Page 1

1

GIOVEDÌ 21 FEBBRAIO 2013 – ANNO I N. 2

La primavera quest’anno inizia a Firenze La notte tra il 26 e il 27 Maggio 1993 una Fiat Fiorino imbottita di esplosivo viene fatta esplodere in via dei Georgofili all'angolo con via Lambertasca creando un cratere di 3 metri di diametro e 2 di profondità. L’esplosione provoca danni irreparabili agli edifici circostanti. Cinque sono le vittime innocenti di quella strage di chiara matrice mafiosa. La corte di Cassazione nel 2002 condanna all’ergastolo quindici esponenti di cosa nostra ritenuti i mandanti ed esecutori della strage. L’attentato rientrerebbe nel progetto stragista mafioso di quegli anni che, secondo Giovanni Brusca, sarebbe una feroce risposta del Clan dei Corleonesi all’applicazione dell’articolo 41 bis, che avrebbe consentito al Ministro della Giustizia di sospendere per gravi motivi di ordine e sicurezza pubblica le regole di “trattamento” e gli istituti dell'ordinamento.

sfileranno per le strade del capoluogo toscano. Cinque giorni dopo ricorderemo le vittime anche a Ivrea, alle 17:30 un corteo partirà dai Giardini pubblici con destinazione il municipio del comune dove avverrà la lettura dei nomi.

Le vittime sono Angela Fiume, custode dell'Accademia, il marito Fabrizio Nencioni e le due figlie, Caterina e Nadia. Al numero civico 3 perde la vita Dario Capolicchio, studente universitario della facoltà di Architettura. Questi sono alcuni degli oltre 900 nomi che verranno ricordati quest’anno a Firenze durante la diciottesima “Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”. Il presidio Domenico Noviello sarà presente il 16 Marzo insieme a migliaia di altri ragazzi che da tutta Italia

Oggi, dopo vent’anni dalla strage di Via dei Georgofili sbocciano i fiori dell’impegno e della corresponsabilità.


2

Metti a fuoco il tuo impegno. 100 Scatti contro le mafie Parte la II edizione del concorso “100 Scatti contro le mafie” che mira a coinvolgere appassionati di fotografia della Regione Piemonte in vista della XVII Giornata della Memoria e dell’Impegno, il 21 Marzo 2013, in ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie. Il tema da interpretare questa volta è la diversità. Il concorso inizia il 1 Febbraio 2013 e le foto in formato digitale dovranno essere presentate entro la mezzanotte del 3 Marzo 2013 in formato JPG all’indirizzo libera100scatti@gmail.com, previa iscrizione al concorso da effettuare online all’indirizzo http://ivrea.liberapiemonte.it/100scatti. La giuria, formata dal Sindaco di Ivrea Carlo Della Pepa, l’artista e musicista Fabrizio Zanotti, l’affermato fotografo freelance Federico Bernini e Luca Genovese, ricercatore e fotografo per passione, sceglierà i 3 scatti più belli. Tutti gli scatti saranno raccolti in una mostra che verrà presentata il 21 marzo 2013 in vista della lettura dei nomi delle vittime innocenti

di tutte le mafie e che diventerà permanente all’Albero della Speranza in via Arduino 41.

Pronti…partenza…click!!


3

Senza corruzione, Riparte il Futuro. Si è conclusa il 20 febbraio la campagna, promossa da Libera e dal Gruppo Abele “Riparte il futuro”, due giorni prima del silenzio elettorale, ed ha visto una grande partecipazione sia da parte della società civile sia da parte dei candidati alle elezioni del 24 e 25 febbraio. Sono stati, infatti, 140.000 i cittadini che hanno aderito alla campagna con la loro sottoscrizione e oltre 850 le “candidature trasparenti”. Ma cosa significa “candidatura trasparente”? La corruzione è uno dei motivi principali per cui il futuro dell’Italia è bloccato nell’incertezza. Pochi paesi dell’Unione Europea vivono il problema in maniera così acuta (ci seguono solo Grecia e Bulgaria). Si tratta di un male profondo, fra le cause della disoccupazione, della crisi economica, dei disservizi del settore pubblico, degli sprechi e delle ineguaglianze sociali. Partendo dal presupposto che la corruzione è il veleno sotterraneo che blocca il futuro del nostro Paese con costi stimati di 60 miliardi di euro all’anno (Corte dei Conti); la campagna si è posta come obiettivo quello di chiedere ai nostri rappresentanti in Parlamento di far diventare la trasparenza una condizione e non una concessione. In particolare, ad ogni candidato, è stato chiesto di far propri cinque impegni stringenti come inserire nella propria campagna elettorale la promessa di continuare il rafforzamento della legge anticorruzione (in particolare modificando la

