Page 124

05.1

LE MATERIE PLASTICHE: KARTELL

La maggior parte delle innovazioni tecniche e merceologiche di questi anni fu possibile grazie all’introduzione delle plastiche nella produzione di massa. Nella produzione delle materie plastiche la natura delle cose visse il suo mutamento più radicale: con essa il prodotto indutriale non vide mutare soltanto la propria organizzazione funzionale delle componenti e la sua conseguente configurazione, ma la struttura stessa della propria materia. Materia inerte, amorfa, indecifrabile, la plastica sostituì i materiali naturali e li imitò fedelmente: fu legno, ferro, pietra pur restando irriducibilmente se stessa; e in questa sua continua metamorfosi assicurò leggerezza e resistenza, igiene e indistruttibilità, duttilità e capacità mimetiche infinite. Le prime applicazioni delle materie polimeriche in scala industriale risalgono agli studi di Giulio Nata (Nobel per la chimica nel 1963) che realizzò composti applicati da aziende quali Pirelli ed Eni. La rivoluzione apportata da questi materiali è comprensibile anche solo pensando in quanti prodotti di prima necessità furono introdotti: dai prefabbricati per l’edilizia, ai mobili, ai casalinghi. Rispetto ai materiali tradizionali, come il legno e i metalli che vengono trasformati per dare vita a un oggetto, il “compound” plastico e la relativa tecnica di lavorazione nascono insieme all’oggetto stesso. Ciò significa che il design degli artefatti influenza la ricerca nel processo

produttivo e viceversa – si prenda per esempio la sedia Selene di Vico Magistretti per Artemide (1969), costituita da un unico foglio di resina in poliestere stampato, le cui gambe con sezione a S rendono il materiale autoportante. Le plastiche trovarono largo impiego per la sfida progettuale che presentavano ma anche per il loro valore simbolico. L’accessibilità e il basso costo produttivo le resero il simbolo della democrazia e della trasformazione del quotidiano: per esempio, l’introduzione della plastica nei casalinghi ha accelerato la scomparsa di alcuni utensili ( la lattiera o i recipienti in peltro per la conservazione del cibo) e la trasformazione del settore produttivo dei casalinghi in alluminio, ceramica o rame. Tra le aziende italiane che intuirono subito le possibilità offerte dalle materie plastiche per la produzione di oggetti dotati di dignità formale si distinse subito la Kartell, fondata nel 1949. Quando nel 1955 il secchio in polietilene modello KS1146, disegnato da Gino Colombini, ottenne il Compasso d’Oro, lo statuto culturale dell’oggetto e del design si pose in una nuova luce: il più modesto degli utensili divenne, con la metamorfosi della sua materia, espressione di un profondo cambiamento. La Kartell avviò così un lungo processo di sviluppo, attraverso il quale tanto la ragione progettuale quanto quella produttiva si nutrirono di una cultura industriale avanzatissima. La sua

124 1

Storia del design 2 luana leo  

Si tratta di una raccolta di fonti valide atte a spiegare l'evoluzione del design dagli anni '30 ad oggi, analizzando i paesi che hanno avut...

Storia del design 2 luana leo  

Si tratta di una raccolta di fonti valide atte a spiegare l'evoluzione del design dagli anni '30 ad oggi, analizzando i paesi che hanno avut...

Advertisement