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IL PARCO DEL PONTE - Concorso internazionale di progettazione per il masterplan di rigenerazione del “quadrante Polcevera” e lo studio di fattibilità del nuovo parco urbano.

I FIUMI NON ESISTONO un progetto per il Parco del Polcevera, Genova


"Il Parco del Ponte" Concorso internazionale di progettazione per il masterplan di rigenerazione del "Quadrante Polcevera" e lo studio di fattibilità del nuovo parco urbano. Comune di Genova + Regione Liguria + CNAPPC + Ordine APPC di Genova Relazione di seconda fase di concorso della proposta "I fiumi non esistono" Š ATP Luca Catalano, 2019 Codice identificativo prima fase: 2PPCCBM3 Codice identificativo seconda fase: 4321ZERO La proposta "I fiumi non esistono", seconda classificata nella graduatoria finale, è un progetto di: - Luca Catalano, capogruppo; - Massimo Acito, Claudia Clementini, Assia Del Favero, progettazione architettonica e urbana; - Lorenza Bartolazzi, Annalisa Metta, progettazione del paesaggio; - Ilaria Marcelli, Valentina Peluso, Chiara Pieretti, giovani professionisti; - Elena Ostanel, processi partecipativi e rigenerazione urbana; - Francesco Giffoni, valutazione economica di trasformazioni urbane; - Federico Costantini, artista; - Andrea Bartolazzi, energia e riqualificazione ambientale; - Franco Milito, agronomia; - Nicola de Stefano, geologia e geotecnica. Con la consulenza di: - Annachiara Bonora, rappresentazione; - Elio Carradori e Rusco Castiglia, modellazione tridimensionale; - Alessandra Pedone, 3d artist.


«I fiumi non esistono, sono una nostra invenzione», sostiene Dilip da Cunha, in bilico tra riconoscere un’evidenza e innescare una provocazione. Ciò che esiste, aggiunge, sono i «territori dell’acqua», situazioni instabili prodotte dalle alterne vicende che in natura regolano i rapporti tra i corpi d’acqua e i suoli ove si spandono. In natura, il limite tra l’acqua corrente e la terra asciutta è uno spessore che si rifiuta di farsi linea, farsi disegnare e fissare su una mappa. I fiumi, al contrario, sono la categoria – concettuale, e poi geografica e cartografica – con cui gli esseri umani hanno inteso semplificare e fermare in una forma pacificata e tranquillizzante l’inesauribile negoziato tra l’una e l’altra materia. Così sono apparsi i fiumi sulle mappe, due linee parallele a sancire le sponde e con esse l’assenza di ogni ambiguità, dubbio, contesa: qui l’acqua, lì la terra, nessuna esitazione. I fiumi sono l’acqua trattenuta dentro un recinto, perché non strabordi e invada la terra. I fiumi sono la costruzione, culturale e poi spaziale, di una frontiera. A. Metta,“I fiumi non esistono”, in Cortesi I. e Cappiello V. (eds.), Paesaggio al centro, pp. 340. Siracusa: Lettera22.


INDICE

1. Ragioni e sfide del progetto, 1 2. Criteri e obiettivi 2.1. Telai geografici, agire dall'interno, 2 2.2. Mescolare e connettere, 2 2.3. Dal fine al farsi, 3 2.4. Produrre ricchezza, 4 2.5. Fare e rafforzare comunità , 4 3. MacroTemi 3.1. Rigenerazione urbana, 5 3.2. Rifondazione territoriale, partendo dall'acqua, 6 3.3. Regia del movimento, 7 3.4. Ambiente ed energia, 8 3.5. Economia, 10 4. Ambiti, 11 5. Principali soluzioni di progetto - Ambiti A e B 5.1. Polo Sportivo, 13 5.2. Parco Fluviale, 13 5.3. Parco produttivo - Abitarfacendo, 14 5.4. Quartiere di via Fillak, 15 5.5. Parco ferroviario del Campasso, 17 5.6. Parco della Collina di Levante, 17 5.7. Superfici e volumetrie in progetto divise per funzioni, 18 5.8. Programma delle fasi di attuazione degli interventi per lotti funzionali, 18 Allegati Tavola 01_ Planivolumetria Ambito A; Tavola 02_ Principali sistemi di progetto Ambito A Tavola 03_ Ambito B; Tavola 04_ Viste; Tavola 05_ Sistema degli spazi pubblici e realizzazioni incrementali; Tavola 06_ Dal fine al farsi; Tavola 07_ Costellazioni di centralità locali Tavola 08_ Ambito C, dalla confluenza Verde-Ricò al Mediterraneo


1. RAGIONI E SFIDE DEL PROGETTO Il crollo del ponte Morandi sul Polcevera è tra gli eventi più tragici della storia recente del nostro Paese, un trauma che richiederà lungo tempo per essere superato, azioni coraggiose e decisive, quanto sensibili e delicate. Non c’è stato solo il crollo del viadotto, è in atto una necrosi più vasta che impone la riparazione non soltanto di un'infrastruttura, ma di un pezzo di città. La questione non è solo il ripristino del ponte come manufatto, quanto porre l'intervento sull'infrastruttura come innesco di nuova qualità, efficace su dimensioni simboliche, funzionali, ambientali, estetiche ed economiche più ampie, complesse e stratificate. Ecco perché questa proposta non è per il Parco del Ponte, ma per il Parco del Polcevera per evocare, sin nel nome, una dilatazione di senso e di azione in uno scenario capiente, di cui il Ponte è certamente elemento saliente, e restituire al fiume il suo ruolo generatore e portante. Questa proposta risponde al mandato del concorso, occupandosi specificatamente delle aree individuate dal bando. In più, offre una visione di ampio respiro, che esprime la scala necessariamente estesa – in termini geografici e simbolici, ambientali ed economici – delle esigenze e delle opportunità emergenti da questo territorio di straordinario valore. L'esito è una solida armatura paesaggistica a doppia andatura: un passo-balzo che dalla scala geografica attinge tanto i principi di fondazione e orientamento generale, quanto le idee chiave per i luoghi coinvolti dal crollo del ponte. Interamente ricompresa nella Città Metropolitana di Genova, la Val Polcevera è il confine geologico tra Alpi e Appennini; nel suo bacino, esteso su 165 km², si trovano cinque comuni, oltre allo stesso capoluogo, e abitano circa 110.000 persone (al 2009). È il naturale corridoio di collegamento tra il Mediterraneo e la pianura Padana, in passato solcato dalla via Cabanea, ove il sale e altre merci viaggiavano dal mare verso l'Europa e viceversa. Il suo ampio letto alluvionale, poi ristretto fra argini (1849-1853), accoglie distretti industriali e terziari avanzati, frammisti a usi residenziali e relitti agricoli, variamente intrecciati a un complesso sistema infrastrutturale (acqua: bacino portuale di Sanpierdarena; aria: aeroporto internazionale Cristoforo Colombo; ferro: linee dei Giovi; gomma: A7, A10, A12, oltre alla viabilità locale). Il risultato è un affastellarsi casuale e incoerente di funzioni e principi insediativi, accatastati secondo le necessità del momento. La Valle soffre di pesanti problemi strutturali, esito di una crisi demografica, ambientale, sociale ed economica precedente al crollo: dissesto idrogeologico, dismissione industriale, inquinamento, invecchiamento della popolazione, sono temi critici che chiedono una risposta integrata e visionaria, che si confronti con la scala dell'intera città e si collochi su orizzonti strategici persino maggiori, di tenore europeo. È una grande ambizione e richiede tempi lunghi, che solo in apparenza mal si coniugano con l'emergenza, giacché la tempestività e la lungimiranza non sono alternative tra cui scegliere. Occorre una struttura lucida, forte quanto aperta, un sistema coordinato e riscrivibile di azioni, per gestire il cambiamento e l'imprevedibilità delle condizioni contestuali, rispondere alla contingenza e al contempo tenere lo sguardo lungo, accogliere variazioni di programma e nuove opportunità oggi non evidenti. Occorre un progetto di paesaggio, che dell'architettura del paesaggio assume non solo i materiali, gli elementi, i dispositivi, le tecniche, ma soprattutto l'attitudine. Si tratta di intendere il progetto come coltivazione, ossia creazione di condizioni dal finale aperto, smarcandosi dall'ossessione del controllo e dell'assetto definitivo, e di svolgere l'organizzazione spaziale a più scale, in una configurazione unitaria ma eterogenea e perciò accogliente. 1


