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DOCUMENTO POLITICO “Per sconfiggere un nemico molto forte, non basta vincerlo. Bisogna sognare un mondo nuovo!” 27 FEBBRAIO 2011

INTRO: Siamo realisti, esigiamo l’impossibile Questi mesi hanno evidenziato la maturità di un movimento studentesco in grado di monopolizzare l’attenzione dell’opinione pubblica grazie alla varietà e radicalità delle pratica di lotta, così come grazie ad un effettiva maturità di un movimento nato con l’Onda nel 2008 e che ora è in grado di proporre una reale alternativa. Arriviamo a questo congresso dopo un autunno ed un inverno di lotta estremamente intensi, caratterizzati da una forte mobilitazione generalizzata dei soggetti in formazione. In tutta la penisola studenti medi ed universitari, insieme, nelle piazze e nelle assemblee, hanno costruito momenti di confronto e di analisi, elaborando l’alternativa a questo sistema ormai malato. A fronte di una classe dirigente cieca ed incapace di gestire una crisi economica, politica e sociale il primario soggetto di opposizione sociale sono i soggetti in formazione e l’Unione degli Studenti si pone come guida di questo importante momento di lotta. L’8 ottobre abbiamo lanciato l’AltraRiforma, progetto costruito dal basso di alternativa ad scuola vetusta, che non riesce a interessare e formare gli studenti, subissati di nozioni passate attraverso una didattica inappropriata, il tutto in classi che da un momento all’altro potrebbero crollare sulle nostre teste. Nel 2009, grazie alla mobilitazioni messe in campo in tutta la Puglia, siamo riusciti ad ottenere una nuova legge regionale sul diritto allo studio, costruita con il nostro apporto, finalmente in grado di venire in contro ai bisogni e alle istanze degli


studenti pugliesi. Finalmente dopo 25 anni è arrivata una legge al passo con i tempi e con le istanze di uno studente del terzo millennio, che fa della cultura la base fondante della sua istruzione. Tanti e tali buoni propositi sono però ad ora stati disattesi, infatti ancora attendiamo che questa fantastica legge sia finanziata, dato che, una legge sul diritto allo studio che si prefigge di abbattere le differenze economiche nell’accedere al sapere, difficilmente può giungere a tale scopo senza un adeguata destinazione economica. Inoltre nella legge, contestaulmente all’approvazione sono state inserite una serie di norme che destinano parte dei fondi alle scuole privata. Un Governo regionale che si dichiara attento alle istanze giovanili, deve evidentemente riportare la propria attenzione verso tale situazione e considerarla una priorità, anche rispetto una riflessione sul significato di scuola pubblica. Una seria analisi delle risorse economiche, in grado di evidenziare le voci di spreco e quindi capace di ridestinarle in maniera ottimale, diventa evidentemente di estrema importanza in questo frangente. In questo contesto di precarietà generalizzata ad ogni componente sociale e di mancanza di prospettiva, costruire in Puglia un modello virtuoso di welfare studentesco in grado di dare una speranza ad una generazione orfana di un futuro, risulterebbe un punto di avanzamento e esempio di buona gestione della cosa pubblica. Questi primi mesi dell’anno hanno mostrato come le mobilitazioni dello scorso autunno ed inverno non si siano concluse con la pausa natalizia. Nonostante la Riforma Gelmini sia passata, la lotta si è sposata dalle piazze alle commissioni per la modifica dello statuto. La nostra lotta per la difesa del sapere come bene comune si è ricongiunta definitivamente con il lavoro portato avanti dalla FIOM, nella difesa dei diritti dei lavoratori e con il processo di ripubblicizazzione dell’acqua. Qua in Puglia, rispetto la situazione nazionale, si gioca una partita ancor più importante, date le promesse disattese dal Governo regionale, motivo per cui diventa importantissimo un lavoro di sensibilizzazione ed informazione generalizzato sulle scuole della regione, al fine di arrivare pronti all’ormai prossimo referendum. In un contesto politico e sociale tale, la nostra organizazzione si pone come spazio


di discussione ed elaborazione di un modello differente non solo di scuola, ma di società. In quanto organizzazione studentesca più rappresentativa della regione vogliamo e dobbiamo essere in grado di andare in contro a questa sfida, attraverso una forte organizzazione su tutti i lavelli, dal regionale, passando per i provinciali, fino ai nodi locali. La nostra forza deve essere vivere nelle scuole, facendo buona politica e rappresentanza capace di interessare e carpire i bisogni della popolazione studentesca, facendo su ogni livello pratica di partecipazione e democrazia. Come sindacato studentesco alla nostra base deve essere la lotta per i diritti dei soggetti in formazione prima dentro e poi fuori le scuole. Su ogni territorio dobbiamo ripartire con il quotidiano lavoro di microvertenzialità, propedeutico alle vertenze su base regionale, in particolare il diritto allo studio, ed il riconoscimento dei diritti degli studenti in stage. TESI 1: Ricostruiamo la scuola: l’AltraRiforma L’arcaica struttura del nostro sistema scolastico, che si riflette direttamente sui metodi di insegnamento, così come sulle costruzione, ridotte ormai in condizioni pietose, ci richiama all’azione. In una situazione dove negli ultimi venti anni l’istituzione scolastica si è dimostrata totalmente incapace di rinnovarsi, diventa quindi lampante il bisogno di una rivoluzione che per forza di cose deve partire dal basso. Abbiamo lanciato all’inizio dello scorso autunno l’AltraRiforma, sulla cui base abbiamo costruito le nostre mobilitazioni, facendone non solo teoria ma pratica costante. Ora è arrivato il momento di concretizzare le nostre richieste, di andare a incidere realmente sulla condizione studentesca. Vogliamo che l’AltraRiforma sia lo strumento intorno cui pensare ad una scuola diversa in grado di formare cittadini e non sudditi. Il lavoro da mettere in campo è duplice: da una parte individuare come sviluppare il cambiamento, dall’altra costruire una valida alternativa attraverso il confronto cn tutte le componenti scolastiche. La miccia del cambiamento va ricercata in ogni scuola attraverso le proposte nei consigli d’istituto, cercando di ottenere che la scuola sia un effettivo spazio democratico e non una giungla in cui vige la legge del


