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MENSILE D’ATTUALITà, POLITICA, CULTURA E SPORT ANNO 2° - N. 19 - Agosto 2012

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ABRUZZI: UNA STORIA DI PROVINCE VAL VIBRATA S. Omero 2.0 pag. 4

ROSETO

Salviamo Villa Clemente? pag. 7

MORRO D’ORO

Palestra cerca casa pag. 15

MISTERI, MITI e LEGGENDE Terra: il pianeta sconosciuto pag. 22

Riapre con gli storici gestori dell’ Hercules Via Naz.le S.S 150 - Tel. e Fax 085.8041059 - Pagliare (TE)


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Editoriale

Agosto 2012 e-mail: redazione@lo-strillone.it

il “bisogno” di scrivere I

taliani popolo di santi, poeti e navigatori… una definizione, tratta dall’incisione che campeggia sul Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur di Roma, che forse andrebbe aggiornata per includere anche ‘popolo di scrittori’. Perché, ammettiamolo, tutti noi annoveriamo tra le nostre conoscenze almeno un romanziere, o un autore di racconti brevi, o un giornalista. Persone per cui la penna non rappresenta un vero e proprio strumento di lavoro, visto che solitamente hanno un’altra professione, ma piuttosto una valvola di sfogo o un mezzo per soddisfare un bisogno. Il bisogno di dire la propria, ma con una autorevolezza e un prestigio che sarebbero altrimenti negati perché, in fondo, la parola scritta ha ancora un valore maggiore rispetto a quella semplicemente parlata, per sé stessi e per gli altri. Ma anche il bisogno di impegnarsi (o gratificarsi?) in un’attività considerata più ‘alta’, ‘nobile’ e ‘culturale’ di un impiego tradizionale. Io stessa registro quotidianamente l’aurea di rispetto di cui gode la mia professione da parte di chi, estraneo al settore, automaticamente identifica i giornalisti con professionisti colti, intellettuali, profondi. E allora, nel constatare l’incredibile aumento nel numero di giovani che vogliono ‘fare i giornalisti’, già rispetto a otto anni fa quando io ho scritto il mio primo articolo, mi viene spontaneo chiedermi se non possa essere anche una sorta di risposta a un mondo del lavoro che non dà più né garanzie né soddisfazioni. Un mondo del lavoro a cui tanti si affacciano convinti che, armati di una buona laurea conquistata dopo anni di studio e di tanta buona volontà, sia possibile costruirsi un futuro attraverso una professione che rispecchi le proprie attitudini e capacità e che, proprio per questo, sia fonte non solo di uno stipendio, ma anche di una intima soddisfazione. Salvo poi fare i conti, sin troppo presto, con una realtà ben diversa, in cui ci si trova costretti a inseguire un lavoro di pura sopravvivenza, che spesso non ha nulla a che vedere con gli studi fatti e che, tra sfruttamento e precariato, a volte al limite della decenza, smette di essere un’aspirazione per diventare un amaro dovere. E allora scrivere e pubblicare, anche se per piccole testate locali, anche se gratuitamente, anche se senza alcuna concreta possibilità per il futuro, diventa un’ancora a cui non si vuole rinunciare, capace di tenere accesa una tenue fiammella di speranza. E se anche solo una riesce a trasformarsi in un vero fuoco, ne sarà valsa la pena per tutti. . di SARA ROCCHEGIANI

QUESTA ME LA SEGNO P

erò… Ha assunto aspetti marcatamente simbolici, per le modalità percepite dagli astanti, il blitz pe reprimere il cosiddetto abusivismo-commerciale (per lo più ascritto a persone di colore) sulle spiagge di Roseto effettuato all’inizio di luglio. Per di più, una sottolineatura marcatamente politica a suo commento, ha rafforzato l’impressione. Nulla da dire nel merito della questione, molto da osservare invece su quella politica che crede di accrescere il suo consenso non tanto dalla risoluzione del problema, quanto dalle modalità diciamo così “estetiche” con cui si opera. mmigrati. Se non ci fossero stati gli immigrati, la popolazione in provincia di Teramo sarebbe diminuita nel 2010, di 425 persone. Ed invece, grazie a chi è venuto da un’altra parte del mondo, è cresciuta di 649 unità. Gli economisti dicono che, con una popolazione al 21 per cento over 65 anni e solo il 13 per cento under 15 anni, senza gli immigrati la recessione sarebbe peggiore. conomia. “La minore dinamicità dell’economia teramana rispetto alla media nazionale trova una spiegazione nelle caratteristiche intrinseche del proprio modello di specializzazione. Come accennato, Teramo evidenzia una accentuata specializzazione nel settore industriale, sia nel campo del manifatturiero che in quello delle costruzioni, ed in agricoltura. Al contempo registra una presenza meno importante nelle attività terziarie e di servizio. Questo modello di specializzazione penalizza la crescita della nostra provincia in quanto, i settori maggiormente presenti nella struttura economica provinciale, sono quelli che negli ultimi anni registrano le performance peggiori.” Così il “Rapporto sociale 2011” elaborato dall’Ente Provincia. assate la voce, se potete. «Se avete in mente la Rimini degli anni ’80, insomma la vacanza notturna e sballata delle discoteche, allora siete fuori strada. “Eravamo schiacciati da quel modello lì, del divertimento a tutti i costi, della notte, dello sballo”, dice il sindaco, Andrea Sgassi. “Abbiamo sofferto 7-8 anni poi abbiamo capito” (…) Dunque basta con le discoteche (…) ora Rimini è la città della cura di sé». Così sul “Venerdì di Repubblica” del 13 luglio. Qualcuno potrebbe passare la voce ai sindaci della costa abruzzese? anità. C’è un punto di principio, nella vicenda del ridimensionamento dell’ospedale di Atri e, in generale, della sanità abruzzese. Un aspetto messo in luce anche da una recente interrogazione parlamentare proposta dal deputato Pd, Tommaso Ginoble, che ha citato a proposito specifiche pronunce del Tribunale amministrativo abruzzese (TAR). In sostanza si tratta di questo: può il commissario del governo, nella specie il presidente della Regione, Gianni Chiodi, modificare nel profondo l’organizzazione del servizio sanitario regionale? Oppure il suo compito è solo quello di attuare il piano di rientro? Il principio cui si fa appello è semplice: “il commissario non può, con propri atti amministrativi, modificare o abrogare previsioni di legge regionale e, poiché il piano sanitario (esecutivo del piano di rientro) è legge regionale, tutte le decisioni del commissario che con esso confliggono” non possono essere assunte. Come del resto, sottolineano gli assertori di questa tesi, è “orientamento costante della Corte costituzionale”. di UGO CENTI

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LA FORZA DELLA PASSIONE: IL 1° TROFEO AUTOMOBILISMO CITTÀ DI MOSCIANO Motori, Sport E Tanto Pubblico Per Un Evento Da Ricordare

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uando l’iniziativa e la passione fanno il paio, le cose sono sempre ben fatte. È quanto avvenuto per il 1° Trofeo Automobilismo città di Mosciano, manifestazione tenutasi lo scorso 15 luglio e della quale vi diamo conto non solo perché ha riscosso un ottimo successo di pubblico, ma anche perché è stata senza ombra di dubbio motivo di pubblicità per la città che l’ha ospitata. er un giorno via Italia e le zone limitrofe a Mosciano Stazione sono state il teatro di uno spettacolo di autoracing al quale hanno preso parte circa 25 piloti provenienti da tutto il centro Italia: dalla Romagna al Molise, gli appassionati di motori si sono radunati per coltivare la loro passione. Il gran successo di pubblico, inoltre, è stato senza dubbio il segnale di una manifestazione riuscita e molto apprezzata. ra i tanti piloti che si sono cimentati nel circuito realizzato appunto in via Italia, si sono distinti Giustino Ginevro e Antonio Tulli sulla loro Peugeot 106 Rally 1.3: i due moscianesi hanno letteralmente esaltato il pubblico presente. niziativa e passione dicevamo. E certamente sono da lodare, a tal proposito, l’impegno e la determinazio-

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ne dei tanti giunti sul posto per assistere allo spettacolo: alcuni di essi sono addirittura arrivati a Mosciano Sant’Angelo la sera prima della manifestazione. Ma non si possono dimenticare anche quanti hanno lavorato per organizzare e realizzare l’evento. Ecco allora che spiccano i nomi di Giustino Ginevro, Antonio Tulli, Giuseppe Ferroni e dell’associazione Abruzzo Race: il loro apporto è stato fondamentale per far sì che il 15 luglio Mosciano Sant’Angelo si trasformasse nella capitale dei motori. Infine, non si possono dimenticare gli sponsor che hanno sostenuto l’iniziativa ed il comune di Mosciano Sant’Angelo che ha patrocinato l’evento. nsomma una bella pagina per l’intera città: un momento fatto di motori, passione e sport.

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SANT’OMERO: COMUNE SEMPRE PIU’ TECNOLOGICO D

opo il nuovo e più funzionale sito internet, la rete wi-fi, il protocollo informatico, un altro obiettivo di programma viene raggiunto dall’amministrazione comunale di Sant’Omero. In attuazione del piano di informatizzazione ed innovazione, l’amministrazione Pompizi, ha attivato un portale web dove, una vasta gamma di servizi per il cittadino, sono fruibili direttamente da internet attraverso il sito web istituzionale. 3 sono le macro-aree a cui appartengono questi servizi: SUAP (Sportello Unico Attività Produttive), SUE (Sportello Unico Edilizia) e SIT (Sistema Informativo Territoriale Urbanistico). Il SUAP e il SUE – spiega l’Assessore all’informatica e urbanistica Marcello Ippoliti - permettono al cittadino di presentare online tutta la documentazione necessaria sia per l’avvio di un’attività economica, sia per la presentazione di una pratica edilizia, con la possibilità di seguire da casa lo stato delle proprie pratiche. on il SIT, invece, si potrà consultare le cartografie e le relative banche dati catastali, con la possibilità di visualizzare e stampare le mappe cartografiche, le visure catastali, le visure del PRG vigente, le destinazioni d’uso di piero ricciutelli

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del suolo e tanto altro ancora.” a presentazione di questo nuovo strumento ci sarà il 12 aprile alle ore 16 presso la Sala Marchesale in piazza Dauri. nell’ottica della semplificazione e della modernizzazione in favore del cittadino, al Comune di Sant’Omero, si sta già lavorando su altre due innovazioni: l’utilizzo della PEC come strumento di comunicazione tra l’ente e gli ammiL’Assessore all’informatica nistratori e l’introduzione della cer- Marcello Ippoliti tificazione online. ome amministrazione giovane – conclude il Consigliere alla trasparenza e informazione Alessandro Azzari - non potevamo che puntare sulla tecnologia come strumento per sburocratizzare e semplificare la vita dei cittadini.

