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Italian University Line

FACOLTÀ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE

CORSO DI LAUREA IN METODI E TECNICHE DELLE INTERAZIONI EDUCATIVE

PODCASTING E WEB-TV PER UNA DIDATTICA ATTIVA

Prova finale di: Della Cristina Monica Relatore: Prof. Robert Andreas Formiconi

Anno Accademico 2009/ 2010

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A Danilo Marco, Simone, Riccardo e alla nonna Adele che mi sono stati vicini in questo percorso. Ai miei alunni che mi hanno sostenuto con il loro entusiasmo. Al Prof. Luca Piergiovanni, di Chocolat 3B per la disponibilitĂ e la collaborazione.

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"I nostri bambini già dall'infanzia sono presi da un lavoro straordinariamente duro e questo lavoro è solo in crescita e oggi crescere nell'ambiente elettronico moderno è un lavoro fantastico e complesso" Marshall McLuhan

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INDICE

Introduzione

pag.5

1. Che cos’è il podcasting

pag.6

2. Podcast e web 2.0

pag.9

3. I Digital Natives: cittadini del web 2.0

pag.14

4. Valenze educative del podcast

pag.19

5. Alcune esperienze italiane

pag.29

6. La nostra esperienza di podcast

pag.34

7. Tesi in Podcast

pag.48

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INTRODUZIONE

Il presente lavoro prende le mosse da una serie di circostanze che si sono favorevolmente combinate dandomi l’opportunità di avvicinarmi al mondo del podcast. Innanzitutto la lettura del testo di G.Biondi, “La scuola dopo le nuove tecnologie”1, che ha gettato nuova luce sulla situazione scolastica italiana e sulla difficoltà che si incontra nell’integrare le nuove tecnologie nella pratica didattica quotidiana. Nel mese di dicembre 2009, inoltre, la partecipazione al Convegno Didattic@ttiva2, promosso a Como dall’Amministrazione Provinciale di concerto con l’Ufficio Scolastico Provinciale. Il Convegno ha offerto una molteplicità di spunti di riflessione in sintonia con quanto espresso da Biondi nel suo volume. Nell’ambito del Seminario è stata poi presentata l’esperienza di Chocolat 3B3, un podcast didattico realizzato in una scuola secondaria di primo grado dal Prof. Luca Piergiovanni con i suoi alunni di classe Terza. Successivamente nelle scuole è stato diffuso un comunicato dell’USP che proponeva la partecipazione ad un’esperienza di podcasting, nell’ambito del progetto Podclass4. La contemporanea frequenza del corso universitario di Editing multimediale5, tenuto dal Prof. Formiconi6 ha completato il quadro di riferimento inducendomi a raccogliere l’invito di Podclass e ad approfondire la conoscenza del fenomeno del podcasting con particolare attenzione al suo utilizzo nella pratica didattica.

_______________________________ 1. G.BIONDI, La scuola dopo le nuove tecnologie, Milano,2007,Apogeo 2. Convegno Didattic@ttiva,

http://www.provincia.como.it/provinciacomo/home/int.jsp?_pageid=114,1060033&_itemid=672 3.CHOCOLAT3B, http://chocolat3b.podomatic.com/ 4. PODCLASS, http://podclass2.podomatic.com/ 5.Editing Multimediale, Iuline, http://www.iuline.it/formazione/offerta_lo/index.php?action=home&anno=2009&corso=3&iul_type=CL1 6. .A.R.FORMICONI, Andreas Robert Formiconi,Laureato in Fisica, è Professore associato di informatica presso la Facoltà di Medicina di Firenze

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1. CHE COS’E’ IL PODCASTING

Figura1, Adam Curry

1.1 Caratteristiche del podcasting Il podcasting è un sistema che permette di scaricare da internet, in modo automatico risorse audio o video, chiamate podcast ai quali abbonarsi tramite i feed RSS1, utilizzando un programma gratuito. Il termine Podcast è stato inteso sia come fusione delle parole ‘Ipod’ (il famoso lettore mp3 dell’Apple) e ‘broadcast’ (= diffusione, distribuzione), sia come acronimo di Personal Option Digital Casting (scelta personale di programmi digitali). Secondo la prima accezione il termine è apparso per la prima volta sul Guardian, il 12 febbraio 2004, in un articolo di Ben Hammersley2 mentre si deve al blogger Doc Sears l’introduzione dell’acronimo inteso come Personal Option Digital Casting, che eviterebbe l’immediata associazione dello strumento dell’iPod con il podcasting. Egli ne parla nell’articolo "DIY radio with PODcasting" del 28 settembre 20043. Occorre infatti precisare che per fare del podcasting non serve né avere l'Ipod né avere delle frequenze radio che trasmettano in broadcasting. Le trasmissioni in podcast vengono scaricate sul computer e possono essere fruite direttamente tramite PC o altro lettore multimediale in grado di supportare file Mp3. Secondo quanto si può leggere su Wikipedia, l'associazione con l’ iPod nacque semplicemente perché in quel periodo il lettore audio portatile ideato e prodotto da Apple era estremamente diffuso4. L'ideatore e l’inventore dei podcast, nati nel 2004, è l’olandese Adam Curry5, ex Deejay della Mtv Americana. Egli ha rivoluzionato la radio sfruttando questo nuovo servizio di diffusione di informazioni. Il podcasting viene considerato come l’ultima frontiera della comunicazione digitale: via Internet si possono ottenere episodi audio, video, pdf e link a pagine web, per poterli poi rivedere e ascoltare direttamente sul proprio PC oppure tramite Ipod, lettori mp3, palmari e cellulari sui quali si possono facilmente trasferire e poterne fruire anche, se non soprattutto, in situazione di mobilità. Il tutto reso possibile da programmi nati 6


proprio per i Podcast come Ipodder (www.ipodder.org) o, ITunes,

il più noto. Questi

programmi tengono ‘sott'occhio’ i podcast indicati dall'utente e scaricano in automatico le nuove trasmissioni pubblicate, basandosi sui Feed Rss. Ne sfruttano una variante, sviluppata da Curry con l'aiuto di David Weiner, l'inventore dei feed Rss: una variante in grado di trasmettere file audio/video oltre che testuali6 Nel 2005 si assiste alla diffusione dei Podcast e il termine viene dichiarato "parola dell’anno" dallo storico dizionario americano New Oxford American Dictionary7. Oggigiorno molte emittenti radiofoniche hanno il loro podcast, così come personaggi politici, dello spettacolo o giornalisti. Scuole e Università lo usano per registrare le lezioni e diffonderle sul web. Uno dei pionieri del Podcast didattico in Italia è un docente, Alberto Pian dell’Istituto Bodoni Paravia di Torino. Egli definisce il Podcast come ‘una radio che si ascolta, si vede, si legge e si naviga”8. Il podcast è una radio ma anche una TV, personalizzata oltre che nelle modalità e nei tempi di ascolto, anche nella tipologia dei programmi: ogni utente può creare una propria playlist personale, abbonandosi e scaricando unicamente le trasmissioni di suo interesse, da siti selezionati. Il podcast unisce tutte le tecnologie digitali proponendosi come mezzo di comunicazione all’avanguardia, nel concetto di mobilità personale. A differenza anche delle radio on line in streaming, i podcast non richiedono necessariamente un collegamento ad internet durante la fase di ascolto, ma solo in fase di download, il che permette di fruire i podcast anche off-line. Usare il podcasting è come essere abbonati a una rivista, dato che i contenuti arrivano direttamente nel computer e lì restano a disposizione, per essere poi ascoltati o copiati in un lettore portatile. E’ una piccola rivoluzione: chiunque può creare un proprio palinsesto e fruirne, al di là dei vincoli di tempo e di spazio.

1.2 Lo spazio e il tempo in internet Scrive Paolo Ferri, Professore Associato docente di Tecnologie didattiche e Teoria e tecnica dei nuovi media presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Milano Bicocca “Il problema che ci troviamo di fronte è quello di che cosa significhi pensare il tempo (e lo spazio) nel momento in cui nell’universo della formazione (e della comunicazione) lo strumento alfabetico-gutenberghiano – il libro e i mass media – declinano per essere progressivamente sostituiti dalla virtualità multicodicale degli ambienti di apprendimento (e comunicazione) Web.”9

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Come afferma sempre Ferri (2005), nell’epoca di Internet, nel mondo della comunicazione digitale, lo spazio in quanto distanza e dunque barriera alla trasmissione dei saperi viene decisamente ridimensionato e il tempo rimane e costituisce un nuovo paradigma da comprendere. Il tempo del web viene definito “un tempo personalizzabile, manipolabile e interattivo”10. Riprendendo inoltre De Kerchove, e la sua considerazione che nella rete, nelle comunicazioni, nel network il tempo reale è nello stesso momento tempo esteso, Ferri afferma che “forse l’espressione tempo esteso andrebbe corretta in ‘tempo individuale/sociale globale mediato dalle tecnologie digitali’11. Lo strumento del Podcast si può inserire in questa nuova visione del tempo: un tempo personalizzato per una fruizione/produzione personalizzata di conoscenze e di contenuti. Il Podcast, che trova le sue radici nella radio, che nasce come trasmissione radiofonica se ne differenzia in prima istanza proprio nella dimensione temporale: il fruitore di un podcast non deve necessariamente sintonizzarsi ad una data ora su un canale radio poiché, una volta abbonati i contenuti vengono automaticamente trasmessi sul proprio PC; d’altro canto il creatore non opera in diretta, registra le proprie trasmissioni e le mette in rete secondo scadenze del tutto personali.