norma sullo scambio elettorale politicomafioso entro i primi cento giorni di attività parlamentare); pubblicare il proprio Curriculum Vitae con indicati tutti gli incarichi professionali ricoperti; dichiarare la propria situazione giudiziaria; pubblicare la propria condizione patrimoniale e reddituale; infine, dichiarare potenziali conflitti di interesse personali e mediati, ovvero riguardanti congiunti e familiari. La “candidatura trasparente” è quella che accetta, sottoscrive e s’impegna a rispettare questi cinque punti nella sua futura attività parlamentare, rendendo quindi conto al cittadino del suo operato e delle sue scelte.

Come ha sostenuto Don Luigi Ciotti in questi giorni: “Firmiamo per non essere cittadini a intermittenza che rispondono soltanto in momenti di grande emotività. Dobbiamo metterci in gioco noi e chiedere di mettersi in gioco a chi si è candidato per creare insieme un nuovo patto. La lotta alla corruzione – e non solo alla corruzione – ha bisogno di graffiare le coscienze degli uni e degli altri in modo chiaro, pulito e trasparente. È un atto di democrazia.”


4

Un tappo per Cascina Graziella “Cascina Graziella” è un bene confiscato a Francesco Pace, imprenditore originario di Paceco (successore di Vincenzo Virga, luogotenente di Bernardo Provenzano), e si trova a Moncalvo d’Asti, frazione santa Maria. È dedicato a Graziella Campagna, una giovane siciliana finita per caso nel mirino della mafia. Graziella lavorava in una lavanderia a Villafranca Tirrena, e per caso trovò negli indumenti di un uomo, l’ingegner Cannata, un documento in cui veniva rivelata la sua identità: si trattava di Gerlando Alberti jr, nipote latitante del boss Gerlando Alberti senior. La giovane siciliana “commise l’errore” di entrare in possesso di questa informazione, e di conseguenza fu uccisa. Il processo relativo al suo omicidio è ancora in corso. Il bene fu confiscato nel 1996 e assegnato a scopi sociali nel 2004 al Comune di Moncalvo. È stato inaugurato due anni fa, alla presenza dei fratelli Campagna, giunti appositamente dalla Sicilia. Si compone della cascina, di un fienile, di un capannone e di circa cinquemila ettari di terreno. È stato affidato all’associazione Rinascita, e sarà fulcro di progetti tutti in rosa (Progetto Ri-nascita donne), che coinvolgeranno i servizi sociali e sanitari locali. Cascina Graziella diventerà un centro socioassistenziale, in cui saranno ospitate donne vittime di dipendenze (alcol, droga, gioco) e di abusi. In prospettiva, nascerà nel bene confiscato una cooperativa di lavoro in cui saranno impiegate le donne residenti. L’ampia disponibilità di spazi permetterà di ospitare anche un presidio di Libera.

Per la realizzazione di questo progetto è però necessaria la ristrutturazione del casolare ed è per questo motivo che l’associazione LIBERA, all’interno del “Progetto etico” promosso dall’azienda Amorim Cork Italia, attiva nel mercato del sughero, si propone la raccolta di quanti più tappi di sughero possibile. Per questo motivo, noi del Presidio Domenico Noviello di Ivrea, assieme al Coordinamento e alla rete di associazioni che attorno ad esso gravitano, invitiamo tutti sul territorio a raccogliere i tappi di sughero e ad aiutare in questo modo le donne e “Cascina Graziella”. Sono già molte le persone e i locali che hanno aderito alla campagna di raccolta tappi e che sostengono il progetto anche sul nostro territorio. In particolare vorremmo ringraziare l’Associazione Aranceri Mercenari, Cascina Bedria, il Ristorante La Conca Verde, La Nuit Bar di Donnas, La Travà di Scarmagno, la Locanda del Panigaccio, Ferrando Vini, Cantine Morbelli e Cossavella Bar. Vorremmo inoltre invitare tutti coloro che non l’avessero ancora fatto a portare i propri tappi di sughero nella sede di Libera in Via Arduino 41 a Ivrea.


