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Compositori italiani tra XX e XXI secolo Tommaso Ziliani e Ennio Bertolotti

CANTI POPOLARI BRESCIANI

Provincia di Brescia

Euro 25,00

Volume primo

Volume primo

In collaborazione con:

Canti Popolari Bresciani

A cura di Tommaso Ziliani e Ennio Bertolotti

Comune di Brescia

Isbn: 978-88-95787-51-0


In collaborazione con:

Provincia di Brescia

Comune di Brescia

Canti popolari bresciani - vol. I a cura di Tommaso Ziliani e Ennio Bertolotti Brescia, liberedizioni, 2011 Isbn: 978-88-95787-51-0 www.ledliberedizioni.it Stampato nel mese di ottobre 2011 dalla Tipografia Bortolotti Arti Grafiche - Salò (Bs)

Immagine di copertina: Albano Morandi, Partitura barocca per legni (2011) Piccole illustrazioni: Albano Morandi, interventi digitali su ready-made fotografici

Compositori italiani fra XX e XXI secolo /02 ŠTutti i diritti riservati


Compositori italiani tra XX e XXI secolo

Canti popolari bresciani Volume primo

A cura di Tommaso Ziliani Ennio Bertolotti

liberedizioni


La conservazione e la salvaguardia delle tradizioni popolari, immenso e prezioso patrimonio storico culturale, oltre che arte, è anche un mezzo formativo della personalità dell’uomo e strumento privilegiato per la ricerca delle sue autentiche radici antropologiche. Nell’odierna società, dopo un periodo di grande indifferenza nei confronti della cultura popolare, piano, piano, sta prendendo la voglia di ricercare, custodire e preservare un bagaglio di tradizioni, usi e di consuetudini ricevuti dal passato che, a ben vedere, rappresentano il ritratto più autentico dello spirito e dell’anima di un popolo. Non esiste nessun’altra espressione musicale, a livello del canto popolare, che abbia una così stretta correlazione con la realtà sociale e politica della collettività. Nessuno può esimersi dall’apprezzare i valori insiti nel canto popolare: genuina espressione dell’animo della gente semplice e spontanea. Nel canto popolare si può leggere la storia dell’esistenza umana con i suoi momenti ora esaltanti, ora avvilenti; si può tracciare lo spaccato di realtà altrimenti non avvertibili. Per tutti questi motivi l’Usci di Brescia, grazie al beneplacito di BresciaMusica, è felice di poter presentare questo primo volume di melodie popolari prevalentemente in dialetto bresciano, armonizzate da vari autori, per cori a varie voci, sicuro di svolgere un’azione di stimolo nei confronti dei cori che eseguiranno queste elaborazioni e del pubblico che le ascolterà in una reciproca interazione, che ha come obbiettivo qualificante la crescita culturale e l’affinamento del gusto di entrambi. Il nostro augurio è che questo primo volume, si sta già pensando ad un altro fra un paio d’anni, diventi una fonte ricercata a cui i cori attingeranno per narrare, con il canto, la storia della nostra gente. Brescia 3 agosto 2011

Presidente U S C I Brescia Ernesto Marini

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L’Usci di Brescia ringrazia sentitamente i maestri Ennio Bertolotti e Tommaso Ziliani per il prezioso lavoro svolto di ricerca e di collage del primo volume. Hanno impegnato molto del loro tempo per portare a compimento nel migliore dei modi il loro progetto. Grazie nuovamente. Grazie particolare all’editoriale BresciaMusica per aver messo a disposizione il loro archivio per attingere dei brani e per la collaborazione. Grazie a chi ha voluto esserci con la presentazione: Rag. Silvia Razzi: Assessore al Turismo e alla Cultura della Provincia di Brescia, Avv. Andrea Arcai: Assessore alla Cultura e Istruzione Comune di Brescia, Dott. Elena Bonometti: Delegata alla programmazione musicale e ai rapporti con enti della citta di Brescia, Dott. Augusto Mazzoni: Direttore Editoriale di BresciaMusica, M° Franco Monego: Presidente Usci Lombardia, M° Fulvia Conter: Critico musicale del Giornale di Brescia, M° Luigi Fertonani: Critico musicale di Bresciaoggi, M° Giorgio Scroffi: Poeta e Insegnante curatore dei testi in dialetto. Grazie ai maestri e compositori che hanno elaborato le melodie contenute nel volume: Ennio Bertolotti, Clemente Carìa, Daniele Carnini, Rocco De Cia, Bepi De Marzi, Alberto Dolfi, Maurizio Erbi, Giancarlo Facchinetti, Antonio Giacometti, Giovanni Landini, Giuliano Mariotti, Massimo Priori, Jngrid Pustijanac, Andrea Rosa, Mauro Rossi, Raffaele Sargenti, Giulio Tonelli, Luca Tononi, Mario Tononi, Gianbattista Tura, Paolo Ugoletti, Kamalia Alì-Zadeh, Piero Zanoni, Pasquino Zanotti, Tommaso Ziliani. Grazie al Dott. Albano Morandi, importante artista bresciano per l’immagine della copertina e per i disegni all’interno del volume. Grazie al Comune di Brescia e alla Provincia per aver accolto e appoggiato il progetto. Brescia 4 ottobre 2011

Usci Brescia

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I canti popolari sono lo specchio di una civiltà, il segno di un’epoca e delle sue tradizioni. Intonare e ascoltare quei famosi versi in dialetto che hanno appassionato, divertito, emozionato generazioni di bresciani ci consente di rivivere un pezzo della nostra storia, portandoci a riflettere sul nostro passato e aiutandoci a comprendere meglio anche il nostro presente. Questa preziosa pubblicazione, che comprende ben 40 elaborazioni di canti popolari bresciani, realizzate da compositori affermati e competenti, riveste un ruolo davvero speciale nella promozione della nostra cultura e nella riscoperta delle nostre radici linguistiche. Il patrimonio di musica popolare bresciana è cospicuo e affascinante, è molto importante riscoprirlo e approfondirlo attraverso un’opera di raccolta ed elaborazione curata e attenta ai dettagli come quella proposta in questo volume, da cui emergono la saggezza, i valori e gli insegnamenti contenuti nelle canzoni dei nostri nonni e bisnonni. Solo attraverso simili pubblicazioni i principi della nostra tradizione potranno rimanere sempre vivi nel tempo, non solo a testimonianza del passato ma anche a guida del presente e del futuro. L’identità bresciana, l’unicità e l’originalità del nostro territorio, ci hanno reso famosi nel mondo. Per questo sono convinta che sia importante non dimenticarsi mai da dove veniamo e quali sono le nostre origini. Continuiamo a tutelare e a difendere le nostre radici! Solo così, con la consapevolezza di essere parte integrante di una comunità forte e radicata, potremo raggiungere sempre nuovi traguardi. Brescia 19 settembre 2011

Assessore al Turismo e alla Cultura della Provincia di Brescia Silvia Razzi

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Personalmente e come Assessore alla Cultura e Istruzione del Comune di Brescia, trovo questo lavoro, che ho il piacere e l’onore di presentare, interessante ma anche importante. Importante perché restituisce visibilità al Popolo: il Popolo è spesso dimenticato dagli storici che narrano (quasi sempre!) di una storia ufficiale di regnanti, generali, guerre ed armistizi, poteri forti a cui conferiscono contorni ben delineati e di una massa indistinta, sfuocata, sullo sfondo. Sappiamo invece, da Manzoni, che è il popolo cosiddetto umile a fare la Storia, nello sforzo quotidiano di ogni giorno, nell’anonimato del lavoro prodotto, nel silenzio, nella buona volontà e nella preghiera. E’ il Popolo che fa essere la Storia e il Popolo non è mai una massa anonima ma ha un’anima che produce una sua cultura sempre connotata identitariamente. Un Popolo vero si esprime anche cantando nella quotidianità reale: per questo, l’impedire attraverso la pubblicazione di questo testo che canti della Nostra Storia muoiano per sempre è un atto importante del quale sento di ringraziare a nome mio e dei Bresciani l’USCI e i validi Maestri che hanno raccolto ed elaborato i brani. Un grazie sentito per la brillante operazione di recupero. Brescia 24 settembre 2011 Assessore alla Cultura e Istruzione del Comune di Brescia Avv. Andrea Arcai

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E’ con gioia che scrivo questa introduzione, nella mia veste di Delegata del Sindaco Paroli alle Attività Musicali e come ex corista, al prezioso lavoro di ricerca di Ziliani e Bertolotti, per i numerosi e profondi significati della documentazione raccolta. Giustamente l’USCI pubblica questa testimonianza di canti corali del passato, consapevole che non si può progredire nella vita se non affondando le proprie radici in un terreno ricco come quello del nostro passato. Vivere (e cantare, atto umano tra i più nobili!) il presente e pensare al solo futuro, privi della conoscenza del passato, è un agitarsi spesso incoerente e confuso, caotico; ma la musica è ordine dei suoni e delle voci. Questa raccolta di canti strappati al dimenticatoio di una società sempre più stereotipata e globalizzata, mi porta, oltre che a riconoscere il valore del recupero oggettivo di un patrimonio culturale e popolare, al pensiero dei numerosi soggetti che li hanno prodotti e cantati spontaneamente e con partecipazione emotiva al caldo della stalla, nel campo durante il lavoro, nell’aia mentre si sgranava il mais o vicino alla culla del figlio. Momenti umani autentici che venivano suggellati attraverso il canto. Ora, purtroppo, si tace ascoltando la voce di un altro che esce da un elettrodomestico: sui pullman in gita scolastica o parrocchiale non si canta più se non un prodotto imposto da una casa discografica; questo, esprime in maniera molto forte che non si è più in grado di inventare e condividere una melodia, un testo, ascoltarsi e supportarsi, dividersi e fondersi in polifonia, dare il proprio apporto senza prevaricare l’altro. Il senso della coralità va scomparendo nella società perché si è smarrito il senso della socializzazione, della condivisione, della partecipazione. Questo lavoro salva dal depauperamento un materiale musicale popolare, nato dal tessuto sociale, ma ricorda implicitamente anche i sentimenti veri che lo hanno prodotto come l’allegria, la tristezza, la fatica segnata dal sudore, la fame e la speranza. Inoltre vi è da rilevare che le nuove armonizzazioni, elaborazioni, trasposizioni di maestri contemporanei conferiscono ai canti popolari una continuità e una nuova vita a un repertorio che di per sé è soggetto a modificazioni, variazioni, nuove stratificazioni e adattamenti poiché prodotto dall’uomo che è un essere dinamico per sua natura. Per tutto questo, il mio plauso più sincero per l’importante operazione di rivalutazione di un repertorio storico, culturale e musicale effettuata. Brescia 22 settembre 2011 Delegata alla Programmazione Musicale e ai rapporti con enti, associazioni, istituzioni e fondazioni musicali della città di Brescia Dott. Elena Bonometti

IX


Il presente volume raccoglie una quarantina di brani per coro a cappella, buona parte dei quali (circa la metà) è stata pubblicata in origine sulle pagine della rivista “BresciaMusica”. Nato nel 1985 su iniziativa di Vasco Frati e diretto per molti anni da Renzo Baldo, “BresciaMusica” è un periodico bimestrale edito dall’Associazione filarmonica “Isidoro Capitanio”, sodalizio all’interno del quale è costituita la Banda cittadina di Brescia. E’ ovvio quindi che tra i tanti argomenti trattati, che, sviluppandosi in senso critico, spaziano dalla rievocazione storica all’attualità musicale dei più disparati generi (classica, lirica, jazz e rock), abbiano avuto sempre congruo spazio le realtà della musica amatoriale: quelle in ambito bandistico soprattutto, ma altresì quelle in ambito corale. Oltre agli articoli e alle interviste che hanno riguardato, sin dall’inizio, molteplici compagini corali locali, dal numero del febbraio 2000 si è aggiunta un’apposita rubrica in cui compare l’armonizzazione-arrangiamento di un canto della tradizione popolare bresciana. In più di dieci anni si sono avvicendati una quarantina di musicisti-compositori (bresciani e non bresciani) che hanno elaborato una cinquantina di brevi brani basati su melodie scelte dalle raccolte di Bignami e di Brunelli. A chi via via ha prestato la sua disponibilità è stato chiesto di armonizzare o arrangiare un canto, optando per un organico puramente vocale o, in alternativa, per un coro con accompagnamento pianistico. Non sono stati posti particolari vincoli di stile se non quello di riferirsi a un linguaggio musicale che risultasse eseguibile anche da gruppi corali non professionistici. Alla fine è andata crescendo una bella quantità di piccoli pezzi, tale da formare un cospicuo repertorio pronto per qualsiasi gruppo che volesse affrontare della musica in cui all’elemento locale tradizionale si unisca un contenuto compositivo di un certo rilievo, scevro però da soverchie difficoltà tecniche. Ora si presenta la felice opportunità di vedere ripubblicati insieme alcuni di questi brani, a fianco di altri talvolta con medesimo testo. C’è la speranza in tal modo di un’ulteriore divulgazione dei pezzi, con la prospettiva che entrino con una buona diffusione nei programmi delle pubbliche esecuzioni corali. Brescia 2 settembre 2011 Direttore editoriale di “BresciaMusica” Augusto Mazzoni

