, è la mia missione far ascoltare il rock vero a un pubblico generalista. Quest’anno sarò ancora più determinato nel farlo, puoi scommetterci! l

FIORENTINO VERACE, Piero Pelù (classe 1962) è entrato nei Litfiba a 18 anni e li ha lasciati 1999 per prendersi una pausa di dieci anni come solista. Oggi la band, oltre che dal cantante, è composta dagli storici membri Ghigo Renzulli, Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi.

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FRANZ Ferdinand

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TAKE


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3

IT

EASY


Torna in Italia ad aprile una delle più amate rock band del Duemila. I Franz Ferdinand sono pronti a portare dal vivo i brani dell’ultimo album Right Thoughts, Right Words, Right Action (uscito nel 2013), ma soprattutto la loro grande energia. Che, parlando con Alex Kapranos, abbiamo il sospetto nasca dalla grande serenità con cui gli scozzesi affrontano le questioni rilevanti della loro carriera. di Luca Garrò - foto di Andy Knowles

N

onostante il successo dei vostri album, ho sempre pensato ai Franz Ferdinand come a una live band. Se questo fosse davvero il vostro habitat naturale, probabilmente ora sarete al massimo dell’eccitazione... Assolutamente sì, anche se come ogni musicista credo ci sia un momento in cui pensi che andare in giro a suonare sia tutto, mentre poi quando sei fuori di casa da mesi senza riuscire a mettere giù un pezzo, torna la nostalgia della sala prove, della goliardia da studio. Dove puoi anche fare qualche cazzata, perché non c’è nessun critico musicale pronto a sottolinearla. Indubbiamente la cosa che mi eccita di più dell’andare in giro per il mondo a suonare è vedere tutti quegli esseri umani creare un circolo di energia che ti sovrasta appena ti affacci sul palco. Parliamo di onde energetiche immense e rilevabili: chi pensa che una moltitudine di persone arrivate in un luogo per lo stesso evento non crei energia, non ha mai vissuto quello che ti sto dicendo. Però poi quando finisce un tour ci mettete quattro anni a fare un nuovo disco… Alla fine della precedente tournée non avvertivi la voglia di scrivere di cui parli? (Ride, ndr) In realtà il discorso è troppo complesso per riuscire a risponderti in modo chiaro e alcune cose è giusto che rimangano di dominio esclusivo della band. Si sono dette talmente tante parole negli ultimi anni che se si fossero avverate tutte, ora sarei un salumiere con un disco solista alle spalle andato male e quattro figli illegittimi.

«Dopo il terzo album avevamo bisogno di staccare e l’abbiamo fatto. La cosa divertente è che gli unici a non metterci pressione siano stati i nostri discografici, gli unici che potevano farlo»

Ho sempre avuto un buonissimo rapporto con la stampa, ma credo che senza averla sperimentata sia impossibile rendersi conto di come operi quella del Regno Unito. In ogni caso, non c’è cosa che mi mette più a disagio del dover rendere conto a qualcuno di quello che faccio: con il terzo album eravamo arrivati ad una sorta di chiusura del cerchio, per lo meno di quello della prima parte della nostra carriera e avevamo bisogno di staccare. Gli unici a non metterci pressione

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sono stati quelli della Domino, proprio coloro che in realtà avrebbero potuto, ed è stato fantastico. Quando siete in studio vi preoccupate di come possa suonare un pezzo dal vivo o lo fate semplicemente al momento delle prove per il tour? In studio ci sono solo due vie per comporre musica: suonare ognuno le proprie parti e poi metterle insieme meccanicamente, aggiungendovi poi effetti, oppure suonare insieme dal vivo. Nel tempo abbiamo provato ad utilizzarle entrambe, capendo che inevitabilmente ognuna ha dei limiti. Nell’ultimo album abbiamo quindi mischiato un po’ le cose, ma l’idea di limitarmi in studio per poter riuscire a suonare un brano dal vivo non l’ho mai concepita. Mi sembra un’autocensura, un paletto alla creatività di un gruppo, alla sua voglia di creare. Mi sentirei limitato e quindi non riuscirei ad esprimermi come voglio: se un pezzo non rende dal vivo me ne farò una ragione, così come se ne faranno una i fan. Credo che tra le ultime canzoni quella che possiede l’equilibrio maggiore tra i due aspetti sia Goodbye Lovers & Friends, una delle migliori che abbiamo mai scritto. Mi sarebbe dispiaciuto molto non riuscire a riarrangiarla per uno show. Un dvd, un EP live, lo show in digitale all’iTunes Festival e ora un Instant CD. Insomma, un live vecchia maniera non lo pubblicherete mai... Probabilmente non ha più senso farlo con i canali tradizionali. In realtà questo sarà un album dal vivo tradizionale, ma venduto in Rete o ai concerti, che se ci pensi sono gli ultimi luoghi in cui riesci a vendere un po’ di musica. La nostra fortuna è stata quella di salire alla ribalta quando ormai l’industria era già cambiata: se avessimo fatto il primo disco nel 1992, probabilmente ora agiremmo in altro modo, avremmo un’altra forma mentis. Inoltre, devi pensare che chi fa musica da venti o trent’anni si rivolge quasi sempre allo stesso pubblico di venti o trent’anni fa: noi, invece, abbiamo un bacino di ascoltatori che quel tipo di music business talvolta nemmeno l’ha vissuto sulla propria pelle. La cosa permette poi di abbattere i costi e di poter vendere un triplo album ad un prezzo accessibile a chiunque. È stato un sogno registrare alla Roundhouse di Londra: due dei miei gruppi preferiti, Doors e Ramones, hanno registrato lì alcuni dei live più belli della storia della musica. Solo i Ramones potevano pubblicare un live che non raggiunge la mezz’ora (ride, ndr). Quanto è diversa la tua persona reale da quella che vediamo sul palco? Sei più Morrison o Joey Ramone? Domanda interessante. Evidentemente non mi trasformo in modo completo come faceva Morrison, oltre ad essere quanto di più lontano si possa immaginare da uno Sciamano (ride, ndr). D’altra parte,


PRIMA TAPPA milanese (3 aprile) di un tour che li riporterà in Italia anche in estate (31 luglio a Udine, 1 agosto a Ferrara, 2 agosto a Roma). I Franz Ferdinand sono formati da Alex Kapranos, Paul Thomson, Nick McCarthy e Bob Hardy (da destra a sinistra nella foto).

anche Joey cambiava parecchio sul palco e probabilmente far parte di una band come i Ramones è stato l’unico modo possibile per avere una vita sociale soddisfacente. Psicologicamente, la maschera che indossi ogni volta che suoni dal vivo è una delle cose più interessanti dell’intera faccenda: sei tu e sei perfettamente conscio di esserlo, ma è una situazione che ti porta in pochi secondi in uno stato mentale difficile da spiegare a parole. Credi che questa possa essere la spiegazione del motivo per cui molti artisti perdono la testa dopo il successo? Chiaramente è questa la motivazione principale, più dei soldi, delle donne o degli abusi di sostanze. E non è una questione di successo, perché quando vai a vedere un tuo amico suonare in un locale da trenta persone, dopo il concerto ti tratterà come se fosse Mick Jagger. Sul palco vivi una sorta di viaggio extracorporeo, in cui riesci a vederti perfettamente mentre suoni davanti a migliaia di persone.

