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I PRIMI 20 ANNI DI LUCE E VITA Cari soci e sostenitori, nell’ottobre del 1991, per iniziativa di alcuni pazienti ricoverati presso l’Ematologia del San Gerardo e dei loro parenti, veniva costituita l’Associazione Luce e Vita, che in breve diventò Onlus a tutti gli effetti. Gli obbiettivi statutari sono a tutti voi noti. I fondatori dell’Associazione avevano recepito le “necessità” dei pazienti oncoematologici: 1. nuove opzioni terapeutiche (trapianto di midollo emopoietico, ulteriori e specifiche chemioterapie); 2. supporto alla ricerca medica in ambito ematologico; 3. supporto all’aggiornamento dei medici ematologi, finanziamento di borse di studio, contratti di specializzazione in ematologia; 4. aiuto concreto ai bisogni dei singoli pazienti, sul piano sia socio-economico che logistico. In questi 20 anni, l’Associazione ha pienamente raggiunto e mantenuto nel tempo i suoi obbiettivi, grazie alla partecipazione e al sostegno dei suoi numerosi soci, alla assoluta disponibilità dei consiglieri che si sono succeduti negli anni e, soprattutto, alla infaticabile presenza del suo primo presidente, Giulio Pozzi, che ha guidato l’Associazione per 18 anni. Nel tempo, sono state installate cinque camere sterili, che hanno permesso di eseguire centinaia di trapianti di midollo, e più di recente, nel 2009, con il trasferimento della Clinica Ematologica in una nuova palazzina, sono stati realizzati nove studi per i medici ematologi e la nuova sede dell’Associazione. Inoltre, per il personale medico che lavora nella Clinica Ematologica, sono stati resi disponibili numerosi finanziamenti per la scuola di specializzazione, contratti libero professionali e borse di studio. Un fiore all’occhiello dell’Associazione è il servizio di Assistenza domiciliare per i pazienti ematologici, che ha avuto e ha un impatto positivo verso i pazienti, i parenti e gli stessi medici. Si tratta di un servizio gestito completamente dall’Associazione Luce e Vita, che si interfaccia con altre strutture ematologiche della Lombardia. Infine, in tutti questi anni, il leitmotiv è sempre stato quello di operare in prima linea per i pazienti e i loro parenti, cercando di fare fronte alle numerose necessità che i malati hanno durante la loro storia di malattia. Grazie a tutti coloro che in questi anni hanno permesso all’Associazione di essere sempre presente e disponibile, consci che bisogna necessariamente andare avanti. Luigi Pogliani presidente di “Luce e Vita”

LUCE E VITA INFORMA Periodico dell’Associazione “Luce e Vita” per la ricerca e la cura delle leucemie Nuovo Ospedale “San Gerardo” via G.B. Pergolesi 33, 20052 Monza (MB) telefono 039/23.33.265 - fax 039/23.33.267 e-mail: segreteria@luceevita.it sito Internet: www.luceevita.it Anno XVIII numero 2 Spedizione in abbonamento postale art. 2, Comma 20/C, Legge n°662/96, Fil. Milano Direttore responsabile: Luigi Pogliani Testi: Ulderico Grancini - Impaginazione: Emanuela Contieri Stampa: Verga Arti Grafiche - Macherio (MB) Iscrizione nel Registro del Tribunale di Monza: 29.11.1993, numero 942.

L’Associazione “Luce e Vita” è stata costituita nel 1991 da alcune persone colpite, direttamente o in famiglia, dalla leucemia. Conta oggi più di 5200 tra soci e benefattori. Da sempre ha l’obiettivo di aiutare la Clinica ematologica T.M.O. dell’Ospedale “S. Gerardo” di Monza nella lotta alla malattia. In particolare, ha raccolto fondi e realizzato nel suddetto reparto un’Unità per il trapianto di midollo osseo o di cellule staminali, composta da cinque camere sterili, day-hospital ed il nuovo ambulatorio.

