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NEGRITA | SUD SOUND SYSTEM | SMEMORANDA | THE BOURNE LEGACY | MAXïMO PARK

www.onstageweb.com Anno VI, n.54 - 2 agosto 2012

Rock Hero

FOO FIGHTERS

Come hanno fatto, Dave Grohl e compagni, a diventare il live act più richiesto del mondo?

Speciale

A PERFECT DAY

Tre giorni di grande musica con Killers, Franz Ferdinand e Sigur Rós. E molto altro

Cover story

GREEN DAY Celebration Trentacinque anni fa moriva Elvis Presley, The King. Il rock gli è sopravvissuto

«Amiamo il punk. Ma non volevamo commettere l’errore di quelle band che preferiscono tornare alle origini piuttosto che evolversi. Per questo abbiamo cambiato il nostro suono, verso qualcosa che stia tra gli AC/DC e i primi Beatles»

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EDITORIALE

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© Francesco Prandoni

Direttore responsabile Emanuele Vescovo

C

i siamo. Alla fine, la crisi ha investito anche il settore della musica dal vivo. Non sono in possesso di dati ufficiali - arriveranno tra molti mesi - ma è bastato frequentare concerti e, soprattutto, festival con una certa regolarità nelle ultime settimane per averne la certezza. Dai promoter confermano, qualcuno l’ho intervistato con qualcun altro ho fatto delle chiacchiere informali. Nei primi mesi dell’estate 2012 hanno venduto molti meno biglietti di quanto si aspettassero. Naturalmente ci sono delle eccezioni, ma la tendenza generale è negativa. Come per la complessiva situazione economica italiana, anche qui il calo si spiega con un mix di situazioni strutturali e contingenti. I consumi degli italiani si sono ridotti. Fino all’anno scorso l’entertainment musicale era stato risparmiato, nonostante fossimo in piena crisi anche nel 2011. Oggi ci sono probabilmente ancora meno soldi nei nostri portafogli ma sicuramente facciamo più fatica a spenderli, anche per una questione psicologica – se apparteniamo al famoso 99% della popolazione. Ma qui finiscono le cause del calo non imputabili all’industria dei live e cominciano i problemi strutturali. Le colpe. Parliamo dagli artisti e dei loro management, che il pubblico tende a risparmiare dalle critiche (per affetto). Con la contrazione del mercato discografico, i concerti sono diventati la loro principale, quando non l’unica, fonte di reddito. Ecco perché, se fino a qualche anno fa le tournèe si organizzavano ogni due/tre anni, oggi sono sempre tutti in giro. Molti artisti internazionali passano dall’Italia ogni 12 mesi, con magari tre o quattro concerti a botta. Così l’offerta di live diventa enorme - il mercato è saturo, direbbe un economista - e il pubblico non può accoglierla. “Ho meno soldi e ti ho già visto l’anno scorso, scusami ma salto il giro”. Non apro il discorso sulla qualità dei concerti. Mi concentro invece sul capitolo degli ingaggi:

influiscono in modo decisivo sul prezzo del biglietto! I promoter organizzano concerti per fare impresa, devono guadagnare, ma la politica di pricing (come per qualunque azienda) dipende anche dal costo delle materie prime, che qui sono artisti e band, con la produzione che si portano appresso. Nessuno si è rassegnato a guadagnare meno in nome di un minor potere di acquisto del pubblico e di numeri decisamente inferiori al passato (vale anche per i big). Così i promoter non hanno che due scelte: o accettano, alzando il prezzo del biglietto per tutelarsi, oppure non ingaggiano l’artista. Solitamente scelgono la prima opzione - la formula “prezzo più basso = pubblico più numeroso” non funziona quasi mai”. Ha ragione Dente, intervistato su questo numero di Onstage, quando dice che gli artisti devono cambiare mentalità. Per esempio i Subsonica, come altre volte in passato, hanno scelto di fare un tour (la scorsa primavera) con un biglietto a 20 euro (se non sbaglio). Il promoter non ha potuto far altro che accettare. Hanno guadagnato tutti di meno ma hanno guadagnato tutti. Naturalmente anche gli organizzatori hanno le loro colpe. Location scomode quando non brutte, impianti audio inadeguati, scelte sbagliate a livello artistico, specialmente sui festival. Poi ci sono altre responsabilità, per esempio delle amministrazioni locali che impongono limiti e vincoli spesso ridicoli (penso al volume dei concerti all’aperto a Milano, la città in cui vivo, una cosa ridicola). La crisi economica che sta investendo l’Occidente - oggi solo l’Europa a dire la verità - è partita da un fatto specifico (la bolla immobiliare) che ha messo in moto un circolo vizioso. Una cosa simile sta accadendo nel mondo dei concerti. La bolla è scoppiata. C’è da mettersi in testa che vanno ridimensionate le aspettative, a partire dagli artisti. Meno concerti, meno cari e di maggiore qualità. Non c’è altra soluzione. Daniele Salomone

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Onstage Magazine on tour AGOSTO 2012

Concerti FOO FIGHTERS: 13/08 Villa Manin, Codroipo (UD); A PERFECT DAY: 31/08 - 01-02/09 Castello Scaligero, Villafranca (VR); GREEN DAY: 02/09 Arena Parco Nord, Bologna; NEGRITA: 07/09 Mediolanum Forum, Milano;

FIRENZE: Centro Commerciale I Gigli, Via San Quirico 165, Campi Bisenzio (FI) GENOVA: Via XX Settembre 46/R MILANO: Via Della Palla 2 NAPOLI: Via Luca Giordano 59 ROMA: Galleria Commerciale Porta Di Roma, Via Alberto Lionello 201 TORINO: Via Roma 56 - Shopville Le Gru, Via Crea 10, Grugliasco (TO) VERONA: Via Cappello 34

Locali MILANO Bar Magenta, Banghrabar, Biblioteca Sormani, Blender, Bond, Cafè Milano, Cargo Colonial Cafè, Cuore, Deseo, Exploit, Felice-San Sushi, Frank Cafè, Fresco Art, Grey Cat Pub, Huggy Bar, Ied, Item, Jamaica, Julien Cafè, Kapuziner, La Bodeguita del Medio, La Caffetteria, La Voglia Di, Le Coquetel, Le Scimmie, Lelephant, Magazzini Generali, Maxi Bar, Mom Cafè, Morgan’s, Pacino Cafè, Pharmacy Store, Refeel, Roialto Cafè, Salezucchero, Sergent Peppers, Skip Intro, Stardust, Sushi, The Good Fellas, Trattoria Toscana, Twelve, Union, Volo, Yguana ROMA Avalon Pub, Birreria Marconi, Cartolibreria Freak Out, Casina dei Pini, Circolo degli Artisti, Crazy Bull, Deja’Vu, Distillerie Clandestine, Express, Fata Morgana, Freni e Frizioni, Friend’s Art Cafè, L’Infernotto, Latte Più, Le Sorelle, Lettere, Cafè, Living Room Cafè, Locanda Atlantide, Micca Club, Mom Art, On The Rox, Open Music Cafè, Pride Pub, Rock Castle Cafè, Shanti, Simposio, Sotto Casa Di Andrea, Sotto Sotto, Tam Tam, Zen.O PADOVA Baessato Wine Bar

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INDICE

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rubriche

Speciale A Perfect Day Festival

10 Celebration

Trentacinque anni fa moriva Elvis Presley, The King. Ripercorriamo le gesta di un'artista che ha cambiato per sempre la parola rock.

A chiudere una estate ricca di concerti ci pensa l’A Perfect Day, festival di tre giorni che vedrà tra i suoi protagonisti pezzi da 90 come The Killers, Franz Ferdinand, Sigur Rós e molti altri.

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Foo Fighters

Essenza live, così si potrebbero definire i Foo Fighters. Incredibile la crescita artistica di Dave Grohl e compagni, capaci di emozionare con dischi di spessore e semplicemente unici una volta calcato il palco.

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13 Jukebox In questo numero: 20 anni di carriera dei Sud Sound System, il Festival del Cinema di Venezia, Fatboy Slim e le 35 edizioni di Smemoranda.

16 Face To Face

Negrita

Dopo un breve tour invernale contraddistinto dal sold-out al Forum di Assago, il gruppo toscano è partito per una nuova serie di show su tutta la penisola e noi li abbiamo incontrati per sapere le sensazioni di un'annata semplicemente fantastica.

In mezzo alle nuove tendenze ci sono dei cantautori capaci di emozionare. Tra questi troviamo sicuramente Dente.

42 What’s New

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Tempo di grande rock e non solo con Vaccines, Maxïmo Park e Bloc Party, mentre sul fronte cinema/games troviamo il ritorno de Il Cavaliere Oscuro e Spec Ops: The Line.

Green Day

Coi tempi che corrono pubblicare una trilogia è una scelta decisamente folle... Ma non per i Green Day, autori di ¡Uno!, ¡Dos! e ¡Tré! e finalmente di ritorno in Italia.

Onstageweb.com videointerviste Fat Boy Slim Kasabian Sum 41 Garbage John Lydon

facebook/ONSTAGE MAGAZINE twitter/ONSTAGEMAGAZINE

Italia Loves Emilia evidenzia ancora una volta la sensibilità della scena musicale italiana nei confronti dei più bisognosi, con un mega evento da non perdere.

foto live

Foo Fighters I-Day Festival Negrita A Perfect Day Capossela Placebo Pino Daniele

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IL RE è MORTO, LUNGA VITA AL ROCK

Trentacinque anni fa - era l’agosto del 1977 - moriva Elvis Presley. The King, l’uomo che ha rivoluzionato per sempre la musica popular inventando di fatto il concetto di rock (e di rockstar) e diventandone l’icona. Ma Elvis era una persona fragile, morta schiacciata dal peso della sua stessa gloria.

è

Testo di Stefano Gilardino

, al contempo, molto facile e piuttosto complicato raccontare la parabola di Elvis Presley, il re del rock’n’roll, a distanza di 35 anni dalla sua morte, avvenuta il 16 agosto del 1977 nel bagno della sua casa di Graceland. Infarto, o almeno così dicono i medici, causato da un cocktail micidiale di medicine tra cui Valium, morfina, Demerol, Placydil, codeina, Diazepam, Nembutal, Avental e parecchio altro. Da un lato ci sono i dati puri e semplici, quelli che ne hanno decretato un successo senza precedenti e, se si escludono i Beatles, pure senza successori: un giovane cantante bianco, con la voce baritonale e il ciuffo ribelle tenuto su con la brillantina, inventa il concetto stesso di rock’n’roll, rendendo appetibile e commerciale una musica derivata dal blues dei neri e sconvolgendo una nazione intera prima (e il mondo poi) al ritmo del primigenio rockabilly. Elvis, ancora prima della sua leggendaria apparizione all’Ed Sullivan Show nel 1956, quella che lo incoronò idolo dei giovanissimi, incarnava l’essenza stessa del proibito. Era bello, si muoveva in maniera sensuale – il famoso soprannome The Pelvis, ricordate? – era vestito in pelle nera e suonava un tipo di musica che incitava a lasciarsi andare e perdere le inibizioni. Sembra ridicolo ricordarlo ora, ma per un lungo periodo Elvis incarnò lo stereotipo del ribelle, mutuato in parte dal personaggio del suo grande amico James Dean, il “ribelle senza

una causa” del film di Nicholas Ray. Fu un vero re del rock’n’roll, colui che scatenava crisi d’isterismo femminile e svenimenti a ripetizione, istigava risse nelle sale concerti, veniva addirittura accusato dalla Germania Est di aver scatenato una rivolta! Poi, c’è l’altro lato della medaglia, quello meno brillante: dopo essere diventato la prima rockstar della storia, Elvis cominciò una lunga vita da recluso, culminata con la costruzione della reggia di Graceland, inaccessibile a chiunque. Più aumentavano le vendite - ben oltre i 500 milioni di copie ai giorni nostri – più si scoprivano le idiosincrasie di un re tenuto in piedi da un ingranaggio sofisticato e senza scrupoli che non poteva fermarsi mai. Aveva avuto tutto: una carriera formidabile e irripetibile sia musicale che cinematografica, le donne più belle, il mondo ai suoi piedi, la ricchezza, decine di singoli e album al numero uno in classifica. Il suo leggendario appetito e le magiche pilloline che scandivano la sua quotidianità lo mandavano avanti attraverso un mondo che stava inevitabilmente cambiando e che cercava nuovi eroi e nuovi ribelli, con o senza una causa. Quell’estate del 1977, quella del punk e dei Clash che cantavano «No Elvis, Beatles or The Rolling Stones in 1977», era perfetta per uscire di scena, per ricordare chi fosse il più grande di tutti. «È morto il Re, ma il rock’n’roll andrà avanti per sempre», disse John Lennon. Aveva ragione lui.

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JUKEBOX

Musica, moda, cultura, spettacolo, cinema

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Sessantanovesima edizione del Festival del Cinema di Venezia, evento tra i più prestigiosi a livello mondiale e che anche quest'anno vedrà la partecipazione di star internazionali. Andiamo a scoprirne il programma.

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Dopo aver fatto ballare milioni di persone in tutto il mondo, per Fat Boy Slim arriva il momento di approdare al cinema con tutta la potenza di un suo show.

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Dopo aver accompagnato l'adolescenza di molti giovani, Smemoranda festeggia la sua trentacinquesima edizione con un'agenda "All Black" dedicata al rock. Per saperne di più abbiamo incontrato uno dei suoi fondatori, Michele.

Musica

DIFENDI LE RADICI CA TIENI

I Sud Sound System, pionieri del raggamuffin italiano, celebrano quest’anno i vent’anni di carriera con la pubblicazione di un Best of e un tour estivo che, come sempre, farà ballare l’Italia grazie a quella miscela di ritmi giamaicani e sonorità salentine che ha dato uno scossone alla nostra cultura musicale. A parlarcene è il leader Nando Popu. di Marcello Marabotti

Q

uando il 21 gennaio del 1989, al centro so- i loro spettacoli sono un appuntamento imperdibile. «Ci Emozioni, sudore e passione. Elementi fondamentali di ciale Leoncavallo di Milano, salirono per la ispiriamo ai live di Capleton, Anthony B, Beenie Man, Toots un progetto sigillato ora da un Best of che racchiude il meprima volta sul palco, i Sud Sound System & the Maytals, e a tutte quelle band giamaicane dove l’energia glio degli ultimi dieci anni attraverso «i pezzi che hanno fatnon si sarebbero mai immaginati di trovarsi, della musica diventa fuoco che purifica e unisce le masse. Si stra- to la nostra storia, oltre ai due inediti Vola via e Mai come ora. vent’anni dopo, ad essere un riferimento indiscusso della volge il suono per adattarlo al live, per avere un forte impatto Quest’ultimo brano vede la collaborazione di Rubens, un nuovo scena reggae italiana. Un successo meritato, grazie alla no- sulla gente, per farla ballare. Passiamo dal reggae al raggamuf- cantante che ci piace molto. Inoltre, c’è anche un remake di Le vità portata dal loro sound. «Abbiamo cominciato a comporre fin, da brano a brano, senza fermarci mai». Un lungo viaggio radici ca tieni, arrangiata con il gruppo giamaicano T.O.K.». mescolando la tradizione giamaicana e quella salentina, Una bella occasione per celebrare al meglio una iniziando a cantare in dialetto, contaminando il nostro «Prima si guadagnavano spessore e notorietà con carriera e, soprattutto, degli artisti le cui motidna con la musica caraibica, cercando di creare qualcoil supporto dei centri sociali, che ti permettevano vazioni - a distanza di vent’anni - sono rimaste sa di meraviglioso». Una miscela vincente, con quel di suonare e girare. Oggi c’è maggior attenzione intatte. «Negli anni si cresce artisticamente e si cerca legame alle «radici ca tieni» che ha permesso ai SSS di abbellire la propria musica, ma si mantiene semverso quello che parte dal sud e si muove intorno pre la naturale espressività che è all’origine del nostro di risvegliare «la tradizione musicale del Salento, un a questo nostro stile musicale» tempo appannata, facendo di questa terra un nuovo successo. Oggi, rispetto a vent’anni fa, il musicista è punto di riferimento». E così la Puglia è diventata decisamente più rispettato anche se sceglie di esprila culla di una nuova cultura musicale. «È una zona ricca da fare ogni sera, sul palco, con i fan. «Il nostro pubblico ha mersi in dialetto. Prima si guadagnavano spessore e notorietà di artisti e creatività. All’inizio ognuno suonava dove e come un’importanza fondamentale. Abbiamo un supporter, presiden- con il supporto dei centri sociali, che erano come dei club e ti voleva, oggi i festival sono organizzati bene e non si accavalla- te anche del nostro fan club, affetto da distrofia muscolare che ci permettevano di suonare e girare. Oggi c’è maggior attenzione no. C’è più collaborazione, che porta ad avere un concerto ogni segue da sempre. Attraverso la nostra musica e la sua forza, ha verso quello che parte dal sud e si muove intorno a questo nostro giorno per tutta l’estate con il meglio della scena reggae italiana creato un progetto grandioso che porta avanti con tanta passione stile musicale». In quella sera di vent’anni fa al Leoncavaled internazionale». e amore. Ci riempie di emozione e gioia, perché i nostri fan sono lo, quindi, non si è dato il via solo a un viaggio stupendo Il live è sicuramente l’aspetto che più caratterizza il pro- nati e crescono con le nostre canzoni, anche i meno fortunati ma come quello dei Sud Sound System, ma si è permesso a getto Sud Sound System. Potenti, colorati, coinvolgenti, più sensibili ai significati». una cultura di prendere in mano il proprio futuro.

