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Fondazione

onlus

Delegazione “Mimma Caterino” Via San Vito, 13 Corato Tel. 080/8724647 Delegazione di Trani-Bisceglie Via Fusco, 59 Trani Tel. 0883/584128

“Il nostro molto sarebbe niente senza il poco di tanti”

SE PER TE LA QUALITÀ DELLA VITA DEI MALATI DI TUMORE VALE PIÙ DI UN UOVO DI CIOCCOLATA ACQUISTA

LE UOVA DELLA SOLIDARIETÀ a favore dell’Associazione Nazionale Tumori per l’assistenza domiciliare gratuita ai sofferenti di tumore IN OCCASIONE DELLA PROSSIMA PASQUA

vieni a trovarci nei pressi della Chiesa San Giuseppe, Chiesa Santa Maria Greca (via Carmine) e Chiesa Incoronata


MARZO/APRILE 2008

Editoriale | 05

• “Dieci e Lode”: un successo confermato

Dalle Istituzioni | 07 • Dal Consiglio Comunale dei Ragazzi

Elementari | 08-15 • • • •

1° 2° 3° 4°

Circolo Circolo Circolo Circolo

Cifarelli Fornelli Fieramosca Don Francesco Tattoli

Medie | 16-23 • • • •

Santarella Imbriani De Gasperi Giovanni XXIII

Superiori | 26-33 • • • •

Liceo Classico Oriani ITC Tannoia Istituto Statale d’Arte IPC Tandoi

Posta | 34-35 Dai dirigenti e professori |36-37 L’Angolo della Poesia | 39 Satira | 40-43 Annunci e Mercatino | 44 Appuntamenti | 46


“Dieci e lode”

l successo del giornalino scolastico “Dieci e lode”, auspicato ed ipotizzato, è stato confermato dal fatto che sono giunti in redazione molti più contributi di quelli previsti, alcuni dei quali dal taglio giornalistico di notevole spessore. Le tematiche suggerite da Lo Stradone sono state affrontate dai nostri ragazzi in modo originale e profondo. Infatti sono state oggetto di comparazione tra le varie scuole, ciascuna delle quali ha letto con interesse le opinioni degli altri studenti. Decisamente singolari i pensieri dei più piccini, dall’estro poetico assolutamente pregevole. Per non parlare delle vignette, degne dei migliori artisti di satira nazionale. Abbiamo scoperto che sono state affrontate vere e proprie indagini circa il verde pubblico e l’alimentazione, il bullismo e l’integrazione dei nuovi amici o compagni di scuola non italiani, le piaghe di droga ed alcool negli adolescenti ed il confronto tra le generazioni. Ovviamente interessanti anche i pareri di dirigenti e docenti. Ciò la dice lunga sul coinvolgimento suscitato dal nostro progetto. L’obiettivo di mettere in evidenza i punti di vista degli studenti è stato quindi ampiamente raggiunto. Attraverso il “Dieci e lode” si è costituita una solida

“rete” di risorse - tra aziende locali, famiglie, scuole, istituzioni ed il nostro storico mensile - che ha attivato un percorso di comunicazione importante, sostenendo i minori nel loro difficile percorso di crescita, portandoli a sentirsi, e a diventare, risorsa per sé e per gli altri, nonché cittadini attivi sul territorio. Per avvalorare tale attenzione, nel numero di marzo, si è voluto riservare la copertina ai volti dei ragazzi frequentanti le scuole coratine. Dopo aver distribuito presso tutti gli edifici scolastici di ogni ordine e grado le locandine riportanti lo slogan “Studenti in copertina” sono giunte in redazione numerose iscrizioni di bambini, ragazzi e giovani desiderosi di essere protagonisti della copertina del nostro bimestrale. Per il numero di marzo si è scelto un gruppo generoso di bimbi, dai visi frizzanti che ben testimoniano, con le loro radiose espressioni, la gioia di partecipare. A questo punto ci sembra opportuno estendere l’invito a tutti: presentatevi al più presto in redazione (i minorenni accompagnati dai genitori) per sottoscrivere la vostra adesione. Non mancate! Sarete i protagonisti delle copertine future. Il direttore Michele Varesano

DIECIELODE

Editoriale

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Un successo confermato

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l progetto “Dieci e lode” proposto dalla Redazione del “Lo Stradone” è una novità e una opportunità per noi ragazzi perché ci consente di partecipare attivamente alla vita culturale, sociale e politica della nostra Città, ci aiuta a crescere come veri cittadini attivi facendoci conoscere e capire ciò che avviene nella nostra società.

vità che ci dà la possibilità di ragionare, di esprimere opinioni con la nostra testa senza che nessuno ci imponga il proprio punto di vista, permettendoci così di farci delle “nostre idee”.

Permette a tutti noi studenti di esprimere liberamente la nostra opinione e di conoscere e riflettere meglio sul parere espresso dagli altri, inoltre garantisce il confronto. Tutti hanno il diritto di intervenire, perchè la partecipazione attiva aiuta tutti quanti a farsi conoscere, a crescere anche da un punto di vista cittadino. Ritengo che bisogni esprimere le idee personali con convinzione, ma senza sentire antagoniste le idee altrui.

Questa iniziativa rappresenta una novità per tutti quegli studenti che non hanno mai partecipato alla realizzazione di un articolo di giornale, mentre per altri, sotto certi punti vista, ha il significato di un cambiamento rispetto al consueto giornalino interno d’Istituto, come del resto si è verificato nella mia stessa scuola. Ci ha comunque coinvolti tutti con entusiasmo, sia nella stesura degli articoli sia nell’attesa della loro stessa pubblicazione, perché siamo tutti ansiosi di conoscere il pensiero degli altri nostri coetanei, in particolare sugli argomenti a tema stabilito.

In questa società multietnica, multireligiosa e multiculturale della quale noi costituiamo il futuro, non siamo più fruitori ma diveniamo proponitori.

Infine, a nome di tutti i ragazzi delle redazioni scolastiche, vorrei ringraziare il direttore de “Lo Stradone”per il progetto e tutti coloro che hanno fatto sì che si attuasse e diventasse una realtà.

Potremo diventare protagonisti del nostro Paese partendo anche dal seguire questa atti-

Il Sindaco Cinzia TORELLI

REGIONE PUGLIA

PROVINCIA DI BARI

COMUNE DI CORATO

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dalle Istituzioni

Dal Consiglio Comunale dei Ragazzi L’opinione del sindaco Cinzia Torelli

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Elementari 08

La Redazione Alunni Anelli Roselisa, Bucci Graziana, Cannillo Paola, De Benedittis Giulia, D’Introno Gabriele, Mastrogiacomo Donato, Muggeo Aldo ed Emilio, Salerno Adriana, Valente Emanuele - classe 5ª A Valeria Fioravanti, Deborah Roselli - classe 5ª B Vangi Fabio - classe 5ª D Roberta Diaferia e Paolo Marulli, classe 4a A Classe 4a G Plesso Piccarreta

Dalla pubblicità che domina, alla pubblicità che educa

N

ella nostra classe, la 4 a A, abbiamo trattato, l’argomento: PUBBLICITA’ insieme alla maestra di Italiano, M. Simone. Come sappiamo bene tutti, la propaganda ci manda i messaggi attraverso molti canali: la stampa, la radio, gli adesivi, i cartelloni, i manifesti, i volantini, il PC e internet, il cinema, gli automezzi e i tram in particolare. I messaggi e gli slogan pubblicitari hanno tante funzioni: Docente Referente la funzione emotiva, poetica, Angela De Benedittis imperativa e referenziale, sono testi PERSUASIVI che Dirigente Scolastico hanno lo scopo di convinIsa Balducci cerci a comprare e soprattutto DOMINANO le nostre scelte. La propaganda ha molti tipi di pubblicità: la pubblicità COMMERCIALE che ci propone falsi modelli: le donne sono tutte belle, alte e snelle; le case sono sempre grandi, pulite, eleganti, ben arredate, con giardino; i pavimenti sono super-risplendenti e le stanze molto ordinate; le persone sono sempre felici e contente. Nella realtà molte donne hanno la pancia grossa, alcune donne sono grasse e altre hanno i capelli arruffati; le persone non sono sempre felici, bisogna fare i conti con i problemi di tutti i giorni; c’è gente che non lavora ed è costretta a comprare solo beni di prima necessità. Le case non sono tutte belle, c’è gente che vive in baracche senza riscaldamento e senza servizi igienici. Ogni giorno noi subiamo tanta PERSUASIONE OCCULTA, che ci fa comprare anche prodotti che non ci servono, alcune riviste e giornali hanno addirittura fino al 70% di pubblicità! La propaganda non ha solo aspetti negativi, c’è anche una pubblicità che sostiene varie iniziative positive e ricche di solidarietà, si tratta sicuramente di PUBBLICITÀ PROGRESSO, che è la pubblicità che ci EDUCA e si occupa: della TUTELA DELL’AMBIENTE, della TUTELA dell’ INFANZIA, della PREVENZIONE e della SALUTE oltre che di spot promossi da ENTI PUBBLICI per invitare ad un più basso consumo di ENERGIA non solo più conveniente ma per un interesse comune. Esiste anche la pubblicità politica, più propriamente chiamata PROPAGANDA ELETTORALE, che è promossa per incoraggiare gli elettori a votare un tale candidato ed utilizza gli stessi codici della pubblicità commerciale. Lo studio della pubblicità, l’abbiamo affrontato perché tutti dobbiamo imparare a comportarci in modo corretto davanti ad un messaggio pubblicitario ed essere molto attenti a capire quello che ci propone. Questo argomento ci è piaciuto molto e abbiamo imparato il vero senso della pubblicità e tutti i suoi aspetti: da sempre ne siamo stati attratti senza sapere il perchè! Abbiamo capito finalmente come leggere, smontare e interpretare un messaggio pubblicitario. Credo che questo argomento ci sarà utile sempre, anche quando in futuro ci troveremo a fare scelte e acquisti. Roberta Diaferia Paolo Marulli Classe 4a A

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I tempi cambiano ma il desiderio di giocare resta uguale

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Tra i tanti diritti dei bambini, che il venti Novembre di ogni anno celebriamo nella Giornata Internazionale dei Diritti dei Fanciulli, va ricordato quello di GIOCARE. Il gioco ha un ruolo importante nella vita di ciascuno di noi. Per noi ragazzi giocare significa “momento” di svago, di spensieratezza , di allegria e anche di liberazione da tutto ciò che avviene nel corso della giornata e che può renderci nervosi. Fin dai tempi della preistoria si giocava: I bambini di allora costruivano giochi con la pietra e il legno, ne danno testimonianza le bambole di legno, gli animaletti in ferro ecc..ritrovati nelle loro tombe. Giocare era importante anche ai tempi dei nostri nonni. Quando loro erano piccoli giocavano per strada perché le auto erano poche e si era più sicuri; tutti si conoscevano e non si sentivano notizie di rapimenti di bambini. Si divertivano con pochi oggetti semplici ma allo stesso tempo carini e simpatici, quali il carretto di legno, il cavallo a dondolo, il cavallo in fil di ferro… Con un pezzetto di legno preparavano il “tipilecchie”, che era tondeggiante e appuntito alle estremità: vinceva chi, con un bastone di legno, lo lanciava il più lontano possibile. A volte si colpivano i vetri delle finestre delle case a piano terra, e allora i ragazzi fuggivano disperdendosi per non essere puniti. I ragazzi prediligevano i giochi di movimento con filastrocche, che servivano anche per riscaldarsi. Due bambini Creare giochi è molto più bello… messi uno di fronte all’altro si divertivano a dialogare così:Ce ste’ suse? U tignuse! Ce ste’ a fa? A frisce u pesce! A casa della nonna E l’uosse a ci u’ dè? O cane! E la spine? A la gatte! Una sera volevo giocare Scitte gatte! Scitte gatte!- e alla fine con le mani fingevano di cacciare via il gatto. Oppure prendendosi per mano, andando avanti e indietro, ripetevano: Sciame a la e in soffitta insieme andammo a frugare. guerre e sparame du’ cannune! Sciette ‘e bum! Per strada si potevano vedere anche bambini che giocavano a campana, a “salta Cerca e ricerca, cavallina” o”scarica ‘o bott” posizionati sulla schiena di altri, che saltavano con la un bel trenino trovai e per farlo andare corda o si divertivano a fare il girotondo. Le femminucce, invece, giocavano soprattutto in casa e si divertivano a imitare la tante volte la corda girai. mamma adoperando delle bambole di pezza. I giochi erano semplici, gli oggetti po- Dopo un po’ cominciò a camminare e sotto un ponte lo vidi passare, veri, ma lo stare insieme era sempre un momento di grande gioia e allegria. I nostri genitori hanno giocato anche con le figurine dei calciatori che venivano poi girò e non si vedeva più, perché in galleria andava più giù. scambiate tra ragazzi e poi incollate su appositi album. Oggi anche noi ragazzi giochiamo con le figurine, però di personaggi famosi dei Era di legno e, un pezzo al giorno, cartoni animati che guardiamo in tivù, soprattutto giapponesi, tipo Dragon ball Z, l’aveva fatto mio nonno di Livorno. Yugy Ho. Le bambine scambiano quelle delle Winx, di Barbie e di principesse sirene. “Che caro ricordo! – Esclamò la nonna. Giochiamo però poco in compagnia, perché le strade sono pericolose e le case poco “ In una settimana fu costruito adatte. I nostri giocattoli sono supertecnologici ed elettronici: i bambolotti parlano, e figli e nipoti ha divertito!” camminano, ballano, i carretti con le ruote di legno che tremavano sono stati rim- Io con quel trenino, piazzati da mezzi telecomandati. Sempre più soli, trascorriamo molto tempo davanti giocai, giocai alla televisione, alla playstation e al computer. Per fortuna ci sono ancora lo sport e e quando fui stanco, la bicicletta, che ci danno la possibilità di incontrarci e di socializzare. Nel futuro lo lasciai. sicuramente saranno brevettati giochi ancora più sofisticati di quelli attuali. Forse Dopo aver riposto quel fantastico balocco, si inventeranno robot che ci terranno compagnia, zainetti con razzi per farci volare tornai a casa e, e andare dove vogliamo, telefonini per comunicare con altri pianeti…: tutto questo il mio computer è affascinante ma anche molto triste perché c’è il rischio che i bambini di domani, accesi in un tocco. sempre più abili e intelligenti, possano essere sempre più soli e meno sorridenti. Noi Per un po’ di tempo mi divertii, bambini ci auguriamo che il progresso tecnologico non soffochi il nostro bisogno e ma subito dopo un vuoto in me sentii. diritto di giocare in gruppo in modo sano, fantasioso e creativo. Forse la nonna aveva ragione, “Oggi c’è tutto, Anelli Roselisa, ma rimane sempre l’insoddisfazione!” Bucci Graziana, Per un po’ pensai Cannillo Paola, De e nel pensare, mi addormentai, Benedittis Giulia, fu così che in viaggio mi ritrovai. D’Introno Gabriele, Navicelle spaziali e strani personaggi Mastrogiacomo Mi abbagliavano con i loro raggi. Donato, Muggeo Volai più in alto della nostalgia Aldo ed Emilio, e mi ritrovai nel paese della fantasia. Salerno Adriana, Quando in seguito mi svegliai, Valente Emanuele un altro gioco inventai. - classe 5ª A - Valeria Inventare è bello, Fioravanti, Deborah ma creare ancor di più Roselli - classe 5ª B specialmente se a realizzare - Vangi Fabio - clasci sei proprio tu. se 5ª D Classe 4a G plesso L.Piccarreta

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La Redazione

Alunni Marika Balducci Francesco Ricciuti Luigi Tedone Vincenzo Roselli Luigi Lastella Flavio Balducci Felice Bucci Simone Modesti Luana Mastrorillo Martina Quinto Federica Procacci Federica Tarricone Mariangela Tatoli Mariateresa Tondo Mariateresa Tandoi Attilia Di Corato Gabriele Localzo Natalia Altobello Agushi Endi Alessia Tarricone Marika Iodice Docente Referente Marina Mazzilli Dirigente Scolastico Savino Bresnaider

Racconto il mio Carnevale Ciao, io mi chiamo Francesco: era il 3 febbraio del 2008 e in quel giorno io sono andato alla sfilata del Carnevale Coratino. Il mio carro s’intitolava “DON CHISCIOTTE contro l’INQUINAMENTO” e sparava coriandoli a razzo; ma indovina da dove uscivano i coriandoli? Ecco qui la risposta: dal popò del cavallo. Sul cavallo c’era Don Chisciotte. Noi eravamo la bellezza di 340 bambini, però prima di partire abbiamo avuto due problemi: 1. non c’era la musica; 2. il carro non era pronto. E abbiamo avuto un problema camminando: abbiamo fatto tante pause, perché le pale del carro erano troppo alte e andavano a finire contro i fili dell’energia. Ehh… è stata una bella esperienza tranne per il mio piede: entrato in macchina mi sentivo il piede senza ossa, e lo posso dire forte, dopo 5 ore di camminata, poverino!!! Mia nonna, come al solito, ha fatto “le chiacchiere”. Però c’è un altro fatto, non piacevole, accaduto a mia nonna: s’era piazzata ai confini della piazza, appena entrati in piazza il carro seguente si piazzò anch’esso ai confini della piazza, proprio dov’era lei, perciò non vide niente della nostra sfilata. Beh, questo Carnevale è stato davvero movimentato. Bye – Bye, ci rivediamo alla prossima.. Ahh… dimenticavo, questo Carnevale è stato il più bello della mia vita. Francesco Ricciuti 3° A

U PENDITE Tutte velime na vita belle, velime arrevà a re stelle, velime in ogne memende iesse felisce e cundènde, velime iesse ricche e nan accundandame de re picche. Penzame sembre a la recchèzze E tutte ‘nzieme arrevame a la vecchièzze. Totte na vite nan ame avvertude Quande prièsce ame perdute. È troppe tarde quante arrevame a capì Chedde ca né mannatte u Signore Ddì. Petèmme iesse chjù cundènde Ce stèmme ne picche chjù attènde. Ce avemme apprezzate re cause da picche, mo n’avèmme sindì chjù ricche. Balducci Marika 5° C

Racconto di “una giovane ombra”