Figura 2, Simbolo feed RSS

_______________________________ 1.RSS (Really Simple Syndication = diffusione molto semplice).In molte pagine web vi è riportata un’icona a sfondo arancione o celeste con le iniziali RSS: essa significa che quella pagina dà la possibilità di scaricare degli aggiornamenti; può trattarsi di un sito scolastico che offre le news o l’elenco delle circolari sempre aggiornato, di un quotidiano on line che fornisce le ultime notizie ecc. Basta installare un lettore gratuito (reperibile agli indirizzi http://www.feedreader.com, http://www. rssreader.com, ), posizionarsi con il mouse sull’icona, cliccare con il tasto destro e copiare il collegamento che va incollato sul lettore. Con questa procedura riusciamo ad ottenere informazioni di tipo testuale. Esiste però la possibilità di ottenere file audio (podcast) e anche video (podcast aumentato): anche in questo caso ci sono diversi lettori disponibili: ITunes, Juice, NetNwesWire.. 2.B.HAMMERSLEY,Guardian Audible Revolution,12 febbraio 2004 http://www.guardian.co.uk/media/2004/feb/12/broadcasting.digitalmedia 3.http://new.itgarage.com/node/657) 4.Podcasting: http://it.wikipedia.org/wiki/Podcasting 5. A.LONGO, Curry,l’ex dj di Mtv sogna di rivoluzionare la radio, Repubblica.it, 12 dicembre 2004 http://www.repubblica.it/2004/l/sezioni/spettacoli_e_cultura/mtvradio/mtvradio/mtvradio.html 6.A.LONGO, ivi 7.L,DAINESI, 2005 http://www.leledainesi.com/2005/12/30/podcast-e-la-parola- dellanno-sul-new-oxford- americandictionary/

8.A.PIAN, Didattica con il Podcasting, Roma-Bari, Editori Laterza, 2009, p.25 9. P.FERRI, E-LEARNING Didattica, comunicazione e tecnologie digitali, Firenze 2005, Le Monnier, pp.64 10.ivi, p.72 11.ivi, p.72

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2. PODCAST E WEB 2.0

2.1 Cos’è il web 2.01 Il fenomeno web 2.0 nasce intorno al 2000, frutto dell’evoluzione tecnologica che mette a disposizione tutta una serie di nuovi servizi e applicazioni2 che trasformano la realtà di Internet. Solo qualche anno prima era stato inventato il World Wide Web3 che già aveva portato con sé una rivoluzione culturale ed economica su scala mondiale, rendendo disponibili, tramite il PC, qui e ora una grandissima mole di informazioni. L’avvento di nuove tecnologie secondo quanto identificato da

Tim O’

Reilly4,determina nel giro di pochi anni una profonda trasformazione di Internet. Le nuove tecnologie rendono possibili interazioni e scambi tra i diversi siti, alla ricerca di contenuti che poi possono essere remixati (mash-up) per creare qualcosa di nuovo e inedito; collegamenti che ampliano e arricchiscono le informazioni (per esempio un database di ristoranti con uno di mappe stradali); possibilità di incontro tra persone che condividono e coltivano gli stessi interessi. Con le applicazioni web 2.0 Internet si trasforma da una piattaforma per pubblicare, per ricercare informazioni ad una piattaforma per comunicare. Il modello cambia da verticaleerogativo, web-master/utente a orizzontale, utente/utente, persona/persona, persona/persone in una nuova forma di comunicazione di gruppo.

Fig.3,Web1.0,modello verticale di comunicazione: uno/molti Web 2.0 modello orizzontale di comunicazione: molti/molti L'immagine si trova all'indirizzo

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Internet quindi da grande raccoglitore di informazioni organizzate in siti statici dei quali gli utenti sono prevalentemente fruitori diventa un ‘luogo’ di produzione, di incontro, di socializzazione grazie alla disponibilità di strumenti relativamente facili da utilizzare. Questa facilità d’uso è maggiormente propria delle generazioni più giovani ‘Digital Natives’, ma è altresì alla portata di tutti coloro che con animo curioso si accostano alle novità che emergono dal panorama sociale, culturale ed economico. Riprendendo quanto evidenziato da Formiconi5 in un suo post6 anche il computer più che un raccoglitore di programmi o di documenti, diventa una porta che si apre sul mondo: da questa porta ‘entrano ed escono’ persone che si incontrano in internet interagendo tra loro. Grandi cose sono emerse dalla Rete come prodotto di una massa non più corpus indifferenziato ma entità composta da tante individualità. E’ quanto ci insegna il fenomeno Open Source con i nomi che ne sono stati i primi artefici, Richard Stallman e Linus Torvald per esempio7. Le possibilità di interconnessione globale permettono l'incontro tra persone che coltivano i medesimi interessi e condividono le stesse idee sui più svariati argomenti: in questo contesto anche un podcast si propone per l’ascolto, la condivisione, l’arricchimento. “E giungiamo a un’altra semplice considerazione: che usando le applicazioni web 2.0, e generando contenuto, otteniamo sempre di più di quello che diamo. Pubblicando un link, una notizia, una foto o un video con un determinato tag, per esempio, potremo facilmente vedere quello che tutti gli altri utenti hanno classificato nel nostro stesso modo. Trasformandoci da spettatori ad autori, troviamo strumenti e fonti prima impensabili per realizzare ogni nostro interesse.” (A.D’Ottavi)8 “(…) sono molto interessato a sottoporre i miei scrittarelli alla maggior esposizione e critica possibile, che prima o poi mi torna indietro, perché così io imparo molto. In sintesi, scrivo per imparare.” (Formiconi, in un commento a un post).9 Nel volume di D’Ottavi si trova un riferimento a Bernard Cova10, professore di sociologia del consumo alla Scuola di Management di Marsiglia e visiting professor all’Università Bocconi di Milano. Cova nel suo testo “Il marketing tribale” delinea alcuni criteri di interpretazione dei nuovi comportamenti sociali , criteri secondo D’Ottavi, utili anche per comprendere gli aspetti “social” del web 2.0: partecipazione e condivisione. Cova parla di un nuovo concetto di regresso moderno: uomini alla ricerca di un nuovo senso di appartenenza, appartenenza a comunità in sostituzione delle tribù. Le neo tribù di Internet, microgruppi sociali dove gli individui interagiscono e intrattengono tra loro legami

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emozionali, condividono passioni ed esperienze similari. Ciò che le applicazioni del web 2.0 consentono di fare. Michael Wesch, docente di antropologia culturale presso l’università Kansas State afferma: «We are the web…web 2.0 is linking people (…)»11.

Fig. 4, Michael Wesch, “We are the web”

Fig. 5, Michael Wesch: “Web 2.0 is linking people…people sharing, trading and collaborating…” Fonte immagini: http://www.youtube.com/watch?v=6gmP4nk0EOE

2.2 Podcast: strumento web 2.0 Il podcast si inserisce a pieno titolo tra gli strumenti web 2.0. Come gli altri che compongono questa realtà (blog, wiki, forum, chat, delicious, facebook, twitter, myspace) si caratterizza come strumento di espressione e di comunicazione della 11


massa, la massa che fa qualcosa, anzi fa molte cose e molto importanti, come afferma Formiconi in una sua riflessione.12 Anche attraverso un podcast si mettono in rete conoscenze, progetti, idee secondo modalità di trasmissione particolarmente in sintonia con i tempi moderni (mobilità, oralità, multicodicalità). Il podcast si configura come una proposta di ascolto su argomenti che si inseriscono in filoni tematici specifici ma può diventare anche luogo di scambio, di interazione e di partecipazione tra le persone particolarmente interessate a determinati argomenti:

“Con i podcast possiamo addirittura produrre programmi di tipo radiofonico, e da sempre facciamo video di gatti o cani, dei figli, delle feste, eccetera. Ma soprattutto esprimiamo preferenze, indichiamo gusti, segnaliamo ciò che ci piace e cosa no. In sintesi, produciamo contenuto e vogliamo condividerlo. Partecipiamo.”(A.D’Ottavi)13

2.3 Podcast e web-Tv Se il podcast affonda le sue radici nell’evoluzione delle trasmissioni radiofoniche, in realtà ci propone “una radio che si ascolta, si vede, si legge e si naviga” secondo la definizione data da A.Pian14. Infatti all’interno di un episodio si possono inserire immagini, testi, perfino opuscoli impaginati nel formato pdf, video e link a pagine web. Un Podcast così strutturato si chiama podcast “aumentato” o “migliorato”, o, ancora, “audiolibro”15. “Podcasting became popular in late 2004, and video podcasting became popular in late 2005, when the Fifth Generation Video iPods came out. Since then podcasting has become more mainstream.” Il Podcasting divenne popolare verso la fine del 2004 e il video podcasting verso la fine del 2005 quando comparve nel panorama tecnologico la quinta generazione di video iPods. Da allora il podcasting è diventato migliore rispetto a quello tradizionale”16

9 ottobre 2005 “Il piccolo di casa iPod ha avuto una grande idea: darsi al video. Da oggi il player di musica digitale più famoso del mondo vi permette di gustare filmati e altro su un display da 2" più luminoso del 65% rispetto ai suoi predecessori.”17 Figura 6, iPod nano

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Dal 2005 la tecnologia ha compiuto ulteriori passi e molte case hanno messo sul mercato i loro lettori audio e video. Esiste una vasta gamma di palmari e di smartphones, cellulari di ultima generazione che permettono di fruire della tecnologia di riproduzione audio-video in versione portatile.

palmari smartphones Figura 7, palmari e smartphones

_______________________________ 1.I diritti d’autore per l’etichetta «2.0» vanno a Dale Dougherty, vice presidente della O’Reilly Media. Reilly Media è una casa editrice americana fondata da Tim O’Reilly che pubblica libri e siti che discutono di Informatica. Il documento che ha ufficialmente sancito l’inizio del web 2.0 risale al 30 settembre del 2005. Si tratta di un articolo di Tim O’Really intitolato, What is Web 2.0 - Design Patterns and Business Models for the Next Generation of Software, 30 Maggio 2005 http://oreilly.com/web2/archive/what-is-web-20.html 2. Le applicazioni a tutta prima possono sembrare un normale sito web ma in realtà offrono un gran numero di funzionalità. Più che qualcosa da “leggere” o in generale da cliccare sono strumenti da “usare”. ( A.D’Ottavi, Web 2.0, 2006, CC http://www.scribd.com/doc/2960860/Web-20-Il-libro-Gratis, p..7) 3.La nascita del Web risale al 6 agosto 1991, giorno in cui Berners-Lee mise on-line su Internet il primo sito Web. Inizialmente utilizzato solo dalla comunità scientifica, il 30 aprile 1993 il CERN decide di rendere pubblica la tecnologia alla base del Web. A tale decisione fa seguito un immediato e ampio successo del Web in virtù della possibilità offerta a chiunque di diventare editore, della sua efficienza e, non ultima, della sua semplicità. Con il successo del Web ha inizio la crescita esponenziale e inarrestabile di Internet ancora oggi in atto, nonché la cosiddetta "era del Web". http://it.wikipedia.org/wiki/World_Wide_Web 4.Tim O’Really, art.cit. 5.A.R.FORMICONI, Andreas Robert Formiconi,Laureato in Fisica, è Professore associato di informatica presso la Facoltà di Medicina di Firenze 6.A.R.FORMICONI,http://iamarf.wordpress.com/2010/03/18/assignment-3-ormai-il-computer-e-la-fuori/, 18 marzo 2010 7.http://infomedfi.pbworks.com/f/ETICA%20HACKER%20learner68.jpg 8.A.D’OTTAVI, Web 2.0, 2006, CC http://www.scribd.com/doc/2960860/Web-20-Il-libro-Gratis, p.5 9.A.R.FORMICONI,http://monicaiul2009-2010.blogspot.com/2009/12/assignement-4-coda-socialnetworking.html, 29 dicembre 20098. 10.A.D’OTTAVI, op.cit,p.4 11.MICHAELWESCH, Web 2.0 in just under 5 minutes, 31 gennaio 2007, http://www.youtube.com/watch?v=6gmP4nk0EOE 12.A.R.FORMICONI, http://iamarf.wordpress.com/2008/03/10/web-20/ , 10 marzo 2008 13.A.D’OTTAVI, op.cit., p.4 14.A.PIAN,op.cit,p.25

15.Sophia.it, Una radio e molto di più. Tutto sul podcasting a scuola,p.1 http://www.educa.ch/tools/70268/files/Podcasting.pdf 16.http://www.untamedscience.com/podcast 17.http://ilcorrieredelweb.blogspot.com/2005/10/la-quinta-generazione-di-ipod.html

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3. I DIGITAL NATIVES: CITTADINI DEL WEB 2.0