Anche chi dice di essere pienamente se stesso, mente solo per sembrare più vicino alla gente: non puoi esserlo e non perché sei uno

«Chi dice di essere pienamente se stesso sul palco mente solo per sembrare più vicino alla gente: è impossibile, perché troppe emozioni ti bersagliano contemporaneamente» stronzo, ma perché troppe emozioni ti bersagliano contemporaneamente. L’essere umano, poi, è complicatissimo: tu ti comporti allo stesso modo quando sei con tua madre, a una partita di calcio o con la tua ragazza? l

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EDOARDO

LEO


SCORDATEVI DI ME È L’ATTORE DEL MOMENTO, CON TRE PELLICOLE DA PROTAGONISTA IN TRE MESI - L’ULTIMA, TI RICORDI DI ME?, COMMEDIA CON AMBRA ANGIOLINI, È NELLE SALE DAL 3 APRILE. EPPURE EDOARDO, CHE I FILM LI SCRIVE E LI DIRIGE PURE, NON È IL TIPO CHE SI ESALTA. ANZI, PIÙ IL SUO VOLTO DIVENTA NOTO AL GRANDE PUBBLICO, PIÙ LUI CERCA DI PROTEGGERSI. di Antonio Bracco - foto di Gianluca Saragò

S

to vivendo questo momento in modo molto sano. Ho la salutare consapevolezza che i periodi come questo siano ciclici». Al terzo film da protagonista in tre mesi, con animo riservato, Edoardo Leo sembra quasi volersi scusare per la sovraesposizione della sua immagine, essendo lui «uno che non vuole fare troppe cose per non rompere le scatole». Dopo le commedie brillanti Smetto quando voglio (in cui interpreta un ricercatore universitario che inventa una nuova droga) e La mossa del pinguino (nei panni di un precario che va in fissa con il curling), l’attore è innegabilmente felice per questo bellissimo momento perché «anni di passione e di lavoro stanno portando buoni frutti». La nuova commedia che lo vede protagonista con Ambra Angiolini è Ti ricordi di me?, seconda regia di Rolando Ravello, ma il cinema non è che una seconda vita per questa storia reduce da due anni di successi teatrali. Edoardo ne è stato protagonista sul palco come sul set (oltre che co-autore della sceneggiatura) e continua a parlarne senza risparmio di entusiasmi. «La gente si commuove, piange e soprattutto fa il tifo per questi due casi disperati che vivono una meravigliosa storia d’amore».

«

È bello pensare che questa storia sia stata prima vissuta dal pubblico teatrale. Sono d’accordo e ti dico che questo era esattamente ciò che volevamo. Con Ambra abbiamo deciso di fare volutamente il percorso più lungo. Ci siamo detti «portiamo questa storia prima in teatro e vediamo se funziona» e così abbiamo fatto per ben due anni, prima a Roma poi in tournée e di nuovo a Roma. Il film è la conclusione di un viaggio che dura da quasi tre anni. Il tuo personaggio è un autore di libri per bambini… cleptomane. O viceversa? Entrambi. Principalmente è un disagiato e, come spesso accade, chi ha degli squilibri riesce a riequilibrarsi grazie alla fantasia. Con le storie

assurde che si inventa e che scrive si fa perdonare la sua malattia involontaria. Non è un ladro, è vittima di uno squilibrio mentale. Ti sei chiesto cosa se ne fa un cleptomane degli oggetti che ruba? Non se ne fa niente. Da quello che ho capito mentre scrivevo il personaggio, un cleptomane aspetta di essere beccato, di essere rimproverato e punito per tornare sulla retta via. Vuole essere beccato per guarire? Esattamente. Questa è la situazione che abbiamo cercato di costruire nel film. Quando lui incontra quella donna, apparentemente forte ma anche lei fragile perché narcolettica con gravi scompensi di memoria, l’amore diventa la forma di cura reciproca.

«Sono abbastanza schivo, un orso che ha lo stesso giro di amici in questo mondo da vent’anni. Anzi, ho quasi l’impressione di non conoscerlo proprio il mondo dello spettacolo»

Mi piace l’idea che si conoscano nella sala d’attesa dello psicanalista. Non è propriamente la terapia l’inizio della loro guarigione, ma l’anticamera della stessa… Sì, per motivi legati alla loro infanzia vanno in terapia, però quel pendolo interno che oscilla male comincia a regolarsi soltanto quando si frequentano. E così lui smette di rubare e lei di dimenticare. Sei mai stato in terapia da uno psicanalista? No e non ne ho neanche mai incontrato uno. Fino ai vent’anni credevo che lo psicanalista fosse una figura cinematografica, che esistesse solo nei

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film. Come lo sceriffo. Poi ho scoperto di avere amici che ci andavano. Ma non ho alcun pregiudizio al riguardo, è che non ne ho mai sentito l’esigenza. Quindi questo personaggio mi ha permesso di fare un viaggio interessantissimo. Infatti, nonostante si tratti di una commedia, va particolarmente a fondo con il disagio dei personaggi. È vero e non mi era mai capitato. La fortuna è stata quella di aver avuto un regista come Rolando Ravello che, oltre ad essere un amico, è uno

«Della mia vita privata sui social non c’è niente. Però mi piacciono, sono un termometro per capire come fai quello che fai. Vanno bene anche gli insulti, ti riportano con i piedi per terra»

che conosce molto bene il mondo dell’analisi e sapeva come giocarci. Perché si tratta pur sempre di un film divertente, commovente e con uno stile tutto suo. Parlando ancora di disagio, che cosa ti mette in imbarazzo o ti procura fastidio? Guarda, mi mette a disagio vedere la gente a disagio. Certi programmi come Scherzi a parte o alcune cose che fanno alle Iene non li riesco a vedere, cambio canale. Poi ho un grosso problema con i maleducati e i prepotenti, categorie che mi urtano veramente. Allora non deve essere facile lavorare nel mondo dello spettacolo, notoriamente popolato da gente con ego smisurati. Bè (ride, ndr), ci ho fatto i conti e ho trovato il mio equilibrio. Sono abbastanza schivo, sono un orso che ha lo stesso giro di amici in questo mondo da vent’anni. Anzi, ho quasi l’impressione di non conoscerlo proprio il mondo dello spettacolo. Io mi limito a fare il mio lavoro. Uno dei motivi per cui ho cominciato a scrivere, chiudendomi a casa mia, è stato proprio il bisogno di isolamento. Ho cercato di costruire in questi anni un gruppo di lavoro che mi facesse sentire protetto. E poi ho un carattere che mi porta spesso a rinunciare a dei progetti e mi va bene così. Però con tre film consecutivi a poche settimane uno dall’altro, stai vivendo un intenso rapporto col pubblico. Peraltro, sei protagonista di commedie italiane che si distinguono anche per non fare il riciclo dei soliti attori famosi, con tutto il rispetto, nei ruoli principali. Per come sono fatto, ho sempre paura della sovraesposizione e infatti ora mi fermo un po’ per pensare soltanto alla mia prossima regia. Però, certo, sono molto contento che si stiano concretizzando situazioni di lavoro che non sono una botta di fortuna ma che sono state volute, studiate e che arrivano da lontano. Questa sovraesposizione, come la chiami tu, ha effetti anche sui social network. Crescono i follower, la gente ti cerca e ti scrive sempre di più. In generale sono sereno al riguardo, perché sono molto geloso della mia vita privata e non c’è niente di me in quel senso sui social. Non sono un twittatore folle. Mi piacciono i social network perché sono un termometro per capire come stai facendo quello che stai facendo, quando ricevi elogi e soprattutto le critiche. E se c’è qualcuno che ti insulta, ti riporta con i piedi per terra. Sono contento di esserci e di comunicare. Molti colleghi che non conosco personalmente non hanno il mio numero e mi

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scrivono su Facebook o su Twitter dove mi fanno complimenti pubblici. Ferzan Ozpetek e Paolo Virzì l’hanno fatto e la cosa fa molto piacere. Hai ricevuto un insulto magari non costruttivo, che ti abbia fatto ridere? Mi è capitato di leggere commenti su di me che dicevano «ma non è quel coglione di Un medico in famiglia?». Molti trattano ancora la TV come accessoria. Io sono felice di aver fatto quella serie, anzi la rivendico proprio perché mi ha aperto la strada ai ruoli di commedia. Mi è capitato anche di retwittarlo qualche commento come questo, mi sembra giusto saper accettare anche chi la pensa diversamente. Mi domando, dunque, come sia il tuo rapporto con i critici cinematografici. Quando ho fatto 18 anni dopo, il mio primo film da regista, ogni volta che leggevo una critica negativa mi sentivo male. Proprio male male. E poi prima c’erano quattro critici, oggi chiunque apre un blog e diventa critico. Comunque adesso ho imparato a gestire la situazione, mi prendo le critiche negative e non ribatto. l