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IL MONTEPULCIANO D’ABRUZZO BLUES INCANTA LA VAL VIBRATA FORTIS, VINO E MAGIA NELL’ESPLOSIONE DEL BLUES

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ino è musica. Non congiunzione, ma verbo. L’affascinante vetrina vibratiana, con i suoi storici e suggestivi borghi, ha suggellato ed ospitato questo interessante pensiero anche questo anno dedicando spazio e visibilità al Montepulciano d’Abruzzo Blues, il Festival sapientemente voluto ed organizzato dall’Associazione Musicale Frank Zappa di Torano Nuovo. rrivata alla sua sesta edizione e con il sostegno della Fondazione Tercas di Teramo, la rassegna ha accolto ricche ed avvolgenti atmosfere regalando ai presenti emozioni profonde, tipiche del genere e dei suoi artisti di calibro internazionale che, nelle quattro date di luglio (67-13 e 14), si sono lasciati trascinare dai colori e dai sapori dei quattro comuni della vallata, Controguerra, Nereto, Corropoli e Torano. d assistere ad uno spettacolo di straordinaria carica emotiva sono stati gli appassionati e non, quelli che hanno nel sangue il fuoco e la passione delle note blu e quelli che semplicemente amano la buona musica, abbinata al sapore del Montepulciano, il nostro vitigno prediletto, il nostro tesoro d’Abruzzo che offre sensazioni estatiche e che impreziosisce ed inonda di valore la nostra terra. erino Brandimarte, Presidente dell’Associazione, è un attento conoscitore dei due mondi. “Il matrimonio perfetto” dice “che caratterizza questi eventi e che porta un po’ tutti a sognare. In fondo, la musica deve sposarsi con un territorio. Perché il Montepulciano, così come pure le tipicità dei nostri prodotti gastronomici, va sempre promosso, fatto conoscere, apprezzare e perché se si congiunge ad altre ricchezze crea effettivamente magia”. far sognare un vasto ed entusiasta pubblico è stato lo scenario realizzato in occasione dell’arrivo a Controguerra di Peaches Staten, una vocalist statunitense strepitosa e versatile che ha surriscaldato gli animi pridi piera ruffini

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ma dell’arrivo sullo stesso palco di Andy J. Forest, armonicista, chitarrista, cantante, ma anche attore, pittore e scrittore, artista dallo stile unico che ha avuto l’opportunità di aprire importanti festival come quello per B.B. King, Roy Rogers, Robert Cray. Una mescolanza intrigante con qualche spruzzata di punk si catalizza, invece, a Corropoli con il concerto degli inglesi Nine Below Zero, la cult band del British Blues. E molto folk con i Dago Red, gruppo italiano che deve il suo nome alla raccolta di racconti di John Fante. Infine la Blues Explosion a Torano con Texas Slim, Andy Just e Vivian Kelly che hanno ipnotizzato i presenti in uno spettacolo innovatore, originale e pieno di fascino. La musica è un’entità esigente, è un’amante gelosa” sostiene in un’intervista Alberto Fortis, acclamato ed inneggiato nella cornice neretese il 16 luglio per le sue performances toccanti e la sua spiccata sensibilità riguardo ai diversi temi sociali e umanitari. Ambasciatore Unicef, impegnato oltreoceano in esperienze poliedriche e significative come l’incontro con il Dalai Lama, Fortis si mostra alla platea per l’artista ribelle che è. Fuori dal coro, in contrasto con le regole bizzarre ed ortodosse del mercato discografico, assorto nella battaglia in favore dei più deboli. Da Vincenzo e Milano, a La Sedia di Lillà, a Voi romani riempie ed immerge in una dimensione quasi surreale. Quasi onirica. elle d’oca per gli organizzatori e gli spettatori. Sono queste, evidentemente, le emozioni di cui tutti forse abbiamo un infinito appetito.

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ALBA ADRIATICA: Il CENTRO ‘ALICE’ DALLA PARTE DEI BAMBINI I

l Centro “Alice” di Alba Adriatica, aperto ai minori dai 6 ai 18 anni tre giorni la settimana, è uno spazio dove i ragazzi possono svolgere i compiti e partecipare ai giochi, alle attività creative e ai laboratori proposti dalle due educatrici, Giuliana Natalini e Alessia D’Ambrosio, che ne sono l’anima e mi raccontano con passione ed entusiasmo la loro avventura. Un centro frequentato soprattutto da ragazzi che non sono di origine italiana, in particolare cinesi e Rom. E ciò ne fa già un luogo “speciale”, uno spazio dove diverse culture si incontrano al di là delle differenze. Le differenze possono sembrare solo degli ostacoli, ma si rivelano occasioni di arricchimento reciproco e il centro è un piccolo grande segno che la convivenza tra “diversi” non solo è possibile, ma è bella. Questo grazie anche ai progetti specifici che Giuliana e Alessia mettono in pratica coinvolgendo i ragazzi. d esempio “I diritti dei bambini”; basta leggere quali sono per comprenderne la portata per ragazzi che spesso vengono da storie familiari e contesti cittadini che sembrano comunicare l’esatto opposto: Io ho diritto alla vita, ad un nome e ad una nazionalità Io ho diritto ad una casa, al cibo e all’igiene Io ho diritto all’amore, all’attenzione e alle cure di una famiglia Io ho diritto allo studio Io ho diritto al gioco Io ho diritto alla salute ambientale e personale Io ho diritto ad essere protetto da ogni tipo di violenza Io ho diritto all’uguaglianza Io ho diritto alla pace Io ho diritto all’informazione. Oppure “Alla scoperta delle emozioni”: Le emozioni non di dino spina

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sono né buone né cattive, né giuste né sbagliate, sono solo emozioni. I comportamenti che derivano da certe emozioni non sempre però sono buoni e giusti. A volte certe emozioni non sono piacevoli: quando ad esempio ti senti triste o geloso, non puoi dire di provare qualcosa di piacevole. Alcune emozioni non ci aiutano a star bene con noi stessi e con gli altri, anzi rischiano di metterci nei guai perché ci portano ad agire in modo dannoso. È utile riconoscere quali sono le emozioni che non ci fanno star bene per cercare di trasformarle. Quasi ovvio, verrebbe da dire. Ma quanti, di noi adulti, ci comportiamo di conseguenza? Quanto trasmettiamo ciò ai giovani con cui entriamo in relazione? Il lavoro svolto da Giuliana e Alessia è, in questo senso, prezioso, inestimabile. Come loro tengono a sottolineare, il Centro non è un parco giochi, o un parcheggio per genitori indaffarati o assenti. Ma, è una possibilità di crescita e di confronto per i ragazzi, un’opportunità per contribuire, senza presunzione e pur tra mille difficoltà pratiche, logistiche e collaborando con le altre agenzie educative, al ben-essere di chi spesso conosce solo il lato buio dell’infanzia e dell’adolescenza. E che magari un giorno trasmetterà a sua volta certi valori, perché vissuti fin da piccolo e ricevuti con amore.

BRUNO COLLEVECCHIO CI HA LASCIATO…

Poco meno di un anni fa,alla morte di suo fratello Giovanni, come facemmo anche per la dipartita del primo fratello Francesco , parlammo di un lutto…regale, sì, perchè era morto “lu re” , rappresentante di una genia tutta rosburghese nella quale il cognome ufficiale, Collevecchio, è sempre stato accantonato dal sopranome di monarca autentico. Bruno Collevecchio faceva parte del duo sartoriale della vecchia Roseto con la moglie Ada D’Ascenzo ,scomparsa prematuramente lasciandolo nel ruolo di doppio genitore nei confronti dei quattro figli in giovane età : Candida, Patrizia, Gianni e Gilda Paola. Oltre alla famiglia. tante altre passioni lo hanno interessato, tutte con legami caratterizzati da grande impegno, dalla creatività sartoriale che negli anni Cinquanta, prima diposarsi, gli consentì ad imporsi fra gli artigiani abruzzesi nella capitale, la musica, suonava la batteria,cantava, e, non ultima, la politica. Nel dopoguerra militò nel P.R.I.e lottò,alla pari di tanti rosetani di allora, per far sì che l’idea repubblicana, con l’edera sbandierata ovunque, prevalesse nel referendum del 2 giugno 1946 per annullare la monarchia, lui che a Roseto era pur sempre “lu re”. “Cumpà Bruno”, non era mio “padrino” ma a Roseto non si poteva fare a meno di chiamarlo così, con autentica bonomia, amava la politica e, fatta la Repubblica, passò al P,S.I.vivendo intensamente le evoluzioni politiche ed amministrative dei tanti…garofani cresciuti nel territorio. Quando nella intasatissima chiesa, ex Santa Filomena, la sorella Valeria ha voluto ringraziare i presenti, la commozione, quella vera, si è impadronita della grande folla. “Ciao cunpà Brù, pè noi cutarule sì simpre lu re!” (lubra)


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ABRUZZO, ABRUZZI: UNA STORIA DI… PROVINCE

Gli spostamenti dei confini nel nostro territorio non sono una novità. Ripercorriamoli. C

orsi e ricorsi storici, ritorno al passato, territori tagliati ed accorpati . La nostra regione, dalle tre divisioni (Abruzzo Citra, Abruzzo Ultra I, Abruzzo Ultra II ) fu poi unificata, e gli Abruzzi diventarono così Abruzzo, al singolare, con tre province : l’Aquila, Teramo e Chieti, oi, con il Regio Decreto Legge, che portava la data del 2 febbraio 1927, vi fu un… terremoto, nulla di tellurico per carità, ma, senza che la terra tremasse, vi fu un movimento interno di province atto a farne nascere una nuova , Pescara, con la fusione di Castellamare Adriatico, provincia di Teramo e Porta Nuova, provincia di Chieti. Alcuni mesi più tardi, cinque comuni aquilani passarono alla provincia di Rieti. Fu questo un sovvertimento territoriale del quale il regime littorio si fregiò come se fosse un prestigioso distintivo politico. Regista il Ministro Giacomo Acerbo, da Loreto Aprutino, a fine conflitto condannato sia dalla destra perchè fece cadere Mussolini che la sinistra che lo considerava il “ras” d’Abruzzo due comuni , Bussi e Popoli, passarono da L’Aquila alla’ultima arrivata, la quale ebbe da Chieti ben quattordici municipalità : Abbateggio, Bolognano, Caramanico, Castiglione a Casauria, Lettomanoppello, Manoppello, Pescara (Porta nuova), Roccamorice, Salle, Serramonacesca, S.Eufemia, S,Valentino, Tocco, Turrivalignani e S. Giovanni Teatino. Più massiccio, addirittura raddoppiato, lo scippo subito da Teramo con ben trenta comuni : Alanno, Brittoli, Cepagatti, Cappelle, Carpineto,Catignano, Castellammare Adriatico, Città S. Angelo, Civitaquana, Civitella Casanova, Collecorvino, Corvara, Cugnoli, Elice, Farindola, Loreto Aprutino, Montebello, Moscufo, Montesilvano, Nocciano, Penne, Pescasansonesco, Pianella, Picciano, Pietranico, Rosicano, Scafa, Spoltore, Torre dè Passeri,Vicoli e Villa Celiera. Passarono cinque mesi ed avvenne uno… scippo considerato ben più grave, perché in quel caso furono prevaricati i confini regionali, dall’Abruzzo al Lazio. Ne fu regista il gerarca aquilano Adelchi Serena al quale, pochi anni fa, i suoi concittadini negarono l’intitolazione dello stadio, per lo sgarbo ricevuto. Questi i cinque comuni che passarono dalla provincia aquilana a quella di Rieti : Città Ducale, Leonessa, Amatrice, Antrodoco e Mercato. Ed ora? In questo momento, nella parte orientale della nostra regione ci dovrebbe essere un accorpamento di tre province : Teramo, Pescara, Chieti, con il problema, difficile e scottante, della scelta del capoluogo. Ad ovest L’Aquila è sola, dovrebbe essere tranquilla, ma c’è sempre qualcuno, fra i politicanti dei confini di territorio, che di luigi braccili

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si agita temendo ulteriori tagli con altri accorpamenti che potrebbe approdare nel Lazio, in un grande calderone. A Teramo, grida di dolore sono venute fuori dal presidente Catarra che, magari dimenticando di essere stato eletto con una manciata di voti, difende con tenacia il suo… orticello. Ma tant’è, siamo agli inizi e le argomentazioni da mettere in discussione non mancano di certo.

