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GLI ANNI ‘60 E I MAESTRI DEL DESIGN ITALIANO

Nel fecondo passaggio dagli anni Cinquanta agli anni Sessanta si produssero in Italia una serie di cambiamenti imprevedibili in campo sociale ed economico, fenomeni che portarono il design italiano su posizioni del tutto autonome e originali rispetto al design europeo. Negli anni Sessanta infatti avvenne il decollo del design italiano e la conquista di quella leadership internazionale che fu consacrata da una grande mostra al MoMA di New York. Il cambiamento sociale e culturale stava prendendo una miriade di forme. Una classe di piccoli imprenditori, nati e cresciuti fuori da qualsiasi previsione, che disponevano di capitali di origine familiare e agricola, decise di investire non più nelle industrie di base ma nell’industria dei beni di consumo che garantivano una più immediata redditività. La crisi delle ideologie e del razionalismo moderno determinò un vuoto che fu riempito da quella febbrile energia creativa che vide nel Beatles e nell’album Sergent Peppers il suo momento esplosivo. La colorata e festante creatività che investì tutto il continente europeo determinò l’assunzione di nuovi comportamenti, ispirati appunto dalla moda e dalla musica soprattutto inglesi. La liberazione sessuale, comportamentale e politica andava ad occupare lo scenario problematico di un’Europa che iniziava a

entrare nella logica del consumismo di massa. I consumi aumentavano notevolmente e per la prima volta le famiglie italiane avevano accesso ad un universo di oggetti che prima era tipico solo di un’élite, questo grazie soprattutto al nuovo sistema di produzione capitalistica, che consentiva di realizzare in grande serie gli stessi oggetti che prima erano prodotti artigianalmente, rendendone i costi più accessibili e rispondendo a esigenze variabili di spesa. L’Italia era entrata a pieno titolo nell’epoca dei consumi di massa, in cui si acquistava non più solo ciò che era strettamente necessario, ma si lasciava un margine di spesa per ciò che un tempo era considerato superfluo. La pubblicità sfruttava ogni mezzo, fino a coinvolgere gli studi psicologici per convincere il consumatore ad acquistare prodotti nuovi o nuovi modelli. Quello della pubblicità era un mezzo tramite il quale non solo si spingeva il consumatore ad acquistare, ma lo si “educava” anche, formando in esso una maggior consapevolezza del bello e dell’utile, tanto che nel corso del tempo questi avrebbe iniziato a manifestare esigenze tecniche e pratiche sempre più sofisticate. I designer operanti in quest’epoca avrebbero compreso appieno tale mutamento e, come giustamente affermava Vittorio Gregotti: “La seconda generazione dei designer

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Storia del design 2 luana leo  

Si tratta di una raccolta di fonti valide atte a spiegare l'evoluzione del design dagli anni '30 ad oggi, analizzando i paesi che hanno avut...

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