Il film in uscita

TI RICORDI DI ME? di Rolando Ravello ITALIA, 2014

IL CAST: Ambra Angiolini, Edoardo Leo, Paolo Calabresi, Susy Laude, Pia Engleberth, Ennio Fantastichini

Roberto è cleptomane e autore di surreali favole, come La foresta dei barboni assiderati o Alice nel paese dei terremotati. Bea fa l’insegnante elementare, è narcolettica, apparentemente svagata e, in seguito a forti shock emotivi, reagisce con improvvise quanto imprevedibili perdite di memoria. Per questo porta sempre con sé un libro in cui scrive

CRITICA

sia gli avvenimenti più importanti della sua vita sia piccole annotazioni quotidiane. Lui inizia subito un corteggiamento tenace e buffo che finisce per farla innamorare. Tra piccoli furti e svenimenti, rincorse e amnesie, la storia d’amore dei due protagonisti offre loro anche la possibilità, forse, di guarire e di imparare a vivere le loro emozioni.

PUBBLICO


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Laura Pausini

LA DIVA DEI DUE

MONDI Il successo di Laura Pausini è (da molti anni) planetario, certificato da vendite stratosferiche e folle in delirio, all’estero ancor più che in Italia. Merito della sua musica ma anche della sua semplicità, apprezzata specialmente dai latinos. In attesa di rivederla sui palchi di casa, facciamo il punto sulla fama raggiunta fuori dai confini italiani. di Massimo Longoni - foto di Wayne Maser Hair and make-up Marco Terzulli using Chanel by ganeshastyle. it_Abiti di Giorgio Armani_Cappello Borsalino_Gemelli Swarovski

è

un’artista da 50 milioni di copie vendute, tra cd, singoli e dvd. E considerando le dimensioni del mercato italiano, si fa presto a capire che una grossa fetta della torta arriva dall’estero. Laura Pausini è il nostro pezzo da esportazione più pregiato (insieme a Eros Ramazzotti e Andrea Bocelli). La ragazzina di Solarolo, approdata timida al Festival di Sanremo del 1993 riuscendo a sbancare tra le Novità con La solitudine, ha festeggiato qualche mese fa vent’anni di carriera. Un cammino in crescendo, costruito tassello dopo tassello, tanto in Italia che fuori dai nostri confini, in particolar modo nei Paesi di lingua latina. Pur nel solco della tradizione melodica italiana, qui a essere esportata non è un’immagine macchiettistica della nostra musica. Nel successo di Laura Pausini non c’è provincialismo né, tanto meno, un fenomeno folkloristico.

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La sua è una fama vera, non certo gonfiata a suon di concerti per italiani emigrati: e allo stesso modo in cui da noi vengono idolatrati divi internazionali come Shakira e Ricky Martin, quando è la Pausini a spostarsi in Cile, Brasile, Messico, Argentina o Stati Uniti, sono tappeti rossi e folle adoranti.

TIMIDEZZA APPARENTE Per lei il successo internazionale è arrivato subito, con il primo album in lingua spagnola, Laura Pausini, pubblicato nel 1994. Una notorietà talmente improvvisa da coglierla di sorpresa. «Una delle prime volte che sono andata in Sudamerica - ha raccontato - al mio arrivo ho visto un sacco di telecamere e fotografi in attesa e ho detto a mio padre: "Babbo, c’è sicuramente uno famoso". Allora ci siamo messi di lato per vedere chi arrivava e tutti sono venuti da me». Nel candore di questo episodio c’è tutta Laura Pausini, che dietro a una timidezza apparente nasconde grande personalità e determinazione. La stessa che, ogni volta che si esibisce, la fa trasformare in un vero animale da palcoscenico. «Con il microfono non ho mica paura - ha affermato di recente - quando sono sul palco ho meno timori di quando sono giù». Lo si vede dalla sicurezza con cui affronta il pubblico dei palazzetti o degli stadi, ma anche di eventi televisivi planetari, dove la sua immagine arriva a milioni di persone, contribuendo a diffonderne la notorietà. Come nel Live 8 del 2005, protagonista del set romano al Circo Massimo, o a Viña del Mar, festival cileno seguito da una platea televisiva di 250 milioni di latino-americani. Per l’ultima edizione, che la vedeva tornare come ospite a 17 anni di distanza dalla prima partecipazione, la sua presenza è stata annunciata con molti mesi di anticipo come il momento topico, facendo salire la febbre dell’attesa. E il risultato è stato un en plain di premi portati a casa (quattro, il massimo consentito).

UNA DI CASA Nei Paesi latini viene considerata un’icona, mentre Billboard non esita a definirla «multilingual pop music superstar». Con lei duettano personaggi come Michael Bublè o Kylie Minogue, Marc Anthony o James Blunt. Di fatto, Laura resta l’unica italiana che è stata capace di vincere un Grammy Award, nel 2006 per il Best Latin Pop Album con Escucha, punto più alto di una collezione di riconoscimenti molto nutrita: dai tre Latin Grammy, ai numerosi premi Lo Nuestro, World Music Award, Premio Juventud e Billboard Award. Uno status da diva mitigato dalla sua semplicità, che le permette di far breccia nel pubblico internazionale come fosse una

«Una delle prime volte che sono andata in Sudamerica, al mio arrivo ho visto un sacco di telecamere e fotografi e ho detto a mio padre: “C’è sicuramente uno famoso”. Invece erano lì per me»

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di casa. Come ha spiegato lei stessa, durante la conferenza stampa di presentazione del recente Greatest Hits. «Mi sono subito sentita come adottata da loro» ha detto. «In tutte le nazioni in cui ho la fortuna di andare, specialmente quelle in cui canto in spagnolo, non sono considerata una cantante straniera. Nella casa discografica sono seguita da quelli che si occupano degli artisti internazionali, ma poi entro nelle classifiche dei ‘local’. Questo per me è

«All’estero non mi considerano una cantante straniera. Nella casa discografica sono seguita da quelli che si occupano degli artisti internazionali, ma poi entro nelle classifiche della musica locale».

il vero orgoglio. Mi piace essere parte della musica locale». Così, anche se al momento di presentarla la definiscono «l’italianissima» («e questo fatto mi gasa moltissimo»), alla fine i dischi della Pausini si dividono la classifica con Shakira, Ricky Martin o Enrique Iglesias. E se la dividono nel vero senso della parola, perché le sue non sono presenze nominali: nella sua carriera ha piazzato dieci brani nella top 10 dei Latin Pop Albums, e quattro singoli sono andati al numero uno della classifica Latin Pop AirPlay.

IL SOGNO AMERICANO Gli ingredienti del successo sono molti. La forza delle canzoni e il fascino della voce, la determinazione e il carisma sul palco, ma anche l’essere sempre fedele a se stessa, a Ravenna come a Miami. «Nel 1994 in Sudamerica, tutti suonavano Non c’è e facevano come dei remix in vari stili» ha ricordato lei. «E a me questa cosa un po’ dava fastidio». Perché la sua musica ha una personalità, che va rispettata, indipendentemente dalle esigenze di mercato. Quando nel 2002 ha realizzato il suo primo album completamente in lingua inglese, From The Inside, di fronte a divergenze con i discografici sulle strategie promozionali, piuttosto che presentarsi come un personaggio lontano da come lei si considera ha preferito salutare tutti e abbandonare il sogno americano. O meglio raggiungerlo a suo modo, come testimonia il tutto esaurito raccolto un mese fa al Madison Square Garden, tempio della musica newyorchese. Quella di New York è stata solo una delle tappe intorno al mondo per festeggiare il ventennale di carriera. A maggio sarà in Italia per alcune date speciali, all’Arena di Verona e al Teatro Antico di Taormina, e poi ripartirà alla volta di Australia, Russia e ancora Stati Uniti. Nel frattempo, a fine aprile sarà protagonista ai Billboard Latin Music Awards. Una nuova occasione per raccogliere premi e anche l’ennesima consacrazione con un’esclusiva intervista di un’ora prevista al Billboard Conference di Miami per parlare della sua carriera. Ma nonostante tutto lei continua a comunque a considerarsi la ragazza di Solarolo: «Non sono una star internazionale. Io sono un’italiana che canta in diverse lingue». l


SETTE DATE per Laura Pausini in Italia nel 2014. Dopo Lucca (29 aprile), sarà all’Arena di Verona (2 e 3 maggio) e al Teatro Antico di Taormina (10, 11, 13 e 14 maggio). Poi un mese di pausa per festeggiare i 40 anni, prima di ricominciare il tour mondiale.

