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I fiori della Primavera sono i sogni dell’inverno raccontati, la mattina, al tavolo degli angeli Kahlil Gibran

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LOVeat Quando in giardino ci si sfila la giacca e tra l’erba sottile si affacciano i piccoli crochi e le cedronelle svolazzano sfavillando nell’aria calda, si ripete sempre un miracolo bellissimo. H. Hesse

Un altro mese è passato e ci siamo lasciati alle spalle l’inverno. Le temperature si sono fatte più miti e la luce del giorno più calda, lunga e avvolgente.

Marzo

è il mese della Primavera, della rinascita, delle foglie che spuntano sui rami nudi degli alberi e dei primi fiori che sbocciano, quelli gialli dei gelsomini invernali o quelli dorati delle mimose che colorano sfacciatamente i nostri giardini.

LOVeat in questo numero vi propone un pranzo di primavera, con portate

semplici e gustose, piene di colori e profumi, di fiori eduli e di tenere verdure primaverili. Vi porteremo poi in un giardino fatato, uno dei più belli d’Italia e vi daremo piccoli consigli per risvegliare il nostro corpo e la nostra mente per il nostro stare bene. Buona Primavera e buon appetito a tutti!

L’immagine di copertina è di Monica Sgandurra I testi e le immagini sono delle autrici

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indice Crostoni con agretti, burrata e scorze di limone pag. 8

Spaghetti con crema di zucchine e mandorle allo zafferano pag. 12

Ossobuco di tacchino al pistacchio e fiori di calendula con asparagi lardellati pag. 16

Mini cupcakes Tulipano pag. 20

Crostata di crema al limone e meringa pag. 24

Marzo mese del benessere e della rinascita pag. 30

Il giardino di Ninfa pag. 32

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le autrici

Miriam Bonizzi

www.cartaforno.com

Giulia Possanzini

www.cookingwithjulia.ifood.it

Silvia Ferrante

www.silviaferrante.com

Monica Sgandurra

www.cakegardenproject.com

Giulia Panarelli instagram

in_cucina_con_amore

Stefania Zagari

www.unmetroquadrodicucina.it

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E’ che dietro le cose ci sei tu, Primavera, che incominci a scrivere nell’umidità , con dita di bambina giocherellona, il delirante alfabeto del tempo che ritorna. Pablo Neruda

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la primavera in tavola

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Crostoni con agretti burrata e scorze di limone di

Giulia Possanzini www.cookingwithjulia.ifood.it I crostoni di pane con gli agretti sono un antipasto sfizioso e facile da preparare. La croccantezza del pane si unisce all’agro degli agretti, al sapore delicato della burrata e la scorza di limone dona una nota fresca e primaverile.

ingredienti per 2 porzioni 2 fette di pane rustico tostato 180 g di agretti 1 burrata da 80 g 1 limone 1 aglio 1 cucchiaio di olio e.v.o. 1 pizzico di sale 1 pizzico di pepe

Pulite bene gli agretti per eliminare ogni traccia di terra. Lessate gli agretti e poi ripassateli in padella con uno spicchio di aglio, un cucchiaio d’olio, un pizzico di sale e pepe. Tagliate due fette di pane rustico, tostatele in forno ventilato a 180° per 8 minuti. Sistemate gli agretti sul pane, aggiungete la burrata e finite con la scorza grattugiata di un limone.

antipasto

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La

Salsola soda è una pianta appartenente alla famiglia Chenopodiaceae. È una pianta alofita, e in quanto tale richiede dei suoli ricchi di sale e cresce abitualmente nelle zone costiere ed è originaria del bacino del Mediterraneo. È una pianta edibile e viene perciò largamente usata in cucina, meglio conosciuta come agretto. Gli agretti sono ricchissimi di acqua e aiutano il nostro corpo a rimanere idratato ma allo stesso tempo a depurarsi, ricchi di vitamine A e B e di sali minerali tra cui potassio, calcio, magnesio e ferro.