2. CRITERI E OBIETTIVI 2.1. Telai geografici, agire dall'interno Il progetto riconosce alla Valle il ruolo di solida armatura paesaggistica, di cui l'impalcato fluviale è base e matrice. Il disegno dello spazio aperto ne è l'elemento portante e si genera dalle invarianti geografiche. Il progetto è un'azione endogena saldamente radicata, capace di organizzare sia manufatti e spazi fisici, sia i fenomeni sociali, culturali, economici che in esso si manifestano e si trasformano. Da qui deriva l'articolazione dell'area per fusi longitudinali, che ribattono la struttura valliva, e per transetti di sutura trasversale. La continuità trasversale della Val Polcevera, negata dalla storia recente, merita di essere ricollocata al baricentro di ogni nuova visione. Ne derivano: l'importanza dell'acqua e la necessità di riconoscere che la Val Polcevera è prima di ogni cosa un bacino idrografico, un impluvio; la necessità di connessioni di mobilità che fluidifichino i passaggi tra i versanti. Lungi da considerarla ostativa, il progetto assume la strutturazione dell'esistente come regola preenunciata. Si opera dall'interno, come una mutazione genetica che ristruttura un DNA già dato con l'innesto di nuovi reagenti paesaggistici. Nelle preesistenze è già inscritto uno statuto programmatico oltre che formale. Il Viadotto di Morandi ne è stato icona ed è ciò che ci si attende anche dal Nuovo che lo sostituirà. Tuttavia il Ponte, passato e futuro, non esaurisce l'identità del quadrante. Serve una prospettiva di OltrePonte: non si tratta di negarne o ridurne il ruolo, ma di rilanciare in una dimensione dilatata e capiente, cui partecipano il fiume, l'agricoltura eroica dei pendii, i siti industriali, le case, le infrastrutture. Trame vegetali e infrastrutturali della bassa Val Polcevera. Cfr. TAV 08

2.2. Mescolare e connettere

Orditura delle connessioni e principali funzioni di progetto per l'Ambito A. Cfr. TAV 02

La Valle è fatta di parti con funzioni distinte e autonome: qui le case, là la fabbrica, più in là i campi, e poi il fiume, a sua volta separato. Il progetto opera invece nella direzione della compresenza, non necessariamente armonica, ma vitale e intensa. Nel Parco fluviale, il greto del fiume torna spazio pubblico, conciliandosi naturazione e tempo libero. Nel Parco produttivo, l'abitare convive con la produzione, rieditando la casa-bottega per i maker del terzo millennio. Nel Quartiere di via Fillak si innestano luoghi del commercio, dell'artigianato e della cultura, oltre che del welfare. Nel Parco ferroviario, i binari dismessi diventano infrastruttura ludica e paesaggistica e gli abitanti incontrano le altre forme viventi dell'ecosistema città. Nel Parco della Collina di Levante, le pratiche agricole, il turismo rurale e il leisure si sovrappongono. Oggi il quadrante ha una dotazione infrastrutturale persino ipertrofica sulle reti della mobilità nazionale, su gomma e ferro, quanto asfittica e inadeguata alla scala locale. Di conseguenza i nuclei residenziali e produttivi sulle due sponde, e talvolta sul medesimo versante, come nel caso di Certosa e Sanpierdarena, faticano a costruire relazioni. Il progetto trova nel sistema delle connessioni il grimaldello con cui invertire la

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tendenza depressiva della Valle. Si propone un complesso di legature su diversi livelli di gerarchia di flussi, che non si accontenta di meglio collegare il Parco del Polcevera con Genova e la sua area metropolitana, ma è esso stesso una piattaforma intermodale (automobili, ferrovia, metro, tram, autobus, cremagliere, ciclabile, pedonale) su cui si muovono persone e merci, efficace a livello locale e via via sino alle scale maggiori. L'Astrolabio, un percorso ciclopedonale e di mobilità dolce, è il vettore principale di questo impalcato.

2.3. Dal fine al farsi

Diagrammi dell'attivazione socio-economica e bio-ecologica innescate dal progetto. Cfr. TAV 06

La Valle è un mosaico complesso di condizioni, interessi e attori e le sue trasformazioni saranno perciò inevitabilmente asincrone. Occorre sostituire il paradigma dell'attesa (e dell'eventuale frustrazione) del tradizionale phasage, con quello della permanenza della transitorietà come condizione esistenziale di tutto ciò che è vivente, dunque anche della città. Invece che per stadi, il progetto si costruisce per stati compiuti e non solo premessa di una completezza futura che potrebbe non arrivare mai per ragioni neppure ponderabili. Il progetto è sempre efficace, anche nel frattempo, nel mentre del suo farsi. La stessa realizzazione delle opere previste dal Masterplan è una sequenza di momenti significativi e un'offerta di luoghi godibili, anche in assetto temporaneo. Il progetto tiene insieme la cantierizzazione con la contestuale e progressiva attivazione socio-economica ed eco-biologica. Iniziative commerciali, culturali, ricreative, periodiche o a carattere di evento, alcune legate alle comunità straniere, alcune anche come versioni off di tradizionali e prestigiosi eventi fieristici genovesi, potranno essere ospitate sin da subito negli spazi progressivamente resi disponibili, attivando un ricco calendario a servizio degli abitanti e attrattivo per i visitatori, anche oltre Genova. Di pari passo, andrà aumentando la biodiversità del quadrante, generandosi nuove condizioni ambientali che rinvigoriscono le comunità faunistiche, di passaggio o stanziali, e incrementano la varietà di specie vegetali, in particolare erbacee e arboree. I parchi del fiume e della ferrovia saranno laboratori formidabili di autopoiesi, lasciando che la rinaturazione faccia il suo corso

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Diagrammi degli attori e dei benefit del progetto. Cfr. TAV 06

spontaneamente. I cantieri potranno essere oggetto di visite organizzate e porzioni dei parchi aperte al pubblico nell'immediato, rendendo i cittadini partecipi della trasformazione. Lo sviluppo culturale, l'attivazione sociale, la crescita economica e la performance ecologica procedono in parallelo, rafforzandosi l'un l'altra, e facendo dell'effimero una strategia intenzionale e lungimirante.

2.4. Produrre ricchezza La Valle è una straordinaria risorsa per Genova, per l'ampia gamma di valori che può sprigionare. Per compiere un rilancio così ambizioso è necessaria una solida regia pubblica e un'altrettanto agile capacità di concertazione, per attrarre risorse private che vi investano a lungo termine. Per diventare un polo economico di grande attrazione, competitivo nel mercato nazionale e internazionale degli investitori, alla straordinaria irrorazione infrastrutturale già presente e alla posizione strategica tra Mediterraneo ed Europa centrale, occorre aggiungere la qualità degli spazi – aperti e edifici–, il pregio delle funzioni e l'intensità dell’offerta culturale. L'insediarsi di attività pregiate sarà traino per la futura spontanea riattivazione delle attività produttive, artigianali, commerciali, con un alto tasso di innovazione tecnologica, cui Genova è tradizionalmente vocata. Va aggiunto l'innesco dell'economia del turismo, oggi qui molto flebile e invece con un ottimo potenziale, già latente e ancor più poderoso con la realizzazione del Nuovo Ponte e degli spazi intorno. Per tutto questo, la qualità intrinseca del progetto e i livelli di coinvolgimento della popolazione nell’attuazione del progetto sono parimenti indispensabili.

2.5. Fare e rafforzare comunità Il quadrante è uno spazio complesso dove si fatica a creare coesione sociale per la mancanza di spazi di relazione accessibili e per l’alta differenziazione sociale, in particolare nell’area di Sampierdarena. In questo quartiere la presenza di cittadini stranieri, in particolare dall’Ecuador, è il doppio della media cittadina. Più di mille unità su una popolazione di oltre 45.000 abitanti sono i minori assistiti nell’Ambito Territoriale Sociale. I valori immobiliari in calo nel corso degli ultimi decenni hanno attirato soprattutto abitanti in condizione di fragilità sociale. L’area di progetto è anche uno spazio denso di risorse. Sono presenti nell’area diversi patti di collaborazione stipulati con l’amministrazione comunale per la cura dei beni comuni. Questo racconta di un tessuto sociale attivo, denso di capitale sociale da utilizzare in chiave di cambiamento. Paradossalmente, la discontinuità tra le aree urbane, anche nel medesimo versante, come nel caso di Certosa e Sanpierdarena, ha rafforzato delle identità locali che possono essere usate per favorire la coprogettazione degli interventi di cambiamento urbano.