C

orato, 18 gennaio 2008, la 3aD ed E della scuola Fornelli si sono recate presso l’auditorium di una scuola di Corato. Avevamo organizzato uno spettacolo d’ombre e furono invitati i genitori e il Preside. Lo spettacolo non fu eseguito regolarmente: ci furono disturbi, cambi ed interruzioni di musica e voce. Una scena che mi piacque fu quella dei maghetti, anche se me l’aspettavo più cavalleresca: due maghetti tentano disperatamente d’acchiappare una scopa maldestra, ma ecco arrivare il mago Merlino che salva la situazione cacciando maghetti, scopa e il buio che invade il telo. Ecco dei re prostrarsi davanti ad una roccia. Essi tentano in tutti i modi di estrarre da quest’ultima una spada senza risultato. Fu un piccolo ragazzo a estrarre la spada dalla roccia e diventare un grande re. Durante la mia scena (Pinocchio) ero nervoso ed imbarazzato, ma ne valse la pena perché fui molto applaudito; ero molto felice che tutto fosse andato bene. Tutto questo accadde con semplici ombre, con semplici travestimenti e naturalmente con un semplice telo. Luigi Lastella 3° D

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I giochi di una volta

Un giorno mio nonno mi ha raccontato una cosa che mi ha veramente strabiliato. Mi ha detto che quando erano bambini veramente si divertivano molto semplicemente facendo giochi spesso improvvisati che oggi a noi possono sembrare antiquati. Ma per loro l’importante era giocare e questo a volte significava sognare senza poi stare tanto a pensare su come il loro tempo passare. Fabbricavano marionette e burattini che facevano ridere tutti i bambini, facevano molto spesso il girotondo con cui loro si divertivano un mondo. Giocavano a mosca cieca, alle statuine, a nascondino sfruttando anche il più piccolo angolino; si divertivano col cerchio, la corda e alla campana per quanto a noi possa sembrare una cosa strana e organizzavano spettacoli con imitazioni ed esibizioni ad imitar canzoni. Oggi noi bambini per giocare cose sempre nuove ci facciamo comprare. A noi piace soprattutto manovrare tutto ciò che è da programmare. Preferiamo il computer, la playstation, il telefonino, a cui non sa rinunciare nessun bambino; oltre a farci comunicare esso ci dà tanti vantaggi come ad esempio inviare messaggi, esso ci offre tante possibilità con cui sviluppare le nostre abilità: la memoria, la vista e l’udito semplicemente manovrando con un dito; e consideriamo in particolare positivo ogni gioco purchè sia interattivo. Possiamo anche poi organizzare con degli amici delle entusiasmanti gare da fare quando siamo in compagnia per trascorrere il tempo in allegria. A volte se penso a come sarà il gioco del futuro non so rispondere e mi sembra tutto oscuro. Forse accadrà che penseremo con nostalgia alla nostra odierna immancabile tecnologia perché l’uomo con la sua mente potrà inventare qualcosa che non è facile per noi immaginare o forse, al contrario, per giocare i bambini del futuro torneranno a sognare e ad ottenere solo con la fantasia il gioco più bello che ci sia. Flavio Calducci – Felice Bucci – Simone Modesti 5° B

- Nonno, nonnino, com’erano i giochi Quando eri bambino? - Quando ero piccolino non avevo tanti giochi oh mio caro nipotino. Una barchetta e una pallina, ci rendevano molto felici prima. In famiglia nove eravamo, che armonia… Come scherzavamo! - Non avevi la play – station, Né il game – boy e l’I – pod, Il computer interattivo? - Per la strada io giocavo: per davvero mi divertivo. Poche auto, nessun timore, solo giochi, risa e amore. Tipilecchie, scaricobotte, le quatt candun, e la camban. - Nomi strani, i tuoi giochini. È così che si divertivano i bambini? - Poco, nulla e ancora meno Ci bastava per giocare: grida allegre per la via, tanti bimbi e fantasia.

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Il gioco nel tempo

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Luana Mastrorillo e Martina Quinto 4° B

Nel 3000… Nel 3000 tutto sarà cambiato: tendenze, usanze, giochi e modo di vestire. Ma il gioco più bello sarà il “Platinum”. Esso consisterà in quattro bambini che avranno le ali artificiali per catturare più Platinum (piccoli vermi dorati) possibili. Il premio sarà una megatorta di cioccolato e panna. I vestiti saranno delle tute perfette sia per l’estate sia per l’inverno, che cambiano colore in base all’umore. La scuola poi sarà molto diversa da quella di oggi: ogni alunno potrà portare il suo animale domestico per giocarci insieme. I mezzi di trasporto saranno velocissimi, ma molto sicuri e in più voleranno!!!!! Io immagino così il futuro: giudicate voi! Procacci Federica 3° F

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La Redazione Alunni 1^ C/D 2^ B 2^ E 3^ C 3^ D 4^ F plesso Arbore 5^ C 5^ E Docente Referente Rosita Tedone Dirigente Scolastico Annunziata Bevilacqua

La spremuta delle arance

Oggi, 26 gennaio 2008, a scuola abbiamo fatto la spremuta delle arance della salute. Quando un giorno la maestra ci ha detto che anche quest’ anno l’A.I.R.C. offriva un sacchetto di arance in cambio di un contributo abbiamo detto subito sì. Già dall’anno scorso la maestra ci aveva spiegato che le arance della salute, offerte dalla Sicilia all’A.I.R.C., servono per raccogliere fondi da destinare alla ricerca su quella brutta malattia che colpisce molte persone. La maestra ci ha spiegato che oggi, in oltre 3.000 piazze d’Italia, si offrono le arance. Anche quest’anno ci siamo messi d’accordo e abbiamo portato ognuno un piccolo contributo. Quando oggi abbiamo contato il danaro ricavato, abbiamo visto che erano 11,80 euro. Siamo stati contenti perché il contributo minimo per un sacchetto è 8 euro e noi, un po’ ciascuno, ne abbiamo raccolti di più. Ci eravamo organizzati perché ognuno di noi portasse qualcosa di utile per fare la spremuta: chi ha portato lo spremi agrumi, chi la tovaglia, chi il coltello, chi lo zucchero, chi i cucchiaini, chi i tovaglioli e chi i bicchieri. Ci siamo messi tutti intorno alla cat-

tedra dove la maestra, con l’aiuto di alcuni compagni, aveva già preparato tutto l’occorrente. Le arance erano profumate e grandi: infatti ognuno di noi ha spremuto mezza arancia ma il bicchiere si è riempito a metà. Tutti, con gusto, abbiamo bevuto questo concentrato di vitamine. Ci fa sempre piacere fare queste esperienze. Ma bere il succo delle arance della salute ci piace tanto perché ci auguriamo di stare bene e, soprattutto, pensiamo di aver contribuito un poco alla ricerca che aiuterà tutti coloro che sono ammalati. Arrivederci all’anno prossimo! Aspetteremo con ansia di poter rifare l’esperienza. IV F Plesso Arbore

Ricordando la Shoah La Giornata della Memoria: emozioni e riflessioni “Ero spaventato: le immagini delle canzoni erano vive nella mia mente.” “Mi sembrava d i e s s e re i n seguita da un soldato tedesco…” “Sentivo grida, pianti, lamenti….” Sono solo alcune emozioni espresse da noi bambini durante la celebrazione della Giornata della Memoria avvenuta il giorno 29 gennaio a scuola. In quel minuto di silenzio abbiamo vissuto anche noi la paura, la sofferenza, il dolore, la morte del popolo ebraico. Ci venivano in mente immagini forti, crudeli, di corpi ammassati nei vagoni, nei campi, nelle baracche, nei fossi, nel sangue: corpi rinati nel ricordo. Alle note di “Auschwitz “ di Guccini e “Della guerra di Piero” di De Andrè, ci è sembrato che il nostro

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OLOCAUSTO Ora La lunga e fumosa Onda grigia Che ricopriva il cielo di Auschwtz Unisce come un lucido nastro di Seta fluttuante la Terra e i popoli fratelli che con Orrore ripensano al passato.

SHOAH Sconvolto e inorridito Ho scoperto incredulo che l’uomo ha Odiato il suo simile, come inferiore, Annientandolo, oltre l’umiliazione Ho ancora per questo il cuore tremante. 5^ E canto salisse verso il cielo, che si unisse al pianto dei nostri fratelli innocenti, quasi a volerli consolare. Abbiamo sentito tremare le nostre voci, abbiamo visto spuntare lacrime sul volto di alcuni compagni ed insegnanti. A noi si sono uniti tutti in un unico coro. Soltanto verso la fine, all’ascolto di alcune testimonianze: “Non più odio, ma amore” - “Nasceranno uomini migliori” - “ Il mondo è nostro e lo vogliamo migliore” - “ Non più indifferenza…” , abbiamo gioito e liberato palloncini bianchi che si sono innalzati come trasportati dal vento, messaggeri di pace. 5^ C


Nonno, mi racconti ...

Che giocattoli usavi, quando eri bambino? Eh….., caro mio i giocattoli erano pochi e di scarso valore.

Se da piccolo il nonnino giocava spesso col trenino la mia nonna coi codini saltellava nei giardini Se il papa’ si divertiva con big jim, mazinga e goldrake la mia mamma piccolina pettinava e imbellettava la sua barbie assai carina. Dallo schermo del pc saltan fuori le mie winx, poi giu’ auto e astronavi, poi robot, missili e navi. Tra pulsanti, schermo e mouse, e’ cosi’ che gioco io. sto seduto fermo e ritto a quei giochi sempre attento ma signori miei, ahime’ sempre zitto e mai in pie’. Ma…domani, sai che cosa si fara’? certo ora nessuno lo sa.. di una cosa son sicuro: il futuro e’ meno scuro se a giocare tornerai con le bambole di pezza, con le ruote e bicicletta, con quei giochi assai carini che ci mostrano i nonnini tra i fiori di un giardino, sotto il sole del mattino… Classe 1^C – D

Galleria dei giocattoli dei bimbi di ieri Anche i nostri nonni giocavano quando erano piccoli: i giocattoli che usavano erano semplici e realizzati con materiale di recupero. Le tasche dei loro pantaloni erano piene di tappi di bottiglie, elastici di varie misure, biglie di vetro, sassi, monete, conchiglie, legnetti. I nonni potevano giocare per strada perché a quei tempi non c’erano pericoli. I giochi preferiti erano: la lippa (tipilecchio), le 5 pietre, la fionda, la ruota, la trottola; in casa invece giocavano con i soldatini, realizzavano animali in fil di ferro e con i rocchetti costruivano carretti, catapulte e monopattini. Le nonne invece, con l’aiuto delle loro mamme, si costruivano

bambole di pezza (pupe) che si divertivano a spogliare e a rivestire, trattandole come bambine vere. Si divertivano anche ritagliando la figura di una persona da un giornale e animandola con alcuni vestiti ricavati da riviste di moda.Da questa nostra intervista abbiamo scoperto che i nostri nonni sono stati dei veri piccoli geni perchè si divertivano a realizzare giocattoli originali con materiale povero, dando libero sfogo alla loro fantasia. Così ogni giocattolo era uno diverso dall’altro e, servendosi di materiale di recupero, si evitava anche l’accumulo di pattume (problema oggi molto sentito). Classe 2^ B

Voglia di giocare A’ cè schiuche ama sciuquà? O Teppelècchje, ad asconde, a scariche o’ botte, o cusceniedde de la pupe. Un tempo si giocava e insieme si stava. Ieri bastavano i compagni per giocare oggi giocattoli costosissimi per cominciare. Era bello i giochi inventare con gli amici scherzare incontrarsi nelle piazzette e nelle strade non asfaltate e poco trafficate. Oggi sale da gioco, ludoteche, discoteche parchi e campi sportivi stanno per unirsi e divertirsi. E domani, come sarà? Giochi telecomandati? Tutti altamente sofisticati? Di certo ci saranno sul mercato giochi in quantità un sacco di attività da farsi in piena libertà ma meno spazio nelle città. Ieri, oggi e domani…la voglia di giocare mai passerà e il gioco sarà sempre un tempo di felicità. CLASSE 3^D

MAGIA Giocavano tra i prati e nei cortili, nelle piazze e nei giardini; negli angoli delle strade i bambini felici sono stati. Correre, saltare, sognare, tra fionde, lippe e campane, bambole di pezza e carretti, palle avvelenate, cavallucci e rocchetti, tra i quattro cantoni e i mucchi montoni… Gare con le lumache organizzavano e tutti allegri diventavano. Una nuova scoperta era sempre “giocare”. Giochiamo ancora…. ma non più all’aperto. Cerchiamo l’avventura nella TV, in un computer, in una macchina telecomandata, in un robot meccanizzato, da altri fabbricato. Ma l’emozione e l’immaginazione volano… Noi bambini il gioco difendiamo, e a divertirci continuiamo. Sempre uguale resterà la sua magia… infinita e favolosa magia…. …che il tempo mai porterà via! Gli alunni di 3^ C “C. Battisti”

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Di solito si giocava in strada con la palla, u’ teppelècchie(la lippa), la fionda. Molti di noi si costruivano i giochi con tappi, legnetti, fil di ferro. i giocattoli di plastica non esistevano: soltanto a Natale se ne vedeva qualcuno portato in dono dai parenti che erano emigrati all’estero. In casa si giocava con le carte, i soldatini di stagno, le macchinine di legno o si facevano delle marionette con dei pezzi di stoffa avanzata o vecchi fazzoletti. La nonna invece si fabbricava la pupa con pezzi di stoffa, lana e ovatta. Le cuciva degli abiti e poi giocava a cambiarla. Questo quando non era impegnata ad aiutare la mamma in casa. le bambine giocavano anche con vecchie stoviglie a fare le brave massaie o con abiti ormai in disuso si travestivano per impersonare personaggi di fantasia.Non si potevano chiedere giocattoli in dono a Natale, perché il Bambin Gesu’ lasciava solo qualche dolcetto. Se eri fortunato quando diventavi un ragazzetto ti regalavano la bicicletta ma dovevi essere promosso a scuola a pieni voti! Classe 2^ E

Voglia di giocare: ieri, oggi, domani

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La Redazione Classi Classe V F plesso via Gravina Classe V DF plesso Via Gravina Classe V C plesso Tattoli Classe V E plesso via Gravina Felicia Valeria Ardito – V E Annalisa Albanese – V C Maria Tarricone

Cronaca scolastica:

“Festa a scuola e consiglio comunale dei ragazzi”

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rogetto di una scuola Coratina che ha indicato la Scuola come: “Fonte di conoscenza per apprendere con allegria”. Noi bambini abbiamo organizzato una festa per accogliere il nuovo anno scolastico. Ci siamo dedicati, con impegno, alla decorazione dell’aula, abbiamo disegnato e colorato striscioni e cartelloni, prodotto testi e slogan, eseguito canti e balli. Ci siamo recati al supermercato per la spesa necessaDocente referente ria alla preparazione del rinfresco per Don Vito Martinelli il giorno della festa; abbiamo controllato le scadenze dei prodotti e il valore Dirigente scolastico nutrizionale; abbiamo conteggiato il costo della merce alla cassa. Tutte Nunzia Mastrapasqua queste attività didattiche hanno coinvolto la gran parte delle discipline: Italiano, Arte e immagine, Educazione motoria, Matematica, Scienze, per un apprendimento trasversale, interessante e gioioso. Un’altra esperienza positiva e interessante è nata dalla proposta del Signor Sindaco, il quale ha chiesto la partecipazione dei ragazzi di quinta primaria per la costituzione del “Consiglio Comunale dei ragazzi”. Sono state indette le votazioni per eleggere i rappresentanti tra gli alunni, previa presentazione del programma da parte di ciascun candidato, sono stati eletti tre rappresentanti della nostra classe, è stata svolta successivamente la propaganda elettorale che ha coinvolto tutte e tre le classi quinte del plesso; è stato scelto un rappresentante tramite regolare votazione. Allestito un vero seggio elettorale sono stati nominati: presidente, segretario e scrutatori tramite sorteggio. La suddetta esperienza ci ha fatto vivere personalmente la realtà degli adulti e ci ha anche arricchito sul piano della convivenza civile perché abbiamo imparato che bisogna rispettare le ideologie altrui ed abbiamo proposto delle innovazioni per la nostra città più a misura di bambino. Gli alunni della V F, IV Circolo didattico, Plesso “Via Gravina”

Laboratori per tutte le età, dentro e fuori la scuola ... Organizzare laboratori dentro l’edificio scolastico? Non è detto: questa volta (così come nello scorso anno scolastico, gli alunni di alcune classi quinte dei plessi, “Tattoli” e “Via Gravina”, hanno condiviso un’esperienza laboratoriale con i “nonni” e con i disponibilissimi operatori del Centro Anziani “Fondazione Oasi di Nazareth” di Corato. Si scatena l’affascinante e prezioso “effetto Matrioska”: dentro il macroprogetto “Una scuola per l’ambiente ...” (referente, l’insegnante Deborah Paganelli) trova spazio il laboratorio “Ricicreando allegramente”, grazie al quale, presso il salone del suddetto centro anziani, nonni e bambini hanno lavorato, organizzati in gruppi misti, alla ricerca e alla fusione di cera di candele usate (per produrne e decorarne di nuove) e alla rielaborazione di residui di cartoncini, opportunamente, “vestiti a festa”, in occasione del Santo Natale. Quindi, dentro il laboratorio, si è avuto modo di vivere una memorabile esperienza all’interno di questo tanto ricco, quanto sconosciuto Universo, che è il mondo degli anziani, sempre pronti ad accogliere, con sorrisi e con tanta voglia di fare (invidiabile dal mondo dei giovani), i nostri alunni che tanto hanno apprezzato la loro infinita esperienza e saggezza. Meraviglioso scambio simpatetico di gioia di vivere e benefica confusione da

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una parte e racconti di emozioni di vita vissuta e voglia di sentirsi ancora utili, dall’altra. La scuola dei “valori”, dunque, ma di valori stimolati dalla “buona pratica” che tende ad operare una connessione continua tra gli apprendimenti scolastici e gli scenari che si delineano intorno a noi, a formare al pensiero critico, a costruire una cultura “capace di futuro”, a dedicare uno spazio specifico al fare esperienze di partecipazione e di cittadinanza attiva. Maria Tarricone


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W il gioco W! do wii, con il cellulare p.s.p., game boy, mp4; anche le bambole hanno un piccolo computer all’interno del corpo che le fanno parlare, mangiare, camminare, piangere, dormire, mangiare, ecc… Se si andrà avanti in questa direzione i bambini del futuro avranno sicuramente moltissimi giochi, sempre più tecnologici in tante altre attività. Non giocheranno più con amici ma ognuno a casa, da soli, con il proprio computer (unico amico); non si divertiranno come in passato e come molti di noi ancora oggi. Visto che la voglia di giocare è tanta in tutti, noi oggi stiamo imparando a riscoprire i giochi del passato; attraverso indagini, ricerche, manifestazioni cittadine e mostre si cercano di conoscerli e praticarli coinvolgendo, quando è possibile, le persone anziane. Insieme ai giochi tecnologici oggi ci divertiamo, quando è possibile, giocando a palla a volo, al calcio, a basket, a palla avvelenata, a strega comanda colori, l’uomo di ghiaccio, le belle statuine, due tr e ste lla , guardie e ladri, la torre, cucina finta ecc…Tutti giochi di gruppo con regole che c’insegnano a stare in società. Le emozioni che questi giochi ci possono dare sono tante e tanti sono i valori che ci possono insegnare. In primavera e soprattutto in estate quando il tempo diventa bello, chi abita in un condomino che ha un cortile è fortunato, va giù e incontra gli amici con cui può giocare e divertirsi. Alcuni si arrampicano sugli alberi, altri scendono lungo lo scivolo, altri ancora giocano al pallone anche se è proibito. Indossano maglie colorate, calzoncini bianchi o neri, scarpe da calcio; sono fieri di dimostrare le qualità di scatto, di corsa, di precisione, le proprie astuzie, stratagemmi, fulminee intrusioni, destreggiamenti… I più piccoli corrono per prendersi mentre alcune mamme, chiacchierando sui balconi, li tengono d’occhio. Spesso gruppi di amici e amiche allestiscono bancarelle su cui vengono allineati vecchi libri, fumetti, manufatti, macchinine… con su i vari prezzi; si fanno i conti con la calcolatrice… si incassa, si dà il resto… sembrano dei veri commercianti. Il gioco è “vecchio” quanto l’uomo e con l’evoluzione del genere umano si è trasformato ma l’emozione che esso suscita è rimasta la stessa nel tempo e nello spazio, nei ricordi di chi bambino non è più eppure non ha ancora perso la voglia di giocare.