più forte o del più furbo ed in cui presidi e docenti governano a suon di minacce ed ingiustizie. L’AltraRiforma deve essere uno spunto da dove partire per sviluppare un organico discorso su quello che la scuola deve essere, anche qui in territorio pugliese. Nei prossimi mesi lanceremo in tutta la Puglia una serie di assemblee su base scolastica, dove discutere le varie tematiche concernenti l’AltraRiforma, al fine di portare un’elaborazione sul livello regionale costruita dal basso, scuola per scuola, in grado di carpire i reali bisogni degli studenti. Questo per arrivare, sulle tracce del percorso nazionale lanciato dalla CGIL, agli Stati Generali della Conoscenza in Puglia, nell’ottica di portare l’argomento del sapere in primo piano, costruendo un’organica riflessione sul mondo della formazione, sul diritto allo studio, sull’istruzione e sulla formazione professionale, sull’edilizia scolastica. Costruire l’AltraRiforma per noi è stato ed è soprattutto praticarla costantemente nelle nostre assemblee cittadine, nei collettivi studenteschi, nelle assemblee di classe e di istituto. Per questo motivo siamo convinti che solo rendendo prassi nei nostri istituti una serie di buone pratiche, ma soprattutto facendone esperienza diretta, potremo ottenere dei tangibili risultati. Ecco perché l’AltraRiforma partendo dalle più dirette problematiche vissute dagli studenti, deve diventare il metodo per approcciarsi in maniera orizzontale alle altre tematiche di livello regionale fino alla costruzione di un modello diverso di formazione. TESI 2: Nuovi modelli di didattica La grande quantità di riforme attuate negli ultimi 20 anni si sono occupate fondamentalmente di cambiare, ristrutturare e macerare, senza grandi risultati, l’assetto burocratico e gestione interna alle scuole. Tali tentativi di riforma hanno ridotto la pedagogia a semplice baluardo mediatico per mascherare altri gravissimi provvedimenti o per dare una parvenza di cambiamento senza realmente migliorare l’approccio dello studente agli ambienti scolastici. Tali tentativi di riforma hanno costantemente ignorato ogni base di pedagogia, riducendo la didattica italiana ad approcci antichi basati su schemi gentiliani, a


causa dell’inadeguata preparazione dei docenti all’insegnamento, dei programmi per nulla al passo con i tempi, e dei mezzi ridotti sempre più . Già dall’antichità, sia nell’antica Grecia che negli ambienti latini, le grandi menti svilupparono metodi didattici che spingevano gli studenti alla formazione di una propria coscienza critica e di una propria visione autonoma delle situazioni del presente. Quintiliano affermava quasi 2000 anni fa: “sed latiore quadam comprensione per omnes quidem species rerum cotidie paene nascentium ire qui possunt?” criticando, all’interno della sua opera dai risvolti particolarmente attuali, l’approccio frontale incapace di analizzare interamente gli aspetti della società continuamente in evoluzione, ed esaltando il dialogo con gli studenti e l’esercitazione pratica. Questi concetti sono stati poi ripresi in tempi più moderni da molti filosofi ed esperti di pedagogia, ma, nonostante ciò, la scuola italiana presenta metodologie didattiche antiche e prettamente catedratiche. Questo approccio, che di fatto crea una barriera tra docente e studenti ed è espressione di una visione ancora gerarchica della scuola, la rende povera di contenuti. Infatti, all’interno delle nostre aule, si tende a privilegiare una conoscenza nozionistica piuttosto che una conoscenza reale, su cui riflettere e da cui partire per un’analisi del frammentato presente. Così la scuola per molti diviene luogo di apprendimento mnemonico per arrivare alla vetta nella scala di valutazione, per altri diviene un ambiente chiuso, diviso in compartimenti stagni che poco valorizza le personali attitudini o purtroppo non altro che un parcheggio obbligato. Questa riflessione non è che la sintesi della realtà scolastica, che oggi non rappresenta più l’ambiente di crescita, riflessione, formazione, scoperta, ed inserimento nella società reale che dovrebbe preparare i ragazzi al complesso “mondo” odierno, ma soltanto un passaggio obbligato e poco proficuo. L’approccio frontale, infatti, causa disinteresse e dispersione poiché, come scientificamente provato, gli studenti riescono a mantenere alta l’attenzione per soli 25 minuti. E’ evidente che 25 minuti non bastano affatto per apprendere il vero significato di millenni di storia, dei libri o delle carte che ci circondano, senza banalizzarle o considerarle inutili pagine piene di polvere.