5

che sempre di più sta prendendo piede e alla musica libera hanno affiancato l'impiego di software open-source e del sistema operativo Linux, nato con lo stesso fine di condivisione, che favorisce lo scambio di contenuti e di idee stimolando così la creatività di ognuno. Non è un caso che il motto della radio, con un gioco di parole, è Don't be common, be Creative!

Radio Abawalla, una radio creativa nel cuore della città. Sono passati meno di tre mesi da quel primo Dicembre in cui l'Albero della Speranza, storico negozio in Via Arduino 41, ha riaperto i battenti come sede dell'associazione Libera e già c'è un lieto annuncio: sabato 2 Marzo inizierà ufficialmente le trasmissioni Radio Abawalla, la web-radio nata dall'idea di alcuni ragazzi del Presidio e che ha in brevissimo tempo entusiasmato e coinvolto tantissimi giovani eporediesi. Si tratta di una web-radio (una radio che trasmette via internet) che ha già fatto parlare di sé in rete a livello nazionale per la scelta particolare di trasmettere solamente musica rilasciata con licenza Creative Commons, un sistema di licenze che rende possibile a chi produce un contenuto scegliere quali diritti riservarsi e a quali rinunciare per renderlo più fruibile e “aperto” a tutti. I brani in Creative Commons sono quindi liberamente scaricabili, gratuiti, insomma agli antipodi del rigido sistema SIAE. I ragazzi di Radio Abawalla hanno immediatamente creduto in questa tendenza

Dopo tre mesi d’intensissimo lavoro finalmente i ragazzi sono riusciti a riportare una radio giovane in una città come Ivrea, che a cavallo degli anni Sessanta e Settanta era stata un ambiente floridissimo per le radio libere. L'inaugurazione avverrà sabato 2 Marzo, a partire dalle 16, quando dalla vetrina dell'Albero della Speranza partirà una diretta in cui sarà presentata la musica e soprattutto i programmi della nuova radio, tra i quali “Cinema Massimo”, un programma sul cinema condotto dal comico di Zelig Off Massimo Pica, e tanti altri programmi sulla musica e i software Creative Commons, sulla legalità e sui viaggi. Insomma un menù ricco, destinato ad esserlo sempre più, dato che la redazione è aperta a chiunque sia interessato o abbia idee e soprattutto condivida la stessa voglia di comunicare ed essere creativi. Per contattare la radio, ma soprattutto per ascoltarla, il sito è www.radioabawalla.net. In bocca al lupo Radio Abawalla!


6

una strategia per cambiare i propri referenti politici, anche in virtù di quello che sta accadendo dopo le inchieste dei magistrati milanesi, ma occorre anche sbarazzarsi di tutti coloro che possono ostacolare questo piano, primo fra tutti quel magistrato palermitano che sta scoprendo troppe cose grazie anche alle dichiarazioni del pentito Giovanni Brusca. Con la strage si eliminano sia il magistrato scomodo che il politico inaffidabile. Prima e dopo questa strage altri due atti simili sconvolgono la Sicilia: l’omicidio di Salvo Lima (potente referente politico di Andreotti in Sicilia) e quello successivo di Paolo Borsellino, collega e amico fraterno di Giovanni Falcone. È soprattutto il primo a innescare la cosiddetta trattativa tra gli uomini dello Stato e la Mafia: troppa è la paura dei politici di rimanere uccisi perché, se fino a quel momento la Mafia aveva colpito solo uomini delle forze dell’ordine e della magistratura, ora colpiva un uomo politico influente, che non era però riuscito ad offrire impunità alla Mafia; muta quindi il quadro degli equilibri creati e questo dà avvio alla trattativa. Era il 31 gennaio 1992, quando con la sentenza della Corte d’Assise d’Appello vennero confermate le condanne impartite a tutti i principali boss di Cosa Nostra dal maxi processo alla mafia siciliana. 19 ergastoli e oltre 2600 anni di carcere decretavano la validità delle accuse mosse dai giudici Falcone e Borsellino ai danni della cupola della allora più grande organizzazione criminale italiana, del teorema Buscetta, delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che i giudici simbolo della lotta antimafia avevano convinto a raccontare.