Schemi di intensità di Piazza 14 Agosto 4


3. MACROTEMI 3.1. Rigenerazione urbana In particolare in una condizione post-disastro, rigenerare un territorio richiede il coinvolgimento attivo degli abitanti. Non si tratta di far partecipare ma di co-costruire. Si tratta di rafforzare la fiducia tra abitanti e abitanti, tra abitanti e istituzioni. Si tratta di integrare le risposte progettuali con i bisogni dei quartieri. Sono quattro i driver principali su cui si è scelto di lavorare, a partire dalla costruzione del Memoriale del 14 Agosto. 1. Partire dalla memoria. Memoriale e Museo del 14 Agosto. Si lavora su una doppia dimensione, 'macro' e ' micro'. La strategia 'macro' prevede il lancio di un concorso internazionale di design, funzionale alla creazione del Memoriale del 14 Agosto che sarà diffuso, occupando parte del Museo, dei parchi e delle piazze anche attraverso allestimenti temporanei. Un concorso aperto alla collaborazione tra architetti, designer, artisti e curatori, in collaborazione con il Mibac e altri attori rilevanti, nazionali e internazionali, capace di lanciare il processo in corso in un dibattito di livello internazionale, con ricadute positive su tutto il progetto. La strategia 'micro' prevede l’apertura di un urban living lab all’interno del Museo ancora in costruzione, uno spazio non finito, di cantiere, che diventa di ascolto e coprogettazione, aperto alla cittadinanza, dove raccogliere la memoria e le emozioni degli abitanti, prima, durante e dopo il crollo, per creare quel materiale utile alla costruzione delle opere e degli allestimenti del memoriale. L’urban living lab sarà funzionale anche al coinvolgimento degli abitanti nella costruzione partecipata degli spazi pubblici diffusi previsti dal progetto. 2. Incubare lavoro. La riattivazione dell’incubatore FILSE. L'incubatore FILSE sarà trasferito in un nuovo edificio appositamente progettato sulla riva sinistra, nell'ambito dell'abitar-facendo (parco produttivo). Obiettivo è arrivare a raggiungere la capienza massima dell’incubatore, oggi in sofferenza. Per farlo saranno costruite partnership strategiche con Ordine degli Architetti, Ordine degli Ingegneri, Confindustria, ANCE, INU e altri soggetti interessati. Saranno facilitate la creazione di ambiti di incubazione specifici, diversificando l’offerta oggi presente e, come già successo, potenziando l’accessibilità alle imprese sfollate dopo il crollo del ponte. 3. Nuove famiglie. Un social housing ‘casa-bottega’. Sarà co-progettato con enti del terzo settore, Fondazioni, amministrazione comunale e imprese attive nell’area un percorso di housing sociale per l’inserimento di famiglie giovani o unipersonali (lavoratori single), interessati a far parte di una dimensione innovativa di casa-bottega, prossima a servizi socio sanitari (edifici rifunzionalizzati) e infrastrutture per il tempo libero (polo sportivo e culturale). Uno spazio di benessere abitativo, di olivettiana memoria, dove i lavoratori hanno dispongono di fondamentali servizi per l'individuo e per la famiglia. 4. Museo/spazio eventi all’ex Gasometro. I soggetti attivi nella organizzazione di eventi, grandi, medi e piccoli, saranno coinvolti nella rigenerazione dell’ex Gasometro per farlo diventare nuovo polo culturale in città: un’alleanza capace di creare una regia in vista del reperimento di sponsor privati, importanti per garantire sostenibilità all’iniziativa, facendo leva sull’esperienza del concerto benefico organizzato subito dopo il crollo in città. I quattro driver di rigenerazione urbana sono stati scelti per coinvolgere pubblici diversi e in tempi diversificati, secondo una strategia comune e un processo di comunicazione integrata. 5


Per farlo saranno coinvolti specialisti, community manager e progettisti esperti in innovazione sociale, in un team capace di rendere visibili i principali asset di progetto e definire una strategia di marketing territoriale che renda l’area attrattiva a diversi livelli di interesse.

3.2. Rifondazione territoriale, partendo dall'acqua

Ossatura idrografica della bassa Val Polcevera, implementata e riannodata dal progetto. Cfr. TAV 08

Il Polcevera e i corsi d’acqua che in esso confluiscono definiscono morfologicamente la struttura portante del quadrante. Il progetto assume questo dato non solo come principio insediativo [cfr. Telai geografici. Agire dall'interno, p. 2], ma come meccanismo di funzionamento che regola la fisiologia della proposta. Le acque di scarico sono gestite separatamente da quelle piovane, per la progressiva riabilitazione naturale dei ruscelli della Valle e, con essi, delle zone adiacenti. Le acque meteoriche ricadenti su superfici impermeabili, in parte raccolte e reimmesse nella circolarità dei flussi a servizio delle attività insediate, sono convogliate pulite nei corsi d’acqua. Altrove, per migliorare la performance idrologica del progetto, negli spazi non costruiti e ovunque possibile, si ricorre a superfici drenanti di varia natura, sostituendo ove occorra quelle esistenti, a cominciare dai parcheggi a raso, depositi all'aperto e aree di manovra dei comparti produttivi, una componente quantitativamente significativa dell'insediamento. A questi principi generali, occorre aggiungere delle considerazioni riferite alla peculiare fragilità idrogeologica del sito. Il territorio ligure è infatti esposto a un elevato rischio idrogeologico, con ricorrenti e ingenti danni a persone e cose, soprattutto negli insediamenti in prossimità dei fiumi e dei corsi d'acqua minori. Il bacino del Polcevera (Regione Liguria - Torrente Polcevera - Piani di Bacino Stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico, BURL 18/ 03.05.2017) è una regione di media montagna e di colline, con una modesta pianura alluvionale irregolarmente terrazzata. I versanti hanno andamento ripido, con pendenza media, dal crinale al fondovalle o alla linea di costa dell’ordine del 20-25%. Le principali criticità idrauliche nell'area interessata dal progetto si registrano alla confluenza del Verde e Riccò, presso la foce, in Cornigliano, e ai piedi dei versanti collinari. Il progetto riequilibra le attese urbanistiche con le imprescindibili esigenze di tutela geomorfologica ed idrologico-geologica del territorio attraverso una serie mirata di azioni strutturali per mitigare o risolvere situazioni critiche di rischio (insufficienza idraulica, movimenti franosi, assenza o carenza di copertura vegetale), che dovranno essere oggetto di apposita e specialistica progettazione. In particolare, vi sono interventi sulle aste fluviali e sui versanti. I primi consistono, ove possibile, nella rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, nel recupero delle aree golenali e di espansione, nel ripristino delle sezioni idrauliche indispensabili, nella bonifica delle zone in frana e nel miglioramento vegetazionale; tra questi, l'intervento più consistente è la ridefinizione dell'alveo del Polcevera in corrispondenza del Nuovo Ponte, per il cui approfondimento si rimanda ad altro paragrafo [cfr. Soluzioni di progetto, p. 13]. I secondi, in opere di rimodellamento del versante, mediante il recupero dei terrazzamenti agricoli e rimboschimenti (interventi di sistemazione idraulico-agraria e idraulicoforestale). Soluzioni specifiche sono richieste da via Fillak, la cui posizione in trincea tra i rilevati ferroviari è causa di frequenti e dannosi allagamenti. Occorre intercettare, regimare e allontanare in modo disciplinato le acque superficiali con opere di drenaggio ispezionabili che consentano di superare le dighe delle infrastrutture e raggiungere il torrente. 6