La qualità dei trapianti passa anche dai vertici dell'ospedale pag. 2 ➤


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STORIA DI UN ACCREDITAMENTO

del dottor Pietro Pioltelli, responsabile Centro Trapianti di midollo, Monza

La qualità dei trapianti passa anche dai vertici dell'ospedale I

SISTEMI DI VALUTAZIONE E CERTIFICAZIONE SPECIFICI

PER I CENTRI CHE USANO LE CELLULE EMOPOIETICHE SI EVOLVONO CON LO SVILUPPO DELLA CONOSCENZA SCIENTIFICA E CLINICA.

E

RICHIEDONO INVESTIMENTI NECESSARI AL PERIODICO

ADEGUAMENTO DELLE STRUTTURE E DEGLI OPERATORI SANITARI

L

a qualità è una caratteristica che tutti cercano nei servizi e ciascuno, dopo aver usufruito di un determinato servizio, ha propri schemi per valutarla. Quando però si tratta di darne una misura che non sia solo personale, ma condivisa e possibilmente obiettiva, in modo che sia utilizzabile preventivamente, tutto diventa più difficile, e si complica in modo proporzionale all’importanza sociale ed economica del servizio in questione. Un gruppo di buona qualità Il servizio di cui parliamo, naturalmente, è il nostro: l’attività di trapianto di cellule staminali emopoietiche. La sua importanza sociale è scontata e, per quanto riguarda quella economica, basta ricordare che ogni trapianto ha un valore di un centinaio di migliaia di euro, però nel trapianto viene infusa anche un’altra risorsa molto più importante: le cellule staminali.

Sono un bene prezioso sia perché di derivazione umana, sia perché unico; che siano prelevate dal malato per un trapianto autologo, che siano donate da un’altra persona, parente del paziente o volontario sano, oppure che derivino da un cordone ombelicale, tali cellule non possono esser replicate e, una volta usate, non saranno più disponibili per nessun altro trattamento. Per questa ragione, è necessario che il loro utilizzo sia, con la miglior probabilità possibile, un successo terapeutico e venga quindi affidato a un gruppo di buona qualità. Inoltre la rete di raccolta e di distribuzione delle cellule staminali allogeniche non familiari ha un’estensione mondiale e i centri che interagiscono fra loro, nel cir-

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cuito fra la raccolta dal donatore e il trapianto nel paziente, hanno raramente la possibilità di valutarsi reciprocamente in modo diretto; da ciò deriva la necessità di un ente che possa eseguire una valutazione obiettiva della loro affidabilità e abbia l’autorevolezza di garantirla a livello mondiale. In ambito industriale, problemi analoghi sono già stati affrontati e risolti da anni, con la creazione di criteri di valutazione standardizzati applicati da agenzie indipendenti, cosicché clienti e fornitori possono avere una valutazione dell’affidabilità e del livello di qualità delle aziende cui intendono rivolgersi, anche senza averne conoscenza diretta. Approfittando di questa esperienza, sono stati sviluppati al-


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cuni sistemi di valutazione e certificazione anche in campo sanitario, tra i quali alcuni specifici per i Centri di Trapianto di Cellule Emopoietiche. La società scientifica che riunisce i Centri di Trapianto Europei, l’EBMT, ha costituito a tale scopo un’agenzia di certificazione: lo JACIE (Joint Accreditation Committee of Ishage-europe and Ebmt) che, come si intuisce dal nome, utilizza l’esperienza dell’ISHAGE, l’agenzia di certificazione per Centri di Trapianto attiva in nord America. Nel 1999, è stato redatto un primo manuale di accreditamento, presentato nel gennaio del 2000 a Barcellona, al primo corso per ispettori. Tutti eravamo a quel corso, italiani e non, e siamo rimasti allibiti davanti alla complessità degli standard e dell’organizzazione richiesta per aderirvi. Ci appariva però chiara la necessità di farlo, anche se in tempi non brevissimi, poiché i Registri dei Donatori chiedevano garanzie circa la nostra affidabilità, riservandosi di non fornire più cellule staminali a chi non fosse stato ritenuto all’altezza qualitativa richiesta. Anche il Ministero della Salute ha provveduto a creare una struttura di controllo e certificazione, attraverso il Centro Nazionale Trapianti (CNT), spingendo verso una certificazione obbligatoria di qualità e quindi costringendoci a intraprendere questa strada. JACIE e CNT non sono in competizione, ma in qualche modo si completano a vicenda: la certificazione dell’accreditamento JACIE, valida anche all’estero, è volontaria, mentre la certificazione CNT è obbligatoria, ma vale solo in Italia, perciò si è convenuto che ai Centri che hanno ottenuto la certificazione JACIE venga automaticamente riconosciuta quella CNT.