Approfondimenti. Storie di Mafia

Trattativa Stato-Mafia: la genesi. È il 23 Maggio 1992 quando sull’autostrada che dall’aeroporto di Punta Raisi porta a Palermo, all’altezza dello svincolo di Capaci un gravissimo attentato uccide il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Quel giorno avevo tredici anni e di quel magistrato siciliano non sapevo nulla, molto più famosi erano altri magistrati che stavano sconvolgendo letteralmente l’Italia con le loro inchieste in una procura del Nord, a Milano. Erano Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, Gerardo D’Ambrosio guidati da Francesco Saverio Borrelli. Formavano il cosiddetto “Pool di Mani Pulite”: un gruppo di magistrati, appunto, che stava indagando su una lunga serie di atti di corruzione e tangenti versate da parte di imprenditori nei confronti di politici locali e nazionali che servivano per favorire i propri interessi e le proprie aziende. C’è un nesso tra il lavoro dei magistrati della Procura di Milano e quanto accaduto quel 23 Maggio in Sicilia? Apparentemente no, solo apparentemente. In quegli stessi giorni, in Parlamento, si doveva scegliere il nuovo Presidente della Repubblica Italiana, il grande favorito era Giulio Andreotti ma proprio l’attentato di Capaci lo mette praticamente fuori gioco, erano troppe, infatti, le voci che lo davano vicino a Cosa Nostra, la potente Mafia siciliana. Viene eletto Presidente l’ex Magistrato Oscar Luigi Scalfaro. Cosa Nostra, nel frattempo, sta mettendo in atto


7

LA STAGIONE DEL TERRORE. Il 12 marzo ’92 Cosa Nostra uscì allo scoperto. Certo, lo aveva fatto tante altre drammatiche volte come con Carlo Alberto Dalla Chiesa, Pio La Torre ed altre vittime. Ma stavolta l’assassinio dava il via ad una vera e propria sequenza di crimini via via più spietati. Dai colpi di pistola si passò al tritolo, poi alle bombe piazzate nei più prestigiosi luoghi di interesse artistico e culturale del Paese (come agli Uffizi, nel ’93), infine alla preparazione di attentati in prossimità di luoghi affollatissimi allo scopo di causare la morte di centinaia di agenti delle

forze dell’ordine e gente comune (come allo Stadio Olimpico, nel gennaio ’94). In una fase di transizione e d’incertezza del Paese, con un sistema politico e partitico prossimo al collasso sotto i colpi dell’inchiesta Tangentopoli che fece emergere la corruzione dilagante, la mafia rispondeva parlando con il linguaggio a lei più congeniale: la violenza e la morte.

POLITICO MAFIOSO. Le indagini della magistratura nei vent’anni che ci separano dai fatti hanno rivelato come la strategia stragista, fortemente voluta da Riina, fosse il frutto della necessità di Cosa Nostra di costringere lo Stato a trattare, di cercare e instaurare nuovi contatti con le istituzioni, raggiungere un nuovo equilibrio politico. I giudici nemmeno sull’omicidio Lima nutrono dubbi: fu colpito un politico mafioso ritenuto non più in grado di garantire gli interessi di Cosa Nostra. Per il delitto da febbraio, è indagato anche Bernardo Provenzano, pluriergastolano e in arresto dall’11 aprile 2006, l’altro capo della cupola che per anni si è creduto ostile alla linea imposta da Riina, ma che, in realtà – com’è stato spiegato da più pentiti – condivise con il Capo dei Capi l’idea dell’attacco frontale. Ai tempi delle prime indagini, tra il ’92 e il ’93, Provenzano era considerato morto, e per questo non fu coinvolto. Il processo a mandanti ed esecutori dell’omicidio Lima si è concluso con le condanne all’ergastolo per tutti, tranne