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Cinema

Venezia d’autore

Dal 29 agosto all'8 settembre torna Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, giunta alla la 69esima edizione. Quest’anno sarà diretta da Alberto Barbera e presentata dalla Smutniak, con molte sorprese in programma. Dal grande spazio dedicato ai giovani alle location, la rassegna si rinnova. di Bianca Marinetti

P

unto di riferimento della cultura cinematografica italiana e internazionale, la Mostra di Venezia quest’anno presenta cinquanta lungometraggi in rassegna, di cui - dei diciotto in concorso - tre sono i film italiani: Bella addormentata di Marco Bellocchio (una pellicola incentrata sul caso di Eluana Englaro), è stato il figlio di Daniele Ciprì e Un giorno speciale di Francesca Comencini. La rassegna, che quest’anno avrà come madrina l’attrice Kasia Smutniak (nella foto), presenta un ricco cartellone di registi internazionali, come da tradizione. Da Kim Ki-Duk a Brian De Palma (che presenterà il suo  Passion), da Terrence Malick  (con  To the Wonder) al giapponese Kitano. Grande attesa per il film di  Harmony Korine, Spring Breakers, con James Franco e Selena Gomez. Ma non finisce qui perché ci saranno anche fuori concorso diverse pellicole interessanti, come il film diretto da Robert Redford, The Company You Keep, senza dimenticare il documentario su Michael Jackson, Bad 25, di Spike Lee e O gebo e a sombra del portoghese Manoel De Oliveira. Grande spazio anche per i film italiani. Proiezioni speciali saranno infatti Clarisse di Liliana Cavani, Sfiorando il muro di Silvia Giralucci e Luca Ricciardi, El impenetra-

ble di Daniele Incalcaterra e Fausta Quattrini, La nave dolce di Daniele Vicari e Medici con l’Africa di Carlo Mazzacurati. La carrellata dei “nostri” autori prosegue nella sezione Orizzonti dove sono in cartello: L’intervallo di Leonardo Di Costanzo, Gli equilibristi di Ivane De Matteo, Bellas Mariposas di Salvatore Mereu, Low Tide di Roberto Minervini e, invece, per Orizzonti Cortometraggi, troviamo La sala di Alessio Giannone e Cargo di Carlo Sironi. Molte sono anche le novità di questa edizione, a partire dalle location, come sottolinea iI Presidente della Biennale di Venezia, Paolo Barratta: «Proseguiamo quest’anno con il rinnovo integrale delle Sale Pasinetti e Zorzi e la realizzazione di un grande foyer nell’avancorpo della Sala Grande, avendo spostato la Sala Volpi all’interno del Casinò». Grande spazio sarà dedicato anche ai giovani, come rivela lo stesso Barbera: «Un festival non può accontentarsi di essere una passerella di celebrità (ancorché autoriali) ma deve la sua principale ragione d’essere alla capacità di proporsi come uno scandaglio lanciato a sondare le profondità di un universo di cui troppo spesso si conosce solo la superficie». Ed ecco allora che magari, davvero, ci sarà spazio per il talento dei giovani registi.

Musica

Space Cowboy

«The World’s Biggest Cinema Dance Party». Così è stato etichettato l’appuntamento speciale di venerdì 31 agosto, quando, solo per una notte, andrà in onda in il concerto di Fatboy Slim nello stadio della sua città natale, Brighton.

L

o scorso giugno Norman Cook, aka Fatboy Slim ha tenuto un concerto strepitoso di fronte a quarantamila persone, per un’edizione del Big Beach Bootique memorabile, che ora arriva in tutti i cinema del mondo. «Il primo B.B.B. nacque da un’idea di Channel 4. Loro avevano ottenuto i diritti per trasmettere le partite di cricket e così decisero, per celebrare l’evento, di trasmetterlo in giro per l’Inghilterra in grandi location, con uno schermo e un impianto audio perfetti. Mentre si montava l’attrezzatura, si è pensato: "Perché non fare anche un after party?" Risultato: l’interesse per il cricket si è fatto sempre più flebile, mentre 60.000 persone hanno ballato sul mio dj set. Nulla di simile è mai stato fatto prima sulla spiaggia di Brighton». Con queste parole, Fatboy ci racconta la nascita di un party entrato nella storia, un

evento che si ripete ogni estate e che ora arriva in tutti i cinema del mondo (e in una big venue all'aperto a Riccione) con il racconto dell’edizione 2011, in cui Norman ha suonato davanti a quarantamila persone nello stadio della sua città natale. «Dopo le grandi feste in spiaggia, ci siamo spostati allo stadio, con molte differenze. Innanzitutto, per quanto riguarda le norme di sicurezza, perché nel primo caso devi chiudere le strade e preoccuparti per dodici ore di quello che potrebbe accadere. In confronto in uno stadio è una passeggiata. Sei riparato, hai i parcheggi, i bagni, i bar: è tutto pronto». L’esperimento è curioso, vedere il faccione alla joker di Norman sul grande schermo è un evento che sorprende e chi se non lui poteva essere il precursore di un’iniziativa del genere? Fatboy Slim fu il primo dj a salire sul palco di

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un festival solo con una borsa piena di dischi, trascinando folle in estasi per ore in una grande festa. Oggi, da Ibiza a Rio, da Tokyo a Perth, Norman è il Re. Per questo il concerto del 31 agosto non deluderà i suoi fan e tutti gli appassionati di musica dance. Non mancheranno le sue hit (Bird Of Prey, Praise You e Right Here Right Now) e grazie a un led di seicento metri quadri (che si estende per tutta la lunghezza del campo dello stadio), laser e incredibili effetti speciali, lo show sarà fenomenale. Soprattutto se secondo Linda Lovelace (la protagonista di Gola profonda), «Il cricket è come i film erotici: allevia la frustrazione e la tensione». Ora, se pensate che quella sera sulla spiaggia di Brighton la festa fu per il dj set di Norman, preparatevi per il Big Beach Bootique del 31 agosto.. (M.M.)


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Cultura

La mia Smemo è come il rock!

Tra i fenomeni generazionali che hanno caratterizzato gli ultimi tre decenni, non possiamo dimenticare la Smemoranda. L’agenda-libro-diario raggiunge quest’anno il traguardo delle 35 edizioni, festeggiando con una “All Black” dedicata al rock. In attesa della riapertura delle scuole, abbiamo parlato di tutto questo con Michele co-fondatore insieme a Gino e Nico Colonna del Facebook cartaceo. di Daniele Salomone

T

entacinque edizioni sono una cosa enorme. La Smemo è uno dei pochi elementi che accomunano le generazioni cresciute negli ultimi trent’anni. Siamo più simili di quanto pensiamo? Potrei risponderti che i ragazzi di Smemoranda si sono dimostrati nei decenni “diversamente simili”. Ma iniziare un’intervista con un ossimoro sarebbe una contraddizione vera, per noi che questa agenda-libro-diario la facciamo ogni anno. Allora rispondo che Smemoranda ha attraversato trentacinque anni di giovani generazioni usando semplicemente il “parla come mangi”, che non vuol dire scrivere banalità ma evitare arzigogoli, astrattismi, parole e temi lontani dalla quotidianità del mondo giovanile. Ecco, forse la vera, unica cosa che accomuna tutte le generazioni smemorandiane dal 1978 a oggi è l’immediatezza e la sincerità. Com’è cambiata la gestione dei contenuti in tutti questi anni? I contenuti non sono cambiati nel tempo in modo così clamoroso. La linea che caratterizza Smemoranda dal primo anno all’ultimo è abbastanza chiara, pensiamo. Qualche utopia per i grandi sogni e molta concretezza per le piccole realtà quotidiane. Per capirle e migliorarle. Ma anche molta ironia e autoironia. Poi naturalmente c’è la scelta di utilizzare qualche volta nomi, volti e personaggi noti e amati dai ragazzi che abbiano voglia e sappiano raccontare queste cose rendendole più appetibili a chi ha un approccio più timido verso impegno e lettura. Considerando che la Smemo non è fatta da teenager, come entrate in contatto con il mondo dei giovanissimi italiani? Facendo figli! A parte gli scherzi - ma figli adolescenti e giovani li abbiamo davvero e a volte sono un’utile cartina di tornasole - abbiamo referenti nell’area creativa dell’agenda, abbastanza giovani e soprattutto attenti al mondo giovanile. E gruppi di studenti volontari con i quali ci incontriamo e ci confrontiamo. Per festeggiare le 35 edizioni, avete pensato a una special edition dedicata alla musica e in particolare al rock. Perchè? Dice Bono: «Come rockstar ho due istinti: voglia di divertirmi e vo-

London calling di Charlie Rapino - Produttore discografico

(Un)happy Birthday Rolling Stones!

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glia di cambiare il mondo. Suonando rock ho la possibilità di fare entrambe le cose» In questo senso noi siamo come lui. Se il rock è davvero - come pensiamo - questo, noi siamo rock. “All black” dedicata alla musica in generale e al rock in particolare, quindi ci sta benissimo. In tutta sincerità, è difficile immaginare che i giovani abbiano le rockstar tra i propri idoli. Oggi i teenager, per lo meno in Italia, adorano i rapper. Cosa può trovare un quindicenne in Kurt Cobain e Jim Morrison? Invece di partire dal rock sarebbe meglio parlare di musica. Tutta la musica. Negli ultimi 50 anni il rock occupa un posto centrale nella musica, anche come fatto sociale e culturale. Ma non è il solo modo di fare musica e di farla bene dicendo qualcosa. Ci mancherebbe! Per esempio Keith Richards dice: «Se non si conosce il blues è inutile prendere la chitarra e suonare rock’n’roll o qualsiasi altra forma di musica popolare». C’è certamente qualche bravissimo rapper (noi ne abbiamo tra i nostri collaboratori che scrivono su Smemoranda da anni) che parlando di hip hop potrebbe dire cose simili sul rock: (blues:rock = rock:hiphop). Il tema dell’amicizia, che avete scelto per l’edizione 2012/2013, è particolarmente interessante nell’era di Facebook. Guardate al social network come a un fratello digitale o a un competitor? Né fratello né competitor. Guardiamo al web come una cosa importante, spesso necessaria, coinvolgente. Un modo per comunicare. I social network possono essere anche uno stimolo dagli imprevedibili sviluppi. Ma il web è e rimane parallelo al “cartaceo”. Le essenze delle colle e della cellulosa restano per ora la colonna olfattiva del nostro conoscere più profondo. Se la Smemo è un Facebook ante litteram, come sopravvive alla rivoluzione digitale? La Rete è sempre negativa per i prodotti cartacei? Stiamo rafforzando in modo creativo e consistente la nostra presenza nella comunicazione informatica. Lo facciamo con lo stesso spirito con cui Smemoranda è nata, ma con modalità diverse. Forse un giorno qualcuno dirà che il web è come il rock: senza il cartaceo-blues non avrebbe mai potuto nascere...

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sono sporchi 50 maledetti fottuti anni di Keith and Mick, and Charlie, Bill, Ron and Mick (Taylor). L’avete sfangata, anche se Brian ce lo siamo perso per strada. Sono 50 anni che mi state addosso come una fottuta camicia sudata, mentre aspetto un album o un tour nuovo. Sono 50 anni che sogno di stare con voi su qualche jet privato con le meglio modelle, di girare con Truman Capote e Hunter S. Thompson, di fare i cannoni con David Bailey e Jean Shrimpton, di scappare dalle polizie di mezzo mondo, di essere fotografato con Princess Margaret “high as a kite” (magari da Richard Avedon o Oliviero Toscani) di stare con Bianca a St. Tropez o nel backstage del Madison Square Garden, e poi via tutti allo Studio 54 con Andy Warhol. Sogno tutto questo da quando cercavano di farmi tradurre Ovidio sul maledetto banco del collegio salesiano. Senza di te, Keith, non avrei mai capito che io e Alessandro siamo neri, e non due bianchi merdosi, non avrei mai comprato i dischi della Chess Records. Senza di voi, ragazzi, non avremmo avuto Londra, Andy Warhol, l’estetica del rock e il concetto di rockstar, le aerografate in pubblicità, Blow Up di Antonioni, la liberazione sessuale, il jetset, la disco music, il punk, la Jaguar e il riconoscimento della musica nera come la VERA unica musica da ascoltare. Voglio ringraziarvi per avermi mandato a puttane, con l’uscita di Some Girls, la laurea in Giurisprudenza. Invece che studiare non facevo altro che pensare a trasferirmi in qualche covo newyorkese circondato dalla meglio gnocca della Mela. A quest’ora sarei finanziariamente più che solvente, nel mio borgo natio, magari avvocato, a guidare la Cayenne, con una moglie in Ralph Lauren. Guarderei il calcio e i talent show in televisione, mi sarei masturbato di meno pensando a Bianca, non leggerei Buttafuoco e Toscani, farei la passeggiata in piazza e andrei dal farmacista per due chiacchiere e due aspirine e le medicine per la pancetta. Sarei felice. Non sarei perennemente a dieta, in carestia economica per tutti i divorzi dovuti al mio umile tentativo di imitarvi. Senza di voi non sarei mai andato in California, e forse manco a Londra, se non in uno di quei viaggi organizzati costosissimi a comprarmi il cachemire e a vedere Damien Hirsch. Insomma, stronzi maledetti, grazie di tutto questo. Grazie per Sticky Fingers, Jumpin’ Jack Flash, Let It Bleed. Mi avete rovinato la vita ma mi avete salvato da una vita rovinata. Mi avete salvato da quella roba da democrazia... roba da Repubblica!


FACE2FACE

DENTE

live

18/08 Apani (BR), 31/08 Crema... Il calendario completo del tour di Dente su onstageweb.com

Si dice che oggi siano i rapper a ricoprire il ruolo che negli anni Settanta è stato dei cantautori. Che solo nelle loro rime si raccontino davvero le contraddizioni di questo paese e della sua gente. Sarà anche vero, ma in Italia esiste una generazione di songwriter che giocano un ruolo fondamentale a livello artistico e godono di grande credibilità, oltre che di un seguito importante. Tra questi c’è Dente, tra i più apprezzati cantautori della cosiddetta nuova generazione. Non a caso, a distanza di molti mesi dall’uscita del suo ultimo disco, è ancora in giro a suonare. di Luca Garrò