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STYLE

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fiore

Ci vuole un

“CHI CERCA DI POSSEDERE UN FIORE, VEDE LA SUA BELLEZZA APPASSIRE, MA CHI LO AMMIRA IN UN CAMPO, LO PORTERÀ SEMPRE CON SÉ” HA SCRITTO PAULO COELHO IN BRIDA (1990). PER MOLTI, SPERIAMO NON PER TUTTI, AVERE IL MODO E IL TEMPO DI SEGUIRE IL CONSIGLIO DELLO SCRITTORE BRASILIANO PUÒ ESSERE ARDUO. E ALLORA FACILITIAMOCI IL COMPITO RICORRENDO A FIORI IMMORTALI, STAMPATI SU PANTALONI, MAGLIETTE E OCCHIALI CHE IMPREZIOSISCONO LA NOSTRA QUOTIDIANITÀ FACENDO BELLA MOSTRA DI SÉ SU SEDIE, SMARTPHONE E OGGETTI DI DESIGN. SENZA DIMENTICARCI PERÒ DI PRENDERCI CURA DI QUELLI VERI, RECISI O IN VASO, CHE IN QUESTO PERIODO DANNO VITA A UN TRIPUDIO DI COLORI E PROFUMI IN SALOTTI E BALCONI.

a cura di Francesca Vuotto

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STYLE / ABBIGLIAMENTO

NEW ERA per LIBERTY LONDON Limited edition che rivisita il celebre cappellino 59Fifty. Disponibile in tre versioni. 60 Euro

JUCCA Spille floreali in lino tagliato a vivo, ideali per personalizzare giacche, borse e cappelli. 39 Euro

D&G Occhiale con montatura ampia e arrotondata, angoli lievemente rialzati e motivo a fiorellini multicolori. 181 Euro

COCCINELLE Pratica ed elegante borsa a mano a trapezio in vernice rosa. 198 Euro

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PYAAR Sciarpa hand made in seta e cotone, morbida e leggera, con stampa floreale. 100 Euro

COMPTOIR DES COTONNIERS Fresca camicia di cotone a fiori con manica a tre quarti e risvolti. 95 Euro

LEVI’S RED TAB Maglietta da donna con ampio scollo rotondo. Disponibile in un’altra variante colore. 30 Euro

VANS La Sk8-Hi Slim è una stringata high top in tela, con dettagli laterali e suola waffle vulcanizzata. 90 Euro


FRED PERRY Polo in piquet a manica corta color indaco, con inserto in seta sul davanti a stampa floreale. 109 Euro.

SMILEY Arriva dai dancefloor londinesi la Tshirt unisex con l’iconico Smiley decorato con motivi hawaiani. 30 Euro

L’OREAL PARIS – LES BLANCS Smalto dal tono ghiaccio ispirato alla porcellana: per dare un tocco fresco e sofisticato alla vostra primavera. 4,90 Euro

UNITED COLORS OF BENETTON Pantaloni in cotone stretch stampato, con tasche all’americana e taschino sul davanti. 39,95 Euro

KRISTINA T Zeppa in pelle bianca con plateaux, cinturino ed inserti in tessuto a stampa optical con petali. 290 Euro

FRENCH CONNECTION Abito corto in cotone, senza maniche e con stampa fantasia tropicale sui toni del nero e rosa. Euro 148

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STYLE / PRODOTTI

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RHS HUNTER I nuovi stivali Hunter sono perfetti per salutare la primavera vestendosi di fiori dalla testa ai piedi. I pattern della collezione 2014 riprendono stampe provenienti dagli archivi della prestigiosa Royal Horticultural Society. 102 Euro

LOLILLA CHAIRE Ahsayane Studio ci propone una sedia in cui il rimando al tema floreale è immediato. Lolilla Chair è composta da 120 fiori di stoffa assemblati a mano. Per sembrare del tutto realistica le manca solo un dettaglio: il profumo. Prezzo s.r.

TED BAKER LONDON Nonostante la delicatezza e leggerezza che li contraddistinguono, i fiori sanno anche custodire e proteggere a dovere ciò che accolgono tra i loro petali, compreso il vostro preziosissimo smartphone. 35 Euro

IKEA Ideale per far germogliare i semi e far crescere le vostre piante, la serra bianca Socker conferisce un elegante e sofisticato sapore retrò a salotti, terrazze e giardini. Un valido aiuto anche per chi non ha il pollice verde.14,99 Euro

LE SPECS Le Specs si contraddistingue per gli occhiali da sole dalle montature divertenti ed estrose: non si sottrae alla regola questo modello della collezione PE 2014, trasparente e colorato. Prezzo n.d.

IKEA Il potpourri Dofta da ciotole e vasi invaderà tutta la vostra casa con la sua gradevole fragranza. Bello e colorato, è perfetto anche per profumare cassetti e armadi rendendo ancor più primaverile il vostro guardaroba. 0,70 Euro l’uno

THE ENLIVENED OFFICE Porta la primavera anche sulle scrivanie di casa e dell’ufficio Tulip Hub, piccolo hub a forma di vaso che insieme ai suoi tulipani rossi vi offre quattro utili prese USB. Davvero grazioso! 17 Euro

ARENA Rinnova e ringiovanisce le cuffie che tante volte abbiamo visto sulle teste delle signore più attempate in spiaggia questo nuovo modello di Arena, interamente ricoperto di fiori rosa e azzurri. 20 Euro

SELETTI Imprescindibile strumento per la cura delle piante, l’innaffiatoio esercita un fascino irresistibile fin da quando si è bambini. Questo è in fine porcellana e può essere anche un elegante oggetto di arredamento. 157 Euro


a cura di Giulia Vidali

TIVOLI AUDIO Sobria, elegante, classica e al tempo stesso innovativa, minimal quanto basta per arredare con classe qualsiasi stanza, al passo coi tempi per permettervi di ascoltare la vostra musica preferita in streaming da qualsiasi device: è tutto questo, e molto altro, la nuova radio di Tivoli Audio, disponibile in diversi colori e anche con rivestimento in legno realizzato a mano in differenti finiture. 299 Euro (solo Bluetooth) e 349 Euro (Dab e Bluetooth)

DOLCE & GABBANA Dolce è il primo profumo ad avere nel suo bouquet una nota di amarillo bianco: la preziosa fragranza è custodita in una graziosa boccetta trasparente, sormontata da un tappo a forma di fiore. Prezzo n.d.

THE COTTAGE INDUSTRY Il vaso con lente di ingrandimento disegnato da Charlie Guda vi permetterà di scrutare ogni minimo dettaglio dei petali dei vostri fiori proprio come se foste delle piccole api che svolazzano in prossimità della corolla. Prezzo s.r.