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Elementari

a voglia di giocare è stata e sarà sempre viva in tutti, piccoli e grandi; il gioco è sempre stato un momento di spensieratezza, di divertimento, ricco di emozioni che aiutano a farci crescere insieme con gli altri e ad affermare la nostra personalità. Il verbo “giocare” fa pensare a tante cose: giocattoli, amicizia, regole, ambienti particolari, festa, gara, vittoria, superare difficoltà, parlare, imparare, memorizzare, cercare strategie, verificare, ecc…. Tutte le tipologie di gioco (giochi individuali, di gruppo, di squadra, da tavolo, di movimento), anche se eseguito con modalità diverse sono interessanti ed aiutano, in modo divertente, a superare difficoltà, ad acquisire sicurezza, autonomia, a misurare le proprie capacità. Quando i nonni erano piccoli non avevano giocattoli perché costavano troppo ed i loro genitori non avevano le possibilità economiche per comprarli; essi si divertivano con giochi molto semplici inventati e realizzati con materiale di risulta (ferro, stoffe, pezzi di legno, rami di alberi, ecc…) e con le mani costruivano cavalli di ferro filato, slitte, carretti. Giocavano per strada con le carte, i noccioli delle albicocche, con i pennini, con bastoncini di legno, con la corda, la lippa, la fionda, con i cerchi di vecchie biciclette, con le biglie e le figurine. Giocavano a scaricobotte, a nascondino, a moscacieca, alla campana, ai quattro cantoni, al salto della cavallina, allo schiaffo, alle cinque pietre, all’oca, con la cerbottana imitavano mestieri. Le bambole erano realizzate dalle nonne con ritagli di stoffa. La voglia di giocare e divertirsi era tanta! Quando loro ci raccontano come questi giochi si svolgevano i loro occhi danno segni di emozione. I nostri genitori sono stati più fortunati rispetto ai nonni perché hanno avuto più giocattoli e condizioni di vita migliori. In casa, sui marciapiedi delle strade, sulle piazze di quartiere giocavano con il trenino, con la pista delle macchinine, con le prime Barbie, con la palla si giocava a calcio. Si divertivano ed avevano molti amici; giocare era una festa e le strade erano sempre gremite di bambini. Oggi se chiediamo ai nonni di giocare con noi risponderanno di sì perché c’è sempre voglia di giocare ; ma non lo potranno fare con i giocattoli moderni, tutti elettronici e computerizzati. Oggi si gioca con la playstation, con il computer nintendo D.S., ninten-

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Alunni Amorese Lucrezia, Marcone Serena, Pazienza Marianna, Caldara Anna, Cusanno Fabio, Pisicchio Paola, Scarpa Alessia, Lastella Aldo, Gabriele Mario, Balducci Sara, Diaferia Aldo, Rosito Michele, Mangione Vincenzo, Claps Claudia, Caiati Silvia, Mazzilli Giuliana, Valente Valeria, D’Aprile Fabio, Rosito Gianluca, Malerba Pasquale, Zucaro Michele, Strippoli Alessandra, Leo Tiziana, Cialdella Gaetano, Cusanno Mauro, Lastella Gianna, De Padova Alessandra, Loiodice Alessandra. Docenti Referenti Isa Sciscioli, Gaetano D’Imperio, Pasquale Tandoi Dirigente Scolastico: Maddalena Masiello

Il tempo libero dei ragazzi… magari! “A che ora ci vediamo?” “Oggi non posso uscire perché devo fare i compiti e poi mia madre ha detto che se non riordino la mia “stalla” non mi fa uscire! Che scocciatura queste mamme!” Tutti pensano che noi giovani abbiamo a disposizione molto tempo libero da impiegare in mille modi, ma non è così! Innanzitutto passiamo le nostre giornate andando a scuola e già lì ci stanchiamo da morire studiando. Tornati a casa il rimanente tempo dovrebbe essere tutto libero, purtroppo la realtà è diversa: è necessario aiutare i genitori a riordinare la casa, rendere accessibile la cameretta, sparecchiare … Se non li ascolti ti faranno una testa come una “mongolfiera”! Verso le 16.00 - “che noia!” - s’inizia a studiare. Drin…drin (la prima interruzione) “Davide, che c’è? Io non ho ancora iniziato a studiare. Richiamami più tardi...” E così via, un’interruzione dopo l’altra. In un battibaleno arrivano le 19.00, l’orario in cui si deve andare all’allenamento di basket… Molti ragazzi, infatti, praticano varie attività sportive o danza: è indispensabile svolgere un’attività fisica che aiuti il nostro corpo in

crescita. E poi il sabato pomeriggio il catechismo, la domenica mattina la Messa … Ogni attività richiede impegno e quindi non abbiamo tempo per oziare, per stare senza far niente! Molti adulti pensano che i ragazzi stiano continuamente con le mani in mano, una sorta di popolo di sfaccendati addormentati, mentre la vita di un ragazzo è strapiena d’impegni in parte piacevoli, ma quasi tutti faticosi! E’ così che noi ragazzi passiamo 9 mesi su 12 in attesa delle sospirate vacanze di giugno, che però non sappiamo bene come impiegare… Serena Marcone Lucrezia Amorese

Musica Classica o Punk? Il 19 gennaio gli alunni delle classi prime e seconde hanno assistito a scuola ad un concerto eseguito dall’Orchestra da Camera della Provincia di Bari. Le esecuzioni più applaudite dagli studenti sono state alcune delle famose colonne sonore di Ennio Morricone e Nino Rota, tratte da film come “C’era una volta in America” o “Il Buono, il brutto e il cattivo”. Abbiamo potuto sperimentare dal vivo il fascino e il potere della musica, l’armonia dei suoni emessi da strumenti così diversi, manifestando entusiasmo con ripetuti e calorosi applausi. La musica influenza spesso i nostri stati d’animo: le note ci raggiungono sempre, anche quando non ne siamo consapevoli. I motivi rimangono sepolti da qualche parte nella mente, ma appena un suono ci sfiora, ecco che li colleghiamo ai nostri ricordi. Per noi è stato giusto far ascoltare ai ragazzi la musica classica, anche se per molti nostri coetanei essa non rispecchia affatto

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la loro personalità. Perché i ragazzi non amano la musica classica? Perché i movimenti punk e metal sono così diffusi? Il punk è molto amato dai giovani di oggi perché per loro è un modo di vivere, di vestirsi; esprime il proprio essere liberi, sfacciati, sfuggenti da tutto e da tutti, ma soprattutto non dipendenti da qualcuno che possa scegliere per loro. Questi ragazzi non amano la musica classica perché non la conoscono. Si seguono le mode e le tendenze del momento; si fa e si vuole solo quello che viene imposto dai mass media, si è mentalmente schiavizzati da questi. Insomma la maggioranza dei giovani guarda con diffidenza e disprezzo tutto ciò che non rientri nei canoni imposti dalla moda del momento, ignorando quella musica classica che è immortale. Silvia Caiati Claudia Claps


Immigrati: nostri coincittadini a tutti gli effetti

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L’Italia, ormai da vari anni, è diventata una nazione multietnica: da Paese di emigranti ci siamo trasformati in Paese di immigrati. Anche la nostra scuola mostra questa tendenza, infatti sono presenti 9 alunni stranieri: cinque albanesi, una rumena, una polacca e due marocchini. Abbiamo intervistato alcuni di loro: Ioana, Weronika, Klaudya, Lutfije e Valentina. Dalle risposte siamo venuti a conoscenza delle loro origini e della loro vita qui in Italia. Alcuni di loro sono arrivati da mesi, altri da anni ma tutti per lo stesso scopo: migliori condizioni di vita e maggiore possibilità di lavoro. In effetti l’Italia, contrariamente ai loro paesi natali, offre maggiori opportunità. Con il passare degli anni l’immigrazione è molto cambiata, infatti se ricordiamo l’ondata di 20mila albanesi giunti nel porto di Bari l’8 Agosto 1991 con la vecchia e disagiata nave Vlora, ci accorgiamo di quanto siano stati più fortunati i nostri compagni nell’arrivare nel nostro paese con mezzi più moderni e agevoli. Valentina, per esempio, è venuta dall’Albania in aereo. La Puglia allora divenne la protagonista del più grande esodo della storia e per noi non è stato facile accogliere una massa di disperati, curarli, sfamarli e trovare un posto per vivere. Li accolsero nello stadio della Vittoria e la protezione civile si diede da fare giorno e notte, perciò ricordiamo Bari come una città dal grande cuore. I nostri amici sono giunti tutti regolarmente in compagnia di genitori e parenti senza incontrare difficoltà nel viaggio. Con questa intervista abbiamo scoperto le varie particolarità che differenziano il mondo italiano dal loro. Le maggiori differenze le abbiamo notate nell’ambito scolastico e nelle condizioni di vita, ma specialmente nelle usanze e nella cultura. In effetti, il loro mondo è molto diverso dal nostro: è questa la ragione per cui inizialmente ci sono state diverse difficoltà nel capire le nostre tradizioni che a prima vista sono sembrate bizzarre. Con il passare del tempo trascorso qui in Italia, però, anche loro hanno saputo adeguarsi alle nostre usanze. Parlando di come si sono integrati nella nostra scuola e nella nostra società, siamo riusciti a capire che sono stati subito accettati e non hanno avuto nessun tipo di difficoltà nell’integrarsi con i nuovi compagni e con i nuovi insegnanti. Solo una di loro, da piccola, è stata emarginata e derisa dagli amici di classe che non le rivolgevano la parola e la escludevano da qualsiasi attività. Questo l’ha portata a cambiare scuola. Per quanto riguarda la lingua, all’inizio è stata molto dura per loro dialogare con gli altri ed esprimersi, perciò ci è voluto del

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tempo per riuscire a instaurare un dialogo con le persone a loro vicine. Ora riescono a parlare e a comprendere perfettamente la nostra lingua. Per la religione, invece, una di loro non si è sentita accettata, perché non condivideva le nostre credenze. Noi consideriamo il non accettare chi è diverso da noi, un atto privo di significato perché agli occhi degli altri tutti sono stranieri, noi compresi. E se tutti siamo stranieri, nessuno è straniero. Ecco in sintesi il messaggio fondamentale che vogliamo trasmettere a voi lettori. Anche nella nostra classe, a nostro parere, ci potrebbero essere individui proprio insopportabili e odiosi e c’è gente che trova noi insopportabili e odiosi. Qui sta appunto il difficile. Sta nel saper rispettare chi è diverso da noi come gli extracomunitari. La regola sta proprio in questo: imparare a non generalizzare. Generalizzare vuol dire credere che sono tutti uguali. Ad esempio, l’Italia è conosciuta per la presenza della mafia ma non vuol dire che tutti gli italiani siano mafiosi. Perciò è sbagliato credere che gli stranieri siano tutti uguali ma solo alcuni compiono cattive azioni. Il guaio è che vi sono persone che si credono superiori ad altre e sono chiamate più comunemente razzisti. La malattia del razzismo sta nel credere che si è migliori per il semplice fatto di essere nati in un posto anziché in un altro, per avere un colore della pelle piuttosto che un altro, per credere in un Dio anziché in un altro. Nessuno è immune da questa malattia infantile del razzismo. Tutti dobbiamo sapere di esserne affetti e dobbiamo cercare di controllarla perché non c’è niente di più pericoloso. Dobbiamo aprire gli occhi e capire che l’istinto di odio e diffidenza, che proviamo per chi non è come noi, è da tenere a freno con il “guinzaglio della ragione”. Aldo Diaferia Sara Balducci

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Alunni Marina Marzocca, Marco Patruno, Lucrezia Inchingolo, Maria Grazia Mangione, Giulia Masciavè, Giulia Tarricone, Francesco Maria Labartino, Andrea Capogna, Adriana Varesano, Fabio Cappelli, Antonella Balducci, Miriana Cifarelli Classe 2aE

Leggere a tredici anni

Le statistiche ci dicono che in Italia bambini e ragazzi leggono certamente più degli adulti, sembra, infatti, che mentre gli italiani lettori sono circa il 40%, i ragazzi lettori di 5-13 anni sono il 65%...sembra che l a d i s a ff e z i o n e Docente Referente verso la lettura si Maria Giuseppa Malcangi manifesti intorno Rosa Piccarreta ai quattordici Davide Mezzana anni. Per fortuna non Dirigente Scolastico avverto sintomi di Franco Cavalieri disaffezione alla lettura, leggo e mi piace leggere sempre di più. So per certo che anche tanti miei amici ed amiche leggono...la lettura accende la nostra fantasia, attraverso le pagine di un libro scopriamo l’esistenza di vite diverse dalle nostre, immaginiamo di essere nei panni di questo o quel personaggio. Umberto Eco dice che siamo ciò che leggiamo nei primi vent’anni e noi siamo d’accordo con lui, riteniamo, infatti, che leggere agevoli la nostra formazione, ci consenta di leggere la realtà. Le immagini della televisione si capiscono immediatamente, istintivamente, ma non ci lasciano il tempo di riflettere, non stimolano la nostra immaginazione, in compenso hanno una grande forza di

convincimento che ci spinge alla omologazione. Ritengo che bisogna vaccinarsi contro la prepotenza televisiva e farsi contagiare precocemente dall’amore per la lettura. Come era bello ascoltare le fiabe che mia madre mi leggeva! Ancora adesso ascolto sempre con piacere chi legge. Abbiamo fatto una indagine tra i nostri compagni per capire quale genere di libro leggono. Abbiamo scoperto che le ragazze prediligono romanzi che parlano d’amore e di amicizia. Tre metri sopra il cielo di Federico Moccia e Mille splendidi soli di Klaled Aussein sono in assoluto i più letti ed amati! I ragazzi, invece, apprezzano i romanzi horror, le storie di avventura e i libri gialli. Dalla nostra indagine risulta che senza distinzione di sesso leggiamo volentieri l’Iliade, l’Odissea e la Divina Commedia . In noi prendono forma le immagini di Elena e Paride, Achille e Criseide, Ulisse e Penelope, Dante e Beatrice... è un rapporto diretto con l’eredità culturale dell’umanità. Giulia Masciavè 3^ E Lucrezia Inchingolo 3^ C

Shoah: tra indifferenza e negazione Che cos’è la Shoah? “Circa 7 milioni di ebrei sterminati, 4 milioni di rom, omosessuali, testimoni di Geova, portatori di handicap trucidati solo per l’esaltazione della razza ariana. Lo sterminio è confermato da una vasta documentazione scritta e fotografica, lasciata dai nazisti stessi, testimonianze dirette di vittime e carnefici e da una serie di documenti redatti all’ingresso dei vari lager o campi di lavoro dai soldati Alleati al momento della Liberazione (1945)”. Ë opinione prevalente che un elevato numero, anche di studenti, non conosce il significato del vocabolo, manifesta palese indifferenza e perfino mette in discussione la veridicità del progetto di sterminio. Questi ultimi contestano la stima dei milioni di morti, proclamandola irrealistica per eccesso e affermando che Hitler non avrebbe mai potuto sterminare tanta gente in così poco tempo. La causa di questa grave ignoranza, a nostro avviso, è da ricercare non tanto nel sistema scolastico quanto piuttosto negli accordi di Governo succedutosi subito dopo il II conflitto mondiale, quando la Shoah, ritenuta soltanto una questione di “nazisti ed ebrei”, fu relegata per numerosi anni. Dopo oltre 50 anni, grazie a scelte coraggiose, come quella di

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Papa Giovanni Paolo II, numerose voci di condanna morale nei confronti di quell’orrendo sterminio di uomini, donne e bambini, si sono sollevate in tutto il mondo cristiano e non, quale monito necessario a coniugare una linea di pace. La legge n.177 del 31 luglio 2000 ha riconosciuto il 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Aushwiz, “Giorno della Memoria”. Molteplici da allora le iniziative nelle varie scuole per far conoscere alle nuove generazioni quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Non è facile parlare ai bambini e ai preadolescenti dell’orrore dei campi di concentramento o far parlare loro su temi così atroci e così distanti. Ma la magia dell’arte è enorme e ne è stata una prova la rappresentazione scenica della vita di Liliana Segre che si è tenuta nell’Auditorium della nostra scuola a conclusione di una serie di attività organizzate nel corso della settimana: proiezione di film, dibattiti, incontro con un responsabile dell’Archivio storico della Resistenza di Barletta per non dimenticare il ruolo delle province di Bari nella storia. Riteniamo che : “Non dimenticare è costruire la pace.” Francesco Maria Labartino