3.3. Regia del movimento Il progetto promuove attraversamenti di flussi di scala sovraordinata al quartiere e di scala locale, per fluidificare e intensificare gli scambi e le relazioni interne, e introduce principi di orientamento, operando su diversi livelli di flussi e modi del movimento. Mobilità carrabile. Si conferma la struttura viaria esistente, a meno di alcune variazioni puntuali, necessarie per risolvere nodi problematici e meglio ingranare la viabilità con le soluzioni paesaggistiche adottate. In particolare, in riva destra, Via del Greto di Cornigliano e la parallela via Trenta Giugno 1960 nel tratto interessato dal Parco Fluviale si interrompono, il traffico viene deviato lungo Via N. Lorenzi che è allargata, rimodellata e riconnessa a monte con via del Greto. Per consentire l’aumento della sede stradale, si può riutilizzare la sede dei vecchi binari dismessi lungo la stessa via Lorenzi. In riva sinistra: le attuali via Argine del Polcevera e via G. Perlasca si riuniscono in un'unica sede viaria, su cui si aprono i fronti degli edifici del Parco Produttivo; si aggiunge una strada parallela a quelle esistenti in aderenza al rilevato ferroviario, con il compito di smistare il carico/scarico, le aree di manovra e i parcheggi del Parco Produttivo; per migliorare le connessioni trasversali, in corrispondenza della nuova Piazza 14 Agosto, si realizza un sottopasso tra via Fillak e via del Campasso.

Costellazioni di centralità locali e urbane e tracciati delle principali connessioni, esistenti e di progetto. Cfr. TAV 07

Ferrovia. Si aderisce alle previsioni del Piano Urbanistico Comunale, che contempla la realizzazione di una nuova fermata della linea urbana Pontedecimo/Principe all'interno del dell'Ambito A. La fermata, già prevista come Forni, è posta nella nuova Piazza 14 Agosto, che diventa così una vera e propria porta per il Quadrante, luogo di scambio, incontri, passaggi, in diretta connessione con il quartiere di via Fillak e con il Parco produttivo, per tramite di una nuova passerella pedonale sulla ferrovia.

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Mobilità dolce, pedonale e ciclopedonale. La dimensione della mobilità pedonale diffusa e sicura è fondamentale per la sostenibilità e la qualità della vita urbana. L'elemento chiave del progetto è in tal senso l'Astrolabio, un anello di 2km di circonferenza e poco più di 600m di diametro, un sistema di orientamento per l'intero quadrante urbano. È un nastro pedonale e ciclabile, legato alla rete ciclabile esistente, largo 4m, leggero e trasparente, che guida e orienta la regia del movimento dolce, superando agevolmente le 'dighe' dei grandi corridoi infrastrutturali e connettendo le frange di città che lambisce, irrorando di centralità anche le parti più periferiche del quadrante. È una figura che tiene la scala del progetto, capace di confrontarsi con la dimensione del viadotto e della stessa Valle. Attraversa tutti gli altri sistemi del progetto, scambiando con essi e consentendo la più ampia fluidità di esplorazione del Parco. Supera in quota le infrastrutture che incontra, accoglie cicli e pedoni e si riallaccia alla rete ciclabile esistente. Come un astrolabio che calcola la posizione dei corpi celesti nel firmamento, diviene per il visitatore uno strumento satellitare di misura e comprensione dello spazio in cui è immerso. L'Astrolabio accoglie anche un sistema di mobilità pubblica dolce, una circolare elettrica che percorre il nastro con sei fermate con facili accessi a molteplici punti di interesse. Pavimentato con 'piastrelle fotovoltaiche' di nuova generazione e dotato di un impianto di mini pale eoliche, è la principale fonte di energia del Parco [cfr. Ambiente ed energia, p. 8]. L'Astrolabio poco risolverebbe, se non fosse accompagnato dalla rete capillare di percorsi che irrora tutte le parti del progetto, attraversando i parchi, così come i quartieri. Elementi decisivi sono le passerelle che superano i fasci ferroviari, collega Piazza 14 Agosto e Piazza Palmetta con il Parco Produttivo e da lì il Parco Fluviale, passando per i Giardini Feltrinelli, e Piazza Fillak con l'Ex Mercato dei Polli, passando per il Parco del Campasso. Altri elementi decisivi del sistema della mobilità pubblica sono le Cremagliere, che collegano in più punti la valle con i versanti collinari di entrambe le rive. Il progetto prevede in riva destra le linee Corso Perrone/Ex-Colisa e Corso Perrone/Coronata, in riva sinistra la linea Campasso/Corso Belvedere, che si aggiungono agli altri sistemi di risalita previsti dal PUC. Infine, vanno considerate le Monorotaie a servizio dei terrazzamenti, che potranno essere realizzate dalle Reti di Imprese dei coltivatori, nell'ambito della riqualificazione dei versanti collinari, utili per il trasporto di persone e merci, dunque anche a sostegno del turismo rurale.

3.4. Ambiente ed energia La sostenibilità del progetto è talvolta un'etichetta di facile consenso e contenuti scarni. In questa proposta l'impegno è che tutte le scelte progettuali, alle diverse scale, siano rivolte non solo a contenere l’impatto ambientale e promuovere l'eco-sostenibilità (ecologica, economica), ma anche a produrre vantaggi e benefit valutabili ed essere effettivamente convenienti. Questo significa prima di tutto consumare poche risorse, dal suolo, atmosfera, acqua, sino ai materiali costruttivi. Perciò la realizzazione del progetto e la sua gestione sono rivolte a contenere il consumo idrico (mediante la captazione e raccolta delle acque meteoriche e l'estrema riduzione delle somministrazioni irrigue negli spazi aperti) e le emissioni di sostanze inquinanti (anche associate ai trasporti, attraverso la poderosa implementazione della mobilità pubblica, e alla produzione di rifiuti in fase di costruzione), e a promuovere il riuso del terreno di scavo, l’utilizzo di materiale locale naturale e possibilmente riciclabile. Questo significa anche ridurre le esigenze energetiche legate alla mitigazione climatica. A tal fine, tutti i materiali adottati per le superfici esterne sono drenanti e fanno parte delle cosiddette 'pavimentazioni fredde', con elevata riflettanza solare ed emittanza termica, in modo da immagazzinare meno calore e avere temperature superficiali inferiori rispetto a quelle convenzionali. La stessa permeabilità delle pavimentazioni drenanti contribuisce al raffreddamento attraverso l’evaporazione dell’acqua. 8


Durante la stagione estiva, elevati coefficienti di emissione e albedo contribuiscono a disperdere l’energia solare, ridurre il riscaldamento e migliorare il confort termo-igrometrico degli spazi urbani. Analoga attenzione riguarda gli edifici, la cui domanda energetica si riduce al massimo, operando sulla geometria (regolazione passiva attraverso il disegno dei volumi e delle facciate) e utilizzando materiali ad alta percentuale di componente riciclata e capaci di ridurre l'effetto isola (SRI >80) e l'inquinamento dell'aria. Oltre a contenere il consumo di risorse, il progetto si impegna a produrne attraverso fonti energetiche non fossili, integrando ricettori fotovoltaici ed eolici nei diversi manufatti previsti, in particolare gli edifici e l'Astrolabio.