OODESIGN Non poteva che nascere dalle creative ed eclettiche menti dei designer giapponesi questo vaso galleggiante in resina trasparente: farà magicamente fluttuare e muovere i vostri fiori sull’acqua. 29 Euro

onstage aprile 63


5 LUGLIO CATTOLICA Arena della Regina

6 LUGLIO PIAZZOLA SUL BRENTA Hydrogen Festival - Company Arena

8 LUGLIO GENOVA

Arena del Mare - Porto Antico

10 LUGLIO PISTOIA

Pistoia Blues Festival - Piazza Duomo

13 LUGLIO VERONA Arena

15 LUGLIO PALMANOVA

Onde Mediterranee - Piazza Grande

17 LUGLIO LOCARNO

Moon and Stars ‘14 - Piazza Grande

19 LUGLIO GIFFONI

Giffoni Film Festival - Arena Troisi

22 LUGLIO TAORMINA Teatro Antico

26 LUGLIO LECCE Stadio Via del Mare

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Biglietti disponibili. Info 02 53006501


WHAT’S NEW a cura di Tommaso Cazzorla

MISTER GROOVE ALLA SUA TERZA PROVA, LO SCOZZESE CONFERMA LE GRANDI DOTI E SI DIMOSTRA IL MIGLIORE CANTAUTORE IN CIRCOLAZIONE OGGI. VOCE, SCRITTURA, SOUND. SERVE ALTRO? di Alvise Losi foto di Shamil Tanner

C

hi è Paolo Nutini? Viene da chiederselo dopo questa nuova strepitosa prova del cantautore scozzese di origini italiane. Caustic Love è un album maturo, complesso e immediato. Scritto bene tanto nelle musiche quanto nei testi. Non quello insomma che saremmo abituati ad aspettarci da un ragazzo di 27 anni. Ed è qui che sta l’errore. Nutini è un artista che sembra arrivare dagli anni Sessanta o Settanta. Non solo per influenze e stile. Ancor più perché ha quella voglia di sperimentare e innovarsi tipica dei grandi di quel periodo. È solo meno prolifico. Ma se il risultato è questo, valeva la pena aspettare cinque anni dopo Sunny Side Up. Quante anime ha Paolo Nutini? In Caustic Love risorgono Ray Charles e Bob Marley, fa capolino il Van Morrison del periodo tra Moondance e Astral Weeks (andate a riascoltarvi una canzone come Sweet Thing) e, arrivando al presente, spuntano qui e là Amy Winehouse e Ben Harper. Soprattutto, più di tutto, dominano le sonorità Motown recuperate e riammodernate dal cantante scozzese. Detta così, potrebbe sembrare un grande collage di tante cose belle. Il problema è metterle insieme con omogeneità e, allo stesso tempo, proporre qualcosa di nuovo. Proprio qui si dimostra la maturità del giovane Paolo. Non era semplice riuscire ad affrontare mostri sacri di quel livello senza risultarne schiacciato. E invece Nutini supera brillantemente la prova.

Il segreto del successo di questa operazione sta in una parola che ultimamente va tanto di moda. Groove. Che non è facilmente traducibile in italiano, ma si potrebbe dire che chi ha groove ha quel ritmo che ti cattura al primo istante. E Paolo Nutini ha groove, tantissimo groove. Che unito alle sonorità funky dell’album coinvolge dall’inizio alla fine. Si parte con Scream (Funk My Life Up), singolo di lancio del disco, per passare a Let Me Down Easy, dove dominano sonorità funk e r‘n’b. Due pezzi che colpiscono subito, ma il meglio deve venire, con brani come One Day, Better Man (bellissima canzone d’amore) e Iron Sky, potentissima con l’inclusione del discorso finale di Charlie Chaplin ne Il Grande Dittatore («You, the people, have the power»). Sul finire sorprendono Cherry Blossom e, soprattutto, la struggente Someone Like You, ballata acustica spogliata di tutti gli arrangiamenti precedenti (ma con cori alla Platters) per lasciare spazio al dono più grande del cantautore. Una voce

che in pochi hanno. E che, come dimostra perfettamente Caustic Love, sa toccare corde lontanissime tra loro. A volte calda e graffiata, altre candida e pulita. Chi è insomma Paolo Nutini? La risposta è tanto semplice da fare quasi paura: è il miglior cantautore in circolazione oggi. E non a caso non accompagniamo il termine cantautore all’aggettivo giovane, perché sarebbe sbagliato sminuirlo tanto. Nessuno, in questo momento, ha l’insieme di caratteristiche che può vantare lo scozzese: voce, scrittura e musica. Perché, in fondo, cos’altro serve per fare una canzone?

PAOLO NUTINI Caustic Love (Atlantic Records)

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MUSICA

SONNY CONTRO I

PURISTI QUANTO TALENTO NEL NUOVO ALBUM DEL PRODUTTORE CALIFORNIANO. OLTRE A RIPROPORRE LE SONORITÀ CHE LO HANNO CONSACRATO, SKRILLEX SORPRENDE CON NUOVE SOLUZIONI. di Marco Rigamonti - foto di Jason Nocito

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e accuse di essere il principale responsabile della svalutazione del genere dubstep non possono che rimbalzare sulla solida corazza di Sonny John Moore. I puristi (gli inglesi, visto che il genere affonda le radici in quel di Londra) hanno puntato il dito contro di lui, incriminandolo per aver diffuso in malo modo un pensiero che fino al suo avvento era riservato a una nicchia elitaria. La risposta del produttore californiano è implicita nel nuovo album (che tra l’altro si può anche tradurre con la parola “nicchia”), e assume le sembianze di un «chissenefotte» scritto a caratteri cubitali. L’attitudine che ha consacrato Skrillex non cambia molto: i fan si troveranno completamente a proprio agio tra distorsioni, taglia e cuci, batterie schiacciate, onde sonore barcollanti e i famigerati drop. Per il produttore losangelino non esiste il concetto di vergogna: la riprova è nella title track, che ospita al microfono l’urlatore più zarro che la storia recente dell’hip-hop ricordi, ossia

Fatman Scoop. Il selvaggio rapper newyorkese raccoglie l’invito con entusiasmo e nel suo intervento decide di andare sul sicuro prodigandosi nel suo marchio di fabbrica che consiste in aizzamenti terra-terra tipo «Su le mani!», «Cassa!» o «Saltellare!». Brani come Try It Out e Ragga Bomb (che sfregio sfoggiare un featuring con gli inglesissimi Ragga Twins!) seguono piste già battute. Largo quindi a synth violenti e beat grossi, voci effettate e bassi ignoranti. Ma Recess non si limita a ripetere: qualcosa di nuovo arriva infatti dalla vibra semi-house che non ti aspetti di Fuck That, da un non scontato ibrido rave/hip-hop tipo Dirty Vibe e soprattutto dalla conclusiva Fire Away, che

esibisce un Sonny sorprendentemente morbido. Alla fine non deve stupire che si parli tanto di Skrillex: nel bene o nel male (questione soggettiva) da un punto di vista strettamente tecnico (e preso con il giusto piglio) rimane uno dei produttori più talentuosi della moderna scena elettronica.

SKRILLEX Recess (Warner)

di Massimo Longoni

Micro-reviews HURRAY FOR THE RIFF RAFF Town Heroes (ATO Records)

Banjo in primo piano e canzoni da cantautorato statunitense aggiornato al nuovo millennio. Stupendo disco corale al femminile. Non solo per i #nostalgici di Woody Guthrie.

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ARC IRIS Arc Iris (Bella Union)

Album di debutto per la nuova avventura di Jocie Adams, polistrumentista ed ex membro dei Low Anthem. Ce n’è per tutti: classica, jazz, folk, pop. #buonalaprima

J. RODDY WALSTON & THE BUSINESS - Essential Tremors (ATO Records)

Vengono dal Tennessee e mantengono alta la bandiera del rock blues americano. Commistioni funky e r’n’b e la mano di Mark Neill dei Black Keys alla produzione. #adaltovolume

MONACI DEL SURF Monaci del surf II (Inri)

Tanta energia e divertimento per il secondo album del gruppo mascherato. Cover sorprendenti da Benny Hill a Gino Paoli su ritmi surf‘n’roll e tarantiniani. #quevivalafiesta!