Integrazione? Sì, grazie

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Non a caso ho scelto un titolo con i colori dell’arcobaleno... scoprire l’altro vuole dire conoscere l’identità dell’altro e la sua storia; vuol dire stabilire una relazione, uno scambio che non annulli le differenze; vuol dire creare legami riconoscendo la dignità e i diritti di ciascuno. Purtroppo, non sempre accade. Nella vita di ogni giorno spesso ci serviamo degli altri, non in un rapporto di reciprocità e scambio, ma perché sono utili ai nostri interessi: assistono gli anziani, lavano scale, raccolgono pomodori...fanno quello che noi non vogliamo fare! Gli italiani, che all’inizio del 1900 emigravano in America, erano chiamati “macaroni”, allo stesso modo oggi in Italia gli immigrati sono tutti “vu cumprà”. È uno stereotipo, un pregiudizio...e spesso, prima ancora di conoscere le persone o i fatti, diventiamo aggressivi e offensivi, ci sentiamo minacciati da persone che sentiamo diverse da noi per il colore della pelle e la diversa religione. Nella nostra scuola vi sono tanti figli di immigrati...ognuno di loro ha una storia propria, a volte dolorosa, un proprio modo di essere e di pensare... e, a volte, anche tra noi ragazzi si manifestano atteggiamenti di chiusura e pregiudizio, ma la scuola oggi ci educa all’accoglienza e alla solidarietà. Spesso nei confronti del diverso mostriamo tolleranza, ma la parola tolleranza non è una parola così bella come a prima vista potrebbe sembrare. Quando si dice che una persona “è tollerata” non si intende dire certo che è ben accetta, né tanto meno amata. Tollerare significa sopportare, colui che è tollerante riconosce il valore di una umanità universale, ma non ha interesse per le differenze di lingua, di religione, di usanze...quando l’altro irrompe con il peso della sua diversità, gli diviene insopportabile; viene tollerato in nome della convivenza pacifica, ma non accolto! La scuola, oggi, ci educa all’accoglienza e alla solidarietà. Noi ragazzi proviamo curiosità per la lingua, la cultura, la religione, le abitudini e tradizioni dei nostri compagni. Tre anni fa, frequentavo la prima media, in occasione del Carnevale coratino, il nostro gruppo mascherato si esibì in danze che accomunano i popoli del bacino del Mediterraneo... danzavo la valia... e accanto a me vi era una mia amica di origine albanese che mi raccontava delle tradizioni del suo paese! Ma quale dovrebbe essere l’atteggiamento di chi vuole accogliere il diverso? Bisogna provare a mettersi nei suoi panni. Chi entra in un paese diverso dal proprio non conosce la lingua, è intimorito da chi e che cosa troverà; l’alloggio, il cibo e vestiti sono i quotidiani problemi da risolvere...si chiede se ce la farà...

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Occorre, quindi, rassicurarlo, ascoltare i suoi bisogni, ma anche le sue aspettative, i suoi sogni, scoprire i motivi di incontro con lui, con la sua identità, con la sua storia. Mi ritornano alla mente alcuni versi di una canzone di Jovanotti: ...ricordati che tu sei unico al mondo e non esiste primo e non esiste secondo esiste una tribù, esistono i fratelli che più sono diversi e più sono fratelli ognuno ha la sua storia e le sue tradizioni ognuno il suo colore e le sue religioni ma il battito del cuore è lo stesso per tutti... Ognuno di noi è unico al mondo, ma siamo tutti fratelli; come in un arcobaleno ognuno ha il proprio colore e la propria religione, ma dovrebbe essere pronto a riconoscere nel volto di una persona qualunque un fratello o una sorella. Solo allora ci sarà luce nel suo cuore! Ogni uomo ha bisogno di addomesticarsi ci ricorda Antoine de Saint-Exupéry nel Piccolo principe, ha bisogno di vivere in una società di persone che sono unite da rapporti, che hanno lo stesso bisogno di migliorare le proprie condizioni di vita e necessitano per questo di aiuto reciproco. La scoperta dell’altro si traduce in solidarietà, non perché l’altro è più debole ed ha bisogno di assistenza, ma per creare insieme un mondo in cui sia concretamente possibile fare in modo che la diversità non significhi inferiorità, ma ricchezza. Maria Grazia Mangione Classe 3^ D

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Alunni Amendolagine Gaetano, Cannillo Arianna, Corcella Giuseppe, Gammariello Michele, Marcone Federica, Noviello Stefano, Sciscioli Marco, Torelli Cinzia, Venitucci Antonella, Zucaro Lorena, Lops Mariangela, Miscioscia Francesca, Riti Ilaria, Teotido Carmine, Michelangelo Raimondo, Vincenzo Piccolomo Docenti Referenti Gianna Piccolomo, Lorenza Roselli, Chiara Maglietta, Michele Pepe Dirigente Scolastico Tommaso Miccoli

“Lavoro nero” alimentato dai ragazzi

Ogni bambino deve essere protetto dall’ignoranza, dalla brutalità, dallo sfruttamento di ogni genere e di ogni forma e non può essere usato per attività che fermano la sua crescita fisica, intellettuale e morale. Così recita la Dichiarazione Internazionale dei diritti del Fanciullo e, secondo la legge italiana, a 13-14 anni si deve soddisfare l’obbligo scolastico. Invece sono molti, anzi troppi, i ragazzi che vanno a lavorare anziché studiare. La miseria è senz’altro la principale responsabile dell’abbandono degli studi e dell’inserimento prematuro nel mondo del lavoro. La piaga del lavoro minorile sopravvive e non accenna a diminuire. Sono ancora tanti i ragazzi che lavorano come braccianti, come manovali e naturalmente “a nero”. Essi sono sfruttati e, rinunciando alla scuola, condannati a un’ignoranza che condizionerà gravemente la loro vita da adulti. Senza un’istruzione rimarranno dei lavoratori generici, non qualificati, in una società che richiede sempre più specializzati. Per questo vivranno sicuramente ai margini della società. Dobbiamo inoltre considerare un altro aspetto. Il ragazzo che è costretto a lavorare

e che ha dovuto rinunciare alla scuola per un lavoro duro e mal pagato, proverà odio e sfiducia per la società che lo ha obbligato a vivere in questo modo. Il lavoro minorile non è solo un problema umano ma anche sociale. Nel lavoro minorile non c’è solo la violazione della legge ma anche sfruttamento, malattie, degrado. Il lavoro, che dovrebbe portare progresso, benessere, felicità e libertà, diventa oppressione, maledizione e sofferenza. Se non vogliamo che il nostro futuro sia peggiore del nostro oggi, bisognerà intervenire in questo settore con mezzi risolutivi. Mariangela Lops

Il problema dell’anno Insieme ai botti di Capodanno a Napoli è scoppiata anche l’emergenza rifiuti che, da un problema locale è diventato un problema nazionale. Tutto è iniziato dalla chiusura della discarica di Pianura. La gente del posto, stanca di respirare aria inquinata dal suolo sommerso da montagne di spazzatura, ha dato origine ad una grande protesta: è scesa in piazza, ha bloccato i cancelli di accesso alle discariche e si è fatta sentire attraverso tutti i mezzi di comunicazione. Articoli di giornali e immagini televisive hanno provocato stupore in chi le vedeva e hanno fatto capire che la situazione è veramente critica e molto grave. La discarica è stata chiusa e ora Napoli e molte altre città della Campania sono sommerse da tonnellate di rifiuti. Lo Stato vuole riaprire le discariche ma la gente, nonostante le strade siano ricoperte di rifiuti, non cede a nessun compromesso. Per la raccolta si stanno inviando navi che scaricheranno la spazzatura in altre regioni, prima fra queste la Sardegna. In questo momento l’aria in Campania è irrespirabile e tutto ciò può provocare gravi malattie infettive. Gli esperti affermano che questi rifiuti, bruciati ad una temperatura di 600°-700°, producono “diossina” che è un gas molto velenoso e che in grande quantità può essere molto pericoloso

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per la vita. Per porre fine a questa emergenza bisognerebbe creare degli inceneritori in tutta la Campania, possibilmente lontani dai centri abitati, e per un futuro migliore promuovere anche la raccolta differenziata. Vincenzo Piccolomo Michelangelo Raimondo


L’integrazione dei nuovi amici

Una scuola sempre più multietnica, multireligiosa e multiculturale, ma che resta la scuola di tutti

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Tra i dati che segnalano il carattere di stabilità assunto dal fenomeno dell’immigrazione c’è, senza dubbio, la presenza di alunni stranieri in numero sempre più rilevante nelle scuole italiane. Un grande cambiamento culturale. In questi ultimi anni perciò la nostra scuola si trova a dover af frontare e a cercare di risolvere problematiche del tutto nuove, relative sia all’inserimento che all’integrazione degli studenti extracomunitari. Ma ciò non costituisce un problema sui banchi delle nostre scuole perché, per noi alunni e per gli insegnanti, gli studenti non italiani costituiscono un punto di riferimento importante in quanto ci arricchiscono con le loro tradizioni e con la loro cultura e soprattutto perchè il popolo italiano, per tradizione e quasi per natura, è ospitale ed anche affascinato dalle novità portate da chi proviene da altri paesi. Talvolta però sono i ragazzi immigrati a ostacolare la socializzazione, perché sono inizialmente a disagio, si sentono diversi dai loro coetanei e tendono ad isolarsi, rifiutando quasi la nostra collaborazione. Questo atteggiamento viene facilmente interpretato come un disadattamento dovuto al fatto che per loro è molto difficile adattarsi a improvvisi e bruschi cambiamenti delle condizioni di vita, perché di colpo vengono a trovarsi in un luogo molto lontano da quello da cui provengono. Hanno nostalgia della loro terra e non solo per i ricordi dei luoghi, dei volti, ma anche perché lì erano immersi in un mondo di suoni, di odori, di linguaggi che sono sicuri di non poter più trovare altrove. In quasi tutte le scuole italiane non ci sono stati problemi nell’inserimento degli alunni stranieri, e ciò l’ho potuto verificare nella mia stessa scuola. La “De Gasperi”, infatti, è frequentata da diversi ragazzi extracomunitari che, nonostante le varie difficoltà incontrate all’inizio, attraverso il confronto culturale e il continuo coinvolgimento nelle varie attività, nel corso degli anni sono riusciti a superarle, si sono ben inseriti e, grazie agli

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insegnanti e a tutti i compagni sono riusciti a trovare una propria identità. Adesso partecipano spontaneamente e anche con una certa serenità a tutte le attività che vengono svolte nella nostra scuola. Ma gli stranieri iscritti alle scuole italiane stanno aumentando in modo vertiginoso e sicuramente continueranno ad aumentare. Da alcune indagini si evince che in alcuni paesi il problema di una forte immigrazione e quindi dell’inserimento dei ragazzi nelle scuole è già stato affrontato e risolto, ma in Italia questo fenomeno ha caratteristiche particolari in quanto da noi gli immigrati provengono da diversissime zone e si dislocano anche in piccoli paesi. La scuola italiana si sta attrezzando per affrontare l’ impatto tra studenti italiani e stranieri. Bisognerà portare avanti una vera e propria azione educativa che da una parte valorizzi le altre culture e dall’altra faccia apprezzare le nostre; solo così ci sarà un autentico scambio di esperienze, scolastiche e non, e quindi una vera crescita per noi e per loro perché il confronto leale, disponibile non può che portare arricchimento e pace tra noi ragazzi e tra gli altri. Ilaria Riti

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Alunni Azzariti Marika Caldara Angelica Cappitelli Francesca De Lucia Alessia De Palma Carolina Di Bartolomeo Alessandra Ferrara Antonio Frontino Anna Lampedecchia Federica Lobascio Federica Maldera Daniela Nesta Maria Passione M. Francesca Patruno Luciana Piccarreta Eliana Riganti Simona Rutigliano Dario Rutigliano Simona Saragaglia Italia Scaringella Luigi Sciscioli Graziana Serraro Carmen Tarricone Alfonso Visicchio Alessandra Docente Referente Giuseppe Quatela Dirigente Scolastico Francesco Gallo

Consiglio Comunale per dar “voce” ai ragazzi Anche nel Comune di Corato si è deciso di istituire il “Consiglio Comunale dei Ragazzi”, per educare noi giovani alla partecipazione, alla legalità, alla consapevolezza dei propri compiti e delle responsabilità condivise. Molte volte, in classe, si è parlato di “voto”, “suffragio”, “diritto-dovere del cittadino”, ma è stata l’esperienza delle votazioni che ha dato concretezza a questi termini che, per la prima volta, per me, si sono riempiti di significato. Io, infatti, ero una dei candidati della mia scuola, la Giovanni XXIII, e, il 24 novembre, sono stato eletto Consigliere . Ho dovuto, come candidato, preparare un programma e presentarlo ai miei compagni. Non è stato facile! Noi giovani ci lasciamo spesso prendere dalla fantasia, ma, con l’aiuto della mia professoressa e di alcuni compagni, credo di essere riuscito a fondere i miei sogni di ragazzo con la necessità di rendere il mio “programma” concreto e quindi, spero, realizzabile. Per il giorno delle votazioni il Comune ha messo a disposizione della scuola due cabine elettorali, proprio quelle che usano gli adulti nelle loro consultazioni, ciò è piaciuto molto a noi ragazzi, perché, da un lato, abbiamo capito l’importanza ed il significato del “voto” individuale, libero e segreto e dall’altro ci siamo sentiti considerati degli adulti. Poi, una mattina, entrando a scuola, ho letto il mio

nome tra quello degli eletti, nella lista ufficiale del Comune. Quindi mi sono seduto nei banchi della Sala Consiliare. E stata un’esperienza irripetibile: c’erano il Sindaco, il Presidente del Consiglio comunale, le autorità scolastiche, tutti ad accogliere noi giovani consiglieri, che, dopo aver vinto l’imbarazzo, abbiamo eletto il Sindaco e la Presidente del Consiglio. Ora dobbiamo iniziare la nostra attività. L’entusiasmo è tanto e anche la voglia di lavorare, io sono pieno di buona volontà, spero di saper realizzare il mio programma elettorale e di non deludere i miei “elettori”!

Alcol e birra “a go go”: una moda pericolosa Oggi assistiamo ad un fenomeno in apparenza contraddittorio: rispetto all’età dei nostri nonni o dei nostri genitori è aumentato il benessere economico, a noi ragazzi sembra non mancare niente, ma paradossalmente diventa sempre più difficile essere felici. Evidentemente la felicità non sta nell’avere, ma è da ricercare in una sfera molto più profonda che è l’essere. Ciò che importa è “riuscire”, non importa se per farlo calpestiamo gli altri, rinunciamo alla nostra vera identità, ci condanniamo ad una condizione di insoddisfazione dovuta allo scollamento fra l’essere e l’apparire. Nel tentativo di colmare quel senso di vuoto, di solitudine, di inquietudine, si reagisce cercando emozioni sempre più forti, in alcuni casi anche “lo sballo”. L’ultima moda è girare per strada tenendo in mano il collo di una bottiglia di birra. Dati recenti dimostrano che i giovani sono diventati i maggiori consumato-

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ri di birra e che il 33 % dei minorenni beve per sentirsi più forte, per camuffare la propria fragilità. L’alcol porta a provare sensazioni artificiali e ad assumere comportamenti pericolosi per se stessi e per gli altri. Si beve per strada, in comitiva e una volta “scolata”, la bottiglia vuota viene buttata dove capita. È diventata una normalità vedere decine di bottiglie di birra vuote lasciate per strada, sui marciapiedi, sulle panchine, ad “abbellire” vicoli caratteristici del centro storico. Cocktail dai nomi bizzarri (capiresca con fragola e capirigna) e miscele esplosive accompagnano le serate di molti adolescenti, convinti, così, di essere alla moda e di poter nascondere artificialmente il vuoto che spesso accompagna questi comportamenti. Noi crediamo che per divertirsi basti saper stare in compagnia, ridere, scherzare, sapersi confrontare, accettando i propri limiti ed imparando a valorizzare quello che di bello è in ciascuno di noi.


L’educazione interculturale Una opportunità educativa per tutti

Medie

L’immigrazione è un fenomeno che esiste da tempo, ma che, negli ultimi anni, ha assunto dimensioni quantitative che rendono necessarie, da parte della scuola, un’attenta considerazione e una serie di interventi, intesi a garantire a tutti il diritto allo studio, valorizzando le risorse provenienti dall’apporto di culture diverse, nel pieno rispetto delle etnie di provenienza. La Scuola “GIOVANNI XXIII” non si è lasciata cogliere impreparata da questa nuova, “ennesima” sfida, poiché, da qualche anno, sta vivendo l’esperienza dell’inserimento di alunni extracomunitari (marocchini e albanesi). Alcuni di loro frequentano con successo le scuole superiori o l’Università e questa è la prova più evidente dell’efficacia, non senza difficoltà, dell’intervento educativo proposto. La presenza di alunni stranieri ha posto tutta la comunità scolastica di fronte a diversi ordini di problemi, finalizzati ad individuare le migliori strategie per la loro piena integrazione nella Scuola e nella società. Nella nostra esperienza non si sono manifestate grosse difficoltà, sia per la provenienza geografica degli alunni, sia per l’impegno del Dirigente Scolastico e dei Consigli di classe che, lavorando in sinergia, hanno focalizzato l’attenzione su tre obiettivi fondamentali:

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ACCOGLIENZA : Quella dell’accoglienza è una fase

molto delicata, perché rappresenta il primo contatto dell’alunno e della sua famiglia straniera con la scuola italiana ed il suo esito avrà conseguenze importanti sulle successive tappe dell’inserimento. È opportuno, dunque, creare un clima accogliente, per ridurre l’ansia, la diffidenza del minore, prestare attenzione ai momenti iniziali di socializzazione del nuovo arrivato, per prevenire situazioni di rifiuto e di non accettazione.