CHE FINE FARANNO LE NOSTRE PROVINCE?

Chieti manterrà la sua Provincia e farà coppia con L’Aquila. Cadono sotto la scure del governo, invece, Pescara e Teramo, come già ampiamente annunciato. Il Consiglio dei ministri, infatti, ha definito i criteri per il riordino delle province previsti dal decreto legge sulla spending review. I requisiti richiesti per il salvataggio sono di avere almeno 350 mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2.500 chilometri quadrati. In prima battuta era stata ipotizzata un’ampiezza di 3 mila  chilometri quadrati, circostanza che avrebbe condannato Chieti, mentre L’Aquila è stata graziata dalla previsione normativa che sono comunque salvaguardate le province sede del capoluogo di Regione. Le nuove province eserciteranno le competenze in materia ambientale, di trasporto e viabilità, al contrario le altre saranno devolute ai Comuni, come stabilito dal decreto “Salva Italia”.


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Roseto

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DALLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA UN PIANO PER SALVARE VILLA CLEMENTE

n abbandono da decenni, Villa Clemente sembra reclamare a gran voce una decisione in grado di sbloccare l’impasse che grava sulla struttura, di proprietà Icomunale: studiare un valido progetto di recupero, in grado di salvaguardare

questa preziosa testimonianza della storia architettonica di Roseto, o vendere per ricavare fondi importanti per le casse comunali? L’attuale amministrazione sembra orientata alla vendita, anche se con alcuni distinguo al suo interno, ma non tutte le forze politiche sono d’accordo. E dalla Federazione della Sinistra arriva una proposta per salvare Villa Clemente. «Apprendiamo che è decisione del comune di Roseto vendere immobili all’interno dell’ex area Monti, le ex scuole dismesse e Villa Clemente. La motivazione è sempre la stessa: fare cassa - scrive il portavoce di FdS Marco Borgatti -. Solo una amministrazione senza idee per reperire fondi attua i metodi della cessione, impoverendo la città di beni e servizi non risolvendo nulla, ma spostando alle nuove generazioni i problemi che dovranno affrontare con ancor meno risorse. Villa Clemente rappresenta un pezzo di storia della nostra città e noi non ci stiamo. Il Comune paga un canone d’affitto per il centro dell’impiego di circa 39mila euro, di cui circa 10mila a carico dell’Ente e il resto suddiviso tra i vari Comuni dell’ente d’ambito. Inoltre, l’amministrazione versa affitti per circa 21.900 euro per rimesse e magazzini e altri 9.000 euro per uffici del settore commercio in centro. Proponiamo al Comune di razionalizzare, ovvero riqualificare le scuole messe in vendita e i locali pubblici nell’area exMonti per spostare in quei luoghi uffici e magazzini. Questa operazione porterebbe alle casse comunali circa 60.000 euro annui, una somma che di fatto renderebbe svantaggioso vendere questi locali. In dieci anni vuol dire avere oltre 600.000 euro per risanare il bilancio e investire poi sul territorio».

VIVERE LA SOCIETÀ ATTRAVERSO L’ARTE: VISIONI CONTEMPORANEE

na pregevole iniziativa di arte e cultura. Questo, in sintesi, il senso di Visioni Contemporanee, mostra svoltasi dal 30 giugno al 14 luglio nella Villa CoU munale di Roseto degli Abruzzi. L’evento è stato curato da Chiara Strozzieri e

ha visto l’esposizione delle opere di tre importanti artisti di casa nostra: Lucio Monaco, Carmine Galiè e Alfredo Celli. on è semplice raccontare Visioni Contemporanee: più che una mostra potremmo chiamarla un’esperienza e, come tutte le esperienze, essa andrebbe vissuta per essere compresa appieno. Ogni artista ha fornito il suo decisivo contributo nel rappresentare la realtà contemporanea dal proprio punto di vista. Ecco allora che ci lasciamo coinvolgere dall’approccio di Lucio Monaco, artista moscianese che nelle sue opere tenta di carpire quell’attimo fuggevole che, rappresentato, diventa eterno. Con la sua tecnica e l’utilizzo di manifesti pubblicitari strappati e reinseriti, con opportuni interventi artistici, in un più ampio contesto, egli riesce a trasmettere il suo messaggio di solitudine dell’uomo nella società. Una solitudine che per certi aspetti è vissuta, quasi aggredita, affrontata ad armi pari dall’artista che diviene in questo senso metafora dell’uomo contemporaneo, rapito dalla psichedelìa della metropoli e delle sue campagne pubblicitarie, ma che proprio da esse trae spunto per portare avanti la sua lotta all’interno della società. l carattere esclusivo di questa mostra è poi garantito anche dalle opere di Carmine Galiè e di Alfredo Celli. Anche loro artisti di razza che con le loro creazioni riescono a fornire la loro personale visione della società e della solitudine dell’uomo che in essa vive. isioni Contemporanee si colloca, dunque, tra le manifestazioni artistiche più apprezzate di questa estate 2012: uno di quegli eventi di cui si ha sempre bisogno, perché è proprio grazie a questi momenti che possiamo concederci il lusso di riflettere su di noi e sul nostro ruolo nella società, abilmente guidati in questo percorso dalle meravigliose opere d’arte esposte.

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TIPICAMENTE ROSETANI Assegnati i premi per il piatto tipico di Roseto L

a splendida cornice della Piazza della Repubblica, in una calda sera d’estate e con le note del Daniele Falasca Quintet, ha salutato i cinque piatti tipici che si fregeranno, d’ora in poi, del titolo di specialità “alla rosetana”. Si è conclusa con successo, quindi, l’iniziativa del Comitato presieduto da Lorenzo Mazzocchetti e che ha avuto come segretaria l’infaticabile Marta Vannucci. Sei piatti, sei cuochi del territorio hanno superato le prove per le categorie “antipasto”, “primo”, “secondo”, “dessert” e “pizza”, a cui gli organizzatori hanno voluto aggiungere un premio speciale per il miglior cuoco giovane. La giuria, che ha potuto contare sul prezioso supporto del giornalista Luigi Braccili, ha avuto un compito arduo nello scegliere tra i cinquanta concorrenti che hanno proposto le loro creazioni, durante la settimana precedente, nei locali della stessa piazza. La manifestazione si è svolta sotto il patrocinio gratuito del Comune di Roseto degli Abruzzi, che ha concesso il premio Rosa d’Oro per i vincitori delle cinque categorie, mentre il premio per il cuoco giovane è stata una scultura del Maestro Daniele Bosica. Sono stati scelti piatti innovativi che, al tempo stesso, presentassero un legame col territorio, che utilizzassero come ingredienti i prodotti tipici della nostra collina e del nostro mare. È sulla base di questi criteri di Vincenzo Di Frischia

che la sezione “pizze” ha visto vincitore Franco Teodoro con la “farina impastat’ nghe la jerv”, mentre nella sezione antipasti la Rosa d’Oro è andata ai “ravioli pane e pomodoro” di Marino Di Colli. Nella sezione “primi”, invece, si è voluto premiare il gusto della decorazione del “risotto alla rosetana” di Gabriella Felicione, con il riso abbellito dal fiore simbolo della nostra città, la rosa. Rosanna Maggetti, vincitrice della sezione “secondi”, ha voluto unire la tradizione dei nostri pescatori con un alimento del futuro, in Italia ancora poco diffuso rispetto ad altri paesi. Granchi e scampi erano infatti contornati da alghe, un cibo dalle proprietà nutritive ricche ma poco conosciute. Nella categoria “dessert” ha avuto la meglio Sandro Ferretti, che ha avuto l’idea di mettere la “pizza dolce in calice”, con un fondo di caffè. Infine, il premio speciale per il giovane cuoco emergente è stato assegnato al venticinquenne Edoardo Ercole, che ha presentato i suoi “spaghetti mollicati al sugo di baccalà”. A condividere il successo della manifestazione con il comitato organizzatore e il numeroso pubblico, era presente anche l’Amministrazione Comunale, nelle persone del Sindaco Enio Pavone, del vicesindaco Alfonso Montese e dell’Assessore al turismo e alla cultura Maristella Urbini. Consapevole della bontà della manifestazione e della sua utilità per il richiamo turistico nella nostra Roseto, il Primo Cittadino “si è impegnato a dare un appoggio economico per il prossimo anno” ricorda il presidente Mazzocchetti. Il premio per il piatto tipico rosetano avrà infatti un seguito con un festival gastronomico che si spera attiri gourmet da tutta Italia e non solo.

Ecco a voi i nuovi piatti tipici rosetani


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Completati i lavori sulla nazionale adriatica nord Soddisfazione Del Sindaco Mastromauro uova illuminazione, realizzazione delle banchine con percorso pedoN nale a raso, rimessa in quota dei pozzetti esistenti, realizzazione della canalizzazione delle acque bianche, allargamento della sede stradale

in corrispondenza dell’incrocio con via Mantova per facilitare il deflusso dei mezzi e integrale rifacimento del fondo stradale con revisione della segnaletica orizzontale e verticale. Questi gli interventi sul tratto nord della strada statale 16 adriatica, dal ponte sul Salinello a via Pannella, di recente ultimati dalla Valdelsa Costruzioni, l’impresa fiorentina risultata aggiudicataria dei lavori tra le 184 ditte che avevano partecipato alla procedura aperta avviata dal Comune. Con i lavori da ultimo realizzati – dichiara il sindaco Francesco Mastromauro – abbiamo completato, e lo dico con grande soddisfazione, l’impegnativo intervento sull’intero tracciato della nazionale adriatica ricadente nel territorio di nostra competenza, per anni in condizioni penose e fonte, come evidenziato dalla nostra Polizia municipale, di molti incidenti stradali, con punte notevoli tra gli ultimi mesi del 2007 ed i primi del 2008. Per questo ho inserito tra le priorità del mio programma, avendo riguardo alla sicurezza di pedoni, ciclisti ed automobilisti, proprio questo intervento lungamente atteso ed ora finalmente ultimato. Aggiungiamo così – conclude il sindaco - un tassello assai significativo alle tante opere programmate e realizzate dall’Amministrazione, tenendo fede alle promesse fatte”. lavori che hanno interessato il tratto nord della Ss 16 seguono quelli ultimati il 15 luglio dello scorso anno per la messa in sicurezza della statale adriatica nel tratto urbano di Giulianova compreso tra via Pannella-via Ippodromo e quindi tra via D’Annunzio e il sottopasso di via Lepanto, oltre agli interventi effettuati nel maggio 2011 sul tratto della nazionale 80 tra il bivio Bellocchio e il Km. 99, all’altezza dell’innesto con il tratto iniziale di via Mulino da Capo. Ringrazio, e lo avevo già fatto in passato, l’assessore regionale Giandonato Morra per aver promesso e garantito la compartecipazione alla spesa per l’intervento, pari a 500.000 euro, per vero unico finanziamento da noi ricevuto da parte della Regione. L’assessore Morra – conclude Mastromauro - ha dato la dimostrazione concreta di aver superato quei vieti steccati politici che purtroppo impediscono di operare per il bene della collettività prescindendo da colori e appartenenze. E’, questo, un atteggiamento che mi trova perfettamente d’accordo e che da tempo ho fatto mio ma, bisogna dirlo, difficile da riscontrare”.

