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5.Sofà TV, desktop TV e hand TV Aldo Grasso (a cura di), Enciclopedia della televisione, Garzanti, Milano, 2008

Dopo lo studio sull’evoluzione tecnica e sociale della televisione, è opportuno analizzare le modalità di fruizione attuali e i contenuti che vengono trasmessi. Secondo Grasso e Scaglioni, le tre dimensioni fondamentali della TV sono la testualità, l’istituzione e il pubblico. Parlando del cosiddetto “piccolo schermo”, infatti, non si può prescindere dall’apparecchio tecnico; dall’apparato istituzionale e produttivo così come si è sviluppato in relazione alla storia e al contesto della nazione, dal ruolo di riferimento assunto per l’elaborazione della cultura condivisa, di informazione e dibatto pubblico; dalla sua dimensione di medium per la comunicazione di massa, con le caratteristiche proprie del broadcatsing; infine, dall’insieme di icone che attraversando la cultura popolare sfociano poi nei generi televisivi. La dimensione istituzionale si lega quindi costantemente a quella tecnologica perché produzione e distribuzione dipendono fortemente da chi le pratica, dalla modalità di fruizione, dal mezzo tecnico e dal contesto ambientale in cui lo spettacolo si inserisce. Dal punto di vista della trasmissione dei contenuti e della loro visione, la dimensione del tempo, ancora più di quella spaziale, rimane la discriminante fondamentale tra televisione e web. Sempre secondo Grasso e Scaglioni, molto del significato/ potere della televisione consiste nella sua capacità di mettere in connessione istantaneamente un’ampia comunità di persone nel sincronizzarne i ritmi. L’on demand, invece, e in modo ancora più evidente il web, rendono accessibili i contenuti in ogni momento, conferendo un valore sociale diverso alla condivisione e alla costruzione del sapere. Proprio su quest’ultimo punto viene da fare una considerazione sociale: e al bar? Come facciamo ad andare al bar il giorno dopo e chiacchierare sul programma della sera prima se nessuno di noi ha visto la stessa cosa? Questo è un tema importantissimo anche se vedere la stessa cosa non vuol dire necessariamente avere un’esperienza identica.

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5.1 Caratteri distintivi della TV Consideriamo, infine, gli elementi che identificano le caratteristiche fondamentali della televisione.

La diretta La diretta ha rappresentato il carattere fondamentale della TV delle origini e, sebbene attualmente si limiti soprattutto alla ripresa di eventi particolarmente importanti o ai collegamenti legati alle news, il “tempo reale” può essere considerato un elemento comune con il web.

Il palinsesto Il flusso televisivo è strutturato secondo un obiettivo commerciale e organizza i contenuti in fasce orarie e appuntamenti periodici. Il prodotto dell’industria broadcast tradizionale, dunque, è lo spazio pubblicitario che gli inserzionisti possono acquistare per raggiungere l’audience di un determinato programma e canale. Con il passaggio al digitale terrestre, le televisioni locali e le piccole emittenti non hanno la forza commerciale ed economica per rispondere alla moltiplicazione dei canali digitali con un’offerta capace di moltiplicare i palinsesti e attirare investimenti creando i presupposti per un nuovo periodo di duopolio tra lo statale e il grande privato. Considerando i meccanismi della rete, dove ogni video può avere un contatore di visualizzazioni e può essere embeddato su più piattaforme, aumenta sia il potenziale quantitativo delle views, sia quello qualitativo dato dalla ricerca dell’utente. Il numero di spettatori e/o sponsor accumulati nel ciclo di vita del prodotto/contenuto si deve quindi calcolare sulla somma di tutti i canali di sfruttamento possibili.