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passato più di un anno dall’uscita di Io Tra Di dono sia quasi più un mantra che un problema reale. Mi bilità di lavorare in un certo modo, permettendo alla mia Noi e in pratica non ti sei mai fermato dall’an- spiego: ok, i dischi non si vendono nelle quantità di una musica di arrivare ad un pubblico maggiore di quello dare in giro a suonare. Quando trovi il tempo volta, ma basta limitare le tirature e, di conseguenza, i odierno, per quale motivo dovrei rifiutare? per comporre nuova musica? costi per rientrare perfettamente nel budget. Credo che Perché in un certo ambiente, il passaggio ad una casa Inizialmente ho solo voluto godermi la gioia di suonare quando hai la fortuna di riuscire a vivere con quello che discografica di successo equivale a vendersi al sistema... i nuovi pezzi dal vivo, senza curarmi di nient’altro. Non ti piace fare, tutto il resto passi in secondo piano, per pri- Ho sempre pensato che questa cosa fosse una grandissima sono un autore che necessita di particolari condizioni per ma cosa i capricci o gli stravizi. Come ti dicevo prima cazzata. Ma come si può essere così limitati da ascoltare comporre: diciamo che in pratica scrivo di continuo. Poco parlano in generale di questo mestiere, deve cambiare un artista in base alla casa discografica per cui registra? ma in continuazione. Molti artisti fanno fatica a scrivere semplicemente la mentalità degli artisti. Allora se avessi pubblicato il mio disco di debutto con durante i tour, ma la mia creatività non è vincolata dal Hai parlato della musica dal vivo come della maggiore una major avrei avuto meno dignità artistica? Quest’idea luogo in cui mi trovo o dal fatto di avere più o meno risorsa del settore. La sensazione, però, è che dopo aver che per avere uno spessore artistico si debba fare la fame tempo. Negli ultimi tempi effettivamente ho collezionato rotto il giocattolo della discografia chi ha in mano le re- mi ha sempre fatto ridere. Piuttosto, credo che in questo una serie di idee alle quali metterò mano quanto prima. dini di tutto stia facendo la stessa cosa con i concerti. momento il potere delle grandi compagnie discografiche Si può ancora vivere di musica in Italia? sia completamente diverso da un tempo e Ultimamente la domanda ha creato più di che spesso si limitino solo a distribuire un «Quando hai la fortuna di vivere con quello che ti piace un dibattito... fare, tutto il resto passa in secondo piano, per prima cosa artista piuttosto che a promuoverlo in un Certo che si può, dipende solo da cosa certo modo. In ogni caso io valuto un’offeri capricci o gli stravizi. Si può ancora vivere di musica, s’intende con “vivere di musica”. Se lo ta, non la storpiatura di un ideale. ma gli artisti devono cambiare mentalità» chiedessimo a chi con la musica è riuscito Sei uno dei pochi artisti a dire apertadavvero ad arricchirsi, allora è chiaro che mente di non amare alla follia i social netla risposta sarebbe negativa, perché ormai quel periodo A livello mainstream probabilmente è vero, anche se ad work e l’idea distorta di amicizia che si portano appresstorico appartiene completamente al passato. Io per vi- essere sincero non sono mai stato un assiduo frequenta- so. Una presa di posizione precisa e controcorrente ora vere, invece, intendo riuscire ad avere i soldi per pagare tore di concerti di grandi dimensioni. Nel mio piccolo mi come ora. le spese di ogni giorno e riuscire ad arrivare senza debiti sono accorto di diverse cancellazioni di piccoli festival o Hai detto bene, è proprio il concetto di amicizia dei social alla fine del mese. Forse è più corretto il termine “soprav- di date sparse per il paese, il che non è di certo un bel se- network a darmi più fastidio. Credo che internet abbia vivere”, ma chi non ha vissuto quel tipo di music busi- gnale. Sarà banale, ma anche la crisi inizia a farsi sentire. portato più aspetti positivi che negativi, sarei stupido a ness non può averne nemmeno nostalgia, né tanto meno In ogni caso sono convinto che la situazione non sia poi dire il contrario e anche in campo musicale ha permesso rimpiangerlo. così disastrosa. un tipo di comunicazione più immediato e non più legato Quindi mi stai dicendo che con la tua musica riesci a Sei mai stato corteggiato da una major? Pensi che di ai soli giornali. Tuttavia i social network hanno cambiato mantenerti e a non dover avere un secondo lavoro. Non è fronte ad un’offerta vantaggiosa potresti cedere? completamente il modo di rapportarsi non solo tra amici così scontato in questo momento. Corteggiamenti ce ne sono stati, ma forse mai con molta e conoscenti, ma anche tra fan e artisti. Basta che ti inviiSenza suonare dal vivo molto probabilmente sarebbe convinzione. Ora come ora sono un artista indipenden- no un messaggino su Facebook o una richiesta d’amicizia impossibile. Ho un sacco di date fissate e molte richie- te, ma non faccio parte della categoria che rifiuterebbe a per credere di essere davvero tuoi amici e venirti a dare ste, quindi non posso assolutamente lamentarmi. Inoltre priori una major perché sinonimo di male supremo. Cre- pacche sulle spalle alla fine dei concerti. Credo che tutto ritengo che anche la questione dei dischi che non si ven- do anzi sia molto stupido. Se mi venisse offerta la possi- ciò sia ormai fuori controllo.

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Siamo quasi al termine della stagione concertistica, ma per fortuna abbiamo ancora la possibilità di celebrare la fine dell'estate con un festival che si concentra sul mondo dell'indie rock. Nel corso di tre giorni piuttosto intensi a Castelfranco Veneto, nell'impressionante cornice del Castello Scaligero, si alterneranno sul palco altrettanti headliner di sicuro appeal come Franz Ferdinand, The Killers e Sigur Rós, e un contorno che vale quanto la portata principale. Fate i vostri conti e pensate a tre serate in compagnia di Two Door Cinema Club, Temper Trap, Mogwai, Vaccines, Mark Lanegan Band, dEUS, Alt-J e DZ Deathrays. Roba degna dei migliori stage europei!!! le fotRoFECT E delL’A PTIVAL su DAY FES eb.COM

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Speciale A Perfect Day - 31 agosto

31 o agost

THE KILLERS

Dopo il successo dell’indie rock’n’roll di Hot Fuss e Sam’s Town prima e del pop di Day&Age poi, Brandon Flowers e compagni tornano con il quarto disco, Battle Born. Un lavoro atteso tanto dai fan quanto dagli stessi Killers (che hanno deciso di proporre qualche brano inedito dal vivo), pronti a riprendersi la scena dopo una lunga pausa. di Marcello Marabotti

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il 2 maggio 1962 quando Ian “Stu” Stewart risponde a un annuncio pubblicato sul Jazz News, un giornale di Soho (Londra) nel quale si invita ad una audizione per un nuovo gruppo R&B al Bricklayer’s Arms pub. Chi aveva scritto quell’annuncio era Brian Jones e quelli, poi, diventarono i Rolling Stones, la “più grande rock’n’roll band del pianeta”. Sessant’anni dopo, oltre oceano, Dave Keuning prende carta e penna e scrive al periodico Las Vegas Weekly. «Cercasi musicisti per nuova band. Influenze: Oasis, Smashing Pumpkins, Bowie, Radiohead». Il primo a rispondere è un certo Brandon Flowers, e quelli, poi, saranno i Killers. In mezzo, un video dei New Order, Crystal, diretto da Johan Renck, in cui una band fittizia suona come il gruppo fondato dai membri dei Joy Division di Ian Curtis. Bene, quel gruppo immaginario si chiama The Killers e finisce per ispirare i ragazzi di Las Vegas molto più degli Smashing Pumpkins e degli Oasis. Nell’album di debutto dei Killers (quelli veri), molte sono le influenze e i rimandi alla new wave inglese, con i Cure in prima fila. Ma in Hot Fuss c’è molto di più. In molti hanno pensato anche a Morrissey e agli Smiths. Invece, in quel disco e nei singoli che ha poi sfornato (Mr. Brightside e la super hit Somebody Told Me per citarne due) c’è una proposta musicale che spazia tra le tendenze del nuovo millennio. Sarà che Brandon Flower veniva da una band synth-pop, i Blush Respon. Sarà che il 2004 era un anno di transizione, si usciva dai Novanta, ci si interro-

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gava sulla musica degli anni Zero e si faceva sempre più ampia la forbice tra “indie” e “mainstream”. Certo è che un pezzo come Mr. Brightside, in quel momento, ha mischiato tutte le carte. E soprattutto, è suonato da una band al primo album. L’elettronica post new wave viene invitata al tavolo del rock, alla pari. «Glamorous Indie rock’n’roll/ Is what I want/It’s in my soul, it’s what I need/Indie rock’n’roll, it’s time». Una mossa vincente. Tre milioni di copie vendute solo negli Stati Uniti. In Inghilterra hanno un successo così clamoroso che in molti parlano dei Killers come della “miglior band inglese proveniente dall’America”, visto che il primo contratto della loro storia Brandon Flowers e compagni lo hanno firmato con un’etichetta indipendente inglese, la Lizard King. Un concetto molto forte. Una sorta di British Invasion al contrario. Ubriacati da tale successo, i Killers, però, mantengono la retta via e raddoppiano la posta con Sam’s Town (2006), un album in cui hanno cercato di «catturare, cronologicamente, tutto quello che di importante ci ha portato dove siamo oggi», diceva Flowers. Perché l’importante è (ri)partire sempre da se stessi, soprattutto dopo un album come Hot Fuss, con quel suono che prende le distanze dal pop dei Maroon 5, ma vende come i Britney Spears. I Killers mantengono la stessa formula premendo l’acceleratore sull’indie rock. E allora ecco pezzi come When You’re Young e, soprattutto, Read My Mind, «la miglior canzone che io abbia mai scritto» (parola di Brandon). La consacrazione arriva da Lou Reed, con il quale i Killers registrano Tranquilize,

dopo aver girato i grandi festival europei (vedi Glastonbury) come headliner. L’ascesa è inarrestabile, tanto da produrre una sorta di best of, Sawdust (che, oltre al duetto con Lou Reed, contiene anche molte rarità, compresa la versione “lunga” di Mr. Brightside, un capolavoro di elettronica pop, e la cover di Romeo And Juliet dei Dire Straits). Poi arriva il terzo vero album, Day&Age. Registrato durante il tour di Sam’s Town, ha un sapore particolare. Non c’è più l’irriverenza dei primi due. Il singolo Human è una hit planetaria con un tiro pop che porta milioni di nuovi fan al gruppo di Las Vegas. Ma del glamorous indie rock’n’roll di una volta si sono perse le tracce. Ci sta, visto che una band può e deve evolversi nel corso della propria carriera. E pazienza se qualcuno, tra i fan di vecchia data, accusi il gruppo di aver perso d’intensità e spessore. In ogni caso qualcosa da sistemare c’è e non riguarda la musica: nonostante Day&Age proietti i Killers in una dimensione nuova, il gruppo decide di prendersi una lunga pausa - uscirà il disco solista di Brandon e gli altri si dedicheranno a progetti diversi. Forse si è premuto troppo l’acceleratore. Forse non è un caso che sulla copertina del nuovo lavoro, Battle Born, ci sia proprio una macchina che sfreccia. Molta gente è rimasta delusa quando s’è capito che il 2012 non avrebbe segnato il ritorno dal vivo della (ex) più grande rock’n’roll band del mondo, i Rolling Stones. Ma molti sono felici che questo sia l’anno del ritorno live della (ex) più grande indie rock’n’roll band del mondo.

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Speciale A Perfect Day - 31 agosto

31 agosto

Castello Scaligero - Villafranca di Verona (VR) Il cast: The Killers Two Door Cinema Club The Temper Trap DZ Deathrays

Link utili: http://www.vivoconcerti.com/a-perfect-day-festival/

Come arrivare: In auto: Autostrade A4 (uscita Sommacampagna) e A 22 (uscita Verona Nord e/o Nogarole Rocca). Dall’uscita dei caselli ci sono delle tangenziali che portano direttamente a Villafranca

In aereo: Aeroporto Villafranca-Verona: una manciata di minuti e con navette o taxi si raggiunge il centro di Villafranca. In autobus: linea 56 In treno: Treni regionali per il tratto Verona Mantova - Modena.

TWO DOOR CINEMA CLUB Dopo il successo del disco d’esordio, che ha mescolato le carte della scena indie mondiale, arriva in Italia la band del momento. Parola del Times.

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THE TEMPER TRAP

Dopo il grande successo del disco d’esordio, il gruppo australiano ha pubblicato un nuovo lavoro per confermarsi ed evitare l’etichetta di gruppo meteora. In attesa del set a Villafranca, parliamo di Temper Trap con il chitarrista Lorenzo Sillitto e il cantante Dougy Mandagi.

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entite qualche pressione per questo nuovo lavoro dopo il grande successo del vostro disco d’esordio, Confession, e della super hit Sweet Disposition? Lorenzo Sillitto: Devo confessarti che non sentiamo molta pressione per questo nuovo album, perché dopo un album come quello precedente siamo tornati in studio ancora più motivati. Avevamo molte idee e sensazioni da far confluire e abbiamo lavorato molto. Volevamo che questo disco venisse fuori come lo avevamo pensato, e ora siamo semplicemente pronti a suonarlo. Temper Trap risalta le due facce del vostro progetto musicale, alternato tra ballate e hit pop, come i due singoli Need Your Love e Trembling Hands: quale di queste due attitudini vi caratterizza maggiormente? Dougy Mandagi: Le ballate secondo me hanno più forza. Spesso i singoli che diventano delle hit ti danno soddisfazione immediata ma a lungo andare possono annoiarti, cosa che invece non succede con le ballate. Hanno un tempo diverso, una maggiore longevità e, soprattutto, non si bruciano in fretta: crescono e si sviluppano diventando parte di ognuno. London’s Burning è una canzone che mi ha colpito: ho letto che tu, Lorenzo, l’hai scritta dopo le rivolte inglesi dell’estate 2011.

L.: Quei giorni mi hanno colpito molto. La situazione era molto particolare, c’era paura e molta tensione nell’aria e nessuno poteva immaginare cosa sarebbe accaduto. Era molto strano, perché in una città come Londra venivano bruciate le macchine, c’erano persone che giravano con le pistole, incendi appiccati in mezzo alla strada, negozi sfasciati. Mi è venuto naturale scrivere una canzone come questa, soprattutto perché tutto è partito dal nostro quartiere, Hackney, praticamente a 500 metri da casa. Ho sempre pensato che la vostra musica appartenga ai posti in cui siete stati ed alle cose che avete visto. L.: È vero. Forse perché abbiamo viaggiato e continuiamo a viaggiare molto, prendendo ispirazione dalle esperienze che viviamo incontrando diverse culture. Non c’è solo un posto al quale possiamo ricondurre le nostre canzoni, perché pensiamo che scrivere musica sia un’esperienza che coinvolge molte persone, come un lungo viaggio. Molti vostri brani sono entrati a far parte di colonne sonore di film (500 giorni insieme), serie televisive (Fringe) ed entrambi i più popolari giochi di calcio. Siete fan di Pro Evolution Soccer o Fifa? D: Fifa (ridono, ndr). Be’, nessuno è perfetto. (M.M.)

ormatisi in Irlanda nel 2007 grazie all’incontro tra Sam Halliday (chitarra) Alex Trimble (voce) e Kevin Baird (basso), in circostanze abbastanza curiose (i primi due conobbero Kevin mentre stava cercando di uscire con delle loro amiche), fin dal loro disco d’esordio, Tourist History - registrato a Londra nello studio adiacente a quello dei Duran Duran - i Two Door Cinema Club sono stati al centro dell’attenzione di pubblico e critica. Nel 2010, infatti, si sono aggiudicati il premio come miglior album irlandese ai Choice Music Prize, registrando poi un tour (con Benjamin Thompson alla batteria) che ha fatto tappa in UK, America, Asia ed Europa, con due sold-out a Londra, allo Shepherds Bush Empire e alla Brixton Academy. Nonostante siano una band “giovane” i loro live sono stati apprezzati anche nei grandi festival come Glastonbury, Coachella e l’Isola di White, senza contare che nei loro due appuntamenti italiani del 2011 (Roma e Milano) hanno registrato un successo da record, con i fan impazziti alla ricerca del biglietto. Indicati come eredi del progetto artistico dei Block Party, probabilmente visto le due formazioni sono sotto contratto con l’etichetta francese Kitsuné Music (la stessa anche di Phoenix e Digitalism), i Two Door Cinema Club sono ora alla prova più difficile: il secondo album, Beacon, che uscirà il 3 settembre 2012. (M.M.)