L

a lunga carriera di Mr. E e i suoi Eels prosegue spedita e con grande intensità. A poco più di un anno dall’uscita di Wonderful Glorious, esce questo nuovo lavoro mutuato dalla genesi del precedente. L’enigmatico polistrumentista americano in quest’occasione compie un profondo viaggio introspettivo personale, nei suoni, nei testi e nelle atmosfere, riflettendo intimamente sul suo passato (e non a caso il titolo del disco è The Cautionary Tales Of Mark Oliver Everett, suo vero nome). Cinico e severo con se stesso, Everett sceglie di raccontarsi come spesso accaduto in precedenza, ma mettendosi ancora più in discussione ed esaltando figure e scelte significative intraprese nel corso della sua esistenza. Nonostante possa sembrare un album solista, Mr. E è contornato dai suoi fidi scudieri sia

N PHARRELL WILLIAMS Girls (Sony)

di Marco Rigamonti

V

nella stesura dei pezzi sia nell’interpretazione degli arrangiamenti orchestrali. L’ambientazione del lavoro è soffusa e sussurrata, introdotta magicamente dai fiati, dagli archi e dal piano visionario di Where I’m At alla quale fa seguito la chitarra acustica e minimale della speranzosa Parallels. Il percorso emozionale accorto e meditativo mette a nudo le esperienze del songwriter, che prende consapevolezza di se stesso attraverso un’analisi attenta e approfondita dei suoi errori e del suo vissuto. Toccante la purezza di Agatha Chang, nostalgica la ritmata Mistakes Of My Youth, poetico il finale di Where I’m Going che chiude il lavoro con le sonorità iniziali, ma con considerazioni più esplicite. Un nuovo e ispirato lavoro di uno dei più prolifici interpreti del rock alternativo a stelle e strisce.

ella musica c’è chi può e chi non può, Pharrell Williams appartiene senz’altro alla prima categoria. Intendiamoci: la posizione di rilievo che occupa (miglior produttore del primo decennio 2000 secondo Billboard) è meritata; ma quando aumentano le potenzialità, le aspettative si impennano. I privilegi di cui gode si manifestano in G I R L con un featuring colossale (Daft Punk), partecipazioni più scontate ma non per questo meno altisonanti (Timbaland, Justin Timberlake e Alicia Keys) e ospitate furbette (Miley Cyrus e Kelly Osbourne). Ah, agli archi ci pensa Hans Zimmer. Sebbene ci sia stata una palpabile evoluzione stilistica (ben sottolineata dalle recenti hit che l’hanno visto protagonista), il rapporto di Pharrell con il funk è sempre stato solidissimo, perfino quando il suo personag-

ado a memoria, ma non ricordo un altro disco la cui uscita, totalmente inaspettata, sia stata svelata da un attore durante un’intervista televisiva. È successo con Do The Beast, clamoroso comeback degli indimenticati Afghan Whigs, annunciato da Bob Odenkirk di Breaking Bad – il mitico avvocato Saul, per chi conosce la serie tv - prima ancora che se ne cominciasse a parlare seriamente. Poco importa, ovviamente, soprattutto ora che il nuovo album della band di Greg Dulli è fra le nostre mani e possiamo finalmente capire come (e se) sia possibile tornare dopo una pausa di 16 anni ed essere rilevanti in un panorama musicale profondamente mutato. Registrato negli studi di Josh Homme da Dulli e dal bassista e co-fondatore John Curley (ma senza lo storico chitarrista Rick McCollum, per la prima volta), assieme

EELS The Cautionary Tales Of Mark Oliver Everett (Eworks)

di Claudio Morsenchio

gio veniva associato più facilmente alla sfera hip-hop. Oggi il rap è stato sostituito da linee melodiche cantate preferibilmente in falsetto: Marylin Monroe, Hunter, Gust Of Wind e Brand New (con Justin, un altro che di falsetti se ne intende) convincono per l’intelligente traslazione di regole appartenenti a un’altra epoca storica in un ambito sonoro tutto sommato moderno. Nonostante le chitarre funky non vengano mai meno, numeri come Gush, Come Get It Bae e It Girl ricordano il Pharrell di qualche tempo fa, mentre Lost Queen profuma di Drop It Like It’s Hot. Il pezzo insieme ad Alicia Keys merita, ma è clamorosamente fuori contesto; quanto al successo di Happy, era quotato ai minimi storici fin dalla prima apparizione del video sui social network. Bravura (e scaltrezza) non si discutono; ma dov’è finito il Pharrell che osa e illumina?

a un gran numero di ospiti, tra cui Alain Johannes, Clay Turver e Van Hunt, Do The Beast non tradisce le attese e riconferma per l’ennesima volta lo straordinario talento di Dulli. Detto che le vette di Gentleman sono, e restano, irraggiungibili, sarà comunque facile per i fan del chitarrista americano innamorarsi di questo lavoro, costruito con perizia e ricco di episodi memorabili. Le influenze soul, da sempre parte integrante del sound dei Whigs, vengono ridimensionate in parte, ma continuano a restare ben radicate nella voce sofferta di Dulli, che svetta soprattutto in ballate come Algiers, Can Rova e It Kills. Altrove, come in Matamoros, si fanno sentire influenze mediorientali su uno strano tappeto di rock ed elettronica, quasi NIN, oppure vecchi echi di rock’n’roll degli Afghan Whigs più classici come nella bella The Lottery e in Royal Cream.

THE AFGHAN WHIGS Do The Beast (Sub Pop)

di Stefano Gilardino onstage aprile 67


CINEMA

a cura di Antonio Bracco

NYNPH( )

MANIAC vol.1 e 2 di Lars von Trier

DANIMARCA, 2014, 110 min. (Vol. 1) e 122 min. (Vol. 2) IL CAST: Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgård, Shia LaBeouf, Christian Slater, Willem Dafoe, Udo Kier, Jamie Bell, Stacy Martin, Uma Thurman, Connie Nielsen, Jesper Christensen, Jean-Marc Barr

CRITICA PUBBLICO

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ars von Trier e le sue ossessioni. Quante volte siamo usciti turbati dal cinema dopo aver visto un film del regista danese? Ogni volta. Speleologo dei cunicoli cavernosi dell’animo umano, von Trier non si risparmia neanche questa volta realizzando un film di quattro ore che esce questo mese in due volumi a distanza di due settimane uno dall’altro. Nynphomaniac è la vicenda poetica e folle di Joe, una ninfomane che racconta se stessa dalla nascita fino all’età di 50 anni.
Una fredda sera d’inverno il vecchio e affascinante scapolo Seligman trova Joe in un vicolo dopo essere stata picchiata.
La porta a casa, cura le sue ferite e le chiede di raccontargli la sua storia. Iniziano qui otto capitoli (cinque nel primo film, tre nel secon-

do) che spiegano il rapporto che quella donna ha avuto con la propria sessualità. Presentato con un ottimo successo di critica allo scorso Festival di Berlino, Nynphomaniac non è un film pornografico, ma certamente è erotico. L’intenzione del regista è comunque quella di montare una versione più lunga, di cinque ore e mezza di durata, in cui tutto ciò che è stato tagliato ora per compiacere la censura dei vari paesi verrebbe reinserito. In sostanza sarebbero aggiunti i nudi integrali inquadrati in modo esplicito, nonostante questa versione

non ne sia del tutto assente. Ma non si tratta di solo sesso. Von Trier dà ampio spazio ai personaggi, alle loro motivazioni e ai loro sentimenti creando un melodramma contemporaneo che penetra la psiche più che i corpi. Come già successo precedentemente, l’autore fa autoanalisi offrendo uno strapuntino al pubblico affinché assista in disparte e cominci la propria terapia a film finito. Scomodo, contraddittorio, irritante come sempre. Ma anche questa è indubbiamente arte ed è firmata Lars von Trier.