SVILUPPO LINGUISTICO

: I neo-arrivati, nel momento del loro ingresso nella scuola, non padroneggiano la lingua italiana e sono, quindi, impegnati in un duplice sforzo: quello di adattarsi e quello di apprendere e vivono faticosamente l’esperienza delle differenze e dei cambiamenti. Inoltre i Consigli di classe devono tener presente che l’alunno deve imparare insieme sia la lingua del contesto concreto, per parlare e comunicare, sia la lingua come strumento culturale, necessaria per studiare e per l’apprendimento delle varie discipline. Il primo ostacolo, relativo alla competenza comunicativa di base, viene superato in genere dagli alunni stranieri in tempi abbastanza brevi, grazie agli scambi tra pari, alle esperienze di gioco e di comunicazione occasionale, mentre risulta sicuramente più arduo apprendere attraverso una nuova lingua.

L’APPROCCIO INTERCULTURALE : Fare in-

tercultura significa permettere da una parte di conoscere le culture diverse, rimuovendo i pregiudizi, dall’altra capire meglio, nel confronto tra culture, i valori e gli aspetti della nostra cultura. L’intercultura non è una disciplina che si insegna, ma si “vive” ogni momento della giornata nel rapporto con gli studenti e fra gli studenti. L’educazione interculturale, nata per rispondere alle esigenze dei minori immigrati, si rivela un’opportunità educativa per tutti.

Essa comporta l’accettazione e il rispetto del diverso, ma anche il riconoscimento della sua identità, è quotidiana ricerca di dialogo, di comprensione e di collaborazione. I compiti che attendono la scuola dunque, sono e saranno sempre più ardui, poiché il fenomeno dell’immigrazione, relativamente nuovo per Corato, è in progressivo aumento ed è un elemento costitutivo della nostra società globale, nella quale sono sempre più numerosi gli individui appartenenti a culture diverse. Pur nella consapevolezza che si può sempre fare di più e meglio, la riposta migliore a queste problematiche è la partecipazione di questi nostri alunni a tutte le esperienze formative interdisciplinari come le attività sportive, di drammatizzazione, di orientamento ecc. insieme al clima di serenità e solidarietà che deve caratterizzare ogni comunità educativa. Ci piace, perciò, concludere questa nostra riflessione con le parole della pedagogista Graziella Favaro : “Quando si inserisce a scuola un ragazzo straniero immigrato, si accolgono anche il suo viaggio, il timore e le paure che lo hanno causato e accompagnato, il senso di smarrimento e di disorientamento che può nutrire nei confronti del nuovo Paese, delle parole e dei luoghi sconosciuti. In altre parole si accoglie anche la sua storia”

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Missione sorrisi perfetti Prevenire è meglio che curare

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a cura di Marina Labartino

arlare di prevenzione di presso gli studi odontoiatrici disturbi e malattie non è associati all’ANDI, di visite mai abbastanza. E non è gratuite per verificare lo stato mai troppo presto guidadi salute della bocca. Tuttavia re i bambini verso l’acquisizione molti sono i medici, come il di abitudini corrette in campo dr. Patruno che, anche al di odontoiatrico. Per cui ci siamo fuori di tale periodo, effettuarivolti al dr. Luigi Patruno, no visite gratuite per i minori esperto odontoiatra, con studio in illustrando problemi e forCorato al corso Garibaldi n. 26, nendo preventivi, sulla base che ci ha gentilmente informato dei quali i genitori decidono, sull’importanza di mantenere in piena libertà, di applicare i sana e integra la propria dentatuconsigli ricevuti o meno. ra il più a lungo possibile, perchè Importante altresì la funnessuna protesi avrà la stessa zione delle amministrazioni funzionalità e confort. pubbliche, che dovrebbero Per tale motivo è indispensabile incentivare programmi di acquisire buone abitudini sin dalp r even zion e pe r l’i gi ene l’età infantile, instaurando comorale, come la conferenza, portamenti che servono a ridurre organizzata qualche mese fa o ad evitare danni futuri. Si può presso la Sala Consiliare del raggiungere questo obiettivo solo Comune di Corato, dedicata lavorando in sinergia tra famia scuole elementari e medie, glia, scuola, istituzioni pubbliche a cui hanno partecipato, in ed esperti del settore, motivando qualità di relatori, non solo precocemente i ragazzi. esperti odontoiatri, ma anche La motivazione infatti viene daigienisti dentali, una nuova figli stimoli dell’ambiente esterno. gura professionale che svolge In primo luogo dai propri geni- Gli odontoiatri dott. Marialuisa e Luigi Patruno attività di educazione sanitaria tori che dovrebbero dare il buon esempio. I bambini, come promuovendo l’igiene e la cura del cavo orale. A breve, infatti, gli adulti, devono lavarsi i denti almeno tre volte al giorno, nella nostra città, dovrebbe partire un programma che vedrà meglio ancora dopo ogni pasto. recarsi odontoiatri e igienisti dentali presso le scuole inferiori, Una corretta alimentazione è il pilastro fondamentale per la per diffondere tale cultura. prevenzione di molte malattie, sia per mantenere sano tutto il Il dr. Patruno sottolinea inoltre quanto sia importante la frecorpo che, in particolare, i denti. Ridurre il consumo di cibi quenza delle visite odontoiatriche: per l’adulto ogni anno e zuccherini può essere utile per evitare la demineralizzazione per i bambini due volte l’anno. Purtroppo, spesso, ci si reca dello smalto che porta poi alla carie dentaria. E’ preferibile dal dentista solo in situazioni di emergenza/urgenza, sottovaquindi sostituire le merendine dei fuori pasto (nelle colazioni lutando i problemi che potrebbero essere risolti con semplici scolastiche ed in quelle pomeridiane a casa) con un frutto, che cure preventive. soddisfa comunque la voglia di “dolce” evitando anche obesiL’attenzione del dr. Patruno si è focalizzata pure sulla pretà e sovrappeso. In questo stanno venendo in aiuto le scuole, venzione dei traumi, frequenti sui denti anteriori, soprattutto tradizionali luoghi di apprendimento infantile, che, da qualche in chi pratica sport, ed in chi subisce un incidente stradale tempo, oltre all’istruzione in generale, affiancano l’insegna(esempio: guida di ciclomotori senza casco protettivo). La mento di comportamenti e principi che influenzeranno la vita prevenzione consiste nell’indossare i cosiddetti paradenti da dei piccoli, la loro salute e il loro futuro, educandoli alla cura applicare sui denti dell’arcata superiore. In caso di trauma è della propria persona e alla prevenzione di carie dentaria e fondamentale la rapidità con la quale si provvede all’interpatologie orali. vento nelle primissime ore dal trauma. Altro pilastro indispensabile sono le campagne educatiInfine una nota più generale che sottolinea ancor più l’imve di prevenzione dentale che da anni organizza l’ANDI portanza di un bel sorriso. Spesso i problemi dentari possono (Associazione Nazionale Dentisti Italiani). Queste hanno influire sulla postura, squilibrandola. Basilare diventa quindi l’obiettivo di diffondere i vantaggi di una corretta igiene orale il discorso della prevenzione che non solo regala un aspetto sin da piccoli. E’ stato quindi istituito ad ottobre “il mese della gradevole al viso, ma contribuisce a mantenere il benessere prevenzione dentale” durante il quale è possibile usufruire, totale di tutto il corpo.

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Alunni: Federica Rana

Muri loquentes

Quando si dice “stai parlando ai muri”…è così scontato che non diano risposta? Paola Di Gioia Anche Corato è stata colpita. Silvia Cocuzza Da colore, messaggi, vita. Se per alcuni si tratta di vandalismo, per altri è arte. La pietra dura e fredda è riscaldata da Docente referente: tratti fugaci di bombolette, Paolo Vallarelli che tingono di entusiasmo un paese tanto grigio. Dalle grandi metropoli è Dirigente scolastico: arrivata anche qui questa manifestazione di estro, così Emanuele Morea originale quanto comunicativa. Si parla del Graffiti Writing, più volte erroneamente confuso come Graffitismo. Niente di più sbagliato. Le facciate anonime dei palazzi si animano con la sola passata di fantasia e veemenza. Le strade sono le pagine bianche su cui si scatena quest’arte senza regole, sconvolta da una fortissima esplosione creativa ed espressiva. Di certo non ci si riferisce alle banali scritte di adolescenti e teppisti, così scontate e insipide, proprio quelle scritte che deturpano una città. Si parla delle cosiddette ‘tag’. La tag è il marchio che i writers -non vandali- usano per distinguersi tra loro, e soprattutto dalla massa. Scrivono il proprio nome d’arte quasi come fosse un logo, diffondendolo tramite interventi sul tessuto urbano. La tag parla del proprio writer, lo rappresenta appieno. Racconta il suo stile di vita, così controcorrente e spesso allude al disagio dell’autore verso la società che lo circonda. Dietro alle forme, all’evoluzione di queste piccole opere d’arte c’è un lungo studio, fatto di bozze preparatorie, come prevede il lavoro di qualsiasi valido artista. Tuttavia ciò viene spesso associato ad atti di inciviltà, poiché numerosi writers utilizzano come vie espressive mezzi pubblici o edifici di interesse storico. La differenza tra vandalismo e writing è da ricercarsi nelle motivazioni che spingono a dipingere. In effetti promuovere la propria firma con gesti fulminei in preda all’adrenalina di ‘trasgredire’ non vuol dire necessariamente arrivare con immediato impatto allo spettatore. Significa solo commettere un reato, penale per giunta. I veri urban artists, i professionisti, agiscono con responsabilità, consapevoli di fare dell’arte esprimendo chi sono. Anche a Corato si muovono questi artisti ribelli, costretti a nascondersi davanti a chi non condivide la loro creatività e li giudica in base a confusi pregiudizi. Dietro alle macchie di colore c’è tutto un mondo, difficile da percepire. Ma quali sono i motivi che li inducono ad esprimersi in questo modo? Prima di tutto, l’arte non può contenersi in un’unica pagina. Ci vuole spazio perché si manifesti pienamente. E quale modo migliore se non scegliere le buie facciate di una città tanto triste? Meglio animarle d’arcobaleno. Il nostro paese ha bisogno di novità, e il colore è l’arma adatta per rinnovarlo. Grazia Maria Cicala

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Ecco, cambiare l’aria della città è ciò che spinge a sperimentare questo singolare modo di dipingere, e a sfatare norme artistiche troppo rigide e ordinarie. E se poi il comune non offre ai giovani adeguate strutture per raccontarsi e rivelare la loro particolare visione del mondo, risulta logico che tocchi a loro trovarsi uno sbocco per la propria attitudine. Originalità e passione, nient’altro. Voglia di comunicare. Comunicare agli altri che la creatività è qualcosa di incontrollabile, di cui non si è sempre padroni, qualcosa che stranamente decide e lavora da sé. Chi condanna quest’arte, seppur tanto insolita, dovrebbe capire che non c’è nulla di male a colorare il quotidiano. Paola Di Gioia


La bilancia delle generazioni Tra convenzioni e realtà

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Chi di voi riesce a percepire il trascorrere del tempo in questo tran tran quotidiano che assorbe il nostro mondo? Non è forse il mondo dell’eccessiva fretta con cui si bada a tutto e a nulla? E’ il tempo delle generazioni che mutano. Gli stili di vita che interessano la collettività o i singoli individui si modificano con sempre maggiore frequenza. Le generazioni si abituano a reputarsi “diverse” già da quelle che le precedono di pochi anni: ci reputiamo lontani dalla generazione a noi precedente degli adulti eccessivamente moderati e distanti dalla generazione a noi successiva dei neo-adolescenti conformisti nella trasgressività. Gli adulti puntano il dito contro i giovani in preda al vento dei falsi principi e questi rimproverano i primi di non essersi abbandonati al piacere della spensieratezza. La nostra generazione è condizionata da queste domande: saranno più giusti i nostri pensieri che profumano di nuovo o le loro preoccupazioni dettate dalle esperienze vissute? Sarà il loro rigore etico o la nostra grinta spregiudicata a guidare il mondo? E’ il ciclo continuo ed inarrestabile delle generazioni, un movimento che avvolge l’esistenza umana e che ci permette di guardare alla vita sempre con uno sguardo nuovo. L’avvicendarsi delle generazioni non è altro che un semplice gioco di prospettive: tutti noi, crescendo, notiamo analogie e differenze con coloro che si rapportano Grazia Maria Cicala II D in un ambiente differente dal nostro. Ma ora una critica alla nostra generazione. Passiamo anni nello studio di libri che non ci andare avanti con saldi principi, sono poche. I nuclei familiari si insegnano nulla di attinente o utile alla vita quotidiana. A cosa sgretolano riducendosi in un pugno di macerie e solo a noi rimaserve conoscere il colore del cavallo di Napoleone o il numero ne il dolore, la rabbia, il silenzio. Tuttavia bisogna ben specificare delle mogli di Enrico VIII quando non sappiamo spiegarci perche sono sentimenti, dubbi e riflessioni che interessano i singoli ché nessuno raccoglie la spazzatura a Napoli o perché i governi individui. cadono da un giorno all’altro? Non siamo neanche in grado di Entrambe le generazioni a confronto sono il risultato del relatifiltrare con la nostra mente il contesto in cui siamo noi i protavismo etico, certa ed innegabile presenza nella vita umana. Ogni gonisti. Viviamo realtà che non ci appartengono, lontane secoli individuo è figlio del proprio tempo, della società, degli usi e dei dalla nostra. Cosa ci manca? Forse la forza morale di mettere in costumi a lui contemporanei. Se non fosse vissuto in un deterpratica i principi che sbandieriamo. Sì, dovremmo impegnarci ad minato contesto non sarebbe diventato come oggi realmente è. essere più coerenti con le nostre idee, a mantenerle salde e ad apQuelli che oggi contestano i loro genitori e il mondo degli adulti, plicarle nella semplicità della vita quotidiana. Ci definiscono una si troveranno un giorno nella medesima condizione e nella medegenerazione “senza spina dorsale”. Ci facciamo trasportare dal sima prospettiva. E’ il mondo che, guidato dalla forza di persone vento delle nuove tendenze, stravolgendo il nostro modo d’essere sempre più poliedriche, è capace di ridonarci quella stessa forza e apparire. E’ una nostra debolezza o la fragilità delle radici che per ridisegnare la nostra vita. abbiamo ereditato? Tutti gli individui, appartenenti o meno ad una generazione piutNon credete, cari adulti, di avere qualche responsabilità in tutto tosto che ad un’altra, scriveranno un paragrafo di questo grande questo che giudicate con tanta sufficienza? Forse la spina dorsale libro della “vita”. La presenza delle differenze tra una generazioci manca perché non c’è qualcuno che ci aiuta a sorreggerla. La ne e l’altra è innegabile. Talvolta, però, le generazioni sono solo nostra società segue ancora modelli sorpassati, viene dato poco una maschera per nascondere qualcosa di più serio: l’indisponibispazio ai giovani emergenti. La famiglia non è più un punto di lità ad aprirsi al confronto. I paletti che ci impongono distinzioni riferimento. L’incremento del numero dei divorzi e delle sepasociali, culturali o religiose sono già molti: siamo ancora disposti razioni è il sintomo della mancanza della solidità della famiglia. a crearne di nuovi? Le vere regole, quelle dei genitori che desiderano figli capaci di Federica Rana II D

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Alunni: Francesca Anselmi Claudia Balducci Fabiola Bisceglia Marta Perrone Giovanni Vitale Annalisa Lops Giampaolo Tempesta Nicola Frualdo Docente referente: Claudio Maria Rocco Dirigente scolastico: Caterina Montaruli

Quando gli emigranti eravamo noi Un CD ROM sull’emigrazione coratina

Ripercorrere la storia degli emigrati coratini a Grenoble dalla fine dell’800 fino agli anni Sessanta del ‘900, attraverso documenti storici, foto d’epoca e testimonianze dirette: è quanto hanno vissuto e realizzato gli alunni dell’attuale classe 5 A/ERICA dell’I.T.C. “Padre A. M. Tannoia” di Corato, guidati dalla professoressa Anna Laforgia. Un lavoro intenso e appassionato, svolto “sul campo”, tra Corato e Grenoble, che ha fatto vivere agli alunni una forte esperienza di ricostruzione del passato, alla scoperta di un momento molto importante della storia della comunità coratina. L’esito di questo lungo lavoro, è confluito in un CD ROM intitolato “L’Emigrazione coratina a Grenoble”. Il materiale raccolto è frutto di ricerche presso gli archivi dei Comuni di Corato e di Grenoble, e quello del Museo Dauphinois di Grenoble, nonché di interviste ad emigrati coratini del-

la prima e della seconda o terza generazione, effettuate durante un progetto di scambio, promosso dai Comuni delle città di Corato e Grenoble nei mesi di maggio e luglio 2006. La scelta della città di Grenoble da parte dei cittadini coratini si inserisce nel quadro più ampio del grande esodo degli italiani in Francia dei primi anni del XX secolo fino agli anni 60-70. Ci è sembrato, dunque, opportuno affrontare anche lo studio delle cause che hanno determinato l’emigrazione italiana in Francia per rendere l’ analisi più completa e significativa. Il progetto ha coinvolto gli alunni nella traduzione, selezione e rielaborazione del materiale raccolto, offrendo loro la possibilità di scoprire, attraverso le testimonianze dei nostri emigranti, che la loro vita di sacrifici, nostalgia, smarrimento e talvolta emarginazione, non era molto diversa da quella degli emigrati extracomunitari presenti nel nostro territorio.

“C’era una volta Grimm... nel 2008” Lungo la “Strada delle Fiabe” che in interculturale, il Concorso è stato segnaGermania congiunge 70 luoghi tra città lato dall’Ufficio Scolastico Regionale e paesi riconducibili alle storie, alle fiadella Puglia. be e alle leggende dei Fratelli Grimm: La “Strada delle Fiabe” tocca in 600 è il cammino fatto con l’immaginazione Km. paesaggi magici che riportano alla dalle decine di alunni che hanno parPiazza del Mercato dei “musicanti di tecipato al Concorso”C’era una volta Brema”, ai castelli storici e ai palazzi Grimm… nel 2008”, condotto dall’ITC della “Bella Addormentata nel bosco”, “Tannoia” di Corato come Istituto capodi “Biancaneve” e a molte altre fiabe. fila di una rete di Scuole composta dalla L’attualizzazione delle fiabe di Grimm si Scuola Elementare “Cesare Battisti” è svolta lungo un percorso immaginario con la classe 5^ A, la Scuola Media che ha unito in rete le scuole di Corato “Santarella” con le classi 3^B, 3^C e la che hanno partecipato al concorso: per Scuola Media “De Gasperi” con le classi una volta, dunque, non sono gli scenari a 1^D, 2^A, 3^D, 3^E. Il “Tannoia” ha Da sinistra la Preside dell’ITC “Tannoia”, professo- fare la fiaba ma ogni singola Scuola del ressa Caterina Montaruli e la professoressa Rosanna percorso. Ogni Scuola della rete è stata partecipato con le Classi 1^ e 2^ C. Falco con alcuni alunni Organizzato dall’Associazione vincitrice della sezione multimediale: la Culturale Italo-Tedesca (ACIT) con l’Associazione Culturale premiazione è avvenuta a Bari nell’Auditorium dell’ I.T.C. e linLEND (Lingua e Nuova Didattica), per risvegliare l’interesse per guistico “Marco Polo”. Il lavoro è stato coordinato dalla Prof.ssa la lingua e la cultura dei Paesi di lingua tedesca e far riflettere di lingua tedesca Rosanna Falco con il contributo attivo della i giovani sulle comuni radici europee, in un’ottica di confronto Dirigente prof.ssa Caterina Montaruli.