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Esistono da tempo norme europee di certificazione (norme ISO-EN), cui in genere ci si riferisce nel parlare di qualità, ma queste norme, quando sono applicabili alla sanità, riguardano solo la qualità della documentazione e definiscono le modalità con cui ogni processo deve esser rappresentato da un documento procedurale, che lo descriva affinché il suo sviluppo possa esser replicato in modo sempre simile e se ne possa controllare la coerenza con quanto stabilito preventivamente. Gli standard fissati dallo JACIE incorporano requisiti documentali pressoché analoghi a quelli ISO, ma fissano anche la gerarchia funzionale degli operatori, le caratteristiche professionali di ciascuna figura di questa gerarchia e quelle ambientali e funzionali delle strutture dove i processi vengono svolti. Definiscono poi le caratteristiche generali delle unità esterne al programma, ma che lo supportano (per esempio, i laboratori di tipizzazione tessutale, i centri donatori, i servizi di trasporto delle cellule, i laboratori di analisi o di radiologia, i servizi di microbiologia, eccetera). Vari gradi di complessità La documentazione che in ambiente ISO contiene il modello che ciascun centro definisce per sé, come proprio riferimento nello svolgimento dei processi, in ambiente JACIE serve solo come strumento per facilitare l’aderenza dei processi a modelli che abbiano le caratteristiche fissate dallo JACIE nei suoi criteri standard di accreditamento. Tali modelli standard, ovviamente, non sono immutabili, ma seguono

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dinamicamente lo sviluppo della conoscenza scientifica e clinica e si avvalgono dell’esperienza che si accumula all’interno dello JACIE e dell’EBMT. Seguendo questo sviluppo, una commissione centrale aggiorna quasi annualmente gli standard, che nel 2011 sono arrivati alla quinta edizione. I centri che chiedono l’accreditamento o quelli che fanno richiesta per il suo rinnovo vengono valutati in base allo standard vigente al momento della loro richiesta. Gli standard JACIE coprono tutte le attività connesse al trapianto di midollo e sono distinti in quattro grandi aree: le attività cliniche di trapianto di cellule staminali autologhe e quelle di trapianto di cellule staminali allogeniche; le attività di raccolta di cellule staminali midollari; le attività di raccolta di cellule staminali periferiche; le attività di manipolazione delle cellule staminali. Per ciascuna di queste aree, viene definita una gerarchia funzionale, che fa capo a un Direttore Medico. L’operato dei Direttori Medici e in generale di quanti lavorano nel Programma è supervisionato da una figura apicale che li coordina: il Direttore di Programma. Ogni area comprende al proprio


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interno, oltre allo sviluppo dei processi che le sono propri, anche una funzione di controllo della qualità, intesa come aderenza allo standard JACIE, e una funzione di documentazione dei risultati. Lo standard prevede inoltre che ciascun Programma organizzi attività dirette al miglioramento professionale del proprio personale e alla diffusione interna delle informazioni. Un Programma può avere vari gradi di complessità, non è indispensabile che comprenda tutte le attività previste e ne può comprendere anche una sola, per esempio può accreditarsi solo per l’attività clinica di trapianto di midollo autologo, ma in questo caso, quando deve riferirsi ad attività esterne che ricadano sotto uno standard JACIE, queste devono appartenere a Programmi a loro volta accreditati. Nei Programmi complessi, ciascuna attività può essere replicata, per esempio possono esserci più unità cliniche, ma tutte devono condividere i processi principali e dimostrare di avere attività di controllo e di aggiornamento comuni. L’accreditamento