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Ho imparato da bambina a conoscere i canti popolari e le canzoni di montagna. Durante le sere dei pochi giorni di vacanza al mare, che trascorrevamo con gli amici e le loro famiglie, una volta che i “grandi” avevano finito di parlare e si era sulla spiaggia o sulle panchine di Monterosso, la voce di mio padre si levava piano “Moretto, moretto, l’è un bel giovinetto…” struggente melodia che la luna ampliava, riempiva di nostalgia. E la bella voce di soprano di Luisa Ghelfi, moglie del pittore Augusto, riprendeva la melodia, finché cantavamo tutti, grandi e bambini. E poi mia mamma, che aveva studiato anche canto, attaccava un’altra canzone, e Luisa un’altra, che generalmente era “La domenica andando alla Messa”. Dopo la Valsugana e altre canzoni così, tristi, dolci, ballate o romanze, quasi per esorcizzare il tutto, mio padre mi guardava e attaccava “cavai, cavai, cavai portà i soldai”, una marcetta triestina che aveva imparato chissà dove, che noi bambini, esilarati completavamo alternando forte e piano fino a “e la banda e la banda…” che si concludeva con un “Uè” e una gran risata collettiva. Buona notte a tutti, ridacchiando, silenziosi o mormorando talvolta “Zitti zitti piano piano” o , chissà perché, pianissimo, “No no non può nemmeno un Dio” dal Trovatore con relativa parte corale. Mi affascinavano le storie del moretto che scioglie i capelli all’onde del mar, la monachella che la fecero andar, le parole, i testi relativi alla guerra… e poi quel “Vuliga bene ai muratori che i fa i balconi per far l’amor”… balconi pieni di fiori, come a Siviglia nel Barbiere, un tema che il maestro Franco Margola, che veniva spesso a trovarci a casa ed amava le musiche popolari, aveva inserito in un suo lavoro… Quando ebbi un po’ più di anni queste abitudini “corali” non erano certo dimenticate e mio padre - credo per incarico di un’Istituzione - incominciò a sparire la mattina per prendere treni e corriere, quando non lo accompagnavano in auto, con il registratore. Tornava con il Geloso piccolo e gracchiante, avendo registrato dalle voci di anziani delle montagne e delle Basse, canzoni antiche, che cantavano e ricordavano per lui. Velocemente le faceva ascoltare a casa, poi le trascriveva e le armonizzava al pianoforte (furono incisi dal Coro Santa Cecilia di Maderno, diretto da Diego Chimini). Scherzando mio padre raccontava le circostanze della “scoperta”. C’erano canti, ricordo, bellissimi melodicamente, specie quelle tristi, altri erano divertenti, di un’ironia sottile e talvolta incomprensibile, insita nel dialetto stesso, nella lingua (roajòt -diceva mio padre ad esempioda dove verrà? e pensare che sono i piselli!), e storie di cucina, di appostamenti amorosi, di nastri nei capelli ricci e vestiti bianchi… Poi venne la “Curt dei pulì”, cui papà collaborò, e c’era “A fà ’l patös…”, ninna nanna, antichissima, tragica, poche frasi che racchiudono una storia e una vita. Non l’ho mai dimenticata tanto che una volta, trovandomi ad un congresso all’estero, un gruppo di milanesi, dopo aver cantato, a tavola, canzoni come “Or che non ho più talleri nelle scarselle” mi chiese, un po’ canzonandomi, se conoscessi canzoni della mia provincia. Cantai “A fà ’l patös”. Non mi chiesero neppure cosa fosse il “patös” e restarono incantati dalla melodia. Ora mi trovo dinnanzi alla raccolta di “Canti popolari bresciani”, che è solo il primo volume di un grande repertorio. Un lavoro molto importante, che è giusto far conoscere e diffondere. Un lavoro paziente e pesante (la fatica del ritrovamento, della trascrizione, delle traduzioni di vocaboli talvolta misteriosi), che si arricchisce ed abbellisce con le armonizzazioni di tanti compositori e in stili diversi. Si nota, in ogni armonizzazione, l’attenzione al testo in modo che la linea musicale conservi la sua spontaneità ma sia esaltata dalla corrispondenza con il testo, in funzione di esecuzioni in concerto. E proprio sulla base della forma, del semplice contenuto e del tipo di dialetto di ogni canto, ogni compositore dispiega la sua tecnica. Le forme sono varie, si va da quella strofica alla binaria alla ternaria, ci sono filastrocche, cantilene infantili e ninna-nanna, i ritmi, i contenuti sono diversissimi e determinano la scelta del numero delle voci, la destinazione a cori XI


maschili o misti (raramente solo femminili). E poiché la provincia di Brescia è grandissima, la pronuncia cambia: aperta consente legature, chiusa invece e con tanti vocaboli gutturali suggerisce soluzioni e cadenze rapide. I compositori, elaborando le armonizzazioni, hanno pensato a tutto: a cori raffinati e formati da professionisti e a cori amatoriali, in modo che ogni compagine possa ampliare il suo repertorio ma riconoscendosi, ricordandosi i canti e le storie dei “temp endré” vestiti a nuovo, per trasmetterli al pubblico con commozione e divertimento. Brescia 26 settembre 2011 Critico musicale del Giornale di Brescia Fulvia Conter

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Erano gli inizi degli anni Settanta, quando iniziai a interessarmi dei canti popolari. Tutto partiva da un rinnovato interesse – ma per molti, come per me, fu invece una vera scoperta – per un mondo umile ma ricco di tradizioni che avevano la particolarità di essere trasmesse oralmente. Quindi per definizione in perenne trasformazione, passando di bocca in bocca, da cantore a cantore, da generazione a generazione; ma questa sicuramente è anche una delle peculiarità straordinarie del canto popolare, quella di sapersi evolvere accumulando esperienza su esperienza e fornendo all’appassionato e allo studioso spesso decine e decine di versioni diverse e ugualmente preziose dello stesso canto. Questa caratteristica “volatile” mette però anche in grave pericolo il canto popolare, sempre a rischio di svanire quando la memoria di un brano si affievolisca oppure quando il corso naturale della vita faccia scomparire coloro che questi canti li conoscevano e li cantavano magari da tanti anni. Una preoccupazione questa ovviamente condivisa dagli studiosi delle tradizioni popolari e fu proprio con l’Istituto Ernesto De Martino di Milano che volli entrare in contatto quando, insieme ad alcuni amici e appassionati, si decise di dar vita al Nuovo Canzoniere Bresciano, un gruppo che proponesse, ovviamente, anzitutto un repertorio locale ma anche quelle “canzoni della coscienza” che si ispiravano alle rivendicazioni dei diritti degli umili, appunto. Il mio primo approccio col canto popolare bresciano era avvenuto però alcuni anni prima, in teatro con l’allora Compagnia della Loggetta che nella sua sala in Contrada Santa Chiara a Brescia proponeva alla fine degli anni Sessanta spettacoli “di denuncia”, come si diceva allora. E per uno di questi spettacoli, “Föra le palanche”, ispirato alle lotte del mondo contadino e diretto da Costanzo Gatta, fu proprio quest’ultimo a chiamarmi per accompagnare alla chitarra la serie di canti popolari che formavano una parte notevole dell’ossatura dello spettacolo. Per me fu una vera e propria scoperta: fu lì che conobbi melodie come “Canta canta bèla fiur” o ninne nanne come “Grì, o bel grì” e “Fa suninì”, tra l’altro ospitate nella raccolta che andiamo a presentare, o ancora canti legati alla guerra e all’allora pesantissimo servizio militare come “En dé per sta contrada” che noi cantavamo nella versione originale milanese di “El poer Lüisin” che si rifaceva alle battaglie del Risorgimento. Scoprendo tra l’altro, in questo percorso, veri e propri antichi tesori, come il “Testamento dell’avvelenato”. Bisogna dire però che in queste “scoperte” non eravamo soli e che eravamo in buona, anzi in ottima compagnia. La Regione Lombardia aveva infatti deciso proprio in quegli anni di affidare a una pattuglia di specialisti quelle “ricerche sul campo” così preziose per gli studiosi e grazie alle quali molto, moltissimo di quel repertorio che andava fatalmente scomparendo è stato registrato, trascritto, insomma salvato e pubblicato a metà degli anni settanta dall’Editrice Silvana. Un’operazione durata anni e che ha riguardato tutte le province della nostra regione. Quei risultati poi pubblicati, sono andati a integrare quelle splendide raccolte peraltro già apparse, a partire per il nostro territorio da quella fondamentale dei “Canti popolari bresciani” raccolti e trascritti da Vittorio Brunelli e pubblicati dall’editore Sardini. Bisogna però dire che, al di là della fondamentale operazione di salvataggio di questo mondo popolare – non solo i canti ma anche tutta una serie di tradizioni, di proverbi, addirittura di oggetti legati alla vita rurale – l’interesse del grande pubblico per questa tematica si è gradualmente affievolito; e questa non è purtroppo una sensazione personale. Con l’uso sempre meno frequente, almeno nei grandi centri, della parlata bresciana, tante parole, tante espressioni tipiche della nostra parlata e ovviamente anche il canto popolare se ne stanno andando, e forse non così lentamente come si potrebbe credere. Così, una raccolta come quella pubblicata oggi assume un valore assolutamente importante. Anche perché, presentando in una sua parte le melodie e i testi originali e nell’altra la loro versione polifonica, rappresenta un vero e proprio incontro fra due culture: quella popolare che sa creare con semplicità e che trasmette oralmente un messaggio prezioso perché rappresenta un momento di una vita comunitaria; dall’altra parte il mondo della cultura musicale che, affascinato XIII


da questa freschezza e originalità, la ripropone con mezzi propri e ben più complessi, quelli della trascrizione in chiave polifonica. I canti popolari bresciani torneranno così a farsi ascoltare e apprezzare da un pubblico vasto attraverso i tanti cori che sono così presenti sul territorio della nostra città e della nostra provincia e che sicuramente saranno interessati a un repertorio tanto importante. E penso che sia giusta l’intuizione di chi promuove, cura e propone questa pubblicazione: quella di stimolare i bresciani, in chiave colta, a riscoprire e a riappropriarsi di una parte così importante delle proprie tradizioni, delle proprie origini. Brescia 28 settembre 2011 Critico musicale di Bresciaoggi Luigi Fertonani

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L’area lombarda ed in particolare la provincia bresciana sono caratteristiche per la varietà dei loro territori: la pianura e le acque, il grande fiume Po, i laghi prealpini, le colline, le valli che si allungano e si diramano verso nord, fino a giungere alle alte montagne alpine. Una realtà da sempre abitata, ricca di paesi, di borghi, di strade antiche, di passaggi e di comunicazioni che creano, nel rapporto con gli ambienti, la storia delle comunità. C’è sempre nella tradizione popolare uno stretto legame tra il segno naturale e la presenza umana, l’incontro tra questi due elementi è spesso l’atto di nascita di quei fenomeni culturali che trovano primo sbocco nella oralità del canto, del racconto, della poesia, della musica con la danza. I contenuti di queste rappresentazioni dell’anima popolare esprimono spesso, con la vita reale, i sentimenti collettivi, le speranze e i dolori, le volontà individuali nel dare senso ai “bisogni e ai sogni”. In questo si affermano i riferimenti al vivere ed al morire, all’amare, all’innamorarsi, al ridere di sé e degli altri, al pregare, al divertirsi. Emerge pure con forza il rapporto con il lavoro, sia quello organizzato del mondo contadino o della miniera, sia quello dei mestieri, talvolta espressione di singole figure, che giravano i paesi ed erano a loro volta veicolo di linguaggi diversi e di altri modi di dire e di pensare, che sono entrati nella memoria dei luoghi. Certamente da tempo la scrittura dà voce a chi diversamente non sarebbe ascoltato e conosciuto, permette un percorso rintracciabile fino ai giorni nostri, per questo il rapporto tra scrittori e mondo popolare risulta una necessità indubitabile, per ritrovare su carta quanto diversamente sarebbe destinato alla scomparsa. La lingua scritta, espressa secondo tradizione dai dialetti di specifiche aree o anche contaminata dalla realtà moderna, offre le somiglianze e differenze nei suoni, nei ritmi, nelle origini, ha una funzione non eliminabile nel trasferire nel tempo la cultura popolare. Riusciamo così a leggere opere importanti di autori come Canossi, Cibaldi, Regosa ed a seguire l’arte di molti poeti bresciani che continuano a tenere viva questa lingua che viene da lontano, così come è ancora possibile sentire da voci anziane parole che sembrano emergere dalla terra, dalla pietra, dall’acqua, con sonorità inattese e sorprendenti. Per chi ha attenzione alla varietà dei nostri dialetti bresciani e lombardi, è utile ricordare che le diversità sono di ordine fonetico ma anche morfologico, vale a dire che non solo compaiono o scompaiono o mutano i suoni delle parole, ma varia anche la modalità di costruire le frasi e di definire le relazioni tra le parole. Così come è facile trovare dialetti più contaminati dalla lingua italiana nelle realtà a forte urbanizzazione (la città di Brescia) e dialetti con forme e parole molto arcaiche, nelle situazioni più chiuse e in certi casi anche più escluse dagli eventi generali della economia e della storia. Basta un viaggio a Lumezzane o in Valtrompia, nel basso Lago di Garda o in Franciacorta, in Valle Camonica o a Bagolino, per ascoltare parlate non sempre decifrabili, ritmi delle frasi e dei periodi molto differenti, significati variamente espressi, rispetto alle nostre consuetudini. Ecco allora che i riferimenti al ceppo gallo/italico, alla lingua latina e neolatina, non bastano a spiegare da dove veniamo, vanno integrati anche con altre informazioni, che provengono da territori remoti, attraverso percorsi nel tempo e nello spazio non sempre pienamente e facilmente ricostruibili. Il compito dei ricercatori assume in tal senso degna e nobile importanza, poiché non tutto può essere risolto dalla buona volontà individuale di chi si fa carico per passione propria di scandagliare i materiali ed i documenti, servono piani di studio e programmi di lavoro adeguati e permanenti. Infatti non è un caso che la raccolta di canzoni contenuta in questo volume, sia estratta da una attività di ricerca sul campo promossa anni fa dalla Regione Lombardia, una istituzione pubblica in grado di garantire con continuità i necessari supporti. XV


La ricerca applicata al recupero della cultura popolare ci può riportare canzoni, storie, leggende, poesie e racconti, così facendo salva la vita stessa delle parole ma anche, nella memoria, la vita degli oggetti, delle cose, dei luoghi e delle persone. Ecco perché la realizzazione di questo volume, ad uso anche di chi ama leggere e cantare, diventa un contributo positivo a mantenere salde le radici nella terra che viviamo, senza isolamenti o chiusure, contenti di accogliere perché abbiamo nella nostra identità qualcosa da riferire. Brescia 27 settembre 2011 Poeta e Insegnante Giorgio Scroffi

XVI


Come in buona parte dei paesi europei era avvenuto qualche decennio prima, anche in Italia, negli anni 40, iniziava un ampio lavoro di raccolta e registrazione di melodie popolari italiane che sveleranno una grande varietà di canti legati alle caratteristiche regionali e locali. Un importante lavoro di raccolta, analisi e catalogazione dei canti popolari lombardi è individuabile prima nei “Quaderni di documentazione regionale” (QDR 5/6 La cultura tradizionale in Lombardia, 1973, a cura dell’Assessorato Cultura della Regione Lombardia e con la prefazione di Roberto Leydi), poi con la collana di volumi che la Regione Lombardia, prima fra tutte le regioni italiane, aveva pubblicato negli anni ’70 (“Mondo popolare in Lombardia”). Il secondo volume di questa collana è dedicato a “Brescia e il suo territorio” (1976), a cura di R. Leydi e B. Pianta, i quali, avvalendosi di una redazione scientifica e tecnica di grande valore, garantiscono fonti ben documentate. A questo volume, dedicato alla ricerca sul territorio bresciano, hanno attinto la maggior parte dei musicisti che si sono impegnati nella rielaborazione dei canti presenti in questa edizione promossa dall’Usci Brescia. I testi, quasi tutti in dialetto bresciano, descrivono con leggerezza o con ironia, con delicatezza o con toni drammatici, i momenti salienti della vita quotidiana: dal gioco alla ninna-nanna, dai lavori alle guerre, dal corteggiamento al tradimento, dalle stagioni alla vita di montagna; alcuni di questi testi hanno colpito in modo particolare la fantasia creativa dei compositori e quindi troviamo lo stesso canto rielaborato da musicisti diversi e per diversi organici corali. Questa collana riunisce composizioni scritte in un periodo ampio che va dal 1960 al 2011, offrendo linguaggi tradizionali e linguaggi innovativi per organici corali a voci miste, maschili, femminili e/o voci bianche. In linea con le pubblicazioni più recenti e aggiornate, la presente edizione fornisce, oltre alle rielaborazioni per coro, anche una serie di utili informazioni relative alla provenienza dei testi e delle melodie originali. Un plauso e un ringraziamento all’Usci Brescia che, con questa iniziativa offre materiale raro e un importante strumento di conoscenza delle tradizioni musicali popolari del territorio bresciano con il quale rinnovare i repertori corali. Milano 23 settembre 2011 Presidente U S C I Lombardia Franco Monego