La redazione La redazione nel broadcast del “piccolo schermo” è il lavoro di scelta e messa in ordine dei contenuti per seguire la linea editoriale di appartenenza. La duplice modalità di accesso ai contenuti consentita dal web, da una parte il flusso del palinsesto e dall’altra la selezione da un database, conferisce valore all’esperienza di fruizione, che si concentra in due aspetti fondamentali delle forme di accesso e di intervento sui contenuti: l’aggregazione in una playlist e la produzione dal basso 76


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che potremmo chiamare broadcast yourself. In entrambi i casi, il lavoro redazionale consente la coerenza e la qualità minima dei contenuti, siano essi registrati, in diretta, autoprodotti o acquistati da terzi.

La piattaforma La piattaforma è un fattore centrale per comprendere le logiche che sottendono il sistema televisivo nella convergenza dei media digitali. Nella definizione di web 2.0 Tim O’Reilly utilizza questo termine nel senso di posizionamento strategico del web per il quale l’utente è in grado di gestire direttamente le informazioni grazie a un insieme di servizi, architetture di partecipazione e intelligenza collettiva. Tutto ciò crea una nuova televisione caratterizzata da: • non linearità, come l’on demand o il personal video recording • personalizzazione del palinsesto e contenuti di nicchia • partecipazione con materiale user generated • aumento dell’offerta virtualmente infinita anche se non sempre di qualità.

5.2 La TV adesso e il WWW Marisa Galbiati e Francesca Piredda, Design per la WebTV, Milano, Franco Angeli, 2010.

Scindere e distinguere tra ruoli mediatici è ora un’operazione squisitamente tecnica: alla TV la cronaca dell’evento, alla rete il commento in tempo reale. Una fusione per altro già in atto: durante la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali a Vancouver, tutto il mondo racconta l’evento durante il suo svolgimento attraverso le diverse piattaforme sociali, da Twitter a Facebook fino a quelle meno globali come Orkut. La telecronaca personale di ognuno si integra con quella di un altro e il concetto di integrazione estende la sua rilevanza mediatica dagli effetti sulle tecnologie alle attività umane. Un altro esempio per capire cosa succede incrociando i flussi lo fornisce il New York Times, che durante l’ultimo SuperBowl, attraverso uno special interattivo, verifica come la comunità dei suoi utenti, e non più solo lettori, fosse bravissima nel commentare direttamente le partite, monitorando il flusso di micromessaggi su Twitter e organizzando su una mappa degli Usa le parole più utilizzate per raccontare 77


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l’evento ‘status per status’, minuto per minuto. Quello che si capisce finora è che l’intersezione tra i vari strati mediatici è di fatto già riuscita. Nel caso della televisione, ciò che sta avvenendo non è un passaggio tout court della TV su internet, anche se tecnicamente già possibile da tempo, ma una manovra di affiancamento, anche piuttosto dolce. Internet non mangerà la TV come la TV non ha mangiato la radio. Almeno non come concetto di visione a distanza. Ma la tecnologia naturalmente cambierà gli apparecchi e il modo in cui li useremo. Il compito più difficile, e forse più inutile, del futuro prossimo sarà distinguere la televisione e gli altri media dal web, che per sua natura incorpora tutto. Ogni media finora conosciuto sarà embeddato nei contenuti della rete e fruibile da qualunque apparecchio. Lo dimostra il tentativo commerciale di produrre la TV in grado di comunicare con il web e con le reti domestiche, e l’orizzonte della crossmedialità, già ampio, non potrà che espandersi.

5.3 Da telespettatore a internauta Quando poi i tablet invaderanno le case degli utenti, distinguere tra TV, computer, smartphone e altri gadget sarà veramente difficile. Televisione, web e telecomando tutti insieme in una mano sola. Già ora, la Rai offre un eccellente servizio per guardare comodamente i programmi sul web. Per non parlare dei mille altri modi, più o meno leciti, per ricevere le trasmissioni TV sul proprio ‘apparato digitale’, da Sopcast a Coolstreaming e alle varie estensioni per i lettori multimedali, come SocialTivu, Streamit o Livestation. Inoltre, il trend dell’internet collaborativo ha portato in questi ultimi anni all’ascesa delle webTV, di numerosi investimenti nel settore e si registra una tendenza quasi maniacale a strutturare i contenuti in palinsesti personalizzati. Il ragionamento che conduce ad una scelta di questo tipo è sempre lo stesso: il tradizionale palinsesto televisivo non può funzionare su internet e quindi bisogna socialnetworkizzarlo affidando alla comunità l’organizzazione dei contenuti. Si perde così di vista il vero elemento innovativo dei 78