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non è a tempo indeterminato, ma dura tre anni, trascorsi i quali il Programma deve sottoposi a una nuova valutazione di accreditamento, con riferimento allo standard in vigore in quel momento. Il Gruppo Italiano di Trapianto di Midollo Osseo (GITMO) si è fatto promotore delle iniziative tese a ottenere questi accreditamenti e nel 2003 erano stati identificati tre centri che avrebbero dovuto agire da battistrada e ottenere l’accreditamento entro il 2005, ma nessuno di questi è riuscito nell’intento e in tale data avevano ottenuto l’accreditamento parziale tre centri italiani, di cui uno solo era un’unità clinica, con attività esclusivamente pediatrica. Lavoro su base volontaria In quell’anno, sollecitati anche dalla Direzione Generale dell’ospedale San Gerardo, la Divisione di Ematologia e quella di Pediatria iniziavano a prepararsi per raggiungere insieme questo obiettivo. Avendo identificato come Direttore di Programma il dottor Cornelio Uderzo, responsabile dell’U-

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nità di Trapianto della Divisione di Pediatria, si è costituito un gruppo di coordinatori con il dottor Paolo Perseghin, responsabile dell’Unità di Aferesi del Servizio Trasfusionale, il dottor Pietro Enrico Pioltelli, responsabile dell’Unità di Trapianto della Divisione di Ematologia, il dottor Giuseppe Gaipa, responsabile della gestione della qualità del Laboratorio Verri. Il gruppo si è incaricato di verificare le attività presenti e di preparare la documentazione necessaria all’accreditamento, avvalendosi del supporto di una società esterna di consulenza, la Exem Consulting. Le situazioni di partenza delle unità erano molto differenti e andavano da un accreditamento a standard addirittura più complessi dello JACIE, come già certificato per il Laboratorio Verri, alla situazione completamente destrutturata dell’Unità di Ematologia Adulti, che non aveva neppure le certificazioni ISO. Il lavoro di preparazione in quest’ultima unità non è stato né semplice, né leggero, e ha coinvolto molte figure sia del ruolo medico, sia di quello infermieristico, che hanno dedicato tempo ed energie allo scopo. E questo, peraltro, senza alcun riconoscimento, poiché tutto il lavoro, organizzativo e di redazione dei documenti, è stato svolto su base rigorosamente volontaria, senza un compenso, né la riduzione delle mansioni abitualmente spettanti a ciascuno. In particolare, se la documentazione di pertinenza medica è stata redatta quasi esclusivamente all’interno del gruppo dei coordinatori, le procedure infermieristiche sono state preparate dal personale di reparto, in particolare da Felicia Francaviglia, Luisa Malacrida, Mara Mozzanica, Lorena Nuñez ed Emanuele Pirola, che si sono