Micro-reviews FATHER AND SON

di Kore-Eda Hirokazu (GIAPPONE, 2014) Un uomo ossessionato dal lavoro scopre che suo figlio biologico è stato #scambiatoallanascita con un altro. Ora deve scegliere tra il vero figlio e quello che ha cresciuto. Premio della Giuria a Cannes.

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NOTTETEMPO

di Francesco Prisco (ITALIA, 2014) Le vite di tre persone sono unite da un autobus che perde il controllo e finisce fuori strada. Una ragazza, un cabarettista e un poliziotto sono i protagonisti di questo #noir tra amore, odio e vendetta.

NOAH di Darren Aronofsky (USA, 2014) La storia di Noè secondo il regista de Il cigno nero. Russell Crowe interpreta quell’uomo ossessionato da terribili visioni prima del #diluviouniversale il quale pensa che costruire un’arca sia la salvezza.

THE GRAND BUDAPEST HOTEL

di Wes Anderson (USA, 2014) 1920. Un concierge di un hotel dell’Est europeo è coinvolto nel furto di un dipinto rinascimentale e nella battaglia per un enorme patrimonio di famiglia. #Bislacco nell’inimitabile stile del regista.


TRANSCENDENCE

di Wally Pfister, USA, 2014

Il dott. Will Caster è il più importante ricercatore nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Il suo scopo è la creazione di una macchina senziente che combini l’intelligenza collettiva del sapere universale con l’intera gamma delle emozioni umane. I suoi controversi esperimenti l’hanno reso famoso e l’hanno reso bersaglio di estremisti contrari alla tecnologia. Ma, nel tentativo di distruggere Will, quegli stessi estremisti diventano i catalizzatori capaci di spingerlo al successo. Per sua moglie e il suo migliore amico, entrambi colleghi ricercatori, il problema non diventa la possibilità di andare avanti, ma l’opportunità di farlo. Le loro peggiori paure divengono realtà quando la sete di conoscenza di Will si evolve in un’inarrestabile ricerca di potere, apparentemente senza fine. Il regista esordiente è l’abituale direttore della fotografia di Christopher Nolan. CRITICA PUBBLICO

IL CAST: Johnny Depp, Morgan Freeman, Rebecca Hall, Cillian Murphy, Kate Mara, Paul Bettany

LA SEDIA DELLA FELICITÀ di Carlo Mazzacurati, ITALIA, 2014

Un’estetista e un tatuatore danno la caccia per ragioni diverse a un tesoro nascosto in una sedia. Innamorandosi inevitabilmente. Un misterioso prete incombe su di loro come una minaccia. Dapprima rivali, poi alleati avendo tutti lo stesso scopo, i tre diventano protagonisti di una rocambolesca avventura che tra equivoci e colpi di scena li vede lanciati all’inseguimento della sedia. Passando dai colli alla pianura, dalla laguna veneta alle cime nevose delle Dolomiti, arrivano in una sperduta valle dove vivono un orso e due fratelli. Ultimo film del compianto Carlo Mazzacurati, scomparso lo scorso 22 gennaio. Tra le note che il regista ha lasciato sul film si legge: «La cosa che più mi stava a cuore era di riuscire a tenere insieme il senso di catastrofe, in cui sembra che tutti stiamo cadendo, con l’energia e la voglia di riscatto che nonostante tutto si sente nell’aria». IL CAST: Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese, Giuseppe Battiston, Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando, Katia Ricciarelli, Raul Cremona, Milena Vukotic, Roberto Citran, Marco Marzocca, Lucia Mascino, Natalino Balasso

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DIVERGENT

di Neil Burger, USA, 2014

In un futuro distopico (termine che indica una società indesiderabile e fondata su estremi apocalittici) ambientato a Chicago, le persone sono divise in distinte fazioni sulla base delle loro personalità: sapienza per gli Eruditi, coraggio per gli Intrepidi, amicizia per i Pacifici, altruismo per gli Abneganti e onestà per i Candidi. Questa divisione ha messo fine alle guerre e ognuno può avere un ruolo e un lavoro secondo la propria inclinazione. Beatrice “Tris” Prior è un’adolescente che scopre di essere Divergente e non può essere inserita in nessuno dei gruppi esistenti. Quando si rende conto che esiste una cospirazione per eliminare tutti i divergenti, deve capire perché essere diversi è così pericoloso. Diretto dal regista di Limitless, il film è tratto dal primo libro di una trilogia scritta dalla ventiseienne americana Veronica Roth. CRITICA PUBBLICO

IL CAST: Shailene Woodley, Theo James, Kate Winslet, Miles Teller, Jai Courtney, Ray Stevenson, Ashley Judd, Tony Goldwyn, Maggie Q, Mekhi Phifer

onstage aprile 69


GAMES

DARK

SOULS II LA MALEDIZIONE DEL SEGNO OSCURO, PARTE SECONDA. ALLA DISPERATA RICERCA DI ANIME NELLE DESOLATE LANDE DI DRANGLEIC Produttore: From Software Genere: Action / RPG Disponibile per: PS3 / Xbox 360

Q

uando decidi di affrontare un gioco di ruolo firmato From Software sai fin dall’inizio che portarlo a termine non sarà un’impresa facile. C’è chi ancora si sveglia madido di sudore nel bel mezzo della notte dopo l’ennesimo incubo scaturito dai ricordi di Demon’s Soul. Altri hanno perso il conto dei joypad frantumati a causa del suo successore spirituale, lo splendido Dark Souls uscito per le console di penultima generazione (abituatevi, siamo entrati nella next-gen già da qualche mese). E a proposito di discorsi generazionali: se cercate un motivo per differire l’inevitabile trasloco in soffitta di Xbox 360 e PS3 lo troverete proprio nel seguito di uno dei titoli più punitivi che la recente storia dei videogiochi ricordi. A dire il vero chi ha amato il primo episodio ma non rammenta con piacere le serie di imprecazioni annesse può tirare un sospiro di sollievo: Dark Souls

a cura di Blueglue

II è leggermente meno infame del suo predecessore. Ma è bene non farsi troppe illusioni: senza le dovute cautele la scritta “Sei morto” apparirà con disarmante facilità sullo schermo. Gli errori si pagano; e con i soliti interessi, rappresentati dalle anime che avevate recuperato con immensa fatica nel tentativo di contrastare l’oscura maledizione. La perdita delle preziose anime costringerà ovviamente a ricorrere alla famigerata pratica del “farming” - che in linguaggio nerd significa sostanzialmente combattere per salire di livello e potenziare le proprie abilità, così da avere le carte

in regola per affrontare nemici più forti. Le meccaniche di gioco sono quasi identiche a quelle del primo capitolo; i veri cambiamenti si manifestano nella possibilità di impugnare due armi contemporaneamente, nel fatto che dopo una dozzina di abbattimenti i nemici scompaiono definitivamente e in un territorio esplorabile più vasto (accompagnato da un maggior numero di missioni secondarie e segreti sparsi). Superare questa sfida richiede tempo (più di 100 ore) e pazienza (innumerevoli parolacce); ma alla fine l’appagamento sarà assoluto.

Micro-reviews TITANFALL (XBOX ONE – XBOX 360) Dopo 3 anni di duro lavoro, lo shooter online più chiacchierato degli ultimi mesi piomba sulle console Microsoft; tecnica eccelsa e ottima giocabilità, ma innovazioni pochine. #mecheparkour #multiplayer

70 onstage aprile

FINAL FANTASY X/X-2 REMASTER

(PS3 – PS VITA) Chi è rimasto deluso dalla trilogia di Fabula Nova Crystallis vada sul sicuro e si prepari a rivivere entrambi gli episodi dell’indimenticabile decima fantasia in un restauro da urlo. #Blitzballtime!