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Generazioni: questioni di tempo Due punti di vista sul confronto generazionale

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Oggi un mio amico mi ha passato una canzone via msn, l’ho scaricata su l’ipod e l’ho ascoltata. Il tutto ha occupato al massimo 5 minuti del mio impegnato pomeriggio. I nostri genitori per poter ascoltare un brano musicale dovevano recarsi in un negozio di dischi, non facilmente reperibile, scegliere un disco tra una gamma tristemente limitata, pagarlo l’equivalente di decine di paghette e per ammortizzare i costi sorbirselo per un periodo più che lungo. È il segno che qualcosa è cambiato: in realtà tutto è cambiato. L’avanzamento tecnologico ha radicalmente modificato l’esperienza umana condizionando i nostri comportamenti. Noi, ragazzi del XXI secolo siamo nati con il computer e ne abbiamo fatto un vero e proprio strumento di sopravvivenza. In una manciata di secondi riusciamo ad inviare messaggi, foto e video alla parte opposta del pianeta raggiungendo chi ci è lontano. Ma qual è il rovescio della medaglia? Bene, il tanto agognato acquisto del disco da parte dei nostri genitori prevedeva una meditazione sull’acquisto, quasi sempre seguita da un senso di appagamento, che a sua volta faceva posto a una felicità quasi eccessiva. Qualsiasi desiderio, qualsiasi traguardo era il risultato di una lunga attesa che si traduceva in una meritata ricompensa in tempi ben diversi dal nostro “tutto e subito” contemporaneo seguito da un costante senso di insoddisfazione e frustrazione. E sono proprio i tempi ad aver risentito maggiormente di questi cambiamenti: da lenti e inoperosi sono divenuti estremamente serrati, quasi asfissianti. Le città e le famiglie che vi vivono conducono la propria vita a ritmo di orari prestabiliti e di momenti programmati. Che fine ha fatto il piacere di lasciarsi abbandonare, inerti, cullati dal tempo? Ormai un lusso, lusso per pochi. Il tempo, forzosamente plasmato, ha subdolamente condizionato anche le esperienze comunitarie. I genitori, comprese le famiglie monoparentali e quelle frutto di una convivenza, non hanno il tempo di comunicare con i propri figli anch’essi indaffarati a “messaggiare” con gli amici rovinando una delle lingue più ricche del mondo in un susseguirsi di lettere senza senso, della serie tvb, tvukdb, c6? E nel peggiore dei casi alcuni adolescenti affidano al computer e alla chat la propria vita ricreativa. Certo ritornare al passato sarebbe utopistico ma anzitutto anacronistico. La tecnologia avanza, la società cambia e plasma il tempo che a sua volta condiziona la società già plasmata dalla tecnologia che nel frattempo è ulteriormente avanzata. Si stava meglio quando si stava peggio, direbbe un anziano? Nessuno può dirlo. Giovanni Vitale

Generazioni di tv in bianco e nero, vestiti utili per coprirsi, radio che trasmette qualche notizia, in contrasto con una generazione di i-pod, mp3, tv a colori, dvd, navigatori satellitari per orientarsi un po’, pc sempre di più all’avanguardia, insomma, una tecnologia che non stacca mai la spina. Siamo una generazione sempre insoddisfatta in confronto a quella passata che si accontentava di ciò che aveva e per ciò che desiderava non smetteva di fare sacrifici. Cosa sono per noi i sacrifici? Per noi adolescenti i sacrifici non hanno senso, quei soldi messi da parte non hanno valore. Se abbiamo un bisogno, siamo lì pronti a spenderceli tutti… senza darci tanto peso. Questa è solo una delle differenze che distinguono la generazione passata da quella presente. Un’altra è la condizione dei giovani all’interno della famiglia, e il rapporto con i genitori. Prima, la possibilità di dialogare, di discutere, di dire “la propria”, era presente in poche famiglie: in genere ci si comportava in base alle regole stabilite in casa. Oggi i genitori permettono ai loro figli cose che in passato un genitore non permetteva. L’esempio più banale? Ragazzine che a 13-14 anni provano l’esperienza notturna in discoteca, il ritiro a casa senza orari, i genitori che non hanno un minimo di senso protettivo nei confronti dei loro figli. Il futuro della generazione che verrà è nelle nostre mani, e soprattutto riguarderà i nostri figli: credo che dovremmo frenare il cambiamento che sta avvenendo nella società continuando noi stessi ad avere dei principi, quelli trasmessici dalla generazione passata e qualche volta a dare ragione ai nostri nonni. Fabiola Bisceglia

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Alunni: Antonino Francesco (III G) Ballarino Vito (V E) Befano Antonio (III G) Bruno Benito (IV E) Ceci Antonio (V E) Damiano Annaflavia (III F) Di Savino Giulia (III E) Dibenedetto Annalisa (III G) Doronzo Maria Vittoria (III F) Fiorella Maria Leonarda (IV F) Guaglione Yasmine (IV E) Lattanzio Anna Maria (IV E) Losito Raffaella (IV E) Mangione Francesca (V F) Mansi Mariacristina (V E) Mastrorillo Clara (IV G) Papa Davide (III C) Portagnuolo Paola (V E) Romeo Felicia (IV G) Salvemini Valentina (V F) Scialpi Maddalena (V E) Tandoi Antonio (IV E) Tarantino Antonino (IV F) Zanellato Federico (III F) Docente referente Stefano Di Michele Dirigente scolastico Vincenzo De Mitri

Una domenica all’Istituto d’Arte L’open day rappresenta una delle attività più impegnative e gratificanti per l’Istituto d’Arte di Corato; un momento di oggettivo sforzo in cui ogni alunno offre alla comunità, scolastica e non, un saggio delle competenze acquisite. L’evento di quest’anno, tenutosi domenica 13 gennaio 2008, ha visto un’affluenza di visitatori più che soddisfacente e ha contemplato numerose iniziative. Il tema della mostra dedicata a Federico II di Svevia (filiazione del più ampio progetto “Federico d’Ori e d’Amori”) si è dimostrato attuale, incisivo, originalmente interpretato dagli alunni degli indirizzi di oreficeria, ceramica e legno (coordinati dalle prof.sse A. Acquafredda e L. Varesano con la collaborazione di tutti i docenti dei diversi indirizzi). In questo quadro si è inserita la bella rivisitazione del gioco dell’oca in chiave federiciana abbinata al logo della scuola, un contributo notevole degli alunni diversamente abili dell’I.S.A. che, coordinati dalle prof.sse Cozza e Amorese, si sono sentiti protagonisti della valenza catartica dell’arte. Proposte audaci e indovinate sono state l’esibizione del coro gospel della scuola, diretto da D. D’Ercole (ex alunna dell’I.S.A. e oggi cantante professionista), gli interventi delle scuole medie di Corato, la performance teatrodanza di B. Duarte, M. Cipriani e M. Ricciardella e i cortometraggi d’arte presentati da registi esterni. Hanno arricchito l’evento, infine, apprezzabili lavori individuali nell’ambito del disegno dal vero e della progettazione, i disegni di A. Zeligowski, e le opere pittoriche di V. Padula. Il giorno aperto dell’I.S.A. è stato insomma un messaggio di vivace creatività e una gradevole interpretazione della libertà espressiva. Antonino Tarantino

Il gioco dell’I.S.A. realizzato dagli alunni diversamente abili.

Momenti salienti dell’open day dell’I.S.A.

Un libro per amico: “Seta” di Alessandro Baricco Credo, personalmente, che la lettura sia un il Giappone è un’epidemia letale per i bachi piacere ancora a troppa gente sconosciuto, da seta; in Giappone si innamora di una gioperciò ho deciso di presentare, a modo mio, vane geisha. Ma sin dall’inizio questo amoun libro che ho apprezzato moltissimo, anre risulta impossibile, dato che lei è la donna che perché... a chi non è mai capitato di ridi Hara Kei, l’uomo che ospita in Giappone cercare la felicità in un amore impossibile? Joncour e gli vende clandestinamente i preSi tratta di una storia breve ma intensa. ziosi bachi da seta. L’autore mette a nudo il sentimento più Fondamentale è il ruolo di Hélène che, pur complesso che ci sia: l’amore, che nella essendo consapevole del tradimento, lo acstoria di Hervè Joncour (un commerciante cetta perché fonte di felicità per suo marito di seta) è raccontato, visto e vissuto nelle e il suo senso di inadeguatezza, che la spinsue più distanti sfaccettature. Il protagonigerà infine a personificare anche il ruolo di sta vive il dramma di essere diviso tra un amante. È una breve storia, che a momenti amore struggente per una donna, che sa di sembra non avere rilevanza; però acquista non poter amare, e l’amore forse retorico significato alla fine, quando, alla frase “forper sua moglie Hélène che a sua volta lo se è che la vita, alle volte, ti gira in un modo ama in modo molto profondo e silenzioso. Il libro per chi non ama leggere. che non c’è proprio più niente da dire”, il La storia si sviluppa fra Lavilledieu, un lettore comprende quanto sia facile ricercare paesino francese la cui economia è basata principalmente sulla la felicità altrove, lontano dalla propria realtà, senza accorgersi di bachicoltura e sulla filatura della seta, e un villaggio giapponese. trascurare la felicità più prossima. La ragione dei numerosi spostamenti di Joncour tra Lavilladieu e Clara Mastrorillo

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I custodi della memoria Superiori

Capita qualche volta, camminando per le strade del paese, di captare parole che arrivano e voci che si allontanano, pronte per essere sostituite da altri dialoghi fatti di termini familiari e spesso di termini dialettali... così, fra le voci che vanno e che vengono mi sembra di ascoltare una bambina di otto o nove anni, che cammina in compagnia di una signora anziana. La bambina sfoggia le espressioni in lingua inglese che ha appena imparato a scuola, cercando di farsi comprendere dalla nonna, che però non può che mostrare perplessità e confusione. Ecco un esempio, piuttosto buffo ma indicativo, di generazioni a confronto. Da un lato c’è chi ha dedicato la maggior parte della vita al lavoro, che non ha avuto la possibilità di andare oltre le scuole elementari, che considera enorme una distanza di qualche chilometro. Dall’altro c’è chi, già a partire dalle scuole elementari, conosce qualcosa che ha a che fare con un posto al di fuori dei propri orizzonti geografici più immediati e sa che un bel giorno potrà recarsi là... dove si parla quella lingua che la nonna non riesce proprio a comprendere. Il confronto generazionale coincide il più delle volte, come in questo esempio, con un gioco di comunicazione o con una questione di linguaggio. La nostra è senza dubbio una generazione frenetica, ritmata dalle mode effimere e dall’ipertrofia di rimedi per bisogni inventati; quante cose futili questa velocità ci spinge a cercare e a comprare! La sovrapproduzione di beni illusori non è che l’aspetto più evidente di un mondo incatenato intorno ad un asse di che ruota vertiginosamente, di una realtà che si avvita su se stessa, che produce e consuma, senza condurre a nulla di più. Così, mentre ogni cosa scorre rapidamente, tutto resta inesorabilmente fermo, nell’incanto ingannevole di un continuo movimento. E in questa inesorabile e inconsapevole passività critichiamo l’immobilismo delle tradizioni e del passato! Le generazioni trascorse come vivevano? Mi arrivano soltanto echi di tempi lontani, quando le tradizioni avevano un peso e facevano parte di quello che le persone erano. Le tradizioni, in fondo, non sono che il tempo lento, sedimentato nei secoli, della vita gustata attimo per attimo. Oggi ci manca proprio il senso del tempo. Noi, giovani d’oggi, non abbiamo fatto l’Italia né gli italiani; non abbiamo mai dimostrato di avere quel coraggio pionieristico che tanto ha contraddistinto i nostri avi... certo... e fin qui non sarebbe poi così grave; il peggio è che non immaginiamo abbastanza il futuro, ne abbiamo anzi paura, temiamo le incertezze più di ogni altra generazione e così non ci interessiamo gran che nemmeno al passato; delle tradizioni sentiamo parlare, magari molto spesso, ma altrettanto spesso alziamo le spalle e diamo poca importanza a quello in cui credevano i nostri nonni. Per questo motivo ritengo sia importante che ciascuno di noi scopra la bellezza di avere accanto un anziano, anche solo per il fatto che ogni persona è bisognosa di un’altra e si arricchisce dei doni e delle esperienze altrui. Credo che agli anziani debba essere riconosciuto un ruolo fondamentale nel processo di maturazione dell’essere umano.

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Gli anziani aiutano a guardare l’esistenza con più saggezza, perché le vicissitudini della loro vita li hanno resi esperti e meno impulsivi di noi; essi sono custodi della memoria collettiva e perciò interpreti privilegiati di quell’insieme di ideali e di valori comuni che reggono la convivenza civile. Ignorarli sarebbe come rifiutare il passato, nel quale affondano le radici del presente e da cui può balenare la scintilla che ci fa sognare un futuro. Dico che la vita è bella e degna di essere vissuta, sempre. E aggiungo che ogni età è bella, da quella del neonato a quella del ragazzino, dal giovane all’uomo adulto e poi ancora su... fino al “vecchietto” pieno di ricordi ed esperienze di vita. “Ogni tempo ha il suo tempo”, dice un proverbio; tutti i periodi della vita hanno la propria importanza; occorre solo viverli uno alla volta e, soprattutto, viverli fino in fondo. L’anziano è felice di vivere la sua vita accanto ai giovani e ai bambini; anche questi ultimi dovrebbero goderne, perché questo “vecchietto” potrà trasmettere tante storie e vicende preziosissime per poter meglio affrontare il futuro. Il confronto tra generazioni diverse, padri e figli, nonni e nipoti costituisce quindi un arricchimento che non si può sostituire nemmeno studiando per cent’anni o consultando le più complete enciclopedie e opere pedagogiche. Dobbiamo essere soprattutto noi giovani ad avvicinarci ai nostri padri e ai nostri nonni, cercandoli e coinvolgendoli nelle vicende e nei problemi della nostra vita. Annaflavia Damiano

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La Redazione

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Responsabile di redazione Vincenzo Rosito (IV^C) Vice responsabile Francesca Turturo (IV ^C) Capo redattore Silvia Lopopolo (IV ^C) Redattori Marketing Territoriale Paola Bucci (V^C) Lella Loiodice (V^C) Carlo Leo (V^C) Umberto Rosito (V^C) Checco Vino (V^C) Pierluigi Quatela (V^C) Aldo Quercia (V^C) Gianvito Rutigliano (V^C) Claudia Sciscioli (V^C) Denisa Zaza (V^C) Società Giuseppe Cannillo (IV^D) Davide Cusanno (IV^D) Fabrizio Diaferia (IV^D) Raffaella Lasaponara (IV ^C) Giuseppe Miscioscia (IV ^C) Aldo Tarricone (IV^C) Cultura Nunzio Arbore (IV ^C) Viviana Balducci (IV^D) Biagio Barile (IV^C) Concetta Blasi (IV^C) Francesco Corinna (IV ^C) Tommaso Gigante (IV^C) Rossana Lastella (IV^C) Francesca Leo (IV ^C) Anna Maria Leo (IV ^C) Fotoreporter Massimo Grilli (IV ^D) Nicola Carlone (IV^ D) Disegnatori Claudio Adduci (V^C) Fulvio Bucci (V^D) Francesca Cataldo (IV^ D) Gianni Leuci (IV^D) Docenti referenti Chiara Simeone Rosanna Cesareo Dirigente scolastico Giovanni Montaruli

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Missione: conquista del mondo Ci attendono mesi impegnativi: cicli di conferenze, incontri, stages all’estero, e ovviamente… studio, studio e ancora studio. Insomma, non siamo messi propriamente bene! Ma la nostra redazione ha risorse inesauribili, e – capitanata dall’infaticabile Cenzio, la dolce Francesca e la tostissima Silvia – ha dato ancora una volta fondo alle riserve di energia sguinzagliandosi in mini-interviste a nonni, genitori e amici per il tema del mese, ricerche ed indagini per l’incontro con il carabiniere sopravvissuto alla strage di Nassiriya nonchè riflessioni e incontri vari, anche fuori sede. Una citazione d’obbligo va ai corrispondenti esterni delle classi 4^A, 4^ B e 5^ B in missione presso la sede del Consiglio della Regione Puglia a Bari, ospiti lo scorso 8 gennaio del Dott. Carlo De Santis, Presidente della 6° commissione (Istruzione e Formazione Scolastica). Il neo Parlamento Regionale dei Giovani, debuttando in via sperimentale per la prima volta in assoluto, ha presentato una proposta ed un disegno di legge sulle esigenze formative dal punto di vista giovanile alla presenza di assessori e consiglieri. Il Dottor De Santis ha colto l’occasione per illustrare nel dettaglio le dinamiche di erogazione dei fondi statali alle scuole, precisando come, su sua richiesta, la Regione Puglia abbia raddoppiato gli stanzia-

menti previsti a favore della formazione statale attraverso i finanziamenti del Piano Operativo Regionale. Il quadro particolarmente negativo sulla situazione occupativa nella nostra regione, così come i dati Istat su istruzione, economia sommersa e pari opportunità di accesso al mondo del lavoro, hanno invece dato l’opportunità per offrire consigli pratici e utili indicazioni per farsi strada con successo nel mercato lavorativo. In chiusura, un veloce saluto ed un “in bocca al lupo” a chi di noi sarà invece impegnato il primo weekend di aprile nella XVI edizione nazionale della Giornata di Primavera del Fondo per l’Ambiente Italiano. Insomma, qui all’IPC siamo fortissimi!!!