La produzione energetica del progetto

Tetti degli edifici. Si utilizzano i tetti per la produzione di energia mediante impianti fotovoltaici. Ad eccezione dei tetti-giardino, invece di realizzare impianti sovrapposti alle coperture, è opportuno realizzare i tetti completamente in moduli FV e/o Termici. L'orientamento a sud delle falde delle coperture degli edifici del Parco Produttivo ottimizza la loro performance energetica. Si valuta che una copertura di 20x10 m, con tetto a falda unica inclinato di 15° contenga 46,8 kW di moduli FV e a Genova produca circa 62.700 kWh, sufficiente per le esigenze di circa 52 persone. Oltre a soddisfare i bisogni di energia degli edifici, questa dotazione consente di alimentare le prese di ricarica per automobili e bici elettriche e batterie di storage previste dal progetto. Impianti fotovoltaici e termici sono realizzati anche sui tetti degli edifici industriali riconvertiti e si propone che questa diventi un'azione diffusa su tutta la Val Polcevera. Si possono assumere questi dati previsionali, riferiti all'intero Ambito A: - edifici civili di nuova costruzione: 4.000 kW, 5.300 MWh, 4.400 persone equivalenti. - edifici industriali: 4.300 kW, 5.800 MWh, 4.800 persone equivalenti. Astrolabio. L'intero tracciato del percorso anulare diventa una poderosa risorsa energetica, giacché interamente rivestita da pannelli fotovoltaici calpestabili. Calcoliamo che si otterrebbe una potenza massima di circa 600 kW che, per equivalenti 1000 ore all'anno, soddisfa i consumi di circa 500 persone, pari a 600.000 kwh. È una tecnologia già in uso in diverse città, la Francia il paese europeo più avanzato nella sua applicazione anche su strade di alto scorrimento. Le lastre comprendono celle fotovoltaiche in silicio policristallino incorporate in un substrato, con spessore di pochi millimetri, sono antiscivolo, resistenti e adatte al passaggio di tutti i tipi di veicoli. Questo dispositivo è utilizzabile anche come pannello luminoso di segnaletica orizzontale. Inoltre, si possono introdurre dei mini aerogeneratori posizionati lungo il percorso, con adeguata batteria per garantire la continuità dell'erogazione. Si tratta di pali disposti nelle zone più favorevoli all'esposizione ai venti che si incanalano lungo il Polcevera. Particolare attenzione meriterà la valutazione dell'impatto acustico. La produzione energetica dell'Astrolabio serve sia al suo funzionamento (illuminazione e alimentazione della circolare elettrica che lo percorre) sia ai bisogni del quadrante. Nel complesso, l'energia prodotta è: - da fonte fotovoltaica: 1.126 kW, 1.352 MWh, 1.126 persone equivalenti. - da fonte eolica: 40 kW, 40 MWh, 35 persone equivalenti.

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I tetti del Parco produttivo e l'Astrolabio per la produzione energetica

Ai vantaggi di queste soluzioni, potrà aggiungersi quello derivante dal teleriscaldamento, in grado di fornire energia termica mediante reti collegate a centrali tecnologiche di quartiere, alimentate da sistemi di scambio geotermico e di cogenerazione. Si propone perciò la costruzione di una mini centrale a biomasse utilizzabile per produrre energia elettrica che diminuisca la discontinuità del solare. Alimentata dai residui di potatura degli 11.000 alberi dei parchi, è una soluzione utile anche per smaltire i prodotti di sfalci e potature derivanti dalla manutenzione degli spazi aperti pubblici e privati. La presenza della rete di teleriscaldamento potrebbe inoltre essere integrata ad altri tipi di generazione per rendere più efficienti riscaldamento e raffrescamento degli edifici. Energia prodotta: - elettrica/termica da biomasse: 40 tonnellate/anno equivalenti di gasolio.

3.5. Economia

Incidenza percentuale del costo degli interventi sul totale degli investimenti

La qualità dello spazio e degli edifici, delle funzioni e dell’offerta culturale, la creazione di nuove piattaforme spaziali di intensità e coesione sociale, l'attrattività turistica, l'accessibilità e fluidità degli spostamenti locali e metropolitani, sono tra i fattori trainanti lo sviluppo del Parco del Polcevera come nuovo polo economico. Gli interventi previsti dal Masterplan richiedono la collaborazione di investitori pubblici e privati, diversi per strumenti e per mandato, ma accomunati da una medesima visione qualitativa, spaziale, sociale, ambientale. Le tradizionali attività volano dello sviluppo immobiliare, il terziario e la residenza, sono protagonisti di una forte innovazione del proprio modello spaziale e gestionale e sono affiancate dai luoghi della produzione culturale, incentivando l'autogestione di spazi per attività sociali, e dell'artigianato ad altissima definizione tecnologica. Si tratta di nuove forme di abitare e lavorare, di ricreazione lungo il fiume, del tempo libero. Il finanziamento pubblico copre il 60% della spesa preventivata mentre il restante 40% è coperto dagli investitori privati. Il pubblico si fa certamente carico delle opere di telaio infrastrutturale, della mobilità e idrauliche [cfr. Rifondazione territoriale, p. 6]. A tal proposito, si evidenzia la recente approvazione dello stanziamento di 140 milioni per tutta la Liguria provenienti da fondi di Protezione civile e dal Fondo di Solidarietà europea e di 100 milioni per il 2021 dalla Protezione civile nazionale per interventi contro il dissesto idrogeologico. È necessario un impegno a lungo termine (5+5 anni per la realizzazione di tutti gli interventi previsti), seppure solo in apparenza prolungato, giacché sarebbe necessario il lasso di un’intera generazione per completare una vera operazione di 'riconciliazione territoriale'. I progetti che non abbiano ricevuto il finanziamento pubblico possono essere realizzati a totale carico dell’operatore privato e purché coerenti con gli obiettivi del Masterplan: elevata qualità sociale, anche in ragione del coinvolgimento della popolazione nell’attuazione del progetto; qualità intrinseca del progetto, architettonica e ambientale, negli edifici e negli spazi aperti; livelli di alta qualità anche nel management, per un congruo periodo di tempo dopo le fasi attuative e di avvio. La riattivazione temporanea dei luoghi già durante le fasi di cantiere [cfr. Dal fine al farsi, p. 3] creerà un indotto economico sin dall'immediato, innescando microeconomie destinate nel tempo anche a consolidarsi, a crescere e a generare a loro volta altre economie oggi neppure prevedibili.

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4. AMBITI L’area di concorso – ambito A – è molto frammentata, poiché le strade, i binari e lo stesso torrente Polcevera, con i suoi argini invalicabili, la suddividono in fasce longitudinali separate, pezzi sconnessi di una città che li ha utilizzati, anche intensamente, senza mai definirvi una qualità diffusa e agglomerante. Il primo obiettivo del progetto è un Parco percepibile come organismo unitario, variegato quanto coeso, in cui le trasformazioni delle aree prossime al Ponte – comprese nell'Ambito B – perdano carattere episodico e si ancorino a un campo di azione ampio e solido. Con questa prospettiva, il progetto reinterpreta l'articolazione delle aree proposta dal bando, come di seguito: - 'Il Parco Produttivo' previsto su entrambe le rive è suddiviso in tre parti: il Polo sportivo [A] ai piedi di Coronata, il Parco Fluviale [B] in riva destra e il Parco Produttivo[C] in riva sinistra; - 'La Piazza e il Quartiere' e 'Il Boulevard: via Fillak' si consolidano come tema unitario [D], rafforzato dall'inclusione della linea ferroviaria dismessa sul limite occidentale del quartiere, trasformata in giardino lineare, tra il ponte Feltrinelli e piazza Palmetta (a sua volta ridefinita), passando accanto ai capannoni su via Capello, trasformati in nuovi servizi di quartiere; - 'Il Parco Panoramico del Campasso' è confermato come Parco ferroviario [E], conservando i binari nella nuova configurazione di parco pubblico, a ribadirne memoria e identità; - il Parco della Collina di Levante [F] corrisponde al 'Parco Collinare'; Individuazione e superfici delle aree di intervento - l'Astrolabio [G], un sistema di connessione anulare, un percorso entro i limiti dell’ambito A: - A. Polo Sportivo, 2,5 ha; ciclopedonale di distribuzione e orientamento, oltre che di mobilità - B. Parco Fluviale, 5 (+7, greto) ha; pubblica dolce e di produzione energetica, accoglie e amplifica il - C. Parco Produttivo, 2,5 ha; mandato della 'Pista ciclabile'. - D. Quartiere di via Fillak, 13 ha; → Superficie di progettazione AMBITO A - circa 480.000 mq. - E. Parco del Campasso, 8 ha; - F. Parco della Collina, 15 ha. → Superficie complessiva AMBITO A - circa 680.000 mq.

Articolazione interna delle porzioni ricadenti nell'Ambito B, come riperimetrate dal progetto

All'interno delle aree indicate si individua l’Ambito B, il nuovo grande spazio pubblico (parchi, servizi sportivi, piazza pubblica, passerelle pedonali, memoriale, etc.), da realizzarsi nei lotti limitrofi e prospicienti il nuovo ponte. Si estende su poco meno di 16 ettari, stante la riperimetrazione che si propone. Il progetto propone infatti una variazione del perimetro dell'Ambito B rispetto a quanto stabilito 2 la realizzazione del Parco Fluviale sia fattibile ed dal bando, perché 3  efficace nella sua unitarietà4 paesaggistica e ambientale. Da ovest a est, si susseguono: 1. Polo Sportivo; 2. Parco Fluviale; 3. Passerella pedonale sul Polcevera; 4. Piazza Perlasca e il cuore del Parco Produttivo; 5. Passerella pedonale sulla ferrovia; 6. Piazza 14 Agosto; 7. Parco della Collina di Levante. → Superficie complessiva AMBITO B - circa 157.000 mq.