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Speciale A Perfect Day - 1 settembre

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FRANZ FERDINAND

Headliner della seconda giornata dell’A Perfect Day, i Franz Ferdinand tornano a suonare in Italia dopo un’assenza di due anni. Da Alex Kapranos e compagni ci aspettiamo il solito show esplosivo, con tutte le hit e qualche nuovo brano. Gli scozzesi stanno infatti ultimando i lavori per il quarto album, di cui hanno già fatto ascoltare qualche estratto dal vivo durante l’estate. di Emanuele Mancini

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orreva l’anno 2006, alcuni miei fortunati amici avevano appena fatto ritorno dal Sziget Festival di Budapest. Nonostante in cartellone ci fossero nomi importantissimi, noti ancor di più per i loro live spettacolari (Radiohead, Prodigy, Iggy Pop), l’esibizione che li aveva maggiormente colpiti, che dico, letteralmente scioccati, era stata quella dei Franz Ferdinand. Fra loro c’era chi li conosceva poco e chi addirittura non li conosceva affatto, eppure continuavano a raccontarmi di quanto fossero rimasti coinvolti e travolti dall’energia del quartetto di Glasgow, dai ritmi serrati, dalla loro apparente instancabilità e capacità di incendiare il pubblico. Cori da stadio, riff spietati e maniere da baronetti del rock’n’roll: una combinazione vecchia come il cucco e forse per questo infallibile, di sicuro non alla portata di qualunque band. Avevano assistito ad uno sfoggio di talento fuori dal comune. A distanza di sei anni, posso confermare la veridicità di quanto mi era stato raccontato. Lo scorso maggio, al Primavera Sound di Barcellona sono riuscito finalmente a vedere i Franz Ferdinand in azione. Nonostante il loro frontman, Alex Kapranos, fosse chiaramente influenzato e senza voce, non si sono minimamente risparmiati, portando avanti un set di due ore senza mai fermarsi, mandando in delirio la foltissima platea del festival con uno spettacolo a base di musica e grinta, e nient’altro. (Piccola digressione da nerd addetto ai lavori: volete sa-

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pere in verità qual è stata la cosa che mi ha colpito di più? Vedere questo supergruppo di fronte a ventimila persone utilizzare dei semplici effetti per chitarra a pedale, poggiati a terra sul palco, come una qualsiasi band in un pub. Niente pedaliere spaziali, super effetti speciali o ritrovati tecnologici d’avanguardia.) Se non avete avuto ancora occasione di assistere a uno dei live rock più travolgenti di sempre, è arrivato il vostro momento. A due anni di distanza dal loro ultimo concerto in Italia, i Franz Ferdinand arrivano nuovamente dalle nostre parti: il concerto dei britannici è uno degli evento clou dell’A Perfect Day Festival, una delle esibizione intorno alla quale è stata idealmente costruita la manifestazione. In studio dallo scorso gennaio per lavorare al quarto album, seguito di Tonight: Franz Ferdinand del 2009, i quattro scozzesi hanno deciso comunque di non privarsi dei live, confermando il loro status di band iperattiva, organizzando concerti e prendendo parte ai più grandi festival estivi in tutto il mondo, per un totale di trentadue date che li vedranno rientrare dal Giappone a Berlino, il prossimo settembre, passando per il castello Scaligero di Villafranca di Verona. Dal vivo hanno già presentato in anteprima quattro nuovi brani, plausibilmente presenti nel prossimo disco, di cui non è stato ancora reso noto il titolo. Le nuove canzoni possono essere ascoltate su YouTube, dove sono presenti diverse riprese amatoriali girate dai fan durante il loro tour (vi consiglio quelle del Festival della Cultu-

ra Inglese di San Paolo). I nomi, provvisori, dedotti dalle parole dei ritornelli, sono i seguenti: Right Thoughts, un funk tiratissimo in puro stile Franz Ferdinand, una canzone asciutta, molto vicina al sound degli esordi; Brief Encounters, forse la meno valida delle nuove proposte, introdotta da un sintetizzatore sul quale irrompe una chitarra dal piglio punk - poi qualche coro e ordinaria amministrazione: al secondo ascolto riesce già ad annoiare; Fresh Strawberries, un rock’n roll diretto e senza troppe pretese, dalla ritmica in puro stile beat e con un ritornello che ricorda tanto i Supergrass e infine, Trees and Animals, di sicuro la migliore dell’intero blocco: i Franz Ferdinand che preferiamo, al fulmicotone, con soluzioni non banali, incalzanti dalla prima alla penultima nota. Rispetto al precedente album, la sensazione è quella di un tentativo di rientrare nei ranghi del loro canone stilistico caratteristico che li ha resi tanto famosi. Le atmosfere disco music e la sperimentazione di Tonight... sembrano lontane. In generale le mie prime impressioni su queste anticipazioni non sono delle più entusiastiche, ma chissà, magari stanno conservando le cartucce migliori per l’uscita del disco. Dal vivo i loro immancabili classici, tra i quali Take Me Out, This Fire, Do You Want To, Walk Away, garantiscono uno spettacolo di prima categoria. Li aspettiamo trepidanti per la serata di sabato 2 settembre al Castello di Villafranca, nel quale condividono il palco con i concittadini Mogwai e i londinesi The Vaccines.

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Speciale A Perfect Day - 1 settembre

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Castello Scaligero - Villafranca di Verona (VR) Il cast: Franz Ferdinand Mogwai The Vaccines

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Come arrivare: In auto: Autostrade A4 (uscita Sommacampagna) e A 22 (uscita Verona Nord e/o Nogarole Rocca). Dall’uscita dei caselli ci sono delle tangenziali che portano direttamente a Villafranca

In aereo: Aeroporto Villafranca-Verona: una manciata di minuti e con navette o taxi si raggiunge il centro di Villafranca. In autobus: linea 56 In treno: Treni regionali per il tratto Verona Mantova - Modena.

MOGWAI L’onore di aprire la seconda giornata dell’A Perfect Day tocca agli scozzesi Mogway, riferimento di quello che una volta si chiamava post-rock

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I Mogwai sono in giro da parecchio tempo ormai. Era il lontano ‘95 quando Martin, Stuart e Dominic gettarono le basi per quella che sarebbe stata la loro creatura. Originari di Glasgow (proprio come i Franz Ferdinand), a febbraio del 2011 hanno raggiunto il traguardo del settimo album, che meriterebbe una menzione speciale soltanto per il titolo: Hardcore Will Never Die, But You Will. Paladini del post-rock quando sembrava fosse la cosa più cool in assoluto da ascoltare, hanno resistito alle maree che ormai vedono il loro stile come noioso e passato di moda, continuando a fare il loro egregio lavoro, con costanza e dedizione, caratteristiche proprie soltanto a chi è veramente innamorato di quello che fa. La passione li premia meritatamente: l’ultimo disco è stato accolto in maniera positiva e dal vivo il pubblico risponde sempre con gran trasporto e calore. I loro live restano fra i più potenti in circolazione, di quelli che pettinano e riescono a portarti altrove. Lunghissime suite strumentali, cavalcate interminabili di chitarre, generalmente accompagnate da proiezioni di visual evocativi e tanta, tanta energia. Un esperienza da non perdere, un concerto che di sicuro lascerà il segno e che rende la proposta dell’A Perfect Day ancora più interessante. (E.M.)

THE VACCINES

Tra i motivi d’interesse della giornata inaugurale dell’A Perfect Day c’è il set dei Vaccines. Rivelazione del 2011, il gruppo inglese è pronto a presentare dal vivo i brani del nuovo Come Of Age, in uscita il prossimo 4 settembre, un disco «più dinamico dell’esordio». di Francesca Vuotto

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a storia del successo dei Vaccines è old style, un po’ come la musica degli anni Sessanta e Settanta a cui spesso vengono ricondotti. Niente video che diventano un caso su YouTube (anche se il canale ha fatto la sua parte) né reality che li abbiano lanciati, ma, alla vecchia maniera, un cacciatore di teste e talenti musicali come Zane Lowe, conduttore sul canale BBC Radio 1 di un programma serale in cui passa la musica interessante del momento, che segnala il loro demo If You Wanna (questo sì, caricato su YouTube) come “Hottest Record In The World” nell’estate 2010. Così, dopo esser stati scovati da uno del mestiere diventano subito il caso dell’anno e cominciano a macinare fan su fan, finchè in ottobre arrivano a suonare la loro prima data a Londra con un bagno di folla degno dei big, che include Alex Kapranos dei Franz Ferdinand (noto per il suo fiuto da talent scout) e Marcus Mumford dei Mumford & Sons. Il gioco è fatto e in men che non si dica esce il primo album, dal titolo significativo, What Did You Expect From The Vaccines?. Da lì premi, numerosi concerti e oggi un secondo album, Come Of Age in uscita il 4 settembre. Come per tanti, un banco di prova importante dopo il primo disco. La

band londinese ha cominciato a testare i nuovi brani nelle performance estive che li hanno portati sui palchi di mezza Europa in apertura a The Stone Roses e Red Hot Chili Peppers e il pubblico li ha premiati. Merito di canzoni che fanno il disco «più dinamico e di carattere rispetto al primo, di ampio respiro» (queste le parole con cui Arni lo definisce), ma anche dell’intervento del producer Ethan Johns (Tom Jones e Kings Of Leon tra gli altri), che ha dato una marcia in più alla musica dei Vaccines. «Collaborare con lui è stato molto divertente e ci ha dato modo di ottenere un sound più riconoscibile, poiché ha lavorato su quelli che sono gli elementi chiave del nostro stile» ha raccontato il bassista. A questo si aggiunge il profondo legame che Justin Young e compagni hanno con i nuovi pezzi, a testimonianza di quanto questo album resti profondamente loro. La simbiosi con gli inediti, anticipati dalla pubblicazione del primo singolo No Hope, è tale che è difficile scegliere una canzone tra le altre: «Fino a qualche settimana fa avrei detto Bad Mood ma in questo momento sono più per Aftershave Ocean e di sicuro cambierò di nuovo idea prossimamente”. Queste le carte con cui il quartetto inglese si presenta sul palco dell’A Perfect Day di Villafranca.

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Speciale A Perfect Day - 2 settembre

2 re mb e t t e s

SIGUR RÓS

Dopo quattro anni di assenza il gruppo guidato da Jonsi torna in Italia per presentare il suo ultimo lavoro, nel quale gli islandesi sono tornati alle atmosfere rarefatte degli esordi. La breve separazione sembra aver giovato alla band: forse troppa solarità gli aveva fatto male. di Massimo Longoni

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l 2 settembre, dalle parti di Verona, sarà davvero un giorno perfetto. A quattro anni dall’ultimo live in Italia, salgono sul palco dell’A Perfect Day Festival i Sigur Rós, che portano finalmente nel nostro Paese il loro ultimo album, Valtari (“rullo compressore”), uscito a maggio dopo l’antipasto del live Inni dell’autunno 2011. Una tappa che fa parte di un lungo tour partito il 29 luglio da Philadelphia e che terrà il gruppo on the road per quasi quattro mesi, concludendosi il 25 novembre dall’altro capo del mondo, a Kuala Lumpur, in Malesia. Un giro ampio e variegato, che vedrà Jonsi e compagni esibirsi tanto in templi del rock come il Paradiso Theatre di Amsterdam, quanto in grandi festival all’aperto come il Lollapalooza. E non mancheranno ovviamente le location ricche di fascino e storia che tanto si addicono alla loro musica eterea ed evocativa. È il caso della data italiana: se l’ultima volta erano stati il fiorentino giardino di Boboli, la cavea dell’Auditorium romano e la napoleonica Arena di Milano, questa volta a far loro da cornice sarà il Castello Scaligero di Villafranca. In questi quattro anni sono cambiate molte cose nel mondo Sigur Rós. A partire dal gennaio 2010 quando, nonostante già si vociferasse di un nuovo album in dirittura d’arrivo, il gruppo annunciò un periodo di pausa dai contorni indefiniti. Giusto il tempo di onorare gli impegni già programmati, come l’esibizione al Coachella, e poi ecco il rompete le righe. Una pausa salutare perché la band era giunta a un punto di saturazione. Come affermato dal cantante e fondatore Jonsi in alcune interviste, dopo tanti

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anni passati senza mai uscire dal loop tour-album-tour, tutti i membri erano stanchi tanto fisicamente quanto mentalmente, senza considerare che alcuni di loro si trovavano in momenti particolari della propria vita dove il privato richiedeva un surplus di attenzione rispetto all’attività artistica. Jonsi ne ha così approfittato realizzando prima un album con il suo compagno e poi uno solista dipanando, senza gabbie o preconcetti, le sue ambizioni melodiche. Si è poi imbarcato in un tour, mentre i rapporti con gli altri elementi dei Sigur Rós andavano ricomponendosi e il materiale per il nuovo disco prendeva forma. Una volta rimesso in piedi il progetto, al gruppo è parso naturale riprendere il discorso con un deciso cambiamento di rotta. Perché Valtari, oltre che ricco di ispirazione e atmosfere, restituisce i Sigur Rós di un tempo, quelli più rarefatti e minimalisti, che negli ultimi anni, in particolare nell’album del 2008 Med Sud I Eyrum Vid Spilum Endelaust, avevano lasciato spazio a una vena più tradizionalmente pop, pur sempre raffinata e ricercata ma più aderente alla tradizionale forma canzone di quanto non fosse accaduto negli album precedenti. L’uso massiccio della chitarra acustica e un maggiore attenzione ai singoli strumenti più che all’impatto complessivo erano in linea con un’inedita solarità che Jonsi ha poi sviluppato nella sua parentesi solista. Ma lì l’ha anche confinata. Una volta che il gruppo si è ritrovato, infatti, ha deciso di svoltare rispetto a quella strada imboccata anche perché, come ha raccontato «eravamo un po’ tutti stufi di realizzare cose più veloci e

ritmate, se avessimo proseguito oltre in quella direzione credo avremmo fatto un album di puro pop». Considerando che il cantante islandese ha affermato di apprezzare Nicki Minaj e David Guetta, chissà dove sarebbero potuti arrivare... Meglio quindi calarsi nelle atmosfere di Valtari, dove lo scenario cambia radicalmente. I Sigur Rós riprendono il discorso a cui eravamo abituati ai tempi di Agaetis Byrjun e (), aggiornando però quel linguaggio alla loro visione attuale. Così, per esempio, per tratteggiare i loro tipici paesaggi onirici costituiti da muri di suoni nei quali gli strumenti affogano tra strati e strati di linee melodiche, viene utilizzata l’elettronica in modo molto più estensivo rispetto al passato. Un album importante al quale si è accompagnato anche un progetto visivo, il Valtari Mistery Film Experiment; diversi filmaker sono stati incaricati di realizzare in piena libertà videoclip relativi ai brani del disco, senza indicazioni da parte del gruppo (in quello realizzato per Fjogur Piano l’attore Shia LaBeauf si è persino messo a nudo... nel vero senso della parola). C’è grande curiosità per il modo in cui i nuovi brani si adattano alla dimensione live. Ci aspettiamo qualche sorpresa: per rendere al meglio i pezzi di Valtari sono stati inseriti archi e fiati, e sappiamo che Jonsi è pronto per tornare a suonare la sua chitarra con l’archetto da violino. Ma soprattutto ci aspettiamo le sonorità che hanno reso unico il combo islandese che, siamo certi, è pronto a travolgere ancora una volta il pubblico. Come un rullo compressore.

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Speciale A Perfect Day - 2 settembre

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Castello Scaligero - Villafranca di Verona (VR) Il cast: Sigur Rós Mark Lanegan Band dEUS Alt-J

Link utili: http://www.vivoconcerti.com/a-perfect-day-festival/

Come arrivare: In auto: Autostrade A4 (uscita Sommacampagna) e A 22 (uscita Verona Nord e/o Nogarole Rocca). Dall’uscita dei caselli ci sono delle tangenziali che portano direttamente a Villafranca

In aereo: Aeroporto Villafranca-Verona: una manciata di minuti e con navette o taxi si raggiunge il centro di Villafranca. In autobus: linea 56 In treno: Treni regionali per il tratto Verona Mantova - Modena.

deus Insieme a Mark Lanegan, i dEUS sono i più “anziani” ospiti dell’A Perfect Day. Questo non significa che la proposta musicale del gruppo belga sia passata di moda, anzi. di Stefano Gilardino

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MARK LANEGAN BAND

A pochi mesi dai concerti di marzo, torna in Italia il tormentato artista statunitense. Fra magie schizofreniche e tumultuose ambientazioni rock, Mark Lanegan è pronto a offrirci uno spettacolo ricco di suggestioni. di Claudio Morsenchio

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onsigliano i saggi: per diventare veramente una vera star del rock servono ingredienti come naturalezza, carisma e sincerità. Essere Mark Lanegan significa questo. Significa esprimere senza freni inibitori l’essenza semplice e brutale di ciò che siamo. Fin dagli inizi della sua intensa carriera, Mark esprime in modo esplicito e spesse volte cantautoriale, le insofferenze, le dissonanze, le intemperie che caratterizzano i suoi pensieri e la sua vita. Dall’inquietudine grunge ai tempi degli Screaming Trees (primi anni Novanta), fino alla passione per il folk più rurale e crudo, cresce in lui il songrwiter infernale che ripercorre le strade battute da poeti e cantastorie di alta fama, da Bob Dylan a Tom Waits, giocando a nascondino fra ballate oscure e atmosfere violente. Molte le evoluzioni nel suono e nello stile dell’artista, che con il tempo trova la sua identità proprio nella ricerca di se stesso, cambiando più volte direzione senza mai snaturarsi: la voce limpida e potente degli inizi che si incupisce e diventa roca negli anni - rendendosi ancora più riconoscibile - fino allo spiazzante e bellissimo Blues Funeral (recentemente pubblicato) che segna il suo ritorno da solista, dopo otto lunghi anni. In verità l’artista statunitense non si è mai fermato, fir-

mando riuscitissime collaborazioni: oltre a quella pluridecorata con gli amici Queens Of The Stone Age, citiamo il lavoro con Greg Dulli nel progetto Gutter Twins e soprattutto i due album pubblicati con Isobel Campbell, suadente voce eterea dei Belle & Sebastian, splendide rappresentazioni sonore, contaminate e suggestive. Dopo le due date di Bologna e Milano, dello scorso marzo, unica l’unica occasione per rivederlo dal vivo è l’A Perfect Day, nello splendido contesto del Castello Scaligero di Villafranca, un suggestivo rifugio per la musica di classe, dove il sacro e il profano si rincorrono senza sosta, esaltando le sonorità dissacranti e al tempo stesso spirituali proposte da Mark e la sua band. Dal vivo la statuaria figura dell’americano si aggrappa (da sempre) al microfono, distante e quasi isolato dal resto del gruppo, irradiando il pubblico con la sua enigmatica timbrica vocale, senza un gesto, una parola, giostrando magicamente le emozioni in un labirinto intricato di suoni e ritmi senza respiro. Questo è Mark Lanegan: controverso, immaginario e tremendamente affascinante, un artista capace di prendere il pubblico per mano e condurlo verso un viaggio turbolento nei posti reconditi dell’anima. Chiudete gli occhi quando la cerimonia starà per cominciare.

a effetto dirlo, ma sono passati quasi vent’anni dall’esordio discografico della band di Anversa, guidata da Tom Barman. Worst Case Scenario, splendido debutto, è l’album del 1994 con cui il quintetto belga si fa conoscere a tutta Europa e non solo, con una formula musicale piuttosto personale che incorpora elementi di alternative rock, pop e noise. Gli anni Novanta sono stati un unico crescendo creativo, scandito dal secondo album In A Bar, Under The Sea e culminato, nel 1999, con l’uscita del capolavoro The Ideal Crash, lavoro che ha sancito lo status di star della musica europea per i dEUS. Il successo discografico non ha impedito, di fatto, una crisi creativa che ha costretto il leader e il gruppo a una lunga pausa, interrotta solo da una raccolta di singoli e poi, nel 2005, dal comeback, Pocket Revolution. Nonostante le buone intenzioni e una ritrovata verve creativa, i dEUS non sono più riusciti a bissare i grandi risultati ottenuti in passato, finendo per pubblicare dei buoni album che sono però passati inosservati. Una piccola inversione di tendenza, per fortuna, si è avuta proprio con l’ultimo lavoro, Following Sea (uscito a giugno), il primo a mostrare una band di nuovo in sintonia col proprio tempo. Un motivo in più per aspettarli alla prova del live.