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Premessa Perché una raccolta di canti popolari bresciani? Diamo una risposta che non è certo preparata a tavolino, ma il condividere questo obiettivo in questi ultimi mesi, ci ha portato spesso a confrontarci, a ricordare, a rivivere il nostro passato: ecco che istintivamente la risposta ha preso forma. Chi come noi affonda le proprie radici di musicista nel coro oppure da appassionato ne segue le prove e soprattutto il “dopo prove”, non può non definire l’esperienza corale, ancor prima di essere “laboratorio di musica”, un prezioso incontro di persone. Ognuno con la propria storia, le proprie ambizioni, i propri interessi e tanto altro ancora… la musica non compare certamente in secondo piano, ma misteriosamente e magicamente è collante fondamentale, capace di trasmettere quel senso di appartenenza, di condivisione, di comunione e di rispetto che ti fa sentire a casa. Il canto popolare, con le sue storie, le tenere ninne nanne, le filastrocche, le conte, etc… è vicino al sentire della gente comune, che ha fatto arrivare fino a noi il sapore della vita vera, vissuta dai nostri nonni. Allora perché rischiare di perdere tutto, perché rischiare di non dare alle nuove generazioni quegli insegnamenti che ci hanno fatto crescere attraverso quella sana attività corale che purtroppo oggi, non gode ancora della giusta considerazione? Il nostro è un solo tentativo, con la speranza di continuare ad arricchire negli anni futuri il repertorio della musica popolare corale. Un ringraziamento per la viva collaborazione che tutti i colleghi compositori hanno dimostrato e per l’entusiasmo con cui hanno accolto l’iniziativa. Un poderoso ringraziamento all’USCI delegazione di Brescia, al suo Presidente Ernesto Marini e all’inossidabile Vincenzo che hanno saputo realizzare le nostre proposte con tanta passione e dedizione. Nel 1972, nell’ambito del Settore Cultura della Regione Lombardia, viene istituito l’Ufficio del Mondo Popolare con il compito di promuovere ricerche a carattere etnografico e storico-sociale relative alle culture popolari. Commissionata dalla stessa Regione Lombardia verrà pubblicata un’interessantissima e monumentale opera che raccoglie numerose e variegate testimonianze orali e scritte su quello che era il mondo contadino e popolare in Lombardia, prima dell’industrializzazione nelle varie province. Nel 1976, per la provincia di Brescia viene pubblicato il 2° volume “Mondo popolare in Lombardia” - 2 Brescia e il suo territorio a cura di Roberto Leydi e Bruno Pianta, (Edizione Silvana Editoriale d’Arte). La maggior parte dei canti elaborati è tratta proprio dal volume sopra citato e le fonti sono prese soprattutto dalle collezioni di Giovanni Bignami e Vittorio Brunelli e dalla famiglia Bregoli della Val Trompia. Alcuni canti sono invece documentati da registrazioni e successivamente trascrizioni, non presenti nel libro, da coristi o appassionati di musica popolare bresciana. Per il riferimento alle due collezioni più importanti proponiamo la presentazione che troviamo nel volume citato. La collezione inedita di musiche popolari bresciane di Giovanni Bignami Pubblichiamo il materiale in massima parte inedito di canti popolari bresciani raccolti da Giovanni Bignami nel 1936. Il materiale, verbale e musicale, è dato come trascritto dal raccoglitore. Questa l’avvertenza che il Bignami prepone alla sua raccolta. Nel trascrivere queste canzoni bresciane non si è creduto opportuno aggiungere anche l’armo– nizzazione, perché armonizzare un canto è una cosa del tutto personale. Riguardo alla dinamica si avverte che negli «andanti» o nei «vivaci» non si esageri, come talvolta avviene eseguendo il canto troppo lento o troppo in fretta. La seguente tabella servirà allo scopo, onde evitare alterazioni dannose: Lento (metronomo 66), Andante (metr. 69), Moderato (metr. 72-76), Allegro e Mosso (metr. 112-116), Vivo e Vivace (metr. 126-132).

XIX


Canti popolari bresciani raccolti e trascritti da Vittorio Brunelli Vittorio Brunelli è nato nel 1891 a Orzinuovi (BS). Dapprima maestro elementare, successivamente direttore didattico, ha concluso la sua carriera come ispettore scolastico della città di Brescia. Figlio di un organista, ha coltivato fin da ragazzo la passione per la musica, esplicando una notevole attività come musicologo conferenziere. Diplomatosi in canto corale ha istituito a Brescia una “Schola Cantorum” nell’anteguerra, coordinando inoltre la preparazione teorica di numerosi insegnanti di musica inviatigli dal Ministero della Educazione Nazionale, scrivendo inoltre diversi libri didattici. La sua attività di ricerca va collocata nel corso degli anni trenta: in occasione delle sue frequenti visite ai cascinali ed alle piccole comunità agricole di Orzinuovi, di Collio, dei piccoli centri della Val Trompia, Brunelli ha scrupolosamente raccolto una notevole quantità di canzoni popolari appartenenti al patrimonio tradizionale di quelle zone, trascrivendole direttamente durante l’esecuzione stessa. Attento alle problematiche della trascrizione della musica popolare apprese dagli scritti di Bartók, si è attenuto al principio del massimo rigore stilistico senza dimenticare la funzionalità di una agevole lettura. I materiali della presente raccolta sono già stati pubblicati nel 1975 per i tipi dell’editore Sardini di Bornato (BS) con il titolo Canti popolari bresciani. Si è ritenuta opportuna la loro pubblicazione in questa sede per il loro interesse e per la limitata circolazione dell’edizione citata. I canti, per quanto riguarda sia i testi verbali che le trascrizioni musicali, sono qui dati come realizzati dall’autore della raccolta. Chi studia il dialetto, sa bene che vi sono precise regole per la scrittura. Per la verità esistono diverse scuole di pensiero, la più importante delle quali fa riferimento alle composizioni del grande poeta bresciano Angelo Canossi. Studi più recenti e più approfonditi hanno permesso di rendere la scrittura del dialetto più confacente e più aderente al suono. Diamo le regole ortografiche di uno dei più grandi studiosi del dialetto bresciano: Giovanni Scaramella tratte dal suo “Nuovo vocabolario ortografico bresciano” Zanetti Editore, Brescia. La prima edizione è del 1986. Ci piace scrivere la sua autobiografia edita in “… fin che pödom”. Il 26 febbraio 1991 a pochi giorni dalla morte avvenuta il 24 marzo 1991 Giovanni Scaramella scriveva di sè: “Io sottoscritto Giovanni Scaramella sono nato a Brescia il 2 luglio 1922, dove risiedo tutt’ora in via del Molino, 65. Dopo aver seguito i corsi serali Moretto e fatto il “piccolo” da Mascherini (negozio di stoffe) e il tipografo presso Savio, vado alla fabbrica Nazionale d’Armi a fare il marcatempo. Fino al 1942, impiegato alla F.N.A. chiamato di leva in marina passo da Venezia, Gaeta, La Spezia, Tunisia, Sicilia dove son fatto prigioniero. Butto così gli anni più belli della vita (quattro e mezzo) a bruciare sul rogo immane della guerra e dell’umiliante promiscuo isolamento dei campi di concentramento inglesi. Reduce, torno a lavorare per poco alla F.N.A. Mi dedico alla pittura ed alla poesia dialettale. Ho mantenuto questi due “tarli famelici” nonostante lo svolgimento di un duro lavoro. Nel 1948 la F.N.A. viene chiusa e rimango disoccupato fino al 1951, quando trovo un posto di bigliettaio, poi guidatore (16 anni) e alfine impiegato presso la sezione trasporti dell’ Azienda Servizi Municipalizzati e rimango fino al 1978, quando vengo messo in pensione. Da allora curo i miei “tarli”: Poesia e Pittura. Sono tra i fondatori dell’Académia del Sedàs poi lasciata per fondare il Gruppo Amicizia “Cügianì Bresà” nel 1980, per lo studio e la conservazione del dialetto e delle tradizioni bresciane. Organizzo col G.A.C.B. i primi concorsi dialettali di Brescia: 1981, 83, 85, 87, 89 ed è prossimo quello del 1991. Concorsi che hanno risvegliato un grande interesse per il dialetto, facendo fiorire decine di altri concorsi e movimentando centinaia di poeti con ottimi risultati. Tra il 1977 e il 1980 tengo 89 trasmissioni a Radio Popolare con la rubrica “Parlom Bresà”. Numerose le presenze a Radio e Tv locali; molte le pubblicazioni di mie poesie su giornali e riviste. Ho tenuto lezioni di ortografia dialettale nelle scuole e organizzato e partecipato a trattenimenti dialettali presso biblioteche, enti e centri socio-culturali. Partecipo continuamente a giurie. (Brescia 26/02/91) Brescia 30 settembre 2011 Tommaso Ziliani - Ennio Bertolotti XX


XXI


XXII


A i dìs che i mìnatóri

G G     ± (         ÇÇ  @  (  (  (  (  ( G ÇÇ ( ( ( A—i dìs che—i mì-na - tó - ri son lin - gé ri por - tàn le brà-ghe làr-ghe—e stì - va - lo G         G         G        @   ±  Ç         (   ± (  (  ( ( ( ( ( Ç ( e—a - pé-na—i g'à fu - rà la gà - le - rì ni a e—a - pé-na—i g'à fu - rà la gà - le G G G  Ç   ±          ÇÇ   ±       @ Ç ( ( ( ( ( ( ( ( rì a a—i dìs che—i mì - na - tó - ri son lin - gé ri por - tan le brà-ghe G         G G     ÇÇ   ± (       ± (  @     ÇÇ ( ( ( ( ( làr - ghe—e sti - va - lo ni e—a - pé - na—i g'à fu - rà la gà - le - rì a e—i G G         GÇ        @ ±  ±     Ç         Ç    ( ( (  Ç (((( ( ( piàn - ta—il pìnf e pùnf e pòi—i va vì a. Mì - na - tó re io vò - i spo - sàr per - chè—il G G G                         @  Ç ± ±         ( ( (         Ç   (   ± ( ( ( ( ( ( ( món - do mi fà gi - ràr dó - ve nà-sce ti fà mo - rìr. e—in - vé - ce—il cón - ta - dìn A i dìs che i mìnatóri Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 11 pag. 109 - Peppino, Lino, Angelo e Adriano Bregoli, voci e 2 fisarmoniche - 8.11.1974 Registrazione di Bruno Pianta, Renata Meazza e Pierluigi Navoni trascrizione della musica di Pietro Sassu, trascrizione del testo di Glauco Sanga A i dìs che i mìnatóri son lingéri portàn le bràghe làrghe e stìvaloni e apéna i g'à furà la gàlerìa e apéna i g'à furà la gàlerìa a i dìs che i mìnatóri son lingéri portàn le bràghe làrghe e stìvaloni e apéna i g'à furà la gàlerìa e i piànta il pìnf e pùnf e pòi i va vìa. Mìnatóre io vòi sposàr perchè il móndo mi fà giràr e invéce il cóntadìn dóve nàsce ti fà morìr. La g'à la bìciclèta strèta strèta ghe pàsa l'urtulà co là carèta l'o vìsta iér di séra e l'ói baciàta l'o vìsta iér di séra e l'ói baciàta la g'à la biciclèta strèta strèta ghe pàsa l'urtulà co là carèta l'o vìsta iér di séra e l'ói baciàta compagnìa compagnìa dei mìnatór cóntadino no vòglio sposàr polènta e patàte mi tòca mangiàr e invéce i mìnatór i màngia e i bévs cumé i signór - sé i ghe n'à quàndo védo tè 'l pàradìso mi pàr di vedér quàndo védo là 'n mèzo al màre mi pàr di volàr.

24

Dicono che i minatori sono fiacchi portano calzoni larghi e stivaloni e appena han bucato la galleria e appena hanno bucato la galleria dicono che i minatori sono fiacchi portano calzoni larghi e stivaloni e appena hanno bucato la galleria smettono col pinf e punf e vanno via. Il minatore io voglio sposar perché il mondo mi fa girar e invece il contadino dove nasce ti fa morire. Lei tiene la bicicletta stretta stretta ci passa l'ortolano con la carretta l'ho vista ieri sera e l'ho baciata l'ho vista ieri sera e l'ho baciata lei tiene la bicicletta stretta stretta ci passa l'ortolano con la carretta l'ho vista ieri sera e l'ho baciata compagnia compagnia dei minatori il contadino non voglio sposare polenta e patate mi tocca mangiare e invece i minatori se ne hanno - mangiano e bevono come i signori quando ti vedo mi par di vedere il Paradiso quando vedo là in mezzo al mare mi pare di volare.


Canta canta bèla fiur    

Andante



 

  (

 (

Can - ta can - ta

l'è

  (

na - sìt

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  G  bè - la fiur

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te - lem

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ghè

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na - sìt

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G      ( e—'n a - si - nel;

Ç

 (

el

nòst

Si - gnur

Canta canta bèla fiur Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 68 pag. 386 - Collezione Giovanni Bignami

28

Canta canta bèla fiur ghè nasìt el nòst Signur l'è nasìt èn Betelem tra ön bò e 'n asinel;

Canta canta mio bel fiore che è nato nostro Signore è nato in Betlemme tra un bue e l'asinello

nó ghè fase gnà panesèl dè fasà stó Gisù bèl. I Angei i cantàa la Madóna i scultàa

senza fasce né pannicello per coprire questo Gesù bello. Gli angeli cantavano la Madonna ascoltavano

e san Giósep 'n giniciù 'l scultàa le bèle urasiù. (bis)

e in ginocchio San Giuseppe ascoltava le belle preghiere. (bis)


E l'altra sera in piazza sire G @ A  

Andante

E

l'al

 @   Ç

guer - ra.

@

 ma -

G G   O G O  O   O G O  O    Ç  ( ( ( ( tra se - ra—in piaz - za si - re e l'è suc-ces - so—u - na gran G G G G  G O G O A G O G ± G O    K         ( 0 ( 0          Ghe-ra—i sol - dà che com - bat - te - va-no con pu - gna - li—ed al - tri—ar -

3    (       G G   G G G G  G G G G  G ± ± ( (  ( ( 0 0( ti. E—a que-sto ru-mor, che fa-ce- va ter - ror, cor-re-va la zènt de dènt e de fò.