Pertanto, ritenendo la cultura necessaria per comprendere la veloce evoluzione degli eventi e per formarci come cittadini del domani, riteniamo fondamentale che la scuola si rinnovi. Tale rinnovamento, conforme agli standard europei recentemente delineati, porterebbe la scuola italiana a nuovi livelli conoscitivi e stimolerebbe realmente gli studenti all’apprendimento reale dei concetti, ad un superamento delle lacune, ed ad un allargato interesse alla comprensione. La popolazione studentesca infatti, molto varia per provenienza ed attitudini, deve sentirsi protagonista della scuola che deve cambiare in base ai suoi fruitori ed alle loro esigenze e non estraniarsi dalla realtà rimanendo legata a modelli gentiliani pre-fascisti. E’ necessario, dunque, creare un ambiente scolastico che si avvicini a quello degli Stati che già da anni adottano pratiche di didattica innovativa, che valorizzi la figura degli studenti e le loro potenzialità, che li responsabilizzi e li spinga a conoscere per piacere ed ad attualizzare i saperi come base per la propria libertà.Vogliamo una vera e propria rivoluzione didattica che utilizzi come base l’approccio frontale supportandolo con metodi alternativi e moderni. Innanzitutto proponiamo un capovolgimento delle gerarchie e l’abbattimento della barriera docente-studenti attraverso lezioni circolari, in tal modo, oltre a disporsi a cerchio insieme al docente, gli alunni avranno la possibilità di partecipare attivamente alla spiegazione. La partecipazione potrebbe accrescere ulteriormente proponendo lezioni dialogate, che vadano oltre un approccio dogmatico e che spingano gli studenti a riflettere attuando collegamenti con la loro quotidianità e le loro passioni personali. La lezione dialogata può svolgersi anche sotto forma di dibattito, sia tra studenti e docente, sia tra studenti stessi, affermando la propria posizione rigurdo a determinati argomenti. In tal modo gli studenti prenderanno parte attivamente alla lezione, sostenendo la propria opinione, sviluppando una coscienza critica e quindi imparando dall’ascolto degli altri. Abbiamo individuato, a questo proposito, anche l’American Debate, pratica alternatava che si svolge attraverso la proposta di alcune affermazioni circa la lezione da introdurre da parte del docente, che stimola la classe a schierarsi in modo favorevole o contrario al tema, argomentando la propria tesi. Un’altra buona pratica è la lettura di testi, commentati in cooperazione con gli studenti, presentando con un approccio più


diretto l’argomento da trattare. Analogamente stimolante è la tempesta di idee, che si svolge partendo dai pensieri degli studenti riguardo all’argomento da trattare, che fungono come base su cui il docente farà partire la spiegazione facilitando l’apprendimento. Tecnica già utilizzata, ma da rivalutare, invece, è quella dei lavori di gruppo, che stimolano gli studenti alla cooperazione, alla socialità ed all’aiuto reciproco. Riteniamo fondamentale inoltre, oltre a modificare l’approccio tra docenti e studenti, anche l’utilizzo di una didattica pratica, tecnica e tecnologica. Pertanto a nostro avviso è fondamentale l’utilizzo di una didattica laboratoriale, accompagnata dalla lezione teorica, mostrando agli studenti, in particolare nelle materie scientifiche, la veridicità dei concetti studiati ed appassionandoli maggiormente. Essi inoltre possono essere stimolati da un approccio programmato e creativo, utilizzando slides, presentazioni multimediali e ricerche o valorizzando le personali attitudini contestualizzando gli argomenti studiati con musica, commenti di opere d’arte, visioni di film o letture. Questi metodi di didattica alternativa, molto diversi da come oggi viene presentata la didattica italiana, oltre a favorire l’apprendimento dello studente, favorirebbero la passione dei docenti, che raggiungerebbero più facilmente alti livelli di comunicazione con gli studenti e risultati più proficui. In fine, ma non meno importante dei precedenti, vi è la multidisciplinarietà nei programmi, facendo un esempio di tutte le materie umanistiche, creando quindi una logica unica nell’avanzamento in varie materie, in grado di far comprendere al meglio i motivi e i processi che hanno portato ad un preciso dato storico e quale evuluzione nel pensiero questo ha determinato. I professori di materie affini dovrebbero portare aventi programmi strettamente correlati, arrivando anche a dei momenti di sintesi multidisciplinare. Fare di queste pratiche la prassi non è nulla di impossibile, in quanto, in primo luogo hanno un impatto economico pari a zero, inoltre l’attuazione di un modello innovativo di dattica, passa principalmente dalla capacità di noi studenti di costruire momenti di confronto rispetto tali tematiche con i docenti. Solo grazie alla condivisione e allo sviluppo comune di un alternativa possiamo essere in grado di restituire alla formazione il suo reale potenziale rivoluzionario. E’ la scuola che determinerà il domani. Se dalla scuola partono segnali di cedimento,