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CONSEGNATE DAI CORPI SANITARI INTERNAZIONALI LE PERGAMENE DI MEMBRI ONORARI A SINDACO, COMANDANTE E MARESCIALLO POLIZIA MUNICIPALE. state consegnate in Comune al sindaco Francesco MastromauSpaleono ro, al comandante Roberto Iustini e al maresciallo della Polizia municiGianni Di Loreto le pergamene di membri onorari dei Corpi Sanitari

Internazionali, sodalizio erede della Legione Garibaldina. riconoscimenti, voluti direttamente dal comandante generale Alessandro Della Posta per la sensibilità dimostrata nel campo della tutela ambientale, rafforzata dall’istituzione, particolarmente apprezzata dal Nucleo ambientale di Giulianova dell’associazione, di Unica Beach, sono stati materialmente consegnati dal capitano Mirko Merico e dal tenente Piero Rapani. Ringrazio, anche a nome del comandante Iustini e del maresciallo Di Loreto, il dottor Della Posta per questo riconoscimento – ha dichiarato il sindaco - che oltretutto va a suggellare il solido rapporto intercorrente tra il Comune e l’associazione Corpi Sanitari Internazionali con la quale, va ricordato, nel maggio 2011 abbiamo voluto sottoscrivere un formale protocollo d’intesa relativo all’attività finalizzata alla prevenzione e al contrasto di smaltimenti abusivi o depositi incontrollati di rifiuti nel nostro territorio mediante il pattugliamento a cavallo garantito dal Nucleo con sede a Giulianova. Un’attività – conclude Mastromauro - rivelatasi utile per controllare e salvaguardare l’ambiente con particolare attenzione alle zone in prossimità dei fiumi Tordino e Salinello, a volte trasformate da persone insensibili e prive di scrupolo in vere e proprie discariche abusive”.

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Giulianova

L’ANTICO OSPEDALE “MARIA SS.MA DELLO SPLENDORE” rede dell’ hospitium medievale Ementale di Castel S. Flaviano e del rinasciospedale di San Rocco,

bola telegrafica nazionale”, proposta dai deputati Carlo De Michetti e Giuseppe Cerulli Irelli ed approvata dalla Camera dei Deputati il 3 giugno 1909, e rimasto attivo sino alla prima metà con i contributi messi a disposizione da un comitato dell’Ottocento ma in condizioni fatiscenti, la strut- pro-ospedale sorto nel 1913. A dirigere il nosotura sanitaria allocomio sin dalla sua gata nell’ex conistituzione e per i vento Maria Ss.ma decenni a seguire dello Splendore, è il Prof. Vincenzo inaugurata nell’aMarcozzi, valengosto 1914, trae tissimo chirurgo di le sue origini dalla origini teramane richiesta avanzagià allievo del ceta dalla Congrelebre Leonardo gazione di carità D’Antona nella al Comune il 19 Regia Università di gennaio 1870. La Napoli e libero doCongregazione, cente in patologia infatti, nel rilevare chirurgica presso la inopportunità l’ateneo partenodella compresenpeo. Dopo la creza, nel complesso azione della sala di S. Rocco, dell’aoperatoria, reasilo e dell’ospedalizzata grazie alla le, e prospettando sopraelevazione il rischio di un contagio a danno dei L’ospedale in una immagine dei primi anni ‘20 (collezione Jonata Di Pietro). realizzata a partire dal novembre giovanissimi allie-Il direttore Prof. Vincenzo Marcozzi (cortesia Gianfranco Garosi). 1914, con i due piavi, richiese in quel ni che avrebbero giorno la cessione di parte dell’immobile precedentemente adibito a convento dei Cappuccini, incorporato il campanile della adiacente chiesa, da circa 5 anni entrato a far parte del patrimonio nel 1930 il complesso sanitario, giovandosi di consicomunale. La cessione sarebbe stata perfeziona- stenti sussidi governativi, sarebbe stato arricchito di ta nel 1883 ma una serie di problemi, amministrativi un moderno gabinetto radiologico, facendo così e soprattutto finanziari, avrebbe impedito di dare dell’ospedale “Maria Ss.ma dello Splendore” uno seguito al progetto, rimanendo i locali occupati dei più importanti ed attrezzati presidi sanitari della solo dall’Ospizio di mendicità nonostante la scritta provincia. “Ospedale” che pure campeggiava nella parte anteriore dell’edificio. La situazione di immobilismo cessa nel 1909, quando finalmente prendono avvio i lavori di adeguamento strutturale dell’ex convento, affidati ad Emidio Pagliaccetti, con la sistemazione della facciata, dotata di bugnati laterali secondo il progetto approntato dall’ingegnere teramano Giuseppe Marcozzi, a partire dal 1910. L’entrata in funzione dell’ospedale “Maria Santissima dello Splendore” si ha, come anticipato, nel Via P. Togliatti, 37 - Mosciano Sant’Angelo (Te) - Cellulare 338.2139156 1914, grazie anche ai proventi derivanti dalla “tomdi sandro galantinit

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Mosciano S. Angelo

“LAVORARE PER LA MOSCIANO DEL FUTURO” di LUCA Lattanzi

Marco Poltrone si confessa a Lo Strillone: tra accuse, rimpianti e progetti futuri Intervista a tutto campo con uno dei principali protagonisti della vita politica moscianese. In esclusiva per Lo Strillone, Marco Poltrone ha esposto il suo punto di vista sulla politica cittadina e sulle iniziative da intraprendere per rilanciare la città.

Da vicesindaco a consigliere di opposizione. Alla luce dei fatti, rifarebbe quanto fatto alla fine del 2011? Quando con il mio partito presi la decisione di uscire dalla maggioranza che governa la città, la presi in piena coscienza e consapevole delle eventuali ritorsioni politiche cui sarei andato incontro. Fu una decisione sofferta ma ponderata, traumatica ma cosciente. Era ormai evidente che la mia presenza in Giunta, era diventata di ostacolo a giochi e progetti politici, si era arrivati al punto di mettere in giro falsità e pettegolezzi finalizzati a minare la mia credibilità e onorabilità personale e politica per arrivare, come fine ultimo, ad un mio isolamento politico. Ora lei mi chiede se oggi, dopo quanto successo rifarei ciò che ho fatto. La mia risposta è netta e chiara: SI. E lo dico in piena coscienza, perché ho sempre ritenuto e ritengo che Mosciano meriti una classe politica migliore, che si occupi sempre più e meglio dei gravi problemi della nostra città. Mosciano deve guardare avanti e deve avere finalmente la forza e il coraggio di cambiare e di liberarsi dei soliti professionisti della vecchia politica che continuano a fare tanto danno alla nostra città. I cittadini devono dare un segnale forte e chiaro se è vero che sono stanchi dei soliti ritornelli, delle promesse e del vecchio modo di fare amministrare la cosa pubblica. Quali sono a suo avviso le urgenze da risolvere in città? Penso che con questa congiuntura economica bisogna avere due obiettivi: 1) dare soluzioni immediate e semplici per valorizzare il territorio e rispondere alle esigenze dei cittadini; 2) fornire idee e sogni per una Mosciano proiettata al futuro. Abbiamo una realtà, Mosciano Stazione, in completo abbandono, con capannoni dismessi, senza parcheggi e con bus che fermano in mezzo alla strada. Penso che qui ci sia bisogno di far riconvertire le attività. Dobbiamo aprire le porte alle aziende, favorendone la riconversione e creando nuovi posti di lavoro. I signori della maggioranza devono capire che non è più il momento di tenere bloccata questa realtà: bisogna guardare nell’insieme l’intera zona. Il progetto di Mosciano Stazione, passa dall’interramento dell’alta tensione al riprogettare tutta l’area prevedendo, ad esempio un terminal bus messo in relazione con la stazione ferroviaria e l’autostrada, senza dimenticare i parcheggi nell’area dell’ex casello autostradale: un’opera che aspetta da troppo tempo. Si potrebbero poi proporre dei premi di cubatura per chi riqualifica gli immobili esistenti degradati, senza dimenticare la vivibilità dell’intera zona: un percorso pedonale che colleghi Santa Maria dell’Arco alla Stazione e ai suoi servizi. Tutto questo, a mio avviso rivitalizzerebbe l’intera area e darebbe lustro all’intera città, anche a quel centro città ormai abbandonato a se stesso. Il centro storico ha bisogno di un restyling che passi attraverso progetti realizzabili sia a breve che a lungo termine: idee che possono essere messe in opera anche con l’utilizzo di poche risorse, ma che diano la possibilità alla città di ripartire attraverso iniziative che abbiano al centro innanzitutto il decoro urbano e la valorizzazione di quanto già c’è: penso alle bellezze artistiche, ai musei, alle chiese, insomma alla storia di questa nostra bella Mosciano. Come vede il suo futuro politico? Anche in questo caso la mia risposta è molto semplice. Non è importante quale sarà il mio futuro politico, ma quale sarà il futuro di Mosciano. Non le nascondo che ho un grande sogno e cioè quello di un progetto politico che riunisca tutte le forze autenticamente democratiche e riformiste, insieme alla società civile, al mondo dell’associazionismo e ad una massiccia e qualificata presenza di giovani che sia in grado di cambiare finalmente il volto della nostra bella Mosciano. Se rimarrà un sogno, non so: dal canto mio, mi batterò per far sì che possa diventare una meravigliosa realtà.

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Mosciano S. Angelo

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E SE TORNASSE IL PALIO DELLE TORRI? L’associazione Donne Attive ancora in prima linea nella cultura moscianese Il Palio delle Torri torna a splendere a Mosciano Sant’Angelo, grazie ad una mostra organizzata dall’associazione Donne Attive. Negli ex locali della Banca Tercas in piazza Aurelio Saliceti, sono esposti i vestiti che hanno caratterizzato le 16 edizioni del Palio delle Torri, forse la più famosa, apprezzata e contrastata manifestazione della storia culturale moscianese. L’impegno delle Donne Attive e la collaborazione del signor Mariano Monaco (che ha messo a disposizione i locali) ha permesso di mettere in mostra gli abiti delle varie contrade moscianesi. L’iniziativa ha lo scopo preciso di rivalutare e riscoprire il Palio e i suoi preziosi abiti: quelli esposti sono stati forniti dai responsabili delle contrade, contattati dall’associazione Donne Attive che si è poi fatta carico di ripulirli per l’esposizione. Tanti sono finora i visitatori della mostra, tra essi anche molti turisti che hanno molto apprezzato sia l’iniziativa che il Palio delle Torri di cui hanno chiesto notizie. Un’iniziativa che sta riscuotendo tanto successo al punto che sono giunte richieste per sfilare in alcune manifestazioni storiche che si svolgono in provincia di Teramo. Per il momento, però, gli organizzatori preferiscono tenere i piedi per terra e fare un passo per volta. Intanto è stato finalmente riportato alla luce un pezzo della storia recente di Mosciano Sant’Angelo: quel Palio delle Torri che aveva infiammato gli animi cittadini (e soprattutto contradaioli) dal 1985 al 2000. Non va infine dimenticata l’attenzione mostrata verso gli abiti e la loro cura: all’interno della mostra è stato infatti collocato un cestino per le offerte. Il denaro raccolto sarà versato in un libretto bancario (appositamente aperto) e sarà utilizzato per la manutenzione ed il lavaggio degli abiti e, nel caso, per un’eventuale edizione del Palio in futuro. Un ringraziamento speciale, perciò, per l’associazione di LUCA Lattanzi

Donne Attive che ancora una volta mostra di essere un motore decisivo e pulsante per la città di Mosciano Sant’Angelo. Un motore tanto forte da promuovere iniziative meritevoli senza badare (e a ragione) alle battute acide della gente che, si sa, spesso apre bocca e gli dà fiato.