E l'altra sera in piazza sire Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 14 pag. 405 - Collezione Vittorio Brunelli E l'altra sera in piazza sire e l'è successo una gran guerra. Ghera i soldà che combattevano con pugnali ed altri armati. E a questo rumor, che faceva terror, correva la zènt de dènt e de fò.

30

E l'altra sera ero in piazza è successa una gran guerra. C'erano i soldati che combattevano con pugnali ed altri armati. E a questo rumore, che metteva terrore, correva la gente dentro e fuori.


E té ciòc e mé ciòc  G G   @    ( ( ( ( ( (  Moderato

E té

ciòc e mé ciòc e

 @ ( ( ( ( ( ( 

ciòc e mé ciòc e té ciòc

ciòc

G G ±     ( sómm dè la

G G ±     ( sómm dè la

G G       ± G G ( ( (

le - ga sómm dè la

le - ga,

G G       ±     ( ( ( ( (

le - ga dèi ar - ti - ciòc

dèi ar - ti - ciòc.

E té ciòc e mé ciòc Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 14 pag. 368 - Collezione Giovanni Bignami E té ciòc e mé ciòc e té ciòc * sómm dè la lega sómm dè la lega, e té ciòc e mé ciòc e té ciòc sómm dè la lega dèi articiòc. **

E tu ubriaco e io ubriaco e tu ubriaco siamo della lega siamo della lega e tu ubriaco e io ubriaco e tu ubriaco siamo della lega dei carciofi.

E té ciòc e mé ciòc e té ciòc sómm dè la lega sómm dè la lega, e té ciòc e mé ciòc e té ciòc sómm dè la lega dèi tirabusù.

E tu ubriaco e io ubriaco e tu ubriaco siamo della lega siamo della lega, e tu ubriaco e io ubriaco e tu ubriaco siamo della lega dei bevitori.

E fin chè düra sté quatèr cincù *** semper alégher semper alégher, e té ciòc e mé ciòc e té ciòc stómm sö alégher e mai passiù.

E finchè durano questi quattro soldi sempre allegri sempre allegri e tu ubriaco e io ubriaco e tu ubriaco stiamo in allegria e mai nella tristezza.

* cioch ** articioch *** cincù = moneta, in origine uno scudo d'argento

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e té

 G G   (  E té


El fiòca su le montagne         El







pó - e





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fiò - ca

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-

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G G   GG G ±               

Moderato

su le mon - ta

-

gne

e l'in - ver - no

G G          

no

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-

na

chi sa mai

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3 G G G G            

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-

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O se se,

o no

G G G G G G 3 G G G G  G G G G G G          ±                   (

no,

che ar - gü 'lla ö - ta - rà;

o se

se,

o

no

no,

che ar - gü 'lla ö - ta - rà.

El fiòca su le montagne Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 15 pag. 406 - Collezione Vittorio Brunelli El fiòca su le montagne e l'inverno si avicina; e la póera nonina chi sa mai che la farà. O se se, o no no, che argü 'lla ötarà.

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na;

Nevica sulle montagne e l'inverno si avvicina; e la povera nonnina chissà mai cosa farà. O sì sì, o no no, qualcuno l'aiuterà.


El fiöl del siòr Cichì Brillante NÉÉÉ= 96

@   @ @  ( 0 E

din

G 

den,

O G  

din den,

@  @ @ G O G O  fiöl

de sich, sés

agn,

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din

den,

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chi

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'l-è,

G O G O G O      

sich, sés agn, sés agn

G O G O @  @ @ ( G ( 0       ( lò - ta

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zi - chi- nì

tar - chì,

che

e

mèz,

chi 'l-è,

chi

le

che

 G O G O  0 'l-è—'l fiöl del siòr Ci - chì.

El fiöl del siòr Cichì melodia cantata da una popolana della Bassa Bresciana, registrata e trascritta alla fine degli anni sessanta da Ermes Cavassori, giornalista e ricercatore musicale di Brescia.

E din den, din den, din den, e chi 'l-è, chi 'l-è, chi 'l-è, che 'l-è 'n fiöl de sich, sés agn, sich, sés agn, ses agn e mèz, co' le scarpe a la mandurlòta e col zichinì tarchì, che 'l-è 'l fiöl del siòr Cichì.

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O  'l-è—'n

O O  G  scar - pe —a la man - dur -

  G ( 0

co'

'l-è,

G 

E din den, din den, din den, e chi è, chi è, chi è, è un figliolo di cinque, sei anni, cinque, sei anni, sei anni e mezzo, con le scarpe meno scivolose con la giacchetta molto stretta questo è il figlio del signor Cecchino.


El Pieròt de la montagna @  @ @ 

Vivo



G  G  

G G G   ( ± ( (      ± ± ( (  ( 

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G G G G G G G @  @ @  ( ± ( (  (  (  ( ± ± (  (    ± ± ( (   ±     ±   si - na, che l'è strè - ta de bü - sti - na ma lar - ga de spa - lù, a la mo - da, a la mo - da, a la 3 @ G G G G G ± @                      @      ( ( ( ( ( (( ( ( ( ( ( ( ( ( (    El

Pie - ròt de la

mon - ta - gna

el vu - li - a tö

mo - èr;

el vu - lia spu-sà

mo - da dei mon-ta - gnù. Ma-ro-na, Si- gnur, sé, pò-ta, sü- cür, Ma-ro-na, Si-gnur, sé, pò-ta, sü - cür.

El Pieròt de la montagna Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 19 pag. 408 - Collezione Vittorio Brunelli

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El Pieròt de la montagna el vulia tö moèr; el vulia spusà Rusina, che l'è strèta de büstina ma larga de spalù, a la moda, a la moda, a la moda dei montagnù. Marona, Signur, sé, pòta, sücür, Marona, Signur, sé, pòta, sücür. L'anèl che lü 'l ga töt oh, se l'era 'n bèl anèl! Gnà fèr gnà arzent, gnà or; ma l'era de utù a la moda ... El vistit che lü 'l ga töt oh, se l'era 'n bel vistit! Gna bianc, gna ros, gna néghèr; ma l'era a quadretù a la moda ... El preòst che l'ha spusàt oh, se l'era 'n bel preòst! Gna grand, gna long, gna màgher; ma 'l ghia 'n bel pansù a la moda ... El pransèt che lü 'l ga fat oh, se l'era 'n bel pransèt! Insalata gabüsera con òio de raisù a la moda ... El viasèt che lü 'l ga fat oh, se l'era 'n bel viasèt! Da Bresa a Milà l'è riat fina a Pifiù a la moda ...

Piero il montanaro voleva prender moglie; voleva sposare Rosina, che era stretta di vita ma larga di spalle alla maniera dei montanari. Madonna, Signore, sì, eh, certamente Madonna, Signore, sì, eh, certamente. L'anello che lui le ha comprato, oh era proprio un bell' anello, né ferro, né argento, né oro, ma era di ottone alla maniera ... Il vestito che lui le ha comprato oh, era proprio un bel vestito! Né bianco, né rosso, né nero; ma era a quadrettoni, alla maniera ... Il prevosto che l'ha sposato oh, era proprio un bel prevosto, né grande, né lungo, né magro; ma aveva un bel pancione, alla maniera ... Il pranzo che lui ha offerto oh, era proprio un bel pranzetto! Insalata del cappuccio con olio di ravizzone alla maniera ... Il viaggio che ha compiuto oh, era proprio un bel viaggetto, da Brescia a Milano è arrivato fino a Piffione, alla maniera ...

Varianti per le ultime quattro battute Marona, Signur, sé, pòta, sücür, Marona, à là, che öt fa cosé? ovvero Marona, Signur, sé, pòta, sücür, Marona, Signur, ma làsela lé.

Varianti per le ultime quattro battute Madonna, Signore, sì, eh, certamente Madonna, ma dai, che cosa vuoi fare Ovvero Madonna, Signore, sì, eh, certamente Madonna, Signore, ma lascia fa niente

Ru -


Èl tram ché va a Mompià

    œ  G  G      œ  G    œ   œ      œ   œ   Èl tram ché va a Mom-pià l'è—'l tram piö bel dè Bre - sa l'è prò - pe 'na be   œ      œ œ  œ   œ  G      G    œ   lè sa èl tram ché va a Mom- pià l'è—'l tram piö bel dè Bre sa èl    Ç œ       œ     Ç œ    G œ  G        œ tram ché va—a Mom - pià. Nóm ca - ra Bi - ce nóm a Mom - pià sé—ön dé fe - li - ce vó-lóm pa  œ œ     œ     ÇÇ œ    Ç     ÇÇ œ       Ç  sà. Là gh'è la fón - te cói gran ca - nù gh'è—'l pia-no — e 'l mon - te e gh'è—'l vì bù. Mosso

Èl tram ché va a Mompià Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 9 pag. 367 - Collezione Giovanni Bignami Èl tram ché va a Mompià l'è 'l tram piö bel dè Bresa l'è própe 'na belèsa èl tram ché va a Mompià. Nóm cara Bice nóm a Mompià sé ön dé felice vólóm pasà. Là gh'è la fónte cói gran canù gh'è 'l piano e 'l monte e gh'è 'l vì bù. Söl tram ché va a Mompià gh'è semper bèle s-ciète nó gh'è mai sö siète * söl tram ché va a Mompià. Nóm cara Bice nóm a Mompià ... Söl tram ché va a Mompià gh'è fiur dè biglietare gh'è mai sö dei atoare söl tram ché va a Mompià. Nóm cara Bice nóm a Mompià ... Cól tram ché va a Mompià sa pasa a S. Faüstì sa pasa a S. Ruchì cól tram ché va a Mompià. Nóm cara Bice nóm a Mompià ... Cól tram ché va a Mompià sa pasa a pórta Trent l'Italia la vé 'n ment cól tram ché va a Mompià. Nóm cara Bice nóm a Mompià ... Cól tram ché va a Mompià sè vèt 'l nòst Castel ché 'l par amò piö bèl cól tram ché va a Mompià. Nóm cara Bice nóm a Mompià ... * siète = civette, per dire ragazze o donne frivole

46

Il tram che va a Mompiano è il tram più bello di Brescia è proprio una bellezza il tram che va a Mompiano. Andiamo cara Bice andiamo a Mompiano se un giorno felice vogliamo passare. Là c'è la fonte coi grandi cannoni c'è il piano e il monte e c'è il vino buono. Sul tram che va a Mompiano ci sono sempre belle ragazze non ci son mai su civette * sul tram che va a Mompiano. Andiamo cara Bice andiamo a Mompiano ... Sul tram che va a Mompiano c'è un fior di bigliettaio non ci sono mai dei tipi strani sul tram che va a Mompiano. Andiamo cara Bice andiamo a Mompiano ... Col tram che va a Mompiano si passa a San Faustino si passa a San Rocchino col tram che va a Mompiano. Andiamo cara Bice andiamo a Mompiano ... Col tram che va a Mompiano si passa a Porta Trento l'Italia viene in mente col tram che va a Mompiano. Andiamo cara Bice andiamo a Mompiano ... Col tram che va a Mompiano si vede il nostro Castello che appare ancora più bello col tram che va a Mompiano. Andiamo cara Bice andiamo a Mompiano ...


En dé per sta contrada

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dé per sta con - tra - da pas - sa - va ön bel

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trà söl me po - söl.

En dé per sta contrada Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 21 pag. 410 - Collezione Vittorio Brunelli

50

En dé per sta contrada passava ön bel fiöl; en masulì de röse èl trà söl me posöl.

Un giorno per questa contrada passava un bel figliolo; un mazzolin di rose lui lancia sul mio poggiolo.

E per tre més de fila e quase töcc i dé èl pasegiava semper domà per vardam me.

E per tre mesi filati e quasi tutti i giorni lui passeggiava sempre soltanto per vedermi.

de

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En primaéra fiorés la pianta       G G  G G  ( ( ( ( Moderato





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pri - ma - é - ra fio - rés

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la cam - pa - gna.

En primaéra fiorés la pianta Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 22 pag. 410 - Collezione Vittorio Brunelli La poesia originale è in italiano. Non ne so l'autore. Tradotta liberamente in dialetto bresciano dal maestro elementare Aldo Vezzalini, divenne alquanto popolare in Brescia. (Brunelli)

56

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En primaéra fiorés la pianta, l'erba la spónta, i osèi i canta per la campagna.

La primavera ci porta fiori, lieti sussurri, trilli canori, trilli canori.

L'estàt me toca laurà de onda; l'erba l'è sèca, la spiga l'è bionda; scòta la tèra.

La calda estate, l'età feconda, porta dai campi la spiga bionda, la spiga bionda.

Ria l'autunno con l'aria fresca: pom e castègne e ua embrünesca; méne a la baita.

Reca l'autunno un'aria mite; mele, castagne, uve gradite, uve gradite.

L'inverno 'l porta la barba bianca; mè tire en stala sura 'na banca: polsa la tera.

Alfin l'inverno la neve imbianca le piante brulle, la terra stanca, la terra stanca. (poesia originale)


Fa suninì, ninì, la nana   @    Lento

Fa La

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su - ni - nì, cü - na do - ra

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ni - nì, l'è fa- ta per

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de la - na. cuar - cia - re.

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la na - na; ni - na - re

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Fa su - ni - nì, che chi te cü - na

la cü - na e 'l cu- er- tur

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na - na, ma - ma.

Fa suninì, ninì, la nana Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 27 pag. 413 - Collezione Vittorio Brunelli n. 27 pag. 373 - Collezione Giovanni Bignami

62

Fa suninì, ninì, la nana; la cüna l'è dora, e 'l cuertur de lana. La cüna dora l'è fata per ninare (cünare) e 'l cuertur de lana l'è fato per cuarciare. Fa suninì, ninì, la nana, che chi te cüna l'è la tò mama. O fa la nana, la nana bèla; se Dio vorà tè vegnaré grandèla; tè vegnaré grandèla a poco a poco, tè vegnaré buna dè impisà el foco. Fa suninì, ninì, bel sòno, chè la tò mama la n'à dè bisogno.

Fa un sonnellino, bambina, fa la nanna, la culla è dorata e la coperta di lana la culla dorata è fatta per cullare e la coperta di lana è fatta per coprire. Fa un sonnellino, bambina, fa la nanna, che a cullarti è la tua mamma O fa la nanna, la nanna bella; se Dio vorrà diventerai grandicella; diventerai grandicella a poco a poco diventerai utile per accendere il fuoco. Fai un sonnellino, bambina, un bel sonno che la tua mamma ne ha di bisogno.

Ovvero: Fa suninì, ninì, o bèla, chè 'n dè la cüna ghè la mé pütela la mé pütela, la mé pütilina no lo vòi dare se nó a chi la nina. Fa suninì, ninì, o bèla, chè 'n dè la cüna ghè la mé pütela. O fa la nana, pupina de cüna, che 'l tò bubà èl patìs la lüna; èl la patise un po' di spèso; o fa la nana, pupina de gèso. Fa suninì, ninì, la nana chè chi te cüna l'è la to mama.