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giovate ampiamente della collaborazione di tutto il personale, nonché delle corrispondenti figure della Divisione di Pediatria. Queste persone non sono ancora tutte nei ruoli della Divisione di Ematologia, ma tutte hanno contribuito a creare quel clima, fra il rassegnato e l’entusiasta, che ha condotto alla messa a norma dei procedimenti, alla riorganizzazione del lavoro, alla stesura dei documenti e alla fine all’accreditamento, primi in Italia fra i gruppi di trapianto adulti e, insieme alle altre Unità del Programma, per la complessità dello stesso, che copriva tutte le attività incluse negli standard. Al momento dell’accreditamento definitivo, nel maggio del 2008, in Europa erano solo sette i Programmi con questo livello di complessità. Ma, oltre ai diplomi e alla certificazione ISO, che l’Unità di Trapianto (che nel Programma JACIE ha la sigla CTA - Centro Trapianto Adulti) ha ottenuto quasi a corollario dell’accreditamento, resta importante lo sforzo verso l’attitudine mentale a lavorare in modo controllato e a confrontarsi in forma collaborativa con le unità simili, che affrontano problemi uguali ai nostri o gli stessi problemi da aspetti differenti; un'attitudine che prima non c’era e che tuttora non è completamente acquisita, ma che progressivamente si sta creando all’interno delle norme di accreditamento. Per di più, oltre alle unità direttamente interessate, questo processo ha accelerato e reso necessario il miglioramento operativo di molte altre Unità coinvolte solo marginalmente con il trapianto di midollo, dal laboratorio di tipizzazione tissutale alle sale operatorie e ai servizi tecnici; a tali Unità è stato richiesto di dimostrare un buon livello di qualità e or-

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ganizzazione per collaborare con il programma. In definitiva, anche se complessivamente l’accreditamento è costato all’Azienda diverse decine di migliaia di euro fra compensi all’Eexem Consulting e diritti alla commissione JACIE, è certo che ha migliorato la qualità del valore salute, prodotto specifico delle aziende sanitarie, e migliorato il livello dell’Azienda stessa, ponendola, senza troppo rumore, ai primi posti in Europa, con un livello di eccellenza non solo vantato, ma ufficialmente certificato. I diritti pretesi dallo JACIE Lo scorso maggio, sono scaduti i tre anni dall’accreditamento. Difficoltà contingenti, legate al cambiamento di ruolo di alcune delle principali figure del Programma, hanno impedito di ottenere il riaccreditamento in tempo utile e formalmente non siamo più accreditati, ma è attivo lo sforzo per presentarci di nuovo all’ispezione secondo lo standard vigente al momento in cui è stata fatta la domanda, il quarto, con la prospettiva di essere rivalutati nel prossimo marzo. Anche oggi, è richiesto nuovamente lavoro gratuito per aggiornare la documentazione, e servono finanziamenti, ahimè non trascurabili, per pagare i diritti pretesi dallo JACIE. Questo nuovo impegno, dunque, non può scaturire solo da chi, direttamente coinvolto nella gestione dei trapianti e dei pazienti trapiantati, non ha mai lesinato tempo e forze, ma necessariamente deve coinvolgere anche le alte gerarchie aziendali, perché interessa la strategia dell’Azienda. Dall’Alta Dirigenza, perciò, attendiamo che ci arrivi oggi, così come ci è arrivato sei anni fa, un segnale concreto di

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Il calendario della solidarietà UN GRAZIE DI CUORE... • A quanti hanno aderito alla raccolta fondi attraverso le offerte di fiori promosse, il 22 e 23 ottobre, al Nuovo Ospedale San Gerardo di Monza dai nostri volontari. • A quanti hanno aderito alla raccolta fondi tramite la vendita di torte, nei giorni 29 e 30 ottobre e 1 novembre, sul piazzale dei cimiteri di Seregno, Lissone e Muggiò. • A quanti hanno partecipato all'evento in ricordo di Alberto Bonanomi, il 30 ottobre, presso il teatro parrocchiale di Santa Maria Hoè (Lecco). • A quanti hanno partecipato l'11 novembre allo spettacolo teatrale “Sette spose per sette fratelli”, presso il Teatro Manzoni di Monza (vedi box a pag. 8).

VI ASPETTIAMO TUTTI... • Il 17 e 18 dicembre, al Nuovo Ospedale San Gerardo di Monza, per la raccolta fondi attraverso la vendita delle stelle di Natale. • Il 19 dicembre, per assistere a uno spettacolo teatrale organizzato a Oreno di Vimercate.

indirizzo verso questa operazione. In assenza di tale segnale, quanto fatto e ottenuto finora è destinato ad avvizzire.