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Spaghetti con crema di zucchine e mandorle allo zafferano di

Silvia Ferrante www.silviaferrante.com

Un primo piatto semplice, veloce e gustoso. L’odore avvolgente ed inebriante dello zafferano si fonde e si armonizza con la morbida crema di zucchine ed il tutto si completa con delle dolci e croccanti mandorle tostate.

ingredienti per 4 porzioni 400 g di spaghetti 4 zucchine romanesche 100 g di mandorle pelate pistilli di zafferano 3 cucchiai di parmigiano reggiano olio extra vergine di oliva mandorle a lamelle per decorare qualche foglia di menta sale q.b. pepe q.b.

Iniziate lavando e mondando le zucchine, possibilmente con i loro fiori. Tagliatele a cubetti e fatele cuocere in padella con un filo di olio extra vergine d’oliva e qualche foglia di menta, salate e pepate. Nel frattempo fate tostare le mandorle pelate in un padellino antiaderente e mettetele da parte. Quando le zucchine saranno cotte versatele nel bicchiere del frullatore ad immersione, aggiungete le mandorle pelate che avete tostato, il parmigiano reggiano e l’olio. Frullate fino ad ottenere una crema morbida, se necessario aggiungete altro olio. Versate la crema di zucchine e mandorle in una padella. Fate cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata e scolateli ancora al dente conservando l’acqua di cottura. Mantecate nella padella gli spaghetti con la crema di zucchine e mandorle ed aggiungete lo zafferano, i cui pistilli avrete fatto sciogliere con l’acqua di cottura della pasta in un bicchiere. Aggiustate di sale e pepe ed impiattate. Decorate con le mandorle a lamelle e tostate, qualche foglia di menta ed un filo di olio extra vergine d’oliva.

primo

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Lo

zafferano è una pianta della famiglia delle Iridaceae originaria dell’Asia Occidentale. Questa pianta fornisce dagli stimmi secchi una droga di colore giallorosa, dall’odore forte e aromatico e dal sapore leggermente amaro e piccante che dà al liquido in cui viene disciolta, una colorazione gialla intensa e vivace. Nella cucina italiana l’utilizzo più diffuso dello zafferano è nel risotto alla milanese ma anche nella pasta e broccoli a cui lo zafferano dà una piacevole nota di raffinatezza. Questa spezia è molto utilizzata nella cucina indiana nelle preparazioni salate, ma soprattutto nei dolci. Oggi viene utilizzato in cucina più per il suo sapore e colore che per le sue proprietà medicinali ma molte sono le proprietà dello zafferano! È un eccellente sedativo, utile a coloro che soffrono di digestioni difficili oppure a chi soffre di insonnia ed è anche un potente afrodisiaco naturale. L’assunzione regolare dello zafferano sembra, infatti, migliorare la qualità delle prestazioni sessuali.

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Ossobuco di tacchino al pistacchio e fiori di calendula con asparagi lardellati di

Stefania Zagari www.unmetroquadrodicucina.it Un taglio di carne bianca, economico, arricchito dai pistacchi e dal profumo e sapore dei fiori eduli, come la calendula e le primule. Accompagnato dai primi asparagi primaverili, contiene però anche un tocco invernale grazie al sapore deciso del lardo.

ingredienti per 4 porzioni 4 ossibuchi di tacchino 8 fette di lardo a fette molto sottili un mazzetto di asparagi il succo di 2 arance 100 g di pistacchi tritati 5 g di fiori di calendula essiccati qualche fiore di primula non trattata timo limonato sale olio e.v.o. 1 cucchiaio di burro chiarificato 2 cucchiai di grappa