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contenuti multimediali digitali, e cioè l’on-demand, esemplificato dalla killer application YouTube che, permettendo in qualsiasi momento di accedere a qualsiasi video, intrattiene milioni di utenti in un vero e proprio zapping di nuova generazione: non salto da un canale all’altro alla ricerca di un programma che mi convinca, ma salto da un programma di interesse da me selezionato, ad un altro programma di interesse. Un vero paradiso dell’entertainment. Questo nuovo approccio alla scelta del contenuto viene riassunto da Luca De Biase su Nova24 del 29 novembre 2007: “Il tempo della televisione è sostituito dal tempo del pubblico”. Se voglio un video, lo voglio subito. Come si vede, il palinsesto - anche se personalizzato - di spazio in questo puzzle non ne trova. Questa tesi viene sostenuta dal fatto che la competizione si sviluppa ormai tra singoli programmi, e non tra canali o reti. E che cosa è un canale, se non un palinsesto organizzato secondo un coerente progetto editoriale? Ciò però non porta, come dice Mauro Scarpellini su Millecanali, alla fine del consumo unitario, allo sgretolarsi della fedeltà del pubblico e la sua conseguente frantumazione, ma piuttosto ad un nuovo assetto. Il video smette di ruotare intorno al canale emittente, per spostare il suo equilibrio sulla piattaforma distributrice. Il risultato quindi non è assolutamente l’emergere della filosofia della discontinuità di cui parla Scarpellini perché, nonostante lo zapping online sia nettamente più dispersivo di quello tradizionale, la rete ha degli strumenti per fidelizzare gli utenti come la comunicazione interattiva, i commenti, le chat live e le community annesse. E chi sostiene che contenuti di attualità o sportivi trovino spazio soltanto in un palinsesto organico sbaglia di grosso perché, a testimoniare l’efficacia di telegiornali o programmi di approfondimento in pillole video, c’è in Italia il successo di piattaforme come RaiTV o La7.it che offrono i videocast sia di programmi di intrattenimento come “Crozza Italia”, sia di contenuti di attualità o di approfondimento. Per concludere bisogna citare il modello di business del nuovo sistema: i video pubblicitari delle piattaforme 79


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on-demand non sono meno efficaci di quelli dei sistemi basati su un palinsesto: le inserzioni, riferendosi a specifici video, possono avere una pertinenza maggiore al contenuto, aumentando così gli introiti pubblicitari. Accade quindi che il sistema, conoscendo le preferenze e i gusti dell’utente, offra una forma di advertising lucrosa per l’inserzionista e di probabile rilevanza per l’utente finale.