si mette in ginocchio un’intera generazione. Essa potrebbe formarci tutti i giorni come cittadini, insegnandoci i valori della cooperazione, della solidarietà, dell’aiuto reciproco, della giustizia, della meritocrazia (nel vero senso del termine). Oggi purtroppo non svolge questo importantissimo compito, ma si limita ad insegnarci concetti che probabilmente fra un paio d’anni avremo già dimenticato; purtroppo non è dimora delle nostre coscienze, non racchiude possibilità di continuo confronto e crescita, non è patria del lume della ragione, nè dei valori da seguire. L’integrazione di queste pratiche alternative al modello odierno di didattica si basa sulla convinzione che a tutti deve essere data la possibilità di conoscere, di considerare il proprio ambiente scolastico focolaio del comune desiderio di sapere, di diventare persone migliori e consapevoli: cambiando la scuola noi cambieremo il domani. TESI 3: Valutare un numero o un essere umano??

«[...] Ciò non è possibile senza ripensare le metodologie didattiche, gli obiettivi educativi, la valutazione come narrazione graduale ed individuale dello studente connessa al gruppo classe.» da “AltraRiforma della Scuola” Il sistema scolastico italiano, come quello universitario, è una vecchia macchina di gran lusso: arruginita e malandata, ma con delle opportune modifiche (una riforma strutturale che abbiamo a lungo chiesto!) questa macchina avrebbe camminato ancora bene e ancora a molto. Purtroppo la Riforma Gelmini è andata in senso opposto: alla macchina sono stati tagliati i freni, bucate le gomme, strappata la tappezzeria e tolta la benzina, il tutto in nome di una “svolta epocale” che è apparsa tale solo nei TG di regime. Il sistema di valutazione della scuola italiana, come quello della didattica, dell'educazione e spesso della programmazione, era qualcosa che non andava nè restaurato nè completamente annientato, bensì era necessario intervenire miratamente per rinnovarlo e adattarlo ai tempi che, è bene ricordarlo, non sono più quelli della Riforma Gentile sulla quale la scuola italiana ha oggettivamente posto le sue fondamenta fino ad oggi.


Ad ora la valutazione è un processo statico e autoritario, che ha un unica origine e segue un percorso univoco. Il voto parte dall'insegnante che valuta lo studente costringendolo a dover giustificare un numero (che sia poi un giudizio positivo o negativo) con enorme difficoltà a casa e in famiglia. Questo sistema si regge dunque su un concetto fondamentale che è la motivazione, il valore percepito dallo studente come sprone ad impegnarsi e fare meglio. La motivazione ha due facce, ovvero esistono due tipi di motivazione: quella estrinseca e quella intrinseca. Nel primo caso la motivazione è processo secante il percorso di studio a breve termine, ovvero c'è un impegno breve e intenso finalizzato al superamento di un compito o di un'interrogazione nell'immediato futuro. Uno studente poco attento alla sua formazione, per quanto potenzialmente capace, si accontenta facilmente di un voto medio-basso ottenuto in questo modo e, se per caso riuscisse a raggiungere una valutazione medio-alta, la soddisfazione sarebbe tale da far decadere proprio le motivazioni che avevano avviato il processo. E' quindi una situazione pericolosa della quale spesso non si avverte il pericolo perchè soddisfa gli insegnanti, lo studente e i suoi genitori; ma a lungo termine crea lacune evidenti in termini di contenuti e forma un individuo incapace di costanza e impegno prolungati. Il secondo caso è quello della motivazione intrinseca, cioè la motivazione che è “interna” allo studente perché si regge su quelli che sono i suoi interessi e le sue attitudini. Ogni studente ha infatti una predisposizione naturale per determinate materie, che si determina nel tempo degli studi. Questo tipo di motivazioni sono le più forti, le più longeve nel tempo e purtroppo anche le meno sfruttate; è sicuramente impegnativo valorizzarle all'interno di un sistema scolastico che chiede agli studenti di competere fra di loro come degli squali, tuttavia le motivazioni intrinseche non sono fini a se stesse e costituiscono una conoscenza duttile e consolidata. In sintesi gli attuali metodi di valutazione più che motivare, tendono ad avvilire lo studente, motivo per cui sarebbe arrivato il momento di ripensare in Italia i paradigmi della valutazione. La pedagogia oggi ci parla di valutazione narrativa che deve essere un percorso nel quale lo studente deve essere in grado di capire dove e come ha sbagliato, riuscendo quindi ad elaborare metodi alternativi di studio ed