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Si ritiene irrinunciabile collocarsi entro una visione che riguardi l'intera bassa Val Polcevera, dalla confluenza tra i torrenti Verde e Riccò al bacino di Sanpierdarena, definendosi perciò un ulteriore ambito di progetto – Ambito C –, per un tratto di fiume di 8 Km. Il progetto si articola attorno a due figure chiave: una dorsale lineare e tre distretti puntuali. La dorsale è lo stesso Polcevera, restituito al suo ruolo di asse cardanico della Valle. Da torrente espropriato del suo greto, disabitato, costretto, inquinato, retrocesso e temuto, diviene principio di ordine e insieme di meraviglia; trama che ricompone e orienta, e insieme spettacolo mutevole di acqua e ghiaia; parco abitabile per dieci mesi l'anno e macchina idraulica per accogliere e domare le piene, quando occorra. I grandi distretti sono tre. Da nord a sud: 1) Parco della Confluenza (50m s.l.m.). È un grande nucleo produttivo e commerciale, nodo strategico con l’uscita dell’A7 Ferriere/Bruzzo, ove convergono località importanti, tra cui Bolzaneto e Pontedecimo. L’incontro delle due valli, la vocazione funzionale, il paesaggio collinare circostante, gli conferiscono la connotazione di ibrido naturalisticoinfrastrutturale. 2) Parco del Polcevera (10m s.l.m.). È il cuore della proposta e corrisponde all'Ambito A. Il letto del Polcevera diventa un parco fluviale, attivo, variegato e vivace, e al contempo un grande sistema di laminazione, naturale sfogo dell’impeto della corrente durante le piene. Per la sua descrizione, si rimanda ai paragrafi successivi. Masterplan di progetto dell'Ambito C. In rosso si evidenziano, da nord a sud, il Parco della Confluenza, il Parco del Polcevera (Ambito A) e il Parco del Mare. Cfr. TAV 08

3) Parco del Mare (0m s.l.m.). È impensabile che gli oltre 100.000 abitanti della valle e la comunità tutta di Genova non trovino qui, all’estuario del Polcevera, il loro mare. La naturale apertura del sistema idrografico al golfo è la maggiore risorsa per la qualità urbana, ambientale e sociale di tutta la Valle. In questo distretto, che erode solo in minima parte le attività portuali, si prevedono parchi, luoghi per lo sport e attività informali all’aperto. Il legante tra la dorsale e i distretti è un poderoso sistema di vegetazione e un ricco impalcato di flussi e movimenti. Un nuovo telaio vegetale irrora la valle e i distretti industriali, occupando, ovunque possibile, intertizi, strade, parcheggi, viali, aree dismesse e in dismissione, accompagnando il reticolo idrografico, sovrapponendosi alle aree prative esistenti e a quelle allagabili. La trama dei percorsi è una filigrana che affianca e supera le imponenti direttrici infrastrutturali e consente un'ampia varietà di attraversamenti in direzione sia longitudinale sia trasversale, dedicata alla mobilità lenta, pedonale e ciclabile, e alla ricreazione. Si ancora alle attestazioni della mobilità esistente, tra cui le fermate della metropolitana e della funicolare, completandone la nervatura. → Superficie complessiva AMBITO C - circa 15 kmq. 12


5. PRINCIPALI SOLUZIONI DI PROGETTO - AMBITI A e B 5.1. Polo sportivo. È un distretto con campi per attività sportive diverse, tra cui tennis, calcio, basket, pallavolo, ma anche atletica, sia all'aperto sia indoor. Ampie superfici sono destinate ad attività sportive informali. Un'area così estesa e pianeggiante è un unicum a Genova, dove gli spazi per lo sport di solito si conquistano in porzioni piane ritagliate sui versanti. Le strutture per lo sport indoor sono ottenute riadattando edifici esistenti. Il polo sportivo ha una propaggine nell'adiacente Parco Fluviale, dove si trova una piscina all'aperto di 2.500 mq con annesso padiglione di servizio. È inoltre prossimo al Gasometro di Campi, che il progetto propone di riabilitare per attività culturali e alle testate delle cremagliere per Cornigliano e per ex-Colisa, tutti interventi al di fuori dell'ambito A, ma che si ritiene fondamentale includere nel masterplan.

5.2. Parco fluviale. L’alveo del torrente Polcevera mantiene una sezione regolare, confinata

Il Parco fluviale in condizioni di massima piena del torrente Polcevera

tra la viabilità in sponda destra e il rilevato ferroviario in sponda sinistra, che svolgono funzioni di argine, due muri spondali paralleli e distanti mediamente 120 metri. In realtà, per buona parte dell’anno il torrente ha una portata piuttosto scarsa (2 mc/s), gonfiandosi solo in occasione di piene stagionali (massima piena 1.700 mc/s). La rinascita del fiume può rappresentare l’elemento cardine, fisico e simbolico, della rigenerazione del quadrante. Il progetto propone di sostituire l’argine murario esistente in riva destra con un sistema di terrapieni che definiscono bacini di laminazione adeguatamente capienti, utili non già a rallentare il decorso dell'acqua in caso di piene e così attenuare, collaborando con gli altri bacini previsti alla confluenza tra il Verde e il Riccò e a Cornigliano. Si dedica particolare attenzione alla sistemazione delle sponde, trattate come organismi vitali e complessi, luoghi di confine tra acqua e terra, habitat di vita potenziale di numerose specie. In questo modo, la geografia fluviale, pur garantendosi sempre condizioni di assoluta sicurezza, sarà sempre mutevole, lasciando che il fiume abbia agio di allargarsi e poi riprendere il suo corso verso il mare. Nelle stagioni, il Parco sarà perciò sempre diverso: in autunno e inverno, durante le piene, l’acqua può riempire totalmente lo spazio, mentre alcuni percorsi in quota consentono comunque l'uso e il passaggio; in primavera la portata d'acqua diminuisce progressivamente, lasciando spazio alla vegetazione spontanea; in estate, l’alveo è quasi del tutto asciutto ed è ovunque accessibile e godibile. Il risultato è un parco fluviale che è anche un grande bacino di

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Variazioni periodiche dei regimi di piena del torrente Polcevera, nel tratto rimodulato dal progetto. Da sinistra a destra, secca, magra, media, alta, massima.

Simulazioni della realizzazione incrementale del Parco produttivo. Cfr. TAV 05

laminazione di circa 6 ettari, che si aggiunge ai circa 3 ettari dell’alveo del torrente e che offre scenari e ambientazioni sempre diverse. Da torrente espropriato del suo greto, disabitato, costretto, inquinato, retrocesso e temuto, diviene principio di ordine e di meraviglia; segno che ricompone e orienta, e insieme spettacolo mutevole di acqua e ghiaia; parco abitabile per dieci mesi l'anno e macchina idraulica per accogliere e domare le piene, quando occorra. Tutti gli elementi del parco, dai percorsi alle aree attrezzate, alla vegetazione, sia erbacea sia arborea, sono adatti a sopportare i periodi di sommersione che seguiranno le eventuali piene. Il ridisegno idraulico e paesaggistico perciò coincidono in un'unica ristrutturazione del Polcevera, anche nell'ottica inderogabile dell'adattamento climatico [cfr. Rifondazione territoriale, p. 6]. Si tratta di ribaltare il rapporto che Genova ha instaurato con i fiumi nella sua storia recente: basti considerare i numerosi ponti-parcheggi e ponti-piazza sul Bisagno, che sorvolano il fiume come fosse un ostacolo allo svolgersi delle trame e delle funzioni urbane, invece che esso stesso parte attiva e abitabile della città.