5.4 Le tipologie di TV Queste considerazioni ci forniscono una visione trasversale dello scenario televisivo attuale ma crediamo sia utile formulare delle categorie per ulteriori approfondimenti. Considerando infatti la modalità di fruizione, possiamo dire che: • la Sofa TV include tutte le televisioni analogiche e digitali che vengono fruite tipicamente tramite lo schermo televisivo tradizionale. Le nuove Sofa TV si basano su tre piattaforme digitali: Sat TV, DTT e IpTV. Con l’espressione Sofa TV intendiamo quindi la visione, per lo più passiva se non facendo zapping, di programmi organizzati con un palinsesto deciso dall’emittente e fruiti in posizione ergonomica, o comunque confortevole dall’utente. • la Desktop TV include tutti i canali video fruibili sul web. Il nome vuole evidenziare la funzione proattiva dell’utente, con i gomiti sulla scrivania e svincola questa televisione dalla specifica tipologia di applicazione utilizzata per la visione dei contenuti, di cui non è sempre possibile garantire una qualità audio/video eccellente. • La Hand TV racchiude tutte le offerte TV e video disponibili sulle due piattaforme Mobile, quella basata sulle reti Dvb-h e quella sulle reti dei cellulari. L’espressione vuole focalizzare l’attenzione sul concetto di TV fruibile sul palmo di una mano svincolando questo tipo di televisione dalle tecnologie e dai supporti che potranno posizionarsi parallelamente a ciò che già esiste. I contenuti visibili sulla Hand TV sonno penalizzati inevitabilmente dalle dimensioni dello schermo e da una qualità audio/video che può essere compromessa dal tipo do connessione.

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Questa categorizzazione mette in luce altri due aspetti: la Sofa TV e la Desktop TV sono entrambe legate fisicamente al luogo dove è posizionato fisicamente lo schermo, mentre la Desktop TV e la Hand TV sono accomunate dalla fruizione attiva dell’utente e dalle tipologie dei contenuti. Proprio da questi continua il nostro studio per evidenziare come le differenza dei generi permetta la convivenza delle diverse categorie di televisione. L’idea di genere è precedente alla televisione ma rimane un riferimento in continua mutazione ma imprescindibile per indicare una rappresentazione, perché segue dei criteri d’ordine, un insieme di convenzioni rispetto a modelli, stili e strutture che riguardano tanto il contenuto quanto la forma della narrazione. Inoltre, dal punto di vista della produzione, il genere risponde a degli obiettivi secondo la dialettica standardizzazione/innovazione: il prodotto non deve spiazzare il pubblico ma, al tempo stesso, non deve ripetere un’offerta esistente.

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5.4.1 I contenuti della Sofa TV Volendo delineare quindi lo scenario dei contenuti trasmessi, iniziamo con la Sofa TV che propone generi facilmente individuabili dallo spettatore. Questa famigliarità deriva dal fatto che le suddivisioni sono nate e si sono rafforzate durante tutti gli anni della storia della televisione, dalla sua nascita fino ad oggi. Iniziamo quindi con l’intrattenimento le cui caratteristiche sono divertire e interessare il pubblico ed occupa la maggior parte del palinsesto televisivo con i suoi generi. La fiction Friends Cartoon “The Simpsons”

Fiction Si intende la narrazione di eventi immaginari, in netto contrasto con la narrazione di eventi reali. Una larga parte dell’attrattiva della fiction è l’abilità di evocare l’intero spettro delle emozioni umane: per distrarre la mente, dare la speranza in momenti di sconforto, far ridere, o lasciare esperienze empatiche senza attaccamento.

Cartoon E’ un’opera audiovisiva d’animazione. In origine si afferma al cinema dove si distingue per contenuti umoristici destinati principalmente agli adulti ma in grado anche di rivolgersi a tutta la famiglia. Nel secondo dopoguerra il cartone animato entra gradualmente in televisione scomparendo al contempo dal cinema ad eccezione dei lungometraggi. Questo passaggio lo trasforma radicalmente nello stile del disegno, con il progressivo abbandono di mimica e surrealismo, nelle tematiche affrontate e nel pubblico di riferimento nettamente più giovane.

Lo sport Il genere si caratterizza per la messa in onda di eventi sportivi, solitamente in diretta, o per i programmi di 82


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commento in cui vengono fatte interviste, pronostici e valutazioni sul rendimento degli atleti.

Talk show E’ un programma televisivo di stampo giornalistico basato su interviste e dialoghi tra un giornalista o presentatore e uno o più intervistati o ospiti del programma, invitati a discorrere di qualsiasi argomento: la vita privata; le esperienze personali e sentimentali; politica; eventi di qualsiasi genere; ecc. La finalità in genere è quella dell’intrattenimento, dove l’ospite rende pubblica, di fronte alle telecamere e agli spettatori, la propria concezione riguardo l’argomento.