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LA TESTIMONIANZA

di Giorgio Rovelli

Un viaggio terribile, un ricordo meraviglioso QUANDO INVECE, CON

MI DIAGNOSTICARONO UN TUMORE, PENSAVO DI ESSERE ORMAI VICINO ALLA FINE.

GRAZIE A UN GRUPPO DI UOMINI-MEDICI STRAORDINARI, HO RIPRESO IL MIO CAMMINO.

PIÙ ENTUSIASMO E VOGLIA DI FARE DI PRIMA, PUR TENENDO I PIEDI PER TERRA...

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na data che mi resterà impressa nella memoria e che difficilmente potrò scordare è il 22 luglio 2008. Doveva essere il giorno della presentazione della squadra di calcio di cui ero presidente onorario, invece, con una telefonata, mi venne comunicato che dovevo essere subito ricoverato in ospedale. Gli esami fatti nella mattinata confermavano la presenza di un mieloma multiplo, in poche parole un tumore del sangue. Nei pochi minuti che durò la telefonata, mi passò davanti agli occhi tutta la mia vita; “tumore”, una parola difficilissima da pronunciare, una malattia che non ti dà scampo, un male per il quale la parola “morte” è la logica conseguenza, nulla per cui combattere, l'avrebbe vinta lui. Alle ore 15 di quello stesso giorno, varcai la porta della Clinica Ematologica dell'Ospedale San Gerardo di Monza, con la netta sensazione che da lì non sarei mai più uscito. Mi misero subito in terapia, ma, a dire il vero, potevano farmi di tutto, in quel momento il mio pensiero era altrove... La sera stessa venne a trovarmi un sacerdote: non potevo aspettarmi altro, pensai, invece quel sacerdote

era forse un angelo. Lui capì subito il mio imbarazzo, mi prese la mano e mi disse: “Sai, Giorgio, Dio non sceglie mai a caso e, se ha scelto te, è perché sa che sei forte ed è sicuro che puoi farcela. Tua moglie Daniela (Dio solo sa come faceva a sapere il nome di mia moglie, ma non ci feci caso, forse me lo aveva chiesto prima), i tuoi fratelli, i tuoi famigliari, i tuoi amici ti aspettano, non li puoi abbandonare...”. E mi salutò. Quelle frasi mi ronzarono in testa tutta la notte, non dormii, piansi tanto e alla luce del giorno mi ritrovai seduto sul letto a pregare la mia amica di sempre, “la Madonna”. A lei chiesi di farsi portavoce con Gesù, domandandogli di darmi tempo, quel tempo che mi avrebbe permesso di ritornare dalla mia Daniela e da tutti quelli che mi avevano nel cuore. Questo, però, è il passato, il tempo mi è stato concesso. Tanti “angeli” vestiti da medici e infermieri mi hanno fatto capire la differenza tra le parole “inguaribile” e “incurabile”. Beh, inguaribili lo siamo un po' tutti, incurabile è qualche cosa per cui non c'è cura; il tumore, parola che adesso non mi fa più paura, lo si può curare e

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vincere. Quanto tempo ancora avrò non lo so, lo deciderà “qualcuno”, io so che le cose che ho ancora da fare sono tante e lui lo sa, e questo mi basta! Anzi, a essere sincero, non sono mai stato così prolifico di idee come in questi anni. Vedrai che anche qui c’è lo zampino di un “suo angelo”... Meglio così, no? Tornando, in concreto, al puro aspetto medico, devo dire che nella malasorte sono stato fortunato, perché, in questo mondo dove si parla tanto di malasanità, è giusto e doveroso dire anche quando le cose vanno bene. Come già detto, in questo incredibile viaggio, ho veramente trovato uomini/medici straordinari, che prima di tutto hanno indossato i panni dell'amico, cioè hanno cercato innanzitutto di capire chi avevano davanti e di conseguenza di agire, senza per questo tralasciare qualcosa del puro aspetto medico. Questo, per me, ma penso anche per altri, è fondamentale. Vorrei portarvi un esempio che potrebbe sembrare banale, fortuito, ma, credetemi, non lo è. Io abito a Oreno di Vimercate, il cosiddetto “borgo delle patate”, perché rinomato per la