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Pineto

CONSORZIO PIOMBA-FINO, MONTICELLI ANNUNCIA L’USCITA DI PINETO Il sindaco del capoluogo adriatico contesta i metodi del centrodestra nella gestione dell’ente di piero ricciutelli

Siamo dinanzi “dimostrazione all’ennesima di

come ragiona il centrodestra”. Così il sindaco di Pineto Luciano Monticelli commenta i nuovi nomi del Consiglio di Amministrazione del Consorzio Piomba Fino, nominati nel corso dell’ultima riunione alla quale il Comune pinetese non ha volutamente partecipato. “Pineto non c’era – spiega in merito il primo cittadino – e quanto accaduto dimostra che le criticità denunciate nel corso del tempo erano tutte veritiere. Non voglio assolutamente dare un giudizio sulle singole persone. La mia è piuttosto una condanna ai metodi del centrodestra, che mi conferma quanto ho sempre pensato: questo Consorzio non serve più a nulla”. Non è la prima volta che Luciano Monticelli si scaglia, infatti, contro la gestione dell’ente. “Già alcuni mesi fa – ricorda il sindaco – denunciammo in Consiglio comunale il debito fuori bilancio. Non sopportiamo il fatto che numerosi Comuni consorziati continuino a non onorare i propri debiti nei confronti del Consorzio, costringendoci in questo modo a pagare la nostra parte e non solo e mettendoci in situazioni di difficoltà”.

quella spettante agli altri Comuni. Da qui la decisione del primo cittadino di inviare tempo fa una lettera al Consorzio con la quale si faceva richiesta di avviare formalmente le procedure per la riscossione dei crediti. “E ora arriva questa notizia – tuona Luciano Monticelli –. Non mi è permesso di rimanere in silenzio dinanzi a tanto. Sono anni che, da solo, porto avanti una vera e propria battaglia all’interno delle assemblee e del Consorzio. Non abbiamo partecipato perché, dopo tante riflessioni, abbiamo deciso di uscirne definitivamente. È un Consorzio che produce solo debiti e Pineto non intende più pagare”. Il sindaco fa pertanto sapere di avere già tra le mani la relativa delibera comunale e di essere soltanto in attesa del benestare da parte della maggioranza per inserire l’argomento tra i punti all’ordine del giorno del prossimo Consiglio comunale. “Non solo – continua –. Da qualche mese abbiamo affidato il carteggio anche a un legale. È ora di dire basta. Non si può rimanere indifferenti di fronte all’atteggiamento di chi, anziché risolvere i problemi del Consorzio, preferisce spartire le briciole di una tavola imbandita”.

Il riferimento è ai debiti maturati negli anni passati per la gestione della raccolta dei rifiuti da parte del Consorzio e non estinti dai Comuni interessati e agli interessi maturati su accordi transattivi con le società che gestiscono le discariche. Si tratta di tutti debiti che il Comune di Pineto ha regolarmente onorato, mentre quelli degli altri Comuni e dei relativi interessi di mora vanno a confluire nel disavanzo di gestione, con la conseguenza che il capoluogo adriatico si trova a dover pagare la sua quota e successivamente anche parte di

Via Salarotta, 4 - Pianura Vomano - Notaresco (TE) - Tel. 085.898305 È preferibile la prenotazione

Via Volturno, 23 Tel. 085. 8963053 Scerne di Pineto (TE)


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Pineto

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L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE PROMUOVE LA “STREET ART” S

i chiama “Muri Liberi” la nuova iniziativa del Comune di Pineto, che intende sostenere e facilitare le espressioni artistiche dei giovani del luogo, molti dei quali sembrano essere sempre più interessati al mondo della “street art”, la nuova tendenza praticata in luoghi pubblici che ha per supporto muri di edifici, manto stradale e arredo urbano. L’idea dell’amministrazione comunale è quella di consentire l’utilizzo di alcuni spazi murari cittadini, attraverso però una sorta di “codice comportamentale” stilato con l’obiettivo di salvaguardare l’integrità di beni immobili pubblici e privati e di combattere l’imbrattamento selvaggio dei muri cittadini. “E’ nato così il progetto “Muri Liberi” – spiega l’assessore ai Lavori Pubblici Nerina Alonzo – che dimostra come seguendo alcune semplici regole si può fare un ottimo lavoro. Attendiamo numerosi progetti da parte dei ragazzi pinetesi interessati all’iniziativa”.

Primo dei lavori realizzati è quello che ha consentito a tre giovani pinetesi, Alice Tacconelli, Daniele Forcella e Alessio Alcini, di decorare assieme ad altri writers il sottopasso nei pressi del Parco della Pace di Pineto. “In tre giorni di lavoro – continua la Alonzo – sono state realizzate bellissime immagini che approfondiscono il tema della pace e quello dei simboli della religione Indù”. Fiori di loto, mani in preghiera e un Buddha accompagnano i pedoni che intendono raggiungere il mare dal centro cittadino. “Un inno alla meditazione – conclude l’assessore – che ha avuto un grande riscontro da parte di pinetesi e turisti. L’auspicio è che si tratti soltanto del primo di una serie di splendidi lavori che consentano ai nostri giovani di esprimersi al meglio, rendendo allo stesso tempo più bella e colorata la nostra città”.

NUOVO IMPIANTO DI ILLUMINAZIONE IN VIA XXV APRILE G

razie all’apporto di Pineto Beach ed Heliopolis sarà ora possibile percorrere la pista ciclopedonale in sicurezza anche nelle ore notturne Un nuovo tratto di illuminazione consentirà ai ciclisti di percorrere in tutta sicurezza la pista pinetese. È stato infatti realizzato un nuovo impianto in via XXV Aprile, la strada sulla quale affaccia la pista ciclabile che, dopo il tratto che attraversa Scerne di Pi-

neto, riprende verso il centro cittadino. Fondamentale alla realizzazione della nuova illuminazione l’apporto di Pineto Beach ed Heliopolis, le due attività balneari che affacciano sulla zona e che hanno sentito l’esigenza di portare all’attenzione dell’amministrazione comunale il problema. “Siamo molto soddisfatti dei lavori in via XXV Aprile – è il commento in proposito dell’assessore ai Lavori Pubblici Nerina Alonzo– perché si tratta della dimostrazione del tipo di collaborazione che può nascere tra privati ed enti pubblici uniti dall’attenzione nei confronti di cittadini e turisti”. Il nuovo impianto, del costo di circa  40mila euro, consentirà infatti a chiunque percorrerà la pista ciclopedonabile di attraversare d’ora in poi la strada di collegamento tra i due tratti in tutta sicurezza anche nelle ore notturne. “Un nuovo intervento per l’incolumità di pinetesi e non” come sottolinea lo stesso assessore, che ricorda la massima attenzione posta verso la funzionalità e il design e ringrazia Pineto Beach ed Heliopolis per il prezioso contributo.


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Morro d’Oro e Notaresco

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“DOVE LA METTIAMO ‘STA PALESTRA?” I morresi si interrogano sul futuro del polivalente S

i è svolta a Pagliare di Morro D’Oro la prima assemblea pubblica circa la realizzazione di una palestra destinata ai ragazzi del territorio. In questa serata erano presenti: il sindaco dott. Mario De Sanctis, Enrico Valentini per l’opposizione, Stefano Tritella, l’assessore Alessandro Del Nibletto e Roberta Di Sante come moderatrice. Durante il dibattito, organizzato dal comitato Agorà, sono state sollevate diverse polemiche, quasi interamente riguardanti la posizione della struttura stessa. I cittadini presenti a quest’assemblea erano molti, tutti interessati alla discussione e, in cerca di informazioni. Nel corso della serata, la moderatrice ha dovuto più volte chiedere di abbassare i toni. Un convegno importante, dunque, per tutti i cittadini del territorio morrese. Stefano Tritella in rappresentanza del comitato organizzatore, ha motivato le ragioni per cui non vogliono che la palestra sia costruita “sul campetto”: “Questo gruppo è nato circa un mese fa, principalmente per difendere quelli che sono i nostri pensieri sul nuovo edificio che il Sindaco e la sua giunta vogliono far nascere quì. La costruzione della palestra in questo punto sarebbe un vero danno per la collettività. Andrebbe a rovinare quello che per tutti è un punto di ritrovo. Ogni anno in questo campo vengono organizzati tornei di calcetto e giochi vari. Rovinare, anzi distruggere quest’opera significherebbe sbiadire i nostri ricordi d’infanzia e alterare il futuro dei nostri figli”. Infatti nel progetto realizzato dalla giunta morrese, per costruire questo immobile sarà necessario eliminare un pezzo del campo e delle gradinate. Il Sindaco, dott. Mario De Sanctis, promette però che l’area di gioco verrà salvaguardata:” Il credito sportivo ha già finanziato il progetto per 400.000 euro (cifra comprensiva di oneri). E’ un credito sufficiente e a tasso agevolato. La struttura verrà ubicata vicino alla scuola perché deve essere facilmente accessibile agli studenti. Certo, è anche vero che potremo organizzare eventi culturali oltre che sportivi all’interno della palestra stessa”. Enrico Valentini, per l’opposizione, ha affiancato il comitato Agorà nelle loro ragioni: “E’ di certo un’esigenza reale quella della palestra, ma non dobbiamo dimenticare che il campo polivalente ha un’importanza sociale e aggregativa. Con questo fabbricato andremmo anche a rovinare l’estetica del posto. Se si vuole fare un impianto sportivo va bene, ma perché rinunciare a qualcos’altro?”. I cittadini presenti al dibattito erano diversi ed hanno esposto domande piuttosto preparate e ben elaborate. Gabriele Di Giuseppe, proprietario dell’Atletica Vomano, di ARIANNA MAZZITTI

espone anche lui il problema dell’ubicazione, chiedendo loro di realizzare un pallone con una pavimentazione adatta, in modo da risparmiare su i costi di costruzione. Il Sindaco ribatte però informando i presenti che i costi di gestione sarebbero più alti. Insomma, il problema non è “NON VOGLIAMO LA PALESTRA” ma “DOVE LA METTIAMO?!”.