Reality show E’ un genere di programma televisivo in cui sono trasmesse situazioni drammatiche e umoristiche non dettate da un copione ma che i protagonisti sperimentano esattamente come fosse la loro vita reale. Talk Show - Maurizio Costanzo Show Reality Show - Grande Fratello

Attorno a queste situazioni si costruisce una struttura di nomination ad eliminazione, di commento e critica, per cui alla fine tra i protagonisti che hanno partecipato al programma viene eletto, solitamente dal pubblico televisivo, un vincitore, cui spetta un premio, in genere grosse somme di denaro, contratti televisivi o discografici ecc. Sebbene i reality show siano sulla scena televisiva sin dagli albori della televisione, solo verso la fine degli anni novanta riscuotono un’imprevedibile popolarità. Parallelamente al successo del genere, si accompagna un’ondata di contestazioni: stando alle critiche, i reality show mostrano una realtà ben distante da quella tangibile nella vita di tutti i giorni per via di una potenziale manovrabilità delle situazioni da parte della regia, nonché a causa della costante presenza di telecamere 84


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e microfoni; in secondo luogo trasmettono messaggi amorali, inadatti ad un pubblico giovanile e comunque riconducibili all’estetica del trash.

Documentario Il genere divulgativo ha un carattere culturale che persegue un tono autorevole, dove all’esperto si sostituisce il testimonial, ovvero colui che propone un punto di vista originale e non più colui che conosce tutto in modo specialistico. Parente prossimo del genere è il documentario: una produzione di carattere culturale, informativo, sociale, politico, scientifico, divulgativo, inteso come atto creativo o semplicemente finalizzato alla diffusione della conoscenza di diversi aspetti della società e dello scibile umano. Nel primo caso si ha il documentario di creazione o d’autore, inteso come opera cinematografica senza necessariamente fini informativi, mentre nella seconda ipotesi si parla di documentario divulgativo. I documentari di minore impegno artistico non hanno dei formati o degli argomenti predefiniti: trattano soprattutto di argomenti a carattere scientifico o naturalistico, cercando di divulgare la conoscenza accademica in modalità di facile accesso per le masse indistinte. I film documentari che, per finalità narrative, contengono al loro interno sequenze ricostruite e/o interpretate da attori vengono comunemente definiti docu-fiction o docudrama e in questa veste hanno spesso una distribuzione in televisione. Invece i film che si presentano come documentari solo come artificio narrativo, ovvero non rappresentano la realtà ma vicende di fantasia, sono chiamati falsi documentari o docu-drama. Queste precisazioni ci dimostrano come i generi siano facili all’ibridazione pur di intrattenere.

Informazione In televisione poggia sostanzialmente su due caratteristiche: l’istantaneità e il realismo delle immagini. La TV si fa finestra sul mondo, promessa rafforzata dalla possibilità tecnologica del tempo reale, della diretta. Diventa tipico di questo genere la retorica dell’ufficialità fatta di speaker che leggono comunicati e le immagini riprese in momenti rituali e prevedibili. Va detto che, in questi ultimi anni, la tecnologia in 85


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dotazione al singolo, come il cellulare o la fotocamera digitale, diventa un reperto inestimabile per la ripresa di un’azione prima dell’arrivo dei giornalisti. In questo ambito troviamo il format di inchiesta e il telegiornale, quest’ultimo caratterizzato in questi ultimi anni dalla presenza di un giornalista che assomiglia sempre più ad una sorta di presentatore, segnando la personalizzazione della conduzione del tg e la deriva verso l’infotainment.