Pulite gli ossibuchi eliminando la pelle esterna e gli eventuali residui di ossicini e tendini. Metteteli a macerare nel succo di arancia, insieme ai fiori di calendula essiccati ed al timo limonato, quindi lasciate riposare per qualche ora. Riprendete la carne ed avvolgete attorno a ciascun ossobuco una fetta di lardo. Fateli rosolare in una padella ben calda, a fuoco medio alto per due minuti su ciascun lato, sfumate con la grappa e lasciatela evaporare, salate e spegnete il fuoco. Quando gli ossibuchi saranno tiepidi, ripassateli nei pistacchi tritati. Terminate la cottura in forno già caldo a 180° per 20 minuti. Cuocete al vapore gli asparagi per 15 minuti, ripassateli in una padella con un cucchiaio di burro chiarificato, raccoglieteli in mazzetti di tre o quattro ed avvolgeteli con una fetta di lardo quando sono ancora caldi. Infine, aggiungete un filo di olio ai pistacchi rimasti e create così una salsina che userete come fondo su cui poggiare l’ossobuco.

secondo

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Le

primule, (Primula acaulis), sono piccole piante perenni che devono il loro nome all’essere i primi fiori che spuntano in primavera, riempiendola di colori. Le primule sono fiori eduli, se non trattate con concimi chimici, dalle proprietà sorprendenti. Infatti, contengono oli essenziali, flavonoidi, glucosidi, vitamina C, betacarotene e vari sali minerali per questi motivi la pianta è sedativa, analgesica, antinfiammatoria, antireumatica, rigenerante dei tessuti, calmante ed espettorante. Le primule si aggiungono ai piatti a cottura ultimata per non rovinarne l’aspetto e si possono essiccare ed usare nei risotti, nei dolci o in ricette come quella che vi proponiamo.

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Mini cupcakes Tulipano di

Miriam Bonizzi www.cartaforno.com La primavera è arrivata e con essa anche le belle giornate ecco perchè ho pensato di trasformare la mia cucina in un campo fiorito e grazie ad un bellissimo regalo che mi ha fatto la Decora ho creato questi bellissimi cupcakes fioriti ... per saperne di più vi lascio la ricetta ed il procedimento per realizzarli.

ingredienti per 20 mini cupcakes 100 g di zucchero semolato 2 uova 50 g di olio e.v.o. 50 g di acqua 200 g di farina 00 mezza bustina di lievito 12 g di polvere di tè matcha crema al burro 150 g di burro 300 g di zucchero a velo 2 cucchiai di latte coloranti alimentari occorrente pirottini per cupcakes Punte della Decora per il tulipano e per la foglia Planetaria con frusta a foglia o fruste elettriche

In una planetaria unite lo zucchero e le uova e con la frusta a foglia montate fino ad ottenere un composto spumoso, aggiungete l’acqua e l’olio e continuate ad amalgamare tutto. Aggiungete ora poco alla volta la farina, la polvere di tè matcha e per ultimo il lievito. Se non avete la planetaria usate le fruste elettriche. Riempite i vostri pirottini poco meno della metà ed infornate in forno già caldo a 180° per circa 15 minuti. Una volta cotti lasciateli raffreddare. Per la crema al burro, mettete il burro nella planetaria e lavoratelo con la frusta a foglia fino a quando non sarà diventato morbido, aggiungete poco alla volta lo zucchero a velo continuando a mescolare e per ultimo aggiungete due cucchiai di latte a temperatura ambiente. Dividete la crema al burro, una piccola parte servirà per le foglie e la parte restante per i tulipani. Una volta divisa colorate la crema al burro con dei coloranti liposolubili fino ad ottenere il colore desiderato. Inserite la crema al burro in due sac à poche con le punte della Decora, una a tulipano e l’altra a foglia. Utilissime e comodissime vedrete che vi basterà fare una leggera pressione per far fuoriuscire la crema al burro e staccare all’altezza desiderata del fiore. I petali e il centro della corolla del fiore verranno ben delineati. Anche per le foglie esercitate una leggera pressione e staccate al raggiungimento della lunghezza desiderata. Una volta decorati conservate i cupcakes in frigorifero. Prima di servirli lasciateli fuori dal frigorifero almeno 20 minuti.

dolce

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www.decora.it

P

unte russe della Decora sono utilissime per realizzare fiori di crema al burro. Con queste punte non c’è bisogno di essere un esperto decoratore perché con una leggera pressione sulla sac à poche la crema al burro uscirà già con la forma del fiore scelto, in questo caso uno splendido tulipano.