5.3. Parco produttivo - Abitarfacendo. Il tema della produzione è declinato in termini di industria creativa e innovazione tecnologica. Protagonisti sono i maker o artigiani digitali, che applicano le più avanzate tecnologie di prototipazione, robotica, controllo numerico, digitalizzazione delle filiere, sino ai big data, alla manifattura, nella migliore tradizione del Made in Italy. Il Rapporto 2019 di Fondazione Symbola e Unioncamere dichiara che il Sistema Produttivo Culturale e Creativo, fatto da imprese, PA e non profit, genera quasi 96 miliardi di euro, arrivando a muovere, nell’insieme, circa il 17% del valore aggiunto nazionale, con ricadute positive anche sull’occupazione: da solo, dà lavoro a 1,55 milioni di persone, il 6% del totale degli occupati in Italia. Ed è in crescita: nel 2018 ha prodotto un valore aggiunto del 2,9% superiore all’anno precedente. Genova occupa posizioni più che lusinghiere nelle classifiche nazionali di talent index e technology index, che misurano rispettivamente la consistenza numerica della classe creativa e la capacità innovativa e tecnologica dei territori attraverso la presenza di attività high-tech, brevetti depositati e diffusione di tecnologie di comunicazione avanzate. Secondo la Camera di Commercio (ottobre 2013), a Genova sono 2.787 le Imprese Creative (PMI), pari al 6,6% del comparto produttivo cittadino, con un aumento del 22% dal 2007 al 2011. A Genova ha sede l'IIT - Istituto Italiano di Tecnologia, con cui il Parco produttivo potrà stabilire sinergie operative, insieme ad altri enti e istituti di ricerca, pubblici e privati, università inclusa. Il progetto accoglie perciò spazi per information infrastructure, artigianato 4.0, fab-lab, data management, corporation R&D e simili. Al contempo, comprende delle residenze, coniugando le funzioni abitative e professionali in ibridi casa-lavoro, dove lo spazio domestico si integra con locali adibiti a studio-officina-laboratorio. È la casa-bottega del nuovo millennio o l'abitarfacendo. Ciò alimenta la presenza di servizi di

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prossimità e del tempo libero, con una formula attrattiva anche in una dimensione di leisure. Oltre alle case, vi si trovano perciò officine, start-up, ristoranti e caffè, spazi culturali, oltre alla nuova sede dell'incubatore di imprese FILSE. L'architettura del Parco produttivo si compone dell'aggregazione seriale di unità, affiancate lungo via Perlasca e perciò affacciate sul nuovo Parco fluviale. La posizione privilegiata sul parco renderà viepiù appetibile l'insediarsi di nuove imprese per l'alta qualità paesaggistica e architettonica del contesto. L'ingresso pedonale sarà su via Perlasca, mentre sulla nuova strada parallela a ridosso della ferrovia si svolgerà il traffico di servizio e carico/scarico. Via Perlasca diventerà perciò un quai vibrante e piacevole, cui si potrà arrivare anche tramite le due fermate della circolare dell'Astrolabio. Dal quai si potrà accedere direttamente al Parco Fluviale, attraverso un sistema di rampe e scale che consentono l'agevole discesa al greto. Le unità edilizie potranno avere diversa ampiezza, secondo le funzioni da ospitare, sviluppandosi su un'altezza massima di quattro piani, con il piano terra tendenzialmente più compatto, i piani superiori leggeri e trasparenti, evocando l'immagine diurna di una serra e notturna di una lanterna, gli shed di copertura orientati a sud. Gli edifici si inframmezzano a spazi aperti pertinenziali, cortili, giardini o anche spazi di lavoro o parcheggi, secondo i casi. La realizzazione avverrà per via incrementale e progressiva, nella logica seriale del principio insediativo adottato. Il Parco produttivo potrà svilupparsi complessivamente su un'area di circa 2ha, a sviluppo longitudinale, lunga 330m e larga in media 60m. L'altezza massima degli edifici è di 15 m. La SUL complessiva realizzabile ammonta a 1ha.

5.4. Quartiere di via Fillak. Si compone di tre diverse parti, come descritte di seguito.

Sezione trasversale di Piazza 14 Agosto. Da sinistra a destra, il rilevato dei Giardini Feltrinelli con la nuova fermata ferroviaria e il fronte commerciale, l'invaso, il museo e la balza di raccordo con il Parco del Campasso. Cfr. TAV 03

Boulevard. La rigenerazione di via Fillak richiede diversi set di azioni. Vi sono gli interventi sugli edifici esistenti, che dovranno essere valorizzati anche come memoria storica di una stagione importante del quartiere. Un secondo set si riferisce alla realizzazione dei nuovi edifici che costituiranno il fronte orientale del viale, disposti a cavallo tra la quota del viale e quella del retrostante rilevato ferroviario. Il piano terra si apre sul viale con locali commerciali realizzati nello spessore del rilevato; i restanti quattro piani, a prevalente destinazione residenziale, si sviluppano sulla quota attuale dei binari. Sarà perciò possibile accedere alle case sia da via Fillak sia dal Parco del Campasso. Le soluzioni architettoniche da adottare dovranno coniugare l'innovazione tipologica con l'integrazione nel contesto, dialogando con gli edifici già esistenti. Le coperture sono dei roof garden condominiali panoramici sul Polcevera e il golfo. Oltre a offrire una dotazione di spazi comuni godibili di grande qualità, i giardini pensili collaborano alla termoregolazione delle coperture e contribuiscono al capitale naturale della città. Gli edifici saranno realizzati secondo principi di bioenergetica edilizia. Un terzo tema di progetto è il ridisegno della sede stradale: si conservano i platani esistenti, che oggi costituiscono un

Nuova fermata FS

Giardini Feltrinelli

Piazza 14 Agosto

Via Fillak

Museo

Parco del Campasso

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doppio filare di grande valore; si ridisegna il suolo, definendo gli ambiti pedonali, e gli arredi; si razionalizzano i parcheggi. Non ultimo, c'è il tema di come sostenere il tessuto commerciale di prossimità. A tal fine, via Fillak potrebbe costituirsi come CIV (Centro Integrato di Via), uno strumento normativamente riconosciuto dalla Regione Liguria e sperimentato con successo a Genova per superare le criticità del sottodimensionamento strutturale e finanziario delle MPMI, con ricadute in termini di qualità di vita quotidiana. Lungo il Boulevard si collocano inoltre tre piazze. L'esistente Piazza Palmetta è raddoppiata, con la demolizione degli immobili di proprietà comunale incongrui, diventando un grande spazio pubblico che recupera il suo ruolo storico, anche in stretta relazione con le scuole che vi si affacciano; inoltre, è testata meridionale dei Giardini Feltrinelli. Piazza Fillak è la porta sud del viale, ottenuta arretrando dal filo stradale alcuni dei nuovi edifici previsti, con una vocazione prevalentemente commerciale; la piazza è in diretta adiacenza con la fermata omonima della circolare dell'Astrolabio. La più importante delle piazze è quella in corrispondenza del nuovo viadotto, che merita una descrizione più dettagliata.