esposizione. In quest’ottica si dovrebbe anche superare il modello di verifica a sorpresa che pedagogicamente non serve oggettivamente a nulla, se non a impostare nello studente un sentimento di stress assolutamente inutili ai fini del rendimento. L’ultimo passaggio del rinnovarsi dei metodi di valutazione nella scuola, è l’autovalutazione o la valutazione collettiva, che si pone come momento di crescita critica dello studente e del gruppo classe, che attraverso l’autovalutazione mette lo studente di fronte alla capacità di fare autocritica e crescere in autonomia. Poiché si vuole rivoluzionare il sistema della formazione italiana attraverso la didattica e i sistemi di valutazione, è innanzitutto assolutamente necessario affermare che il sistema di “autovalutazione” degli insegnanti è fallito! E' necessario costruire un nuovo sistema di valutazione del corpo docenti che non sia autoreferenziale ma che si fondi su importanti criteri come il grado di preparazione, la capacità di insegnamento, l'oggettività nel giudizio degli studenti, l’efficacia dei metodi didattici utilizzati. Da notare che molto spesso accade che i docenti nei programmi e nella progettazione dichiarino di utilizzare diverse metodologie ma nella realtà ciò non avviene. Per questo vanno istituite delle commissioni di monitoraggio e di valutazione della programmazione formativa e che tali risultati debbano essere valutati almeno ogni tre anni, si deve valorizzare il ruolo degli studenti nei consigli di classe, dando loro possibilità di influire dialetticamente anche in materia di valutazione degli insegnanti e delle metodologie di insegnamento adottate. Il sistema di valutazione nazionale va inoltre ripensato anche in chiave locale, in quanto si dovrebbe valutare lo stato delle singole scuole su parametri relativi alla condizioni sociali del territorio raccordandosi con gli Enti Locali. TESI 4: La scuola come spazio di esperienza democratica Per il momento, nonostante le infinite contraddizioni, ci troviamo in un paese democratico, che pone le sue fondamenta sulla Costituzione, per quanto essa e quindi in generale l’impianto democratico sia messo a dura prova. Nelle scuole della penisola la situazione non è certo diversa, a partire dai deliri di onnipotenza dei


presidi che, dopo la Legge 440/97 sull’autonomia scolastica, si sono convinti di essere manager plenipotenziari in grado di fare il bello e il cattivo tempo negli istituti. Tale situazione ha provocato una verticalizzazione della gestione delle scuole, che tende sempre più ad accentrare i poteri nelle mani del Dirigente scolastico col diretto risultato che gli spazi di democrazia e di confronto orizzontale si riducono sempre più. Al contrario siamo convinti che la scuola debba essere la prima palestra di democrazia, che essa possa diventare uno spazio dove lo studente non solo viene imbeccato di nozioni ma cresce in quanto cittadino. La democrazia è sintomo di libertà e come raccontava Gaber in una canzone: libertà è partecipazione. Allo stato attuale delle cose il peso della componente studentesca nelle decisioni relative l’istituto è pressoché assente. In un contesto dove la crisi della partecipazione si fa lampante su ogni livello la soluzione non può che essere trovata nelle scuole, motivo per cui diventa di centrale importanza dare peso alla componente studentesca. Costruire nelle scuole, come da ex DPR 567/ 96, delle commissioni praritetiche tra studenti e docenti, dove definire insieme la composizione del POF, esse devono diventare degli organi collegiali a tutti gli effetti, uno spazio di discussione tra docenti e studenti riguardo i metodi didattici. Tale commissione deve essere il punto di partenza per fare della pariteticità il criterio alla base della composizione di organi quali il Consiglio d’Istituto. Tuttavia la poca democrazia interna alle nostre scuole non si risolve certo aumentando i rappresentanti degli studenti nei CDI. Spesso e volentieri gli stessi rappresentanti degli studenti non assolvono al loro mandato, ecco perché bisogna rivalutare organi come il Comitato Studentesco, che si deve rendere tramite tra gli studenti e i loro rappresentanti. Massima importanza riveste la rivalutazione delle assemblee studentesche: le assemblee d’istituto devono diventare un reale spazio di confronto ed elaborazione, il punto di arrivo delle discussioni costruite nelle assemblee di classe, al fine di garantire ad ogni studente di far sentire la propria voce all’interno della scuola, anche passando per spazi di discussione meno caotici ed ampi. Infine per garantire che tutti gli studenti si sentano partecipi ed attivi nelle decisioni prese all’interno del CDI e per fare reale esperienza di democrazia non si può non passare per il referendum studentesco, che deve diventare prassi


nelle nostre scuole rispetto le decisioni determinanti per la sorte degli studenti. TESI 5: Stage ed istruzione professionale La condizione dell’istruzione professionale in Italia, allo stato attuale delle cose, risulta essere quantomeno pietosa. Negli ultimi 10 anni i Governi che si sono succeduti hanno creato una grandissima confusione rispetto la regolamentazione dell’istruzione e della formazione professionale. Una confusione voluta, il cui fine è assorbire all’interno della formazione professionale, gestita dalle aziende, l’istruzione professionale di stato, con il fine di rendere sempre più settoriale le conoscenze degli studenti frequentanti istituti professionali. Si tende insomma ad aumentare ancora la divisione tra sapere e saper fare, già carattezzante della scuola superiore italiana. Durante l’ultima legislatura il Governo ha condotto una serie di attacchi mirati all’istruzione professionale che hanno condotto da una parte alla quasi totale annullamento della stessa, a fronte di una sopravvalutazione della formazione professionale, dall’altra a delegare la materia alle regioni, con la naturale conseguenza che, ad ora, la situazione è totalmente differenziata tra le varie zone della penisola. In parole povere la formazione professionale si allontana sempre più dalle scuole, gli stessi attestati triennali, in alcune regioni, possono essere rilasciati dalle sole aziende, con il risultato che lo studente non seguirà più materie generali ma solo materie professionalizzanti, fin dall’inizio delle scuole superiori. La ciliegina sulla torta, rispetto ad una situazione giù pessima, si chiama Collegato Lavoro (DDL 1441/09), fermato dal Capo dello Stato per evidenti vizi di incostituzionalità. Questo oltre che un diffuso attacco al diritto del lavoro, va ad abbassare la soglia di obbligo di frequenza scolastica, dato che uno studente potrà assolvere la restante parte della sua formazione, grazie ad un contratto di apprendistato, avendo quindi il grande onore di entrare nel mondo del lavoro precario alla tenera età di quindici anni!! Tuttavia la nostra regione e fin’ora riuscita a porre un argine a tale deriva, non avendo ancora dato una regolamentazione completa ad istruzione e formazione professionale. Questo vuoto legislativo può diventare lo spazio nel quale