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Crostata con crema al limone e meringa di

Monica Sgandurra www.cakegardenproject.com

Il profumo del limone è il vero protagonista di questo dolce, nel quale si incontrano consistenze diverse: la pasta sabléè, friabile, la morbida crema al limone che la ricopre e in ultimo l’impalpabilità della meringa che avvolge e sigilla questi strati golosi.

ingredienti per 6 porzioni pasta sablée 125 g di burro 125 g di zucchero semolato 250 g farina 00 1 uovo un pizzico di fior di sale 1 limone bio crema al limone 60 g di burro 100 g di zucchero semolato 1 limone bio 1 uovo meringa 3 albumi 300g di zucchero semolato limone

Nel mixer mettete il burro freddo, lo zucchero e la farina e sminuzzate. Aggiungete l’uovo, la buccia di un limone grattugiata e il sale sciolto in poca acqua. Lavorate poco la pasta e poi lasciatela riposare in frigorifero per due ore ricoperta da una pellicola. Spremete il limone e grattugiate la buccia. Sciogliete il burro a bagnomaria. Lavorate in una ciotola l’uovo con lo zucchero e poi aggiungete il succo e lo zest di limone e in ultimo il burro fuso e mescolate bene. Stendete la pasta brisée e in una teglia rivestita con la carta da forno, cuocete la base della crostata a 170°C per 20 minuti mettendo dei fagioli secchi sulla superficie della pasta rivestita con un altro foglio di carta da forno. Sfornate e aggiungete il composto al limone e cuocete per altri 15 minuti a 160°C. Montate a neve gli albumi e aggiungete lo zucchero e qualche goccia di limone per realizzare la meringa. Sfornate la crostata e aggiungete sopra la meringa, infornate a 150°C e cuocete finchè la meringa non si sarà seccata. Sfornate la crostata e fatela raffreddare prima di servirla.

dolce

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I

limoni sono i frutti del Citrus limon, agrume della famiglia delle Rutaceae. Il colore giallo del limone è dovuto ai bioflavonoidi, composti che contengono i flavoni, una sottoclasse dei flavonoidi, composti polifenolici metaboliti secondari delle piante. Il termine flavone deriva dal latino flavo che significa di colore giallo, dorato, biondo ed è un pigmento naturale che dà colore alle piante, ai fiori e ai frutti. I limoni sono una preziosa fonte di vitamina C e per questo motivo sono alleati del sistema immunitario. Contengono inoltre sostanze come la limonina e il limonene che limitano i danni cellulari da cui può derivare la formazione di tumori. I limoni contengono anche l’acido citrico e i sali citrati che sono regolatori di acidità ed è per questo motivo che favoriscono la digestione. Preziosi anche per la presenza del gruppo di vitamine B, importante per l’equilibrio del sistema nervoso e per la nutrizione e lucentezza della pelle. I limoni hanno anche tante altre proprietà: antisettiche, toniche, fluidificanti, alcalinizzanti, battericida, cicatrizzante, antianemiche.