Ovvero: Fa un sonnellino, bambina, o bella, che nella culla c'è la mia bambina la mia bambina, la mia piccola bambina, non la voglio dare se non a chi la culla. Fa un sonnellino, bambina, o bella, che nella culla c'è la mia bambina. Oh fa la nanna, bambolina di culla, che il tuo papà soffre la luna; lui la patisce un po' troppo spesso oh fa la nanna, bambolina di gesso. Fa un sonnellino, bambina, fa la nanna, che chi ti culla è la tua mamma.

G  e—'l l'è


Grì, ó bèl grì     

Andante

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Grì, ó bèl grì Mondo popolare il Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 36 pag. 420 - Collezione Vittorio Brunelli n. 21 pag. 371 - Collezione Giovanni Bignami con lievissime varianti

68

Grì, ó bèl grì, che tè stét èn camp dè lì; ó grì, ó grì, ó grì, che tè stét èn camp dè lì;

Grillo, oh bel grillo, che stai nel campo di lino; oh grillo, oh grillo, oh grillo, che stai in un campo di lino;

pàssa 'na furmìga e ghè dis cósa ch'èl fà ó grì, ó grì, ó grì, ghè dis cósa ch'èl fà.

passa una formica e gli dice che cosa fa oh grillo, oh grillo, oh grillo, gli dice che cosa fa.

"Mé fó 'na camìsa per maridarti cri cri, cri cri, cri cri, per maridarti tì."

"Io faccio una camicia per sposarti Cri cri, cri cri, cri cri, per sposare te."


I müradur       Andante

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I müradur Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 48 pag. 380 - Collezione Giovanni Bignami

Vulìga bene ai muratori ché i fà i balconi ché i fà i balconi per far l'amor; ché i fà i balconi e lé finestrelle e lé s-ciète bèle lé fan l'amor; e lé fan l'amore con tròp baldansa öna ólta ó l'altra lé ghè cascarà.

72

Vogliate bene ai muratori che fanno i balconi che fanno i balconi per fare l'amore; che fanno i balconi e le finestrelle e le ragazze belle lì fanno l'amore; e lì fanno l'amore con troppa baldanza una volta o l'altra cadranno da lassù.

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I s-cècc dè adès    (  Moderato

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i s-cècc dè

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             ( (  ( ( ( (    scar - pe sen - sa tac j-è pö bù dè fà'—l sol - dat,

      3 ( ( (    j-è pö bù dè fà—'l sol - dat.

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I s-cècc dè adès Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 7 pag. 366 - Collezione Giovanni Bignami

74

di -

I s-cècc dè adès i fà 'l bülèt lur i và sóta la visita j-è pié dè difècc, i s-cècc dè adès: la camisa 'mpieghetàda é lé braghe a la campana é lé scarpe sensa tac j-è pö bù dè fà 'l soldat.

I ragazzi di oggi fanno i bulli loro vanno alla visita sono pieni di difetti, i ragazzi di oggi: la camicia stirata i pantaloni a campana e le scarpe senza tacco non son più capaci di fare il soldato.

Lur i và del siòr dutur é i ghè cönta èl sò dulùr èl sò dulùr l'è èl mancafiàt, né a casa che si scartàcc; care s-cèté stì pör sö chè l'amur nò 'l fi piö ché chèi bèi j-è 'ndacc soldat é chèi bröcc j-è stacc scartacc.

Loro vanno dal signor dottore e gli raccontano il loro dolore il loro dolore è il manca fiato, andate a casa che siete scartati; care ragazze tenetevi su che l'amore non lo fate più che i bei ragazzi sono andati soldato e quelli brutti sono stati scartati.

Care s-cèté óltìf èn dré ch'èl pöles che ghi dè dré l'è öna spana dè calcagn, l'è ön pöles dè disdòt agn; ma pötòst dè tö 'na fómna i töl ön asen o d'ün caàl, per mal che la ghè aghé i poderà sèmper baratàl.

Care ragazze giratevi indietro quella pulce che avete dietro è una spanna di calcagno è una pulce di diciott'anni; ma piuttosto di prender moglie comprano un asino o un cavallo, per male che gli vada potranno sempre barattarlo.


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I tac Scioglilingua della tradizione orale ricostruito secondo le consuetudini della propria famiglia d'origine da Fabrizio Landi, cantore del coro "La Faita" di Gavardo ed esperto di poesia dialettale locale. Ricostruzione ritmica di Ennio Bertolotti.

Té ché té tachèt i tac, * tachèm i tac a mé ché tache i tac. Mé, tacat i tac a té che té tachèt i tac? Tachétèi té i tò tac, té ché té tachèt i tac. * tach

76

Tu che attacchi i tacchi attacca i tacchi a me che attacco i tacchi. Io, attaccare i tacchi a te che attacchi i tacchi? Attaccati tu i tuoi tacchi, tu che attacchi i tacchi.


L'è ché, l'è sà, l'è là Vivace

   G  G  G  G  G  G  G  L'è ché, l'è sà, l'è là, l'è só - ta—èl pont che—'l fa la le  

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G G G G  ±    G  di - si - ga che—'l vè 1.

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L'è

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L'è ché, l'è sà, l'è là Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 50 pag. 428 - Collezione Vittorio Brunelli

86

G G G G  ±    G di - si - ga che—'l

L'è ché, l'è sà, l'è là, l'è sóta èl pont che 'l fa la legna, disiga che 'l vègna disiga che 'l vègna

E' qui, è lì, è là, è sotto il ponte che fa la legna, ditegli di venire ditegli di venire.

L'è ché, l'è sà, l'è là, l'è sóta èl pont che 'l fa la legna, disiga che 'l vègna a fare l'amor.

E' qui, è lì, è là, è sotto il ponte che fa la legna, ditegli di venire a fare l'amor.

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Le rose e i gelsomini Allegretto

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Le rose e i gelsomini Melodia raccolta a Carcina (BS) da Maria Peli e Lina Guerra nel 1975. Ricostruzione ritmica e melodica di Pasquino Zanotti O come mi dispiace dover lasciar Varona la serva e la padrona che mi volevan ben. La mi voleva bene, la mi menava a spasso la mi menava a spasso nell'orto e nel giardin. In fondo a quel giardino ci sta la fontanella gh'è l'acqua fresca e bella per rinfrescare i fior, per rinfrescare i fiori, per rinfrescar le rose, per rinfrescar le rose le rose e i gelsomin.

96

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L'ortolà Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 47 pag. 380 - Collezione Giovanni Bignami Fómne fómne ghè l'ortolà ghè l'ortolà ghè l'ortolà, o che bel mestér che 'l ghà o che bel mestér che 'l ghà, ghè l'ortolà. Fómne fómne ghè i bei fasöi ghè i bei fasöi, ghè i bei fasöi, curì curì vignì a töi curì curì vignì a töi i bei fasöi. Fómne fómne ghè i bigói d'ai ghè i bigói d'ai, ghè i bigói d'ai, j-è issé bù ma nó i ghè mai j-è issé bù ma nó i ghè mai i bigói d'ai. Fómne fómne ghè i bei pisèi ghè i bei pisèi, ghè i bei pisèi, j-è issé bù cói polastrei j-è issé bù cói polastrei i bei pisèi. Fómne fómne ghè i virsulì ghè i virsulì, ghè i virsulì, j-è issé bù cól cudighì j-è issé bù cól cudighì i virsulì. Fómne fómne ghè i ridicì ghè i ridicì, ghè i ridicì, j-è issé bù có l'oio fì j-è issé bù có l'oio fì i ridicì. Fómne fómne ghè i articiòc ghè i articiòc, ghè i articiòc, j-è issé bù quand j-è còcc j-è issé bù quand j-è còcc i articiòc. Fómne fómne ghè i raanèi ghè i raanèi, i raanèi, vignì a töi che j-è issé bú vignì a töi che j-è issé bú i raanèi.

100

Donne donne c'è l'ortolano c'è l'ortolano c'è l'ortolano oh che bel mestiere che fa oh che bel mestiere che fa, c'è l'ortolano. Donne donne ci sono i bei fagioli ci sono i bei fagioli, i bei fagioli, correte correte venite a comprarli correte correte venite a comprare i bei fagioli. Donne donne ci sono le cime d'aglio ci sono le cime d'aglio, ci sono le cime d'aglio, son così buone ma non ci sono mai son così buone ma non ci sono mai le cime d'aglio. Donne donne ci sono i bei piselli ci sono i bei piselli, ci sono i bei piselli, son così buoni con i pollastri son così buoni con i pollastri i bei piselli. Donne donne ci sono le erbe ci sono le erbe, ci sono le erbe, son così buone col cotechino son così buone le erbe col cotechino. Donne donne ci sono i radicchi ci sono i radicchi, ci sono i radicchi, son così buoni con un filo d'olio son così buoni i radicchi con un filo d'olio. Donne donne ci sono i carciofi ci sono i carciofi, ci sono i carciofi, son così buoni quando son cotti son così buoni i carciofi quando son cotti. Donne donne ci sono i rapanelli ci sono i rapanelli, ci sono i rapanelli, venite a comprarli che son così buoni venite a comprarli che son così buoni i rapanelli.


Manina morta   ± G 

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drù.

Manina morta Vittorio Brunelli Canti popolari bresciani (Ed. Fausto Sardini 1975) Canti primitivi o rudimentali Spesso sono motivi cosidetti circolari, che hanno un quid d'incantesimo, di quel che si dice circolo magico. Sono frequenti in giochi di bambini. Spesso si riducono ad una dizione ritmica; talvota si sviluppano in un cantato ritmico su due o tre note. (pag. 14) Con la mano: Si fa dondolare ritmicamente la mano destra del bambino. Al pica sö 'l tò padrù, gli si fa dare uno o più scapellotti con la sua mano stessa. (pag. 15)

Manina morta, pica sö la porta, pica sö 'l purtù, pica sö 'l có del tò padrù.

104

Manina morta picchia sulla porta picchia sul portone picchia sulla testa del tuo padrone.

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Ninna nanna A fà 'l patös

G   @     Ç A fà—'l pa - tös 3 G @     Ç ghè öl—'l ser - vèl, Lento

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me pi - ci - nì bel. ('l me pü - tì bel.)

Ninna Nanna Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 26 pag. 372 - Collezione Giovanni Bignami n. 1 pag. 395 - Collezione Vittorio Brunelli con lievissime varianti

A fà 'l patös ghè öl 'l restèl a fà l'amur ghè öl 'l servèl, fà la nana, fà d'ün bèl sogn ché la tò mama la n'ha dè bisogn.

Per fare "'l patös" * ci vuole il rastrello a far l'amore ci vuole il cervello, fai la nanna, fai un bel sogno che la tua mamma ne ha di bisogno.

A fà 'l patös ghè öl 'l restèl a fà l'amur ghè öl 'l servèl, fà la nana, fà la nanìna fà pör la nana, éta picinìna.

Per fare "'l patös" ci vuole il rastrello a far l'amore ci vuole il cervello, fa la nanna, fai la nannina fai pure la nanna, piccolina.

Oh oh oh oh 'l me picinì bel. ovvero Oh oh oh oh 'l me pütì bel.

Oh oh oh oh il mio piccolo bello. ovvero Oh oh oh oh il mio bambino bello. * strame di foglie secche

110


Nó sómm i tre Re   A Ç

Andante

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fu - ro - no giam - ma - i

di

Nó sómm i tre Re, nó sómm i tre Re venuti dall'Oriente per adorar Giesù, venuti dall'Oriente per adorar Giesù, quel Re superiore di tutti il Maggiore di quanti al mondo ne furono giammai ne furono giammai Egli fu che ci chiamò, egli fu che ci chiamò, mandando una stella che ci conduce quà mandando una stella che ci conduce quà, dove è quel bambinello vezzoso e bello? In braccio a Maria che è madre di lui che è madre di lui.

-

te

per

tut - ti

il Mag - gio - re

 



Ç

ne

fu - ro - no

Ç giam -

a - do - rar Gie -

± ( Ç

     Ç

Nó sómm i tre Re Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 51 pag. 381 - Collezione Giovanni Bignami

112

  3       (

ve - nu - ti dal - l'O -

ve - nu - ti dal - l'O - rien

 

œ ± (    

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 

di quan - ti

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T - mai.

al


Ó chè gh'éra tré raarì   solo         ( ( ( ( Vivo

Ó



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chè gh'é - ra tré ra - a - rì

ó

 (

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    ( ( (

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chè gh'é-ra tré ra - a

-



coro

rì 2. mur 3. dré

sö el e

 (

d'ün piö ri -

G G   G G G G G G    G G G      (   (  (              ( ( ( (   ( ( 

ram dè u - lì - a, l'am fà den dé - la, l'am fà den - dö - la, l'am fa den - dé - la, den-dö - la, den pic - co - lì 'l la si - a, tur - na 'n gab - bio - la, 1, 2.

  

dò.

± ( ( (



O che töcc tre O ra - a - rì

     ±    ( ( ( ( ( ( (

i fà - a l'a - mur ri - tur- na 'n dré,



o che töcc tre o ra - a - rì

    ( ( ( (  ±  3.

i fà - a l'a ri - tur- na 'n

dò.

Ó chè gh'éra tré raarì Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 16 pag. 369 - Collezione Giovanni Bignami

116

Ó chè gh'éra tré raarì ó chè gh'éra tré raarì sö d'ün ram dè ulìa: l'am fà dendéla, l'am fà dendöla, l'am fà dendéla, dendöla, dendò.

Oh qui c'erano tre cardellini oh qui c'erano tre cardellini sopra un ramo d'ulivo: hanno dondolato, hanno dondolato, hanno dondolato, dondolato, dindò.

Ó che töcc tré i fàa l'amur ó chè töcc tré i fàa l'amur èl piö piccolì 'l la sia, l'am fà dendéla, l'am fà dendöla, l'am fà dendéla, dendöla, dendò.

Oh tutti e tre facevan l'amore oh tutti e tre facevan l'amore il più piccolino lo sapeva, hanno dondolato, hanno dondolato, hanno dondolato, dondolato, dindò.

Ó raarì riturna 'n dré ó raarì riturna 'n dré e riturna 'n gabbiöla, l'am fà dendéla, l'am fà dendöla, l'am fà dendéla, dendöla, dendò.

Oh cardellino ritorna indietro oh cardellino ritorna indietro e ritorna in gabbia, hanno dondolato, hanno dondolato, hanno dondolato, dondolato, dindò.


O che gh'era tre raarì   solo         ( ( ( ( O



± 

che gh'e - ra tre ra - a - rì

o

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che gh'e-ra tre ra - a

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- rì 2. mur 3. dré

su el e

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d'un piö ri -

  [ [      [[  G G G  [ G G G  G G G      G G        [ [           (  [    ( ( ( ( (   ( (    (

ra - mo de u - lì - a, l'am fa den de - la, l'am fa den - do - la, l'am fa den - de - la, den-do - la, den pic - co - lì 'l la si - a, tur - na 'n gab - bio - la,



1, 2.