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Leave the Show to the Band. Please Enjoy Responsibly.

TM

JACK DANIEL’S and OLD No. 7 are registered trademarks. Copyright 2010 Jack Daniel’s. Tennessee Whiskey Alcohol 40% by Volume (80 proof). Distilled and Bottled by Jack Daniel Distillery, Lynchburg, Tennessee. JackDaniels.com


per


THE BOURNE LEGACY

LA PESANTE EREDITà DI MR BOURNE

La saga che ha incassato più di un miliardo di dollari in giro per il mondo è tutt’altro che finita. La spy story si rigenera con linfa nuova nel quarto episodio, The Bourne Legacy, che espande l’universo della trilogia con l’apporto di un cast rinnovato. di Davide Peralta

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a trilogia su Jason Bourne, oltre ad aver restituito realismo ai film di spionaggio, ha egregiamente tradotto per lo schermo il dramma di un agente segreto creato dallo scrittore Robert Ludlum. Afflitto da amnesia in seguito ad un incidente, Bourne si crede buono invece scopre di essere cattivo. Non andandogli più a genio la vita passata, si rivolta contro i suoi datori di lavoro: la CIA. In tre film questo personaggio è stato sviscerato completamente. L’interesse per un quarto capitolo c’è sempre stato da parte della Universal, ma sia il protagonista Matt Damon sia Paul Greengrass, regista del secondo e terzo episodio, senza una buona storia non avrebbero proseguito. La difficoltà era proprio quella di andare oltre i libri di Ludlum e capire cosa potesse ancora dimostrare a se stesso Jason Bourne. Non se n’è fatto nulla perché era già stato fatto tutto. La soluzione era imboccare una strada nuova. E se Treadstone, il programma top secret per creare spietati killer come Bourne, fosse soltanto la punta dell’iceberg? E se ci fossero altri progetti governativi volti a creare agenti segreti come lui? Queste domande se le è poste Tony Gilroy, sceneggiatore della saga e ora regista del quarto episodio. Le risposte sono in questa storia originale pronta ad espandere l’universo spionistico di Jason Bourne con un nuovo cast, tutt’altro che di secondo ordine: Jeremy Renner, Edward Norton e Rachel Weisz. Seguendo l’intero arco narrativo della trilogia, The Bourne Legacy mette in risalto un nuovo eroe la cui identità è stata manipolata. La vita dell’agente

Aaron Cross è in pericolo in seguito agli eventi accaduti precedentemente, ma anche lui è stato addestrato per sopravvivere in ogni situazione. E, soprattutto, con ogni mezzo. Per Jeremy Renner il momento è d’oro. Nominato all’Oscar per The Hurt Locker e The Town, a 41 anni l’attore è in forte ascesa. È nel cast dei maggiori successi della stagione, The Avengers e Mission: Impossible - Protocollo Fantasma. In grande forma fisica, Renner si sente un privilegiato per aver contribuito in modo sostanziale all’action di The Bourne Legacy. «Ho girato il 90% delle sequenze d’azione senza controfigura - dice con un certo orgoglio durante una visita a Roma per la promozione del film - e partecipare personalmente alle scene pericolose è la straordinaria occasione di vivere l’avventura del film che molte persone non avranno mai». «Per forza e presenza scenica che non ha rivali» sono le parole che Renner spende per elogiare il collega più famoso Edward Norton, anche lui presente alla conferenza stampa. L’attore, protagonista di capolavori come Fight Club e La 25ª ora, interpreta il dirigente della CIA a capo dei programmi di formazione segreti. «L’ispirazione per il mio personaggio, antagonista ma non propriamente un bad guy, l’ho presa osservando alcuni politici americani» confessa Norton. Divertito, ammette che «non è stato difficile interpretare questo stronzo con la mania di controllare tutto e tutti» e mentre lo dice stende un velo di autoironia perché è noto come lui stesso abbia un approccio ossessivo nei confronti del suo lavoro. Non a caso gli standard che raggiunge nei suoi film sono sempre alti. Così come quelli di The Bourne Legacy, nuovo capitolo di una saga in continua espansione.

THE BOURNE LEGACY (Azione, USA, 2012 - Universal Pictures) di Tony Gilroy Sceneggiature: Tony Gilroy, Dan Gilroy Cast: Jeremy Renner, Rachel Weisz, Edward Norton Fotografia: Robert Elswit Montaggio: John Gilroy Musiche: James Newton Howard


LIVESTYLE I biglietti dello show dei Foo Fighters sono in vendita presso i negozi Fnac!

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13/08 Codroipo (UD)


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THE BEST FOO FIGHTERS

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Ci sono tante band capaci di sfornare buoni album e proporre buoni concerti. Poi ci sono quelle che con dischi e live lasciano un segno indelebile nella storia della musica. Come i Queen. Come i Foo Fighters, che della band di Freddie Mercury sono ideali eredi quanto a potenza e impatto degli show. Nonostante abbiano inciso alcuni dei migliori album rock degli ultimi due decenni, è sul palco che Dave Grohl e soci danno il meglio di loro stessi. In attesa del concerto di Villa Manin (a Udine), cerchiamo di capire perché.

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di Luca Garrò - foto: Francesco Prandoni

arlare dei Foo Fighters oggi è un po’ come parlare dei Queen nel 1986. Dave Grohl e Taylor Hawkins sono infatti riusciti a raggiungere lo scopo che si erano inconsciamente (?) prefissati alcuni anni or sono, al momento del loro incontro ai tempi di The Colour And The Shape: andare a colmare il vuoto lasciato sui palchi di mezzo mondo dalla band di Freddie Mercury e compagni, riuscendo a ricreare quel perfetto mix tra pop e rock che permise alla Regina di diventare l’attrazione live più richiesta a metà degli anni Ottanta. Qualcuno, vista la sostanziale differenza musicale tra le due band, potrebbe inizialmente storcere il naso, ma chi davvero conosce il background dei musicisti coinvolti e ne ha seguito l’evoluzione, impiegherà pochi minuti per rendersene conto. Se, infatti, musicalmente la band formata da Dave Grohl all’indomani della tragica fine dei Nirvana pare essere più una derivazione degli Hüsker Dü di Bob Mould e Grant Hart piuttosto che degli autori di We Are The Champions, ad una analisi più approfondita le distanze finiscono per assottigliarsi notevolmente.

rock, gente che, nel migliore dei casi, ha superato da qualche anno le cinquanta primavere.

LIVE MAN D’altra parte, che l’ex batterista dei Nirvana fosse un animale da palcoscenico di razza lo si era già capito ai tempi degli esordi con la band di Aberdeen: il suo arrivo non solo riuscì a dare finalmente al gruppo quel suono pieno e potente tanto ricercato da Cobain e Novoselic durante i primi anni, ma soprattutto cambiò l’attitudine della band dal vivo. Il suo devastante drumming, istintivo e grezzo ma di presa immediata, fece finalmente fare alla band quel salto di qualità a livello musicale che, unito a un lotto di canzoni perfette, le permise di spiccare definitivamente il volo oltre i confini della musica indipendente, trasformando i tre musicisti da punk rocker di periferia in super star mondiali. Immediati fioccarono i paragoni con il leggendario John Bonham dei Led Zeppelin. «Bonham è stato il più grande batterista della I Foo Fighters sono una delle maggiori storia del rock. Era in grado di passare dalla attrazioni mondiali in fatto di musica COME LE REGINE cacofonia allo swing senza soluzione di contidal vivo. Difficile trovare oggi una Pur avendo mantenuto una pesantezza di nuità e con una semplicità disarmante. Fino a band dall’età media così bassa fondo aliena alla produzione dei Queen, la sedici anni ascoltavo solo hardcore, quindi ero in grado di competere con capacità di creare melodie e le spiccate doti lontanissimo da un certo tipo di sonorità, ma i mostri sacri del rock. di performer di Grohl, unite alla compatquando mi prestarono Houses Of The Holy la tezza senza fronzoli del gruppo, ha di fatto mia vita cambiò: decisi che avrei dovuto suonare ricreato lo stesso tipo di magia che permeava gli ultimi tour dei loro benia- in quel modo». mini. Molti non lo sanno, ma lo stesso Cobain, noto ai più per l’attitudine L’amore e l’affinità musicale per Bonzo, testimoniate anche dal tatuaggio punk che non per l’amore per la rock opera, era stato un fan dei Queen, in raffigurante il celebre simbolo esoterico utilizzato sulla copertina di Led particolare del primo periodo della band. Il fatto poi che, da lungo tempo, Zeppelin IV, erano così evidenti che, una volta conclusasi drammaticamente i Foos propongano dal vivo Tie Your Mother Down, spesso accompagnata l’avventura con i Nirvana, la critica iniziò sistematicamente ad accostare il proprio da Brian May e Roger Taylor, è solo la punta di un iceberg di cui nome di Grohl a quelli di Page e Plant, intenti a tornare sulle scene proprio pare complicato scorgere la fine. Difficile infatti trovare un’intervista in cui alla metà degli anni novanta. Ma Dave aveva altri progetti per la mente, il Grohl o Hawkins non ricordino l’importanza di Mercury e compagni per le primo dei quali, a sorpresa, era proprio quello di smettere di fare il batterista. proprie vite, così come è impossibile non rivederne la stessa attitudine in fase Nella sua mente stavano infatti già nascendo i Foo Fighters, un progetto lonlive. Il ritorno nel nostro paese, a poco più di un anno di distanza dall’incre- tano anni luce dal grunge di cui suo malgrado era ormai diventato un’icona dibile esibizione di Rock In Idrho, non fa altro che dimostrare, se ancora ce e per il quale aveva già pronte diverse canzoni. Con una scelta senza prene fosse bisogno, quanto il gruppo sia ormai una delle maggiori attrazioni cedenti, Grohl non solo decise che il suo posto sul palco non sarebbe più mondiali in fatto di musica dal vivo. Difficile infatti trovare oggi una stato dietro le pelli, ma anche che non avrebbe attinto in alcun modo dalla band dall’età media così bassa in grado di competere con i mostri sacri del tragedia che l’aveva coinvolto - nonostante le canzoni dei Nirvana avrebbero

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Foo Fighters potuto rappresentare il migliore dei trampoliQuesto aspetto, tutt’altro che trascurabile Grohl non suona nemmeno un brano dei Nirvana ni di lancio. La voglia di creare una vera e prose pensiamo che chiunque altro nella stessa e questo conferma l’integrità dell’uomo. pria live band, ancor prima che una macchina situazione avrebbe probabilmente chiuso i Chiunque altro nella stessa situazione avrebbe sforna album, lo portò presto a cercare dei propri show con Smells Like Teen Spirit, non ha probabilmente chiuso i propri show con Smells compagni in grado di aiutarlo e, inizialmente, fatto altro che confermare l’integrità dell’uoLike Teen Spirit. la scelta sembrò ricadere proprio sull’ex commo Grohl, garantendogli la stima anche di pagno Krist Novoselic: visto che Pat Smear, già turnista dritta verso le arene. Quasi a segnare un’ideale passaggio chi non riusciva più a riconoscersi nella sua musica. Tutdei Nirvana dopo la pubblicazione dell’album In Utero, fu del testimone, l’ingresso di Taylor Hawkins - l’unico bat- tavia, come in tutte le storie rock che si rispettino, dopo aggiunto come secondo chitarrista, il rischio era tuttavia terista in grado di non far rimpiangere l’animalità di Grohl altri due album di successo e appena prima di spiccare quello di trasformarsi in una pallida reincarnazione della - permise alla band di effettuare un salto di qualità simile a il volo verso lo stardom mondiale, la band arrivò vicina band d’origine, così i due rinunciarono. quello che lo stesso Dave aveva apportato all’ingresso nei allo scioglimento. Proprio come gli amati Queen all’alba Nirvana. Se i critici continuavano a considerare la band un del Live Aid, il gruppo sembrava giunto ad un punto di DIECI ANNI semplice divertissement di un sopravvissuto del grunge, non ritorno: Grohl era sempre più interessato a progetti Chi credeva che l’unico membro dei Nirvana dotato di il pubblico iniziò invece a capire che il progetto era molto esterni (Queens Of The Stone Age, Probot) e la band ormai vero talento fosse Kurt Cobain, dovette ricredersi imme- di più del passatempo di un rocker annoiato. Nel giro di confusa, senza più linee guida né stimoli. «Mi sono chiesto diatamente: il power pop dei Foo Fighters sembrava cre- pochi anni, la fama di live act da non perdere per nulla al cosa avremmo dovuto fare, se scioglierci o proseguire più decisi ato appositamente per raggiungere il proprio apice sul mondo iniziò a farsi sempre più strada da una parte all’al- di prima. Poi pensai che non avevamo nemmeno compiuto dieci palco, tanto che l’ampiezza delle location nel giro di pochi tra del mondo, alimentata dal fatto che Grohl non suonas- anni e mi sembrò assurdo non festeggiare degnamente un tale anni passò dai club ai grandi palazzetti per poi puntare se nemmeno un brano dei Nirvana durante i propri show. anniversario» ricorda il leader. Furono i concerti tenuti a sostegno della campagna elettorale di John Kerry a dare nuovo slancio ai musicisti e a creare le basi per In Your Honor, doppio album che trale fotoERTO sformerà finalmente la band da attrazione per palazzetti C ON C del HTERS su FIG in supergruppo da stadi. Un acclamato tour acustico, un FOO I M e D eweb.CO album di inediti meno efficace che in passato ma utile a onstag rinverdirne i fasti elettrici e l’inevitabile Greatest Hits sancirono definitivamente lo status di star mondiali, tanto da rendere impossibile l’acquisto di biglietti per uno show a pochi minuti dalla messa in vendita. Wasting Light, uscito lo scorso anno e vincitore di ben cinque Grammy Awards (forse anche per merito dell’acclamato ritorno di Pat Smear), è stato un altro grande trampolino verso i bagni di folla in tutto il mondo e ha aggiunto munizioni a quell’arma da fuoco che sono i concerti dei Foo Fighters. Del resto è l’album rock migliore degli ultimi cinque anni. Si faccia avanti chi è in grado di provare il contrario.

CHE APERTURA! La data del 13 agosto nella splendida cornice di Villa Manin a Codroipo non è solo l’occasione per rivedere i Foo Fighters nel nostro paese. Prima di loro sono in programma due show di spessore come quelli di Gaslight Anthem e Bob Mould.

BOB MOULD «Quando ho incontrato per la prima volta Bob Mould pensavo che mi avrebbe picchiato a sangue per aver saccheggiato la discografia della sua band» ama ricordare in continuazione Dave Grohl. E non ci vuole molto a credergli: basta ascoltare qualche brano di Mould, indimenticato leader degli Hüsker Dü, in particolare da New Day Rising in avanti, per rendersi conto dell’influenza del suo songwriting su quello del leader dei Foo Fighters. La stima, in ogni caso, è reciproca, come testimoniato dalle numerose comparsate onstage di Bob durante i live dei Foos, nonché dalla splendida Dear Rosemary, presente su Wasting Light. THE GASLIGHT ANTHEM Uno dei migliori live act del momento, la new best thing della musica a stelle e strisce secondo la critica. Dopo lunghi corteggiamenti, i nipotini di Springsteen sono approdati ad una major, dando alle stampe un album che segna il passaggio definitivo dalle sonorità punk degli inizi al rock americano più classico e che sembra fatto apposta per sprigionare tutta la sua forza in sede live. Handwritten, prodotto da Brendan O’Brien, strizza l’occhio agli ultimi Pearl Jam, mostrando una maturità impensabile fino a qualche anno fa: il songwriting di Brian Fallon si è fatto più incisivo, senza perdere quell’introspezione di fondo che ne caratterizza da sempre il filo conduttore. Se ve li siete persi in apertura dei Soundgarden ai primi di giugno, questa è l’occasione per rimediare all’errore.