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Quando ci sentiamo affranti e deboli, tutto ciò che dobbiamo fare è aspettare. La Primavera torna, le nevi dell’inverno si sciolgono e la loro acqua ci infonde nuova energia. Paolo Coelho

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L’inverno è nella mia testa, ma una eterna Primavera è nel mio cuore Victor Hugo

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Marzo mese del benessere e della rinascita di

Giulia Panarelli instagram | in_cucina_con_amore

L’aria cambia il suo odore: arriva il profumo di Primavera! Le giornate sono sempre più lunghe e piene di luce, sbocciano i fiori con i loro colori vivaci e gioiosi, rinascono le foglie di verdi brillanti e gli animali escono dal letargo, è tutta una esplosione di vita che ci comunica Ri-nascita e rinnovamento! Il nome Marzo deriva dal latino Martius ed era il mese dedicato al dio Marte, padre di Romolo e Remo fondatori di Roma. Marte era la divinità del raccolto primaverile, oltre che della guerra ed erano le attività alle quali era adibito il mese che segnava anche l’inizio dell’anno. Nel mese di Marzo avviene il passaggio dall’Inverno alla Primavera, con l’equinozio che cade il ventesimo o il ventunesimo giorno del mese. La parola equinozio deriva dal latino aequus nox che vuol dire “uguale notte”, ossia notte e giorno sono in perfetto equilibrio, hanno la stessa lunghezza in termini di durata. Si tratta di un preciso momento in cui il Sole si trova allo Zenit rispetto all’Equatore. Marzo porta energia nuova e luce irradiata da tiepidi raggi solari che scaldano il cuore, danno la forza di rinascere, realizzare nuovi progetti e vivere nuovi sentimenti. L’Equinozio celebra così non solo il ritorno della Primavera ma della vita! La luce solare che si inizia a guadagnare in questo mese, stimola nel nostro corpo la produzione di serotonina, una sostanza fondamentale

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nella regolazione dell’umore, dell’appetito e del desiderio sessuale; è una sostanza che favorisce la riduzione dello stress e regala una profonda sensazione di benessere e di rilassamento. Nel mese di Marzo inizia la voglia di cibi colorati nei piatti e di alimenti sani che depurano il corpo dalle tossine accumulate durante l’inverno, dopo i pasti abbondanti e calorici assunti per riscaldarsi e consolarsi. Siamo quindi pronti a rimetterci in forma riattivando anche il corpo, spesso fermo nelle giornate invernali, con passeggiate all’aria aperta, corse, gite, sport, yoga e così via! E allora benvenuta Primavera! Accogliamo il cambiamento, mangiamo bene, rimettiamoci in movimento e raggiungiamo un buon equilibrio psicofisico.

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Il Giardino di Ninfa di

Monica Sgandurra www.cakegardenproject.com C’è un salice che cresce storto sul ruscello e specchia le sue foglie canute nella vitrea corrente; laggiù lei intrecciava ghirlande fantastiche di ranuncoli, di ortiche, di margherite, e lunghi fiori color porpora … William Shakespeare

Quando penso ai Giardini di Ninfa l’immagine che si crea nella mia mente è quella della splendida Ophelia che nell’Amleto di William Shakespeare si lascia trasportare dalle acque del ruscello immortalato poi nel famoso quadro preraffaellita di John Everett Millais. Le acque limpide di quel ruscello, le sponde fiorite, i riflessi e quell’eterna primavera sono quelli che possiamo trovare a Ninfa, uno dei più suggestivi giardini privati che abbiamo in Italia. L’incanto di questo luogo è dato da un intreccio magico tra la vegetazione, l’acqua e i ruderi dell’antico borgo medievale abbandonato nel 1382 dopo l’invasione e la sua distruzione a seguito di una sanguinosa guerra che vedeva il casato dei Caetani, signori di quelle terre, diviso e contrapposto in due fazioni a seguito del Grande Scisma d’Occidente. Si racconta che il Giardino di Ninfa «nasce in una terra protetta e custodita per secoli da tre elementi particolari: le guerre, le paludi, la malaria». Ci troviamo a sud di Roma, nell’Agro Pontino, nel comune di Cisterna di Latina, tra Sermoneta e Norma, ai piedi dei monti Lepini, un territorio di boschi di cerri e farnie che si affaccia al mare attraverso una pianura