 

dò.

± ( ( (



O che töcc tre O ra - a - rì

     ±    ( ( ( ( ( ( (

i fa - va l'a - mur, ri - tur- na 'n dré,



o che töcc tre o ra - a - rì

    ( ( ( (  ± 3.

i fà - va l'a ri - tur- na 'n

O che gh'era tre raarì Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 60 pag. 433 - Collezione Vittorio Brunelli

120

O che gh'era tre raarì, o che gh'éra tre raarì, su d'un ramo de ulìa: l'am fa dendela, l'am fa dendola, l'am fa dendela, dendola, dendò.

Oh c'eran tre cardellini, oh c'eran tre cardellini, sopra un ramo d'ulivo: hanno dondolato, hanno dondolato, hanno dondolato, dondolato, dindò.

O che töcc tre i fava l'amur, o che töcc tre i fava l'amur, el piö piccolì 'l la sia: l'am fa dendela, l'am fa dendola, l'am fa dendela, dendola, dendò.

Oh tutti e tre facevan l'amore, oh tutti e tre facevan l'amore, il più piccolino lo sapeva: hanno dondolato, hanno dondolato, hanno dondolato, dondolato, dindò.

O raarì riturna 'n dré, o raarì riturna 'n dré, e riturna in gabbiöla l'am fa dendela, l'am fa dendola, l'am fa dendela, dendola, dendò.

Oh cardellino ritorna indietro, oh cardellino ritorna indietro, e ritorna in gabbia hanno dondolato, hanno dondolato, hanno dondolato, dondolato, dindò.

dò.


O mamma mia, che mal di testa Vivo e staccato

 G G     G O mam- ma

  rà,

  ti

G G G   

mi - a, che

G G  G 

ma - le

di

  G G O O O O     ( (

di - man l'è

-

te - sta.

fe - sta: ti pas-se - rà,

G       3

pas

G 3  

se - rà.

G O O O    O 

G G G  Di - man l'è

G G   (

di - man l'è

fe - sta; ti pas-se -

 fe -

-

- sta:

G ± ±        ( 3 oppure

pas

-

se - rà.

O mamma mia, che mal di testa Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 61 pag. 434 - Collezione Vittorio Brunelli n. 38 pag. 377 - Collezione Giovanni Bignami

O mamma mia, che male di testa Diman l'è festa; ti passerà. Diman l'è festa: non si lavora; goi la morosa de 'ndà a trovà. Vado a trovarla soltanto la festa e qualche volta al giovedì. Vado a trovarla perchè l'è bèla; la ga una stèla im mezzo al cuor. La ga una stèla che la risplende e la mi rende consolazion.

126



O mamma mia che mal di testa Domani è festa, ti passerà. Domani è festa non si lavora; ho la morosa d'andare a trovare. Vado a trovarla soltanto la festa e qualche volta il giovedì. Vado a trovarla perché è bella; lei ha una stella in mezzo al cuore. Lei ha una stella che la risplende e mi dona consolazione.

 ± ± (


O pastori   O    G   Molto lento

pa - sto

O

-

O G  

G 

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 G G G G G G G G            stem quel cap-pel - lin; l'ac - qua mi







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   

sta

   ( tral

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 

gna,

cap - pel - li - no Se sco - min - cia

la - rì,

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± G G G G G G G G G     che l'è dé ven - der se—'l vo - lì com - pra 3 ÇÇ 1.

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la - rà,

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

tral - lal

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la - rà,

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3 G O Ç  Ç fine

O

O 

gna d'im - pre -

pa - là.

O Pastori Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 63 pag. 435 - Collezione Vittorio Brunelli n. 43 pag. 378 - Collezione Giovanni Bignami

132

pre -

O  G O Ç  Ç

G G G O G G ± G  

Il

± G 

 

O pastori, che vien da la montagna, prestem quel cappellin; l'acqua mi bagna: trallarì, larà, trallallà.

Oh pastore, che vieni dalla montagna, prestami quel cappellino, l'acqua mi bagna: trallarì, larà, trallallà.

Il cappellino non l'é gna d'imprestare, che l'è dé vender se 'l volì comprare, trallarì, larà, trallallà.

Il cappellino non è da prestare, ma è da vendere se lo vuoi comprare, trallarì, larà, trallallà.

O pastori, che vien dalla Fiorenza, 'nsegnem a fà l'amur 'n do 'l scomenza: trallarì, larà, trallallà.

O pastore, che vieni dalla Fiorenza, insegnami a far l'amore dove comincia: trallarì, larà, trallallà.

Se comincia col rider e scherzare, la si finisce in pianger e sospirare: trallarì, larà, trallallà.

Si comincia ridendo e scherzando, la storia finisce piangendo e sospirando: trallarì, larà, trallallà.

œ


Quando avévo quìndic-'àni G G  ±    —

G G        @   ( (

Quan - do a - vé

-

vo quìn

-

G  @   

(

dic - 'à - ni

G G G   ( ( ( pér

il

G G  @      ( ( món - do mé ne—an -

G G GG G G G G G G G G                  @  @    @    @        (   ( (  (  ( (   ( (  ( (  ( ( dà - i pér il món - do mé ne—an - dà - i fàr 'l—me - stiér del mì - na - tór.

Quando avévo quìndic-'àni Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 8 pag. 105 - Peppino, Lino, Angelo e Adriano Bregoli, voci e 2 fisarmoniche - 8.11.1974 Registrazione di Bruno Pianta, Renata Meazza e Pierluigi Navoni trascrizione della musica di Pietro Sassu, trascrizione del testo di Glauco Sanga

Quando avévo quìndc-'àni pér il móndo mé ne andài pér il móndo mé ne andài fàr 'l mestiér del mìnatór di ùn bel dì che làvoràvo làvoràvo còn sudór mé ne stàvo bèstemiàndo cóntro l'ìra dèl signór càricài l'avànsamento é l'acési còn furór é fui pròpio la mìa rovìna fù 'n castìgo dèl signór pòco dòpo sóno andàto pèrche i cólpi nòn sparàva diéci métri mì spostàva nèi tormènti e nèi dolór ó buon dìo mi pèrdonàsti sénsa un òchio e un bràcio ancór fùi laudàto e fùi premiàto dèl mestiér del minatór fùi laudàto e fùi premiàto dèl mestiér del minatór.

136


Quando la luna la scavalca i monti G  G G G G G G G G G G G     (    G    Ç ± G   A         ( ( Il pri-mo—inQuan-do la lu - na la sca - val - ca—i mon - ti, noi sia-mo pron - ti a sca-val - car. G G G G G G   G G         G     G G         G    con - tro che—a-bia - mo fa to, a - biam tro - va - to d'u-na si - gno ra; a - bia - mo G G  G G G G G G              ( (     Ç ± ( ( ( mes - so il col - tel - lo—al - la go la e dei qua - tri - ni ne—a- biam pi - glià. Moderato

Quando la luna la scavalca i monti Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 68 pag. 439 - Collezione Vittorio Brunelli

Quando la luna la scavalca i monti, noi siamo pronti a scavalcar. Il primo incontro che abiamo fato, abiam trovato d'una signora; abiamo messo il coltello alla gola e dei quatrini ne abiam piglià. Ne abiam pigliati anche più di cento, metà di oro e metà d'argent. Poi siam partiti con cuor contento e a un'osteria noi siamo andati. Ma entra dentro là un brigadiere e m'ha legati poi tutti insiem. Con le manète che stringeva i polsi a le prigioni el m'ha menà. E tu, Verona, o Veronaia, e tu mi sembri una sepoltura; e a me, piutosto che veder quelle mura, a me piutosto la libertà.

140


Rimira, o Ninetta, le stelle del cielo G   G     (   

3  ±  ( (

 

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Moderato

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3G ± G    - ci son tan - ti ba - ci. RiG G G G           0 0 0 0 ( 0 0 0 0     ( -

mi - ra, o

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1.

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± G G

    ( 0 0 0 0 0 0 0 0 cuo - re me lo di - ce - va di non a - mar - ti, no, no, il mio cuo - re me lo di - ce - va di non a 3G G  G   ( ( ( (   ( 0 0 0 0 ( 0 0 0 0   ( (  ( ( ( ( mar - ti, no, no, il mio cuo - re me lo di - ce - va di non a - mar - ti; sen - za te non pos - so più G G G G G   ( ± G  G  G  G           star. A - mo - re,—a-mo - re—a spet - ta - mi, a - mo - re,—a-mo - re—a spet - ta - mi, a G G G G G G  G  G G  G                 ± ( (  ( mo - re,—a - mo - re—a spet - ta - mi, a - spet - ta - mi al - la sta - zion. ba

 (

Rimira, o Ninetta, le stelle del cielo Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 70 pag. 440 - Collezione Vittorio Brunelli Rimira, o Ninetta le stelle del cielo; son tanti baci che ti vöi dàr. Ritornello: Il mio cuore me lo diceva di non amarti; no - no; il mio cuore me lo diceva di non amarti; senza te non posso più star. Amore, amore aspettami, amore, amore aspettami, amore, amore aspettami, aspettami alla stazion. Alla stazion di Brescia in piazza Ferdinando, l'amor l'am va calando come la neve al sol. Il mio cuore me lo diceva ... Come la neve al sole, come la pioggia al vento, non partiroi contento se non ti avrò bacià.

144

 (

che

 (

ti

vöi

dàr.

Il mio


Serenada del Burtulì

3 G      G  G ( ( (  (  A jè trè u - re che soi che só - ta con chi - ta-ra e man-du - lì, G G G G G G G G3± G G G G  G G G  G @                A jè trè ure che soi che sóta

Moderato

G G   @  G G G     

G G GG      G   (

G   G  G  G gó - ta; mé no tè è - de a cum - pa - rì. Ma bö-tet de fò, da - ga n'ö - cia - da, so—'l tò ca - ro Bur - tuG GGG G G G G G G G  @  ±     (               G li; tö-te le ol - te ca ta è - de ta—m' fe ba - ter ol cü - ri - sì. O si - to, a mé

no pòs ca-pi-ga na-

Serenada del Burtulì Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 2 pag. 395 - Collezione Vittorio Brunelli A jè trè ure che soi che sóta con chitara e mandulì, a mé no pòs capiga nagóta; mé no tè ède a cumparì. Ma bötet de fò, daga n'öciada, so 'l tò caro Burtuli; töte le olte ca ta ède ta m' fe bater ol cürisì. O sito, sito: a m' paria de séntèr del bordèl sö del balcù: a n' örès mia che 'l fös tò pare che 'l cór zó con de 'n bastù. Ma bötet de fò, ecc. Me 'ncridie te fòset malada e che con té dormies la nona. Chèla ècia buserona a no la öl che bae con te. Ma bötet de fò, ecc. Gér t'ho ést a la mèsa cantada. Ma Marona! Te sérèt a bèla! Ben vistida e petenada, ta m' parìet ön angiulì. Ma bötet de fò, ecc. A t'ó spetàt dè mèda Nosiada èndoe góm fat öna gran baraca; a 'n ghia 'n bocàl de eséna daquada, a 'n ghia 'na sardena e 'n stopèl* de luì. ** Ma bötet de fò, ecc. A 'n ghia le raspe de dò galine, a 'n ghia la pèl d'èn cudighì, a 'n ghia la bröda de quater biline, a 'n ghia la scorsa de 'n bès *** de strachì. Ma bötet de fò, ecc. Ma quand che pense a la zornàda ch 'n farom aca notèr la spusa el me cör el va 'n cagiada el me sbrudula fò del crozèt. Ma bötet de fò, ecc. * stopèl = misura di capacità ** luì = lupini *** bès = moneta da due centesimi di lira

148

Sono tre ore che son qui sotto con chitarra e mandolino io non ci capisco niente io non ti vedo comparire. Ma esci fuori, dà un'occhiata sono il tuo caro Bortolino tutte le volte che ti vedo mi fai battere il cuoricino. Silenzio silenzio, mi par di sentire del rumore sul balcone, non vorrei che fosse tuo padre che corre giù con il bastone. Ma esci fuori …… Io credevo che tu fossi ammalata e che con te dormisse la nonna quella vecchia poco di buono non vuole che io parli con te. Ma esci fuori … Ieri ti ho vista a messa cantata Madonna! Se eri bella! Ben vestita e pettinata mi sembravi un angioletto. Ma esci fuori … Ti ho aspettato dalla zia Annunziata dove abbiamo molto sbaraccato avevamo un boccale con vino annacquato avevamo una sardina e un poco di niente. Ma esci fuori … Avevamo le raspe di due galline avevamo la pelle d'un cotechino avevamo il brodo di quattro castagne secche avevamo la scorza di un pezzo di stracchino. Ma esci fuori … Ma quando penso alla giornata quando a casa noi faremo la sposa il mio cuore va in sfacimento mi sbrodola fuori dal crouzèt. Ma esci fuori …


Serenada del Burtulì A j-è tre ùre che só che sóta

33 G G G G G G G G G G  G  G G  (     ±      G   ( (       A j-è tre ù-re che só che só - ta con chi - ta- ra—e man - du - lì a mé nó pòs ca - pì-ga ne G G G G G G G G G G G G G G         G             G    G gó - ta mé nó tè è - de—a com - pa - rì. Ma bö-tet dè fò, dà-ga n'ö - cià - da sö—'l tò ca - ro Bur - tu G G G G G G G G  G G G  ±  ( (  (           G     G

 @ 

Moderato

@ @

tö - te le

ól - te che

è - de té me fét

è - gner èl sbi - si - gu - lì.