Approfondimenti. Storie di Mafia

COMINCIA LA GUERRA. A meno di due mesi da quelle sentenze, il 12 marzo 1992, alle ore 9 e 20, all’uscita della sua villa di Mondello, venne ucciso il potente esponente della Dc Salvo Lima, freddato da alcuni sicari inviati dal “Capo dei Capi” Totò Riina. Era un segnale plateale. Cosa Nostra, duramente segnata dal giudizio dei tribunali cercava la vendetta agli avversari e alla zona grigia che aveva promesso di difenderla. Dichiarava guerra agli uomini dello Stato come Falcone e Borsellino, che si erano spesi fino all’ultima goccia di forza per minare le basi dell’organizzazione mafiosa, e ai referenti politici che alla mafia avrebbero dovuto garantire appoggi e affari. In questa chiave, Lima fu la prima vittima di quella stagione stragista che segnò una rottura con il passato di denaro e potere racimolato in silenzio, pax mafiosa, spargimenti di sangue ridotti al minimo necessario.


8

che per il pentito Francesco Onorato, che si è autoaccusato di avere sparato e che ha fruito degli sconti previsti per i collaboratori di giustizia.

maxi processo” grazie all’intervento, poi sventato, del giudice Corrado Carnevale, considerato “manovrabile” in Cassazione. (il giornalettismo.net)

IL CONTATTO CON BUSCETTA. Ma chi era Salvo Lima? Ex deputato ed europarlamentare, era il leader del principale partito del Paese in Sicilia e referente della corrente guidata da Giulio Andreotti. Un’amicizia e una vicinanza politica che costarono non poco al senatore a vita. Era in “odore di mafia” e, non a caso, il legame tra Andreotti e Lima contribuì alla formulazione delle accuse di collusione con la mafia piombate sull’ex presidente del Consiglio. Lima conosceva il boss pentito Tommaso Buscetta da decenni. A rivelarlo, per primo, fu il giudice Cesare Terranova, poi ucciso dalla mafia, in un verbale del 9 dicembre 1963. Confermò in seguito la strana conoscenza Lima-Buscetta uno dei collaboratori di Andreotti, Evangelisti, in una testimonianza del primo luglio 1993: “Lima mi disse, una volta, di conoscere Buscetta Tommaso, e che quest’ultimo era stato iscritto ai gruppi giovanili della Dc. Quando io chiesi a Salvo Lima chi fosse Buscetta, egli disse: è un mio amico, uno che conta”. Quando sul caso fu interpellato proprio Andreotti, il senatore smentì tutto. Dichiarò di averlo conosciuto “quando era sindaco di Palermo nel 1968″ e di “non aver avuto motivo di considerarlo veramente mafioso”.

Il quadro che viene configurandosi è dunque quello di un Paese smarrito e confuso in cerca di una nuova identità, ed è in questo momento che ha inizio una nuova stagione che necessita di nuovi punti di riferimento politici e sociali. In questa situazione prolificano i partiti “nuovi” che vogliono normalizzare e tranquillizzare la situazione dopo la scomparsa di quelli storici: DC, PCI e PSI. Forte al Nord è l’ascesa di un movimento che subito diventa partito, la Lega Nord, ma soprattutto la “discesa in campo” di un imprenditore di successo, Silvio Berlusconi che fonda il suo movimento, Forza Italia. È lui il grande intercettatore di voti della disciolta DC e con facilità riesce a diventare Presidente del Consiglio dei Ministri per circa un ventennio quasi senza discontinuità.

liberapiemonte.it riparteilfuturo.it ivrea.liberapiemonte.it radioabawalla.net

Approfondimenti. Storie di Mafia

“L’UOMO DELLE COSCHE”. Giustificazioni che non hanno mai convinto fino in fondo la magistratura, che già nel ’92 metteva nero su bianco che Lima era “l’uomo delle cosche” e bollava l’omicidio come la “Grande Vendetta”. Lima era l’uomo che a Roma avrebbe dovuto garantire interessi affari e vertenze giudiziarie appoggiandosi ad Andreotti “per le necessità della mafia siciliana” e promettendo “un’aggiustata al

Per orientarsi…

Coglilaprimavera  

descrizione

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you