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NEGRITA

Un'estate

di (stra)ordinaria

magia

Dopo la breve ma intensa tournèe invernale, con lo storico sold out al Forum di Assago (Milano), i Negrita sono partiti per un nuovo viaggio attraverso la penisola. Tantissimi concerti, da nord a sud, in strutture all’aperto, piazze e spiagge. Una cosa enorme, visti i tempi che corrono, anche per una band importante come i Negrita. Per parlare di questa magica estate, che risponde a un inverno altrettanto entusiasmante, abbiamo incontrato i toscani giusto il giorno prima che partisse il tour, quando di provare non ne potevano più.

«

di Daniele Salomone

Ci vorrebbe un Fernet e cola». «Ci vuol coraggio mento chiave nella carriera dei Negrita. strana sensazione. Una sorta di svuotamento, condiviso per bere una schifezza del genere con questo caldo». Pau: Una serata bellissima e storica. Per il pubblico è sta- da tutti. Dopo una cosa così grande come un concerto sold «Ah ma io ne ho tantissimo! È il mio drink prefe- ta una grande festa, ma per noi molto di più. Abbiamo out a Milano ci siamo detti «E adesso?». Poi però riparti, rito». Milano, fine giugno. Fuori c’è la calura cominciato tanti anni fa e suonare al Forum, col pienone, ricominci a suonare e tutto ritorna nella normalità, anche insopportabile dei giorni afosi che i lumbard conoscono è sempre stato un obiettivo, magari non dichiarato ma a livello emotivo. bene. I vestiti ti si appiccicano addosso. Dentro si sta ap- sicuramente sentito. Ci esibivamo nei locali più scalerci Dopodichè siete partiti per la Cina. Un altro dei vostri pena meglio, ma la temperatura è comunque alta. Siamo del centro Italia, poi pian piano abbiamo conquistato la viaggi... all’Alcatraz, l’unico club in città costruito per ospitare i Penisola: puoi immaginare la soddisfazione nel vivere un Drigo: Siamo andati laggiù con i Subsonica e la Fame di concerti. I Negrita l’hanno scelto come location per una momento del genere. È stata la nostra consacrazione. Camilla. Un’esperienza importante e significativa. Abtre giorni di prove generali prima della partenza del Drigo: La carriera dei Negrita è un continuo crescendo, biamo visto un altro mondo, cercando di immaginare il tour e hanno appena finito l’ultima session - il giorno gradino dopo gradino. Non c’è stato il botto e poi qual- futuro. Lo dicono in tanti che il nostro futuro sarà condisuccessivo i toscani saranno a Cattolica per l’esordio di cosa da dover mantenere. Se è vero che il Forum di Mi- zionato da quel paese, è una questione che riguarda tutto quella che si preannuncia come la tournèe il pianeta mica solo noi. Ma è stato molto dell’estate, con quasi trenta concerti in due interessante e bello anche il rapporto con le «In tempi di crisi, una tournèe di quasi 30 date mesi. Chiacchiero sul palco con Pau e Mac, band e lo staff. Con i Subsonica ci siamo tronon è poco. Siamo molto felici perché mentre i tecnici sbaraccano. Drigo non ci vati benissimo, siamo colleghi da una vita evidentemente i ragazzi e le ragazze ha ancora raggiunto. «Cominciamo?» chiede eppure non avevamo mai incrociato i nostri italiane sono disposti a fare dei sacrifici Pau, evidentemente accortosi che mancano destini in modo così profondo, fraterno, sopur di vedere i Negrita» Pau appena due ore a Italia-Germania, semifilidale. Con la Fame di Camilla siamo amici nale degli Europei 2012. «Ma poi Drigo s’ofda tempo ed è andato tutto bene. fende, e giustamente» faccio io. «Ho capito, ma sono due ore lano è il tempio della musica in Italia, il nostro è stato un Ed eccoci al tour estivo. che l’aspettiamo». In realtà sono passati dieci minuti dalla pellegrinaggio lungo 20 anni che finalmente si è concluso. Pau: Una tournèe molto lunga, con quasi 30 concerti. In fine delle prove e il chitarrista è andato a rinfrescarsi pri- Siamo vissuti guardando altri colleghi che esplodevano, tempi di crisi, con le difficoltà che le categorie di lavoratori ma dell’intervista. «Ti volevano fare fuori i tuoi amici» gli ma preferiamo che sia andata così. Crescere lentamente incontrano - ognuno di noi conoscerà o avrà in famiglia dico (spione!) quando si unisce a noi. «È tutta la vita che ha fatto in modo che le dinamiche della band non diven- qualcuno che soffre questa crisi, se non è lui stesso a sofci provano» risponde lui ridendo. «Non fare la vittima, ti tassero schizzofreniche come immagino avvenga per qui frirne in prima persona - non è poco. Siamo felici perché aspettiamo da un pezzo» ribattono praticamente all’uniso- gruppi in cui tutto accade all’improvviso. evidentemente i ragazzi e le ragazze italiane sono disposti no Pau e Drigo. Mac: Siamo temprati. a fare dei sacrifici pur di vedere i Negrita dal vivo. Pau: Io invece sono stemprato (risate, ndr) Torniamo indietro di qualche mese. 11 febbraio, Forum E dopo come vi siete sentiti? Nonostante la gran parte delle date sia andata bene, di Assago sold out, concerto in diretta su Radio2. Un mo- Mac: Quando siamo tornati a casa abbiamo provato una su qualche concerto anche i Negrita hanno faticato. È

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Š Francesco Prandoni

I biglietti del tour dei Negrita sono in vendita presso i negozi Fnac!

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10/08 Catania, 11/08 Palermo, 16/08 Terracina, 17/08 Gallipoli... Il calendario completo del tour dei Negrita su onstageweb.com


LIVESTYLE Negrita

le foto r del tou A su IT DeI NEGR OM

eweb.C

© Roberto Panucci

onstag

LIVE ONSTAGE. Oltre a Pau, Drigo e Mac, la formazione dei Negrita è composta da Franco Li Causi (Frankie) al basso e Cristiano Dalla Pellegrina alla batteria. Con loro, durante gli ultimi tour, c’è anche Joh Type allo scratch.

un’estate nera per tutto il mondo dei live. Ci sono pochi soldi, vince non si cambia. ovunque. Dopo l’annullamento della data di Imola (12 luglio), Sicuramente è un tour più faticoso, con tante date ravvicinate. mentre scrivo arriva la notizia che lo show di Napoli è stato spo- Dovrete gestire le forze? stato dall’Arena Flegrea a un club, La Casa Della Musica. In real- Pau: Guardando al calendario, direi di sì. Poi io sto intà, il promoter locale aveva deciso di cancellare la data. Ma non vecchiando a vista d’occhio, se mi guardi fisso ti accorgeaveva fatto i conti con la band. I Docs ci hanno messo la faccia. rai che prendo cinque anni ogni dieci minuti (risate, ndr). Ecco il post apparso il 17 luglio sulla pagina Facebook del gruppo: Drigo: Sulla carta si può anche pensare a gestirsi, ma poi è lo «Siamo i Negrita e noi stasera suoniamo a Napoli. Suonare comunque scambio di energia col pubblico a guidarci sul palco. Viviamo di è la nostra reazione a chi ci ha detto: “No”. Ripeto che l’alternativa era: quello. Diamo qualcosa e riceviamo in cambio qualcos’altro “No”. Lo ripeto: “NO”. Rispondere “Col cazzo! Dateci un palco, noi e allora diamo qualcosa in più e così via. Dal vivo raccogliamo suoniamo lo stesso” è il nostro quello che abbiamo semigesto di rispetto nei confronti «Sulla carta pensiamo di gestire le forze, nato col disco, e quindi vodi chi conta di vederci da temgliamo che sia una grande ma è lo scambio di energia col pubblico po. Non veniamo da Sanremo o festa. a guidarci sul palco. Diamo qualcosa X Factor, siamo nati e cresciuti C’è qualcosa che vi spae riceviamo in cambio qualcos’altro nei club, sappiamo gestire la venta a questo punto della e allora diamo qualcosa in più e così via» carriera? situazione. Sappiamo come traDrigo sformarla in qualcosa di unico Pau: Cosa ci spaventa? e speciale. Tutto questo ricorda Niente. Casomai abbiamo i tempi del punk. Chi ha in mano il nostro biglietto e ha capito le nostre già in mente nuove sfide. Per esempio io sto pensando a come intenzioni, sa cosa troverà: Armageddon Rock. Portiamo con noi tutto il saranno i Negrita del prossimo lavoro, del prossimo album per nostro impianto audio. Chi ha visto altri concerti, prego, lo commenti. capirci meglio. Ho voglia di sentire i germi di quello che saremo Chi verrà vedrà e racconterà. Sia in platea che sul palco, un rocker ci in futuro. sguazza in queste situazioni». Firmato Drigo. Un gesto bellissimo, Attento a non distrarti... che si commenta da solo. Quanti altri l’hanno fatto o lo farebbero? Pau: Ma sono già distratto! Come hai visto queste ultime prove Torniamo all’Alcatraz. sono un po’ svogliate. Dopo tutto questo tempo, prima ad Arezzo poi a Milano, siamo stanchi di provare. Abbiamo bisogno di qualCosa cambia tra la tournèe al chiuso e quella all’aperto? cos’altro, del pubblico, della naturalezza dello show. Diciamocelo, Pau: Suoniamo in posti molto diversi tra loro e quindi serve una dopo un po’ di provare ci si rompe i coglioni! (risate, ndr) produzione che si trasformi e si adatti alle location. Lo spettacolo Di che cosa hanno bisogno i Negrita per rendere al massimo? è un filo più corto rispetto a quest’inverno, quando avevamo solo Pau: Che dite ragazzi, di cosa abbiamo bisogno? Dei nostri viaggi, sei date e volevamo fare un gran regalo ai nostri fan con due ore dell’adrenalina di un concerto, del feeling che nasce tra noi data e mezza di live - che sono tante a meno che non ci sia in zona dopo data, perché nelle primissime sei meno rilassato, presti un Bruce Springsteen (risate, ndr). Il concerto dura 120 minuti, abbia- orecchio agli altri per suonare da band mentre con l’altro devi simo tolto qualche brano dell’ultimo disco, ma è sempre il Dannato stemare i tuoi suoni. Insomma, abbiamo bisogno di input, altrivivere Tour e quindi rispecchia lo spettacolo che abbiamo portato menti ci annoiamo. Anzi, faccio un appello al pubblico... nei palazzetti quest’inverno. È la fase estiva della stessa tournèe, Pau: Trovate una chilata di input e portatecela cazzo... Anche in leggermente diverso ma direi non troppo. Del resto, squadra che busta semplice!

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DANNATO LIVE! Cambio (Negrita, 1994) Fuori controllo (Dannato vivere, 2011) Il libro in una mano, la bomba nell’altra (HELLdorado, 2008) Immobili (Dannato vivere, 2011) Radio Conga (HELLdorado, 2008) Bambole (Radio Zombie, 2001) Salvation (HELLdorado, 2008) Che rumore fa la felicità (HELLdorado, 2008) Il giorno delle verità (Dannato vivere, 2011) La vita incandescente (Dannato vivere, 2011) In ogni atomo (Reset, 1999) Brucerò per te (Dannato vivere, 2011) Un giorno di ordinaria magia (Dannato vivere, 2011) Rotolando verso sud (L’uomo sogna di volare, 2005) Magnolia (Ehi! Negrita, 2003) Notte mediterranea (HELLdorado, 2008) A modo mio (XXX, 1999) Transalcolico (Reset, 1999) Ho imparato a sognare (XXX, 1999) Mamma Maé (Reset, 1999) Gioia infinita (HELLdorado, 2008) Ululallaluna (HELLdorado, 2008)


CESARE CREMONINI LIVE 2012

26 OTTOBRE TORINO 27 OTTOBRE MILANO 30 OTTOBRE GENOVA 03 NOVEMBRE PERUGIA 04 NOVEMBRE FIRENZE 06 NOVEMBRE PORDENONE 07 NOVEMBRE PADOVA 09 NOVEMBRE BOLOGNA 10 NOVEMBRE RIMINI 13 NOVEMBRE ROMA 15 NOVEMBRE NAPOLI

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GREEN DAY

LE TRILOG1IE DEL RISCHIO

In questa estate di grande concerti rock, spicca il live dei Green Day a Bologna (nell’ambito dell’I-Day Festival 2012). L’attesa per la performance di Billy Armstrong e compagni è grande: oltre a mancare da tre anni dai palchi italiani, gli americani presentano i brani di ¡Uno!, atto introduttivo della trilogia che verrà pubblicata tra settembre e gennaio. Una grande sfida, l’ennesima che i Green Day hanno deciso di affrontare fregandosene dei rischi.

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di Claudia Falzone - foto: Francesco Prandoni

l 2 settembre è il gran giorno dei Green Day. A di- bella boccata di aria fresca e di puro rock and roll; ovviamente stanza di tre anni dall’ultimo tour che ha toccato suonano anche come un gigantesco vaffanculo a tutti allo stesso l’Italia - il concerto previsto all’Heineken Jammin’ momento!». Il riferimento è naturalmente allo stato attuale Festival 2010 venne annullato per maltempo - Bil- della discografia, in un momento storico in cui si fatica, lie Joe Armstrong e soci arrivano al Parco Nord di Bologna e molto, a venderne anche solo uno di album. Quale stacome headliner dell’I-Day Festival 2012, pronti a scarica- tement migliore per introdurre la nuova tripla release? re sulle decine di migliaia di fan presenti una bordata di ¡Uno!, ¡Dos! e ¡Tré! escono rispettivamente il 25 settembre, rock, compreso qualche estratto dall’imminente ¡Uno!, il 13 novembre 2012 e il 15 gennaio 2013. «Ero in cucina e primo capitolo dell’annunciata trilogia che si completerà stavo pensando a come intitolare questo mega affare di 60 pezzi. entro gennaio 2013. Una trilogia? Di questi tempi? Esat- “E se li chiamassi Uno Dos Tré?”. Mia moglie e i miei figli hantamente. Billie, Mike Dirnt e no detto che poteva funzionare. Tre Cool, ormai quarantenni Ed eccoci qui. Sulla copertina «Nessuna regola, (sono tutti e tre classe 1972... del primo disco è raffigurata semplicemente abbiamo il tempo passa anche per i la mia immagine, sul secondo sparato in ogni direzione punkettari di seconda genequella di Mike e sul terzo quella possibile per vedere cosa razione!) formano una delle di Tré». Oltre al titolo, l’intediavolo ne sarebbe uscito. pochissime band uscite dagli ro progetto è nato quasi per Ed eccoci qua con tre dischi!» anni Novanta primeggiando gioco, in seguito a lunghissiBillie Joe Armstrong nella giungla del music biz. me jam session: «Inizialmente E se sono diventati un nome pensavamo fosse una follia fare di primissimo piano nel rock mondiale lo devono al fat- due dischi in uno - ha raccontato Armstrong a Rolling Stoto che non si sono mai tirati indietro di fronte ai rischi. ne - ma dopo aver collezionato così tanto materiale un giorno Hanno sempre preferito le tortuose e pericolose strade all’improvviso ho pensato a Van Halen I, II e III, quindi... perché dell’evoluzione e della sperimentazione a quelle lineari e no?». Il primo singolo, Oh Love, è intrigante, ha un appeal scontate imboccate da altri. Ci hanno messo la faccia. radiofonico elevatissimo e a chi rivolge loro la critica per Nel vocabolario dei Green Day la parola “costruito” aver cambiato sound, Billie risponde così: «Amo il punk, ci non esiste e il modus operandi del passato è stato seguito sono cresciuto. Ma non volevamo commettere lo stesso errore di anche questa volta. «Nessuna regola, semplicemente abbiamo quelle band che preferiscono tornare alle origini. Abbiamo camsparato in ogni direzione possibile per vedere cosa diavolo ne biato il nostro suono, verso qualcosa che stia tra gli AC/DC e i sarebbe uscito. Ed eccoci qua con tre dischi!». Billie, parlando primi Beatles». Una sfida piuttosto impegnativa. a Billboard, ha detto che gli album della trilogia sono «una Ripensando alla carriera dei Green Day è facile indi-

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I biglietti dell’I-Day Festival 2012 sono in vendita presso i negozi Fnac!