Hsi - to

Serenada del Burtulì Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 4 pag. 365 - Collezione Giovanni Bignami A j-è tre ùre che só che sóta con chitara e mandulì a mé nó pòs capìga negóta mé nó tè ède a comparì. Ma bötet dè fò, dàga n'öciàda sö 'l tò caro Burtulì töte le ólte che tè ède tè me fét ègner èl sbisigulì. Hsito hsito, a 'm par dè sènter del bordèl sö 'ndel balcù, a vórès mìga che 'l fös tò pàder che'l cór só con den bastù. Ma bötet dè fò, ecc. Ma 'n cridìe tè föset malàda e che con té durmìes la nóna chèla vècia buseróna a nó la öl che bàe con té. Ma bötet dè fò, ecc. Gìér t'hó ésta a la mèsa cantàda mamaròna tè sérèt a bèla ben istìda e petenàda ta 'm parìet ön angiulì. Ma bötet dè fò, ecc. T'hó spetàt de méda Nösiàda endóe ghóm fat 'na gran baràca, a 'n ghìa 'n bócàl dè éséna d'aquàda a 'n ghìa 'na sardéna e 'n stopèl dè luì. Ma bötet dè fò, ecc. A 'n ghìa le ràspe dè dòi galìne, a 'n ghìa la pèl d'ön cudighì, a 'n ghìa la bröda dè quàter bilìne a 'n ghìa la scórsa dè 'n bès dè strachì. Ma bötet dè fò, ecc. Ma quand che pènse a la surnàda ch 'n faróm a cà nòter la spusa èl me cör èl va 'n cagiàda èl mè sbrudùla fö del crosèt. Ma bötet dè fò, ecc. * stopèl = misura di capacità ** luì = lupini *** bès = moneta da due centesimi di lira

152

Sono tre ore che son qui sotto con chitarra e mandolino io non ci capisco niente io non ti vedo comparire. Ma esci fuori, dà un'occhiata sono il tuo caro Bortolino tutte le volte che ti vedo mi fai venire il desiderio. Silenzio silenzio, mi par di sentire del rumore sul balcone, non vorrei che fosse tuo padre che corre giù con il bastone. Ma esci fuori …… Io credevo che tu fossi ammalata e che con te dormisse la nonna quella vecchia poco di buono non vuole che io venga con te. Ma esci fuori … Ieri ti ho vista a messa cantata madonna se eri bella ben vestita e pettinata mi sembravi un angioletto. Ma esci fuori … Ti ho aspettato dalla zia Annunziata dove abbiamo molto sbaraccato avevamo un boccale di vino annacquato avevamo una sardina e un poco di niente. Ma esci fuori … Avevamo le raspe di due galline avevamo la pelle d'un cotechino avevamo il brodo di quattro castagne secche avevamo la scorza di un pezzo di stracchino. Ma esci fuori … Ma quando penso alla giornata quando a casa noi faremo la sposa il mio cuore va in sfacimento mi sbrodola fuori dal crouzèt. Ma esci fuori …


Sotto le mie finestre Andante

 G G G G  @  G     0 (  Sot - to le mi - e

 @ (

 (

sa - rà

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gran - de

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ru - mor,

    ( (

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Sotto le mie finestre Melodia cantata da popolani bagossi registrata negli anni '70/'80 da Olimpio Zanetti ricercatore di tradizioni locali e cantore del coro di Bagolino (BS). Ricostruzione ritmica e melodica di Tommaso Ziliani Sotto le mie finestre si sente un grande rumor, sarà la mia mamma che piange dal dolor. Se piange dal dolore, se piange il mio penar, dovevi castigarmi quando che andavo a ballar. Quando che andavo a ballare con certi moscardin, sulla mia bianca faccia mi davan dei bacin. Mi davan dei bacini, mi davan dei bei fior, mi davan dei sospiri, sospiri dell'amor. Sospiri dell'amore, sospiri del penar, ti voglio sempre amare e per sempre ti amerò. Ti voglio sempre amare e per sempre ti amerò.

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Tre ure ante dé Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 81 pag. 450 - Collezione Vittorio Brunelli

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Tre ure ante dé èl paesà 'l va fò co le ache; e tunc e tonc, tin ton e tintela; e 'l le mena a sercà la pastüra; e tinc e tonc, tin, tonc e tintan.

Tre ore prima del mattino il paesano va fuori con le mucche: e tunc e tonc, tin ton tintela: e le porta a cercare il pascolo; e tinc e tonc, tin, tonc e tintan.

Tre ure ante dé èl sacrista 'l se taca a la corda; e din e don, din don e dindela; la campana la suna la sveglia; e din e don, din don e din dan.

Tre ore prima del mattino il sacrestano si attacca alla corda: e din e don, din don e dindela; la campana suona la sveglia; e din e don, din don e din dan.

Tre ure ante dé èl spasì 'l va fò cola scua; e frin fron, frin fron e frinfrela; e la piasa la resta piö nèta; e frin e fron, frin fron e frin fran.

Tre ore prima del mattino lo spazzino esce con la scopa: e frin fron, frin fron e frinfrela: e la piazza resta più pulita: e frin e fron, frin fron e frin fran.

Tre ure ante dé l'ortolà 'l va fò co la zerla; e zig e zag, zig zag e zigzela; e la mama la compra la vérsa; e zig e zag, zig zag e zig zag.

Tre ore prima del mattino l'ortolano parte con la gerla: e zig e zag, zig zag e zigzela; e la mamma compra le erbe; e zig e zag, zig zag e zig zag.

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Una sera, andando a casa Alquanto lento

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Una sera di settembre Moderato

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Una sera di settembre Mondo popolare in Lombardia - 2 Brescia e il suo territorio n. 84 pag. 453 - Collezione Vittorio Brunelli

Una sera di settembre, passeggiando la riviera, il mio amore al fianco l'era, al fianco l'era a passeggiar. E nell'aria si sentiva l'armonia degli uccelli; ondeggiavano i suoi capelli che le coprivano il suo cuor.

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Elaboratori


Bertolotti Ennio Ha studiato con i maestri R. Buja, T. Ziliani e M. Priori, diplomandosi in Organo e Composizione organistica, Musica corale-Direzione di coro e Composizione. E’ direttore artistico dell’Associazione Culturale “Amici della Musica” e del Coro “Carminis Cantores” di Puegnago d/G (BS) nelle sezioni Voci bianche, Giovanile e Polifonico. I suoi cori sono stati premiati in Concorsi Corali Nazionali ed Internazionali. Ha al suo attivo due incisioni discografiche: “Una donna vestita di sole” per soprano solo, coro di voci bianche, recitanti, orchestra d’archi e organo di A. Zanon e “Ten”, con musiche per coro di vari autori del Novecento, tra cui spiccano le elaborazioni del compositore bresciano T. Ziliani e M. De Foglio. Ha composto musica strumentale e per coro.

Carìa Clemente Ha compiuto i suoi studi musicali a Roma, presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra, conseguendo il diploma di Composizione e Direzione Polifonica con il M° Domenico Bartolucci (Direttore perpetuo del Coro della Cappella Sistina) e il corso di Composizione del M° Edgardo Carducci. Per lunghi anni è stato titolare della Cattedra di Musica e Canto Corale presso l’Istituto Magistrale Statale di Oristano. Fino all’età della pensione ha svolto il ruolo di Maestro di Cappella del Duomo di Oristano. Al suo attivo sono numerosi mottetti e brani di Musica Sacra per il servizio liturgico e la rielaborazione di melodie popolari. Ha curato la raccolta e la pubblicazione di canti popolari sacri della Sardegna, con commento storico e analisi delle forme: lavoro che gli ha riconosciuto il titolo di “Chercheur” da parte della “Universitè Europeenne du Travail” di Bruxelles.

Carnini Daniele Daniele Carnini, nato a Roma, è compositore e musicologo (ottiene il dottorato a Cremona, si occupa di opera del primo Ottocento e segnatamente di Rossini). Si è diplomato presso il Conservatorio di Santa Cecilia con Ivan Vandor e perfezionato presso l’Accademia nazionale di Santa Cecilia con Azio Corghi. Sue composizioni sono state eseguite, oltre che a Roma, a Londra, Monaco di Baviera, Weimar; ha scritto per il teatro (Concerto per T. S. Eliot di e con Giorgio Albertazzi) ed è anche autore di numerosi arrangiamenti e riduzioni, tra cui quelle compiute nel quadro del progetto Pocket Opera di AsLiCo.

De Cia Rocco Diplomato in Musica corale e Direzione di coro, studia Composizione presso il Conservatorio “G.B. Martini” di Bologna; è iscritto al Dottorato in Musicologia presso l’Università di Udine. Suoi brani sono stati eseguiti a Reggio Emilia (“Compositori a confronto” 2008) e a Bologna (“L’Altro Comunale” 2009, 2010 e 2011, “Musica in Basilica” 2010). Il quintetto Vuoti di oblio, selezionato per il 2° Concorso di composizione AFAM, è stato eseguito dal Divertimento Ensemble (“Rondò”, Milano 2011).

De Marzi Bepi Si considera cittadino del mondo. Insegnante di Conservatorio, Compositore di musica di ispirazione popolare, organista e clavicembalista de “I Solisti Veneti”. Ha collaborato con padre David Maria Turoldo nell’elaborazione dei Salmi per la liturgia. Ha fondato e dirige il coro “I Crodaioli”.

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Dolfi Alberto È nato a Modena nel 1986. Interessato all’arte in tutte le sue forme, si diploma in Composizione con il M° Giacometti e in Pianoforte con la Prof.ssa Iori, presso l’Istituto di Studi Superiori “Vecchi - Tonelli”. Contemporaneamente frequenta la facoltà di Comunicazione e Marketing, laureandosi nel 2011. Sue composizioni sono state eseguite all’interno del FestivalFilosofia, per il ventennale della SIEM a Brescia e in occasione di altre importanti rassegne. Ha collaborato all’opera “Streghe” messa in scena dalla classe di Composizione del M° Giacometti. Nel musicare la raccolta di haiku di J.L. Borges si approccia al mondo della poesia giapponese e dello zen. Musicista eclettico, si interessa alla musica folcloristica mediterranea e al pianoforte jazz. Dal 2009 si dedica all’insegnamento.

Erbi Maurizio Maurizio Erbi è nato a Brescia nel 1983, giovane compositore ha iniziato a studiare composizione nel 2000 con il M° Mauro Montalbetti presso l’Associazione All’Unisono. Nel 2005 viene ammesso al Conservatorio di Riva del Garda sotto la guida del M° Massimo Priori. Ha frequentato attivamente conferenze di noti compositori: Renato De Grandis, Salvatore Sciarrino, Alvise Vidolin. Dal 2008 a oggi frequenta l’Istituto di alta formazione musicale Orazio Vecchi-Tonelli di Modena sotto la guida del M° Antonio Giacometti. La sua attività di compositore l’ha portato a fare ricerche sulla musica sarda.

Facchinetti Giancarlo Nato a Brescia nel 1936, diplomato in Composizione, Pianoforte, Direzione d’Orchestra, Musica Corale e Direzione di Coro; ha insegnato nei Conservatori di Parma, Verona, Bolzano e Brescia, dove è stato per alcuni anni anche Direttore. Ha composto opere liriche, sinfoniche e si è dedicato in particolare alla musica da camera, eseguita in quasi tutti gli stati d’Europa e in vari Festivals internazionali. In veste di Direttore ha tenuto numerosi concerti con diverse orchestre ed è stato anche pianista di musica da camera, esibendosi con violoncellisti, clarinettisti e cantanti. È stato autore per circa quarant’anni di musiche da scena, collaborando con i migliori attori e registi italiani.

Giacometti Antonio Antonio Giacometti (Brescia 1957), è compositore attivo nel campo della pedagogia e dell’analisi musicale, come pubblicista e operatore didattico. Premiato in numerosi concorsi di composizione, ha scritto più di cento opere solistiche, da camera e sinfoniche, la maggior parte delle quali eseguite ed incise in Italia e all’estero. Nel 2004 e nel 2008 due suoi progetti di educazione musicale per la scuola elementare sono stati insigniti del prestigioso “Premio Abbiati per la scuola”. Insegna Composizione presso l’Istituto di alta formazione musicale “Vecchi – Tonelli” di Modena e Carpi.

Landini Giovanni Giovanni Landini comincia la sua educazione musicale studiando pianoforte e canto presso la Scuola di Musica S. Cecilia a Brescia. Studia armonia e contrappunto con G. Facchinetti e composizione con A. Giacometti. Nel 1996 viene selezionato al Berklee European Scholarship Tour vincendo il primo premio. Si trasferisce così negli Stati Uniti dove si laurea con il massimo dei voti e lode in composizione con Vuk Kulenovich e Jack Jarrett presso il Berklee College of Music e con John Adams presso il Boston Conservatory of Music. Ha frequentato l’Institute de Musique Liturgique de Paris e il Conservatorio Verdi di Milano diplomandosi in Musica Corale e Direzione di coro, Direzione d’orchestra e in Polifonia Rinascimentale. 177


Mariotti Giuliano Mariotti Giuliano nato a Leno (BS) il 19 febbraio 1960. Diplomato in clarinetto presso il Conservatorio di Mantova nel 1986; dopo il diploma studia Armonia e Contrappunto con il M° Narciso Sabbadini. Attualmente è insegnante di clarinetto nella Scuola Media ad Indirizzo Musicale di Manerbio e oltre al ruolo di condirettore della “Associazione musicale Isidoro Capitanio, Banda di Brescia” è direttore del Corpo Musicale Lenese “Vincenzo Capirola” di Leno (BS). Suoi lavori sono pubblicati dalle edizioni musicali Wicky, Eufonia, Bronsheim, Gobelin e Bèrben.

Priori Massimo E’ laureato in architettura e diplomato in composizione e musica elettronica. Fondamentale per la sua formazione è stato l’incontro con Renato de Grandis, con il quale si è perfezionato a Darmstadt e a Bruxelles. Vincitore di concorsi nazionali e internazionali è pubblicato e inciso da Tonos Verlag di Darmstadt, Edipan di Roma, Salabert di Parigi. E’ titolare della cattedra di composizione presso il Conservatorio di Trento, sezione staccata di Riva del Garda.

Pustijanac Ingrid Ingrid Pustijanac (Pola – Croazia, 1974) è musicologa, direttore di coro e compositrice. Insegna Armonia e analisi musicale presso la Facoltà di Musicologia dell’Università degli Studi di Pavia - Cremona e Storia e tecnica della musica contemporanea presso l’Accademia musicale dell’Università di Zagabria. Dal 2002 dirige il Coro della Facoltà di Musicologia di Cremona, con il quale ha realizzato numerosi concerti in Italia e all’estero. Dal 2010 è presidente dell’USCI Cremona.

Rosa Andrea Andrea Rosa è nato nel 1970. Si è diplomato in pianoforte e in composizione studiando al Conservatorio di Brescia con i Maestri Riccardo Bettini, Giancarlo Facchinetti e Paolo Ugoletti; è inoltre laureando in Composizione al Biennio Specialistico di secondo livello. E’ stato direttore del Coro Montorfano di Coccaglio (BS) con cui ha inciso il CD “Le nostre Storie”. Collaboratore di cantanti lirici (ha suonato presso la Sala Nazionale di Taipei nel 2010 con il Soprano Lin Ling Hui). Compositore di brani a vario organico, dall’ensemble orchestrale alle operine per bambini, da brani per coro alla musica da camera.

Rossi Mauro Nato a Brescia il 21 dicembre 1980, si è laureato con lode presso il DAMS dell’Università Cattolica di Brescia, con una tesi sul teatro musicale del Novecento (Relatore Prof. Enrico Girardi). Ha studiato Composizione presso il Conservatorio “L. Marenzio” di Brescia e il “G. Verdi” di Milano e Direzione d’orchestra presso l’Accademia Musicale Pescarese sotto la guida di Gilberto Serembe. Attualmente insegna Teorie e Forma musicale presso il medesimo Ateneo.