Una luce nel buio

Mercoledì 12 novembre 2003, h. 8.40… eravamo a scuola, cinque anni fa, mentre un camion cisterna pieno di 3500 kg di tritolo e liquido infiammabile faceva saltare in aria ‘Animal House’, la base militare italiana a Nassiriya, in Iraq. 28 morti, 140 feriti, 3 sopravvissuti. Venerdì 1 febbraio, durante l’incontro con l’appuntato scelto dei Carabinieri Antonio Altavilla, Croce d’Onore della Presidenza della Repubblica Italiana, solo i numeri ci hanno aiutato a rendere più concreto l’orrore per una strage inutile e incomprensibile. Il nostro Istituto ha invitato Antonio Altavilla il giorno prima della Candelora, la ricorrenza con cui anticamente si festeggiava il ritorno della luce dopo il buio dell’inverno. La sua testimonianza, calma e pacata, ha dato senso ad una

pagina di storia troppo grande per noi, poco abituati a riflettere davvero sul significato reale della parola pace. Abbiamo visto le sue foto, ascoltato la sua voce. E abbiamo capito che è ancora lì, fra le strade sterrate di un paese in cui gli abitanti vivono in capanne di fango e i bambini muoiono per la puntura di uno scorpione, perché non possiedono un paio di scarpe. Tante domande, tante risposte. La famiglia, i ricordi, i rimpianti. Con semplicità e passione, il suo racconto ci ha portato indietro alla base Maestrale, assieme a lui e ai suoi commilitoni uccisi, ognuno con il suo soprannome, la sua storia, un ricordo. Non c’è rancore, non c’è amarezza nelle sue parole, solo l’urgenza di trasmetterci il senso di una scelta di vita al servizio di chi ha bisogno di aiuto. Da lui abbiamo imparato che non esistono i Buoni, perchè non esistono i Cattivi: un eroe sceglie le piccole cose, lasciando la retorica agli altri. Possiamo esserlo tutti i giorni. Ogni volta che scegliamo di essere testimoni di luce.


Ma davvero eravate così? Superiori

Coprifuoco alle 21, chiavi di casa mai, niente discoteca, genitori, fratelli o amici più grandi come confidenti, feste in casa nel fine settimana, telefono pubblico o bigliettini per comunicare al posto dei cellulari che non esistevano: così le nostre mamme, attualmente nella fascia di età dai 41 anni in su, vivevano la loro adolescenza. Padre che decideva la trasmissione televisiva da vedere, madre che sceglieva gli abiti da indossare. La prima relazione sentimentale intorno ai 16 anni, la patente spesso verso i 20 anni, la prima automobile verso i 30 anni: i risultati dei questionari distribuiti fra i nostri genitori ci hanno lasciato davvero perplessi. C’è un mondo che non conoscevamo e che non riuscivamo nemmeno ad intuire dietro le abitudini che abbiamo ricostruito. I più avventurosi si sono rivolti persino ai nonni, scoprendo come fossero ancora più marcate le differenze fra i sessi: nella fascia di età oltre i 61 anni, molti fra gli uomini ricordano di aver iniziato a fumare intorno ai 18 anni, forse in segno di emancipazione, mentre la maggior parte delle donne – anche le laureate - hanno dichiarato di non averlo assolutamente mai fatto, e addirittura di non avere mai pensato di prendere la patente, perché non indispensabile! Nei fine settimana i nostri nonni uscivano con gli amici, in gruppo, per un paio di ore, mentre preferivano scrivere lettere o al massimo bigliettini per comunicare. I consigli più ricercati erano quelli dei genitori o del migliore amico. Pochi avevano un diario personale, forse perché c’era la figura del confidente ufficiale, più grande di qualche anno e magari già sposato. Le nonne, invece, trascorrevano il loro tempo (libero?) in casa, aiutando nelle pulizie e uscendo solo nel fine settimana per qualche ora, partecipando ancora più raramente a feste in casa alla presenza di adulti. La generazione successiva, quella dei nostri genitori, è invece già molto diversa: gli amici tendono a prendere il posto dei familiari per le confidenze, si iniziano a scegliere abiti e trasmissioni televisive da vedere, le chiavi di casa vengono spesso date anche alle femminucce quando diventano maggiorenni. Si conferma però la differenza fra i due sessi. Il ‘coprifuoco’ scatta per le ragazze ancora intorno alle 22, a volte persino prima, mentre la maggior parte dei ragazzi sono liberi di frequentare le sale giochi nel pomeriggio e non rendere conto per il rientro di sera, anche se le uscite sono limitate per lo più al fine settimana. Prendono piede le prime feste in campagna, decisamente al riparo dagli sguardi curiosi degli adulti, mentre appare l’uso del telefono fisso per le comunicazioni personali. Ancora venti anni, quelli che ci separano dalla generazione dei nostri genitori, e la situazione è davvero capovolta - almeno per il sesso maschile - mentre le differenze fra sessi sono ancora evidenti. I nostri coetanei iniziano ad uscire di sera addirittura verso i 10 anni, e non più tardi dei 13, mentre in media le ragazze escono con una certa costanza solo a partire dai 13 anni. La pratica sportiva consente al mondo maschile di rafforzare una identità di genere, e così nel fine settimana è abbastanza alta la percentuale di chi ha risposto indifferentemente di uscire o giocare con la propria squadra come modi per trascorrere il tempo libero, mentre le ragazze non puliscono più casa ma sembrano non avere occupazioni alternative!

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Di solito la maggior parte dei ragazzi e ragazze fra i 13 e i 18 anni escono tutte le sere, spesso spostandosi fuori Corato nei fine settimana, con le chiavi di casa dai 12 anni in poi. Però l’orario del ritorno a casa scatta decisamente prima per il sesso femminile: 22.30 in settimana per le meno fortunate qualunque sia l’età, 24.00 per chi riesce a strappare un rientro più nottambulo. I ragazzi invece rientrano serenamente a notte inoltrata anche più volte a settimana, ma alcuni ‘confessano’ di essere obbligati ad avvisare se pensano di fare troppo tardi. Nessuna alternativa al cellulare: al massimo il telefono di casa molto sporadicamente, o la cabina se “la mamma è impicciona”. Molti gli sms, ma nell’universo ‘rosa’ resiste ancora il diario personale, anche se meno usato di un tempo: tutte lo hanno “da sempre”, possibilmente con lucchetto. C’è chi è pigra e scrive di rado, ma la maggior parte delle femminucce lo compila con scrupolo e abbondanza di particolari. E se la mamma scivola – come confidente – di posizione, sostituita dalla migliore amica e dalla sorella, cioè da coetanee dello stesso sesso, le ‘circa-diciottenni’ frequentano tutte la scuola guida: la patente come ingresso simbolico nel mondo – ancora maschile - degli adulti dopo i 18 anni è automatica anche per loro. Il dato più ‘forte’? La gestione del telecomando della TV, antico simbolo di potere. Altissima la percentuale fra noi di chi decide autonomamente cosa vedere, perché in casa ci sono più apparecchi televisivi e dunque ognuno sceglie nella privacy della propria stanza: quale simbolo migliore della carenza di comunicazione?

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Appunti sul Carnevale Coratino 2008

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Domenica 2 febbraio 2008 Caro Diario, siamo pronti per la sfilata in maschera, ma non sto un attimo fermo...mi lascio travolgere dalla gioia di essere con i miei amici e mi agito..., in tutto quel caos un merletto del mio vestito rimane impigliato ad una transenna. Naturalmente non me ne sono accorto e ...crack! Un disastro! Capitano tutte a me! La giornata è rovinata! In quello stesso istante mi viene incontro mia madre...le racconto l’accaduto...mi ha detto di non preoccuparmi, sarà facile ripararlo. Sono sollevato, mi sento leggero, ritorno a ridere e ad agitarmi. La sfilata è iniziata da un po’, ma il nostro carro non arriva! In un angolino, al suo interno abbiamo riposto tutte le nostre bottiglie d’acqua e del cioccolato. Che strano! Io e, come me tutti gli altri, comincio ad avere sete...abbiamo raggiunto il professore. Non potevo crederci...la testa del drago era stata mozzata da un ponte troppo basso! Non avevamo più il nostro carro, che brutto carnevale...! Sfilavo con un vestito rotto e una sete tremenda... Cos’altro poteva succedere? Finalmente una fontana... bevo con ingordigia, il palco è vicino, stiamo per esibirci dinanzi a centinaia di persone... ho il cuore in gola, ma tutto è andato bene, non ho fatto neanche un errore. Era iniziata male la giornata, ma è finita alla grande. Ora sono stanco e vado a dormire. Martedì 4 febbraio 2008 Caro Diario, non vedevo l’ora di tornare a scriverti. Ho tantissime cose da raccontarti... ma andiamo con ordine. Oggi c’è stata la seconda e ultima sfilata dei carri. Tutto sembra

andare per il verso giusto. Il carro è dietro di noi: il drago ha ritrovato la sua testa, il mio vestito è stato riparato ed è come nuovo... Niente, però, va mai per il verso giusto! Una sottile pioggerella cade incessantemente, le strade sono semideserte. Tutte quelle persone che domenica ci avevano acclamato lanciandoci coriandoli, oggi non ci sono... e non è giusto, anche perché oggi abbiamo il nostro bellissimo carro sputa coriandoli. Ma forse la presenza di un pubblico poco numeroso non ha grande importanza...il fatto è che adesso comincia a far freddo! Alcuni miei compagni parlano dell’opportunità di non andare a scuola domani. Useremo come scusa la stanchezza. Non è male questa idea! Il problema sarà convincere mia madre... ma ci riuscirò. Ne sono più che sicuro o almeno credo... Mercoledì 5 febbraio 2008 Caro Diario, la mia proposta è stato un fiasco totale. Ho tentato in tutti i modi e con tutte le mie forze di convincere mia madre. Tutto inutile. L’unica cosa che ha saputo dirmi è che, dopo aver avuto tutti quei giorni di vacanza, non mi avrebbe mai permesso di non andare a scuola. Quanto è dura la vita! Sono a scuola... la prof. ci consegna i compiti corretti...è andata bene... è un ottimo! Mia madre sarà fiera di me, ma anch’io sono contento! Andrea Capogna II C Scuola Media Imbriani

Giulia Masciavè vince con “Io amo il vento” Gent.mo Direttore A proposito del concorso “Da grande voglio fare lo scrittore”,organizzato dalla SECOP Corato - la cui premiazione si è svolta presso la Biblioteca Nazionale di Bari - quale genitore di Giulia Masciavè, vorrei segnalarle anche la sua vincita come 1^ classificata nella sezione “La Vela”, con la poesia “Io amo il vento”, pubblicata sull’antologia che ha raccolto tutti i lavori premiati al concorso, presentata nell’ambito del convegno “La Letteratura per l’infanzia in Puglia”. Purtroppo non siamo stati portati a conoscenza della cosa da parte di chicchessia, per cui, al momento della premiazione, quando, alla presenza del Governatore di Puglia Niki Vendola, è stato fatto il nome di nostra figlia, per consegnarle la targa di riconoscimento, nessuno di noi era presente per ritirarla, con nostro sommo rammarico e di quello della ragazza, alla quale vogliamo fare una sorpresa pubblicando le sue belle parole su “10 e lode”. Certi della sua disponibilità, la salutiamo cordialmente Famiglia Masciavè

GRAZIANI DIECIELODE

“Io amo il vento”

Io amo il vento, perché accompagna le mie giornate, dolce è il suo sibilo, come dolci sono le sue carezze nella stellata notte. Io amo il vento, perché ti racconta storie di altri popoli, e lo compiango, perché ha visto guerre e disperazione. Io amo il vento, perché il vento è parte di me. Giulia Masciavè


Giornata speciale a Teatro

Lettera aperta al Sindaco

I Giornalisti in “ERBA” della classe 4a F – plesso “L. Piccarreta” 1° C.D. “Cifarelli”

Preg.mo direttore, è possibile che i bambini di oggi non leggono più? Play-station, Nintendo, computer e videogiochi, sono queste le droghe dei bambini e dei ragazzi. Per non parlare della “insostituibile” tv che ormai ci trasmette pochissimi programmi educativi. Perché non leggere? La lettura ci fa vivere in un mondo immaginario diverso dal nostro, cosa che la tv e i videogiochi non possono assolutamente farci vivere. Un mondo fantastico in cui ogni lettore ci metterà del suo in base a quella che è la sua sensibilità, la sua personale esperienza e la sua capacità di andare oltre ciò che si vede aprendo gli occhi. C’è gente (compresi gli adulti) che non ha nemmeno un libro. Insomma, se facessimo il guinness dei primati sui meno libri letti, non ci sarebbe un vincitore ma miliardi e tutto ciò è imperdonabile. Persone che non sanno chi è Beethoven, Mozart, Vivaldi, Manzoni, Leopardi, Pirandello; questo perché vedono solo la tv che non parla di certa gente. Queste cose si possono, ormai, trovare solo sui libri. Non costringo certo nessuno a leggere, ma per il loro bene, li invito alla lettura. Non dico neanche di leggere un centinaio di libri ma almeno di provare a leggerne solo due o tre di diverso genere perché così si accorgeranno che le mie parole e il tempo non sono certamente sprecati. Il libro non è come la televisione, il libro ha una storia, il libro c’è sempre, il libro aiuta nel momento del bisogno. I libri possono essere letti da tutti: sì, ci sono libri per bambini e libri per adulti, ma il libro non divide certamente le diverse classi sociali. In un libro possiamo trovare molto più di quello che immaginiamo, possiamo vivere paura, tristezza, disaccordo, comprensione, gioia e felicità. Il libro ha un’anima, un cuore, il cuore di chi l’ha creato. Martina Tatoli V B 4° C.D. Tattoli

Viaggio in una storia dimenticata: “La Storia che non c’è” Preg.mo Direttore, in occasione della celebrazione del Giorno della Memoria, istituito per commemorare la Shoah, noi, alunni della seconda E, abbiamo messo in scena un episodio di storia locale relativo alla città di Barletta. Il 31/01/08 nell’auditorium della Scuola Secondaria di primo grado “Matteo Renato Imbriani”, ha avuto luogo la rappresentazione teatrale dal titolo “La storia che non c’è”. Sul palcoscenico le efferatezze compiute dai soldati tedeschi sui cittadini inermi in un tempo che è stato quello dei nostri nonni: gli anni fra il 1943 e il 1945. La rappresentazione ha portato in scena gli eventi accaduti a Barletta, nei terribili giorni che seguirono la firma dell’armistizio da parte dell’Italia con l’esercito anglo-americano (8 Settembre 1943); i tedeschi, prima nostri alleati, divennero nemici spietati e presero la città di Barletta, in quegli anni unico porto sicuro nella Regione. I tedeschi occuparono la città, terrorizzando uomini e donne,

infine fucilarono, senza alcun motivo, 11 vigili urbani e 2 netturbini; a salvarsi fu solo il vigile Francesco Falconetti, soccorso da Addolorata Sardella, eroina della nostra storia. Tante le donne che come Addolorata parteciparono alla Resistenza contro le truppe di occupazione tedesca. Il nostro spettacolo è stato dedicato alle tante donne, eroine dimenticate, che in quell’epoca si assunsero il compito di proteggere e nascondere gli ebrei che venivano perseguitati. L’esperienza di interpretare personaggi con abiti d’epoca ci ha consentito di rivivere i dolorosi episodi della Resistenza pugliese contro l’occupazione tedesca. L’aiuto reciproco e la solidarietà delle genti di Barletta hanno sconfitto l’indifferenza e la paura. Riteniamo sia importante il ruolo dei testimoni: grazie a loro abbiamo potuto ricostruire queste pagine di alto valore civile e patriottico! Classe 2^ E - Scuola media Imbriani

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Barletta – Lunedì 21 Gennaio 2008, ore 10,00, le porte del “Teatro Curci” si sono spalancate p er g l i a l u nn i di Corato e per altri provenienti da altre scuole per assistere allo spettacolo “Pinocchio a sud”. E’ stata un’esperienza memorabile per gli alunni della 4a F della scuola “L. Piccarreta” di Corato che, accompagnati dalle loro insegnanti, per la prima volta nella loro vita, hanno varcato le porte di un vero teatro molto antico. Il Curci di Barletta ha letteralmente abbagliato tutti con i suoi stucchi dorati e la morbidezza delle poltrone in velluto rosso. I piccoli spettatori sono stati avvolti dalla magia del luogo e si sono imbattuti in linguaggi espressivi vari e coinvolgenti, pieni di vitalità: in scena tre compagnie teatrali formate da musicisti, attori, burattinai e trampolieri che hanno raccontato la famosa storia di “Pinocchio” ambientandola nel sud Italia. Lo spettacolo è stato atipico, affascinando e divertendo nello stesso tempo. Alla fine tutti a casa, felici e particolarmente entusiasti per questa diversa avventura scolastica con nel cuore la speranza, caro Sindaco, di poter assistere al più presto ad altre magiche ed emozionanti rappresentazioni teatrali nel Teatro Comunale di Corato.