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produzione di questo umile tubero. In questo paesino ci sono nato e forse anche per questo mi sono sempre sentito coinvolto e, senza presunzione alcuna, ho sempre cercato di dare il mio contributo alla sua crescita sociale. Lo sport e in particolare il calcio è stato il mio primo amore, inizialmente come appassionato, poi come diretto interessato, in qualità di presidente della squadra locale. Accanto allo sport, lo spettacolo e l'organizzazione di eventi, che mi hanno portato a esserne il responsabile nell'ambito del Circolo Culturale e adesso anche per Eris, l'associazione benefica nata proprio a seguito di questa mia esperienza di malattia. La prima cosa che feci presente ai medici fu proprio questo: io sono disposto a fare tutto ciò che volete, ma fate in modo che io non perda nessuna delle iniziative che andrò a organizzare. L'essere impegnato nell'organizzazione di spettacoli ed eventi è la mia medicina. In questi tre anni, ne ho fatte di terapie, ne ho prese di medicine, ho subito due trapianti autologi, cioè eseguiti con le mie stesse cellule staminali, eppure a tutte le manifestazioni sono stato presente. Fortuna? Forse, ma, come si suol dire, la fortuna va anche guidata e, credetemi, ho incontrato “navigatori” straordinari ai quali vorrei dire: “Grazie ragazzi”. Così come facevo da presidente della squadra di calcio, entrando nello spogliatoio dopo una vittoria. E di certo come allora dico: “Stiamo con i piedi per terra”. Vincere una partita non significa vincere il campionato, ma vincere ti aiuta, ti dà la forza per affrontare le nuove battaglie, ricordando a tutti che comunque la cosa più bella non è arrivare in cima alla montagna, ma

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FESTEGGIAMO IL NATALE INSIEME! Eris Associazione Benefica vi aspetta numerosi alla terza edizione di “Natale Insieme”, che si terrà il 19 dicembre 2011 a Vimercate, presso la Sala Teatro del centro omnicomprensivo di via Adda. Natale Insieme 2011 sarà una serata di spettacolo con tanti ospiti: Compagnia teatrale i Legnanesi, Lala Maccallan e Ofelia da Italia's Got Talent, trasmissione di Maria De Filippi su Canale 5, Cristina e Sergio, ballerini finalisti ai campionati europei di tango, Irene Fornaciari e, ospite d'eccezione, Enrico Beruschi. Biglietto d'ingresso: 15 euro. Il ricavato della serata sarà devoluto alla Clinica Ematologica per l'apertura di una borsa di studio annuale in ematologia. Per informazioni e prenotazioni: Giorgio Rovelli, tel. 340.9593986.

scalarla, roccia dopo roccia, con il sudore sulla fronte e la paura di cadere, consapevole che dietro di te c'è sempre qualcuno pronto a metterti le ali per volare... Un grazie di cuore a tutto lo staff

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medico del professor Enrico Maria Pogliani, ai medici ematologi e dell'unità trapianto e al gruppo infermieristico, che mi sono stati e mi sono tuttora vicini in questo “meraviglioso cammino”.