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Morro d’Oro e Notaresco

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SAN CLEMENTE A VOMANO: UN CAPOLAVORO D’ARTE INCASTONATO NELLE COLLINE DEL TERAMANO T

ra i gioielli artistici che la provincia teramana conserva, un posto di primo piano spetta sicuramente all’Abbazia di San Clemente al Vomano, antica chiesa che sorge sulla cima di un piccolo colle nelle vicinanze di Guardia Vomano di Notaresco. La chiesa faceva parte di un complesso abbaziale formato appunto dalla chiesa e dal monastero benedettino annesso. Le origini della chiesa risalgono alla seconda metà del IX secolo, sembra intorno all’anno 871. Un luogo così suggestivo non poteva non avere una altrettanto suggestiva leggenda che lo riguardasse ed infatti le antiche cronache narrano che la principessa Ermengarda, figlia dell’imperatore Ludovico II, nel tentativo di sfuggire ai principi longobardi sostò presso il castello di Guardia Vomano e, colpita dalla bellezza del posto, decise di fondarvi una chiesa e un monastero dedicati a San Clemente, donandoli poi all’Abbazia di San Clemente a Casauria. Dell’antica costruzione rimane tuttavia ben poco in quanto si pensa che sia stata distrutta da un incendio ad opera dei Saraceni. La struttura attuale risale all’anno 1108, così come testimoniato dalla data scritta sulla lapide apposta sullo stipite sinistro della porta d’ingresso. L a facciata, semplice ed austera ha un importante portale formato da un’architrave le cui linee si rifanno a quelle dell’Abbazia di San Liberatore a Majella. Sul bordo esterno della lunetta si può vedere incisa una lunga scritta (ormai quasi illeggibile) nella quale sono riportati i nomi dei committenti e dell’artista che eseguì l’opera. Entrando in chiesa scopriamo che essa è divisa in tre navate che terminano in tre absidi semicircolari e un presbiterio rialzato rispetto al pavimento e coperto da capriate in legno che si reggono su colonne i cui capitelli sono tutti diversi fra di loro per forma e decorazione. Sulla parete di sinistra è conservata una lapide proveniente dalla chiesa di San Martino a Castelbasso che ricorda l’anno di consacrazione della stessa chiesa: il 1134. Una parte del pavimento vicino l’ingresso è stata sostituita da lastre di vetro dalle quali si possono osservare le stanze sottostanti che venivano utilizzate come camere per la sepoltura. Quando si entra nell’abbazia ciò che desta ammirazione è sicuramente il meraviglioso ciborio definito da Giovanni Travagli “gioiello d’arte medievale rimasto quasi intatto attraverso i secoli”. Scolpito tra il 1140 e il 1150 dalla bottega dello scultore Roberto che, come ci ricorda la frase scolpita sul fregio lo realizzò con l’aiuto del padre Ruggiero, il ciborio è posto al centro della navata centrale sopra l’altare. Il baldacchino è a pianta quadrata ed è sostenuto da quattro colonnine i cui capitelli sono uguali due a due, decorati in modo meraviglioso da intarsi e figure, alcune di tipo tradizionale ed altre che risentono dell’influsso arabo. Il baldacchino è infine costituito da due elementi ottagonali uno più piccolo dell’altro sormontati da una piccola piramide ottagonale sormontata da un fiore con il simbolo dell’Agnus Dei. Nel ciborio è collocato l’altare formato da quattro lastre di pietra decorate con arabeschi e al cui centro spicca la figura dell’Agnello divino. All’interno della chiesa sono conservate altre opere d’arte di indubbio valore, tra le quali possiamo ricordare le statue lignee raffiguranti San Clemente e gli affreschi che ornano le pareti della chiesa tra i quali spiccano “la Madonna della Misericordia” ,”l’Allegoria della Morte” e “l’Ecce Homo” .Non si può concludere la visita di San Clemente senza scendere nella cripta resa di nuovo agibile dopo i restauri voluti dalla Soprintendenza per i beni artistici dell’Abruzzo, cripta che aveva la funzione di ossario e al cui interno è conservato un busto ligneo di San Clemente. di catia galassi


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Rubriche

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IL CUORE DEL BASKET ROSETANO PER I TERREMOTATI DELL’EMILIA I volti storici del basket rosetano sono tornati in campo per una sera con l’obiettivo di sostenere i terremotati dell’Emilia. Sabato 14 luglio l’Arena 4 Palme è stata teatro di una serata magica, caratterizzata dal binomio basket-solidarietà. Infatti l’incasso della serata, a cui era possibile partecipare attraverso un’offerta economica libera, è stato devoluto all’AMO (Associazione Malati Oncologici) di Mirandola, uno dei comuni più colpiti dal terremoto. L’AMO opera sul territorio emiliano in favore dei malati oncologi e dei loro familiari di sette comuni tra i più duramente colpiti dal terremoto. La generosità

del pubblico presente ha portato a raccogliere 5272,90 euro. Un risultato davvero importante, a testimonianza della grande sensibilità ed il sostegno di tutto il popolo rosetano verso chi sta vivendo una fase estremamente complicata della propria esistenza. Il tempio del basket rosetano è stato un enorme contenitore di miriadi di emozioni percepite dalla stragrande maggioranza degli spettatori. I tantissimi appassionati accorsi hanno avuto l’occasione per tornare a vivere una serata indimenticabile in compagnia dei protagonisti dei maggiori fasti della palla a spicchi locale. In tanti hanno accettato con piacere l’invito dei ragazzi della Curva Nord, organizzatori dell’evento. Sono scese in campo vecchie glorie di fine anni 50’ come Emidio Testoni e Camillo Mongia, passando per i protagonisti degli anni 80’, 90’ e 2000, fino all’ultimo capitano biancazzurro Alessio Di Sante. Senza dimenticare i vari allenatori che hanno scritto pagine indelebili del basket locale. Su tutti, come non segnalare Neven Spahija, che nel momento in cui è stato presentato in campo e gli è stato ripetuto il suo glorioso palmares da allenatore vincente in vari campionati d’Europa ha tenuto a precisare che non era stata citata la conquista di una competizione: il trofeo “Lido delle Rose” vinto alla guida del Maccabi Tel Aviv. Assenti, seppur a malincuore, Mario Boni (in questi giorni è in Grecia), Leo Busca (con la Nazionale over 40), e Mahmoud Abdul Rauf, che a detta degli organizzatori “ha sempre Roseto nel cuore” ed ha declinato l’invito solo perchè impegnato nel campionato giapponese. Però i venti giocatori scesi in campo nell’occasione non hanno fatto avvertire la mancanza dei tre beniamini sopracitati. Ognuno di loro meriterebbe una citazione

di merito, in questo caso siamo costretti a citarne solo qualcuno. Ad esempio l’unico straniero, lo spagnolo Alejandro Gomez, che in occasione dell’unica tripla realizzata nella serata ha riproposto la sua esultanza caratteristica, che ribattezzò in italo-spagnolo “el pappagallo que baila”. Oppure Federico Pieri e il suo omonimo Franceschin, che probabilmente si sono presentati in condizioni fisiche, se non migliori, almeno simili a quelle delle loro giornate di gloria vissute nella Città delle Rose. Fabrizio Facenda si è confermato burlone all’ennesima potenza ma allo stesso tempo efficace sul campo da gioco(nella passata stagione, a 37 anni è risultato uno dei migliori lunghi della DNB, l’attuale categoria di militanza del Roseto Sharks). Un uomo dalle mille battaglie cestistiche come Giovanni Coppo, così come lo stesso Facenda, emozionato nel ritrovare il pubblico rosetano, come un bambino che si esibisce per la prima volta davanti a degli spettatori. Infine Alessio Di Sante, rosetano doc, che tremava visibilmente, come sarebbe accaduto a tanti suoi concittadini nel ritrovarsi affiancato a quelli che sono stati anche i suoi beniamini negli anni passati. Tra i grandi protagonisti della serata però non è possibile non citare una straordinaria Curva Nord, che ha fatto da traino a tutti gli appassionati che hanno gremito l’Arena 4 Palme. Mvp della serata è stato premiato il “Ciclone dell’Adriatico”, Claudio Bonaccorsi, che nel finale del match-esibizione è tornato a strabiliare con una serie di triple decisive per la vittoria della sua squadra. Ma in una partita del genere sappiamo bene quanto l’importanza del risultato sia soltanto marginale. Erano altri gli obiettivi prioritari prefissati dagli organizzatori per questa serata, raggiunti pienamente. Chi vi ha partecipato ha vissuto momenti davvero meravigliosi. Irripetibili? Secondo qualcuno riproporre annualmente un’iniziativa simile porterebbe a dare nel corso degli anni un’importanza sempre minore all’evento; secondo altri, invece, come lo storico masso-fisioterapista Matteo Fusco, una festa così rilevante bisogna fare in modo di riorganizzarla almeno una volta l’anno. Ma dimmi pensi ancora al tuo futuro? Pensi ancora al tuo posto di lavoro? Ma quale posto di lavoro? Alcuni amici si sono indignati ma presto anche loro verranno azzittiti”. Auff, da cui il titolo dell’album, è il pezzo musicalmente più riuscito, chitarre nervose e funkeggianti accompagnano il cantato, il testo fa dell’ironia su vari poeti/scrittori troppo osannati da alcuni. Il provincialismo che sminuisce l’intellighenzia snob. Infine da segnalare anche “Pornobisogno”, un brano che potrebbe essere una sincera dedica d’amore di ogni ragazzo: “Sei tutto il porno di cui ho bisogno”. Tralasciando il campanilismo i MdDP-O, come direbbero i giovini, “spaccano”.

l’ e v e n t o


18 c u l t u r a

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VIAGGIO NELL’OPERA DI GIANCARLO PETRELLA D

entro il suo libro c’è tutto, dalla poesia in quartine al sonetto, dalla prosa poetica alle riflessioni filosofiche. Le parole si susseguono sui fogli come i petali di un fiore e si muovono nel ritmo tra svariati temi: l’amore, la giovinezza, il tempo, l’arte, armonizzando l’eterogeneità dei temi al gioco dei versi e obbedendo alle cesure con costanza. Il ritmo possiede le parole che ordinate sul tempo del verso, si accoppiano in modo occulto dentro un canto. Come è nata l’idea di pubblicare un’opera così articolata? È nata da sé: nella creazione di componimenti eterogenei e vari, ad un certo punto, sono “riuscito” a vederli uniti sotto un unico disegno e sotto un unico profondo significato. Il poema infatti si presenta come una spirale: partendo dall’“alto”, da un limbo prettamente poetico, essa avvolge tutto, si completa, flette sé sino a giungere nel regno dell’eternità. Ogni canto è evoluzione del precedente. Il complesso non è nel verso, bensì nel pensiero; nel suo «dileguarsi». Vorrei spendere qualche parola per spiegare l’impostazione del mio lavoro: il prospetto dell’opera consiste da prima in un presentarsi, apparentemente confuso, di componimenti poetici la cui essenza viene costituita dalla musicalità e dall’eleganza; successivamente, senza alcuno sforzo, e senza che il lettore se ne accorga, tramite una narrazione che certamente non è prosaica, ma rispecchia più il susseguirsi delle riflessioni e delle impressioni, il pensiero si mostra come forza motrice e come soggetto; infine, proprio nella conclusione di questo «percorso» il pensiero scompare, viene annullato. Non vorrei però essere etichettato come un irrazionalista; fu proprio il mio amore per la logica che mi portò allo studio approfondito del Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein, con questo vorrei dire che il mio poetare ha ben poco di irrazionale. Non ci si sorprenda affatto che un poeta parli di logica; né si creda, sbrigativamente, che il suo poema, visto e considerato che egli fa del pensiero un «nemico giurato», che fa del decorso dei versi una celebrazione al depotenziamento del pensare stesso, sia un elogio all’irrazionalità, in quanto un logico, in questi versi, non solo viene presupposto, ma ne è la vita. Quale più alta e concreta definizione di logica può essere data è ben chiaro fin da subito: la logica è l’«anima del mondo», ciò che non solo permette al mondo d’essere, ma ciò che continuamente ne garantisce la vita. Queste sono le mie personali considerazioni sulla logica; che devono molto, se non tutto, alle letture effettuate sia sul già citato capolavoro di Wittgenstein e sia, in buona parte, ai presupposti logici del pensiero hegeliano. È ovvio poi che la Bellezza, anche nel momento più riflessivo, non viene, per così dire, “dimenticata”: la musicalità e l’eleganza, oltre che una massiccia presenza di immagini, come dicevo, consistono nell’energia motrice che dà vita all’intero lavoro poetico. “La morte del tempo, l’Abisso”: da dove trae origine la scelta del titolo? Da uno dei possibili significati dell’opera in quanto lo scopo dell’opera, il suo reale significato, è comprendere le affezioni del tempo, e sprofondare, poi, negli abissi dell’eternità. L’eternità è l’Abisso. Nel testo la natura del tempo si presenta come una relazione; ovvero non si dà un «qualcosa» di definibile come tempo. Il tempo non è una realtà a sé, tale enunciato guida l’opera stessa, il suo «destino»: la comprensione profonda della portata di tale enunciato è la meta. Il tempo non-è una realtà a sé: non v’è, fra gli esistenti, nel di CARINA SPURIO