Un piacere dimenticato: la lettura

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dai Dirigenti

Verso un “Piano strategico” per i servizi alla persona

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Accetto con piacere l’invito del Direttore de Lo Stradone ad esporre le mie idee sui servizi alla persona. Una società complessa, globalizzata, in continuo cambiamento, come la nostra, si fonda su principi basilari derivanti da esigenze e bisogni sempre più evidenti, perchè riguardano le persone. Le finalità di una gestione ottimale della società complessa sono quelle del raggiungimento di un equilibrio attivo e dinamico di essa con l’ambiente di più diretto riferimento. Occorrono in essa grande comunicazione, grande interscambio sempre più estesi tra gli attori delle organizzazioni che cambiano. Ogni struttura sociale dovrà essere analizzata, per individuare gli obiettivi, i tempi, le verifiche del cambiamento. Occorre, quindi, individuare “la mission” dei servizi alla persona, in modo da trasformarla poi in “vision”, e poi in organizzazione. Missione e visione sfociano in numeri e questi in concetti di efficienza, di efficacia e di economicità. Basti guardare al servizio scolastico e dell’istruzione. Questo dovrà essere rispondente sempre più alle necessità della popolazione scolastica, costituita da alunni di origine e di estrazione diversa (alunni stranieri, rom, a rischio di dispersione scolastica, alunni eccellenti, in situazione di handicap, ospedalizzati, malati a domicilio, ecc...). I bisogni di questi alunni dovranno essere oggetto di attenzione, di progettualità, di finanziamenti, perchè non disperdano il patrimonio intelletivo, attentivo e di sviluppo di cui sono portatori. Per esempio vedrei affiancare nell’ospedale civile di Corato alla valente classe medica e sanitaria alcuni servizi essenziali alla persona come il servizio di “una scuola ospedaliera” che si occupi dell’aspetto istruzionale dei ragazzi degenti. Vedrei anche un servizio fisio-terapeutico ben organizzato ed efficiente, che aiuti a vivere meglio la degenza e l’immobilità dei ragazzi lì ricoverati. Annunziata Bevilacqua Dirigente scolastico 3 C.D.”Fieramosca”

Esperienza ed apprendimento E’ ormai noto che l’apprendimento più profondo passa attraverso l’operatività e l’emotività che un lavoro scolastico “attiva”, coinvolgendo l’alunno in tutte o in molte sue dimensioni contemporaneamente, da quelle cognitive a quelle linguistiche, motorie, sociali, artistico-creative, emotive e persino etiche. E’ questa l’ottica della promozione di laboratori e di attività plurime/ interdisciplinari, finalizzate alla valorizzazione di tutti gli alunni che, nell’ottica del progresso individuale, “migliorano” le capacità acquisite e pervengono al possesso di nuove competenze. Non si tratta di far acquisire conoscenze e migliorare abilità e competenze individualisticamente. Nel perseguire tale obiettivo, il gruppo occupa un ruolo di grande rilievo, perché esso sostiene, incoraggia, rafforza attraverso diverse dinamiche che si sviluppano all’interno, quali il confronto, l’aiuto, lo stimolo, la sana competizione. La pedagogia del “fare e dell’agire” è quella che, sperimentata negli ultimi decenni ha, per fortuna, allontanato la scuola dal nozionismo e dalla mnemonicità. Ora si tratta di “attivare le menti” attraverso la realizzazione di percorsi di operatività perché è noto che si impara il 10% di ciò che si sente, il 90% di ciò che si sperimenta e si vive. Angela Berardi – 3° Circolo “C.Battisti”

I P.O.N. della scuola media Imbriani La scuola secondaria di primo grado “M. R. Imbriani” ha aderito ai Programmi Operativi Nazionali 2007/2013 - Risorse per lo sviluppo e la coesione fondi strutturali: F.E.S.R. PON “Ambienti per l’apprendimento” ed F.S.E. “Competenze per lo Sviluppo” Obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia). Ha incrementato, così, il numero dei laboratori per migliorare l’apprendimento delle competenze chiave, in particolare quelle matematiche e scientifiche e organizzato i seguenti corsi di formazione per i docenti “Metodologie di sviluppo delle competenze”. “Noi e gli alunni: un approccio innovativo” che rientrano nel Piano di Istituto, annualità 2008, e sono cofinanziati dal Fondo Sociale Europeo nell’ambito del Programma Operativo Nazionale “Competenze per lo Sviluppo” a titolarità del

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Ministero della P.I. Direzione Generale Affari Internazionali . A favore degli alunni vengono realizzati i progetti/azione: quattro corsi di 30 ore cadauno di “Recupero e sostegno in Matematica”, un corso di 50 ore di potenziamento riguardante “La Matematica applicata alle scienze”, due corsi di 50 ore cadauno per il consolidamento delle abilità linguistiche di base”Oltre il dialetto”. La realizzazione delle suddette attività rientrano nel Piano d’Istituto, annualità 2008, e sono cofinanziati dal Fondo Sociale Europeo nell’ambito del Programma Operativo Nazionale “Competenze per lo Sviluppo” a titolarità del Ministero della P.I. Direzione Generale Affari Internazionali. Il Dirigente scolastico Prof. Franco Cavalieri


Ricetta: Carnevale con i fiocchi

Quest’anno è stata data anche alle scuole di Puglia, la possibilità di attingere a Fondi Europei per organizzare laboratori e corsi di formazione atti a migliorare lo Standard qualitativo dell’educazione - istruzione degli alunni. Anche se le premesse del Ministero non sono state lusinghiere (la scuola, in alcune regioni, non garantisce agli studenti livelli di preparazione adeguati), mi fa piacere che le istituzioni scolastiche abbiano potuto scegliere come rifarsi il look. La Scuola di cui faccio parte, il 2° Circolo Didattico “N. Fornelli”, ha pensato di aderire subito alla proposta di costituire un attrezzato laboratorio scientifico, mossa anche dalle richieste degli alunni di potenziare attività laboratoriali. Con molta sollecitudine, l’intero Collegio docenti ha dato il via dopo aver condiviso nel dettaglio, anche alle richieste di corsi di aggiornamento per il personale docente e non. L’adesione entusiasta dei colleghi ha motivato maggiormente la sottoscritta, che riveste il ruolo di Animatore – facilitatore delle azioni del piano di aggiornamento, ad attivare tutte le azioni possibili, puntando a qualificare l’Istituto con professionalità ben strutturate. Spero che questa nuova esperienza sia utile per l’intera comunità scolastica e che i futuri alunni della Scuola Fornelli possano usufruire di docenti “con una marcia in più”. Marina Mazzilli Docente 2º Circolo “Fornelli”

Congratulazioni

Grandiosa, originale, lodevolissima la manifestazione del 3 e 4 Dicembre 2007 tenutasi presso la Biblioteca Nazionale di Bari organizzata dalla SECOP Ed. Corato. Nella “2 giorni” sulla Letteratura per l’infanzia in Puglia si è potuto apprezzare l’interessante contributo di scrittori, illustratori, giornalisti e docenti universitari nonché le tavole rotonde con i responsabili delle biblioteche per ragazzi e del portavoce di “Nati per leggere”. E infine, la premiazione del concorso lanciato lo scorso anno e raccolto dagli alunni delle scuole di Corato, ma anche di altre località. Che bello vedere tanti scrittori esordienti entrare nella prima antologia che raccoglie i primi 20 classificati! Complimenti senza dubbio ai pre-

miati che si sono visti riconoscere l’impegno e la tenacia nel voler scrivere un racconto, ma un grosso applauso, un grazie riconoscente va reso alla SECOP per l’opportunità data ai tanti giovani scrittori, per la vivacità culturale che sta determinando con le sue iniziative e con le pubblicazioni. In particolare le maestre, orgogliose (perché no?), approfittano per congratularsi con Angela Di Cursi, Giulia Maria Mazzilli, Miriana Cascarano, che hanno saputo osare, impegnandosi proficuamente e confidando nelle loro ottime qualità, prima fra tutte la volontà e gridano: “Ad Maiora!”. Le maestre delle classi 5a D e 5a E Anno scolastico 2006/07 – 1° C.D. “Cifarelli”

DIECIELODE

dai Dirigenti

Prima di iniziare, tenete ben a mente che: “la forza dei sogni è pura energia, trasforma il mondo quasi per magia”. Così incominciate: Prendete i piccoli di cinque anni delle sezioni di scuola dell’infanzia, sette classi di terza, sei di quinta, più di trenta insegnanti, alcuni collaboratori, un gran numero di genitori fino a superare grandemente il quantitativo di trecento partecipanti. Scegliete con cura il tema “Scendono in campo insieme a Don Chisciotte /gli alunni del “FORNELLI” in gran fermento / Aspra battaglia dure e strenue lotte combatteran contro l’inquinamento.” Chiedete in prestito tutti i colori dei più grandi pittori e colorate con tratto gentile e delicato tutti i “pulcini” di cinque anni. Andate sugli sconfinati prati della fantasia e raccogliete manciate di bambine- fiori fucsia e gialli. Trasformate i maschietti in mulini a vento turchesi e arancioni. Montate a neve gli albumi di morbido tulle, perché di soffice brillante verde risplenda la natura. D’argento decorate il noto cavalier impavido, di nobil aspetto e gentil di cuore. Ponetegli accanto la bruna Dulcinea del Toboso, col tamburello festosa e il riccioluto, col suo fiasco di vino, paziente scudiero. Del Sole catturate il calore e di pagliuzze dorate spargete l’aria. Pregate il Vento che spazzi via il grigio dello smog e della tristezza. Alle Nuvole affidate tutti i sogni dei bambini, perché leggeri danzino fino al cielo. Salite ad afferrare l’allegria dell’ Arcobaleno e di bello fate nuovo il mondo intero. Di argentea lucentezza ricoprite la Luna, perché segni il cammino. Impastate il tutto con allegria, facendo attenzione alla coreografia: che la musica innalzi sulle note della Carmen di Bizet una marcia festosa di grazia e armonia. Mescolate con attenzione creatività e passione e come Don Chisciotte potrete “sognare e di nuovo il mondo colorare”. Il cuoco, però, dev’essere d’eccezione che sappia dosare entusiasmo e motivazione e spendere senza risparmio ogni sua personale energia: un capo d’istituto con i baffi. Raffaella Leone - Docente 2º Circolo “Fornelli”

Per una scuola più europea

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l’angolo della poesia

Dal 1° Circolo

Dal 2° Circolo

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Dal 4° Circolo

Dal 3° Circolo

DIECIELODE


Satira

... dalla scuola elementare “Fornelli”

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DIECIELODE


... dalla scuola media “Giovanni XXIII”

Satira 41

... dalla scuola media “Imbriani”

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Satira

... dall’Istituto Statale d’Arte

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SPONSORS UFFICIALI del progetto

“DIECI E LODE” DIECIELODE


... dalla scuola media “Giovanni XXIII”

Satira 43

... dall’I.P.C. “Tandoi”

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Annunci 44

Cercasi Il gruppo dei docenti del laboratorio di sostegno dell’Istituto Statale d’Arte di Corato rivolge un appello a chi desidera disfarsi del materiale di seguito riportato, per renderlo fruibile a fini didattico-educativi: - puzzle con tessere grandi, anche tridimensionali - solidi in stoffa (cubi, sfere, ecc.) - strumenti musicali con tasti facilitati (Chicco e altri) - sfere morbide e modellabili - costruzioni con pezzi da incastro grandi - giochi educativi pre-lettura e pre-scrittura - giochi interattivi (tipo “sapientino”) - tappeti puzzle. Gli alunni diversamente abili ringraziano anticipatamente tutti coloro che collaboreranno con entusiasmo e generosità a questa iniziativa. Per informazioni telefonare allo 080/8721764 e contattare la prof.ssa Amorese. Cercasi videogioco per PC “Bioshock”. Contattarmi all’indirizzo di posta elettronica “ivanmontaruli@lib ero.it” Vendesi mobile per PC in ottime condizioni. Telefonare allo 080/8722078 ore pasti. Vendesi Montain-Bike di colore grigio metallizzato con particolari viola in ottime condizioni. Telefonare allo 080/8722078 ore pasti. Vendesi cassettiera fasciatoio con bagnetto di Enrico Coveri a soli 20,00 €. Tel. 333/9498365

DIECIELODE


IL BUONGUSTAIO MORDI E FUGGI (GRAZIANI)


IPC “L. Tandoi”

Appuntamenti

Marzo 2008-termine anno scolastico

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Grazie ad un apposito finanziamento del Piano Operativo Nazionale, proseguono i corsi ECDL per l’acquisizione della Patente Europea per l’utilizzo del Computer, di cui l’ Istituto Professionale “Luciano Tandoi” è testing center per l’AICA. Per maggiori informazioni ed iscrizioni la segreteria didattica dell’Istituto riceve il pubblico tutti i giorni dalle h. 11,00 alle h. 12,30 e dalle h. 17,00 alle h. 19.30.

Marzo 2008

Incontro degli alunni delle classi terminali dei tre indirizzi (economico-aziendale, turistico e sociale) con la dottoressa Sabina Ferri, dirigente della Agenzia per la Internazionalizzazione di Impresa del Patto Territoriale Nord-Barese Ofantino, su tematiche legate alle peculiarità del territorio e alla occupazione e formazione in ambito turistico ed economico-aziendale.

Marzo 2008

Incontro al femminile con la FIDAPA-Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari sul tema “L’identità femminile e il ‘rispetto di genere’ nella società odierna”

Marzo-Aprile 2008

Per il secondo anno consecutivo, in collaborazione con la Banca Montepaschi di Siena, gli alunni delle classi quarte e quinte dell’ indirizzo economico-aziendale e il corso serale per studenti lavoratori saranno impegnati in incontri pomeridiani di formazione sui nuovi trend di evoluzione del mercato del lavoro.

5-6 aprile 2008

XVI edizione nazionale della “Giornata di Primavera” del Fondo per l’Ambiente Italiano: per il terzo anno consecutivo Corato entra nel novero delle circa duecento città d’arte italiane. Per l’occasione gli alunni dell’Istituto Professionale aprono beni monumentali coratini poco noti offrendoli alla visita (guidata) di quanti vorranno approfondire la conoscenza del territorio.

Aprile 2008

Incontro con il comandante Antonio Longo, Presidente dell’associazione no profit Ponti sul Mondo - già partner dell’ Istituto per attività di formazione legate al mondo del sociale – sul tema del volontariato e delle adozioni a distanza.

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Orari di ricevimento: 1° Circ. “ F. Cifarelli” Presidenza: dal lunedì al sabato dalle 10,00 alle 12,00 Segreteria: dal lunedì al sabato dalle 10,00 alle 12,00 2° Circ. “N. Fornelli” Presidenza: dal lunedì al sabato dalle 9,00 alle 12,00 Segreteria: dal lunedì al sabato dalle 10,00 alle 12,00 3° Circ. Plesso “C. Battisti” Presidenza: dal lunedì al sabato dalle 10,00 alle 12,00 Segreteria: dal lunedì al sabato dalle 10,00 alle 12,00 4° Circ. “Don F. Tattoli” Presidenza: dal lunedì al sabato dalle 11,00 alle 12,00 Segreteria: dal lunedì al sabato dalle 10,00 alle 12,00 “M. R. Imbriani” Segreteria: dal lunedì al sabato dalle 10,00 alle 12,00 “L. Santarella” Segreteria: lunedì e mercoledì dalle 10,00 alle 11,30, giovedì dalle 16,30 alle 18,30, sabato dalle 9,30 alle 11,00 “A. De Gasperi” Presidenza: dal lunedì al sabato dalle 8,30 alle 13,00 Segreteria: dal lunedì al sabato dalle 8,30 alle 14,00 e dalle 15,00 alle 20,00 “Istituto Statale d’Arte” Presidenza: dal lunedì al sabato dalle 9,00 alle 12,00 e, per comunicazioni urgenti, dalle 8,00 alle 14,00 Segreteria: dal lunedì al sabato dalle 9,00 alle 12,00; il martedì e il giovedì anche in orario pomeridiano (dalle 15,00 alle 17,00) Liceo Classico “A. Oriani” Segreteria: dal lunedì al sabato dalle 10,00 alle 12,00 IPC “L. Tandoi” Presidenza: dal lunedì al sabato dalle 10,00 alle 13,00 Segreteria: dal lunedì al sabato dalle 11,00 alle 12,30 ITC “A. M. Tannoia” Presidenza: dal lunedì al sabato dalle 10,30 alle 14,00 Segreteria: dal lunedì al sabato dalle 10,00 alle 12,00


I

Borse di studio ai più meritevoli

l progetto “10 e lode” - primo giornale scolastico in Italia, che vede coinvolte tutte le scuole coratine, con il supporto prezioso dell’impreditoria locale, tra cui gli sponsor ufficiali Casillo e Granoro, e l’ausilio del più longevo organo di informazione cittadino - non si conclude con la pubblicazione dell’ultimo numero, in uscita a luglio 2008. Lo Stradone ha, infatti, in serbo alcune sorprese per gli alunni che vi aderiscono. Tra tutti gli articoli pervenuti, al termine del progetto, una giuria tecnica, composta da giornalisti professionisti, vaglierà i tre ritenuti più meritevoli, premiandoli con altrettante borse di studio offerte dal Giuseppe Tarantini

- Agente Generale della Toro Assicurazioni.

Una grande festa metterà in luce le peculiarità di ognuno, durante la quale tutti potranno avere il loro legittimo momento di visibilità. Inoltre, ad alcuni ragazzi che hanno partecipato all’iniziativa, verrà proposto di collaborare con il nostro mensile. Una opportunità da non perdere, in quanto, dalla “palestra” de Lo Stradone sono usciti numerosi giornalisti di spicco, che hanno saputo trasformare questa passione in un’occupazione degna di tale nome e che ben si sono inseriti all’interno di testate giornalistiche, radiofoniche e televisive di tutto rispetto. Ai novelli “giornalisti in erba” Lo Stradone porge il proprio più sentito “in bocca al lupo”.

I prossimi “temi” targati Lo Stradone Come stabilito, il progetto “10 e lode” dedica, a ciascun istituto scolastico, due pagine su cui gli alunni/studenti possono, nella prima, esprimere i propri punti di vista sui più svariati argomenti, nella seconda trattare i temi, volta per volta, suggeriti da Lo Stradone. Nel numero di gennaio i temi assegnati dalla redazione sono stati: per le scuole elementari: il verde pubblico della tua città per le scuole medie: il bullismo per le scuole superiori: droga ed alcool. In questo numero di marzo i temi assegnati dalla redazione sono stati per le scuole elementari: voglia di giocare, tra passato, presente e futuro per le scuole medie: l’integrazione dei nuovi amici o compagni di scuola non italiani per le scuole superiori: generazioni a confronto. Tutti sono stati svolti brillantemente dagli studenti. Siamo certi che anche gli altri, che verranno in seguito attribuiti, saranno elaborati in modo altrettanto accurato. Nella fattispecie, quelli in pubblicazione nel numero di maggio 2008 saranno così assegnati: per le scuole elementari: l’alimentazione per le scuole medie: cosa miglioreresti della tua città? per le scuole superiori: cosa ne pensate dei politici? Infine i temi in pubblicazione nell’ultimo numero in uscita a luglio 2008, riguarderanno: per le scuole elementari: voglia di vacanza per le scuole medie: l’inquinamento ambientale nella tua città per le scuole superiori: movida coratina: quali spazi per i giovani? A tutti coloro che si impegneranno per la buona riuscita del progetto Lo Stradone augura buon lavoro.

GiuseppeTARANTINI Agente Generale


Dieci e lode  

Il primo giornale delle scuole coratine