Sargenti Raffaele Nato a Perugia, è chitarrista e compositore, diplomato in chitarra classica e didattica della musica, laureato al D.A.M.S. di Bologna. Si occupa prevalentemente di composizione per la didattica e ha ricevuto diversi riconoscimenti al riguardo, come il 1° premio assoluto nel concorso “Opera Junior” indetto dall’As.li.co. di Como con l’opera “Lupus in Fabula” (Ricordi, 2009). Ha scritto musica sinfonica, da camera, corale, sacra e lirica, musica per spot e cortometraggi. È inoltre attivo come corista in diverse formazioni, nonché come insegnante in varie scuole. 178


Tonelli Giulio Compositore e organista ebbe come maestri il fratello maggiore Gian Luigi, F. Margola, A. Bambini e G.L. Centemeri. Fu organista titolare del Santuario delle Grazie in Brescia congiuntamente all’incarico di organista prima e Maestro di Cappella poi nella Chiesa della Pace di Brescia. Svolse una incessante attività in campo corale, istruendo e fondando vari cori polifonici. Altrettanto intensa fu l’attività didattica come insegnante nell’Istituto musicale “A. Venturi” di Brescia, nel quale, nel delicato momento di passaggio da Istituto Comunale a Conservatorio di Stato, divenne Direttore (1976). Più di 250 sono i brani catalogati e in buona parte pubblicati (la maggior parte dopo la morte, nella revisione di Tommaso Ziliani (ed. Eufonia).

Tononi Luca Diplomato in pianoforte e composizione presso il Conservatorio di Musica “Luca Marenzio” di Brescia, studiando con i maestri Arnò, Facchinetti, Michelangeli e Ugoletti. Ha partecipato a numerosi concorsi pianistici nazionali ed internazionali. Si è aggiudicato il I premio al Concorso Nazionale di Composizione per coro misto “Una musica nuova per il Giubileo 1999: musica sacra oggi” di Puegnago d/G. È maestro collaboratore della Corale Polifonica “Ars Nova” di Carpenedolo (BS). E’ stato assistente e maestro collaboratore presso la Bottega dell’Opera dell’Accademia lirica toscana “Domenico Cimarosa” – Atelier della voce - Firenze. Dal 2009 è fondatore e direttore artistico dell’Associazione e Scuola di musica Mario Casnici di Carpenedolo.

Tononi Mario Tononi Mario, diplomato in musica corale e in direzione di coro presso il Conservatorio “Luca Marenzio” di Brescia. Dirige la Corale Polifonica “ARS NOVA” sin dal 1981, anno della sua costituzione. Si è perfezionato sotto la guida dei maestri: Marcel Couraud, Mino Bordignon, Bernardino Streito, Adone Zecchi, Giovanni Acciai, Anthony Rooley, Carolyn Emma Kirkby e The Consort of music. Ha svolto un’intensa attività concertistica con la Corale Polifonica “ARS NOVA” in ambito nazionale ed internazionale. Ha tenuto concerti a New York in occasione del Columbus day, svolto tournée in Austria, Finlandia ed Ungheria. Ha partecipato a concorsi polifonici nazionali ed internazionali conseguendo positivi consensi di critica, classificandosi ai primi posti. E’ membro del consiglio direttivo provinciale U.S.C.I di Brescia.

Tura Giambattista Dedito da sempre ma per pura passione alla musica e in particolare al canto, è stato allievo per anni del M° Remo Crosatti, portando avanti diverse esperienze di canto corale (in particolare con il coro “Insieme Vocale Gregoriano”) in varie formazioni canore. Ha svolto per anni attività di organista presso la Chiesa dei Padri Cappuccini di Brescia e presso altre chiese cittadine. Dal 1995 ha dato vita come direttore, insieme ad un gruppo di amici, al Coro Maschile Le Rocce Roche per continuare con gli stessi la condivisione della passione per la musica nelle sue forme più popolari.

Ugoletti Paolo Diplomato in composizione, ha ricevuto il diploma di merito dell’Accademia Chigiana nel 1979, la Borsa di studio dell’Istituto Lerici 1982 Stockolm, Composer in residence, Santa Cruz University 1986, Lecturer presso la Stanford University 2006. Ha vinto numerosi Concorsi: Premio Città di Spoleto 1979, Premio Città di Varese 1979, Concorso Internazionale K. Stockhausen 1980, Brescia; International Gaudeamus 1981, Amsterdam; Premio La Fenice Venezia opera prima 1981, Venezia; Premio di Composizione Sinfonica “Valentino Caracciolo” 1992, Roma. 179


Ha collaborato con l’Orchestra della Rai di Roma, Sagra Musicale Umbra, I percussionisti della Scala, Arch Ensemble di San Francisco, Stanford Wind Orchestra e con grandi strumentisti fra i quali: M. Damerini, M. Zana, G. Monch, L. Antonelli, C. Scarponi, M. Pedron, P, Bonaguri, G. Tampalini, L. Ling Hui, M. Vaupotic.

Zadeh Alì Kamalia Kamalia Ali-Zadeh è nata nel 1978 a Baku in Azerbaigian. Ha iniziato a studiare e scrivere musica dall’età di 4 anni. Si è diplomata in Pianoforte con la Prof.ssa E. Safarova e in Composizione con il Prof. A. Melikov presso il conservatorio U. Hadjibekov. La sua musica è stata eseguita in Italia, Olanda, USA, Nuova Zelanda, Giappone e Cina. Nel 2006 ha vinto una borsa di studio che le ha dato la possibilità di studiare con il Prof. Antonio Giacometti. E’ la più giovane tra i membri dell’Unione dei compositori dell’Azerbaigian.

Zanoni Piero Piero Zanoni, morto nel 2010, è stato compositore e autore di canzoni bresciane. Ha inoltre conosciuto una considerevole notorietà a livello nazionale negli Anni Sessanta-Settanta quando assieme al maestro Braga (a suo tempo nostro apprezzato critico musicale) aveva costituito un duo pianistico di successo. Docente di musica all’Istituto “Veronica Gambara” e grande cultore del dialetto bresciano, ha composto numerose poesie e canzoni in vernacolo: famosa è rimasta quella dedicata a “La Féra de S. Fausti” e musicato diverse commedie dialettali. Per vari anni è stato direttore del “Coro Lombardia” da lui fondato, con il quale ha inciso vari dischi.

Zanotti Pasquino Pasquino Zanotti, nato a Brescia nel 1945, dirige il Gruppo Corale “La Soldanella” dal 1963. Ha alle spalle un ottimo curriculum di studi specifici, fra i quali la partecipazione alla Scuola per direttori di Coro presso la “Civica Scuola di Musica” di Milano, diretta dai Maestri Mino Bordignon, Bernardino Streito e Sergio Cortese. La finissima tecnica raggiunta nell’arduo lavoro di armonizzazione e un intuito particolarmente felice nel cogliere gli autentici valori della espressione melodica del canto di gruppo, gli permettono di conseguire risultati veramente notevoli nell’elegante sobrietà di un chiaro linguaggio musicale.

Ziliani Tommaso Ha studiato Composizione con il M° Giancarlo Facchinetti, Musica Corale e Direzione di Coro e Composizione informatica. In qualità di compositore ha scritto musiche vocali e strumentali sia per gruppi cameristici, sia corali. Nel settembre 1998, in occasione della visita del Papa a Brescia, ha diretto il grande coro di 4.000 cantori nello Stadio di Mompiano. Da più di vent’anni dirige il Gruppo Corale “Il Labirinto”. Dal 1987 ha insegnato presso i Conservatori di Milano, Venezia, Brescia, Vicenza, Piacenza, Monopoli, Cagliari, Firenze, La Spezia e Vibo Valentia. Attualmente è docente di ruolo presso il Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma.

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Collaboratori

Albano Morandi - autore dell’immagine di copertina e delle illustrazioni Si diploma in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. La scelta di Scenografia, ricorda Morandi, gli ha permesso uno studio più articolato e più aderente alla sua idea di arte contemporanea, poiché rappresenta l’elemento che unisce in sé le arti: musica, pittura, teatro, letteratura. Nel 1981 fonda il “Teatro dell’Evidenza” con il quale mette in scena diverse opere. Nel 1984, inaugura la sua prima mostra personale dal titolo Porta delle stelle. Successive di qualche anno sono le serie di opere intitolate Paesaggi allicinati, chiaro omaggio all’artista Osvaldo Licini, e Fiori assenti. Nel 1986 partecipa alla XI Quadriennale di Roma e presenta per la prima volta i Formichieri Trampolieri. Tra il 1987 ed il 1988 inizia a creare i primi oggetti scultorei, oggetti ironici che chiama Disegno capitello colonna. Durante gli anni ’90 appaiono i Kamikaze. Nel 1994 iniziano a prendere vita le prime grandi installazioni con la serie Se solo potessimo cadere e nel 1996 alla XII Quadriennale di Roma espone Officium, una imponente installazione a parete formata da una moltitudine di oggetti pittorici accompagnati da sei sculture. Iniziano così i Gesti Quotidiani come li chiama l’artista, piccoli oggetti riciclati: vecchie cornici, lavagnette, quaderni ritrovati, scatole vuote di qualunque forma, supporti che lui stesso costruisce con materiali sempre rigorosamente recuperati, che come un collezionista raccoglie, conserva, rielabora portandoli a “vita nuova”. Le opere di Morandi sono state esposte in innumerevoli mostre personali e collettive, nazionali ed internazionali. Fra le più recenti: La Passione Delicata, Galerie Remakers, L’Aia (2008). Depero E De(S)Perimenti Ludici, Spazio Gianni Testoni la 2000+45, Bologna (2009). Breve Compendio Di Storia Dell’arte Per Chi ha Perso La Memoria, Kunstforum Egna (2010). E’ titolare della cattedra di Scenografia e Direttore Artistico alla Libera Accademia di Belle Arti di Brescia.

Scroffi Giorgio - curatore negli aspetti lessicali e fonetici Docente in ruolo di scuola primaria dal 1976. Conduce laboratori di scrittura poetica e teatrale presso biblioteche e le scuole primarie di Nuvolera, Nuvolento, Mazzano, Rezzato, Ghedi, Cellatica, Gussago, Capriolo, San Zeno Naviglio, Borgosatollo, Muscoline, Botticino, Montirone, Lonato, “Collodi” (BS). Aggiorna i docenti sulla scrittura nella scuola primaria. In campo naturalistico dirige il Progetto Terra-Cielo a Botticino e il Progetto Millepiedi nell’Istituto Comprensivo di Mazzano. E’ presente in giurie per concorsi poetici in lingua italiana e in dialetto bresciano. Ottiene il primo premio nel concorso poetico “I luoghi dello spirito” Premio SS. Faustino e Giovita” (febbraio 2007) organizzato dalla Fondazione Civiltà Bresciana. E’ autore di testi poetici e teatrali, presentati spesso da studenti, affiancati da attori e musicisti con cui spesso collabora, in particolare nelle due opere dedicate al tema dell’Olocausto. E’ autore di poesie e favole, in particolare “Nonna Bigia in bicicletta” musicata dal maestro Tommaso Ziliani e “Una musica… da favola” per l’opera “Quadri di un’esposizione” di Mussorgsky messa in scena nel 2009 con Stefano Ghisleri al pianoforte. Nel 2001 scrive il testo dedicato a Don Arcangelo Tadini “Io servitore di Dio” integrato e completato nel 2011, un piccolo oratorio per cori ed Ensemble strumentale con musica del maestro Tommaso Ziliani. E’ socio fondatore dell’Associazione Paolo Maggini in Botticino e della “Associazione Naturalmente” in Rezzato.

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Indice Ernesto Marini Usci Brescia Silvia Razzi Andrea Arcai Elena Bonometti Augusto Mazzoni Fulvia Conter Luigi Fertonani Giorgio Scroffi Franco Monego Ennio Bertolotti Tommaso Ziliani 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40

Direttore di coro, Presidente Usci Brescia Consiglio Direttivo e Commissione Artistica Assessore al Turismo e Cultura Provincia di Brescia Assessore alla Cultura e Istruzione Comune di Brescia Delegata alla Programmazione Musicale Comune di Brescia Direttore Editoriale BresciaMusica Musicista, Giornalista, Docente di Conservatorio Musicista, Giornalista, Insegnante Poeta, Scrittore, Insegnante Direttore di Coro, Presidente Usci Lombardia Compositore, Direttore di coro Compositore, Direttore di coro, Docente di Conservatorio

A i dìs che i mìnatóri Canta canta bèla fiur E l’altra sera in piazza sire E té ciòc e mé ciòc El fiòca su le montagne El fiöl del siòr Cichì El Pieròt de la montagna Èl tram ché va a Mompià En dé per sta contrada En dé per sta contrada En primaéra fiorés la pianta Fa suninì, ninì, la nana Fa suninì, ninì, la nana Grì, ó bèl grì Grì, ó bèl grì I Müradur I s-cècc dè adès I tac L’è ché, l’è sà, l’è là L’è ché, l’è sà, l’è là Le rose e i gelsomini L’ortolà Manina morta Ninna nanna (A fà ’l patös) Nó sómm i tre Re Ó chè gh’éra tré raarì – (Bignami) O che gh’era tre raarì – (Brunelli) O che gh’era tre raarì – (Brunelli) O mamma mia, che mal di testa O pastori Quando avevo quindici anni Quando la luna la scavalca i monti Rimira, o Ninetta, le stelle del cielo Serenada del Burtulì – (Brunelli) Serenada del Burtulì – (Bignami) Sotto le mie finestre Tre ure ante dé Tre ure ante dé Una sera andando a casa Una sera di settembre

Elaboratori e Collaboratori

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Piero Zanoni Alberto Dolfi Maurizio Erbi Andrea Rosa Tommaso Ziliani Giancarlo Facchinetti Antonio Giacometti Antonio Giacometti Bepi De Marzi Paolo Ugoletti Ennio Bertolotti Bepi De Marzi Tommaso Ziliani Paolo Ugoletti Tommaso Ziliani Pasquino Zanotti Mauro Rossi Ennio Bertolotti Clemente Carìa Giuliano Mariotti Pasquino Zanotti Giulio Tonelli Ennio Bertolotti Giancarlo Facchinetti Giovanni Landini Raffaele Sargenti Clemente Carìa Giulio Tonelli Daniele Carnini Giulio Tonelli Piero Zanoni Massimo Priori Ingrid Pustijanac Mario Tononi Kamalia Alì-Zadeh Tommaso Ziliani Luca Tononi Giovanni Battista Tura Rocco De Cia Giuliano Mariotti

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Compositori italiani tra XX e XXI secolo Tommaso Ziliani e Ennio Bertolotti

CANTI POPOLARI BRESCIANI

Provincia di Brescia

Euro 25,00

Volume primo

Volume primo

In collaborazione con:

Canti Popolari Bresciani

A cura di Tommaso Ziliani e Ennio Bertolotti

Comune di Brescia

Isbn: 978-88-95787-51-0


Canti Popolari Bresciani - Vol. 1