3.1 Chi sono i Digital Natives? Il termine ‘Digital Natives’ venne usato per la prima volta negli Stati Uniti da Marc Prensky1in un articolo del 20012, nel quale analizzava il rapporto tra le nuove tecnologie e le giovani generazioni, quelle generazioni nate dopo il 1993, anno di diffusione del Worl Wide Web3. Nel suo scritto l’autore evidenzia le diversità di approccio dei giovani nei confronti dei new media, rispetto alle generazioni precedenti, definite ‘Digital Immigrants’. “I nostri studenti sono cambiati. Non sono più gli individui per cui i nostri sistemi educativi sono stati progettati. I ragazzi del college trascorrono in media meno di 5.000 ore della loro vita a leggere contro le oltre 10mila a giocare ai videogiochi e 20mila di fronte alla tv. Pc, email, internet, cellulari e messaggistica istantanea sono ormai parte integrata delle loro vite.Gli studenti di oggi pensano ed elaborano le informazioni in maniera diversa da quelli della generazione precedente. Secondo Bruce D.Berry del Baylor College of Medicine, esperienze diverse portano a strutture cerebrali diverse e sebbene non esista ancora evidenza che questo generi un cambiamento fisico nelle strutture cerebrali, resta tuttavia indiscusso che a mutare siano i loro “thinking patterns”, i loro stili cognitivi. Come potremmo chiamare questi ‘nuovi’studenti? Alcuni propongono N- (per net, rete) generation o D- (per digital) generation. Ma forse quella più calzante è ‘Digital Natives’ in virtù del fatto che parlano la “lingua madre” dei computer, videogiochi e internet (un digital native non legge le istruzioni della fotocamera prima di usarla). Parleremo, invece, di ‘Digital Immigrants’per quelli che, come noi, non sono nati e cresciuti nell’era digitale ma che, volenti o nolenti, l’hanno accolta nel proprio patrimonio culturale in un secondo momento (il digital immigrant ha bisogno del supporto del manuale di istruzioni).” 4

Derrick De Kerckhove5 invitato al Convegno Nati Digitali, promosso da Media Duemila per l’Osservatorio Tutti Media e svoltosi il 9 luglio 2008 al Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione di Palazzo Vidoni a Roma, ha aperto il suo intervento con le seguenti parole di McLuhan6:

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“I nostri bambini già dall’infanzia sono presi da un lavoro straordinariamente duro e questo lavoro è solo in crescita e oggi crescere nell’ambiente elettronico moderno è un lavoro fantastico e complesso”7 Digital natives sta quindi ad indicare quelle generazioni nate con la triade “computertelefonino-internet”8 praticamente in culla,bambini, oggi adolescenti, cresciuti con la tecnologia: per loro il PC così come altri dispositivi tecnologici, il cellulare, il game boy sono stati presenti nella loro vita da sempre, così come per le generazioni precedenti lo è stato, per esempio, il tostapane, per riprendere un’efficace immagine spesso utilizzata dal Prof. Ferri nei suoi interventi.9

Fig. 8, Simone 1 anno, 1998

Fig. 9, Simone 1 anno, 1998

Fig.10, Simone 14 anni, Mattia 10 anni, Riccardo 9 anni, 2010

Questi bambini ‘anni 90’ si sono da subito trovati, in maniera del tutto naturale e spontanea, a confrontarsi e ad ‘armeggiare’ con apparecchiature tecnologiche quali il PC, il cellulare del papà, l’iPod, sperimentandone le varie possibilità d’uso, acquisite tramite una libera e naturale esplorazione. Sono tutti strumenti che i bambini utilizzano alla stregua di giocattoli che si ‘smontano’, si esplorano per capire come sono fatti, come funzionano, senza timori di errori, sperimentando, sbagliando, tornando indietro, riprovando, scoprendo.

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3.2 A scuola con i Nativi Digitali Nel 2005 Marc Prensky scrive un articolo dal titolo significativo “Engage me or Enrage me”, “Coinvolgimi o fammi arrabbiare”10. Nell’articolo egli torna ad esprimersi sulle caratteristiche comportamentali dei nativi digitali e si sofferma ad analizzare la loro insofferenza nei confronti dell’attuale sistema scolastico. Egli si rifa alla realtà statunitense ma l’analisi è applicabile al mondo della scuola in generale. I nativi digitali che vivono in una realtà extra-scolastica ricca e coinvolgente, imperniata sulle nuove tecnologie che abitano il loro mondo e nelle quali essi abitano, trovano a scuola un ambiente che non conoscono, un ambiente molto più povero in quanto a stimoli rispetto a quello che c’è “fuori”. Sostiene Ferri intervenendo al Convegno Nativi Digitali: “I bambini considerano la scuola come un debito nei confronti dei genitori e degli insegnanti. Ma non lo considerano un ambiente dal quale realmente apprendere, perché sono consapevoli di quanto il sistema formativo sia completamente diverso dal loro”11 così come, intervenendo al Convegno Didattic@ttiva del 3 dicembre 2009 a Como12, afferma: “Quando mio figlio ogni mattina esce per andare a scuola non compie tanto un viaggio nello spazio quanto un viaggio nel tempo”. Infatti, come evidenzia Biondi nel suo libro “La scuola dopo le nuove tecnologie”13, l’unico ambiente rimasto pressoché impermeabile alle nuove tecnologie è proprio quello scolastico. I new media hanno trasformato tutti gli ambienti sociali mentre le aule scolastiche, i metodi di insegnamento sono rimasti gli stessi, tanto che, riporta Biondi, un viaggiatore dell’800 che capitasse nel nostro mondo riconoscerebbe immediatamente una scuola mentre non riconoscerebbe nient’altro di quello di cui si troverebbe circondato. Nelle scuole, come scrive ancora Prensky nel suo articolo, si sta praticando “L’educazione di ieri per i ragazzi di domani”. Ecco perché i ragazzi non ci seguono più, essi non ci ascoltano proprio perché a scuola si annoiano…da morire!

Fig. 11, Marc Prensky, 2007

Fig. 12, Marc Prensky, 2007

http://www.slideshare.net/HandheldLearning/marc-prensky-keynote

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Non è corretto, afferma ancora Prensky, parlare di brevi tempi di attenzione. “I loro brevi tempi di attenzione valgono solo per i vecchi modi di imparare”14 Ferri evidenzia un elemento interessante, nel suo intervento al Convegno del luglio 2008 a Roma, riguardo ai Digital Native: secondo quanto dicono anche le indagini dell’Istat, oggi i nativi digitali sono grandi frequentatori dei media ma soprattutto in veste di fruitori, non sono ancora dei produttori; la maggior parte dei contenuti digitali è prodotta da utenti over 35, quelli che hanno vinto la ‘paura’ delle tecnologie.15 E’ importante dunque e in questo la scuola può ritrovare un suo significativo ruolo, promuovere una fruizione critica dei media e, secondo quanto suggerito da Elisabetta Mughini16, l’analisi e la sperimentazione diretta possono contribuire a perseguire questo obiettivo “(…) il docente per forza di cose sarà costretto a rivedere il suo ruolo educativo. Sbaglia però chi pensa che per insegnare bisogna essere attrezzati nello studio dell’informatica: la necessità per chi insegna ma anche per chi apprende, è quella di impadronirsi ‘del primato della conoscenza’ attraverso la sperimentazione diretta: basta pensare che sino ad oggi i giornali, la televisione, il video sono stati studiati spesso fuori dalla classe. Senza essere quasi mai sperimentati direttamente”.17

_______________________________ 1.Marc Prensky, è uno scrittore, consulente e progettista di videogiochi didattici, si occupa di istruzione e di apprendimento e ha fondato un’azienda che realizza ‘serious games’. 2.M. PRENSKY,“On the Horizon”,MCB University Press, Vol. 9 No. 5, October 2001 http://www.marcprensky.com/ 3. nota 1, cap.3 4.M.PRENSKY,op.cit. 5.Derrick de Kerckhove (Wanze, 30 maggio 1944) è un sociologo belga naturalizzato canadese.È il direttore del Programma McLuhan in Cultura e Tecnologia. E’ Professore Universitario nel Dipartimento di lingua francese all'Università di Toronto. È stato un associato del Centro per la Cultura e la Tecnologia dal 1972 al 1980 ed ha lavorato con Marshall McLuhan per oltre 10 anni come traduttore, assistente e co-autore. 6.Herbert Marshall McLuhan (Edmonton, 21 luglio 1911 – Toronto, 31 dicembre 1980) è stato un sociologo canadese.La fama di Marshall McLuhan è legata alla sua interpretazione visionaria degli effetti prodotti dalla comunicazione sia sulla società nel suo complesso sia sui comportamenti dei singoli. La sua riflessione ruota intorno all'ipotesi secondo cui il mezzo tecnologico che determina i caratteri strutturali della comunicazione produce effetti pervasivi sull'immaginario collettivo, indipendentemente dai contenuti dell'informazione di volta in volta veicolata. Di qui, la sua celebre tesi secondo cui "il mezzo è il messaggio". 7.D.DE KERCKHOVE, Convegno Nati Digitali, Roma 9 luglio 2009,“MediaDuemila”settembre 2008,pp.24, http://www.nova-multimedia.it/natidigitali1/ 8.P.FERRI, Convegno Nati Digitali, Roma 9 luglio 2009,“MediaDuemila”settembre 2008,pp.28, http://www.nova-multimedia.it/natidigitali1/ 9.P.FERRI, Convegno Nati Digitali, Roma 9 luglio 2009, “Media Duemila”settembre 2008, p. 32, http://www.nova-multimedia.it/natidigitali1/ 10.M.PRENSKY, Coinvolgimi o fammi arrabbiare, 2005,http://net.educause.edu/ir/library/pdf/ERM0553.pdf 11.P.FERRI,ConvegnoNatiDigitali, Roma 9 luglio 2009,“MediaDuemila”settembre2008,p.28, http://www.novamultimedia.it/natidigitali1/p.32 12.P.FERRI, Convegno Didattic@ttiva, Como, 3 dicembre 2009,http://www.slideshare.net/paoloferri/la-scuola13-e-i-nativi-digitali-2009-dati-e- interpretazioni 13.G.BIONDI, La scuola dopo le nuove tecnologie, Milano,2007,Apogeo

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14.M.PRENSKY, http://www.slideshare.net/HandheldLearning/marc-prensky-keynote 15.P.FERRI,ConvegnoNatiDigitali,Roma9 luglio 2009,“MediaDuemila”settembre 2008,p.30, http://www.novamultimedia.it/natidigitali1/p.32 16.Elisabetta Mughini, Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica 17.E.MUGHINI, Convegno, “Un mondo senza alieni. Confronto fra generazioni”, Roma, 28 novembre 2008,“Media Duemila”, dicembre 2008 / gennaio 2009, pp.29http://www.nova-multimedia.it/natidigitali1/

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4. VALENZE EDUCATIVE DEL PODCASTING

Fig.13, Karen Everingham, Ph. D.University of Toledo 2008 Conference on Information Technology http://cit.ceu.edu/mat/w/w1.pdf

Nell’utilizzo del podcasting in classe si possono distinguere essenzialmente tre modelli: il modello americano il modello francese il modello italiano