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costellata di stagni e paludi. L’antico borgo distrutto e abbandonato in epoca medievale si trasforma in giardino solo nel 1920 quando Gelasio Caetani decise di bonificare il territorio e restaurare alcuni ruderi, come la Torre e quello che chiamavano il Municipio. Insieme alla madre, Ada Wilbraham Caetani, Gelasio iniziò a ideare il giardino. Tutta la famiglia, appassionati studiosi di botanica, collaborò all’impresa. Il fratello di Gelasio, Roffredo, incanalò l’acqua del lago situato alle spalle del borgo per creare una rete di piccoli corsi d’acqua, Marguerite Chapin, la moglie americana di Roffredo visitò più volte i vivai inglesi dai quali poi arrivarono ciliegi, rododendri e Cornus e la loro figlia, Leila, pittrice cresciuta alla scuola di Léger, diede infine al giardino le tante sfumature pittoriche dei colori delle fioriture. Il giardino dal 1972 è gestito dalla fondazione Roffredo Caetani e dichiarato Monumento Naturale dalla Regione Lazio. La tenuta si estende per circa 114 ettari, di cui sette sono quelli del giardino e circa 100 ettari fanno parte dell’ultima trasformazione di questo paesaggio, il Parco Naturale Pantanello, un’area nella quale si è ricostruita, a partire dalla metà degli anni Novanta, il paesaggio delle Paludi Pontine, un’area umida lungo la traiettoria degli uccelli migratori, un luogo oggi importante per l’osservazione dell’avifauna. Ma ora visitiamo il Giardino! La visita inizia percorrendo un lungo viale costeggiando un muro dietro al quale vi è l’Hortus conclusus, l’unica testimonianza storica dell’antico giardino di Ninfa, un giardino fatto costruire sotto le mura del castello e poi ristrutturato nel 1578 dal cardinale Niccolò Caetani. La struttura è quella tipica del giardino quadripartito con siepi di bosso, una fontana al centro del disegno e un agrumeto irrigato da piccoli canali d’acqua che corrono lungo tutto il perimetro. Sul lato opposto dell’Hortus, da un piccolo cancello si entra nell’incanto

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di Ninfa, ed è un susseguirsi di rovine e resti delle antiche chiese (il borgo ne contava ben nove) e una rigogliosa vegetazione che le avvolge morbidamente. Il visitatore è letteralmente rapito dai tanti scorci dall’immagine romantica: un viale di cipressi e bordure di lavande, gruppi di alberi ornamentali come i tanti Aceri e Prunus, piccole collezioni botaniche, arrivati da vivai specializzati del Regno Unito nel secolo scorso, masse di fioriture di perenni che si adagiano su una roccaglia, il rumore dei piccoli ruscelli che accompagnano i nostri passi. Le tante rose, a cespuglio o rampicanti seguono il cammino del visitatore fino alle sponde del fiume nelle cui acque si riflettono i colori delle fioriture degli iris o le fronde degli alberi. Un incanto fin troppo sognante nel quale il visitatore si perde lasciandosi trasportare dai colori delle fioriture, la luce dell’acqua e il verde delle masse morbide delle piante che avvolgono i resti delle architetture. Nulla è lasciato al caso, Ninfa è frutto di un lavoro nel quale in giardiniere è l’artefice principale insieme alle sue cesoie e con la collaborazione di un microclima eccezionale e a quei ruderi che oggi hanno ritrovato una nuova vita dentro un giardino incantato. Il giardino è aperto al pubblico solo in alcuni giorni dell’anno e solo con visita guidata per cui vi consiglio di consultate il sito www.fondazionecaetani.org Giardino di Ninfa, Doganella di Ninfa, Via Provinciale Ninfina 68, 04012 Cisterna di Latina

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LOVeat Marzo 2017  
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