SOUTH PARK: IL BASTONE DELLA VERITÀ (PS3 – XBOX 360) Liberi di non crederci, ma il gioco di ruolo basato su uno dei cartoni animati più sboccati e irriverenti di sempre è prodotto a meraviglia e diverte tantissimo. #ohmiodiohannoammazzatokenny #bruttibastardi

LEGO LO HOBBIT

(PS3/4/VITA – XBOX 360/ VITA – WII-U – 3DS) La formula della “mattoncinizzazione videloudica” stavolta tocca al prequel del Signore Degli Anelli; alle collaudate dinamiche si aggiungono interessanti novità (soprattutto in battaglia).#legotolkien


TECH

analogico e digitale

La scelta del supporto audio preferito è un affare estremamente personale, ma avere a disposizione un sistema che riproduce tutto (ma proprio tutto) il riproducibile è una bella comodità. Ecco a voi l’OTT2000 - il boombox della digital generation. di Marco Rigamonti

R

icordo una conversazione di qualche anno fa con un amico che vende musica di seconda mano, nella quale si affrontava l’ormai ben noto tema della caduta libera della vendita di cd in favore di un più pratico acquisto (o download gratuito illegale) di file audio. Da bravi nostalgici si tentava di difendere il compact disc, puntando soprattutto sulla qualità dell’ascolto e sul valore aggiunto della copertina; ma i nostri argomenti erano solamente affermazioni pseudo-filosofiche, ed entrambi sapevamo fin dall’inizio che l’inevitabile conclusione di questo processo sarebbe stata l’ulteriore drastica diminuzione dell’acquisto di supporti fisici. La parte più interessante del dibattito non verteva però sui cd, bensì sul vinile: a quanto pare di fronte alla digitalizzazione globale si stava assistendo a un progressivo aumento di interesse nei confronti dei cari vecchi LP - e il fenomeno sembra tuttora in crescita. Vuoi perché un disco sottobraccio trasforma il semplice teenager in hipster (e quindi fa figo),

vuoi perché c’è chi è rimasto analogico dentro (e quindi preferisce il caldo crepitio della puntina alla fredda perfezione digitale), vuoi perché - diciamocelo - il vinile è incontestabilmente bello e profuma di buono. Woox Innovations (una sussidiaria di Philips) ha recentemente messo in commercio una curiosa macchinetta che potrebbe mettere d’accordo tutti: l’OTT2000 è un vero e proprio giradischi, che però oltre al piatto che permette l’ascolto di 33 e 45 giri include anche una radio FM, un lettore CD, un ingresso USB e una connessione Bluetooth che rende possibile la comunicazione wireless con tutti i dispositivi moderni. Esteticamente si ispira allo storico Philips AG4131 del 1965, e nei suoi 3,5 kg di peso sono inclusi anche due altoparlanti da 4W. Naturalmente è anche possibile “rippare” la propria collezione d’altri tempi direttamente su chiavetta; e tutto questo per un costo che si aggira intorno ai 150 euro. Non sarà un oggetto rivoluzionario, ma in quanto a comodità ed ecletticità nel settore non lo batte nessuno.

Micro-reviews DREAMPAD

Un magico cuscino riproduce onde sonore rilassanti che si propagano attraverso le ossa, percepibili quindi solo da chi ne fa uso; i test hanno dimostrato che è un valido rimedio contro l’insonnia. #sognidoro

72 onstage aprile

SAMSUNG ULTRASONIC COVER

Ogni ostacolo (fermo o in movimento) nel raggio di due metri viene identificato da questa rivoluzionaria cover Samsung; vibrazioni e avvisi semplificano la vita di chi ha problemi alla vista. #smartphone-guida

ORIENT – THE SELF-ALIGNING CAMERa (IOS) Sfruttando il giro-

scopio dei dispositivi Apple, Orient è un’app che consente di scattare foto senza preoccuparsi troppo dell’allineamento; fondamentale dopo qualche bicchiere di troppo. #straightenup!

ROOSTER (IOS)

Non avere tempo non è più una scusa buona per non leggere; Rooster vi consiglia i libri (classici e contemporanei) e ve li divide in sezioni che richiedono un quarto d’ora di tempo per essere lette. #morteaitempimorti


COMING SOON Ligabue

il grande

ritorno

Q

uest’anno non si è concesso riposo. Ha iniziato a cantare il 27 marzo nella sua Correggio per la data zero del Mondovisione Tour 2014 e smetterà il 23 luglio a Salerno. In mezzo una ventina di concerti tra palazzetti (aprile) e stadi (giugno e luglio). Per chi non lo avesse ancora ben chiaro in mente, Ligabue ama cantare. E ama stare con i suoi fan. È quello che gli viene meglio. Anche quando non ha un album appena pubblicato non può fare a meno di salire su un palco (vedi lo scorso settembre all’Arena di Verona). Sarà un po’ anche per quello che sosteneva Fabrizio De André, omaggiato dallo stesso cantante emiliano all’ultimo Sanremo. «Mai visto un musicista comunicare col pubblico come sa fare Luciano», aveva dichiarato Faber nel 1997. Sono passati quasi vent’anni e questo è ancora il campo preferito del Liga. Con questo spirito il 30 maggio all’Olimpico di Roma

*

CALENDARIO CONCERTI

di Alvise Losi foto di Chico de Luigi

Luciano tornerà a esibirsi in uno stadio dopo quattro anni. Non che nel frattempo se ne sia stato con le mani in mano. Ha scritto, ha prodotto e ha cantato. E non ha affatto abbandonato la dimensione live. Ma alzi la mano chi del suo pubblico non sentiva la mancanza di un Liga da stadio. E con un nuovo album appena uscito ci saranno parecchie novità da proporre a chi lo segue da anni. Dopo Roma (30 e 31 maggio), sarà la volta di San Siro (6 e 7 giugno) e del Massimino di Catania (11 e 12 giugno), per poi andare a Padova (12 luglio), Firenze (16 luglio), Pescara (19 luglio) e Salerno (23 luglio). Un vero e proprio tour per tutta la penisola per portare in giro le canzoni del suo ultimo album Mondovisione. Brani che i fan hanno subito apprezzato e che hanno anche segnato un nuovo capitolo nella storia del Liga, che ha saputo riunire tutte le suggestioni e le influenze musicali del passato in un unico disco. Per chi non ha avuto la fortuna di seguirlo nei concerti primaverili nelle piccole città, non resta che iniziare il conto alla rovescia.

maggio

Agnes Obel 05/05 Roma 06/05 Torino 07/05 Milano

Alessandra Amoroso 17/05 Rimini 19/05 Verona Ben Harper 09/05 Padova 10/05 Firenze 11/05 Roma 13/05 Milano 14/05 Torino Biagio Antonacci 24/05 Bari 31/05 Milano Fat Boy Slim 30/05 Bologna Giorgia 01/05 Livorno 03/05 Padova 04/05 Brescia 06/05 Rimini 07/05 Bologna 10/05 Milano 13/05 Torino 14/05 Ancona 17/05 Roma 20/05 Napoli 22/05 Firenze 25/05 Verona Gogol Bordello 31/05 I Cani 01/05 Cisternino (BR) 09/05 Roma Laura Pausini 02/05 Verona

74 onstage aprile

03/05 Verona 10/05 Taormina (ME) 11/05 Taormina (ME) 13/05 Taormina (ME) 14/05 Taormina (ME) Le Luci della Centrale Elettrica 09/05 Treviso 31/05 Marina di Camerota (SA) Luca Carboni 06/05 Firenze 08/05 Mestre (VE) 13/05 Pavia 15/05 Trento 16/05 Civitanova (MC) 17/05 Cesena 19/05 Brescia 23/05 Mantova Noemi 05/05 Brescia 08/05 Trento 09/05 Mantova 10/05 Parma 12/05 Verona 17/05 Napoli 23/05 Roma 26/05 Torino Robbie Williams 01/05 Torino Ska-P 31/05 The Pogues 31/05 Bologna Yes 17/05 Padova 18/05 Milano


Onstage magazine aprile  
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