4.1 Il modello americano In America l’utilizzo del podcasting si è sviluppato prevalentemente a livello di Università. Il fatto di poter disporre di lezioni registrate costituisce un grande vantaggio per gli studenti dal momento che essi hanno la possibilità di riascoltare i contenuti presentati e di riascoltarli più volte: “Lo svantaggio è che le parole sono sempre le stesse ma di per sé repetita iuvant”1; inoltre gli studenti assenti possono recuperare i contenuti che non hanno potuto ascoltare a lezione. In questo modo l’ambiente di apprendimento si estende anche al di fuori della scuola, come evidenziato da Dorothy Leland, presidente della Georgia College & State University: “(…) the iPod as a powerful tool in transforming the site of learning from the desk to the pocket. In this new mode, instruction is no longer confined to a limited number of physically stationary sites (e.g., classroom, library, lab, or home office), but can occur almost anywhere a student may be.”2

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Fig.14, A.Cooper, Podcasting Theory and practise http://www.slideshare.net/soul4real/podcasting-in-education-i?type=powerpoint

Il podcast scaricato tramite iPod offre altresì allo studente la possibilità di accedere a contenuti spiegati diversamente rispetto al libro, reperendo in rete risorse su propri argomenti di studio ma spiegati con modalità diverse, che possono essere maggiormente affini alle sue caratteristiche di apprendimento. Oltre la pagina scritta si apre la possibilità di accedere a ulteriori spiegazioni orali e/o a video, potendone fruire anche in situazione di mobilità. Lynn Johnson, Direttore del Corso Dental Informatics presso la University of Michigan School of Dentistry, riporta che il 65 % degli studenti possiedono un iPod, e lo usano regolarmente. “They like the mobility. Walking to class, working out, riding on the bus, sitting in the cafeteria; everywhere they want to go, the iPod goes too.”3 In America, in diverse Università, si sono attivati programmi di studio che comprendono l’iPod come principale strumento di diffusione delle lezioni e di condivisione tra gli studenti. Per esempio nell'autunno del 2004, la Duke University (NC) ha fornito un iPod a ciascuna delle sue 1.650 matricole. Ma prima ancora, la Georgia College & State University (GC & SU) è stato tra i primi campus a mettere insieme un programma accademico con gli iPod, quando ha lanciato un paio di programmi pilota nel 2002.4 Questi programmi prevedevano la possibilità di fruire, oltre che delle lezioni in presenza anche di lezioni registrate, predisposte dagli insegnanti ed eventualmente integrate con slide e video. Una perplessità sollevata dai docenti riguardava la motivazione che poteva comunque indurre gli studenti a frequentare le aule scolastiche. Infatti, in altre situazioni, la diffusione delle lezioni registrate fa lamentare un calo della partecipazione degli studenti alle lezioni. La disaffezione alle aule ha provocato iniziative singolari come quella del Prof. Americ Azevedo, docente dell’Università di Berkeley, il quale, per incentivare la frequenza ha deciso di offrire crediti extra per ogni studente che si presenti alle lezioni, pronunziando una 20


relazione di fronte alla classe su un tema specifico assegnato il giorno precedente dal professore.5 L’introduzione degli iPods nelle sperimentazioni americane non voleva indurre gli studenti a non partecipare alle lezioni bensì proporsi come strumento non solo di supporto allo studio ma anche di promozione di nuove modalità di studio, coadiuvato dalle ICT. Una giovane studentessa della GC&SU, Jill Albano, non considera l’iPod come un mezzo per evitare le lezioni e afferma: “I don’t think a podcast is a replacement for the class experience”6. Una compagna di studi, Tiffany Bishop concorda: “Being seen in the classroom is important. The professors get to know your name, especially if it’s a smaller environment. They’re more willing to help you out when you go in and talk to them. The personal contact is really essential. After class, I still download the podcast of the lecture and discussion so that I can go over my notes as I listen to it.”7 Dorothy Leland, presidente e Jim Wolfgang8, docente presso la Georgia College & State University (GC&SU, definiscono “time shifting”, la già menzionata possibilità offerta dall’iPod di spostare il tempo e il luogo dell’insegnamento all’esterno delle aule scolastiche e ritengono inoltre molto significativo l’utilizzo del podcast quando a produrre possono essere anche gli studenti stessi. Nell’ambito della loro sperimentazione raccontano di un corso su Shakespeare nel quale ad ogni studente era stata assegnata una parte da leggere e da registrare tramite iPod. Le registrazioni venivano condivise con gli altri studenti, tramite podcast, così essi potevano ascoltarsi tra di loro, al di fuori dei momenti trascorsi in aula, commentarsi, correggersi reciprocamente incontrandosi su una piattaforma elearning concordata, nello specifico www.webct.com. Una volta rientrati in classe gli studenti discutevano sui rispettivi lavori . J. Wolfgang ritiene che in casi come quello citato l’utilizzo dell’iPod abbia reso una lezione molto più interessante rispetto al tradizionale incontro in classe nel quale ogni studente si alza per recitare la sua parte: “It wasn’t the old ‘get up and read your speech’ stuff,” he points out.9

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Fig. 15,Jim Wolfgang http://ipod.gcsu.edu/Leaders/Wolfgang/index.htm

L’utilizzo del podcasting è andato quindi sempre più diffondendosi nelle università americane. Questo anche grazie al fatto che le università americane sono tecnologicamente molto avanzate ed è quindi abbastanza frequente che le lezioni dei vari docenti vengano video-registrate con sistemi di telecamere fisse in aule attrezzate. Gli studenti hanno quindi a disposizione la registrazione da scaricare. Si tratta di un' evoluzione dei corsi di formazione a distanza. Questi contenuti universitari hanno trovato un proprio spazio online nella versione Universitaria di iTunes: iTunes U10

4.2 Il modello francese Il modello francese trova il suo principio ispiratore nelle scuole attive di Freinet11 che molto successo hanno avuto in Francia. Celestine Freinet, grande pedagogo francese del ‘900, come maestro di scuola primaria è stato un innovatore nell'utilizzo delle nuove tecnologie del suo tempo introducendo la tipografia per realizzare il giornalino di classe. Questo veniva redatto con la partecipazione di tutti, secondo un metodo cooperativo cui tutto il modello pedagogico di Freinet si ispira. L’attività prevedeva inoltre un utilizzo particolare del testo scritto, il testo libero che poi trovava spazio sul giornalino. Per la sua redazione si doveva considerare tra l’altro anche l’apprendimento di competenze tecniche specifiche legate alla stampa del giornale e tutta un’attività che richiedeva particolare cura e attenzione per preparare un prodotto che fosse qualitativamente il migliore possibile in quanto destinato alla diffusione pubblica. L’impostazione del sistema scolastico francese ha raccolto molto di questo contributo pedagogico, mostrandosi sempre sensibile all’introduzione nella scuola di nuovi strumenti che potessero favorire la didattica e l’apprendimento. La radio a scuola per esempio era molto diffusa già negli anni ’70.12 22


Oggigiorno l’utilizzo del giornale di classe e della radio si sono integrati nello strumento del podcasting. Esso è molto utilizzato nell’equivalente della nostra scuola primaria, per la realizzazione di giornali-radio che si ispirano ai principi pedagogici di Freinet. Come lui fu innovatore della scuola con l’introduzione della tipografia, oggi con il podcasting si può realizzare un altro passo innovativo, come testimoniano gli insegnanti Pascal e Laurence Jablonka: “Con il podcasting possiamo diffondere le trasmissioni. Le emissioni radiofoniche prima erano diffuse su cassetta poi su cd, ora invece possiamo farle ascoltare a tutti. Quindi il podcasting non cambia il modo pedagogico di affrontare la radio, ma permette di farla meglio e anche di strutturarla in modo più continuativo”13

Fig.16, Celestine Freinet

4.3 Il modello italiano "Tra la scuola di pensiero americana, dove il Podcast è semplicemente la registrazione di una lezione, e quella francese, che punta a riprodurre fedelmente lo schema di una trasmissione radio, si sta affermando una via italiana con caratteristiche intermedie: un canovaccio ben definito, ma con ampi spazi per l'improvvisazione. In realtà si utilizzano tutti e tre i modi: registriamo le lezioni, prepariamo a tavolino delle trasmissioni, costruiamo dei talk-show" (A. Pian)14 Dal punto di vista didattico è molto più significativa la produzione di un podcast rispetto alla sola fruizione e questa attività viene messa in campo ispirandosi “a principi costruttivistici basati sul cooperative learning, sul problem solving, su una didattica basata sulla creatività, sulla condivisione delle competenze e delle abilità, sul tutoraggio fra pari”.15 Come afferma A.Pian, va innanzitutto considerato nella sua qualità di strumento e quindi si inserisce fra i diversi metodi e strumenti di insegnamento/apprendimento; è uno strumento interessante, certamente rivoluzionario ma che necessita di essere integrato con quanto già presente nella pratica scolastica:

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“Il Podcast, concepito non come elemento sostitutivo di molti altri strumenti e metodi di apprendimento, ma come mezzo ad essi collegato…”16 Al podcasting va riconosciuto il merito di poter integrare le pluralità di linguaggi espressivi che caratterizzano la comunicazione (dall’audio, al video, al testo) permettendo la messa in campo in chiave collaborativa di competenze diverse. Come osserva ancora Pian: “Consideriamo ancora il concetto di unione dei diversi media all’interno di un podcast e pensiamo, in una scuola, a quante combinazioni si possono creare facendo leva sui molteplici talenti che sono presenti e sulle opportunità di collegamento che le tecnologie digitali ci offrono: allievi e insegnanti che suonano, dipingono, fotografano, scrivono, recitano, disegnano, progettano, giocano, inventano e creano, imparano e trasmettono. Quella del Podcast è la prima tecnologia che può unire, nel concetto di mobilità, tutte le tecnologie digitali e fare da ponte verso quelle tradizionali”.17 Si parla allora di una scuola che ‘va in onda’, una scuola che si apre secondo una duplice prospettiva: nell’integrare quanto le nuove tecnologie possono proporre per la didattica e nel promuovere la propria attività all’esterno delle aule scolastiche. Questo era già proprio di esperienze quali quelle del giornalino scolastico, strumento attraverso il quale la scuola ‘si raccontava’ e ‘si racconta’. Il podcast arricchisce questo strumento, non necessariamente lo sostituisce, si affianca in molte situazioni arricchendo la comunicazione con i linguaggi multimediali che internet permette di utilizzare. Un podcast didattico può avere diversi contenuti, prodotti dall’insegnante con determinati scopi (per esempio offrire agli alunni la possibilità di riascoltare le lezioni, offrire materiali integrativi alle lezioni), o prodotti dagli alunni. Nell’esperienza americana di Jeanne Halderson18 ogni studente della sua classe gestisce un proprio podcast nel quale si occupa di argomenti particolari, e racconta ciò che maggiormente lo interessa. In altre realtà si parla di podcasting di classe o di istituto. Come suggerisce ancora Pian, un podcasting può affiancarsi al sito di una scuola e raccogliere esperienze più squisitamente didattiche. Pian evidenzia come un podcast non debba considerarsi un semplice raccoglitore di contenuti. Bisogna pensare a un podcast come a un palinsesto radio, nel quale ogni contributo segue il filo conduttore del podcast stesso in una sorta di struttura narrativa. Pian distingue tra diversi format che può assumere un podcast didattico: o TALK RADIO, per discutere argomenti di ogni genere e ascoltare voci di studenti e insegnati, simulando la diretta di interviste e dibattiti o TALK/NEWS/MUSIC, in cui si alternano discussioni, news e canzoni o CHILDREN, una favola, un episodio della vita scolastica, un’intervista a un bambino, una canzone cantata da loro, con eventuale supporto iconico 24


o CULTURA/ARTE/RELIGIONE/ETNICA, news di eventi, feste e tradizioni, per valorizzare l’interculturalità19 In “Teaching Ideas”20, sito inglese ricco di risorse per la scuola primaria, è presente un’intera sezione dedicata al Podcasting. In quest’area è possibile trovare suggerimenti sui contenuti di un podcast didattico. Vi si legge infatti:

“Che cosa posso inserire in un podcast? - Le notizie scolastiche, un’ottima via per raccontare ai bambini e ai loro genitori quello che succede a scuola - I lavori dei bambini- I bambini amano condividere il loro lavoro. Chiedete loro di registrare le loro storie, o di scrivere una relazione su un’attività che hanno svolto a scuola. - Canzoni imparate/cantate a scuola - Interviste – con il personale della scuola, bambini, membri della loro comunità,ospiti della scuola. - Musica (Attenzione, si deve essere consapevoli che non si è autorizzati all’utilizzo di musica commerciale nei podcast, per ragioni di copyright. Tuttavia alcuni artisti autorizzano l’utilizzo della loro musica. Però esistono siti con raccolte di musiche libere da copyright, ci si arriva per esempio da Creative Commons) - Storielle, barzellette - Notizie nazionali e internazionali – sempre prestando attenzione alla questione del copyright - ... e qualsiasi cosa tu ritenga appropriato.”

4.4 I bambini e il podcast “Children's work - children love sharing their work. Ask them to record their own stories, or write reports about an activity they've tried at school.”21 I bambini amano condividere il loro lavoro. In questo senso il podcast risulta particolarmente motivante sia per la realizzazione che per la cura del contenuto dell’episodio. Come osserva Letizia Cinganotto, “la consapevolezza di essere ascoltati da altri spesso fa sì che si prestino maggiore attenzione e cura alla produzione.”22 La didattica con il podcasting si inserisce in quel quadro di attività di matrice costruttivista secondo la quale è determinante che l’apprendimento passi attraverso l’azione, andando a toccare tutte le potenzialità intellettive della mente umana, secondo la teoria delle intelligenze multiple di Gardner23. Importante il ruolo giocato dal coinvolgimento emotivo che va a rinforzare gli apprendimenti (intelligenza emotiva di Goleman24) così come la dimensione collaborativa e cooperativa (Vigotsky25) che entra ampiamente in gioco in un’attività come questa.

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Che cosa si trovano a fare gli studenti? Dalla fase di progettazione alla realizzazione di un episodio, ogni passaggio è particolarmente importante. Occorre pensare ad un argomento, documentarsi attentamente, pianificarne le modalità comunicative (audio, video, testo), pensando al target cui ci si rivolge. Come ho potuto rilevare anche nell’esperienza condotta con i miei alunni, di cui parlerò più avanti, il lavoro di gruppo, il confronto, la cooperazione per un fine comune e condiviso sono elementi di forte aggregazione della classe, di approfondimento della reciproca conoscenza, di valorizzazione delle competenze individuali, di promozione della tolleranza reciproca. A livello personale il sentirsi parte di un gruppo che lavora insieme, valorizza il senso di appartenenza ad una comunità, motiva all’impegno. Nello specifico del podcasting poi, relativamente alla dimensione dell’oralità, gioca un ruolo importante l’acquisizione della capacità di gestire la propria emotività in fase di registrazione così come imparare a curare l’espressività che deve essere improntata a precisione e chiarezza, nel rispetto della potenziale audience. Commenta Adriana Sartore : “Il podcast, pensato come strumento didattico per raccontare, recitare o semplicemente far parlare in diretta gli alunni, anche quelli che con lo scritto hanno poca dimestichezza, avrebbe un valore motivazionale non indifferente,verso il fare scuola in maniera efficace e divertente.”26omunicazione e

4.5 Dimensioni del fenomeno ‘Podcast’ Raccolgo un invito del Prof. Formiconi ad approfondire le dimensioni della diffusione del Podcast nelle scuole. Egli osserva: “ il fatto che si parla di modello implica una certa consuetudine, un qualcosa che concerne molte persone. Si può effettivamente dire questo dell'impiego del podcast nelle scuole? Di che dimensione sarà il fenomeno?”27 Sul sito ‘Studenti.it’28, il network degli studenti universitari di Milano, è recentemente comparso un articolo che affronta l’argomento della diffusione della pratica del podcasting nelle Università. In questa sede si rileva come vi sia stata un’adesione piuttosto sostenuta in ambito americano, a partire dal 2005: Tra il 2005 e il 2006 sono più di seicento le università che, come Stanford, Yale, MIT, Oxford e Berkeley, aderiscono al progetto Apple ITune U Si afferma inoltre che negli ultimi anni “la marcia verso il podcasting” è proseguita senza sosta e come molti Atenei francesi, olandesi, spagnoli, inglesi, russi, israeliani abbiano anch’essi cominciato a digitalizzare lezioni, seminari e conferenze.

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Per quanto riguarda l’Italia si riporta come siano ancora pochi gli istituti italiani che seguono il modello americano. Interessante a questo proposito la testimonianza di Enrica Salvatori, la prima docente italiana a introdurre il Podcasting nell’università, in particolare nelle sue lezioni di storia medievale presso l’Università di Pisa. Ella afferma come il podcast replichi per uno studente esterno quanto il docente spiega a lezione e quindi costituisce una “formattazione digitale della lezione”. “Lungi da spingerli ad abbandonare l’aula, la possibilità di poter accedere alla lezione registrata ha rappresentato per i frequentanti un utile servizio per il ripasso e lo studio della materia”29 Salvatori inoltre rileva come l’innovazione diventi maggiore se si pensa all’apertura verso l’esterno che tale soluzione comporta. “Chiaramente le lezioni via podcast possono essere riservate ai soli studenti iscritti, ma possono anche essere lasciate di pubblico dominio per rispondere in maniera libera e gratuita alla domanda generale di istruzione continua (lifelong learning) proveniente dalla società civile. (…) , contribuendo in questo modo alla crescita culturale della società. Tale pratica rientrerebbe quindi nella cosiddetta ‘terza missione’ (third mission o third stream) che – a giudizio di molti – l’università dovrebbe affiancare ai due compiti canonici della formazione e della ricerca: la diffusione fuori dalle sue mura delle conoscenze prodotte”.30 Nel suo libro “Podcast a scuola” del 2005, A.Pian afferma che siamo agli albori di una tecnologia che in molti stanno esplorando anche nelle proprie scuole e che è presto per fare un bilancio. Egli rileva però che, laddove introdotta entusiasma gli allievi di tutte le età. “Sarà forse per la magia di avere un microfono in mano e trasmettere la propria voce? (…) Sarà forse perché a scuola lo studente a volte ascolta per ore…senza essere ‘ascoltato’?”31 Nonostante altre considerazioni ottimistiche come quella espressa da Marco Traferri, nel suo articolo del 15 marzo 200632, il fenomeno complessivamente non sembra ancor oggi particolarmente diffuso. Questo può essere probabilmente imputato a quella cronica difficoltà della scuola italiana nell’integrare le nuove tecnologie nella prassi didattica, come evidenziato nei capitoli precedenti.

_______________________ 1.F.BUZIO, M.BIAGIOLI, Il Podcasting nella didattica, pag.5 http://www.edurete.org/pd/sele_art.asp?ida=3591 2. M. BLAISDELL, SPECIAL DOUBLE FEATURE! Academic MP3s >> Is It iTime Yet?, “CampusTechnology”02/28/06http://www.msmc.la.edu/include/learning_resources/emerging_technologies/podc asting/ Academic_MP3s_Is_It_iTime_Yet.pdf 3.idem 4.idem 5. Roberto Didoni, autore del Podcast Suoni poetici, http://www.scuola3d.eu/suonipoetici/?page_id=2 6. M. BLAISDELL, SPECIAL DOUBLE FEATURE! Academic MP3s >> Is It iTime Yet?, “Campus Technology” 02/28/06, http://campustechnology.com/Articles/2006/02/SPECIALDOUBLE-FEATURE-Academic-MP3s--Is-It-iTime-Yet.aspx?Page=1

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7. M. BLAISDELL art. cit. 8. M. BLAISDELL art. cit. 9. Jim Wolfgang è Chief Information Officer presso la Georgia College & State University, e promotore del Progetto Apple + iPods @ GCS Fine Tuning the BEST Minds! http://ipod.gcsu.edu/Leaders/Wolfgang/index.html 10.ITUNESU:portale pensato appositamente per diffondere in maniera gratuita interi programmi universitari, scaricabili su computer o player multimediali. 11.Celestine Freinet, (1896-1966),pedagogista ed educatore francese. 12. F.BUZIO, M.BIAGIOLI, Il Podcasting nella didattica, p.6 http://www.edurete.org/pd/sele_art.asp?ida=3591 13. A.PIAN, Didattica a scuola,p.54 http://www.irrelombardia.it/download/progetti/abiweb/materiali/pdf/Podcast_a_scuola_PIAN.pdf 14. . F.BUZIO, M.BIAGIOLI, Il Podcasting nella didattica, p.7 http://www.edurete.org/pd/sele_art.asp?ida=3591 15.I PODCAST, http://www.isismamolibergamo.it/podcast.html 16.A.PIAN, Didattica a scuola,p.35 http://www.irrelombardia.it/download/progetti/abiweb/materiali/pdf/Podcast_a_scuola_PIAN.pdf 17.ivi p.37 18.Jeanne Halderson, insegnante statunitense (Longfellow Middle School, District La Crosse, Winsconsin), esperta di podcasting didattico http://expertinterviewsictchocolat3b.podOmatic.com/entry/2010-0108T18_35_19-08_00 19.A.PIAN,Didattica con il podcasting, Editori Laterza, Bari,2009, p.56 20.Podcasting,.http://www.teachingideas.co.uk/ict/podcasting.htm 21.ivi 22. L.CINGANOTTO,materiali di studio, www.iuline.it 23. HOWARD GARDNER (Scranton, 11 luglio 1943) è uno psicologo statunitense. Professore presso la Harvard University nel Massachusetts, ha acquisito celebrità nella comunità scientifica grazie alla sua notissima teoria sulle intelligenze multiple. http://it.wikipedia.org/wiki/Howard_Gardner 24. DANIEL GOLEMAN (Stockton, 1946) è uno psicologo statunitense,l’opera più conosciuta di Goleman è "Intelligenza emotiva" (Emotional Intelligence) del 1995. 25. Lev Semënovič Vygotskij ,(Orša, 17 novembre 1896 – Mosca, 11 giugno 1934) è stato uno psicologo sovietico, padre della scuola storico-culturale. L'idea centrale della prospettiva di Vygotskij è che lo sviluppo della psiche è guidato e influenzato dal contesto sociale, quindi dalla cultura del particolare luogo e momento storico in cui l'individuo si trova a vivere. 26. A.Sartore, “Comunicazione e nuove tecnologie”, 14 dicembre 2009, IV settimana 27.e-mail del 30.04.2010 28. http://www.studentimilano.it/speciali/815-podcast-e-didattica 29.Enrica Salvatori (La Spezia 1963) si è laureata in Storia all'Università di Pisa, ha conseguito il dottorato di ricerca in storia medievale all'Università di Milano e il post-dottorato nella medesima materia all'ateneo di Torino. Attualmente è ricercatrice di storia medievale all'Università di Pisa dove impartisce lezioni all'interno dei corsi di laurea in Storia e in Informatica Umanistica. I suoi ambiti principali di ricerca riguardano la storia della città e l'evoluzione dell'istituto comunale, la storia degli insediamenti, l'antroponimia e la demografia medievali. http://web.arte.unipi.it/salvatori/ 30E.SALVATORI,Didattica della storia e nuove tecnologie.Opportunità, problemi e scenari plausibili nelle Università italiane, in “Reti Medievali”, 10/03/2008 http://fermi.univr.it/rm/didattica/corsi/salvatori2.html 31.A.PIAN, Didattica con il podcasting, Editori Laterza, Bari, 2009,p.106 32..http://web.mac.com/arakhne/Vieni_con_me/Giornali_e_TV_files/2006_03_ApogeoOnLine.pdf, p..2