LIVESTYLE

I-DAY 2012

Oltre agli headliner Green Day, all’Arena Parco Nord di Bologna – sede storica della manifestazione - sono in programma le esibizioni di altri quattro gruppi. Eccoli.

THE KOOKS

Sono stati scelti direttamente dai Green Day, che hanno indicato nel gruppo britannico un ideale atto introduttivo alla loro performance: pare ne apprezzino molto lo stile. Giunti alle luci della ribalta grazie a Naive, singolo estratto dal primo album Inside In/Inside Out (2006), i Kooks hanno pubblicato in totale tre album, l’ultimo dei quali conteneva un singolo diventato tormentone nell’estate 2011 (Junk Of The Heart). Sono giovani ma hanno già maturato uno stile perfettamente riconoscibile, mescolando diverse influenze (dagli anni ’60 alla classica, passando per l’elettronica) che trovano nella particolare vocalità di Luke Pritchard, frontman e vera anima del gruppo, il perfetto collante.

ALL TIME LOW

Vengono dagli USA e recentemente hanno suonato a Milano - l’anno scorso li abbiamo visti all’Heineken Jammin’ Festival. Nati come cover band di Blink 182 e New Found Glory, propongono un mix tra impatto del punk e melodia pop. Quattro album all’attivo, l’ultimo dei quali è Dirty Work: il singolo I Feel Like Dancing è contraddistinto dal cantato solare e ironico del frontman Alex Gaskarth: non a caso il pezzo voleva essere una parodia della musica mainstream...

ANGELS & AIRWAVES

Sono noti innanzitutto per essere l’altra band di Tom DeLonge, già chitarrista e voce dei Blink 182. Nati nel 2005, dopo il momentaneo scioglimento del vecchio gruppo di DeLonge, suonano un pop punk maturo e diretto. In seguito ai due dischi più recenti, Love (2010) e Love Part 2 (2011), gli Angels and Airwaves hanno anche realizzato un film di fantascienza che porta lo stesso titolo degli album.

SOCIAL DISTORTION

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02/09 Bologna

Tra le formazioni che partecipano all’I-Day 2012, i Social Distortion sono la più longeva. Mike Ness è l’unico membro originale del gruppo e dopo anni di silenzio, nel 2011 ha trovato nuovi compagni d’avventura e pubblicato Hard Times and Nursery Rhymes. Mike ha dimostrato di essersi lasciato alle spalle i problemi del passato, rimanendo fedele al proprio amore per il punk e registrando pezzi di pregevole fattura dopo 30 anni abbondanti di carriera.


LIVESTYLE Green Day

le fotoAY delL’I-D L su FESTIVA b.COM

ewe

onstag

COMBO MAGICO. La formazione “titolare” dei Green Day è composta da Billie Joe Armstrong, Mike Dirnt e Tree Cool. Anche se quest’ultimo è subentrato a Al Sobrante nel 1990, i tre si possono considerare a tutti gli effetti come membri fondatori della band. In tour, i Green Day si avvolgono di qualche turnista. Negli ultimi anni hanno suonato con loro Jason White (chitarra), Jason Freese (tastiere e fiati) e Jeff Matika (chitarra).

viduare un’altra trilogia, anche se è possibile farlo solo Al successo planetario di Dookie, seguono Insomniac monocromia, si ama o si odia, ma non c’è dubbio che abadesso, a posteriori. Ci sono stati tre momenti fondamen- (1995) e Nimrod (1997), nei quali si intuisce la voglia di bia consacrato i Green Day nel mondo degli adulti. tali nella carriera degli americani, coincisi con altrettanti battere nuove strade, soprattutto dai singoli Redundant e La pubblicazione delle raccolte International Superhits album che hanno segnato per sempre il loro destino. In- Good Riddance (Time Of Your Life). Warning (2000) scombi- (2001) e Shenanigans (2002) non è altro che un espediente nanzitutto l’uscita di Dookie. Dopo 39/Smooth e Kerplunk, na del tutto le carte in tavola e rivoluziona totalmente il che consente ai Green Day di lavorare a quello che sarebBillie, Mike e Tré Cool hanno la possibilità firmare il pri- sound dei Green Day, che ormai non sono più il classico be diventato un pezzo fondamentale della loro carriera: mo contratto con una major. Siamo nel 1994 e l’etichetta è trio che suona punk adolescenziale, ma qualcosa di più American Idiot. Un lavoro che s’ispira idealmente a Tomla Reprise Records, controllata della Warner. Una grande vasto ed elaborato. La critica è spaccata in due: c’è chi si my degli Who e Zen Arcade degli Hüsker Dü. Una vera svolta per la carriera del gruppo ma anche un rischio visto prostra osannando la nuova anima del gruppo, dichiara- e propria opera rock con canzoni collegate fra loro per il background da cui veniva. Se da una parte, raccontare la storia di Jimmy, un giovane infatti, la possibilità di firmare con una major americano come tanti altri che ce l’ha col «Amo il punk, ma non volevamo commettere avrebbe fornito ai tre musicisti mezzi maggiomondo e si ribella a tutto ciò che lo circonl’errore delle band che tornano alle origini. ri per farsi conoscere e diventare popolari, al da, finendo però anche nei guai. Il disco è Il nostro suono è cambiato verso qualcosa punto da diventare mainstream nell’airplay anche un modo per attaccare la realtà che che sta tra gli AC/DC e i primi Beatles» d’Oltreoceano, dall’altra gravava su di loro gli Stati Uniti attraversano in quel periodo Billie Joe Armstrong l’accusa di “venduti”, una condanna a morte turbolento, soprattutto a causa di George nel punk. Il trio pagherà la scelta con l’allonW. Bush (è lui l’americano idiota, appunto). tanamento di gran parte del seguito della prima ora, ma tamente rock e ispirata, e c’è chi boccia totalmente il di- Un doppio rischio: concept album e critiche severe al Prequel contratto, tanto desiderato, si trasforma in una bom- sco, avanzando l’ipotesi dell’inizio della fase discendente sidente - non tutti i fan dei Green Day sono democratici ba a mano per i Green Day. Billie Joe Armstrong è torna- nella parabola della band. La verità è che la scelta stilisti- (nel senso del partito). Quel disco è una nuova consacrato su quella scelta in occasione di un’intervista rilasciata ca di Billie, Mike Dirnt e Tre Cool rappresenta il secondo zione: 14 milioni di copie vendute e molti riconoscimenti alla rivista Spin qualche anno dopo: «Dovevo decidere tra il momento di svolta. I ragazzi di Berkeley sentono l’esigen- ottenuti, tra cui anche un Grammy Award per Boulevard più grande successo nel mondo e il più grande fallimento. Così za di rinnovarsi, esprimendo la loro crescita individuale Of Broken Dreams. Nel 2009 arriva anche un musical con non ho fatto altro che tornare sulla mia bici e andare avanti». e musicale. La canzone simbolo è sicuramente Minority, la stessa trama del disco omonimo, con tanto di colonna Insieme a Rob Cavallo, in sole tre settimane, la band regi- dal ritmo accattivante e orecchiabile che però contiene al sonora che contiene anche alcuni brani estratti dal successtra Dookie. Il risultato è quello che tutti conosciamo: un suo interno un invito importante: essere individui che ra- sivo 21st Century Breakdown (21 Guns e Know Your Enemy), album punk schietto e orecchiabile, 15 milioni di copie gionano con la propria testa e non persone che si unifor- album che proseguirà il discorso del predecessore ma si vendute in tutto il mondo grazie a singoli bomba come mano alla massa accantonando le proprie idee. Warning è gioverà fondamentalmente della luce ancora riflessa da Basket Case, When I Come Around e Welcome To Paradise. un lavoro controverso che può essere tacciato per la sua quel lavoro.

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ROCK’N’FASHION

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Semplici piaceri

el periodo estivo è sempre un po’ spiazzante entrare nei negozi, la visuale che ci si staglia davanti è quasi paradossale. Da una parte, un tripudio di ripiani, stand, cestoni e qualsiasi tipo di supporto utile che mettono in mostra con cartelli sgargianti occasioni e sconti che danno la possibilità di concedersi qualcosa in più da mettere in valigia per le vacanze, proponendo capi estivi o che si spingono al massimo alle mezze stagioni. Nonostante zelanti commessi si prodighino ad ogni ora, generalmente regna sovrano il caos: i vestiti vengono guardati, rivoltati, presi ed appesi in continuazione e le

persone cercano di accaparrarsi con ogni mezzo quello che hanno adocchiato, scrutando se gli avversari hanno in mano qualcosa di allettante. In questi casi vale tutto e mollare inavvertitamente la presa può essere fatale. Dileguandosi in questo marasma si può incappare in zone molto più tranquille, che si aprono come le radure in mezzo ai boschi, in cui tutto è governato dall’ordine. è un po’ come mettere a confronto l’atmosfera di un mercato rionale e quella di una boutique. Si spera sempre di poter trovare qualcosa anche da queste parti, ma si è quasi subito riportati alla dura realtà: siamo negli spazi dedicati

alle nuove collezioni, quelle rigorosamente non in saldo. In un nano secondo siamo catapultati da costumi, abitini succinti e sandali tutti colori e leggerezza a cappottini, pantaloni lunghi e scarpe nelle tonalità del marrone, nero e blu. Ci attendono per il rientro e ci ricordano che dovremo rientrare nei ranghi, in quella quotidianità che tanto bistrattiamo durante l’anno ma che è la nostra dimensione naturale come ci ricorda il protagonista di Man Of Simple Pleasures dei Kasabian che canticchia «I’ll stay, listen to my favourite tunes, that’s where I belong. You won’t take me for a ride!». (F.V.)

Rayban: Wayfarer pieghevole è stato ri-editato mantenendo tutti i tratti iconici e simbolici che lo caratterizzano, diventando maneggevole e confortevole, € 140,20

Pepe Jeans: camicia a quadri, € 95

Timberland: sneaker in pelle con innovativa soletta interna Anti-Fatigue e suola realizzata con il 42% di gomma riciclata, € 120 Levi’s: jeans slim Fit, tapered leg 508 Levi’s Red Tab Men’s Collection, € 102 Eastpak by Wood Wood: zaino in canvas con fibbie in cuoio naturale e fondo in suede, € 220

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ROCK’N’FASHION

MEGAHIT. Nell’ultimo disco dei Kasabian (Velociraptor, 2011) ci sono due brani perfetti per l’airplay radiofonico: Goodbye Kiss e Man Of Simple Pleasures. Il primo è diventato una hit nella parte iniziale dell’estate, il secondo è destinato allo stesso risulato, magari a settembre. Scommettiamo?

Wrangler: shorts Jay cimosati, € 90

Philipp Plein: borsa in suede nera, con maxi teschio in Crystallized Swarovski Elements e tracolla a catena. Annarita N: sneaker alte in cotone effetto used con borchie, € 165 French Connection: canotta in cotone nero con borchie dorate applicate, € 75 Kenzo Eyewear: occhiali da sole con montatura tonda, realizzata in acetato, decorata con borchiette dorate, € 299

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WHAT’S NEW Musica

aLTRO CHE TEENAGE ICON!

In molti sono rimasti folgorati dal loro esordio, in cui brillavano singoli come If You Wanna. Ora i Vaccines sono tornati per sorprendere la scena indie mondiale con un disco decisamente maturo. di Marcello Marabotti

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on il loro album di debutto, What Did You Expect From The Vaccines? (che ricorda un po’ Il sorprendente album d'esordio dei Cani), la band inglese aveva vinto gli NME Awards ed era stata nominata dalla stessa rivista britannica come uno dei gruppi da tenere d’occhio, indicandoli come eredi del brit pop consacrato da gruppi come Blur e Oasis. Ma non solo, perché nell’esaltazione di stampa e critica, furono tirati in ballo persino nomi altisonanti come quello dei Ramones. Dopo l’ubriacatura mediatica, alimentata dai sold out dei loro concerti in madrepatria (a Londra, tra il pubblico, si sedettero anche Alex Kapranos dei Franz Ferdinand e Marcus Mumford dei Mumford and Sons), ora i Vaccines si trovano alla prova della verità con il loro secondo album. Come dopo una mareggiata, i quattro (Arni Arnason al basso, Freddie Cowan chitarra e voce, Pete Robertson alla batteria e Justin Young voce e chitarra) si sono ritrovati con nuovo materiale, fatto di suoni lasciati dal primo lavoro e una sfida da portare a termine ad un anno di distanza dal disco d’esordio. Un’opportunità che la band ha sfruttato appieno, grazie anche alla collaborazione di Ethan Johns come producer (già al lavoro con Kings of Leon, Laura Marling e Tom Jones). Come ci ha raccontato il bassista Arni Hjovar (l’intervista completa la potete trovare a pag. 23), «mettere insieme questo disco insieme a Ethan è stata una grandissima esperienza, perché di ogni canzone ha individuato gli elementi chiave, per poi rielaborarli e miscelarli in modo che il risultato li esaltasse». Ed ecco quindi

Come Of Age, undici inediti di grande livello che anche musicalmente denotano una maturazione forte da parte della band, capace di creare un suono diverso che mantiene il lato catchy del primo lavoro (a partire dal singolo No Hope, passando per Weirdo, uno dei pezzi

migliori dell’intero disco) portandolo ad un livello che forse in pochi si sarebbero aspettati per un gruppo al secondo disco. Un lavoro che mette in chiaro come i Vaccines non siano una meteora da ammirare, ma una certezza da ascoltare e apprezzare.

The Vaccines Come Of Age (Sony)

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Il Cile

Alanis Morissette

Maxïmo Park

(Universal)

(Collective Sounds)

(V2 Records)

Siamo morti a vent’anni

HHH di Daniele Salomone

Chi è il Cile? Lorenzo Cilembrini, aretino di 30 anni. Si comincia a parlare di lui dopo la collaborazione con i Negrita, suoi conterranei e grandi sponsor, per i testi di Dannato vivere. Poi il primo singolo, Cemento Armato, che supera un milione di views su YouTube (oggi le canzoni si guardano), la collaborazione con i Club Dogo e le apparizioni su prestigiosi palchi come MTV Days e HJF. Ora il disco, prodotto da una major - cosa rara per un emergente, oggi. Perchè tutto questo movimento intorno a lui? Perché nelle sue canzoni ci sono testi che raccontano meglio di qualunque giornalista o commentatore da quattro soldi il disagio delle generazioni fottute da questa maledetta crisi. Il realismo del Cile si spinge fino all’autoflagellazione («La più grande guerra che ha perso la mia generazione è quella con sé stessa», canta ne Il mio incantesimo) e trova un qualche riparo solo nell’ironia. È già tutto nel titolo dell’album: spietato e divertente. I trentenni non hanno più tempo per i sogni, sono troppo occupati a capire cosa diavolo gli succede intorno. Per questo sono già morti a vent’anni. Gli artisti diventano importanti quando intercettano l’urgenza espressiva di una generazione definendone il linguaggio. Il lavoro del Cile ha questo potenziale. Mezza stella in meno solo perché mi aspettavo suoni più freschi. Ma è comunque tempo di resuscitare.

Havoc And Bright Lights

HHH di Massimo Longoni

A volte staccare la spina è il miglior modo per ricaricare le batterie. L’ultimo album di Alanis Morissette risaliva ormai a 4 anni fa. Poi qualche esperienza di recitazione ma soprattutto il matrimonio con il rapper Mario “MC Souleye” Treadway e la nascita della prima figlia, Ever Imre. Un momento di grazia che per Alanis, abituata a dare il meglio di sé quando si tratta di trasformare in musica la rabbia, poteva significare imborghesimento. E invece nel 2012 Alanis è ancora pronta a scatenare il caos con Havoc And Bright Lights. Al suo fianco c’è ancora il produttore Guy Sigsworth, con cui aveva collaborato nel precedente Flavors Of Entanglement. La sintonia tra i due si è affinata generando un felice equilibrio tra attitudine rock e arrangiamenti moderni. Elettronica, loop e beat sintetici si sposano così a chitarre taglienti senza pestarsi i piedi in brani che hanno il loro punto di forza in cori trascinanti e contagiosi. Che si tratti di atmosfere gioiose (il singolo Guardian, Empathy) o più darkeggianti (Celebrity, Spiral), in Havoc And Bright Lights torna quella caratteristica alternanza tra momenti intimi e improvvise esplosioni di energia che hanno fatto la fortuna della prima Alanis. Una cornice musicale adeguata a testi che trattano con piglio arguto e profondità i temi che più stanno a cuore alla Morissette, dalla spiritualità alla politica, in un continuo passaggio tra micro e macrocosmo.