contrattaccare grazie ad una serie di provvedimenti in grado di ripristinare l’istruzione professionale e disciplinare la formazione professionale. Alla stessa maniera la Regiona Puglia, come già affermato dall’Assessore al Diritto allo Studio Alba Sasso, si è detta disponibile nel recepire una legge che disciplini la presenza degli studenti negli stage formativi. Una normativa di questo genere potrebbe quindi quadrare le condizioni degli studenti pugliesi, che vanno da scuole dove lo studente non ha nessuna voce in capitolo rispetto lo stage, durante il quale viene sfruttato, spesso e volentieri questo non centra nulla con il percorso di studi e frequentemente non e comperto da assicurazione, fino a casi ottimali. La nostra organizzazione, nell’ottica di produrre una proposta di Statuto delle studentesse e degli studenti in stage, ha quindi lanciato nelle scuole pugliesi la campagna Report Stage, che mira a fare un’analisi della condizione degli studenti scuola per scuola, andando quindi a definire le principali linee guida di uno Statuto in grado di recepire le effettive esigenze dei soggetti in formazione. TESI 6: L’Organizzazione regionale Negli ultimi anni si è constatato come siano cambiati radicalmente tra i giovani i modi di comportarsi nei confronti del sociale, il rapporto con la formazione e la gestione del tempo libero individuale. Mai come in questi ultimi anni si è avvertito l’allontanamento del soggetto in formazione rispetto agli interessi della vita politica che sta diventando sempre più distante dalle reali esigenze del popolo. In questo panorama l’Unione degli studenti Puglia deve mirare a diventare, più di quanto già sia, il punto di riferimento per tutti quelli studenti che vogliono costruire un nuovo modello di società. Pertanto risulta fondamentale organizzarsi per organizzare, dalla più piccola base territoriale, fino alle assemblee su base regionale. L’Esecutivo regionale e il Coordinamento regionale sono gli organismi di sintesi e elaborazione politica dell’associazione, le cui decisioni vengono poi assunte su tutto il territorio regionale. La buona capacità di elaborazione, sintesi e programmazione di questi due organi è fondamentale per il corretto funzionamento dell’associazione,


inoltre l’incisività di ambedue gli organi risulta indispensabile per la buona riuscita delle campagne che si mettono in campo. L’Esecutivo regionale ha il compito di fare sintesi delle istanze che i singoli territori, così come il Coordinamento regionale possono far emergere. Alla luce di ciò è fondamentale che l’Esecutivo regionale mantenga stretti contatti con le basi provinciali e con le basi territoriali. Per massimizzare l’efficienza dell’Esecutivo regionale è fondamentale definire in maniera chiara i compiti che permanentemente spetteranno ad ogni membro, in maniera tale da garantire al maeglio il lavoro di ogni componente. Il Coordinamento regionale in quanto massimo organo di discussione e decisione politica, svolge un ruolo sovrano all’interno dell’organizzazione. Dal funzionamento del Coordinamento dipende la capacità dell’organizzazione di essere incisiva sull’intero territorio regionale e dal livello di discussione interno ad esso si determina l’elaborazione politica dell’associazione. Per rafforzare il processo di discussione è fondamentale che tutti i territori aprano un confronto preventivo all’interno di assemblee cittadine sugli ordini del giorno, arrivando così al Coordinamento con un idea già ampiamente discussa nelle singole realtà e condivisa magari anche con i simpatizzanti dell’associazione, col fine di rendere quanto più orizzontale e complete le decisioni dell’organizzazione. Il ruolo che in quest’ultimo autunno hanno svolto i Coordinamento provinciali è stato di grande importanza rispetto il radicamento, la formazione, la capacità di creare relazioni di intensa collaborazione tra le varie basi territoriali. Allo stato attuale delle cose sono costituiti dei Coordinamenti provinciali su Bari, Brindisi, Lecce. Rispetto ad ora è chiaro che deve essere nostro obbiettivo costituire Coordinamenti provinciali nelle provincie dove siamo presenti, in maniera da favorire il radicamento e da rendere quanto più serrata il confronto e la coordinazione tra i vari territori. Un’organizzazione forte su ogni livello all’interno della nostra regione, in grado di rinnovarsi costantemente nell’elaborazione, nelle pratiche e nei quadri, non può non passare per un’intenso lavoro di formazione. La formazione per un militante dell’Unione degli Studenti è di estrema importanza,