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5. ALCUNE ESPERIENZE ITALIANE

5.1 Oltre l’Università, in una scuola superiore Nel capitolo precedente, analizzando le dimensioni del fenomeno podcast nelle scuole, si è accennato ad alcune esperienze in ambito universitario, facendo riferimento soprattutto a quella della Prof. Enrica Salvatori dell’Università di Pisa. Si possono trovare esperienze di utilizzo didattico del podcasting anche presso gli altri ordini di scuola, dalle secondarie fino alla scuola primaria, esperienze tutte particolarmente significative. Alberto Pian, più volte citato nel presente elaborato, è stato un ‘pioniere’ del podcast in Italia e la sua esperienza partita nel settembre 2005, viene raccontata nel libro “Didattica con il Podcasting”1.Il suo è stato il primo podcast scolastico realizzato in Italia: con i suoi ragazzi di quinta dell’IIS Bodoni-Paravia di Torino, nel settembre 2005, ha avviato un podcast chiamato Radio Tony. Scrive Pian: “Tony era un compagno di classe afflitto da una malattia che lo ha costretto a casa su una sedia a rotelle. Radio Tony è nata per lui, per far sentire le voci dei compagni e il clima della classe fin nella sua stanza di casa. Dopo aver subito un intervento di tracheotomia, e quindi con difficoltà nel parlare, ha seguito, ascoltato e riascoltato le trasmissioni. Non bastavano le visite regolari degli insegnanti per aiutarlo a studiare a casa e neppure quelle dei compagni, poiché in queste visite era assente la classe, cioè quell’impasto speciale di voci e ambiente, quelle discussioni che solo in classe si verificano e che rappresentano momenti unici e irripetibili. Momenti che registravamo, senza alcuna preparazione preliminare. Talk, appunto, ma senza telefono e onde radio. Talk in podcasting, e per di più a scuola.” 2 Pian continua affermando come presto si sia scoperto che quest’attività non fosse utile solo a Tony che poteva un po’ sentirsi in classe, ma fosse importante anche per chi la faceva; si trattava di: “reinventare una lezione, manipolare dei dati, delle analisi mettendoci qualcosa di personale che non fosse solo il commento del professore o del libro di testo, e alla pari con il docente: ecco una novità interessante.”3 29


Fig, 17, La “redazione” di Radio Tony http://medialab.sissa.it/mrpod/Members/simona/radio-tony-podcast-a-scuola/

E’ in questo contesto che per definire il podcast, è stata coniata la felice formula: “una radio che si ascolta, si vede, si legge e si naviga”.4 E’ una ‘radio’ nella quale si lavora secondo il genere “talk”, simulando trasmissioni in diretta nelle quali si tengono conversazioni su argomenti di letteratura o di storia. In queste trasmissioni, gli studenti prendono la parola anche per rispondere alle sollecitazioni e alle provocazioni dell’insegnante e dei compagni. “La letteratura diventa un fenomeno concreto, in relazione diretta con l’esperienza degli allievi che, oltre a discutere dei testi, parlano senza rete di ciò che quei testi per loro rappresentano, in relazione a fatti quotidiani, di vita comune, a proprie esperienze personali, a proprie considerazioni. E’ quello che Ausubel 5, in fondo ha definito come “apprendimento significativo”. La letteratura, il testo, la poesia escono così dal limbo di un’asettica critica letteraria per diventare materia vivente, racconto,forma di espressione che interagisce con i ragazzi non solo sul piano analitico e linguistico, ma emotivo, affettivo, personale.”6 Questo il sito di radio Tony, dal quale ci si può abbonare al servizio di Podcast, tramite ITUNES:http://web.mac.com/arakhne/RadioTony/Home_RadioTony.html

5.2 CHOCOLAT 3B, alla scuola secondaria di primo grado Fig. 18, Chocolat 3B

Presso l’Istituto comprensivo di Faloppio, in provincia di Como, nel mese di marzo del 2009 ‘nasce’ CHOCOLAT 3B, un’originale esperienza di podcasting didattico avviata dal Prof. Luca Piergiovanni con i suoi studenti di Terza. Insegnante di lettere, appassionato di musica e di tecnologia, nel laboratorio di informatica propone ai suoi 30


ragazzi di ‘lavorare’ su canzoni e poesie: canzoni di autori vicini ai ragazzi, è il caso per esempio di Jovanotti e brani di cantautori non così vicini ma che gli studenti scoprono e imparano ad apprezzare: Vecchioni, De Andrè, De Gregori accostati a poeti della letteratura classica: Leopardi, Pascoli, Montale. Gli studenti vengono invitati a leggere i testi di poesie e canzoni, in qualche caso impararli a memoria, analizzarli e, mettendoli a confronto, ricercano affinità o differenze, cogliendo i messaggi che possono accomunarli. Un’attività laboratoriale di questo tipo è già di per sé innovativa e, come ulteriore valore aggiunto viene proposto il podcasting,

così

da

poter condividere in

rete,

con

una platea potenzialmente

incommensurabile, quanto realizzato tra le quattro pareti di un’aula informatica. L’esperienza può essere così valorizzata ed eventualmente fungere da esempio per iniziative analoghe. Chocolat 3B viene pubblicato su Itunes e in poche settimane si ritrova tra i podcast più ascoltati e più scaricati. Partecipa e vince numerosi concorsi di prestigio a livello nazionale, tra questi il premio XMEDIA 2009 e il Premio A scuola di innovazione ed. 2010.7 Le scuole ‘finiscono’ e i podcasters ‘passano’ al liceo, ma l’attività di Chocolat 3B continua, ora all’esterno della scuola. Il suo palinsesto si amplia arricchendosi di episodi che trattano temi legati al mondo dell’educazione e dell’utilizzo delle nuove tecnologie in ambito scolastico, riportando interviste e contributi di esperti italiani e internazionali: P.C. Rivoltella, P.Ferri, Marc Prensky, Jeanne Halderson, per citarne alcuni. L’esperienza si integra di nuove rubriche come ‘poesia e arte’ e si completa con iniziative di gemellaggio con altre scuole europee che attuano progetti di podcast. In breve tempo questo podcast è diventato

Fig. 23, Le iniziative di Chocolat3B

un’esperienza didattica di alto spessore culturale per gli appassionati ‘players’ che continuano nell’attività oltre ogni obbligo scolastico, e contemporaneamente per la valenza dei contenuti proposti, è diventato una preziosa fonte di arricchimento per i suoi ‘followers’, che sempre più numerosi continuano a seguire gli episodi. CHOCOLAT3B:http://chocolat3b.podomatic.com/ Fig.19, Le iniziative di Chocolat3B

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5.3 3T: Tessere Tanti Testi8, alla scuola primaria

Fig. 20, Logo del podcast Tessere Tanti Testi

Il progetto 3T: Tessere Tanti Testi, si inserisce nell’iniziativa ministeriale Innovascuola9

volta a valorizzare e premiare le pratiche scolastiche che promuovono

l’utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica. 3T è un progetto di ampio respiro così descritto dai suoi autori: Il progetto “3T: Tessere Tanti Testi” è rivolto all’area linguistico-espressiva e intende proporre un avvicinamento interdisciplinare e multimediale alle tipologie testuali e al mondo della narrativa in particolare. L’obiettivo formativo è favorire un approccio alle nuove tecnologie che tenga conto delle attuali dinamiche del web, dei nuovi ed interessanti spunti che provengono dall’accesso abituale ad Internet (Web 2.0) e che vedono i nostri alunni “multitasking” coinvolti in un mix di messaggi, codici, linguaggi, che trasforma la loro vita mentale e comportamentale, oltre che culturale, a scuola come nella quotidianità. Il “testo”, appartenente alla cultura italiana o proveniente dai paesi dei numerosi alunni stranieri presenti nella scuola, verrà ascoltato, letto, rielaborato, illustrato, decostruito, rimontato, reso visibile e “vissuto”, utilizzando, assieme alle proposte e agli strumenti della didattica d’aula, i supporti tecnologici del laboratorio informatico. Si introdurranno gradualmente elementi di connessione tra Web 1.0 e Web 2.0 nella direzione della condivisione conoscitiva e della cooperazione educativa.10

Quindi, riprendendo le ultime frasi della presentazione del progetto: “Il testo verrà ascoltato, letto, rielaborato, illustrato….si introdurranno gradualmente elementi di connessione tra web 1.0 e web 2.0 nella direzione della condivisione conoscitiva e della cooperazione educativa.” In questo contesto il podcast, insieme al blog e al wiki intorno al quale il progetto si articola, è uno strumento di condivisione e di cooperazione. Nel loro percorso gli studenti hanno affrontato ‘tanti testi’ come recita il titolo del progetto, testi ad esempio espositivi a carattere scientifico, come la conoscenza delle caratteristiche 32


degli animali o lo studio dell’apparato respiratorio dell’essere umano; o ancora testi di carattere storico con la serie degli episodi sui Celti. I diversi argomenti, oltre ad essere sviluppati in forma collaborativa sul wiki, sono diventati oggetto di registrazioni podcast proposte in Rete per il riascolto da parte degli alunni stessi

ma , soprattutto, per la

condivisione in Internet di una modalità originale di studio. Ne è nato in questo modo un palinsesto articolato che ha visto gli alunni coinvolti attivamente nel loro processo di apprendimento, in un’attività che li ha impegnati nella ‘manipolazione’ degli oggetti del sapere, per assimilarli e per condividerli: “non si tratta semplicemente di interagire per apprendere, ma soprattutto di apprendere per produrre e comunicare.”11 Da quello che si può leggere nel blog, dove gli alunni raccontano la loro esperienza, il momento del podcast è molto importante e coinvolgente per loro: sono preoccupati di esporre bene e aspettano un feed back dall’utenza per sentire confermata la validità del loro lavoro e l’importanza del loro impegno.12 In un recente post, 13 aprile 2010, nel presentare un loro nuovo lavoro i ragazzi spiegano quali sono state le fasi di studio che hanno seguito e, felici di condividere le informazioni, esprimono una consapevolezza maturata in due anni di progetto 3T scrivendo: E’ stato molto divertente e interessante! Stiamo diventando dei veri esperti nel costruire i podcast!!! Essi sono delle audio-registrazioni che raccontano a puntate uno specifico argomento. Eccoveli in anteprima, poi li ritroverete nel nostro Wiki 3T Speriamo che li troviate interessanti 13 Buon ascolto e buon divertimento

