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SUPERSTUDIO

Superstudio fu fondata nel Dicembre 1966 a Firenze da Adolfo Natalini (1941) e Cristiano Toraldo di Francia (1941) inizialmente per condurre ricerche teoriche sull’urbanistica e la progettazione di sistemi. L’anno della sua costituzione coincise con la più grave inondazione del fiume Arno a memoria d’uomo, due eventi che in un certo senso diventarono simbolo della fine della cultura tradizionale. Superstudio, infatti, mise in discussione la validità del Razionalismo nel design e cercò di sostituire alla città come sistema di gerarchie sociali un “nuovo stato libero ed egalitario”. I suoi provocatori progetti di “super strutture”, come “il Monumento Continuo” (1969), rimandavano a un mondo ideale senza prodotti di consumo in cui l’architettura sarebbe stata funzionale, autodistruttiva, oppure simbolica. Il gruppo partecipò alle due mostre di “Superarchitettura” tenute a Pisa e a Modena, rispettivamente nel 1966 e 1967, e nel marzo 1970 collaborò con il gruppo 9999 all’apertura della Scuola separata per l’architettura concettuale espansa (o Scuola senza spazio). All’inizio degli anni ‘70 si unirono al gruppo Alessandro Magris (1941-2010), Roberto Magris, Piero Frassinelli e Alessandro Poli. Nel 1972 Superstudio partecipò alla mostra “Italy: The New Domestic Landscape” tenuta al Museum of Modern Art di New York, nella sezione “Counterdesign as Postulation”. L’opera di Superstudio, che usò

spesso motivi a griglia simboleggianti l’infinito, ha svolto un ruolo fondamentale nell’evoluzione del Radical Design. “Il Superstudio è stato un movimento situazionista che ha usato gli strumenti classici dell’architettura (disegni e progetti) per esercitare la critica non solo all’architettura e alle sue idee correnti, ma anche alla società. Il Superstudio ha usato gli artifici retorici della metafora e dell’allegoria e gli strumenti dell’ironia e dell’immaginazione muovendosi nella terra di nessuno tra arte e architettura per tentare incursioni nel campo della politica, sociologia e filosfia. Per questo è stato una vera avanguardia, usando questo termine militare nel senso che gli è proprio: un gruppo che avanza distruggendo le prime difese dei nemici, sacrficandosi per aprire la strada al grosso dell’esercito. Cercavamo di distruggere il sistema esistente per preparare le condizioni per l’instaurazione di un nuovo sistema libero dalle divisioni, dal colonialismo culturale, dalla violenza e dal consumismo. Inseguivamo l’utopia di un mondo liberato e di una vita liberata dal lavoro, una “vita senza oggetti”. I nostri lavori come il Monumento Continuo e Le Dodici Città Ideali usavano l’utopia negativa, altri come gli Istogrammi additavano una via di razionalità e minimalismo, altri, come gli Atti fondamentali erano una meditazione esistenziale. Nel 1973 abbiamo ritenuto concluso il nostro compito d’avan-

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Storia del design 2 luana leo  

Si tratta di una raccolta di fonti valide atte a spiegare l'evoluzione del design dagli anni '30 ad oggi, analizzando i paesi che hanno avut...

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