a partire dalla perfetta conoscenza della legislazione inerente alla scuola, così come al come impostare una vertenza, risulta essere di massima importanza nel nostro quotidiano lavoro di sindacato studentesco. Il saper fare sindacato studentesco deve essere patrimonio alla base di ogni militante, essendo questo per la scuole in primis che passa la nostra lotta. L’attuale situazione però non è tale, ecco perché nei prossimi mesi deve essere una priorità la creazione di momenti di formazione su base provinciale, costruendo un percorso didattico che passi dalla rappresentanza alla vertenzialità, arrivando fino ad un’intensa formazione sulla progettualità e sul found rising. Al fine di una buona riuscita di tutto l’apparato organizzativo della regione è fondamentale mantenere sempre un costante contatto tra Esecutivo regionale e singole realtà territoriali. E’ fondamentale che le programmaziona fatta in Coordinamento provinciale o nelle assemblee territoriali divengano patrimonio condiviso con il resto della regione per far tesoro dell’elaborazione di ogni singolo territorio e per creare una linea unitaria nell’organizzazione e attuazione delle singole iniziative. TESI 7: Fund Raising- la concretezza per la politica L'Unione degli Studenti è un’organizzazione autonoma ed apartitica; il fare di queste due caratteristiche le proprie bandiere, rende necessaria l'individuazione e la messa in campo di iniziative e strategie per l'autofinanziamento. Il mantenere l'indipendenza economica, per la nostra associazione, significa essere slegati da logiche clientelari che si tradurrebbero in quella sudditanza politica che rigettiamo in virtù di una elaborazione libera ed emancipata. Il cosiddetto “Fund Raising” è quell'insieme di teorie e tecniche necessarie a garantire la sostenibilità di una causa sociale e dell'organizzazione che la persegue. Ogni iniziativa, in tal senso, non ha come scopo l'incremento fine a sé stesso del bilancio dell'associazione o portare profitto agli associati, bensì la ricerca di risorse utili per mettere in campo ogni azione orientata al raggiungimento degli obiettivi preposti. Fondamentale è che le iniziative messe in campo non siano in


contrapposizione con la linea politica ed etica dell'associazione. Fra le tante forme di Fund Raising c'è la possibilità di ricevere, da parte di cittadini privati, associazioni, enti o realtà con cui si condivide un percorso politico, libere donazioni; una forma particolare di questa è la possibilità da parte dei tesserati, con una quota minima stabilita dalla base territoriale, di contribuire al sostentamento economico dell'associazione. Il Fund Raising, per sua natura, non si fonda solo sulle donazioni ma anche su un complesso di modalità di raccolta nell'ambito pubblico o privato, come eventi, sponsorizzazioni, presentazione di progetti a bandi di concorso. Una delle pratiche maggiormente diffuse nel nostro territorio è il Mercatino del Libro Usato, emblema della politica mutualistica che ci contraddistingue. Questa, come le lezioni ed i corsi a basso costo e la biblioteca sociale, sono solo alcune delle iniziative che rappresentano il nostro agire quotidiano, mirato al cambiamento della società attraverso, prima di tutto, la condivisione di conoscenza ed esperienza e l'esclusione del profitto come obiettivo ultimo. Sulla filosofia del fornire un servizio utile per gli studenti che rispetti la politica del basso costo nasce la “Frecciagenda”, un diario scolastico promosso con l'obiettivo di informare e parlare delle campagne dell'associazione. Ulteriore utilità la si trova nell'individuazione di forme che permettano di creare aggregazione, divulgare e rendere popolare il simbolo ed il nome dell'associazione, contestualmente veicolare messaggi e informazioni. Un'associazione del calibro e con gli intenti dell'Unione degli Studenti Puglia non può, però, fare affidamento su attività episodiche e contingenti ma necessita di una accurata programmazione economica e politica. Le partecipazioni ai vari bandi emanati ai vari livelli territoriali, risultano fondamentali per questo scopo in quanto permettono di realizzare progetti che senza fondi cospicui non sarebbe possibile concretizzare. E' assolutamente necessario, quindi, comprendere l'importanza del Fund Raising, al fine di creare le condizioni per rendere sostenibile, dal punto di vista organizzativo ed economico, l'elaborazione politica che l'associazione intende perseguire. TESI 8: Relazioni con altre organizzazioni