Televendita Un programma televisivo in cui si pubblicizzano dei beni e si fornisce ai telespettatori la possibilità di acquistarli immediatamente. Informazione - Tg1 Televendita - Eminflex

5.4.2 I Contenuti di Desktop TV e Hand TV La Desktop TV e la Hand TV, come è già stato detto, sono assimilabili per le tipologie di contenuti e per lo stretto legame con il web. I generi riprendono inevitabilmente quelli della Sofa TV ma si evolvono con delle specificità peculiari della rete e sono:

Informazione Consiste solitamente in pod o pillole video di servizi giornalistici in cui vengono fatte interviste e considerazione su un dato argomento.

Controinformazione Si intende in genere la diffusione, attraverso mass media, di informazioni taciute, o riportate in modi significativamente diversi, dalla maggior parte dei mezzi di comunicazione di un certo paese. In genere, 86

http://www.shannon.it/ blog/webtv-il-palinsestopersonalizzato-efallimentare/ Enrico Pulcini, Click TV: come internet e il digitale cambieranno la televisione, Milano, Franco Angeli, 2006.


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chi presenta la propria opera come “controinformazione” implica che i media siano, in parte o totalmente, asserviti a interessi politici o economici e quindi non siano in grado di rappresentare oggettivamente la realtà; in questo senso la controinformazione è in genere associata a una denuncia di censure e di limiti alla libertà d’informazione. Il termine disinformazione viene talvolta usato per enfatizzare l’idea che i mass media convenzionali facciano propaganda e che quindi l’informazione da essi fornita debba essere smantellata disinformando il pubblico per poterlo poi contro-informare. Questo tipo di attività è solitamente associata all’attività del blogger che crea un proprio canale, tendenzialmente monotematico, sfruttando appunto il servizio offerto dal blog. Pod Video di Marco Travaglio Viral Esilerante I-Emo

Il viral E’ una tipologia di audiovisivo nato dal marketing virale, un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un numero elevato di utenti finali. La modalità di diffusione del messaggio segue un profilo tipico che presenta un andamento esponenziale. È un’evoluzione del passaparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna. Il termine nasce nella metà degli anni ‘90 con Draper Fisher Jurvetson utilizzando una analogia biologica con la diffusione esponenziale di un virus e, l’espressione viral marketing diviene nel 1998 marketing “buzz-word of the year”. Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione. Veicolo del messaggio resta comunque la comunità in rete, che può comunicare in maniera chiara, veloce e gratuita. Uno dei generi prediletti del viral è quello artistico perché in grado di stupire e trovare un pubblico senza necessitare di uno spazio espositivo in galleria o in un museo. http://it.wikipedia.org/wiki/Marketing_virale 88


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Video musicale Il video musicale è un altro contenuto molto diffuso in rete che replica il materiale trasmesso sulle reti tradizionali o viene creato ad hoc per il web con lo scopo di creare, mantenere e/o aumentare la notorietà del musicista. E’ sempre più frequente che il successo di un brano sia decretato dall’originalità del video piuttosto che dalla qualità musicale del brano stesso. Video Clip - Seven Nation Army - White Stripes Tutorial sul make up

Tutorial Il tutorial: è un metodo di trasferimento della conoscenza e può essere utilizzato come metodo di apprendimento. Più interattivo e specifico di un libro o una lezione, un tutorial cerca di insegnare con l’esempio e fornire le informazioni per completare un determinato compito. A seconda del contesto un tutorial può assumere molteplici forme, che va dall’insieme di istruzioni per completare l’attività di una sessione interattiva al risolvere i problemi, di solito in ambito accademico.

Sport Pillole audiovisive dei momenti più interessanti a sfondo sportivo.

Il reality show Oltre alla diffusione degli spezzoni dei reality trasmessi con la televisione tradizionale, stanno nascendo dei format esclusivi per il web e già pensati per una fruizione che non sia il televisore.

Tecnologia Video di presentazione di oggetti tecnologici che ritrovano nel web il luogo ideale e logico in rapporto all’uso che se 89


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ne può fare. Sono molto diffusi i contenuti che presentano le prove fatte dagli utenti e poi messi a disposizione della comunità virtuale.