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The National Health

HHH di Marcello Marabotti

Se il tuo nome arriva dal Maximo Gomez Park, il luogo d’incontro dei rivoluzionari cubani all’Havana, non puoi essere un progetto che ha poco da dire. E se, dopo aver iniziato suonando musica d’avanguardia strumentale, quando decidi di fare sul serio, in piena rivoluzione indie, il tuo primo disco (A Certain Trigger) viene premiato con il Mercury Prize come miglior album, allora sei un predestinato. A distanza di sette anni e due dischi pubblicati con alterni successi, però, lo scenario è cambiato. Perché il dubbio che i Maxïmo Park non possano fare quel passo che li consacri sta diventando una convinzione, come se fossero rimasti schiacciati dal successo del primo album. Quindi, il quarto lavoro in studio, The National Healt, rappresenta un crocevia per la storia del gruppo. Il leader, Paul Smith, dopo l’esperienza solista del 2010, è tornato carico di idee e sensazioni. «Il disco vuole riprendere le redini del nostro futuro, in un momento in cui il mondo sta perdendo il controllo. Non vogliamo parlare per tutti, ma lasciare un messaggio importante: prendetevi cura di voi stessi». L’intento è nobile, l’album si fa ascoltare, ha pezzi come Hips And Lips e Reluctant Love che riportano alla mente l’ispirazione dei giorni migliori, ma è distante dall’essere una prova memorabile.


WHAT’S NEW Musica

Serj Tankian

Two Door Cinema Club

(Serjical Strike Records)

(Kitsunè)

Harakiri

HHHH

HHH di Guido Amari

di Marcello Marabotti

Tankian è uno dei pochi artisti che ha qualcosa da dire in ogni canzone, in ogni album, riuscendo a cambiarne ogni volta l’impronta musicale. Nel suo primo disco solista, dopo la separazione dai System Of A Down, andava dritto al cuore dei problemi dell’America (nel video di Empty Walls, chiaro è il riferimento ai fatti che hanno coinvolto l’esercito americano in Iraq e Afghanistan) con sonorità heavy e progressive metal. Con Imperfect Harmonies, suo secondo album, cambiava tutto: suoni elettronici e sinfonici, la cui influenza veniva dall’esperienza di Elect The Dead Symphony del 2009 (nella quale Serj rivisita grazie all’Auckland Philharmonia Orchestra il suo primo album). Ora, con Harakiri, presenta il suicidio culturale e sociale del mondo attraverso i suoi occhi, le sue sensazioni e la sua musica, spostando ancora una volta il tiro. Qui Tankian ritorna all’hard rock, mescolando, però, atmosfere mediorientali (come Ching Chime) e qualche accenno punk (soprattutto in Cornucopia e Figure It Out). Sorprende Serj, perché con questo lavoro riesce cogliere un aspetto cruciale dei nostri giorni: siamo giunti al punto in cui non possiamo reggere oltre questo stile di vita alienante. Forse, il vero Harakiri è non ascoltare questo disco.

Era bastato poco, un paio d’anni fa, per accorgersi della caratura indie pop dei Two Door Cinema Club, quartetto nord irlandese con il vizietto del dancefloor, capace di impressionare con un bel debutto, Tourist History, affidato alle sapienti mani di Philippe Zdar dei Motorbass. Il risultato finale è stato un disco con ben cinque singoli, parecchie apparizioni nel mercato americano e un bel carico di aspettative per il sophomore album, quello che solitamente viene definito della consacrazione. A produrre Beacon, questo il titolo designato, è stato chiamato l’esperto Jacknife Lee, già all’opera con Kasabian e molti altri, perfetto per i suoni puliti e intriganti del terzetto. Pur senza introdurre sostanziali novità nell’impianto sonoro, il lavoro sposta l’asse della musica più verso il mondo pop, lasciando da parte le piste da ballo, anche se siamo certi che la doppietta d’apertura, Next Year e Handshake, farà furore nelle playlist di ogni dj aperto a certe sonorità. Non tutto però è all’insegna del frivolo e i Two Door Cinema Club mostrano di avere anche altre frecce al proprio arco, tra atmosfere più rilassate e melanconiche - vedi la bella Sun - e certe suggestioni anni Ottanta che non guastano di certo (Someday).

La playlist dei brani più ascoltati a luglio dalla redazione di Onstage (in ordine rigorosamente casuale).

Ants Marching

Under the Table and Dreaming (1994)

Dopo l’ottimo Silent Alarm, il quarto disco dei Bloc Party era attesissimo. Four è un lavoro maturo, ma non brillante. di Emanuele Mancini

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Dave Matthews Band

GIà FINITA LA FESTA? arebbe stato un peccato se le voci riguardo lo scioglimento dei Bloc Party fossero risultate fondate. Niente di drammatico, certo, ma sin dal loro esordio sono stati uno dei miei gruppi preferiti di tutta l’ondata del nuovo garage e della scena nu-rave inglese; mi dispiaceva l’idea di averli persi per strada così presto. Ho ascoltato a ripetizione il loro primo disco, Silent Alarm, dei successivi ho apprezzato lo slancio alla sperimentazione, anche se con risultati sempre più deludenti. Nonostante tutto e con il giusto distacco, continuavo a fare il tifo. Le voci erano solo gossip e lasciata la Wichita per la French Kiss, tornano finalmente i Bloc Party con il loro quarto disco, didascalicamente intitolato Four. La differenza principale con il loro pre-

HOT

Beacon

cedente lavoro è l’abbandono quasi totale dell’elettronica, della post produzione, delle sovraincisioni: sembra registrato in presa diretta, con i ragazzi finalmente tornati a picchiare su tamburi e chitarre. La seconda, un particolare incattivimento stilistico: se in passato citavano Philip Glass fra le loro influenze, stavolta potrebbero nominare tranquillamente i Pantera o gli Anthrax, assoli di tapping e shredding inclusi. La terza e ultima: la maggiore consapevolezza vocale di Kele e l’utilizzo pop della voce, sparata forte e chiara, con strofe e ritornelli ben distinguibili. Il risultato? Un parziale ritorno al passato, con più mestiere, pochi momenti azzeccati (Octopus, The Healing) qualche episodio divertente (Real Talk, Truth) ma niente di veramente imprescindibile.

GOGOL BORDELLO

Immigrant Punk

Gypsy Punks: Underdog World Strike (2005)

Foo Fighters

The Pretender

Echoes, Silence, Patience & Grace (2007)

The Verve

Bitter Sweet Symphony Urban Hymns (1997)

Miles Davis

Sanctuary

Bitches Brew (1970)

led zeppelin

Immigrant Song Led Zeppelin III (1970)

Sting

Mad About You (...All This Time, 2001)

Green day

Jesus of Suburbia American Idiot (2004)

David Gray

Draw The Line Draw The Line (2009)

Bloc Party Four

The Killers

HHHHH

Hot Fuss (2004)

Mr. Brightside

(French Kiss)

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WHAT’S NEW

Cinema - Videogames

Il Cavaliere Oscuro - il ritorno

I Mercenari 2

USA, 2012, 165 min.

USA, 2012, 102 min.

Cast: Christian Bale, Gary Oldman, Morgan Freeman, Michael Caine, Anne Hathaway, Tom Hardy, Joseph Gordon-Levitt, Marion Cotillard

Cast: Sylvester Stallone, Jason Statham, Arnold Schwarzenegger, Bruce Willis, Jean-Claude Van Damme, Chuck Norris...

Con le voci italiane di: Ale e Franz

di Simon West

critica pubblico

di Christopher Nolan

critica pubblico

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ono passati otto anni da quando Batman è svanito nella notte, trasformandosi in quell’istante da eroe a fuggiasco. Per un po’ di tempo l’attività criminale a Gotham City è stata schiacciata dalla legge anti crimine del defunto procuratore Harvey Dent. Un’abilissima ladra con uno strano piano in mente e l’arrivo di un terrorista mascherato chiamato Bane, portano però Bruce Wayne a uscire dal suo esi-

critica pubblico

Gli Expendables sono tornati e questa volta la loro missione è personale. Dopo che Tool (Mickey Rourke), cuore a anima del gruppo di mercenari, è stato ucciso in missione, i suoi compagni hanno giurato di vendicarlo. Ma non sono gli unici. Anche Fiona, la giovane e ribelle figlia di Tool, ha deciso di imbarcarsi in una missione personale per vendicare la morte del padre. Le cose si complicano quando la ragazza viene catturata e tenuta in ostaggio da un feroce dittatore. (A.B.)

lio auto-imposto. La polizia non può nulla di fronte alla forza e all’astuzia di Bane che mette a ferro e fuoco la città. Ma anche se indossa nuovamente maschera e mantello, Batman potrebbe non essere sufficiente a fermare l’imminente apocalisse per gli abitanti di Gotham. Questo film completa la trilogia di Nolan sull’eroe della DC Comics. Per il regista l’avventura con il Cavaliere Oscuro si ferma qui. (Antonio Bracco)

Spec Ops: The Line (Yager Development)

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HHHH Nel contesto post-apocalittico di una Dubai sommersa da tempeste di sabbia, gli Stati Uniti decidono di inviare degli aiuti alla popolazione araba. Purtroppo la follia ha la meglio: bande di sciacalli rendono l’intervento militare impossibile, e così la spedizione viene annullata. Un battaglione americano decide però di rimanere sul posto, finendo presto disperso: l’obiettivo è recuperare il capitano John Konrad e i suoi soldati. Forte di una trama estremamente cruda e affascinante fin dal primo frame, Spec Ops: The Line si presenta come uno shooter in terza persona, con uno stile di copertura alla Gears Of War e interessanti implementazioni distintive: convincono in particolare la possibilità di impartire ordini alla squadra e lo sfruttamento intelligente della sabbia in alcune situazioni di gioco. (Marco Rigamonti)

ONSTAGE

USA, 2012, 93 min.

di Eric Darnell, Tom McGrath, Conrad Vernon

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Nel terzo capitolo della milionaria saga di Madagascar, Alex, Marty, Gloria e Melman sono estremamente determinati a tornare a New York, nel loro Zoo di Central Park. Lasciata alle spalle l’Africa, prendono una deviazione e riemergono in Europa. Con la polizia alle calcagna gli animali trovano la perfetta copertura in un circo itinerante, ma non possono aggregarsi senza un buon numero circense da offrire al pubblico. Ed è qui che scoprono di avere talenti di cui erano all’insaputa loro stessi. In 3D. (A.B.)

The Elder Scrolls V: Dawnguard

The Amazing Spider-Man

Disponibile per: Xbox 360 Genere: RPG

Disponibile per: PS3, Xbox 360, 3DS, NDS Genere: Action

(Bethesda)

Disponibile per: Xbox 360, PS3 Genere: Action

Madagascar 3: ricercati in Europa

HHHH Se fate parte di quella schiera di giocatori che avevano cerchiato in rosso sul calendario la data 11/11/11 aspettando trepidanti l’uscita dell’ultimo Elder Scrolls (lo spettacolare Skyrim), fiondatevi nel marketplace: è finalmente disponibile la prima espansione, Dawnguard. Quasi 40 quest aggiuntive accompagnate da nuove armi, creature e parole del potere per un’esperienza appagante, che vi renderà arbitri dell’eterna lotta tra vampiri e licantropi. Ora solo per Xbox-360; presto (si spera) anche per PS3. (M.R.)

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(Beenox)

HHH Quasi in contemporanea con l’uscita del film, ecco l’annunciata trasposizione videoludica di The Amazing Spider-Man, che si concentra sugli eventi successivi alla trama del blockbuster. Con un sistema di combattimenti che ricorda molto da vicino quello dei recenti titoli Rocksteady (Batman: Arkham Asylum e Arkham City) e un’impostazione free-roaming con tanto di side-quests, le avventure del supereroe intrattengono e divertono, senza però eccellere in ambito tecnico o scenico. (M.R.)


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COMINGSOON settembre

I biglietti dell’Italia Loves Emilia sono in vendita presso i negozi Fnac!

Italia Loves Emilia

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voglia di dare un aiuto. Numerosissimi si sono messi a disposizione per distribuire i pasti, intrattenere i bambini nei campi allestiti per dare ricovero a chi ha perso la casa, aiutare nella ricostruzione, dare una speranza a chi non l’ha più o fa fatica a ritrovarla. Tante anche le iniziative e le modalità per fare qualcosa di concreto da casa: dall’acquisto del parmigiano reggiano dei caseifici andati distrutti, ai progetti speciali di alcuni supermercati che devolvono parte dei guadagni ottenuti dalla vendita di determinati prodotti, alle donazioni dirette. Ed è da un po’, che se n’è aggiunta un’altra, il concerto Italia Loves Emilia programmato per il 22 settembre al Campovolo di Reggio Emilia. Sul palco (come è già accaduto per quello organizzato dagli artisti emiliani il 25 giugno a Bologna), 14 cantanti che hanno deciso di dare il loro contributo in questo modo, rinunciando al compenso e offrendo la possibilità a quanti lo desiderano di compiere un gesto di solidarietà e contemporaneamente assistere ad un

grande spettacolo spendendo soli 25 euro - interamente devolute alla ricostruzione delle zone terremotate. Biagio Antonacci, Claudio Baglioni, Elisa, Tiziano Ferro, Giorgia, Lorenzo Jovanotti, Ligabue, Litfiba, Fiorella Mannoia, Negramaro, Nomadi, Laura Pausini, Renato Zero e Zucchero. Questi i big che con la loro voce e la loro musica uniranno le migliaia di persone che accorreranno al campo di volo e, idealmente, tutti gli Italiani in un caloroso abbraccio di solidarietà. Unico grande (e discusso) assente, Vasco Rossi, che inizialmente ha declinato l’invito di Ligabue a partecipare. Ma poi, a fine luglio, ha prospettato l’eventualità di una breve incursione last minute pubblicando un significativo post su Facebook «Caro giovane Liga,  non prendo impegni a lungo termine... Ma tu tieni pronta una chitarra».  è vero che davanti a eventi del genere si torna a sentirsi piccoli e impotenti, ma è uniti, tutti insieme che si può fare la differenza. (F.V.)

06/09 Cuneo 14/09 Pistoia

02/09 Govone (CN) 14/09 Marostica (VI)

» Norah Jones 17/09 Roma 18/09 Milano

23/09 Firenze 25/09 Bologna 26/09 Codroipo (UD)

» Giorgia 14/09 Verona » J-Ax 07/09 Pavia 14/09 Albese (CO)

» Modà 16/09 Verona

» Noemi 05/09 Reggio Emilia

» Subsonica 07/09 Legnano (MI) 08/09 Reggio Emilia 09/09 Treviso

© Alessio Pizzicannella

La paura ti si piazza dentro e resti in balia degli eventi. Non c’è nessuno che possa rassicurati. Si guarda allo storico, si cerca di fare un quadro ma alla fine diranno sempre che si tratta di un’anomalia e che non si può prevedere un bel niente. Ci si sente piccolissimi». Queste le parole di Luciano Ligabue all’indomani della seconda scossa di terremoto che ha fatto tremare l’Emilia, la sua terra, il 29 maggio. Dichiarazioni che fanno intuire le sensazioni e i sentimenti di chi questo dramma l’ha vissuto in prima persona e che, unite alle tante immagini trasmesse dai vari organi di informazione, aprono delle voragini, ma questa volta non più nel suolo, ma dentro di noi, che restiamo attoniti davanti a tante storie spazzate via in pochi secondi. Potremmo esserci stati noi al loro posto, bastava nascere o trovarsi a vivere per qualsiasi motivo in quelle zone. Accanto a tanta partecipazione emotiva, come per fortuna accade spesso davanti a tragedie simili, anche tanta

» Alessandro Mannarino 14/09 Verona » Bud Spencer Blues Explosion 01/09 Almenno (BG) 15/09 Pistoia » Emma 08/09 Catania 10/09 Cerisano (CS) 15/09 Matera 17/09 Mirabella Eclano (AV) 22/09 Moncalieri (TO)

» Bugo 01/09 Cerignola (FG) 07/09 Teramo 09/09 Milano » Bush 04/09 Roma 05/09 Milano » Fiorella Mannoia 03/09 Verona 09/09 Carrara (MS) » Giardini di Mirò 01/09 Cles (TN)

» Leonard Cohen 24/09 Verona » Francesco De Gregori 01/09 Ravenna

ONSTAGE

» Negrita 01/09 Pisa 07/09 Milano » Nina Zilli 01/09 Molfetta (BA) 03/09 Cerisano (CS) 07/09 Verona 15/09 Varazze (SV)

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AGOSTO

» Pino Daniele 18/09 Molfetta (BA) » Afterhours 08/09 Treviso » Radiohead 22/09 Roma

» FLOGGING MOLLY 04/09 Bologna » SOULFLY 22/09 Cesena (FC) 23/09 Roncade (TV)



Onstage Magazine agosto 2012