Piazza 14 Agosto, vista dal Parco del Campasso, sotto il Museo. Cfr. TAV 03

Piazza 14 Agosto. La piazza é un grande invaso vuoto di 5800mq in corrispondenza del punto dove é avvenuto il crollo del Ponte Morandi, delimitato su tutti i fronti da nuovi edifici di progetto. I lati più brevi sono definiti da due edifici speculari con uffici e residenze, attività commerciali al piano terra, porticato. Il lato lungo è definito dal rilevato dei Giardini Feltrinelli, che lì ospitano la nuova fermata della linea ferroviaria Pontedecimo/Principe. L'edificio di servizio della stazione si trova nello spessore del rilevato, insieme a una sequenza lineare di negozi, offrendosi sulla Piazza un fronte di attività commerciali. Sul fronte opposto il piano della piazza risale verso il Parco del Campasso trasformandosi in un pendio inerbito, che media tra le due diverse quote; la balza serve anche come cavea per accogliere il pubblico in caso di eventi e manifestazioni che l'invaso della Piazza potrà ospitare. Sulla cavea/balza 'vola' un nuovo edificio, che si sviluppa sospeso su due piloni laterali per tutta la lunghezza della Piazza e che potrà ospitare funzioni espositive, permanenti e temporanei, dedicate alla memoria del Ponte, ma anche al racconto del territorio, dei suoi aspetti ambientali e della sua storia sociale e produttiva, agricola e industriale. Da un lato il Museo definisce la misura della Piazza e prosegue la battuta di Via Fillak, dall'altro la sua sospensione ne stabilisce la continuità con il Parco. La pavimentazione è un piano continuo, un enorme tappeto a righe che si distende ovunque, compreso il tratto di via Fillak che attraversa la Piazza. Un pattern di inserti di marmo bianco si densifica in corrispondenza del Viadotto, da lì poi frammentandosi suggerendo che lì è accaduto qualcosa. In corrispondenza del Ponte, sette getti d'acqua sono dedicati alla memoria delle vittime. Con questi elementi e con il Museo, Piazza 14 Agosto collabora alla costruzione del memoriale diffuso previsto dal progetto [cfr. Rigenerazione urbana, p. 5]. Gruppi di platani con impalcato a pergola creano delle zone d'ombra di fronte gli edifici per uffici; sotto le loro chiome, alcune sedute suggeriscono la sosta e l'aggregazione. Giardini Feltrinelli. Sono giardini pensili lineari sviluppati sul sedime abbandonato del binario Feltrinelli, a un'altezza di circa 6m rispetto alla quota di via Fillak. A nord si collegano al Parco ferroviario del Campasso tramite l'omonimo ponte esistente, un manufatto di valore storicoculturale da recuperare e che diventa passerella ciclo-pedonale. Lungo il tracciato, in corrispondenza di Piazza 14 Agosto, collochiamo la nuova fermata ferroviaria urbana della linea 16


Pontedecimo/Principe. Qui, dai Giardini Feltrinelli parte anche una nuova passerella pedonale che sorvola i fasci di binari centrali in direzione ovest, portandosi nel cuore del Parco produttivo, in posizione baricentrica rispetto all'intero impalcato del progetto. Proseguendo verso sud, i giardini lambiscono i padiglioni comunali su via Capello, che saranno riqualificati per ospitare servizi pubblici per la comunità. Oltre, i giardini proseguono sino a Piazza Palmetta, dove un tempo vi era per l'appunto lo stabilimento della Feltrinelli Legnami; un altro ponte pedonale sorvola i binari ferroviari, collegando Piazza Palmetta, i Giardini e la riva destra del Polcevera, come prosecuzione di via R. Bianchi.

5.5. Parco ferroviario del Campasso. Il parco si

Progressiva rinaturazione del sedime ferroviario nel Parco del Campasso. Cfr. TAV 05

sviluppa sull'omonimo sedime ferroviario, nelle porzioni che vengono dismesse, una a ridosso di via Fillak, l'altra ai piedi della collina di Belvedere. In entrambi i casi, si tratta di due fasce longitudinali, collegate tra loro dall'Astrolabio, oltre che dalla viabilità pedonale ordinaria nelle due testate. La porzione lungo via Fillak intende porsi in diretta connessione con il Boulevard. Per questo, in corrispondenza di Piazza 14 Agosto, si realizza una grande balza inclinata, estesa sull'intera lunghezza della piazza, che, rimodellando il profilo del terrapieno, consente di superare il dislivello di circa 6 metri tra le due quote. Questo piano inclinato inerbito si fonde con la piazza al di sotto del Museo passante. Un ulteriore collegamento tra le due quote è in corrispondenza di Piazza Fillak, dove si trova anche la fermata della circolare dell'Astrolabio. Entrambi i settori del parco coniugano i caratteri propri di uno spazio pubblico urbano ad alta intensità d'uso, con ampi prati destinati al tempo e allo sport informale, con la rinaturazione spontanea, favorita in alcune porzioni del parco mediante recinzioni temporanee. I binari esistenti sono in parte conservati, riconoscendovi il valore documentale di riferimento spaziale, storico, simbolico e iconico del luogo. La loro presenza, insieme alla rinaturazione, è peraltro ben compatibile con l'alta frequentazione del parco, come dimostrano numerosi casi nelle principali città del mondo. Lavorare sulle connessioni dei sistemi ambientali e sulla modulazione del gradiente spontaneo/configurato non significa solamente ricomporre mosaici ecologici, ma anche incidere sulle pratiche di presidio e appropriazione dei luoghi. Il Parco è composto essenzialmente da materia vegetale (prati, arbusti e alberature) ed è attraversato da percorsi in terra stabilizzata, che si innestano nelle trame urbane circostanti. Gli alberi proteggono i quartieri dai disturbi della vicina ferrovia.

5.6. Parco della Collina di Levante. Il progetto mette in valore il patrimonio storico e paesaggistico esistente, proponendo il recupero, la riqualificazione delle colture su terrazzamenti e l'integrazione dei percorsi e dei sentieri esistenti. Sono lontani i tempi in cui Goffredo Casalis scriveva: «La Polcevera forma una valle, che può dirsi vasta, considerate le angustie della Liguria; ma che per numero di abitanti, per commercio, fertilità di suolo e numero incredibile di palazzi e belle case di campagna, oltre la salubrità dell'aria, non ha paragone. [...] assai copiose ricolte di cereali, uve, frutta di varie specie, fra cui la pesca che vi è di squisito sapore ed anche un vino bianco assai rinomato» (Casalis, 1840). Eppure, si può ancora trovare nell'agricoltura eroica di queste colline non uno scenario pittoresco, ma una condizione necessaria per la città, in termini produttivi e di controllo del dissesto idrogeologico [cfr. Rifondazione territoriale, p. 6]. Nella valle si produce, anche se in quantità limitata, il vino Val Polcevera, al quale è stata assegnata dal 1999 la Denominazione di Origine Controllata (DOC), prodotto prevalentemente con uve del vitigno Bianchetta Genovese, un tempo 17


Sistemazioni di versante con ripristino dei terrazzamenti nel Parco della Collina. Cfr. TAV 01

ampiamente coltivato sulle colline del ponente genovese. La relativa vicinanza al mare conferisce inoltre alla Valle un clima con inverni miti ed estati non eccessivamente calde, favorevole per le colture frutticole. Alla funzione produttiva, si aggiunge quella turistica, con l'inserimento di residenze rurali. Monorotaie per lo spostamento di persone e merci supportano entrambe le attivitĂ . In corrispondenza del viadotto, si realizza un nuovo edificio con funzione di mercato ortofrutticolo, in posizione strategica tra Sanpierdarena e Certosa e immediatamente prossimo i campi agricoli, oltre che servito da una fermata della circolare dell'Astrolabio.

5.7 Superfici e volumetrie in progetto divise per funzioni edifici [E] spazi aperti [S]

A. POLO SPORTIVO

B. PARCO FLUVIALE

*valori in migliaia; per gli edifici, per superficie si intende SUL

Mq

Mc

Mq

Mc

Servizi [E]

1

4,5

0,6

2,1

5,2

18,2

0,6

2,1

Residenziale [E] Commerciale/Uffici[E] Produttivo [E]

C. PARCO PRODUTTIVO

D. QUARTIERE VIA FILLAK

E. PARCO CAMPASSO

Mq

Mq

Mc

Mq

8,4

36,6

12

Mc

Mq*

Mc*

8,5

43,2

30

21,4

64

1,2

3,6

21,4

97,6

52,5

6,2

21,7

0,8

4

25,3

98,5

15

75

75

7

17,5

30

5 86

50,5

Aree agricole [S]

30

31,3

20

Piazze [S] Parcheggi [S]

Mq

15

5 27,4

Mc

TOTALE

10

Spazi espositivi [E] Parchi [S]

Mc

F. PARCO DELLACOLLINA

2

6,4

1,7

10,5

1,7

4

9

1,7

9 5,1

21,4

5.8 Programma delle fasi di attuazione per lotti funzionali [cfr. Tav 06]

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I FIUMI NON ESISTONO. Un progetto per il Parco del Polcevera, Genova  

Progetto "I fiumi non esistono", secondo classificato del concorso IL PARCO DEL PONTE Seconda fase del Concorso internazionale di progettaz...

I FIUMI NON ESISTONO. Un progetto per il Parco del Polcevera, Genova  

Progetto "I fiumi non esistono", secondo classificato del concorso IL PARCO DEL PONTE Seconda fase del Concorso internazionale di progettaz...

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