Tipologie di flussi Citando l’azione attiva degli utenti sul web, risulta doveroso specificare chi crea i contenuti e come li veicola e questo comporta un’ultima categorizzazione. Esempio di canale a flusso trasposto - http://rai.tv Esempio di flusso nativo http://current.com

Flussi trasposti Flussi trasposti ovvero i canali televisivi che, già presenti su altre piattaforme, trasferiscono i contenuti anche sul web. Questo è tipico delle grandi emittenti televisive tradizionali che, per adeguarsi all’innovazione multimediale, creano un sito internet in cui poter fruire gli stessi programmi contemporaneamente alla trasmissione in televisione, con la possibilità di rivedere spettacoli già andati in onda, fornendo quindi un archivio online. Sebbene non sia un’azione molto innovativa, può essere un’utile alternativa ad esempio per chi si trova in un luogo dove non è possibile riceve il segnale dell’emittente, ad esempio in un paese estero.

Flussi nativi Contenuti progettati ad hoc per il web da un utente o da una redazione o dalla cooperazione di entrambi come Current TV. Generalmente la programmazione è organizzata con un palinsesto, può offrire la diretta televisiva che sfrutta la tecnologia streaming e dispone di un archivio per consultare gli editoriali già trasmessi.

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Sofà TV, desktop TV e hand TV Esempio di canale con contenuti on demand editoriali - http://www. ultrafragola.com Esempio di User Generated Content http://youtube.com

Contenuti on demand editoriali Questi sono prodotti multimediali pensati sulla base di un piano editoriale preciso e finanziato da un’emittente e dalla pubblicità.

User Generated Content http://it.wikipedia.org/wiki/ Contenuto_generato_dagli_ utenti

La dizione contenuto generato dagli utenti è nata nel 2005 negli ambienti del web publishing e dei new media per indicare il materiale disponibile sul web prodotto da utenti invece che da società specializzate. Essa è un sintomo della democratizzazione della produzione di contenuti multimediali reso possibile dalla diffusione di soluzioni hardware e software semplici e a basso costo. L’OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) ha definito tre caratteristiche centrali per gli UGC: • Requisiti di pubblicazione: mentre gli UGC possono essere elaborati da un utente e mai pubblicati in rete o altrove, ci si focalizza su ciò che viene pubblicato in un qualche contesto, che sia su un sito internet accessibile da tutti o su una pagina di un social network ristretto a un gruppo selezionato di persone. Questo è un modo utile per escludere l’ e-mail, chat e simili. • Sforzo creativo: questo implica che una certa quantità di sforzo creativo sia impiegato nella costruzione del materiale o nell’adattamento di qualcosa di preesistente per creare qualcosa di nuovo. Gli utenti devono cioè aggiungere un proprio valore al lavoro. Lo sforzo creativo dietro agli UGC spesso ha un elemento collaborativo, come nel caso di siti web che gli utenti possono cambiare collaborativamente. Per esempio, copiare semplicemente un pezzo di uno show televisivo e postarlo in un sito web che pubblica materiale video non può essere considerato UGC. Se un utente carica 91


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le sue fotografie, oppure esprime i suoi pensieri in un blog o crea un nuovo video musicale, questo può essere considerato UGC. Tuttavia è difficile stabilire quale sia il livello minimo di sforzo creativo ammissibile: la valutazione dipende infatti anche dal contesto. •

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Creazione al di fuori delle pratiche e delle routine professionali: il contenuto generato dagli utenti è generalmente creato fuori dalle routine e dalle pratiche professionali. Spesso non ha un contesto di mercato istituzionale o commerciale. In casi estremi, l’UGC può essere prodotto da non professionisti senza l’attesa di un profitto o di una remunerazione. Fattori motivazionali includono: la connessione con altri utenti, ottenere un certo livello di notorietà, prestigio e il desiderio di esprimersi.


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