L’Unione degli Studenti Puglia fonda la sua azione e la sua elaborazione sull’autonomia da quale che sia soggetto altro, che sia partitico o sindacale. La forza del sindacato studentesco è proprio nella sua autonomia di analisi, che ci permette di porci come interlocutori produttivamente con qualsiasi altro soggetto associativo, fin’anche con le istituzioni. L’Unione degli Studenti Puglia, all’interno della realtà nazionale della Rete della Conoscenza, lavora mettendosi a rete con i territori di LINK Coordinamento Universitario, siti su Foggia, Bari e Taranto. Tale lavoro si concretizza nella costituzione del lodo pugliese della Rete della Conoscenza, punto di avanzamento rispetto la disgregazione sociale che il sistema ci vuole imporre. All’interno di questa organizzazione di secondo livello costruiamo una linea politica unitaria rispetto alle campagne sociali interloquendo con soggetti quali Libera, ARCI e Legambiente, nell’ottica di unire le lotte in una coalizione sociale capace di elaborare un modello alternativo di sviluppo. I mesi appena passati hanno evidenziato l’importanza di unire le lotte, nella costruzione di una forte opposizione sociale, a partire dal rapporto con il sindacato dei lavoratori magiormente rappresentativo, la CGIL. Tale rapporto, fondato sulla reciproca autonomia, deve essere alla base della costruzione di prossimi mesi di lotta e vertenzialità diffusa e generalizzata. In particolare portiamo avanti un rapporto con la FLC nell’ottica di costruire insieme, a partire anche dal 25 marzo, data data dello Sciopero Generale indetto dalla stessa, il percorso verso gli Stati Generali della Conoscenza in Puglia. Ugualmente il lavoro portato avanti all’interno nella Rete della Conoscenza con la FIOM, nell’ottica dello Sciopero Generale indetto lo scorso 28 gennaio, diventa di massima importanza viste le similarità nell’attacco al lavoro così come ai saperi. TESI 9: Prospettive della Rete della Conosccenza in Puglia A partire dal 25 settembre, data di fondazione della Rete della Conoscenza, a preso forma in Puglia il nodo locale della Rete. In Puglia, già da tempo sussistono esempi di


collaborazione e buone pratiche di rete sui territori, nello specifico a Bari. Grazie a ZonaFraka, spazio dove da anni convivono l’UDS e l’UDU, ora LINK, condividendo elaborazione e campagne, si è impostato un lavoro di forte collabozazione tra le organizzazioni. In un contesto già relativamente maturo, la costituzione del nodo locale della Rete procede speditamente. Le forti mobilitazioni degli scorsi mesi hanno rallentato il processo di costituzione del nodo locale della Rete. Tuttavia queste sono servite per indentificare eventuali debolezze e malintesi e problematiche, nell’ottica di rafforzare il rapporto tra le organizzazione, migliorando continuamente il contatto e la condivisione di obbiettivi tra studenti medi ed univerisitari. Da prossimi mesi la Rete deve essere lo strumento per fare analisi delle tematiche più generali, anche non strettamente connesse agli ambiti di sindacato studentesco, diventando quindi un’organizzazione capace di fare una reale elaborazione e quindi una proposta di modello alterternativo all’attuale idea di sviluppo neoliberista. In Puglia la Rete può svilluppare al massimo le sue possibilità negli ambiti dei beni comuni, pensiamo alla lotta per la ripubblicizzazione dell’acqua, che proprio in questi mesi interessa la nostra organizzazione. Alla stessa maniera la Rete, partendo da una forte analisi delle condizioni ambientali della nostra regione, può cimentarsi nel proporre al Goveno regionale una reale e continua tutela del territorio, che risulta strettamente connessa all’idea di alternativa sociale ed economica di cui ci possiamo e ci dobbiamo fare portavoce. Per molti versi la rivoluzione gentile che sarebbe dovuta partire dalla nostra regione è stata disattesa, motivo per cui la Rete deve riaprire uno spazio di contrattazione sociale riguardo tematiche di tale importanza. Di pari passo alle tematiche ambientali, la Rete Puglia deve trovare lo spazio per inserire tra le priorità del Governo regionale la costituzione di un welfare studentesco, comune ai soggetti in formazione, sia medi che universitari, capace di emancipare realmente gli studenti pugliesi. Infine, ma non ultima per importanza, vi è la tematica degli spazi e del mutualismo, strettamente

connesse.

Partendo

dall’esperienza

di

ZonaFranka

dobbiamo

sviluppare in Puglia una Rete di spazi aperti e non sottoposti ad interesse di speculazione economica, all’interno dei quali fare delle pratiche di mutualismo il


nostro cavallo di battaglia. CONCLUSIONI:

“Cercando l'impossibile, l'uomo ha sempre realizzato e conosciuto il possibile, e coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che sembrava possibile non sono mai avanzati di un sol passo.” Michail Bakunin Siamo giunti a questo Congresso dopo mesi di fortissime mobilitazioni, che hanno ridestato l’attenzione sulla condizione dei soggetti in formazione, su quella che abbiamo definito una vertenza per il futuro. Tuttavia la partita più grossa si gioca da ora, dal momento in cui, spentisi i riflettori, dobbiamo avere la capacità di mantenere alta, nelle scuole e nelle città, l’attenzione rispetto le problematiche che ci hanno portato a bloccare le scuole, le strade, le stazioni. Da ora connettendoci ancor di più con le lotte dei lavoratori defraudati dei loro diritti, con coloro che si oppongono alla mercificazione del sapere, dell’acqua, dell’ambiente, con tutti quelli che non si vogliono arrendere alla realtà di un paese oppresso da una crisi che non è solo economica, con coloro che vivono ancora in quella strana illusione che ci sia un altro mondo possibile. La nostra forza deve essere cambiare realmente la condizione studentesca nelle scuole, ottenendo risultati palpabili, migliorando quello spazio di grigiore che ad oggi è un istituto scolastico. Dobbiamo essere capaci di creare nuovi spazi e tempi di socializzazione nelle nostre città, luoghi dove ognuno si possa sentirea casa. Solo così, un passo dopo l’altro, potremo concorrere a creare una realtà migliore.


VI Congresso UDS Puglia