“gran mar de l’essere”, qualcosa di definibile come il tempo. “Uno scorrere temporale non v’è” come disse il grande Wittgenstein, sussistono solo relazioni: è possibile esclusivamente confrontare un movimento con un altro movimento, il movimento di un cronometro con il sorgere del sole. Può illustrare al lettore l’immagine di copertina? Il quadro di Friedrich, Abbazia nel querceto, rispecchia quel senso di solitudine e di spaesamento che si incontra lungo tutto il percorso dell’opera; perché se da un lato le immagini liriche elegiache presenti nell’opera presentano una bellezza paradisiaca, dall’altro l’insicurezza del pensare, l’incapacità di comprendere appieno ciò che sta avvenendo, se non al termine dell’opera, quando “tutto viene visto”, recano in sé l’ombra non tanto della tristezza, quanto, come dicevo, dello spaesamento. Certo è che una chiave di lettura diversa, in cui questo spaesamento è solo l’espressione della certezza del desiderio, della volontà di “andare avanti”, non solo è possibile, ma necessaria per avere dell’opera stessa un’altra possibile e convincente visione. Ricorda la prima volta in cui è stato posseduto dal Fuoco Sacro della scrittura ed ha composto il primo verso? I miei reali primi versi sono quelli di un’opera incompiuta, intitolata Aurora; gli altri, precedenti, non li riconosco giacché non ero io; non riuscirei, comunque, a rileggerli pensando di averli scritti io. Sono cambiato e, direi, in un certo senso, maturato. La filosofia mi ha reso uomo, un vero essere pensante. Comunque sia, non v’è stato nel corso della mia vita alcun periodo in cui non leggessi o scrivessi qualcosa. L’esigenza di perfezione nella mia arte poetica è sempre stata la croce e la delizia dell’intero mio essere. Cosa vuol dire per lei essere poeti oggi, in un tempo di crisi e di paure, tra le nebbie delle solitudini e dell’indifferenza? Quello che significava nel passato: scrivere perché si hanno dei demoni, sapendo che nessuno potrà mai capire ciò che è stato realmente scritto; e che non si scrive per gli altri, o per sé, ma solo perché è un’esigenza: l’utile, la fama o il dilettevole non sono neppure concepibili. Sono molti oggi gli esordienti che si accostano al mondo ‘letterario’ affermando di essere poeti, poiché affascinati da qualche vana ed illusoria immagine poetica del cielo, del mare, del sole e delle stelle. Quel che di poetico vi è davvero, è il Pensiero. Secondo Vaneigem oggi l’arte è morta, e tale deve essere se la si intende come la si intende oggi, ovvero come mera mercificazione e conseguente svalutazione di essa. Se è arte, non è per tutti, se è per tutti, non è arte, diceva Schoenboerg, e dice tutt’oggi. Chi è Giancarlo Petrella? Un lettore assiduo dei filosofi, come si poteva ben evincere dalle mie risposte. Per quanto ho sempre amato la poesia, ritrovo la mia vera natura nella filosofia, nel pensiero speculativo (Spinoza, Hegel e Wittgenstein in primis). I miei poeti preferiti sono tuttavia Pindaro, Lautréamont, Verlaine, Mallarmé, ed immancabilmente Foscolo e Dante. Ho coltivato negli anni passati anche un interesse e propensione per altre arti, come la musica (per un certo periodo ho studiato il pianoforte); tuttavia il mio vero “scopo nella vita”, posto che la vita ne abbia realmente uno, è la parola. Sento sempre ed incessantemente dentro di me il bisogno di pensare, idee che la mia mente elabora e fa riemergere quasi meccanicamente, ogni momento e nelle più svariate occasioni; sento dipoi il bisogno di scrivere ciò che ho pensato, non lasciandolo vaneggiare invano. Non certo compio ciò per un mero capriccio letterario, ma solo perché in ciò mi sento vivo; in ciò comprendo la mia esistenza.


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L’AVVOCATO RISPONDE:

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RISARCIMENTO DANNI DA SINISTRO STRADALE? PRIMA SI VA DAL MEDIATORE

Lo scorso 20 marzo l’istituto della mediazione, introdotto con d.lgs. 4 marzo 2010 n. 28, è stato obbligatoriamente esteso anche all’ambito dei sinistri derivanti dalla circolazione stradale. Fino a quella data se il risarcimento proposto dalla compagnia assicurativa in seguito ad un sinistro stradale fosse stato troppo esiguo, il danneggiato incolpevole, trascorsi 60 giorni dalla diffida all’assicurazione, poteva adire direttamente le vie legali. Con l’introduzione della mediazione obbligatoria, al contrario, prima di aprire un contenzioso con la compagnia assicurativa, l’automobilista deve necessariamente rivolgersi ad un organismo di mediazione per esperire il preventivo tentativo obbligatorio. Nello specifico il danneggiato dovrà: 1) presentare domanda di mediazione spiegando le ragioni per cui si ritiene troppo esigua l’offerta dell’assicurazione; 2) attendere la convocazione da parte dell’organismo di mediazione che, nel frattempo, curerà la notifica della domanda alla compagnia assicurativa; 3) comparire all’incontro fissato dal mediatore entro 15 giorni nel quale quest’ultimo redigerà una proposta di conciliazione da sottoporre alle parti. Se all’esito dell’incontro automobilista e rappresentante della compagnia di assicurazione trovano un accordo, la questione si chiude con la redazione del relativo verbale di conciliazione. Se, al contrario, le parti non raggiungono l’accordo sulla base della proposta avanzata, il contenzioso proseguirà in Tribunale. Occorre tuttavia valutare attentamente la convenienza a rifiutare la proposta poiché se quest’ultima sarà identica a quanto successivamente stabilito dal giudice nella futura sentenza, le spese di lite verranno poste a carico della parte che l’ha rifiutata. A cura dell’Avv. Dario Avolio – Studio Legale Avolio di Giulianova


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mangia come parli

di SERENA ANGELINI

Home Made Frozen Yogurt

Ad Agosto ci vuole qualcosa di fresco per affrontare i caldi pomeriggi di sole, qualcosa di goloso per arrendersi alla voglia di entrare in cucina, qualcosa di leggero per non dover rinunciare ad indossare il sospirato bikini, una merenda veloce per poter godere ogni attimo delle vacanze.. ci vuole un Frozen Yogurt! Farlo a casa è molto più semplice di quello che si possa immaginare.. Buone vacanze a tutti!

Ingredienti:

yogurt greco 500 gr zucchero 50 gr miele 1 cucchiaio succo limone 2 cucchiai scorza di limone grattugiata 1 cucchiaio frutta fresca e confettini per decorare

Procedimento:

lo tenga ben sollevato in modo che non tocchi il fondo del recipiente e porlo a scolare in frigo per 1 ora. Sciogliere lo zucchero nel succo di limone. Incorporare allo yogurt il succo e la scorza del limone, infine il miele. Versare lo yogurt nella gelatiera e seguire le istruzioni. In alternativa, riporre lo yogurt nella parte più fredda del freezer per 30 minuti. Estrarre la vaschetta dal freezer e “montare” lo yogurt con l’ aiuto di una frusta elettrica in modo da rompere i cristalli di ghiaccio e rendere il composto omogeneo e soffice. Versare lo yogurt nelle coppe individuali e decorare con frutta fresca e confettini colorati. La ricetta sarà pubblicata anche su www.piciecastagne.it

Sovrapporre 3-4 garze sterili abbastanza grandi in modo da “infittire” la trama delle stesse. Disporre al centro delle garze lo yogurt e chiudere le garze a mo’ di sacchetto.  Legare il sacchetto con lo yogurt ad un’ asta che

JUVENTUS CLUB ROSETO: IL SOGNO CONTINUA la compagine guidata da luca saporiti riparte per una nuova stagione

R

iparte anche per questa stagione l’avventura dello juventus club roseto. Nel corso della cena inaugurale i vertici del direttivo hanno ribadito quelli che saranno i programmi e le iniziative del club piu’ importante d’abruzzo. L’anno scorso gli iscritti erano 570 e quest’anno il responsabile luca saporiti punta a superare quota 1000. I vertici del direttivo, rappresentati dal presidente giovanni lucidi, dal vice domenico manetta, luca saporiti, ernesto del nibletto, riccardo tomassoni, tiziano di carlo,  pierpaolo d’ambrosio e matteo lamedica hanno annunciato l’affiliazione del club come sezione roseto degli antichi valori tradizione di torino alla presenza dell’ultras storico della curva sud della juve claudio toia a cui vanno anche  i ringraziamenti di tutti. Le novita’ per la prossima stagione sono le possibilità di sottoscrivere gli abbonamenti per lo juventus stadium, la prelazione per i biglietti di champions e per le trasferte oltre ai biglietti per le partite in casa di solito introvabili. Naturalmente questi privilegi saranno solo per gli iscritti al club. Quindi si ricorda a tutti di rinnovare la tessera o di farla per laprima volta. Il club è inoltre sostenuto dai partner commerciali menozzi-de rosa liquirizie, conc. Oriente f.Lli moscianese, gls, lucidi costruzioni, manetta noleggi e pasticceria mazzocchetti. Per tutte le informazioni e per le iscrizioni il club vi aspetta in sede a roseto in via adige 11. Info: luca 346/9566801 ernesto 3932241671.


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PSICOLOGIA

Il COUNSELING: UNA RICCHEZZA PER L’INDIVIDUO, UNA RISORSA PER LA SOCIETA’ di MARIA PIA DI STASIO

el corso dell’esistenza, capita ad ognuno di noi di vivere un periodo difficile, spesso legato N alla sensazione di sconforto dovuta a problematiche specifiche di vita siano esse di natura esistenziale, relazionale o lavorative. Molti disagi e malesseri dipendono dalla tendenza abitudi-

naria che l’uomo ha di riproporre sempre gli stessi schemi, nonostante le circostanze e le situazioni di vita cambino continuamente. Diviene cosi necessaria una figura professionale (il counselor) ed una pratica relazionale (il counseling) che sappia creare quello spazio privilegiato di accoglienza, attenzione, ascolto, dialogo ed empatia che guidi l’individuo a comprendersi meglio e a trovare in prima persona la soluzione ai propri problemi. Questo approccio, infatti, muovendo dall’analisi dei problemi del cliente e partendo dal presupposto fondamentale che la persona ha già in sé le risorse necessarie per farvi fronte, si propone energeticamente e dinamicamente di creare le condizioni per farle emergere, costruendo una nuova visione delle problematiche e pianificando un percorso per realizzare finalità desiderate ed aspettative costruttive di vita (prendere decisioni, migliorare relazioni, risolvere complicazioni lavorative, superare conflitti). Infatti, attraverso la relazione che si instaura con il counselor la persona apprende degli aspetti di sè (emozioni, schemi di pensiero e di azione che stanno alla base di determinati suoi comportamenti che determinano l’innesco delle sue innate risorse e generano una crescita nelle strategie di coping (fronteggiamento delle difficoltà) e di autodeterminazione. Il counseling agisce, pertanto, nel senso di una ri-educazione alla singolarità come luogo naturale di produzione di conoscenza, di senso e di possibilità, nel quale scoprire “l’ impensabile per me” attraverso la valorizzazione delle risorse e la maturazione emotiva del destinatario dell’aiuto. L’obiettivo di questa metodologia, dunque, quale strumento di libertà e promozione dell’autostima, non è guarire, bensì innovare, sviluppando una più ampia dimensione dell’essere. Esso per la sua natura trasversale, può essere applicato a diversi contesti e settori: individuale, familiare, gruppale, aziendale, sanitario, comunitario e scolastico. Questa tecnica abita, quindi, il mondo della salute psicofisica ed offrendo orientamento e sostegno punta alla costruzione di una cultura del benessere che restituisca il pieno diritto di inventarsi la vita e farsi protagonisti e sovrani della propria esistenza. DOTT.SSA MARIA PIA DI STASIO Psicologa Clinica e di Comunità, Mediatore Conciliatore Professionista, specializzanda in counseling

Alluvi Editrice S.n.c. di Luca Lattanzi & C.