_______________________________ 1.A.PIAN, Didattica con il Podcasting, Editori Laterza, Bari, 2009 2.ivi,p.98 3.ivi,pag.100 4.ivi, pag. 97 5.La teoria dell’apprendimento significativo di Ausubel è stata presentata nel 1962. Secondo la teoria di Ausubel la quantità di informazioni ricordate dipende principalmente dal grado di significatività del processo di apprendimento. In A.Pian, op.cit. pag.98 6.A.PIAN, op.cit, pag.97 7. http://chocolat3b.podomatic.com/ 8. http://progetto3t.wordpress.com/ 9. http://www.innovascuola.gov.it/ 10. http://progetto3t.wordpress.com/il-progetto-3t-tessere-tanti-testi/ 11. C. Giovannella, Learning 2.0?, Scuola IaD e ISIM_garage – Università di Roma Tor Vergata 12. http://progetto3t.wordpress.com/2010/02/19/che-passione-le-audio-piante/ 13. http://progetto3t.wordpress.com/2010/04/13/ascoltate-i-celti-in-podcast/

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6. LA NOSTRA ESPERIENZA DI PODCAST

6.1 Un’introduzione Come indicato nell’introduzione del presente elaborato, nel mese di dicembre 2009, ho avuto l’opportunità di partecipare al Convegno Didattic@ttiva1, promosso dall’Amministrazione Provinciale e dall’USP2 di Como.

Fig.21, Logo Convegno Didattic@ttiva

Nell’ambito del Seminario è stato presentato il Progetto di podcast CHOCOLAT 3B con l’intervento del Prof. Luca Piergiovanni e di alcuni suoi ‘podcasters’. Non avevo mai sentito parlare di podcast in precedenza se non, alla radio: “Il programma è riascoltabile in formato podcast…”. Allo stesso modo non ho mai avuto grande familiarità con gli Ipod, nonostante i miei figli lo usino con regolarità e l’abbia visto a scuola in mano ai miei alunni. Il progetto di Chocolat 3B mi ha incuriosito ma non ci sarebbe stato seguito se l’USP di Como non avesse pensato di valorizzare l’esperienza promuovendo un’iniziativa di podcast aperta a tutte le scuole: il progetto Podclass3.

Fig. 22, Logo Podclass

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Podclass si è proposto come un’occasione per le scuole di tutta la provincia di condividere in rete attività che vengono svolte nella pratica scolastica quotidiana; oppure come un’occasione per pensare a come un’attività scolastica possa essere “confezionata” per una fruizione in podcast. Il progetto di Podclass quindi come un’opportunità per accostarsi alle tecnologie integrandole nel proprio percorso scolastico, cercando di scoprire quali potenzialità possono offrire per il rinnovamento della didattica quotidiana, in un’ottica maggiormente rispondente alle nuove istanze pedagogiche. Personalmente il ‘coraggio’ di aderire al Progetto è stato favorito dalla contemporanea frequenza del corso universitario di “Editing multimediale”, curato dal Prof. Formiconi. In questo contesto ci è stata proposta l’apertura e la gestione di un blog nel quale inserire oltre alle risposte agli “Assignements” ricevuti, ogni contributo che i corsisti desiderassero condividere: contributi pertinenti l’argomento di studio ma anche relativi ad esperienze personali significative che potessero prestarsi a commenti e quindi favorire l’interazione nell’ambito della cosiddetta blogoclasse. Il corso di Editing multimediale è stata un’utile ‘palestra’, nell’ottica del learning by doing, sia per pervenire all’acquisizione di competenze tecniche specifiche, necessarie per gestire l’ambiente tecnologico superando le ansie e le insicurezze proprie del digital immigrant, sia per incrementare competenze di tipo relazionali: uscire dal guscio, esprimersi ed esporsi, curando le proprie modalità comunicative nel rivolgersi a un pubblico potenzialmente infinito o nell’intervenire con commenti su altri blog, nei quali ‘entrare sempre in punta di piedi.’ Il podcast esperito tramite Podclass è stata quindi un’altra scommessa, un’altra occasione per connettersi col mondo tramite la Rete e, pur nell’ambito ristretto della nostra esperienza, un’occasione anche per connettere la scuola con il mondo esterno.

6.2 Il podcast con i ragazzi Il primo interrogativo è stato: “Come presento il progetto ai ragazzi”? La presentazione non è stata ‘diretta’, del tipo, “spiego loro cos’è il Podcasting” ma ci siamo arrivati trovandolo come ‘sbocco’ per un’attività abbastanza ricorrente nel curricolo di classe: studiare a memoria una filastrocca. Questo il contesto: mese di gennaio, freddissimo: Filastrocca del primo gelo di Gianni Rodari. Sulla stessa pagina del libro di testo altre filastrocche di Rodari, nello specifico “Giovannino Perdigiorno” e “Filastrocca Impertinente”. La classe viene divisa in tre gruppi e ad ogni gruppo viene assegnata una filastrocca da imparare a memoria. Il successivo momento ‘dell’interrogazione’ si trasforma in un gioco di recitazione: i bambini di ogni gruppo si 35


alternano nella recitazione delle strofe di ogni filastrocca e alcune parti vengono recitate in gruppo. Segue la proposta di utilizzare il registratore del computer per registrarsi e riascoltarsi. E’ un’esperienza nuova anche questa perché non ci sono mai state occasioni per registrarsi. L’attività li coinvolge e li diverte. Chiedono anche di rifare perché non sono soddisfatti degli esiti. A questo punto si inserisce la proposta del Podcast… “e se le nostre registrazioni le potessimo pubblicare su Internet? Vi piacerebbe?” Lo stupore è generale ma allo stupore segue l’entusiasmo e la curiosità: “Su Internet? E come si fa?” Così posso parlare loro del progetto Podclass ma, per spiegarlo meglio ‘andiamo su Internet’ per conoscere altre esperienze di podcast. E così scopriamo che in molte scuole primarie è un’attività già praticata e ci sono anche esperienze di bambini che recitano poesie, come vorremmo fare noi4. Propongo poi ai bambini di preparare dei disegni relativi alle loro poesie per arricchire la nostra trasmissione, con un podcast migliorato. Questo piccolo progetto prende corpo e comincia ad abbozzarsi ma contemporaneamente si riflette insieme sulla nostra partecipazione a Podclass, sul fatto che si tratti di un portale che raccoglierà i contributi di tante scuole e allora nasce il desiderio di ‘fare qualcosa di più’…Dobbiamo però rimanere ‘in tema’. Poiché siamo partiti da filastrocche di Gianni Rodari, un’autore che abbiamo incontrato spesso nel nostro percorso scolastico il progetto iniziale evolve in uno di maggior complessità e ci cimentiamo nella stesura di una biografia relativa allo scrittore. Ai bambini interessa raccogliere informazioni sulla sua figura: anche la nostra scuola è intitolata a Gianni Rodari, a scuola abbiamo tanti suoi libri, la maestra di musica ci propone le sue filastrocche da cantare e da suonare, andremo in gita scolastica ad Omegna, sua città natale, per partecipare ad un concorso promosso in suo onore. C’è la percezione che sia un autore importante per i bambini e quindi vi è la motivazione a ricercare informazioni che lo riguardino. L’articolazione del percorso da seguire, pur essendo già presente all’insegnante, come mappa provvisoria, viene concordato, definito, rivisto, corretto e aggiustato, passo passo con gli alunni. Si individuano e si percorrono le seguenti fasi, sotto la guida dell’insegnante: -

formulazione di quesiti riguardo la figura di Rodari

-

ricerca in Internet di pagine informative e prima selezione delle risorse

-

analisi delle risorse alla ricerca delle risposte ai quesiti posti (gruppetti di tre o quattro bambini)

-

condivisione delle informazioni trovate stesura collettiva di una biografia di Rodari, sulla scorta delle informazioni trovate 36


-

trasposizione del testo narrativo in un dialogo radiofonico dal quale far emergere le informazioni biografiche di interesse.

-

Assegnazione / ridefinizione delle parti da registrare

-

Registrazione audio

-

Formulazione di ipotesi e condivisione delle decisioni per il montaggio della trasmissione soprattutto in relazione alle musiche da utilizzare per integrare la registrazione.

Ogni fase è stata caratterizzata dalla partecipazione attiva di tutti gli alunni i quali hanno dimostrato di apprezzare particolarmente la possibilità di lavorare con il computer (fase della ricerca delle informazioni), lavorare in gruppo (analisi delle risorse), poter seguire il lavoro collettivo sul grande schermo (stesura del dialogo), mettersi alla prova con la registrazione audio di fronte a un microfono professionale. I bambini sono stati particolarmente attenti gli uni agli altri, aiutandosi nel piccolo gruppo, criticandosi costruttivamente nelle fasi di registrazione o rimproverandosi per un disturbo arrecato in un momento del lavoro che poteva essere particolarmente delicato. Importante è stato anche il momento della definizione della ‘colonna sonora’ per cui i bambini hanno potuto scegliere tra il repertorio di musiche e canzoni da loro conosciute e praticate con l’insegnante di musica, trovando così una contestualizzazione diversa e significativa alle loro conoscenze. Interessante la discussione che ha portato alla scelta di determinate canzoni piuttosto che di altre, in base alla pertinenza con il lavoro nel suo complesso. Un altro momento importante è stato quello della riflessione sul risultato raggiunto e, dal ripercorrere il lavoro svolto è nata un’altra ‘trasmissione’5 posta poi come introduzione al videoclip sulla biografia di Rodari.6

Fig. 23, Diapositiva videoclip ‘Raccontare Rodari’

Nel conoscere Rodari scrittore i bambini hanno scoperto alcune sue tecniche particolari e tra queste quella dell’ipotesi fantastica, rintracciabile in alcune poesie-canzoni già conosciute. Quindi l’ipotesi fantastica è diventata un altro episodio Podcast, composto da musiche, canzoni, voci e immagini, di queste ultime alcune trovate in rete, altre frutto di originali 37


disegni…di bambini di altre classi, che si sono spontaneamente trovati coinvolti nel progetto.7

Fig. 24, Chiara cl. 5, Il calamaio

Oltre alle esperienze sopra descritte, per l’insegnante, la disponibilità di uno strumento come quello del podcasting ha portato al maturare di un’ulteriore proposta da rivolgere ai ragazzi, in seguito alla partecipazione ad uno spettacolo teatrale: “Il sole con l’ombrello”8. Un’esperienza, quella della partecipazione ad uno spettacolo teatrale così come ad un concerto, o a una proiezione cinematografica, che può essere rielaborata in diversi modi: dopo una riflessione collettiva, attraverso disegni o attraverso la produzione di testi nei quali gli alunni esprimono le loro impressioni, o ancora attraverso attività di analisi più o meno articolate. Nel caso specifico de “Il sole con l’ombrello”, la storia raccontata dallo spettacolo è sembrata particolarmente adatta per una rielaborazione in podcast. Questo perché portatrice di un messaggio che merita diffusione e il podcast si presta a questa funzione. Così è nato “Le mille gru di Sadako”9.