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SE VOLETE SOSTENERCI

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Volete aiutare l’Associazione a combattere la leucemia, salvando ogni anno decine e decine di vite umane? Associatevi utilizzando il conto corrente postale n°21844204 intestato ad “Associazione Luce e Vita”. Diverse le possibili quote annuali: • E 15 per i soci ordinari; • E 30 per i soci sostenitori; • E 300 per i soci benemeriti. • Oppure offerta libera che sarà ugualmente gradita. Potete anche utilizzare il bollettino postale allegato al numero oppure effettuare il versamento tramite bonifico bancario su: • Veneto Banca Spa, CODICE IBAN: IT67 J 05035 20400 351570002039 • Credito Artigiano, CODICE IBAN: IT16 F 03512 20404 000000001919 • Banca di Credito Cooperativo di Carate Brianza (BCC Carate Brianza), CODICE IBAN: IT 74 Q 08440 34070 000000240395 Ricordiamo che, in base all’art. 13 del D.Lgs. 460/97, le donazioni a “Luce e Vita” di privati, imprese, professionisti, effettuate come sopra, possono essere in parte detratte dalla dichiarazione dei redditi, poiché la nostra Associazione è ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale) a tutti gli effetti. Il trattamento dei dati di carattere anagrafico che riguardano quanti ricevono questo giornale, viene effettuato nel rispetto della normativa sulle privacy (D.Lgs. 196/2003) e improntato a principi di correttezza, liceità, trasparenza, tutelando la vostra riservatezza e i vostri diritti. Potete comunque richiedere la rimozione del vostro nominativo dal nostro archivio facendone richiesta a: Associazione Luce e Vita, Via G. B. Pergolesi 33 - 20052 Monza (MB).

ASSOCIAZIONE LUCE e VITA ONLUS c/o Nuovo Ospedale San Gerardo Via G.B. Pergolesi 33 - 20052 Monza (MB) Tel. 039.233.3265 - Fax 039.233.3267 www.luceevita.it - segreteria@luceevita.it

Per destinare il 5xmille inserite nella vostra dichiarazione dei redditi il nostro codice fiscale, che è: C.F. 94531810151 8

In scena al Teatro “Manzoni”

MUSICAL BENEFICO PER 800

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a compagnia teatrale “Dagli otto agli anta”, diretta dalla signora Laura Maciocia, ha allestito l’11 novembre la commedia musicale “Sette spose per sette fratelli”, rievocando un famoso musical americano degli anni 70-80. Il ricavato della manifestazione, organizzata dallo staff della compagnia e coordinata dal dottor Vincenzo Di Marzio, al quale va il mio sentito e doveroso ringraziamento, è stato interamente devoluto all’Associazione Luce e Vita Onlus, per l’acquisto di strumentazione per la ricerca biomolecolare nelle leucemie acute. La serata ha visto la partecipazione di circa 800 persone molto legate all’Associazione, che hanno voluto ancora una volta dare un esempio concreto di solidarietà e di vicinanza verso chi soffre e spera in nuovi traguardi della ricerca medica. È stata una magnifica serata sia per lo spettacolo musicale, sia per la presenza di un così qualificato pubblico. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato.

Professor Enrico Maria Pogliani

Serata solidale alla Cantina Meregalli

A CENA NELLA RESIDENZA DELLA MONACA DI MONZA

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i è svolta il 13 ottobre, presso la Cantina Meregalli, a Monza, una cena benefica organizzata dalla signora Ghi Meregalli in collaborazione con la signora Alice Aiolfi, nostra socia veterana, sempre in prima linea per l’Associazione Luce e Vita Onlus. E’ stata una serata brillante e interessante, in quanto gli intervenuti hanno avuto la possibilità di conoscere la storia della Monaca di Monza, che aveva la sua residenza proprio nei locali che ospitano le cantine Meregalli, dove sono conservati in bella mostra i più famosi e prelibati vini italiani e stranieri. Durante la cena, che ha visto la partecipazione di circa 80 persone, invitate dagli organizzatori, si è tenuta una lotteria a premi il cui ricavato è stato devoluto a Luce e Vita. Un grazie di cuore per la generosità e per lo spirito di solidarietà alla signora Ghi Meregalli, a suo fratello Giuseppe e alla signora Alice Aiolfi.

Professor Enrico Maria Pogliani


Luce e Vita Informa (Anno XVIII - Numero 2)