Via Mameli 19 · 64026 Roseto degli Abruzzi (TE)

Lo Strillone

Mensile d’attualità, politica, cultura e sport Registrazione Stampa: n. 642/2011 - Tribunale di Teramo Direttore Responsabile: Vincenzo Moretti Direttore Editoriale: Sara Rocchegiani Coordinamento Redazionale: Luca Lattanzi - Cristian Quaranta Hanno collaborato: Vincenzo Angelico, Serena Angelini, Dario Avolio, Ugo Centi, Alessio Cicconi, Patrizia Cipollone, Pietro Colantoni, Pier Paolo Di Donato, Vincenzo Di Frischia, Marco Di Nicola, Alessandro Di Remigio, Maria Pia Di Stasio, Pierluigi Filipponi, Giampiero Massacesi, Arianna Mazzitti, Ruggero Mazzoni, Angelo Montebello, Federica Moretti, Francesca Moretti, Ilaria Moretti, Piero Ricciutelli, Piera Ruffini, Domenico Spina, Carina Spurio, Manuela Valleriani, Luca Venanzi, Piergiorgio Verrigni, Elena Vespa. Web Manager: Cristian Quaranta Impaginazione: Matisse Graphics Grafica: LAB Studio Grafico (www.labstudiografico.net) Stampa: Delta Giornali s.r.l. Tiratura: 5.500 copie Segui Lo STRILLONE anche su: www.lo-strillone.it www.facebook.com/Strillonews twitter.com/Lo_Strillone Per la tua pubblicità su Lo STRILLONE: manda un e-mail a commerciale@lo-strillone.it o chiama i numeri 333 2045122 - 340 8342246 - 347 5871131 - 347 4916227 Si ringraziano la redazione di Roseto Sportiva (www.rosetosportiva.net) e tutti gli sponsor che hanno sostenuto il nostro progetto. Gli articoli firmati sono da intendersi come libera espressione di chi scrive e non impegnano in alcun modo né la Redazione, né l’Editore. È consentita la riproduzione di testi e foto purché vengano citati la fonte e l’Editore. Alcune immagini pubblicate potrebbero essere tratte dalla fonte RETI.

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IL PIANETA SCONOSCIUTO chiedo cosa facesse il Signore Iddio prima di creare la Terra ed il Cielo” “Mi Sant’Agostino d’ Ippona. Secondo Peter Kolosimo, il più sconosciuto dei pianeti del cosmo è proprio il nostro. Kolosimo (Modena 1922-Milano 1984), filosofo di respiro europeo, giornalista e scrittore internazionale, fu tra i primi a parlare in Italia del misterioso passato della Terra e dei fenomeni ad esso connessi. Nelle sue opere il messaggio è chiaro: conosciamo poco o nulla della Natura del Pianeta in cui viviamo! Con la sua”Archeologia spaziale”, il visionario studioso compie un viaggio attraverso i misteri ed i segreti del globo terrestre, sfidando la scienza tradizionale e formulando le più sconcertanti teorie. Sfogliando i suoi testi e rileggendo le sue indagini sugli interrogativi dell’uomo, non si può non pensare alla ricerca che ognuno di noi tenta di intraprendere per conoscere se stesso lungo la vita, senza mai veramente e completamente riuscirci, ma affascinandosi e sorprendendosi ogni volta di fronte ad una novità od una rivelazione. Ed è così che ci chiediamo dell’Atto della Creazione o Big Bang dell’ora zero dell’Universo ma anche dell’inferno al centro della Terra, leggiamo le teorie di Edwin Powell Hubble sulle “nebulose” o della morte ipotetica del Sole, fino a sondare i fondi degli Oceani, alla ricerca, appunto, oltre che di risposte forse anche un pò di noi stessi. La spedizione sulla Luna del 1969 ha incoraggiato l’Umanità a credere nella possibilità cosmica di viaggiare ma, se atterrasse oggi un alieno tra noi, saremmo in grado di spiegargli tutto del nostro mondo? Raccontargli la storia e l’evoluzione, la nascita del pianeta e la deriva dei continenti ? Cosa ha provocato più Ere Glaciali o l’estinzione vera dei Dinosauri? Per non parlare di possibili… incontri”ravvicinati”! Le popolazioni Andine e gli Egizi, con i loro monumenti e graffiti hanno rappresentato immagini aliene… allo stesso modo “l’astronauta di Palenque”, l’Isola di Pasqua od il “cerchio”di Stonehenge, fanno ipotizzare contatti con Civiltà Extraterrestri. Enigmi inquietanti riguardano luoghi remoti e sconosciuti del nostro pianeta. Aree selvagge o mari inesplorati non presentano soltanto una natura misteriosa ed incontaminata ma anche potenzialmente creature”criptiche”, ritenute ormai estinte o… mai esistite. Gli abissi hanno celato per milioni di anni “fossili viventi”come il Coelacanthus (Latimeria chalumnae), un “pesce del passato”vissuto tra i 200 ed i 60 milioni di anni fa, ripescato appunto vivo e vegeto nel 1952, al largo delle Isole Comore, nel canale di Mozambico. La suddetta “più grande scoperta zoologica del Novecento” non ha però impedito di chiederci dove si trovassero prima i varani o “draghi” dell’isola di Komodo, nell’arcipelago della Piccola Sonda in Indonesia, così come lo squalo Megamouth abbia fatto a non farsi vedere sulle coste delle Hawaii, della California e dell’Australia fino al 1976! Non siamo sicuri che siano esistiti Kraken, Octopus giganteus (alias piovre giganti!) e Draghi del Medioevo ma il Calamaro Gigante (Architeuthis teuthoidea) è oggi un colossale cefalopode studiato quotidianamente da esperti in svariati laboratori scientifici, dopo essere stato un terrificante essere leggendario dei mari del Nord fino alla fine dell’Ottocento! C’è chi giura che esistano ancora oggi…Dinosauri in Africa! Avete mai sentito parlare del… Mokele Mbembe? Idem per le credenze riguardanti strani…felini in Inghilterra(?), “bestie”e lupi mostruosi in Francia o di un. enorme verme (Tatzelwurm) sulle Alpi Svizzere! Altre ipotetiche creature riguardano il mondo fantastico della Mitologia ma, siamo sicuri che lo Yeti dell’Himalaya, il mitico Serpente di mare o lo stesso “Mostro di Loch Ness” non esistano o non siano mai esistiti? Il Mothman (”uomofalena”) di Point Pleasant, in West Virginia, è considerato un messaggero di profezie tuttora sulle sponde dell’Ohio. Sappiamo pochissimo dell’Antartide, dello sviluppo evolutivo in Madagascar, l’isola immortale detta Lemuria o “Regno del Prete Gianni”, dei rettili impossibili e di aree boschive in Australia, dei misteri della Nuova Guinea e del Borneo, dell’Africa Centrale, dei Territori del Nord-Ovest in Canada, dei laghi Siberiani e perfino di alcuni fiumi velenosi dell’America Latina… Insomma, sappiamo molto ma non tutto, Marte ci aspetta ma il nostro pianeta Terra non smetterà mai di stupirci. E ripartendo dai luoghi, dagli esseri e dagli eventi terrestri è logico credere che riusciremo meglio a conoscere l’intero Universo in cui siamo immersi. di giampiero massacesi


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STORIA DELL’ ANTICO MULINO storia dell’ “Antico Mulino” iniziò nel lontano 1939, quando dalla casa della famiD’Ambrosio Domenico (conosciuta come “Casa Pitone”) venne trasferito presLsoaglia l’incrocio di Cologna Paese, dove, arrivato da Mutignano per realizzare i suoi sogni,

Francesco Pincelli aveva comprato un terreno appartenente alla famiglia Scialletti. Ben presto, per strutturare il Mulino e condurre l’attività, a Francesco fu necessario anche l’aiuto di parenti e amici. Il primo grande collaboratore fu Eligio Prosperi, suo nipote. Eligio aveva appena 14 anni quando si apprestò a fare il mugnaio, trasferendosi a Cologna dal suo paese natale, Fontanelle di Atri. L’edificio fu costruito dal Capomastro Andrenacci con l’aiuto di Francesco, dei suoi figli Romano e Antonio e del nipote Eligio. La struttura è stata ampliata in tempi più moderni dal figlio Gianfranco. Nell’odierna sala del ristorante c’era proprio il Mulino, composto di due doppie macine: due fisse e due mobili; due macine servivano per lavorare il grano e le altre due per la lavorazione di altri cereali: orzo, fava, cicerchia, granturco. Nell’attuale cucina erano invece sistemati gli ingranaggi, la puleggia e i motori. Il Mulino, nella sua struttura complessiva, presentava un imbuto (chiamato in dialetto”Terrimunie”), le macine, un raccoglitore e due regolatori. La macina compiva 120 giri al minuto ed era composta da sezioni di roccia e marmo; aveva un regolatore per aumentare o diminuire la quantità di farina. A quei tempi i Mulini erano indispensabili, specialmente nei paesini, perché gli agricoltori e i vari fruitori avevano bisogno di ricavare artigianalmente i prodotti primari. Il grano veniva utilizzato ovviamente per fare il pane, la tritella serviva per realizzare il pane integrale, la crusca invece era utile come cibo per i maiali. Il Mulino ebbe vita fino al 1973 per riprendere ora un nuovo corso, dopo altre interposte avventure. E orgogliosa della propria storia familiare, oggi vi accoglie con simpatia la famiglia Gianfranco Pincelli.

L’ANTICO MULINO (di Franca Prosperi)

Antica la storia del Vecchio Mulino, di padre in figlio è rimasta nel cuore. Polvere d’oro la dolce farina... la riassapori con la sua storia, Destinata a rivivere per la gola in verità soddisfa la memoria, di tanti stretti come in coro amalgamati dal bene del cuore. Figli e parenti hanno scritto la storia costellata di fatica e dolore, dentro pareti di polvere bianca... in fondo al cuore ora tanta speranza, di rinascere presto nel sole d’oro con la gioia riaccesa da un bel fiore: il suo profumo una spiga fragrante, il suo colore un sorriso cangiante, nel sogno ancora una stretta di mano per riassaporare il tempo lontano.


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Mensile di attualità, politica, cultura e sport della provincia di Teramo.

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