Fig. 25, Gru origami

Un esito dato dalla condivisione in rete e quindi dalla fruibilità pubblica di attività significative, può essere reso dal messaggio che un’amica mi ha inviato dopo aver visto il video:

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bellissimo La leggenda delle 1000 gru è veramente toccante mi sono segnata l'indirizzo perchè vorrei proprio partecipare con delle mie gru e poi vorrei coinvolgere Lorenzo e i ragazzi del gruppo scout visto che l'origami è una delle attività che loro praticano spesso. grazie Mara

Inoltre l’attrice che aveva tenuto lo spettacolo, una volta vista la nostra rielaborazione, ci ha scritto questa mail: Care insegnanti e carissimi bambini ci è davvero piaciuto molto il lavoro che avete fatto dopo la visione del nostro spettacolo. Fa piacere sapere che la nostra attività sia servita a fare di voi dei compagni di viaggio verso la pace, con leggerezza nonostante i temi trattati, perché vogliamo nutrirci di conoscenza, impegno e allegria contemporaneamente. Abbiamo bisogno di non voltare faccia dall’altra parte della sofferenza, ma di farlo con tutta la felicità che possiamo mettere a disposizione degli altri. Il 22 maggio faremo Il sole con l’ombrello per il Comune presso la Biblioteca di Como. Ci piacerebbe in quell’occasione proiettare, a mo’ di commento espiegazione, il vostro lavoro. Fateci dunque sapere se abbiamo il vostro consenso. Buon tutto, Teatro Gruppo Popolare

La scuola, dunque, che esce dalla scuola per raccogliere feed-back che valorizzano la sua attività, è un’esperienza significativa anche per i bambini; possono maggiormente percepirsi a scuola come in un ambiente che si integra con l’esterno anziché viversi, come spesso succede, divisi tra due contesti completamente diversi tra loro: un mondo ricco di stimoli, di opportunità anche di conoscenza molto accattivanti all’esterno e un ambiente purtroppo spesso monotono, fatto di regole e costrizioni dentro la scuola. Poiché l’entusiasmo può essere contagioso, l’esperienza del podcast si è trasferita anche in un’altra classe oltre la mia. Conosciuta un’attività di narrazione e di immagine svolta dalle colleghe di classe seconda ho proposto loro di pubblicarla in rete considerando quel loro lavoro dotato di un pregio particolare. La proposta è stata accolta favorevolmente sia dagli insegnanti sia dai genitori e così, assemblando fotografie e registrazione dei bambini abbiamo realizzato “Teodora e Draghetto” 10, rielaborando un racconto di Nicoletta Costa

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Fig. 26, “Teodora e Draghetto”, pannello 11

e di “Il Gruffalò” , nato dalla rielaborazione di un altro racconto.

Fig. 27, “Il Gruffalò”, sfondo e personaggi 3D

In questo caso i bambini hanno vissuto con gratificazione l’opportunità di una trasposizione pubblica di un lavoro che li ha visti impegnati per diversi mesi soprattutto nella realizzazione dei pannelli colorati e dei personaggi in 3D oltre che nell’apprendimento mimato e musicato della descrizione del Gruffalò. Ancora una volta quello che si ‘fa’ a scuola non rimane circoscritto in un ambito ristretto ma può essere condiviso con il proprio mondo. Una condivisione resa inoltre con modalità comunicative particolarmente ricche poiché non solo testuali, in quanto integrate da immagini e suoni, in forma di audiovisivo e in questo particolarmente rispondente alle caratteristiche della comunicazione contemporanea nella quale la multimedialità ha grande rilevanza. Il tutto reso attraverso il computer, uno strumento che anche a scuola comincia a essere importante come a casa. Infine, la parola ai bambini:

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Fig. 28, Classe quarta A, Ricerche in Internet

Fig. 29, Classe quarta A, ‘Cerchiamo le risposte’

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Fig. 30, Classe quarta A, Stesura del dialogo

Fig. 31, Classe quarta A, Prove di registrazione

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_______________________________ 1.Convegno Didattic@ttiva, http://www.provincia.como.it/provinciacomo/home/int.jsp?_pageid=114,1060033&_itemid=672 2.USP: Ufficio Scolastico Provinciale 3.Podclass, http://podclass2.podomatic.com/ 4.Suoni Poetici, podcast per esplorare la dimensione sonora della poesia. http://www.scuola3d.eu/suonipoetici/?cat=3 5.Raccontare Rodari, http://podclass2.podomatic.com ; http://tesinpodcast.podomatic.com/entry/2010-04-29T15_00_4107_00 6.Raccontiamo Rodari http://tesinpodcast.podomatic.com/entry/2010-05-17T14_37_10-07_00 7.L’ipotesi fantastica, in fase di pubblicazione 8. “Il sole con l’ombrello”, http://www.teatrogruppopopolare.it/sole/sole.html 9. “Le mille gru di Sadako”, http://podclass2.podomatic.com/player/web/2010-05-06T10_55_39-07_00 10. “Teodora e Draghetto”, http://podclass2.podomatic.com/player/web/2010-04-19T15_28_18-07_00 11. “Il Gruffalò”, http://podclass2.podomatic.com/player/web/2010-05-17T07_38_31-07_00

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7. TESI IN PODCAST

Fig. 32, Tesi in podcast

Un podcast, per tradurre una tesi sul podcast mi è sembrato il giusto completamento di questo lavoro. E così, man mano che si componevano i capitoli di questo elaborato, gli stessi si concretizzavano attraverso episodi in formato podcast. Sentivo la necessità di sperimentare direttamente la gestione di un sito per coglierne le peculiarità comunicative oltre che per impadronirmi maggiormente degli aspetti tecnici. Un episodio podcast si può comporre scegliendo e abbinando diversi elementi: registrazioni audio, file testuali, immagini, video. Per ogni episodio, ogni volta si è trattato di scegliere quali formati fossero i più adatti per comunicare i contenuti predisposti come testo scritto. A volte è stato possibile reperire in rete materiale adeguato e in questi casi è stato necessario selezionare tra le risorse disponibili, altre volte si sono dovute creare delle registrazioni audio e video che potessero trasmettere il messaggio desiderato. Per esempio, partendo dai primissimi episodi, è stato possibile nel primo inserire un video esplicativo sul podcast mentre per il secondo episodio il video è stato appositamente realizzato. Considerando l’inesperienza mi sono trovata a fare e rifare più volte. Tenendo sempre presente che stavo realizzando un prodotto destinato ad una fruizione pubblica, ho vissuto come una questione di ‘rispetto’ per la potenziale utenza quella di proporre un elaborato che fosse il migliore possibile: nella qualità del video e dell’audio, e nella cura praticata nella fase ancora precedente di stesura del testo narrativo. Ho cercato di curare anche l’impostazione grafica di ciascun episodio, ricercando applicazioni web che mi permettessero di ottenere risultati esteticamente gradevoli, definendo le dimensioni dell’immagine e cercando di trovare ad esse la collocazione migliore nella pagina del podcast.

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Ho ulteriormente verificato che le risorse in Internet possono essere innumerevoli, per alcuni argomenti, e la tentazione sarebbe quella di inserire tutto. Da qui la necessità di focalizzare al meglio lo scopo comunicativo e operare la scelta ritenuta più adeguata anche se non l’unica possibile. Interessante sperimentare in qualità di autore, come lo stesso messaggio possa essere reso secondo differenti modalità, per cui in quasi tutti gli episodi sono presenti testi in pdf, link a pagine web, audiovisivi. Si propone così una fruizione per una radio che ‘si ascolta, si vede, si legge, si naviga’ riprendendo ancora una volta le parole di Pian. Importanti le indicazioni ricevute durante la frequenza di un breve ma intenso corso di podcasting1 e, in particolare, per quanto riguarda gli audiovisivi interessanti le precisazioni ricevute dagli esperti per cui il suggerimento è stato quello di contenere la durata del prodotto entro i cinque minuti, per agevolarne la visione da parte dell’utenza. Un’altra competenza da praticare è stata quella di sintetizzare il contenuto dell’episodio con una breve introduzione che potesse presentare l’argomento in oggetto: una presentazione che deve riuscire ad essere sintetica e al contempo esaustiva. Per realizzare il podcast ci si è trovati ad operare con diversi programmi e applicazioni web 2.0: audacity per i file audio, editor di immagini come photopad o LCxCapture, window movie maker per realizzare videoclip; servizi web 2.0 come Youtube, Issuu, Image shack, dotSub, As Button Generator4, tutti strumenti che nel tempo ho imparato a gestire con una certa familiarità. Oltre a ciò c’è stata la necessità di imparare a operare su uno dei siti dedicati ai podcast, nello specifico podomatic, scoprendo e utilizzando le varie funzioni sempre alla ricerca di una comunicazione efficace. I contenuti trattati in questo elaborato si trovano così tradotti su Tesi in podcast, al seguente indirizzo: http://tesinpodcast.podomatic.com/

_______________________________ 1.http://tesinpodcast.podomatic.com/player/web/2010-03-11T14_10_21-08_00 2.http://tesinpodcast.podomatic.com/entry/eg/2010-03-20T14_07_37-07_00

3.A lezione di Podcasting, 8 marzo 2010 http://events.chocolat3b.podomatic.com/ 4.Audacity: http://audacity.sourceforge.net/ Photopad: http://download.cnet.com/PhotoPad-Image-Editor/3000-2192_4-10806811.html LCxCapture: http://lcx.altervista.org/software/capture/default.htm Youtube: http://www.youtube.com/?gl=IT&hl=i Issuu: http://issuu.com/login?onLogin=http%3A%2F%2Fissuu.com%2Fhome ImageShack: http://imageshack.us/ DotSub: http://dotsub.com/ AsButtonGenerator: http://jirox.net/AsButtonGen Podomatic: http://www.podomatic.com/

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BIBLIOGRAFIA G.BIONDI, La scuola dopo le nuove tecnologie,Milano, 2007, Apogeo P.FERRI, E-LEARNING Didattica,comunicazione e tecnologie digitali, Firenze 2005, Le Monnier A.D’OTTAVI,Web 2.0,2006 CC, http://www.scribd.com/doc/2960860/Web-20-Il-libro-Gratis A.PIAN, Didattica con il Podcasting, Roma-Bari, Editori Laterza, 2009 H.GARDNER, Educazione e sviluppo della mente- Intelligenze multiple e apprendimento,Ed.Erikson D.GOLEMAN, Intelligenza emotiva,Milano, Rizzoli, 1997 L.MECACCI, Storia della psicologia del novecento, Laterza Editore, 1999

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